“Ho ucciso io tuo marito” – La Repubblica 06.01.1990

BOLOGNA Una spiegazione a quattr’ occhi fra la vedova e l’ assassina del marito. A chiederla è la terrorista nera Francesca Mambro. Proprio lei, l’ assassina. Ha già confessato di aver fatto parte del commando che nove anni fa uccise Francesco, Ciccio Mangiameli, un camerata siciliano, un dirigente di Terza posizione, il marito di Rosaria Amico, colpevole forse di sapere troppo sulla strage della stazione di Bologna. Secondo le rivelazioni dei pentiti, Rosaria corse pericolo di morte insieme alla figlioletta di sette anni. Fioravanti aveva intenzione di uccidere pure loro. Probabilmente perché anche la moglie di Mangiameli sapeva troppo: i terroristi neri frequentavano la sua casa a Palermo (sotto i falsi nomi di Marta e Riccardo furono ospiti Mambro e Fioravanti). Gli autori del delitto furono gli sposini dei Nar e il fratello di lui Cristiano Fioravanti. Eliminarono Mangiameli nel settembre dell’ 😯 e gettarono il corpo zavorrato di alcuni pesi da sub in un laghetto artificiale vicino a Roma. Ma il cadavere riaffiorò pochi giorni dopo. Rosaria Amico è stata sentita ieri al processo d’ appello per la strage del 2 agosto. Dopo nove anni, non so ancora perché abbiano ammazzato mio marito, ha detto fra l’ altro Rosaria, sempre sull’ orlo del pianto, durante una testimonianza sofferta e reticente. Una testimonianza resa con un filo di voce da chi dopo tanto tempo ha ancora paura e per questo si confonde, cade in contraddizione fino ad essere richiamata dal presidente della Corte d’ Assise d’ appello. Voglio parlare con la vedova di Mangiameli ha chiesto subito dopo a sorpresa la Mambro, avvicinandosi alle sbarre della gabbia degli imputati . Se lei è d’ accordo penso di doverle una spiegazione in privato. Tuta grigia e turchese la Mambro, sempre fredda e spavalda; abiti scuri la Amico visibilmente tesa e intimidita, le due donne si sono appartate in una stanzetta attigua all’ aula della Corte d’ appello del vecchio Tribunale bolognese, dietro una porta chiusa. Le sorvegliava un capitano dei carabinieri, unico estraneo ammesso a quel colloquio strettamente privato. Che cosa si sono dette la moglie e l’ assassina di Mangiameli? In quei venti minuti hanno dato fuoco a quel che hanno in corpo da nove anni, fino ad esplodere ad un certo momento in urla e strepiti che si sono sentiti chiaramente nel corridoio di Palazzo di giustizia. Non voglio dire niente ha detto Rosaria Amico uscendo dalla stanza fortemente scossa per il faccia a faccia abbiamo parlato di cose troppo personali. Certo non è stato il colloquio fra due amiche. Francesca Mambro: Ai tempi del delitto ha detto avevamo vent’ anni. Forse oggi saremmo meno duri, meno rigidi. Ma allora si ammazzava per molto meno. Volevo spiegare alla moglie di Mangiameli che abbiamo ucciso suo marito perché non aveva rispettato certe regole. Non saprei dire se ha capito o no. Certo mi ha fatto pena. In fondo lui è morto a causa nostra. In realtà la spiegazione di Francesca Mambro e di Valerio Fioravanti sul movente di quello spietato assassinio non ha mai convinto gli inquirenti. Ciccio Mangiameli fu ucciso nel 1980 dal gruppo di camerati guidati da Fioravanti. Mambro partecipò personalmente all’ omicidio compiuto un mese dopo la strage di Bologna. Secondo l’ accusa si trattò dell’ esecuzione in piena regola di un camerata che sapeva troppo sull’ attentato sanguinoso della stazione e che era stato ormai bruciato tanto da decidere di autodenunciarsi. L’ episodio è stato ricordato ieri dalla stessa vedova. Francesco Mangiameli si riconobbe in un articolo pubblicato poche settimane dopo la strage sulle pagine dell’ Espresso: il colonnello Amos Spiazzi da sempre in stretto contatto con i servizi segreti, citava al giornalista il nome di un certo Ciccio che in un incontro a Roma gli aveva fatto rivelazioni sugli ambienti neo fascisti nei quali poteva essere maturata la strage della stazione. Mangiameli si identificò nel personaggio, in quel Ciccio che Spiazzi descriveva dettagliatamente anche nell’ aspetto fisico. Disse alla moglie: Mi vogliono incastrare. Secondo Mambro e Fioravanti invece, che hanno da tempo confessato l’ omicidio, le ragioni dell’ eliminazione di Mangiameli sarebbero altre, assai più banali. Hanno parlato di irregolarità commesse da Mangiameli, di un ammanco di danaro del quale si sarebbe reso responsabile. Un altro movente tirato in ballo dai due neofascisti è l’ improvviso voltafaccia di Mangiameli che si sarebbe tirato indietro dal piano concertato per far evadere il terrorista nero Pierluigi Concutelli. Secondo lo stesso Concutelli, Fioravanti disse di aver dovuto uccidere il camerata perché non era più lo stesso e non poteva garantire la sua affidabilità nell’ azione.

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Walter Sordi – dichiarazioni 06.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 19.05.89 e 01.06.91.

