Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 10.08.1984

Allo stato non intendo fare ulteriori nomi in relazione al gruppo di cui abbiamo parlato nel precedente verbale. Prendo atto che la sv mi chiede se sono a conoscenza di nominativi toscani, ma mi riservo eventualmente di rispondere in un secondo momento quando potro’ verificare l’ esistenza dell’ impegno da parte degli organi dello stato nell’ indagine che le mie dichiarazioni impongono, non fosse altro che per l’ individuazione dei riscontri. Intendo citare, a comprova della funzione di provocazione, che il gruppo da me ieri descritto ha sempre portato avanti alcuni episodi:

– Nel 1973 fui contattato da Zorzi Delfo, il quale chiese la mia collaborazione per organizzare la fuga di Freda, o meglio non all’ evasione vera e propria dal carcere, ma perche’ li aiutassi a far passare Freda dall’ Italia in Austria attraverso un passo alpino. Io, che sono un appassionato di montagna, anche se non rocciatore, proposi di far passare Freda, una volta evaso, attraverso il passo del giramondo.

Infatti sapevo che al confine vi e’ una casermetta della guardia di finanza che e’ quasi sempre chiusa e che comunque, almeno all’ epoca era sorvegliata da pochissimi militi. Io dissi allo Zorzi che in quel punto il passaggio era possibile e che ero disposto ad aiutare lui e Freda. Lo Zorzi non mi disse nulla circa le modalità concrete della evasione dal carcere ne’ io gliele chiesi.

Il mio compito sarebbe stato solo questo: di aiutare Freda e chi lo aveva fatto evadere a passare il confine e condurlo in Austria. Non ne sono sicuro, ma mi sembra che all’ epoca il Freda fosse detenuto in un carcere del nord Italia. Il colloquio con Zorzi avvenne a casa mia a udine, nella tarda estate e io dissi a Zorzi di darmi conferma in tempo della operazione perche’ io potessi a mia volta fare i preparativi necessari. Infatti, piche’ si andava verso l’ autunno, vi era il rischio che le avverse condizioni meteorologiche impedissero il passaggio. Dopo quel contatto pero’ Zorzi non mi disse piu’ niente ed evidentemente l’ operazione aborti’ . Era mia conoscenza che Freda porta il busto e che presumibilmente non puo’ fare grossi sforzi; di qui la ragione dell’ individuazione di un punto di passaggio abbastanza agevole e comunque percorribile da una persona che non puo’ sopportare un cammino troppo aspro. Solo Zorzi Delfo mi parlo’ di questa operazione e nessun altro.

Quando parlo della figa di Freda nel 1973 come un atto sostanzialmente provocatorio, intendo questo:

– in quegli anni, tutta la destra radicale era fortemente impiegata a sostenere l’ innocenza di Freda dalle accuse di strage che gli venivano mosse. Lo stesso Freda, poi, aveva dichiarato che non si doveva fuggire, assumendo cosi’ una posizione di coerenza con le sue dichiarazioni di innocenza.
Una sua eventuale fuga, percio’ , avrebbe tolto ogni credibilita’ alla sua figura e di riflesso avrebbe costituito un grave colpo per coloro che erano impegnati a sostenere la sua innocenza. Naturalmente queste sono considerazioni che faccio oggi sulla base di tutti gli elementi che ho raccolto su piazza fontana e che in parte ho riferito nei precedenti verbali, alla sv e dal GI di Venezia, ma su cui mi riservo eventualmente di riferire le altre notizie in mio possesso.

