Valerio Viccei e Angelo Izzo – verbale di confronto 09.05.1985

Izzo: confermo le dichiarazioni rese in altri interrogatori, specificatamente nella parte in cui si riferiscono al Guazzaroni e al Magnetta. Il Guazzaroni era stato compagno di detenzione di Viccei e questo fu uno dei motivi per cui prendemmo una certa confidenza e giunse a narrare a me ed al Franci la funzione che il Fianchini avrebbe svolto nella predisposizione di un arsenale a Camerino, fatto poi rinvenire ai carabinieri ed attribuito a gruppi di sinistra col Magnetta ebbi uno scambio di cartolina a seguito della detenzione che questi trascorse in comune col Viccei nel carcere di Ascoli Piceno. Io ed il Viccei eravamo amici sin dal 1972 e quando mi trovavo in liberta’ ebbi occasione di andarlo a trovare ad Ascoli.
Ci trovammo soprattutto in localita’ marine nei pressi di Ascoli. In una di tali occasioni avemmo occasione di scambiarci i nostri punti di vista sull’ immagine prospettiva di un Golpe. L’ anno a cui mi riferisco e’ il 1974. Per parte mia narrai al Viccei quello che ho gia’ detto in sede di interrogatorio, cioe’ dei contatti avuti col Sermonti e del progetto di schedare i militanti comunisti e procedere ad azioni militari contro loro. Il Viccei, da parte sua mi parlo’ dei suoi rapporti con Esposti Giancarlo e del fatto che anche quest’ ultimo gli aveva parlato di un’ imminente iniziativa golpista negli stessi termini da me riferiti. Mentre io ero allora favorevole a simili iniziative, Viccei era scettico sulla possibilità che potesse realizzarsi.

Viccei: nell’ ambito di procedimenti pendenti a mio carico presso le AAGG di Ascoli e di fermo, ho iniziato una revisione critica della mia vita ed una ricerca delle cause dei miei errori. In tale contesto ho ammesso le mie responsabilita’ per i reati comuni da me consumati. Mi trovo, ora, in una fase di riflessione sulle mie passate esperienze politiche e su quell’ insieme di rapporti che vissi da ragazzo ad Ascoli Piceno allorche’ mi trovavo in una condizione di contiguità rispetto ad un gruppo di destra di Ascoli che si era formato attorno alla figura di Nardi Gianni. La mia riflessione su queste mie vicende non e’ ancora conclusa e manifesto il timore, nel caso in cui ampliassi il mio rapporto di collaborazione con la giustizia, che la mia famiglia possa subirne delle conseguenze negative o che comunque non sia partecipe di questa mia difficile scelta, anche in considerazione alla ristrettezza dell’ ambiente ascolano, in cui tuttora vivono i miei familiari. Intendo comunque rispondere lealmente sui punti oggetto di questo confronto gia’ affrontati da Izzo, riservandomi tuttavia di non fare i nomi delle persone di Ascoli che non siano ancora affiorati nei procedimenti penali. Esprimo altresi’ l’ esigenza di potermi consultare, in merito a questa scelta che sto compiendo, con i miei familiari.
Oltre ad ammettere le mie responsabilita’ nei processi a mio carico successivamente alla loro conclusione dibattimentale in primo grado, ho consentito il ritrovamento, in data 01.04.85, di una pistola Walter PPK 7.65; in data 15 aprile, ho consentito il ritrovamento di una mitragliatrice sten 9 mm parabellum e relativi caricatori, di una bomba a mano SRCM ed attualmente mi sto attivando affinche’ venga repertato un fucile a pompa Smith and Wesson 12 Magnum, una carabina silenziata cal 22 nonche’ varie altre armi e munizioni.
Tutto cio’ in stretto contatto con il procuratore capo della repubblica di Ascoli, dr Mandrelli, e con il sostituto procuratore della repubblica di fermo, dr Baschieri.
Spontaneamente e senza richiedere alcuna contropartita, mi accingo a riaprire un capitolo della mia vita che consideravo definitivamente chiuso, sono consapevole che cio’ puo’ procurarmi solo dei rischi e chiedo soltanto il tempo di portare a termine questa mia riflessione.
Nel 1972 sono stato inquisito per il furto di materiale esplodente, da me consumato in danno di una cava dell’ ascolano. Ammisi le mie responsabilità. All’ epoca dei fatti ero minorenne ed avevo rubato l’ esplosivo per consegnarlo a persone che mi riservo di indicare, che intendevano utilizzarlo per scopi di carattere eversivo. Gia’ nel 1971, infatti, ero in contatto con un gruppo di destra gravitante attorno a Nardi Gianni, il quale possedeva una villa a Marino del Tronto, nei pressi della quale vennero rinvenuti armi ed esplosivi. Conoscevo bene Nardi Gianni al quale ero accomunato dalla passione per le armi sebbene ci dividesse una notevole differenza di età. Il Nardi aveva creato intorno a se un gruppo di giovani di Ascoli di analoga estrazione politica. O almeno professanti una ideologia politica diversa. Ritengo che alcuni tuttavia fossero semplicemente degli opportunisti. Il furto per il quale fui inquisitolo avevo consumato nel novembre 1971. Ero stato scoperto dal proprietario della cava il quale aveva omesso di denunciare il fatto ed aveva avuto in restituzione l’ esplosivo da me sottratto. Il fatto affiorò nel gennaio 1972 a seguito di una recrudescenza di attentati nella zona. A quel periodo risale infatti un attentato al tribunale di Ascoli e ad un ripetitore della rai. Venni quindi arrestato nel gennaio del 1973 e rimasi in carcere per circa un mese. Evidentemente durante l’ istruttoria mi comportai in un modo che venne apprezzato dai camerati di fede tanto è vero che, uscito dal carcere mi regalarono la prima pistola da me posseduta. Si trattava di una Astra cal 9 mm. Nel corso degli anni 1973 1975 le persone piu’ strettamente legate a Nardi parlavano con insistenza della necessita’ e della possibilita’ di impadronirsi del potere con un colpo di stato a conclusione di una campagna di attentati.

