Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – sesta parte

L’avv. Baldi: i rapporti fra Terza Posizione e AN.

Izzo: io posso partire…

Il Presidente: facciamo una domanda piu’ specifica, dei rapporti in relazione a cosa?

L’avv. Baldi: in relazione ad episodi specifici inerenti alla doppia militanza di Di Mitri, alla provenienza di alcuni avanguardisti nelle file anche dei gruppi spontanei, come Carminati e a tutti gli altri giovani.

Izzo: ecco mi limiterò alle cose mie personali, alle cose che so, perche’ di Di Mitri e’ una cosa risaputa, ma non ne so nulla di particolare. So che Di Mitri veniva considerato un elemento di Avanguardia all’interno di Terza Posizione, pero’ io avevo ben altri motivi per pensare che Terza Posizione era legata ad AN innanzi tutto gia’ dai tempi precedenti a lotta studentesca, da cui poi nacque Terza Posizione, al fronte studentesco, io sapevo che Gabriele Adinolfi che era uno dei massimi capi di AN si recava praticamente ogni dieci, quindici giorni a prendere ordini da un certo Saverio Ghiacci che era proprio un dirigente di AN l’ho accompagnato….

Il Presidente: a noi risulta che Adinolfi era esponente di Terza Posizione.

Izzo: esatto. La storia di Adinolfi e’ questa: proviene da AN… Io dovrei dire un’altra cosa. Io con Adinolfi ho passato per esempio l’ultima estate della mia liberta’ e cioe’ l’estate ’75 in una villa insieme con Adinolfi e Dario Mariani, abbiamo fatto una vacanza. Io ho insegnato all’Adinolfi a rubare le macchine, gli ho regalato la prima pistola, cioe’ diciamo che lo conosco piuttosto bene e anche a Dario Mariani. Del resto questa circostanza e’ controllabile. Le dico un episodio: una sera dell’estate ’75 avevamo rubato una macchina e avevamo sfondato un boutique, proprio a San Felice al Circeo, per fare uno scherzo e poi siamo scappati. Siamo stati fermati dai carabinieri della caserma di San Felice: Andrea Ghira, Filippo Ghira, Gabriele Adinolfi e Dario Mariani, mentre io sono riuscito a scappare. Io Adinolfi lo accompagnavo spesso e volentieri a questi rendez-vous con Saverio Ghiacci e notavo che quest’ultimo aveva un rapporto nei suoi confronti come con un subordinato.

L’avv. Bordoni: chi aveva rapporti da subordinato?

Izzo: Adinolfi nei confronti di Saverio Ghiacci che era un uomo sulla trentina. Altro episodio che posso riferire e’ che noi le prime riunioni che facevamo come Fronte Studentesco, che era quello da cui era poi Terza Posizione e che ufficialmente non aveva nulla a che fare con Avanguardia, le facevamo in una casa a corso Trieste. Erano riunioni alle quali partecipavano abitualmente a parte i soliti: Dantini, Pascucci, con i quali eravamo molto legati come gruppo, partecipava spesso: Guido Paglia, Adriano Tilgher, cioe’ gente di AN che io gia’ conoscevo.

Il Presidente: di che riunioni si tratta? Avvenute in che anni?

Izzo: si tratta di una serie di riunioni avvenute negli anni ’73-’74, che tendevano ad unificare il mondo giovanile romano sotto la sigla Fronte Studentesco all’interno delle scuole. Erano riunioni alle quali partecipava anche gente del movimento sociale, in realta’ erano riunioni giovanili a cui partecipavano… Poi esistevano anche riunioni piu’ ristrette, fatte anche spesso nella sede di Avanguardia quella vicina a Piazza Bologna. Poi esistevano riunioni piu’ ristrette che riguardavano anche tentativi di tipo… di cui si parlava di possibilità di Golpe, cose di questo tipo, io ho riferito e c’e’ un mio verbale reso al giudice Grassi sul punto e sulle mie implicazioni in queste storie.

Il Presidente: andiamo per ordine.

Izzo: erano riunioni del fronte studentesco ed erano presenti: adriano Tilgher, guido paglia…

Il Presidente interrompe: ma si parlava mai di lotta armata?

Izzo: si’, si’, si parlava gia’ del fatto che siccome probabilmente i comunisti sarebbero venuti al potere, entrati al governo, di li’ a poco, in quel momento noi avremmo dovuto agire. L’esercito si sarebbe mosso ed in particolare i carabinieri, noi saremmo dovuti essere pronti ad agire. E queste erano riunioni che si facevano in molte occasioni.

Il Presidente: puo’ dire chi diceva…

Izzo: per esempio per dire una persona di Avanguardia anche Adriano Tilgher che so che oggi fa tanto il sessantottino, ma a quel tempo non faceva il sessantottino, anzi i discorsi che faceva erano completamente… Dico per dire insomma. Facevamo discorsi di altro tipo. Io mi rendo conto… io in certi processi sembra che…

Il Presidente: lei a queste riunioni e’ stato presente?

Izzo: si’, piu’ di qualche riunione.

Il Presidente: e quindi riferisce cio’ per conoscenza diretta.

Izzo: in certi processi sembra che l’unico reazionario sia stato io a Roma. Vado ai processi e mi sembra che l’unico che teneva una posizione reazionaria ero io. Mi sembra che a quei tempi eravamo tutti d’accordo in queste cose.

L’avv. Battista: queste riunioni come avvenivano, chi era convocato?

Izzo: io ero portato da Adinolfi. Di solito le persone che venivano erano sempre persone scelte negli ambienti studenteschi, ecc. Come persone di un certo affidamento, di un certo fanatismo, ecc. Debbo dire che io non ero una persona a livello dirigenziale, avevo diciotto-diciannove anni, pero’ godevo di un certo prestigio in quanto… Forse perche’ facevo rapine, insomma, detto in termini un po’ volgari, pero’ e’ cosi’.

L’avv. Menicacci: vuol fare i nomi di qualche partecipante a queste rapine?

L’avv. Baldi: io pregherei la difesa degli imputati di aspettare il turno.

Izzo: le riunioni avvenivano a casa di una certa Fiammetta, a Corso Trieste, che era la ragazza di un elemento di Avanguardia che si chiamava Sergio Meloni. Alla riunione in cui prese la parola Adriano Tilgher e disse queste cose, di sicuro erano presenti: Adinolfi Gabriele, i cugini Marco Sermonti e Andrea Sermonti, il capo del fronte studentesco del Giulio Cesare, Giancarlo Bertinotti, il capo del Fronte Studentesco del San Leone Magno, Massimo Palumbo. Di questi sono sicuro, poi c’erano sicuramente tante altre persone.

Il Presidente: in queste riunioni il discorso della lotta armata lo si prospettava come eventuale….

Izzo: si’, come un discorso para-poliziesco diciamo…

Il Presidente continua: nel caso che i comunisti fossero andati al governo.

Izzo: si’.

Il Presidente: quindi di lotta armata come poi e’ stata dopo, ancora non si era…

Izzo: no, non in questi termini. Posso dire questo che poi nel ’74 fui avvicinato, in maniera piu’ concreta, da Andrea Sermonti che mi disse che la cosa era imminente, perche’ diciamo io avevo un gruppo mio: Esposito, Guido, Ghira, che erano legati praticamente, esclusivamente a me e lui mi disse: “voi avete armi, ecc., Tenetevi pronti che il momento e’ vicino.” Parlammo di che cosa bisognava fare e lui disse che bisognava eliminare i quadri del Partito Comunista e dei sindacati e mi disse proprio queste parole: “lasciamo perdere gli estremisti di sinistra, perche’ a quelli ci penseranno i carri armati. Noi cio’ che dobbiamo distruggere sono gli apparati del Partito Comunista e gli apparati dei sindacati che potrebbero organizzare la resistenza, un golpe.”

