Sui rapporti tra Licio Gelli e gli altri soggetti sospettati di essere coinvolti nell’omicidio Calvi

(…) MANNOIA ha riferito di aver appreso da BONTATE, intorno al 1980, che Giuseppe CALÒ si stava legando a Francesco PAZIENZA, Licio GELLI e Roberto CALVI e che CALÒ e altri stavano usando queste persone per agevolare l’investimento di ingenti somme di denaro che, in realtà, erano provento del contrabbando di sigarette e del traffico di droga (indicazioni rese 1.11.3.1991, ad agenti del FBI).

In data 15.7.1991, innanzi ai PM di Palermo e Roma, ha riferito di aver appreso da Stefano BONTATE (cognato di Giacomo VITALE, appartenente alla P2) e altri uomini d’onore della sua famiglia mafiosa che “Pippo CALO, Salvatore RIINA, Francesco MADONIA ed altri dello stesso gruppo avevano somme di denaro investite a Roma attraverso Licio GELLI che ne curava gli investimenti ”, e che “parte di questo denaro era investito nella Banca del Vaticano ”.
Il collaborante ha ribadito le sue conoscenze nel corso dell’incidente probatorio del 18.12.1997, ove ha riferito che: “CALO’ investiva i suoi soldiattraverso CALVI e Lido GELLI” e nel corso della deposizione dibattimentale rese nel processo di primo grado, davanti alla Corte di Assise di Roma.

È evidente che tale attività implica l’esistenza di un rapporto collaudato, fiduciario e particolarmente intenso. Sempre M ANNOI A ha posto in rilievo che CALVI era stato presentato a Licio GELLI da Michele SINDONA nel corso del 1975 (vedi verb. 1.10.2002, pag. 8).
Il teste Eligio PAOLI ha riferito di aver compreso da un discorso delle sorelle KLEINSZIG che GELLI e CARBONI si conoscevano da tempo. Ha aggiunto che il primo aveva conosciuto CARBONI tramite Armando CORONA, che Flavio CARBONI era il “tirapiedi” di GELLI, che CARBONI lavorava per conto di GELLI e ORTOLANI (vedi pag. 39 — 40, trasc. 26.9.2006 e verb. reso in fase d’indagine del 22.8.1983, pag. 4).

Antonio MANCINI ha riferito che, secondo ABBRUCIATI, CARBONI costituiva un anello di raccordo tra la Banda della Magliana, la mafia di Pippo CALÒ e gli esponenti della massoneria facenti capo a Licio GELLI (vedi verbale dell’11.3.1994, pag. 9). Ha ribadito tali dichiarazioni anche nel corso della dichiarazione dibattimentale dinanzi alla Corte d’Assise di Roma (vedi pag. 116 e 117, 209 – 210, trasc. 29.3.2006).
Salvatore LANZALACO ha dichiarato che Lorenzo DI GESÙ era stato mandato in soggiorno obbligato a Monte San Savino, ove aveva conosciuto, tramite CALÒ, GELLI; che quando CALO andava a trovare DI GESÙ contemporaneamente si recava da GELLI. Ha aggiunto di essersi recato nella villa di GELLI ad Arezzo con PANZECA, nel corso di uno dei weekend, in cui si erano recati a Monte San Savino. Nell’occasione, gli era stato presentato il figlio di GELLI e aveva notato che avevano parlato di DI GESÙ e di alcuni amici di quest’ultimo. Da ciò aveva desunto che GELLI e DI GESÙ avessero avuto dei buoni rapporti (vedi pag. 130, trasc. 2.5.2006, deposizione innanzi alla Corte d’Assise di Roma).
Antonino GIUFFRÈ ha riferito che “Lido GELLi era un tramite, vale a dire gestiva i finanziamenti di altre persone”. Ha aggiunto di aver appreso da DI GESÙ, PANZECA e Pino GAETA che GELLI aveva fatto confluire dei capitali per gli investimenti in Sardegna curati dal gruppo di CALÒ e che PANZECA e DI GESÙ si erano recati a trovare GELLI in Toscana (vedi verb. 4.12.2002, pag. 17 e 18).

Tullio CANNELLA ha riferito di intensi rapporti tra mafia e la P2, affermando: “appresi che la P2 aveva costituito diverse logge regionali, tra le quali questa denominata Carnea, che aveva sede in Liguria — se la memoria non mi inganna a Santa Margherita Ligureera una loggia che era espressione di gruppi mafiosi della Sicilia. Nella fattispecie era una loggia creata e costituita per volontà di Stefano BONTATE”. Ha aggiunto che Giacomo VITALE gli aveva confidato di “ingenti somme di denaro che suo cognato Stefano BONTATE aveva dato alla P2(rif trasc. ud. del 9.7.2001, processo nei confronti di Marcello DELL’UTRI). Si noti che dette indicazioni trovano una significativa conferma in quelle del testimone massone Angelo SIINO (Gran Maestro dell’oriente di Palermo della loggia massonica Carnea, con il grado di 33), il quale ha riferito di un incontro avvenuto casualmente a Santa Margherita Ligure, all’interno della sede della Loggia Carnea, il cui gran maestro era Aldo VITALE. Egli ha riferito di essersi recato a Santa Margherita con Giacomo VITALE, cognato di Stefano BONTATE, massone parimenti appartenete alla loggia CAMEA. Aldo VITALE, sempre espansivo, gentile ed accogliente nei suoi confronti, gli aveva detto di “aspettare un attimo”. Si era meravigliato ed aveva domandato a Giacomo VITALE: “ma chi è questo che è in compagnia di VITALE?”. Questi gli aveva risposto che era CALVI “un banchiere di Milano” “un personaggio importante”, “anche perché gestisce dei soldi nostri”. Aveva usato il plurale maiestatis per fargli intendere che gestiva dei soldi di Cosa Nostra”. Nell’occasione, aveva detto che gestiva anche denaro di altri. Aveva usato l’espressione “e non solo” (vedi pag. 73 — 76, trasc. 28.3.2006). Si era meravigliato del fatto che Aldo VITALE avesse la portata di conoscere Roberto CALVI. Era, però, un personaggio importante, anche amico di Licio GELLI, circostanza che aveva potuto constatare personalmente (vedi pag. 75, trasc. 28.3.2006).

Licio GELLI ha negato di aver mai conosciuto CARBONI e ha escluso qualunque rapporto con lo stesso. Invero, tali affermazioni non appaiono credibili. Tale convinzione viene suffragata dalla documentazione depositata da Emilio PELLICANI il 21.6.1988, all’autorità giudiziaria. In particolare, vi è un prospetto dal quale si rileva l’esistenza di un assegno da Lire 223 milioni a favore del sig. L. GORI (pseudonimo utilizzato da Licio GELLI, come si avrà modo di precisare nel prosieguo della presente richiesta) da parte di Flavio CARBONI e di un altro assegno consegnato al sig. L. GORI, sempre per conto di F. CARBONI.

Licio GELLI ha sostenuto di non aver mai conosciuto il banchiere svizzero Hans KUNZ e Francesco PAZIENZA. Tali indicazioni paiono, invero, poco credibili ove si consideri che nel corso delle investigazioni Eligio PAOLI ha riferito di aver appreso da Riccardo PIAZZESI (vale a dire da Silvano VITTOR, come ha spiegato in maniera convincente nel corso dei verbali del 2003) dell’esistenza di “un’intima amicizia” “tra la moglie di KUNZ e la moglie di GELLI” (vedi verb. 22.8.1983) e che è stato acquisito in atti un appunto del giornalista Bruno FERRARIO dal quale emerge che Hans KUNZ e Licio GELLI, i primi di maggio 1982, avrebbero pranzato al ristorante Chevai Blanc di Vandeuvre nei dintorni di Ginevra.

 

Estratto richiesta di archiviazione pm 2013 – omicidio Calvi pag 4-7

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