Maurizio Tramonte – dichiarazioni 27.06.1995

Prendo atto che l’ufficio è interessato a conoscere i particolari che io ricordo su di un campo di formazione politica svoltosi nel 1971 a Folgaria; prendo inoltre atto che anche i giudici che lavorano sulla strage di Piazza Fontana sono interessati a quanto documentalmente è emerso essere stato detto dalla fonte TRITONE ed in particolare per il coinvolgimento di personaggi veneti. Sono cosciente che mi viene rappresentato che anche se la forma si concretizza in una escussione testimoniale, essa fa appello agli ideali, che io intesi servire quanto accettai la collaborazione con il Servizio. A fronte di ciò’ voglio premettere che, quando venni sentito dal dott. ZORZI, che a prescindere dall’esito del verbale mi fece un ottima impressione, mi trovavo in una situazione psicologica molto difficile. Era la prima carcerazione della mia vita ed ero di fronte ad una situazione economica disastrosa e con la prospettiva di vedere disperdere ciò che avevo costruito lavorando duramente per circa 20 anni. Ritenevo e ritengo tuttora di essere stato accusato ingiustamente tant’e’ che aspetto con serenità che le mie vicende penali giungano a conclusione, anzi sono molto dispiaciuto che a causa dello sciopero degli avvocati il mio procedimento sia ulteriormente spostato al 1996 continuando, cosi’ ad essere sottoposto a notevoli gravami ipotecari. In aggiunta a ciò’ voglio anche dire che in una situazione di totale frustrazione il vedere piovuta addosso una ulteriore vicenda giudiziaria mi aveva impaurito. Desidero altresì aggiungere, ed e’ premessa fondamentale al mio leale colloquio con voi, che io ho una attività’ lavorativa attraverso la quale sto cercando di ricostruire quanto perso in breve tempo ed una pubblicità’ alle mie affermazioni sarebbe estremamente negativa, soprattutto se avvenisse in maniera molto vicina a questo posizione cosi’ come si e’ verificato con quella del dott. ZORZI. Prendo atto che mi viene fatto presente che tale pubblicità’ discese dal mancato rinvio a giudizio da parte del dott. ZORZI e quindi per un motivo tecnico che oggi non può’ verificarsi.
Prendo atto che mi viene comunque rappresentato che dopo un certo periodo di tempo comunque quanto da me detto diverrà’ pubblico ma che non avrà più’ la notorietà’ della prendente escussione in quanto la mia testimonianza potrà’ consentire la prosecuzione di indagini lunghe e laboriose alle quali molte persone stanno contribuendo. Sono quindi disponibile ad offrire i1 mio contributo e chiedo soltanto di tener in debito conto che le notizie in mio possesso risalgono ormai a 21 anni fa e quindi molti ricordi possono risultare sbiaditi o imprecisi.
L’ufficio da atto che il sig. TRAMONTE Maurizio si e’ fin d’ora reso disponibile, mantenendosi in contatto telefonico con il verbalizzante Capitano GIRAUDO, ad essere risentito, compatibilmente con le proprie esiggenze lavorative all’estero, qualora emergessero nuovo particolari rispetto alla presente escussione o ve ne fosse comunque il bisogno.

