“A Trieste il punto di incontro fra gli ustascia e i fascisti” – L’Unità 21.08.1972

“Noi non colpiremo i figli onesti del popolo croato, ma non avremo pietà, liquidandoli ad uno ad uno, per gli scherani di Tito, i serbocomunisti traditori. Crediamo in Dio e nel futuro della Croazia. Morte alla Jugoslavia ». Ecco un esempio di prosa delirante, tratta dal volantino lanciato giorni orsono nel centro di Trieste da alcune automobili. Vi è qui un’aperta minaccia contro la vita dei cittadini croati fedeli al socialismo, vi è un incitamento a combattere un Paese vicino.

Questi sono gli « ustascia», i fascisti croati, membri del movimento creato nell’anteguerra dal “poglavnik” (duce) Ante Pavelic con l’aiuto finanziario e materiale del fascismo Italiano. Fu in Italia che si addestrarono gli ufficiali dell’esercito che gli ustascia avrebbero crealo nell’estate del 1941, dopo che la Jugoslavia monarchica venne divisa fra gli eserciti italiano, tedesco, ungherese e bulgaro. Sulle rovine delle città bombardate dai tedeschi sorse lo “Stato croato” degli ustascia (in croato: insorti). A Jasenovac, nelle paludi ad ovest di Zagabria, furono costruite le baracche di un campo di concentramento e di sterminio. I boia erano gli stessi ustascia, aizzati dai loro capi contro la popolazione serbo-ortodossa e naturalmente, contro il possente movimento di resistenza antifascista. Qui, tra le paludi di Jasenovac, ancor oggi, a distanza di 27 anni dalla vittoria e dalla Liberazione, opera una commissione il cui compito è di accertare il numero e l’identità delle vittime della ferocia nazifascista. Ottocentomila sono, secondo alcuni dati, i corpi orrendamente deturpati, finora estratti dalle paludi e dalle fosse comuni. Questa banda di criminali e di collaborazionisti trovò, nell’immediato dopoguerra, scampo in Italia e in Germania.

Il movimento ustascia si ricostituì all’estero, nell’emigrazione, specie in Germania, Svezia, Austria, Canada, Australia e USA, con il compiacente aiuto dei servizi segreti occidentali, e della CIA in modo particolare. Erano gli anni della guerra fredda. La Repubblica federale tedesca rifiutava di pagare alla Jugolavia socialista le riparazioni di guerra e conduceva, nei suoi confronti, una politica di aperta ostilità. Non a caso, dunque, nuovo “capo” degli ustascia diventa il dott. Branko Jelic, medico dentista, ex agente della Gestapo tra le due guerre e dell’Intelligence Service negli anni della guerra fredda, morto due mesi fa a Berlino Ovest. Chi era Jelic? Un capo fascista, senz’ombra di dubbio. Organizzatore di orrendi misfatti, in cui perirono molte persone, in gran parte cittadini jugoslavi. Ma anche uomo dalle alte amicizie, specie nella DC tedesca. Egli era, infatti, un protetto dell’ex ministro dello Difesa tedesco e capo dell’ala bavarese della CDU-CSU, Franz Josef Strauss.

Una serie di attentati, assassinii e altre azioni terroristiche segnarono, un anno fa una svolta nella politica di questo movimento. Vennero elaborati piani di sovversione interna ed esterna. Il proposito dichiarato degli ustascia era di lacerare lo Stato jugoslavo, un proposito che faceva comodo anche a determinati ambienti oltranzisti della NATO.

Intanto in Svezia un gruppo di ustascia assassinava l’ambasciatore iugoslavo Rolovic. Aveva inizio l’attuazione di un piano criminale che sarebbe culminato con l’invio di un commando di 19 terroristi nell’interno della Jugoslavia, un mese fa. La Svezia, la RFT, l’Austria sono i Paesi europei che danno agli ustascia un’ospitalità aperta e incondizionata, considerandoli semplicemente una “associazione di nazionalisti”.

Uno dei centri di addestramento si trova in Baviera, e notizie attendibili dicono che sia stato frequentato anche da fascisti italiani di « Avanguardia nazionale » ed «Europa civiltà». Ma il centro principale di addestramento militare, la vera e propria scuola di guerriglia e antiguerriglia si trova a Melbourne, in Australia. Qui, in un bosco vicino ad una piantagione, la CIA addestra all’uso delle armi più moderne i terroristi da inviare in Europa. Circa la dotazione di armi e munizioni ai gruppi di terroristi, può bastare la sintetica documentazione pubblicata in Jugoslavia dopo la completa liquidazione del commando braccato in Bosnia e in Croazia dalla milizia popolare e dalla popolazione infuriata. Fucili mitragliatori, plastico, matite incendiarie, pugnali in quantità, una radio ricetrasmittente ad altissima precisione e con un raggio d’azione di 1200 chilometri.

Con chi comunicava il commando terrorista liquidato in Bosnia? Da dove riceveva ordini? Dalla Grecia? Dall’Italia? Da Trieste? I precedenti sono illuminanti. Partì da Trieste l’assassino del re Alessandro di Jugoslavia a Marsiglia, mezzo secolo fa. Gli indizi di una stretta collaborazione tra fascisti triestini e ustascia vennero denunciati qualche mese fa, quando si diffuse la voce di un incontro « al vertice » tra ustascia e fascisti italiani, avvenuto appunto a Trieste nel febbraio scorso. Ma se ne era avuto sentore già prima, nell’estate del 1968 due terroristi croati furono dilaniati da un’esplosione in via Boccaccio a Trieste. Un innesco sbagliato. Stavano preparando un attentato contro il consolato jugoslavo sito nelle vicinanze.

Un anno fa un violento incendio devastò l’abitazione del console jugoslavo Drago Zvab. La figlia Vlasta, sola in casa, ricorda un’esplosione, un bagliore e le fiamme dell’incendio levarsi nella stanza. Le cause dell’incendio non sono mai state appurate. E’ comunque assai strano l’atteggiamento delle autorità di polizia nella città giuliana. Quando esplose l’automobile in via Boccaccio venne fermato un gruppo di fascisti croati, provenienti dalla Francia. Tra loro c’era un certo Damjanovic, conosciuto dall’Interpol e dalle polizie di mezz’Europa come uno dei capi dell’ala paramilitare e terroristica del movimento. Invece di fermarlo e interrogarlo per accertare le sue responsabilità, la polizia lo fece espatriare con foglio di via. Circa i volantini di qualche giorno fa, la polizia dice di non saperne niente. La notizia l’hanno appresa dal nostro giornale… Trieste significa molto per i terroristi ustascia. L’aveva detto lo stesso Jelic, durante una riunione in Australia, riferita da uno dei periodici del movimento: essi hanno bisogno di una « base » ai confini della Jugoslavia. E’ interessante, in questo quadro, riferire una delle ipotesi riguardanti il rinvenimento dell’arsenale di armi ed esplosivi in una grotta carsica vicino ad Aurisina. Le armi, è ormai chiaro, appartenevano al gruppo di Freda e Ventura e furono rivelate da una “soffiata” del procuratore legale triestino, loro amico, Gabriele Forziati.

Ma c’è un punto oscuro nella vicenda, e riguarda l’ubicazione della grotta in cui fu rinvenuto l’esplosivo. La « soffiata » di Forziati avvenne in gennaio, forse agli inizi di febbraio. Furono fatte delle perlustrazioni nella zona indicata, ma senza esito. Agli ultimi di febbraio, invece, dei bambini rinvennero l’arsenale in una buca profonda qualche metro, e certamente inadatta allo scopo di custodire armi, per di più distante appena un centinaio di metri dalla caserma dei carabinieri di Aurisina, e altrettanti dalla stazione ferroviaria e dal bivio attraverso il quale passano i treni che da tutti i Paesi dell’Europa occidentale si dirigono in Jugoslavia e nei Balcani. E’ il periodo dell’incontro tra fascisti triestini e ustascia. Qualche giorno dopo, su un treno in corsa tra le stazioni di Zidani Most e Zagabria, esplode un ordigno. La stessa tecnica degli attentati dell’agosto 1969.

Questi elementi fanno presumere che i fascisti abbiano deciso di “passare” l’arsenale di esplosivi ad alto potenziale agli ustascia. Essendo stato « denunciato », l’arsenale era ormai inservibile. Prima o poi sarebbe stato scoperto. Non a caso i carabinieri parlavano, in quei giorni, di « perlustrazioni a scacchiera » sul Carso di Aurisina. A qualcuno la terra bruciava sotto i piedi e, forse i “camerati” croati avrebbero potuto trarlo d’impaccio. Poi, per una strana coincidenza, l’arsenale viene scoperto, e Forziati, il fascista legato a Freda che aveva “cantato” sparisce nel nulla, poco prima di venir interrogato dal giudice Stiz.

Ora gli ustascia si sono rifatti vivi a Trieste con un disgustoso “proclama” che tenta malamente di mascherare la cocente delusione per il completo fallimento della missione del commando inviato in Bosnia allo sbaraglio. Il livore dei volantini promette vendette feroci, minaccia i comunisti croati, annuncia future azioni terroristiche. Tutto ciò a Trieste, dove sembra si stia tentando ora di creare un «centro di smistamento e reclutamento», tra profughi e sbandati. Si dice che le fila della trama passino attraverso alcuni grandi magazzini frequentati da clienti jugoslavi; alcuni approcci furono tentati, qualche tempo fa, da un prete croato che cercò di avere l’appoggio della comunità serbo-ortodossa di Trieste. La situazione — a causa della colpevole inerzia delle autorità — è tutt’altro che tranquilla. L’attività dei fascisti, di tutte le nazionalità, turba i rapporti cordiali e amichevoli tra popoli e Paesi vicini. Che cosa fa, invece, il governo? E il ministero degli Interni? L’attività delle bande fasciste i documentata è nota. Ne ha parlalo, diffusamente anche un settimanale triestino legalo alla segreteria della DC. Bisogna stroncare ogni velleità eversiva di questi centri dl terrorismo, sia nazionale che a dimensioni europee.

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Dichiarazioni Maurizio Tramonte 27.05.2010 – parte I

DOMANDA – Tramonte ci spieghi un attimo per iniziare quali sono sedi le sedi dove lei ha vissuto negli anni della gioventù fino al trasferimento a Matera? Lei nasce a Campo San Piero, dove vivete con la famiglia, dove vive?

