Alessandro Danieletti – dichiarazioni 13.12.1993

Preliminarmente il GI chiede al Danieletti se abbia tuttora procedimenti in corso.
Questi risponde: sono stato assolto con sentenza definitiva nel processo per gli attentati in Toscana. Sono stato poi condannato ad un anno e quattro mesi di carcere per detenzione e spaccio di hashish e, dopo aver scontato la pena inflittami sono stato scarcerato circa dieci giorni or sono . Attualmente non ho alcun procedimento in corso. Prendo atto che vengo sentito in merito alle circostanze che ho riferito in data 02.12.93 al GI di Milano dr. Salvini. Confermo le dichiarazioni rese in detta deposizione, come pure confermo le dichiarazioni a lei rese in veste di imputato in procedimento connesso negli interrogatori relativi al procedimento concernente l’attentato al treno Italicus e l’attentato di Silvi Marina.

Adr: ricordo che dovevo venire a Bologna nell’autunno del ‘78. A una cosi’ lunga distanza di tempo francamente non ho presente se dovevo venire assieme al Manfredi ovvero se abbia incontrato casualmente il Manfredi che, come me, si stava recando a Bologna. Il Manfredi era ricercato, mentre io non avevo nulla da temere. Giunti alla stazione di Bologna stavamo percorrendo il sottopassaggio camminando ad una certa distanza uno dall’altro, allorquando delle persone in borghese cercarono di fermare il Manfredi.
Questi esplose un colpo di pistola o forse piu’. Certo e’ che nel sottopassaggio echeggiavano numerosi colpi, non so se esplosi tutti dal Manfredi o alcuni da lui ed altri dal personale che voleva fermarlo. Io mi trovavo alle spalle del Manfredi e lo vidi dare un colpo con il braccio alla persona che si accingeva a fermarlo, estrarre una pistola, sparare ed iniziare a correre. Io fuggii nella direzione opposta e trascorsi quella notte a Imola in un motel.

Adr: sapevo che il Manfredi si recava a Bologna per incontrare lo Zani. Ripeto non ricordo se iniziammo il viaggio assieme o ci trovammo per caso. Il Manfredi doveva ritirare a Bologna delle armi che sarebbero servite al Ferorelli.

Adr: ho sentito parlare di un progetto di evasione cui erano destinate quelle armi, ma non saprei riferire nulla di preciso sul punto. Certo e’ che lo scopo principale della mia venuta a Bologna era di incontrare la mia ragazza di allora, tale Germana Sinagra.

Adr: piu’ tardi, la mattina dopo a Imola, compresi che il Manfredi era stato scambiato per un ricercato slavo.

Adr: io sono venuto piu’ volte a Bologna nei mesi che seguirono la mia scarcerazione avvenuta nell’ aprile del 1978. Durante l’ estate di quell’ anno, tuttavia, non venni a Bologna per circa un mese in quanto mi trattenni al mare, a San Benedetto del Tronto, all’ hotel Pierot, che era amministrato dalla madre del Manfredi.

Adr: a Bologna, oltre alla Germana, ho frequentato una tale Alessandra e la Jeanne Cogolli. Effettivamente sono stato alcune volte, credo un paio, nella cascina di detta Alessandra, ove forse ho dormito per una notte. Ricordo che in una occasione, in quella cascina oltre alle tre ragazze che ho gia’ menzionato, c’era il Donati Luca, lo Zani ed altra gente, fra cui un amico di Zani di Bologna, di media statura, tarchiatello che avevo gia’ visto alle udienze del processo per Ordine Nero.

Adr: presso questa cascina non ho mai frequentato ne’ il Ferorelli ne’ il Manfredi.

Adr: in seguito, parlando con Ferorelli e con il Manfredi, che avevo continuato a frequentare a Milano, appresi che lo Zani si era stabilito nella cascina dell’ Alessandra, che era divenuta la sua base.
Certamente lo Zani deteneva delle armi, ritengo nella cascina. Di cio’ doveva essere al corrente l’ Alessandra, in quanto il Ferorelli mi aveva riferito di aver circolato in detto stabile esibendo un mitra.
Mi sembra che cio’ sia accaduto in occasione di uno screzio avuto con Fabrizio. A quell’ epoca l’Alessandra subiva notevolmente l’ascendente dello Zani e considerava la possibilita’ di entrare attivamente nella lotta armata e cio’ anche sulla base dell’ esempio fornitole dalla Cogolli. L’ Alessandra era infatuata del Di Giovanni ma poi le cose fra i due non andarono bene. Comunque l’Alessandra incontrava il Di Giovanni nel corso delle udienze del processo di Ordine Nero e andava con lui a colloquio in carcere. Zani era lanciato a capofitto nell’ attivita’ politica e di cio’ parlava liberamente con la Jeanne Cogolli.

