La propensione stragistica di Carlo Maria Maggi – le dichiarazioni di Marzio Dedemo

Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO. DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

DEDEMO ha avuto modo di conoscere la moglie di Giancarlo ROGNONI, Anna CAVAGNOLI. La donna era stata aggredita, unitamente a Piero BATTISTON, all’interno del suo negozio di abbigliamento di Milano. Il fatto si è verificato il 26 luglio 73, e la conoscenza tra lui e la donna è avvenuta dove era ricoverata, all’interno del Policlinico di Milano. Era stato appunto MAGGI a chiedergli di andarla a trovare. Nell’occasione DEDEMO aveva portato ai componenti della FENICE, gruppo che, come vedremo, è sostanzialmente una costola di ON non rientrata nel partito, l’ordine di MAGGI di starsene tranquilli e di evitare ritorsioni contro la sinistra, alla quale era riferibile il pestaggio. Infatti in quel periodo il gruppo aveva addosso puntati gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Ad accoglierlo alla stazione ferroviaria di Milano, “MENTA”, che altri non è se non il ZAFFONI, anche lui inquadrato nella FENICE. Il bar al quale facevano capo i componenti della FENICE era quello di Via Pisacane. All’interno del bar c’era il loro gruppo: non ROGNONI, che era latitante, ma Cesare FERRI e Angelo ANGELI, detto “golosone”. Nessuno (pag.19) fece rimostranze, nel senso che nessuno ebbe qualcosa da ridire sull’ordine di MAGGI, a dimostrazione della sua posizione di autorità e di superiorità, anche nei confronti indirettamente di ROGNONI, personaggio certamente non secondario della destra radicale.

La rappresaglia, poi, secondo quanto ha dichiarato DEDEMO, non c’è stata, e pertanto dobbiamo ritenere che l’ordine di MAGGI sia stato raccolto. DEDEMO ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nei verbali, e cioè che vide anche Piero BATTISTON in un paio di occasioni a casa del dottor MAGGI. Tutto ciò ha naturalmente notevole rilievo con riferimento alla conversazione ambientale RAHO-BATTISTON di cui agli atti. Ha inoltre confermato di aver rivisto BATTISTON a Venezia, quando era latitante, ospite della Pina che gestiva la trattoria SCALINETTO, frequentata anche da Carlo DIGILIO. Ha ammesso di aver conosciuto Marcello SOFFIATI tra il 70 e il 73: anche questi frequentava MAGGI, anche quale suo medico. Ritiene di averlo anche visto a casa di MAGGI in occasione delle partite a carte che facevano assieme i suddetti soggetti. Ha il ricordo di un’attività di scorta svolta anche da SOFFIATI per conto di MAGGI. Ha confermato anche i rapporti tra SOFFIATI e DIGILIO.

I rapporti tra MAGGI e il gruppo di ROGNONI non si esauriscono in quanto sopra descritto: DEDEMO (pag.31 e segg.) accompagnò la CAVAGNOLI, in una data non collocabile prima del ’74, a Iesolo, dove la predetta ebbe un incontro di un paio d’ore con MAGGI. Secondo DEDEMO la donna aveva, nel gruppo della FENICE, un ruolo “allo stesso livello del ROGNONI”.
Per quanto DEDEMO non sia stato in grado di riferire nulla dal contenuto del colloquio, è evidente ancora una volta la posizione di superiorità del MAGGI, visto che è la donna a spostarsi, e non viceversa. Inoltre la brevità e i connotati dello spostamento non possono che inquadrarlo in una finalità di natura politica. Peraltro DEDEMO spiega il suo rimanersene in disparte con la seguente motivazione: “Non facevo e non faccio parte del gruppo dirigente”- con riferimento ad Ordine Nuovo. Pertanto DEDEMO, sia pure da spettatore, inquadra tutti questi contatti di MAGGI nell’ambito delle sue funzioni di dirigente di Ordine Nuovo, valutazione che finisce per coinvolgere la stessa CAVAGNOLI e il gruppo che rappresentava.

