Paolo Signorelli – dichiarazioni 09.10.1980

E’ presente l’ avvocato Pedrazzoli Marcello di parte civile anche per conto della federazione Cgil Cisl Uil. L’ avvocato Artelli Giuliano si oppone alla costituzione di parte civile per mancanza di legittimazione non essendo configurabile il danno diretto nei confronti del sindacato. Il Giudice Istruttore riserva ad altro momento dell’istruzione di decidere sulla ammissibilità della parte civile. Avvertito della facolta’ di non rispondere l’ imputato dichiara:

– nomino per il momento il qui’ presente avvocato Artelli, mio difensore di fiducia, riservandomi di perfezionare in seguito la mia posizione con gli altri difensori.

– dichiaro di voler rispondere.

– faccio presente che il procedimento pendente a Roma che mi riguarda e’ rubricato come ricostituzione del partito fascista. Se non erro e’ assegnato al dr Napolitano. In tale processo sostanzialmente al centro della imputazione era la mia attivita’ di collaboratore del periodico “Costruiamo l’Azione” . In tale periodico, peraltro, io mi limitavo a pubblicare alcuni miei articoli, mentre l’ iniziativa della rivista fu del Calore.

Se il solo fatto di partecipare ad una attivita’ culturale ha determinato la sua incriminazione, cio’ vuol dire che il periodico era ritenuto un punto di riferimento di una attivita’ illecita?
– fu appunto questa la tesi dell’ accusa, tesi che e’ stata da me respinta e che ha trovato accoglimento nella mia scarcerazione per mancanza di indizi disposta dalla sezione istruttoria di Roma e accolta dalla Cassazione.

Quale era allora la funzione del periodico “Costruiamo l’Azione”?
– lo scopo era quello di costruire appunto un riferimento politico nuovo al di fuori degli schemi ideologici e di condizionamenti di partiti. Come tale non vi era in questo nulla di illegale. La rivista era pubblicata regolarmente sotto il profilo delle leggi della stampa. Il contenuto degli articoli che mi riguardano puo’ essere letto. La rivista concepita come mensile; (la parola stessa rivista e’ esagerata poiche’ si trattava di un semplice foglio), ma sono usciti solo 5 numeri, se non erro, in un anno e mezzo.
Non mi risulta che la pubblicazione sia definibile come clandestina, che anzi circolava alla luce del sole, anche se come con distribuzione artigianale.

Ma questo potrebbe essere il paravento dietro cui si nasconde un collegamento di attivita’ illecite.
– io ho riconosciuto la paternita’ degli articoli ai quali avevo contribuito, sulle persone e sui fatti che confluivano intorno alla pubblicazione si deve interrogare Calore piu’ che me. Del resto tutto cio’ ha gia’ costituito oggetto di indagine a Roma ove sono state fornite tutte le risposte.

Lei dunque respinge di essere uno dei capi di una organizzazione di estrema destra aventi le caratteristiche indicate nei capi di imputazione che le e’ stato contestato nel mandato di cattura?
– lo respingo decisamente. Io ho avuto dei ruoli anche ufficiali nell’ ambito del Msi. Non rinnego le mie attivita’ e rapporti interpersonali che ho avuto, non ritengo tuttavia che da questo si possa desumere che io ho il ruolo che mi si attribuisce dalla accusa.

Ma quale era il progetto delle “Comunità organiche di popolo” ?
– premetto che si tratto’ appunto di un progetto che poi non fu possibile mandare avanti per mancanza di cio’ che io definisco “l’ esistente”, cioe’ persone in grado di raccogliere il progetto stesso e di portarlo avanti costruendolo completamente. Per inciso dichiaro che proprio per questo a partire dal giugno 1979, io ho lasciato cadere ogni attivita’ politica di qualsiasi genere. In ogni caso il programma delle “Comunita’ organiche di popolo” era qualcosa che ritengo tutt’ora meritevole di essere realizzato. Per fare un esempio il mio intento e’ quello di fondare una comunita’ agricola (da realizzare con uno strumento cooperativo) e quindi uscire da enunciazioni astratte ormai prive di senso.
Bisogna allora comprendere quale distanza vi sia tra queste posizioni e quelle che mi si attribuiscono di capo dei “Nar” o di formazioni consimili. Distanza che non puo’ e non viene compresa neanche dalla polizia e dalla magistratura. Ritengo per erroneo approccio su un piano culturale.
La generazione dei giovani tanto di destra che di sinistra, per semplificare, non accetta piu’ di avere delle guide carismatiche o dei capi. In questo la spiegazione di alcune tendenze pericolose assunte dai giovani. Io ho 46 anni ed appartengo quindi ad una generazione in cui i giovani intendono riconoscersi.

Al di la delle attivita’ di tipo culturale le si contesta tuttavia di avere svolto un ruolo piu’ propriamente ideologico organizzativo. Vengono in considerazione al riguardo alcune dichiarazioni di testimoni quali Farina ed il Massimi.
– sulle dichiarazioni di Farina ho gia’ risposto al PM e mi riporto a quanto gia’ ho detto in quella sede limitandomi a sottolineare qui la inattendibilità di un mio rapporto confidenziale con persone come Farina che avevo gia’ sbattuto fuori a suo tempo dalla sezione della Balduina e con il quale non ho mai avuto piu’ alcun rapporto.
Quanto al Massimi debbo dichiarare che gia’ prima delle notizie stampa sulle presunte rivelazioni di questo personaggio ero a conoscenza grosso modo, di quanto egli aveva detto sul mio conto infatti l’ avvocato Andriani e l’ avvocato Grimaldi Caroleo hanno riferito a suo tempo i termini della vicenda. Ho potuto percio’ rendermi conto che il Massimi aveva reso dichiarazioni non veritiere e non spontanee dietro promessa di liberta’ forse anche di soldi. Al riguardo lo stesso Massimi ha presentato un esposto al PM de Matteo ed al PG Pascalino. L’ avvocato De Vincenzi dello studio di caroleo era andato a parlare in carcere con Massimi il quale gli aveva detto di essere stato subornato. In ogno modo, non soltanto respingo che le dichiarazioni di Massimi abbiano il benche’ minimo contenuto di verita’ , ma faccio notare che non puo’ essere credibile che io inviti a partecipare ad un vertice clandestino a casa mia una persona non qualificata politicamente e conosciuta in carcere in modo del tutto occasionale. E’ vero invece che avendo avuto rapporti di umana simpatia con il detenuto Massimi, all’ epoca della mia restrizione a Rebibbia e cioe’ da luglio ad agosto 79, una volta uscito, venne a trovarmi una sera insieme a Fioravanti che a sua volta avevo conosciuto a Rebibbia, per quanto strano possa sembrare.

Cosa avete fatto quella sera?
– niente di anormale abbiamo semplicemente cenato con i miei familiari. Non c’ era Semerari, ne altre persone. Li ho ricevuti affettuosamente unicamente per motivi di umana simpatia. Del resto io Semerari l’ ho visto l’ ultima volta nel settembre 1979 del tutto occasionalmente. Da quella data fino ad oggi gli ho telefonato due volte. Una volta per chiedergli di passarmi a trovare sul lago di Bolsena avendo intenzione di parlargli della madre di Scarano che stava male. Facevo questo essendo Scarano come un figlio. In ordine ai miei rapporti con Fioravanti, va detto che egli era solito rivolgersi a me chiamandomi “capo” . La cosa ha una spiegazione curiosa. Infatti a gennaio del 1979 Lotta Continua aveva pubblicato un articolo nel quale mi definiva “capo dei Nar”. Ho respinto a suo tempo tramite ansa questa qualificazione, la quale tuttavia mi rimase addosso come una etichetta. Per tale ragione entrato a Rebibbia il Fioravanti che era accusato di appartenenza ai “Nar” mi disse: “finalmente conosco il mio capo” .

Perche’ spedi’ un telegramma ad Amato?
– avuta visione della ricevuta dichiaro trattasi di una raccomandata certamente destinata a far provenire la nomina del difensore. Infatti fui arrestato il giorno 07.06.79. E cio’ dopo che il giudice Canzio aveva iniziato un procedimento per “Costruiamo l’Azione” , poi trasferito per competenza a Roma.

Letto confermato e sottoscritto.

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Paolo Signorelli – dichiarazioni 05.09.1980

Sono difeso dal qui presente avvocato Torrebruno Giuliano di Roma, presente col suo procuratore dr Caroleo Grimaldi Francesco e chiedo si proceda anche se manca l’ avvocato Arico’ Giovanni che e’ stato avvisato peraltro revoco l’ avvocato Arico’ e nomino i qui presenti difensori.

Si contestano quindi all’imputato i fatti addebitati a suo carico nel rapporto di polizia e le imputazioni di cui all’ordine di cattura nr 77/80 notificato per estratto, al quale oggi si aggiunge l’elenco completo dei coimputati, che si consegna all’imputato stesso per la completezza della contestazione. Illustrata la posizione processuale, l’ imputato chiede di far constare a verbale la seguente testuale dichiarazione:

– in nove giorni di isolamento, mentre attendevo questo interrogatorio, ho avuto modo di riflettere lungamente e desidero premettere che mi considero un “sequestrato politico” e un sequestrato che non intende pagare il prezzo del riscatto. La mia coscienza di uomo, il mio senso dell’onore, lo stile che ha sempre contraddistinto i miei comportamenti mi spingono, dinanzi ad accuse assurde quanto infamanti, tipo quelle che mi vengono rivolte, a non recitare la parte di chi e’ costretto a discolparsi.
Aggiungo che di talune di queste accuse si sono gia’ occupati, in altra sede, quelli che considero gli organi naturalmente competenti, ne sono stato scarcerato con provvedimento dei giudici di Appello e di cassazione; circa l’ ipotesi di mio concorso nell’ orribile strage, ignobile delitto, di cui ricevo comunicazione giudiziaria, intendo invece dimostrare la mia estraneita’ . Dichiara:

– leggo oggi per la prima volta, nel foglio che mi viene consegnato, l’elenco dei coimputati e a questo proposito dichiaro che, per quanto possa occorrere, rinnovo la dichiarazione di ricorso per cassazione contro l’ ordine di cattura nr 77/80 di cui oggi soltanto ho compiuta conoscenza, riservando i motivi all’ avvocato Arico’ che espressamente designo per la fase di cassazione e osservo che tutti gli individui indicati nella rubrica, io ne conosco al piu’ , anzi personalmente e direttamente io ne conosco soltanto quelli contrassegnati ai nr 2 – 5 – 7 – 12 – 13 e cioe’ il Calore in quanto essendo stati entrambi ristretti e coimputati a Roma in un processo per l’ accusa di ricostruzione del partito fascista, attualmente pendente avanti al GI di Roma, per cui sono stato scarcerato;

Il prof Semerari lo conosco in termini di amicizia pregressa ed anche per ragioni della sua professione di medico;
Scarano lo conosco come mio coimputato nel sopra citato processo ed anche da tempo anteriore essendo esistito un rapporto di amicizia;
Il Mutti per averlo conosciuto nella detenzione;
Il De Felice lo conosco dagli anni 50 quando militavo nel Msi. Il De Felice era deputato di detto partito.

Quanto invece ai nr 10 e 11 cioe’ Fiore e Adinolfi, li ho conosciuti alcuni anni orsono quando frequentavo ambienti studenteschi di destra. Tutti gli altri non li conosco, ma mi resta un interrogativo sul nr 3 cioe’ il Furlotti Francesco, che come nominativo non mi e’ sconosciuto ma non ricordo quale figura, fisionomia o persona identifichi.
Escludo che si tratti di un collaboratore, di persona a me legata, ma se e’ soprannominato come mi dite “chicco” e’ un giovane conosciuto negli anni 70, che io ricordo come un ragazzo di 16 – 17 anni semplice frequentatore della sezione Msi della Balduina, col quale non ho piu’ trattenuto rapporti, se non di incontro quanto mai occasionale e casuale nell’ arco degli ultimi sei anni. Ad ogni buon conto, preciso che se nei confronti di tale Furlotti esistessero indizi di uno specifico reato, io escludo qualunque connessione con costui e escludo di averlo istigato, determinato, consigliato a qualunque azione. Ritengo di ricordare che da almeno due o tre anni non l’ ho piu’ visto, nemmeno occasionalmente e quindi affermo la mia totale estraneita’ ad una eventuale posizione. Ad istanza della difesa, l’ ufficio da atto che la precisazione piu’particolareggiata sul nominativo Furlotti proviene da una domanda dell’ ufficio e non deve essere interpretata come qualificazione spontanea fatta dall’ imputato.

– Il nome del Pedretti Dario di cui al nr 1 ripeto nulla mi significa, se non forse un nome letto sui giornali per certe cronache ma escludo di aver avuto rapporto personale con costui, mai di alcun genere e men che meno mi risulta che costui possa avere nei miei confronti ragioni di rancore, risentimento, vendetta o comunque una qualunque ragione che possa indurlo a designarmi come voi mi dite capo dei “Nar” . Mentre respingo fermamente una simile prospettazione, ribadisco che non mi spiego come un tizio a nome Pedretti possa ipotizzare un mio ruolo di qualunque genere in senso ad una organizzazione illecita. Tempo fa il periodico “Lotta Continua” nel gennaio 79 mi indicava come esponente dei “Nar” anzi capo ed io inviai all’Ansa una smentita precisando che consideravo il gruppo “Nar” a meta’ strada tra “fanatismo esasperato e provocazione” e quindi mi riporto alla stessa valutazione per escludere di aver alcunche’ da spartire con detti “Nar” e con qualunque altra organizzazione criminosa.

– Per quanto concerne il Calore non mi risultano ragioni di suo rancore, di vendetta o di altro genere che possano averlo indotto a parlare di me come un capo dei “Nar” . Non nego che in passato tra me e Calore, a partire dagli anni 70, ci siano stati dei rapporti di amicizia e di sintonia politica, concretatasi allora nel trovarsi a riunione in ambito Msi. Calore era un giovane e poi detti rapporti, affievolitisi, si riallacciarono intorno alla fine del ’77, quando usci’ il periodico “Costruiamo l’ azione” e il Calore mi chiese di collaborare con qualche articolo, che potra’ essere letto essendo agli atti.
Tuttavia debbo precisare che il Calore, gia’ a quell’ epoca venne a trovarsi in una posizione differenziata dalla mia. Ne fanno fede gli stessi testi degli articoli, miei da una parte e del Calore dall’ altra che, pur autoditatta, e’ una mente acuta, ed e’ persona che ha letto molto. Egli era un operaio ma aveva interessi culturali e un po per volta comincio’ ad assimilare teorie recenti, come quella dei bisogni e mi manifesto’ la sua convinzione che per una efficace lotta al sistema l’ unica via fosse quella dell’ autonomia. Tali concetti erano indicati in una sua lettera anzi gia’ durante le lunghe ore trascorse insieme a Rebibbia egli mi manifestava tale evoluzione, che e’ documentata anche in una lettera rinvenuta a casa mia, inviatami recentemente, che troverete tra il materiale sequestratomi e il Calore mi annunciava di essere arrivato al terzo libro del capitale. Nonostante il mio atteggiamento di umana solidarieta’ verso il Calore e la sua famiglia, manifestato gli anche in occasione della scarcerazione di noi due in tempi differenziati, egli praticamente non nascondeva di considerarmi ormai distanziato da lui. In definitiva tra noi ci fu una sorta di “addio politico” ; poi da parte mia appresi con sorpresa e sgomento del suo ultimo arresto in circostanze tali che mi hanno fatto riflettere amaramente sulla distanza tra le nostre due concezioni e della vita e della lotta politica.
Dunque anche se quanto dico non deve essere inteso come una difesa per differenziazione non esito ad affermare che tra la concezione mia e quella attuale del Calore non v’ e’ piu’ alcun punto in comune e non vi era dopo la sua evoluzione, sicche’ nessuno puo’ associarci in una ipotesi di conmplicita’ . Mi riservo, se l’ ufficio come mi comunica considera molto importante per la mia posizione il chiarimento della differenza ideologica tra me e il Calore, di fornire ulteriori delucidazioni. Prendo atto che la attribuzione a me di un ruolo di capo dei “Nar” che mi sarebbe riconosciuto da Pedretti e da Calore, deriva da una deposizione testimoniale di tale Farina Giorgio, di cui ora mi si comunica il nome, come esplicazione del punto della motivazione dell’ ordine di cattura.
Ricordo che, ai tempi in cui frequentava la sezione Msi Balduina il giovane Farina, un tipo robusto con occhiali, allora molto giovane, fu preso a calci da due persone, da me e proprio Furlotti, e detti calci volevano qualificarlo esattamente come un mascalzone, in quanto voleva introdurre armi nella sezione (una scacciacani) e poi fini’ con l’ ammetterlo e poi frequentava al tempo stesso ambienti dell’ ultrasinistra agendo da provocatore nell’ uno e nell’ altro ambiente. Poi ebbi notizia di lui attraverso la stampa quando venne arrestato per stupro a mano armata verso una signora. Costui ha fatto sistematicamente il provocatore e quindi posso pensare ad una sua vendetta verso una persona come me fedele ad un proprio stile, alla propria dignità. Nessuno, che lo conoscesse, avrebbe mai accettato di parlare con costui, ben noto e conosciuto come provocatore in tutti gli ambienti della destra e della sinistra.
Escludo che detto Farina abbia avuto parte al gruppo di “Costruiamo l’Azione” e per quanto ne sapevo io era scomparso nel ’72 e ho appreso che ora e’ ricomparso. Non conosco Pedretti, ma escluderei che costui possa avere rilevato alcunche’ al Farina, troppo noto. Lo stesso Calore che frequentava la sezione Balduina dovrebbe conoscere il Farina per quello che è.

– escludo di aver poi avuto occasione di rievocare Furlotti quell’episodio della caccia del Farina perche’ col detto Furlotti non ho piu’ avuto rapporti, se non in maniera del tutto occasionale.

– il nome di De Orazi Luca soprannominato “Claudio il bolognese” non mi dice assolutamente nulla, salvo che ho letto sulla stampa di detto giovane.

– Il nome di Fratini Luigi che voi mi enunciate senza nulla specificare certo che mi dice qualche cosa, e’ stato un mio allievo al liceo “De Sanctis” di Roma, ricordo che ha preso la maturita’ l’ anno in cui ero membro interno della commissione. Con il Fratini come con altri ex allievi ho conservato un normale e cordiale rapporto come tra professore e studente; e’ venuto a trovarmi con ex alunni di ben diversa colorazione politica ed escludo con lui qualunque legame non scolastico.

Sono le ore 19 e l’ ufficio sospende l’ incombente, con riserva di comunicare ai difensori la prosecuzione. Del presente verbale viene rilasciata copia uniforme fotostatica e i difensori rinunciano al termine di deposito.

L’ avvocato Torrebuono fa constare che designa suo sostituto processuale il qui presente dr proc. Corleo Grimaldi Francesco per ogni evenienza con facolta’ di rappresentarlo in ogni atto.

Letto confermato e sottoscritto.

Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – nona parte

L’avv. Bezicheri: chiedo se gli hanno riferito, parlandogli di questo passaggio attraverso Fachini, come, dove e quando sarebbe avvenuto il passaggio.

Izzo: Bruno Mariani, che avrebbe dato la bomba a mano direttamente a Litta, era solito frequentare Fachini, gli portava macchine rubate, si scambiavano armi, c’era gente di Costruiamo l’Azione strettamente legata al Fachini; in uno di questi viaggi tra il Veneto e Roma c’era anche questa bomba a mano.

L’avv. Bezicheri: le disse esattamente in uno di questi viaggi, oppure non le dissero le circostanze attraverso le quali si sarebbe verificato…

Izzo interviene: disse che tra le altre armi che gli aveva dato Fachini c’era questa bomba a mano proveniente da Valerio, questa era la cosa strana.

Il Presidente: lo disse sempre Litta?

Izzo: lo disse Litta a cui lo disse Mariani. Tutti questi andavano dicendo questa storia, accusando Valerio: “allora tu Valerio eri in contatto con Signorelli gia’ da prima, a noi racconti le storie come non stanno”.

L’avv. Bezicheri: specifico’ in quale viaggio, circostanze precise, o fu un discorso cosi’…

Izzo: no. E’ evidente che non me le potrebbe aver dette.

Il Presidente: non preciso’.

L’imputato Fachini: siccome parlava di macchine rubate, di rapine, su Roma, il Veneto…

Izzo: non ho detto rapine.

L’imputato Fachini: è un’ennesima novità, vorrei sapere in merito.

Izzo: non mi sembra una novita’, cioe’ che il gruppo romano… scusi Cavallini faceva le rapine con Bruno Mariani, Marcello Iannilli, ecc…. quando ancora stava con lei, percio’ mi sembra normale che esistano rapporti tra Roma e il Veneto.

L’avv. Bezicheri: le sembra normale come deduzione o perche’…

Izzo: a me l’hanno raccontato, che poi sia una novita’… in questo senso le rispondevo che mi sembra normale.

Il p.m.: Fachini dica che è una novità…

L’imputato Fachini: quando faceva delle rapine, con chi?

Il Presidente: facciamo domande precise, altrimenti il teste finisce poi per fare sue valutazioni; dalla precisione della domanda dipende la precisione della risposta.

L’avv. Bezicheri: se anche per il discorso macchine, rapine, ecc. Gli sono state indicate circostanze precise.

Izzo: certo, le posso fare un esempio che mi e’ venuto in mente in questo momento. Nel dicembre 1979 una rapina in una gioielleria di Tivoli, in cui sono imputati, condannati, non so di preciso, ma e’ una cosa risaputa, Gilberto Cavallini, Valerio Fioravanti, Bruno Mariani e Marcello Iannilli. L’organizzatore della rapina e’ Sergio Calore.

L’avv. Bezicheri: non ha capito la domanda. Se e’ in grado di fornire, come riferite da Litta Modigliani o da altri, circostanze precise riferentisi a Fachini sia in relazione alle rapine, sia alla bomba a mano che alle altre.

Il Presidente: Litta Modigliani le ha detto che queste bombe a mano venivano o erano passate dalle mani di Fachini? Senza fare deduzioni.

Izzo: ripeto che Litta Modigliani mi ha detto queste parole precise: “questo Valerio racconta delle storie che non sono vere, perche’ una bomba a mano che mi e’ stata sequestrata, veniva dal veneto, da Fachini e Melioli ed era una bomba a mano di Valerio. Bruno Mariani, quando mi ha dato questa bomba a mano, mi ha detto che viene da Melioli e Fachini”. Questo mi ha detto Litta.

Il Presidente: cioe’ Litta le disse che mariani gli aveva consegnato questa bomba a mano dicendo che proveniva dal veneto.

Izzo: si’. A questo punto io dissi: “va beh, Valerio che c’entra?”. Mi disse: “la bomba proviene dalle bombe rubate da Valerio nell’arsenale di Pordenone”. Siccome lui e’ stato arrestato nel novembre ’79, questo dimostrerebbe che precedentemente Valerio aveva rapporti con queste persone. Io vado da Valerio e gli dico: “Valerio, guarda che mi hanno detto questa storia cosi’, cosi’ e cosi’…”. Valerio dice: “si’, probabilmente è vero”. Oggi ha detto questa storia. Quando parlo’ con me mi disse: “guarda che questa bomba a mano… Sai, io ho distribuito armi a destra e a manca, a macchi, a quelli del Fuan, ecc. Probabilmente sara’ arrivata, non l’ho data io a Fachini”. Cosi’ si giustifico’. Pero’ era abbastanza debole come cosa. Fine della storia Litta-Valerio. Riguardo al fatto che mariani avesse rapporti con Fachini, questo me l’ha detto Cavallini, Giusva Fioravanti, Sergio Calore…

L’avv. Bezicheri: la domanda non riguardava rapporti.

Izzo: rapporti cioe’… di portargli su roba…

L’avv. Bezicheri: tornando alla mia domanda originaria…

Il giudice a latere: un attimo perche’ stava finendo il discorso circa i rapporti…

Izzo: fra bruno mariani che andava in veneto, ad esempio ritirava armi da Fachini perche’ i veneti di solito avevano grossa disponibilità di armi e di esplosivo, e lo portava giù a Iannilli, ecc… oppure documenti…

Il Presidente: da dove vengono queste informazioni?

Izzo: ripeto, me le hanno dette Sergio Calore, Giusva Fioravanti, Gilberto Cavallini, Roberto Nistri, non e’ una voce, e’ una cosa accertata in maniera indiscutibile e credo ci sia gente confessa su queste storie.

L’avv. Bezicheri: la domanda era se gli sono state dette le circostanze circa persone e luoghi, oppure no?

Izzo: sarebbe illogico che me l’avesse fatta.

L’avv. Bezicheri: sul discorso delle armi, mariani, ecc… Gli sono state esplicitate circostanze? E’ in grado di indicare circostanze almeno per un viaggio?

Izzo: mi e’ venuta in mente una storia su cui si rideva molto. Siccome Mariani era un po’ bugiardo a proposito dei suoi rapporti con la sinistra e si vantava di avere rapporti maggiori di quelli che in realtà aveva, una volta porto’ una macchina a Cavallini e a Fachini dicendo loro che gli era stata data da esponenti delle BR e che era stata rapinata in un garage. Questo me l’hanno raccontato sia Fachini che Fioravanti. Cavallini e Fachini erano preoccupati in quanto era una macchina che scottava e la spostavano ogni giorno; a parte che avevano cambiato la targa e tutto, ma la spostavano continuamente per Padova per paura che… dopo alcune settimane si apprese che era una macchina rubata qualsiasi ed era in pratica tutta una storia raccontata dal Mariani per farsi più grande di quello che era.

Il Presidente: aveva portato questa macchina da Roma a Padova?

Izzo: sì.

L’imputato Fachini: a cosa doveva servire questa macchina?

Izzo: per un’azione, ma non ricordo quale.

L’imputato Fachini: per che cosa?

Il Presidente: ha detto che non ricorda.

Izzo: non ricordo, probabilmente lo sapevo anche. Era una storia che si raccontava ridendo… forse una rapina.

L’avv. Bezicheri: questo lo avrebbe saputo da Mariani direttamente o da altri?

Il Presidente: ha gia’ precisato che lo seppe da Cavallini e da Fioravanti.

L’avv. Pisauro: questo Mariani è una delle sue fonti?

Izzo: no, non e’ mai stata mia fonte perche’ non ci siamo mai incontrati. In ogni caso le cose dette da Mariani appunto… sarei tentato di non riferirle.

L’avv. Bezicheri fa richiesta istruttoria affinche’ sia sentito Litta Modigliani.

Izzo: e’ carcerato, ha 27 anni per l’omicidio Rapesta.

L’avv. Bezicheri: Litta Modigliani che si trova detenuto, che venga sentito in riferimento, come riscontro, visto che sono tutti quanti discorsi di riferimento, e’ necessario sentire queste persone che vengono riportate come referenti di queste affermazioni.

L’avv. Bezicheri: inoltre chiedo l’acquisizione delle due sentenze del GI e della sezione istruttoria di Novara, sempre nell’ambito dell’attendibilità e rifacendomi anche alla giurisprudenza della Cassazione, c’e’ una valutazione anche sulla attendibilità intrinseca.

L’avv. Bezicheri prosegue: ha detto di aver letto sui giornali il nome di Brugia con riferimento a situazioni di questo dibattimento…

Izzo interrompe: e’ una cosa che avevo gia’ dichiarato in precedenza, pero’ mi e’ venuta in mente rispetto a Bologna leggendola sul giornale.

Il Presidente: ricorda a quale giudice l’ha dichiarata?

Izzo: in sede di confronto con Cristiano Fioravanti, al dott. Vigna e D’Ambrosio, rispettivamente della Procura della Repubblica di Firenze e Roma.

Il Presidente: ricorda anche il mese?

Izzo: si’, dovrei averlo fatto nel mese di maggio-giungo ’83… anzi no, mi scusi, maggio-giugno dell’anno scorso.

L’avv. Bezicheri: nell’ambito di quale istruttoria?

Izzo: nell’ambito dell’istruttoria per…. mica lo so. Un confronto con Cristiano, mi sembra o Pecorelli… non lo so, le dico una sciocchezza.

Izzo: verteva su una serie di fatti che Cristiano non aveva detto e che io mi ero deciso a dire; pero’ non so nell’ambito di quale istruttoria, basta chiedere alle procure.

L’avv. Bezicheri: che cosa ha dichiarato di preciso su Brugia?

Izzo: nel marzo-aprile ’82 – posso essere preciso perche’ e’ proprio nel periodo del mio trasferimento ad Ascoli – un giorno Valerio Fioravanti mi disse: “Angelo mi devi fare un favore, dovresti mandare un tuo parente…..- All’epoca avevo un’avvocatessa alla quale ero particolarmente legato, non ero ancora pentito ovviamente – perche’ non chiedi all’avvocatessa se va ad avvertire queste persone e dire loro di scappare perche’ stanno per arrestarle?”. E mi diede questi nomi: Pippi Bragaglia, Riccardino Brugia e Stefano Procopio. Io gli chiesi come sapeva che li avrebbero arrestati e mi disse: “Cristiano me l’ha mandato a dire, lui l’ha saputo dagli ambienti della Digos che gli stavano addosso” e mi diede anche il nome del padre di Pippi Bragaglia che ha un ufficio di assicurazioni nei pressi di piazzale Clodio, vicino al Palazzo di Giustizia a Roma, per avvertire anche lui.

Izzo prosegue: cosi’ mi diede questo indirizzo. Combinazione quella settimana non feci colloquio con l’avvocatessa, non ebbi modo di fare uscire questa notizia; lui torno’ dal colloquio e mi disse che era stato suo padre ad avvertire Bragaglia di scappare, perche’ lo stanno per arrestare. Questa cosa non l’ho mai detta perche’ non la ritenevo particolarmente rilevante; L’ho tirata fuori al momento del confronto con Cristiano. Tra l’altro il giudice ha contestato a Cristiano, lo posso dire perche’ e’ avvenuto in mia presenza, e gli disse: “guardi, Izzo e’ impossibile che sapesse, perche’ proprio in quel mese noi avevamo intenzione… erano venute fuori delle cose su queste persone ed avevamo effettivamente intenzione di arrestarle. Izzo questo non lo poteva sapere in nessun modo, percio’ la storia che ci racconta e’ vera”. E Cristiano ha continuato a negarla dicendo che non aveva motivo di coprire non tanto Procopio quanto Brugia. Leggendolo sul giornale mi e’ venuta in mente questa circostanza.

L’avv. Battista: ma a proposito di questo, i contatti tra Cristiano e Valerio Fioravanti, siamo nel 1982, come avvenivano?

Izzo: avvenivano mediante la famiglia, mediante lettere in codice e in piu’ hanno avuto possibilita’ di incontrarsi due o tre volte con la scusa dei confronti, poi riuscivano a vedersi nelle celle in carcere. Cose che avvengono in carcere. Comunque avevamo anche un codice, tra l’altro anche a me Valerio aveva dato un codice che ho rivelato ai magistrati; le lettere sono tutte censurate, per cui si potrebbe ricontrollare. Il codice sarebbe: 117 lettere non contano niente, mentre ogni 17 lettera della pagina si mette in un quadratino e si costruisce una frase, diciamo servendosi della 17 lettera di ogni frase.

L’avv. Bezicheri: quando Cristiano Fioravanti ebbe a parlargli di questo terzetto fra cui Brugia, gli parlo’ mai di un certo Picciafuoco, in relazione a questo o ad altro?

Izzo: assolutamente no, per me Picciafuoco e’ un nome…

L’avv. Bezicheri: quindi e’ una cosa che ha letto sui giornali

Izzo: si’.

L’avv. Bezicheri: le cronache di questi processi le legge solo adesso sui giornali o abitualmente?

Il Presidente fa presente che la domanda e’ irrilevante ed invita l’avv. Bezicheri a fare una domanda specifica.

Izzo interviene: io i giornali li leggo abitualmente.

L’avv. Bezicheri: la domanda specifica e’ se abitualmente legge…

L’avv. Lisi: se e’ l’unica cosa che ha appreso dai giornali?

Il Presidente: non risponda, la domanda è ininfluente.

L’avv. Bezicheri: premesso che il teste spontaneamente, con riferimento ad una circostanza della sua deposizione odierna, ha affermato nel corso della deposizione…

Izzo interrompe: scusi ma io la deposizione l’ho fatta prima che uscisse l’articolo sul giornale.

L’avv. Bezicheri continua: io parlo della deposizione di oggi. Ha affermato nel corso della deposizione odierna di essere stato particolarmente attratto sul nominativo Brugia che prima non gli diceva nulla….

Izzo interrompe: cioe’ mi diceva che era un membro dei Nar, pero’ non un membro particolare.

L’avv. Bezicheri prosegue: dalla lettura di un articolo di giornale riportante una cronaca di questo processo, premesso tutto questo si chiede che venga posta al teste la domanda se abitualmente legge sui giornali cronache giudiziarie riguardanti processi cosiddetti di eversione nera. La domanda e’ specifica.

Il Presidente: la domanda non viene ammessa perche’ ritenuta ininfluente.

L’avv. Bezicheri: parlando oggi del discorso di Fachini e della bomba a mano: ha fatto riferimento ad un verbale di Firenze…

Izzo: un’altra bomba a mano. Questa e’ la bomba a mano di Litta Modigliani, nel verbale di Firenze ho parlato della bomba a mano appartenente allo stesso stock con cui fu ucciso l’agente Marino, stock ritrovato nel covo di via dei Foraggi di Concutelli.

L’avv. Bezicheri: la domanda e’ in quale verbale di Firenze.

Izzo: nel primissimo verbale di Firenze in cui parlavo delle armi ritrovate a via dei Foraggi, cioe’ un mitra mp 40 proveniente dal veneto, da Fachini…

L’avv. Bezicheri: io ho un verbale del 14/4/84 al giudice di Firenze, in cui non c’e’ questa storia.

L’avv. Baldi fa presente che ci sono dieci verbali; si tratta del verbale 18/1/84.

Izzo: sono sicuro di averlo dichiarato.

Il p.m.: In uno dei primi verbali. Se ripercorre la storia di quest’altra bomba a mano.

L’avv. Bezicheri: dell’episodio della bomba di oggi, quando ne ha parlato la prima volta?

Izzo: di questa di Litta Modigliani? Nel verbale del 25/3/85 avanti il dott. Mancuso.

Il p.m. Chiede se e’ possibile che Izzo ricostruisca il riferimento al mitra, a via Foraggi e alla bomba.

Izzo: si tratta di una partita di bombe a mano rubate in caserma da Nico Azzi a Milano nel lontano 1972-73. Una di queste bombe e’ quella che ha ucciso l’agente Marino nel 1973 a Milano; un’altra la ritroviamo nel covo di via di Foraggi, nel febbraio ’77, quando viene arrestato Pierluigi Concutelli. Del mitra Concutelli mi disse che veniva direttamente da Fachini, era un mitra Mauser mp 40 tedesco che conosco piuttosto bene.

L’avv. Battista: quindi la fonte è sempre Concutelli?

Izzo: di via dei Foraggi sì, è sempre Concutelli; probabilmente anche Calore, perche’ Calore e Tisei vivevano con Concutelli nel covo di via dei Foraggi. Siccome tra queste tre persone due sono pentiti, penso sia facile…

L’avv. Bezicheri si riporta all’interrogatorio del 22/2/84 reso da Izzo al dott. Luzza e dà lettura del seguente punto: “il tentativo da parte del Cavallini di individuare dove stesse il Fachini per poi ucciderlo, e’ sicuramente collocabile nel periodo di tempo in cui Fachini era a S. Maria di Leuca”.

L’avv. Bezicheri: la prima domanda è se sa queste cose perché gliele ha dette Cavallini.

Izzo: no, me le hanno dette Ciavardini e Fioravanti. C’è un accertamento che secondo me taglierebbe la testa al toro, cioe’ se esiste questa casa in cui c’è questo scantinato, non e’ che io lo possa sapere diversamente. Non sara’ una casa enorme, se si puo’ individuare la coinquilina e chiederle se si ricorda questo episodio.

L’avv. Bezicheri: ma infatti noi siamo d’accordo sul fare questa richiesta istruttoria, pero’ se puo’ darci maggiori particolari su questa casa…

Izzo: e’ semplice individuarla, e’ la casa in cui e’ stato buttato, anzi in cui si e’ suicidato il portiere.

L’avv. Bezicheri fa richiesta istruttoria per accertare se in questa casa esiste uno scantinato cosi’ come e’ stato detto dal sig. Izzo.

L’imputato Fachini: e’ individuabile.

L’avv. Bezicheri: e’ facilmente individuabile perché c’è stata un’inchiesta su questa morte con delle sentenze, quindi… è inutile fare dei sorrisini, perché le sentenze bisogna rispettarle non solo quando rinviano a giudizio o condannano, perché altrimenti i primi detrattori delle corti non siamo noi allora eh, attenzione.