Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e golpe Borghese – relazione Digos 30.9.1980

Ordine Nuovo è nato negli anni ’50 per iniziativa di Pino RAUTI, ed era un movimento esclusivamente a sfondo culturale, ed infatti si chiamava “Centro Studi O.N.” ed aveva sede centrale a Roma con altre sedi in altre città. Nel 1969 Rauti decise di entrare nel M.S.I. e sciolse i predetti centri studi. La decisione di scioglimento non venne accettata da Graziani che assieme a Massagrande continuò con la sigla di movimento politico “O.N.”. Era un movimento legale che pubblicava un giornale legale che si chiamava “Ordine Nuovo Azione” .

La decisione di Rauti venne accettata dalla quasi totalità del gruppo dirigenziale ma respinto dalla base che si strinse intorno a Graziani. Oltre a Rauti, predetto movimento era formato da MACERATINI, ANDREANI, SERMONTI ed altri. Nel 1971, il Giudice OCCORSIO (che nel 1970 in seguito a p.zza Fontana difese strenuamente O.N. definendolo esclusivamente un movimento culturale) mise sotto inchiesta O.N., rinviò a giudizio una quarantina di persone e si arrivò al processo nel 1973, con le imputazioni di “ricostituzione del disciolto partito Fascista”, la sentenza avvenne alla fine del ’73 con circa dieci o 15 condanne. Le maggiori condanne furono per Graziani, Massagrande e Francia.

A seguito della sentenza TAVIANI, Ministro dell’Interno, sciolse il movimento confiscandone·i beni e le sedi. Lo scioglimento del movimento provocò la frattura della base stessa, una parte della quale stringendosi attorno a Graziani e Massagrande ritentò la via politica legale attraverso la pubblicazione di un giornale regolarmente autorizzato dal nome “Anno zero”, nel. Frattempo i giudici di Padova Tamburino ed altri inviarono comunicazione giudiziaria a Graziani e Massagrande per la questione della Rosa dei Venti (questione per la quale vennero poi incriminati, inseriti nel procedimento per il “Golpe di Valerio Borghese” reati per i quali vennero poi assolti dal Tribunale di Roma). Dallo scioglimento alla fuga di Graziani e Massagrande avvenuta nell’ aprile del ’74 gli stessi, Massagrande in particolare, iniziarono a cercare un Paese straniero che li potesse ospitare e nel quale avessero la possibilità di svolgere attività commerciale per garantirsi la sopravvivenza (é noto lo stato di indigenza economica in cui versavano detti personaggi). Scelsero come paese la Grecia. Nel frattempo attraverso giri di conoscenze si arrivò a conoscere FALZARI Caterino proprietario di un’agenzia di viaggi e di un albergo di Cattolica; lo stesso indirizzò il Massagrande per la scelta dell’attività commerciale nella costruzione di un albergo ‘”centro turistico” garantendo la sua esperienza e promettendo un aiuto economico. Tutta la questione riguardante l’avvio di questa attività commerciale in Grecia” doveva essere, concretizzata nelle cifre e nei modi di attuazione durante la riunione che si’ tenne nell’albergo “Giada” del FALZARI di Cattolica negli ultimi giorni del marzo del ’74. Riunione alla quale inspiegabilmente il Falzari non si presentò, essendo andato in Olanda; pertanto mancando il fulcro della riunione (saltò l’operazione Grecia e la gente se andò via. Si seppe poi che la manovra del Falzari (che risultò essere tra ,l’altro indebitato e, completamente sprovvisto di qualsiasi possibilità economica) era stata esclusivamente e chiaramente di tipo provocatorio in quanto si accertò e lo ammise lo stesso FALZARI, che lo stesso era collaboratore dei Carabinieri i quali, ufficialmente lo utilizzarono come interprete nei loro rapporti con elementi che fuggivano dalla Romania, paese nel quale il FALZARI aveva vissuto. Lo stesso in via confidenziale ammise anche che i Carabinieri nascosero presso di lui il cognato di Feltrinelli il quale poi fuggì impossessandosi di una macchina che venne poi ritrovata a Lugo di Romagna. Lo stesso Falzari venne poi utilizzato dal Dr.PERSICO è dal Dr OCCORSIO come testimone a carico di un partecipante a questo incontro di Cattolica. Nell’aprile del ’74 Massagrande e Graziani fuggirono, il secondo a Londra ed il primo in Grecia dove apri un piccolo ristorante e dove alla caduta dei Colonnelli venne arrestato ed estradato in Italia da dove poi fu scarcerato e da dove se ne riandò trasferendosi definitivamente in Spagna da dove poi fu arrestato e quindi espulso. La sparizione dei capi carismatici di O.N. gettò nello scompiglio la base che prese le più svariate direzioni. Siamo nell’anno 1974. Nel frattempo (giugno ’74) il Dr. OCCORSIO istruì il secondo processo a O.N. rinviando a giudizio 119 persone, processo che è terminato con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nello stesso periodo e cioè dal febbraio – marzo 1974 si incominciò a sentir parlare di Ordine Nero, che pose in atto una serie di attentati da tutti conosciuti.

