Andrea Brogi dichiarazioni 16.01.1985

Intendo rispondere. Ho riflettuto a lungo e desidero fare delle dichiarazioni che dicano in maniera precisa i fatti che ho visto o a cui ho partecipato. Se prima questo non e’ accaduto, e’ dipeso dal fatto che sono passati dieci anni e la mia memoria non puo’ essere perfetta e soprattutto perche’ io con quel passato ho chiuso da non meno di sette o otto anni e mi e’ doloroso ripercorrerlo perche’ significa riviverlo.

Ripeto: io adesso, senza entrare in valutazioni, voglio dire i fatti per liberarmi da essi. Quando ho parlato dell’ episodio di Villa Collemandina il Pecoriello effettivamente non c’ era e non c’ entra nulla. Feci il nome di Pecoriello perche’ da Cauchi avevo saputo che Pecoriello aveva partecipato ad un’ altra riunione. Sul fatto in questione confermo che partimmo da Arezzo, io ed il Cauchi e nei pressi delle mura di Lucca raccogliemmo una terza persona: costui aveva sui 25 anni, faceva l’ universita’, aveva capelli molto lisci e molto lunghi, indossava una giacca antivento di tipo militare e forse aveva un soprannome o un nomignolo.
Io questa persona fuori della gita con il Cauchi l’ ho vista altre volte a Lucca. con Cauchi e con costui salimmo fino a Villa Collemandina dove effettivamente io rimasi in macchina e loro due in breve sparirono dalla mia vista. Tornammo a Lucca dove lasciammo il ragazzo, ma io e Cauchi non siamo affatto tornati ad Arezzo e siamo rimasti a Lucca ed abbiamo dormito dentro la macchina di Cauchi sui viali sopra le mura di Lucca.

La mattina dopo io e Cauchi abbiamo fatto la stessa strada , ma questa volta, prima di arrivare a Villa Collemandina abbiamo preso un’ altra deviazione e poi ci siamo fermati su una stradina sterrata e li’ a piedi abbiamo raggiunto un fabbricato grande, ma in abbandono. Il fabbricato era si’ un casolare di campagna, ma era destinato ad abitazione di persone. il fabbricato si trova vicino ad un laghetto: visionato il posto tornammo ad Arezzo e nel viaggio Cauchi si dimostro’ molto contrariato per le pessime condizioni della strada di accesso e della casa che a lui non sembravano buone per ospitare una riunione con Graziani Clemente. Cauchi aggiunse che era meglio se questa riunione la organizzavano quelli di Lucca. a questo viaggio a Collemandina ripeto che ho inserito il Pecoriello perche’ in un’ altra occasione, mentre gli altri parlavano di Pecoriello e ne parlavano male, Augusto non era d’ accordo e lo dava presente ad un’ altra riunione ancora.

Una seconda volta col Cauchi sono stato a Moriano o Ponte a Moriano, dove avemmo un’ ottima accoglienza in una casa molto modesta ad un piano solo da una persona che lavorava e non era tanto giovane. A Roma ricordo che andammo in una birreria di via Merulana e Cauchi si apparto’ con Peppino; io non rimasi impressionato dal Peppino perche’ lo vidi relativamente piccolo e con un impermeabilino e non mi sembro’ un “grande personaggio”. Invece mi accorsi che quella era la prima volta in cui Cauchi trovava uno che gli dava ordini.
Tornando da Roma Cauchi disse che il Peppino aveva promesso soldi perche’ il Peppino aveva contattato sette industriali tra cui alcuni erano simpatizzanti ed un paio non si sapeva perche’ davano soldi. Secondo Cauchi i soldi servivano a due scopi: il primo era per impiantare quella fattoria e poi per usi politici.

In un momento successivo Cauchi mi mostro’ in camera sua una valigetta piena di banconote di grosso taglio riunite in mazzette. Cauchi disse che i soldi venivano da pugliese ed affermo’: “ora si cambia vita”. Una seconda volta vidi Cauchi mettere la valigetta nella bauliera della macchina, ma non so dove andasse. Di viaggi di Cauchi io ne conosco uno ad Ancona, uno a Rimini e uno a Roma in ciascuno dei quali l’ ho accompagnato.
So che andava assai spesso a Milano, da cui tornava entusiasta, ma ci andava solo. nei miei ricordi il viaggio a Roma per incontrare Peppino precede la gita a Villa Collemandina avvenuta per realizzare altre disposizioni ricevute da Peppino.

Sono sicurissimo che nell’ incontro a Roma con Peppino e’ la prima volta che ho visto Augusto con le orecchie abbassate. Quando Franci accompagno’ Augusto a Siena, contro di me il Franci aveva un motivo molto grave. io ancora oggi sono capace di ritrovare il casolare che si trova sull’Alpe di Poti. Una sera tardissimo e pioveva come dio la mandava arrivo’ a Verniana il Franci che avverti’ Cauchi che qualcosa si era bagnato.
Cauchi invei’ e gliene disse di tutti i colori. Il giorno dopo io, Augusto e Franci andammo sull’Alpe di Poti dove raggiungemmo un casolare mezzo diroccato e mezzo coperto.
Il fabbricato era grande ma era un capanno, roba da pastori e comunque non era un abitazione. Augusto accese una pila anche perche’ con tutta quella pioggia si vedeva poco: io vidi che c’ erano per terra due casse di cartone, una era piena di pacchettini di carta verde con dentro roba scura; L’ altra non era piena perche’ c’ era roba distesa per terra come per asciugare. ad Augusto che madonnava perché quell’ imbecille del Franci era venuto proprio a casa, il Franci diceva: ma dove dovevo venire? Augusto disse che si trattava di roba che proveniva da massa dove se l’ erano procurata gia’ da tempo.
Augusto spiego’ che si trattava di roba cava che non aveva molta potenza e che andava compressa o comunque trattata in qualche maniera prima di usarla e se si bagnava non serviva piu’.

