Walter Sordi – dichiarazioni 06.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 19.05.89 e 01.06.91.

Adr: ho conosciuto personalmente sia Abbruciati che Giuseppucci. Li incontravo presso un ristorante denominato “La Dolce Vita” e in un bar poco distante dal ristorante suddetto e prossimo anche alla abitazione dei gemelli Pucci che ne erano saltuari frequentatori.

Adr: i miei rapporti con l’ Abbruciati e il Giuseppucci ebbero inizio verso la fine del 1979, inizio del 1980. I rapporti di costoro col Carminati erano, invece, molto piu’ remoti.

Adr: il gruppo del Carminati aveva in se una componente maggiormente orientata verso le attivita’ politiche, costituita dall’ Alibrandi e dai gemelli Pucci ed una parte deputata ad attivita’ prettamente criminali e di raccordo con ambienti criminali. I due fratelli Bracci facevano parte di quest’ ultimo settore del gruppo Carminati. Ricordo poi che c’ era una figura minore, tale Lattarulo Maurizio, detto “Provolino” che e’ sempre rimasta nell’ ombra. Il Lattarulo dipendeva da Bracci Stefano ed era in buoni rapporti col Giuseppucci, col quale aveva condiviso un periodo di detenzione. C’ era infine il Tiraboschi che oscillava fra le due componenti del gruppo.

Adr: Carminati era in strettissimi rapporti con Fioravanti Valerio ed anche con Fioravanti Cristiano. Valerio e Carminati hanno commesso assieme alcuni reati che ho indicato a suo tempo nei miei verbali fra i quali la rapina alla Chase Manhattan Bank. V’ erano poi degli scambi logistici fra il gruppo Fioravanti e la banda della Magliana. Ricordo che io stesso fui ospite in un appartamento del quartiere Portuense nella disponibilita’ della Magliana. Anche Belsito durante la latitanza trovo’ rifugio in un appartamento nella disponibilita’ di Colafigli e di un’ altra persona che ho a suo tempo indicato e che ora non ricordo.

Adr: confermo che le notizie in ordine all’ omicidio Pecorelli le ho apprese nelle circostanze specificate nei verbali resi sul punto da Belsito, Zani, Nistri, Procopio, nonché, da ultimo, da Vale Giorgio. Le stesse persone mi riferirono circa i rapporti Fioravanti Gelli e circa le questioni dei banchieri francesi.

Adr: il rinvenimento delle armi di via nemea risale all’ agosto del 1982. Confermo anche in merito a questo rinvenimento le mie dichiarazioni rese a suo tempo.

Adr: dei componenti della banda della Magliana ho conosciuto meglio Giuseppucci e l’ Abbruciati e piu’ superficialmente altri tra i quali l’ Abbatino, il Toscano e i fratelli Selis. Non ho mai approfondito i rapporti con costoro. Si tratta di persone che ho incontrato alcune volte nei locali sopra indicati. Sembra che il Carminati fosse geloso dei suoi rapporti con il giro della Magliana e non favoriva certo il mio incontro con questa gente.

Adr: come ho gia’ altre volte dichiarato quando Cavallini entro’ nel nostro gruppo non ci fu piu’ bisogno di darsi da fare per reperire armi di tipo ordinario in quanto Cavallini ci procuro’ numerosissime armi che ci diceva provenire dal Veneto. Cavallini ci diceva che a dargliele era un camerata, molto criticato, che stava in carcere e faceva capire chiaramente di riferirsi al Fachini. Le armi che portava il Cavallini erano per lo piu’ di origine bellica, cioe’ Mab, bombe tipo SRCM ed altro. Per noi rimaneva senz’ altro l’ esigenza di reperire armi di tipo particolare, di tipo superiore quali gli M12 che ci procurammo autonomamente con una serie di omicidi e rapine.

Adr: parte delle armi di Cavallini finirono in via Nemea, ma la maggior quantita’ di esse fu affidata a Nistri che non so dove le tenesse tant’ e’ che non sono tuttora trovate. Non sono stato in grado di fornire notizie in merito all’ arsenale di Nistri, ne in merito a quello di Macchi.

Letto confermato e sottoscritto.

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Paolo Signorelli – dichiarazioni 03.01.1981

Assistito dagli avvocati Artelli Giuliano e Arico’ di Roma. E’ presente il solo avvocato Artelli anche per delega del condifensore. E’ pure presente l’ avvocato Gentile per la parte civile. A contestazione dei fatti di cui all’ordine di cattura dell’ 12.11.80, l’ imputato dichiara:
-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa lo 05.11.80 al GI dr Destro, F. 177/II/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo.

L’ imputato risponde:
– Respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ’79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio g/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il Calore, che il Mutti e l’Allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo. Preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instauro’ un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse. Faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr zincani e al dr destro.

– io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di la anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana ore 10,40.

– tra le persone che hanno con me parlato “dell’ affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.05.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato “Cossutta” termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e altro.

– ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalmente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’agosto 79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ’80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari c’era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti allo incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dell’avvocato Madia almeno così mi sembra.

– ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del PM:
– dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal PM che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ’80.

– nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri.

(…)

Adr prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l’ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto sopratutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia libertà, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con Meli Mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ’76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del Meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ’76 non ho piu’ visto il meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ’78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’Incardona nacque nell’ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho più avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, Area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
– insisto nel dire, avendo appreso dall’ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
– insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
– insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 09.10.1980

E’ presente l’ avvocato Pedrazzoli Marcello di parte civile anche per conto della federazione Cgil Cisl Uil. L’ avvocato Artelli Giuliano si oppone alla costituzione di parte civile per mancanza di legittimazione non essendo configurabile il danno diretto nei confronti del sindacato. Il Giudice Istruttore riserva ad altro momento dell’istruzione di decidere sulla ammissibilità della parte civile. Avvertito della facolta’ di non rispondere l’ imputato dichiara:

– nomino per il momento il qui’ presente avvocato Artelli, mio difensore di fiducia, riservandomi di perfezionare in seguito la mia posizione con gli altri difensori.

– dichiaro di voler rispondere.

– faccio presente che il procedimento pendente a Roma che mi riguarda e’ rubricato come ricostituzione del partito fascista. Se non erro e’ assegnato al dr Napolitano. In tale processo sostanzialmente al centro della imputazione era la mia attivita’ di collaboratore del periodico “Costruiamo l’Azione” . In tale periodico, peraltro, io mi limitavo a pubblicare alcuni miei articoli, mentre l’ iniziativa della rivista fu del Calore.

Se il solo fatto di partecipare ad una attivita’ culturale ha determinato la sua incriminazione, cio’ vuol dire che il periodico era ritenuto un punto di riferimento di una attivita’ illecita?
– fu appunto questa la tesi dell’ accusa, tesi che e’ stata da me respinta e che ha trovato accoglimento nella mia scarcerazione per mancanza di indizi disposta dalla sezione istruttoria di Roma e accolta dalla Cassazione.

Quale era allora la funzione del periodico “Costruiamo l’Azione”?
– lo scopo era quello di costruire appunto un riferimento politico nuovo al di fuori degli schemi ideologici e di condizionamenti di partiti. Come tale non vi era in questo nulla di illegale. La rivista era pubblicata regolarmente sotto il profilo delle leggi della stampa. Il contenuto degli articoli che mi riguardano puo’ essere letto. La rivista concepita come mensile; (la parola stessa rivista e’ esagerata poiche’ si trattava di un semplice foglio), ma sono usciti solo 5 numeri, se non erro, in un anno e mezzo.
Non mi risulta che la pubblicazione sia definibile come clandestina, che anzi circolava alla luce del sole, anche se come con distribuzione artigianale.

Ma questo potrebbe essere il paravento dietro cui si nasconde un collegamento di attivita’ illecite.
– io ho riconosciuto la paternita’ degli articoli ai quali avevo contribuito, sulle persone e sui fatti che confluivano intorno alla pubblicazione si deve interrogare Calore piu’ che me. Del resto tutto cio’ ha gia’ costituito oggetto di indagine a Roma ove sono state fornite tutte le risposte.

Lei dunque respinge di essere uno dei capi di una organizzazione di estrema destra aventi le caratteristiche indicate nei capi di imputazione che le e’ stato contestato nel mandato di cattura?
– lo respingo decisamente. Io ho avuto dei ruoli anche ufficiali nell’ ambito del Msi. Non rinnego le mie attivita’ e rapporti interpersonali che ho avuto, non ritengo tuttavia che da questo si possa desumere che io ho il ruolo che mi si attribuisce dalla accusa.

Ma quale era il progetto delle “Comunità organiche di popolo” ?
– premetto che si tratto’ appunto di un progetto che poi non fu possibile mandare avanti per mancanza di cio’ che io definisco “l’ esistente”, cioe’ persone in grado di raccogliere il progetto stesso e di portarlo avanti costruendolo completamente. Per inciso dichiaro che proprio per questo a partire dal giugno 1979, io ho lasciato cadere ogni attivita’ politica di qualsiasi genere. In ogni caso il programma delle “Comunita’ organiche di popolo” era qualcosa che ritengo tutt’ora meritevole di essere realizzato. Per fare un esempio il mio intento e’ quello di fondare una comunita’ agricola (da realizzare con uno strumento cooperativo) e quindi uscire da enunciazioni astratte ormai prive di senso.
Bisogna allora comprendere quale distanza vi sia tra queste posizioni e quelle che mi si attribuiscono di capo dei “Nar” o di formazioni consimili. Distanza che non puo’ e non viene compresa neanche dalla polizia e dalla magistratura. Ritengo per erroneo approccio su un piano culturale.
La generazione dei giovani tanto di destra che di sinistra, per semplificare, non accetta piu’ di avere delle guide carismatiche o dei capi. In questo la spiegazione di alcune tendenze pericolose assunte dai giovani. Io ho 46 anni ed appartengo quindi ad una generazione in cui i giovani intendono riconoscersi.

Al di la delle attivita’ di tipo culturale le si contesta tuttavia di avere svolto un ruolo piu’ propriamente ideologico organizzativo. Vengono in considerazione al riguardo alcune dichiarazioni di testimoni quali Farina ed il Massimi.
– sulle dichiarazioni di Farina ho gia’ risposto al PM e mi riporto a quanto gia’ ho detto in quella sede limitandomi a sottolineare qui la inattendibilità di un mio rapporto confidenziale con persone come Farina che avevo gia’ sbattuto fuori a suo tempo dalla sezione della Balduina e con il quale non ho mai avuto piu’ alcun rapporto.
Quanto al Massimi debbo dichiarare che gia’ prima delle notizie stampa sulle presunte rivelazioni di questo personaggio ero a conoscenza grosso modo, di quanto egli aveva detto sul mio conto infatti l’ avvocato Andriani e l’ avvocato Grimaldi Caroleo hanno riferito a suo tempo i termini della vicenda. Ho potuto percio’ rendermi conto che il Massimi aveva reso dichiarazioni non veritiere e non spontanee dietro promessa di liberta’ forse anche di soldi. Al riguardo lo stesso Massimi ha presentato un esposto al PM de Matteo ed al PG Pascalino. L’ avvocato De Vincenzi dello studio di caroleo era andato a parlare in carcere con Massimi il quale gli aveva detto di essere stato subornato. In ogno modo, non soltanto respingo che le dichiarazioni di Massimi abbiano il benche’ minimo contenuto di verita’ , ma faccio notare che non puo’ essere credibile che io inviti a partecipare ad un vertice clandestino a casa mia una persona non qualificata politicamente e conosciuta in carcere in modo del tutto occasionale. E’ vero invece che avendo avuto rapporti di umana simpatia con il detenuto Massimi, all’ epoca della mia restrizione a Rebibbia e cioe’ da luglio ad agosto 79, una volta uscito, venne a trovarmi una sera insieme a Fioravanti che a sua volta avevo conosciuto a Rebibbia, per quanto strano possa sembrare.

Cosa avete fatto quella sera?
– niente di anormale abbiamo semplicemente cenato con i miei familiari. Non c’ era Semerari, ne altre persone. Li ho ricevuti affettuosamente unicamente per motivi di umana simpatia. Del resto io Semerari l’ ho visto l’ ultima volta nel settembre 1979 del tutto occasionalmente. Da quella data fino ad oggi gli ho telefonato due volte. Una volta per chiedergli di passarmi a trovare sul lago di Bolsena avendo intenzione di parlargli della madre di Scarano che stava male. Facevo questo essendo Scarano come un figlio. In ordine ai miei rapporti con Fioravanti, va detto che egli era solito rivolgersi a me chiamandomi “capo” . La cosa ha una spiegazione curiosa. Infatti a gennaio del 1979 Lotta Continua aveva pubblicato un articolo nel quale mi definiva “capo dei Nar”. Ho respinto a suo tempo tramite ansa questa qualificazione, la quale tuttavia mi rimase addosso come una etichetta. Per tale ragione entrato a Rebibbia il Fioravanti che era accusato di appartenenza ai “Nar” mi disse: “finalmente conosco il mio capo” .

Perche’ spedi’ un telegramma ad Amato?
– avuta visione della ricevuta dichiaro trattasi di una raccomandata certamente destinata a far provenire la nomina del difensore. Infatti fui arrestato il giorno 07.06.79. E cio’ dopo che il giudice Canzio aveva iniziato un procedimento per “Costruiamo l’Azione” , poi trasferito per competenza a Roma.

Letto confermato e sottoscritto.