RISPOSTA – Sono nato a Campo San Piero mi sono trasferito, cioè si è trasferito mio padre che io avevo un anno a Lozzo Atestino.

DOMANDA – Quindi a Lozzo Atestino da subito?

RISPOSTA – E’ la mia, diciamo terra d’origine. E ho sempre abitato lì fino al 1974. Il 1974 mi trasferisco a Milano. Cioè mi trasferisco con il lavoro 1973, 1974 però torno a casa i venerdì. Mia moglie abita, ero già sposato, e mia moglie abita a Lozzo Atestino.

DOMANDA – Lei si sposa nel 1974?

RISPOSTA – Io mi sposo a febbraio del 1974.

DOMANDA – Quindi Milano è dopo il matrimonio o è prima?

RISPOSTA – Dopo il matrimonio, penso ottobre del 1974. Rimango a Milano fino a giugno del 1975. Conoscevo già Giovanni Bettanin che aveva una fabbrica di attrezzature industriali e con la sua conoscenza mi trasferisco a Matera a settembre del 1975. Sto 5 mesi diciamo lavoro nero, perché mi iscrivo alla Camera di Commercio a gennaio del 1976. Quindi lavoro, mi pagano però fatturo tutto nel 1976.

DOMANDA – Le scuole lei le fa a Lozzo, le elementari e le medie?

RISPOSTA – Elementari media unificata a Lozzo. Un anno di istituto per geometri a Este dopo il diploma di terza media. Poi mi trasferisco a Padova all’istituto tecnico Agrario Duca degli Abruzzi dove mi diplomo.

DOMANDA – Faceva avanti e indietro da casa o ha preso l’appartamento a Padova?

RISPOSTA – No. Io facevo avanti e indietro da Padova. C’erano due pullman che partivano. Partivo alle sei e mezza e rientrava a volte alle due e se avevo lezioni il pomeriggio, perché l’agrario fa lezioni nel pomeriggio, rientravo la sera. Questo per i primi anni. Quando muore mio padre nel 1971, comincio a lavorare anche. Vendo prodotti per dentisti. Cioè vado a scuola però faccio anche il rappresentante in proprio al nero. Vendo specilli, punte per trapano, pasta per le impronte. E quindi vado a scuola in macchina e poi dopo vado al lavoro. E quando dal 1971..

DOMANDA – Dopo che suo padre è morto insomma?

RISPOSTA – Prima andavo con il pullman.

DOMANDA – Quindi l’ultimo anno di liceo diciamo, di medie superiori?

RISPOSTA – Gli ultimi due anni. Perché il 1971, 1972, e 1973 perché mi diplomo a giugno del 1973.

DOMANDA – Poi lei si è iscritto all’università?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A Parma?

RISPOSTA – Sì, mi ero iscritto all’università di Parma perché essendo orfano di veterinario era mantenuto agli studi dall’O di Perugia che è un organo di assistenza di medici. E anche per evitare il militare. Quindi mi iscrivo a Parma. Mi viene assegnato anche un alloggio nella casa dello studente che divido con certo Gianni Rufin che è del mio paese.

DOMANDA – Ruffini?

RISPOSTA – Rufin. Vado là, do due esami in realtà. Due esami o tre. Perché lavoro già prima a Noventa Vicentina, poi a Padova e poi… Cioè lavoravo già insomma. Quindi non è che frequento molto, sarò state tre o quattro volte per fare gli esami.

DOMANDA – Quindi non ha mai vissuto a Parma?

RISPOSTA – Io avevo questa stanza insieme con Gianni Rufin. Arrivavo quando c’erano gli esami, cinque giorni prima.

Studiavo, facevo l’esame e me ne andavo.

DOMANDA – Questo per il paio di esami che ha fatto?

RISPOSTA – Sì, sì, precisamente.

DOMANDA – Da un punto di vista di attività politica, d’interessi politici, cosa ci può dire? Quando nasce il problema?

RISPOSTA – Io da quando ricordo sono stato di destra.

DOMANDA – Quando ha cominciato a interessarsi di politica?

RISPOSTA – Io penso, io vengo da un paesetto 3000 abitanti. E frequentavo sempre e comunque già con le superiori a Este e lì è una zona di influenza forte democristiana perché in quel…

DOMANDA – Quindi le superiori abbiamo detto che le fa?

RISPOSTA – Il primo anno a Este.

DOMANDA – Il primo anno a Este e poi gli altri…?

RISPOSTA – Istituto tecnico per geometri vescovile. Era una zona politicamente molto influenzata dalla D.C. Avevamo in zona interessi forti Rumor, Bisaglia, Rumor era di Vicenza, Bisaglia che era di Rovigo, un certo Luigi Guli e un certo Carlo Fracanzani che erano tutti di calibro della D.C. di allora. Fracanzani era amico, mi ricordo della corrente di Donat Cattin. Infatti, veniva chiamato il Conte Rosso per le sue idee politiche. E quindi nelle discussioni che facevamo che sentivo nei bar c’era clientelismo a morire. Cioè non c’era un posto comunale, bancario, Genio Civile, ospedali, erano tutti in mano loro. E da questa contestazione che avevo nei confronti di questo potere e anche per dei valori che io avevo e che riconoscevo e erano difesi del Movimento Sociale Italiano, mi sono iscritto alla Giovane Italia.

DOMANDA – In che anno?

RISPOSTA – Io penso che avevo sedici anni, quindici anni.

DOMANDA – La Giovane Italia aveva una sua sede dove?

RISPOSTA – Giovane Italia aveva la sede nelle sezioni. Non c’erano sedi distaccate.

DOMANDA – Quindi Padova?

RISPOSTA – Allora a Lozzo avevamo una sezione e che era anche la Giovane Italia, io a Este.

DOMANDA – Giovane Italia quindi ogni sezione aveva la sua parte giovanile?

RISPOSTA – Parte giovanile. Io frequentavo quella di Lozzo era sempre chiusa, era più di prestigio diciamo, che frequentavo era quella di Este. Cioè io al settanta per cento della mia attività politica l’ho fatta nel mandamento di Este che comprendeva il mio paese Este, Monselice, Montagnana e Noventa Vicentina in provincia di Vicenza. Questo era il cinquanta, sessanta, settantamila abitanti in giro quei paesetti.

DOMANDA – Questo a partire dai quindici, sedici anni?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi lei è del 1952, 1967, 1968, una cosa così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A fare data da…?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi prevalentemente sull’area di Este che era la sede più vicina, visto che quella di Lozzo era praticamente più chiusa che aperta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che tipo di attività, ha svolto lei all’interno di questo contesto Giovane Italia e fino a che momento?

RISPOSTA – Allora tutti gli iscritti dal segretario all’ultimo degli iscritti l’attività, non avevamo consiglio di amministrazione, enti etc. Cioè si faceva politica di opposizione. Quindi tutti era volantinaggio, quando c’erano motivi d’interesse, affissione di manifesti molto concentrato nella campagna elettorale ma anche… E questo era il lavoro principe. Anche perché era pericoloso in quegli anni quel tipo di lavoro. E poi testimonianza nei luoghi che si frequentava più bar, cioè non c’erano centri di aggregazione giovanile. Erano i bar insomma i posti di ritrovo. Quindi testimonianza in quei posti.

DOMANDA – Questi bar di Este, di Lozzo, di Padova, di dove?

RISPOSTA – Ce ne erano due bar a Lozzo. A Este ce ne erano molti, noi frequentavamo due bar del centro. Bar Roma e un bar di fronte che si chiamava Schizzarotto se si chiama penso.

DOMANDA – La frequentazione con Padova è successiva rispetto a quegli anni?

RISPOSTA – La frequentazione di Padova è molto durante le campagne elettorali e è sempre stata così comunque. Nel 1973 il partito vive delle tensioni interne. Quindi ci sono molte riunioni, molti motivi di ritrovarsi in federazione.

DOMANDA – Quindi Padova, federazione dove intende?

RISPOSTA – Federazione di Padova. Quindi via Zabarella. Quindi il 1973 e inizio del 1974 c’è molta frequentazione con Padova per i motivi dei contrasti interni che avevano i grandi. Cioè che avevano persone che avevano quaranta anni, quarantacinque. Cioè noi a livello di giovani non abbiamo mai avuto discussioni. C’era una leadership riconosciuta fra giovani che era Munari Giorgio, c’era un certo Danieli Marinoni e si faceva d’amore e d’accordo tutto. Non c’era…

DOMANDA – Tornando alla fase iniziale dei suoi interessi politici, a livello locale, quindi Lozzo, Este, poi anche Padova, quali erano le figure all’interno del partito di maggior rilievo?

RISPOSTA – Il mio paese c’era Zanchetta Ariosto, poi lì in paese di ragazzi c’era…

DOMANDA – Lui era proprio il responsabile locale?

RISPOSTA – Il responsabile. E’ una persona che si fa volere bene, è una persona che aveva molto tempo libero, era una persona che si dava al sociale perché aiutava persone, e era un buon organizzatore. Diciamo che anche a Este c’era un politico riconosciuto e rispettato.

DOMANDA – Chi era, come si chiamava?

RISPOSTA – Ali Cugliana, era un professore penso delle superiori. Era lui il segretario politico. Ariosto pur non avendo carica era il segretario organizzativo, era il polo l’accentratore di noi giovani e anche di non giovani.

DOMANDA – A Lozzo in quanti ragazzi eravate a frequentare?

RISPOSTA – Allora a Lozzo penso, che per dire di voti c’erano ottocento voti, noi ne avevamo cento. Di gente che veniva con noi delle manifestazioni che si interessava c’erano i fratelli Parolo, uno è mio cognato e l’altro è cognato di mia sorella. Roberto e Giuliano, più Giuliano che Roberto. Un certo Zoia Antonio e Zotto Maurizio che avevano la stessa età. C’ero io, Fiorenzo, questi i nomi che mi ricordo. C’era Edda Zanchetta, la moglie di Ariosto che era…

DOMANDA – Anche lei faceva politica?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Con gli Zanchetta c’è stata una frequentazione limitata a un discorso di impegno politico o anche di natura interpersonale?

