Maurizio Abbatino – dichiarazioni 09.01.1993

Adr: confermo tutte le precedenti dichiarazioni ed in particolare, per quanto interessa qui, all’ ufficio, quelle relative ai rapporti intrattenuti da me e piu’ in generale dalla “banda della Magliana” nel suo complesso con persone che gravitavano in ambienti della destra eversiva. Confermo, in particolare, che il maggior contatto operativo della banda fu Carminati Massimo, il quale si rivolse a noi anche per ottenere ospitalita’ a favore di persone del suo ambiente e con lui in stretti rapporti, quali i fratelli Fioravanti e Belsito Pasquale. A favore di queste ultime persone offrimmo ospitalita’ in un appartamento di via degli Artificieri, occasionalmente occupato anche da Colafigli Marcello e da Mancini Antonio, il quale mi sembra fosse all’ epoca ricercato. Per quanto ricordi, sempre dal Carminati, sentii parlare di Mambro Francesca e Cavallini Gilberto.

Non sono in grado di dire se le persone sin qui nominate costituissero un unico gruppo con il Carminati, quel che e’ certo e’ che tra di essi esistevano rapporti molto stretti anche di tipo operativo nel settore politico terroristico. Ricordo che, sebbene fossero tutte persone di destra, il Carminati li indicava come “compagni” il che potrebbe spiegarsi come un suo modo di adeguarsi al nostro gergo, visto che tra noi della banda ci chiamavamo appunto “compagni” , senza alcun sottinteso politico.

Conoscenza diretta ebbi oltre che con il Carminati anche con i fratelli Bracci Claudio e Bracci Stefano, nonche’ i fratelli Pucci i cui genitori gestivano un ristorante dalle parti di ponte Marconi e con Alibrandi Alessandro. Costoro costituivano sicuramente un gruppo unitario.
Come ho gia’ dichiarato, durante il periodo nel quale, su richiesta del Carminati, i fratelli Fioravanti furono ospiti precedentemente e prossima all’ arresto di Colafigli e Mancini per l’ omicidio di via Donna Olimpia – ebbi modo di incontrare entrambi e di scambiare un saluto con uno di essi, che tuttavia non sono in grado di dire chi dei due fosse. Tale incontro avvenne in occasione di una mia visita a Colafigli e Mancini. Voglio precisare che l’ appartamento di via degli Artificieri era molto grande, costituito da due appartamenti collegati, con due porte di ingresso, sicche’ era possibile che le persone che si trovavano all’ interno non si incontrassero tra loro.
La permanenza dei fratelli Fioravanti e se mal non ricordo anche di Belsito Pasquale nell’ appartamento di che trattasi non si protrasse piu’ di una decina di giorni. Si trattava, infatti, di appoggi temporanei e non sono in grado di dire cosa successivamente abbiano fatto e dove si siano recati.

Non sono in grado di dire se altre persone, oltre a quelle gia’ nominate fossero ospiti dell’ appartamento nel medesimo, periodo: il nostro referente era il Carminati al quale, in piu’ di una occasione vennero date le chiavi dell’ appartamento, del quale pertanto poteva disporre liberamente. L’appartamento di via degli Artificieri rimase nella disponibilita’ della banda per circa un anno. Confermo le circostanze della locazione, cioe’ l’ interessamento di Travaglini Gianni per trovare l’ appartamento e la stipula del contratto da parte di Carminati Massimo. Voglio altresi’ precisare che tra il gruppo Carminati e Travaglini Gianni si erano istituiti dei contatti in relazione al commercio di auto gestito da quest’ ultimo negli autosaloni di Vitinia, situati rispettivamente uno sulla via del mare, all’ aperto, l’ altro in via Sant’ Arcangelo di Romagna. L’ Alibrandi, in particolare, aveva acquistato proprio dal Travaglini una Bmw 323 color verde metallizzato. Per quanto attiene al Travaglini, questi subi’ anche un attentato all’ autosalone di via Sant’ Arcangelo di Romagna, da parte nostra per vicende che attenevano ad un contrasto con Selis Nicolino ed il suo gruppo, attentato consistito nel far esplodere un ordigno artigianalmente predisposto secondo le modalita’ apprese dal Carminati in ordine alle quali ho gia’ riferito in precedente interrogatorio (11.12.92). L’ esplosivo di cui disponevamo ci proveniva da “loro” , vale a dire dal giro di Carminati, le persone cioe’ di cui ho gia’ fatto i nomi.

