Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – quinta parte

Il Presidente: questo rapporto chi glielo ha riferito?

Izzo: Valerio diciamo, come fonte principale.

Il Presidente: cioe’ Valerio le parlo’ proprio di avere lui dei rapporti con ambienti massonici…

Izzo: si’, pero’ me li spiego’ diversamente da come diceva Terza Posizione, che lui era uno zozzone… e lui mi diceva che, siccome questo era un gruppo di potere esistente e chiunque volesse fare politica rivoluzionaria doveva fare i conti … Uno non puo’ fare finta di vivere in un altro mondo, cioe’ in un mondo in cui queste cose non ci sono. Lui diceva proprio cosi’: “non si puo’ fare la frittata senza rompere le uova”.
Il Presidente: queste sono parole di Valerio.

Izzo: si’.

Il Presidente: e diceva questo per giustificare i suoi rapporti…

Izzo: si’, per giustificare dei suoi rapporti con ambienti della massoneria.

Il Presidente: che funzione aveva mangiameli specificamente in questi rapporti?

Izzo: quello che mi ha detto Valerio era proprio rispetto all’omicidio Mattarella; mi aveva detto che era a conoscenza e manteneva dei rapporti, perche’ praticamente non e’ che abbia fatto l’omicidio direttamente…

Il Presidente interrompe: non vorrei parlare neanche dell’omicidio Mattarella, se non per questi rapporti…

Izzo: ho difficoltà a spiegarglielo allora.

Il Presidente: sono processi per cui si procede avanti ad altre AG e quindi….

Izzo: sono in istruttoria, lo so. Lui a Palermo era sceso su indicazione di gente Romana, cioe’ della Magliana e di ambienti dietro la Magliana; non e’ che ando’ a Palermo perche’ conosceva dei mafiosi, questo lo voglio dire, ma cosi’, per caso. Mangiameli gli aveva tenuto certi contatti rispetto a questa storia, e proprio per questo diceva che una volta eliminato Mangiameli questa storia non sarebbe piu’ venuta fuori. Questo pensava Valerio.

A d.p.r.: Si’, me lo disse esplicitamente come giustificazione dell’omicidio Mangiameli. Ripeto che Valerio mi diede una grande serie di giustificazioni, ogni tanto ne tirava fuori una.

Il Presidente: lei e’ stato a Paliano insieme con Cristiano Fioravanti.

Izzo: certo.

Il Presidente: lei ha riferito in un interrogatorio reso l’8/4/86 al g.i. Zincani, di alcune cose apprese da Cristiano Fioravanti, presente anche la Furiozzi, a proposito della strage. Ricorda di cosa si tratta?

Izzo: certo. Devo addirittura aggiungere una cosa che ho riferito in precedenza ad altra AG, pero’ ho letto sui giornali che forse riguarda anche la strage.

Il Presidente: cosa le disse Cristiano?

Izzo: la prima cosa che mi disse in tempi diversi, fu che il fratello gli aveva detto che la strage era avvenuta poiche’ era crollato il tetto della sala d’aspetto della stazione, senno’ non ci sarebbero stati tanti morti.

Un’altra volta, mi parlo’ della faccenda Ciavardini al processo amato e, in un’altra occasione in cui la Furiozzi non era presente, mi parlo’ della copertura a Ciavardini sia al processo amato che al processo Arnesano, cioe’ mi parlo’ due volte di questa storia.

Il Presidente: chi gliene parlo’, Cristiano?

Izzo: Cristiano. A me sembrava una cosa…. Cioe’ lo sapevano tutti che Cristiano… Anche Cavallini nell’ultimo periodo cercava di avvalorare l’ipotesi che fosse stato vale, lo disse anche a me. Cio’ non toglie che era cosa risaputissima che era Ciavardini a guidare la moto dell’omicidio Amato. Avendo io appreso dai giornali o anche da racconti che mi erano stati fatti, che lui accusava vale, gli dicevo: “Cristiano, com’e’ che accusi vale? A parte che non ti possono credere, ma perche’ lo accusi, se non e’ stato lui?”. Anche perche’ sapevo che tra lui e Ciavardini non c’era un grande rapporto di amicizia, praticamente non lo conosceva. Quando Cristiano e’ uscito dal carcere il 2 agosto, Ciavardini nei giorni immediatamente successivi si era distaccato dal gruppo. In piu’, Ciavardini aveva accusato la Mambro e Valerio dell’omicidio evangelista; tutto sommato non vedevo il motivo per cui coprire Ciavardini.

Izzo prosegue: e lui mi disse che lo faceva perche’ cosi’ voleva Valerio, perche’ Ciavardini lo avrebbe potuto inguaiare rispetto alla strage di Bologna. Non solo, la stessa cosa avvenne con l’omicidio Arnesano per il quale Cristiano non ha mai confessato la partecipazione di Ciavardini. Si tratta di una guardia uccisa praticamente sotto le finestre di casa Ciavardini; Ciavardini mi racconto’ personalmente che aveva visto dalla finestra l’omicidio, del quale mi diede tanti particolari; ad esempio mi disse che Valerio aveva tirato fuori la pistola da una cartelletta, di quelle che si usano per i documenti, che mentre sparava sorrideva, ecc… Per cui sono piu’ che sicuro che fosse presente, diciamo dalla finestra, a guardare a questo omicidio. E allora gli chiesi perche’ lo copriva per l’omicidio Arnesano; lui mi ripete’ nuovamente il discorso per cui, sia per amato che per Arnesano, glielo aveva chiesto Valerio con questo tipo di motivazione. Volevo dire un’altra cosa. Alcuni mesi fa, prima che uscisse questa notizia sui giornali, ho verbalizzato che Cristiano si preoccupo’ di far scappare, nel momento in cui la Digos gli stava arrivando addosso e servendosi del fatto di essere un pentito, per cui poteva avere qualche informazione in piu’, Pippi Bragaglia; questo e’ spiegabile poiche’ c’e’ grande amicizia tra Cristiano e Pippi Bragaglia.

Izzo prosegue: l’altro nome che mi fece, e allora non capii assolutamente il senso, era quello di Riccardo Brugia che non era grande amico di Cristiano; questo l’ho verbalizzato cinque o sei mesi fa avanti al dott. D’Ambrosio e al dott. Vigna in sede di confronto con Cristiano, intorno all’aprile dello scorso anno.

Il Presidente: cosa sa di Brugia?

Izzo: non so niente. So che non e’ particolarmente amico con Cristiano, so che e’ del loro gruppo… pero’ Cristiano ha accusato tantissimi del loro gruppo, e non capivo perche’ avesse coperto anche Riccardo Brugia. Ora leggendolo sul giornale questa storia di Brugia, mi e’ venuto in mente.

L’avv. Lisi: leggendo che cosa?

Izzo: leggendo che in questo processo era venuto fuori il nome di Brugia, su, mi sembra, su un documento, una cosa del genere… qualcosa letto sul giornale, ora non ricordo precisamente?

L’avv. Lisi: possiamo sapere che documento?

Izzo: mi pare di avere letto sul giornale che questo brugia aveva dato il nome a Picciafuoco, un documento di Picciafuoco, non so…. una storia del genere.

Il p.m. Chiede se Izzo abbia conosciuto le seguenti persone: Formisano.

Izzo: si’. E’ lo zio di Emanuele Macchi, un estremista di destra del mio quartiere che conosco da quando eravamo ragazzini e con il quale ho compiuto reati che ho confessato. Questo Formisano era molto legato a Francis Turatello, gli portava addirittura a spasso il figlio eros. In seguito a questo si lego’ anche alla Banda della Magliana. Turatello era stato imputato per gli stessi sequestri per i quali erano stati imputati Danilo Abbruciati, Bergamelli, nel famoso maxi processo di Imposimato ed io ero in sezione con loro a Rebibbia. Turatello strinse una forte amicizia con Danilo Abbruciati, con i Romani diciamo e gli passo’ Formisano come contatto.

Il p.m.: Loria.

Izzo: non ho conosciuto Loria. So che era un pregiudicato Romano assassinato da quelli della Magliana poiche’ spacciava droga senza il loro permesso.

Il p.m.: Ludovighetti.

Izzo: no.

Il p.m.: Balducci.

Izzo: so che Balducci era un usuraio, a Roma era conosciuto da molte persone come tale e legato alla malavita. Non so altro.

L’avv. Baldi: ha avuto modo di sentire parlare degli attentati compiuti nel ’74 e ’75 con la sigla ordine nero?

Izzo: si’. Siccome ero in rapporti abbastanza stretti con Zani, praticamente uno dei capi di ordine nero… Ho poi conosciuto quasi tutti quelli del gruppo milanese che erano tutti carcerati con me, praticamente, quindi ho sentito parlare spesso e volentieri di questa sigla Ordine Nero.

Anche perche’ c’era una storia abbastanza…. La vecchia inimicizia tra Zani e Signorelli risale addirittura ai tempi di Ordine Nero, in quanto Zani accusava Signorelli di essere uno dei capi di Ordine Nero e di averli poi rinnegati, mentre Signorelli invece spargeva la voce che Ordine Nero era un gruppo di provocazione, attribuibile a giri di avanguardia del nord, comunque era il solito gioco delle parti.

Il Presidente: come sa queste cose?

Izzo: erano discussioni tra Zani e Signorelli. Io le ho sapute sicuramente da Tuti, da Bonazzi, da Azzi, da tutte le persone di quell’ambiente, questa era una cosa risaputa che esisteva, cioe’ la lite fra Zani e Signorelli, anche se poi esistevano tanti altri fatti seguenti, risaliva a quello… Signorelli tra l’altro accusava un certo Falica di Bologna di essere la persona che aveva millantato il suo nome. Signorelli si giustificava dicendo che non c’entrava e che era Falica, perche’ Signorelli diceva: “io nel periodo susseguente avevo organizzato il Fulas”, che erano bombe secondo lui mirate, cioe’ Signorelli diceva: “questi sono casini di Beppe Pugliese, io non c’entro niente”. Diciamo che accettava di aver guidato delle organizzazioni di tipo terroristico, pero’ negava di avere avuto a che fare con attentati di tipo indiscriminato, tipo treni e cose del genere.

L’avv. Baldi: Izzo ebbe modo di ricordare, a proposito e a dimostrazione del doppio gioco che rivestiva Signorelli nell’ambiente, anche un episodio in particolare con riferimento a due bombe, o due attentati dinamitardi compiuti in quel periodo, di cui uno mi sembra all’Eur. Ricorda questo particolare?

Izzo: si’, pero’ cadiamo nel solito discorso. Esiste una istruttoria, Signorelli ha un mandato di cattura per il fulas e queste fanno parte delle bombe del Fulas. Se volete posso raccontare quello che so sul fulas, pero’ e’ un’istruttoria…

L’avv. Baldi: a me interessa semplicemente il suo discorso con Signorelli.

Izzo: io difesi Signorelli all’interno dell’ambiente per un certo periodo, dopo esserci incontrati nel ’79 con Azzi, ecc… Questi mi raccontarono che Signorelli era implicato fino al collo nelle bombe e che buttava su Zani e sugli altri le colpe, quando poi era lui che li aveva organizzati, ecc. Quando incontrai Signorelli avevo un po’ il sangue agli occhi, perche’ avevo speso una parola in sua difesa… A questo proposito vorrei chiarire e cio’ serve nella valutazione della mia testimonianza, cioe’ voi dovreste riuscire ad entrare nella mentalita’ che esisteva nei bracci speciali in quegli anni; eravamo 500 detenuti e si verificavano 25-26 morti all’anno all’interno dei bracci speciali, cioe’ c’era una atmosfera di grande violenza, proprio per il fatto di essere chiusi e in queste condizioni e con un articolo 90 estremamente duro, ecc..; Ogni voce, ogni chiacchiera, ogni discorso, non era piu’ un “pour parler” diciamo tranquillo, diventava una cosa che non si sapeva come poteva andare a finire, per cui di conseguenza su ogni cosa si arrivava pure… in effetti, per esempio, io presi Signorelli abbastanza di brutto quando lo rividi a Roma, gli chiesi una spiegazione e lui scaricò completamente … Ammise soltanto di aver guidato il Fulas, che erano appunto le bombe dell’Eur, le bombe a casa di Moravia, le bombe giu’ in Sicilia. Disse che non sapeva nulla degli attentati al nord e della Toscana e che gli unici rapporti con quelli di Ordine Nero li aveva Giuseppe Pugliese di Ordine Nuovo e Falica avra’ fatto il mio nome con questi ragazzi, con Zani, ecc… dicendo che ero io. Pero’ Falica ha millantato credito, io non c’ero dietro a queste cose. Questo era piu’ o meno il discorso di Signorelli.