Per quanto riguarda i rapporti di Augusto con la Dina, io ricordo che Augusto, per mettersi in contatto con un cileno che studiava alla universita’ di Perugia, faceva una inserzione sul messaggero del tipo: offro un appartamento di Roma in cambio di una casa in campagna. Augusto insomma a Perugia doveva seguire gli studenti cileni che erano contrari a Pinochet e questo in effetti Augusto mi disse di averlo fatto: in cambio di cio’ il cileno gli dette i passaporti. per quanto riguarda l’episodio di Siena, esso e’ vero e lo confermo in tutto, ma io ho avuto anche altre minacce e di queste intendo parlare perche’ spiegano anche i fatti che sono accaduti.

Confermo che molto dopo Siena, una sera a Firenze Augusto in compagnia di un uomo travisato, mi batte’ con la pistola sulle gengive, ma sbaglio’ perche’ mi fece la lista precisa delle cose da dimenticare e cioe’: i soldi, l’ esplosivo, i viaggi in lucchesia, il viaggio a Roma. poi quando fui in carcere a Bologna, fui minacciato da Zani che non solo conosceva sicuramente Cauchi, ma addirittura mi contesto’ di essere stato a Verniana in casa di Cauchi e di certi viaggi che avevo fatto col Cauchi ed altri. io che non avevo mai conosciuto Zani, non ho potuto non chiedergli chi glielo avesse detto. poi mio padre ha una casetta sul Pratomagno, nel paese di san clemente in valle: la nostra e’ la prima casa del paese.
Anni fa io vi andavo piu’ spesso di oggi perche’ li’ conoscevo una ragazza di nome Gori Paola. una sera, ma non so quando, e forse nel1981, ma puo’ essere anche nel 1982, in San Clemente, fui avvicinato da due persone che mi fecero grosse minacce: mi dissero che Franci mi mandava i saluti, che era meglio se mi ricordavo solo i fatti miei che sapevano come mi muovevo e se parlavo mi ammazzavano.
I due avevano un accento romano e li vidi andar via con una macchina che mi sembro’ un maggiolino che loro avevano lasciato vicino al cimiterino che e’ all’ ingresso del paese. richiestomi dal GI io ricordo di essere stato interrogato come teste al dibattimento per l’ Italicus ma in tutta sincerita’ non ricordo affatto se le minacce di san clemente avvennero prima o dopo la mia deposizione all’Italicus.

E’ vero poi come dice il dottor Fasano che nel 1978 io mi presentai in questura perche’ avevo avuto una cartolina che ritenni indirizzatami dal Cauchi. io poi ho in mente una storia che devo dire perche’ ho preso l’ impegno di riferire i fatti di cui sono a conoscenza e la dico anche se non so dove vado a finire col rivelarla in relazione allo esplosivo dell’Alpe di Poti, Augusto disse che se la roba funzionava o meglio per sapere se funzionava, bisognava provarla contro qualcosa di facile come un traliccio.

Non so nulla di Villa Wanda e di Gelli: ricordo peraltro che Augusto sapeva di un industriale ricchissimo che andava e veniva dal Sud America e qui siamo entrati in discorsi di massoneria perche’ Augusto faceva questo industriale un massone. Non ho mai conosciuto Tuti, Malentacchi e Luddi; ho visto Gallastroni un due o tre volte;

So che Franci in quel periodo era messo male con la moglie e aveva una storia con altra donna. da Augusto non ho mai saputo nulla di Padova, mentre lui mi ha sempre parlato di Lucca, Perugia e Milano.

A Rimini sono stato interrogato sulla valigetta contenente le carte bruciacchiate e confermo cio’ che dissi allora. confermo anche che la parte di carte bruciacchiate che contiene miei appunti sul periodo vissuto con Cauchi, fu materialmente scritta da altro detenuto cui la dettavo.

Ripeto che i due fogli dattiloscritti riferentesi al nucleo antiterrorismo non erano di mia proprietà. Questi atti che ho esposto sinora io li ho riordinati da quando sono stato arrestato servendomi anche di una agendina che adesso consegno al GI. Sono fatti veri e contengono quella parte di risposte che non ho dato negli altri interrogatori.

Adr: quando andammo a Villa Collemandina, gia’ ad Arezzo mi disse che andavamo a cercare un posto dove di dovevano riunire personaggi di spicco e perche’ il posto di una precedente riunione non era piu’ sicuro: fra questi personaggi di spicco c’ era sicuramente Graziani clemente, che Cauchi chiamava Lello, mentre sono incerto se ci dovesse essere Massagrande.
Dovevano venire altri ordinovisti, ma quando io gli chiesi chi doveva andare della toscana, Augusto mi rispose: tu non entrare in merito.
Sicuramente era una seconda riunione e ce n’ era stata una precedente che Cauchi mi dette per sicuramente avvenuta perche’ mi disse che in questa altra riunione si doveva cambiare metodo e approfondire di piu’ le cose. ricordo che la mattina dopo il viaggio inutile a Villa Collemandina, da Lucca risalimmo verso Castelnuovo Garfagnana dopo la qual localita’ non ricordo piu’ che strada prendemmo, ma sicuramente rimanemmo sotto Villa Collemandina. il laghetto vicino la casa era a forma di rettangolo e mi dette la impressione di non essere un laghetto naturale. Cauchi dava molta importanza anche alla prima riunione che era gia’ avvenuta oltre che alla seconda riunione che lui stava organizzando.