Izzo: effettivamente in quel periodo ed in particolare nei primi mesi del 1974, incontrandomi con il Viccei ad Ascoli, parlando di armi, gli dissi che detenevo un Mab 7.65 Parabellum, una Colt 38 special, una Colt 357 Magnum, un mitra mp 40 cal 9 parabellum ed altre pistole che tenevo in casa nella previsione di utilizzarle per i fini di cui ho detto nel mio interrogatorio. Il Viccei mi disse che la prospettiva di un colpo di stato gli sembrava assurda e mi derideva chiamandomi “pariolino col moschetto” .

Viccei: l’ abitazione di Nardi Gianni era frequentata anche quando questi era assente, ed anche dopo che si era reso latitante, da Esposti Giancarlo, dalla sorella del Nardi e da varie altre persone che mi riservo di nominare. La villa del Nardi era il luogo dove l’ Esposti custodiva una notevole quantità di armi. Lo vedevo spesso andare e venire sempre portando con se contenitori con armi di svariato tipo. In particolare ricordo di aver visto le seguenti armi:
-Radom vis semiautomatica;
-Beretta mod 34 con silenziatore;
-Browning HP cal 9 parabellum con guanciole nere che disse essergli stata regalata dal Nardi al momento della sua partenza;
– mitra Beretta Mab mod 38/a1 con impugnatura artigianale presumibilmente ricavata da un fucile subacqueo;
– fucile d’ assalto fal fn 308 dotato di bipiede ;
– bombe a mano SRCM;
– fucile mauser che era stato completamente privato della brunitura originale e poi ribrunito artigianalmente;
– pistola mitragliatrice M3 a1 di fabbricazione americana cal 9 mm.
Ho notato poi nelle sue mani una stranissima pistola mitragliatrice di ridottissime dimensioni e sicuramente di fattura artigianale la qual cosa mi venne confermata dallo stesso Esposti il quale, alla mia richiesta di cedermela mi disse che per il momento non era possibile in quanto trattavasi di una specie di prototipo consegnatagli da un personaggio veneto, preciso meglio: da un suo amico veneto, le fattezze dell’ arma in questione erano le seguenti: si trattava di un corpo raccolto dell’ arma stessa che assommava le sembianze di alcune pistole mitragliatrici tra le piu’ diffuse in commercio (cz, Uzi, Ingram). In ogni caso sarei in grado di riconoscerla qualora mi venisse mostrata. Ricordo di aver visto molte fotografie relative alla conclusione della vicenda di Pian di Rascino e ricordo di aver visto raffigurante nelle fotografie che comparivano sulla stampa alcune armi identiche a quelle possedute dall’ Esposti ed in particolare una che mi sembrava proprio la mitraglietta di fattura artigianale della quale ho appena parlato.
Adr: l’ Esposti non mi disse chi fosse questo suo amico veneto che gli consegno’ l’ arma. Devo aggiungere che vidi in possesso dell’ Esposti anche un fodero di un fucile di grosse dimensioni atto a contenere un fucile di precisione e relativo cannocchiale. Chiesi all’ Esposti di mostrarmi il contenuto dell’ involucro e costui mi disse, forse volendo fare una battuta o forse per eludere la mia curiosita’ , che presto l’ avrei visto per svariato tempo su tutte le prime pagine dei giornali.

Izzo: come ho gia’ dichiarato in altra sede, sono a conoscenza del fatto che l’ Esposti allorche’ venne ucciso a Pian del Rascino stava dirigendosi verso Roma con l’ intento di commettere un attentato al presidente della repubblica in occasione della ricorrenza del 2 giugno.