Era un piccolo gruppo di elementi milanesi che vennero poi individuati e processati dalla magistratura bolognese. Gruppo che sparì completamente dopo l’arresto (fine ’74) dei personaggi che vennero poi processati. E’ chiaro che lo scioglimento di O.N. (che nulla ebbe a che vedere con Ordine Nero) portò alla formazione di piccoli gruppetti autonomi (gruppo Concuntelli, situazione Toscana,che faceva capo a Tuti) che venendo a mancare i capi carismatici decisero di operare autonomamente. con le conseguenze che sono notorie.

Pertanto si assiste, alla fine del ’74, alla sparizione totale di qualsiasi forma di organizzazione (che si completerà poi nel ’75) con lo scioglimento di Avanguardia Nazionale (movimento che nulla aveva a che vedere con Ordine Nuovo che era un movimento di tipo prettamente culturale contrariamente ad Avanguardia Nazionale che svolgeva un’attività politica prettamente di piazza). Avanguardia Nazionale è nata negli anni ’60 e venne fondata da Stefano DELLE CHIAIE che ne è rimasto sempre l’unico capo carismatico. Predetto movimento accettò e se ne rese partecipe del caso Borghese

Caso Borghese: il gruppo si creò attorno alla figura di Valerio Borghese il quale tentò principalmente attraverso il “Fronte Nazionale” di raggruppare gli ex appartenenti alla sua formazione militare “Decima Mas” che operò durante la repubblica Sociale. Scopo del Fronte Nazionale diventò l’organizzazione di una situazione di tipo patriottale che attraverso l’esecuzione di un certo numero di azioni che sono a carattere dimostrativo (vedi la presa della RAI-TV, occupazione del Ministero dell’interno ed altro) potesse provocare l’intervento dei militari (Carabinieri ,e truppe speciali) per andare poi a creare una Repubblica Presidenziale. E’ evidente che Borghese era diventato lo strumento di altra persone che ne sfruttavano l’ancor vivo potere carismatico. Infatti durante l’operazione venne dato il contro ordine che gli stessi appartenenti al Fronte Nazionale riconosco dato materialmente da Borghese ma effettivamente da un grosso personaggio politico “l’innominato” le persone che ipoteticamente potrebbero essere a conoscenza della identità di questo personaggio sono il costruttore ORLANDINI, DELLE CHIAIE, SACCUCCI(?), MICELI (durante la sua carcerazione presso il “Celio”, minacciò varie volte rivelazioni, ed incredibilmente contrariamente ad altri poi scarcerato) ed altri personaggi del servizio segreto “SID”. E’ certo che ad operazione ultimata Borghese ed i militari dovevano consegnare il potere nelle mani di un personaggio politico che assumesse la direzione di questa Repubblica Presidenziale. E’ chiaro che la chiave di volta di questa situazione va ricercata nei vertici del SID il quale in seguito attraverso una serie di operazioni (per esempio trasformare da imputato in loro dipendente ed informatore il super teste Niccoli) che portarono tra l’altro allo smembramento del gruppo dirigente (posizione Maletti e Miceli) riuscì a mettere le cose in maniera tale di permettere ad Andreotti di rilasciare la nota intervista che portò all’incriminazione degli appartenenti al Fronte Nazionale all’esclusione dal procedimento di quella parte del SID (Maletti), che si prestò per salvarsi a detta operazione.