Adr: oltre che delle persone alle quali ho fatto cenno in precedenza, ricordo di aver sentito da Carminati, dai Bracci, dai Pucci e da Alibrandi, i nomi di Sordi, Ciavardini, Nistri, e Vale Giorgio, rispetto ai quali non so riferire circostanze precise, ma che, tuttavia, venivano indicati dai predetti come loro “compagni” , inseriti nei Nar, sigla questa ricorrente nei loro discorsi. Mi sembra anche di ricordare che i nomi Cavallini e della Mambro, vennero fatto allorche’ si parlo’ dell’ omicidio Straullu. A questo proposito, Carminati Massimo mi spiego’ di una rivoltella senza cane cal 38, nella disponibilita’ , trasportabile in un borsello, sul quale era praticato un foro, tale da poter essere usata senza essere estratta.
Per quanto ricordi e per quanto potei capire, in quanto solitamente non si discuteva se non per accenni delle rispettive operazioni, Alibrandi Alessandro si muoveva tra vari gruppi ideologicamente omogenei, e vale Giorgio era in strettissimi rapporti, anche operativi con il Carminati. Carminati Massimo e Alibrandi Alessandro rappresentavano elementi di forte coesione di tutto l’ ambiente che ho descritto.
Oltre ai contatti di cui ho sin qui parlato, altri ne avemmo come banda anche per l’ ambiente di destra facente capo al professor Semerari e a De Felice Fabio. Ho gia’ ampiamente riferito in ordine sia alle modalita’ attraverso le quali si pervenne alla istituzione del rapporto; sia in ordine al primo incontro avvenuto nella villa di De Felice con il professor Semerari e con Aleandri Paolo; sia alla vicenda relativo alla smarrimento delle armi affidate in custodia all’ Aleandri; sia al rapimento di quest’ ultimo che forni’ l’ occasione per il Carminati, gia’ in contatto con Giuseppucci Franco e con il gruppo di Acilia, di entrare in piu’ stretti rapporti con tutta la banda; sia, infine, alle vicende relative ai due mitra Mab modificati che ci vennero consegnati fa scorza Pancrazio e mariani bruno per reintegrare il borsone smarrito da Aleandri.

Adr: l’ ambiente del Semerari, come ho gia’ avuto modo di accennare in precedenti interrogatori, esprimeva una diversa impostazione rispetto a quello dei Nar, e lo stesso Semerari si definiva “nazi -fascista” . Nei precedenti interrogatori ho definito “ordinovisti” le persone che ruotavano attorno al Semerari e al De Felice, poiche’ ricordo che costoro parlavano talvolta di Ordine Nuovo e della organizzazione di campi paramilitari nelle campagne attorno a Rieti.

Adr: ricordo un incontro abbastanza rapido con il Semerari nella sua villa nel reatino: rimasi colpito dal suo letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con svastiche e ornato di aquile e anche della presenza di vari dobermann ai quali il professore impartiva ordini in tedesco. Delle persone incontrate insieme al Semerari – ricordo la presenza di  alcuni giovani in casa del De Felice – ho focalizzato la memoria soltanto sull’ Aleandri. Non ho mai conosciuto Signorelli Paolo, ne’ ricordo di averne mai sentito parlare, ne’ dal giro di Semerari ne’ dal giro di Carminati. Non ho mai sentito parlare di Tilgher Adriano, né dei fratelli Palladino, né di Picciafuoco, né di Giorgi Maurizio, né di Smedile Antonio, né di Sortino Luigi, né di Bongiovanni Ivano, né di Sinibaldi Guglielmo, né di tale Citti.