Ulteriori rapporti di MAGGI col gruppo di ROGNONI emergono con riferimento ai contatti che DEDEMO ebbe in Spagna con il secondo, in occasione del viaggio di nozze, collocabile subito dopo il matrimonio del 29.9.75. Nell’occasione DEDEMO conobbe ROGNONI, dal quale fu ospitato e, su incarico di MAGGI, gli portò un cospicuo numero di documenti, carte d’identità, passaporti, patenti, in bianco o comunque falsi. Le dichiarazioni di DEDEMO trovano un aggancio anche in quelle di BONAZZI Edgardo, che a pag.10 della sua escussione del 26.5.2009 non ha avuto difficoltà a confermare che la FENICE “faceva parte del Centro Studi Ordine Nuovo”. Anzi (pag.11) ha affermato che, per quanto buona parte degli aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo fosse entrata nel Movimento Sociale, riteneva che il Centro Studi avesse continuato ad esistere “nella misura in cui esistevano gruppi come la FENICE che erano abbastanza autonomi”.

DEDEMO ha rappresentato un episodio (24 e segg.trascr.) molto significativo: attorno al 1972 accompagnò MAGGI a Milano, in una trattoria o qualcosa di simile, sempre nell’ambito delle sue funzioni di guardaspalle armato. Era MAGGI a guidare. Rimase ad attenderlo all’esterno del locale un’ora o due, per poi riaccompagnarlo a Venezia. Solo in seguito Pio BATTISTON (padre di Piero BATTISTON), inquadrato nelle SAM, in un periodo posteriore rispetto al trasferimento di DEDEMO a Milano, avvenuto nel 1974, e naturalmente antecedente alla sua morte, avvenuta nel ’75, gli fece delle confidenze in ordine a quanto avvenuto in occasione di quell’incontro (o forse due incontri) a Milano: MAGGI aveva chiesto “finanziamenti per Ordine Nuovo perché si doveva fare ancora qualche piccolo scoppio”.

DEDEMO, sollecitato sul contenuto dei precedenti verbali del 7.3.96 e 21.2.97 e 26.1.99, ne ha confermato il contento, che appare ancora più specifico ed allarmante: “Pio BATTISTON, morto nel 1975, ebbe a precisarmi che in una di quelle riunioni ove partecipavano vecchi repubblichini, il MAGGI propugnò la necessità di continuare nella strategia degli attentati dimostrativi, con ricaduta della responsabilità su opposta fazione politica. Mi specificò che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì pazzo e comunque in disaccordo con la maggior parte degli ex repubblichini presenti alle riunioni, tra cui lui stesso” (7.3.96) e “ Pio BATTISTON…mi precisò che in una di quelle riunioni alle quali partecipavano anche vecchi repubblichini, il MAGGI propose la necessità della strategia di attentati dimostrativi la cui responsabilità si doveva far ricadere sulla sinistra…Pio BATTISTON mi aggiunse che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì un pazzo…” In corte di Assise, poi (26.1.99), parlò di “azioni a livello dinamitardo”.

Quanto DEDEMO ha appreso da Piero BATTISTON è estremamente significativo, non solo in quanto rappresentativo delle idee, dei metodi e del programma di MAGGI, ma anche in quanto il medesimo BATTISTON è inquadrato nelle SAM, e cioè il gruppo al quale, secondo DIGILIO, sarebbe stato consegnato l’ordigno destinato a Brescia. Inoltre la volontà di far ricadere l’attentato sull’opposta fazione politica, conferma la versione di TRAMONTE sul punto.

Memoria Pm strage di Brescia

Maurizio Abbatino – dichiarazioni 09.01.1993

Adr: confermo tutte le precedenti dichiarazioni ed in particolare, per quanto interessa qui, all’ ufficio, quelle relative ai rapporti intrattenuti da me e piu’ in generale dalla “banda della Magliana” nel suo complesso con persone che gravitavano in ambienti della destra eversiva. Confermo, in particolare, che il maggior contatto operativo della banda fu Carminati Massimo, il quale si rivolse a noi anche per ottenere ospitalita’ a favore di persone del suo ambiente e con lui in stretti rapporti, quali i fratelli Fioravanti e Belsito Pasquale. A favore di queste ultime persone offrimmo ospitalita’ in un appartamento di via degli Artificieri, occasionalmente occupato anche da Colafigli Marcello e da Mancini Antonio, il quale mi sembra fosse all’ epoca ricercato. Per quanto ricordi, sempre dal Carminati, sentii parlare di Mambro Francesca e Cavallini Gilberto.