L’avv. Baldi: ha mai sentito parlare di un certo Gaggiano detto “Il Barba”?

Izzo: si’. Era il rappresentate dei libri delle Edizioni di AR a Milano, di Freda, ed era strettamente legato a tutto il gruppo milanese. Freda ultimamente ce l’aveva con lui, perche’ diceva che non gli aveva pagato una partita di libri…

L’avv. Baldi: e’ vero che era costui il contatto tra i gruppi milanesi e quelli veneti di Fachini, Ballan, Cagnoni e Rognoni?

Izzo: si’. Fachini e Ballan erano in continuo e stretto contatto per cio’ che mi dicevano Freda e gli altri, Concutelli per esempio. Riguardo al gruppo milanese, le due cose piu’ eclatanti che possono dimostrare questo contatto sono il tentativo di depistaggio di Nico Azzi relativo ai timers nella villa di Feltrinelli, il tentativo di attentato da attribuire a sinistra, e soprattutto e questa e’ la cosa piu’ grossa e’ la bomba dell’agente Marino…

Il Presidente invita Izzo a ritornare alla domanda.

L’avv. Baldi: il ruolo del Gaggiano nell’ambito di questi rapporti.

Izzo: il gruppo milanese di cui faceva parte Gaggiano era in stretto rapporto con i veneti, a dimostrazione….

L’avv. Bezicheri interrompe: a questo punto io mo oppongo alla domanda, perche’ Gaggiano non mi pare che sia un soggetto del processo. Quindi io formulo opposizione su qualsiasi domanda…

Il Presidente fa presente che Izzo ha gia’ risposto.

L’avv. Bezicheri chiede che non si tenga conto della risposta e formula opposizione ad ogni futura domanda che riguardi contatti fra gli imputati e personaggi che non sono del processo, perche’ non rientrerebbe in una deontologia processuale….

Il Presidente: il Barba e’ nominato in una delle sue deposizioni.

L’avv. Bezicheri: e’ nominato, ma non esiste, dov’e’ questo Barba? Quindi parliamo di contatti attraverso….? Il p.m. se vuole, ha tutti i mezzi, attraverso la p.g., per identificare persone, se la cosa e’ influente ed interessante; se il p.m. non l’ha fatto e’ segno che non l’ha ritenuto… Non fa parte del processo.

Il Presidente: ha mai conosciuto Smedile Antonio?

Izzo: no, non mi pare. Aspetti, penso di sbagliare. Conosco uno Smedile che ha accoltellato Tuti a Favignana, un pregiudicato catanese, ma non so se…..

Il Presidente: non credo si tratti di quella persona. E’ uno che ha un negozio in Campo dei Fiori a Roma, l’ha mai sentito nominare?

Izzo: no.
L’avv. Baldi: ha sentito parlare di un’arma in possesso di Esposti a pian del Rascino? Se ci puo’ dire cos’era quest’arma e che provenienza aveva.

Izzo: io frequentavo ascolani, in particolare Crocetti, Valerio Viccei, che erano legati al gruppo di Gianni Nardi, un gruppo ascolano: Piergiorgio Marini, Giuseppe Ortenzi, tutte queste persone che erano legate al gruppo di Nardi. Piergiorgio Marini all’epoca era fidanzato con Alba Nardi, sorella di Gianni. Io li frequentavo, tra l’altro io con Viccei avevo rapporti piu’ che buoni, abbiamo anche fatto una rapina insieme a Roma, abbiamo comprato armi insieme, avevo rapporti piu’ che buoni con queste persone e gia’ da fuori mi parlavano di rapporti con milanesi, ecc… Al tempo della morte di Esposti ebbi modi di vedere Viccei, in quei giorni, il quale era incavolato nero per la morte di questo suo grande amico, come lui diceva. Addirittura, potrei anche avere conosciuto Esposti, pero’ non ne sono certo. In occasione di una cena lui mi disse che c’ero anch’io e c’era questo qui, ma sinceramente non me lo ricordo; comunque anche se l’avessi conosciuto non conterebbe niente, perche’ sarebbe stata una cosa che stavamo ad una cena insieme. Comunque, in seguito, anche in carcere volli sapere cose su Esposti, ecc., anche perche’ Concutelli ne parlava piuttosto male; mi disse che era un provocatore e gli attribuiva strane abitudini sessuali, ma siccome era morto, era una cosa tra noi fascisti un po’ difficile, poiche’ di solito i morti vengono portati sugli altari, per cui qualche volta avemmo dei battibecchi. Una volta in presenza di Freda, appunto Freda disse che, anche se aveva fatto degli sbagli nella vita, con la morte che aveva fatto aveva ripulito tutto. Riguardo all’arma di cui mi viene chiesto, ho sentito parlare, sia da Freda che da Concutelli, di un mitra di produzione artigianale, progettato da Amos Spiazzi, che era tra le armi di Pian del Rascino e che poi sarebbe sparito da, ma non so se questa storia sia vera.

L’avv. Baldi: le dissero anche dove era stato fabbricato?

Izzo: si’, mi sembra fosse stato fabbricato in Veneto, ed e’ dello stesso modello delle armi che poi tenteranno di fabbricare in spagna quelli di ordine nuovo nel 1976, sempre disegnato da Spiazzi…

Il Presidente: lei l’ha visto? Chi le disse che era lo stesso modello?

Izzo: non l’ho visto. La notizia l’ho avuta da Concutelli e Freda che mi hanno raccontato la storia di questa arma che era sparita, ecc.; Invece di averlo visto me lo ha detto Viccei, ma in tempi recenti, non al tempo del fatto.

Il Presidente: fu Viccei a dirle che era lo stesso modello?

Izzo: no, me l’hanno detto Concutelli e Freda. Viccei non sapeva nulla di questo; me ne ha parlato a livello di armi, in quanto era appassionato di armi.

Annunci

Alessandro Danieletti – dichiarazioni 13.12.1993

Preliminarmente il GI chiede al Danieletti se abbia tuttora procedimenti in corso.
Questi risponde: sono stato assolto con sentenza definitiva nel processo per gli attentati in Toscana. Sono stato poi condannato ad un anno e quattro mesi di carcere per detenzione e spaccio di hashish e, dopo aver scontato la pena inflittami sono stato scarcerato circa dieci giorni or sono . Attualmente non ho alcun procedimento in corso. Prendo atto che vengo sentito in merito alle circostanze che ho riferito in data 02.12.93 al GI di Milano dr. Salvini. Confermo le dichiarazioni rese in detta deposizione, come pure confermo le dichiarazioni a lei rese in veste di imputato in procedimento connesso negli interrogatori relativi al procedimento concernente l’attentato al treno Italicus e l’attentato di Silvi Marina.

Adr: ricordo che dovevo venire a Bologna nell’autunno del ‘78. A una cosi’ lunga distanza di tempo francamente non ho presente se dovevo venire assieme al Manfredi ovvero se abbia incontrato casualmente il Manfredi che, come me, si stava recando a Bologna. Il Manfredi era ricercato, mentre io non avevo nulla da temere. Giunti alla stazione di Bologna stavamo percorrendo il sottopassaggio camminando ad una certa distanza uno dall’altro, allorquando delle persone in borghese cercarono di fermare il Manfredi.
Questi esplose un colpo di pistola o forse piu’. Certo e’ che nel sottopassaggio echeggiavano numerosi colpi, non so se esplosi tutti dal Manfredi o alcuni da lui ed altri dal personale che voleva fermarlo. Io mi trovavo alle spalle del Manfredi e lo vidi dare un colpo con il braccio alla persona che si accingeva a fermarlo, estrarre una pistola, sparare ed iniziare a correre. Io fuggii nella direzione opposta e trascorsi quella notte a Imola in un motel.

Adr: sapevo che il Manfredi si recava a Bologna per incontrare lo Zani. Ripeto non ricordo se iniziammo il viaggio assieme o ci trovammo per caso. Il Manfredi doveva ritirare a Bologna delle armi che sarebbero servite al Ferorelli.

Adr: ho sentito parlare di un progetto di evasione cui erano destinate quelle armi, ma non saprei riferire nulla di preciso sul punto. Certo e’ che lo scopo principale della mia venuta a Bologna era di incontrare la mia ragazza di allora, tale Germana Sinagra.

Adr: piu’ tardi, la mattina dopo a Imola, compresi che il Manfredi era stato scambiato per un ricercato slavo.

Adr: io sono venuto piu’ volte a Bologna nei mesi che seguirono la mia scarcerazione avvenuta nell’ aprile del 1978. Durante l’ estate di quell’ anno, tuttavia, non venni a Bologna per circa un mese in quanto mi trattenni al mare, a San Benedetto del Tronto, all’ hotel Pierot, che era amministrato dalla madre del Manfredi.

Adr: a Bologna, oltre alla Germana, ho frequentato una tale Alessandra e la Jeanne Cogolli. Effettivamente sono stato alcune volte, credo un paio, nella cascina di detta Alessandra, ove forse ho dormito per una notte. Ricordo che in una occasione, in quella cascina oltre alle tre ragazze che ho gia’ menzionato, c’era il Donati Luca, lo Zani ed altra gente, fra cui un amico di Zani di Bologna, di media statura, tarchiatello che avevo gia’ visto alle udienze del processo per Ordine Nero.

Adr: presso questa cascina non ho mai frequentato ne’ il Ferorelli ne’ il Manfredi.

Adr: in seguito, parlando con Ferorelli e con il Manfredi, che avevo continuato a frequentare a Milano, appresi che lo Zani si era stabilito nella cascina dell’ Alessandra, che era divenuta la sua base.
Certamente lo Zani deteneva delle armi, ritengo nella cascina. Di cio’ doveva essere al corrente l’ Alessandra, in quanto il Ferorelli mi aveva riferito di aver circolato in detto stabile esibendo un mitra.
Mi sembra che cio’ sia accaduto in occasione di uno screzio avuto con Fabrizio. A quell’ epoca l’Alessandra subiva notevolmente l’ascendente dello Zani e considerava la possibilita’ di entrare attivamente nella lotta armata e cio’ anche sulla base dell’ esempio fornitole dalla Cogolli. L’ Alessandra era infatuata del Di Giovanni ma poi le cose fra i due non andarono bene. Comunque l’Alessandra incontrava il Di Giovanni nel corso delle udienze del processo di Ordine Nero e andava con lui a colloquio in carcere. Zani era lanciato a capofitto nell’ attivita’ politica e di cio’ parlava liberamente con la Jeanne Cogolli.

Adr: ribadisco che mi fu fatto cenno ad un progetto di evasione, ma non so chi dovesse essere aiutato ad evadere o perlomeno ora non lo ricordo.

Adr: al tempo del nostro viaggio a Bologna, il Ferorelli era gia’ bene inserito negli ambienti della malavita, come pure il Manfredi. Certo costoro mi hanno parlato del progetto di evasione, come una cosa rocambolesca, non detti molto credito a questo progetto. Ho presente che era previsto l’uso di zattere o qualche cosa del genere e che occorrevano delle armi. Gia’ in anni precedenti avevo sentito favoleggiare di progetti di evasione di tal genere, per cui la cosa non mi tocco’ piu’ di tanto ed ora non so fornire dettagli in ordine a questo progetto.

Adr: successivamente al viaggio a Bologna, incontrai lo Zani a Milano, almeno in una occasione. Ricordo che parlava di progetti di autofinanziamento della propria attivita’ politica. I miei interessi erano gia’ orientati verso il commercio di hashish. Zani per giunta era in procinto di trasferirsi a Roma ed io non ero interessato alle sue iniziative.

Adr: confermo le dichiarazioni da me gia’ fatte in merito all’ attentato al treno Italicus e all’ ipotesi che in detto attentato fosse coinvolto lo Zani. Non ho nulla da aggiungere in proposito. Semmai, con l’andar del tempo i discorsi si sono fatti meno nitidi nella memoria. Sono moralmente convinto che Ferri fosse implicato nella strage di Brescia. Premetto questo per formulare una considerazione sul conto dello Zani. Questi, secondo me, era un esaltato eppur non avendo il carisma di un Benardelli, di un Ferri o di un Esposti, pretendeva di essere al loro livello. Ritengo percio’ possibile che cercasse di emularli nelle loro iniziative terroristiche. Puo’ essere dunque che Zani abbia partecipato all’attentato dell’ Italicus per emulare Ferri.

Adr: non ho mai conosciuto Augusto Cauchi e non dispongo di alcun elemento significativo di sue responsabilita’ nell’attentato dell’ Italicus. Si diceva che fosse un personaggio ambiguo e che fosse legato ai servizi, ma in proposito non posso dire nulla per mia conoscenza diretta.

Adr: circa il Colombo Gianni, ripeto che mi risultava legato con Picone Chiodo e all’avvocato Degli Occhi ed inserito in Avanguardia Nazionale. Il Colombo era un entusiasta ammiratore del col. Spiazzi, ma non so se lo conosceva. Non so fornire alcun elemento circa un eventuale appartenenza del Colombo alla struttura c.d. “Gladio” della quale ho sentito parlare solo a livello giornalistico.

Adr: non ho mai conosciuto Gianni Nardi. Ritengo che le persistenti voci circa la sua permanenza in vita derivano dal fascino a suo tempo esercitato dal personaggio e dalla considerazione della potenza economica della famiglia.

Adr: chiestomi quale fosse secondo il mio punto divista la gerarchia fra i diversi gruppi operanti in quegli anni, ritengo di poter dire che negli anni attorno al 74 non avveniva attentato senza che i milanesi lo sapessero. Naturalmente sono mie opinioni, peraltro fondate sulla conoscenza dell’ambiente.
Per gruppo milanese intendo il Ferri, l’Esposti, lo Zani e il Benardelli, i quali secondo me erano i personaggi di maggior rilievo con i quali sono entrato direttamente in contatto. Con altri, quali il Rognoni e il Ballan, ho avuto occasioni solo piu’ limitate di conoscenza. Anzi il Rognoni personalmente non l’ho mai conosciuto.

Adr: gia’ prima della morte di Giancarlo Esposti sapevamo dei suoi rapporti con ambienti istituzionali. Ricordo che mi regalo’ una pistola, una beretta 34 calibro 9 corto, che l’ Esposti asseriva di averla a sua volta ricevuta in dono da un maggiore dei carabinieri. Detta arma non venne repertata fra quelle sequestrate al momento del mio arresto a Pian del Rascino. Inoltre, piu’ tardi, il D’Intino mi disse che Giancarlo Esposti era un confidente dei carabinieri.

Adr: mi risulta che il padre del Fumagalli era partecipe dei disegni del figlio e lo aiutava. Pur restando dietro le quinte, era una persona fidata ed è sicuramente verosimile che potesse custodire armi per conti del figlio.

Adr: lei GI mi chiede se Giancarlo Esposti disponesse di cassette di munizioni di provenienza Nato. Ricordo che l’ Esposti aveva migliaia di munizioni calibro 7,62 per il suo fucile di precisione e che queste erano custodite in cassette metalliche color verde militare che avevamo con noi a Pian del Rascino.

Adr: prendo visione dell’ album fotografico del Ros carabinieri di Bologna contrassegnato dalla dicitura “album destra” e composto attualmente da 192 fotografie. Sono quasi sicuro che la n. 41 effigia il ragazzo bolognese che ho incontrato nella cascina dell’Alessandra assieme ad altre persone. L’ ufficio da atto che si tratta di Naldi Mario Guido. Ora che mi viene rammentato ricordo detto nome come quello di una delle persone che ho incontrato presso l’ Alessandra.

Adr: ho frequentato la cascina dell’Alessandra soltanto prima del viaggio a Bologna con il Manfredi. Dopo detto episodio non ci sono piu’ tornato.

Adr: il Naldi, come ho gia’ detto, l’ho visto piu’ volte durante le udienze di Ordine Nero e una volta nella cascina e mi e’ parso legato allo Zani e sottoposto alla sua influenza.

Adr: il Ringozzi l’ho conosciuto soltanto in carcere e so che era in contatto con lo Zani.

Adr: ho conosciuto il Ferorelli soltanto nel’ 78. Questi era legato al Manfredi ed io a mia volta ero amico del Manfredi. Inoltre entrambi conoscevamo Angelo Angeli. Nel’ 78 il Ferorelli ed il Manfredi erano due personaggi di spicco con una capacita’ trainante rispetto ad altri ed erano orientati verso attivita’ di malavita comune principalmente. Io non mi sentivo al loro livello. Ricordo che nel ‘78, a Milano, il Ferorelli era alla ricerca di armi. Chiese anche ad Angelo Angeli se poteva procurargliene. L’ Angeli giro’ la richiesta a me ed io telefonai al Benardelli, il quale mi diede l’indirizzo di un personaggio di Roma presso il quale mi recai per acquistare uno Sten e un M1 che portai poi personalmente a Milano ove li consegnai all’ Angeli che a sua volta li diede al Ferorelli. Io ne ricavai un utile di circa 400 mila lire ed anche l’ Angeli ha guadagnato qualcosa. Potevo consegnare direttamente dette armi al Ferorelli, ma ritenni di fargliele pervenire tramite l’ Angeli e di far guadagnare perciò anche lui in quanto Angelo Angeli mi procurava del fumo ad un prezzo per me vantaggioso.

Adr: non ricordo nulla in merito al personaggio di Roma che incontrai nei pressi di Castel Sant’ Angelo. Mi porto’ in una casa d’epoca molto signorile con un cortile, poco distante da Castel Sant’ Angelo, situata in una zona elegante. Si trattava di un uomo di qualche anno piu’ anziano di me e che allora portava la barba. Si trattava senz’altro di un camerata.

Lcs ­

Valerio Viccei – dichiarazioni 03.10.1985

Adr: con riferimento alla sequenza dei quattro attentati della quale mi parlo’ per la prima volta Esposti Giancarlo, confermo che il colloquio in cui questi mi riferi’ degli attentati suddetti ebbe luogo a Villa Nardi dopo il fallimento dell’ attentato di Silvi e prima del 14.04.74, data in cui ella mi dice cadde la Pasqua di quell’anno. Interrogato sui miei rapporti con l’ Esposti in questo periodo e fino al momento della sua morte preciso che l’ Esposti, sempre antecedente il 14.04.74 aveva formulato una richiesta di esplosivi da cava, detonatori e miccia gialla. Concomitante a tale richiesta fu una telefonata che l’ Esposti fece dal ristorante “Il Pennile” , ove mi ero recato assieme a lui, a quella persona che era solito chiamare “il vecchio”. La telefonata ebbe luogo in occasione di una cena cui parteciparono anche il Marini e Nardi alba. Vidi l’ Esposti altre volte prima della sua morte. Sempre al “Pennile” ebbe luogo un’ altra cena cui parteciparono anche le stesse persone di prima.
Successivamente ancora consegnai al Marini degli orologi di particolare pregio che il Marini avrebbe dovuto a sua volta dare all’ Esposti, il quale infine avrebbe dovuto regalarli ad una persona del suo giro molto influente. Sono quasi certo che l’ Annina dovrebbe ricordare questa circostanza. Tramite il Marini, infine, avevo stabilito un appuntamento con l’ Esposti al Terminillo per ricevere da quest’ ultimo il prezzo pattuito per gli orologi. Questo incontro con l’ Esposti non ebbe luogo perche’ attendeva conferma da lui sulle modalita’ dell’ appuntamento. Comunque avrebbe dovuto verificarsi poco prima della sua morte. Io non so dove in questi giorni si trovasse l’ Esposti, lo sapeva invece il Marini col quale era in contatto.

Adr: all’ epoca in cui l’ Esposti formulo’ la richiesta di esplosivi di cui ho prima parlato questi gia’ disponeva di esplosivo di tipo militare che a suo dire non era confacente alle sue necessita’ e che era provento di un furto avvenuto in un deposito militare svizzero tempo addietro su indicazione di un amico dell’ Esposti cittadino svizzero. A quell’ epoca, inoltre, il Marini disponeva di un deposito personale di esplosivo. Tale deposito si trovava a Castel Frosino (frazione di Ascoli) e valle castellana (comune di Teramo).
In quella localita’ vi e’ una grotta di tufo o meglio una cavita’ naturale aperta in una parete di tufo raggiungibile attraverso un sentiero. Nei pressi della grotta sotto un grosso masso, in una zona sabbiosa, il Marini teneva sepolti dei candelotti di esplosivo da cava di colore rosa recanti una scritta sull’ involucro che erano contenuti in sacchetti di cellophane trasparenti con la scritta “Montecatini”. Si trattava di due tipi di esplosivo, uno gommoso e compatto, l’ altro a scaglie. Questo deposito era nella disponibilità del Marini fino al 1980. Quell’ anno, infatti, mi recai con Marini sul posto per vedere se era ancora tutto in ordine. L’ esplosivo si trovava al suo posto. C’erano anche alcune scatole di munizioni, dei detonatori, alcuni dei quali d’ alluminio ed altri di tipo elettrico c’ erano altresi’ degli spezzoni di miccia, marrone a lenta combustione e gialla alla pentrite.

Adr: sia l’ Ortenzi che l’ Esposti che il Nardi sapevano che il Marini aveva la disponibilita’ di questo esplosivo e sapevamo dove lo custodiva.

Adr: tornando al discorso che mi fece l’ Esposti circa i quattro attentati ricordo che uno era rappresentato dal fallito attentato di Silvi, il secondo avrebbe dovuto venir gestito esclusivamente dai milanesi, mentre per gli altri non vi furono riferimenti specifici.
Il quarto, aggiunse l’ Esposti, avrebbe dovuto venire gestito dagli ascolani. Sia il secondo che il terzo attentato dovevano venire eseguiti nel centro, centro nord dell’ Italia. L’ Esposti mi disse che il primo attentato doveva servire a suscitare panico ed allarme e porre le premesse perche’ i successivi attentati avessero ancora maggiore effetto e risonanza sino a creare le condizioni per un colpo di stato. Il primo, inoltre, doveva servire a sondare le reazioni sia dell’ opinione pubblica che delle forze dell’ ordine. L’Esposti era molto risentito per il fallimento dell’ attentato di Silvi ed e’ questa la ragione per la quale aveva riservato l’ esecuzione del secondo attentato esclusivamente ai milanesi. Solo nel successivo colloquio con l’ Ortenzi del quale ho gia’ fatto cenno nel precedente verbale venne fatto riferimento alla strage di Brescia e alla strage dell’ Italicus.

Adr: con riferimento ai contatti della cellula ascolana col gruppo milanese preciso che la stessa faceva capo a tale gruppo. Dai discorsi che si facevano a villa Nardi appariva evidente che il Ballan ed il Rognoni appartenevano allo stesso gruppo dell’ Esposti essendovi inseriti al medesimo livello di responsabilita’ di questo ultimo. L’ Esposti, da Ascoli, aveva frequenti contatti telefonici coi due. Questi venivano sempre nominati congiuntamente e da quanto mi diceva di loro l’ Esposti risultava che avevano responsabilita’ di tipo organizzativo in ordine all’ intera attivita’ del gruppo.
L’ Esposti si recava frequentemente al nord per avere contatti con loro e verosimilmente con altre persone.

Adr: per quanto e’ di mia conoscenza facevano parte del gruppo milanese ance il D’Intino, il Danieletti, e il Vivirito, persone che non ho mai incontrato ma delle quali mi parlava il Marini e l’Esposti. Nei discorsi dell’ Esposti e del Marini e dell’ Ortenzi si faceva inoltre il nome di Angeli Angelo, anch’ egli milanese, il quale secondo i tre sarebbe venuto piu’ volte in Ascoli ancora all’epoca in cui Nardi aveva la responsabilita’ della cellula ascolana.

Adr: con riferimento al Rognoni devo aggiungere un riferimento fattomi dal Marini. Questi trascorse gran parte della sua latitanza ad Andorra e da qui si recava spesso in spagna dove compì delle azioni contro alcuni militanti dell’ Eta e rapine per autofinanziamento. Fra i suoi contatti spagnoli il Marini indico’ il Concutelli ed il Rognoni. Questi secondo il Marini erano sotto la protezione dei servizi segreti della marina spagnola ed avrebbero potuto proteggermi e darmi una mano nel caso avessi voluto anch’ io riparare in Spagna.

Adr: dell’ organizzazione in cui era inserita la cellula ascolana faceva parte altresi’ quel Benardelli di Lanciano a cui nel precedente verbale ho fatto un breve cenno. Questi in realta’ era inserito nel gruppo ad un livello di responsabilità analogo a quello dell’ Esposti, del Ballan e del Rognoni. Il Benardelli, inoltre era in contatto con un certo capitano D’Ovidio, anch’ egli abruzzese, che era considerato un sicuro riferimento per il gruppo e che a quell’ epoca prestava servizio a Roma o comunque nel Lazio. Tutto cio’ l’ ho appreso nel corso di conversazioni a casa Nardi cui partecipavano altresi’ il Crespi, l’ Annina e Nardi alba oltre naturalmente all’ Ortenzi ed al Marini.
Voglio a questo punto precisare che il Marini e l’ Ortenzi si frequentavano e svolgevano assieme attivita’ politica sebbene che trai due non corresse buon sangue in quanto entrambi ambivano a fidanzarsi con Nardi Alba. Notizie circa i movimenti di vetture, di persone e di armi che si verificavano nella villa di Nardi, potranno essere fornite anche dai custodi, anzi da una donna che fungeva da custode ed aveva l’ abitazione attigua alla villa.

Adr: tornando alla cellula ascolana ricordo che di questa facevano parte oltre al Marini e Ortenzi il Valentini, il quale pero’ si defilo’ verso la fine del 1972. Il Merlini paolo fece parte del gruppo con mansioni di scarso rilievo, fino alla data in cui Nardi si diede alla latitanza. Voglio precisare che il Merlini non aveva alcuna cognizione in fatto di politica ed in pratica collaborava col Nardi soltanto per la retribuzione che da questi riceveva.
Aggiungo che anche la convivente o l’ amica di questo Merlini, tale Franca, ha soggiornato a casa Nardi. La villa del Nardi era frequentata inoltre da Vecchiotti memo e da sua sorella Margherita che credo abbia avuto una relazione con Nardi. Il Vecchiotti era un personaggio ambiguo ed era considerato collegato al Sid. Nonostante questo era utilizzato dal gruppo per portare a notizie a quelli che venivano considerati i suoi referenti e, al contempo, per ricevere da lui informazioni ed aiuti.
Naturalmente il Vecchiotti non era al corrente di tutte le attivita’ del gruppo. Il Vecchiotti era al corrente dei collegamenti della cellula ascolana ed aveva un rapporto privilegiato col Nardi, tanto e’ vero che i suoi rapporti col gruppo si fecero meno intensi allorche’ inizio’ la latitanza di quest’ ultimo.

Adr: interrogato in ordine a tale Giorgi, ascolano, ricordo di avere conosciuto un Giorgi, attualmente dell’ eta’ di circa 40 anni, attualmente sindaco di Venarotta, il quale non frequentava Villa Nardi e tuttavia poteva conoscere Gianni in quanto questi aveva una residenza anche a Venarotta. E’ notorio in Ascoli che costui era dell’ area politica dell’ estrema destra.

Adr: con riferimento a quel “professore Rossi”, di cui ho parlato nel precedente verbale devo aggiungere le seguenti precisazioni: prima della Pasqua del 1974 Esposti era alla ricerca disperata di tutte le armi possibili e anzi aveva trovato una partita di armi, mi sembra a Roma, che non gli era possibile rilevare perché mancavano i soldi. A questo punto dissero che era necessario una telefonata al professore Rossi di Arezzo perché fornisse il denaro per l’ acquisto di queste armi. Non ricordo che si sia parlato di una cifra precisa ma sicuramente era un cifra consistente per l’ epoca nell’ ordine di svariati milioni.
Questa telefonata ci fu ma non davanti a me e una settimana dopo Esposti non aveva piu’ quel problema. A quello che ricordo io alla telefonata ha assistito anzi al discorso di fare la telefonata al Rossi ha assistito la Annina. Non so chi abbia fornito all’ Esposti quella partita di armi, so pero’ che a Roma un contatto del Marini e del Nardi era rappresentato da tale Mondini Fulco, persona che nel precedente verbale ho indicato solo col nome. Questi aveva lavorato nell’ armeria Bonvicini e successivamente nell’ armeria Trident. Incontrai questa persona unitamente al Marini nel gennaio del 1978, nei pressi della sua abitazione romana sita nella zona ove ha lo studio l’ avvocato Moscato. Attorno al 1972 – 1973 aveva consegnato due fucili modello Ten marca High Standard al Nardi, il quale a sua volta doveva darli all’ Esposti. Non so quale fosse l’ origine di questi fucili, attorno ai quali, nell’ ambito del gruppo sorse una qualche questione che ora non riesco a ricordare.

Adr: il Marini si procurava armi a Roma unitamente all’ Ortenzi anche presso un tale Luciano, appartenente ad una famiglia nobile di Roma. Autorizzato dal GI a consultare l’ elenco telefonico di Roma rilevo che quel Luciano si identifica con Lenzi Luciano; la sua utenza telefonica e’ sugli elenchi intestata alla madre Lenzi – Paganini Clotilde, residente in piazza Cavour, Roma.

Adr: ulteriori rapporti la cellula ascolana li aveva con il gruppo umbro – toscano. Di questo facevano parte tale massetti di Perugia, anzi di Appignano (AP) all’ epoca studente a Perugia; Squarti Perla Angelo, anch’ egli ascolano studente a Perugia.
Circa quest’ ultimo ricordo che era proprietario di una villetta su un’ isola del lago Trasimeno e che era stato interessato dal gruppo ascolano per l’ acquisto di armi. Mi pare di ricordare che costui detenesse nella sua villa dei residuati bellici. Del gruppo faceva parte anche tale Duccio di Foligno. Questo Duccio ebbi occasione di incontrarlo nel 1980. A quell’ epoca aveva una Bmw 30 csi. Il Duccio è un individuo alto circa 1.80, di corporatura molto robusta, biondo e oggi dovrebbe avere circa 35 anni. E’ stato studente a Perugia e poi a Teramo. Nel 1980 aveva la disponibilità di una casa in campagna situata in una strada di campagna la quale puo’ essere raggiunta uscendo da una strada di grande scorrimento che probabilmente e’ la Spoleto – Perugia. Nel 1980 Duccio mi disse che in precedenza quella casa era stata messa a disposizione di altri camerati per scopi non leciti. Nel 1980 io andai nella casa di campagna del Duccio lo stesso giorno in cui ci fu l’ incontro di pugilato fra Leonard e Duran e fu quello dove Duran abbandono’.