Adr: il nome Pompo’ mi ricorda un funzionario di polizia che aveva fama di corrotto ed era in contatto con Giuseppucci e con Abbruciati Danilo che ne parlavano in termini confidenziali come del “vecchio Pompo’ “. Ricordo in proposito che una volta venni arrestato in possesso di un documento falso nei pressi del bar Ciampini, mi sembra in piazza Pio XI; venni condotto insieme al Giuseppucci al commissariato di zona, forse “Borgo” , e qui sentii il Giuseppucci chiedere del Pompo’ .
Il nome “Ossigeno” non mi dice nulla; il nome Sparti mi richiama un falsario collegato al Giuseppucci; ricordo un falsario conosciuto come “Dracula” sempre collegato al Giuseppucci; come pure Massimi Marco Mario; ho sentito nominare tal “Zibibbo” , sempre dal Giuseppucci, ma non ricordo in quale contesto; neppure nuovo mi e’ il nome di Giuliani Egidio che ricollego a persona in contatto con Giuseppucci e con Scorza Pancrazio e comunque con trascorsi informazioni dell’ ultrasinistra, come Autonomia Operaia o Prima Linea.
Spontaneamente l’ imputato dichiara: ricordo che il Carminati, i suoi compagni e il Giuseppucci fecero il nome di Dimitri all’ epoca della rapina alla Chase Manhattan Bank. Il nome Vailati non mi e’ nuovo non conservo in proposito ricordi precisi ma lo associo ad Mancini Antonio in quanto dovrebbe essere stato lui a farmelo. Questi oltre alla Porcacchia Elena, aveva un’altra donna a nome Moretti Fabiola, la quale gestiva lo spaccio di stupefacenti in zona campo dei fiori ed era collegata a Abbruciati Danilo.
A questo punto l” imputato chiede di poter avere in visione le foto delle persone menzionate dall’ ufficio, onde poter essere piu’ preciso nei propri ricordi in ordine al loro riconoscimento.

Adr: nel riconfermare quanto gia’ dichiarato a proposito del deposito di armi presso il ministero della Sanita’ e presa nuovamente visione del compendio fotografico allegato alla relazione di perizia tecnico balistica disposta dal GI dr Lupacchini intendo immediatamente precisare che non riscontro tra le armi periziate e quindi in sequestro, nessun fucile a canne segate. Al riguardo debbo dire che presso il ministero vi erano certamente piu’ armi di quante in sequestro e tra quelle vi erano anche dei fucili automatici cal 12 di varie marche (Franchi, Bernardelli e Breda) , modificate perlopiu’ dall’ Alesse, il quale aveva provveduto a segare le canne; ad abradere, o a ribattere, o punzonare, o trapanare il numero di matricola, cosa che facevamo assieme nello scantinato del ministero.
Talvolta si provvedeva anche ad accorciare il calciolo di legno segandolo. Capitava che se il calciolo veniva accorciato troppo spuntasse una molla. I fucili modificati in questo modo erano 3 o 4. Oltre alle armi, all’ esplosivo ed al munizionamento, presso il ministero della Sanita’ erano depositati anche guanti e passamontagna.
Guanti ve ne erano di tutti i tipi: in pelle, in lana, in gomma da cucina e da chirurgo. Questi ultimi due tipi, per le loro caratteristiche oltre a garantire una certa sensibilita’ erano i piu’ adatti ad impedire che la polvere da sparo esplosa aderisse alla pelle. I passamontagna, quasi tutti di colore scuro, blu o neri, erano perlopiù in tessuto leggero, una specie di sottocaschi, con una cucitura al centro, dalla fronte alla nuca, piuttosto evidente. L’ esplosivo custodito presso il ministero della Sanita’ proveniva dal gruppo di Carminati, per come ho piu’ volte gia’ dichiarato, pure da Carminati provenivano le micce ed i detonatori.

