Aldo Semerari – dichiarazioni 18.12.1980

Preliminarmente l’ imputato dichiara:

– Si e’ vero che ho parlato in carcere a Forli’ con un sottufficiale della Digos il quale si presento’ a me per chiarire o meglio farmi chiarire alcune circostanze di fatto relative alle deposizioni testimoniali del 14 e 17 ottobre us 14.10.1980 e 17.10.1980, teste’ lettemi, io infatti a termine della deposizione testimoniale anzi del confronto con il Vessichelli avevo chiesto al dr persico di parlare riservatamente; di lui l’ iniziativa dell’ ufficio del Pm dopo la mia richiesta di inviarmi un ufficiale di Pg. Questi mi rivolse alcune domande su un certo de felice. A detto ufficiale di Pg io ribadii l’ esistenza di un equivoco tra me e il dr Persico e forse tra me e il Vessichelli, circa Rampelli Massimo e Massimi Mario Marco che prima della pubblicazione dei fatti su lotta continua io non avevo mai sentito parlare.

– chiarisco ancora una volta che quando nell’ agosto ’80 il dr Vessichelli pronunciava il cognome Massimi, io comprendevo Massimo; riferivo cioe’ il nome al Rampelli noto come Massimino. Infatti costui era l’ unico che poteva in qualche modo avermi coinvolto in vicende illecite o meglio antipatiche, avendogli io al suo tempo fatto uno “sgarbo” .

– non ricordo se il mio “sgarbo” nei confronti del Rampelli sia stato precedente o susseguente alla lettera in cui questi mi definiva “camerata” .

– il mio “sgarbo” sarebbe consistito se sgarbo puo’ chiamarsi, nel rifiutare nella seconda perizia di ufficio il ruolo di consulente di parte.

– ricevuta lettera delle succitate deposizioni testimoniali, insisto nell’ escludere nel modo piu’ categorico di aver saputo dal dr Vessichelli la questione relativa alle dichiarazioni rese nell’ aprile dal Massimi al dr Amato; aprile e’ termine verbalizzato dalla sv come riferimento temporale del quale io non sono a conoscenza.

– prendo atto del suo invito a essere preciso e del fatto che la sincerita’ e la precisione possono solo giovare alla mia posizione, ma chiarisco che soltanto nell’ agosto 80 in occasione del colloquio con il dr Vessichelli, ritengo avvenuto il 24 agosto 1980 ebbi conoscenza del nome Massimi, da me erroneamente compreso come Rampelli Massimo.

– Prendo atto che la sv mi domanda da chi e quando io abbia preso conoscenza del contenuto delle dichiarazioni del Massimi, rispondo che del contenuto del rapporto Massimi so soltanto quello che mi e’ stato contestato dal dr Persico. Naturalmente cio’ che Lotta Continua aveva pubblicato. In precedenza, fino al 27 giugno 80 , avevo sentito dire dall’ ambiente degli avvocati di destra di Roma che ero oggetto di una inchiesta del dr Amato su vasta scala, in merito ad associazioni neofasciste; insomma che insieme ad altri ci entravo anch’ io.
Non sono in grado di dire quale avvocato e in quale periodo di tempo mi riferi’ le succitate voci, che non facevano riferimento ad alcun fatto specifico; per la verita’ io non detti peso a queste voci. Quando lessi su Lotta Continua l’ articolo che mi riguardava, segnalatomi dal Signorelli padre, respinsi con sdegno l’ accusa mettendomi a disposizione del magistrato, anche perche’ l’ accusa era assurda essendo io ottimo amico dell’avvocato Arcangeli. Ulteriori elementi sulle dichiarazioni del Massimi le appresi in via giudiziaria dal dr persico quando questi ha proceduto al mio interrogatorio ed al mio esame testimoniale.

– al di la’ delle fonti di conoscenza che ho sopra indicato non vi sono altre fonti dalle quali ricordo di avere appreso elementi relativi alle dichiarazioni del Massimi.

-non lo ricordo e chiedo domande specifiche.