Chiacchiere dell’ambiente del ‘Fronte Nazionale farebbero supporre che la morte di Borghese avvenuta in Spagna non debba essere da attribuirsi a cause naturali, anche perché venne rifiutata l’autopsia e sembrerebbe che insieme a lui ci fosse una donna che non è mai apparsa negli atti ufficiali. Dopo la morte di Borghese altre morti seguirono la sua, NARDI (incidente stradale ?) ed altri componenti il gruppo di Nardi del quale in pratica esiste un solo sopravvissuto che è Bruno STEFANO che attualmente dovrebbe essere ancora in Spagna. Si precisa che il predetto gruppo ha partecipato al golpe (altri personaggi legati al gruppo Borghese e precisamente del Nardi subirono morti non naturali, chi morì incidenti, chi affogato acc). Per stabilire meglio i rapporti che Miceli aveva in seno alla DC basterebbe risalire al personaggio politico che ne caldeggiò la nomina ai vertici del servizio. Si vociferava allora che il personaggio fosse della DC.

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Memoriale Francesco Pazienza 30.11.1982

a) Rapporti con il Sig. Flavio Carboni
Il Sig. Carboni mi fu presentato casualmente dal dr Pompò dirigente del primo distretto di polizia all’inizio del 1981 nella sede dello stesso. Il Carboni si trovava colà per un rinnovo di passaporto mentre il sottoscritto vi era passato per salutare lo stesso dr. Pompò che mi stava aiutando a reperire una casa in affitto nel centro storico.
Il Sig. Carboni si mostrò immediatamente molto interessato al sottoscritto anche perché erano già usciti gli articoli su Panorama ed Espresso e concernenti il viaggio in USA dell’on. Piccoli. Il Carboni, inoltre, era a conoscenza del mio rapporto di consulenza con il Sig. Calvi.
Nelle settimane successive il Carboni mi contattò telefonicamente varie volte ivi compreso al residence in cui vivevo.
Una sera mi invitò a cena a casa sua in via Orti della Farnesina ove mi parlò a lungo del suo rapporto di associazione con Berlusconi in Sardegna. In tale occasione mi parlò di un suo amico che mi avrebbe potuto aiutare effettivamente a trovare un appartamento in centro perché possedeva un grosso patrimonio immobiliare. Il suddetto signore era Domenico Balducci. Ricordo che in quella serata fui invitato ripetutamente a fare uso di sostanze stupefacenti (cocaina) cosa che rifiutai categoricamente. Il Carboni, inoltre, si dilettava a riprendere gli invitati con una telecamera e video registratore. Ricordo di essermene andato intorno alle dodici. Nei giorni successivi mi fu presentato il Balducci in una specie di ufficio nei pressi di Corso Vittorio. Questi mi disse che mi avrebbe aiutato a reperire un appartamento nel centro storico.
Rividi molto sporadicamente il Carboni che si auto invitava a casa mia e passava direttamente a salutarmi.
Due o tre volte venne con il Balducci. Entrambi mi iniziarono a parlare di possibili investimenti in Sardegna che sarebbe stato interessante intraprendere con finanziamenti del Banco Ambrosiano. Tengo a precisare che di tali possibilità non feci mai nessun accenno al presidente del Banco. A metà giugno, dopo averne ripetutamente sentito parlare, mi recai a visitare con il Balducci e il Carboni un grande appezzamento di terreno vicino a Porto Rotondo. Tale appezzamento era di proprietà di una certa famiglia Tamponi. Il progetto del duo Carboni-Balducci era di poterlo comprare ad un prezzo per poterlo rivendere al doppio o triplo a Berlusconi. Naturalmente necessitava il solito finanziamento dell’Ambrosiano. L’affare era irrealizzabile anche perché il processo Calvi era in pieno svolgimento. Durante questo periodo il duo Carboni-Balducci mi propose di comperare una villa di proprietà dello stesso Balducci per una somma di quattrocento milioni. Mi fu anzi detto che se l’affare Tamponi fosse andato in porto la villa mi sarebbe stata offerta. Per allettarmi mi fu anzi prestata la villa per due week end durante questo periodo.
Il Carboni fu da me rivisto entro il mese di luglio solamente una volta. Avendo egli diverse imbarcazioni gli chiesi se era in grado di farmene affittare una per il mese di agosto. Egli si presentò un giorno con il Balducci ed un certo Sig. Merluzzi che si spacciava come consulente del cantiere Canados di Ostia. Dopo questa volta il Carboni fu rivisto solamente a Porto Rotondo ove si presentava senza essere invitato alle porte di Villa Monasterio.

b) Rapporti con il Balducci
Gli unici rapporti separati con il Balducci si sono verificati quando questi mi disse di necessitare il mio aiuto per due operazioni:
a) Finanziamento di un albergo-casino a Rio de Janeiro.
b) Aiuto per un suo “amico” il Comm. Costantini, onde esportare legname brasiliano verso gli Stati Uniti.
Trovandomi in Sud America incontravo il Balducci a Rio nella prima settimana di giugno. Insieme a lui si trovava il Comm. Costantini. La mia permanenza a Rio fu di due giorni. Mi resi conto che Balducci parlava di cose irrealizzabili e rientrai immediatamente in Europa. Ricordo anzi che incontrai per caso a Rio il giornalista Bongiorno che rimase con me tutto il tempo della permanenza in questa città. Durante una pausa delle discussioni con una società locale (di cui includo fotocopia del biglietto da visita) il Comm. Costantini mi mise sull’avviso nei riguardi del Balducci tanto da definirlo un pericolosissimo ricattatore. Al mio stupore sul motivo, dunque, della sua permanenza a fianco del medesimo questi mi rispose evasivamente dicendomi di essere obbligato a farlo. Altro personaggio presentatomi dal Balducci, una volta di passaggio da Losanna, fu il Sig. Ravello. Anche questo personaggio propose alcune operazioni da fare con l’Ambrosiano. Successivamente il Calvi mi disse che costui aveva effettuato operazioni “in nero” con diversi operatori italiani a cui non aveva corrisposto il dovuto in Svizzera. Era quindi da evitare accuratamente. I miei rapporti con il Balducci finiscono alla metà di luglio dopo che il Carboni me lo portò con il Merluzzi per il problema dell’affitto della barca.

c) Vacanza in Sardegna
La Villa Monasterio fu reperita dal Dr. Sergio Cusani collaboratore del Dr. Cabassi. Non fu corrisposto nessun canone di affitto per tale villa ed anzi lo stesso Dr. Cusani trascorse un periodo di vacanze con il sottoscritto, la Sig.na De Laurentiis e i coniugi Calvi. Tutte le spese di vitto furono sostenute dal sottoscritto ivi comprese quelle di sicurezza (Flashpol) e di personale Hotel San Marco.
Il Carboni era solito presentarsi all’ingresso della Villa senza essere annunciato. Un giorno riuscì ad ottenere un appuntamento per conoscere Calvi. Tale appuntamento fu fatto all’isola di Budelli. Il Carboni vi arrivò con una barca di ventidue metri e molte persone. Calvi trasbordò su questa barca per circa mezzora. Tra gli altri vi erano il Prof. Binetti; l’On. Pisanu ed un ambasciatore o diplomatico venezuelano. Il Carboni si invitò per cena a Villa Monasterio non ricordo se per la stessa sera o per la successiva.
Durante la cena il Carboni parlò allusivamente dei suoi stretti rapporti con Scalfari-Caracciolo, con certi settori del Vaticano e con il Ministero del Tesoro. La cena terminò con scambi di numeri telefonici da parte di Calvi e Carboni. Durante la vacanza mi pare che il Carboni venne solo un’altra volta per salutare il Pres. Calvi.
Durante questa vacanza fu da me invitato durante una giornata anche il Gen. Santovito. Questi ha una villetta a Stintino. Egli venne con la sua signora. Si trascorse la giornata in motoscafo e fece ritorno la sera a Stintino.

Federigo Mannucci Benincasa – dichiarazioni 14.10.1992

Adr: intendo rispondere.

Adr: confermo le dichiarazioni rese nell’ esame testimoniale del 28.12.90.

Adr: sono venuto a conoscenza della prenotazione da parte del giudice Tricomi sull’ aereo Bologna – Palermo caduto il 27.06.80, nell’ aprile maggio 1981. Prendo atto che nel verbale precedente dissi che tal fatto avvenne nell’ ottobre – novembre 1980.

Adr: io ricordo solo che era freddo, avvenne cioe’ in una giornata fredda. Tricomi me ne parlo’ di sicuro nel 1981 in una giornata fredda. Avvenne in occasione di un incontro casuale per strada, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella. In questa occasione mi disse che era sfuggito due volte alla morte, una prima per un mancato attentato di prima linea, la seconda perche’ doveva prendere l’ aereo di Ustica.

Adr: ne ho riparlato poi con Tricomi, non ricordo con esattezza quando, ma sicuramente prima di riferirne per iscritto alla centrale. Prima di parlare con Tricomi, ne ho parlato con un mio collega capocentro. Si trattava del capo centro di Perugia, il tenente colonnello russo. Costui disse di avere una conoscenza presso l’ Itavia e quindi avrebbe potuto procurare la lista d’ imbarco. Quando parlo con Russo, avevo gia’ parlato con Notarnicola. Ricordo che costui ebbe a riferire alla commissione stragi che io gli avrei riferito della vicenda Tricomi a brevissima distanza dall’ evento di Ustica. Cio’ non e’ assolutamente possibile. Escludo di avere saputo per altra strada la vicenda Tricomi. Ne e’ dimostrazione la sorpresa che ebbi quando il giudice me ne parlo’.

Adr: non ho mai incontrato il giudice Tricomi tra il 27.06.80 e il giorno in cui mi racconto’ la vicenda. Questo giorno, lo ribadisco, deve collocarsi nell’ inverno 1980 – 1981; non posso essere piu’ preciso; si puo’ andare dall’ ottobre – novembre 1980, come dissi la precedente volta, all’ aprile – maggio che ho detto oggi.

Adr: prendo atto che il giudice Tricomi riferisce di avermi parlato della vicenda nella sua abitazione in occasione dello scambio degli auguri natalizi, che quell’ anno avvenne con un certo ritardo e cioe’ nel gennaio 1981. Questa potrebbe essere la seconda volta, quella di cui parlo sopra. Le volte potrebbero essere state tre e nella terza io gli chiedo se ha qualcosa in contrario al fatto che io volessi ufficializzare quanto egli mi aveva detto. Questa volta dovrebbe cadere nel maggio – giugno piu’ probabilmente verso la fine giugno o primi di luglio, poco prima di spedire la nota alla centrale.
Se Tricomi dice gennaio, e’ possibile perche’ in quella occasione io avevo visto un servizio alla tv ripreso dalla televisione inglese, in cui si facevano delle ipotesi, mi sembra da parte di un certo Macidull, di un attacco aereo. Si vedevano dei tracciati radar di Ciampino, dai quali appariva che un aereo a velocita’ elevatissima si dirigeva verso un punto futuro della traccia del DC9. Dopo questo incrociarsi c’ era uno “sfarfallio” delle tracce radar. Questa trasmissione avveniva nel dicembre 1980 o nel gennaio 1981.

