Ferdinando Accornero dichiarazioni 15.02.1977

Faccio parte da anni della parte Massoneria e ho potuto seguirne dall’anno della mia affiliazione (1945) tutte le vicende. In ordine specificatamente alla questione Gelli-Salvini posso precisarle che notizia dell’entrata del Gelli in Massoneria appena egli presentò a domanda e cioè nel 1963 dico qualche anno dopo la presentazione della sua domanda e cioè nel 1965. Qualche anno dopo il venerabile della loggia di appartenenza del Gelli, la “Romagnoli”, di cui anche io facevo parte, in vista della possibile promozione del GELLI, apprendista, al secondo grado di compagno, mi chiese cosa io ne pensassi. Da premettere che sapevamo del suo passato legionario in Spagna ma non avevamo elementi di giudizio certi e convincenti sulla sua attuale attività. Per cui pregai detto Venerabile di considerare l’opportunità dì attendere ancora un pò a promuoverlo; allorché di lì a qualche tempo giunse la comunicazione da parte della Gran Segreteria della cooptazione del GELLI nella Loggia P2. Infatti in una seduta del Gran Consiglio del 1967 mi ritrovai accanto proprio il GELLI.
Faccio presente che per essere membro del Consiglio dell’Ordine bisogna essere Maestri ed avere una certa anzianità di milizia. Il GELLI a mia richiesta della rapidità della sua carriera mi rispose che faceva parte del Consiglio in qualità di rappresentante di una Gran Loggia Estera di cui non ricordo il nome.
Era all’epoca Gran Maestro della Massoneria Giordano Gamberini.
Successivamente il GELLI ha sviluppato la sua attività sino a possedere la Loggia P2. Produco a tal riguardo la fotocopia dell’originale di un verbale del 1° marzo 1971 del così detto raggruppamento GELLI P2 nel quale sono contenute delle considerazioni di apprezzabile rilievo. In data 10 luglio 1971 in occasione di seduta della giunta di cui io facevo parte, ricordo che il Gran Maestro all’epoca SALVINI ebbe a dichiarare che il GELLI stava preparando un colpo di Stato. Io di quanto accadde in quella sede ebbi a prendere degli appunti sul retro del verbale della precedente seduta della giunta del 29 giugno, appuntai di mio pugno di cui produco fotocopia e traduzione dattiloscritta.

Produco altresì una lettera riservata diretta dal GELLI a tutti i componenti della P2 da lui definita raggruppamento, nonché la lettera con la quale il Gran Maestro Salvini del dicembre 1971 informava gli aderenti alla P2 della nomina da lui conferita al Gelli di Segretario Organizzativo della Loggia P2.
Intanto noi che avevamo incominciato a valutare la sua reale entità quale fosse l’attività del GELLI nella istituzione, svolgevamo la nostra opposizione a tale attività sulla base abituale di più accurate informazioni che ci venivano fornite. Produco al riguardo una lettera olografa del Sen. Giuseppe Corsini primo sindaco di Pistoia dopo la liberazione, diretta ad un fratello di cui non ritengo di poter indicare il nome ma a me pervenuta in copia, nella quale il detto Corsini illustra la figura del GELLI che intanto procedeva nella sua attività di organizzatore della P2 di cui con nota del 20 settembre 1972 forniva la sintesi agli appartenenti alla Loggia stessa.
Al fine di neutralizzare l’attività del Gelli, le cui finalità apparivano contrastanti con quelle istituzionali dell’Ordine ed in concomitanza e per effetto dell’attività di noi oppositori, il Salvini nel gennaio 1971 deliberò di procedere alla costituzione di una Loggia P1.
A.D.R. in ordine ai rapporti GELLI-SALVINI penso che, l’alternanza della temperatura di tali rapporti debba essere legata a vicende di carattere personale tra i due che a parere di molti devono essere reciprocamente ricattabili, come è risultato per altro da una esplicita denuncia fatta dal grande oratore Benedetti nella Gran Loggia del 1973 sulla base di intercettazioni telefoniche tra il GELLI ed un altro fratello, cui esplicitamente si parlava di condizionamento del Salvini a discrezione del Gelli. In ordine poi specificamente alle ragioni della sospensione del Gelli nel settembre 1974 da incaricato della organizzazione penso che sia stato quello un provvedimento conseguito alla nostra attività.
A D.R. Quanto alla fusione della nostra istituzione con quella di Piazza del Gesù, noi maggiorenti ne venimmo a conoscenza quando le trattative erano in corso. Noi approvammo l’iniziativa a patto che venissero esaminati singolarmente i soci della istituzione che si fondeva con noi. Ma tale suggerimento non venne accolto e ci si fece trovare davanti al fatto compiuto, in particolare per quanto riguarda l’accettazione di certi fratelli di Piazza del Gesù.
Per ora non ho altro da aggiungere.

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“Gelli finanziò Almirante, la procura apre un’inchiesta” – La Repubblica 19.01.1995

“Il Movimento sociale italiano è stato finanziato dalla P2. Giorgio Almirante aveva chiesto una mano a Gelli e lui gliela aveva data, facendogli avere dei soldi”. E’ la fine di ottobre scorso. Il settimanale L’ Europeo pubblica un ampio servizio sui personaggi che ancora adesso continuano a frequentare assiduamente Villa Wanda, la residenza abituale dell’ ex venerabile della P2. In un riquadro del servizio c’ è una breve intervista a Giulio Caradonna, più volte deputato della Fiamma, iscritto anche lui alla loggia di Gelli con la tessera numero 2192. Le sue dichiarazioni sono esplosive. “Un anno prima che scoppiasse la caciara sulla P2”, racconta Caradonna, “Almirante mi ha chiesto di fissargli un appuntamento con Gelli, sostenendo che poteva essere molti utile al partito. Si sono incontrati nella stanza 126 dell’ Excelsior, a Roma. Poi è successa l’ ira di Dio. Il mio nome è stato trovato negli elenchi di Castiglion Fibocchi e sono stato messo sotto processo dal partito. Quando Almirante era ormai morto, non potevo che chiedere spiegazioni a Gelli. Dopo la sua estradizione in Italia sono andato a trovarlo. E lui mi ha riferito che Almirante gli aveva chiesto dei soldi e che lui glieli aveva dati”. L’ intervista è stata segnalata dal senatore dei Verdi Maurizio Pieroni con un esposto consegnato alla magistratura il 28 ottobre scorso. La procura ha aperto un fascicolo avviando subito un’ inchiesta. Le indagini sono state affidate al pm Maria Monteleone. Ieri mattina il magistrato ha convocato il parlamentare progressista. I due sono stati a colloquio per una mezz’ ora. Al termine Pieroni non è voluto entrare nel merito dell’ incontro. Ha solo commentato: “Sono soddisfatto perché le indagini sono avviate. Del resto l’ estrema gravità politica della vicenda si commenta da sola. Al di là dell’ indagine della magistratura occorrerebbe riaffrontare politicamente, a livello parlamentare, la questione P2. In questo campo vedo troppi scheletri sorridenti negli armadi di altri. Il magistrato – ha aggiunto il senatore Pieroni – mi è sembrato fortemente determinato a eseguire il suo dovere d’ ufficio”. Le indagini sono avvolte da un fitto muro di riserbo. Ma le indiscrezioni che inevitabilemente circolano negli ambienti giudiziari danno per imminente la convocazione di Giulio Caradonna per verificare la fondatezza delle sue pesanti dichiarazioni. Non è escluso che lo stesso Gelli sia chiamato dal pm Monteleone. Nello stesso servizio, l’ ex venerabile non ha negato la circostanza. “Sì, è vero, Almirante è venuto a trovarmi tre o quattro volte all’ Excelsior”. Ma poi, si è limitato a ridere quando gli è stato chiesto se la P2 avesse sponsorizzato il Msi. Per il momento non ci sarebbe alcun nome iscritto sul registro degli indagati. Si tratta ancora di un’ indagine preliminare che contempla l’ ipotesi di finanziamento illecito ad un partito. Solo quindi nei prossimi giorni, al termine degli interrogatori probabilmente già fissati, il magistrato stabilirà se procedere a ulteriori accertamenti e quindi a iscrivere i primi nomi degli indagati.

Sui rapporti tra Licio Gelli e gli altri soggetti sospettati di essere coinvolti nell’omicidio Calvi

(…) MANNOIA ha riferito di aver appreso da BONTATE, intorno al 1980, che Giuseppe CALÒ si stava legando a Francesco PAZIENZA, Licio GELLI e Roberto CALVI e che CALÒ e altri stavano usando queste persone per agevolare l’investimento di ingenti somme di denaro che, in realtà, erano provento del contrabbando di sigarette e del traffico di droga (indicazioni rese 1.11.3.1991, ad agenti del FBI).

In data 15.7.1991, innanzi ai PM di Palermo e Roma, ha riferito di aver appreso da Stefano BONTATE (cognato di Giacomo VITALE, appartenente alla P2) e altri uomini d’onore della sua famiglia mafiosa che “Pippo CALO, Salvatore RIINA, Francesco MADONIA ed altri dello stesso gruppo avevano somme di denaro investite a Roma attraverso Licio GELLI che ne curava gli investimenti ”, e che “parte di questo denaro era investito nella Banca del Vaticano ”.
Il collaborante ha ribadito le sue conoscenze nel corso dell’incidente probatorio del 18.12.1997, ove ha riferito che: “CALO’ investiva i suoi soldiattraverso CALVI e Lido GELLI” e nel corso della deposizione dibattimentale rese nel processo di primo grado, davanti alla Corte di Assise di Roma.

È evidente che tale attività implica l’esistenza di un rapporto collaudato, fiduciario e particolarmente intenso. Sempre M ANNOI A ha posto in rilievo che CALVI era stato presentato a Licio GELLI da Michele SINDONA nel corso del 1975 (vedi verb. 1.10.2002, pag. 8).
Il teste Eligio PAOLI ha riferito di aver compreso da un discorso delle sorelle KLEINSZIG che GELLI e CARBONI si conoscevano da tempo. Ha aggiunto che il primo aveva conosciuto CARBONI tramite Armando CORONA, che Flavio CARBONI era il “tirapiedi” di GELLI, che CARBONI lavorava per conto di GELLI e ORTOLANI (vedi pag. 39 — 40, trasc. 26.9.2006 e verb. reso in fase d’indagine del 22.8.1983, pag. 4).

Antonio MANCINI ha riferito che, secondo ABBRUCIATI, CARBONI costituiva un anello di raccordo tra la Banda della Magliana, la mafia di Pippo CALÒ e gli esponenti della massoneria facenti capo a Licio GELLI (vedi verbale dell’11.3.1994, pag. 9). Ha ribadito tali dichiarazioni anche nel corso della dichiarazione dibattimentale dinanzi alla Corte d’Assise di Roma (vedi pag. 116 e 117, 209 – 210, trasc. 29.3.2006).
Salvatore LANZALACO ha dichiarato che Lorenzo DI GESÙ era stato mandato in soggiorno obbligato a Monte San Savino, ove aveva conosciuto, tramite CALÒ, GELLI; che quando CALO andava a trovare DI GESÙ contemporaneamente si recava da GELLI. Ha aggiunto di essersi recato nella villa di GELLI ad Arezzo con PANZECA, nel corso di uno dei weekend, in cui si erano recati a Monte San Savino. Nell’occasione, gli era stato presentato il figlio di GELLI e aveva notato che avevano parlato di DI GESÙ e di alcuni amici di quest’ultimo. Da ciò aveva desunto che GELLI e DI GESÙ avessero avuto dei buoni rapporti (vedi pag. 130, trasc. 2.5.2006, deposizione innanzi alla Corte d’Assise di Roma).
Antonino GIUFFRÈ ha riferito che “Lido GELLi era un tramite, vale a dire gestiva i finanziamenti di altre persone”. Ha aggiunto di aver appreso da DI GESÙ, PANZECA e Pino GAETA che GELLI aveva fatto confluire dei capitali per gli investimenti in Sardegna curati dal gruppo di CALÒ e che PANZECA e DI GESÙ si erano recati a trovare GELLI in Toscana (vedi verb. 4.12.2002, pag. 17 e 18).

Tullio CANNELLA ha riferito di intensi rapporti tra mafia e la P2, affermando: “appresi che la P2 aveva costituito diverse logge regionali, tra le quali questa denominata Carnea, che aveva sede in Liguria — se la memoria non mi inganna a Santa Margherita Ligureera una loggia che era espressione di gruppi mafiosi della Sicilia. Nella fattispecie era una loggia creata e costituita per volontà di Stefano BONTATE”. Ha aggiunto che Giacomo VITALE gli aveva confidato di “ingenti somme di denaro che suo cognato Stefano BONTATE aveva dato alla P2(rif trasc. ud. del 9.7.2001, processo nei confronti di Marcello DELL’UTRI). Si noti che dette indicazioni trovano una significativa conferma in quelle del testimone massone Angelo SIINO (Gran Maestro dell’oriente di Palermo della loggia massonica Carnea, con il grado di 33), il quale ha riferito di un incontro avvenuto casualmente a Santa Margherita Ligure, all’interno della sede della Loggia Carnea, il cui gran maestro era Aldo VITALE. Egli ha riferito di essersi recato a Santa Margherita con Giacomo VITALE, cognato di Stefano BONTATE, massone parimenti appartenete alla loggia CAMEA. Aldo VITALE, sempre espansivo, gentile ed accogliente nei suoi confronti, gli aveva detto di “aspettare un attimo”. Si era meravigliato ed aveva domandato a Giacomo VITALE: “ma chi è questo che è in compagnia di VITALE?”. Questi gli aveva risposto che era CALVI “un banchiere di Milano” “un personaggio importante”, “anche perché gestisce dei soldi nostri”. Aveva usato il plurale maiestatis per fargli intendere che gestiva dei soldi di Cosa Nostra”. Nell’occasione, aveva detto che gestiva anche denaro di altri. Aveva usato l’espressione “e non solo” (vedi pag. 73 — 76, trasc. 28.3.2006). Si era meravigliato del fatto che Aldo VITALE avesse la portata di conoscere Roberto CALVI. Era, però, un personaggio importante, anche amico di Licio GELLI, circostanza che aveva potuto constatare personalmente (vedi pag. 75, trasc. 28.3.2006).

Licio GELLI ha negato di aver mai conosciuto CARBONI e ha escluso qualunque rapporto con lo stesso. Invero, tali affermazioni non appaiono credibili. Tale convinzione viene suffragata dalla documentazione depositata da Emilio PELLICANI il 21.6.1988, all’autorità giudiziaria. In particolare, vi è un prospetto dal quale si rileva l’esistenza di un assegno da Lire 223 milioni a favore del sig. L. GORI (pseudonimo utilizzato da Licio GELLI, come si avrà modo di precisare nel prosieguo della presente richiesta) da parte di Flavio CARBONI e di un altro assegno consegnato al sig. L. GORI, sempre per conto di F. CARBONI.

Licio GELLI ha sostenuto di non aver mai conosciuto il banchiere svizzero Hans KUNZ e Francesco PAZIENZA. Tali indicazioni paiono, invero, poco credibili ove si consideri che nel corso delle investigazioni Eligio PAOLI ha riferito di aver appreso da Riccardo PIAZZESI (vale a dire da Silvano VITTOR, come ha spiegato in maniera convincente nel corso dei verbali del 2003) dell’esistenza di “un’intima amicizia” “tra la moglie di KUNZ e la moglie di GELLI” (vedi verb. 22.8.1983) e che è stato acquisito in atti un appunto del giornalista Bruno FERRARIO dal quale emerge che Hans KUNZ e Licio GELLI, i primi di maggio 1982, avrebbero pranzato al ristorante Chevai Blanc di Vandeuvre nei dintorni di Ginevra.

 

Estratto richiesta di archiviazione pm 2013 – omicidio Calvi pag 4-7