Paolo Stroppiana – dichiarazioni 28.12.1984

Ho conosciuto Fioravanti Cristiano al carcere di Ivrea e l’ ho poi incontrato nuovamente nel carcere di Paliano.Ho avuto un atteggiamento conflittuale nei suoi confronti poiche’ davo ragione a Sordi Walter che veniva accusato da Cristiano di aver accusato tutti senza risparmiare nessuno.

Cristiano diceva che egli aveva voluto salvare degli amici e che non poteva accusare fino in fondo il fratello Valerio per ragioni di carattere familiare – faceva riferimento ai rapporti con i suoi genitori. Portava ad esempio della efficacia dei suoi tentativi di salvare degli amici, il caso di Bragaglia Giuseppe, assolto per insufficienza di prove nonostante l’ accusa di Sordi Walter, poiche’ egli nel processo non aveva confermato le accuse di Sordi. Lo stesso comportamento Cristiano lo ebbe nella occasione delle rivelazioni degli autori dell’ omicidio Mangiameli. Noi avevamo svolto una inchiesta ed avevamo accertato che Mangiameli, come noi esponenti di “TP” , era stato ammazzato per esclusiva iniziativa di Valerio, poiche’ era venuto al corrente di rapporti “strani” con Signorelli e con gli ambienti a lui facenti capo. In quel periodo vi era una polemica feroce tra “TP” , che si poneva come movimento innovativo spontaneista e di vecchi ambienti facenti capo al Signorelli che noi identificavamo in “Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, Lotta di Popolo e Costruiamo l’Azione”. Signorelli non tollerava che un movimento come “TP” si assumesse un ruolo autonomo (…).

Sordi Walter mi disse che in ambienti dei “Nar” aveva raccolto piu’ voci che indicavano Fioravanti Valerio come coinvolto nello omicidio Pecorelli. Nulla so dell’ omicidio Semerari.
Nulla so del rinvenimento della valigia contenente esplosivo sul treno Taranto – Milano il 13.01.81.

Ho gia’ verbalizzato a piu’ giudici di Bologna, l’episodio riferitomi da Cogolli e Zani a proposito dell’ invito rivolto da Fachini a Cogolli di lasciare Bologna, pochi giorni prima della strage per non restare coinvolti negli arresti che sarebbero certamente derivati da cio’ che stava per avvenire.

Commento’ , a questo proposito, la figura di Fachini dicendomi che si trattava di una persona “tipo Signorelli” ed a lui collegata, coinvolta in giri equivoci con la vecchia destra filo – stragista che aveva contatti con i servizi segreti.

Si trattava cioe’ quel tipo di destra contro la quale noi eravamo schierati con decisione.

Letto confermato e sottoscritto.­

Maurizio Abbatino – dichiarazioni 09.01.1993

Adr: confermo tutte le precedenti dichiarazioni ed in particolare, per quanto interessa qui, all’ ufficio, quelle relative ai rapporti intrattenuti da me e piu’ in generale dalla “banda della Magliana” nel suo complesso con persone che gravitavano in ambienti della destra eversiva. Confermo, in particolare, che il maggior contatto operativo della banda fu Carminati Massimo, il quale si rivolse a noi anche per ottenere ospitalita’ a favore di persone del suo ambiente e con lui in stretti rapporti, quali i fratelli Fioravanti e Belsito Pasquale. A favore di queste ultime persone offrimmo ospitalita’ in un appartamento di via degli Artificieri, occasionalmente occupato anche da Colafigli Marcello e da Mancini Antonio, il quale mi sembra fosse all’ epoca ricercato. Per quanto ricordi, sempre dal Carminati, sentii parlare di Mambro Francesca e Cavallini Gilberto.

Non sono in grado di dire se le persone sin qui nominate costituissero un unico gruppo con il Carminati, quel che e’ certo e’ che tra di essi esistevano rapporti molto stretti anche di tipo operativo nel settore politico terroristico. Ricordo che, sebbene fossero tutte persone di destra, il Carminati li indicava come “compagni” il che potrebbe spiegarsi come un suo modo di adeguarsi al nostro gergo, visto che tra noi della banda ci chiamavamo appunto “compagni” , senza alcun sottinteso politico.

