Italicus, Franci offre una traccia “Cercate nelle file di Ordine Nero” – La Nazione 16.12.1981

La verità sulla strage dell’Italicus va ricercata fra le fila di Ordine Nero. L’involontario suggerimento è stato fornito ai giudici della corte d’assise da uno dei tre imputati di strage, quel Luciano Franci che venti giorni fa aveva abbandonato polemicamente l’aula a metà del tuo interrogatorio e che è ricomparso inaspettatamente ieri mattina con una voglia matta di polemizzare e far rivelazioni.
Il «suggerimento», importantissimo, è stato colto al volo dal Pm Persico che ha cercato di spingere Franci a vuotare tutto il sacco ma il tentativo è fallito perché il presidente della corte, dimostrando di non possedere la sensibilità necessaria a condurre questo difficile processo, ha redarguito bruscamente il Pm. Anzi ha interrotto lo scambio di battute badando poco alla effettiva essenza delle cose. Cosi Franci si è tenuto dentro ciò che stava per dire, nel disperato tentativo di scrollarsi di dosso l’accusa di aver fatto da palo nella strage Italicus.

E a far capire quanto sia stata determinante la frase di Franci va registrata la reazione di Mario Tuti che, nel ritornare con il coimputato verso i «blindati» che li avrebbero ricondotti in carcere, ha duramente redarguite Franci con una violenza verbale e una determinatone proporzionale solo alla gravità della gaffe commessa dal Franci stesso.

Questi i fatti, Tuti era appena rientrato in gabbia dopo aver duramente polemizzate con l’avvocato di parte civile Montorzi che l’aveva «martellato» di domande per tutta la mattinata. L’atmosfera era tesa Franci che stringeva in mano alcune cartelle dattiloscritte in azzurro ha manifestato la volontà di fare una dichiarazione. Persico lo ha invitalo a star calmo e l’imputato ha cominciate a parlare.

«Dall’inizio di questo processo — ha detto — non fate altro che riferirvi a vecchi fatti. Perché allora nel processo a Ordine nero, non avete fatto agli imputati domande sull’Italicus?».

Persico ha risposto «Veramente avevamo chiesto al giudice istruttore di unificare i due processi, ma non ha voluto farlo»

Franci «Perché non avete preso in considerazione il volantino firmato Ordine nero, con il quale veniva rivendicata la strage».

Persico «Perché era scritto a mano e non recava i simboli originali, ad esempio i caratteri gotici».

Franci. «Ma anche il volantino del Fronte nazionale rivoluzionario, con il quale si rivendicava un attentato da compiere alla camera di commercio di Arezzo, era scritto a mano. Eppure lo avete preso per buono».

Persico: «Ma quello lo avevate addosso lei e Malentacchi». Il tono delle voci è ulteriormente salito Franci ha cominciato a gridare e ha detto: «Avete a disposizione 55 infami (pentiti, ndr), non avete scoperto nulla e incolpate me che sono innocente».

Persico: «Lei confonde due processi».

Franci: «E’ lei invece che li confonde».

Persico: «Forse Franci vuol dirci qualcosa di molto importante: cioè che la chiave dell’Italicus va ricercata in Ordine nero». Franci si apprestava a ribadire quanto aveva già detto prima, ma il presidente, rivolgendosi ai Pm ha detto «Ora basta». E Persico «Basta a me?». Nel caos più totale ha tuonato ancora la voce di Franci «Chiedo che il consigliere istruttore Vella venga a dirci perché non ha voluto unificare i due processi visto, oltretutto, che aveva detto che «sapeva lui dove mettere le mani per cercare la verità». L’udienza è stata sospesa e aggiornata. L’occasione di aprire una falla nello sbarramento difensivo degli imputati è parzialmente sfumata. Oltretutto perché Franci, in carcere, sarà «consigliato» di riflettere su quanto aveva cominciato a dire e difficilmente ripeterà lo show.

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Luca Donati – dichiarazioni 11.01.1985

Io sono prontissimo ad essere interrogato anche in assenza del difensore d’ufficio. Intendo rispondere.