– altro episodio, a mio giudizio rilevante, ed indicativo, mi fu riferito nel marzo del 1979 da Dimitri Giuseppe, che avevo conosciuto tre anni prima al processo di Avanguardia Nazionale e che ha, o aveva, un rapporto di amicizia con Tilgher Adriano. Ci incontrammo casualmente ed io cercai di informarmi da lui sulla realta’ del movimento giovanile di destra e di Terza Posizione in particolare, allora fiorente soprattutto a Roma. Il Dimitri parlando delle posizioni che Terza Posizione assumeva in politica estera (sostegno secondo me indiscriminato a tutti i movimenti sedicenti di liberazione) mi informo’ che verso la fine del 1978, almeno cosi’ credo, vi era stato un incontro a Roma, esponenti “Montoneros” argentini – in particolare mi fece il nome di Firmenich e di Vaca Narvaja – io gli espressi la mia disapprovazione totale per un incontro con personaggi assolutamente non affidati per il ruolo che andavano svolgendo in America latina. Come e’ noto i Montoneros avevano partecipato alla lotta armata in Argentina ed erano specializzati in azioni come attentati rapine e sequestri di persone nonche’ omicidi.
Fra me e il Dimitri in effetti vi fu’ una vera e propria discussione perche lui sosteneva che Terza Posizione rappresentava un fatto positivo perche’ aveva rotto con tutta la vecchia generazione di destra. Cosa che io non ho mai condiviso perche’ ritengo assurdo proporre un discorso generazionale.
Inoltre questa discussione con Dimitri dimostra che questi, aldila’ del rapporto personale con Tilgher Adriano, nulla ha a che fare con Avanguardia Nazionale. Non mi disse, il Dimitri, chi di TP fosse presente all’ incontro con Montoneros. Il Dimitri mi disse che l’ incontro era stato organizzato da un certo “Enzo” che io non ebbi difficoltà ad identificare con Dantini Enzo Maria.
La vicenda di questo incontro mi turbo’ perche’ constatavo il pericolo di “un’ infezione” su ragazzi ancora politicamente sprovveduti, da parte di personaggi da me considerati quantomai ambigui. So che dopo questo non ci sono stati altri incontri tra elementi di TP e personalità Montoneros. Che l’ “Enzo” si identifichi nel Dantini, non ho alcun dubbio, in quanto nell’ ambiente di destra, oltre me, vi e’ solo un altro Enzo, corrispondenti alle caratteristiche indicatemi dal Dimitri.

– A proposito del veneto la circostanza che vi sia stato una trasmigrazione da Roma in quella regione di personaggi come cavallini e fioravanti, ha una sua logica spiegazione. Costoro erano in contatti con il gruppo di Tivoli e quindi con Signorelli Paolo e Calore Sergio, e pertanto potevano utilizzare l’ asse Roma – veneto esistente tra il gruppo di Tivoli e personaggi veneti come Fachini Massimiliano e gli altri da me indicati nel verbale di ieri. Queste non sono solo mie deduzioni ma sono fatti che ho appreso nel corso della mia detenzione da parte di detenuti che allo stato non intendo nominare.

– nell’ ambiente di AN il nome di Mangiameli franco fino alla sua morte e’ stato assolutamente sconosciuto; assolutamente impossibile che Delle Chiaie Stefano abbia conosciuto senza che io lo sapessi Mangiameli Francesco.

– Delle Chiaie stefano si e’ stabilmente trasferito in Bolivia verso la fine del 1979 provenendo dall’ Argentina. In Bolivia ha lavorato con lo stato Maggiore dell’ esercito di quel paese. Cio’ in quanto era possibile una collaborazione politica con gli ufficiali Boliviani decisi ad agire in funzione antiamericana ed antisovietica. E’ inesatto quindi dire che il Delle Chiaie fosse al servizio del ministero dell’ interno boliviano quasi come un poliziotto, nel senso spregiativo di confidente del ministero dell’ interno boliviano ma e’ invece stato un collaboratore politico su un piano di parita’ con l’ unica realta’ istituzionale che in America latina abbia un peso politico e cioe’ l’ esercito, (fatta eccezione per l’ Argentina) .
Il Pagliai invece e’ giunto autonomamente in America latina nel 1977 fu’ da noi ospitato pur non essendo aderente ad AN. Il Pagliai era infatti fuggito dalla Spagna dove si erano verificati come e’ noto vari arresti di elementi di ON.

Il Pagliai poi dall’ Argentina si trasferi’ in Bolivia, usufruendo della raccomandazione di un camerata argentino del quale non intendo fare il nome, che gli diede dei punti di riferimento nell’ ambiente militare e di polizia. Pagliai in Bolivia intendeva con l’ aiuto della famiglia che e’ benestante intraprendere una attivita’ economica, rifarsi una vita in America latina.
Non era stabilmente inserito nei servizi di sicurezza boliviani, anche se e’ probabile che i suoi punti di appoggio in Bolivia lo abbiano utilizzato per operazioni di carattere non ben qualificabile.
In particolare nel corso di una di queste operazioni di polizia si verifico’ un episodio che dispiacque al Delle Chiaie per i metodi di azione che erano stati usati (l’ interrogatorio informa dura di un ufficiale dell’ esercito boliviano).