RISPOSTA – Allora, con una certa parte di sia a Lozzo e sia a Este, ci trovavamo anche al di là della politica. Cioè io adesso per esempio a Este mi ricordo, oltre a noi, mi ricordo Benardetta Barbetta, Luciana Tommasin, una certa Marina, una Simonetta Piva, Marcello Spigolon, insomma avevamo frequentazioni. Per esempio le ragazze avevano fidanzati che non erano camerati. E ci si vedeva comunque con i loro fidanzati, si andava in discoteca, si andava a mangiare. Al di là della politica. E quindi sia con Zanchetta, sia con Giuliano Palolo, sia con Maurizio Zotto, Zoia Antonio, insomma i nomi che mi ricordo me li ricordo perché ci vedevamo sia per motivi politici, ma era molto anche per vita sociale nostra.

DOMANDA – A Este lo stesso discorso invece quali erano le figure politiche a livello di partito?

RISPOSTA – A Este c’era Italia Gugliana, c’era Arnaldo Coin, Benito Rocca, un certo Depoli, un certo Rosa, i papà Boselli e i figli Boselli, il papà ha l’età di Ariosto i figli l’età mia. Insomma a Este ce ne erano tanti, però io condividevo il tempo e ho un ricordo oggi con questi. Perché tenga presente che a Este saremmo stati più di cento. Cioè era più grosso forse a Este che Padova a livello giovanile.

DOMANDA – Parlava prima di contrasti all’interno a livello di partito, poi approfondiremo ma volevo capire su che posizioni rispetto al Movimento Sociale Italiano e all’interno dell’M.S.I si ponevano le sezioni di Este e di Lozzo?

RISPOSTA – Allora noi avevamo come riferimento l’onorevole Franchi che era vicino a Almirante. Io Franchi l’ho sentito anche negli anni Novanta, 1995 quando è stato del CSM. Avevamo anche Lucci che era contrario a Franchi.

DOMANDA – Lucci era a Padova?

RISPOSTA – Lionello Lucci, sì. E in campagna elettorale la circoscrizione era Rovigo, Padova, Vicenza, noi portavamo Franchi e Lucci se fosse scattato il secondo deputato. Quindi per me che ero un ragazzo così era per me, Lucci era in seconda battuta, Franchi era in prima. All’interno del partito i discorsi erano ben diversi perché c’era molto più contrasto di linea. Parlo di partito Padova non Roma. Avevamo anche delle figure che per me erano strane, cioè Zagolin io me lo ricordo che era della provincia di Padova. Me lo ricordo in quel periodo. Avevamo Fachini che io me lo ricordo molto bene.

DOMANDA – Non ho capito il contrasto, diceva non Roma Padova?

RISPOSTA – Cioè in federazione, Roma aveva una sua idea di come gestire la politica locale e c’era tramandata da Franchi o da Almirante. Perché Almirante in quel periodo è dovuto venire un paio di volte a Padova. Infatti, quando dopo si ricompone, perché a un certo momento rifiutiamo di iscriverci al partito.

DOMANDA – Quindi brevemente, il conflitto o comunque la contrapposizione?

RISPOSTA – Era tra, noi avevamo un bel segretario a Padova che era Tonin. Tonin era della provincia di Padova, brava persona, non era un buon parlatore però era brava persona. In contrapposizione c’era Svic Gianni e che ricordo io Zagolin, e Fachini. In questa cosa, io adesso il ricordo non ce l’ho bene, però sarà… Le vivevi male come giovane. Cioè noi giovani eravamo tutti tranquilli e il problema era a livello dei grandi.

DOMANDA – Quindi Tonin era in linea con Roma e Zagolin?

RISPOSTA – Tutti e due dicevano di essere in linea con Roma, in realtà per me era Tonin, tant’è che Almirante quando ci ricomponiamo noi di Este, e organizziamo una manifestazione a Este dove viene Almirante come venisse il papa per noi. La cittadina Este. Organizziamo una bella cena all’hotel Beatrice, penso 1973, 1973 o primavera 1974, che c’è Almirante, il principe Ruffolo di Calabria che ha una tenuta a Caoddo, è vicino a Este che io conoscevo il fattore perché vendevo trattori agricoli in quel momento. Partecipiamo a questa cena, ho proprio il ricordo visivo, ci lasciano i posti di fronte a Almirante e al Principe Ruffolo e ci siamo io e Fiorenzo. C’è Giorgio Venturi c’è…

DOMANDA – Volevo capire. Cioè viene da voi perché c’è una…?

RISPOSTA – Perché ha buttato fuori Zagolin. Ha espulso penso Dario Zagolin che era il vice commissario. Quindi una nomina voluta da Roma non dalla federazione. E butta fuori Fachini mi sembra. Zagolin sono sicuro, perché Zagolin non era stato eletto dall’assemblea degli iscritti ma era stato imposto da Roma. Infatti che lo ricordo come vice commissario non come segretario.

DOMANDA – Le posizioni di Zanchetta padre, Ariosto intendo, di Lucci rispetto alla linea di Almirante era in contrapposizione o era assimilabile?

RISPOSTA – Per me Zanchetta era similare. Lucci è sempre stato vicino a Michelini negli anni e quindi gli era rimasto questo peccato originale e non ha mai fatto carriera. Cioè detta così.

DOMANDA – Questa partecipazione che ci ha spiegato, il volantinaggio, c’erano momenti di spostamento tra le varie, in occasioni di manifestazioni o sotto elezioni o quanto altro?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Muovevate da una città all’altra per partecipare?

RISPOSTA – Noi a Este eravamo indipendenti. E andavamo di supporto a Padova. Poi sì, qualche comizio siamo andati a vedere anche nelle altre province ma eravamo più di supporto a Padova. Quindi volantinaggi, volantini e riunioni a Padova. Padovani non venivano a Este, andavamo noi a Padova.

DOMANDA – Abbiamo nominato Fachini. I suoi rapporti con Fachini quando iniziano, come si sviluppano, come lo conosce?

RISPOSTA – Iniziano penso quando vado a Padova all’agrario. Penso che non era ancora del partito, era estrema di Ordine Nuovo in quel periodo. E lo frequento molto per due o tre anni. L’abbandono come frequenza vicinanza politica, cioè è sempre stato di area di destra, a un certo momento io collego l’arresto di Freda a cambiamento di Fachini.

DOMANDA – In che senso?

RISPOSTA – Che comincia ad avere teorie naziste, razziste, antisemita.

DOMANDA – Cerchiamo allora di spiegare bene questo rapporto. Lei dice non ricorda non l’ha conosciuto?

RISPOSTA – Tenga presente che Fachini ha dieci anni più di me. Io penso seconda agraria. Io penso che avevo 17 anni, nel 1969 all’incirca. Lo frequento.

DOMANDA – Quindi siamo a Padova, l’anno che lei si trasferisce, no?

RISPOSTA – Un paio di anni dopo. Perché il primo anno di agraria l’ho fatto da interno ero in collegio. Quindi non è che potevo muovermi. Il secondo anno che faccio da esterno e quindi frequento Padova.

DOMANDA – Quindi abbiamo detto che fa un anno di superiori a Este, poi si trasferisce a Padova. Un primo anno da interno, questo secondo anno a Padova?

RISPOSTA – Perfetto.

DOMANDA – Quindi abbiamo detto 1972, 1973?

RISPOSTA – No, 1968, 1969. Prima del suo rientro nel partito lo conosco. Cioè lui non era del partito però l’avevo conosciuto alle manifestazioni nostre che comunque venivano anche i ragazzi di Ordine Nuovo perché io di vista me li ricordo una ventina.

DOMANDA – Siamo, giustamente diceva, rientro non rientro, lei sta parlando del rientro del Centro Studi Ordine nell’M.S.I?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi dicembre del 1969 la data ufficiale del rientro?

RISPOSTA – Sì, io penso 1970, comunque 1969.

DOMANDA – Sì, poi ha avuto tutta una sua fase nelle varie sedi chi è entrato prima, chi è entrato dopo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei lo ricorda come inizio 1970?

RISPOSTA – Io ricordo 1970 perché io da esterno sono andato al congresso del Movimento Sociale Italiano che ha eletto segretario Almirante. Io penso che nel 1969 quando muore Michelini lui viene nominato segretario reggente per preparare le elezioni. Cioè noi il nostro congresso era fatto da riunioni provinciali. Venivano nominati i delegati provinciali che andavano al congresso e eleggevano il segretario e l’esecutivo. Io ho ricordo di essere stato con Fiorenzo Zanchetta e non avevamo la patente e quindi 1970, c’era una terza persona che non mi ricordo che aveva la patente, che Ariosto Zanchetta era delegato provinciale e siamo andati giù il giovedì e abbiamo frequentato il venerdì, il sabato e la domenica il congresso. E’ lì che per me è entrato Rauti perché ho ricordo di due manifestazioni che abbiamo fatto in quell’anno, perché era un momento importante per il partito il rientro di Rauti. Perché per come la vedevo io, per come la ricordo io, il Centro Studi Ordine Nuovo di Rauti è come fare il futuro di Fini. Cioè era l’intelligenza della destra. Era un laboratorio politico, così me lo ricordo. È un raffronto con fare il futuro.

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – E quindi è stato un momento importante e penso che ci sono state nel 1970 due manifestazioni, una a Milano autunno e una invernale al Palazzetto dello Sport all’EUR che io ho partecipato.

DOMANDA – Quindi diceva che lei lo conosce prima che il Centro Studi rientri?

RISPOSTA – Sì, sì. Perché comunque veniva ai nostri comizi.

DOMANDA – Lei dice: per me era uno di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – Per me sì.

DOMANDA – All’epoca chi altri lei conosceva di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – Io di vista che me ne ricordo una ventina. Di nomi mi ricordo Massimiliano Fachini, un certo Brancato, che comunque era anche in partito già e viene espulso nel 1970, proprio quando rientrano lui va espulso. Vicino Fachini, Bochini Gustavo, Giancarlo Patresi me lo ricordo vicino a… Poi ce ne erano una ventina, erano quasi tutti studenti universitari. Avevano già sette o otto anni più di me.

DOMANDA – Parliamo di Padova?

RISPOSTA – Padova.

DOMANDA – Tutti padovani?

RISPOSTA – Cioè padovani, o gente che studiava a Padova.

DOMANDA – Sì, che comunque studiava a Padova?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Avevano una loro sede?

RISPOSTA – Ecco non ricordo di sedi di Ordine Nuovo a Padova.

DOMANDA – Non ha un ricordo?

RISPOSTA – No, proprio….