Conoscenza diretta ebbi oltre che con il Carminati anche con i fratelli Bracci Claudio e Bracci Stefano, nonche’ i fratelli Pucci i cui genitori gestivano un ristorante dalle parti di ponte Marconi e con Alibrandi Alessandro. Costoro costituivano sicuramente un gruppo unitario.
Come ho gia’ dichiarato, durante il periodo nel quale, su richiesta del Carminati, i fratelli Fioravanti furono ospiti precedentemente e prossima all’ arresto di Colafigli e Mancini per l’ omicidio di via Donna Olimpia – ebbi modo di incontrare entrambi e di scambiare un saluto con uno di essi, che tuttavia non sono in grado di dire chi dei due fosse. Tale incontro avvenne in occasione di una mia visita a Colafigli e Mancini. Voglio precisare che l’ appartamento di via degli Artificieri era molto grande, costituito da due appartamenti collegati, con due porte di ingresso, sicche’ era possibile che le persone che si trovavano all’ interno non si incontrassero tra loro.
La permanenza dei fratelli Fioravanti e se mal non ricordo anche di Belsito Pasquale nell’ appartamento di che trattasi non si protrasse piu’ di una decina di giorni. Si trattava, infatti, di appoggi temporanei e non sono in grado di dire cosa successivamente abbiano fatto e dove si siano recati.

Non sono in grado di dire se altre persone, oltre a quelle gia’ nominate fossero ospiti dell’ appartamento nel medesimo, periodo: il nostro referente era il Carminati al quale, in piu’ di una occasione vennero date le chiavi dell’ appartamento, del quale pertanto poteva disporre liberamente. L’appartamento di via degli Artificieri rimase nella disponibilita’ della banda per circa un anno. Confermo le circostanze della locazione, cioe’ l’ interessamento di Travaglini Gianni per trovare l’ appartamento e la stipula del contratto da parte di Carminati Massimo. Voglio altresi’ precisare che tra il gruppo Carminati e Travaglini Gianni si erano istituiti dei contatti in relazione al commercio di auto gestito da quest’ ultimo negli autosaloni di Vitinia, situati rispettivamente uno sulla via del mare, all’ aperto, l’ altro in via Sant’ Arcangelo di Romagna. L’ Alibrandi, in particolare, aveva acquistato proprio dal Travaglini una Bmw 323 color verde metallizzato. Per quanto attiene al Travaglini, questi subi’ anche un attentato all’ autosalone di via Sant’ Arcangelo di Romagna, da parte nostra per vicende che attenevano ad un contrasto con Selis Nicolino ed il suo gruppo, attentato consistito nel far esplodere un ordigno artigianalmente predisposto secondo le modalita’ apprese dal Carminati in ordine alle quali ho gia’ riferito in precedente interrogatorio (11.12.92). L’ esplosivo di cui disponevamo ci proveniva da “loro” , vale a dire dal giro di Carminati, le persone cioe’ di cui ho gia’ fatto i nomi.

Adr: oltre che delle persone alle quali ho fatto cenno in precedenza, ricordo di aver sentito da Carminati, dai Bracci, dai Pucci e da Alibrandi, i nomi di Sordi, Ciavardini, Nistri, e Vale Giorgio, rispetto ai quali non so riferire circostanze precise, ma che, tuttavia, venivano indicati dai predetti come loro “compagni” , inseriti nei Nar, sigla questa ricorrente nei loro discorsi. Mi sembra anche di ricordare che i nomi Cavallini e della Mambro, vennero fatto allorche’ si parlo’ dell’ omicidio Straullu. A questo proposito, Carminati Massimo mi spiego’ di una rivoltella senza cane cal 38, nella disponibilita’ , trasportabile in un borsello, sul quale era praticato un foro, tale da poter essere usata senza essere estratta.
Per quanto ricordi e per quanto potei capire, in quanto solitamente non si discuteva se non per accenni delle rispettive operazioni, Alibrandi Alessandro si muoveva tra vari gruppi ideologicamente omogenei, e vale Giorgio era in strettissimi rapporti, anche operativi con il Carminati. Carminati Massimo e Alibrandi Alessandro rappresentavano elementi di forte coesione di tutto l’ ambiente che ho descritto.
Oltre ai contatti di cui ho sin qui parlato, altri ne avemmo come banda anche per l’ ambiente di destra facente capo al professor Semerari e a De Felice Fabio. Ho gia’ ampiamente riferito in ordine sia alle modalita’ attraverso le quali si pervenne alla istituzione del rapporto; sia in ordine al primo incontro avvenuto nella villa di De Felice con il professor Semerari e con Aleandri Paolo; sia alla vicenda relativo alla smarrimento delle armi affidate in custodia all’ Aleandri; sia al rapimento di quest’ ultimo che forni’ l’ occasione per il Carminati, gia’ in contatto con Giuseppucci Franco e con il gruppo di Acilia, di entrare in piu’ stretti rapporti con tutta la banda; sia, infine, alle vicende relative ai due mitra Mab modificati che ci vennero consegnati fa scorza Pancrazio e mariani bruno per reintegrare il borsone smarrito da Aleandri.