Viccei: questa accumulazione di armi da parte dell’ Esposti, che sembrava una vera e propria incetta compiuta con l’ aiuto di personaggi ascolani dei quali mi riservo di fare i nomi in seguito, dava l’ impressione che fosse imminente quel progettato sovvertimento dei poteri dello stato del quale spesso mi avevano parlato i camerati di Ascoli e l’ Esposti in particolare, ed al quale io comunque stentavo ancora a credere. Mi riservo di ammettere le mie responsabilità in ordine alla cessione di armi all’ Esposti nella sede processuale opportuna. Il discorso su mie eventuali responsabilità  e’ comunque un discorso diverso e collaterale quello che sto ora sviluppando. Tornando al progetto eversivo in atto a quel tempo faccio presente che l’ Esposti vantava di avere l’appoggio, nei suoi disegni, di un colonnello dei carabinieri distanza nel triveneto e di un ufficiale dell’ esercito, sempre distanza nel veneto. Cio’ mi diceva l’ Esposti per superare le mie diffidenze nei confronti del millantato progetto eversivo.
L’ Esposti mi diceva inoltre che era in contatto con esponenti della destra eversiva milanese, ed in particolare mi fece i nomi di tali Ballan e Rognoni. Non ho mai conosciuto personalmente queste persone.
L’ Esposti sembrava addetto al settore logistico e piu’ esattamente al repertamento di materiale bellico, nell’ ambito di questo progetto eversivo di cui parlava.
Per assolvere tale sue funzioni effettuava numerosissimi spostamenti. Ricordo che utilizzava un Opel Commodore di colore bianco, molto probabilmente affittata utilizzando un tesserino da giornalista, ed una vettura sportiva di colore chiaro tipo MG vecchio modello con la ruota di scorta esterna. Con la Opel ebbe un incidente d’ auto piuttosto grave in Ascoli e di cio’ dovrebbe esservi traccia negli atti di polizia. L’ Esposti frequentava la villa di Nardi assieme ad un tale di Milano di cognome Crespi il quale aveva una mano offesa a suo dire a seguito di un incidente stradale e che ero dovrebbe avere una trentina di anni. Questi affermava di essere imparentato con la nota famiglia Crespi di Milano. Cio’ mi veniva confermato dallo Esposti il quale considerava questa persona un elemento prezioso peri propri scopi. Avevo avuto dei diverbi col Crespi in quanto fumava haschish e non approvavo tale abitudine. L’ Esposti mi invito’ a lasciarlo in pace poiche’ era una persona utile per i suoi scopi che gli dava una certa copertura. Con l’ Esposti frequentava la villa del Nardi – unitamente al Crespi – anche una ragazza a nome Annina anch’ essa milanese anch’essa dovrebbe avere circa trent’ anni.
Conversando in merito ai suoi progetti eversivi l’ Esposti affermava che sarebbe divenuto ministro dello sterminio pubblico. Naturalmente diceva questo con fare scherzoso. L’ Esposti nella sua attivita’ , in particolare per il reperimento di armi, ogni qualvolta gli chiedevo con quali fondi se le procurasse, mi diceva che il denaro necessario gli era fornito da una persona che definiva “il vecchio” e che successivamente alla morte dell’ Esposti, grazie alle confidenze dei suoi amici ascolani, ho ritenuto di identificarlo in Fumagalli Carlo. Non credevo nei disegni golpisti dell’ Esposti soprattutto perche’ costui affermava che avrebbe potuto contare sullo aiuto dei carabinieri e dei servizi segreti, cioe’ di quegli