Adr: ribadisco che mi fu fatto cenno ad un progetto di evasione, ma non so chi dovesse essere aiutato ad evadere o perlomeno ora non lo ricordo.

Adr: al tempo del nostro viaggio a Bologna, il Ferorelli era gia’ bene inserito negli ambienti della malavita, come pure il Manfredi. Certo costoro mi hanno parlato del progetto di evasione, come una cosa rocambolesca, non detti molto credito a questo progetto. Ho presente che era previsto l’uso di zattere o qualche cosa del genere e che occorrevano delle armi. Gia’ in anni precedenti avevo sentito favoleggiare di progetti di evasione di tal genere, per cui la cosa non mi tocco’ piu’ di tanto ed ora non so fornire dettagli in ordine a questo progetto.

Adr: successivamente al viaggio a Bologna, incontrai lo Zani a Milano, almeno in una occasione. Ricordo che parlava di progetti di autofinanziamento della propria attivita’ politica. I miei interessi erano gia’ orientati verso il commercio di hashish. Zani per giunta era in procinto di trasferirsi a Roma ed io non ero interessato alle sue iniziative.

Adr: confermo le dichiarazioni da me gia’ fatte in merito all’ attentato al treno Italicus e all’ ipotesi che in detto attentato fosse coinvolto lo Zani. Non ho nulla da aggiungere in proposito. Semmai, con l’andar del tempo i discorsi si sono fatti meno nitidi nella memoria. Sono moralmente convinto che Ferri fosse implicato nella strage di Brescia. Premetto questo per formulare una considerazione sul conto dello Zani. Questi, secondo me, era un esaltato eppur non avendo il carisma di un Benardelli, di un Ferri o di un Esposti, pretendeva di essere al loro livello. Ritengo percio’ possibile che cercasse di emularli nelle loro iniziative terroristiche. Puo’ essere dunque che Zani abbia partecipato all’attentato dell’ Italicus per emulare Ferri.

Adr: non ho mai conosciuto Augusto Cauchi e non dispongo di alcun elemento significativo di sue responsabilita’ nell’attentato dell’ Italicus. Si diceva che fosse un personaggio ambiguo e che fosse legato ai servizi, ma in proposito non posso dire nulla per mia conoscenza diretta.

Adr: circa il Colombo Gianni, ripeto che mi risultava legato con Picone Chiodo e all’avvocato Degli Occhi ed inserito in Avanguardia Nazionale. Il Colombo era un entusiasta ammiratore del col. Spiazzi, ma non so se lo conosceva. Non so fornire alcun elemento circa un eventuale appartenenza del Colombo alla struttura c.d. “Gladio” della quale ho sentito parlare solo a livello giornalistico.

Adr: non ho mai conosciuto Gianni Nardi. Ritengo che le persistenti voci circa la sua permanenza in vita derivano dal fascino a suo tempo esercitato dal personaggio e dalla considerazione della potenza economica della famiglia.

Adr: chiestomi quale fosse secondo il mio punto divista la gerarchia fra i diversi gruppi operanti in quegli anni, ritengo di poter dire che negli anni attorno al 74 non avveniva attentato senza che i milanesi lo sapessero. Naturalmente sono mie opinioni, peraltro fondate sulla conoscenza dell’ambiente.
Per gruppo milanese intendo il Ferri, l’Esposti, lo Zani e il Benardelli, i quali secondo me erano i personaggi di maggior rilievo con i quali sono entrato direttamente in contatto. Con altri, quali il Rognoni e il Ballan, ho avuto occasioni solo piu’ limitate di conoscenza. Anzi il Rognoni personalmente non l’ho mai conosciuto.

Adr: gia’ prima della morte di Giancarlo Esposti sapevamo dei suoi rapporti con ambienti istituzionali. Ricordo che mi regalo’ una pistola, una beretta 34 calibro 9 corto, che l’ Esposti asseriva di averla a sua volta ricevuta in dono da un maggiore dei carabinieri. Detta arma non venne repertata fra quelle sequestrate al momento del mio arresto a Pian del Rascino. Inoltre, piu’ tardi, il D’Intino mi disse che Giancarlo Esposti era un confidente dei carabinieri.