Adr: l’ ambiente del Semerari, come ho gia’ avuto modo di accennare in precedenti interrogatori, esprimeva una diversa impostazione rispetto a quello dei Nar, e lo stesso Semerari si definiva “nazi -fascista” . Nei precedenti interrogatori ho definito “ordinovisti” le persone che ruotavano attorno al Semerari e al De Felice, poiche’ ricordo che costoro parlavano talvolta di Ordine Nuovo e della organizzazione di campi paramilitari nelle campagne attorno a Rieti.

Adr: ricordo un incontro abbastanza rapido con il Semerari nella sua villa nel reatino: rimasi colpito dal suo letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con svastiche e ornato di aquile e anche della presenza di vari dobermann ai quali il professore impartiva ordini in tedesco. Delle persone incontrate insieme al Semerari – ricordo la presenza di  alcuni giovani in casa del De Felice – ho focalizzato la memoria soltanto sull’ Aleandri. Non ho mai conosciuto Signorelli Paolo, ne’ ricordo di averne mai sentito parlare, ne’ dal giro di Semerari ne’ dal giro di Carminati. Non ho mai sentito parlare di Tilgher Adriano, né dei fratelli Palladino, né di Picciafuoco, né di Giorgi Maurizio, né di Smedile Antonio, né di Sortino Luigi, né di Bongiovanni Ivano, né di Sinibaldi Guglielmo, né di tale Citti.

Adr: il nome Pompo’ mi ricorda un funzionario di polizia che aveva fama di corrotto ed era in contatto con Giuseppucci e con Abbruciati Danilo che ne parlavano in termini confidenziali come del “vecchio Pompo’ “. Ricordo in proposito che una volta venni arrestato in possesso di un documento falso nei pressi del bar Ciampini, mi sembra in piazza Pio XI; venni condotto insieme al Giuseppucci al commissariato di zona, forse “Borgo” , e qui sentii il Giuseppucci chiedere del Pompo’ .
Il nome “Ossigeno” non mi dice nulla; il nome Sparti mi richiama un falsario collegato al Giuseppucci; ricordo un falsario conosciuto come “Dracula” sempre collegato al Giuseppucci; come pure Massimi Marco Mario; ho sentito nominare tal “Zibibbo” , sempre dal Giuseppucci, ma non ricordo in quale contesto; neppure nuovo mi e’ il nome di Giuliani Egidio che ricollego a persona in contatto con Giuseppucci e con Scorza Pancrazio e comunque con trascorsi informazioni dell’ ultrasinistra, come Autonomia Operaia o Prima Linea.
Spontaneamente l’ imputato dichiara: ricordo che il Carminati, i suoi compagni e il Giuseppucci fecero il nome di Dimitri all’ epoca della rapina alla Chase Manhattan Bank. Il nome Vailati non mi e’ nuovo non conservo in proposito ricordi precisi ma lo associo ad Mancini Antonio in quanto dovrebbe essere stato lui a farmelo. Questi oltre alla Porcacchia Elena, aveva un’altra donna a nome Moretti Fabiola, la quale gestiva lo spaccio di stupefacenti in zona campo dei fiori ed era collegata a Abbruciati Danilo.
A questo punto l” imputato chiede di poter avere in visione le foto delle persone menzionate dall’ ufficio, onde poter essere piu’ preciso nei propri ricordi in ordine al loro riconoscimento.