Adr: prendo atto che il GI mi mostra la piantina topografica allegata al rapporto giudiziario della Digos Firenze del 12.11.84 che oggi si trova a pagina 259 del procedimento nr 302/84 volume I fascicolo 1-4:

Si’ questa e’ la piantina dei luoghi ma sulla stessa non mi so orientare per rintracciare il laghetto.

Prendo altresi’ atto che il GI, prendendolo nel fascicolo 1-3b del volume i del procedimento 302/84 mi mostra una fascicolo fotografico contenente le foto di 25 persone, senza che delle stesse appaiano i nomi. senza il minimo dubbio riconosco nella foto nr 1 la persona che con me e Cauchi venne a Villa Collemandina. questa persona la avevo gia’ riconosciuta un’ altra volta, quando mi fu mostrato l’ album fotografico. esaminate le altre foto dichiaro che ho dubbi sull’avere gia’ visto le persone di cui alle foto nr 2, 6, 13 e 20;

Sicuramente ho gia’ visto le persone di cui alle foto 3, 4 e 5, non ricordo affatto di avere visto le persone di cui alle altre fotografie.

-si da atto che a questo punto richiestone dal GI il dr Fasano produce la scheda, in copia, dalla quale e’ tratta la foto nr 1 scheda che risulta compilata il 05.08.75 e che adesso in copia viene allegata al presente verbale.

Adr: ripeto che la gita a Roma da Peppino molto probabilmente ha preceduto quella di Villa Collemandina.

Adr: non mi sento di dire con sicurezza se l’Alpe di Poti o meglio la gita di alpe di poti avvenne prima dello attentato di Moiano che e’ accaduto il 23.04.74 e su cui il gi non mi interroga perche’ trattasi di processo ancora in corso.

Adr: e’ vero che dopo i fatti di Moiano fummo sentiti tutti dai cc e dopo cominciarono gli attriti tra me e Cauchi che esplosero per la storia dell’ anello e poi culminarono nella storia di Siena.

Adr: man mano che i fatti accadevano io ho capito di cosa si trattava ho capito che il discorso si faceva piu’ peso e mi coinvolgeva e mi sentivo piu’ compromesso ma non mi sono tirato indietro.

Adr: Augusto ando’ alla seconda riunione e cioe’ a quella organizzata lui e ci ando’ solo e quando torno’ disse che bisognava addestrare la gente per usare l’ esplosivo che era semplice prelevare dalle cave. Augusto mi disse che vi era tanta gente inesperta e che bisognava partire da piccoli obiettivi sia per imparare a usar l’esplosivo sia per vedere gli effetti che se ne ricavavano. Augusto parlava di botti o di qualcosa non molto maggiore di una bomba carta.

Adr: quando vidi Franci coinvolto nella storia dello esplosivo dell’alpe di poti, per me fu una cosa improvvisa caduta a ciel sereno perche’ nello ambiente il Franci non si aveva una grande opinione. Gli altri con lo esplosivo non li ho mai visti: se ne parlava Augusto parlava di attentati dimostrativi ma non ha mai parlato di attentati a treni o roba del genere. io ho sempre sospettato che Cauchi facesse parte di due gruppi e non li mettesse in comunicazione fra loro.

– si da atto che il dr Chelazzi si e’ allontanato all’ inizio della verbalizzazione
– a questo punto l’ interrogatorio viene rinviato a data da destinarsi
Lcs

Alla rilettura Brogi precisa che non e’ sicuro in forma tassativa di ritrovare il casolare dell’Alpe di Poti. Inoltre Brogi precisa che non e’ l’ambiente di Franci, ma e’ nello ambiente che il Franci non era gran che considerato.
Lcs

Verbale di confronto Marco Mario Massimi e Paolo Signorelli 24.01.1981

Signorelli:
– dopo la mia scarcerazione ho rivisto il Massimi due sole volte: la prima in occasione di una cena a casa mia alla quale il Massimi venne portato da Fioravanti Valerio. Per quanto il mio ricordo non sia preciso, ritengo che detta cena si sia svolta nel novembre ’79 o i primi giorni di dicembre, come ho gia’ detto. Successivamente verso la fine di gennaio o inizi di febbraio 1980 mi telefono’ Fioravanti Valerio avvertendomi che era a Roma il Massimi e dicendomi, che se volevo, potevo incontrarlo. Mi fisso’ un appuntamento a piazza Santiago ove recatomi incontrai il Massimi con la moglie. Faccio presente che fra i due incontri che ho avuto col Massimi passo’ un certo periodo di tempo.
Sicuramente tali incontri non si svolsero nell’arco di una settimana.

Massimi:
– effettivamente ho incontrato il Signorelli in due sole occasioni la cena a casa sua e l’ incontro a piazza Santiago. Per quanto riguarda la cena sono sicuro che si e’ svolta il 28.01.80 in quanto il giorno successivo dovevo andare a riprendere mio figlio. L’ appuntamento a piazza Santiago fu determinato dal fatto che Signorelli o Fioravanti mi telefonarono ad Ascoli dicendomi che Signorelli doveva parlarmi.
Quanto ci incontrammo io e il Signorelli, lo stesso mi chiese di procurargli un documento per un ragazzo, mi sembra. Mi sembra che il Signorelli mi dette 4 fotografie di un ragazzo. Io dissi al Signorelli che potevo provare e probabilmente potevo fargli avere il documento falso che mi chiedeva, cosa che poi non ho fatto.