DOMANDA – Non sa dire insomma o nel senso che non c’era?

RISPOSTA – Cioè a mia conoscenza non c’era sede di Ordine Nuovo a Padova.

DOMANDA – E questa ventina di ragazzi dove si trovavano se lo sa?

RISPOSTA – Io penso che facevano riferimento, perché era nata in quegli anni lì, alla libreria Ezelino che penso che è stata aperta in quegli anni. Cioè io la trovo già aperta quando vado a Padova, quindi libreria Ezelino di Giorgio Freda.

DOMANDA – Quindi la sede di riferimento in qualche modo, il punto di riferimento era quello?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Per quello che ricorda. Quindi al di là del momento della conoscenza che tipo di rapporti ha avuto con Fachini in questi primissimi anni e con queste altri giovani che così gli ruotavano in qualche modo intorno?

RISPOSTA – Allora, quei giovani che gli ruotavano attorno, cioè che ruotavano, che erano vicini a lui, l’incontro era alle manifestazioni. E si notavano perché facevano gruppo. Cioè non si mischiavano a noi. Li incontrava qualche volta, cioè punti di ritrovo che sapevo, io alla libreria Ezelino, non sono mai stato. Li trovava alla piazzetta Pedrocchi o il bar Pedrocchi che è in centro vicino al “bo”, vicino al comune. E quindi frequentazioni al di là delle campagne elettorali, erano frequentazioni di chiacchiere così, ma non ho ricordo di conoscerli a fondo. Invece con Massimiliano sì, perché è venuto a Este. Ci siamo visti tante volte. Era una persona simpaticissima, piccolino, brava persona insomma.

DOMANDA – Che tipo di rapporto ha avuto con lui?

RISPOSTA – Per me era un buon camerata inizialmente. Cioè era uno che si dedicava molto alla politica.

DOMANDA – Prima stava spiegando il momento dell’arresto di Freda e qualche cambiamento?

RISPOSTA – Io lì ho visto un cambiamento netto con Massimiliano Fachini. Cioè eravamo considerati tutti fascisti a quell’epoca. Forse un po’ lo eravamo anche però avevamo al nostro interno delle divisione nette nel modo di vedere anche in passato, le discussioni forti con lui. Io penso che c’è stata la guerra nel 1967, 1968 Israele, qualcosa del genere, ed era proprio lì lo scontro forte con Fachini. Cioè, che lui aveva il concetto di razza, diciamo che la popolazione ebrea era una razza inferiore che lo dimostravano i campi di concentramento che ne erano morti ma perché erano deboli. Questo era il suo ragionamento. Non accettava Mussolini quando aveva fatto firmato le leggi razziali però anni prima. Perché nel 1936, 1937, tanti anni prima, in occasione del concordato, a margine del concordato aveva dato riconoscimento giuridico alla religione ebraica, che dall’unità d’Italia a quel giorno non era riconosciuta dal governo italiano. Noi, cioè, io parlo per me, io riconoscevo quel Mussolini, lui riconosceva l’altro Mussolini. Cioè questa era una grossa differenza politica, anche perché avevamo alle spalle una famiglia diversa. Lui è nato in Albania perché il papà era in Albania. Mio padre a venti anni era stato arruolato nella Folgore e ha finito la guerra dopo l’8 settembre aggregato alla Quinta Armata Americana in Sardegna. Il papà di Fachini era della Repubblica Sociale. Mia madre aveva fatto la staffetta partigiana. Era più onorevole mio padre o suo padre? Cioè erano queste le cose che ci dividevano molto. Queste erano le cose insomma. Da lì ho cominciato a pigliare le distanze.

DOMANDA – Lei ha avuto rapporti con questa realtà di Ordine Nuovo, quindi conosce Fachini, conosce le persone che gravitano intorno alla sua area, ci ha fatto qualche nome. Ci ha detto dei rapporti con Fachini in una loro evoluzione nel tempo in qualche modo. Oltre a Fachini ha avuto rapporti con questi altri soggetti che comunque gravitano intorno alla sua area?

RISPOSTA – A Padova tenga presente che io Padova, Este. A Este non ce ne avevamo. A Padova quelli erano. Conosco quando rientrano, quando entrano in partito, io penso proprio al congresso o a qualche manifestazione regionale conosco Romani.

DOMANDA – Romani quando lo conosce?

RISPOSTA – Io il mio ricordo è al congresso del Movimento Sociale Italiano. E penso siamo veneti, sono vicino a Franchi, conosco già il senatore Lanfrecher di Venezia, aveva cinquanta anni all’epoca. E quindi penso che lo presentano loro o lì in qualche, perché non ho un ricordo preciso. Però qualche grossa manifestazione nostra.

DOMANDA – Quindi 1970, insomma?

RISPOSTA – 1970, 1971.

DOMANDA – Che tipo di rapporto ha con lui se si sviluppa questo rapporto?

RISPOSTA – No, ci vediamo negli anni a delle conferenze. Si facevano delle conferenze regionali.

DOMANDA – Lui di dove era, all’epoca dove stava?

RISPOSTA – Per me era veneziano.

DOMANDA – Era veneziano. E lo conosce quindi a Roma, se ho capito bene al congresso?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Poi lo rivede a qualche…?

RISPOSTA – Sì, negli anni l’ho visto diciamo cinque, sei volte, sette volte. Cioè, diciamo a questi tutti le conferenze che si facevano regionali all’epoca. Quindi forse una volta o due all’anno me lo ricordo.

DOMANDA – Lui in che area si collocava?

RISPOSTA – Lui era Movimento Sociale Italiano all’inizio, dopo Destra Nazionale, area rautiana.

DOMANDA – Lui era rientrato tra i primi insomma con il gruppo, con Rauti era rientrato nel partito?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – E è sempre rimasto?

RISPOSTA – Sempre. Penso che è stato anche consigliere regionale, dopo quando io vado a Matera.

DOMANDA – Di Romani che ricordo ha, quindi per averlo visto in queste occasioni?

RISPOSTA – Penso che parlava, che anche lui partecipava a queste conferenze come oratore. Una persona preparata, non molto più alto di me, forse alto come me. Così me lo ricordo, con gli occhiali, brava persona. Non so se era già direttore di albergo, non lo so. Però si vedeva che aveva cultura che era molto preparato politicamente.

DOMANDA – E con lui c’era qualcuno in particolare, ha conosciuto altre persone che venivano da Venezia in questi primi anni?

RISPOSTA – Io ricordo di lui perché dopo lo vedo a Abano.

DOMANDA – Cioè lui era la figura più importante, insomma più rappresentativa?

RISPOSTA – Cioè quello che per me conosco come una persona che può avere un futuro politico da dirigente.

DOMANDA – Poi lo rivede a Abano?

RISPOSTA – Perché anche quando, sa il comitato centrale nostro, era come il parlamento. Quindi lui già faceva parte, cioè era entrato e subito aveva preso una posizione. Per noi di Este e di Padova era una figura.

DOMANDA – Lei poi a un certo punto viene avvicinato dai servizi, no?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi un po’ come è andata, quando è avvenuto e come si è sviluppato questo rapporto?

RISPOSTA – Quando è venuto, faccio riferimento alle veline. Il ricordo è che mi viene presentato da un Carabiniere. Cioè allora mi chiamano dalla caserma e mi trovano a casa.

DOMANDA – La caserma di Lozzo?

RISPOSTA – Di Lozzo Atestino. E mi dice se potevo passare da loro e quindi vado. Ho ricordo che mi viene presentato questo come controspionaggio che è un Carabiniere, il Carabiniere che conosco serve a garantire che era…

DOMANDA – Che era quello che diceva di essere, insomma?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che era…

RISPOSTA – E se ne va. Lui cercava informazioni su mio fratello.

DOMANDA – Suo fratello Massimo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che era dell’orientamento opposto?

RISPOSTA – Sì, lui era stato di Potere Operaio.

DOMANDA – Da che anno aveva cominciato a militare in Potere Operaio suo fratello?

RISPOSTA – Io penso che è stato uno dei fondatori.

DOMANDA – Addirittura?

RISPOSTA – E dopo si era chiusa nel 1971, mi sembra Potere Operaio che ricordo io. Poi dopo, è passato…

DOMANDA – Come inizio, la data?

RISPOSTA – Io ero piccolino. Lui è del 1946, quindi ha sei anni più di me. Ha fatto il liceo ginnasio e liceo classico e era quel periodo.

DOMANDA – Questo, il nome lo sappiamo. Non le viene presentato con il suo nome?

RISPOSTA – No. Luca.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Questo siamo in che anno?

RISPOSTA – Faccio riferimento, Presidente, alle veline perché non me lo ricordo l’anno preciso.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI

DOMANDA – Le veline per la verità iniziano, la prima che abbiamo è del gennaio del 1973, negli atti che abbiamo acquisito al servizio si dà conto di una data dell’ottobre del 1973, come formale, la scheda individuale…?

RISPOSTA – Non ho capito. Ottobre?

DOMANDA – Ottobre del 1973. Le veline iniziano nel gennaio del 1973…

RISPOSTA – No. Io penso a ottobre del 1972.

DOMANDA – Esatto. Ottobre, settembre del 1973 è la data del primo versamento di una somma.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Della formalizzazione del rapporto.

INTERVENTO DELLA PARTE CIVILE – SINICATO – Solo per comodità di tutte le parti, nel curriculum della fonte Tritone che è agli atti vi è una nota che dice: “E’ stato attivato nel mese di novembre del 1972”.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Infatti, si ricorda bene. E’ esatto allora il suo ricordo.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI

DOMANDA – Quindi abbiamo ottobre del 1973 la data di formale assunzione e l’attivazione circa un anno prima, insomma ottobre, novembre e mi pare che anche Felli abbia dichiarato ottobre, novembre del 1972. Quindi è coerente con il suo ricordo questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Tardo autunno del 1972. Quindi questa è la data nella quale i Carabinieri di Lozzo la convoca e lei incontra questa persona che le viene presentata…?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi con lo pseudonimo di Luca?

RISPOSTA – Luca.

DOMANDA – Lei lo conosce come Luca?

RISPOSTA – Luca.

DOMANDA – Poi negli anni apprenderà che era…?

RISPOSTA – Io l’apprendo dal giudice istruttore Zorza.

DOMANDA – L’apprende durante l’istruttoria che si chiamava Maresciallo Felli?