Adr: del gruppo umbro – toscano facevano parte due fratelli noti picchiatori che godevano di fama di essere tremendi. Si tratta di due persone quasi coetanee attualmente dell’ eta’ di circa 35 anni, di statura alta e di carnagione scura. Si muovevano nell’ ambito dello ambiente universitario di Perugia. A Perugia operava altresi’ un conte, del quale non ricordo il nome, che era un ex paracadutista e che all’ epoca ha posseduto una Range Rover. Ho visto questa persona unitamente al Massetti in occasione di un tentativo o meglio dello studio di un furto che avremmo dovuto eseguire ai danni di una armeria sita nel centro di Perugia. Ortenzi e Marini frequentavano spesso gli ambienti universitari di Perugia e frequentavano altresi’ una persona di Foligno ed una di Spoleto.

Adr: nel precedente verbale non ho menzionato la circostanza che nel 1980, successivamente alla mia dimissione dal carcere di Ascoli, il Marini mi disse finalmente quale fosse il nome di quell’ ufficiale dell’ esercito di stanza nel triveneto di cui si era a suo tempo parlato a Villa Nardi. Si trattava di Spiazzi Amos, come le e’ noto inquisito in vari procedimenti. Questi era considerato dal gruppo ascolano come un consulente in fatto di armamenti ed era ritenuto in grado di reperire armi anche molto particolari che altrimenti sarebbe stato impossibile trovare sul mercato.
Cio’ mi lascia ritenere che l’ elenco di armi rinvenuto in possesso di Esposti a Pian di Rascino sia stato redatto se non altro sulla base di indicazioni fornite da questo Spiazzi. Lo Spiazzi era un punto di riferimento di Esposti e del “vecchio”. L’ Esposti parlando di questioni attinenti al reperimento di armi faceva sovente riferimento o allo Spiazzi ed al Fumagalli indicandoli pero’ non con i loro nomi bensi’ con quei riferimenti che usavo io stesso nel precedente verbale. Ricordo che nei primi mesi del 1974 l’ Esposti era interessato a procurarsi un fucile d’ assalto svizzero marca SIG e che il Marini gli disse che il “vecchio” aveva consigliato di rivolgersi al “loro amico nel Veneto”.

Adr: non so fornire indicazioni utili all’ individuazione di quell’ufficiale dei CC di cui ho gia’ parlato.

Adr: al convegno di Montesilvano del 1971 presero parte numerosi perugini, toscani, ascolani e maceratesi. Fra i perugini ricordo tale Conti Giulio, il gia’ menzionato Duccio, fra gli ascolani ricordo tale Crescenzi Vittorio, amici augusto ed altri ragazzi di scarso rilievo nell’ ambiente. Al convegno parteciparono anche i personaggi italiani piu’ noti come estremisti e picchiatori e fra questi ricordo il Cauchi di Arezzo che godeva di particolare considerazione.

Adr: Merlini Paolo nel 1974 aveva 25 anni e rassomigliava moltissimo a Nardi Gianni tanto da fare a volte il sosia di Nardi. Merlini era l’ autista di Nardi ma gia’ verso la fine del 1973 ed in sostanza quando Nardi ando’ via Merlini prese le distanze da Nardi.

Adr: mi pare nel 1972 ma forse anche nel 1973, nella zona di Ascoli vi fu il reperimento di armi, esplosivi ed ordigni da guerra. Nel gruppo ascolano vi fu una grandissima discussione su chi aveva dato indicazione al procuratore di Ascoli. La voce lambi’ anche lo stesso Nardi all’ epoca detenuto.

Adr: nel 1976 Marini mi dette un recapito telefonico di Arezzo dove ricercarlo e sempre nel 1976 e poi nel 1977 lo incontrai una volta a Cortona, nei pressi del museo archeologico; una volta nei pressi di Anghiari ed una volta in una localita’ che si chiama Pratovecchio o Pontevecchio o qualcosa del genere. Mi pare che in quella zona ci sia un paese che si chiama Stia.

Adr: all’ epoca Ortenzi nella sua casa di campagna aveva attrezzato dei nascondigli per armi ed esplosivi e io so che oltre alla casa di campagna aveva altri nascondigli come ad esempio nella pompa, o meglio nel vano della pompa dell’ autolavaggio situato sotto la abitazione dello zio. Anche di Marini so che aveva dei nascondigli e su tutti questi punti sono pronto ad essere piu’ preciso appena entriamo nel dettaglio.

Adr: nell’ estate del 1974 in una data che mi pare concomitante con una ricorrenza concernente Nardi Alba, il Marini inizio’ la sua latitanza. In quel periodo si teneva in contatto con me telefonandomi presso il negozio di autoricambi di proprieta’ di mio padre. Il Marini aveva necessita’ di denaro. In quel periodo, inoltre, frequentavo Izzo Angelo che aveva bisogno di procurarsi delle armi.
Fu per questo che verso la fine dell’ estate o inizio dell’ autunno combinai un incontro a Lugano fra Izzo e Marini. L’ Izzo ricevette da me una somma di circa 3 milioni, provento di mie attivita’ illecite, che consegno’ al Marini. Il Marini dal conto suo diede all’ Izzo la possibilita’ di acquistare in svizzera due pistole marca SIG, una carabina winchester ed alcune bombe a mano MK2 e MK3. Queste ed altre armi o forse solo altre armi ed una parte di queste vennero poi date dall’ Izzo a Macchi Emanuele e ad Ghira Andrea. Di cio’ ho gia’ riferito al pm di Roma dr Ambrosio.

A questo punto, alle ore 19.45, l’ interrogatorio viene sospeso.

Riprendera’ domani alle ore 10.00

L.c.s. ­