Andrea Brogi e Marco Affatigato – Verbale di confronto 15.03.1985

Verbale di confronto datato 15.03.85, reso al dr Minna e Chelazzi, assistito dal dr Fasano, negli uffici della Digos di Firenze fra Affatigato Marco e Brogi Andrea, gia’ in atti qualificati:

Brogi: cosi’ non lo riconosco.

Affatigato: mai visto prima, allora non avevo la barba che ho oggi.

Brogi: dettomi adesso dal GI che tu sei Affatigato io lo sospettavo da quando sono entrato qui anche perche’ se ti ho visto una sola volta undici anni fa per pochissimo tempo, poi non molto tempo fa ti ho visto giu’ alle celle e sapevo che ti chiamavi Affatigato.

Affatigato: sì ti ho visto anche io alle celle poco tempo fa.

Brogi: chiestomi di dire con le mie parole cosa so su Affatigato, io ripeto che non so dire il giorno ma dovrebbe essere verso la fine del febbraio 1974 – io e Cauchi siamo venuti da Arezzo a Pisa e ci siamo fermati davanti alla farmacia Garibaldi verso Borgo Stretto.
Tu Affatigato hai parlato con Augusto e poi ci sono state un paio di telefonate e dopo un paio di ore verso le 18.00 e’ arrivato in treno da Empoli il Tuti. Attraverso Borgo Stretto siamo andati in un bar che io chiamo il bombolone. Abbiamo parlato di certe cose e soprattutto Augusto e Mario hanno parlato di esplosivi, tu Affatigato eri presente ma non ha partecipato attivamente alla discussione, dopo ti abbiamo riaccompagnato dalle parti del passaggio a livello verso San Giuliano vicino a Lucca, e allora ho saputo che avevi anche un fratello.

Affatigato: era un giorno lavorativo?

Brogi: è da cinema ricordarsi il giorno. Io il discorso su di te l’ ho assemblato a Tuti che ha attraversato le nostre vite. Di te ho detto solo di questo incontro a Pisa anche se negli anni successivi sui giornali ti ho letto molte volte.

Affatigato: se il giorno era lavorativo è facilmente controllabile e io non c’ ero perché lavoravo al laboratorio Profeti. Poi, per la storia di Lotta Continua se mettevo piede a piazza Garibaldi mi accoppavano.

Brogi: questo l’ ho detto anche io.

Affatigato: non potevo mettere piede ne’ a Pisa ne’ a Viareggio per Lotta Continua, a Pisa potevo andare a Porta a Lucca che era zona diciamo nostra.

Brogi: nel 1974 la sede del Msi era di là d’ Arno rispetto a dove ci incontrammo, ma era distante un 500 metri da piazza Garibaldi.

Affatigato: capisco benissimo che le affermazioni di Brogi non portano ad attribuirmi responsabilità particolari ma confermo la mia versione dei fatti. Aggiungo adesso che quando in altri interrogatori al GI ho descritto la sede del Msi a Pisa l’ho fatto con riferimento alla situazione del 1978 – la chiesetta di cui ho parlato negli interrogatori si trova accanto a quella che era la sede del Msi nel 1978. Brogi ha fatto riferimento a notizie di stampa sul mio conto ed in particolare io ricordo che nell’ agosto 1980 i giornali parlarono diffusamente di mio fratello.

L.c.s.

“Condannate Gelli a sei anni di carcere” – La Repubblica 03.12.1987

Sei anni di reclusione. E’ questa la condanna chiesta ieri sera per Licio Gelli, accusato di sovvenzione di banda armata, dal pubblico ministero Pier Luigi Vigna al processo in corso davanti alla Corte d’ assise per l’ attività delle cellule nere in Toscana fra la fine del 1973 e i primi del 1975 e per l’ attentato al treno Palatino, compiuto il ventuno aprile del 1974 nei pressi della stazione di Vaiano in provincia di Firenze. Secondo Vigna il processo ha provato, al di là di ogni dubbio che Gelli concesse nella primavera del ‘ 74 un finanziamento di una ventina di milioni ad Augusto Cauchi e al di là del fatto se gli fu o meno detto a cosa in particolare quei soldi dovevano servire (furono utilizzati, secondo l’ accusa, per acquistare una partita di armi ed esplosivi). Gelli aveva fornito quei soldi al gruppo di Cauchi perché sapeva che esso era collegato ad altri gruppi che puntavano chiaramente a provocare un golpe, in una linea che rientrava chiaramente ha aggiunto Pier Luigi Vigna nella strategia di senso autoritario e anticostituzionale che lo stesso Gelli avrebbe poi esplicitamente delineato nella sua intervista al Corriere della Sera. Secondo il pubblico ministero, il racconto che Andrea Brogi, imputato e fra le principali fonti d’ accusa in questo processo, fa dei contatti fra Gelli e Cauchi e delle riunioni a Villa Wanda, ad Arezzo, in cui il finanziamento da parte dell’ ex-capo della P2 andò in porto, è pienamente attendibile e ha avuto riscontri precisi. Di rapporti anche pecuniari fra Gelli e Cauchi nella primavera del ‘ 74 ha detto Vigna hanno parlato funzionari della Ucigos di Arezzo sulla base di dichiarazioni di Giovanni Gallastroni, un altro imputato in questo processo, che ha ricordato anzi come proprio per tali contatti Cauchi fosse stato espulso dal Fronte della gioventù di Arezzo. Vi aveva accennato Luciano Franci nell’ agosto del ‘ 76. E Vincenzo Vinciguerra, un teste chiamato dalla difesa, ha aggiunto – affermò di aver saputo dallo stesso Cauchi che questi aveva avuto soldi da Gelli. Pienamente plausibile, secondo Vigna, anche la presenza all’ incontro di villa Wanda fra Cauchi e l’ ex maestro venerabile della P2, del maggiore dei carabinieri Salvatore Pecorella, arrestato nell’ inchiesta sul golpe Borghese e morto alcuni anni fa. Paolo Aleandri, un pentito nero romano, ha ricordato il pubblico ministero aveva parlato di Gelli proprio come mediatore fra ambienti della destra eversiva e alti ufficiali dei carabinieri. Non si trattò certo, secondo la pubblica accusa, di un regalo a titolo personale. Gelli, che era aretino e aveva grossi canali di informazione, sapeva perfettamente chi era Cauchi, che il suo era un gruppo al di fuori del Movimento sociale, che era in contatto con altri gruppi che puntavano decisamente al golpe. Una strategia che, secondo il pubblico ministero, perseguivano le cellule neofasciste toscane: stragi e attentati indiscriminati per spianare la strada al golpe. Prima di esaminare la posizione di Licio Gelli, Vigna aveva richiamato le difficoltà incontrate negli anni scorsi nelle indagini sull’ eversione di destra, contraddistinte dalla frammentazione degli atti e dai ripetuti depistaggi da parte di settori degli apparati statali, e aveva poi delineato la struttura della banda armata operante in Toscana in quegli anni. Dalle numerose riunioni sia locali che nazionali, ai contatti con Ordine nero e il Mar-Fumagalli, dagli approvvigionamenti di armi ed esplosivi (fra cui la partita che sarebbe stata acquistata a Viserba di Rimini con i soldi forniti da Gelli), ai vari attentati messi in atto, fra cui la strage di Vaiano, in una campagna di azioni indiscriminate che provocasse panico e la richiesta di ordine e che mettesse perciò in moto meccanismi golpisti. Una strategia ha detto Vigna di chiaro attentato alla costituzione dello Stato. Indipendentemente dalle dichiarazioni di Brogi, pienamente coerenti con gli altri dati processuali, nelle carte vi sarebbero secondo il pubblico ministero vari elementi di prova, comprese le dichiarazioni di altri imputati. Secondo il Pm, che concluderà oggi la sua requisitoria, vanno ritenuti organizzatori di banda armata Cauchi, Tomei ed Affatigato, mentre gli altri imputati vanno considerati semplici partecipi.

Lamberto Lamberti – dichiarazioni 07.05.1985

Intendo rispondere.

Adr: nel 1973 dal giudice Occorsio ebbi una comunicazione giudiziaria per il processo di Ordine Nuovo a Roma. La comunicazione rimase tale e dopo non e’ venuto altro contro di me. Io pero’ la considerai strana perche’ non ho mai fatto parte di ON. Di ON conoscevo soltanto Tomei Mauro.
Dal 1951 sono stato iscritto al Msi negli anni 1971 – 1972 soltanto per ragioni elettorali il partito creo’ i volontari nazionali che avevano compiti di propaganda come attaccare i manifesti oppure di presenza ai comizi e servivano anche a tenere a freno i giovani facili a trovarsi coinvolti in aggressioni e provocazioni. I volontari nazionali servivano anche per la protezione fisica dei piu’ esposti che venivano accompagnati a casa. Non va scordato che in quegli anni i movimenti extra parlamentari di sinistra sono nati proprio a Pisa e agivano per impedire ogni possibilita’ di manifestazione alla destra. Quindi era impossibile sottarsi a scontri violenti e c’ era la necessita’ di conquistarsi uno spazio politico. Io fui segretario dei volontari nazionali e venivo chiamato capo dei volontari. Non nascondo che mi feci una nomea perche’ contro la volonta’ dei dirigenti di partito ho fatto anche qualche rappresaglia contro chi mi minacciava.
Finita la campagna elettorale i volontari nazionali furono sciolti ma quelli che erano stati piu’ in vista rimasero esposti alle reazioni che continuarono fino a tutto il 1974. Oggetto di reazione da parte degli extra parlamentari di sinistra fu a livello emblematico il bar “Stadio” che si trovava al nr 50 da dove abitavo io nel quartiere di Porta a Lucca e che era un barrionale che fini’ col diventare l’ obiettivo di numerose spedizioni punitive di Lotta Continua. Non nascondo che io ebbi delle reazioni di difesa a queste rappresaglie. Questo creo’ anche una situazione di contrasto col partito dove fu chiesta l’ espulsione di alcuni di noi. Si creo’ anche la leggenda di un gruppo che si andava formando, leggenda che fu accresciuta dalla comparsa dei volantini di ON.