Non sono in grado di dire se le persone sin qui nominate costituissero un unico gruppo con il Carminati, quel che e’ certo e’ che tra di essi esistevano rapporti molto stretti anche di tipo operativo nel settore politico terroristico. Ricordo che, sebbene fossero tutte persone di destra, il Carminati li indicava come “compagni” il che potrebbe spiegarsi come un suo modo di adeguarsi al nostro gergo, visto che tra noi della banda ci chiamavamo appunto “compagni” , senza alcun sottinteso politico.

Conoscenza diretta ebbi oltre che con il Carminati anche con i fratelli Bracci Claudio e Bracci Stefano, nonche’ i fratelli Pucci i cui genitori gestivano un ristorante dalle parti di ponte Marconi e con Alibrandi Alessandro. Costoro costituivano sicuramente un gruppo unitario.
Come ho gia’ dichiarato, durante il periodo nel quale, su richiesta del Carminati, i fratelli Fioravanti furono ospiti precedentemente e prossima all’ arresto di Colafigli e Mancini per l’ omicidio di via Donna Olimpia – ebbi modo di incontrare entrambi e di scambiare un saluto con uno di essi, che tuttavia non sono in grado di dire chi dei due fosse. Tale incontro avvenne in occasione di una mia visita a Colafigli e Mancini. Voglio precisare che l’ appartamento di via degli Artificieri era molto grande, costituito da due appartamenti collegati, con due porte di ingresso, sicche’ era possibile che le persone che si trovavano all’ interno non si incontrassero tra loro.
La permanenza dei fratelli Fioravanti e se mal non ricordo anche di Belsito Pasquale nell’ appartamento di che trattasi non si protrasse piu’ di una decina di giorni. Si trattava, infatti, di appoggi temporanei e non sono in grado di dire cosa successivamente abbiano fatto e dove si siano recati.

Non sono in grado di dire se altre persone, oltre a quelle gia’ nominate fossero ospiti dell’ appartamento nel medesimo, periodo: il nostro referente era il Carminati al quale, in piu’ di una occasione vennero date le chiavi dell’ appartamento, del quale pertanto poteva disporre liberamente. L’appartamento di via degli Artificieri rimase nella disponibilita’ della banda per circa un anno. Confermo le circostanze della locazione, cioe’ l’ interessamento di Travaglini Gianni per trovare l’ appartamento e la stipula del contratto da parte di Carminati Massimo. Voglio altresi’ precisare che tra il gruppo Carminati e Travaglini Gianni si erano istituiti dei contatti in relazione al commercio di auto gestito da quest’ ultimo negli autosaloni di Vitinia, situati rispettivamente uno sulla via del mare, all’ aperto, l’ altro in via Sant’ Arcangelo di Romagna. L’ Alibrandi, in particolare, aveva acquistato proprio dal Travaglini una Bmw 323 color verde metallizzato. Per quanto attiene al Travaglini, questi subi’ anche un attentato all’ autosalone di via Sant’ Arcangelo di Romagna, da parte nostra per vicende che attenevano ad un contrasto con Selis Nicolino ed il suo gruppo, attentato consistito nel far esplodere un ordigno artigianalmente predisposto secondo le modalita’ apprese dal Carminati in ordine alle quali ho gia’ riferito in precedente interrogatorio (11.12.92). L’ esplosivo di cui disponevamo ci proveniva da “loro” , vale a dire dal giro di Carminati, le persone cioe’ di cui ho gia’ fatto i nomi.

Adr: oltre che delle persone alle quali ho fatto cenno in precedenza, ricordo di aver sentito da Carminati, dai Bracci, dai Pucci e da Alibrandi, i nomi di Sordi, Ciavardini, Nistri, e Vale Giorgio, rispetto ai quali non so riferire circostanze precise, ma che, tuttavia, venivano indicati dai predetti come loro “compagni” , inseriti nei Nar, sigla questa ricorrente nei loro discorsi. Mi sembra anche di ricordare che i nomi Cavallini e della Mambro, vennero fatto allorche’ si parlo’ dell’ omicidio Straullu. A questo proposito, Carminati Massimo mi spiego’ di una rivoltella senza cane cal 38, nella disponibilita’ , trasportabile in un borsello, sul quale era praticato un foro, tale da poter essere usata senza essere estratta.
Per quanto ricordi e per quanto potei capire, in quanto solitamente non si discuteva se non per accenni delle rispettive operazioni, Alibrandi Alessandro si muoveva tra vari gruppi ideologicamente omogenei, e vale Giorgio era in strettissimi rapporti, anche operativi con il Carminati. Carminati Massimo e Alibrandi Alessandro rappresentavano elementi di forte coesione di tutto l’ ambiente che ho descritto.
Oltre ai contatti di cui ho sin qui parlato, altri ne avemmo come banda anche per l’ ambiente di destra facente capo al professor Semerari e a De Felice Fabio. Ho gia’ ampiamente riferito in ordine sia alle modalita’ attraverso le quali si pervenne alla istituzione del rapporto; sia in ordine al primo incontro avvenuto nella villa di De Felice con il professor Semerari e con Aleandri Paolo; sia alla vicenda relativo alla smarrimento delle armi affidate in custodia all’ Aleandri; sia al rapimento di quest’ ultimo che forni’ l’ occasione per il Carminati, gia’ in contatto con Giuseppucci Franco e con il gruppo di Acilia, di entrare in piu’ stretti rapporti con tutta la banda; sia, infine, alle vicende relative ai due mitra Mab modificati che ci vennero consegnati fa scorza Pancrazio e mariani bruno per reintegrare il borsone smarrito da Aleandri.

