Rosaria Amico – dichiarazioni 24.09.1980

Sono incensurata.
Prendo atto di essere indiziata del reato di favoreggiamento personale in favore di Ciavardini Luigi commesso in Palermo nell’ estate del 1980 nonche’ dei reati di cui agli art 306 e 270 cp commessi in Palermo e Roma fino al settembre 1980, nonche’ ancora del reato di favoreggiamento personale in favore degli assassini di Mangiameli Francesco, reato commesso in Palermo nel settembre 1980.

L’ imputata dichiara di non aver avuto copia dell’ ordine di cattura. L’ ufficio ne fa prendere visione all’Amico e al difensore di fiducia, avvocato Naso Giosue’ Bruno.

– Ammetto che tale Riccardo, che poi ho appreso essere Fioravanti Valerio e la sua fidanzata Marta, che non sapevo essere Mambro Francesca, hanno trascorso circa 7 giorni nella nostra casa di Tre Fontane. Cio’ e’ avvenuto nella seconda meta’ dello scorso luglio; non posso essere piu’ precisa. Mio marito mi disse che dovevamo recarci a Palermo perche’ aveva un appuntamento. Non so come avesse avuto l’ appuntamento, penso tramite il telefono del bar vicino casa. Andammo al politeama mentre io attendevo in macchina i due scesero dall’ albergo. Tornammo tutti a Tre Fontane; mio marito mi disse che erano amici di Roma che erano venuti a fare i bagni. L’indomani mio marito disse che doveva partire, senza specificare la meta e il motivo del viaggio. Manco’ per tre o quattro giorni durante i quali io restai sola in casa con Riccardo e Marta. In tale periodo il Riccardo si comporto’ in modo molto irritante e sconveniente, tanto che quasi non ci parlavamo. I due si alzavano molto tardi, verso le 12,30; Quindi andavano a fare il bagno. Riccardo comprava delle angurie e mangiava solo quelle, mentre Marta mangiava normalmente con noi oppure si preparava da sola qualcosa.
Riccardo e Marta trascorrevano poi tutto il pomeriggio in camera facendo vita a se’ . Per futili motivi Riccardo maltrattava la nostra bambina; un giorno io acquistai a mia figlia un giornaletto, ma Riccardo lo prese e lo porto’ in camera sua. La bambina rimase male ma io la invitai a lasciare perdere per non creare dei problemi. Nel frattempo vennero nostri ospiti per due giorni anche il dr Cannizzo Gaspare di Palermo, sua moglie e i loro due figli; era anche tornato mio marito. La bambina forse incoraggiata dalla presenza del padre, e mi sembra anche perche’ invitata a farlo dalla signora Cannizzo, ando’ nella camera di Riccardo e si prese il giornaletto. Riccardo stava per malmenarla ma mio marito intervenne e ne nacque una discussione. Successivamente sentii mio marito imprecare contro il comportamento di Riccardo che pero’ chiamava Valerio.
Incuriosita gli chiesi quale fosse il vero nome del nostro ospite e il motivo per cui usava generalita’ false. Fu allora che seppi si trattava del Fioravanti e che lo stesso era ” un po’ ricercato” . Fu sempre in quell’occasione che mio marito mi disse di essersi recato a Taranto per conto del Fioravanti per affittare una casa; non mi riferi’ alcun particolare sulle modalità di pagamento dell’affitto; ho comunque pensato che i soldi glieli avesse forniti il Fioravanti in quanto mio marito all’ epoca non disponeva di denaro. A causa delle sue frequenti partenze litigavo spesso con mio marito che replicava dicendomi di non impicciarmi dei fatti suoi.

– quando tornammo a Palermo per la nascita del nipotino di mio marito, Riccardo e Marta partirono. Pensavamo di accompagnarli in città ma giunti all’ aeroporto, anzi nei pressi, ci chiesero di lasciarli li’. Cio’ e’ avvenuto un paio di giorni dopo la discussione con mio marito.

– mio marito si reco’ a Taranto in treno; infatti l’auto resto’ a Tre Fontane; fu Francesco a dirmi che aveva fatto il viaggio di andata e ritorno in treno.