Adr: confermo quanto da me gia’ dichiarato relativamente ai due mitra Mab ricevuti in cambio delle armi smarrite da Aleandri. Voglio integrare comunque le precedenti dichiarazioni con la precisazione che il Carminati prese non una ma due volte il mitra Mab che non è stato rinvenuto al ministero della Sanita’ . Si trattava, tra i due, del mitra meglio modificato. Confermo che il Carminati prese per la seconda volta il mitra circa due mesi dopo la morte di Giuseppucci, e colloco la prima in epoca immediatamente precedente alla morte del Giuseppucci stesso. Ero presente quando il Carminati prese il mitra per la seconda volta eche nell’ occasione, come d’ abitudine, prese due caricatori, uno lungo e uno piu’ corto. Presente nella circostanza era anche Alesse Biagio. Come accadeva normalmente non chiesi al Carminati la ragione per la quale prelevava l’ arma ne peraltro gli chiesi mai di restituirla, ne perche’ non l’ avesse mai fatto. Cio’ rientrava non solo in una consuetudine dovuta all’ amicizia, ma era coerente con la regola di non interessarsi alle attivita’ degli altri e soprattutto di non portare nel deposito armi comunque “sporche” .

Confermo di essere in grado di riconoscere, vedendolo, il mitra in questione ed a tal fine ho gia’ chiesto di poter vedere le foto di altri mitra analogamente modificati, sequestrati in altre occasioni, essendo quelli ricevuti da Scorza e Mariani, simili ma non identici quanto a modifiche apportate.

L’ ufficio mi mostra una foto siglata dai GI, e dal PM la quale viene allegata a questo verbale, in cui riconosco con certezza il mitra prelevato dal Carminati e mai piu’ restituito, nelle circostanze sopra indicate.

L’ ufficio da atto che la foto mostrata all’ imputato, fornita dalla Digos di Bologna, riproduce il mitra Mab 38/42 rinvenuto a Bologna il 12.01.81, sul treno Taranto – Milano. L’ imputato sigla la foto di cui sopra.

Letto confermato e sottoscritto­

Sergio Calore – dichiarazioni 30.08.1983 seconda parte

Si riapre il verbale in assenza del dr Zincani Vito.

– in merito ai rapporti fra “Costruiamo l’Azione” e “Comunità Organi che di Popolo” faccio riferimento a quanto ho ampiamente esposto al GI dr Napolitano del pp 1364/81 nel febbraio 1983.

– “Costruiamo l’Azione” in buona sostanza era fatto da me ed dall’ Aleandri; un paio di articoli li ha scritti Signorelli ed un paio De Felice Fabio; altri articoli li hanno scritti dei ragazzi uno per ciascuno e saltuariamente. Il direttore del giornale era Te’ Sergio che pero’ era solo un prestanome senza alcuna influenza sul giornale che credo non abbia neanche mai letto; anzi quando ne lesse una copia si premuro’ di inviare una diffida al tribunale di Roma per scindere le responsabilità dal contenuto degli articoli.

– per quanto riguarda i miei rapporti con Giorgi gli stessi si sono fermati alla riunione di Albano Laziale di cui ho parlato al GI di Firenze, ma dopo di allora non l’ho mai visto né frequentato, non conosco invece i fratelli Palladino ne’ Pagliai Luigi.

– Macchi Emanuele l’ho conosciuto in carcere a Novara; con lui non ho mai svolto attivita’ politica.

– ho conosciuto Monni Rossano in quanto amico di Mariani Bruno e l’ ho incontrato durante la fase di preparazione all’ incontro del cinema Hollywood.

– il Mariano nel 1979 faceva uso di una Fiat 126.

