Elio Cioppa – verbale di udienza 16.11.1987 seconda parte

Il presidente: davanti a Cudillo lei parlo’ di aver incontrato Gelli, in un primo momento nello studio di Occorsio. Normalmente “incontrare” significa conoscersi, avere un incontro. Non preciso’ in quella occasione che invece avevo soltanto visto passeggiare Gelli e qualcuno le aveva detto “quello li’ e’ Gelli”? Cosa che poi era finita lì perche’ poi lei dice che lo conobbe successivamente nel ’78 all’Excelsior. Come mai quando fu interrogato da Cudillo non disse che non si era trattato di un incontro, ma si era trattato cosi’, di una conoscenza di vista?

Il teste: mi e’ stato soltanto indicato, non l’ho ma conosciuto, vorrei essere chiaro su questo punto perché non ho mai conosciuto il signor Gelli prima…

Il presidente interrompe: cioe’ lei dice che la conoscenza e’ avvenuta successivamente…

Il teste interrompe: esatto, perche’ mi e’ stata indica percio’…. Ma la mia prima volta che conobbi Gelli stato esattamente nel settembre ’78 davanti all’hotel Excelsior.

Il presidente: quindi questa frase: “ho incontrato” deve essere…

Il teste interrompe: ho incontrato perché all’insistenza del dr. Cudillo, se l’avessi mai visto prima, etc., dissi che ritenevo di averlo incontrato possibilmente nei corridoi o nello studio del dr. Occorsio negli anni antecedenti, cioe’ nel ’75 – ’76 quando si trattava di sequestri di persona.

Il presidente: intendendo dire che l’incontro era consistito nel fatto… Il teste interrompe: nel vederlo, non nell’incontrarlo.

Il presidente: e di essere nello stesso luogo ma senza avvicinarsi, senza parlare, senza conoscenza.

Il teste: anche perche’ non potevo conoscerlo di vista perche’ non c’erano fotografie del personaggi all’epoca, quindi per forza mi e’ stato indicato.

Il giudice a latere: nel suo colloquio con il dr. Minna, che lei adesso sposta all’83, cioe’ mi sembra che sia posteriore anche all’audizione davanti alla P2… Lei ci dice che attraverso l’aiuto del dr. Minna, non so in base a quali dati, arrivaste a stabilire che lei doveva aver visto Gelli a Firenze e non a Roma.

Il teste: si’.

Il giudice a latere continua: come puo’ pero’ escludere questa circostanza, ammesso che la ricostruzione sia esatta, che lei l’avesse visto anche a Roma nello studio o nel corridoio antistante l’ufficio di Occorsio? Io e’ questo che vorrei capire.

Il teste: se le dico che era un ricordo sfumato… Quindi e’ possibile che io abbia sbagliato. O a Roma o Firenze, perche’ il dr. Minna mi aiuto’ soltanto in senso, a dirmi che non era mai stato in tribunale a Roma, e se lei l’ha dovuto vedere, se glielo hanno indicato, glielo hanno indicato a Firenze.

Il presidente: come faceva Minna a sapere che Gelli non e’ mai stato al tribunale di Roma? E’ come se io qui stando a Bologna dicessi: no, non e’ possibile che tizio sia andato al tribunale di Roma. E’ una cosa un po’ avventuristica come affermazione, perche’ io non posso sapere se qualcuno va al tribunale di Roma stando a Bologna.

L’avv. Calvi: il teste dichiara che non poteva essere a quell’incontro perche’ il Gelli non ando’ mai tribunale di Roma.

Il giudice a latere: questo e’ quanto ha dichiarato i teste.

Il p.m.: ma era proprio questo il motivo per cui era stato convocato a Firenze?

Il presidente: quale fu il motivo della sua convocazione a Firenze?

Il teste: venni interrogato in seguito al verbale che resi al dr. Cudillo, un po’ su tutti i punti.

Il p.m.: in particolare su eventuali responsabilita’ comunque sulla presenza o meno di Gelli nell’anticamera del dr. Occorsio in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste interrompe: no… Su tutti i punti del verbale non solo su questo punto.

Il p.m.: ma in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste: si’, in riferimento alla cattura e se avevo fatto o meno indagini sull’omicidio Occorsio, cosa che non ho fatto e dovetti dire a lui che non avevo esperito le indagini e che le aveva esperite la Digos. Il p.m.: vi è un rapporto del dr. Cioppa, datato 1976, in cui si fa riferimento e collegamento con la P2 definita il ramo piu’ reazionario di una consorteria con i sequestri di persona e con le trame nere. Questa ! La questione che gli viene piu’ volte contestata in sede di commissione parlamentare P2. E’ vero che nel 1976 egli redasse un rapporto, in cui metteva in collegamento i sequestri di persona con le trame nere e con la presenza di Minghelli e della P2?