Adr: nel riconfermare quanto gia’ dichiarato a proposito del deposito di armi presso il ministero della Sanita’ e presa nuovamente visione del compendio fotografico allegato alla relazione di perizia tecnico balistica disposta dal GI dr Lupacchini intendo immediatamente precisare che non riscontro tra le armi periziate e quindi in sequestro, nessun fucile a canne segate. Al riguardo debbo dire che presso il ministero vi erano certamente piu’ armi di quante in sequestro e tra quelle vi erano anche dei fucili automatici cal 12 di varie marche (Franchi, Bernardelli e Breda) , modificate perlopiu’ dall’ Alesse, il quale aveva provveduto a segare le canne; ad abradere, o a ribattere, o punzonare, o trapanare il numero di matricola, cosa che facevamo assieme nello scantinato del ministero.
Talvolta si provvedeva anche ad accorciare il calciolo di legno segandolo. Capitava che se il calciolo veniva accorciato troppo spuntasse una molla. I fucili modificati in questo modo erano 3 o 4. Oltre alle armi, all’ esplosivo ed al munizionamento, presso il ministero della Sanita’ erano depositati anche guanti e passamontagna.
Guanti ve ne erano di tutti i tipi: in pelle, in lana, in gomma da cucina e da chirurgo. Questi ultimi due tipi, per le loro caratteristiche oltre a garantire una certa sensibilita’ erano i piu’ adatti ad impedire che la polvere da sparo esplosa aderisse alla pelle. I passamontagna, quasi tutti di colore scuro, blu o neri, erano perlopiù in tessuto leggero, una specie di sottocaschi, con una cucitura al centro, dalla fronte alla nuca, piuttosto evidente. L’ esplosivo custodito presso il ministero della Sanita’ proveniva dal gruppo di Carminati, per come ho piu’ volte gia’ dichiarato, pure da Carminati provenivano le micce ed i detonatori.

Adr: confermo quanto da me gia’ dichiarato relativamente ai due mitra Mab ricevuti in cambio delle armi smarrite da Aleandri. Voglio integrare comunque le precedenti dichiarazioni con la precisazione che il Carminati prese non una ma due volte il mitra Mab che non è stato rinvenuto al ministero della Sanita’ . Si trattava, tra i due, del mitra meglio modificato. Confermo che il Carminati prese per la seconda volta il mitra circa due mesi dopo la morte di Giuseppucci, e colloco la prima in epoca immediatamente precedente alla morte del Giuseppucci stesso. Ero presente quando il Carminati prese il mitra per la seconda volta eche nell’ occasione, come d’ abitudine, prese due caricatori, uno lungo e uno piu’ corto. Presente nella circostanza era anche Alesse Biagio. Come accadeva normalmente non chiesi al Carminati la ragione per la quale prelevava l’ arma ne peraltro gli chiesi mai di restituirla, ne perche’ non l’ avesse mai fatto. Cio’ rientrava non solo in una consuetudine dovuta all’ amicizia, ma era coerente con la regola di non interessarsi alle attivita’ degli altri e soprattutto di non portare nel deposito armi comunque “sporche” .

Confermo di essere in grado di riconoscere, vedendolo, il mitra in questione ed a tal fine ho gia’ chiesto di poter vedere le foto di altri mitra analogamente modificati, sequestrati in altre occasioni, essendo quelli ricevuti da Scorza e Mariani, simili ma non identici quanto a modifiche apportate.

L’ ufficio mi mostra una foto siglata dai GI, e dal PM la quale viene allegata a questo verbale, in cui riconosco con certezza il mitra prelevato dal Carminati e mai piu’ restituito, nelle circostanze sopra indicate.

L’ ufficio da atto che la foto mostrata all’ imputato, fornita dalla Digos di Bologna, riproduce il mitra Mab 38/42 rinvenuto a Bologna il 12.01.81, sul treno Taranto – Milano. L’ imputato sigla la foto di cui sopra.

Letto confermato e sottoscritto­

Il significato del crimine – sentenza appello strage di Bologna 16.05.1994

Al fine di verificare la fondatezza della tesi accusatoria -secondo cui Fioravanti e Mambro avrebbero messo a tacere un testimone della loro responsabilità per la strage- ci si deve porre una domanda: quali notizie avrebbe potuto propalare “Ciccio” circa la strage tanto da ingenerare in Fioravanti e Mambro il timore per quelle divulgazioni?

Per rispondere a questa domanda è necessario stabilire, preliminarmente, di che ordine fosse stato il coinvolgimento di “Ciccio” nella strage. Al riguardo vanno formulate due ipotesi, nel novero delle quali -va osservato- si esaurisce l’ambito delle possibili, concrete evenienze. La prima, è che il Mangiameli fosse semplicemente venuto a conoscenza di quanto si stava per commettere.