– conosco il Fachini ed il Raho e con gli stessi ho avuto rapporti politici abbastanza intensi: infatti costoro erano diffusori nel Veneto di “Costruiamo l’ Azione che vendevano anche in Lombardia il Raho in particolare era tra gli animatori di un circolo di Treviso presso il quale mi recai anch’ io nel gennaio 1979 per partecipare ad una discussione politica relativa peraltro anche alla diffusione del giornale.
Il Fachini mostrava di condividere le tesi di “Costruiamo l’ Azione” che erano profondamente innovative rispetto ai temi tradizionali della destra. Quando veniva a Roma il Fachini con il Raho portava il denaro necessario per l’ acquisto delle copie che poi avrebbe distribuito. Gli importi che mi venivano consegnati erano corrispondenti al valore delle copie che venivano di volta in volta ritirate.
Con il Fachini poi, ma questo e’ noto, ho collaborato per l’organizzazione per la fuga di Freda e di questo ho riferito al dr Ledonne di Catanzaro. In breve Fachini organizzò la fuga di Freda e si servi’ di me chiedendomi di procurargli due autovetture, anzi una autovettura “pulita” per le necessita’ “dell’ evasione” . Ricordo che io mi feci prestare una Macchina da uno amico naturalmente senza dirgli a che cosa veramente mi serviva. Alla fuga di Freda collaboro’ con il Fachini l’ Aleandri il quale pero’ non era stato capace di procurare lui l’ auto, cosicché fu necessario il mio intervento. Tra gli altri imputati nel procedimento per la fuga di Freda vi e’ anche Sica Ulderico.

– il mio intervento e credo quello dell’ Aleandri in favore di Freda, pur nella diversita’ delle posizioni politiche, fu dovuto al fatto che ritenevamo lo stesso Freda un perseguitato politico da parte del sistema.

– al di là di Fachini di Raho e di Granconato non conoscevo altre persone in Veneto.

– all’ epoca della fuga di Freda il nostro gruppo non aveva dubbi sulla “pulizia” morale e politica dell’ uomo e soprattutto sulla sua non compromissione con gli ambienti ambigui del sottopotere politico dei “servizi” .

– Sì ho conosciuto Giuliani Egidio ma solo in carcere. Allatta Benito invece mi sembra di ricordare facesse parte di un gruppo di Aprilia vicino alle posizioni nostre. Mi sembra anche di ricordare che il padre venne coinvolto nei fatti di Sezze.

– per quanto mi riguarda ho conosciuto il professore Semerari attraverso De Felice Fabio con il quale ho avuto rapporti abbastanza intensi fino a quando sia io che l’Aleandri ci siamo resi conto che il predetto era portatore di interessi assai diversi dai nostri. Infatti il De Felice, come ho già detto nei verbali di interrogatori resi al GI dr Imposimato, nonche’ al giudice monastero, ed anche ai giudici di Firenze, il De Felice era in contatto con Gelli Licio probabilmente il De Felice puntava a strumentalizzare noi ed il giornale per fini suoi propri che sicuramente non potevamo assecondare.
In merito alla ormai famosa riunione al cinema Hollywood occorre finalmente fare chiarezza: fu organizzata per affrontare il problema delle carceri speciali e dei manicomi criminali.
L’organizzazione fu curata da noi e da me in particolare, di “Costruiamo l’Azione” insieme con le “Comunità Organiche di Popolo” delle quali faceva parte lo Scarano. Alla riunione partecipo’ anche il Signorelli che espresse il suo netto disaccordo con le tesi che io sostenni. La riunione fu un fallimento in quanto a partecipazione perché contemporaneamente a Roma si tenne l’assemblea nazionale dell’ autonomia in un locale sito a pochissima distanza dal cinema. Cosi’ sostanzialmente il mio intervento fu l’ annuncio del rinvio della manifestazione accompagnato da un discorso di carattere generale sulle nostre valutazioni e sui scopi che ci proponevamo. Dopo il mio intervento ci fu quello di dissenso di Signorelli Paolo. Il professore Semerari non intervenne alla riunione perche’ aveva saputo che era stata rinviata; venne e vista la poca gente che c’ era non tenne la relazione.

– non ho la piu’ pallida idea dei motivi che hanno spinto De Felice Paolo il 20.09.80 a negare di conoscermi. In effetti invece abbiamo avuto stretti rapporti.