A.D.R. Prendo atto che mi vengono lette le pagine 13 e 14 del verbale di s.i.t. reso da sig. Tonin Sergio il giorno 01/11/1980 davanti al dott. CALOGERO Pietro.
Sostanzialmente tutto ciò’ che riguarda il campo di Folgaria e’ corrispondente al vero. Voglio pero’ precisare che non ricordo la presenza dei due ufficiali stranieri menzionati dal TONIN e credo, e’ pero’ una mia supposizione, che si sia confuso con una effettiva partecipazione di questi due, tra l’altro proprio portati, dal MUNARI, ad una manifestazione avvenuta al teatro DAL VERME di Milano. Ricordo che gli stranieri erano sistemati in galleria. Credo che fosse una manifestazione del F.U.A.N.. Voglio precisare che i due ufficiali non erano a Folgaria poiché’ ricordo distintamente che gli istruttori erano i due fratelli BOCCHINI ed un certo Mauro, che lavorava in palestra con i citati fratelli ed era anche professore di estimo. Con ciò’ voglio dire che i due ufficiali, se sono venuti, lo hanno fatto solo per un motivo di cortesia. Altra precisazione e’ che l’albergo esiste ancora, il conto fu pagato da VENTURI Giorgio, allora direttore amministrativo della FAI, attualmente gestore del bar “ALLA STAZIONE” di Este. Aggiungo inoltre che il PETTANIN effettivamente finanzio’ il campo ma non soggiornava in quell’albergo. Prendo visione della foto di PASETTO Marco ed escludo che fosse al campo di Folgaria. Chiedo comunque che venga tenuto conto che mi e’ stata mostrata una foto del 1977.
A.D.R. “Prendo atto che mi viene data lettura di alcuni brani dello testimonianza di NESSENZIA Oscar resa al G.I. di Milano SALVINI Guido in data 13/05/1995 riguardanti la mia persona. In tutta sincerità’ non ricordo di conoscere questa persona anche se sono ovviamente disponibile ad esaminarne una fotografia. Non ricordo la riunione nella trattoria fuori Padova, in direzione di Este, in cui era presente AFFATIGATO, ma vorrei precisare che le riunioni a quel tempo erano molto frequenti e quasi sempre conviviali; ne ricordo quindi parecchie ma ho difficoltà a focalizzarne una con la presenza di AFFATIGATO, anche perché era la regola concludere il tutto con una bella mangiata. Solo a titolo di esempio posso dire che alcune riunioni avvenivano nel padovano presso le sedi del M.S.I. di Este e Lozzo Atestino e si andava poi in ristoranti della bassa padovana ove pagava lo ZANCHETTA. Le riunioni che si verificavano in Padova avvenivano invece alla sede del M.S.I. ma in FACHINI aveva poi la preferenza per il ristorante “ISOLA DI CAPRERA” sito nel centro del capoluogo. Ricordo altra riunione avvenuta poco fuori Padova in un ristorante nel cui nome credo compaia il nomo “CAVALLI”, in questa riunione partecipò FACHINI unitamente ad un uomo robusto che allora avra’ avuto circa 50 anni che mi ricordo fu coinvolto nella “ROSA DEI VENTI” ed era veronese. I due erano in contrapposizione con il TONIN ed il fratello di questi, mentre godevano dell’appoggio dello SWICH.
A.D.R. In merito alle relazioni in vostro possesso sulle confidenze della fonte TRITONE al funzionario del S.I.D. con nome di copertura LUCA, quindi, inerenti in pratica le contestazioni mossemi dal G.I. ZORZI, in ossequio alla promessa fatta, devo dire, compatibilmente con le difficoltà di memoria, che esse ebbero effettivamente luogo. Chiedo, a parte i punti che desiderate approfondire subito, anche al fine di rendere una deposizione più’ completa, di poter riordinare i miei ricordi. In merito alla questione della Porsche, della quale mi viene consentita rilettura, non sono in grado oggi di poter confermare le date ovviamente, confermo però l’episodio ed aggiungo che io mi trovavo a bordo della Fiat 1500 del mestrino che ricordo che era di colore bianco. Posso aggiungere che tappezzeria dell’auto era di colore rosso e che il tutto avvenne una domenica. Quando dico collaboratore voglio dire che si trattava ad una persona che si accompagnava al dott. MAGGI, tant’e’ che il giovane della Fiat 1500 targata Venezia aveva partecipato alla riunione tenutasi a casa di ROMANI Gastone e precedente la strage di Piazza della Loggia alla quale partecipai anche io con un mio amico del quale al momento mi sento solo di dirvi che si chiama MAURIZIO ed è direttore di albergo. Questa persona potrebbe aiutarvi molto sul dott. MAGGI ma ho forte difficoltà a farvi il nome senza aver almeno tentato io prima un approccio con questa persona. Questo MAURIZIO con di cui vi parlo e’ in grado di fornirvi il nome del mestrino. Il MAURIZIO potrebbe essere ancora in contatto con il dott. MAGGI. Voglio aggiungere che l’accento del giovane della 1500 non era propriamente mestrino ma aveva più una calata tipica della zona di San Donà di Piave.
Poiché’ mi viene fatta notare l’importanza dei miei ricordi intendo fare presente che qualunque sia la risposta che mi darà’ il mio omonimo io vi fornirò il suo nome; desidero fortemente fare questo tentativo. C’è una forte amicizia tra me e questa persona e non credo che avrà’ un atteggiamento negativo, anzi ricordo che la domenica successiva al mio viaggio a Brescia ivi ritornai con lui e mia moglie per visitare il luogo dell’eccidio, mia moglie rimase a Sirmione per cure inalatorie ed io lo sera mi recai in piazza della Loggia con MAURIZIO. Inoltre e dico ciò a conferma del fatto che comunque sto vivendo un travaglio, dopo il colloquio con il dott. ZORZI io informai di ciò il mio omonimo con il quale in sostanza convenimmo che essendo ormai vecchio e malato si sarebbe anche potuto parlare del dott. MAGGI. Aggiungo anche che fra 10 giorni potro’ dirvi se ho conservato un agendina nella quale ho annotato tutti i miei incontri con LUCA e le mie vicissitudini e dove ho strappato e buttato la pagina relativa al viaggio a Brescia. Ciò’ avvenne la sera del 00/03/1993 dopo il verbale con il dott. ZORZI.

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Carlo Digilio – I rapporti di Maggi con la struttura di intelligence americana

14.3.2001 Incid.Prob. (Rapporti di MAGGI con la struttura americana)

DOMANDA – Quindi, questo per quello che riguarda il primo discorso e per quello che riguarda i rapporti di Maggi e Minetto, le cose che le ho appena letto da chi le ha apprese? Questo rapporto di Maggi con la struttura non consistente nel fare parte di una struttura, ma, in qualche modo, nello svolgere queste funzioni di raccordo, di connessione con l’ambiente esterno, sono cose che sa perché? Chi gliele ha dette? Maggi, Minetto, Soffiati?

RISPOSTA – Esattamente, Soffiati.

DOMANDA – Soffiati?

RISPOSTA – Soffiati e Bandoli che era uno dei referenti del Soffiati, quindi la cosa era confermata, era convalidata. Il discorso di Bandoli: Bandoli era un combattente, era un uomo che, quando diceva una cosa, parlava sul sicuro, sempre.

DOMANDA – Sempre nell’ambito di questi rapporti tra Maggi e la struttura americana, lei ha detto anche qualche cosa di più, in occasione di un verbale del 14 Dicembre del 1996 (14.12.96), sempre al davanti al Giudice di Milano.

RISPOSTA – Cioè? (Incomprensibile).

DOMANDA – “Per quanto concerne la figura del Dottor Maggi, sia Bruno che Marcello Soffiati sia Minetto mi dissero che questi aveva cercato di farsi accettare organicamente nella struttura americana, ma non era stato accettato in quanto, ormai, il gruppo di Ordine Nuovo era gravato da troppe magagne per quello che aveva commesso e, inoltre, egli si era fatto avanti troppo tardi. Infatti, tale tentativo di Maggi risale all’inizio degli anni Settanta, mentre il grosso reclutamento di elementi sicuri era avvenuto in tempi molto precedenti e si era ormai concluso. Minetto, comunque, ne fu dispiaciuto, perché aveva grande stima del Dottor Maggi ed era legato a lui da una grande amicizia”. Lo ricorda questo discorso di questo tentativo di Maggi di essere accolto?

RISPOSTA – Certo, confermo. Lo confermo, sì signore.

DOMANDA – Conferma di averlo appreso dalle persone che ha indicato, cioè, Soffiati e Minetto?

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Al di là di questi discorsi che abbiamo appena fatto, le chiedo se c’era anche una frequentazione, un rapporto amicale, di frequentazione tra Maggi e Minetto?

RISPOSTA – Sì, era continuo, si trovavamo a Colognola in continuazione, ogni giornata festiva, praticamente.

DOMANDA – Si trovavano in continuazione a Colognola, ma Minetto veniva anche a Venezia?

RISPOSTA – Il Minetto? Certo! Ma ho dato delle notizie specifiche su questo.

 

Ud.4.2001 (comportamento di MAGGI con riferimento al GOLPE BORGHESE)
omissis

DOMANDA – Digilio, alla scorsa udienza abbiamo parlato, diciamo, di un coinvolgimento di Ordine Nuovo veneziano in quella che era stata la preparazione del Golpe Borghese.

RISPOSTA – Sì, sì, sì, l’ho detto.

DOMANDA – Vorrei chiederle se ha qualche particolare notizia da riferirci riguardo alla posizione specifica di Carlo Maria Maggi?

RISPOSTA – La posizione di Carlo Maria MAGGI la sottolineai la volta scorsa. Cioè, quando coloro che erano pronti di fronte all’Arsenale per il Golpe ebbero notizia che non si faceva più niente, dalla delusione, cominciarono ad imprecare. Però immediatamente il Colonnello CAPOLONGO, Comandante della Legione, avvicinò il Dottor Maggi dicendogli: “Dottore, faccia una cortesia, lei, che ha ben sottomano i suoi camerati di Ordine Nuovo, veda di tenerli perfettamente in pugno. Poi potremmo fare una cosa, andare all’isola della Giudecca dove abita lei, lei li conosce tutti là. Potremmo anche fare un giro di ricognizione in maniera di accontentare costoro che vogliono fare qualcosa e lei ci aiuterà anche ad evitare che possa esserci qualche antipatico scontro”. Il Dottor Maggi bisogna dire che si comportò benissimo. Difatti salì in motoscafo fino alla Giudecca assieme ai Carabinieri e, mano a mano che si seguiva l’ordine di perquisizioni, lui si faceva vedere giù nella calle a basso dicendo: “Ragazzi, guardate, non c’è niente di nuovo. E’ solo una semplice perquisizione, cercate di non creare disordini. Fate un favore. Ricordatevi che io sono sempre stato vicino a voi”. Ed in effetti gli abitanti della Giudecca sono sempre stati beneficati dal Dottor Maggi, il quale, anche per chi non aveva denaro per curarsi, a volte li curava gratis. Bisogna dirlo. E infatti molti li fece scendere dall’abitazione e, prendendoli sottobraccio, li accompagnò ai Carabinieri, piano piano, fino al motoscafo, dicendo: “Ragazzi, non è niente di strano. Non preoccupatevi, faremo una chiacchierata in ufficio. State tranquilli”. E infatti tutto passò nel modo migliore. Il Comandante della Legione, il Colonnello, scrisse un rapporto veramente altamente meritevole per il Dottor Maggi e lo passò alle autorità, in particolare alla Questura ed alla Pretura, perché ne tenessero conto in quanto, avendo il Dottore dei precedenti come politico, doveva rendere conto di molte cose alla legge. E questo era un punto a suo favore. Era giusto che ne tenessero conto.

DOMANDA – Questo per quanto riguarda la notte tra il 7 e l’8 Dicembre. Io volevo sapere se aveva avuto un ruolo attivo in quella che era stata la fase preparativa del Golpe? Quale era stato il suo atteggiamento nelle fasi prodromiche a questo evento?

RISPOSTA – Sinceramente non posso dirle cosa possa avere fatto personalmente, in quanto lui era come gli altri direttamente sotto il controllo del Colonnello Capolongo, pertanto doveva rispondere di tutto quello che faceva al Colonnello Capolongo.

DOMANDA – Se ricorda, Digilio, vorrei capire quello che era l’atteggiamento anche politico di adesione o di adesione differenziata, diciamo così, rispetto a questo intervento?

RISPOSTA – Guardi, questo intervento fu praticamente un intervento, come ebbi l’occasione di parlarne in passato, fu un intervento praticamente sofferto dagli appartenenti alla Destra Italiana, siano essi Ordine Nuovo, siano essi Decima Mas, Guardia Nazionale Repubblicana, o ex combattenti della Repubblica Sociale. Tutti l’aspettavano con grande attenzione. Il Maggi non poteva mettersi contro l’opinione di coloro che gli stavano attorno. Lui senza dubbio diede solamente, non dico gli ordini ma per per lo meno le notizie che gli erano state consegnate dal Colonnello Capolongo, e le fece leggere da un incaricato a tutti coloro che avrebbero dovuto presentarsi di fronte all’Arsenale, di fronte alla Marina Militare Italiana di Venezia. E là ci ritrovammo tutta gente conosciuta. Io, il Marino Girace, la gente del lido, i ragazzi di Mestre, il Delfo Zorzi con i suoi ragazzi, il Dottor Maggi, l’Avvocato Carletta amico del Dottor Maggi, eccetera. Tutti. Così.

DOMANDA – Le leggo un passo, Digilio, dell’interrogatorio che lei rese il 19 Dicembre 1997 (19.12.97) al giudice istruttore dove lei disse, con riguardo appunto a questi argomenti: “Voglio anche fare presente che in quel periodo il Dottor Maggi aveva rallentato la sua attività. E, per quanto concerne il progetto di Golpe, si mostrava piuttosto distaccato e scettico, manifestando il suo scetticismo anche durante gli incontri con Gastone Novella”. Ecco, io volevo capire intanto se lei oggi conferma questo atteggiamento distaccato e scettico? E, se sì, se ce lo spiega, cioè che cosa significa? Ha sentito Digilio?

RISPOSTA – Ho capito benissimo, Dottore.

DOMANDA – E’ vero che c’era questo atteggiamento da parte di Maggi verso questo progetto oppure no?

RISPOSTA – Sì, ed è spiegabile solamente in questa maniera. Il Dottor Maggi non era un fegataccio, non era un mercenario come il Giorgio Boffelli che non si sarebbe fermato di fronte a nulla. Era una persona che andava avanti sempre a luce della ragione e dimostrando sempre buon senso e, diciamo, un buon controllo di se stesso e della situazione e delle persone che aveva vicine a sé. Tutto questo per quanto riguarda le dichiarazioni che ho rilasciato. Così era. Il Dottor Maggi non si dimostrò in quella occasione una persona estremamente fanatica.

omissis
Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO. DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

Memoria pm strage di Brescia

La propensione stragistica di Carlo Maria Maggi – le dichiarazioni di Marzio Dedemo

Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO. DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

DEDEMO ha avuto modo di conoscere la moglie di Giancarlo ROGNONI, Anna CAVAGNOLI. La donna era stata aggredita, unitamente a Piero BATTISTON, all’interno del suo negozio di abbigliamento di Milano. Il fatto si è verificato il 26 luglio 73, e la conoscenza tra lui e la donna è avvenuta dove era ricoverata, all’interno del Policlinico di Milano. Era stato appunto MAGGI a chiedergli di andarla a trovare. Nell’occasione DEDEMO aveva portato ai componenti della FENICE, gruppo che, come vedremo, è sostanzialmente una costola di ON non rientrata nel partito, l’ordine di MAGGI di starsene tranquilli e di evitare ritorsioni contro la sinistra, alla quale era riferibile il pestaggio. Infatti in quel periodo il gruppo aveva addosso puntati gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Ad accoglierlo alla stazione ferroviaria di Milano, “MENTA”, che altri non è se non il ZAFFONI, anche lui inquadrato nella FENICE. Il bar al quale facevano capo i componenti della FENICE era quello di Via Pisacane. All’interno del bar c’era il loro gruppo: non ROGNONI, che era latitante, ma Cesare FERRI e Angelo ANGELI, detto “golosone”. Nessuno (pag.19) fece rimostranze, nel senso che nessuno ebbe qualcosa da ridire sull’ordine di MAGGI, a dimostrazione della sua posizione di autorità e di superiorità, anche nei confronti indirettamente di ROGNONI, personaggio certamente non secondario della destra radicale.

La rappresaglia, poi, secondo quanto ha dichiarato DEDEMO, non c’è stata, e pertanto dobbiamo ritenere che l’ordine di MAGGI sia stato raccolto. DEDEMO ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nei verbali, e cioè che vide anche Piero BATTISTON in un paio di occasioni a casa del dottor MAGGI. Tutto ciò ha naturalmente notevole rilievo con riferimento alla conversazione ambientale RAHO-BATTISTON di cui agli atti. Ha inoltre confermato di aver rivisto BATTISTON a Venezia, quando era latitante, ospite della Pina che gestiva la trattoria SCALINETTO, frequentata anche da Carlo DIGILIO. Ha ammesso di aver conosciuto Marcello SOFFIATI tra il 70 e il 73: anche questi frequentava MAGGI, anche quale suo medico. Ritiene di averlo anche visto a casa di MAGGI in occasione delle partite a carte che facevano assieme i suddetti soggetti. Ha il ricordo di un’attività di scorta svolta anche da SOFFIATI per conto di MAGGI. Ha confermato anche i rapporti tra SOFFIATI e DIGILIO.

I rapporti tra MAGGI e il gruppo di ROGNONI non si esauriscono in quanto sopra descritto: DEDEMO (pag.31 e segg.) accompagnò la CAVAGNOLI, in una data non collocabile prima del ’74, a Iesolo, dove la predetta ebbe un incontro di un paio d’ore con MAGGI. Secondo DEDEMO la donna aveva, nel gruppo della FENICE, un ruolo “allo stesso livello del ROGNONI”.
Per quanto DEDEMO non sia stato in grado di riferire nulla dal contenuto del colloquio, è evidente ancora una volta la posizione di superiorità del MAGGI, visto che è la donna a spostarsi, e non viceversa. Inoltre la brevità e i connotati dello spostamento non possono che inquadrarlo in una finalità di natura politica. Peraltro DEDEMO spiega il suo rimanersene in disparte con la seguente motivazione: “Non facevo e non faccio parte del gruppo dirigente”- con riferimento ad Ordine Nuovo. Pertanto DEDEMO, sia pure da spettatore, inquadra tutti questi contatti di MAGGI nell’ambito delle sue funzioni di dirigente di Ordine Nuovo, valutazione che finisce per coinvolgere la stessa CAVAGNOLI e il gruppo che rappresentava.

Ulteriori rapporti di MAGGI col gruppo di ROGNONI emergono con riferimento ai contatti che DEDEMO ebbe in Spagna con il secondo, in occasione del viaggio di nozze, collocabile subito dopo il matrimonio del 29.9.75. Nell’occasione DEDEMO conobbe ROGNONI, dal quale fu ospitato e, su incarico di MAGGI, gli portò un cospicuo numero di documenti, carte d’identità, passaporti, patenti, in bianco o comunque falsi. Le dichiarazioni di DEDEMO trovano un aggancio anche in quelle di BONAZZI Edgardo, che a pag.10 della sua escussione del 26.5.2009 non ha avuto difficoltà a confermare che la FENICE “faceva parte del Centro Studi Ordine Nuovo”. Anzi (pag.11) ha affermato che, per quanto buona parte degli aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo fosse entrata nel Movimento Sociale, riteneva che il Centro Studi avesse continuato ad esistere “nella misura in cui esistevano gruppi come la FENICE che erano abbastanza autonomi”.

DEDEMO ha rappresentato un episodio (24 e segg.trascr.) molto significativo: attorno al 1972 accompagnò MAGGI a Milano, in una trattoria o qualcosa di simile, sempre nell’ambito delle sue funzioni di guardaspalle armato. Era MAGGI a guidare. Rimase ad attenderlo all’esterno del locale un’ora o due, per poi riaccompagnarlo a Venezia. Solo in seguito Pio BATTISTON (padre di Piero BATTISTON), inquadrato nelle SAM, in un periodo posteriore rispetto al trasferimento di DEDEMO a Milano, avvenuto nel 1974, e naturalmente antecedente alla sua morte, avvenuta nel ’75, gli fece delle confidenze in ordine a quanto avvenuto in occasione di quell’incontro (o forse due incontri) a Milano: MAGGI aveva chiesto “finanziamenti per Ordine Nuovo perché si doveva fare ancora qualche piccolo scoppio”.

DEDEMO, sollecitato sul contenuto dei precedenti verbali del 7.3.96 e 21.2.97 e 26.1.99, ne ha confermato il contento, che appare ancora più specifico ed allarmante: “Pio BATTISTON, morto nel 1975, ebbe a precisarmi che in una di quelle riunioni ove partecipavano vecchi repubblichini, il MAGGI propugnò la necessità di continuare nella strategia degli attentati dimostrativi, con ricaduta della responsabilità su opposta fazione politica. Mi specificò che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì pazzo e comunque in disaccordo con la maggior parte degli ex repubblichini presenti alle riunioni, tra cui lui stesso” (7.3.96) e “ Pio BATTISTON…mi precisò che in una di quelle riunioni alle quali partecipavano anche vecchi repubblichini, il MAGGI propose la necessità della strategia di attentati dimostrativi la cui responsabilità si doveva far ricadere sulla sinistra…Pio BATTISTON mi aggiunse che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì un pazzo…” In corte di Assise, poi (26.1.99), parlò di “azioni a livello dinamitardo”.

Quanto DEDEMO ha appreso da Piero BATTISTON è estremamente significativo, non solo in quanto rappresentativo delle idee, dei metodi e del programma di MAGGI, ma anche in quanto il medesimo BATTISTON è inquadrato nelle SAM, e cioè il gruppo al quale, secondo DIGILIO, sarebbe stato consegnato l’ordigno destinato a Brescia. Inoltre la volontà di far ricadere l’attentato sull’opposta fazione politica, conferma la versione di TRAMONTE sul punto.

Memoria Pm strage di Brescia