Qui basterà ricordare che Fioravanti, Mambro e Mangiameli vissero nella stessa casa per due settimane nella seconda metà di luglio e si separarono solo tre giorni prima della strage (il 30).
Sarebbe stato del tutto naturale che Mangiameli fosse stato messo a parte del progetto o che avesse colto segni inequivocabili dei preparativi. La seconda, è che “Ciccio” avesse avuto un ruolo attivo nell’approntamento di taluni strumenti necessari per la esecuzione del crimine, provvedendo al reclutamento dei gregari di cui avevano bisogno i due imputati. Per fare ciò egli si sarebbe avvalso della sua posizione di leader di Terza Posizione ed avrebbe attinto tra i simpatizzanti o gli stessi aderenti al movimento. Di simili iniziative del Mangiameli esiste una traccia precisa nelle dichiarazioni di Raffella Furiozzi: “Diego Macciò mi disse che dell’omicidio Mangiameli esistevano varie spiegazioni. Egli mi riferiva che secondo alcuni Mangiameli era stato ucciso per ragioni di denaro, ma secondo altri era stato ucciso perché era il contatto tra Valerio Fioravanti e i ragazzi di Terza Posizione che materialmente collocarono l’ordigno in stazione” (8 apr.86, PM Bologna).

Questa Corte, poi, ha ricostruito i legami -sui quali ci si soffermerà nell’apposito capitolo- che esistettero tra Sergio Picciafuoco e il movimento di T.P. in generale, mentre sono già stati esaminati dalla sentenza di primo grado gli elementi che riconducono lo stesso Picciafuoco ad Alberto Volo, l’amico di Mangiameli.

La ulteriore, ma non meno importante considerazione da fare in margine alla vicenda Spiazzi discende dalla constatazione che l’uccisione di Mangiameli seguì con immediatezza alla pubblicazione dell’intervista. Si può, infatti notare che, passati pochissimi giorni dalla pubblicazione del servizio dell’Espresso, nelle stesse ore in cui Mangiameli si affannava a trovare le contromisure (la lettera anonima di Volo è del 30 agosto) che lo mettessero al riparo dalle possibili contestazioni dell’autorità giudiziaria, Valerio F. era già alla ricerca dei mezzi (auto di Soderini) per colpire la sua vittima. Le conclusioni sono obbligate.

Mangiameli era nelle condizioni di conoscere fatti e circostanze estremamente importanti in relazione alla strage. La vicenda Spiazzi aveva rivelato che egli era un inaffidabile depositario di quelle conoscenze.
Gli imputati, conseguentemente, avevano fondati motivi di preoccuparsene e di volere la eliminazione del pericolo.

Il volantino sull’85a vittima
Del resto, il convincimento che l’omicidio Mangiameli fosse direttamente connesso con la strage di Bologna non è soltanto il risultato di una argomentazione logica compiuta in sede giudiziaria a distanza di tempo dagli eventi. Invero, il volantino diffuso dai militanti palermitani di Terza Posizione tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere sta chiaramente a dimostrare che gli amici di Mangiameli giunsero subito alla medesima conclusione. Si legge, infatti, nel volantino: “L’ignobile strage di Bologna, che tanto da vicino ricorda … quelle di piazza Fontana, di Brescia, di Peteano, del treno Italicus, ha forse fatto la sua 85a vittima?” (*)

Ma non basta, perchè gli amici di Mangiameli ebbero subito chiaro anche il ruolo decisivo che in quel delitto aveva giocato l’intervista di Spiazzi. Si legge, infatti, nello stesso volantino: “Poi, qualche giorno prima del blitz, Amos Spiazzi -uomo dei servizi segreti, ex imputato in quel processo della Rosa dei Venti dietro cui aleggiava l’ombra di Andreotti- in una puerile e provocatoria intervista al settimanale L’Espresso allude a un certo ‘Ciccio’ coinvolto, a suo dire, in faccende relative ai NAR. E’ forse l’ultimo avviso, lanciato in ‘chiave’, come sempre. Adesso, quasi per caso, affiora a Tor dei Cenci la prova del macabro e orrendo finale.”

