“A Milano squadracce fasciste sparano aggrediscono e fanno esplodere bombe” – L’Unità 14.3.1974

Una serie di gravissime provocazioni fasciste ha caratterizzato la scorsa notte Milano, ed il bilancio è estremamente pesante: due giovani colpiti da proiettili di rivoltella (uno è stato ricoverato con prognosi riservata), uno studente accoltellato, tre operai picchiati selvaggiamente, due bombe fatte esplodere in pieno centro cittadino, una all’agenzia pubblici­taria del « Corriere della sera », l’altra contro un centro sociale. Il primo episodio è av­venuto verso le 23,30 in via Colombo. Tre giovani operai tipografi, i fratelli Salvatore e Giuseppe Contrino di 22 an­ni e 18 anni e il loro amico Giancarlo Passarella, erano appena usciti da un bar di piaz­za Leonardo Da Vinci, quando sono stati affrontati da una de­cina di fascisti che li hanno in­sultati e quindi li hanno picchia­ti. Mentre i giovani cercavano di fuggire dal gruppo sono stati sparati una decina di colpi di rivoltella calibro 22 che hanno raggiunto Giancarlo Passarella al braccio sinistro ed alla re­gione lombo sacrale. L’episodio ricorda nella sua esecuzione la aggressione di una decina di giorni fa contro un gruppo di democratici che terminò con il ferimento del partigiano Luigi Broggi.

Poco dopo in zona Bovisa il secondo, gravissimo episodio del quale fino a questo pomeriggio non è stato ancora possibile chiarire tutti i particolari. Men­tre Pietro Albanese di 26 anni stava tornando a casa in via Masolino da Panicale 3 è stato affrontato da quattro criminali che lo hanno picchiata poi accoltellato ed infine gli hanno sparato alcuni colpi di rivol­tella. colpendone alla natica de­stra e alla schiena. Il giovane, trasportato all’ospedale di Niguarda è stato giudicato con prognosi riservata, dato che ha ancora in corpo le due pallot­tole ed in più è stato ferito alla regione lombare da una coltel­lata. Pochi minuti dopo nella stessa zona gli stessi quattro criminali hanno assalito un altro giovane. Pasquale Viola di 26 anni, abitante in via Cenisio 70. II Viola, colpito da coltellate, mentre fuggiva è stato fatto se­gno di colpi di pistola.

Infine questa notte ha fatto la sua comparsa un’altra formazione fascista, il cosiddet­to « gruppo ordine nero », il qua­le si è assunto la paternità de­gli attentati dinamitardi contro l’agenzia del « Corriere della sera» e contro il centro socia­le « Antonio Gramsci ». Le due esplosioni sono avvenute poco dopo la una di notte. Una bom­ba ad alto potenziale è stata fat­ta esplodere in via S. Pietro al­l’Orto, una via tra Corso Mat­teotti e Corso Vittorio Emanuele, proprio contro l’ultima delle vetrine della agenzia di pubbli­cità. Sul posto gli agenti della po­lizia ed i carabinieri hanno tro­vato un volantino con le solite deliranti frasi dell’armamenta­rio fascista, questa volta però firmato da un fantomatico « Gruppo ordine nero » sezione « Louis Ferdinand Celine ». Po­chi minuti dopo altro potente scoppio in via Disciplini, contro la saracinesca di una sede di un gruppo extraparlamentare.

Sulla situazione che si è venu­ta a determinare a Milano un gruppo di deputati del PCI ha presentato una interrogazione al « ministro dell’Interno per sa­pere se è stato informato degli atti di provocazione, di violenza e di terrorismo» che si svol­gono da tempo nel capoluogo lombardo, «nel tentativo di in­staurare nuovamente un clima di tensione, dal quale soltanto le forze fasciste e della destra reazionaria, in un momento de­licato della vita nazionale, possono ripromettersi di trarre un vantaggio politico».

Dopo aver ricordato i vari episodi i parlamentari del PCI hanno chiesto di « conoscere le valutazioni del ministro in ordi­ne a questa nuova andata di atti di provocazione e di violenza, posti in essere da elementi fa­scisti, nel momento in cui si van­no sempre meglio chiarendo, anche sul piano giudiziario, le responsabilità dei fascisti me­desimi per la strage di piazza Fontana e per l’assassinio del commissario capo Luigi Cala­bresi e quando altri fascisti ven­gono colti con le mani nel sacco mentre trasportano esplosivi. L’interrogazione è firmata da Malagugini, Zoppetti, Baccalini, Carrà, Cecilia. Milani, Baldassarri, Venegoni e Korach.

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“Ordigni fascisti esplodono nella notte a Milano” – L’Unità 13.03.1974

Ancora atti di provocazione fascista a Milano, chiaramente destinati ad alimentare la strategia della tensione: due attentati, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro sono stati compiuti ieri notte in città. Il primo ordigno è esploso verso l’una in via S. Pietro dell’Orto davanti alla agenzia pubblicitaria del Corriere della sera », ha mandato in frantumi anche i vetri di numerosi negozi adiacenti e quelli delle finestre dei piani superiori.
Dopo qualche minuto la seconda deflagrazione, questa volta più potente, in via Disciplini 2. Un cilindro di zinco
carico di tritolo ha distrutto la saracinesca della sede del Centro sociale Gramsci.
Che la firma degli attentati sia quella dei fascisti è dimostrato dal fatto che sul luogo delle esplosioni la polizia ha rinvenuto volantini firmati da un gruppo denominato « Ordine nero ».

Requisitoria pm Mancuso processo strage di Bologna 11.0.4.1988 – 4

Tutto viene lasciato andare davanti agli occhi di questi militari, di questi uomini dei servizi segreti e continua proprio in quegli anni, a rendersi sempre piu’ frenetica l’ opera di Gelli, raccontata ancora una volta da Aleandri, nel reclutamento dei militari. Abbiamo la vicenda della rivista “Politica e strategia”, di cui vi e’ un rapporto agli atti 07.12.82, che indica come in questa rivista interagissero i fratelli De Felice Fabio e Alfredo. “Politica e strategia”, periodico trimestrale a cura dell’Istituto Studi Strategici per la Difesa, Issed, con proprieta’ della rivista Filippo De Iorio, direttore responsabile Salomone Francesco e poi sostituito da Edgardo Beltrametti, assume tale carica in sostituzione di Edgardo Beltrametti.
Ecco ancora una volta questo collegamento stretto tra rappresentati delle istituzioni come De Iorio, inserito in delicatissimi compiti a livello governativo, con golpisti del calibro dei fratelli De Felice, con teorici della guerra rivoluzionaria, cui al Parco dei Principi, come Edgardo Beltrametti e futuri piduisti come il giornalista Salomone che ritroveremo nell’ ambiente e sul giornale Costruiamo l’ Azione. Sempre nell’ ambito del Golpe Borghese – Fronte Nazionale, Gelli operera’ in collegamento eversivo e massonico con tale avvocato Tilgher di Roma, come a pagina 5 del documento Maletti, e quanto nel dar conto di tutte le forze scese in campo in questa attivita’ eversiva, secondo le dichiarazioni e le rivelazioni, fornite dalle fonti del SID, tra le quali Orlandini Remo, per quanto riguarda la Toscana, racconta: brigata paracadutisti di Livorno, un colonnello e c’e’ il nome, un ufficiale superiore c’e’ il nome, otto ufficiali inferiori, sei sottufficiali. Erano inoltre presenti nei vari scaglioni militari di truppa, aderenti ad Avanguardia Nazionale, fatti inserire a cura dell’ avvocato Tilgher di Roma: buona parte dei nomi nota. Ma restera’ nota solo a Maletti. Avvocato Tilgher di Roma, avanguardista, che ritroveremo, che identificheremo innanzitutto nel Tilgher Mario nella lista che il contenuto sia nella lista italiana che nella lista uruguaiana nella P2 e sapremo passato al Grande Oriente, giuramento firmato, e sul quale si inserisce una storia particolarmente significativa: perche’ Licio Gelli quando consegnera’ alla magistratura fiorentina, che indaga sull’omicidio del magistrato Occorsio Vittorio una lista molto depurata di iscritti alla P2, inserira’ anche il nome di Tilgher Mario. Successivamente si rechera’ dal magistrato per altre precisazioni e tra queste indichera’ che l’avvocato Tilgher non e’ mai stato iscritto alla P2. Viceversa in quello stesso periodo risulta transitare dalla P2 al Grande Oriente d’ Italia, ripeto sia per documentazione italiana che per documentazione uruguaiana proveniente direttamente dall’ archivio di Gelli.
Vi sono poi, poiché in quel periodo diventa più frenetico il tentativo eversivo, siamo nei primi anni ‘70 con Gelli, protagonista abbiamo detto dal ‘71 al ’74, vi sono a scadenza fissa le circolari che Gelli invia ai suoi fratelli nel ’71, nel ’72, nel ’73.

Avremo le riunioni che la commissione ha spiegato che si trattava di più riunioni presso villa Wanda. (…) Anche qui egli nel corso di queste riunioni discuteva e elaborava misure per contrastare – questa e’ la circolare del ‘71 che cito: ” elaborare misure per contrastare la minaccia del Pci volta alla conquista del potere per stabilire opposizione di assumere in caso di ascesa al potere dei clerico-comunisti”, circolare a pagina 17 della relazione. L’ anno successivo dirama addirittura una lettera circolare ai militari iscritti alla sua loggia nella quale si traeva la conclusione che “solo una presa di posizione molto precisa poteva porre fine al generale stato di disfacimento e che tale iniziativa protesa essere assunta soltanto dai militari”. E sulla riunione di Villa Wanda, vi rinvio a quanto afferma la commissione P2, e a quanto dichiarato dal generale Palumbo, al senso di rammarico e di profondo disgusto che la presidente Tina Anselmi comunica al testimone nel congedarlo, rifiutando persino di arrestarlo. Al ruolo che in quegli anni assume, anche, Carmelo Spagnuolo procuratore generale della Cassazione e avvocature di processi pilotati, che interesseranno Gelli e il suo sistema di potere.

La circolare del ‘74, ve ne leggo pochissimi brani, mi auguro innanzitutto l’intestazione interessante “Centro Studi di Storia Contemporanea” – quindi sappiamo che sarà rivolta a tutti i fratelli di questa struttura che e’ una copertura della P2 – , sappiamo che Musumeci avrà una tessera intestata al Centro Studi di Storia Contemporanea, sappiamo anche dove gli verra’ consegnata nonostante le sue affermazioni in contrario. Dice cosi’ Gelli ai suoi fratelli: “mi auguro e auguriamoci insieme che si trovi finalmente la forza e il coraggio, la capacita’ di operare sinceramente, per estirpare il male maggiore che oggi ci affligge le eversioni, la delinquenza organizzata operante all’ombra dell’ideale politico di destra e di sinistra, non è allarmisticamente che si prevede un’estate veramente calda, direi scottante per una notevole quantita’ di problemi estremamente impegnativi, auspichiamo il rispetto delle leggi e la emanazione di quei provvedimenti intesi alla salvaguardia della dignita’ umana, diritto al lavoro, ecc”. Mentre richiamava all’ordine, con accenti squisitamente reazionari, Licio Gelli sovvenzionava la banda armata toscana, dedita ad attentati terroristici sulla linea ferroviaria Firenze – Bologna. Credo che questo argomento meriti un momento di attenzione. Dico questo non soltanto perché forte di una sentenza, sia pure di primo grado, che ha dichiarato Licio Gelli sovvenzionatore di terroristi dediti ad attentati dinamitardi, ma anche perché, presidente, vi è una tale mole di atti che vorrei in qualche modo commentare, sia pure in maniera estremamente succinta e rapida. Alcuni di questi, sono già stati letti ritengo, però opportuno rifarlo ripetere questa lettura anche perché sarà accompagnata dalla lettura di altri atti. Franci Luciano, Procura Repubblica Firenze 13.08.76: “questi fatti ho in mente di riferire hanno attinenza a un particolare ambiente che fa capo ad una persona di Arezzo, o meglio varie persone di Arezzo, poiche’ io temo che queste rivelazioni possono incidere negativamente sull’incolumita’ mia e della mia famiglia poiche’ tali fatti sono a conoscenza anche del Batani – su questo torneremo – desidero appunto che anche il Batani sia presente. Confronto Franci – Batani: “oggi posso precisare – dice Franci – che tali notizie riguardano i collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o meglio della P2, il SID alcuni elementi di destra sempre di Arezzo, nonche’ i rapporti avuti da Batani con un certo maresciallo dei carabinieri di Arezzo”. A questo punto interviene il Batani il quale dichiara: “in effetti ho fatto delle confidenze al Franci sul primo punto non intendo per il momento fare alcuna dichiarazione per timore”. Poi parla del maresciallo Cherubini, che sapremo essere in contatto con Cauchi (…). Sullo stesso punto Murelli Maurizio: “ricordo che effettivamente durante le pause del processo Mario tuti espresse giudizi molto duri, l’intenzione di uccidere Franci e Malentacchi, avevano sporcato l’immagine del movimento Nazionale Rivoluzionario richiamando collegamenti di questo movimento con la massoneria”. “Tuti – Latini Sergio – nelle pause del processo era molto arrabbiato perche’ in quei giorni era apparsa la notizia che Franci era stato colui che aveva tirato in ballo i rapporti tra il suo movimento e la massoneria. Ha fatto capire che non gli andava che fosse stato reso noto quel collegamento ammettendolo esplicitamente. Disse che appena gli capitava l’occasione avrebbe ucciso Franci”. Bumbaca: “non avevo mai saputo di contatti tra Cauchi e la massoneria o Gelli. In carcere pero’ ho saputo da Franci, che lo ha ripetuto parecchie volte, che esso Franci aveva ottimi rapporti, era in ottimi rapporti con Gelli e che la massoneria li avrebbe aiutati.

Queste cose Franci le ha ripetute anche dinanzi al tribunale di Firenze nel processo del Fronte Nazional Rivoluzionario. In mancanza della sentenza leggero’ alcuni brani, si tratta peraltro di deposizioni, riportati nella requisitoria del dottor Vigna di Firenze che riguardano appunto l’episodio del finanziamento: E’ ancora Brogi a riferire con dettagliate dichiarazioni circa un approvvigionamento di esplosivo di armi avvenuto in epoca compresa tra 06.03.74 e il 20.04.74: il camion contenente il materiale – secondo le dichiarazioni di Brogi – fu scortato da lui stesso e da Cauchi da Viserba di Forli’ fino a Ponte San Giovanni di Perugia, con l’aiuto di Bernadelli che usava la moto in tale localita’, – il passo si segnala per la coralita’ dei partecipanti – oltre che di Zani, Ferri, di Esposti, di Vivirito ora deceduti. Fu trasferito altrove un’ altra parte di esplosivo fu portato presso l’ abitazione di Cauchi a Monte San Savino e da qui con l’ aiuto di Brogi e Franci in localita’ Alpe di Poti donde tuti ne prelevo’ un quantitativo. Al procacciamento erano interessati anche i fratelli Castori”. Brogi individuato il casolare ove l’ esplosivo fu nascosto e tale esplosivo poi fu recuperato anche se l’intervento, dopo la strage dell’Italicus del teste imputato Del Dottore, nonche’ uomo collegato al SID”.

Ancora leggiamo in questo atto di accusa, ripeto che ha trovato una conferma, una prima conferma, nella recente sentenza della corte di assisi di Firenze: “Cauchi manteneva collegamenti – pag 106 – con i vertici romani del gruppo, intesseva rapporti con le persone che gravitavano nell’ambiente milanese di Ordine Nero, Mar Fumagalli, era strettamente legato a tuti presso il quale passo la sera del gennaio ‘75, in cui costui uccise due poliziotti e feri’ gravemente un terzo”. Eppure tutto cio’ non e’ ancora sufficiente a descrivere compiutamente la figura dell’imputato, che manteneva rapporti con persone inserite in apparati statali, si vedano sul punto le dichiarazioni non solo di Brogi ma anche di Vinciguerra o ai vertici di potentati economici della massoneria come Licio Gelli. E se e’ vero quanto afferma Vinciguerra, e non c’e’ ragione di dubitarne, sia per la forte personalita’ del dichiarante sia perche’ la circostanza si inquadra nel contesto sopra richiamato, riferendo un discorso di Cauchi questi pote’ sfuggire all’arresto perche’ avvisato da un non identificato appartenente alle forze dell’ordine e trovò poi rifugio in Spagna ove avrebbe, con altri latitanti dell’eversione nera, compiuto azioni ispirate dai servizi spagnoli. Sono poi documentati in atti i contatti che anche dopo la fuga di Arezzo, il Cauchi ebbe con i responsabili del servizio di Firenze, che all’epoca il magistrato che redigeva quest’atto non conosceva essere una persona il cui nome ricorre in questo processo, cioe’ il capitano Mannucci Benincasa.

Gelli – pag 107 –  mediante l’attribuzione della qualifica di sovventore della banda armata, sulla base delle dichiarazioni di Andrea Brogi: aveva riferito questi Andrea Brogi, di una consegna di danaro da parte del Gelli al Cauchi in vista di azioni di addestramento e di preparazione sul piano militare di persone che avrebbero potuto assumere iniziative dopo il referendum sul divorzio. Degli interrogatori del 01.12.86 e 19.12.86. Brogi ha precisato con maggiori dettagli lo svolgimento dell’operazione di finanziamento che fu concordato tra Gelli e Cauchi accompagnato da Mauro Mennucci. Si tratta di un ufficiale dell’arma dei carabinieri cioe’ quel Salvatore Pecorella inquisito nel gennaio ‘74 anche arrestato nell’ambito delle indagini sul golpe Borghese e anch’egli iscritto alla loggia P2. L’intervento di Pecorella fu propiziato, secondo la narrazione di Brogi, dall’ammiraglio Birindelli, anch’egli della loggia, la cui deposizione non contraddice il racconto del Brogi che doveva servire a garantire a Gelli la serieta’ dell’operazione e che i finanziamenti “non si perdevano e non finivano in cose inutili”, cito tra virgolette: “fu appunto in seguito a quell’intervento che il Gelli erogo’ la somma di lire 18000000 che servi’ anche all’approvigionamento delle armi e dell’esplosivo del periodo compreso tra il 6 marzo ed il 21 aprile, senza peraltro che a Gelli fossero date particolari indicazioni sull’operazione”. Brogi, poi si parla dei supporti a queste dichiarazioni e della riunione che fu indetta da tutti costoro nell’abitazione di Paolo Signorelli sul lago di Bolsena, alla quale anche Brogi partecipo’ sia pure con funzione di copertura esterna. Un primo supporto a quelle dichiarazioni – pag 108 – proviene da Sergio Calore persona altamente attendibile e, il riscontro di cui si tratta, pare sia particolarmente rilevante. Riferisce Calore di “avere appreso da Concutelli che nel ‘76 il gruppo perugino voleva introdursi in una villa presso Arezzo e qui impossessarsi di documenti custoditi in tale villa da un’esponente della massoneria. Ma Pugliese aveva bloccato l’operazione affermando che quel personaggio che abitava nella villa non andava toccato”. Vinciguerra apprese direttamente da Cauchi, Gallastroni anche qui abbiamo documenti provenienti direttamente dalla polizia: Gallastroni parlo’ a personale della Digos di Arezzo di somme date da Gelli a Cauchi, anche se poi cerco’ di stemperare il discorso. Franci sin dal ‘76 aveva assunto iniziative di rivelare i rapporti tra Gelli e la destra eversiva, e via, e cosi’ via di seguito. (…) L’informativa che la polizia di Arezzo il 06.08.80 invia all’illustrissimo signor Questore dice questo “accertamenti connessi all’ attentato di Bologna riferiva che non era, questo Gallastroni, che non era in grado di indicare dove potesse trovarsi il Cauchi ed aggiungeva che all’ epoca delle indagini sul gruppo Tuti, detto Cauchi era amico di Licio Gelli dal quale avrebbe ricevuto somme di danaro”. Gallastroni Giovanni: “Cauchi era amico di Gelli” (…). Ma Cauchi si e’ detto fugge il giorno in cui Tuti ammazza i due poliziotti e ne ferisce gravemente un terzo. Cauchi quella mattina si dirigeva in casa di Tuti, quella sera si dirigeva in casa di Tuti e successivamente dopo questo crimine saranno a cena insieme.

Presidente qui vi e’ anche un atto ufficiale proveniente Firenze 20.12.77. Il centro di Firenze scrive al signor capo reparto D di Roma, racconta come vi siano stati rapporti tra il SID e Cauchi e su questi rapporti vi e’ stato il segreto di Stato su chi abbia mantenuto questi rapporti e’ stato opposto il segreto di Stato, come il servizio abbia avvicinato Cauchi in occasione dell’attentato alla casa del popolo di Moiano, poiche’ si avevano seri sospetti nei confronti di Batani rientrato alle 5 del mattino. Bene avvicinano Cauchi, che confidenzialmente si seppe essere vicino al Batani e in grado di dare confidenze. Il Cauchi si dimostrò subito interessato a parlare del Batani scagionandolo completamente dalla sospetta partecipazione all’ attentato di Moiano. Preciso’ in particolare che il Batani non era mai stato alla casa del popolo di Moiano e che erano quelle testimonianze erano da considerarsi false. E infine che il Batani era rientrato effettivamente alle 23,30 e non alle 5. Questo e’ un concorrente, Presidente, che va a scagionare un attentatore del calibro di Batani ed era un collaboratore del SID di Firenze. Fu chiesto al Cauchi se fosse in possesso di qualche notizia relativa agli altri inquisiti e senza esitazione avvio’ il discorso su Brogi, definendolo un sicuro provocatore. Era il momento in cui gia’ lo aveva condannato a morte ed aveva anche tentato, deciso di sopprimerlo.
Alcuni giorni piu’ tardi, fine maggio, il Cauchi telefono’ al numero datogli al Sid, Presidente, per comunicare che il Batani sarebbe tornato entro una decina di giorni ad Arezzo. Ma “con l’ incontro del 19 giugno si concluse il rapporto con Cauchi, per quanto e’ dato ricordare, cio’ puo’ essere dipeso – dice lo scrivente – dall’ approssimarsi del periodo delle ferie estive”. E quanto saranno drammatiche quelle ferie estive, come il Cauchi partecipera’ a quegli eventi lo sapremo tutti. “Passeranno sette mesi – e ancora il rapporto – prima che il Cauchi si faccia vivo”. “Cio’ dovrebbe essere avvenuto la sera del 26.10.75 o 27.01.75 verso le 22 – 23 allorche’ cerco’ per telefono l’ elemento che lo aveva contattato, a quell’ ora assente dall’ ufficio. Rintracciato fece dire al Cauchi, che aveva lasciato detto che avrebbe richiamato di dare un recapito telefonico. Cosa che il Cauchi fece di li’ a poco dicendo che poteva essere richiamato al posto telefonico pubblico della stazione delle ferrovie dello Stato di Milano”. Il Cauchi era gia’ stato raggiunto, era gia’ stato emesso nei suoi confronti ordine di cattura, era latitante telefonava al Sid e lasciava il suo recapito per essere successivamente rintracciato. “Chiamato successivamente dal contattante, Cauchi rispose effettivamente dal recapito datogli e chiese subito all’ interlocutore se era in grado di metterlo in contatto con il pm che stava conducendo le indagini di Arezzo, e per l’omicidio di Empoli il 24 precedente Tuti ecc. Si disse completamente estraneo alla vicenda, voleva chiarire ogni cosa col magistrato. Fu conseguentemente preso contatto, Cauchi ripete’ , Donati Luca confermo’, l’ avvenuta fuga. La conferma Presidente, la chiusura di questo rapporto, nello stile di quella informativa che vi ho detto: “Da allora non e’ stato attuato alcun tentativo di acquisizione di notizie sulla latitanza del Cauchi, nella precisa preoccupazione di non ingenerare in chicchessia, mal fidati sospetti di collusione col soggetto, si puo’ e si deve pur dire, Giannettini docet”… E chiude questo rapporto.