L’avv. Battista: quando parla di gruppo suo, parla di gruppo politico o di gruppo di amici?

Izzo: no, no era un gruppo di amici con i quali facevo attivita’ illegali, pero’ tutti fascisti diciamo.

L’avv. Baldi: gradirei ora tornare alla domanda sui rapporti tra

Terza Posizione e AN, ma e’ stato un po’ deviato dalle interruzioni.

Izzo spontaneamente interviene: Adinolfi era il capo di Terza Posizione. Poi c’e’ la solita storia di Di Mitri, poi sicuramente c’erano anche i rapporti dei vari Dantini, Pascucci, ecc., I quali anche se loro se la tiravano da gente di Lotta di Popolo, ecc., diciamo erano i padri putativi di Terza Posizione, in realta’ erano loro il direttivo di Terza Posizione. In realta’, io ci sono stato dentro Lotta di Popolo, noi la sera abitualmente nella sede di via Giraud stavamo con quelli di Avanguardia, con quelli di Ordine Nuovo, cioe’ voglio dire che esisteva un’integrazione enorme. Quando si parla della famosa riunione del ’75, si’ probabilmente quella doveva essere una cosa. Diciamo delle sigle, ma nei fatti questa unione e’ sempre esistita.

L’avv. Baldi: per la scoperta del covo di via Alessandria, dicembre ’79, vennero arrestati Di Mitri e Nistri.

Izzo: si’.

L’avv. Baldi: cosa le ebbe a riferire Nistri di quell’arresto?

Izzo: mi riferi’ di un numero di telefono che Nistri diceva che apparteneva ad un avvocato, che secondo lui la polizia aveva fatto sparire e Di Mitri era tutto contento della sparizione di questo numero di telefono, perche’ diceva che se avessero trovato questo numero sarebbe scoppiato un “casino”. Non mi disse di chi era, cioe’ me lo disse, no, non me ricordo, mi pare che fosse il numero di un avvocato. Un’altra cosa che disse fu: “questi di Avanguardia sono proprio protetti di brutto dalla polizia, perche’ il covo era nello stesso palazzo di Adriano Tilgher, c’era il numero di questo avvocato che era legato ad Avanguardia, ecc. E non hanno avuto nessun tipo di scocciatura. Beati loro.” Si scherzava su questo fatto. Pioveva cioe’ sul bagnato, voglio dire.

L’avv. Baldi: lei il nome di questo avvocato l’ha gia’ fatto nei precedenti verbali glielo dico, se me lo conferma. E’ l’avv. Caponetti.

Izzo: a sì è l’avv. Caponetti, sì.

L’avv. Baldi: lei ebbe a sapere niente della fuga di Pozzan? Da chi?

Izzo: della fuga di Pozzan nulla.

L’avv. Baldi: della fuga di Freda e Ventura?

Izzo: si’, della fuga di Ventura so che l’ha organizzata Fachini da solo, l’ho saputo da Freda stesso. Della fuga di Freda ho saputo da due fonti e cioe’ da Freda che e’ scappato e da Benito Allatta che l’ha fatto scappare. La fuga fu organizzata da…

Il Presidente: Allatta le fece il nome di Fachini?

Izzo: non me la sento di… la fuga di Freda fu organizzata sicuramente dal Fachini e mi fu detto da Freda sicuramente, da Benito non credo che mi fu detto di Fachini onestamente. Freda sarebbe stato fatto scappare da gente di Fachini, di Signorelli e di Calore. Pero’ invece di andare in veneto….

L’avv. Lisi interviene: sono domande di un fatto gia’ passato in giudicato. Izzo continua: invece di andare in veneto, protetto da ordine nuovo, invece fu protetto da un elemento di AN che aveva una specie di fattoria nella provincia di Reggio Calabria e lui dice che stette nascosto alcune settimane, se non mesi, in questa fattoria. Dopo di che passo’ in Francia, aiutato dalla malavita calabrese che era sempre in contatto con questi di Avanguardia. Era notorio che Avanguardia era in uno stretto rapporto con Felice Zerbi, Genovese, questi qua.