– ho conosciuto non ricordo se Fiore o Adinolfi o entrambi nella villa di De Felice a Poggio Catino (RI) dove si teneva un recital del cantante Valeriano Leo che era un esponente di destra. Fu quella l’ occasione in cui conobbi la prima volta De Felice. Fui invitato al recital da Signorelli Paolo. La presenza di Fiore e di Adinolfi puo’ anche spiegarsi che i figli del De Felice erano aderenti a “TP” .

– ammetto di avere avuto incontri politici con Fiore ed Adinolfi per coordinare le attivita’ del nostro gruppo con quelle di “TP” . Non fu mai possibile raggiungere un accordo perche’ mentre noi puntavamo sulla diffusione del dibattito ideologico, “TP” era orientata verso un impegno prevalentemente attivistico. Inoltre la tesi di fondo dei nostri due movimenti erano contrastanti. Questi incontri avvenuti nell’aprile ‘79 furono successivi ad un comizio unitario fatto a Latina in occasione del referendum dell’abrogazione della legge reale.

– ritengo che Fiore ed Adinolfi avessero rapporti con Fachini anche in relazione alla diffusione dei libri dell’ edizione “AR” di Freda. Non so di altri rapporti con il Veneto dei due dirigenti di “TP” .

– mi sembra di non aver mai conosciuto Mangiameli Francesco e nulla posso dire sui moventi possibili del suo assassinio; in carcere ho sentito dire che era stato eliminato per una questione di soldi ma non ho mai saputo nulla della progettata evasione di Concutelli.

– ho conosciuto Fioravanti Valerio in un comune periodo di detenzione del 1979 e abbiamo constatato la possibilita’ di un discorso politico che e’ poi proseguito quando entrambi uscimmo dal carcere in quello stesso anno. Da questo nostro rapporto nacque l’ operazione contro l’ avvocato Arcangeli che non fu finalizzato, come ho piu’ volte spiegato, a vendicare l’ arresto di Concutelli ma la continua attivita’ di delazione e di collaborazione con la polizia del predetto legale. L’ episodio Arcangeli – Leandri e’ l’ unico penalmente rilevante che abbia commesso insieme con Valerio.

– Ho conosciuto Femia che fino al 1978 frequentava un gruppo di ragazzi di Ostia che era in contatto con noi. Questo Femia venne poi arrestato per il covo di Acilia ed era in carcere con me quando vi fu anche il Farina. Per la precisione al primo piano sezione B del braccio “G9” di Rebibbia vi erano le seguenti persone in queste celle: la nr 7 Femia – fiore Antonio Marchi Veriano – ; la nr 10 Pedretti – con altre 3 persone che furono scarcerate proprio un’ ora prima dell’ arrivo del Farina; il posto di queste tre persone fu occupato da Fioravanti Cristiano – Insabato Andrea – Farina medesimo, la nr 11 io, Mariani Bruno – Proietti Antonio – Modigliani Litta Andrea. Nella nr 7 c’era anche Urzino Andrea detenuto comune.

-che io sappia Femia ed Iannilli non si conoscevano.

L’ ufficio fa ascoltare all’ imputato la cassetta registrata marca “Basf” contenente rivendicazioni e smentite della strage e l’ imputato dichiara:
– Nessuna delle voci da me ascoltate mi e’ familiare.
Preciso che nella cella nr 7 non vi era il detenuto comune Urzino, era invece presente un altro comune il cui cognome era Rizzi.

Mauro Ansaldi – dichiarazioni 28.12.1984

Come e’ noto, sono stato detenuto nel carcere di Paliano dal dicembre 1982 all’ agosto 1983 unitamente a Fioravanti cristiano che e’ stato nella mia cella negli ultimi tre mesi ed a Stroppiana. In quel periodo Cristiano era in difficolta’ poiche’ aveva assunto la posizione di “pentito” e ciononostante non se la sentiva di accusare il fratello Valerio in responsabilita’ di livello maggiore rispetto alle accuse anche di omicidio che egli gli aveva gia’ rivolte. Un giorno si sfogo’ con me dicendomi che egli “non poteva coinvolgere Valerio perche’ aveva anche dei genitori ai quali doveva dar conto del suo comportamento”. Cristiano ha una psicologia molto fragile ed e’ certamente condizionato dalla personalita’ del fratello.

In riferimento all’ omicidio Mangiameli mi disse che venne ammazzato perche’ si appropriò di circa 40 o 50 milioni e mi riferi’ che prima di essere ammazzato “Ciccio” offri’ di vedere la barca, la macchina ecc. Per restituire la somma di cui si era appropriato. Sapevo che egli mentiva a questo proposito anche perche’ la motivazione era certamente infondata e perche’ Adinolfi e Spedicato che con Fiore e Mangiameli facevano parte del vertice di TP nel cui movimento io mi riconoscevo, mi disse che sicuramente dietro l’omicidio Mangiameli si nascondeva una casuale ben piu’ consistente. Mangiameli cioe’ si era reso conto nel suo peregrinare tra Taranto e Roma che Fioravanti Valerio operava in una doppia posizione: da una parte egli militava all’interno dei Nar “gruppo spontaneista” ; dall’altra, usando appunto come paravento la sua militanza nei Nar, aveva stretto rapporti diretti con Signorelli ed attraverso di lui con Gelli, Semerari e la P2.

Sia Adinolfi che spedicato mi dissero che avevano le prove di almeno tre incontri, in ristoranti, tra Semerari, Gelli e Signorelli e che Fioravanti, nel corso della sua precedente carcerazione, durata pochi mesi, era stato in contatto con Signorelli, o forse con calore, ed in quella situazione aveva accettato di operare per conto di Signorelli. A dire sempre dell’ Adinolfi e dello spedicato, Semerari rappresentava il tramite tra Signorelli, Gelli e P2. Tutte tali affermazioni mi furono confermate da Fiore Roberto allorche’ andai a trovarlo, con Casellato e Di Cilia a Londra dove Roberto era latitante. Vedemmo Fiore piu’ volte e capii che egli era a conoscenza di tutto quanto riguardava Valerio. Cio’ mi confermo’ quanto mi disse Zani e cioe’ che tra Fiore e Fioravanti si era ingaggiata Roma “una partita a scacchi” per la egemonia sull’ ambiente romano piu’ militarizzato. Fiore mi riferi’ di essersi accorto di chi fosse veramente Valerio dopo l’omicidio “Ciccio” Mangiameli.

Valerio, cioe’ era coinvolto in trame occulte che erano le stesse che stavano dietro alla P2 e che quello stesso omicidio era legato a tali coinvolgimenti di Valerio, poiche’ il Mangiameli era ormai venuto a conoscenza dei rapporti oscuri del Valerio con ambienti piduisti ed era dunque in grado discreditarlo. Adinolfi e Zani mi dissero che era intenzione della direzione politica di TP di diffondere un dossier riguardante appunto le figure di Fioravanti e di Signorelli e di avanguardia nazionale per pubblicizzare quelle deviazioni. Si voleva far riferimento alle realta’ stragiste rappresentate dal gruppo di Signorelli e da avanguardia e sottolineare come Fioravanti non rappresentasse che il braccio armato di Signorelli e della realta’ che c’ era dietro di lui. Intendo con espressione “gruppo Signorelli” innanzitutto il Fachini, che costituiva il referente di Signorelli per il nord Italia; il Fioravanti di cui ho detto, il Semerari ed il Gelli.