RISPOSTA – Felli.

DOMANDA – Per lei è Luca. Luca quindi ci spieghi un po’. Le chiede di…?

RISPOSTA – Voleva informazioni.

DOMANDA – Informazione sull’estrema sinistra?

RISPOSTA – Cioè, su mio fratello e sui suoi amici.

DOMANDA – Suo fratello nell’ottobre, nel novembre del 1972 dove viveva?

RISPOSTA – Viveva in paese, era penso già insegnante di scuola media. Faceva attività sindacale per la CGIL scuola. Adesso io non so se è stato anche di Lotta Continua. Potere Operaio me lo ricordo. E la trasformazione che è che arrivato a Autonomia Operaia con Negri, Scalzone e quella gente lì.

DOMANDA – I Carabinieri di Lozzo a lei la conoscevano, cioè lei era conosciuto di Carabinieri nel 1972?

RISPOSTA – Sì, è un paesetto. Poi io già quando vedo un postino mi metto sull’attenti, quindi. Avevo un buon rapporto con i Carabinieri.

DOMANDA – Poi aveva avuto anche delle vicende giudiziarie fin dai primissimi anni settanta?

RISPOSTA – No. Che vicende? Non ricordo.

DOMANDA – Va bene poi l’affronteremo. Insomma quindi lei dice: la conoscevano perché il paese è piccolo?

RISPOSTA – No. Mi scusi, allora sapevo che ero di… Se lei dice: vicende giudiziarie, intende processi, no. Se intende fermato etc. quello sì.

DOMANDA – Appunto, questo dico. Alludevo a questo.

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Quindi era conosciuto anche perché…?

RISPOSTA – No, ma proprio un paesetto. Lozzo Atestino è un paesetto. Io sia con la nuova caserma e sia con la vecchia caserma che era più in centro, mio padre era veterinario, cioè si ci si frequentava. Si andava anche a cena con loro.

DOMANDA – Quindi le chiedo questo, se lei era disposto a fornire notizie su suo fratello?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Andiamo avanti, insomma come accetta, non accetta?

RISPOSTA – Niente, gli ho detto che mi stava chiedendo una cosa immorale. Cioè mio fratello, che c’entra? Dico: “Se vuoi vieni a casa te lo presento”. Dice: “No, ma pensaci”. Dico: “Non se ne parla proprio”. Ci lasciamo comunque, cioè l’incontro prima tutto un discorso preparatorio fatto. Adesso non mi ricordo il contenuto. Sarà durato un’ora, tre quarti d’ora. E ci lasciamo con una stretta di mano. Poi ha cominciato a telefonarmi ogni tanto.

DOMANDA – Quindi la risposta iniziale è no?

RISPOSTA – Per mio fratello è no.

DOMANDA – E’ solo quella la proposta iniziale?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Però ogni tanto lui la chiama insistendo sulla sua richiesta iniziale?

RISPOSTA – No. Dice: ma se potevi… Si vede… Cioè quando abbiamo parlato nel colloquio iniziale, adesso non mi ricordo di cosa abbiamo parlato, ma avremo fatto riferimento anche al Movimento Sociale Italiano, l’area di destra. Avrà intuito che, penso io, che avevo un rapporto conflittuale con l’estrema destra. Dico estrema destra, gli extra parlamentari. Eravamo considerati anche noi all’epoca estrema destra. Quando io parlo di estrema destra mi identifico con gli extra parlamentari. Penso che abbia intuito quello e quindi un po’ alla volta si è andati sul discorso destra extra parlamentare. Cioè che all’epoca siamo nel… Inizio del 1973 era rappresentata a Padova dai camerati che facevano riferimento al libreria Ezelino, penso che Freda era già in galera, e Avanguardia Nazionale. Questi erano gli estremisti dell’epoca di Padova. Quindi con riferimento a queste persone.

DOMANDA – Ci spieghi bene come avviene questa diverso orientamento dell’obiettivo di Luca?

RISPOSTA – Io penso che quando… Cioè quando ci incontravamo anche telefonicamente io penso che se parlavo a ruota libera veniva fuori che le mie posizioni politiche erano opposte a quelle di estremisti, perché così li vedevo. Cioè per me erano camerati, però camerati che sbagliavano. Cioè c’erano, li incontravo ai comizi, quando c’erano scontri erano vicini a noi. Però Massimo, Avanguardia Nazionale c’era già una contrapposizione tra Avanguardia Nazionale nel 1973 ed il partito. Io mi ricordo articoli del Secolo d’Italia contro Avanguardia Nazionale. Mi ricordo il Candido di Giorgio Pisanò contro Avanguardia Nazionale che c’era Tigher Adriano, mi sembra. Ho ricordo di volantini ciclostilati di Avanguardia Nazionale con le svastiche: il mio onore si chiama fedeltà e che veniva definito Almirante il dattilografo di Salò, questo ce l’ho come ricordo.

DOMANDA – Quindi c’era questa posizione critica nei confronti di Avanguardia Nazionale?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando il Centro Studi rientra nel partito, una parte…?

RISPOSTA – Siamo nel 1970.

DOMANDA – Sì. Una parte degli ordinovisti non accetta il rientro nel partito e quindi nasce il movimento politico Ordine Nuovo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Clemente Graziani, questi nominativi qua?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A Padova c’è una realtà di questo tipo, ci sono degli ordinovisti non rientrati?

RISPOSTA – Io mi ricordo tre o quattro, ma non ho più avuto, cioè perché a me conoscevo, come le ripeto, Fachini, Bocchini e Patrese.

DOMANDA – Che però facevano parte del gruppo rientrato?

RISPOSTA – Fachini era rientrato però in realtà lui era della Cisnal.

DOMANDA – Sì, il sindacato?

RISPOSTA – E anche quando viene messo in lista, viene messo in lista come componente sindacale non come partito.

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Quindi è dentro ma non è dentro. Questo voglio dire. E’ dentro ma se uno vuole trovare Fachini chiama la Cisnal non…

DOMANDA – Sì, ma il discorso che ha appena fatto lei quanto a una posizione critica nei confronti degli extra parlamentari è riferita a Avanguardia Nazionale?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè non è riferita a Fachini?

RISPOSTA – Fachini aveva già interrotto. Fachini quando conosco Felli è già interrotto il rapporto perché ci sono state le votazioni mi sembra nel 1972 e lì ho rotto i rapporti con Fachini.

DOMANDA – Questo non ce l’aveva detto. Ci spieghi bene!

RISPOSTA – Perché me l’ha richiamato lei adesso il ricordo. Io ho rotto con Fachini nel 1972 alle elezioni.

DOMANDA – Per le ragioni che ci stava spiegando prima?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che lui aveva mutato…?

RISPOSTA – Sì, molto.

DOMANDA – Il suo atteggiamento, la sua posizione?

RISPOSTA – Precisamente.

DOMANDA – Andiamo avanti. Quindi lei dice: è possibile che Felli abbia intuito nei discorsi fatti con me, abbia intuito che lei era contrario a queste posizioni più estreme rappresentate da Avanguardia Nazionale?

RISPOSTA – Ordine Nuovo, io penso che movimento politico Ordine Nuovo avesse tre, quattro… Padova è una città studentesca.

DOMANDA – Cioè non sa dirci Tizio, Padova in quegli anni?

RISPOSTA – No, no. Perché io ricordo che i camerati facevano riferimento a Verona per quanto riguarda Ordine Nuovo e dei camerati facevano riferimento a Avanguardia Nazionale di Trento perché là c’erano le sedi ma a Padova non ce ne erano. Con loro c’era un discorso, una contrapposizione dialettica ma eravamo ragazzi e ci si dimenticava facilmente. Poi eravamo sempre a fianco a fianco nelle manifestazioni. Io mi ricordo di avere litigato in partito fra iscritti ma non mi ricordo di avere mai litigato con quelli di Avanguardia Nazionale o Fachini per dire.

DOMANDA – Quando parla di Avanguardia Nazionale di Trento?

RISPOSTA – Cristiano De Eccher.

DOMANDA – Parla di De Eccher?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè la figura…?

RISPOSTA – Era lui sì, che aveva la mia età penso. Era molto alto.

DOMANDA – C’erano altri oltre a lui che studiavano a Padova o che facevano parte di quell’area?

RISPOSTA – Lui aveva un gruppo di mia conoscenza di dieci, quindici persone.

DOMANDA – Invece, che gravitavano su Verona ricorda qualche nome?

RISPOSTA – No, perché erano pochi non è che li frequentavo. Erano anche più grandi di me. Mentre Avanguardia Nazionale aveva ragazzi della mia età, sia quando era Centro Studi e sia quando diventa movimento politico sono gente già di dieci anni più di me.

DOMANDA – Quindi andiamo avanti con questo discorso su Luca. Lei diceva che “può avere intuito questa mia posizione critica”?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E quindi cosa le chiede?

RISPOSTA – Se potevo diventare una fonte, un’antenna per lui che era del controspionaggio.

DOMANDA – In che ambiente, quindi?

RISPOSTA – In ambiente destra extra parlamentare o so c’era nel partito, perché già nel 1973 siamo, se vedevo qualcosa di strano.

DOMANDA – Quindi le chiede di fornire informazioni sull’area di partito e sull’area extra parlamentare?

RISPOSTA – Più che partito, diciamo forse era a conoscenza che c’erano di dissidi interni. Perché l’inizio non era uscito dalla federazione questo dissidio che era interno, poi è esploso quindi ne hanno parlato i giornali. E’ venuta fuori molta polemica, ma all’inizio era una dialettica interna e forse lui ne era a conoscenza di questo. Perché noi Giovane Italia e partito eravamo in un’unica struttura. Del Fronte della Gioventù non mi ricordo che ci fossero dissidi e me li ricordo nel partito e lui ne avrà avuto sentore.

DOMANDA – Lei accetta questo discorso?

RISPOSTA – Sì. Perché io facevo l’ultimo anno di Agraria e lavorando non è che potevo studiare molto. Quindi un po’ per il discorso economico, perché mi sembra che mi aveva dato una cifra mensile, cioè non tanto a informazione ma un fisso mensile. E poi perché comunque non è che li vedevo molto bene la destra extra parlamentare e ho accettato.

DOMANDA – E come si è sviluppato nel tempo questo rapporto? Dove vi incontravate, con che frequenza?

RISPOSTA – Io penso che ci incontravamo al bisogno o altrimenti un paio di volte al mese.

DOMANDA – Quindi lei aveva un recapito telefonico?

RISPOSTA – Io avevo un telefono a casa. Il primo anno studiavo a Padova e quindi gli incontri erano più frequenti perché veniva a prendermi a scuola. Andavamo in qualche bar o a pranzo e si parlava. Poi quando lavoro, penso un paio di volte al mese.

DOMANDA – Vi davate un appuntamento telefonico?

RISPOSTA – Mi chiamava o chiamavo io lui.

DOMANDA – Oppure lei se aveva necessità chiamava?

RISPOSTA – Loro avevano un centralino che funzionava 24 ore al giorno.

DOMANDA – Questo rapporto fino a quando è andato avanti?

RISPOSTA – Io penso in pieno, pieno tutto quando era Padova, quindi 1974 fino a ottobre. Poi un po’ riduttivo perché vado a Milano anche se rientro i venerdì e poi diventa proprio dilazionato quando vado a settembre del 1975 a Matera. Anche se venivo su spesso in quel periodo. Il primo periodo venivo su spesso.

DOMANDA – Quindi andate avanti finché lei ha mantenuto i contatti con Padova?

RISPOSTA – Con Padova.

DOMANDA – Con Padova, con Lozzo. E lei ha fornito notizie sia sul partito che su Ordine Nuovo, no? Su che cosa?

RISPOSTA – No, Ordine Nuovo non c’era più.

DOMANDA – Non c’era più.

RISPOSTA – E sulla destra extra parlamentare del momento che era quelli che lo davano atto a Avanguardia Nazionale ma molti problemi abbiamo avuto in partito. Molti, molti.

DOMANDA – Infatti le sue veline, le sue informative a Felli hanno questo doppio binario insomma e quelle riguardano le dinamiche interne di partito e quelle che riguardano l’area più estrema in qualche modo. I colloqui, cioè lui prendeva appunti di quello che lei diceva, come avveniva? Quindi abbiamo detto o nei bar o in luoghi pubblici?

RISPOSTA – Sì, delle volte anche io avevo appunti perché mi segnavo qualcosa. Cioè andavo a casa se non lo vedevo subito mi dimenticavo. E lui prendeva degli appunti, sì.

DOMANDA – E quando aveva degli appunti con sé glieli consegnava?

RISPOSTA – No. Glieli leggevo.

DOMANDA – Quindi era un promemoria suo?

RISPOSTA – Io anche le firme che gli rilascio per lo stipendio diciamo firmo come Tritone. Non firmo Tramonte Maurizio.

DOMANDA – Perché lei per il servizio era Tritone. Lei questo lo sapeva?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Perché firmava con quella…?

RISPOSTA – Sì, intanto quando chiamavo Tritone. E poi quando firmavo Tritone. Erano delle ricevute.

DOMANDA – Lei ha un ricordo di una continuità in questi pagamenti di queste somme?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché nella documentazione c’è un grosso intervallo?

RISPOSTA – Per me era un fisso.

DOMANDA – Nella documentazione che abbiamo acquisito al servizio risultano versamenti da settembre del 1973 a febbraio del 1974 e poi riprendono a gennaio del 1975 fino a luglio del 1975. Non sono documentate corresponsione di somme da marzo a dicembre del 1974, lei ha un ricordo invece?

RISPOSTA – Mensile.

DOMANDA – Mensile?

RISPOSTA – Mensile sì.

DOMANDA – Di un pagamento mensile dall’inizio alla fine?

RISPOSTA – Sì, il mio ricordo è quello.

DOMANDA – Come veniva l’attività, cioè Felli, Luca le dava incarichi o era lei che assumeva iniziative, riferiva? Cioè come funzionava, quale era la modalità operativa di questo rapporto?

RISPOSTA – Un ricordo certo non ce l’ho. Io so quello che frequentavo, io frequentavo il partito e quindi se avevo… Se recepivo cose che per me non erano nella norma me le ricordavo. Infatti, del Fronte della Gioventù non ne parlo mai e io ero del Fronte della Gioventù insomma come età. Perché era sempre nella norma. Quindi partito, poi i ragazzi dell’estrema che avevo individuato nei comizi e che quindi conoscevo di vista, li potevo trovare se erano soli, come le ho detto Piazzetta Pedrocchi o il bar Pedrocchi e erano solo maschi in quel momento. Se avevano la morosa andavano al Rendez Vous che era un bar in via Zabarella. Quindi questo era la mia… dove prendevo le notizie, in queste zone. Qualche volta penso, ma non ho un ricordo certo, qualche volta mi hanno chiesto di… C’erano delle domande che venivano penso dal suo ufficio e che quindi mi chiedeva di cercare di avere notizie in merito a quell’argomento, ma il 95 per cento, cioè la maggioranza ero io che li sentivo.

DOMANDA – Ma lei faceva la sua vita normale e se sentiva

qualcosa di particolare glielo riferiva o andava a cercare queste notizie?

RISPOSTA – No. Io penso che per me facevo la mia vita normale. Non…

DOMANDA – L’eccezione data da queste domande che lui le faceva?

RISPOSTA – Dice: vedi perché…

DOMANDA -… Se riesci a saperne qualcosa di questa certa situazione, è così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Per esempio le viene in mente qualche situazione specifica di questa seconda tipologia?

RISPOSTA – Io penso quando la ricostruzione del partito fascista per Almirante l’accusa, se avevamo paura di essere sbattuti fuori, mica fuori, quello ricordo.

DOMANDA – Quindi lei nei suoi rapporti con le persone che frequentava?

RISPOSTA – Con il partito.

DOMANDA – Cercava di indirizzare?

RISPOSTA – Poi sul numero degli aderenti un’altra volta.Queste cose qua.

DOMANDA – Io vorrei cominciare con l’esaminare alcune delle informative che abbiamo già affrontato con Felli prima, parzialmente con Maletti. Per farlo, per evitare riletture estenuanti darei a lei una copia del pacco delle informative e una copia al Presidente.

A questo punto il Pubblico Ministero mostra i documenti sopracitati all’imputato.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – PIANTONI

DOMANDA – Sono in ordine di data per cui è agevole seguire. La prima che lei trova è del 22 gennaio del 1973. Sono strutturate in questo modo, all’inizio c’è una nota protocollata, numero il numero di protocollo in alto a sinistra che l’atto con il quale il centro controspionaggio di Padova trasmette la comunicazione al reparto D del Sid di Roma e segue normalmente così avviene, l’appunto dove si specifica chi era la fonte e quindi è il documento materialmente redatto dal Maresciallo Felli. In buona sostanza che riferisce quanto appreso sulle singole situazioni che hanno costituito oggetto dei vostri incontri. In questa del 22 gennaio del 1973, la prima, si parla di queste problematiche di partito ma già qui comincia a esserci un riferimento a Ordine Nuovo. Per cui intanto, lei vede che al punto 5 della missiva del Capitano Capotorto al reparto D di Roma, si dà atto che vi era questa corrente dissenziente capeggiata da Lucci, l’Avvocato Lucci che lei prima ha nominato, e che non ha partecipato al congresso provinciale che anzi ha tenuto a Este un proprio contro congresso. Quindi questo ci dà conto dello spessore della contrapposizione, insomma un contro congresso addirittura?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nella nota che è il documento redatto da Felli sulla base delle sue informazioni, leggo solo alcuni passaggi, lei l’ha davanti, la Corte conosce questi atti. La notizia si afferma nell’appunto essere stata acquisita il 17 gennaio del 1973 e la nota è del 20 gennaio del 1973 Quindi c’è un riferimento a Freda: ”La precaria situazione che da tempo turba il Movimento Sociale Italiano padovano si è molto accentuata in questi ultimi mesi minaccia la struttura unitaria del partito”. E si dà una spiegazione di ampio respiro dicendo che la crisi nasce nel 1964 quando Freda che all’epoca reggeva il Fuan che era uno dei maggiori esponenti delle organizzazioni giovanili missine fu espulso del Movimento Sociale Italiano per avere manifestato ideologie spregiudicatamente filonaziste. Da quel momento Freda costituisce la spina nel fianco del partito. E poi più avanti al punto 2: “Negli ultimi anni vari fattori hanno contribuito ad allargare ulteriormente la crisi”. Qua c’è un riferimento a Fachini per questo leggo: “La linea moderata voluta da Almirante, che ha contrariato considerevoli settori del partito e soprattutto di ambienti giovanili. Altro fattore che ha contribuito ad allargare la crisi il caso Freda, attorno alla cui figura si sono rianimate simpatie numericamente irrilevanti ma caldeggiate da esponenti che contano quali Fachini Massimiliano, Brancaleon Giangaleazzo, Riello, Pera Giovanni e altri che vedono in Freda l’espressione più pura dell’ideologo e del rivoluzionario”. E poi il risentimento di Lucci per questioni specifiche. Al punto 3 se lei va a pagina 3. Punto 3: “L’epilogo della crisi si è avuto durante la fase preparatoria dell’ultimo congresso provinciale del partito che ha visto l’ala dissenziente guidata da Luci Lionello, Brancaleon Giangaleazzo e Zanchetta Ariosto assumere un atteggiamento di aperta rottura nei confronti dei dirigenti provinciali e dell’onorevole Franchi accusati di tramare affinché nulla mutasse al vertice della federazione padovana. Sicché in coincidenza con il congresso di federazione svoltosi a Padova il 14 corrente – quindi gennaio del 1973 – i dissidenti hanno indetto un contro congresso nella sede del Movimento Sociale Italiano di Este”. Lei ha un ricordo di questa, un po’ ne abbiamo parlato prima di questo periodo storico, ricorda di avere…?

RISPOSTA – Io ho quel ricordo che le ho detto prima che è rispecchiato qui, dopo nel particolare devo fare riferimento alla velina.

DOMANDA – Qui vengono ben evidenziati questo discorso dell’ala dissenziente Luci, Brancaleon, Zanchetta rispetto all’area di Almirante ritenuta troppo moderata. E’ così, cioè Zanchetta si poneva su queste posizioni critiche, da destra rispetto alla linea di Almirante?