ADR. Nel ’74, ma non ricordo quando, e forse faceva anche freddo, un pomeriggio io, Cauchi, Batani e forse qualcun altro siamo andati a Siena. Augusto era arrabbiatissimo perché dopo averlo aiutato il Brogi gli aveva rubato un anello e adesso andava a Siena per recuperarlo. A Siena andammo a casa di uno che disse di avere ospitato Brogi perché era un elemento di destra. Noi gli si spiegò i versi fatti a Cauchi e lui ci disse l’orario in cui rientrava Brogi. Lo si aspettò e quando arrivò, ma non ricordo se c’era la Daniela Sanna con lui, lo si caricò in macchina e andammo non so dove. Augusto era come una belva per l’anello che valeva molti soldi. Non ricordo che disse Brogi ma sicuramente disse che l’anello non ce l’aveva.

A questo punto il G.I. invita l’imputato a non dire falsità e gli chiede espressamente se in quella occasione Cauchi fece firmare a Brogi un foglio di carta in cui Brogi si addossava la responsabilità per tutti gli attentati.
Donati risponde: E’ vero Augusto gli dette un foglio e una penna e dettò e Brogi scrisse quello che gli disse Augusto e cioè che lui Brogi era responsabile di tutti gli attentati. Fu un’improvvisata. Brogi diceva che non aveva né l’anello né i soldi e Augusto disse so io come cavarteli e gli fece scrivere un foglio di carta. Adesso che mi ricordo sì in quell’occasione c’era anche la Sanna.

ADR. Alla precisa richiesta del G.I. se in quell’occasione Cauchi disse a Brogi tu ci hai accusati tutti alla polizia e adesso ti aggiustiamo noi, io non glielo so dire e non mi ricordo se Augusto prima disse qualcosa del genere e dopo fece scrivere quel foglio a Brogi. Io mi ricordo che noi si tornava a casa dopo tutta la storia e ci fermarono o la Polizia o i Carabinieri per un controllo generico e io non avevo documenti e per me garantì Franci di cui adesso ricordo la presenza in quella occasione.
A me la sparata che il Cauchi fece al Brogi parve una cosa fatta male.

A questo punto il G.I. contesta all’imputato l’inutilità di dichiarazioni false e reticenti.

ADR. E’ vero che nell’83 mi trovarono mezzo chilo di esplosivo ma la Corte d’Appello di Firenze mi ha assolto. Davanti alle case popolari dove abito le ruspe hanno spianato un campo e io trovai un bossolo molto grande e lo presi per farne una specie di portafiori e gli tolsi la terra ma quando dentro trovai del duro lo lasciai e quando ebbi la perquisizione fui io che lo consegnai alla polizia.

ADR. Mi sembra che a Siena quando andammo con il Cauchi dal Brogi venne anche il prof. Rossi.

A questo punto il G.I. contesta all’imputato la falsità di una spedizione a Siena in cui fu coinvolto anche Rossi per recuperare un anello.

ADR. Che Clemente Graziani sia venuto in Toscana io non lo so e nessuno mi disse nulla. Io Graziani l’ho visto una sola volta a Roma durante il processo per Ordine Nuovo.

ADR. Il foglio scritto da Brogi l’aveva Augusto. A me nessuno ne ha più riparlato e mi sembra che lo dava ad avvocato per riavere i soldi di un anello e forse a Ghinelli.

A questo punto il G.I. preso atto degli equivoci linguistici in cui l’imputato ritiene di indulgere pone all’imputato questa domanda: Augusto ha detto questo foglio lo o lo darò o l’ho già dato a Ghinelli?

Donati risponde: non so se lo ha dato a Ghinelli.

A questo punto il G.I. contesta a Donati che la domanda era un’altra.

ADR A Lucca, a Pisa e a Firenze con chi Cauchi avesse i contatti non lo so. A Perugia li aveva con Gubbini ma non ricordo i nomi degli altri perugini. So che a Lucca, Pisa e a Firenze c’erano gruppi di Ordine Nuovo ma non so chi fossero.