Adr: ho conosciuto personalmente sia Abbruciati che Giuseppucci. Li incontravo presso un ristorante denominato “La Dolce Vita” e in un bar poco distante dal ristorante suddetto e prossimo anche alla abitazione dei gemelli Pucci che ne erano saltuari frequentatori.

Adr: i miei rapporti con l’ Abbruciati e il Giuseppucci ebbero inizio verso la fine del 1979, inizio del 1980. I rapporti di costoro col Carminati erano, invece, molto piu’ remoti.

Adr: il gruppo del Carminati aveva in se una componente maggiormente orientata verso le attivita’ politiche, costituita dall’ Alibrandi e dai gemelli Pucci ed una parte deputata ad attivita’ prettamente criminali e di raccordo con ambienti criminali. I due fratelli Bracci facevano parte di quest’ ultimo settore del gruppo Carminati. Ricordo poi che c’ era una figura minore, tale Lattarulo Maurizio, detto “Provolino” che e’ sempre rimasta nell’ ombra. Il Lattarulo dipendeva da Bracci Stefano ed era in buoni rapporti col Giuseppucci, col quale aveva condiviso un periodo di detenzione. C’ era infine il Tiraboschi che oscillava fra le due componenti del gruppo.

Adr: Carminati era in strettissimi rapporti con Fioravanti Valerio ed anche con Fioravanti Cristiano. Valerio e Carminati hanno commesso assieme alcuni reati che ho indicato a suo tempo nei miei verbali fra i quali la rapina alla Chase Manhattan Bank. V’ erano poi degli scambi logistici fra il gruppo Fioravanti e la banda della Magliana. Ricordo che io stesso fui ospite in un appartamento del quartiere Portuense nella disponibilita’ della Magliana. Anche Belsito durante la latitanza trovo’ rifugio in un appartamento nella disponibilita’ di Colafigli e di un’ altra persona che ho a suo tempo indicato e che ora non ricordo.

Adr: confermo che le notizie in ordine all’ omicidio Pecorelli le ho apprese nelle circostanze specificate nei verbali resi sul punto da Belsito, Zani, Nistri, Procopio, nonché, da ultimo, da Vale Giorgio. Le stesse persone mi riferirono circa i rapporti Fioravanti Gelli e circa le questioni dei banchieri francesi.

Adr: il rinvenimento delle armi di via nemea risale all’ agosto del 1982. Confermo anche in merito a questo rinvenimento le mie dichiarazioni rese a suo tempo.

Adr: dei componenti della banda della Magliana ho conosciuto meglio Giuseppucci e l’ Abbruciati e piu’ superficialmente altri tra i quali l’ Abbatino, il Toscano e i fratelli Selis. Non ho mai approfondito i rapporti con costoro. Si tratta di persone che ho incontrato alcune volte nei locali sopra indicati. Sembra che il Carminati fosse geloso dei suoi rapporti con il giro della Magliana e non favoriva certo il mio incontro con questa gente.

Adr: come ho gia’ altre volte dichiarato quando Cavallini entro’ nel nostro gruppo non ci fu piu’ bisogno di darsi da fare per reperire armi di tipo ordinario in quanto Cavallini ci procuro’ numerosissime armi che ci diceva provenire dal Veneto. Cavallini ci diceva che a dargliele era un camerata, molto criticato, che stava in carcere e faceva capire chiaramente di riferirsi al Fachini. Le armi che portava il Cavallini erano per lo piu’ di origine bellica, cioe’ Mab, bombe tipo SRCM ed altro. Per noi rimaneva senz’ altro l’ esigenza di reperire armi di tipo particolare, di tipo superiore quali gli M12 che ci procurammo autonomamente con una serie di omicidi e rapine.

Adr: parte delle armi di Cavallini finirono in via Nemea, ma la maggior quantita’ di esse fu affidata a Nistri che non so dove le tenesse tant’ e’ che non sono tuttora trovate. Non sono stato in grado di fornire notizie in merito all’ arsenale di Nistri, ne in merito a quello di Macchi.

Letto confermato e sottoscritto.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 03.01.1981

Assistito dagli avvocati Artelli Giuliano e Arico’ di Roma. E’ presente il solo avvocato Artelli anche per delega del condifensore. E’ pure presente l’ avvocato Gentile per la parte civile. A contestazione dei fatti di cui all’ordine di cattura dell’ 12.11.80, l’ imputato dichiara:
-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa lo 05.11.80 al GI dr Destro, F. 177/II/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo.

L’ imputato risponde:
– Respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ’79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio g/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il Calore, che il Mutti e l’Allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo. Preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instauro’ un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse. Faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr zincani e al dr destro.

– io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di la anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana ore 10,40.

– tra le persone che hanno con me parlato “dell’ affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.05.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato “Cossutta” termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e altro.

– ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalmente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’agosto 79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ’80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari c’era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti allo incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dell’avvocato Madia almeno così mi sembra.

– ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del PM:
– dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal PM che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ’80.

– nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri.

(…)

Adr prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l’ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto sopratutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia libertà, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con Meli Mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ’76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del Meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ’76 non ho piu’ visto il meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ’78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’Incardona nacque nell’ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho più avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, Area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
– insisto nel dire, avendo appreso dall’ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
– insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
– insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena.