Il giudice Mario Amato

Sostituto procuratore della Repubblica a Roma. Eredita le indagini già assegnate a Vittorio Occorsio, assassinato nel 1976, da Ordine Nuovo. Fa subito i conti con tutti i personaggi di spicco dell’Italia torbida di quei tempi: i “fratelli” della Loggia massonica P2 e Michele Sindona. Il procuratore capo, Giovanni De Matteo, durante l’inchiesta non gli fornisce la minima collaborazione. scopre il clamoroso “protocollo 7125, n° 21950″ del 27 agosto 1976: un incartamento dei servizi di sicurezza che rivelava la riorganizzazione di Ordine Nuovo, messo al bando nel 1973. Maggiori sono i risultati ottiene, più il procuratore capo, Giovanni De Matteo, lo contrasta, sino a giungere a rifiutargli la controfirma del provvedimento restrittivo a carico di Alessandro Alibrandi, il quale armato di pistola ha opposto resistenza alle forze dell’ordine. Arresta due volte Paolo Signorelli, per una serie di attentati, ma costui verrà sempre scarcerato, subito dopo l’interrogatorio. Nella primavera del 1980, raccoglie le rivelazioni del falsario Marco Mario Massimi, su una riunione tenutasi, il 9 dicembre 1979, a casa di Paolo Signorelli, presente fra gli altri il criminologo Aldo Semerari, alla quale ha fatto seguito l’eliminazione, ad opera dei Nar, di Antonio Leandri, scambiato per la vittima designata: l’avvocato Giorgio Arcangeli, difensore di Albert Bergamelli, subentrato nell’ufficio all’avvocato Gian Antonio Minghelli.
Finisce, così, per collegare Paolo Signorelli e Aldo Semerari, e si convince della fondatezza del sospetto che l’estrema destra abbia collegamenti e ramificazioni dappertutto, anche nell’ordine giudiziario.
Per la prima volta ha paura: stila un rapporto che finisce nell’ufficio di Giovanni De Matteo, il quale, come dichiarerà in seguito, sotto giuramento, lo tratterrà una settimana intera senza neppure leggerlo. Intanto però, il contenuto del colloquio  col falsario in carcere, che pure doveva rimanere segreto, si diffonde rapidamente. Marco Mario Massimi se ne accorge subito e ritratta tutto. Il 13 giugno 1980, non gli resta, dunque, che presentare le sue doglianze al Consiglio Superiore della Magistratura. Senza fare i nomi di Semerari o Signorelli, rivela l’esistenza di un”incartamento Massimi”, contenente rivelazioni clamorose. Denuncia la negligenza di Giovanni De Matteo e avverte nell’imminenza di un attacco terroristico di proporzioni enormi. Denuncia i pericoli del suo lavoro e chiede un’auto blindata. Gli viene negata. Non serve neppure che faccia presente di essere stato pedinato, nelle ultime settimane, da due giovani, su di una moto di grossa cilindrata. Esattamente 10 giorni dopo aver esposto le sue lamentele, esce di casa per recarsi al Palazzo di Giustizia, ma, raggiunta a piedi la fermata dell’autobus di viale Ionio, viene avvicinato alle spalle da un killer a volto scoperto, sceso da una moto guidata da un complice, che gli pianta  due pallottole in testa. Ha 36 anni.

Estratto da “Banda della Magliana” di Otello Lupacchini