Zani mi disse che quando Cavallini evase 1976 – 1977 riparo’ da Fachini ed ebbe in tal modo occasione di conoscere Signorelli con il quale poi strinse amicizia. Non posso dire se cavallini abbia fatto parte di Costruiamo l’Azione. Per circa un anno ho avuto rapporti stretti con Zani che riparo’ prima con Cogolli a casa mia e poi affitto’ una casa sempre a Torino. Zani mi disse che si era prestato ad ammazzare Mennucci anche perche’ cio’ gli sarebbe servito come pretesto per chiedere a Tuti di ammazzare Signorelli, in quanto, secondo Zani, Signorelli era coinvolto nelle trame della P2 ed in grado di coprire grosse operazioni finanziarie organizzate dalla P2. Mi disse anche che Signorelli e Delle Chiaie, pur essendo al vertice di due strutture diverse e cioe’ ON e AN, erano sempre stati in contatto poiche’ condividevano le medesime finalita’ stragiste e golpiste. Zani parlava di AN come di realta’ stragista coinvolta con i servizi segreti ed attribuiva ad essa responsabilità di stragi gia’ avvenute e dunque la disponibilita’ a commetterne di altre.
Anche AN, a suo dire, era in grado di coprire grosse operazioni finanziarie piduiste costituite da fughe di capitali all’ estero attraverso societa’ di comodo e di traffici di armi.
A partire dal settembre ‘80, per volonta’ di persone come Tomaselli, Di Cilia, Casellato e Adinolfi, si decise di far chiarezza sulle ragioni della strage di Bologna. La Cogolli, a tale proposito, mi riferi’ di avere incontrato a Bologna Fachini Massimiliano, pochi giorni prima della strage, che le disse di lasciare Bologna poiche’ stava per succedere qualcosa che le avrebbe creato dei grossi problemi. Fu’ cosi’ che Cogolli mi disse di avere lasciato precipitosamente la sua abitazione e di essersi nascosta con Naldi, per un breve periodo, in una cascina molto fredda perche’ priva di riscaldamento, ubicata in una campagna emiliana. Successivamente si era rifugiata in Francia con Zani, nel frattempo uscito dal carcere. A dire di Zani e di Cogolli, essi ebbero, in tal modo un’ ulteriore conferma che la strage di Bologna fosse stata compiuta da provocatori legati ad avanguardia nazionale ai servizi segreti italiani, poiche’ era loro convinzione che Fachini avesse mantenuto i suoi stretti rapporti con i servizi segreti e con Delle Chiaie.

Zani mi disse anche, in altra occasione, che Freda, una volta fuggito da catanzaro, si era appoggiato al Fachini che si era servito di rifugi di AN per nasconderlo. Successivamente gli ambienti dei servizi segreti, con i quali era in contatto il Fachini, si erano poi “venduti” il Freda determinandone la cattura. Zani mi disse anche che conosceva molto intimamente una persona di cui non mi fece il nome, che era in grado di fornire indicazioni sulla strage di Bologna del 02.08.80. Successivamente ho ritenuto che egli abbia fatto riferimento al Naldi, che, con Cogolli e Bezicheri, faceva parte del fronte carceri di TP.
Zani considerava il Naldi una persona investita di un ruolo rilevante all’ interno di TP, poiche’ centralizzava le informazioni e raccoglieva documenti.

Tornando al dibattito sulle cause della strage del 02.08.80, svoltosi in TP, ricordo che Adinolfi mi disse che sicuramente la strage era opera del gruppo di Delle Chiaie che tendeva a criminalizzare Terza Posizione al momento in cui il movimento stava velocemente ampliandosi, contemporaneamente si sottraeva al controllo politico di AN e di ON. Mi fece a questo proposito, sempre nel settembre ‘80, l’ esempio della riunione al cinema Hollywood cui TP fu invitata senza pero’ accettare di partecipare. Come è noto tale riunione fu organizzata da Costruiamo l’Azione.

Adinolfi mi disse anche che sia prima, che dopo la strage, esponenti di AN giravano nei quartieri per reclutare delle frange del movimento per riportarle sulle posizioni di AN. Successivamente, comunque sempre nell’ottobre ‘80, Bianchi Donatella mi disse che esponenti di AN, in epoca successiva alla strage, si presentavano nei quartieri romani per contattare e reclutare giovani. Mi disse che tali esponenti erano certi “Robertone” e “Paolone” che avevano fatto da testimoni al matrimonio, avvenuto nel 1978, 1979 a Roma.

A questo punto, data l’ ora tarda, viene sospeso il verbale, che verra’ ripreso nel pomeriggio.