Gaetano Orlando – dichiarazioni 15.07.1991

Adr: preliminarmente ribadisco quanto ho gia’ accennato in altro verbale, cioe’ per le sue indagini e’ importantissima la riunione costitutiva di “Italia Unita” del marzo del 1970. Dopo la riunione ufficiale ce ne fu una riservata, cui presero parte una decina di persone. Oltre a me c’ era tutto il comitato direttivi di Italia Unita, o almeno una buona parte di esso, nonche’ tale Ferroni Cerrina di Torino, ricordo poi che c’ erano altri di Torino, in rappresentanza di Edgardo Sogno, ma non ricordo se abbiano preso parte alla riunione pubblica o a quella riservata. Nel corso di questa ultima, comunque, vennero decise sostanzialmente due cose, cioe’ la marcia della maggioranza silenziosa, della quale si occuparono Degli Occhi e il Bonocore, nonche’ l’ approfondimento dei rapporti con rappresentanti delle Forze Armate. In questo quadro vi furono contatti col generale Ricci e con l’ arma dei carabinieri.
Tali contatti furono mantenuti dai militari appartenenti al comitato direttivo o comunque simpatizzanti di Italia Unita.

Adr: prendo visione della foto allegata al rapporto dei CC di Bologna di data 20.05.91. Non ricordo la persona che vi e’ effigiata. Non escludo di averla incontrata, ma non posso dirlo, anche perche’ mi si e’ indebolita la memoria con riferimento alle fisionomie.

Adr: mi viene chiesto perche’ e da chi il Fumagalli fosse ricattato. Preliminarmente dico che il Fumagalli attualmente mi sfugge ed ha un atteggiamento di sfiducia e di paura nei miei confronti. Quando l’ ho incontrato mi ha detto che lui non parlera’ assolutamente dei fatti passati, perche’ si tratta di cose ormai chiuse per le quali ha gia’ pagato. Prendo atto che cosi’ non ho ancora risposto alla domanda che lei mi ha posto, bene, ora dichiaro che il Fumagalli era ricattato dai ragazzi di Brescia appartenenti ad AN, in quanto questi sapevano che era complice del sequestro, anzi responsabile principale del sequestro Cannavale. Fumagalli era uno che si era limitato agli attentati ai tralicci, non aveva mai fatto attentati con morti.
In Spagna ho sentito dire certe cose…. Si tratta di cose che non appartengono alla mia conoscenza diretta. Dico solo che le stragi, inclusa quella di Brescia, sono state commesse da chi e’ stato processato per tali fatti. Questa e’ la mia convinzione, ma se dovessi dire qualcosa di piu’ concreto mi farebbero fuori. Non mi farebbero arrivare in tribunale. Spontaneamente aggiungo, infine, che il Franci sa moltissime cose. Spontaneamente aggiungo ancora che Esposti Giancarlo era divenuto l’ uomo di fiducia del Fumagalli, ma che era infiltrato nel Mar dal Delle Chiaie.
L’ Esposti sapeva tutto quello che so io, anzi molto di piu’ ed e ‘mia convinzione che per questo sia stato ucciso, pur essendosi arreso ai carabinieri che lo stavano arrestando. Prendo atto che vi fu una inchiesta sul caso e che quanto dico non e’ stato confermato, ma ne sono ugualmente convinto. Faccio presente che io ho rischiato la vita allorquando Delle Chiaie e Vinciguerra mi interrogarono sui fatti di Esposti Giancarlo. In quell’ “interrogatorio”, in merito al quale sono gia’ stato sentito, anche da lei GI, avevo fatto dei nomi, ma si tratta di nome di persone importanti e di grossi esponenti politici. Non intendo ripeterli perche’ non voglio passare per pazzo.

Adr: ribadisco quanto ho gia’ detto circa l’ organizzazione “parallela” anticomunista alla quale ho appartenuto. Certamente non era destinata a fronteggiare un’ invasione esterna, ma aveva una funzione interna anticomunista. Questa organizzazione aveva a disposizione armi e godeva dell’ appoggio di esponenti delle forze armate. Ribadisco di essere stato partecipante attivo di tale organizzazione. Chiestomi se lo fosse anche il Vinciguerra, dico che Vinciguerra è un puro che è caduto in una rete.
Solo con l’ andare del tempo ha cominciato a capire per chi stesse effettivamente lavorando. Ha cominciato a capirlo in Cile e ne ha avuto la certezza durante la sua permanenza in argentina. Vinciguerra inoltre, era molto legato a Delle Chiaie, anche sul piano personale e quando si e’ reso conto che questi non era in buona fede, ha subito un profondo turbamento.

Adr: richiesto dei nomi di quei parlamentari che promossero la unificazione di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo – o comunque la caldeggiarono – dichiaro di non volerli fare. Rischierei soltanto una denuncia in quanto si tratta di persone tuttora coperte. Dico soltanto che erano due, oltre al Romualdi che ho gia’ menzionato in un precedente verbale. Anche uomini dei servizi vennero in Spagna e si interessarono dell’ ambiente in cui allora vivevo. Il Labruna incontro’ piu’ volte Delle Chiaie. Si incontravano all’”Appuntamiento”. Dico questo per averlo appreso dagli altri fuoriusciti italiani, fra i quali il Cicuttini.

Adr: prendo atto che mi viene chiesto di approfondire il discorso delle armi provenienti da Verona e dei collegamenti del Fumagalli con Verona e ambienti veneti. Spontaneamente dico che il Fumagalli, nel maggio del 1974. E’ stato arrestato in conseguenza dello scontro, all’ interno dei servizi, fra Miceli e Maletti. Fumagalli aveva rapporti con ambienti del terzo Comiliter, con Nardella e con lo Spiazzi. Quando nel 1974 mi recai presso l’ appartamento che avevo preso in affitto, nelle circostanze da me ripetutamente dette, vi trovai un arsenale enorme di armi, che scomparirono a seguito delle mie proteste. Nell’ appartamento trovai, oltre ai ragazzi di Fumagalli, anche gente proveniente dal veneto. Si trattava di sei o sette persone, che però non conoscevo. Circa lo Spiazzi, so che il Fumagalli, nella sua officina, aveva preparato, modificandole, delle armi, in particolare dei lanciafiamme e dei lanciagranate. Inoltre mi parlava dello Spiazzi come di un tecnico esperto in tali elaborazioni.

Adr: ricevo lettura dell’ appunto datato 27.06.74 del comando generale della guardia di finanza. Alcune delle persone che vi sono nominate le ho sentite nominare; rettifico ho sentito nominare il solo Trevisan Giancarlo, oltre naturalmente allo Spiazzi.

Adr: puo’ darsi che conoscessi Soffiati e gli altri sotto il nome di copertura. In Spagna, infatti, la gente non si presentava mai con il vero nome. La notizia che in un castello nei pressi di Verona fossero custoditi cospicui quantitativi di armi l’ avevo gia’ sentito, ma mi pare in epoca recente, cioe’ dopo il mio ritorno dal Sud America.
Spontaneamente aggiungo che verso la fine del 1965 il Birindelli subi’ un attentato sul percorso Venezia – Padova, nel senso che la autovettura sulla quale viaggiava fu buttata fuori strada. Rettifico la verbalizzazione, non e’ stato nel 1965 ma verso il 1969, cioe’ contemporaneamente all’ epoca in cui a Padova si svolsero le riunioni delle quali ho gia’ in precedenza parlato. Spontaneamente aggiungo,  poi, che i rapporti fra Fumagalli ed importanti esponenti politici non erano chiacchiere come ho lasciato intendere nelle mie precedenti dichiarazioni. Erano cose reali, delle quali peraltro ha gia’ parlato a suo tempo la stampa. Io stesso, nel 1965, partecipai a Roma ad un incontro con questi importanti personaggi che gia’ ho menzionato nel precedente verbale. Si trattava di una cena cui presero parte anche dei professionisti della Versilia.

Adr: circa l’ interrogatorio da me subito ad opera del Delle Chiaie e del Vinciguerra, dichiaro quanto segue: ad interrogarmi era soprattutto il Delle Chiaie, ma anche il Vinciguerra il quale verbalizzava e faceva domande molte precise. Il testo di quell’”interrogatorio”, che mi e’ stato a suo tempo mostrato da molti giudici, fra i quali lei GI dr Grassi, a parte gli omissis e qualche ritocco secondario, corrisponde sostanzialmente all’ andamento dell’interrogatorio stesso. Gli omissis sono stati posti con riferimento a fatti precisi e a nomi, anche di politici attualmente sulla cresta dell’ onda.

Adr: come peraltro emerge da quanto ho gia’ detto sino ad ora, la organizzazione anticomunista della quale ho parlato si avvaleva di gruppi e di militanti della destra o che comunque condividevano le finalita’ anticomuniste dell’ organizzazione stessa, gruppi e militanti cui venivano date armi e fiducia. Richiesto se vi siano stati degli scontri in merito alla gestione in termini strategici di tale organizzazione, dico che non posso parlare. Si tratta di cose troppo grosse e si toccano personaggi troppo importanti.

Adr: il Pozzan doveva essere condotto a casa mia a Milano nel 1969, nell’ autunno inoltrato, ma certo prima della strage di piazza Fontana. A quel tempo mi davo molto da fare per il conseguimento dei miei obiettivi politici, e, in tale contesto stabilii un contatto anche con il Pozzan. Si trattava di un contatto indiretto. Ero una persona comunque molto prudente e poiche’ non mi fidavo appieno di chi mi doveva presentare il Pozzan, decisi di rifiutare l’ incontro con quest’ ultimo. Il tramite fra me e il Pozzan era uno della Versilia, anzi era un veneto che frequentava l’ ambiente versiliese. Si trattava di un ufficiale dell’ aviazione il cui nome non e’ mai affiorato e che anche ora non intendo fare. Questo ufficiale, attualmente in pensione, – sempre se vivente – era di stanza a Treviso.

Adr: il Pozzan l’ ho conosciuto personalmente in Spagna nel senso che l’ ho visto di persona. Non ci siamo presentati, ne’ comunque gli ho parlato perche’ la cosa non mi interessava.

 

L.c.s. ­

Intervista Antonio Ingroia 22.07.2015

Dottor Ingroia, il 1992 è stato una sorta di “anno zero” per l’Italia e per l’Europa. E’ l’anno del Trattato di Maastricht. Ma è anche l’anno dell’attacco alla lira e prima ancora delle stragi di mafia, in cui morirono,  Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. Lei era in prima linea. Era sostituto procuratore a Palermo, proprio nell’anno delle stragi, prima Capaci e poi via D’Amelio. E’ vera la notizia di un coinvolgimento dei servizi segreti italiani e stranieri?
“Bisognerebbe riesumare il presidente Cossiga per saperlo. Lui penso che sia stata la persona più informata. A parte questo, penso anche che nelle stragi del ’92 non ci sia stata soltanto la mano della mafia ma anche dei servizi segreti. Stranieri o italiani, è un po’ più difficile dirlo”.

Voi della Procura, sull’ipotesi di un coinvolgimento dei servizi segreti avete aperto delle indagini?
“Si c’era un’indagine che stavo seguendo a suo tempo la cosiddetta indagine “Sistemi criminali”.

E quale era la pista che stavate seguendo?
“Si ipotizzava un progetto “eversivo” internazionale che aveva la finalità di una “balcanizzazione” dell’Europa e quindi anche dell’Italia”.

Una “balcanizzazione” cioè una frammentazione degli Stati. Da ottenere in quale modo?
“Nel caso dell’Italia attraverso una campagna di destabilizzazione che si alimenterà con il fenomeno della nascita delle Leghe e la “messa a ferro e fuoco” del Paese che, va ricordato, aveva un ruolo strategico nella nascita dell’Europa unita. L’obiettivo di questa campagna di destabilizzazione era che non si voleva che nascesse un’Europa politicamente forte e unita. In questo contesto si inseriscono le stragi del 1992”.

E la Sicilia doveva diventare la “Singapore del Mediterraneo”…
Esattamente. La Sicilia, in questo progetto, sarebbe dovuta diventare un porto franco. Una sorta di “Singapore del Mediterraneo”, come venne definita. C’erano tanti progetti in cui convergevano interessi di vari sistemi internazionali con interessi di sistemi criminali italiani. Però, abbiamo avuto intuizioni, e convinzioni ma certezze non ne abbiamo avute ”.

Lei ha detto che avete avuto “intuizioni e convinzioni”. In merito a che cosa?
“In particolare, in merito agli interessi dei servizi segreti americani, noi avevamo delle tracce. Che emergevano da un’indagine della Procura di Aosta, chiamata “Phoney money” dei primi anni Novanta.
Queste tracce conducevano a presunti finanziamenti dei servizi americani alla Lega Nord e ad un personaggio che si chiamava Giammauro Ferramonti. Questa indagine ruotava intorno anche alla nomina di Maroni a ministro degli Interni nel primo governo Berlusconi. Si ipotizzava che Maroni fosse stato nominato su input di determinati ambienti ritenuti collaterali ai servizi americani”.

Che tipo di ambienti?
“Si diceva che ambienti legati alla massoneria internazionale legati ai servizi americani avessero esercitato influenza sul capo della Polizia dell’epoca (Vincenzo Parisi ndr) che a sua volta avrebbe esercitato influenza sul presidente della Repubblica Scalfaro per la nomina di Maroni a ministro degli Interni”.

L’indagine come è andata a finire?
“L’indagine è stata sostanzialmente distrutta. Venne avocata dalla Procura di Roma che poi archiviò. Il pm che si occupò dell’inchiesta Davide Monti non so che fine abbia fatto. Se sia stato sottoposto a procedimento disciplinare. Noi, ai tempi di Caselli alla Procura di Palermo, con Scarpinato, cercammo di ricostruire l’indagine tuttavia senza riuscirci. Non ci consentì di arrivare ad elementi concreti. Questa però era una pista interessante”.

Perché, se l’indagine è stata archiviata?
“Perché ci sono dei fatti che lo dimostrano. Se pensiamo che mentre succedeva questo, già negli anni precedenti, nel sud dell’Italia si costituivano delle leghe meridionali che avevano come punti di riferimento Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie, cioè la P2 e la destra eversiva a loro volta collegati a pezzi della criminalità organizzata italiana. Noi pensavamo che ci fosse e vero proprio progetto di golpe”.

Un golpe che non si è mai realizzato però…
“Non si è mai realizzato ma noi della Procura di Palermo abbiamo pensato che questo progetto iniziale sia confluito nella cosiddetta Trattativa sulla quale c’è oggi un processo in corso. Una trattativa che sia stata non solo criminale ma anche una trattativa politica”.

Una trattativa finalizzata a cosa?
“Alla tenuta del sistema grazie al coinvolgimento di forze politiche poi diventate di governo. E poi c’era  una convergenza di interessi tra forze politiche, massonico e finanziarie. ”

Una convergenza di interessi?
“Si tra forze politiche, massonico e finanziarie che è all’origine di tutto e che aveva interesse a costruire un nuovo assetto politico che mantenesse la situazione di potere costituita e che non costruisse un polo alternativo e concorrenziale rispetto a quello costituito negli Stati Uniti d’America. Sarà un caso che in Europa fino ad oggi non si sia mai riusciti a trovare un’unità dal punto di vista politico”. (…)
Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=12387

Giannettini Guido – dichiarazioni 19.02.1990

Nel novembre ‘73 mi trovavo in Francia, a Parigi, in stato di irreperibilita’ in Italia. Cola’ mi ero recato nell’ aprile dello stesso anno per sfuggire alle ricerche del GI di Milano D’Ambrosio per i fatti di Piazza Fontana.
Ero collaboratore del Sid sin dal 1966, 1967 e fui contattato da un ufficiale del capo di Stato Maggiore della Difesa Aloja, generale Stefani, che mi presento’ all’ ufficio “D” all’ epoca retto da Viola che all’ epoca era temporaneamente sostituito da un altro ufficiale che poi mi presento’ al predetto, col. Fiorani.
Indi comincio’ la mia collaborazione esterna, fonte retribuita, e sempre in ambito ufficio D, cui fornivo anche notizie su situazioni di paesi esteri, poi devolute all’ ufficio “R”, ricerca all’estero.
Conobbi indi Gasca Queirazza, mi rapportavo direttamente a lui e pertanto, in tempi successivi, collaborai anche col gen. Maletti, che, verso la fine del 1972 o inizio del 1973, mi presento’ al suo sottoposto cap Labruna, alias dr Brandolesi.
Il passaggio del contatto fu deciso a seguito di alcune indiscrezioni comparse sui giornali a fine 1972 circa i miei contatti col gruppo veneto di Freda.

Adr: nulla so circa la caduta del velivolo militare Argo 16, avvenuta a Marghera il 23.11.73.

Adr: nell’agosto ‘74 mi consegnai all’ ambasciata italiana a Buenos Aires.

Adr: con Labruna, dipendente del Maletti, ho intrattenuto piu’ contatti fino all’aprile ‘74, anche in Parigi; transitai in Spagna nel giugno successivo, quivi arrestato dalla Seguridade e indi come ospite libero, e poi, a causa di una fuga di notizie avvenuta in Francia, il dirigente della brigata politico “social” consenti’ il mio espatrio verso l’ argentina, paese da me scelto. Qui non avvenne il contatto con i servizi in loco cosi’ come promessomi da Madrid perche’ seppi che il Sid aveva consigliato i madrileni di “non ostacolarmi e di non aiutarmi”.

Adr: a Labruna, per l’ inoltro al generale Maletti, consegnavo anche relazioni dattiloscritte. Effettivamente ebbi a consegnare, mi pare a Parigi, al Labruna una relazione sui fatti retrostanti il “Golpe Borghese”.

Mi viene mostrata la relazione dattiloscritta acquisita dalla sv di cui al verbale Labruna: la riconosco come da me stilata e dattiloscritta, confermo che la nota allegata era costituita da un appunto ad hoc, pure da me dattiloscritto, riguardante “l’ ammiraglio YW” e cioe’ il Torrisi, che, all’ epoca del Golpe, mi pare fosse capitano di vascello e comunque preciso che, in gergo, si adopera il termine ammiraglio anche per soggetti che rivestono un grado inferiore, da contrammiraglio in poi.

Adr: l’ ufficio indicato come “YYY” se ricordo bene era l’ ufficio Operazioni.

Adr: alla fase dibattimentale svoltasi presso la corte di assise di Catanzaro, nel 1977-1978, io addussi, a fronte di un accenno del Labruna o del Maletti circa una relazione da me stilata e a lui consegnata, concernente il Golpe Borghese, che non ricordavo la circostanza. Anzi addirittura la esclusi. A domanda sul motivo per il quale solo in ordine all’ “ammiraglio” apposi la dicitura “vedi nota” rispondo che solo di questo ufficiale ero a conoscenza del nome.

Adr: effettivamente, come la sv mi rappresenta, la “nota” stilata a parte era stata organizzata da me in funzione oggettiva di una eventuale censura del capo del reparto D, Maletti, vista la delicatezza dell’ incarico gia’ all’ epoca rivestito dal Torrisi.

Adr: circa i rapporti diretti tra il capo dell’ Ufficio Affari Riservati dr D’ Amato ed il Delle Chiaie, ebbe a parlarmene il giornalista, collaboratore de “Il Tempo” e di altri giornali, Beltrametti Edgardo, deceduto, cosi’ come anche altri colleghi. Ricordo che anche il cap. Labruna mi addusse che il D’ Amato era in rapporto con Delle Chiaie, “manovrato” dal predetto e dal suo ufficio, ritengo attraverso finanziamenti. Dagli anni ‘60 in poi era arcinoto, negli ambienti politici e giornalistici, che D’Amato manipolava Delle Chiaie e la struttura di AN, di cui il Delle Chiaie era il dirigente.

Adr: secondo i miei ricordi, del Torrisi e delle sue attivazioni circa il Golpe me ne parlo’ un amico del costruttore Orlandini, gia’ mercenario in Africa, residente all’ epoca in Manziana, gia’ militante del Msi, collaboratore di uffici di vertice, Generali Enzo che non vedo dal 1972 e di cui non ho avuto piu’ notizie. Col predetto eravamo amici e avevamo lavorato insieme, collegandoci alla destra francese, Oas, nonche’ alla Spagna di Franco: erano contatti che intrattenevamo insieme, volti alla creazione di un centro anticomunista a carattere europeo.

Adr: l’ appunto ad hoc sul Torrisi recava, in chiaro, il nome e cognome dell’ ufficiale e il ruolo da lui rivestito all’ epoca delle riunioni segrete. Non ricordo ulteriori particolari. Sostengo che al reparto D non vi era preesistente un codice circa le sigle da me impiegate nelle relazioni.