Adr: mi risulta che il padre del Fumagalli era partecipe dei disegni del figlio e lo aiutava. Pur restando dietro le quinte, era una persona fidata ed è sicuramente verosimile che potesse custodire armi per conti del figlio.

Adr: lei GI mi chiede se Giancarlo Esposti disponesse di cassette di munizioni di provenienza Nato. Ricordo che l’ Esposti aveva migliaia di munizioni calibro 7,62 per il suo fucile di precisione e che queste erano custodite in cassette metalliche color verde militare che avevamo con noi a Pian del Rascino.

Adr: prendo visione dell’ album fotografico del Ros carabinieri di Bologna contrassegnato dalla dicitura “album destra” e composto attualmente da 192 fotografie. Sono quasi sicuro che la n. 41 effigia il ragazzo bolognese che ho incontrato nella cascina dell’Alessandra assieme ad altre persone. L’ ufficio da atto che si tratta di Naldi Mario Guido. Ora che mi viene rammentato ricordo detto nome come quello di una delle persone che ho incontrato presso l’ Alessandra.

Adr: ho frequentato la cascina dell’Alessandra soltanto prima del viaggio a Bologna con il Manfredi. Dopo detto episodio non ci sono piu’ tornato.

Adr: il Naldi, come ho gia’ detto, l’ho visto piu’ volte durante le udienze di Ordine Nero e una volta nella cascina e mi e’ parso legato allo Zani e sottoposto alla sua influenza.

Adr: il Ringozzi l’ho conosciuto soltanto in carcere e so che era in contatto con lo Zani.

Adr: ho conosciuto il Ferorelli soltanto nel’ 78. Questi era legato al Manfredi ed io a mia volta ero amico del Manfredi. Inoltre entrambi conoscevamo Angelo Angeli. Nel’ 78 il Ferorelli ed il Manfredi erano due personaggi di spicco con una capacita’ trainante rispetto ad altri ed erano orientati verso attivita’ di malavita comune principalmente. Io non mi sentivo al loro livello. Ricordo che nel ‘78, a Milano, il Ferorelli era alla ricerca di armi. Chiese anche ad Angelo Angeli se poteva procurargliene. L’ Angeli giro’ la richiesta a me ed io telefonai al Benardelli, il quale mi diede l’indirizzo di un personaggio di Roma presso il quale mi recai per acquistare uno Sten e un M1 che portai poi personalmente a Milano ove li consegnai all’ Angeli che a sua volta li diede al Ferorelli. Io ne ricavai un utile di circa 400 mila lire ed anche l’ Angeli ha guadagnato qualcosa. Potevo consegnare direttamente dette armi al Ferorelli, ma ritenni di fargliele pervenire tramite l’ Angeli e di far guadagnare perciò anche lui in quanto Angelo Angeli mi procurava del fumo ad un prezzo per me vantaggioso.

Adr: non ricordo nulla in merito al personaggio di Roma che incontrai nei pressi di Castel Sant’ Angelo. Mi porto’ in una casa d’epoca molto signorile con un cortile, poco distante da Castel Sant’ Angelo, situata in una zona elegante. Si trattava di un uomo di qualche anno piu’ anziano di me e che allora portava la barba. Si trattava senz’altro di un camerata.

Lcs ­

Valerio Viccei – dichiarazioni 03.10.1985

Adr: con riferimento alla sequenza dei quattro attentati della quale mi parlo’ per la prima volta Esposti Giancarlo, confermo che il colloquio in cui questi mi riferi’ degli attentati suddetti ebbe luogo a Villa Nardi dopo il fallimento dell’ attentato di Silvi e prima del 14.04.74, data in cui ella mi dice cadde la Pasqua di quell’anno. Interrogato sui miei rapporti con l’ Esposti in questo periodo e fino al momento della sua morte preciso che l’ Esposti, sempre antecedente il 14.04.74 aveva formulato una richiesta di esplosivi da cava, detonatori e miccia gialla. Concomitante a tale richiesta fu una telefonata che l’ Esposti fece dal ristorante “Il Pennile” , ove mi ero recato assieme a lui, a quella persona che era solito chiamare “il vecchio”. La telefonata ebbe luogo in occasione di una cena cui parteciparono anche il Marini e Nardi alba. Vidi l’ Esposti altre volte prima della sua morte. Sempre al “Pennile” ebbe luogo un’ altra cena cui parteciparono anche le stesse persone di prima.
Successivamente ancora consegnai al Marini degli orologi di particolare pregio che il Marini avrebbe dovuto a sua volta dare all’ Esposti, il quale infine avrebbe dovuto regalarli ad una persona del suo giro molto influente. Sono quasi certo che l’ Annina dovrebbe ricordare questa circostanza. Tramite il Marini, infine, avevo stabilito un appuntamento con l’ Esposti al Terminillo per ricevere da quest’ ultimo il prezzo pattuito per gli orologi. Questo incontro con l’ Esposti non ebbe luogo perche’ attendeva conferma da lui sulle modalita’ dell’ appuntamento. Comunque avrebbe dovuto verificarsi poco prima della sua morte. Io non so dove in questi giorni si trovasse l’ Esposti, lo sapeva invece il Marini col quale era in contatto.