Signorelli:
– non e’ affatto vero che io abbia telefonato al Massimi ad Ascoli del quale fra l’ altro non conoscevo il numero telefonico. Non e’ vero che io abbia chiesto al Massimi nell’ incontro di piazza Santiago di procurarmi un documento falso e che a tal fine io gli abbia dato delle fotografie. Siccome a piazza Santiago intervenne successivamente Fioravanti Cristiano, potrebbe darsi che il Massimi si sia confuso con una richiesta fattagli da quest’ ultimo.

Massimi:
– siccome io sono un falsario, quando la gente mi incontra in genere mi chiede di procurargli documenti falsi. Comunque mi sembra che anche il Signorelli me li abbia richiesti. Non posso escludere che a farmi una richiesta di documenti di identificazione falsi sia stato Fioravanti Cristiano. Sono sicuro comunque che a piazza Santiago quel giorno si parlo’ di un documento falso che io avrei dovuto procurare. In tale occasione peraltro Fioravanti Cristiano mi era venuto a portare la risposta di Fioravanti Valerio circa l’ intestazione da apporre su carta intestata di vigili notturni. Ricordo che nella cena in casa Signorelli si parlo’, fra le altre cose, dell’avvenuto attentato all’ avvocato Arcangeli. Ricordo che o il Signorelli o il Fioravanti sosteneva che l’ iniziativa era stata del Calore, mentre l’ altro sosteneva, facendo delle ipotesi, che l’ iniziativa fosse stata del Mariani.

Signorelli:
– escludo che nel corso della cena in casa mia col Massimi e il Fioravanti si sia parlato dell’ avvenuto attentato all’avvocato Arcangeli. Ricordo che durante la cena si parlo’ unicamente della comune esperienza di vita detentiva.

Massimi:
– il Signorelli e il Calore, quando eravamo assieme detenuti, dicevano che Arcangeli era un infame, sostenendo che era stato lui, tramite Bianchi Paolo, a far arrestare Concutelli.

Signorelli:
– effettivamente durante la nostra detenzione a Rebibbia fra i vari argomenti si parlava della ipotesi che Arcangeli fosse una spia. Era il Calore che sosteneva che Arcangeli era la spia che aveva fatto arrestare il Concutelli, mentre io mi astenevo dall’esprimere un giudizio cosi’ categorico, limitandomi a registrare le voci che circolavano in carcere provenienti da detenuti comuni, secondo le quali Arcangeli era una spia della polizia. Peraltro vi erano anche coloro che difendevano Arcangeli.

Massimi:
– in carcere sia Signorelli sia Calore sia altri dicevano che si doveva ammazzare il dr Amato Mario il problema consisteva nel sapere dove abitasse.

Signorelli:
– effettivamente ho parlato col Massimi del mio risentimento nei confronti del dr Amato, risentimento dovuto alle circostanze in cui mi era stato notificato l’ ordine di cattura. Del resto mi pare intuitivo che io non nutrissi simpatia nei confronti del mio inquisitore. Escludo peraltro che possa mai aver detto che andasse ucciso il dr Amato (…).

Massimi:
– ricordo che, nei colloqui che facevamo fra di noi col Signorelli col Calore ed altri, qualcuno si vantava di aver detto al dr Amato che lo stesso era malato di saturnismo.

Signorelli:
– escludo che possa essere stato io a dire una simile frase, in quanto, fra l’ altro, ignoravo il significato della parola saturnismo.

Massimi:
– dopo il colloquio avuto col dr Amato ricevetti in carcere un biglietto col quale mi si invitava a nominare l’ avvocato Caroleo, anzi il mittente si meravigliava che io non avessi nominato l’avvocato Caroleo, poiche’ se erano vere le voci che circolavano sul mio conto, quella era la volta buona per “inculare” Amato. Io mi convinsi che il biglietto proveniva dal Signorelli poiche’ durante la detenzione dell’anno precedente il Signorelli piu’ volte mi aveva detto che, in caso di necessita’ (detenuti senza difensore) si poteva nominare Caroleo che era un bravo avvocato ed era giovane.

Signorelli:
– escludo di aver mandato io al Massimi il biglietto di cui parla. Quando seppi da persone che non intendo nominare che il dr Amato Mario intendeva “incastrarmi” io dissi alla persona che mi aveva informato che, se ne aveva la possibilità , doveva far sapere al Massimi che era opportuno che nominasse l’ avvocato Caroleo. Preciso che io avevo saputo che il dr Amato Mario intendeva “incastrarmi” per il tramite del Massimi.
Effettivamente durante la comune detenzione avevo segnalato al Massimi il nominativo dell’ avvocato Caroleo come quello di un buon legale. A questo punto voglio far presente che e’ assolutamente da escludersi che la cena in casa mia col Massimi possa essersi svolta il 09.12.79 in quanto ricordo perfettamente che il 08.12.79 io con la mia famiglia fummo ospiti a Morlupo del mio amico Castellani Mario. Dovevamo andare a Viterbo dai miei familiari, ma mia moglie ebbe una emorragia ad uno dei due occhi operati di cataratta. Il giorno 09.12 ci vennero a trovare a casa mia, mia nipote Rizzo Marina col fidanzato che avevano saputo della emorragia di mia moglie. Ricordo che era anche presente una amica di Luca a nome Nicoletta.
Il lunedi’ successivo 10.12 accompagnai mia moglie dal professore Tusa, oculista, per una visita di controllo; oculista medico curante di mia moglie. La detta mia nipote Rizzo Marina abita in viale Parioli.

Letto confermato e sottoscritto.