L’avv. Baldi: per quanto riguarda il contatto Pozzan e Delle Chiaie, ebbe modo di saper nulla dal Giannettini?

Izzo: ora non ricordo, io ricordo un particolare che Freda si arrabbio’ con Pozzan per la tirata che aveva fatto contro Delle Chiaie, anche perche’ disse: “io vengo da una famiglia contadina e il porco si ammazza in famiglia.” Cio’ lo disse Freda nei confronti della tirata.

L’avv. Lisi: Freda veniva da una famiglia contadina?

Izzo: cosi’ mi disse Freda. Disse: “io vengo da una civilta’ contadina, da una famiglia contadina..”, Non ricordo e disse: “da noi si dice che il porco si ammazza in famiglia.”

L’avv. Baldi: io mi riferivo alla confidenza che le aveva fatto evidentemente Giannettini, non Freda…

L’avv. Lisi interrompe: per cortesia.

L’avv. Baldi: avvocato Lisi, sto parlando di atti che sono gia’ acquisiti, non chiedo di confermare i verbali, sto cercando di sollecitare… Mi sembra molto corretto questo modo di interrogare il teste, senza leggere prima i verbali.

Izzo: non ricordo.

L’avv. Baldi: se ebbe a sapere nulla di una faida esistente tra i servizi segreti e il ministero affari riservati?

Izzo: si’, si’. Pero’ non ricordo chi fu la fonte. Forse proprio Giannettini. Comunque che praticamente su Delle Chiaie c’era la storia di un mitra rubato all’armeria del Ministero degli Interni, mi pare, che questo mitra fu rifatto e cadde in mano a delle persone, non so del Sid e quelli degli Affari Riservati… Si’ e’ proprio una storia cosi’.

L’avv. Lisi: e’ una storia poco rilevante.

L’avv. Baldi: preferisco non dire prima gli episodi dei verbali e vedere se si ricorda qualcosa.

L’avv. Baldi: non e’ un fatto nuovo Delle Chiaie.

Il Presidente: e’ un fatto di trent’anni fa.

Izzo: sinceramente su questo fatto ho difficolta’ a dire se l’ho saputo di voce o me l’ha detto qualcuno.

L’avv. Baldi: Giannettini le disse niente sulla campagna stampa che aveva organizzato a.n. In ordine al Golpe Borghese?

Izzo: si’.

Il Presidente interrompe: io non l’ammetto questa domanda perche’ mi sembra che sia una domanda…

L’avv. Baldi interrompe: se vuole confermare quello che ha detto in precedenza su questo?

L’avv. Pisauro: e no.

Izzo interviene: comunque io le dico che tutto cio’ che io ho dichiarato nei verbali che ho reso a Vigna, ecc., Potrei ampliarli se mi venissero contestati punto per punto, perche’ ripeto sono verbali fatti tutti di getto, pero’ cio’ non toglie che li confermo integralmente, anche perche’ in quel momento le cose erano piu’ fresche e me le ricordavo anche meglio probabilmente.

L’avv. Baldi: si ricorda di un episodio che ebbe ad oggetto Tuti e la sua visita all’ambasciata libica, nel periodo in cui era latitante?

Izzo: si’, Tuti mi parlo’ che subito dopo essere guarito da una finta…

L’avv. Baldi interrompe: Presidente, allora dovrei ampliare il discorso e spiegare che tutti i rapporti fra il mondo eversivo della destra e il mondo della Libia e l’ambasciata libica non trovano un casuale ingresso in questo processo, ma si basano attraverso una serie di atti che vanno nel tempo e sono mantenuti inalterati e costanti e hanno una certa evoluzione, fino a giungere alla figura di Semerari.

L’avv. Battista: non e’ una domanda.

L’avv: Bezicheri interrompe: puo’ anche essere una richiesta di allargamento di imputazione a Gheddafi… non so.

Il Presidente: mi sembra ininfluente la domanda, non gliela ammetto.

L’avv. Baldi: allora io dovrei spiegare per fare le domande certe argomentazioni che mi sembra un poco intempestivo fare adesso. Comunque io proverò a farne delle altre, perche’ sono episodi all’apparenza marginali, ma che poi si inseriscono in un discorso, per me, molto significativo ed importante.

L’avv. Baldi: ebbe a sapere nulla, l’Izzo, di un attentato che doveva essere compiuto in algeria ad opera di uomini che vi erano stati mandati da Delle Chiaie?

Izzo: si’, questi sono tutti discorsi di Concutelli. Esiste un riscontro che dimostra la veridicita’, non so se sia vera, pero’ se e’ vera questa storia, e’ vero tutto. Cioe’ c’e’ una pistola che e’ una Colt 45 Commander che e’ stata sequestrata a Gianfranco Ferro, luogotenente di Concutelli. Concutelli mi disse che questa Colt ha una scritta con il nome di un ufficiale spagnolo dei Servizi Segreti della marina. Questa pistola deve essere sequestrata presso la questura di Roma e la Corte potrebbe stabilire un controllo per verificare la veridicita’ dei racconti di Concutelli. Concutelli mi disse di aver collaborato con i Servizi Segreti della marina spagnola e con francesi dell’Oas e con un uomo degli americani, della Cia, avendo oggetto degli ordini di Delle Chiaie di eliminare dei patrioti baschi, di eliminare… Ed anche un attentato in Algeria. Delle Chiaie aveva organizzato questo attentato, poi questi erano stati venduti, questi due amici suoi che erano andati giu’ ed erano stati arrestati appena giunti in Algeria e Concutelli diceva: “due bravi ragazzi, sono finiti la’ nelle prigioni algerine, chissa’ che fine gli fa fare la polizia segreta.” Cioe’ raccontava questa storia. Mi racconto’ tutti i rapporti tra Delle Chiaie e i servizi spagnoli.

L’avv. Baldi: se Izzo potesse fare un rapido cenno ai contatti tra Delle Chiaie e i sevizi segreti spagnoli, secondo cio’ che le disse Concutelli.

Izzo: Concutelli mi disse che Delle Chiaie era in strettissimi rapporti con i servizi segreti della marina spagnola, per le operazione anti Eta e poi per un attentato ad uno studio di un avvocato. Mi disse che Delle Chiaie guidava tutto questo tipo di attivita’ contro-terrorista e da qui ne avrebbe ricavato una serie di privilegi e di favori. Mi racconto’ un episodio abbastanza divertente e cioe’ che gli uomini che lui teneva che erano quasi tutti italiani latitanti e spagnoli che reclutava per questo tipo di lavoro, lui li teneva a stecchetto, cioe’ li teneva dentro gli appartamenti, gli passava i soldi per le sigarette, li teneva praticamente alla fame. Concutelli mi disse di aver partecipato ad alcune di queste operazioni in compagnia di Augusto Cauchi e un’altra volta di un ragazzo di Avanguardia triestina di cui non so il nome. Queste sono le storie piu’ o meno e Delle Chiaie diciamo era il capo di tutto questo.

Annunci

Verbale di confronto Rudy Miorandi e Giorgi Maurizio 17.09.1982

Miorandi: Confermo quanto ho dichiarato nei precedenti verbali, in particolare che fu il Giorgi ad organizzare la cena e a brindare in occasione dell’ 02.08.82.

Giorgi: Io ero all’ aria, non ho organizzato io la cena del 2 agosto ne ho brindato anzi, ho manifestato il mio dissenso per il cattivo gusto dell’ iniziativa.

Miorandi: Confermo che ebbi dal Giorgi una medaglietta ed un appunto scritto per mettermi in contatto con i suoi amici di fuori.

Giorgi: Ti consegnai la medaglietta e l’ appunto perche’ potessi metterti in contatto con i miei amici al fine di ottenere del denaro, in quanto eri continuamente in cerca di denaro per pagare il tuo avvocato.