Adr: all’ epoca in cui l’ Esposti formulo’ la richiesta di esplosivi di cui ho prima parlato questi gia’ disponeva di esplosivo di tipo militare che a suo dire non era confacente alle sue necessita’ e che era provento di un furto avvenuto in un deposito militare svizzero tempo addietro su indicazione di un amico dell’ Esposti cittadino svizzero. A quell’ epoca, inoltre, il Marini disponeva di un deposito personale di esplosivo. Tale deposito si trovava a Castel Frosino (frazione di Ascoli) e valle castellana (comune di Teramo).
In quella localita’ vi e’ una grotta di tufo o meglio una cavita’ naturale aperta in una parete di tufo raggiungibile attraverso un sentiero. Nei pressi della grotta sotto un grosso masso, in una zona sabbiosa, il Marini teneva sepolti dei candelotti di esplosivo da cava di colore rosa recanti una scritta sull’ involucro che erano contenuti in sacchetti di cellophane trasparenti con la scritta “Montecatini”. Si trattava di due tipi di esplosivo, uno gommoso e compatto, l’ altro a scaglie. Questo deposito era nella disponibilità del Marini fino al 1980. Quell’ anno, infatti, mi recai con Marini sul posto per vedere se era ancora tutto in ordine. L’ esplosivo si trovava al suo posto. C’erano anche alcune scatole di munizioni, dei detonatori, alcuni dei quali d’ alluminio ed altri di tipo elettrico c’ erano altresi’ degli spezzoni di miccia, marrone a lenta combustione e gialla alla pentrite.

Adr: sia l’ Ortenzi che l’ Esposti che il Nardi sapevano che il Marini aveva la disponibilita’ di questo esplosivo e sapevamo dove lo custodiva.

Adr: tornando al discorso che mi fece l’ Esposti circa i quattro attentati ricordo che uno era rappresentato dal fallito attentato di Silvi, il secondo avrebbe dovuto venir gestito esclusivamente dai milanesi, mentre per gli altri non vi furono riferimenti specifici.
Il quarto, aggiunse l’ Esposti, avrebbe dovuto venire gestito dagli ascolani. Sia il secondo che il terzo attentato dovevano venire eseguiti nel centro, centro nord dell’ Italia. L’ Esposti mi disse che il primo attentato doveva servire a suscitare panico ed allarme e porre le premesse perche’ i successivi attentati avessero ancora maggiore effetto e risonanza sino a creare le condizioni per un colpo di stato. Il primo, inoltre, doveva servire a sondare le reazioni sia dell’ opinione pubblica che delle forze dell’ ordine. L’Esposti era molto risentito per il fallimento dell’ attentato di Silvi ed e’ questa la ragione per la quale aveva riservato l’ esecuzione del secondo attentato esclusivamente ai milanesi. Solo nel successivo colloquio con l’ Ortenzi del quale ho gia’ fatto cenno nel precedente verbale venne fatto riferimento alla strage di Brescia e alla strage dell’ Italicus.

Adr: con riferimento ai contatti della cellula ascolana col gruppo milanese preciso che la stessa faceva capo a tale gruppo. Dai discorsi che si facevano a villa Nardi appariva evidente che il Ballan ed il Rognoni appartenevano allo stesso gruppo dell’ Esposti essendovi inseriti al medesimo livello di responsabilita’ di questo ultimo. L’ Esposti, da Ascoli, aveva frequenti contatti telefonici coi due. Questi venivano sempre nominati congiuntamente e da quanto mi diceva di loro l’ Esposti risultava che avevano responsabilita’ di tipo organizzativo in ordine all’ intera attivita’ del gruppo.
L’ Esposti si recava frequentemente al nord per avere contatti con loro e verosimilmente con altre persone.

Adr: per quanto e’ di mia conoscenza facevano parte del gruppo milanese ance il D’Intino, il Danieletti, e il Vivirito, persone che non ho mai incontrato ma delle quali mi parlava il Marini e l’Esposti. Nei discorsi dell’ Esposti e del Marini e dell’ Ortenzi si faceva inoltre il nome di Angeli Angelo, anch’ egli milanese, il quale secondo i tre sarebbe venuto piu’ volte in Ascoli ancora all’epoca in cui Nardi aveva la responsabilita’ della cellula ascolana.

Adr: con riferimento al Rognoni devo aggiungere un riferimento fattomi dal Marini. Questi trascorse gran parte della sua latitanza ad Andorra e da qui si recava spesso in spagna dove compì delle azioni contro alcuni militanti dell’ Eta e rapine per autofinanziamento. Fra i suoi contatti spagnoli il Marini indico’ il Concutelli ed il Rognoni. Questi secondo il Marini erano sotto la protezione dei servizi segreti della marina spagnola ed avrebbero potuto proteggermi e darmi una mano nel caso avessi voluto anch’ io riparare in Spagna.

Adr: dell’ organizzazione in cui era inserita la cellula ascolana faceva parte altresi’ quel Benardelli di Lanciano a cui nel precedente verbale ho fatto un breve cenno. Questi in realta’ era inserito nel gruppo ad un livello di responsabilità analogo a quello dell’ Esposti, del Ballan e del Rognoni. Il Benardelli, inoltre era in contatto con un certo capitano D’Ovidio, anch’ egli abruzzese, che era considerato un sicuro riferimento per il gruppo e che a quell’ epoca prestava servizio a Roma o comunque nel Lazio. Tutto cio’ l’ ho appreso nel corso di conversazioni a casa Nardi cui partecipavano altresi’ il Crespi, l’ Annina e Nardi alba oltre naturalmente all’ Ortenzi ed al Marini.
Voglio a questo punto precisare che il Marini e l’ Ortenzi si frequentavano e svolgevano assieme attivita’ politica sebbene che trai due non corresse buon sangue in quanto entrambi ambivano a fidanzarsi con Nardi Alba. Notizie circa i movimenti di vetture, di persone e di armi che si verificavano nella villa di Nardi, potranno essere fornite anche dai custodi, anzi da una donna che fungeva da custode ed aveva l’ abitazione attigua alla villa.

Adr: tornando alla cellula ascolana ricordo che di questa facevano parte oltre al Marini e Ortenzi il Valentini, il quale pero’ si defilo’ verso la fine del 1972. Il Merlini paolo fece parte del gruppo con mansioni di scarso rilievo, fino alla data in cui Nardi si diede alla latitanza. Voglio precisare che il Merlini non aveva alcuna cognizione in fatto di politica ed in pratica collaborava col Nardi soltanto per la retribuzione che da questi riceveva.
Aggiungo che anche la convivente o l’ amica di questo Merlini, tale Franca, ha soggiornato a casa Nardi. La villa del Nardi era frequentata inoltre da Vecchiotti memo e da sua sorella Margherita che credo abbia avuto una relazione con Nardi. Il Vecchiotti era un personaggio ambiguo ed era considerato collegato al Sid. Nonostante questo era utilizzato dal gruppo per portare a notizie a quelli che venivano considerati i suoi referenti e, al contempo, per ricevere da lui informazioni ed aiuti.
Naturalmente il Vecchiotti non era al corrente di tutte le attivita’ del gruppo. Il Vecchiotti era al corrente dei collegamenti della cellula ascolana ed aveva un rapporto privilegiato col Nardi, tanto e’ vero che i suoi rapporti col gruppo si fecero meno intensi allorche’ inizio’ la latitanza di quest’ ultimo.

Adr: interrogato in ordine a tale Giorgi, ascolano, ricordo di avere conosciuto un Giorgi, attualmente dell’ eta’ di circa 40 anni, attualmente sindaco di Venarotta, il quale non frequentava Villa Nardi e tuttavia poteva conoscere Gianni in quanto questi aveva una residenza anche a Venarotta. E’ notorio in Ascoli che costui era dell’ area politica dell’ estrema destra.

