Alessandro Danieletti – dichiarazioni 13.12.1993

Preliminarmente il GI chiede al Danieletti se abbia tuttora procedimenti in corso.
Questi risponde: sono stato assolto con sentenza definitiva nel processo per gli attentati in Toscana. Sono stato poi condannato ad un anno e quattro mesi di carcere per detenzione e spaccio di hashish e, dopo aver scontato la pena inflittami sono stato scarcerato circa dieci giorni or sono . Attualmente non ho alcun procedimento in corso. Prendo atto che vengo sentito in merito alle circostanze che ho riferito in data 02.12.93 al GI di Milano dr. Salvini. Confermo le dichiarazioni rese in detta deposizione, come pure confermo le dichiarazioni a lei rese in veste di imputato in procedimento connesso negli interrogatori relativi al procedimento concernente l’attentato al treno Italicus e l’attentato di Silvi Marina.

Adr: ricordo che dovevo venire a Bologna nell’autunno del ‘78. A una cosi’ lunga distanza di tempo francamente non ho presente se dovevo venire assieme al Manfredi ovvero se abbia incontrato casualmente il Manfredi che, come me, si stava recando a Bologna. Il Manfredi era ricercato, mentre io non avevo nulla da temere. Giunti alla stazione di Bologna stavamo percorrendo il sottopassaggio camminando ad una certa distanza uno dall’altro, allorquando delle persone in borghese cercarono di fermare il Manfredi.
Questi esplose un colpo di pistola o forse piu’. Certo e’ che nel sottopassaggio echeggiavano numerosi colpi, non so se esplosi tutti dal Manfredi o alcuni da lui ed altri dal personale che voleva fermarlo. Io mi trovavo alle spalle del Manfredi e lo vidi dare un colpo con il braccio alla persona che si accingeva a fermarlo, estrarre una pistola, sparare ed iniziare a correre. Io fuggii nella direzione opposta e trascorsi quella notte a Imola in un motel.

Adr: sapevo che il Manfredi si recava a Bologna per incontrare lo Zani. Ripeto non ricordo se iniziammo il viaggio assieme o ci trovammo per caso. Il Manfredi doveva ritirare a Bologna delle armi che sarebbero servite al Ferorelli.

Adr: ho sentito parlare di un progetto di evasione cui erano destinate quelle armi, ma non saprei riferire nulla di preciso sul punto. Certo e’ che lo scopo principale della mia venuta a Bologna era di incontrare la mia ragazza di allora, tale Germana Sinagra.

Adr: piu’ tardi, la mattina dopo a Imola, compresi che il Manfredi era stato scambiato per un ricercato slavo.

Adr: io sono venuto piu’ volte a Bologna nei mesi che seguirono la mia scarcerazione avvenuta nell’ aprile del 1978. Durante l’ estate di quell’ anno, tuttavia, non venni a Bologna per circa un mese in quanto mi trattenni al mare, a San Benedetto del Tronto, all’ hotel Pierot, che era amministrato dalla madre del Manfredi.

Adr: a Bologna, oltre alla Germana, ho frequentato una tale Alessandra e la Jeanne Cogolli. Effettivamente sono stato alcune volte, credo un paio, nella cascina di detta Alessandra, ove forse ho dormito per una notte. Ricordo che in una occasione, in quella cascina oltre alle tre ragazze che ho gia’ menzionato, c’era il Donati Luca, lo Zani ed altra gente, fra cui un amico di Zani di Bologna, di media statura, tarchiatello che avevo gia’ visto alle udienze del processo per Ordine Nero.

Adr: presso questa cascina non ho mai frequentato ne’ il Ferorelli ne’ il Manfredi.

Adr: in seguito, parlando con Ferorelli e con il Manfredi, che avevo continuato a frequentare a Milano, appresi che lo Zani si era stabilito nella cascina dell’ Alessandra, che era divenuta la sua base.
Certamente lo Zani deteneva delle armi, ritengo nella cascina. Di cio’ doveva essere al corrente l’ Alessandra, in quanto il Ferorelli mi aveva riferito di aver circolato in detto stabile esibendo un mitra.
Mi sembra che cio’ sia accaduto in occasione di uno screzio avuto con Fabrizio. A quell’ epoca l’Alessandra subiva notevolmente l’ascendente dello Zani e considerava la possibilita’ di entrare attivamente nella lotta armata e cio’ anche sulla base dell’ esempio fornitole dalla Cogolli. L’ Alessandra era infatuata del Di Giovanni ma poi le cose fra i due non andarono bene. Comunque l’Alessandra incontrava il Di Giovanni nel corso delle udienze del processo di Ordine Nero e andava con lui a colloquio in carcere. Zani era lanciato a capofitto nell’ attivita’ politica e di cio’ parlava liberamente con la Jeanne Cogolli.

Adr: ribadisco che mi fu fatto cenno ad un progetto di evasione, ma non so chi dovesse essere aiutato ad evadere o perlomeno ora non lo ricordo.

Adr: al tempo del nostro viaggio a Bologna, il Ferorelli era gia’ bene inserito negli ambienti della malavita, come pure il Manfredi. Certo costoro mi hanno parlato del progetto di evasione, come una cosa rocambolesca, non detti molto credito a questo progetto. Ho presente che era previsto l’uso di zattere o qualche cosa del genere e che occorrevano delle armi. Gia’ in anni precedenti avevo sentito favoleggiare di progetti di evasione di tal genere, per cui la cosa non mi tocco’ piu’ di tanto ed ora non so fornire dettagli in ordine a questo progetto.

Adr: successivamente al viaggio a Bologna, incontrai lo Zani a Milano, almeno in una occasione. Ricordo che parlava di progetti di autofinanziamento della propria attivita’ politica. I miei interessi erano gia’ orientati verso il commercio di hashish. Zani per giunta era in procinto di trasferirsi a Roma ed io non ero interessato alle sue iniziative.

Adr: confermo le dichiarazioni da me gia’ fatte in merito all’ attentato al treno Italicus e all’ ipotesi che in detto attentato fosse coinvolto lo Zani. Non ho nulla da aggiungere in proposito. Semmai, con l’andar del tempo i discorsi si sono fatti meno nitidi nella memoria. Sono moralmente convinto che Ferri fosse implicato nella strage di Brescia. Premetto questo per formulare una considerazione sul conto dello Zani. Questi, secondo me, era un esaltato eppur non avendo il carisma di un Benardelli, di un Ferri o di un Esposti, pretendeva di essere al loro livello. Ritengo percio’ possibile che cercasse di emularli nelle loro iniziative terroristiche. Puo’ essere dunque che Zani abbia partecipato all’attentato dell’ Italicus per emulare Ferri.

Adr: non ho mai conosciuto Augusto Cauchi e non dispongo di alcun elemento significativo di sue responsabilita’ nell’attentato dell’ Italicus. Si diceva che fosse un personaggio ambiguo e che fosse legato ai servizi, ma in proposito non posso dire nulla per mia conoscenza diretta.

Adr: circa il Colombo Gianni, ripeto che mi risultava legato con Picone Chiodo e all’avvocato Degli Occhi ed inserito in Avanguardia Nazionale. Il Colombo era un entusiasta ammiratore del col. Spiazzi, ma non so se lo conosceva. Non so fornire alcun elemento circa un eventuale appartenenza del Colombo alla struttura c.d. “Gladio” della quale ho sentito parlare solo a livello giornalistico.

Adr: non ho mai conosciuto Gianni Nardi. Ritengo che le persistenti voci circa la sua permanenza in vita derivano dal fascino a suo tempo esercitato dal personaggio e dalla considerazione della potenza economica della famiglia.

