“E il loro duce fa la spiegazione – colloquio con Clemente Graziani” – L’Espresso 01.12.1974

Roma. Clemente Graziani, capo riconosciuto di Ordine Nuovo, accetta di parlare: non con i magistrati che l’inseguono con gli ordini di cattura ma con i giornali. Il primo contatto telefonico avviene pochi giorni dopo la strage di Brescia: il cronista ha qualcosa da chiedere al dirigente del gruppo al quale, direttamente o indirettamente, si fa risalire la responsabilità dei più gravi attentati di questi ultimi anni? Certo: sarebbe interessante conoscere i rapporti di ON con la destra parlamentare e con alcuni corpi separati dello Stato, sapere quali stati e quali regimi mantengono rapporti amichevoli e danno rifugio ai latitanti dei gruppi neonazisti… Un anonimo militante di Ordine Nuovo raccoglie al telefono le domande, e dopo alcune settimane fa arrivare al giornale le risposte di Graziani. Eccone i passi principali, un’abile autodifesa, con molte omissioni, qualche sconfessione e la minaccia appena velata di rivelazioni, forse l’inizio di un “jeu de massacre” all’interno della destra eversiva.
D. Perché Rauti e la vecchia direzione del centro studi “Ordine Nuovo” sono rientrati nel MSI?
R. Nel novembre 1969, all’epoca del rientro di Rauti e di altri dirigenti di Ordine Nuovo nel MSI, il lavoro ideologico e dottrinale che da anni il Centro Studi andava elaborando era ormai concluso. Si poneva quindi il problema di tradurre in termini di lotta politica principi, idee, strategie messe a punto partendo da un’analisi critica del fascismo e del nazionalsocialismo. Come è noto, Rauti ed altri esponenti del Centro Studi hanno ritenuto di risolvere il problema entrando o rientrando nel MSI. Io ed altri camerati abbiamo invece deciso (con maggiore coerenza, crediamo) di dar vita ad una formazione politica rivoluzionaria ed extraparlamentare, quale è stato, appunto, il Movimento Politico Ordine Nuovo”.
D. Come valuta il fatto che Rauti sia rientrato nel MSI?
R. A cinque anni di stanza da questo infausto avvenimento credo sia possibile tirare un bilancio sull'”operazione rientro”. Questa operazione poteva avere soltanto una giustificazione: quella relativa alla necessità di effettuare una battaglia ordinovista anche all’interno del partito. Ma questa battaglia ordinovista non è stata affatto combattuta da Rauti e dai suoi seguaci. Ed era fatale che così fosse, era fatale che il partito fagocitasse questi sprovveduti ordinovisti. Questa fine indecorosa noi l’avevamo largamente prevista e i fatti oggi ci dicono che si è trattato di una previsione fin troppo facile. Per queste ed altre considerazioni, dunque, il rientro di Rauti nel MSI non può che essere valutato negativamente. D’altra parte è pur vero che Rauti, a seguito di circostanze straordinarie ed irripetibili, è diventato deputato. E quale deputato aveva la possibilità e il dovere di dare un saggio di come un nazional rivoluzionario può stare in un’assemblea democratica, Farinacci e José Antonio erano modelli da imitare. Questo Rauti non l’ha fatto. Per uno come lui, che ha teorizzato per anni l’abbattimento dello stato borghese, un siffatto atteggiamento è perlomeno singolare.
Per noi, dunque, Rauti è un uomo politico ormai integrato nel sistema e voi democratici dovreste esser lieti di questa sua “borghesizzazione” e dovreste smetterla di attaccarlo. Giacché se per noi è una perdita, per voi è senz’altro un acquisto. Teneteveli cari, lui e il suo capo, Almirante. In una “democrazia corretta” potrebbero entrambi tornarvi utili: sono uomini intelligenti. E lei sa come me quanto sia arduo rintracciare un qualche barlume d’intelligenza presso gli uomini politici italiani!
D. Nell’inverno ’70-71 Rauti fu aggredito e violentemente picchiato. Allora si disse da elementi di sinistra. Ma poi ha preso piede l’ipotesi che i responsabili dell’aggressione siano stati elementi di Ordine Nuovo, dissidenti. Cosa può dirci in proposito?
R. Anche io sono venuto a conoscenza di “voci” che indicavano che indicavano elementi di “Ordine Nuovo” quali responsabili dell’aggressione, voci che potrebbero avere qualche fondamento. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente estraneo all’episodio. Se avessi avuto qualcosa da regolare con Rauti sul piano dello scontro fisico l’avrei regolata personalmente, viso a viso, e non attraverso un mandatario che sguscia, protetto dalle tenebre, da dietro un muro con un martello in mano. Tutto ciò non rientra nel mio stile di comportamento.
D. Resta aperto il capitolo dei rapporti di Ordine Nuovo con determinati settori  delle forze armate e con i servizi di spionaggio. Parliamo degli episodi più noti: nel 1964 il Sifar segnala che Graziani e Rauti sono in Portogallo “per trattare con la PIDE la costituzione dei centri informativi in Roma e in altre città italiane” e “la definizione d’un piano diretto a facilitare l’acquisto di armi in Italia per conto di quel paese)”: nel 1969 si svolge la visita di Rauti e Giannettini (anch’egli militante di ON, oltre che informatore del SID) a Coblenza, nelle installazioni militari tedesche…
R. Il viaggio a Lisbona con Rauti e i presunti contatti con la PIDE non ci sono mai stati. Naturalmente, a questo punto penserete che io voglia a tutti i costi tenere nascosti certi aspetti della mia attività “illegale”. Non è così. Dall’alto dei miei 5 o 6 mandati di cattura non ho più di queste preoccupazioni. Ed è per tali ragioni oggi non ho difficoltà a “confessare” di avere intavolato trattative con fabbriche italiane e straniere per una grossa fornitura di armi dell’OAS, organizzazione di cui ho fatto parte. Probabilmente, è trapelata qualche indiscrezione su questa operazione e da questa indiscrezione può essere nata la favola del mio viaggio a Lisbona con Rauti; persona, peraltro, notoriamente aliena dall’occuparsi di certi aspetti dell’attività rivoluzionaria… Quanto al viaggio di Rauti e Giannettini a Coblenza, si tratta di “normale attività professionale”: insieme con loro, “ci saranno stati a Coblenza altri giornalisti invitati dallo stato maggiore tedesco…”. I rapporti con il servizio segreto? Dei rivoluzionari seri, quali noi crediamo di essere, non amano stringere rapporti con certi ambienti… Lasciamo volentieri queste iniziative agli uomini politici dei partiti borghesi.
D. Da alcuni anni a questa parte si dà come imminente un’iniziativa golpista, il cui scopo finale sarebbe quello di spingere le forze armate ad intervenire, per instaurare un regime autoritario, di stampo gollista. Qual è il ruolo di Ordine Nuovo nella complessa geografia eversiva?
R. E’ effettivamente in atto, in Italia, un’azione eversiva condotta da certi ambienti della destra conservatrice, massonica e patriottarda. La documentazione che stiamo raccogliendo su questa operazione, credetemi, è sconvolgente, e mette a nudo responsabilità di uomini politici dello schieramento democratico, insospettati e insospettabili. Presto faremo pagare a costoro tutto, compreso lo scherzetto di Ordine Nero: un’operazione di bonifica che noi possiamo portare in porto prima e meglio di Santillo. I golpisti? Un ambiente ingenuo e folcloristico, col quale, per nostre necessità informative, abbiamo avuto contatti, restando costernati nel constatarne l’assoluta mancanza di qualsiasi logica politica… Così stando le cose, era inevitabile che questi sempliciotti cadessero prima o poi nelle mani dei “servizi” e venissero strumentalizzati ai fini dell’instaurazione di una dittatura clerico-marxista… Soluzioni tipo golpe, blocco d’ordine, repubblica presidenziale sono considerati dal movimento Ordine Nuovo come eventi controrivoluzionari, vere e proprie autocompensazioni delle contraddizioni in atto nello Stato e nella società democratica e borghese. Ciononostante, noi dobbiamo ancora difenderci, anche sul piano giudiziario, dall’accusa di golpismo e di connivenza con i vari Porta Casucci e Fumagalli…
D. E Ordine Nero, le stragi, i messaggi inviati in tutta Italia con questa firma?
R. Hanno inventato una nuova sigla per poterci addossare fatti criminosi cui siamo totalmente estranei. Di qui la persecuzione e la repressione dirette quasi esclusivamente contro di noi”.
D. Ora che in Portogallo e in Grecia è stata restaurata la democrazia, quali sono i riferimenti geografici e politici di Ordine Nuovo? In quali paesi è più facile la penetrazione del movimento?
R. Direi che la Libia e l’Argentina costituiscono oggi il riferimento geopolitico di cui abbiamo bisogno. La Grecia e il Portogallo, invece, non lo sono mai stati. Circa i paesi dove la penetrazione di Ordine Nuovo è più facile, sono quelli nei quali l’involuzione della società borghese e democratica è in fase avanzata. Per esempio l’Italia e la Francia.