Adr: dopo la acquisizione della prima notizia, come d’ altronde in seguito, non richiesi alla questura alcuna informazione. Non ho mai avuto rapporti con la questura sulla vicenda. Cosi’ come non chiesi ulteriori notizie a Tricomi. Ebbi l’ impressione dalle sue parole che l’ indagine si fosse “sfaldata” cioe’ che non avesse avuto risultati di rilievo.

Adr: non ho mai parlato con il maresciallo Mercaldo. Non l’ ho mai conosciuto. Chiesi a Tricomi, avendo notato che il Mercaldo non appariva nella lista d’ imbarco, perche’ non avesse prenotato anche lui su quell’ aereo. Tricomi mi disse che quelli della polizia in genere non prenotavano, perche’ anche se arrivavano all’ ultimo momento riuscivano sempre a trovare posto. Tricomi non sapeva che Mercaldo non aveva preso l’ aereo. Ne venne a conoscenza, mi sembra, solo l’ indomani tramite la questura.

Adr: quanto ho riportato al paragrafo 2 nella nota del 18.07.80, l’ ho appreso direttamente dal Tricomi, che ebbe a riferirmelo, mi sembra, la prima volta che mi parlo’ della vicenda.

Adr: non ricordo come acquisii la relazione del maresciallo Mercaldo. Forse uno dei miei direttamente in questura; potrebbe avermela data lo stesso Tricomi. Non so dire perche’ nel testo e’ riportata la data del 19, mentre il rapporto allegato e’ del 21.06.80. E’ probabile che ci siano piu’ rapporti o lettere di trasmissione.

Adr: all’ epoca il dirigente della Digos era il dr Fasano, che io conoscevo benissimo.

Adr: il fatto della prenotazione e della disdetta ad opera del maresciallo Mercaldo lo appresi da Tricomi. Tutto cio’ che concerne questa vicenda io l’ ho appresa solo da Tricomi e da nessun altro.

Adr: nel testo io riferisco di avere ricevuto la lista d’ imbarco dal centro di Perugia. Prendo atto che la specificazione Perugia e’ cassata. Comunque si tratta di Perugia, come ho gia’ detto. Perugia appare anche negli indirizzi di destinazione dell’ appunto oltre ovviamente la divisione Palermo e Bologna, il raggruppamento di Roma.

Adr: non ho preso un tempo eccessivo per riferire la vicenda alla centrale. Inizialmente non c’ e’ nessun elemento per pensare che l’aereo sia stato intenzionalmente abbattuto. Ma comunque io ne riferisco a voce. Lo riferisco al direttore della divisione, cioe’ a Notarnicola e solo a lui. Egli non dette giudizi sull’ ipotesi. Non dette consigli ne’ direttive. Non ricordo esattamente quale fu la sua risposta; il concetto comunque era il seguente, che si trattava di una vicenda che non rientrava nella nostra competenza e che comunque, dato che l’ ipotesi piu’ credibile era quella del cedimento non c’ era nessuna ragione per seguire il fatto. Con Notarnicola della vicenda ho parlato solo in questa occasione.

Adr: io chiesi a Tricomi se la sua vicenda era stata segnalata. Egli mi rispose di non saperlo. Al che io gli domandai se lo sapessero in questura, ed egli mi disse che ne erano ovviamente a conoscenza. Gli parlai dell’ indagine in corso, la volta del maggio-giugno che ho detto, una quindicina di giorni prima che redigessi la nota del 18.07.81. Per piu’ di un mese sono stato in dubbio se mandare o meno la nota. La bozza era stata redatta non so se da me o da qualche mio collaboratore.