Ancora -ed è il rilievo più importante da cogliere nel volantino- emerge con tutta evidenza che, individuando nei fatti connessi alla strage la causa dell’omicidio, i militanti palermitani di T.P. compirono una inequivocabile identificazione degli autori dell’omicidio con gli autori della strage. E a questo proposito, vanno tenute ben presenti due cose. La prima è che la moglie di “Ciccio” era perfettamente consapevole, per averlo saputo già il 12 settembre da Roberto Fiore, uno dei capi di T.P., che gli assassini del marito erano Fioravanti e i suoi amici (interr. 17 sett. 80 al PM di Roma).

La seconda è che il volantino – e, dunque, le valutazioni in esso contenute- scaturivano dall’ambiente di T.P. più vicino a Mangiameli; vale a dire dall’ambiente palermitano di cui “Ciccio” era il leader e che, necessariamente, a lui faceva riferimento e da lui riceveva non solo le direttive, ma anche le informazioni e le confidenze che in un gruppo di sodali politici inevitabilmente ci si scambia.
Gli autori del volantino, quindi, basandosi su elementi di prima mano provenienti dallo stesso Mangiameli, nonché dall’ambiente, sia politico che familiare, a lui più vicino, giunsero, nella immediatezza dei fatti, a formulare giudizi (a- sulla stretta dipendenza dell’omicidio dalla strage, b-sul ruolo determinante dell’intervista Spiazzi, c- sulla riconducibilità agli autori della strage anche della eliminazione del Mangiameli) che rappresentano un avallo di straordinario valore per le conclusioni -sopra enunciate- cui è pervenuta questo giudice di rinvio in piena sintonia con la Corte d’Assise di primo grado.

Il proposito di uccidere anche la moglie e la figlia
Da ultimo, ci si deve soffermare sulla circostanza che, secondo quanto ha rivelato Cristiano Fioravanti (interr. 26 mar.86 cit.), il fratello riteneva ugualmente necessario procedere alla soppressione anche della moglie e della figlia del Mangiameli. E poiché si è visto che la ragione data da Valerio a Cristiano (omicidio Mattarella) è insostenibile, si deve arguire che durante le due settimane trascorse da Fioravanti e Mambro a Tre Fontane moglie e figlia siano state, quanto meno, presenti a colloqui o a incontri da cui era facile risalire alla imminente strage. Solo così può spiegarsi una determinazione omicida (si pensi alla intenzione di sopprimere la bambina) che, riguardata sotto qualsiasi altro profilo, appare del tutto inspiegabile e gratuita.

Purtroppo, la Amico e il Volo, comprensibilmente terrorizzati dal pericolo di cadere essi stessi sotto i colpi degli assassini di “Ciccio”, hanno evitato accuratamente di offrire il benché minimo elemento capace di aiutare gli inquirenti a comprendere con la dovuta completezza le motivazioni degli intendimenti omicidi del Fioravanti. Ne dà conto la Corte d’Assise di Roma che ha così commentato il loro comportamento (sent. cit., p.101) : “Gli interrogatori di Alberto Volo e di Rosaria Amico -valutati criticamente- lasciano trasparire la preoccupazione dei medesimi di non dire tutto quanto è a loro conoscenza in ordine al crimine e al terreno che lo maturò, e di velare il falso con il vero, alterandone i contorni, per impedire la completa ricostruzione del fatto e del suo retroscena”.

Analogie con il caso di Ciavardini
L’assoluta coerenza logica delle conclusioni formulate sub 13), confermate dai riscontri sbalorditivi che emergono dal volantino diffuso dai militanti palermitani di Terza Posizione, suffragano la sussistenza di un movente dell’omicidio Mangiameli che si pone in direzione perfettamente convergente con gli altri indizi finora illustrati.
In particolare, è opportuno segnalare che il proposito di eliminare Mangiameli ha avuto caratteri sorprendentemente sovrapponibili a quello di uccidere Ciavardini.
Invero, in entrambi i casi il piano di eliminazione è maturato:
– malgrado fosse stato preceduto da un lungo periodo di collaborazione con Fioravanti e Mambro in imprese delicate ed altamente qualificanti sul terreno terroristico-eversivo;
– subito dopo il 2 agosto;
– quando uno specifico evento (la telefonata alla fidanzata, in un caso; le confidenze a Spiazzi, nell’altro) ha rivelato a Valerio Fioravanti e a Francesca Mambro la inaffidabilità di un testimone delle loro gesta.