– la stazione ferroviaria piu’ vicina e’ in un paese a cinque chilometri da Tre Fontane. Non so come Francesco abbia raggiunto tale stazione all’ andata; al ritorno mi disse che aveva avuto un passaggio per raggiungere Tre Fontane dalla stazione.

– non mi risulta che siano sorti contrasti fra Fioravanti e mio marito in relazione al pagamento dell’ affitto della casa di Taranto.

– non conosco Ciavardini Luigi. Escludo di averlo ospitato questa estate.

L’ ufficio sottopone all’ imputata 21 foto gia’ allegate al processo e spillate su quattro fogli di carta e la stessa dichiara di riconoscere soltanto quelle nr 16 e 17, rispettivamente, di Roberto e Gabriele. Dichiara di non aver mai visto nessun altro di coloro che sono effigiati nelle foto.

– non mi sembra che altre persone oltre ai Cannizzo siano venute a trovarci a Tre Fontane durante la permanenza di Riccardo e Marta. Ricordo che durante l’ estate venne a trovarci Volo con la convivente, ma non sono in grado di precisare se cio’ avvenne mentre c’ erano i due.

– Il giorno successivo alla scomparsa di mio marito cioe’ il mercoledì, cioe’ verso le ore 18,00, mi sono recata assieme al Volo ed alla moglie in paese vicino Cannara per telefonare a mia figlia con la quale avevo un appuntamento telefonico presso il bar Tre Fontane; non chiesi espressamente ne a mia figlia né a mia suocera se avessero avuto notizie di Ciccio e ciò per non allarmarmi; comunque nel corso della conversazione ebbi la certezza che mio marito non aveva telefonato.

– La telefonata avvenne da un paesino di cui non ricordo il nome. Non ricordo perche’ non telefonammo da Cannara. Volo e la moglie non assistettero alla telefonata. Lo stesso giorno decisi di partire per Palermo e con Volo facemmo i biglietti vicino al luogo ove avevo telefonato a mia figlia.

– Non so se Volo avesse conosciuto in precedenza Riccardo e Giorgio, cioe’ la persona che incontrammo la sera del venerdi’ alla guida della Golf.

– Volo, quando mi descrisse la persona rimasta in auto a Porta Pia mi disse che non lo conosceva.

– Non mi posi il problema, nelle ore successive, se Volo conoscesse o meno i due; non so dire se ebbi l’ impressione che li conoscesse; faccio presente che mi trovavo in pessime condizioni psichiche.

– Non ricordo se Volo e Giorgio si fossero in precedenza incontrati alla mia presenza. Anzi non si sono mai incontrati in mia presenza.

– A maggior ragione escludo che in mia presenza il Volo si sia incontrato con Giorgio e Ciavardini che io, ripeto, non conosco.

– Preciso che io solo la sera di venerdi’ appresi da Robertino che il vero nome della persona che io conoscevo come Andrea era Giorgio, che ora apprendo chiamarsi Vale.

– Insisto ancora nell’affermare che l’ incontro con la golf, la sera di venerdi’, fu casuale.

– Per quanto riguarda la targa della Golf ricordo che la trascrivemmo su un pezzo di carta che restò in auto. Non sono in grado di ricordarlo a memoria tranne il fatto che era una targa di Milano e finiva con F. Mi rendo conto dell’ inverosimiglianza di quanto sopra ho detto proprio perche’ coscienti di tale inverosimiglianza io, il Volo e la sua convivente c’ eravamo messi d’ accordo di non dire nulla.

– ho pensato a Gigi come complice dell’ assassinio di mio marito perche’ ne avevo sentito fare il nome a Fioravanti; di Gigi senti’ che parlavano, tra di loro, Riccardo e Marta a proposito di un bambino che aveva avuto di recente; non so’ nient’ altro.

– ora che me lo si contesta, in effetti dissi a Volo che Gigi poteva essere di Mestre perché avevo sentito Riccardo e Marta parlare di questa città. Comunque io non ho mai visto Gigi.

– confermo che io e mio marito apprendemmo dell’ uccisione del giudice Amato lo stesso giorno in cui avvenne, a casa dei miei suoceri; in quel periodo eravamo a Palermo ed all’ ora di pranzo eravamo andati a prendere la bambina in casa c’ era solo mio suocero mentre mia suocera e la bambina dovevano ancora arrivare non ricordo dove fossero andate mia suocera e la bambina.

Quando ho visto sui giornali, dopo essere stata interrogata in qualita’ di testimone, che si prospettava l’ipotesi che mio marito avesse ucciso il giudice amato, sono rimasta colpita dalla somiglianza dell’identikit per quanto riguarda la fronte e l’ attaccatura dei capelli e mio marito. Ho allora pensato che abbiano voluto appositamente precostituire delle prove a carico di mio marito, magari facendo rasare all’assassino i capelli in modo simile a quelli di mio marito. Peraltro ho rilevato che nell’identikit la riga dei capelli era a sinistra mentre mio marito l’ ha sempre portata a destra. Commentai genericamente l’ omicidio di amato con mio marito il quale non si mostro’ contento; egli riteneva che la rivendicazione dei NAR fosse verosimile.

– al nostro ritorno a Palermo da tre fontane ci siamo trattenuti prima di partire per Cannara, circa una settimana; poiche’ non avevamo soldi spesso ci fermavamo a mangiare dai Volo e talvolta, quando mio marito faceva tardi per impegni di lavoro, ci fermavamo a dormire dai Volo.

– Prendo visione dell’ intervista ad Spiazzi Amos pubblicata sul numero 34 dell’Espresso di questo anno; ricordo che mio marito sospetto’ che il “Ciccio” di cui si parlava potesse essere lui e ne parlo’ con il Volo, ma non mi sembro’ particolarmente preoccupato; invece io ero molto preoccupata.

– mio marito, talvolta, quando veniva a Roma, dormiva a casa di un’amica di mia suocera, certa Rina che non ho mai conosciuto e che non so dove abiti.

– Per fare il viaggio a Cannara poiche’ eravamo senza soldi impegnai alcuni miei braccialetti per circa duecentomila lire.

– Partimmo da Palermo verso le 20,00 la sera del 2; arrivammo a Catania verso le ore 22,30; ricordo che ci fermammo in un bar prima di recarci al ristorante; non so se ci recammo al bar casualmente o perche’ c’ era un appuntamento. Preciso che io non mi parlavo con mio marito perche’ eravamo litigati. Il bar era in città.

– Confermo che ai traghetti c’ era molto fila ma non ricordo quanto tempo abbiamo perso perche’ dormivo.

– Quando sono tornata a Palermo dopo la morte di mio marito sono venuti a trovarmi molti ragazzi di Palermo che dicevano di essere tutti di terza posizione. Si tratta di ragazzi che sono stati nel Movimento Sociale Italiano (MSI) ; tra loro c’ erano Tomaselli Enrico, Florio Luigi, Vaccaro, Almerigo, un certo Marcello, un certo Francesco e altri che non ricordo.

-A Cannara abbiamo avuto rapporti con una certa Anna e altre persone, tutti amici dei Davi’ che noi non conoscevamo.

– Volo non mi ha mai detto di ritenere che gli assassini volessero uccidere lui e non Ciccio.

– Volo mi disse che la sera di venerdi’ al bar, mentre ero in bagno, Giorgio gli chiedeva insistentemente se era lui la persona presente con Ciccio a Porta Pia, ma lui aveva negato.

A questo punto viene data integrale lettura all’ imputata, alla presenza del difensore, di tutte le deposizioni rese al pm in qualita’ di testimone nel presente procedimento. L’ imputata dichiara di confermare l’ ultima versione dei fatti che ha fornito nei suddetti interrogatori, e cio’ in relazione ai singoli fatti sui quali di volta in volta e’ stata interrogata.

– a Palermo, prima di tornare a Roma il venerdi’ , incontrai casualmente Maltese Ettore, consigliere comunale del Msi a Palermo, e, su sua domanda di spiegazioni circa il motivo della mia evidente preoccupazione, gli dissi che da qualche giorno non avevo notizie di mio marito. Dissi da qualche giorno e non da sette giorni.

– quando sono stata a Palermo il giovedi’ e il venerdi’ 11 e 12 settembre 1980 a casa mia e’ venuto soltanto Volo. Escludo che siano venute altre persone, e in particolare mio cognato. Non so a chi possa riferirsi la descrizione che di un mio presunto accompagnatore ha fatto il portiere di casa mia, descrizione di cui ho ricevuto la lettura. Tra l’ altro faccio presente che il 12 settembre 1980 alle 17,00 io ero gia’ a Roma.

– In mia presenza Volo non si e’ incontrato con Giorgio e Robertino. Avuta lettura del verbale, preciso che a Tre Fontane non fu mio marito a fare il nome di Valerio, ma questi a dire, parlando disse stesso “quando Fioravanti Valerio dice una cosa …” .

– relativamente all’ episodio del 23 giugno 1980, non ricordo se eravamo gia’ stati al mare o eravamo tornati a Palermo o meno. Non ricordo che quel giorno ci fosse un particolare motivo per cui dovessimo riprendere la bambina. In genere cio’ avveniva perche’ mia suocera aveva da fare il pomeriggio. In quel periodo a Palermo c’ era mia cognata.

Nei giorni immediatamente precedenti il 23 giugno io e mio marito eravamo certamente a Palermo; forse la bambina era, anzi anche la bambina era certamente a Palermo cosi’ come i miei suoceri.

 

Letto, confermato, sottoscritto.

 

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Andrea Brogi dichiarazioni 16.01.1985

Intendo rispondere. Ho riflettuto a lungo e desidero fare delle dichiarazioni che dicano in maniera precisa i fatti che ho visto o a cui ho partecipato. Se prima questo non e’ accaduto, e’ dipeso dal fatto che sono passati dieci anni e la mia memoria non puo’ essere perfetta e soprattutto perche’ io con quel passato ho chiuso da non meno di sette o otto anni e mi e’ doloroso ripercorrerlo perche’ significa riviverlo.

Ripeto: io adesso, senza entrare in valutazioni, voglio dire i fatti per liberarmi da essi. Quando ho parlato dell’ episodio di Villa Collemandina il Pecoriello effettivamente non c’ era e non c’ entra nulla. Feci il nome di Pecoriello perche’ da Cauchi avevo saputo che Pecoriello aveva partecipato ad un’ altra riunione. Sul fatto in questione confermo che partimmo da Arezzo, io ed il Cauchi e nei pressi delle mura di Lucca raccogliemmo una terza persona: costui aveva sui 25 anni, faceva l’ universita’, aveva capelli molto lisci e molto lunghi, indossava una giacca antivento di tipo militare e forse aveva un soprannome o un nomignolo.
Io questa persona fuori della gita con il Cauchi l’ ho vista altre volte a Lucca. con Cauchi e con costui salimmo fino a Villa Collemandina dove effettivamente io rimasi in macchina e loro due in breve sparirono dalla mia vista. Tornammo a Lucca dove lasciammo il ragazzo, ma io e Cauchi non siamo affatto tornati ad Arezzo e siamo rimasti a Lucca ed abbiamo dormito dentro la macchina di Cauchi sui viali sopra le mura di Lucca.

La mattina dopo io e Cauchi abbiamo fatto la stessa strada , ma questa volta, prima di arrivare a Villa Collemandina abbiamo preso un’ altra deviazione e poi ci siamo fermati su una stradina sterrata e li’ a piedi abbiamo raggiunto un fabbricato grande, ma in abbandono. Il fabbricato era si’ un casolare di campagna, ma era destinato ad abitazione di persone. il fabbricato si trova vicino ad un laghetto: visionato il posto tornammo ad Arezzo e nel viaggio Cauchi si dimostro’ molto contrariato per le pessime condizioni della strada di accesso e della casa che a lui non sembravano buone per ospitare una riunione con Graziani Clemente. Cauchi aggiunse che era meglio se questa riunione la organizzavano quelli di Lucca. a questo viaggio a Collemandina ripeto che ho inserito il Pecoriello perche’ in un’ altra occasione, mentre gli altri parlavano di Pecoriello e ne parlavano male, Augusto non era d’ accordo e lo dava presente ad un’ altra riunione ancora.

Una seconda volta col Cauchi sono stato a Moriano o Ponte a Moriano, dove avemmo un’ ottima accoglienza in una casa molto modesta ad un piano solo da una persona che lavorava e non era tanto giovane. A Roma ricordo che andammo in una birreria di via Merulana e Cauchi si apparto’ con Peppino; io non rimasi impressionato dal Peppino perche’ lo vidi relativamente piccolo e con un impermeabilino e non mi sembro’ un “grande personaggio”. Invece mi accorsi che quella era la prima volta in cui Cauchi trovava uno che gli dava ordini.
Tornando da Roma Cauchi disse che il Peppino aveva promesso soldi perche’ il Peppino aveva contattato sette industriali tra cui alcuni erano simpatizzanti ed un paio non si sapeva perche’ davano soldi. Secondo Cauchi i soldi servivano a due scopi: il primo era per impiantare quella fattoria e poi per usi politici.

In un momento successivo Cauchi mi mostro’ in camera sua una valigetta piena di banconote di grosso taglio riunite in mazzette. Cauchi disse che i soldi venivano da pugliese ed affermo’: “ora si cambia vita”. Una seconda volta vidi Cauchi mettere la valigetta nella bauliera della macchina, ma non so dove andasse. Di viaggi di Cauchi io ne conosco uno ad Ancona, uno a Rimini e uno a Roma in ciascuno dei quali l’ ho accompagnato.
So che andava assai spesso a Milano, da cui tornava entusiasta, ma ci andava solo. nei miei ricordi il viaggio a Roma per incontrare Peppino precede la gita a Villa Collemandina avvenuta per realizzare altre disposizioni ricevute da Peppino.

Sono sicurissimo che nell’ incontro a Roma con Peppino e’ la prima volta che ho visto Augusto con le orecchie abbassate. Quando Franci accompagno’ Augusto a Siena, contro di me il Franci aveva un motivo molto grave. io ancora oggi sono capace di ritrovare il casolare che si trova sull’Alpe di Poti. Una sera tardissimo e pioveva come dio la mandava arrivo’ a Verniana il Franci che avverti’ Cauchi che qualcosa si era bagnato.
Cauchi invei’ e gliene disse di tutti i colori. Il giorno dopo io, Augusto e Franci andammo sull’Alpe di Poti dove raggiungemmo un casolare mezzo diroccato e mezzo coperto.
Il fabbricato era grande ma era un capanno, roba da pastori e comunque non era un abitazione. Augusto accese una pila anche perche’ con tutta quella pioggia si vedeva poco: io vidi che c’ erano per terra due casse di cartone, una era piena di pacchettini di carta verde con dentro roba scura; L’ altra non era piena perche’ c’ era roba distesa per terra come per asciugare. ad Augusto che madonnava perché quell’ imbecille del Franci era venuto proprio a casa, il Franci diceva: ma dove dovevo venire? Augusto disse che si trattava di roba che proveniva da massa dove se l’ erano procurata gia’ da tempo.
Augusto spiego’ che si trattava di roba cava che non aveva molta potenza e che andava compressa o comunque trattata in qualche maniera prima di usarla e se si bagnava non serviva piu’.

Per quanto riguarda i rapporti di Augusto con la Dina, io ricordo che Augusto, per mettersi in contatto con un cileno che studiava alla universita’ di Perugia, faceva una inserzione sul messaggero del tipo: offro un appartamento di Roma in cambio di una casa in campagna. Augusto insomma a Perugia doveva seguire gli studenti cileni che erano contrari a Pinochet e questo in effetti Augusto mi disse di averlo fatto: in cambio di cio’ il cileno gli dette i passaporti. per quanto riguarda l’episodio di Siena, esso e’ vero e lo confermo in tutto, ma io ho avuto anche altre minacce e di queste intendo parlare perche’ spiegano anche i fatti che sono accaduti.