organismi che io, per il mio modo di vivere, vedevo come miei antagonisti e persecutori. L’ Esposti affermava altresi’ la necessita e la produttivita’ di creare del panico e delle vere e proprie provocazioni, facendo attentati apparentemente riferibili alla parte politica avversa. Ricordo in particolare che mi parlo’ del fallito attentato sul treno Genova Milano per il cui insuccesso mi disse che lui o i suoi camerati “erano stati redarguiti”. Non posso aggiungere altro sul punto. Voglio inoltre far presente che una volta venni redarguito dall’ Esposti per aver parlato con tale De Portada Maria di argomenti oggetto di nostre conversazioni. Da cio’ dedussi che l’ Esposti o qualcuno degli ascolani conosceva la De Portada. Questa l’ avevo conosciuta in occasione di una mia visita a Padova ove mi ero recato per andare a trovare la mia fidanzata del tempo che a quell’ epoca studiava in quella citta’ . La De Portada la conobbi in una libreria specializzata in testi esoterici o comunque appartenenti alla cultura di destra. Non ricordo se questa libreria gia’ allora si chiamasse “Ezzellino” , certo e’ che si trattava della libreria di Freda.
L’ atto inaugurale della strategia prefigurata dall’ Esposti, fu, adire di quest’ ultimo, l’ attentato al treno Ancona Pescara del 1973. L’ importanza di tale attentato nell’ ambito di quella strategia mi venne confermata anche da altre persone. Mi riservo di ritornare su questo argomento data la delicatezza e l’ importanza che riveste.
Per ora posso dire che all’ interno del gruppo ascolano alcuni ritenevano che sia stato un errore tecnico, per altri la mancata esplosione del convogli ferroviario era da addebitare ad una semplice coincidenza. Secondo altri infine era stato voluto proprio nei termini in cui si verifico’ con funzione di avvertimento sempre naturalmente finalizzato a seminare il panico. Aggiungo che a quel tempo si diceva che sul quel treno oggetto dell’ attentato si sarebbe trovato o avrebbe dovuto trovarsi l’ onorevole Almirante.
Tornando ai contatti dell’ Esposti con altri ambienti diversi da quello ascolano, faccio presente che costui era in collegamento con un tale di nome Berardella o Bernardelli – il nome è assonante o identico a quello della nota pistola – di professione farmacista e sicuramente abruzzese. Ricollego a questo nome la circostanza che l’ Esposti vantava di avere collegamenti anche con un certo D’Ovidio ufficiale di carabinieri, anche egli abruzzese. Dopo la morte dello Esposti nell’ambiente ascolano si diceva che vi era stato un tentativo di addebitargli la strage di Brescia, col ruolo di autore materiale. Si diceva che era stato messo in giro un identikit in pratica riproducente le sembianze dell’ Esposti al momento della morte erano incompatibili con questo identikit poiche’ nel frattempo si era tagliato o fatto crescere la barba. Mi pare che l’ identikit rappresentasse una persona con la barba rasata mentre l’ Esposti al momento della morte, seguita di poco tempo la strage, aveva una barba lunga e folta. Nell’ ambiente si diceva che la strage era stata fatta da un gruppo di balordi bresciani. Dapprima, tuttavia, nella immediatezza della strage stessa, nell’ ambiente ascolano si affermava che era stata commessa da un gruppo di milanesi, o meglio dal gruppo milanese cui faceva parte anche l’ Esposti.