Adr: l’ ambiente del Semerari, come ho gia’ avuto modo di accennare in precedenti interrogatori, esprimeva una diversa impostazione rispetto a quello dei Nar, e lo stesso Semerari si definiva “nazi -fascista” . Nei precedenti interrogatori ho definito “ordinovisti” le persone che ruotavano attorno al Semerari e al De Felice, poiche’ ricordo che costoro parlavano talvolta di Ordine Nuovo e della organizzazione di campi paramilitari nelle campagne attorno a Rieti.

Adr: ricordo un incontro abbastanza rapido con il Semerari nella sua villa nel reatino: rimasi colpito dal suo letto in metallo nero, sormontato da una bandiera con svastiche e ornato di aquile e anche della presenza di vari dobermann ai quali il professore impartiva ordini in tedesco. Delle persone incontrate insieme al Semerari – ricordo la presenza di  alcuni giovani in casa del De Felice – ho focalizzato la memoria soltanto sull’ Aleandri. Non ho mai conosciuto Signorelli Paolo, ne’ ricordo di averne mai sentito parlare, ne’ dal giro di Semerari ne’ dal giro di Carminati. Non ho mai sentito parlare di Tilgher Adriano, né dei fratelli Palladino, né di Picciafuoco, né di Giorgi Maurizio, né di Smedile Antonio, né di Sortino Luigi, né di Bongiovanni Ivano, né di Sinibaldi Guglielmo, né di tale Citti.

Adr: il nome Pompo’ mi ricorda un funzionario di polizia che aveva fama di corrotto ed era in contatto con Giuseppucci e con Abbruciati Danilo che ne parlavano in termini confidenziali come del “vecchio Pompo’ “. Ricordo in proposito che una volta venni arrestato in possesso di un documento falso nei pressi del bar Ciampini, mi sembra in piazza Pio XI; venni condotto insieme al Giuseppucci al commissariato di zona, forse “Borgo” , e qui sentii il Giuseppucci chiedere del Pompo’ .
Il nome “Ossigeno” non mi dice nulla; il nome Sparti mi richiama un falsario collegato al Giuseppucci; ricordo un falsario conosciuto come “Dracula” sempre collegato al Giuseppucci; come pure Massimi Marco Mario; ho sentito nominare tal “Zibibbo” , sempre dal Giuseppucci, ma non ricordo in quale contesto; neppure nuovo mi e’ il nome di Giuliani Egidio che ricollego a persona in contatto con Giuseppucci e con Scorza Pancrazio e comunque con trascorsi informazioni dell’ ultrasinistra, come Autonomia Operaia o Prima Linea.
Spontaneamente l’ imputato dichiara: ricordo che il Carminati, i suoi compagni e il Giuseppucci fecero il nome di Dimitri all’ epoca della rapina alla Chase Manhattan Bank. Il nome Vailati non mi e’ nuovo non conservo in proposito ricordi precisi ma lo associo ad Mancini Antonio in quanto dovrebbe essere stato lui a farmelo. Questi oltre alla Porcacchia Elena, aveva un’altra donna a nome Moretti Fabiola, la quale gestiva lo spaccio di stupefacenti in zona campo dei fiori ed era collegata a Abbruciati Danilo.
A questo punto l” imputato chiede di poter avere in visione le foto delle persone menzionate dall’ ufficio, onde poter essere piu’ preciso nei propri ricordi in ordine al loro riconoscimento.