Adr: con “doverosa indagine in corso” io intendevo richiamare i miei superiori sulla doverosita’ che le notizie fornite entrassero nella valutazione dell’indagine giudiziaria in corso. A contestazione del pm che all’ epoca della nota il direttore della divisione Notarnicola non era piu’ in servizio e quindi non vi erano precedenti d’ in attivita’ del servizio, l’ indiziato risponde: dopo averne parlato con Notarnicola in piu’ occasioni ho ritenuto di concretizzare in un documento la vicenda del mancato viaggio di Tricomi. Prendo atto che in precedenza avevo dichiarato di averne parlato una sola volta. Cio’ non e’ possibile. Sicuramente l’ ho visto piu’ volte; siamo nel 1981. Lo vedevo qui a Roma. Quantificare e’ impossibile.

A questo punto ad ore 17.30 l’ interrogatorio viene sospeso brevemente per consentire un colloquio urgente dell’ indiziato con il figlio. Ad ore 17.45 si riapre l’ interrogatorio.

Adr: anche in queste altre occasioni Notarnicola s’ e’ mostrato incredulo. Non dava credito all’ ipotesi dell’ attentato e alla necessita’ che l’ ipotesi entrasse nell’ inchiesta.

Adr: della vicenda Tricomi ne ho parlato oltre che con Notarnicola e Russo e ovviamente i miei collaboratori, con il giudice Gentile. Con ogni probabilita’ nella primavera 1981. Lo avevo conosciuto all’inizio dell’ anno; mi era stato presentato dal capitano Pandolfi; io fui presentato per quello che ero, come capo centro cioe’ del sismi in toscana; con il mio nome reale e senza alcun nome di copertura.
Quel nome di copertura famoso e famigerato, Manfredi cioe’, fu inventato da Gentile in occasione di un incontro conviviale, per la mia presentazione a due persone con le quali Gentile aveva un incontro. Io venni a conoscenza dei nomi e della qualita’ dei due nell’ immediatezza e conoscendo uno dei due per alcune sue vicende – in Francia aveva sequestrato un aereo contro il governo greco e una sua operazione contro la Cia – non volevo incontrarli. Gentile mi assicuro’ dicendo che mi avrebbe presentato come un ricercatore universitario suo amico. I due erano i giornalisti Giovine e Pamparana. A questo incontro c’ era anche Pandolfi e uno o due collaboratori. Non c’ era nessun avvocato di Bologna. L’ incontro avvenne in un ristorante di quest’ ultima citta’, ristorante che si trovava ad un primo piano.

Adr: scambiandoci, con Gentile, delle impressioni sulla possibilità di identificare i responsabili della strage di Bologna, emerse che una delle loro fonti – per loro intendo giudice Gentile e capitano Pandolfi – riferiva di attivita’ di gruppi terroristici di sinistra che si rifornivano di armi e di supporto logistico da emissari libici. Queste vicende si sovrapponevano in larga parte con la indagine di Tricomi. Questo avveniva nei mesi di aprile – maggio. Quando passavo per Bologna, lo chiamavo; cio’ e’ capitato una o due volte. Ci si vedeva anche quando egli veniva per sue indagini a Firenze. Qualche volta ci siamo incontrati anche in autostrada tra Bologna e Firenze. A giugno si concluse questo filone di indagine con il contatto di Gentile con il comando generale dell’ arma per una operazione di riscontro sul territorio, tra cui Pantelleria.

Adr: il discorso con Gentile duro’ diverso tempo da aprile a giugno. Durante il corso di questi colloqui riferii a Gentile la vicenda Tricomi.

A questo punto inconsiderazione di impegni di difesa, nulla opponendo pm e parte civile, il giudice istruttore sospende l’ interrogatorio e lo rinvia al 23 p.v. Ore 15.30, in questa stessa sede, senza ulteriori avvisi.

L.c.s. e chiuso alle ore 18.30.