Izzo: sulla questione Fianchini Guazzaroni confermo di aver saputo da Guazzaroni che Fianchini era implicato nella provocazione di Camerino.

Viccei: mi riporto alle dichiarazioni rese all’ inizio di questo confronto.

Viccei: mi trovavo ristretto nel carcere di Ascoli nello stesso periodo di tempo in cui la’ si trovava anche il Fianchini Aurelio, il quale aveva da poco reso le note dichiarazioni nel processo dello Italicus o comunque era notorio attraverso la stampa che aveva fatto delle dichiarazioni sull’ Italicus accusando in veste di superteste gli imputati di quel processo. La mia connotazione politica mi imponeva all’ interno della situazione carceraria in cui mi trovavo di provocare un chiarimento col Fianchini al quale imputavo di essersi comportato da delatore nei confronti di camerati. Lo rimproverai, lo insultai e lo presi anche a schiaffi. Il Fianchini che tremava come una foglia, replico’ che era stato costretto a fare le dichiarazioni concernenti l’ Italicus ed aggiunse anche spontaneamente, forse presumendo che fossi al corrente anche di questo fatto, che aveva collaborato con i servizi segreti alla esecuzione dell’ operazione Guazzaroni ma che comunque avrebbe a suo tempo riparato alle ingiustizie procurate raccontando la verita’ io presi atto di questa sua giustificazione anche se non presi molto sul serio questo suo impegno a ritrattare. Il Fianchini si allontano’ e forse si senti’ tranquillizzato da questo chiarimento. D’ altra parte io stesso avevo cercato questo incontro col Fianchini piu’ che altro per motivi “di faccia” imposti dalla logica carceraria e dalla mia appartenenza alla destra. Nell’ esordio di questo confronto Izzo ha fatto riferimento a suoi rapporti epistolari con Magnetta Domenico. Voglio far presente che sono stato suo compagno di detenzione dal dicembre 1981 al maggio 1982 e che dal Magnetta stesso ho appreso delle notizie concernenti le modalita’ del suo arresto e le ragioni del suo distacco da Avanguardia Nazionale.

Izzo: circa i miei rapporti col Viccei voglio aggiungere che gli ho fatto ,conoscere parecchie persone dell’ ambiente di destra, sia allorche’ eravamo in stato di liberta’ ed il Viccei veniva a trovarmi a Roma, sia anche durante il periodo della nostra detenzione. Poiche’ Viccei e’ mio amico, infatti, sfruttando la mia conoscenza dell’ ambiente carcerario, lo presentavo epistolarmente presso i camerati delle carceri dove era di volta in volta ristretto.
Cosi’, ad esempio, gli ho fatto conoscere Macchi Emanuele, Latini Sergio, Fioravanti Valerio, Bonazzi Edgardo e molti altri.

Viccei: ho effettivamente conosciuto tutte queste persone ed alcune di queste le ho frequentate anche in liberta’, anche se solo sporadicamente. Mi riservo di riferire in ordine ai rapporti avuti con costoro.

Letto confermato e sottoscritto.­

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