L’attività di depistaggio – sentenza strage di Brescia luglio 2015 – seconda parte

Ma l’azione depistante del S.I.D. si manifesta in termini ancora più eclatanti proprio in sede giudiziaria.

Sentito dal G.L Vino il 29 agosto 1974, il gen. Maletti, infatti, lungi dal riferire le allarmanti notizie fornite da Tritone, nell’ imminenza della strage e subito dopo di essa, su Maggi, sul gruppo ordinovista veneto e sui suoi collegamenti, ha indicato agli inquirenti tutt’ altra pista, consigliando loro di indagare in Valtellina, sugli appartenenti al M.A.R.; pista sicuramente falsa, in quanto il M.A.R. era di fatto non operativo dopo l’arresto del suo capo, Carlo Fumagalli, il 9 maggio 1974.

E di questo il gen. Maletti, collettore di tutte le notizie riservate dei vari Centri di controspionaggio, era ben consapevole. Così come era ben consapevole che le notizie fornite da Tritone erano attendibili, avendo egli stesso accreditato la fonte presso il capo del S.LD., definendola “ottima”. Risulta, in tal modo, evidente che il S.I.D. non ha scelto la via del silenzio per (o solo per) tutelare la propria fonte, ma ha voluto coprire quelli che sapeva essere i reali colpevoli della strage.

Solo leggendo la trascrizione delle dichiarazioni rese dal gen. Maletti alla Corte d’Assise di Brescia – che si ritiene opportuno riportare integralmente nella parte de qua – può, d’altra parte, cogliersi l’impudenza dell’alto militare nel negare l’evidenza e confermare, ancora, a distanza di decenni, l’identico atteggiamento fuorviante e gravemente omissivo tenuto all’epoca dei fatti. Non senza sottolineare che i vuoti di memoria del teste non si giustificano a fronte di due osservazioni: l’una, che le domande rivoltegli non riguardavano fatti marginali, di cui il tempo avrebbe potuto cancellare la memoria, ma una delle stragi più emblematiche degli intrecci di potere sui quali il Servizio, ai cui vertici era collocato Maletti, aveva incentrato la propria attenzione; l’altra, che lo stesso teste mostra di avere memoria precisa di tanti minuziosi particolari di vicende ben meno eclatanti.

Questo il testo della trascrizione dell’ esame dibattimentale del gen. Maletti, svoltosi, in videoconferenza con la città di Pretoria, davanti la Corte bresciana:

“DOMANDA – Poi dopo ne riparleremo. Senta, noi ci occupiamo di Piazza della Loggia, della strage del 28 di maggio. Quindi lei in quel momento era il capo del reparto D da circa tre anni. È un evento che …

RISPOSTA – Sì, mi ricordo l’evento!

DOMANDA – Ci dica tutto quello che ricorda, se vennero prese delle iniziative, se ha ricevuto delle informazioni, poi dopo ritorneremo con alcuni appunti, però è bene che dica da solo prima con la sua memoria che cosa ricorda di quel periodo.

RISPOSTA – Per quanto riguarda l’attività informativa, a parte il fatto che ricordo molto poco dell’ evento della Loggia, a parte l’evento stesso, il reparto D non fece molto, perché non avevamo, sul momento, delle fonti utilizzabili. Inoltre una nostra attività avrebbe probabilmente intralciato l’attività delle forze dell’ordine, Polizia e Carabinieri, che stavano già indagando ed avevano una loro rete di informatori che a noi mancava in particolare a Brescia. Quindi ricordo molto poco di quell’evento – ripeto – per quanto riguarda la attività informativa. Se qualcosa fu scritto dai centri interessati, ripeto, si dovrebbe trovare agli atti.

DOMANDA – lo le chiedo se lei è al corrente che uno dei nostri imputati era una fonte del SID. Maurizio Tramante lei l’ha sentito nominare? La fonte Tritone.

RISPOSTA – No, non ne sono al corrente, faccio ancora presente che le fonti erano note al capo del reparto D solamente con il nome di copertura.

DOMANDA – Come Tritone?

RISPOSTA – Gli elenchi dei nominativi li aveva il reparto D ma erano gestiti, sia i nominativi sia i compensi, sia – ovviamente – l’utilizzazione, dai vari centri. E quindi io non connetto il nome di fonte Tritone con quello del signor Tramonte.

DOMANDA – Questo glielo dico perché vi è un appunto del 7 agosto del 1974, quindi posteriore rispetto alla strage di Piazza della Loggia, vi è un appunto … , non un appunto, un I annotazione, una nota a sua firma su carta intestata del reparto D, in cui lei scrive al capo del servizio, quindi presumibilmente Miceli, e riferisce “capo centro Padova, ha un’ottima fonte, quella che qui viene citata in allegato Tritone, che potrebbe essere bruciata da un intempestiva segnalazione agli organi di Polizia Giudiziaria”. Poi nell’appunto si fa riferimento ad un fatto …

RISPOSTA – Non ricordo questo mio appunto.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – L’appunto è a sua firma e fa chiaro riferimento alla fonte Tritone.

