“Alla sbarra i killer di Amato” – La Repubblica 07.01.1986

Giusva Fioravanti, la sera del 23 giugno 1980, festeggiò a ostriche e champagne. Poche ore prima il giudice romano Mario Amato, un magistrato impegnato a tempo pieno nelle inchieste sul terrorismo nero, era stato assassinato con un colpo di pistola alla nuca. “Il giudice più odiato dalla destra eversiva” (la definizione è di Fioravanti) era stato tolto di mezzo e per quell’ omicidio Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini e Paolo Signorelli sono stati condannati all’ ergastolo. Oggi comincia a Bologna il processo d’ appello. Tra gli imputati c’ è anche Stefano Soderini, assolto, il 5 aprile di due anni fa, per insufficienza di prove. Il processo di secondo grado non dovrebbe riservare grandi sorprese. Cavallini, Fioravanti e Mambro hanno rivendicato in aula le proprie responsabilità nell’ omicidio. L’ unico che può sperare in una revisione del giudizio è Paolo Signorelli, che si è sempre dichiarato innocente, ma che la sentenza di primo grado ha indicato come l’ ideologo del gruppo e l’ ispiratore dell’ omicidio. Il processo che si apre oggi avrà tuttavia un altro motivo di interesse. I quattro imputati del delitto Amato sono tra i destinatari dei 20 mandati di cattura emessi dai giudici bolognesi per la strage del 2 agosto ‘ 80. Già nel processo di primo grado, Fioravanti, Mambro e Cavallini, utilizzarono le pause dell’ udienza per “chiarire” il loro atteggiamento nei confronti dello stragismo. Dialogarono a lungo con i giornalisti e distribuirono numerosi documenti. Uno di questi, parafrasando il volantino di rivendicazione del delitto Amato, S’ intitolava “Ri-chiarimento”. In quegli stessi giorni, Sergio Calore, uno dei big del pentitismo nero, aveva invitato i “camerati” a dire quello che sapevano sulle stragi. Sembrava insomma che il muro di silenzio stesse per incrinarsi, ma le attese andarono deluse. Nei documenti, i killer dei Nar prendevano le distanze dalle stragi, ma, precisavano, “senza ancun collegamento con altre linee esistenti”. “Sulle stragi – disse la Mambro – non abbiamo fatto e non faremo mai alcuna rivelazione perchè non ne sappiamo nulla”. “Fioravanti – secondo il racconto del pentito – si era dichiarato disponibile a contribuire alla ricostruzione della verità sulle stragi, ma aveva subordinato la decisione ad un incontro con Cavallini e la Mambro in occasione del processo Amato”. Alla fine, evidentemente, prevalse la tesi del silenzio. A distanza di 20 mesi qualcosa però potrebbe essere cambiato.

Paolo Stroppiana – dichiarazioni 28.12.1984

Ho conosciuto Fioravanti Cristiano al carcere di Ivrea e l’ ho poi incontrato nuovamente nel carcere di Paliano.Ho avuto un atteggiamento conflittuale nei suoi confronti poiche’ davo ragione a Sordi Walter che veniva accusato da Cristiano di aver accusato tutti senza risparmiare nessuno.

Cristiano diceva che egli aveva voluto salvare degli amici e che non poteva accusare fino in fondo il fratello Valerio per ragioni di carattere familiare – faceva riferimento ai rapporti con i suoi genitori. Portava ad esempio della efficacia dei suoi tentativi di salvare degli amici, il caso di Bragaglia Giuseppe, assolto per insufficienza di prove nonostante l’ accusa di Sordi Walter, poiche’ egli nel processo non aveva confermato le accuse di Sordi. Lo stesso comportamento Cristiano lo ebbe nella occasione delle rivelazioni degli autori dell’ omicidio Mangiameli. Noi avevamo svolto una inchiesta ed avevamo accertato che Mangiameli, come noi esponenti di “TP” , era stato ammazzato per esclusiva iniziativa di Valerio, poiche’ era venuto al corrente di rapporti “strani” con Signorelli e con gli ambienti a lui facenti capo. In quel periodo vi era una polemica feroce tra “TP” , che si poneva come movimento innovativo spontaneista e di vecchi ambienti facenti capo al Signorelli che noi identificavamo in “Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Lotta di Popolo e Costruiamo l’Azione”. Signorelli non tollerava che un movimento come “TP” si assumesse un ruolo autonomo (…).

Sordi Walter mi disse che in ambienti dei “Nar” aveva raccolto piu’ voci che indicavano Fioravanti Valerio come coinvolto nello omicidio Pecorelli. Nulla so dell’ omicidio Semerari.
Nulla so del rinvenimento della valigia contenente esplosivo sul treno Taranto – Milano il 13.01.81.

Ho gia’ verbalizzato a piu’ giudici di Bologna, l’episodio riferitomi da Cogolli e Zani a proposito dell’ invito rivolto da Fachini a Cogolli di lasciare Bologna, pochi giorni prima della strage per non restare coinvolti negli arresti che sarebbero certamente derivati da cio’ che stava per avvenire.

Commento’ , a questo proposito, la figura di Fachini dicendomi che si trattava di una persona “tipo Signorelli” ed a lui collegata, coinvolta in giri equivoci con la vecchia destra filo – stragista che aveva contatti con i servizi segreti.

Si trattava cioe’ quel tipo di destra contro la quale noi eravamo schierati con decisione.

Letto confermato e sottoscritto.­

Sergio Calore – Estratto sentenza ordinanza G.I. Natoli 09.06.1991

Nato a Tivoli (Roma) l’1.10.1952, ed a tutt’oggi detenuto, Sergio CALORE inizia la sua attività politica nel 1975, allorché, iscrittosi al Circolo “Drieu de la Rochelle” di Tivoli, conosce Paolo SIGNORELLI, professore presso una scuola di quella cittadina.

Si inserisce nei gangli vitali di Ordine Nuovo ove, conosciuto Pierluigi CONCUTELLI, ne percorre le varie fasi politiche seguendolo nei G.A.O. (Gruppi di Azione Ordinovista), sorti dopo l’omicidio del giudice OCCORSIO. Nel febbraio 1977, arrestato CONCUTELLI, prosegue il suo stretto rapporto con Paolo SIGNORELLI, col quale dà vita, verso la fine di quell’anno, al movimento “COSTRUIAMO L’AZIONE”.

Arrestato nella primavera del 1979, nell’ambito dell’inchiesta sul “Movimento Popolare Rivoluzionario”, viene, scarcerato nel novembre di quello stesso anno. Organizza con Bruno MARIANI l’attentato all’avv. ARCANGELI, conclusosi il 17.12.1979 con la morte accidentale, perché frutto di un errore di persona, di Antonio LEANDRI. Viene arrestato in quasi flagranza con gli altri componenti del “commando”.

L’unico che riesce a fuggire è Valerio FIORAVANTI, col quale il CALORE era entrato in “rapporti operativi” da poco tempo. Nel corso della successiva detenzione, si convince ad aprirsi a fattiva collaborazione con l’A.G., fornendo gli elementi indispensabili per la ricostruzione di tanti anni di fatti eversivi, anche omicidiari.
L’attendibilità e correttezza del CALORE è stata già riconosciuta in sede giudiziaria e, particolarmente, nella sentenza della Corte di Assise di Bologna dell’11.7.1988, emessa nel procedimento contro BALLAN Marco più 20 (relativo alla strage del 2.8.1980), la quale – per quanto seguita dalla decisione assolutoria emessa in Appello – non scalfisce tale valutazione, del tutto autonoma rispetto ai temi in questione.

Ivi si osserva che Sergio Calore: “partito da posizione di totale rifiuto di ogni collaborazione e quindi schematicamente classificabile come irriducibile, ha col tempo preso coscienza della necessità di far luce su alcuni episodi non chiariti, tra cui, all’epoca, anche la strage di Bologna, per la quale era stato formalmente incriminato ed è stato, all’esito dell’istruttoria, prosciolto con formula ampia.
Va quindi rimarcato che il movente dell’atteggiamento di collaborazione assunto dal CALORE dev’essere ricondotto alla ricerca della verità in ordine alla strage di Bologna. Tale movente potrebbe farlo apparire, in astratto, interessato.
Ma i fatti hanno provato il contrario: lungi dall’accusare direttamente altri per scagionare se stesso, il CALORE ha invece offerto il suo prezioso contributo per la ricostruzione degli ambienti e delle esperienze eversive che si collocano a monte dell’attentato del 2 agosto, e che ne costituiscono il necessario retroterra conoscitivo.

Peraltro, ripercorrendo, attraverso la lettura dei verbali degli interrogatori resi alle varie autorità giudiziarie, i tempi ed i modi della collaborazione processuale del CALORE, e tenuto conto dell’epoca di entrata in vigore delle norme premiali, è dato constatare come da parte del CALORE non vi sia certo una corsa ai benefici.

Individuo di notevole spessore intellettuale, era il CALORE, significativamente, una delle menti politiche dell’organizzazione di cui ha fatto parte. Portatore di una lunga esperienza all’interno di formazioni eversive, è stato in grado, in virtù di un’intelligenza lucida e di notevole capacità espressiva, di restituire un’immagine plastica delle realtà di cui è stato co-protagonista. Le sue dichiarazioni hanno il pregio della Completezza e della puntualità; ed hanno ricevuto innumerevoli conferme ab externo. Non è stato dato cogliere elementi idonei a dar corpo al sospetto che il CALORE sia stato mosso da volontà di vendetta.

Il fatto che egli abbia riferito sui fatti di cui era a conoscenza, diretta od indiretta, per via della sua collaborazione politica o della sua esperienza carceraria, e che non abbia offerto verità precostituite in ordine alla strage è, in se, garanzia di misura e di assenza di protagonismo.