Adr: con riferimento a quel “professore Rossi”, di cui ho parlato nel precedente verbale devo aggiungere le seguenti precisazioni: prima della Pasqua del 1974 Esposti era alla ricerca disperata di tutte le armi possibili e anzi aveva trovato una partita di armi, mi sembra a Roma, che non gli era possibile rilevare perché mancavano i soldi. A questo punto dissero che era necessario una telefonata al professore Rossi di Arezzo perché fornisse il denaro per l’ acquisto di queste armi. Non ricordo che si sia parlato di una cifra precisa ma sicuramente era un cifra consistente per l’ epoca nell’ ordine di svariati milioni.
Questa telefonata ci fu ma non davanti a me e una settimana dopo Esposti non aveva piu’ quel problema. A quello che ricordo io alla telefonata ha assistito anzi al discorso di fare la telefonata al Rossi ha assistito la Annina. Non so chi abbia fornito all’ Esposti quella partita di armi, so pero’ che a Roma un contatto del Marini e del Nardi era rappresentato da tale Mondini Fulco, persona che nel precedente verbale ho indicato solo col nome. Questi aveva lavorato nell’ armeria Bonvicini e successivamente nell’ armeria Trident. Incontrai questa persona unitamente al Marini nel gennaio del 1978, nei pressi della sua abitazione romana sita nella zona ove ha lo studio l’ avvocato Moscato. Attorno al 1972 – 1973 aveva consegnato due fucili modello Ten marca High Standard al Nardi, il quale a sua volta doveva darli all’ Esposti. Non so quale fosse l’ origine di questi fucili, attorno ai quali, nell’ ambito del gruppo sorse una qualche questione che ora non riesco a ricordare.

Adr: il Marini si procurava armi a Roma unitamente all’ Ortenzi anche presso un tale Luciano, appartenente ad una famiglia nobile di Roma. Autorizzato dal GI a consultare l’ elenco telefonico di Roma rilevo che quel Luciano si identifica con Lenzi Luciano; la sua utenza telefonica e’ sugli elenchi intestata alla madre Lenzi – Paganini Clotilde, residente in piazza Cavour, Roma.

Adr: ulteriori rapporti la cellula ascolana li aveva con il gruppo umbro – toscano. Di questo facevano parte tale massetti di Perugia, anzi di Appignano (AP) all’ epoca studente a Perugia; Squarti Perla Angelo, anch’ egli ascolano studente a Perugia.
Circa quest’ ultimo ricordo che era proprietario di una villetta su un’ isola del lago Trasimeno e che era stato interessato dal gruppo ascolano per l’ acquisto di armi. Mi pare di ricordare che costui detenesse nella sua villa dei residuati bellici. Del gruppo faceva parte anche tale Duccio di Foligno. Questo Duccio ebbi occasione di incontrarlo nel 1980. A quell’ epoca aveva una Bmw 30 csi. Il Duccio è un individuo alto circa 1.80, di corporatura molto robusta, biondo e oggi dovrebbe avere circa 35 anni. E’ stato studente a Perugia e poi a Teramo. Nel 1980 aveva la disponibilità di una casa in campagna situata in una strada di campagna la quale puo’ essere raggiunta uscendo da una strada di grande scorrimento che probabilmente e’ la Spoleto – Perugia. Nel 1980 Duccio mi disse che in precedenza quella casa era stata messa a disposizione di altri camerati per scopi non leciti. Nel 1980 io andai nella casa di campagna del Duccio lo stesso giorno in cui ci fu l’ incontro di pugilato fra Leonard e Duran e fu quello dove Duran abbandono’.

Adr: del gruppo umbro – toscano facevano parte due fratelli noti picchiatori che godevano di fama di essere tremendi. Si tratta di due persone quasi coetanee attualmente dell’ eta’ di circa 35 anni, di statura alta e di carnagione scura. Si muovevano nell’ ambito dello ambiente universitario di Perugia. A Perugia operava altresi’ un conte, del quale non ricordo il nome, che era un ex paracadutista e che all’ epoca ha posseduto una Range Rover. Ho visto questa persona unitamente al Massetti in occasione di un tentativo o meglio dello studio di un furto che avremmo dovuto eseguire ai danni di una armeria sita nel centro di Perugia. Ortenzi e Marini frequentavano spesso gli ambienti universitari di Perugia e frequentavano altresi’ una persona di Foligno ed una di Spoleto.

Adr: nel precedente verbale non ho menzionato la circostanza che nel 1980, successivamente alla mia dimissione dal carcere di Ascoli, il Marini mi disse finalmente quale fosse il nome di quell’ ufficiale dell’ esercito di stanza nel triveneto di cui si era a suo tempo parlato a Villa Nardi. Si trattava di Spiazzi Amos, come le e’ noto inquisito in vari procedimenti. Questi era considerato dal gruppo ascolano come un consulente in fatto di armamenti ed era ritenuto in grado di reperire armi anche molto particolari che altrimenti sarebbe stato impossibile trovare sul mercato.
Cio’ mi lascia ritenere che l’ elenco di armi rinvenuto in possesso di Esposti a Pian di Rascino sia stato redatto se non altro sulla base di indicazioni fornite da questo Spiazzi. Lo Spiazzi era un punto di riferimento di Esposti e del “vecchio”. L’ Esposti parlando di questioni attinenti al reperimento di armi faceva sovente riferimento o allo Spiazzi ed al Fumagalli indicandoli pero’ non con i loro nomi bensi’ con quei riferimenti che usavo io stesso nel precedente verbale. Ricordo che nei primi mesi del 1974 l’ Esposti era interessato a procurarsi un fucile d’ assalto svizzero marca SIG e che il Marini gli disse che il “vecchio” aveva consigliato di rivolgersi al “loro amico nel Veneto”.

Adr: non so fornire indicazioni utili all’ individuazione di quell’ufficiale dei CC di cui ho gia’ parlato.

Adr: al convegno di Montesilvano del 1971 presero parte numerosi perugini, toscani, ascolani e maceratesi. Fra i perugini ricordo tale Conti Giulio, il gia’ menzionato Duccio, fra gli ascolani ricordo tale Crescenzi Vittorio, amici augusto ed altri ragazzi di scarso rilievo nell’ ambiente. Al convegno parteciparono anche i personaggi italiani piu’ noti come estremisti e picchiatori e fra questi ricordo il Cauchi di Arezzo che godeva di particolare considerazione.

Adr: Merlini Paolo nel 1974 aveva 25 anni e rassomigliava moltissimo a Nardi Gianni tanto da fare a volte il sosia di Nardi. Merlini era l’ autista di Nardi ma gia’ verso la fine del 1973 ed in sostanza quando Nardi ando’ via Merlini prese le distanze da Nardi.

Adr: mi pare nel 1972 ma forse anche nel 1973, nella zona di Ascoli vi fu il reperimento di armi, esplosivi ed ordigni da guerra. Nel gruppo ascolano vi fu una grandissima discussione su chi aveva dato indicazione al procuratore di Ascoli. La voce lambi’ anche lo stesso Nardi all’ epoca detenuto.

Adr: nel 1976 Marini mi dette un recapito telefonico di Arezzo dove ricercarlo e sempre nel 1976 e poi nel 1977 lo incontrai una volta a Cortona, nei pressi del museo archeologico; una volta nei pressi di Anghiari ed una volta in una localita’ che si chiama Pratovecchio o Pontevecchio o qualcosa del genere. Mi pare che in quella zona ci sia un paese che si chiama Stia.

Adr: all’ epoca Ortenzi nella sua casa di campagna aveva attrezzato dei nascondigli per armi ed esplosivi e io so che oltre alla casa di campagna aveva altri nascondigli come ad esempio nella pompa, o meglio nel vano della pompa dell’ autolavaggio situato sotto la abitazione dello zio. Anche di Marini so che aveva dei nascondigli e su tutti questi punti sono pronto ad essere piu’ preciso appena entriamo nel dettaglio.

Adr: nell’ estate del 1974 in una data che mi pare concomitante con una ricorrenza concernente Nardi Alba, il Marini inizio’ la sua latitanza. In quel periodo si teneva in contatto con me telefonandomi presso il negozio di autoricambi di proprieta’ di mio padre. Il Marini aveva necessita’ di denaro. In quel periodo, inoltre, frequentavo Izzo Angelo che aveva bisogno di procurarsi delle armi.
Fu per questo che verso la fine dell’ estate o inizio dell’ autunno combinai un incontro a Lugano fra Izzo e Marini. L’ Izzo ricevette da me una somma di circa 3 milioni, provento di mie attivita’ illecite, che consegno’ al Marini. Il Marini dal conto suo diede all’ Izzo la possibilita’ di acquistare in svizzera due pistole marca SIG, una carabina winchester ed alcune bombe a mano MK2 e MK3. Queste ed altre armi o forse solo altre armi ed una parte di queste vennero poi date dall’ Izzo a Macchi Emanuele e ad Ghira Andrea. Di cio’ ho gia’ riferito al pm di Roma dr Ambrosio.

A questo punto, alle ore 19.45, l’ interrogatorio viene sospeso.