Confermo che molto dopo Siena, una sera a Firenze Augusto in compagnia di un uomo travisato, mi batte’ con la pistola sulle gengive, ma sbaglio’ perche’ mi fece la lista precisa delle cose da dimenticare e cioe’: i soldi, l’ esplosivo, i viaggi in lucchesia, il viaggio a Roma. poi quando fui in carcere a Bologna, fui minacciato da Zani che non solo conosceva sicuramente Cauchi, ma addirittura mi contesto’ di essere stato a Verniana in casa di Cauchi e di certi viaggi che avevo fatto col Cauchi ed altri. io che non avevo mai conosciuto Zani, non ho potuto non chiedergli chi glielo avesse detto. poi mio padre ha una casetta sul Pratomagno, nel paese di san clemente in valle: la nostra e’ la prima casa del paese.
Anni fa io vi andavo piu’ spesso di oggi perche’ li’ conoscevo una ragazza di nome Gori Paola. una sera, ma non so quando, e forse nel1981, ma puo’ essere anche nel 1982, in San Clemente, fui avvicinato da due persone che mi fecero grosse minacce: mi dissero che Franci mi mandava i saluti, che era meglio se mi ricordavo solo i fatti miei che sapevano come mi muovevo e se parlavo mi ammazzavano.
I due avevano un accento romano e li vidi andar via con una macchina che mi sembro’ un maggiolino che loro avevano lasciato vicino al cimiterino che e’ all’ ingresso del paese. richiestomi dal GI io ricordo di essere stato interrogato come teste al dibattimento per l’ Italicus ma in tutta sincerita’ non ricordo affatto se le minacce di san clemente avvennero prima o dopo la mia deposizione all’Italicus.

E’ vero poi come dice il dottor Fasano che nel 1978 io mi presentai in questura perche’ avevo avuto una cartolina che ritenni indirizzatami dal Cauchi. io poi ho in mente una storia che devo dire perche’ ho preso l’ impegno di riferire i fatti di cui sono a conoscenza e la dico anche se non so dove vado a finire col rivelarla in relazione allo esplosivo dell’Alpe di Poti, Augusto disse che se la roba funzionava o meglio per sapere se funzionava, bisognava provarla contro qualcosa di facile come un traliccio.

Non so nulla di Villa Wanda e di Gelli: ricordo peraltro che Augusto sapeva di un industriale ricchissimo che andava e veniva dal Sud America e qui siamo entrati in discorsi di massoneria perche’ Augusto faceva questo industriale un massone. Non ho mai conosciuto Tuti, Malentacchi e Luddi; ho visto Gallastroni un due o tre volte;

So che Franci in quel periodo era messo male con la moglie e aveva una storia con altra donna. da Augusto non ho mai saputo nulla di Padova, mentre lui mi ha sempre parlato di Lucca, Perugia e Milano.

A Rimini sono stato interrogato sulla valigetta contenente le carte bruciacchiate e confermo cio’ che dissi allora. confermo anche che la parte di carte bruciacchiate che contiene miei appunti sul periodo vissuto con Cauchi, fu materialmente scritta da altro detenuto cui la dettavo.

Ripeto che i due fogli dattiloscritti riferentesi al nucleo antiterrorismo non erano di mia proprietà. Questi atti che ho esposto sinora io li ho riordinati da quando sono stato arrestato servendomi anche di una agendina che adesso consegno al GI. Sono fatti veri e contengono quella parte di risposte che non ho dato negli altri interrogatori.

Adr: quando andammo a Villa Collemandina, gia’ ad Arezzo mi disse che andavamo a cercare un posto dove di dovevano riunire personaggi di spicco e perche’ il posto di una precedente riunione non era piu’ sicuro: fra questi personaggi di spicco c’ era sicuramente Graziani clemente, che Cauchi chiamava Lello, mentre sono incerto se ci dovesse essere Massagrande.
Dovevano venire altri ordinovisti, ma quando io gli chiesi chi doveva andare della toscana, Augusto mi rispose: tu non entrare in merito.
Sicuramente era una seconda riunione e ce n’ era stata una precedente che Cauchi mi dette per sicuramente avvenuta perche’ mi disse che in questa altra riunione si doveva cambiare metodo e approfondire di piu’ le cose. ricordo che la mattina dopo il viaggio inutile a Villa Collemandina, da Lucca risalimmo verso Castelnuovo Garfagnana dopo la qual localita’ non ricordo piu’ che strada prendemmo, ma sicuramente rimanemmo sotto Villa Collemandina. il laghetto vicino la casa era a forma di rettangolo e mi dette la impressione di non essere un laghetto naturale. Cauchi dava molta importanza anche alla prima riunione che era gia’ avvenuta oltre che alla seconda riunione che lui stava organizzando.

Adr: prendo atto che il GI mi mostra la piantina topografica allegata al rapporto giudiziario della Digos Firenze del 12.11.84 che oggi si trova a pagina 259 del procedimento nr 302/84 volume I fascicolo 1-4:

Si’ questa e’ la piantina dei luoghi ma sulla stessa non mi so orientare per rintracciare il laghetto.

Prendo altresi’ atto che il GI, prendendolo nel fascicolo 1-3b del volume i del procedimento 302/84 mi mostra una fascicolo fotografico contenente le foto di 25 persone, senza che delle stesse appaiano i nomi. senza il minimo dubbio riconosco nella foto nr 1 la persona che con me e Cauchi venne a Villa Collemandina. questa persona la avevo gia’ riconosciuta un’ altra volta, quando mi fu mostrato l’ album fotografico. esaminate le altre foto dichiaro che ho dubbi sull’avere gia’ visto le persone di cui alle foto nr 2, 6, 13 e 20;

Sicuramente ho gia’ visto le persone di cui alle foto 3, 4 e 5, non ricordo affatto di avere visto le persone di cui alle altre fotografie.

-si da atto che a questo punto richiestone dal GI il dr Fasano produce la scheda, in copia, dalla quale e’ tratta la foto nr 1 scheda che risulta compilata il 05.08.75 e che adesso in copia viene allegata al presente verbale.

Adr: ripeto che la gita a Roma da Peppino molto probabilmente ha preceduto quella di Villa Collemandina.

Adr: non mi sento di dire con sicurezza se l’Alpe di Poti o meglio la gita di alpe di poti avvenne prima dello attentato di Moiano che e’ accaduto il 23.04.74 e su cui il gi non mi interroga perche’ trattasi di processo ancora in corso.

Adr: e’ vero che dopo i fatti di Moiano fummo sentiti tutti dai cc e dopo cominciarono gli attriti tra me e Cauchi che esplosero per la storia dell’ anello e poi culminarono nella storia di Siena.

Adr: man mano che i fatti accadevano io ho capito di cosa si trattava ho capito che il discorso si faceva piu’ peso e mi coinvolgeva e mi sentivo piu’ compromesso ma non mi sono tirato indietro.

Adr: Augusto ando’ alla seconda riunione e cioe’ a quella organizzata lui e ci ando’ solo e quando torno’ disse che bisognava addestrare la gente per usare l’ esplosivo che era semplice prelevare dalle cave. Augusto mi disse che vi era tanta gente inesperta e che bisognava partire da piccoli obiettivi sia per imparare a usar l’esplosivo sia per vedere gli effetti che se ne ricavavano. Augusto parlava di botti o di qualcosa non molto maggiore di una bomba carta.

Adr: quando vidi Franci coinvolto nella storia dello esplosivo dell’alpe di poti, per me fu una cosa improvvisa caduta a ciel sereno perche’ nello ambiente il Franci non si aveva una grande opinione. Gli altri con lo esplosivo non li ho mai visti: se ne parlava Augusto parlava di attentati dimostrativi ma non ha mai parlato di attentati a treni o roba del genere. io ho sempre sospettato che Cauchi facesse parte di due gruppi e non li mettesse in comunicazione fra loro.

– si da atto che il dr Chelazzi si e’ allontanato all’ inizio della verbalizzazione
– a questo punto l’ interrogatorio viene rinviato a data da destinarsi
Lcs

Alla rilettura Brogi precisa che non e’ sicuro in forma tassativa di ritrovare il casolare dell’Alpe di Poti. Inoltre Brogi precisa che non e’ l’ambiente di Franci, ma e’ nello ambiente che il Franci non era gran che considerato.
Lcs

Comunicato riunione “Centro Studi Ordine Nuovo” 18.1.1970

Oggetto
Riunione del 18.1.1970
Collaborazione al “Secolo d’Italia”
Rivista “Ordine Nuovo”