Mauro Ansaldi – dichiarazioni 28.10.1982

Circa la strage di Bologna nulla so di preciso. Posso pero’ dire che qualche giorno prima del fatto lo Zani a la Cogolli incontrarono a Bologna o in una citta’ vicina una persona che se ben ricordo era il Fachini Massimiliano, il quale disse loro di andarsene via da Bologna o dai dintorni perche’ sarebbe successo qualcosa. Il Fachini e’ legato a Freda essendo tra l’ altro stato il direttore delle edizioni AR di Freda. Lo Zani e la Cogolli ebbero in tal modo una ulteriore conferma dei loro sospetti che la strage di Bologna fosse stata compiuta da provocatori di Avanguardia Nazionale legati ai servizi segreti italiani. Tutto ciò me lo disse la Cogolli. Lo Zani in un altra occasione mi disse che conosceva una persona, di cui non mi ha fatto il nome, che sapeva tutto sulla strage di Bologna.

In generale, l’ Adinolfi mi disse che sicuramente la strage era opera del gruppo di Delle Chiaie, che tendeva a criminalizzare terza posizione nel momento in cui il movimento stava velocemente ampliandosi. Ricordo che l’ Adinolfi mi disse che proprio in quei giorni a Roma vi era della gente di avanguardia nazionale, mai coinvolta in inchieste nemmeno in quella sulla strage che girava nei quartieri per reclutare delle frange del movimento e riportarle sulle posizioni di Avanguardia Nazionale. E’ mia impressione quindi in base ai discorsi di Adinolfi, che Ciolini dica la verità anche se fa polverone.

So ancora che signorelli era in rapporti con il Semerari, il quale si dice fosse della P2. Adinolfi mi disse infatti che era certo che Semerari, Signorelli e Gelli si erano incontrati in un ristorante di Roma. Ovviamente non so che cosa si siano detti.

Mauro Mennucci – dichiarazioni 05.08.1975

Intendo rispondere. Sì dà atto che dopo varie sollecitazioni affinché riferisca la verità in merito ai suoi rapporti con il Tuti e sulla data del loro inizio l’imputato dichiara: ammetto di aver preso contatto telefonico col Tuti qualche giorno prima del 22 maggio, giorno in cui mi recai a Monaco per incontrarmi con lui. Era stato il Tuti a telefonarmi spacciandosi per Dionigi (Torchia), bugia questa che avevo subito scoperto ben conoscendo la voce del Torchia.
Infatti il mio interlocutore mi fece capire di esser il Tuti e mi chiese di recarmi alla stazione ferroviaria di Monaco per incontrarmi con lui. Mi spiegò che il mio nome gli era stato reso noto dall’Affatigato persona che io ben conoscevo per l’affinità alle nostre idee politiche.
Debbo premettere che io allora non credevo alla tesi della stampa secondo la quale il Tuti era stato freddo assassino degli agenti e pensavo che potesse essersi difeso da un agguato tesogli, voce questa che correva nell’ambiente politico da me frequentato. Io mi recai dunque a Monaco, in auto, venendo contravvenzionato ad Albenga, senza però poter vedere il Tuti, tanto che me ne tornai la sera stessa in Italia. Aggiungo che il Tuti mi aveva dato appuntamento davanti alla stazione, nella piazza antistante ad essa, sicché io mi sarei messo ad attenderlo accanto alla mia 500 targata PI. Tornato a Pisa non ricevetti altre telefonate se non alla vigilia del mio secondo viaggio, quello che ho descritto nel mio interrogatorio del 26 luglio 1975. Il Tuti mi chiese aiuto economico trovandosi in difficoltà: preciso meglio che mi chiese di portargli un po’ di denaro cosa che io feci utilizzando una precedente raccolta fatta fra camerati in favore del Lamberti e in parte chiedendo aiuto ad alcuni amici, ai quali io dissi che la raccolta era fatta a favore del Lamberti. In questo secondo viaggio potei incontrarmi con il Tuti a St. Raphael davanti alla stazione ferroviaria come da appuntamento fissato in tal luogo. Trascorsi tre giorni col Tuti a causa del guasto della mia 500 e potei così farmi un’idea del latitante che dai discorsi fattimi mi apparve un elemento fanatico e squilibrato. Mi parò dell’omicidio di Empoli descrivendolo come una reazione ad una provocazione che l’app. Ceravolo stava mettendo in atto inserendo due bombe a mano nell’armadio a muro della sua casa. Egli aveva cioè temuto di dover rispondere di un reato non commesso ed aveva sparato contro gli autori della provocazione.
Mi disse anche di aver commesso durante la latitanza un attentato sulla linea ferroviaria Firenze Roma; mi specificò che si trattava dell’ultimo attentato di cui avevano parlato i giornali e che egli in tale occasione aveva fatto saltare un tratto di binario in curva di tal che le conseguenze avrebbero dovuto essere il deragliamento del convoglio in una scarpata e caduta del convoglio in un’ansa del fiume Arno.
Mi disse di aver utilizzato dell’esplosivo depositato in un luogo di sua conoscenza. Mi disse di aver agito da solo di notte. Mi accennò che egli aveva usato miccia a lenta combustione. Mi parlò anche del modo con cui si era rifugiato in Garfagnana lì, portato dall’Affatigato in una località dalla quale aveva visto passare degli elicotteri che pensava fossero alla sua ricerca. Disse che in questa casa abitavano due persone anziane. Nella stanza ove egli stava vi erano viveri in scatola, già lì previamente portati. Mi disse che lì si era trattenuto circa un mese. Mi parlò di una piccola organizzazione che aveva curato questa prima fase della sua latitanza, aggiungendomi però di esserne stato abbandonato, probabilmente, come io penso, essendosi i suoi favoreggiatori accorti della sua pericolosità. Di questa organizzazione io conosco solo l’Affatigato che il Tuti mi disse essersi rifugiato all’estero con un passaporto falso fornitogli dagli amici di questa piccola organizzazione.
Anche a lui avevano promesso il passaporto ma, come ho già riferito, l’aiuto degli amici lucchesi si esaurì ben presto tanto che egli dopo aver girovagato in Italia, espatriò in Francia passando il confine in alta montagna, in zona che egli conosceva per esservi stato credo alpino. Mi riferì di aver avuto l’intenzione di recarsi in Libia per arruolarsi con i guerriglieri palestinesi e di essersi recato a tale scopo all’ambasciata a Roma, ove ricevette L 50.000.
Non mi riferì invece di essere stato alla ambasciata del Cile né di aver ricevuto somme a Firenze da chicchessia.
Mi riferì che quando fuggì da Empoli aveva chiesto circa 200 mila lire, e che qualche altra somma la ebbe dagli amici lucchesi.
Confermo per il resto quanto ho già in precedenza dichiarato. Aggiungo però che prima che io partissi egli mi accennò al suo proposito di fare un colpo in Italia per procurarsi del denaro: ritengo che accennasse alla rapina che voleva commettere ai danni del Comune di Empoli e della quel mi parlò nel suo successivo viaggio in Italia.
Il Tuti nel suo ultimo ritorno in Italia non mi fece cenno di altre persone in grado di aiutarlo e tantomeno mi fece cenno di aver un appuntamento col Pera o con altri. Non ho visto che egli avesse a disposizione altre macchine e in particolare una 126 blu.
Non conosco Menesini, Giovannoli, Saltini Mirella e tale Beppino che mi dite essere impresario di spettacoli a Roma. Non ho mai saputo che il Torchia e il Catola abbiano aiutato il Tuti nella fuga.