Il teste: no, il rapporto non era in questo senso, i rapporti che io ho fatto erano relativi agli imputati Bergamelli e Minghelli etc. Di reati comuni. Per quanto riguarda il rapporto dell’anno ’76, era un rapporto, in cui doverosamente riferii alle autorità giudiziarie che alcuni di organi di stampa avevano riferito che la P2 era collegata al fenomeno dei sequestri di persona, cosa che io ritenni doveroso segnalare alla autorita’ giudiziaria.

Il p.m.: e alle trame nere, dr. Cioppa.

Il teste: indubbiamente, non mi ricordo i rapporti, indubbiamente anche le trame nere.

Il p.m.: in pratica il dr. Cioppa fa il ritagliatore di giornali a quello che ho capito. Ritaglia i giornali e poi va a chiedere a Gelli, che cosa?…. Il teste: dottore io non faccio il ritagliatore di giornali, io faccio il poliziotto. E se mi consente con mio grande sacrificio…..

Il p.m. interrompe: io lo so che lei fa il poliziotto dr. Cioppa, non lo metto in dubbio…

Il teste continua: e se mi consente io non ho mai fatto il ritagliatore di giornali, ma riferisco doverosamente alla autorita’ giudiziaria quanto mi viene riferito.

Il p.m.: quando viene posta questa contestazione in sede di commissione P2, il dr. Cioppa risponde: “le ho detto che io dirigevo un centro che non trattava questa materia” -cioè trame nere e P2- “che io avevo dovuto lasciare e che non mi competeva per funzioni.” ora, questa risposta è assolutamente non vera poiché il teste nell’80 si occupa di trame nere, di terrorismo e quindi poteva indagare perché il Sisde lo incarica, il generale Grassini lo incarica di questo, addirittura partecipa ad un rapporto sull’eversione nera. Per quale motivo egli non fece oggetto di indagine il Gelli, ma ne fece invece fonte di informazione e di direzione dell’indagine?

Il teste: innanzi tutto volevo fare presente che il mio centro è di Roma e non era di Bologna. E poi ho fatto decine di rapporti su tutto cio’ a cu lei si riferisce. Sono agli atti del Sisde, lei può constatare quanti ne vuole; e poi Gelli io non l’ho scelto come fonte confidenziale. Ho fatto presente che mi rivolsi a Gelli come mi sono rivolto a centinaia di altre possibili fonti confidenziali in merito al complotto internazionale e che al termine di tutte queste indagini sul complotto internazionale nulla è emerso in merito, per quanto mi concerne.

Il p.m.: il dott. Cioppa dice: “io all’epoca ero capocentro del Centro 2, e quindi ritenni che un agente del servizio segreto, quanto meno avrebbe dovuto spiare i documenti e carpire i segreti di quest’uomo” cioè licio Gelli “che a detta di molti dovevano essere parecchi, i segreti”. Ne ha carpito qualcuno di segreto?

Il teste: no, purtroppo no, perché come lei ha visto nulla ho saputo in merito, anche se c’è stato chiaramente da parte mia un tentativo di carpirne quanto meno qualcuno.

Il p.m.: risulta agli atti del Sisde, che egli venne incaricato di identificare questo Ciccio dell’area eversiva della destra Romana, persona nota sia a Roma che a Palermo. La risposta fu negativa e avvenne a distanza di tempo. In questo influi’ anche la indicazione di Gelli secondo la quale avevano sbagliato tutto e gli autori della strage andavano cercati in campo internazionale?

Il teste: io non ricordo questo episodio, se me lo vuole ricordare.

Il p.m.: risulta dal rapporto.

Il presidente: lei si è occupato, a seguito di un’intervista fatta da spiazzi nella quale indicava in un certo Ciccio, che poi si seppe essere Francesco Mangiameli?…. Lei si occupo’ di Francesco Mangiameli? Di scoprire chi era questo Ciccio?

Il teste: nossignore non mi sono mai occupato, non mi ! Stato mai…

Il p.m.: comunque risulta agli atti.

Il presidente: ricorda questa intervista di Spiazzi?