Adr: chiestomi quale fosse secondo il mio punto divista la gerarchia fra i diversi gruppi operanti in quegli anni, ritengo di poter dire che negli anni attorno al 74 non avveniva attentato senza che i milanesi lo sapessero. Naturalmente sono mie opinioni, peraltro fondate sulla conoscenza dell’ambiente.
Per gruppo milanese intendo il Ferri, l’Esposti, lo Zani e il Benardelli, i quali secondo me erano i personaggi di maggior rilievo con i quali sono entrato direttamente in contatto. Con altri, quali il Rognoni e il Ballan, ho avuto occasioni solo piu’ limitate di conoscenza. Anzi il Rognoni personalmente non l’ho mai conosciuto.

Adr: gia’ prima della morte di Giancarlo Esposti sapevamo dei suoi rapporti con ambienti istituzionali. Ricordo che mi regalo’ una pistola, una beretta 34 calibro 9 corto, che l’ Esposti asseriva di averla a sua volta ricevuta in dono da un maggiore dei carabinieri. Detta arma non venne repertata fra quelle sequestrate al momento del mio arresto a Pian del Rascino. Inoltre, piu’ tardi, il D’Intino mi disse che Giancarlo Esposti era un confidente dei carabinieri.

Adr: mi risulta che il padre del Fumagalli era partecipe dei disegni del figlio e lo aiutava. Pur restando dietro le quinte, era una persona fidata ed è sicuramente verosimile che potesse custodire armi per conti del figlio.

Adr: lei GI mi chiede se Giancarlo Esposti disponesse di cassette di munizioni di provenienza Nato. Ricordo che l’ Esposti aveva migliaia di munizioni calibro 7,62 per il suo fucile di precisione e che queste erano custodite in cassette metalliche color verde militare che avevamo con noi a Pian del Rascino.

Adr: prendo visione dell’ album fotografico del Ros carabinieri di Bologna contrassegnato dalla dicitura “album destra” e composto attualmente da 192 fotografie. Sono quasi sicuro che la n. 41 effigia il ragazzo bolognese che ho incontrato nella cascina dell’Alessandra assieme ad altre persone. L’ ufficio da atto che si tratta di Naldi Mario Guido. Ora che mi viene rammentato ricordo detto nome come quello di una delle persone che ho incontrato presso l’ Alessandra.

Adr: ho frequentato la cascina dell’Alessandra soltanto prima del viaggio a Bologna con il Manfredi. Dopo detto episodio non ci sono piu’ tornato.

Adr: il Naldi, come ho gia’ detto, l’ho visto piu’ volte durante le udienze di Ordine Nero e una volta nella cascina e mi e’ parso legato allo Zani e sottoposto alla sua influenza.

Adr: il Ringozzi l’ho conosciuto soltanto in carcere e so che era in contatto con lo Zani.

Adr: ho conosciuto il Ferorelli soltanto nel’ 78. Questi era legato al Manfredi ed io a mia volta ero amico del Manfredi. Inoltre entrambi conoscevamo Angelo Angeli. Nel’ 78 il Ferorelli ed il Manfredi erano due personaggi di spicco con una capacita’ trainante rispetto ad altri ed erano orientati verso attivita’ di malavita comune principalmente. Io non mi sentivo al loro livello. Ricordo che nel ‘78, a Milano, il Ferorelli era alla ricerca di armi. Chiese anche ad Angelo Angeli se poteva procurargliene. L’ Angeli giro’ la richiesta a me ed io telefonai al Benardelli, il quale mi diede l’indirizzo di un personaggio di Roma presso il quale mi recai per acquistare uno Sten e un M1 che portai poi personalmente a Milano ove li consegnai all’ Angeli che a sua volta li diede al Ferorelli. Io ne ricavai un utile di circa 400 mila lire ed anche l’ Angeli ha guadagnato qualcosa. Potevo consegnare direttamente dette armi al Ferorelli, ma ritenni di fargliele pervenire tramite l’ Angeli e di far guadagnare perciò anche lui in quanto Angelo Angeli mi procurava del fumo ad un prezzo per me vantaggioso.