Adr: nel riconfermare quanto gia’ dichiarato a proposito del deposito di armi presso il ministero della Sanita’ e presa nuovamente visione del compendio fotografico allegato alla relazione di perizia tecnico balistica disposta dal GI dr Lupacchini intendo immediatamente precisare che non riscontro tra le armi periziate e quindi in sequestro, nessun fucile a canne segate. Al riguardo debbo dire che presso il ministero vi erano certamente piu’ armi di quante in sequestro e tra quelle vi erano anche dei fucili automatici cal 12 di varie marche (Franchi, Bernardelli e Breda) , modificate perlopiu’ dall’ Alesse, il quale aveva provveduto a segare le canne; ad abradere, o a ribattere, o punzonare, o trapanare il numero di matricola, cosa che facevamo assieme nello scantinato del ministero.
Talvolta si provvedeva anche ad accorciare il calciolo di legno segandolo. Capitava che se il calciolo veniva accorciato troppo spuntasse una molla. I fucili modificati in questo modo erano 3 o 4. Oltre alle armi, all’ esplosivo ed al munizionamento, presso il ministero della Sanita’ erano depositati anche guanti e passamontagna.
Guanti ve ne erano di tutti i tipi: in pelle, in lana, in gomma da cucina e da chirurgo. Questi ultimi due tipi, per le loro caratteristiche oltre a garantire una certa sensibilita’ erano i piu’ adatti ad impedire che la polvere da sparo esplosa aderisse alla pelle. I passamontagna, quasi tutti di colore scuro, blu o neri, erano perlopiù in tessuto leggero, una specie di sottocaschi, con una cucitura al centro, dalla fronte alla nuca, piuttosto evidente. L’ esplosivo custodito presso il ministero della Sanita’ proveniva dal gruppo di Carminati, per come ho piu’ volte gia’ dichiarato, pure da Carminati provenivano le micce ed i detonatori.

Adr: confermo quanto da me gia’ dichiarato relativamente ai due mitra Mab ricevuti in cambio delle armi smarrite da Aleandri. Voglio integrare comunque le precedenti dichiarazioni con la precisazione che il Carminati prese non una ma due volte il mitra Mab che non è stato rinvenuto al ministero della Sanita’ . Si trattava, tra i due, del mitra meglio modificato. Confermo che il Carminati prese per la seconda volta il mitra circa due mesi dopo la morte di Giuseppucci, e colloco la prima in epoca immediatamente precedente alla morte del Giuseppucci stesso. Ero presente quando il Carminati prese il mitra per la seconda volta eche nell’ occasione, come d’ abitudine, prese due caricatori, uno lungo e uno piu’ corto. Presente nella circostanza era anche Alesse Biagio. Come accadeva normalmente non chiesi al Carminati la ragione per la quale prelevava l’ arma ne peraltro gli chiesi mai di restituirla, ne perche’ non l’ avesse mai fatto. Cio’ rientrava non solo in una consuetudine dovuta all’ amicizia, ma era coerente con la regola di non interessarsi alle attivita’ degli altri e soprattutto di non portare nel deposito armi comunque “sporche” .

Confermo di essere in grado di riconoscere, vedendolo, il mitra in questione ed a tal fine ho gia’ chiesto di poter vedere le foto di altri mitra analogamente modificati, sequestrati in altre occasioni, essendo quelli ricevuti da Scorza e Mariani, simili ma non identici quanto a modifiche apportate.

L’ ufficio mi mostra una foto siglata dai GI, e dal PM la quale viene allegata a questo verbale, in cui riconosco con certezza il mitra prelevato dal Carminati e mai piu’ restituito, nelle circostanze sopra indicate.

L’ ufficio da atto che la foto mostrata all’ imputato, fornita dalla Digos di Bologna, riproduce il mitra Mab 38/42 rinvenuto a Bologna il 12.01.81, sul treno Taranto – Milano. L’ imputato sigla la foto di cui sopra.