Riprendera’ domani alle ore 10.00

L.c.s. ­

Valerio Viccei – dichiarazioni 10.05.1985

Adr: dopo avere letto nuovamente il verbale di confronto di ieri, ricordo che l’ Esposti aveva menzionato, tra i suoi contatti al di fuori di Ascoli e comunque nei discorsi intercorsi con i suoi amici, cioe’ il Crespi, l’ Annina e gli ascolani, alcune persone.

Ricordo il nome di Angeli Angelo, milanese, del quale si diceva che negli anni tra il 1970 ed il 1973, era stato ad Ascoli piu’ di una volta. Ricordo poi ce il Crespi o la ragazza, agli inizi del 1974, chiesero all’ Esposti se questi aveva preso contatto telefonico con un certo “professore Rossi” in Arezzo o di Arezzo. Ricordo poi il nome di tale Vinicio che andava spesso a caccia con il Nardi e che dovrebbe essere originario della provincia di Ascoli; ricordo un certo “Fulco” di Roma, in contatto con Nardi e con gli ascolani, poi accusato di qualche scorrettezza verso di loro. Ricorreva poi nei loro discorsi il nome di “Momo”, un meridionale; potrebbe anche chiamarsi “Memo”. Quanto al “Rossi di Arezzo”, ricordo che il suo nome venne fuori all’ interno di una questione di carattere economico o meglio di una questione di danaro. Mi riservo di approfondire i miei ricordi sui rapporti dell’ Esposti e del Nardi.

Voglio aggiungere che, tra le armi rinvenute a Pian del Rascino, dovrebbe esservi una “Beretta modello 34” calibro 9 corto, con la canna filettata alla quale e’ stato applicato un silenziatore in acciaio (e non il solito silenziatore in alluminio). Preciso che il silenziatore in questione era di natura artigianale ed originariamente previsto e costruito per essere applicato ad una “Pistole – machine” mp40; di conseguenza l’ adattamento del medesimo silenziatore alla summenzionata “Beretta” ha implicato una apposita modifica alla canna, nel senso che la filettatura risultasse identica a quella di tutti gli mp40 in circolazione.
Elenco ora le armi che ho visto in possesso di Esposti Giancarlo a vario titolo ed in diverse circostanze:

-Un fucile d’ assalto Fal fn 308 munito di bipiede;

-Una pistola mitragliatrice americana calibro 9 modello M3 A1;

-Un fucile “Mauser” calibro 308, che era stato privato della brunitura originale per poi essere completamente revisionato e nuovamente brunito artigianalmente;

-Una pistola “Browning” hp calibro 9 con guanciole in plastica nera; a proposito di questa arma, l’ Esposti mi disse che gli era stata regalata dal Nardi al momento in cui si rese irreperibile;

-Una pistola “Beretta” silenziata, sopra descritta, calibro 9 corto;

-Una pistola “Radom – vis” di fabbricazione cecoslovacca o polacca, calibro 7.65 parabellum;

-Un fucile mitragliatore “beretta” Mab modello 38 a1, che aveva la peculiarita’ di essere modificato nella impugnatura, nel senso che se ben ricordo, vi era stata applicata la impugnatura di un fucile subacqueo;

-Una pistola mitragliatrice di fattura artigianale, gia’ descritta e che, se mostratami, sarei in grado di riconoscere;

-Alcune bombe a mano SRCM (l’ Esposti ne portava con se’ sempre due bombe a mano) e l’ involucro le cui caratteristiche lasciavano chiaramente presupporre che contenesse un fucile di precisione con gia’ innestato il cannocchiale;

-Una certa quantita’ di esplosivo, circa 20 chili, probabilmente trafugata da cave; dovrebbe trattarsi di un composto di cheddite o gelignite, sicuramente sotto forma di candelotti, corredata di inneschi e di vari tipi di micce;

-Un cannocchiale “Zeiss” impermeabile in plastica verde, in dotazione agli alti ufficiali di marina statunitense; il cannocchiale aveva la caratteristica di esse dotato di reticoli militari;

Si da’ atto che su autorizzazione del GI l’ elenco di armi di cui sopra e’ stato dettato direttamente a verbale dal Viccei.

Adr: per collocare i miei rapporti con l’ Esposti voglio far presente che questi erano in essere allorche’ insieme a lui e ad altra persona commisi un furo in Ascoli Piceno. Mi riservo di riferire in ordine alle circostanze di tale furto che comunque risale alla fine del 1973 inizio 1974.

L.c.s. ­