Adr: lessi su un giornale che fu trovata una bomba a mano vicino alla casa di un macellaio minacciato da ON.

Adr: il 10.10.74 fui arrestato da Torino per Ordine Nero. Ma dopo 19 mesi di reclusione fui assolto dalla corte di assise perche’ il fatto non sussiste. Le accuse contro di me venivano solo da Pecoriello che poi in corte quando si trovo’ in difficolta’ cerco’ di cavarsela non rispondendo. Questo Pecoriello era anche un tipo io non ho mai capito com’ e’ che fu assunto alle poste di Livorno senza concorso. In un opuscolo della sinistra extra parlamentare intitolato “La strage di stato” veniva menzionato il suddetto Pecoriello Paolo.
Poi alla pretura di Pisa il Pecoriello e’ stato condannato perche’ riconosciuto l’ unico responsabile di lettere minatorie di ON ad alcuni Pisani per i quali fatti io sono stato assolto con formula piena.

Adr: nei volontari nazionali c’ erano studenti universitari ma non vale la pena di rammentarli per non riaprire vecchie ferite e perche’ ormai tutti si sono fatti una famiglia. Al massimo nella fase culminante delle elezioni i volontari nazionali a Pisa siamo stati in 55. Avevamo rapporti scarsissimi con quelli di Livorno e piu’ frequenti con quelli di Lucca per lo scambio di simpatizzanti ai comizi.
Nella citta’ di Pistoia non vi sono mai stato fisicamente. A Lucca c’ era un dirigente dei volontari nazionali di cui non ricordo il nome e c’ era anche Tomei nonche’ un ragazzetto come Affatigato.

Adr: Tuti non ha mai frequentato il bar stadio. Se nella sua agenda sono stati trovati il mio nome e il mio telefono io la spiego solo cosi’: se lui in quegli anni era iscritto al Msi come dice lui puo’ avere preso il mio nome in virtu’ della carica di segretario dei volontari nazionali. Io pero’ Tuti non l’ ho mai conosciuto e non ho mai avuto contatti con lui. Io ero intimo amico di Mennucci sulla cui morte per come e’ avvenuta c’ e’ solo condanna.

Adr: una volta Tomei venne al bar stadio e mi dette dei manifesti di Ordine Nuovo e mi prego’ di pagare le tasse di affissione cosa che io feci. Ma la riunione a casa di Tomei nel settembre ‘73 io non ho mai partecipato. Le accuse che io ho capito che Affatigato mi ha fatto al GI di Roma sono sbagliate; se al GI di Roma Affatigato ha detto che io avevo detto che noi avevamo armi contro un progetto della sinistra, voglio anche ammettere che nel periodo elettorale del 1972 magari presenti Tomei ed Affatigato io abbia detto che siamo armati anche noi contro la sinistra intendo con questo che anche noi avevamo i bastoni contro i loro bastoni.

Adr: che io abbia dato il ceffone a Tomei nel 1977 o nel 1978 per finirla con il pasticcio incredibile sorto sulla fine delle armi del Tuti alle quali io sono estraneo, non e’ vero. Quando fui in carcere per il processo di Torino lessi su tutti i giornali quelle storie sui memoriali di Tuti e sui rapporti di Tuti con quelli di Lucca e ne trassi la convinzione che a Lucca c’ erano cose poco simpatiche per cui uscito dal carcere, ruppi i rapporti con tutti loro. Dopo ho rivisto qualche volta casualmente Tomei il quale nel gennaio ‘85 e’ venuto a trovarmi con esponenti del Msi a casa mia dove sono agli arresti domiciliari.
Che nel 1976, nel 1977 o nel 1978 ci siano state chiacchiere sulle armi di Tuti coinvolgendo Pisani e lucchesi io non lo so.

Adr: mai visto Batani, Ottobrini, Saltini Mirella, Graziani, Massagrande, Cauchi ne’ nessuno di Arezzo. Pera l’ ho conosciuto nel processo a Pisa.

Si da’ atto che a questo punto per sopraggiunti impegni l’ avv Ceolan si allontana.

Adr: nel 1974 non mi fu sequestrata nessuna macchina da scrivere ma la polizia venne a casa mia e prese un saggio di una macchina da scrivere che avevo allora. Ora la macchina da scrivere non ce l’ ho piu’ e anzi non la trovai nemmeno quando uscii dal carcere.

L.c.s. ­