Il teste: nossignore. Tutto quello che facemmo io ricordo che … Insieme ai miei collaboratori lavorammo molto in quel periodo sulla destra eversiva e mandammo tutte le nostre informazioni alla direzione del Sisde e agli organi di polizia giudiziaria, ora può darsi pure che mi sfugge ma, se non mi legge gli atti non posso ricordarmi indubbiamente.

Il p.m.: risulta agli atti che fu investito direttamente il Centro 2 del dr. Cioppa per la identificazione del Ciccio e che rispose a distanza di qualche mese “Ciccio non si conosce”.

Il teste: questo non lo ricordo, fu investito il mio centro?

Il p.m.: si’.

Il teste: come faccio a ricordarmi.

Il p.m. per quale motivo non fece il nome del dr. Fanelli come presentatore del Gelli?

Il teste: non feci il nome perché era un funzionario che avevo visto 2 o 3 volte e non lo ricordavo nemmeno. L’ho ricordato successivamente, e ho chiesto chi poteva essere quel funzionario e l’ho descritto con la barba ecc. E mi hanno detto che era Fanelli.

Il p.m.: Fanelli era il vice di D’Amato alla direzione degli Affari Riservati, cosa che è molto nota al dr. Cioppa, ed era quindi un personaggio assolutamente conosciuto. Per quale motivo ne nascose il nome?

Il teste: io non ho mai svolto indagini di natura politica tengo a precisare, quindi se lei mi dice molto noto…

Il p.m. interrompe: è in contraddizione dr. Cioppa..

Il teste interrompe: no perché lei mi dice…

Il p.m. interrompe: ha fatto un rapporto su questo, su Farina, Pedretti, Calore…

Il teste: ho fatto un rapporto perché era doveroso che lo facessi con tutti i particolari, tant’è vero che ho fatto addirittura una trascrizione all’organo di polizia giudiziaria. Se lei mi dice che il fanelli era molto noto a me vengo dalla polizia giudiziaria che ho trattato sempre reati comuni, mi permetta di dissentire, io non ho mai avuto rapporti con gli affari riservati o cose del genere perché non ho mai avuto di potermi occupare di…

Il p.m. interrompe: cito a memoria, quando riferisce l’epoca in cui ha il contatto con Gelli, dice che lo aveva gia’ visto in precedenza e si erano incrociati. Come mai lo conosceva di vista?

Il presidente: se dobbiamo contestare io chiedo la lettura della dichiarazione sul punto.

Il p.m.: credo che lo ricordi tranquillamente, gliela rivolgo appena la trovo perché era l’ultima domanda, non ho altre domande.

L’avv. Calvi: il dr. Cioppa era il principale collaboratore del dr. Occorsio nelle indagini sui sequestri di persona?

Il presidente: era collaboratore, principale non so se lui lo possa stabilire, lo dovrebbe dire Occorsio.

Il presidente: lei ha collaborato….

Il teste interviene: io dirigevo… Ho collaborato, ma non solo con il dr. Occorsio e non solo in materia di sequestri, anche di rapine perché ho avuto prima la sezione antirapine poi la sezione antisequestri.

L’avv. Calvi: vorrei sapere delle indagini condotte dal dr. Occorsio, poco prima di morire.

Il presidente: in materia di? Il Calvi: sono le indagini che poi lo portarono alla morte, sui sequestri di persona, sequestro Bergamelli ed altro, rapine Bergamelli, sequestri etc., nella quale poi risultarono, almeno si ipotizzo’, implicati uomini della P2. Voglio sapere se il dott. Cioppa fu il collaboratore principale.

Il presidente: lei ha collaborato con Occorsio per i sequestri Bergamelli e altri sequestri e per indagini…

L’avv. Calvi interviene: in sostanza il dr. Occorsio come pubblico minsitero…

Il teste interviene: ma io ho trattato numerosi sequestri di persona, con Occorsio purtroppo pochi perché, come lei sa nel ’75 venne ucciso e …

Il presidente: ’76. Il teste: ’76 chiedo scusa.

Il presidente: puo’ dire in particolare di quali sequestri si tratto’?

Il teste: io ho iniziato esattamente nel giugno ’75 a trattare i sequestri di persona.

L’avv. Calvi: fu il questore macera a creare un particolare nucleo?