RISPOSTA – Queste sono veline frutto delle mie impressioni di quel momento. Se dovessi dare un ricordo adesso, ho 58 anni dico che Ariosto è sempre stato di Almirante, è sempre stato di Franchi però poteva manifestare contestazioni insomma a queste posizioni che io come ragazzino le vedo in questa maniera. Cioè se adesso io dovessi fare…

DOMANDA – Lei oggi a distanza di tanti anni in termini più moderati, cioè valuta la posizione di Zanchetta più moderata di quella che…?

RISPOSTA – No, mi scusi. Il discorso è che io vedo Zanchetta che discute animatamente con la direzione e configuro che la direzione l’espressione di Almirante. E quindi quando parlo al Sid per le conoscenze che avevo allora delle strutture di partito, lo indico come in contrapposizione di Almirante. Quando dico che tutte e due le fazioni dicevano di essere espressione di Almirante, l’ho detto all’inizio dell’interrogatorio, cioè tutte e due le fazioni dicevano di essere espressione di Almirante, una accusava l’altra di essere in contrapposizione però a Padova. E quindi la velina è frutto di queste cose che sapevo all’epoca.

DOMANDA – Come ci fu questo contro congresso?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Nelle pagine successive si fa un esame, c’è un cenno a Avanguardia Nazionale e a Ordine Nuovo a pagina 4 di questa prima informativa: “Fenomeni di secondo piano e marginali nel quadro del dissenso in seno al Movimento Sociale Italiano padovano vanno considerate le scissioni di Avanguardia Nazionale composta da una decina di elementi usciti circa due anni fa dalle organizzazioni giovanili del partito e diretti da De Eccher Cristiano e Merlo Arrigo. Il gruppo per quanto limitato numericamente è guardato di buon occhio da Fachini Massimiliano e Brancaleon Giangaleazzo. Molto vivace etc. solidarietà con Freda. Staccato dalla corrente capeggiata da Lucci”. Poi dice: “Ordine Nuovo ricostituita in questi ultimi mesi per iniziativa di Bocchini e Padiglione Gustavo e altri elementi che non accettano la linea politica ufficiale del Movimento Sociale e poi spiega: “Il movimento è scarsamente attivo, è abbastanza sensibile alle teorie di Freda, mantiene buoni contatti con Avanguardia Nazionale per quanto non ne condivide l’azione spavalda e pregiudicata ritenuta velleitaria”. Poi c’è un riferimento alla posizione dell’Avvocato Fante e dell’Orcat, la federazione combattenti Repubblica Sociale Italia, e poi conclude dicendo: “Una viscida azione di collegamento fra tutti questi gruppi, compresa la corrente di Lucci, svolgono Massimiliano Fachini e Brancalion Giangaleazzo, interessati a fomentare il dissenso e a strumentalizzare per fini di potere personale la farraginosa situazione esistente all’interno del Movimento Sociale”. Quindi si dice: “C’è un’area dissenziente di Lucci, c’è il gruppo di Avanguardia Nazionale pur numericamente militato, la posizione di Fachini e questo Ordine Nuovo ricostituito in questi ultimi mesi per iniziativa di Bocchini e che non accetta la linea ufficiale del Movimento Sociale”. A riguardo che cosa, a distanza di tanti anni mi rendo conto, ma che cosa ci può dire? Cioè che cosa è questo Ordine Nuovo ricostituito da Bocchini negli ultimi mesi, lei lo dice questo a gennaio del 1973 quindi molto prima dello scioglimento del movimento politico Ordine Nuovo e molto dopo il rientro di Ordine Nuovo nell’M.S.I?

RISPOSTA – Il ricordo più preciso è qua perché l’ho detto nel momento di… A memoria così non…

DOMANDA – Non è in grado?

RISPOSTA – Voglio dire di Massimiliano Fachini l’avevo detto anche prima di leggere questa cosa, di Bocchini non avevo ricordo.

DOMANDA – Lei se lo ricorda Bocchini come persona?

RISPOSTA – Come no!

DOMANDA – Lui oggi che ricordo ne ha, cioè come lo colloca oggi per quello che è il ricordo di oggi?

RISPOSTA – Gustavo Bocchini lo conosco anche lui in quegli anni il 1968, 1969 a una conferenza che è durata una settimana, chiamiamolo un seminario di studi che abbiamo tenuto in provincia di Vicenza in montagna.

DOMANDA – Laste Basse?

RISPOSTA – Laste Basse.

DOMANDA – Fiorentini?

RISPOSTA – Fiorentini. Ecco lì lui si occupa della parte sportiva della giornata. E’ un tipo tranquillo di estrema destra e come scrivo qua si vede che in quel momento io lo figuro vicino a Massagrande. Come è scritto qua, non ho un ricordo, però. Io so che lui gestiva una palestra che sono andato a Padova mi sembra “Puducai” un nome così. Era lui e il fratello Massimo. L’ho visto parecchie volte perché lui veniva spesso a Lozzo. Ho un ricordo che una volta è venuto con un suo istruttore giapponese che doveva istruire lui e un altro come Bocchini con riferimento a Mestre dove c’era un’altra palestra. Ho questo ricordo. Poi un tipo tranquillo con il pizzetto. Me lo ricordo tranquillo, deciso nelle manifestazioni. Deciso però tranquillo, non polemico con le persone.

DOMANDA – Prima ha associato il nome a Massagrande. C’è una ragione particolare?

RISPOSTA – No, perché per me Ordine Nuovo, movimento politico in Veneto era Massagrande.

DOMANDA – Non perché ha un ricordo di particolari rapporti tra Bocchini e Massagrande?

RISPOSTA – No, no. Io come se parlo del Centro Studi faccio riferimento a Rauti, per un ricordo dell’epoca di letture, per me mi ricordo movimento politico Ordine Nuovo con un vertice a Roma in Clemente Graziani e che aveva forse un certo Sandro Saccucci. Poi Elio Massagrande. Ho questo ricordo.

DOMANDA – E’ in grado di dirci qualcosa sui rapporti tra questi soggetti: Massagrande, movimento politico, Clemente Graziani e invece gli ordinovisti rientrati nel 1969-1970 nel partito?

RISPOSTA – Come le ho detto per me…

DOMANDA – Se ha elementi di conoscenza diretta?

RISPOSTA – Di conoscenza diretta che il movimento politico non ha attecchito molto a Padova. Non me li ricordo. In quel momento era molto… I dissidenti che erano entrati in partito, non so se si erano agganciati al movimento politico Ordine Nuovo, so che li vedevo insieme a quelli di Avanguardia Nazionale. Cioè non venivano in partito e li vedevo insieme con Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Comunque questo discorso…

RISPOSTA – Qualunque tessera avessero in tasca, perché…

DOMANDA – Certo, tessera poi è relativo. In questo discorso che leggiamo in questa notazione del gennaio, lei oggi non ne mantiene un ricordo specifico?

RISPOSTA – Però confermo.

DOMANDA – Lo associa a un discorso di movimento politico?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Cioè le fa pensare quello che le ho appena letto alla costituzione a Padova in quegli ultimi mesi da parte di Bocchini di un gruppo legato in qualche modo quindi a Massagrande?

RISPOSTA – Sì. Perché Bocchini pur che ha fatto l’istruttore e era finanziato dal partito o da Bettanin, adesso non so, comunque era ufficiale di partito quella settimana di studio in montagna. Comunque Bocchini c’era. Di contro non l’ho mai visto in partito. Io non ho immagine di Bocchini in partito.

DOMANDA – Andiamo avanti. Passerei a esaminare la nota 16 giugno del 1973, la 4790. Dopo un primo riferimento al punto 1 dell’appunto allegata alla nota che è in pari data dove si dice lo scioglimento della federazione provinciale dal Ministero destra nazionale di Padova e le condizioni poste ai militanti per il rinnovo della tessera, presentazione di apposita domanda corredata da certificato penale, hanno indispettito…

RISPOSTA – Dove legge dottore?

DOMANDA – 16 giugno.

RISPOSTA – Punto 1?

DOMANDA – Punto uno. “Hanno indispettito alcuni settori della base del partito che definiscono il provvedimento coercitivo e ignominioso”. Qui siamo al discorso appunto dei rapporti federazione con Roma ma questo aspetto lo vedremo poi separatamente, un filone alla volta. Al punto 3 volevo richiamare la sua attenzione di questa nota 16 giugno del 1973 dove si parla di Ordine Nuovo:
“Il progetto di fusione tra Ordine Nuovo, Lotta di Popolo e Avanguardia Nazionale presenta stadi diversi da provincia a provincia. A Padova è ancora in fase interlocutoria in quanto Ordine Nuovo tergiversa nei confronti di Lotta di Popolo a causa dell’ambigua collocazione politica di questo ultimo movimento e attende una risposta definitiva da Avanguardia Nazionale il cui esponente De Eccher Cristiano che controlla i pochi aderenti locali teme di dovere rinunciare una volta raggiunto l’unificazione al ruolo di preminenza che adesso esercita nel movimento. A Rovigo invece i tre gruppi coesistono regolarmente. Nella sede comune da poco aperta in via Bisquola numero 2 nel capoluogo polesano si trovano indifferentemente pubblicazioni di estrema destra e di estrema sinistra che confermano le ambigue posizioni politiche di Lotta di Popolo ispirate in egual misura alle teorie marxista e reazionarie”.
Soffermiamoci un attimo su questo punto 3. Qui c’è questo quadro abbastanza preciso di quella che era la situazione a Padova e quale era in particolare la situazione a Rovigo. Ha un ricordo di questi discorsi e con riguardo a Rovigo di chi stiamo concretamente parlando?

RISPOSTA – Un ricordo, no. Di Rovigo io conoscevo Giovanni Melioli e lo conoscevo bene quando è stato in partito. Qui penso che da poco che è stato buttato fuori che forse può rientrare, non rientrare. Penso sia questo periodo. E quindi la mia fonte è Giovanni Melioli.

DOMANDA – Melioli da quanto tempo lo conosceva, quando e come l’aveva conosciuto?

RISPOSTA – Io penso che l’ho conosciuto agli inizi degli anni Settanta, ha la mia età. E quindi essendo della stessa circoscrizione elettorale ci siamo visti anche spesso nelle campagne elettorali. Abbiamo subito anche un processo insieme, siamo stati assolti e ci hanno fatto tanto male quella volta. Quindi la mia conoscenza è una conoscenza politica. Cioè, non è che conoscevo la morosa, che andavamo fuori a cena insieme.

DOMANDA – Non lo frequentava come amico insomma?