Si è svolta a Roma domenica 18 gennaio U.S. nella sede nazionale in via degli Scipioni 268/a, una “riunione di lavoro” sul tema delle “prospettive” per una riqualificazione ideologica e per un rilancio politico del MSI nonché per un esame delle situazioni locali dopo l’entrata di “Ordine Nuovo” nel MSI.
Erano presenti, oltre ad un folto gruppo di elementi romani, numerosi camerati provenienti da varie province. Rauti ha svolto una lunga e dettagliata relazione sulla situazione creatasi al centro e alla periferia dopo la decisione di “Ordine Nuovo” di entrare nel MSI, ed ha messo in evidenza che, salvo casi sporadici in via di risoluzione, la “prima fase” dell’operazione si è svolta all’insegna della franca collaborazione e del cameratismo tanto che non pochi elementi provenienti da “Ordine Nuovo” hanno potuto assumere incarichi di rilievo in numerose federazioni del partito. Ha poi indicato le linee d’azione da seguire per una riqualificazione ideologica del nostro ambiente e per il suo rilancio politico, mettendo in evidenza la insostituibile funzione che, per il raggiungimento di tali fini può e deve svolgere la nostra azione, intesa come contributo di idee e di formulazioni programmatiche, e che nel prossimo futuro si varrà anche della rivista, la cui ripresa delle pubblicazioni è prevista a brevissima scadenza.
E’ seguito un ampio dibattito, al quale hanno partecipato tra gli altri, i camerati Andriani, Sermonti e Signorelli di Roma, nonché Maggi di Venezia, Spadaro di Siracusa e Simeone di Benevento.
Sono inoltre intervenuti Portolan di Trieste, Stabile di Latina, Arpaja e Bascetta di Napoli, Boratto di Venezia, Perina, Repetti, Valentini, Foti e Colletti di Roma, Paone di Caserta, Petriccione e Tomei di Lucca, Zorzi e Siciliano di Mestre, Bezicheri di Bologna, Reina di Catania, Romano e Malpezzi di Bolzano, Tringali di Teramo, Capotosto di Chieti.
L’esame delle situazioni locali è poi proseguito anche sulla base delle relazioni che, impossibilitati a partecipare, avevano fatto pervenire i camerati Ventura da Padova, Boschi da Forlì, Nurgia da Nuoro, Pighi da Crema, Amato da Agrigento, Zangari da Reggio Calabria, Frisullo da Lecce, Cavanna da Genova, Dionigi da Torino, Soffiati da Verona.
Hanno mandato la loro adesione, scusandosi di non poter essere presenti alla riunione, i camerati Tarchi e Durando da Firenze, Raho di Treviso, Mele e Pedrizzi da Salerno, Venza di Trapani.
Nei colloqui proseguiti nel pomeriggio, sono state impartite le direttive per la soluzione anche dei problemi locali ancora aperti come pure per giungere a precise formulazioni programmatiche, oltre che ideologico-dottrinarie, capaci di fornire solidi supporti ad un generale “rilancio” di tutto il nostro mondo politico, culturale e umano. A questo scopo, si è messo anche a punto un programma di ulteriori contatti da raggiungersi soprattutto attraverso “riunioni di lavoro” da tenersi in sede regionale.

Collaborazione al “Secolo d’Italia”
Nella riunione è stato precisato che è possibile, ed anzi opportuno, che i nostri elementi in grado di farlo, inizino a collaborare al “Secolo d’Italia”, con l’invio di articoli di vario genere e specialmente riservati alla terza pagina. L’invito è esteso, naturalmente, anche ai destinatari della presente. Gli articoli vanno inviati direttamente alla direzione del giornale, rimettendone copia anche a questo centro.

Prenotazione copie rivista
Tutti i camerati cui la presente è indirizzata, abbiano cura di farci pervenire con urgenza l’indicazione del numero delle copie della rivista che prevedono di poter diffondere. Ogni copia della rivista costerà 500 lire: la periodicità prevista è, per ora, bimestrale e la pubblicazione uscirà alternando numeri di 64 e 128 pagine (allo stesso costo).
Per diffusione va intesa, tassativamente, la vendita della rivista. A eventuali invii in omaggio, si provvederà direttamente dal centro, su segnalazioni specifiche e documentate che al riguardo ci pervenissero.

Camerateschi saluti
La Segreteria

Roma, 29.1.1970