Dopo quell’ episodio tra il Delle Chiaie ed il Pagliai si verifico’ se non una frattura sicuramente un distacco ancora piu’ accentuato di quello prima esistente.

Penso ma non ne sono affatto sicuro che questo episodio sia avvenuto nel 1980 ma non ne sono certo. Quanto alla fonte di queste mie informazioni allo stato non intendo indicarla ma mi riservo di farlo in futuro; e la stessa che mi ha riferito della vicenda Ciolini.

Qual’ e’ stata la ragione del viaggio compiuto in Europa da Delle Chiaie Stefano nel giugno 1980?
-non ne sono a conoscenza.

Sa qual era il nome utilizzato di Pagliai in Bolivia? No.

– Non intendo dire quali fossero i nomi utilizzati da Delle Chiaie Stefano in America latina. Prendo conoscenza nella sola parte che mi riguarda di quanto Izzo dice avermi riferito in Sinatti e della circostanza che io sarei stato la fonte del Sinatti. Si tratta di assolute menzogne perche’ so che il Sinatti chiari’ subito allo Izzo che tra loro due non vi poteva essere alcun rapporto a causa del tipo di crimine commesso dallo Izzo stesso. D’ altra parte io e Sinatti nell’ agosto del 1982 ci siamo scambiati lettere, certamente passate al vaglio della censura carceraria, nelle quali il Sinatti mi riferiva del suo atteggiamento verso Izzo. Tali lettere non le abbiamo conservate ed e’ un peccato perche’ tali lettere tagliavano la testa al toro.

In merito ai viaggi di Cavallini non e’ improbabile che questi sia stato indirizzato al Pagliai da Rognoni Giancarlo che era in stretti rapporti con il Pagliai stesso. Non solo, ma so che a suo tempo Rognoni e’ stato visitato in carcere dal Maggi come medico di fiducia. Il Maggi ed il Rognoni erano in ottimi rapporti tra loro. Credo che il Maggi abbia visitato il Rognoni nel carcere di Saluzzo. Si tratta naturalmente di mie ipotesi ma invito la sv a verificare.

– non conosco Graniti Alfredo e neanche il Magnetta.

– escludo che Delle Chiaie Stefano abbia avuto mai una relazione con una donna emiliana, puo’ anche essere che la Minetti gli abbia fatto una qualche scena di gelosia perche’ si tratta di una donna di carattere geloso.

– avendo in merito alla strage di Bologna del 2.08.80, affermazioni provenienti da tre persone diverse, che indicano un certo gruppo, e specificatamente in due persone, i responsabili della strage; non avendo per la certezza della mia testimonianza in questo momento possa essere considerata attendibile, mi riservo di fornirla quando a mia giudizio, la veridicità di quanto affermato in questo periodo di confronto con i magistrati sara’ stata dimostrata dalle indagini di polizia. In caso contrario, mi riservo di operare, per il raggiungimento di un fine di giustizia, in maniera personale ed autonoma.

Si da atto che all’ ultima domanda il Vinciguerra ha dettato personalmente la risposta.

Letto confermato sottoscritto.

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Walter Sordi – dichiarazioni 06.03.1993

Adr: confermo le dichiarazioni rese al dr Lupacchini in data 19.05.89 e 01.06.91.

Adr: ho conosciuto personalmente sia Abbruciati che Giuseppucci. Li incontravo presso un ristorante denominato “La Dolce Vita” e in un bar poco distante dal ristorante suddetto e prossimo anche alla abitazione dei gemelli Pucci che ne erano saltuari frequentatori.

Adr: i miei rapporti con l’ Abbruciati e il Giuseppucci ebbero inizio verso la fine del 1979, inizio del 1980. I rapporti di costoro col Carminati erano, invece, molto piu’ remoti.

Adr: il gruppo del Carminati aveva in se una componente maggiormente orientata verso le attivita’ politiche, costituita dall’ Alibrandi e dai gemelli Pucci ed una parte deputata ad attivita’ prettamente criminali e di raccordo con ambienti criminali. I due fratelli Bracci facevano parte di quest’ ultimo settore del gruppo Carminati. Ricordo poi che c’ era una figura minore, tale Lattarulo Maurizio, detto “Provolino” che e’ sempre rimasta nell’ ombra. Il Lattarulo dipendeva da Bracci Stefano ed era in buoni rapporti col Giuseppucci, col quale aveva condiviso un periodo di detenzione. C’ era infine il Tiraboschi che oscillava fra le due componenti del gruppo.