Adr: non ricordo nulla in merito al personaggio di Roma che incontrai nei pressi di Castel Sant’ Angelo. Mi porto’ in una casa d’epoca molto signorile con un cortile, poco distante da Castel Sant’ Angelo, situata in una zona elegante. Si trattava di un uomo di qualche anno piu’ anziano di me e che allora portava la barba. Si trattava senz’altro di un camerata.

Lcs ­

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Mauro Ansaldi dichiarazioni 21.04.1983 – seconda parte

A Bologna si occupavano del carcerario il Naldi l’ avvocato Bezicheri nonche’ una ragazza di circa 22 o 23 anni della quale non conoscevo il nome ma che ritengo sia in qualche relazione con l’attivita’ del Naldi in favore dei tossicodipendenti. Voglio far presente che nel giugno ‘83 assieme all’ Adinolfi mi recai a Bologna per consegnare alla madre di De Orazi Luca la somma di lire 20000000 provento di una rapina. Tale somma avrebbe dovuta essere consegnata, a cura della signora De Orazi, all’ avvocato Bezicheri. Lo Zani mi disse che l’ avvocato Bezicheri era responsabile della gestione di tale somma, che era destinata in parte al rimborso delle sue spese processuali ed in parte ad assistenza a detenuti. Cio’ mi venne confermato da Procopio e Belsito che, fra l’ altro, mi diedero una lettera per De Orazi Luca. Lo Zani mi disse che l’ avvocato Bezicheri sapeva perfettamente che tale somma proveniva da una rapina. Rettifico lo Zani mi disse che Bezicheri sapeva che tutti i soldi che riceveva da esso Zani provenivano da attivita’ delittuose di autofinanziamenti.

– Mennucci e’ stato ucciso da Zani su ordine di Tuti. Tale fatto criminoso, cui hanno preso parte Procopio Stefano e Belsito, e’ stato da me diffusamente riferito al pm di Pisa. Era intenzione dello Zani rigenerare la destra depurandola da elementi ed ideologie di tipo stragistico. Lo Zani uccise il Mennucci in ottemperanza di un patto stretto con Tuti nello ambito del disegno dello Zani di far pulizia nella destra. Le e’ noto che il Mennucci aveva favorito la cattura di Tuti in Francia. Quest’ ultimo voleva quindi vendicarsi. In cambio della uccisione del Mennucci lo Zani aveva chiesto a Tuti di uccidere Signorelli, persona ritenuta favorevole alle stragi e della quale si diceva fosse collegata alla “P2” per il tramite di Semerari. Nella strategia dello Zani l’ omicidio di Signorelli avrebbe rappresentato il segno di una rigenerazione della destra attraverso il definitivo ripudio dello stragismo e il ripudio di strategie di tipo golpista.

– Il Signorelli veniva considerato un simbolo di ideologie stragistico – golpiste per opinione diffusa nell’ ambito di TP. Tale e’ anche il mio convincimento, convincimento suffragato dalla circostanza riferitami da Zani che il Signorelli aveva avuto incontri con Delle Chiaie, e attraverso Semerari con Gelli devo aggiungere che “Mrp” attraverso una serie di attentati effettuati con bombe collocate a Roma (che fortunatamente non produssero vittime) stronco’ la crescita di TP allorche’ questo movimento acquistava forza non essendo contaminato da infiltrati o provocatori. Preciso che tutte le notizie relative allo omicidio Mennucci le ho apprese dallo Zani solo dopo che tale fatto si era verificato. Sapevo gia’ da prima invece che lo Zani cercava un accordo con tuti o con gli altri di Quex al fine di realizzare una politica antistragista.

– l’ accordo fra Tuti e lo Zani pote’ realizzarsi grazie allo avvocato Bezicheri il quale riferi’ a Zani che Tuti chiedeva da tempo che venisse ucciso Mennucci. Tutto cio’ mi venne detto da Zani e dalla Cogolli e potra’ esserle confermato dallo Stroppiana.

– Tp e’ un movimento che propugna ideologie di tipo tradizionale, tende all’ istaurazione dello stato organico, propugna l’ unita’ dell’ Europa, ritiene necessario che la destra si allei nella lotta al sistema con la sinistra creando un ponte tra diverse aree di non garantiti. TP, infine, si oppone a qualsiasi strategia di tipo golpista.

– Freda cerco’ di egemonizzare TP attraverso le strutture delle Adel e la costituzione di una comunita’ politica denominata ordine dei ranghi finalizzata alla formazione del militante rivoluzionario (…). Freda si era assegnato il ruolo di priore di tale comunità. Appresi tutto cio’ da Terracciano Carlo il quale venne a trovarmi a Torino poco prima del suo arresto. Il Terracciano si rivolse prima alla libreria di mio cognato e quindi incontro’ me. Terracciano svolgeva un doppio livello di discorso, l’ uno di carattere esclusivamente librario volto a sondare le persone che incontrava e consistente nella proposta di associazione alla Adel, l’ altro di carattere politico organizzativo finalizzato alla cooptazione dall’ ordine dei ranghi delle persone ritenute idonee. Infatti Terracciano a mio cognato propose semplicemente un rapporto per la diffusione libraria. A me, invece, chiese di partecipare all’ ordine dei ranghi. Io rimasi sulle mie e non diedi immediatamente una risposta vincolante. Comunque non ero favorevole all’ iniziativa. Ne parlai con Adinolfi, il quale mi disse che Bonadio era il responsabile nazionale dell’ intera iniziativa sia nella parte legale che in quella occulta. Il Bonadio era insomma l’ uomo di fiducia di Freda.

– Lo Zani odiava Terracciano come pure Freda. Lo Zani criticava Freda per l’ eccessivo distacco che questi ostentava nei confronti delle persone che chiamava a collaborare con se.

– Salvarani Roberto rappresenta ora il capo politico di TP per lo meno per l’ Italia settentrionale. Costui e’ contro la lotta armata, tuttavia ritengo non abbia rinunciato all’ attivita’ nel settore carcerario e sono convinto sia ancora sottoposto alla influenza di Zani. Escludo tuttavia che Salvarani possa condividere le posizioni di Zani sul carcerario e in particolare l’ idea di uccidere Signorelli.

– Ingravallo opera per Tp nell’ambito veneto e si occupa dei problemi di tipo culturale. Mantiene rapporti con Freda.

– Battaglia e’ il responsabile, anzi era responsabile dei Cuib, di Latina. A Latina TP e’ molto forte e dovrebbero esser 40 o 50 aderenti. Fino al momento del mio arresto la Cogolli si recava molto spesso a Latina per gestire direttamente le attivita’ di TP in quella citta’ .

– da ultimo TP riceveva armi dai Nar. Mi consta che Procopio Stefano si fornisse presso un armiere di Milano presso il quale reperiva Smith & Wesson cal 7,65 parabellum mod 59. Tali armi ci pervenivano recanti ancora il numero di matricola. Era nostra cura cancellarlo per mezzo di un trapano. Ritengo che Stroppiana possa fornire qualche notizia ulteriore su questo armiere.

– ho visto Cavallini una sola volta allorche’ lo aiutai a varcare il confine dall’ Italia alla Francia nel marzo o aprile 1982. Con noi c’ era anche Stroppiana. So che cavallini aveva appreso dal Sordi dell’ intendimento dello Zani di uccidere Signorelli. Il Sordi gli aveva altresi’ riferito che lo Zani lo riteneva coinvolto nell’ ambiente di Signorelli e Calore. Da cio’ nacque il risentimento di cavallini nei confronti dello Zani.

– Non ho mai avuto contatti con l’ ambiente di Ordine Nuovo ne’ con il Mrp di Signorelli.

– Sull’ omicidio Mangiameli TP affermava che questi nel tentativo di liberare dal carcere il suo amico fraterno Concutelli aveva preso contatti con molti ambienti della destra e che nel corso di tali contatti era venuto a sapere che Fioravanti Valerio si era compromesso con la P2.

– Uso l’ espressione P2 come metafora di un modo di far politica che apparentemente favorisce movimenti rivoluzionari ma che in realta’ tende al consolidamento del potere economico politico vigente attraverso dei gesti puramente provocatori. E’ opinione diffusa nell’ ambiente di TP che anche Delle Chiaie condivideva tale modo di fare politica.

– la tesi sulle cause dell’ omicidio Mangiameli che ora vi ho chiarito e’ quella ufficiale di TP. Non dispongo di nessun elemento obiettivo idoneo ad avvalorarlo. Faccio presente comunque che mi e’ stata riportata sia da fiore che da Adinolfi, Spedicato, Nistri e Zani. Questi ultimi ritenevano opportuno colpire Giusva Fioravanti per affermare la “giustizia di movimento” .

– non ho mai visto volantini di TP concernenti la morte di Mangiameli. Ne’ mai ho letto l’ intervista resa da spiazzi allo espresso pubblicata nel settembre ‘80.

– Fiore mi riferi’ che Mangiameli era stato contattato dai Servizi Segreti che volevano far di lui un informatore ma che il Mangiameli aveva rifiutato sdegnosamente.

Letto confermato e sottoscritto.­

Mauro Ansaldi dichiarazioni 21.04.1983 – prima parte

Dichiara di voler rendere l’ interrogatorio anche in assenza del difensore.

– I miei rapporti con TP iniziarono attraverso l’Adinolfi, persona che conobbi nell’ agosto 1980 e che ospitai per qualche tempo a casa mia allorche’ era latitante essendo stati emessi nei suoi confronti degli ordini di cattura per la strage di Bologna. Fu l’ Adinolfi a introdurmi in Terza Posizione. Nell’ ottobre ‘80 io aiutai a espatriare clandestinamente facendogli passare il valico di Chabaud (To). Da allora nell’ ambito di TP venni utilizzato per aiutare i latitanti a superare i confini italo francesi. In questo periodo incontrai in Francia l’ Adinolfi, il Fiore e lo Spedicato.
Nell’ottobre ‘81 l’ Adinolfi mi chiese di portare dalla Francia in Italia lo Zani e la Cogolli, cosa che effettivamente feci. I due si fermarono a lungo presso di me a Torino. Lo Zani si disse disponibile alla lotta armata ed a forme di autofinanziamento. Questi appariva autonomo rispetto a Fiore e Adinolfi. Apparteneva al settore operativo di Terza Posizione e, insieme a Nistri, ne era responsabile.
Il Fiore ed Adinolfi, invece erano responsabili del settore politico di TP. A quell’epoca lo Zani appariva diffidente rispetto ai Nar. Dopo essersi trattenuto a Torino, tuttavia si reco’ a Roma e qui, attraverso il Nistri, ebbe contatti con esponenti dei Nar quali Sordi e Belsito. Nel periodo in cui lo Zani si trovava a Roma avvenne una sparatoria tra polizia e il Sordi, il Belsito, l’ Alibrandi e Lai Ciro. In tale circostanza l’ Alibrandi perse la vita, e il Sordi fu ferito ad una mano. Il giorno successivo il Belsito e Ciro Lai ebbero uno scontro a fuoco con i carabinieri, durante il quale il Belsito rimase ferito ad una gamba.

Nistri e Zani avevano convenuto di stabilire con i Nar delle forme di collaborazione che erano state proposte da Nistri e che Zani aveva accettato. Al fine di commettere atti volti all’ autofinanziamento quali rapine sequestri ecc. si giunse ad una unificazione dal punto di vista militare operativo. I Nar fornivano le armi, almeno la maggior parte al settore operativo di TP. Nell’agosto del 1980 la gestione del settore politico di TP venne affidata dal Fiore e dall’ Adinolfi che si erano resi latitanti, al Tomaselli Enrico, il quale cosi’ divenne di fatto il responsabile di tale settore di TP Tomaselli dal punto di vista politico era contrario alla collaborazione con i Nar tuttavia accettava i proventi delle rapine che gli venivano consegnati dal Nistri, pur essendo sicuramente consapevole della provenienza delle somme che gli venivano date e pur sapendo perfettamente con quali persone operasse il Nistri. Fu a questo punto che nacque l’ idea di compiere a Torino il sequestro al fine di autofinanziamento di tale Croce, di professione gioielliere.

A questa impresa criminosa, fallita, partecipai io stesso, assieme a Nistri, Zani, Tomaselli, Procopio Stefano, Zurlo Mario, Bragaglia Pier Luigi, Brugia Riccardo, Petrone Luciano, Cogolli Jeanne. Di tale fatto ho gia’ riferito diffusamente al pm di Torino. Personalmente non ero favorevole al coinvolgimento dei Nar in TP tuttavia dovetti accettare tale situazione che di fatto mi venne imposta dallo Zani. Il 70% dei proventi dello autofinanziamento era destinato ai Nar e al settore operativo di TP, il 30% al settore politico di TP. Tale ultima quota doveva essere consegnata a me e all’ Adinolfi. Nel frattempo anzi nel maggio ‘82, venne deciso una rapina nella quale ho gia’ parlato con il pm di Torino, e venne da me un gruppo di persone dei Nar e di TP. Cio’ dietro sollecitazione di Zani. Preciso che non venne da me bensi’ da Stroppiana Paolo e venni a sapere del loro intento di compiere una rapina solo dopo che il mio piano falli’ a seguito di una sparatoria con un carabiniere mentre qualcuno di loro cercava di rubare una vespa che avrebbe dovuto poi venire utilizzata per consumare una rapina. Mi pregarono di ospitarli a casa mia e io lo feci, da quel momento le mie abitazioni sono state utilizzate come basi logistiche sia per l’ operativo di TP che per i Nar. Prendevo in affitto alloggi custodivo denaro e armi, custodivo strumenti per falsificare documenti ed aiutavo anche esponenti dei Nar a superare la frontiera italo francese. In tali attivita’ erano coadiuvate dallo Stroppiana, a quel tempo lo Zani aveva una casa a Torino. Per tali attivita’ io e lo Stroppiana venimmo considerati a tutti gli effetti componenti del settore operativo e partecipammo in tal veste alla divisione dei proventi.

Nel luglio 82 organizzai una rapina al credito di Torino che dal punto di vista militare venne effettuata sotto la direzione dal Sordi, da me stesso, Stroppiana, Di Cilia, Casellato Franco, Campanini Enrico. Di tale fatto criminoso ho gia’ ampiamente riferito al pm di Torino. Devo far presente che lo Zani era contrario ad effettuare la rapina in quanto riteneva utile mantenere Torino tranquilla il piu’ possibile sia per salvaguardare le basi logistiche e sia perche’ da tale citta’ era agevole l’ espatrio. Dopo la rapina andammo tutti in Francia, quindi io mi recai in Inghilterra con Di Cilia, Casellato e Spedicato. La incontrammo il Fiore il quale voleva rientrare in Italia. Dal momento dell’ inizio della latitanza aveva perso il proprio potere all’ interno di TP ed anzi i Nar erano intenzionati ad ucciderlo sia per vecchi rancori sia perche’ lo accusavamo di essere fuggito nel momento di maggiore difficoltà e di avere mandato delle persone allo sbaraglio per autofinanziamento appropriandosi poi delle somme ottenute.
Incontrai quindi il Sordi a Parigi ed egli si oppose assolutamente ad un rientro in Italia del Fiore. Il 24.06.82 venne arrestato Nistri. Intendevamo liberarlo ed allorche’ nel settembre tornammo in Italia cominciammo a raccogliere notizie e venimmo a sapere da un avvocato del quale non conosco il nome (si tratta del difensore del Nistri stesso e del Tomaselli) che avrebbe dovuto essere trasportato da Spoleto a Rebibbia per un confronto.

– l’ avvocato non e’ persona del nostro ambiente e ritengo che abbia fornito qualche informazione senza sapere che servivano ad organizzare l’ evasione. Nell’ ambito della preparazione di questa evasione il Tomaselli ed il Sordi raccolsero le armi di cui disponevano e che tenevano custodite in un luogo che non so precisare. Io assieme al Sordi rubai una Bmw che avrebbe dovuto servire per l’ evasione. Successivamente alla meta’ di settembre arrestavano il Sordi ed il 3 ottobre anch’ io venni arrestato. Cosi’ si conclude la mia attivita’ nell’ ambito di TP.

– Nel corso di tale attivita’ ho avuto modo di rilevare come TP fosse strutturata in unita’ denominata “Cuib” formata da un numero di persone variabili fra 5 o 10 facenti capo ad un capo zona il quale, assieme ad altri capi zona concorre alla formazione di un organismo intermedio avente fra l’ altro il compito di proporre alla direzione politica ed operativa le persone ritenute idonee all’ inserimento nella struttura o come quadri militari.
La direzione di TP si divide in una direzione politica ed una militare. La struttura militare che non avrebbe mai dovuto venir coinvolta nella struttura politica, tuttavia qualche volta cio’ avveniva per ragioni contingenti. A Bologna non era prevista la costituzione dei “Cuib” in quanto in quella città vi erano persone che si occupavano dei contatti con ambienti carcerari. Bologna dunque doveva rimanere una zona sicura per l’ organizzazione.

– Nel nord Italia operano tutt’ ora numerosi Cuib. A Padova ne esisteva uno composto da 5 persone delle quali non conosco i nomi e del quale facevano parte Di Cilia e Casellato, attualmente detenuti. A Brescia vi sono due capi zona tali Cotelli Paolo e Sagalli Ezio. In questa citta’ operano circa. Altre 15 persone operano a Verona ma fanno riferimento ai capi zona di Brescia. A Treviso TP e’ rappresentata da una associazione o cooperativa libraria formata da persone che non conosco e dalla quale mi parlò il Casellato. L’ associazione fu fondata nel giugno ‘82.

– La direzione politica e’ attualmente rappresentata in Italia da Ingravalle, che e’ responsabile del settore culturale e da Salvarani Roberto. Ne fanno parte altresì i latitanti Fiore, Adinolfi, Spedicato, De Angelis Marcello, Casellato. Ritengo che ne faccia parte nonostante che sia attualmente detenuto anche Casellato Franco. Massimo e Guido Cola, recentemente posti in libertà provvisoria sono responsabili per la zona di Roma. Della direzione operativa facevano parte Di Cilia e Tomaselli attualmente detenuti.

– I rapporti tra “Quex” e TP sono di reciproca influenza. In particolare TP ha diffuso le originarie tesi di Quex cioè si e’ preoccupata del problema del carcerario allineandosi al discorso di Quex. Dall’ ambiente carcerario il militante di TP si aspettava significativi segnali di superamento di ideologie golpiste e stragiste in favore di posizioni movimentiste. Come meglio spiegherò oltre uno dei tali segnali potrebbe consistere nell’ omicidio di Signorelli. Il carcerario ha sempre gravitato su Zani e la Cogolli, il cosiddetto il “fronte delle carceri” di fatto collaborava con loro anche l’ avvocato Bezicheri di Bologna il quale faceva circolare le notizie tra i vari detenuti e portava notizie all’ esterno. Segnalava infine gli spostamenti di tutti i detenuti che venivano evidenziati su un quadro prospettivo tenuto a cura di Mario Guido Naldi. Quest’ultimo aveva il computo di gestire Quex e curare la sua distribuzione. Quex veniva diffuso con le stesse modalita’ del giornale di TP.