A domanda del pubblico ministero:

– sono ristretto nell’ infermeria, anzi nel centro clinico di Regina Coeli e ho avuto occasione di parlare con altri detenuti della mia vicenda in relazione specificamente alle asserite dichiarazioni del Massimi. Tali conversazioni sono avvenute secondo lo stile carcerario, ovvero gli altri detenuti mi chiedevano ragione della mia attuale detenzione ed io ho accennato con loro solo per quanto contestatomi della dichiarazione accusatoria del Massimi, preciso in questo miei colloqui non ho mai fatto il nome del Massimi, ma ho solo accennato a qualcuno che mi ha accusato ingiustamente. Non sono stato in contatto in questo periodo con detenuti di destra e pertanto non ho colto commento riguardo all’ episodio dell’incontro di Massimi col dr Amato, episodio che la sv mi diceessere avvenuto in regina coeli e da quale il detenuto Massimi avrebbe potuto fare cenno con altri detenuti.

– non vedo piu’ il professore Signorelli paolo dai giorni immediatamente successivi alla sua scarcerazione. Questa avvenne nel ’79 ma non so precisare il mese, che sara’ poi noto all’ ufficio.

Preliminarmente l’ ufficio informa l’ imputato che vi e’ la prova di un suo incontro con Signorelli in data successiva a quella da lui dichiarata, nello studio di un legale romano, e chiede all’ imputato di illustrare fatti e circostanze relative a tale incontro. Il pm invita l’ imputato ad essere chiaro e sincero onde chiarire la sua globale posizione processuale.

– chiedo alla sv prima di fare la dichiarazione che faro’ , disciogliermi dal segreto professionale. In quanto cio’ che diro’ riguarda l’ avvocato Madia gia’ mio paziente. L’ ufficio rende noto all’ imputato che sussistono circostanze di fatto per le quali il segreto professionale non ha ragione alcuna di essere.

– prendo atto di cio’ e dichiaro che dal marzo del ’79 ho in cura l’ avvocato Madia Nicola di Roma che soffre di artereosclerosi cerebrale seguita ad una eniplegia. Da qui una grave sindrome depressiva per la quale e’ stato opportuno il mio intervento professionale, al quale si affianco’ anche quello del professore Bazzi. Il Madia prese l’ abitudine di telefonarmi continuamente in studio e a casa, tanto e’ vero che la cosa comincio’ ad essere molto molesta; in data che non so ricordare venni raggiunto all’ Hotel Royal di Napoli da una telefonata di mia moglie, che mi informava del desiderio di Madia di contattarmi “per una questione di vita o di morte” . Io richiamai Madia e gli chiese cosa mai ancora gli fosse successo; Lui mi disse che si trattava di una questione che mi riguardava ed aveva per oggetto l’ avvocato Arcangeli; io gli risposi che a me non me ne importava niente e che si trattava di una grossa sciocchezza. Il Madia insistette e mi disse che ci saremmo visti nel suo studio, anzi a casa sua appena a Roma.

– io respinsi con fastidio la drammattizzazione del Madia circa il tentato omicidio Arcangeli, non perche’ gia’ fossi a conoscenza di voci che mi collegavano in un qualche modo a tale vicenda, ma perche’ non vedevo alcun collegamento tra questo fatto e me, tanto e’ vero che gli dissi “Nicola non mi interessa proprio, e’ una questione che mi fa ridere” . Cio’ anche perche’ conoscevo la personalita’ apprensiva, anzi patologica di chi mi telefonava.

– non ebbi la sensazione che il Madia si rivolgesse a me per affidarmi un qualche incarico peritale o di consulenza nell’ambito del procedimento relativo all’ omicidio Leandri, ovvero il mancato omicidio Arcangeli.

– andai a casa del Madia ritornando a Roma, e lui voleva farmi incontrare il Signorelli e Caroleo ma l’ incontro non avvenne, perche’ io me ne andai via subito, prima che il Signorelli arrivasse.

– quando andai dal Madia lo visitai come al solito e lui mi informo’ che la magistratura romana indagava su di me e sul Signorelli in ordine la mancato omicidio Arcangeli. Io ribadii che la cosa non mi riguardava e me ne andai perche’ l’ argomento che si sarebbe dovuto trattare con il preannunciato arrivo del Signorelli e del Caroleo non mi riguardava, e non volevo avere ulteriori rapporti col Signorelli. Non mi ricordo se uscendo abbia incontrato il Caroleo, che credevo fosse ancora nello studio di Madia come collaboratore.

– Il Madia non mi fece cenno da eventuali fonti che avessero posto la magistratura sulla “pista Semerari-Signorelli” in merito all’ omicidio, al tentato omicidio Arcangeli. Io ritenni che “questa storia” fosse enfatizzata dalla mente alterata dell’ avvocato Madia.