Adr: Carminati era in strettissimi rapporti con Fioravanti Valerio ed anche con Fioravanti Cristiano. Valerio e Carminati hanno commesso assieme alcuni reati che ho indicato a suo tempo nei miei verbali fra i quali la rapina alla Chase Manhattan Bank. V’ erano poi degli scambi logistici fra il gruppo Fioravanti e la banda della Magliana. Ricordo che io stesso fui ospite in un appartamento del quartiere Portuense nella disponibilita’ della Magliana. Anche Belsito durante la latitanza trovo’ rifugio in un appartamento nella disponibilita’ di Colafigli e di un’ altra persona che ho a suo tempo indicato e che ora non ricordo.

Adr: confermo che le notizie in ordine all’ omicidio Pecorelli le ho apprese nelle circostanze specificate nei verbali resi sul punto da Belsito, Zani, Nistri, Procopio, nonché, da ultimo, da Vale Giorgio. Le stesse persone mi riferirono circa i rapporti Fioravanti Gelli e circa le questioni dei banchieri francesi.

Adr: il rinvenimento delle armi di via nemea risale all’ agosto del 1982. Confermo anche in merito a questo rinvenimento le mie dichiarazioni rese a suo tempo.

Adr: dei componenti della banda della Magliana ho conosciuto meglio Giuseppucci e l’ Abbruciati e piu’ superficialmente altri tra i quali l’ Abbatino, il Toscano e i fratelli Selis. Non ho mai approfondito i rapporti con costoro. Si tratta di persone che ho incontrato alcune volte nei locali sopra indicati. Sembra che il Carminati fosse geloso dei suoi rapporti con il giro della Magliana e non favoriva certo il mio incontro con questa gente.

Adr: come ho gia’ altre volte dichiarato quando Cavallini entro’ nel nostro gruppo non ci fu piu’ bisogno di darsi da fare per reperire armi di tipo ordinario in quanto Cavallini ci procuro’ numerosissime armi che ci diceva provenire dal Veneto. Cavallini ci diceva che a dargliele era un camerata, molto criticato, che stava in carcere e faceva capire chiaramente di riferirsi al Fachini. Le armi che portava il Cavallini erano per lo piu’ di origine bellica, cioe’ Mab, bombe tipo SRCM ed altro. Per noi rimaneva senz’ altro l’ esigenza di reperire armi di tipo particolare, di tipo superiore quali gli M12 che ci procurammo autonomamente con una serie di omicidi e rapine.

Adr: parte delle armi di Cavallini finirono in via Nemea, ma la maggior quantita’ di esse fu affidata a Nistri che non so dove le tenesse tant’ e’ che non sono tuttora trovate. Non sono stato in grado di fornire notizie in merito all’ arsenale di Nistri, ne in merito a quello di Macchi.

Letto confermato e sottoscritto.

Paolo Signorelli – dichiarazioni 03.01.1981

Assistito dagli avvocati Artelli Giuliano e Arico’ di Roma. E’ presente il solo avvocato Artelli anche per delega del condifensore. E’ pure presente l’ avvocato Gentile per la parte civile. A contestazione dei fatti di cui all’ordine di cattura dell’ 12.11.80, l’ imputato dichiara:
-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa lo 05.11.80 al GI dr Destro, F. 177/II/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo.

L’ imputato risponde:
– Respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ’79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio g/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il Calore, che il Mutti e l’Allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo. Preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instauro’ un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse. Faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr zincani e al dr destro.

– io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di la anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana ore 10,40.

– tra le persone che hanno con me parlato “dell’ affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.05.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato “Cossutta” termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e altro.

– ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalmente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’agosto 79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ’80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari c’era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti allo incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dell’avvocato Madia almeno così mi sembra.

– ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del PM:
– dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal PM che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ’80.

– nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri.

(…)

Adr prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l’ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto sopratutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia libertà, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con Meli Mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ’76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del Meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ’76 non ho piu’ visto il meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ’78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’Incardona nacque nell’ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho più avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, Area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
– insisto nel dire, avendo appreso dall’ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
– insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
– insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena.