Memoriale Francesco Pazienza 30.11.1982

a) Rapporti con il Sig. Flavio Carboni
Il Sig. Carboni mi fu presentato casualmente dal dr Pompò dirigente del primo distretto di polizia all’inizio del 1981 nella sede dello stesso. Il Carboni si trovava colà per un rinnovo di passaporto mentre il sottoscritto vi era passato per salutare lo stesso dr. Pompò che mi stava aiutando a reperire una casa in affitto nel centro storico.
Il Sig. Carboni si mostrò immediatamente molto interessato al sottoscritto anche perché erano già usciti gli articoli su Panorama ed Espresso e concernenti il viaggio in USA dell’on. Piccoli. Il Carboni, inoltre, era a conoscenza del mio rapporto di consulenza con il Sig. Calvi.
Nelle settimane successive il Carboni mi contattò telefonicamente varie volte ivi compreso al residence in cui vivevo.
Una sera mi invitò a cena a casa sua in via Orti della Farnesina ove mi parlò a lungo del suo rapporto di associazione con Berlusconi in Sardegna. In tale occasione mi parlò di un suo amico che mi avrebbe potuto aiutare effettivamente a trovare un appartamento in centro perché possedeva un grosso patrimonio immobiliare. Il suddetto signore era Domenico Balducci. Ricordo che in quella serata fui invitato ripetutamente a fare uso di sostanze stupefacenti (cocaina) cosa che rifiutai categoricamente. Il Carboni, inoltre, si dilettava a riprendere gli invitati con una telecamera e video registratore. Ricordo di essermene andato intorno alle dodici. Nei giorni successivi mi fu presentato il Balducci in una specie di ufficio nei pressi di Corso Vittorio. Questi mi disse che mi avrebbe aiutato a reperire un appartamento nel centro storico.
Rividi molto sporadicamente il Carboni che si auto invitava a casa mia e passava direttamente a salutarmi.
Due o tre volte venne con il Balducci. Entrambi mi iniziarono a parlare di possibili investimenti in Sardegna che sarebbe stato interessante intraprendere con finanziamenti del Banco Ambrosiano. Tengo a precisare che di tali possibilità non feci mai nessun accenno al presidente del Banco. A metà giugno, dopo averne ripetutamente sentito parlare, mi recai a visitare con il Balducci e il Carboni un grande appezzamento di terreno vicino a Porto Rotondo. Tale appezzamento era di proprietà di una certa famiglia Tamponi. Il progetto del duo Carboni-Balducci era di poterlo comprare ad un prezzo per poterlo rivendere al doppio o triplo a Berlusconi. Naturalmente necessitava il solito finanziamento dell’Ambrosiano. L’affare era irrealizzabile anche perché il processo Calvi era in pieno svolgimento. Durante questo periodo il duo Carboni-Balducci mi propose di comperare una villa di proprietà dello stesso Balducci per una somma di quattrocento milioni. Mi fu anzi detto che se l’affare Tamponi fosse andato in porto la villa mi sarebbe stata offerta. Per allettarmi mi fu anzi prestata la villa per due week end durante questo periodo.
Il Carboni fu da me rivisto entro il mese di luglio solamente una volta. Avendo egli diverse imbarcazioni gli chiesi se era in grado di farmene affittare una per il mese di agosto. Egli si presentò un giorno con il Balducci ed un certo Sig. Merluzzi che si spacciava come consulente del cantiere Canados di Ostia. Dopo questa volta il Carboni fu rivisto solamente a Porto Rotondo ove si presentava senza essere invitato alle porte di Villa Monasterio.

b) Rapporti con il Balducci
Gli unici rapporti separati con il Balducci si sono verificati quando questi mi disse di necessitare il mio aiuto per due operazioni:
a) Finanziamento di un albergo-casino a Rio de Janeiro.
b) Aiuto per un suo “amico” il Comm. Costantini, onde esportare legname brasiliano verso gli Stati Uniti.
Trovandomi in Sud America incontravo il Balducci a Rio nella prima settimana di giugno. Insieme a lui si trovava il Comm. Costantini. La mia permanenza a Rio fu di due giorni. Mi resi conto che Balducci parlava di cose irrealizzabili e rientrai immediatamente in Europa. Ricordo anzi che incontrai per caso a Rio il giornalista Bongiorno che rimase con me tutto il tempo della permanenza in questa città. Durante una pausa delle discussioni con una società locale (di cui includo fotocopia del biglietto da visita) il Comm. Costantini mi mise sull’avviso nei riguardi del Balducci tanto da definirlo un pericolosissimo ricattatore. Al mio stupore sul motivo, dunque, della sua permanenza a fianco del medesimo questi mi rispose evasivamente dicendomi di essere obbligato a farlo. Altro personaggio presentatomi dal Balducci, una volta di passaggio da Losanna, fu il Sig. Ravello. Anche questo personaggio propose alcune operazioni da fare con l’Ambrosiano. Successivamente il Calvi mi disse che costui aveva effettuato operazioni “in nero” con diversi operatori italiani a cui non aveva corrisposto il dovuto in Svizzera. Era quindi da evitare accuratamente. I miei rapporti con il Balducci finiscono alla metà di luglio dopo che il Carboni me lo portò con il Merluzzi per il problema dell’affitto della barca.

c) Vacanza in Sardegna
La Villa Monasterio fu reperita dal Dr. Sergio Cusani collaboratore del Dr. Cabassi. Non fu corrisposto nessun canone di affitto per tale villa ed anzi lo stesso Dr. Cusani trascorse un periodo di vacanze con il sottoscritto, la Sig.na De Laurentiis e i coniugi Calvi. Tutte le spese di vitto furono sostenute dal sottoscritto ivi comprese quelle di sicurezza (Flashpol) e di personale Hotel San Marco.
Il Carboni era solito presentarsi all’ingresso della Villa senza essere annunciato. Un giorno riuscì ad ottenere un appuntamento per conoscere Calvi. Tale appuntamento fu fatto all’isola di Budelli. Il Carboni vi arrivò con una barca di ventidue metri e molte persone. Calvi trasbordò su questa barca per circa mezzora. Tra gli altri vi erano il Prof. Binetti; l’On. Pisanu ed un ambasciatore o diplomatico venezuelano. Il Carboni si invitò per cena a Villa Monasterio non ricordo se per la stessa sera o per la successiva.
Durante la cena il Carboni parlò allusivamente dei suoi stretti rapporti con Scalfari-Caracciolo, con certi settori del Vaticano e con il Ministero del Tesoro. La cena terminò con scambi di numeri telefonici da parte di Calvi e Carboni. Durante la vacanza mi pare che il Carboni venne solo un’altra volta per salutare il Pres. Calvi.
Durante questa vacanza fu da me invitato durante una giornata anche il Gen. Santovito. Questi ha una villetta a Stintino. Egli venne con la sua signora. Si trascorse la giornata in motoscafo e fece ritorno la sera a Stintino.

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“Che succede al Banco Ambrosiano” – Agenzia Axel 05.11.1981

Lettera aperta al Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.
Egregio Signor Governatore, sappiamo che nella Banca d’Italia, in tema di vigilanza sugli istituti di credito, da lungo tempo si combattono due opposte tendenze: quella favorevole ad un più deciso intervento dell’Autorità Centrale che faccia rispettare la legge bancaria (e non solo bancaria) riportando il credito alla sua utile funzione istituzionale; e quella che, in quest’area di dirigismo statalistico, ha paradossalmente abbracciato la politica del “laisser faire”, una politica soprattutto non dannosa alla propria carriera.
La prima tendenza, dopo i guai capitati al suo leader, il dottor Sarcinelli, è tornata nell’ombra, ma non per questo demorde dalle sue convinzioni; la seconda è quella che, sotto il segno di opposte bandiere, ha preso attualmente il sopravvento e che, a nostro avviso, nonostante il suo abile ruolo di mediatore, sta conducendo alla rovina il Paese. Le abbiamo più volte espresso i motivi della nostra convinzione e Le saremmo grati se Ella volesse in qualsiasi modo commentare quanto da noi affermato; ma questa volta vorremmo attirare la Sua attenzione sul Banco Ambrosiano, e cioè sulla più forte banca privata italiana che – pur godendo, secondo i suoi amministratori dell’appoggio della divina provvidenza – è sottoposta al controllo della Banca d’Italia.
Ebbene, nel Banco Ambrosiano, almeno a quanto dice la Magistratura o si legge sulla stampa, ne stanno succedendo di tutti i colori. Il suo Presidente, Roberto Calvi, condannato per infrazioni valutarie e incriminato per gravi reati che vanno dalla truffa al falso in bilancio, è stato riconfermato in tutte le sue cariche sociali. Interi partiti, come il PSI, finanziati, per esplicita ammissione dello stesso Calvi, per mezzo di linee di credito concesse sull’estero e, quindi, con parecchie violazioni di legge. Importanti gruppi editoriali, come quello RIZZOLI, indebitati fino all’osso con questa banca, centro di ‘piduisti’, e forse braccio operativo di oscure manovre politico-finanziario-mafiose. Ce ne
dovrebbe essere abbastanza per dar lavoro per anni a tutti gli ispettori della Vigilanza della BANCA D’ITALIA. E invece la BANCA D’ITALIA è tanto assente da far sembrare questa sua totale indifferenza di fronte a quanto appurato dalla Magistratura ordinaria, quasi un’omissione di atti d’ufficio.
Gravissimo, in tal senso, ci sembra l’episodio accennato dalla grande stampa di informazione e relativo a complicatissimi rapporti esistenti tra RAVELLI, il BANCO AMBROSIANO, la SAVOIA ASSICURAZIONI (del Gruppo RIZZOLI), lo stesso RIZZOLI e la SPARFI (società de LA CENTRALE), rapporti che attraverso la compravendita della BANCA MERCANTILE DI FIRENZE, sono stati in grado di concretizzare nel giro di due giorni, un utile di 2.336 milioni che non si comprende bene in quali tasche sia finito.
Senza addentrarci negli intricati particolari di questa operazione – che peraltro ricalca gli schemi preferiti di CALVI, con società del suo stesso gruppo che vendendosi fra loro qualche partecipazione fanno saltar fuori più di qualche
miliardo che poi sparisce – ci limitiamo a farLe osservare che, secondo quanto risulta dagli accertamenti della PROCURA DELLA REPUBBLICA DI MILANO:
1) il BANCO AMBROSIANO, su ordine della SAVOIA ASSICURAZIONI, ha distribuito 230 assegni circolari da 10 milioni ciascuno, frutto dell’operazione accennata.
2) funzionari del BANCO AMBROSIANO hanno consegnato assegni circolari per 200 milioni di lire, che fanno parte della stessa operazione cui ci riferiamo, senza identificare la persona, che li ritirava.
3) almeno uno di questi assegni circolari, che potremmo definire “di fantasia”, è finito all’estero.

Davvero singolare in questo brutto pasticcio il comportamento dei dirigenti del BANCO AMBROSIANO che in un, primo tempo tacevano perfino alla GUARDIA DI FINANZA che indagava sui 10 milioni finiti all’estero, l’operazione alla quale l’assegno incriminato si riferiva, e poi ammettevano (ma, solo dopo l’intervento del magistrato) che
la compravendita era avvenuta fra società dello stesso Gruppo AMBROSIANO.
Legittimo e fondato appare quindi il sospetto ingeneratosi negli inquirenti che i vantaggi di questa operazione, e cioè i 2.336 milioni, siano finiti nelle tasche di esponenti di primo piano del BANCO AMBROSIANO, mentre l’inerzia dell’Istituto Centrale appare, anche in questo caso, incomprensibile.
Per lungo tempo, infatti, perfino gran parte, della dottrina è stata favorevole a considerare inammissibile il potere di controllo dell’Autorità Giudiziaria ordinaria sugli istituti di credito, affidati all’ISTITUTO VIGILANZA della BANCA D’ITALIA e, dunque, non sottoponibili ad una doppia giurisdizione. Ma ora, Signor Governatore, come può un azionista del BANCO AMBROSIANO sentirsi garantito anche come cittadino italiano che non voglia correre il pericolo di dover ripianare un altro crack ‘alla SINDONA’?!
E’ quindi nostro indefettibile convincimento che l’Istituto Centrale non possa sottrarsi ulteriormente alla sua funzione di controllo almeno per quanto riguarda il BANCO AMBROSIANO, un controllo che per i suoi stessi fini istituzionali, non deve esercitarsi ed esaurirsi nell’ambito dell’eroica discrezione di qualche ispettore della VIGILANZA, ma deve essere reso pubblico nelle sue risultanze, quali che esse siano.
Per questo, Signor Governatore, ci permettiamo di rivolgerLe la seguente domanda: “Che succede al Banco Ambrosiano?” e sinceramente riteniamo che una risposta, competente, e circostanziata, da parte della “BANCA D’ITALIA sarebbe preferibile alle molte dannose illazioni che in materia bancaria, anche grazie alla disinvolta gestione del BANCO AMBROSIANO, si stanno facendo.

“Arriva la P2” – Estratto commissione di minoranza sulla P2

Nello stesso periodo (estate del 1977) anche il ” Corriere della Sera ” passava sotto il controllo combinato di Marcinkus e di Roberto Calvi. E qui occorrono due righe di spiegazione. Il grande quotidiano milanese non era di proprietà diretta della ” Rizzoli “, ma dell’ ” Editoriale del Corriere della Sera “, società in accomandita semplice, che, a sua volta, era controllata da tre società per azioni di pari valore (33,33 per cento ciascuna): la “Alpi”, della famiglia
Crespi; la “Crema”, di Angelo Moratti; e la “Viburnum” di Gianni Agnelli.
Quando i Rizzoli, nel 1974, avevano deciso l’acquisto dell'” Editoriale Corriere della Sera “, avevano rilevato in contanti le quote della famiglia Crespi e di Angelo Moratti, mentre si erano impegnati con Agnelli per rilevare, in un secondo tempo, il 33,33 per cento della ” Viburnum “.
Poi, negli anni successivi, le crescenti difficoltà economiche della casa editrice avevano costretto i Rizzoli a cedere in garanzia alla ” Cisalpine “, in cambio di finanziamenti ricevuti, il 100 per cento della ” Alpi ” e il 50 per cento della ” Crema “. In altre parole, i Rizzoli avevano dato praticamente in mano alla ” Cisalpine ” (vale a dire al tandem Calvi-Marcinkus) il 50 per cento della proprietà del ” Corriere della Sera “. Restava ancora libero quel 33,33 per cento
in possesso di Gianni Agnelli che i Rizzoli non avevano ancora potuto riscattare. Ma sempre in quell’estate del 1977, Calvi, questa volta come ” Banco Ambrosiano “, si impadronì della quota Agnelli pagandola 22 miliardi e 500 milioni. E adesso tiriamo le somme. Alla fine dell’estate del 1977, la situazione si presentava come segue: la ” Rizzoli ” era, per l’80 per cento, nelle mani di Marcinkus. Il ” Corriere della Sera “, a sua volta, era così controllato: un 33,33 per cento direttamente da Calvi tramite l’ ” Ambrosiano “; un altro 33,33 (” Alpi “) era integralmente nelle mani della “Cisalpine ” (Calvi-Marcinkus); il restante 33,33 per cento della ” Crema ” era suddiviso in due parti: una metà alla ” Cisalpine ” (sempre Calvi-Marcinkus), l’altra metà, rimasta formalmente alla ” Rizzoli “, era in realtà, anche questa, controllata dallo IOR, che deteneva l’80 per cento della ” Rizzoli “.
Abbiamo così dimostrato (anzi, lo dimostrano i documenti raccolti dalla Commissione) che la proprietà della ” Rizzoli ” e del ” Corriere della Sera “, a partire dall’estate del 1977, fu nelle mani di monsignor Marcinkus e di Roberto Calvi.

Estratto relazione di minoranza della commissione P2 – Giorgio Pisanò