Il teste continua: mi chiamarono a dirigere… Cioè si istitui’ questa sezione antisequestri perché ci accorgemmo che tutti coloro i quali erano dediti alle grosse rapine successivamente poi erano passati ai sequestri di persona, cioè quelli che io avevo trattato gia’ come rapinatori, Bergamelli e tutta la vecchi banda di via Montenapoleone, della famosa rapina di 10 anni prima… Che erano usciti quasi tutti in liberta ed era dedita alle grosse rapine e poi con l’ultima, fu quella di piazza dei Caprettari, con l’omicidio Marchiselli o roba del genere e poi successivamente cominciarono i sequestri di persona con Bulgari, Ortolani, Danesi…

Il presidente interrompe: la domanda! Per quali sequestri lei ha collaborato con Occorsio.

L’avv. Calvi interviene: nei sequestri e nelle rapine, Bergamelli ed altri, di cui si occupo’ Occorsio poco prima di morire, uso’ il dr. Cioppa come suo principale collaboratore? O uso’ i carabinieri, la finanza o altri non era forse il dr. Cioppa il principale referente per le indagini di polizia? O no?

Il teste: signor presidente, come lei mi insegna non c’è un principale referente perché è principale quello che evidentemente riesce ad esperire le indagini in quel determinato momento….

L’avv. Calvi interrompe: lei collaborava o no con il dott. Occorsio?

Il teste continua: se le indagini non vanno a buon fine evidentemente non sono principali ma sono secondari.

Il presidente: quindi lei ha collaborato per queste rapine….

Il teste interrompe: ho collaborato per queste rapine e in alcuni di questi sequestri, con Occorsio e con il g.i. Imposimato.

L’avv. Calvi: lei in quel periodo, da attentissimo lettore di giornali, disse che non per indagini, ma per lettura quotidiana, aveva saputo che uomini legati alla P2 e alla massoneria erano collegati con questi sequestri di persona. Avverti’ il dr. Occorsio di tutto cio’?

Il teste: si’, feci un rapporto alla autorità giudiziaria, dr Occorsio e dr. Imposimato.

L’avv. Calvi: ! Il rapporto del ’76?

Il teste: si’. Ritengo……. Guardi, se lei mi fa le date….. Io non posso essere preciso, ma ritengo che sia del ’76.

L’avv. Calvi: da questo momento in poi lei di P2 o di Gelli dice di non essersene piu’ occupato.

Il teste: io mi sono occupato di quelli che facevano i sequestri, quelli che per i quali materialmente uscivano fuori indizi o prove di reato. Percio’ mi sembra che abbiamo messo a disposizione della giustizia un po’ tutti coloro, e lo rispecchiano le varie condanne che hanno ricevuto, tutti quelli che avevano consumato sequestro di persona.

L’avv. Calvi: la mia domanda è questa: dal ’76 in poi lei non ebbe piu’ ad occuparsi di P2? Ebbe ma successivamente a occuparsi di

Uomini risultati poi legati alla P2?

Il teste: se lei ritiene che Minghelli sia uomo legato alla P2, mi sembra che io abbia fatto ilmio dovere, perché trassi in arresto Minghelli, ma non per il fatto che era o meno legato alla P2, ma per il fatto che dalla intercettazione telefonica una certa connivenza a titolo personale logicamente fra lui e alcuni banditi, come Bergamelli, Bellicini e Berenguer.

Il p.m.: è la terza volta che parla di questo fatto e dice “a titolo personale”…

Il teste interviene: forse sono stato improprio, perché non faceva parte lui di un’organizzazione criminale. Cioè come avvocato, a titolo personale. Sto dicendo non come organizzazione…

L’avv. Calvi interrompe: ma non come avvocato, come imputato, era imputato, non era avvocato. Lei poco fa ha detto che sapeva, sempre per aver letto sui giornali, che Gelli era a capo della P2. E’ vero?

Il teste: si’. Scusi, non….

L’avv. Calvi interrompe: benissimo. Poco fa lei ha negato anche di non aver incontrato Gelli nella stanza o nel corridoio antistante l’ufficio del dr. Occorsio.

Il presidente: ha negato di non avere sono due negazioni, ha negato di avere, cioè sappiamo quello che ha detto in proposito.

L’avv. Calvi: no, ne ha dette tante, diciamo l’ultima che ha detto ora è quella di non aver incontrato… Ha negato di averlo incontrato. Da allora in poi lui incontra la prima volta Gelli davanti all’hotel Excelsior. E’ vero?

Il teste: si’.

L’avv. Calvi: benissimo. Il dr. Cioppa che è un alto funzionario dei servizi e della polizia di stato, ha questa notizia di cui fa un rapporto anche, di Gelli capo della P2 collegato ai sequestri di persona ed altro e trame nere. Lo incontra davanti all’hotel Excelsior e in quella occasione Gelli gli da’ il numero di telefono, il suo nome segreto luciani, e lo invita a iscriversi alla massoneria. La domanda è questa: lui, da bravo funzionario qual è, che cosa gli ha risposto?

Il teste: nulla, non gli ho risposto nulla perché non vedo che cosa gli potevo rispondere quando lui mi parlava dei principi della massoneria e quando mi invitava a rispondere. Era una negazione con una certa forma, con un certo tatto.

L’avv. Calvi: lei non si iscrisse mai alla massoneria?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: successivamente a questo incontro, lei ebbe ad indagare sull’attività del Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: e da allora, quando si reco’ da lui nell’agosto dell’80, dopo la strage, lei ritenne di interrogarlo solo come fonte. Come spiega che agli atti del servizio non risulta che nessun funzionario, nessun addetto, nessun collaboratore, nessun uomo gravitante intorno ai servizi e in nessun atto risulti mai che Gelli sia una fonte tranne che dalle sue dichiarazioni?

Il teste: l’ho spiegato prima. Innanzi tutto io volevo dirle che io non sono stato mai un alto funzionario del Sisde, ma sono stato semplicemente un vice direttore di divisione e non sono passato mai al grado di direttore di divisione che è un grado medio del Sisde; secondo, ho spiegato per quale motivo non… Scusi la domanda esatta qual è? Per quale motivo?…

L’avv. Calvi: le leggo un documento…

Il presidente interviene: che non risulta come informatore del Sisde, Gelli..

Il teste interviene: ma l’ho spiegato, si’, questo l’h spiegato prima perché dissi fin nel novembre ’81 che ritenevo Gelli una fonte confidenziale, per il fatto che mi aveva dato quegli appunti, successivamente, quando il gen. Grassini, dopo un mese, due mesi adesso non ricordo, anche lui venne sentito dalla commissione, disse che era amico… Conoscente di Gelli da diversi anni, capii che trattavasi di una questione fra conoscenti e non di un rapporto tra fonte confidenziale e…

L’avv. Calvi interrompe: allora fu Grassini ad invitarlo ad andare da Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: allora perché ando’ da Gelli…

Il teste interrompe: è agli atti avvocato, se lei vuole vedere ! Agli atti, io ho centinaia di fonti confidenziali che sono state da me interpellate in quel periodo e sono tutte agli atti, centinaia, non una.

L’avv. Calvi: dr. Cioppa lei non è un investigatore privato è un funzionario dello stato, e dagli atti dell’amministrazione dalla quale lei dipende, risulta che il nome di licio Gelli non è mai apparso nella documentazione concernente le fonti del servizio, né alcun funzionario, tranne il dr. Cioppa, ha mai avuto occasione di ravvisarne la collaborazione.

Il presidente: questa è la lettera scritta dall’ammiraglio…

L’avv. Calvi: certo. Inviata a Tina Anselmi ed al segretario generale del Cesis nell’84. Al servizio non risulta che sia un fonte, lei dice di non conoscerlo, lei si reca da questo signore dicendo che è una fonte, e ci dice che lo fa perché poi che Grassini, suo capo, era un buon amico. Allora fu Grassini ad inviarlo da…

Il teste: ma nossignore, forse non sono stato chiaro. Signor presidente come ho detto prima, nel novembre ’81 ritenni Gelli una fonte confidenziale perché avevo avuto quegli appunti, l’avevo sempre ritenuto una fonte confidenziale, del generale è logico. Successivamente, quando il generale in sede di commissione, fece presente che trattatavasi di un suo conoscente, capii che trattavasi di un rapporto fra conoscenti, perché lui mi aveva parlato di un colloquio che aveva avuto un giorno prima con il Gelli.

L’avv. Calvi: lei perché lo qualifica fonte? Questo è il punto.

Elio Cioppa – dichiarazioni 13.10.1981

Verso la seconda meta’ del settembre ‘78, quando cioe’ ero stato assegnato, dal 01.09.78 al Sisde, ebbi a conoscere Gelli Licio perche’ incontrato casualmente davanti all’ Excelsior.

Preciso che gia’ da tempo conoscevo il Gelli perche’ da me visto nei pressi del servizio di via Lanza nei primissimi del settembre ‘78 e perche’ nel 1976, in occasioni delle indagini a carico di Bergamelli, avendo questi affermato che era protetto da una “Grande famiglia” si ebbe a parlare anche della massoneria e dello stesso Gelli.
Non ricordo se io ho incontrato il Gelli nello studio del compianto dr Occorsio che allora si interessava di estremismo ed in particolare di eventuali rapporti tra estremismo di destra e sequestri. Come ho sopra detto ho incontrato il Gelli nei pressi dell’ Excelsior e mi sono fermato a salutarlo. Il Gelli mi ha invitato nell’ hall dell’ albergo ove siamo rimasti a parlare di politica. Gli feci presente che avevamo bisogno di fonti in materia di terrorismo e il Gelli mi rispose genericamente. Ricordo che nella stessa circostanza, mi parlo’ della massoneria mostrandomi degli opuscoli ed invitandomi ad aderire. Io risposi che ci avrei pensato.

Successivamente mi chiamo’ al numero di telefono, datogli da me nel precedente incontro che corrispondeva al commissariato Prenestino. Di solito il Gelli presentandosi con lo pseudonimo di Luciani, almeno cosi’ mi sembra di ricordare, lasciava detto di richiamarlo all’ Excelsior. Io richiamai e lui di nuovo mi fece l’ invito ad entrare nella massoneria, io rimasi ancora nel vago. Gli telefonai dopo la strage di Bologna per conoscere eventualmente notizie in merito agli autori del fatto criminoso. Cio’ avvenne nell’agosto ‘80 ma non lo trovai, ripetei la telefonata in settembre e fissai un appuntamento. Il Gelli mi disse che avevamo sbagliato tutto e che gli autori dell’ attentato dovevano essere ricercati in campo internazionale. Alle mie insistenze per piu’ dettagliate notizie mi disse che mi avrebbe fatto sapere, cosa che non ha piu’ fatto. Io ho avuto la semplice intuizione che il Gelli dovesse interpellare qualcuno. Preciso che quando sono arrivato al servizio fui informato che il Gelli era una fonte del Sisde e procurava inoltre le “entrature” nelle varie ambasciate specialmente sudamericane.

Di solito il generale Grassini, quando si trattava di informazioni del Gelli, mi consegnava i biglietti, scritti a mano a matita, ed io poi sviluppavo le indagini. Ricordo che il Gelli diede informazioni sull’ avvocato Spazzali, sull’avvocato Guiso, su “Critica sociale” e sull’ affare Moro ed anche altre cose. In particolare nell’ affare moro era un discorso politico riguardo la strategia dell’ attentato. Non ho avuto piu’ rapporti con il Gelli. Insisto con l’ affermare di non essermi affiliato alla loggia P2, di non aver versato somme e di non avere mai partecipato ad alcuna riunione massonica.

 

Letto confermato e sottoscritto.­

Delle Chiaie e il delitto Occorsio

Delle Chiaie non ha volutamente presenziato all’attività istruttoria. Certo, comunque, rimane che dal 1971 -quando il Delle Chiaie si rese per la prima volta latitante- ad oggi questo imputato non è mai rimasto fermo: è rientrato spes­se volte e per lunghi periodi (come ammesso nel suo diario che trovasi allegato al vol. XIV) in Italia, dove incontrò in luogo pubblico capi di partito (v. dep. Almirante nel corso della istruttoria c. Concutelli e Ferro) e dove è accusato di avere nell’autunno del 75 organizzato in Roma col Concutelli il tentato omicidio dell’esule cileno Leighton. Anche in questo processo, molte persone (v. Pozzan, Francia e Pomar col suo memoriale) hanno parlato a lungo di rapporti del Delle Chiaie con Servizi Segreti anche italiani; e pare che il Giorgi, intimo amico di Delle Chiaie, abbia fatto sul punto più d’una ammissione ai magistrati di Bologna.

Fatto sta che, mentre la Digos di Firenze operava sagacemente e in stretta collaborazione con la Ucigos del Ministero degli Interni per determinare la cattura del Delle Chiaie, un giornale a grande diffusione dette per sicura la storia di un Delle Chiaie intanto presente a una riunione di neri in Toscana; avvertendo la possibilità che le persone che det­tero quella notizia ai giornalisti in realtà volessero av­vertire Delle Chiaie che dalla Toscana lo ricercavano, il G.I. segnalò la circostanza alla locale Procura della Repubblica.
Ma al di là di fatti che connotano negativamente la sua personalità, contro Delle Chiaie sono presenti in causa numerosi elementi d’accusa che lo indicano come uno dei responsabili diretti dell’omicidio di Occorsio. Calore e Cozi hanno dimostrato, senza ricevere smentita da alcuno, che fu Delle Chiaie il primo a predicare pub­blicamente la scelta di uccidere Occorsio.

delle chiaie

Queste dichiarazioni sono a loro volta corroborate da un riscontro obiettivamente fornito agli atti dal Delle Chiaie medesimo. La latitanza per Delle Chiaie cominciò con un mandato di Cattura spiccato contro di lui, P.M. dr. Occor­sio, per testimonianza reticente nell’istruttoria per la strage di Piazza Fontana. Delle Chiaie riparò all’estero (e precisamente in Spagna dov’era già il principe Borghese sotto il quale Delle Chiaie partecipò all’omonimo golpe del dicembre 70) e annotò nel suo diario pesanti rancori e pre­cise intenzioni di vendetta contro chi l’aveva costretto all’esilio. Poi, con Delle Chiaie ancora fermo in Spagna, nel ‘73 gli morì, per incidente stradale, la madre, di cui non poté neppure onorare i funerali; e Delle Chiaie, sempre attaccatissimo alla madre (v. la trascrizione della intervista rilasciata a Biagi, in fase. 23 vol. IIA), scrisse di proprio pugno nel diario alla data 7.3.73: “Maledetti coloro che mi costringono dopo tre anni di assurda latitanza a stare ancora lontano da mia madre. Non troverò pace sino a quando non mi sarò vendicato….Non troverò pace sino a quando non avrò strappato dai loro luridi visi questa ma­schera di giustizieri della società”.

Quindi, ha ragione Cozi, il quale ha sempre affermato che Delle Chiaie nutriva qualcosa di personale e viscerale contro Occorsio: Delle Chiaie ha scritto nel proprio diario di avere un movente personale per uccidere Occorsio; contro la persona del magistrato che correttamente e pubblicamente lo accusava, Delle Chiaie, per sublimarsi soggettivamente, trasponeva i reati che egli Delle Chiaie aveva certamente commesso; soprattutto, nel giudice Occorsio il Delle Chiaie identificava la causa del proprio distacco irreparabile dalla madre.

Con questo odio personale contro Occorsio, Delle Chiaie primeggiò nelle riunioni di Albano, dell’appartamento di Via Sartorio in Roma, del dicembre ‘75 in Nizza, nelle quali oc­casioni, proprio sotto la spinta drastica del Delle Chiaie, il progetto di uccidere Occorsio passò nella fase di esecuzione. Altrettando certi sono i rapporti intensi ed intimi che Delle Chiaie ebbe con Signorelli e Concutelli fino alla fine dell’anno 1976.
In primo luogo, è indeclinabile che Delle Chiaie ebbe col Signorelli relazioni che non sfociarono mai in liti personali o in separatezza politica; anzi, sono stati proprio Del­le Chiaie e Signorelli le persone che hanno voluto (e in certi limiti anche imposto) la fusione fra ON e AN per dar vi­ta alla guerra rivoluzionaria e quindi a quella lotta arma­ta all’interno della quale Occorsio rappresentava e fu il primo obiettivo.

Con sulle spalle probabilmente per entrambi il sequestro Ma­riano e il tentato omicidio di Leighton, Delle Chiaie e Con­cutelli furono insieme ad Albano e vissero, impegnandosi in un lavoro unitario per la guerra rivoluzionaria, lunghi me­si nell’appartamento di Via Sartorio in Roma; da Roma Concutelli e Delle Chiaie andarono insieme pochi giorni prima dell’Immacolata a Nizza dove si incontrarono con Graziani, Mas­sagrande, Signorelli e decisero di uccidere Occorsio; da Nizza Concutelli e Delle Chiaie proseguirono per la Spagna, dove a Madrid Delle Chiaie disponeva in proprio di almeno tre appartamenti e della società di viaggi Transalpino, e dove, altresì, insieme a Massagrande, Francia ed altri, il Delle Chiaie gestiva la pizzeria El Apuntamiento e la società di import-export Eniesa. Anche a Madrid Delle Chiaie e Concu­telli furono visti insieme (v. dichiarazioni di Citti, Fran­cia e Pozzan in fasc. 5 vol II, di Arcangeli in fasc. 6 vol II, di Ricci in fasc. 7 vol II), perché insieme operavano per altri fatti che continuavano a comportare uccisioni per fini politici, come la lotta del Governo spagnolo contro l’Eta basca e il tracollo africano dell’impero portoghese.

In Spagna Delle Chiaie consegnò a Concutelli il mitra In­gram con cui Concutelli, dopo, uccise Occorsio. Infatti, durante l’istruttoria del processo che si concluse con la condanna di Concutelli all’ergastolo, emerse con si­curezza assoluta che l’Ingram di Concutelli rientrava in una partita di tre mitra Ingram venduti dalla ditta costruttrice (in USA) alla Polizia spagnola (v. sent. 16.3.78 Corte d’As­sise di Firenze, in fasc. nr.5, vol.I). Gli spagnoli non hanno mai risposto alla rituale rogatoria internazionale con cui i magistrati italiani chiesero che destinazione avessero avuto quei tre mitra e come mai uno degli stessi fosse finito al Concutelli (v. sui rapporti con le Autorità spagnole, il volume VII); ma restava comun­que chiaro che l’arma non poteva essere giunta in forma anonima al Concutelli, che in campo internazionale non ha mai avuto caratura alcuna prima dell’omicidio di Occorsio.

In questa istruttoria è emerso (…) che Autorità in­quirenti francesi e spagnole hanno accertato che, dopo l’o­micidio di Occorsio, per lunghi anni in Spagna e Francia il Delle Chiaie ebbe rapporti di intimità e colleganza politi­ca con gli spagnoli Mila Rodriguez, Tornio e Alemany, ai quali il Delle Chiaie consegnò due mitra Ingram. Quindi, è vero quanto hanno riferito Tisei, Calore, Cozi, Francia, Pomar, Pozzan, Arcangeli, per i quali fu Delle Chia­ie ad ottenere i tre Ingram dalla polizia spagnola per usarli contro i baschi, in odio ai quali Delle Chiaie, oltre che agire personalmente, arruolò anche Concutelli. Né può pensarsi che a questo punto -trovandosi già Delle Chiaie e Concutelli in perfetta simbiosi ad Albano, in Via Sartorio, a Nizza su guerra rivoluzionaria e lotta armata- Delle Chiaie abbia perso di vista il Concutelli a cui aveva passato l’Ingram.

Da una parte Concutelli, proveniente da Madrid, andò a trovare Graziani e Pugliese in Corsica, e ben lo sapeva D’Agostino, avanguardista intimo di Delle Chiaie, che si precipitò da Graziani a Nizza proprio per parlare di Concutelli. Né a quel punto -prima della Pasqua ‘76- nessuno ha segnalato la benché minima incrinatura all’interno della fusione ON-AN, per cui Graziani e gli altri non avevano ostacoli a parlare di Concutelli con Delle Chiaie.
Poi, il rientro di Concutelli In Italia nella Pasqua ‘76 fu ignoto agli inquirenti italiani, ma il Concutelli finì in mano a Signorelli, Cozi, Pugliese, Sgavicchia, i quali avevano il possesso dell’appartamento 75, il cui affitto continua­va ad essere pagato dagli avanguardisti Germoni e Fabbrussi, intimi di Delle Chiaie. E i rapporti fra Signorelli e Concutelli nella primavera – estate romana del ‘76 con i segua­ci particolari di Delle Chiaie furono sempre eccellenti, tanto che il D’Agostino andò allora a cena col Concutelli e a fine luglio ‘76 gli avanguardisti indicarono alla Poli­zia in Concutelli l’autore dell’intanto intervenuto assas­sinio di Occorsio.

Del resto Delle Chiaie -che sempre seppe della presenza di Concutelli armato di Ingram in Roma ma nulla fece per toccarlo- nell’autunno 76 impose ad Arcangeli di mantenere ottimi rapporti con quel Concutelli, già ricercato ufficial­mente dalla Polizia come autore ormai individuato dell’uc­cisione di Occorsio. Ma tutto ciò non attiene semplicemente la logica dei rapporti personali fra Delle Chiaie e Concutelli, perché son fat­ti questi i quali trovano la loro unica causale in quella unità di intenti di propositi di azioni concrete che legò, come innanzi esplicitato, qualsiasi esponente di ON e AN dalla seconda metà del 1975 a tutto il 1976.

Nessuna, infine, delle persone conosciute per intime del Delle Chiaie, come Giorgi, Citti, D’Agostino, Tilgher, ha voluto versare in causa nulla di positivo per il prevenuto Delle Chiaie; ma vero è, anche, che essi Giorgi Citti, D’Agosti­no, Tilgher si sono comportati come persone che aspettava­no di aver già conosciuto e individuato gli elementi già acquisiti dal G.I. prima di imbastire una loro verità. In definitiva, allora, sono profondamente radicati nelle concrete emergenze processuali gli elementi che dimostra­no la partecipazione direttiva di Delle Chiaie all’omici­dio di Occorsio.

Sentenza ordinanza G.I. Minna delitto Occorsio 1983 pag 60-69