Letto confermato e sottoscritto­

“E il loro duce fa la spiegazione – colloquio con Clemente Graziani” – L’Espresso 01.12.1974

Roma. Clemente Graziani, capo riconosciuto di Ordine Nuovo, accetta di parlare: non con i magistrati che l’inseguono con gli ordini di cattura ma con i giornali. Il primo contatto telefonico avviene pochi giorni dopo la strage di Brescia: il cronista ha qualcosa da chiedere al dirigente del gruppo al quale, direttamente o indirettamente, si fa risalire la responsabilità dei più gravi attentati di questi ultimi anni? Certo: sarebbe interessante conoscere i rapporti di ON con la destra parlamentare e con alcuni corpi separati dello Stato, sapere quali stati e quali regimi mantengono rapporti amichevoli e danno rifugio ai latitanti dei gruppi neonazisti… Un anonimo militante di Ordine Nuovo raccoglie al telefono le domande, e dopo alcune settimane fa arrivare al giornale le risposte di Graziani. Eccone i passi principali, un’abile autodifesa, con molte omissioni, qualche sconfessione e la minaccia appena velata di rivelazioni, forse l’inizio di un “jeu de massacre” all’interno della destra eversiva.
D. Perché Rauti e la vecchia direzione del centro studi “Ordine Nuovo” sono rientrati nel MSI?
R. Nel novembre 1969, all’epoca del rientro di Rauti e di altri dirigenti di Ordine Nuovo nel MSI, il lavoro ideologico e dottrinale che da anni il Centro Studi andava elaborando era ormai concluso. Si poneva quindi il problema di tradurre in termini di lotta politica principi, idee, strategie messe a punto partendo da un’analisi critica del fascismo e del nazionalsocialismo. Come è noto, Rauti ed altri esponenti del Centro Studi hanno ritenuto di risolvere il problema entrando o rientrando nel MSI. Io ed altri camerati abbiamo invece deciso (con maggiore coerenza, crediamo) di dar vita ad una formazione politica rivoluzionaria ed extraparlamentare, quale è stato, appunto, il Movimento Politico Ordine Nuovo”.
D. Come valuta il fatto che Rauti sia rientrato nel MSI?
R. A cinque anni di stanza da questo infausto avvenimento credo sia possibile tirare un bilancio sull'”operazione rientro”. Questa operazione poteva avere soltanto una giustificazione: quella relativa alla necessità di effettuare una battaglia ordinovista anche all’interno del partito. Ma questa battaglia ordinovista non è stata affatto combattuta da Rauti e dai suoi seguaci. Ed era fatale che così fosse, era fatale che il partito fagocitasse questi sprovveduti ordinovisti. Questa fine indecorosa noi l’avevamo largamente prevista e i fatti oggi ci dicono che si è trattato di una previsione fin troppo facile. Per queste ed altre considerazioni, dunque, il rientro di Rauti nel MSI non può che essere valutato negativamente. D’altra parte è pur vero che Rauti, a seguito di circostanze straordinarie ed irripetibili, è diventato deputato. E quale deputato aveva la possibilità e il dovere di dare un saggio di come un nazional rivoluzionario può stare in un’assemblea democratica, Farinacci e José Antonio erano modelli da imitare. Questo Rauti non l’ha fatto. Per uno come lui, che ha teorizzato per anni l’abbattimento dello stato borghese, un siffatto atteggiamento è perlomeno singolare.
Per noi, dunque, Rauti è un uomo politico ormai integrato nel sistema e voi democratici dovreste esser lieti di questa sua “borghesizzazione” e dovreste smetterla di attaccarlo. Giacché se per noi è una perdita, per voi è senz’altro un acquisto. Teneteveli cari, lui e il suo capo, Almirante. In una “democrazia corretta” potrebbero entrambi tornarvi utili: sono uomini intelligenti. E lei sa come me quanto sia arduo rintracciare un qualche barlume d’intelligenza presso gli uomini politici italiani!
D. Nell’inverno ’70-71 Rauti fu aggredito e violentemente picchiato. Allora si disse da elementi di sinistra. Ma poi ha preso piede l’ipotesi che i responsabili dell’aggressione siano stati elementi di Ordine Nuovo, dissidenti. Cosa può dirci in proposito?
R. Anche io sono venuto a conoscenza di “voci” che indicavano che indicavano elementi di “Ordine Nuovo” quali responsabili dell’aggressione, voci che potrebbero avere qualche fondamento. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente estraneo all’episodio. Se avessi avuto qualcosa da regolare con Rauti sul piano dello scontro fisico l’avrei regolata personalmente, viso a viso, e non attraverso un mandatario che sguscia, protetto dalle tenebre, da dietro un muro con un martello in mano. Tutto ciò non rientra nel mio stile di comportamento.
D. Resta aperto il capitolo dei rapporti di Ordine Nuovo con determinati settori  delle forze armate e con i servizi di spionaggio. Parliamo degli episodi più noti: nel 1964 il Sifar segnala che Graziani e Rauti sono in Portogallo “per trattare con la PIDE la costituzione dei centri informativi in Roma e in altre città italiane” e “la definizione d’un piano diretto a facilitare l’acquisto di armi in Italia per conto di quel paese)”: nel 1969 si svolge la visita di Rauti e Giannettini (anch’egli militante di ON, oltre che informatore del SID) a Coblenza, nelle installazioni militari tedesche…
R. Il viaggio a Lisbona con Rauti e i presunti contatti con la PIDE non ci sono mai stati. Naturalmente, a questo punto penserete che io voglia a tutti i costi tenere nascosti certi aspetti della mia attività “illegale”. Non è così. Dall’alto dei miei 5 o 6 mandati di cattura non ho più di queste preoccupazioni. Ed è per tali ragioni oggi non ho difficoltà a “confessare” di avere intavolato trattative con fabbriche italiane e straniere per una grossa fornitura di armi dell’OAS, organizzazione di cui ho fatto parte. Probabilmente, è trapelata qualche indiscrezione su questa operazione e da questa indiscrezione può essere nata la favola del mio viaggio a Lisbona con Rauti; persona, peraltro, notoriamente aliena dall’occuparsi di certi aspetti dell’attività rivoluzionaria… Quanto al viaggio di Rauti e Giannettini a Coblenza, si tratta di “normale attività professionale”: insieme con loro, “ci saranno stati a Coblenza altri giornalisti invitati dallo stato maggiore tedesco…”. I rapporti con il servizio segreto? Dei rivoluzionari seri, quali noi crediamo di essere, non amano stringere rapporti con certi ambienti… Lasciamo volentieri queste iniziative agli uomini politici dei partiti borghesi.
D. Da alcuni anni a questa parte si dà come imminente un’iniziativa golpista, il cui scopo finale sarebbe quello di spingere le forze armate ad intervenire, per instaurare un regime autoritario, di stampo gollista. Qual è il ruolo di Ordine Nuovo nella complessa geografia eversiva?
R. E’ effettivamente in atto, in Italia, un’azione eversiva condotta da certi ambienti della destra conservatrice, massonica e patriottarda. La documentazione che stiamo raccogliendo su questa operazione, credetemi, è sconvolgente, e mette a nudo responsabilità di uomini politici dello schieramento democratico, insospettati e insospettabili. Presto faremo pagare a costoro tutto, compreso lo scherzetto di Ordine Nero: un’operazione di bonifica che noi possiamo portare in porto prima e meglio di Santillo. I golpisti? Un ambiente ingenuo e folcloristico, col quale, per nostre necessità informative, abbiamo avuto contatti, restando costernati nel constatarne l’assoluta mancanza di qualsiasi logica politica… Così stando le cose, era inevitabile che questi sempliciotti cadessero prima o poi nelle mani dei “servizi” e venissero strumentalizzati ai fini dell’instaurazione di una dittatura clerico-marxista… Soluzioni tipo golpe, blocco d’ordine, repubblica presidenziale sono considerati dal movimento Ordine Nuovo come eventi controrivoluzionari, vere e proprie autocompensazioni delle contraddizioni in atto nello Stato e nella società democratica e borghese. Ciononostante, noi dobbiamo ancora difenderci, anche sul piano giudiziario, dall’accusa di golpismo e di connivenza con i vari Porta Casucci e Fumagalli…
D. E Ordine Nero, le stragi, i messaggi inviati in tutta Italia con questa firma?
R. Hanno inventato una nuova sigla per poterci addossare fatti criminosi cui siamo totalmente estranei. Di qui la persecuzione e la repressione dirette quasi esclusivamente contro di noi”.
D. Ora che in Portogallo e in Grecia è stata restaurata la democrazia, quali sono i riferimenti geografici e politici di Ordine Nuovo? In quali paesi è più facile la penetrazione del movimento?
R. Direi che la Libia e l’Argentina costituiscono oggi il riferimento geopolitico di cui abbiamo bisogno. La Grecia e il Portogallo, invece, non lo sono mai stati. Circa i paesi dove la penetrazione di Ordine Nuovo è più facile, sono quelli nei quali l’involuzione della società borghese e democratica è in fase avanzata. Per esempio l’Italia e la Francia.