RISPOSTA – Ricordo che io di solito siglavo gli appunti per il capo servizio, ma non mi ricordo questo particolare punto di segnalazione al capo servizio.

DOMANDA – Non si ricorda di questa segnalazione.

RISPOSTA – Neanche la fonte Tritone mi dice niente.

DOMANDA – Cioè in questo momento la fonte Tritone non le dice niente?

RISPOSTA – No, quello che mi ha detto lei, dottore, ma non mi richiama alcun ricordo.

DOMANDA – Senta ma capitava spesso che lei parlasse con il capo servizio di fonti, chiamandole, fornendo dei giudizi, formulando delle ipotesi, o è un fatto abbastanza raro?

RISPOSTA – Era una cosa rara. Ricordo alcuni episodi, ma ben pochi. Fonti …tra l’altro una delle fonti di estrema destra, ma non Tritone”.

Ed ancora, con riguardo alle dichiarazioni rese al G.I. Vino, nell’ agosto 1974:

“DOMANDA – Quindi, generale, lei disse al Giudice di Brescia il 29 agosto: “Per ora le fonti non ci hanno portato ad acquisire elementi di consistenza tale da potere essere forniti alla Autorità Giudiziaria, gli accertamenti sono. in corso”. Le chiedo se può darci una spiegazione, tenendo conto che siamo al 29 agosto del ’74, abbiamo visto in parallelo le informative di Tritone, questa importanza il SID avesse attribuito a quelle informative e con quale attenzione avesse ordinato al centro es. di Padova di comunicare ai Carabinieri quelle notizie, che sicuramente parlavano in qualche modo dell’attentato di Brescia. Qui però si afferma il 29 agosto, quindi in epoca successiva, che in realtà le fonti non avevano dato ancora nessuna indicazione. Se può spiegarci il senso di questa risposta, non è un addebito che le viene mosso, ma le chiedo una spiegazione, se è possibile darla.

RISPOSTA – Non ne ho idea, oggi proprio non ho idea del ragionamento che stava alla base della mia risposta al Giudice di Brescia. Potrebbe darsi che una delle ragioni fosse proprio quella di non rivelare il nome di una fonte, nel caso specifico Tritone, ma a parte questo non so dire quale ragione avessi di non dire niente di interessante al Giudice di Brescia. Per altro ho fatto presente che noi avevamo già informato, o intendevamo informare l’Autorità Giudiziaria tramite il centro di Padova, come è noto. Quindi non era una mancanza di lealtà nei confronti del Giudice, molto probabilmente era il desiderio di coprire la fonte, il cui nome avremmo probabilmente, necessariamente dovuto rivelare quando ancora erano in corso contatti da parte della forte con elementi eversivi.

DOMANDA – Ma è chiaro che la fonte doveva essere tutelata, ma le notizie che la fonte aveva fornito potevano essere svelate, pur tenendo coperta la fonte, così come pure si dice al centro es. di Padova di comunicare all’Arma territoriale i contenuti di quelle informative, ovviamente tenendo coperto il nome del fonte.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Perché c’è un contrasto tra: dite due nomi alla Autorità Giudiziaria, o dite i nomi alla Autorità Giudiziaria, e poi dire al Giudice che non ci sono fonti, non ci sono accertamenti utili al riguardo.

RISPOSTA – Ripeto io adesso non ricordo per quale ragione non abbia dato le informazioni che il Giudice di Brescia si attendeva da me. Ma faccio notare che la Giustizia era comunque stata allentata, attivata dal centro di Padova. Quindi il. ..

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Sì ma lei non ne aveva ricevuto riscontro di tutto ciò. Nel momento in cui il Giudice … ?

RISPOSTA – … senz’altro aveva preso contatto con la Autorità Giudiziaria di Padova, oltre che informare i suoi superiori a Milano e Roma. Non era necessario che io avessi conferma perché quando io davo r ordine di effettuare un’operazione, l’ordine veniva eseguito, a meno che non fosse impossibile. Se avessi ricevuto la comunicazione … (parola incomprensibile) questo poteva anche tardare.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Nel momento in cui ci si trova di fronte a quella Autorità Giudiziaria, alla quale si sono inviati atti o si è data disposizione di inviare atti, come mai non dire alla stessa Autorità Giudiziaria: ma avete ricevuto quegli atti? Vi sono stati inviati quegli atti? Sapete che ci sono delle fonti? Sapete che ci sono degli accertamenti? C’è una contraddizione tra quanto detto al Giudice nell’agosto ed il precedente comportamento.

RISPOSTA – Giudice, non so perché io non lo abbia detto, ad ogni modo sono cose che non ricordo oggi, non so quali motivi mi abbiano indotto a dire a Padova ma non a Brescia. Non posso dire oggi se … quale fosse la logica.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Va bene, andiamo avanti.

DOMANDA – Lei ricorda se venne formulata da parte sua qualche ipotesi in ordine ai responsabili della strage di Brescia, dove dovessero essere collocati, in occasione di quella escussione da parte del Giudice di Brescia?

RISPOSTA – lo non ricordo neanche di essere stato interrogato dal Giudice di Brescia. Mi chiarite voi le idee? Non posso dire cosa abbia detto al Giudice.

DOMANDA – Le leggo quello che disse, generale
(N.d.r.: seguono le opposizioni dei vari difensori, respinte dal Presidente della Corte. Quindi, riprende l’esame del P.M.).

“DOMANDA – Generale, lei disse: “‘Per quanto riguarda la strage di Brescia, dal complesso degli elementi raccolti si potrebbe inquadrare l’attentato in un programma eversivo di matrice di estrema destra”.

RISPOSTA – Mi fa piacere che me l’abbia ricordato.

DOMANDA – Vado avanti a leggere, così poi ci dà una risposta complessiva: “Si potrebbe pensare ad un collegamento con gruppi aventi la base di azione in Valtellina, e quindi ad un collegamento con Fumagalli, che aveva a suo tempo manifestato intenzioni eversive violente e che aveva una sua base in Valtellina”.

RISPOSTA – Ripeto, non ricordo, ad ogni modo …

DOMANDA – “Potrebbe ravvisarsi in via ipotetica anche un collegamento dell’attentato con gli altri gruppi di estrema destra eventualmente legati da rapporti a gruppi stranieri. Si tratta però pur sempre di ipotesi”. La domanda è intanto se ricorda di avere detto queste cose, ma immagino di no, sono passati troppi anni. Da parte mia c’è il tentativo di capire perché venga formulata un’ipotesi in direzione di Fumagalli, a fronte di notizie che indicano i nomi di Romani, di Maggi, di Rauti … “

(N.d.r.: seguono opposizioni da parte della Difesa, respinte dal Presidente)

“INTERVENTO DEL PRESIDENTE – È tornato il collegamento. Le domande sono due: dato che aveva formulato un’ipotesi con riferimento al gruppo della Valtellina di Fumagalli, quali elementi aveva per potere indicare quella pista come ipotesi, ma pur sempre una pista investigativa?

RISPOSTA – Elementi informativi scritti non ne ricordo, ma elementi informativi verbali erano molto probabilmente alla base della mia segnalazione al Giudice di Brescia.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – La seconda domanda è: come mai, dato che invece c’erano informazioni scritte che provenivano dal centro di Padova, di diverso tenore rispetto a Fumagalli, come mai al Giudice non si prospettò questa ulteriore informazione?

RISPOSTA – Questo non glielo so dire, proprio non ricordo il corso della conversazione, e se tutto quanto sia stato riferito come io ho detto, oppure sia stato sintetizzato. Ad ogni modo io ho parlato del gruppo Fumagalli probabilmente, ripeto probabilmente, non citando Padova, nel convinzione, come vi ho già detto, che la Magistratura di Padova fosse naturalmente pronta a fornire notizie anche su cose di interesse di Brescia.

DOMANDA – Ricorda chi verbalmente aveva accostato il gruppo Fumagalli alla strage di Brescia?

RISPOSTA – No, non ricordo”.

Non meno significativa delle scelte depistanti del S.I.D., anche a livello territoriale, è la palese falsificazione della data in cui sono state raccolte le informazioni di Tritone riversate nell’ appunto allegato alla nota n. 4873, resa si necessaria per “coprire” il ritardo enorme nella loro comunicazione formale al Reparto D, non certo imputabile alla risibile spiegazione, fatta propria dalla Difesa di Maggi, dell’ assenza per ferie del magg. Bottallo. Falsificazione che lo stesso Felli, nelle sue ultime dichiarazioni, è stato costretto a riconoscere.
Nell’identica direzione va l’incredibile decisione di distruggere gli archivi dei Centri territoriali, ed in particolare quello di Padova, adottata, a dire di Bottallo, intorno al 1984-1985 dall’ammiraglio Martini, all’epoca capo del S.I.S.M.I..
Al riguardo non può non condividersi il rilievo dei difensori delle Parti civili circa l’interesse dei Servizi alla soppressione del materiale informativo contenuto negli archivi alla luce anche delle dichiarazioni rese da Vincenzo Vinciguerra in epoca concomitante o prossima all’ordine di distruzione. Questi, infatti, sentito dal G.l. di Brescia il 6 maggio 1985, aveva indicato i responsabili delle stragi, inclusa quella di Brescia, “nel gruppo di Ordine Nuovo collegato con ambienti di potere ed apparati dello Stato; area che vedeva nella strage lo strumento per creare la punta massima di disordine al fine di ristabilire <l’ordine>” .

Una conferma, in tal senso, si desume anche dall’immotivata decisione del S.l.D. di troncare il rapporto con la fonte “Turco” (alias Gianni Casalini) nonostante questa stesse riferendo notizie assai interessanti sui collegamenti fra il gruppo ordinovista di Venezia-Mestre e le stragi. Non va dimenticato che il ten. col. Del Gaudio – figurante fra gli iscritti alla Loggia P2 (fasc. n. 117 ), nonostante abbia negato di avere accettato l’invito in tal senso rivoltogli da Licio Gelli – è stato condannato a Venezia per falsa testimonianza proprio in relazione alla vicenda “Turco”. Dell’ atteggiamento “protettivo” del S.I. D. nei confronti dell’ estrema destra all’epoca dei fatti è, d’altra parte, traccia negli appunti di Felli. Successivamente alla strage, infatti, Tritone, nell’ appunto allegato alla nota n. 6748 del 4.10.1974, riferisce che Giangastone Romani, prendendo spunto dal “caso Giannettini” e dal recente rapporto del S.I.D. sulle “trame nere”, “ha confidato ad alcuni suoi seguaci che i servizi segreti italiani hanno agito disonestamente, ricattando e tradendo i propri collaboratori. Pur criticando aspramente le ‘spie’, Romani sostiene che esse erano state certamente indotte a collaborare col S.I.D. da certi atteggiamenti di <simpatia> da esso assunti in passato nei confronti dell’estrema destra”.

L’appunto prosegue con la rappresentazione dell’intento dell’ estrema destra di “far pagare” al S.I.D. il suo “voltafaccia” e dell’ elaborazione in corso di un piano ritorsivo, fondato sull’indicazione di piste false, in modo da screditare i Servizi e determinare la rimozione dei vertici del S.I.D. Non meno sintomatica della speciale protezione di cui il gruppo ordinovista facente capo a Maggi godeva anche da parte dei vertici territoriali dell’ Arma dei carabinieri, è l’inerzia tenuta dal Gruppo di Padova, diretto dal ten. Col. Manlio del Gaudio, a fronte di informazioni allarmanti ricevute in tempo reale dal Centro C.s. di Padova, grazie allo stretto rapporto personale intercorrente fra lo stesso Del Gaudio ed il magg. Bottallo, legame di cui danno prova le dichiarazioni del cap. Traverso (all’epoca, vice di Bottallo), del mar. Guerriero (in forza al Nucleo Informativo CC. di Padova) e del dattilografo del Centro C.S. di Padova, Todaro.

II tema è già stato in parte trattato con riferimento all’ appunto del 6 luglio. In questa sede si intende dare spazio alle puntuali osservazioni del P.M. e delle altre Parti appellanti circa l’anomalo comportamento dei vertici territoriali dell’Arma. E’ incontestabile che in tre R.I.S. – rispettivamente del 7 giugno, del 20 luglio e del 3 agosto 1974 – del Gruppo Carabinieri di Padova, sottoscritti dal comandante Del Gaudio ed indirizzati ai superiori gerarchici, siano riversate informazioni rese da Tritone a Felli.

Invero, nel R.I.S. del 7 giugno si fa riferimento:
a) alla costituzione in itinere di una nuova organizzazione, includente “ gli sbandati di Ordine Nuovo” ed avente due facce: “una palese, sotto forma di circoli culturali, l’altra, occulta, strutturata in gruppi ristrettissimi per dare vita ad azioni contro obiettivi scelti di volta in volta”;
b) alle iniziative programmate per Padova, indicate in azioni di volantinaggio, attacchi diffamatori e minacciosi contro il Procuratore Fais ed illustrazione degli scopi politici dell’ organizzazione stessa, ovvero “difendere, anche con la violenza, gli estremisti di destra ingiustamente perseguitati; attaccare le strutture del sistema borghese, del parlamentarismo e del marxismo”.

Elementi, quelli sub a), che si ritrovano nell’ appunto allegato alla nota n.4873 del 8 luglio e, quelli sub b), nell’ appunto allegato alla nota s.n. del 23 maggio. Del pari, nel R.I.S. del 20 luglio sono riportate, quanto alla struttura ed alle modalità operative della neo-formazione (“organico molto ristretto; elementi di media età e di provata fede politica; operare nel terreno dell’azione violenta contro obiettivi scelti di volta in volta”), nonché ai canali di rifornimento delle armi “tramite autotreni TIR provenienti dall’Olanda”, informazioni trasfuse negli appunti allegati alle note n. 4873 e n. 5120 del 16 luglio.

Il R.I.S. del 3 agosto, infine, ricalca le informazioni di Tritone, riportate nell’appunto allegato alla nota n. 5519 del 3 agosto 1974, quanto alla riunione dei vertici ordinovisti, incluso Rauti, prevista a breve a Roma; alla mobilitazione di aderenti alla destra rivoluzionaria in occasione del processo a carico di Franco Freda, a Catanzaro, ed allo spostamento del teatro d’azione dei gruppi rivoluzionari dalle grandi città ai piccoli centri per sfuggire all’ apparato repressivo, maggiormente organizzato nelle prime.

Vero è che – come sottolineano i giudici d’appello di Brescia – i rapporti di Del Gaudio sono tutti successivi alla strage e che, seppure la datazione della nota n. 4873 sia falsa, non si ha prova dell’ acquisizione delle informazioni relative alla riunione di Abano prima del 28 maggio. Ma non è questo il punto. Non si sta qui valutando il coinvolgimento di Del Gaudio, o di altri ufficiali dell’ Arma, nella strage, quanto la rilevanza di una condotta post factum tanto gravemente omissiva da apparire fuorviante, sulle cui ragioni occorre interrogarsi.

Il ten. col. Del Gaudio risulta al corrente delle informazioni di Tramonte sulla riunione di Abano quanto meno dal 7 giugno, nove giorni dopo l’attentato. E, in base alla testimonianza del cap. Traverso, può fondatamente ritenersi che egli abbia preso visione, sia pure non in un unico contesto ove si tenga conto della datazione dei fatti di cui ai punti 7-13, dell’intero contenuto degli appunti da cui aveva tratto le informazioni contenute nei tre R.I.S. menzionati. Il teste Traverso ha, infatti, riferito in dibattimento che, per prassi, al comandante dell’ Arma territoriale era consentito leggere le informative complesse – quali oggettivamente erano, quanto meno, quelle allegate alla nota n. 4873 ed a quella s.n. del 23 maggio – e prendere appunti. Orbene, in quelle informative erano contenute notizie che avrebbero allarmato chiunque, tanto più alla luce del tragico evento verificatosi tre giorni dopo la riunione di Abano e ad una settimana dall’incontro della fonte con lo studente di Ferrara. Ma, quel che più conta, nell’ appunto allegato alla nota n. 4873 – nel quale si faceva esplicita menzione della struttura, delle modalità operative, del programma, della dirigenza, della denominazione, delle vie di approvvigionamento di armi, della sostanziale rivendicazione della strage di Brescia – erano menzionati i nominativi di Maggi, di Romani, di Rauti, di Melioli, Francesconi Sartori, soggetti dal profilo politico ben definito, sui quali era doveroso attivare immediatamente le indagini. Ciò nondimeno, nessun significativo accertamento risulta avviato nella direzione indicata a chiare lettere dalla fonte del S.I.D..
E’, d’altra parte, corretto il rilievo del P.M. secondo cui, se il S.I.D. poteva avere delle remore a “bruciare” la sua fonte, i CC non avevano alcuna ragione di omettere o ritardare accertamenti doverosi, che avrebbero potuto avviare anche di iniziativa, con servizi di appostamento, pedinamenti, perquisizioni o intercettazioni tanto più che, all’epoca, l’attivazione di queste ultime era consentita anche sulla base di notizie provenienti da fonte confidenziale.

Al contrario tutti gli sforzi investigativi si sono concentrati sulle figure di Buzzi e di Angelino Papa – apparentemente reo confesso, ma in realtà vittima di violenze (restrizione carceraria in condizioni degradate ed antiigieniche, soprusi, interrogatori lunghissimi protratti fino a notte inoltrata e lusinghe, promessa di ingenti somme poste a sua disposizione dopo una confessione, tutti strumenti di una pressione psicologica, alla cui violenza non aveva retto la fragile personalità dell’imputato, vero e proprio capro espiatorio – con i risultati che sono noti. Ciò, anche grazie all’impegno del cap. Delfino, la cui definitiva assoluzione non elimina del tutto le ombre che la stessa Corte d’Assise d’Appello di Bresciana colto nel suo comportamento, caratterizzato da “plurimi atti abusivi” e da rapporti non troppo limpidi con “frange estremiste di destra“, da una frenetica e spregiudicata attività investigativa, troppo marcatamente orientata, che ha poi finito per inquinare le risultanze probatorie e che, seppure riferibile all’ iniziativa del giudice Arcai, ha trovato in Delfino un assai solerte conduttore.

Ed il fatto che la Cassazione abbia sancito la correttezza del ragionamento probatorio che ha portato la Corte bresciana ad assolvere Delfino, nulla toglie alla rilevanza delle connotazioni negative che l’attività investigativa dell’ex imputato assume nella ricostruzione dell’ opera di sviamento delle indagini posta in essere da alcuni settori dell’Arma.

Peraltro, la stessa Cassazione non ha ritenuto inverosimile l’ipotesi che Delfino abbia depistato le indagini, orientandole verso Buzzi. La Corte – investita, si sottolinea, del giudizio relativo alla responsabilità di Delfino quale imputato della strage – si è, invero, limitata ad affermare che la circostanza avrebbe comunque “scarso peso probatorio; anche in considerazione del fatto che l’eventuale depistaggio operato dall’ufficiale, in mancanza di ulteriori atti di compartecipazione nel fatto. criminoso, configurerebbe un semplice favoreggiamento che ad oggi sarebbe ampiamente prescritto”.

In conclusione, ritiene la Corte che l’attività di depistaggio attuata dal S.I.D., il silenzio mantenuto da Del Gaudio sulla riunione di Abano e sull’identità dei partecipi, in uno con !’inerzia conseguitane, a fronte di informazioni reputate attendibili che orientavano chiaramente verso la pista veneta ed in particolare verso il gruppo facente capo a Maggi, non siano altrimenti spiegabili se non con la scelta di dare copertura ai responsabili della strage.
Ne deriva che anche tale circostanza assume valenza di indizio grave e preciso, che va nella medesima direzione delle altre risultanze probatorie che supportano l’assunto accusatorio.

“Il mattinale – Cefis e il SID” – L’Espresso 04.08.1974

Roma. E’ un volumetto di 93 pagine con una copertina marrone. La copertina non ha un titolo ma un numero: 37, seguito da una data: 22.9.1972. Sia il numero che la data sono importanti. Il numero, perché tutto lascia pensare che si tratti di un numero progressivo, il che vuol dire che di questi volumetti ne esistono quantomeno altri 36.
La data, perché il destinatario del volumetto è il dottor Eugenio Cefis e all’epoca il dottor Cefis è da oltre un anno al posto di comando della Montedison. Autore, compilatore e mittente del volumetto: il SID.
Contenuto: una serie di notizie riservate che evidentemente gli uffici del servizio segreto raccoglievano e spedivano, con scrupolosa regolarità all’indirizzo di Eugenio Cefis.
Che il presidente della Montedison goda in questo paese di una posizione particolare che gli permette di acquisire giornali a ripetizione con il danaro pubblico e di veder insabbiare tutti i processi che lo riguardano, da quello delle intercettazioni telefoniche (fermo ormai da un anno e mezzo) a quello dei “fondi neri” avocato dalla Commissione inquirente, è cosa nota. I rapporti privilegiati della Montedison con il SID, neanche questi rappresentano tanto un mistero. E’ un ex agente del SID, Massimiliano Gritti, braccio destro di Cefis e presidente della Montefibre ossia d’una delle aziende più importanti del gruppo; sono amici di Cefis sia l’ex capo del SID generale Miceli (allontanato in questi giorni dopo le polemiche sulle “piste nere”) che il generale Maletti, capo dell’ufficio D del servizio.
Ma una cosa è avere rapporti privilegiati con il SID e un’altra è disporre del più importante servizio di sicurezza come di una polizia personale a tempo pieno.
Chi ha autorizzato Cefis a servirsi regolarmente del SID e chi ha autorizzato il SID a servire regolarmente Cefis? Con quali fondi è stata pagata questa prestazione: fondi “neri”, danari degli azionisti, soldi di Stato? Quale norma di legge, quale consuetudine istituzionale, concede che al dottor Cefis possa essere permesso quello che tribunali e commissioni parlamentari non hanno concesso neppure al generale De Lorenzo: il potere di raccogliere dossiers riservati utilizzando un organo di polizia che dovrebbe essere solo al servizio dello Stato?
L’on. Andreotti in questi ultimi tempi è stato molto prodigo di informazioni e di assicurazioni sul conto del SID: potrà forse spiegare ora come tutto ciò sia avvenuto e come sia statoconsentito. NEssuno ne sapeva niente? Ancora peggio.
Il governo ne era al corrente? lo dica, perché i casi sono due: o Cefis è lo Stato e allora bene fa il SID a mettersi alle sue dipendenze e agli altri non resta che prendere atto della novità, oppure Cefis è soltanto, come dovrebbe essere, il presidente di un’azienda semi-pubblica e allora si è reso colpevole di un atto di cui deve rispondere. E con lui ne devono rispondere gli ufficiali del SID che si sono messi alle sue dipendenze infiltrando per suo conto informatori nei partiti, nei giornali e nelle industrie, e tutti coloro che hanno coperto questa strana attività a mezzadria. Perché sarà difficile dimostrare che di questa attività nessuno ne sapeva niente. Quando nell’ufficio del giudice Squillante, in pieno processo Montedison, fu scoperta una radiospia e fu visto nelle vicinanze un pulmino del SID, fu proprio al SID che la magistratura affidò le indagini.
Non è difficile immaginare la doppia fatica degli agenti costretti ad indagare su se stessi e a compilare ogni giorno rapporti in duplice copia: una per il giudice (la Procura) un’altra per l’imputato (la Montedison). Sono giochi che non si fanno senza “compari”.
Ma fermiamoci al volumetto 37. Contiene 85 “informative” che riguardano uomini politici di ogni colore, ambasciatori, vescovi, esponenti del mondo industriale. Segno che gli interessi di Cefis spaziano su un arco molto ampio e che quando lavora per la Montedison il SID è capace di sforzi che in altre occasioni non gli conoscevamo. Abbiamo scelto le più interessanti. Eccole.

On. Giacomo Mancini (PSI)
Prof. Francesco Forte (ENI)
Progetti
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Giacomo Mancini si sta interessando molto della ristrutturazione dell’ENI e della prossima creazione di tre società finanziarie del gruppo, che assumeranno il controllo dei vari settori produttivi dell’ENI. Mancini vorrebbe che almeno una delle presidenze andasse ad un esponente del PSI, ma non sarebbe alieno a sistemare eventualmente il prof. Forte, sostituendolo con un altro socialista.

On. Francesco De Martino (PSI)
Ing. Raffaele Girotti (ENI)
Affermazioni
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Francesco De Martino, parlando con alcuni amici napoletani, ha affermato di sapere che l’ENI, in questo momento, non solo non lo aiuta, ma fa il possibile per ostacolare la sua vittoria al congresso del PSI. De Martino ha detto che alcuni giornalisti, legati all’ENI, sono stati invitati ad attaccarlo. Non sa però se tali direttive provengono dall’ing. Girotti o da qualche altro “ras” del gruppo.

On.Enrico Manca (PSI)
Ing. Raffaele Girotti (ENI)
Promesse per l’Umbria
Fonte della Segreteria del PSI segnala che l’on. Enrico Manca, in una riunione di partito, ha accusato l’ENI di venir meno alle promesse fatte durante la campagna elettorale in Umbria, quando tali promesse servivano per ottenere voti a favore della DC. Manca sostiene che l’ing. Girotti è venuto meno all’impegno di costruire un nuovo stabilimento della Lebole, che dovrebbe compensare la chiusura dello jutificio ed il nuovo stabilimento per la produzione di tubi di plastica. L’ing. Girotti, non solo ha chiuso lo jutificio di Terni, ma ora ha deciso di chiudere anche lo stabilimento di Papigno che dava lavoro a 540 operai. Nulla si sa, ha poi affermato Manca, dei programmi della Terni Chimica, anch’essa passata al gruppo ENI.

On. Danilo De Cocci (DC)
Indagini su finanziamenti ENI
L’on. Danilo De Cocci sta raccogliendo, negli ambienti romani, informazioni riservate sui contatti fra l’ENI e gli esponenti delle varie correnti della DC. Secondo De Cocci, non una ma tutte le correnti democristiane attingono dai fondi dall’ENI, dell’IRI, eccetera. Non si conosce lo scopo per il quale il parlamentare sta effettuando l’indagine.

On. Giacomo Mancini (PSI)
Dr. Vincenzo Ricucci (SOI-ENI)
Finanziamento
Fonte della Segreteria del PSI segnala che il dr. Vincenzo Ricucci, direttore generale della Società Oleodotti Italiana, SOI, (dell’ENI), finanzia a Civitavecchia (in vista della futura raffineria ENI) la corrente nenniana del PSI per l’attuale campagna pre-congressuale. L’on. Mancini ha saputo di tale sovvenzionamento e vorrebbe appurare se esso si inquadra in una iniziativa del Ricucci oppure in quella più ampia di un “interesse diretto” dell’ENI.

On. Eugenio Peggio (PCI)
Presunte operazioni immobiliari (ENI) a Prato
Indagini
Fonte della Segreteria del PCI segnala che la federazione di Firenze è stata invitata dalla commissione economica (on. Eugenio Peggio) di controllare e riferire sulle “manovre immobiliari” dell’ENI nella zona di Prato. Si chiedono i particolari sull’acquisto, da parte dell’ENI, di un terreno di dieci ettari e sulla prossima vendita di un altro terreno su cui attualmente sorge uno stabilimento tessile del gruppo ENI. Si chiedono innanzitutto i particolari finanziari e gli aspetti politici di tali operazioni.

On. Enrico Berlinguer (PCI)
Presunti contatti ENI con “Il Borghese”
Fonte della segreteria del PCI segnala che l’on. Enrico Berlinguer ha dato incarico all’ufficio stampa del partito di esaminare tutti i numeri del settimanale “Il Borghese”, pubblicati dal 1° gennaio 1970 in poi per registrare le note e gli scritti apparsi a favore dell’ENI e di registrare tutta la pubblicità delle aziende ENI e della Montedison apparsa sulle pagine del periodico. Berlinguer ha chiesto che tale relazione fosse pronta per il 15 ottobre prossimo.

On. Francesco De Martino (PSI)
Richieste Montedison
Considerazioni
Fonte della Segreteria del PSI segnala che, in una riunione di partito, l’on. Francesco De Martino si è pronunciato contro l’accoglimento, da parte del governo, delle richieste del dott. Cefis. Secondo De Martino, la Montedison dovrebbe rinunciare ad occuparsi della chimica, lasciando tale campo interamente all’ENI e alle altre aziende che operano bene in tale settore e sono attive.

On. Ugo La Malfa
Rapporto sui problemi della Montedison
Fonte della Segreteria del PRI segnala che il prof. Tiziano Federighi, membro della direzione del partito e funzionario della Montedison, ha preparato un lungo rapporto riservato sui problemi interni della società. La Malfa lo aveva incaricato di occuparsi dei problemi della Montedison, in relazione al programma delle ricerche di tale società.

On. Angelo Nicosia (MSI)
Indagine parlamentare sul CONI
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che l’on. Angelo Nicosia si è incontrato con l’industriale, al quale ha illustrato la strategia che intende svolgere per provocare la nomina di una commissione parlamentare di indagine sul CONI. Nicosia si dice sicuro che usciranno fuori delle cose enormi ed irregolarità che colpiranno più di un esponente politico. Nicosia ha detto: “Per me Giulio Andreotti e Giulio Onesti sono una persona sola”. Ha detto anche che se si vorrà andare a fondo in merito allo scandalo dell’on. Gargano, si dovrebbe parlare della sua attività di quand’era segretario particolare di Giorgio La Morgia, assessore ai Lavori Pubblici di Roma. La Morgia, Gargano ed Andreotti fanno parte dello stesso “clan” romano.

On. Pino Rauti (MSI)
Dr. Bruno Riffeser
Contatti
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che il dott. Bruno Riffeser si è incontrato nei giorni scorsi a Roma con l’on. Pino Rauti. I due hanno discusso lo sviluppo delle indagini giudiziarie nei confronti di Rauti in merito agli attentati della estrema destra e sulle accuse che sono state formulate a Monti, di aver finanziato il movimento estremista di Pino Rauti. I due hanno concordato che quanto prima si sarebbero rivisti, insieme ad alcuni legali, per essere da questi consigliati.

On. Francesco De Martino (PSI)
Ing. Nino Rovelli
Finanziamento
Funzionario amministrativo del gruppo SIR segnala che l’ing. Nino Rovelli ha versato nei giorni scorsi un aiuto finanziario per la propaganda pre-congressuale della corrente dell’on. Francesco De Martino in Campania.

On. Carlo Molé (DC) 
Ing. Nino Rovelli
Opportunismo
Fonte della presidenza del gruppo SIR segnala che l’ing. Nino Rovelli ha dato direttive alla direzione del suo giornale “Nuova Sardegna” di Sassari, di appoggiare e divulgare l’iniziativa dell’on. Carlo Molé affinché i giovani sardi in servizio di leva possano rimanere in Sardegna, e non essere inviati in altre lontane Regioni. Molé ha criticato il fatto che buona parte dei soldati sardi viene inviata addirittura a Trieste o nella Venezia Giulia. Secondo lo stesso Rovelli, egli non si sarebbe disturbato per appoggiare l’iniziativa di Molé, che giudica inopportuna e inconsistente, se non fosse presidente della Commissione parlamentare d’indagine sull’industria chimica italiana.

On. Mauro Ferri (PSDI)
Norman Bain (Shell)
Orientamenti per l’Iva
Fonte della presidenza della Shell Italiana segnala che Norman Bain ha avuto a Roma un lungo colloquio con l’on. Mauro Ferri. Per incarico della “casa madre”, ha chiesto informazioni sugli orientamenti della politica governativa in merito alle società petrolifere, dopo l’entrata in vigore dell’Iva. Ferri ha detto che la questione riguarda la competenza di altri ministeri, ma si è detto in grado di poter assicurare Bain che il governo Andreotti non intende far pesare sulle società petrolifere alcun aumento fiscale, derivante dall’entrata in vigore dell’Iva.

On. Ugo La Malfa (PRI)
On. Francesco Compagna (PRI)
Jean Louis Lehmann (Mobil Oil)
Richiesta di sovvenzionamento
Fonte della Segreteria del PRI segnala che l’on. La Malfa ha dato incarico all’on. Francesco Compagna di chiedere a Jean Louis Lehmann l’aiuto finanziario della Mobil Oil Italiana per la campagna elettorale del PRI in vista delle prossime elezioni amministrative.

On. Mario Zagari (PSI)
Costituzione agenzia stampa “Iniziativa Socialista”
Finanziamento Esso
Fonte diretta segnala che l’on. Mario Zagari ha dato vita ad una nuova agenzia stampa, intitolata “Iniziativa Socialista”. Ha sede a Roma, via Colonna Antonina 35. La dirige, per conto di Zagari, un suo fiduciario, Giorgio Nardi. Zagari ha ricevuto per questa agenzia un aiuto finanziario della Esso Italiana.

Prof. Francesco Forte (ENI)
Alberto Grandi (Montedison)
Notizie
Fonte della Segreteria del PSI segnala che il prof. Francesco Forte, parlando con appartenenti alla sezione economica del partito, ha affermato che Alberto Grandi, il quale ha lasciato nei giorni scorsi l’ENI per passare alla Montedison, punta ad ottenere dal dott. Cefis l’incarico di amministratore delegato della Montedison. Alcuni grossi azionisti privati della Montedison cercherebbero di impedire tale nomina.

Ing. Renato Lombardi (Confindustria)
Dr. Vincenzo Cazzaniga
Nomina presidente dell’UCID
Considerazioni
Fonte della presidenza della Confindustria segnala che l’Ing. Renato Lombardi ha affermato che la nomina del dott. Vincenzo Cazzaniga, oggi alto dirigente di una delle società del gruppo Montedison, a nuovo presidente dell’UCID, è la migliore prova dell’alta considerazione di cui Cazzaniga gode negli ambienti vaticani. La UCID è una “opera” dell’Azione cattolica italiana, che riunisce i dirigenti industriali di dichiarata fede cattolica. L’assistente ecclesiastico generale dell’UCID è il cardinale Siri, mentre assistente ecclesiastico della sezione romana è mons. Agostino Casaroli, che dirige la diplomazia pontificia. Investito di questo nuovo incarico, Cazzaniga avrà maggiori possibilità di operare, servendosi anche di autorevoli appoggi vaticani.

Dr. Gianni Agnelli
Dr. Alessandro Alessandri (Standa)
Standa
Industriale milanese segnala che, secondo il dott. Alessandro Alessandri, segretario generale della Standa, Gianni Agnelli continua ad interessarsi della situazione della Standa e dei suoi problemi, perché vorrebbe comperare tale società. Agnelli, secondo Alessandri, sarebbe disposto a tale acquisto, pagandone l’importo con le azioni Montedison che sono nelle sue mani.

Cottafavi (Ambasciatore a Teheran)
Polemico verso l’ENI
Fonte del Ministero Affari Esteri segnala che, in merito alla nomina dell’ex capo di gabinetto dell’on. Moro, Cottafavi, a nuovo ambasciatore dell’Italia a Teheran, risulta che egli è piuttosto polemico verso la politica filo-araba dell’ENI. Cottafavi risulta legato ad Attilio Monti e agli interessi petroliferi della BP. Tali affermazioni sono state controllate e sono risultate vere.

Bozzini (Capo gabinetto del MAE)
Avverso all’ENI
Fonte del ministero Affari Esteri segnala che il sen. Medici ha nominato capo gabinetto il ministro plenipotenziario dr. Bozzini. Bozzini doveva permanere a Damasco, in qualità di ambasciatore. E’ un esperto dei problemi del Medio Oriente. Non è amico dell’ENI.

Dr. Antonio De Bonis (Centro relazioni italo-arabe)
Contatti con l’ambasciata siriana a Roma
ENI
Fonte diretta specializzata segnala che il dott. De Bonis, funzionario del “Centro per le relazioni italo-arabe” di Roma, prepara settimanalmente una relazione sui rapporti internazionali dell’ENI, per conto dell’ambasciata siriana a Roma. Egli tiene i contatti con il diplomatico Hafez Al Jamali. Ultimamente De Bonis ha accompagnato il diplomatico siriano, durante un viaggio in Sicilia.

Scv. Mons. Felice Bonomini (Vescovo di Como)
Dott. Eugenio Cefis
Fonte della Segreteria di Stato vaticana segnala che il vescovo di Como, mons. Felice Bonomini, ha compiuto un passo presso i parlamentari democristiani della zona di Como, invitandoli ad adoperarsi affinché il governo accetti le richieste finanziarie della presidenza della Montedison. Secondo mons. Bonomini, il piano del dott. Cefis è l’unico in grado di creare nuovi posti di lavoro. Mons. Bonomini ha inviato anche una lettera in tal senso al Vaticano, chiedendo il suo intervento presso le autorità governative, “nei modi più opportuni”.

Attilio Monti
Prof. Luigi Gedda
Contatti e sovvenzione
Fonte diretta a contatto con Attilio Monti segnala che l’industriale ha fissato un contatto “permanente” tra lui e il prof. Luigi Gedda, Presidente del Comitato Civico Nazionale, cui Monti versa mensilmente, dal 1° settembre, la somma di un milione di lire. Il contatto viene svolto da Angelo Berti, che fa parte del direttivo dei “circoli Mario Fani”, una organizzazione politico religiosa costituita qualche anno fa da Gedda. Berti è componente anche del direttivo nazionale della Federazione nazionale stampa italiana.

Ing. Aldo Sala
Movimenti al MAE: ambasciatore Sensi al Quirinale
Staderini ambasciatore a Madrid
(Relazione ad Esso/Europe)
Fonte della presidenza della Esso Italiana segnala che l’ing. Aldo Sala ha trasmesso alla Esso/Europe di Londra una relazione nella quale si afferma il prossimo trasferimento da Mosca dell’ambasciatore italiano Sensi. L’ing. Sala lo considera uomo troppo legato all’ENI. Secondo Sala l’ambasciatore Sensi sarebbe nominato consigliere diplomatico del presidente LEone, in sostituzione di Staderini, che sarà nominato ambasciatore d’Italia a Madrid.

Ing. Diego Guicciardi (Shell)
Finanziamenti Shell
a partiti politici a Trieste
Fonte della presidenza della Shell italiana segnala che l’ing. Diego Guicciardi (consigliere di amministrazione della società) è stato incaricato dalla presidenza di occuparsi del problema dei finanziamenti ai partiti politici di Trieste, in vista delle elezioni amministrative del prossimo mese di novembre.

Luigi D’Amato (“Il Fiorino” – “Vita”)
Collaborazione con la Henkel tedesca
Industriale milanese segnala che la Henkel tedesca ha raggiunto un accordo con l’ex deputato DC Luigi D’Amato, il quale appoggerà gli interessi della Henkel in Italia. D’Amato ha ricevuto un “premio di contratto” di 20 milioni di lire, più un assegno mensile di 2 milioni, per fornire notizie e attivare una continua pubblicità sulla stampa da lui diretta. L’informativa della fonte milanese è stata subito confermata dalla fonte diretta che controlla D’Amato e che ha fornito precise informative nel passato, quando questi attivava la campagna anti-ENI pagata dall’ing. Valerio.

Scv: indagine sul gruppo finanziario Charles Forte-Montedison
Fonte della Segreteria di Stato vaticana segnala che, da una indagine della Prefettura affari economici della S. Sede, risulta che da parte del gruppo finanziario britannico che fa capo a Charles Forte, uomo d’affari italo-britannico, è in corso l’acquisto in borsa delle azioni delle società chimiche e farmaceutiche italiane, la Pierrel e la Bracco. Secondo la fonte, esiste anche un chiaro interesse britannico per l’acquisto di azioni dei grandi magazzini italiani, specialmente della Rinascente. Il gruppo britannico tiene d’occhio anche la possibilità di impossessarsi della Standa, se la Montedison dovesse decidere la vendita di tale società.

Questi i risultati della collaborazione tra Cefis e il SID. Risultati che Cefis deve considerare più che soddisfacenti: ci sono le prove che la collaborazione va avanti fin da quando era presidente dell’ENI. Tutto questo merita alcune considerazioni finali.
1. La raccolta di notizie fornita dal SID a Cefis, anche se a volte si tratta di notizie di importanza relativa, è imponente: quanti uomini del SID erano o sono ancora distaccati alle sue dipendenze? Sarebbe curioso venire a sapere che le trame di estrema destra hanno meritato meno attenzione dei pensieri segreti dell’on. De Martino.
2. Le notizie raccolte ubbidiscono al criterio solito di ogni spionaggio, individuare i nemici potenziali di chi le ha ordinate e i loro eventuali punti deboli. Basta pensare alla campagna scatenata contro i socialisti sui fogli di estrema destra per capire che uso possa essere stato fatto del lavoro del SID.
3. La prima regola dello spionaggio è che si archiviano solo le cose meno compromettenti, le altre si distruggono. Quante notizie riservate di ben altra portata di quelle contenute nel fascicolo 37 avrà ricevuto Cefis dal SID fino ad oggi, e come le avrà utilizzate per ottenere vantaggi per sé o per i suoi amici?
4. Gli informatori non vengono citati nei “mattinali”. Può anche darsi che il SID in alcuni casi abbia spacciato entrature politiche inesistenti o abbia venduto a Cefis fonti millantate. Questo non cambia, semmai aggrava, la pericolosità del rapporto.

Giuseppe Catalano – L’Espresso 04.08.1974