Mauro Tomei – dichiarazioni 19.05.1982

I miei indirizzi precedenti sono: sono stato in Corsica per due anni (dal 1975 al marzo 1977), via San Giorgio (dal 71 al 75) e via Guinigi (anni 1970 e 71).
Escludo che in casa mia si siano fatte riunioni di O.N..

Ricordo la casa di via Guinigi: era al terzo piano in un palazzo medioevale di 4 piani circa, vi erano 12 o 13 stanze. La casa era del Comune di Lucca. L’appartamento di via San Giorgio era molto più piccolo, solo di 4 stanze o 5 stanze al terzo o quarto piano.

Non ho mai conosciuto Mario Tuti. Prendo atto che egli ha riferito di aver partecipato a riunioni informali con me a Lucca ed in particolare ad una riunione fatta in occasione del programmato scioglimento o dell’avvenuto scioglimento di O.N.. Peraltro io sono stato ricoverato al sanatorio di Carignano (Lucca) e poi a quello di Pratolino (Fi) dal settembre 1972 all’ottobre-novembre 1973.

Prendo atto che Marco Affatigato ha anche riferito di una riunione fatta in occasione dello scioglimento di O.N. Ed in particolare riferisce che tale riunione avvenne in casa mia e che vi parteciparono Catola, Lamberti, i fratelli Castori, Batani, Cauchi e altri. Non conosco nessuna di queste persone, potrei solo averli incontrati in comizi occasionalmente. Non ho conosciuto neanche tale Pecoriello.

Ho conosciuto Pugliese sotto il nome di Leonardo a Bastia in Corsica. Posso dire che due persone, che si dichiararono di O.N. E facenti parte di una commissione di inchiesta di O.N. mi raggiunsero a Bastia, mi chiesero informazioni su Tuti e su coloro che facevano attentati in Toscana. Si arrabbiarono perché io non ero in grado di riferire nulla. Dissero che se avessero trovato Tuti lo avrebbero fatto fuori perché la responsabilità degli attentati sarebbe ricaduta secondo i giornali su Ordine Nuovo vanificando tutto il lavoro di approfondimento culturale che si era fatto in tanti anni. Mi fecero leggere una dichiarazione di Affatigato ove si diceva che io non c’entravo niente con Tuti e che ero stato lungamente ricoverato in ospedale. Mi dissero inoltre che un certo Cauchi aveva fatto un rapporto a gente di Avanguardia Nazionale ove si diceva che io avrei dovuto sapere qualcosa degli attentati che erano stati fatti.
I due partirono il giorno stesso da Bastia. Mi telefonarono dopo alcuni mesi per dirmi che avevano accertato che io non c’entravo e che era risultato esatto quanto avevo detto. Mi fecero la proposta di entrare in Ordine Nuovo, proposta che io rifiutai. In Ordine Nuovo ci ero stato negli anni precedenti, ma in quello lucchese che non aveva collegamenti con il centro.

Ho conosciuto Marco Affatigato proprio in queste occasioni presso la sede di O.N.. Può darsi che abbia riferito a Marco Affatigato delle due persone venute per fare una indagine a Bastia. Il Pugliese l’avevo conosciuto solo superficialmente e non abbiamo mai fatto discorsi di politica.

Non ho mai conosciuto certo Citti Pietro. A Massa conosco molta gente. C’era un gruppo di Avanguardia Nazionale abbastanza forte, ma non ne ricordo i nomi.

Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 10.08.1984

Allo stato non intendo fare ulteriori nomi in relazione al gruppo di cui abbiamo parlato nel precedente verbale. Prendo atto che la sv mi chiede se sono a conoscenza di nominativi toscani, ma mi riservo eventualmente di rispondere in un secondo momento quando potro’ verificare l’ esistenza dell’ impegno da parte degli organi dello stato nell’ indagine che le mie dichiarazioni impongono, non fosse altro che per l’ individuazione dei riscontri. Intendo citare, a comprova della funzione di provocazione, che il gruppo da me ieri descritto ha sempre portato avanti alcuni episodi:

– Nel 1973 fui contattato da Zorzi Delfo, il quale chiese la mia collaborazione per organizzare la fuga di Freda, o meglio non all’ evasione vera e propria dal carcere, ma perche’ li aiutassi a far passare Freda dall’ Italia in Austria attraverso un passo alpino. Io, che sono un appassionato di montagna, anche se non rocciatore, proposi di far passare Freda, una volta evaso, attraverso il passo del giramondo.

Infatti sapevo che al confine vi e’ una casermetta della guardia di finanza che e’ quasi sempre chiusa e che comunque, almeno all’ epoca era sorvegliata da pochissimi militi. Io dissi allo Zorzi che in quel punto il passaggio era possibile e che ero disposto ad aiutare lui e Freda. Lo Zorzi non mi disse nulla circa le modalità concrete della evasione dal carcere ne’ io gliele chiesi.

Il mio compito sarebbe stato solo questo: di aiutare Freda e chi lo aveva fatto evadere a passare il confine e condurlo in Austria. Non ne sono sicuro, ma mi sembra che all’ epoca il Freda fosse detenuto in un carcere del nord Italia. Il colloquio con Zorzi avvenne a casa mia a udine, nella tarda estate e io dissi a Zorzi di darmi conferma in tempo della operazione perche’ io potessi a mia volta fare i preparativi necessari. Infatti, piche’ si andava verso l’ autunno, vi era il rischio che le avverse condizioni meteorologiche impedissero il passaggio. Dopo quel contatto pero’ Zorzi non mi disse piu’ niente ed evidentemente l’ operazione aborti’ . Era mia conoscenza che Freda porta il busto e che presumibilmente non puo’ fare grossi sforzi; di qui la ragione dell’ individuazione di un punto di passaggio abbastanza agevole e comunque percorribile da una persona che non puo’ sopportare un cammino troppo aspro. Solo Zorzi Delfo mi parlo’ di questa operazione e nessun altro.

Quando parlo della figa di Freda nel 1973 come un atto sostanzialmente provocatorio, intendo questo:

– in quegli anni, tutta la destra radicale era fortemente impiegata a sostenere l’ innocenza di Freda dalle accuse di strage che gli venivano mosse. Lo stesso Freda, poi, aveva dichiarato che non si doveva fuggire, assumendo cosi’ una posizione di coerenza con le sue dichiarazioni di innocenza.
Una sua eventuale fuga, percio’ , avrebbe tolto ogni credibilita’ alla sua figura e di riflesso avrebbe costituito un grave colpo per coloro che erano impegnati a sostenere la sua innocenza. Naturalmente queste sono considerazioni che faccio oggi sulla base di tutti gli elementi che ho raccolto su piazza fontana e che in parte ho riferito nei precedenti verbali, alla sv e dal GI di Venezia, ma su cui mi riservo eventualmente di riferire le altre notizie in mio possesso.

– altro episodio, a mio giudizio rilevante, ed indicativo, mi fu riferito nel marzo del 1979 da Dimitri Giuseppe, che avevo conosciuto tre anni prima al processo di Avanguardia Nazionale e che ha, o aveva, un rapporto di amicizia con Tilgher Adriano. Ci incontrammo casualmente ed io cercai di informarmi da lui sulla realta’ del movimento giovanile di destra e di Terza Posizione in particolare, allora fiorente soprattutto a Roma. Il Dimitri parlando delle posizioni che Terza Posizione assumeva in politica estera (sostegno secondo me indiscriminato a tutti i movimenti sedicenti di liberazione) mi informo’ che verso la fine del 1978, almeno cosi’ credo, vi era stato un incontro a Roma, esponenti “Montoneros” argentini – in particolare mi fece il nome di Firmenich e di Vaca Narvaja – io gli espressi la mia disapprovazione totale per un incontro con personaggi assolutamente non affidati per il ruolo che andavano svolgendo in America latina. Come e’ noto i Montoneros avevano partecipato alla lotta armata in Argentina ed erano specializzati in azioni come attentati rapine e sequestri di persone nonche’ omicidi.
Fra me e il Dimitri in effetti vi fu’ una vera e propria discussione perche lui sosteneva che Terza Posizione rappresentava un fatto positivo perche’ aveva rotto con tutta la vecchia generazione di destra. Cosa che io non ho mai condiviso perche’ ritengo assurdo proporre un discorso generazionale.
Inoltre questa discussione con Dimitri dimostra che questi, aldila’ del rapporto personale con Tilgher Adriano, nulla ha a che fare con Avanguardia Nazionale. Non mi disse, il Dimitri, chi di TP fosse presente all’ incontro con Montoneros. Il Dimitri mi disse che l’ incontro era stato organizzato da un certo “Enzo” che io non ebbi difficoltà ad identificare con Dantini Enzo Maria.
La vicenda di questo incontro mi turbo’ perche’ constatavo il pericolo di “un’ infezione” su ragazzi ancora politicamente sprovveduti, da parte di personaggi da me considerati quantomai ambigui. So che dopo questo non ci sono stati altri incontri tra elementi di TP e personalità Montoneros. Che l’ “Enzo” si identifichi nel Dantini, non ho alcun dubbio, in quanto nell’ ambiente di destra, oltre me, vi e’ solo un altro Enzo, corrispondenti alle caratteristiche indicatemi dal Dimitri.

– A proposito del veneto la circostanza che vi sia stato una trasmigrazione da Roma in quella regione di personaggi come cavallini e fioravanti, ha una sua logica spiegazione. Costoro erano in contatti con il gruppo di Tivoli e quindi con Signorelli Paolo e Calore Sergio, e pertanto potevano utilizzare l’ asse Roma – veneto esistente tra il gruppo di Tivoli e personaggi veneti come Fachini Massimiliano e gli altri da me indicati nel verbale di ieri. Queste non sono solo mie deduzioni ma sono fatti che ho appreso nel corso della mia detenzione da parte di detenuti che allo stato non intendo nominare.

– nell’ ambiente di AN il nome di Mangiameli franco fino alla sua morte e’ stato assolutamente sconosciuto; assolutamente impossibile che Delle Chiaie Stefano abbia conosciuto senza che io lo sapessi Mangiameli Francesco.

– Delle Chiaie stefano si e’ stabilmente trasferito in Bolivia verso la fine del 1979 provenendo dall’ Argentina. In Bolivia ha lavorato con lo stato Maggiore dell’ esercito di quel paese. Cio’ in quanto era possibile una collaborazione politica con gli ufficiali Boliviani decisi ad agire in funzione antiamericana ed antisovietica. E’ inesatto quindi dire che il Delle Chiaie fosse al servizio del ministero dell’ interno boliviano quasi come un poliziotto, nel senso spregiativo di confidente del ministero dell’ interno boliviano ma e’ invece stato un collaboratore politico su un piano di parita’ con l’ unica realta’ istituzionale che in America latina abbia un peso politico e cioe’ l’ esercito, (fatta eccezione per l’ Argentina) .
Il Pagliai invece e’ giunto autonomamente in America latina nel 1977 fu’ da noi ospitato pur non essendo aderente ad AN. Il Pagliai era infatti fuggito dalla Spagna dove si erano verificati come e’ noto vari arresti di elementi di ON.

Il Pagliai poi dall’ Argentina si trasferi’ in Bolivia, usufruendo della raccomandazione di un camerata argentino del quale non intendo fare il nome, che gli diede dei punti di riferimento nell’ ambiente militare e di polizia. Pagliai in Bolivia intendeva con l’ aiuto della famiglia che e’ benestante intraprendere una attivita’ economica, rifarsi una vita in America latina.
Non era stabilmente inserito nei servizi di sicurezza boliviani, anche se e’ probabile che i suoi punti di appoggio in Bolivia lo abbiano utilizzato per operazioni di carattere non ben qualificabile.
In particolare nel corso di una di queste operazioni di polizia si verifico’ un episodio che dispiacque al Delle Chiaie per i metodi di azione che erano stati usati (l’ interrogatorio informa dura di un ufficiale dell’ esercito boliviano).

Dopo quell’ episodio tra il Delle Chiaie ed il Pagliai si verifico’ se non una frattura sicuramente un distacco ancora piu’ accentuato di quello prima esistente.

Penso ma non ne sono affatto sicuro che questo episodio sia avvenuto nel 1980 ma non ne sono certo. Quanto alla fonte di queste mie informazioni allo stato non intendo indicarla ma mi riservo di farlo in futuro; e la stessa che mi ha riferito della vicenda Ciolini.

Qual’ e’ stata la ragione del viaggio compiuto in Europa da Delle Chiaie Stefano nel giugno 1980?
-non ne sono a conoscenza.

Sa qual era il nome utilizzato di Pagliai in Bolivia? No.

– Non intendo dire quali fossero i nomi utilizzati da Delle Chiaie Stefano in America latina. Prendo conoscenza nella sola parte che mi riguarda di quanto Izzo dice avermi riferito in Sinatti e della circostanza che io sarei stato la fonte del Sinatti. Si tratta di assolute menzogne perche’ so che il Sinatti chiari’ subito allo Izzo che tra loro due non vi poteva essere alcun rapporto a causa del tipo di crimine commesso dallo Izzo stesso. D’ altra parte io e Sinatti nell’ agosto del 1982 ci siamo scambiati lettere, certamente passate al vaglio della censura carceraria, nelle quali il Sinatti mi riferiva del suo atteggiamento verso Izzo. Tali lettere non le abbiamo conservate ed e’ un peccato perche’ tali lettere tagliavano la testa al toro.

In merito ai viaggi di Cavallini non e’ improbabile che questi sia stato indirizzato al Pagliai da Rognoni Giancarlo che era in stretti rapporti con il Pagliai stesso. Non solo, ma so che a suo tempo Rognoni e’ stato visitato in carcere dal Maggi come medico di fiducia. Il Maggi ed il Rognoni erano in ottimi rapporti tra loro. Credo che il Maggi abbia visitato il Rognoni nel carcere di Saluzzo. Si tratta naturalmente di mie ipotesi ma invito la sv a verificare.

– non conosco Graniti Alfredo e neanche il Magnetta.

– escludo che Delle Chiaie Stefano abbia avuto mai una relazione con una donna emiliana, puo’ anche essere che la Minetti gli abbia fatto una qualche scena di gelosia perche’ si tratta di una donna di carattere geloso.

– avendo in merito alla strage di Bologna del 2.08.80, affermazioni provenienti da tre persone diverse, che indicano un certo gruppo, e specificatamente in due persone, i responsabili della strage; non avendo per la certezza della mia testimonianza in questo momento possa essere considerata attendibile, mi riservo di fornirla quando a mia giudizio, la veridicità di quanto affermato in questo periodo di confronto con i magistrati sara’ stata dimostrata dalle indagini di polizia. In caso contrario, mi riservo di operare, per il raggiungimento di un fine di giustizia, in maniera personale ed autonoma.

Si da atto che all’ ultima domanda il Vinciguerra ha dettato personalmente la risposta.

Letto confermato sottoscritto.