RISPOSTA – Come amico, era una conoscenza politica. Per me era un bravo ragazzo e quindi mi ero interessato anche con Franchi a dire la verità quando l’hanno buttato fuori se potevano rientrare. Però anche lui era cambiato totalmente da quando che mi risultava che aveva conosciuto Freda e era diventato come Fachini.

DOMANDA – Lui viene espulso nel 1973 appunto?

RISPOSTA – Penso.

DOMANDA – L’abbiamo accertato. Che cosa vuole dire era diventato come Fachini e quando si era avvicinato a Freda, se è in grado, rispetto alla data dell’espulsione?

RISPOSTA – Io qui allora, nel 1973 non sapevo che lui era stato arrestato. L’ho saputo qua in processo che era stato arrestato che si era trovato in carcere con Freda. Sapevo però che…

DOMANDA – Cerchiamo però di separare sempre ciò che ha appreso nel corso degli interrogatori e ciò che…?

RISPOSTA – Io sapevo nel 1973 che lui era stato buttato fuori dal partito per le sue posizioni politiche.

DOMANDA – Ossia?

RISPOSTA – Oltranziste e vicino a Freda. Sapevo che faceva parte di comitati pro – Freda che si erano creati. C’erano a Padova alla libreria Ezelino e molto per i comitati pro – Freda faceva Avanguardia Nazionale. Sapevo che lui era nei comitati pro – Freda e poi a primavera del 1974, me lo trovo a Padova gerente della libreria Ezelino e che si interessava di mantenere i contatti con tutti i comitati pro – Freda che erano sparsi in giro, non so. Non vado mai a trovarlo alla libreria Ezelino. Ci troviamo spesso in centro. Da questi colloqui, quindi questi iniziali che avrò a Rovigo o dove l’ho trovato e i colloqui che facevo a Padova, nascono parecchie veline. Perché comunque abbiamo una conoscenza, ci hanno bastonato a tutte e due. Cioè avevamo un rapporto e lui tentava di portarmi nell’organizzazione di Freda. Cioè voleva convincermi a entrare.

DOMANDA – In cosa consisteva l’organizzazione di Freda a dire di Melioli, insomma se le ha proposto di entrare in quello…?

RISPOSTA – Dovrei vedere le veline perché così non ho…

DOMANDA – Per quello che ricorda. Poi le vediamo le veline.

RISPOSTA – Sì, io dottore, ho ricordo che lui parla come Massimiliano Fachini. Perché io Freda non lo so conosco. Cioè lo conosco di vista, era ancora procuratore legale quindi avrà avuto trenta anni. Anni 1969, prima di essere arrestato. Sapevo chi era Freda perché forse avevo letto anche qualche libro che aveva scritto. Il discorso era che erano nazisti, razzisti, molto. Poi nel 1974, 1973 quando va fuori lui, dopo scoppia la guerra in Israele. Ci sono le settimane delle domeniche a piedi che mi ricordo, autunno del 1973 che c’era la crisi petrolifera. E lì quando, io mi ricordo una discussione che ho fatto. Dico: “Ma guarda che Israele difende i nostri interessi”. Perché in realtà faceva guerra con tutti i paesi che erano marxisti, cioè erano tutti comunisti quei paesi lì o di orientamento marxista. “Stanno facendo i nostri interessi”. La sua posizione invece era orientata ai paesi marxisti contro Israele. Ma proprio per un discorso di razza. Perché un discorso politico era quello che faceva il partito. Dice: stanno difendendo i nostri interessi.

DOMANDA – E questo discorso lei accennava prima, non è fin dall’inizio così?

RISPOSTA – No.

Nino Sottosanti – intervista Corriere della Sera 19.06.2000

(…) «Certo che ero di destra: gli amici mi chiamano ancora Nino il Fascista. Ed è anche vero che il giorno della strage ero a Milano, ospite di una famiglia di anarchici, gente di estrema sinistra. Ma con la bomba di piazza Fontana non c’entro nulla. Ho un alibi di ferro, io: il 12 dicembre 1969, ho passato il pomeriggio con Giuseppe Pinelli. Sì, proprio lui, il ferroviere che poi è morto da innocente, volando dal quarto piano della questura. Penso di essere l’ultima persona che l’ha visto vivo, in giro sul suo motorino, prima che lo fermasse la polizia».
Dal cuore della Sicilia, parla per la prima volta Antonino Sottosanti, «classe 1928», «perseguitato», dice lui, da una somiglianza con Pietro Valpreda che due generazioni di magistrati hanno definito «quantomeno sorprendente». Il suo volto bruno scavato dagli anni, oggi, ricorda appena il viso altrettanto invecchiato del «ballerino anarchico» che fu arrestato ingiustamente, tre giorni dopo la strage, perché un tassista milanese fu «indotto» a riconoscerlo come l’uomo che aveva portato la valigia con la bomba. In tasca, «sempre qui nel portafoglio», accanto a una foto di Mussolini, Sottosanti ha la tessera della Legione Straniera con una sua immagine di trent’anni fa: la faccia, questa sì, di un sosia di Valpreda.

Signor Sottosanti, nel 1969 lei era conosciuto come «estremista di destra» e sospettato di essere un «confidente della polizia». Cosa ci faceva il 12 dicembre, giorno della strage, in casa dell’anarchico Pinelli?
«Mi aveva invitato a pranzo per consegnarmi un assegno di 15 mila lire. Vede, io avevo appena scagionato, con una mia testimonianza, un anarchico detenuto, Tito Pulsinelli, accusato ingiustamente di un attentato. L’assegno di Pinelli era un rimborso delle spese di viaggio per quella mia deposizione».

E gli anarchici non diffidavano di un neofascista spuntato dal nulla per offrire un alibi a un loro compagno?
«Diffidavano eccome. Ma Pinelli mi ha sempre difeso: “Se tutti i fascisti fossero come Nino – diceva ridendo – allora sarei fascista anch’io». Pinelli era straordinario, la persona più innocente del mondo. Ma io non credo che a farlo volare dalla finestra sia stato Calabresi: Pinelli non lo temeva, perché sapeva che era un poliziotto onesto. Troppo onesto, forse, rispetto a qualche suo collega».

Che ne pensa delle inchieste milanesi su piazza Fontana? Crede alla tesi dei terroristi neri manovrati dai servizi?
«Devo dire che stimo molto il giudice D’Ambrosio, anche se ha idee diverse dalle mie. E sulla pista giusta ora è anche quel carabiniere, il capitano Giraudo, che continua a indagare sulla strage e mi ha già interrogato tre volte negli ultimi mesi. Ma non ha tenuto conto che anch’io conosco le tecniche d’interrogatorio. E così ho risposto a tutto. Ma le cose più importanti me le sono tenute per me».

E lei dove ha imparato le tecniche dei servizi?
«Guardi questa tessera. Dal 1962 al 1967, ero in Algeria con la Legione Straniera. E lavoravo per il reparto informativo».

Il giudice Salvini ha raccolto nuove testimonianze secondo cui l’anarchico Valpreda fu incastrato da un sosia così descritto: neofascista, siciliano, ex legionario…
«Basta, lo so benissimo che trent’anni fa assomigliavo a Valpreda, ma questo non vuol dire niente. Spiegai tutto già il 15 gennaio 1970 a Cudillo, il giudice che indagava sugli anarchici. Quando fu collocata la bomba, tra le 15 e le 16 del 12 dicembre, io ero in un’altra banca, in via Pisanello, a cambiare l’assegno con Pinelli. E alle 16 in punto proprio lui mi accompagnò a prendere la corriera, vicino a piazza Castello, con cui alle 16.30 arrivai puntuale in periferia, a Pero, a casa dei Pulsinelli».

Pinelli, però, disse alla polizia che quel pomeriggio l’aveva passato in un bar, senza di lei. E i Pulsinelli confermano solo che lei arrivò tra le 16.30 e le 17, ma non sanno come: nessuno la vide sull’autobus. E’ sicuro di non essere partito da Milano in macchina, magari verso le 16.15?
«Senta, in piazza Fontana, quel giorno, io non ci ho messo piede. E poi, se fossi stato io a salire sul taxi di Rolandi, crede che sarei ancora qui?». Con un gesto eloquente, Sottosanti mostra la sua modesta casetta a tre piani con vista su un piazzale d’asfalto e cemento.

Ce lo dica lei, allora: Valpreda era colpevole o innocente?
«Mah… L’ho conosciuto poco, non so dire se sia stato o non sia stato lui a mettere la bomba».

Un dossier dell’ufficio Affari riservati, rimasto nascosto per trent’anni, documenta che un certo Nino, estremista nero, era «stipendiato» dalla stessa «squadra speciale» della polizia che «creò» la falsa pista Valpreda. Lei ha mai avuto contatti o ricevuto pagamenti dai servizi segreti?
«Soldi, no di sicuro. E la falsa voce che io fossi un delatore della polizia, l’aveva messa in giro un certo Serafino di Luja, uno dei nostri, che però mi odiava. Ma parecchie cose strane, me le ricordo: il giorno prima della strage, sotto casa di Corradini e Vincileone, due anarchici inquisiti dalla polizia, vidi una persona che li spiava: uno del gruppo Freda. Il nome l’ho fatto a Giraudo e l’ho collegato a un altro fatto strano: a un processo, un imputato della strage, che non conoscevo, mi disse ridendo: “E Valpreda che dice?”. Una domanda così provocatoria per me aveva un solo significato: quello cercava di capire se l’avevo riconosciuto, se sapevo che, il giorno prima della strage, a Milano c’era anche lui».

Il nome del terrorista nero che le chiese di Valpreda è già agli atti: Giovanni Ventura. Ma cosa c’entra l’altro, l’uomo che spiava gli anarchici?
«Ci sono troppe cose che non posso dire. Mettiamola così: in quei giorni, io sentii fare discorsi gravi, che ho compreso solo dopo aver letto gli atti di piazza Fontana».

Ricapitolando: lei non ha incastrato Valpreda, ma ha saputo comunque i retroscena della strage.
«Lei non ha capito: la mia verità non è un sentito dire. Di certi fatti io fui testimone oculare».

E allora perché non parla? Di fronte a una strage impunita, non si sente in dovere di aiutare la giustizia?
«In nome di cosa? Per questa Italia di oggi? No, guardi, i miei segreti io me li porterò nella tomba».