Miorandi: Confermo che invece il mio contatto all’ esterno era finalizzato ad organizzare la tua fuga.

Giorgi: Di fuga ne hai parlato sempre e solo tu e facesti questi discorsi molto tempo prima.

Miorandi: Confermo che tu mi riferisti di aver ingannato i giudici affermando di aver fatto un solo viaggio in Italia nel 1980, mentre mi riferisti di aver fatto un altro viaggio nel giugno ‘80.

Giorgi: Io commentai soltanto dopo l’ interrogatorio le contestazioni che i giudici mi avevano fatto relativamente al viaggio di giugno, negando di averle mai fatte.

Miorandi: Confermo che tu mi riferisti che prima della strage vi fu una riunione nell’ ufficio di Palladino cui partecipasti tu, Delle Chiaie, lo stesso Palladino ed altre persone.

Giorgi: E’ assolutamente falso.

Miorandi: Confermo che commentando la notizia giornalistica mi dicesti che i due tedeschi implicati nella strage non sarebbero stati mai individuati e che ora si trovavano in un paese dell’ America Latina.

Giorgi: Io ti ho solo parlato del fatto che alcuni europei si ritrovavano in America Latina.

Miorandi: Confermo che mi riferisti un’ episodio relativo al fatto che una volta tornando da una fattoria, restasti a piedi e fosti aggredito da alcuni cani.

Giorgi: E’ vero che una volta parlammo in cella di cani e gatti e che io raccontai un episodio in merito, ma non ho mai accennato ad una fattoria dove io mi recai.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che in un’ altra occasione andasti in una fattoria insieme a Tilgher Adriano.

Giorgi: Questa e’ la prova della tua falsita’ perche’ Tilgher non e’ mai stato nell’ America Latina.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che la strage era finalizzata ad un colpo di stato.

Giorgi: Non e’ vero.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che eri venuto in Italia insieme ad una persona il cui nome figurava sulla agendina sequestrata e che su queste vi figuravano altri nomi di persone importanti.

Giorgi: Era prevedibile che tu sapessi che mi era stata sequestrata un’ agendina ma io non ti ho mai riferito i fatti che tu hai appena affermato.

Si dà atto che la verbalizzazione descrive solo sommariamente il contenuto del confronto e che lo stesso e’ stato registrato su nastro magnetico. Continua confronto datato 17.09.82 ore 18,30 tra Miorandi e Giorgi.

Miorandi: Ieri mattina con un permesso rilasciatomi dal dr gentile mi sono recato a colloquio con Giorgi Maurizio. Questi si e’ subito mostrato incuriosito e meravigliato per il fatto che mentre i suoi parenti era stato negato il colloquio a me era stato concesso. Io gli ho detto che tramite il mio avvocato ero riuscito a farmi dare un permesso e lui ha soggiunto: “ho l’ impressione che ci vedremo a confronto al processo, se qualcuno non ti ammazza prima”.

A questo punto viene nuovamente introdotto il Giorgi dinanzi al quale il teste interrogato conferma quanto appena dichiarato.

Giorgi: E’ vero che ho detto che ci saremmo visti in aula in quanto avevo capito che stavi svolgendo il ruolo del provocatore. Non ho mai detto la frase finale e cioe’ non ho mai fatto cenno alla possibilita’ che qualcuno ti ammazzasse.

Letto confermato sottoscritto

Rudy Miorandi -dichiarazioni 15.09.1982

Confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo in particolare la circostanza riferita ai CC. Vale a dire il fatto che Giorgi mi ha anche confidato che poco tempo prima della strage aveva partecipato ad una festa in argentina insieme a Tilgher, Palladino Carmine e Delle Chiaie. L’ occasione del discorso fu la pubblicazione delle fotografie di Tilgher sui giornali, sul Resto del Carlino e sul Corriere della Sera, cioe’ su uno dei giornali che avevamo in cella solitamente. Io commentai in modo ironico e dispregiativo l’ immagine del Tilgher, a bella posta per provocare una risposta del Giorgi, dicendo: “anche lui c’entra con questa faccia da deficiente” .

Il Giorgi ha reagito dicendomi: “Avessi tu la testa che ha questo” aggiungendo che si conoscevano da moltissimi anni e ricordando tra l’ altro che nel 1980 qualche tempo prima della strage si erano ritrovati in Argentina ad una festa tipica locale come una sagra della carne, dove in una fattoria ammazzavano tori e fanno una gran festa. Mi disse che questa festa fu fatta in ambiente ristretto in un paesino vicino a Buenos Aires, di cui mi fece anche il nome, ma che io non ricordo.

– il Giorgi mi raccontava anche che in argentina aveva, oltre a tante conoscenze importanti, un amico in particolare col quale trascorreva quasi sempre la sua giornata frequentando in particolare una pasticceria dove usava prendere il whisky a tavolino, sita sul corso principale di Buenos Aires. Talvolta gli ho chiesto come faceva a vivere, dal momento che asseriva che non svolgeva alcuna attivita’ , ed egli mi rispondeva con gesti vaghi accennando appena alle sue amicizie altolocate.

– La fattoria dove si era svolta la festa era frequentata dal Giorgi, tanto che egli mi racconto’ che una notte, essendosi rotta la macchina, era rimasto a piedi ed aveva preso un gran paura perche’ era incappato in un branco di cani randagi.

– Il Giorgi si e’ aperto in modo particolare in occasione della ricorrenza del 2 agosto e della morte di Palladino. Quest’ ultima l’ha colpito moltissimo ed ha giurato di vendicarsi. Secondo le sue supposizioni Palladino era stato ucciso perche’ avendo partecipato alla strage era incappato nella ostilita’ di Concutelli che era contrario a questa strategia. Sempre parlando dell’ attentato il Giorgi si diceva sicuro dell’ impunita’ dicendo testualmente una volta: “non proveranno mai che l’ ho messa io” .
Una frase analoga la pronunziò a proposito della notizia pubblicata sul “Resto del Carlino” a proposito di due tedeschi implicati nella strage, disse: “non proveranno mai chi sono a parte il fatto che sono introvabili” ed a mia domanda su dove fossero, preciso’ che erano ad Asuncion.

– Non so se Giorgi abbia fatto qualche confidenza agli altri condetenuti. Certo che una volta – a quanto ho saputo recentemente da Tozzi nel corso di un incontro a Firenze – il Giorgi, prima che Palladino fosse ucciso si mostrava angosciato dalla sorte di questi che aveva famiglia e si tormentava nell’ escogitare la maniera di scagionarlo, in quanto l’ aveva messo lui nei guai, reclutandolo nell’ impresa.

– Tornato da Altedo, ove ero stato interrogato durante la detenzione della sv, rimproverai al Giorgi di avermi dato dei contatti non esatti in quanto io avevo telefonato alla casali carola ed avevo cercato di mettermi in contatto con le altre persone da lui nominate, compresa la Lucarelli Anna, ed avevo ricevuto risposte elusive, e il Giorgi si mostro’ molto stupito ed addolorato dicendo che le persone indicatemi erano le ultime fidate che gli erano rimaste almeno in Italia, ed in particolare della Lucarelli mi disse che a Roma era stata scelta con lui e che era a parte di tutti i suoi segreti.

– La riunione per mettere a punto l’ attentato avvenne a Roma nell’ ufficio di Palladino ed ebbe come partecipi il Palladino Carmelo, il Giorgi, Delle Chiaie ed altre persone di cui non mi ha fatto i nomi, precisando pero’ che i partecipi erano 5 o 6.

– Il Giorgi mi parlo’ anche di Palladino Roberto e mi confido’ anzi si mostro’ molto sorpreso che Roberto non era stato incriminato come lui, avendo ricevuto una sua cartolina dalla quale apprendeva che era libero.

Letto confermato sottoscritto.­