ADR Ho conosciuto Brogi quando, insieme alla Sanna, venne ad Arezzo. I primi tempi vivevano in una pensione davanti alla sede del MSI che frequentavano. Poi a Brogi, Augusto dette i soldi e la disponibilità della casa a Verniana. Augusto allora lavorava all’IBM di Arezzo nella stradina dietro al Supercinema. Non so quanto guadagnava ma so che i suoi lo aiutavano.

ADR Alla testuale domanda del G.I.: perché nel gennaio 1975 dopo gli arresti di Franci e soci venne da me Augusto? io rispondo che non lo so. Augusto venne a casa mia, mi propose di andare via, mi parve una buona idea ma non so perché accettai forse avevamo un po’ di coscienza sporca. Si prese e si partì e s’andò dritti sparati a Rimini dove Augusto aveva un appartamento che i suoi usavano in estate. Si stette lì un paio di giorni. Dopo Tuti fece fuori i due poliziotti e Augusto disse che non era più il momento che se ci prendevano andavamo in galera. Allora siamo andati a Perpignano.

ADR Non è vero che con il Cauchi siamo stati ad Empoli o prima o subito dopo che Tuti commettesse il duplice omicidio.

ADR Tuti l’ho conosciuto pochi giorni prima dell’omicidio di Empoli dove mi portò Franci che io seguii perché non avevo niente da fare. Si parlò col Tuti e s’andò ognuno per la sua via.

ADR Chi avvertì Tuti dell’arresto di Franci non lo so. Io ci ho avuto poco a che fare con quella gente lì.

ADR A richiesta del Pm che fra l’altro mi legge quanto dichiarai alla polizia dieci anni fa, io dico che dieci anni fa dissi che io e Cauchi, prima di andare a Rimini, parlammo con Gallastroni può darsi che sia così, anzi sicuramente è così. Con Cauchi andammo a Torino e non a Milano, se Cauchi fece una telefonata non lo so, io so che ci trovammo puntuali ai binari dove avevamo appuntamento a Torino. Alla domanda del PM che mi legge quanto da me dichiarato alla polizia il 6.2.1975 confermo che quando stavamo a Rimini e dopo aver saputo degli omicidi fatti da Tuti, Cauchi mi lasciò solo e disse che veniva a Firenze per sistemare delle pendenze militari.

Piero Malentacchi – dichiarazioni 28.10.1986

Intendo rispondere. Finito Batani in carcere, Franci che non aveva grandi qualità, tirò fuori discorsi pesanti e cominciò a insistere sull’idea di attentati dimostrativi. Lo faceva per emergere lui. Per aumentare il suo credito cercò anche persone di fuori Arezzo, così venne fuori Tuti che partecipò alla riunione della Foce pochi giorni prima che io e Franci venissimo arrestati nel gennaio 75.
Di mia iniziativa voglio dire che io non ho mai saputo niente di Gelli, ma so che Gallastroni parlò in faccia a tanti che Gelli aveva dato 300 mila lire a Cauchi. Anche ora che è venuto in licenza dal carcere, Franci ha ripetuto che il confronto fra lui e il Batani su Gelli nacque dal desiderio di Franci di non finire alle isole.

ADR Prendo atto che il G.I. mi legge dalle carte consegnate da Tomei al G.I. il 16.10.1985 e oggetto della perizia 27.1.1986 la parte in cui Affatigato scrive che l’attentato a Palazzo Vecchio a Firenze doveva essere opera di Affatigato, Tuti, Franci, Cauchi, Malentacchi e un fiorentino e un pistoiese. Io rispondo così: il discorso è valido.
Franci ne avrà parlato con Affatigato e gli avrà dato il mio nome come una delle nuove leve di Arezzo. Io non conosco né il fiorentino né il pistoiese, se lo sapessi lo direi.
Secondo me il discorso di Franci lo definisco valido in base al volantino del Fronte Nazionale Rivoluzionario sulla Camera di Commercio di Arezzo dove si parla di altri attentati. Uno di Firenze, in un periodo che non so inquadrare, ma può essere anche nel ’73 è venuto un paio di giorni ad Arezzo inventando la balla di una rissa a Firenze; il fiorentino era un ragazzo biondo, alto un metro e settantotto, di corporatura snella.

ADR Nel ’74 c’era un’atmosfera o una mania di parlare di golpe o di collegamenti con l’esercito. In presenza mia o di Marino Morelli parlavano di tradimenti del MSI da cui erano usciti, parlavano di scatenare qualcosa e di essere sempre pronti. Ho visto qualche arma in occasione dell’arresto di Franci. Parlavano di rapporti e collegamenti con Firenze, Lucca, Pistoia, Pisa, Perugia.

ADR Contestatomi dal G.I. che non parlo mai di Cauchi, io l’ho tenuto sempre a distanza perché faceva discorsi ermetici, si dava delle arie. Vantava rapporti con generali, con servizi o perlomeno a me sembrava che si vantasse. Chi gli stava più da vicino come Gallastroni, Batani, Franci amplificavano le sue mezze parole. Questa cosa a me non piaceva.

ADR Voi dovete credere che c’è stato il furto della cava di Arezzo. Non è vero che fu usata l’auto di Tuti come mi dice il G.I.. Franci si fece prestare una FIAT 1100 da una persona estranea a noi e che non sapeva niente, per cui anche se lo sapessi non le direi il nome. La 1100 non è di Arezzo ma targata Firenze. Queste cose Franci me le disse nel gennaio ’75 subito dopo il nostro arresto perché io ero stato arrestato per quel motivo e io volevo sapere come stavano le cose.
Franci mi disse che al furto avevano partecipato Affatigato e Pera. Io non so come Pera e Affatigato da Lucca siano venuti ad Arezzo. Non credo che Franci mi abbia imbrogliato. Io non so quanto esplosivo hanno rubato e se lo hanno diviso fra di loro.

ADR Contestatomi dal G.I. una mia reticenza dettata da interessi processuali o da un comprensibile ritegno a parlare di altre persone, io dico che le cose stanno così: ad Arezzo Cauchi, Batani, Franci, Gallastroni, io, Donati, Rossi, Brogi usavamo ritrovarci nella sede del MSI ma con un piede ne eravamo fuori perché i discorsi erano tutt’altro che quelli del MSI. Sono lor che parlano con me dei gruppi più vasti di Lucca, Pisa, Pistoia, Perugia. Sono discorsi che facevano prima dell’arresto di Batani. Io non avevo fiducia in Cauchi e non volevo neanche partecipare a pestaggi o scontri di piazza; io ero pronto se si avverava il loro discorso: se c’era un golpe o se si scendeva in piazza, io c’ero. A me nessuno ha mai parlato di Ordine Nero e non so nulla di rapporti con Milano. In carcere vidi Danieletti, Ferri, D’Intino, Zani che erano accusati di Ordine Nero e ne parlavano fra di loro. So che a un certo punto Brogi andò via da Arezzo per la storia di un anello o per certi ricatti fra di loro con Cauchi. Franci avendo perso Del Dottore chiamò me ed è per questo che io sono entrato in questa storia.

ADR Se il G.I. sostiene di avere elementi che lo portano ad individuare il fiorentino, il nome che mi fa il G.I. io lo vado a controllare. Prendo atto che il G.I. mi ripete di non fare domande che contengano risposte precostituite.

ADR Chi ha fatto Olmo? e chi vuole che lo abbia fatto? Franci attentati personalmente non ne ha fatti e lo dimostra l’episodio in cui ha coinvolto anche me. Molto probabilmente chi ha fatto Olmo poi aveva la fiducia di Franci per fare la Camera di Commercio o altro.

A questo punto si sospende l’interrogatorio per procedere al confronto Malentacchi/Batani anticipandosi che l’interrogatorio verrà ripreso dopo il confronto.