L’ ufficio contesta all’ imputato la sua presenza alla riunione presso l’ avvocato Madia con la presenza del Signorelli e dei due legali Grimaldi Caroleo e De Nardellis; contesta la circostanza che esso Semerari udi’ la relazione del De Nardellis e partecipo’ alla discussione circa l’ opportunita’ o meno di presentare denuncia nei confronti del dr Amato. Vengono quindi contestate in particolare interrogatori formali del Grimaldi Caroleo e del De Nardellis dai quali si evince:
A) che esse Semerari era gia’ a conoscenza del contenuto delle dichiarazioni del Massimi perlomeno in linea generale.

B) che assistette alla riunione che si protrasse quanto meno fino al congedo degli avvocati Caroleo e De Nardellis. Si da lettura allo imputato del contenuto dell’ interrogatorio formale del Caroleo Grimaldi, precisamente a foglio 4 e De Nardellis del 15 dicembre al foglio 2.

– io ritengo che ci sia una vera e propria cospirazione contro di me. Io non ho partecipato a questa riunione. Il fatto non si e’ verificato, nel senso che io non c’ ero. E quindi non so spiegare in altro modo le dichiarazioni del De Nardellis e del Caroleo Grimaldi. Per quanto riguarda le dichiarazioni rese da Madia in ordine alla mia pretesa conoscenza in data anteriore al 12.05.80 del tenore e del nome dell’ autore delle dichiarazioni accusatorie riguardo al mancato omicidio Arcangeli, ribadisco che io nulla sapevo di preciso al di la’ delle voci di cui sopra, prima del 27.06.80 data in cui comparve l’ articolo di Lotta Continua.

-Naturalmente tutto cio’ salvo quanto avevo appreso dal Madia nel corso della visita, seguita alla telefonata a napoli, che riguardava un mio energico coinvolgimento nel mancato omicidio Arcangeli. Trovo strano che Madia asserisca di aver saputo da me il contenuto del rapporto Massimi, quando fu lui a farmi la telefonata a napoli. E’ quindi illogico asserire che io abbia diffuso un segreto di cui fosso venuto a conoscenza, cosa che nego.

– escludo di aver saputo dal Signorelli prima del 27 giugno 1980 notizie sul caso Massimi. Escludo comunque di aver saputo dal dr Vessichelli alcunche’ circa le dichiarazioni del Massimi e respingo l’ addebito che mi e’ contestato.

– escludo che il 791223 il Signorelli si sia recato presso la mia abitazione in Roma, in quanto io ero assente, ma posso, avendolo chiesto a mio figlio Wolfango, rendere tale dichiarazione, escludo altresi’ che sia venuto in campagna. Per quanto riguarda il rinvenimento di una mia agenda contenente il nome Femia, ribadisco quanto ho dichiarato al dr Destro, cioe’ che non si tratta del coimputato Femia che figura nel procedimento 344, bensi’ di un omonimo, imputato di detenzione e spaccio di droga all’ epoca detenuto presso le carceri di Viterbo, ove io lo visitai ben due volte.

L’ imputato fa istanza che il visto di censura sulla corrispondenza a lui diretta o da lui spedita venga apposto dalla autorita’ giudiziaria di roma, in quanto altrimenti diventa impossibile mantenere rapporti epistolari.

Letto confermato e sottoscritto.

“Alla sbarra i killer di Amato” – La Repubblica 07.01.1986

Giusva Fioravanti, la sera del 23 giugno 1980, festeggiò a ostriche e champagne. Poche ore prima il giudice romano Mario Amato, un magistrato impegnato a tempo pieno nelle inchieste sul terrorismo nero, era stato assassinato con un colpo di pistola alla nuca. “Il giudice più odiato dalla destra eversiva” (la definizione è di Fioravanti) era stato tolto di mezzo e per quell’ omicidio Giusva Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini e Paolo Signorelli sono stati condannati all’ ergastolo. Oggi comincia a Bologna il processo d’ appello. Tra gli imputati c’ è anche Stefano Soderini, assolto, il 5 aprile di due anni fa, per insufficienza di prove. Il processo di secondo grado non dovrebbe riservare grandi sorprese. Cavallini, Fioravanti e Mambro hanno rivendicato in aula le proprie responsabilità nell’ omicidio. L’ unico che può sperare in una revisione del giudizio è Paolo Signorelli, che si è sempre dichiarato innocente, ma che la sentenza di primo grado ha indicato come l’ ideologo del gruppo e l’ ispiratore dell’ omicidio. Il processo che si apre oggi avrà tuttavia un altro motivo di interesse. I quattro imputati del delitto Amato sono tra i destinatari dei 20 mandati di cattura emessi dai giudici bolognesi per la strage del 2 agosto ‘ 80. Già nel processo di primo grado, Fioravanti, Mambro e Cavallini, utilizzarono le pause dell’ udienza per “chiarire” il loro atteggiamento nei confronti dello stragismo. Dialogarono a lungo con i giornalisti e distribuirono numerosi documenti. Uno di questi, parafrasando il volantino di rivendicazione del delitto Amato, S’ intitolava “Ri-chiarimento”. In quegli stessi giorni, Sergio Calore, uno dei big del pentitismo nero, aveva invitato i “camerati” a dire quello che sapevano sulle stragi. Sembrava insomma che il muro di silenzio stesse per incrinarsi, ma le attese andarono deluse. Nei documenti, i killer dei Nar prendevano le distanze dalle stragi, ma, precisavano, “senza ancun collegamento con altre linee esistenti”. “Sulle stragi – disse la Mambro – non abbiamo fatto e non faremo mai alcuna rivelazione perchè non ne sappiamo nulla”. “Fioravanti – secondo il racconto del pentito – si era dichiarato disponibile a contribuire alla ricostruzione della verità sulle stragi, ma aveva subordinato la decisione ad un incontro con Cavallini e la Mambro in occasione del processo Amato”. Alla fine, evidentemente, prevalse la tesi del silenzio. A distanza di 20 mesi qualcosa però potrebbe essere cambiato.

Paolo Stroppiana – dichiarazioni 28.12.1984

Ho conosciuto Fioravanti Cristiano al carcere di Ivrea e l’ ho poi incontrato nuovamente nel carcere di Paliano.Ho avuto un atteggiamento conflittuale nei suoi confronti poiche’ davo ragione a Sordi Walter che veniva accusato da Cristiano di aver accusato tutti senza risparmiare nessuno.

Cristiano diceva che egli aveva voluto salvare degli amici e che non poteva accusare fino in fondo il fratello Valerio per ragioni di carattere familiare – faceva riferimento ai rapporti con i suoi genitori. Portava ad esempio della efficacia dei suoi tentativi di salvare degli amici, il caso di Bragaglia Giuseppe, assolto per insufficienza di prove nonostante l’ accusa di Sordi Walter, poiche’ egli nel processo non aveva confermato le accuse di Sordi. Lo stesso comportamento Cristiano lo ebbe nella occasione delle rivelazioni degli autori dell’ omicidio Mangiameli. Noi avevamo svolto una inchiesta ed avevamo accertato che Mangiameli, come noi esponenti di “TP” , era stato ammazzato per esclusiva iniziativa di Valerio, poiche’ era venuto al corrente di rapporti “strani” con Signorelli e con gli ambienti a lui facenti capo. In quel periodo vi era una polemica feroce tra “TP” , che si poneva come movimento innovativo spontaneista e di vecchi ambienti facenti capo al Signorelli che noi identificavamo in “Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Lotta di Popolo e Costruiamo l’Azione”. Signorelli non tollerava che un movimento come “TP” si assumesse un ruolo autonomo (…).

Sordi Walter mi disse che in ambienti dei “Nar” aveva raccolto piu’ voci che indicavano Fioravanti Valerio come coinvolto nello omicidio Pecorelli. Nulla so dell’ omicidio Semerari.
Nulla so del rinvenimento della valigia contenente esplosivo sul treno Taranto – Milano il 13.01.81.

Ho gia’ verbalizzato a piu’ giudici di Bologna, l’episodio riferitomi da Cogolli e Zani a proposito dell’ invito rivolto da Fachini a Cogolli di lasciare Bologna, pochi giorni prima della strage per non restare coinvolti negli arresti che sarebbero certamente derivati da cio’ che stava per avvenire.

Commento’ , a questo proposito, la figura di Fachini dicendomi che si trattava di una persona “tipo Signorelli” ed a lui collegata, coinvolta in giri equivoci con la vecchia destra filo – stragista che aveva contatti con i servizi segreti.

Si trattava cioe’ quel tipo di destra contro la quale noi eravamo schierati con decisione.

Letto confermato e sottoscritto.­