La nota del CS di Padova n. 4873 dell’8 luglio 1974

Con la nota n. 4873 dell’8 luglio 1974 il Centro CS di Padova ha trasmesso al Reparto “D” l’appunto datato 6 luglio 1974, redatto a seguito delle informazioni asseritamente fornite dalla fonte TRITONE “dal 20 giugno al 4 luglio 1974”.
Anche in questo caso, tenuto conto dell’estrema rilevanza degli argomenti trattati, si reputa necessario riportare integralmente il contenuto dell’appunto:
1. La sera del 25 maggio u.s., il Dott. Carlo Maria MAGGI di Mestre se è recato – insieme ad altri due camerati della zona di Venezia – ad Abano Terme per incontrarsi con ROMANI Gian Gastone, nell’abitazione di quest’ultimo.
2. MAGGI e ROMANI:
– sono legati da stretta amicizia;
– hanno militato entrambi nel disciolto “ORDINE NUOVO”;
– verso il 1970 erano rientrati nel MSI, ma poi:  MAGGI ne è uscito nuovamente nel 1972;  ROMANI ha assunto un atteggiamento critico nei confronti del partito e pur rimanendo ufficialmente nelle sue file (è membro dell’Esecutivo nazionale), si è schierato a favore della destra oltranzista.
3. Gli argomenti trattati nell’abitazione di ROMANI hanno riguardato la situazione ed i programmi della destra extraparlamentare dopo lo scioglimento di “ORDINE NUOVO”. E’ stato quali un monologo di MAGGI, in quanto ROMANI e gli altri si sono limitati ad annuire o ad intervenire per puntualizzazioni marginali.
4. MAGGI ha reso noto che:
– è in corso la creazione di una nuova organizzazione extraparlamentare di destra che comprenderà parte degli ex militanti di “ORDINE NUOVO”;
– l’organizzazione sarà strutturata in due tronconi:
uno clandestino, con le caratteristiche ed i compiti seguenti:
a) numericamente molto ristretto;
b) costituito da elementi maturi (dai 35 ai 45 anni, salvo qualche eccezione) e di collaudata fede politica;
c) opererà con la denominazione “ORDINE NERO” sul terreno dell’eversione violenta, contro obiettivi che verranno scelti di
volta in volta;
– l’altro palese, il quale:
a) si appoggerà a circoli culturali – ancora da costituire – gestiti da elementi di estrema destra finora rimasti nell’ombra;
b) avrà il compito di sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino.
5. Secondo MAGGI, i criteri di selezione degli elementi destinati al gruppo clandestino sono motivati dal fatto che le persone di una certa età:
– offrono maggiori garanzie sotto il profilo politico e della riservatezza;
– agiscono più razionalmente e non si lasciano prendere da paure, orgasmi od emozioni;
– hanno doti psico-fisiche necessarie per non cedere – in caso di arresto – alle strette degli interrogatori da parte di polizia e Magistratura (ha citato, ad esempio, Giorgio FREDA il quale, nonostante la lunga detenzione e la caparbietà del Giudice D’AMBROSIO, non ha parlato).
6. L’attività dei due tronconi sarà organizzata e coordinata, a livello centrale, da un “team” dirigenziale del quale fanno parte alcuni dei maggiori esponenti del disciolto “ORDINE NUOVO”, fra cui gli stessi MAGGI e ROMANI e, probabilmente, l’on. Pino RAUTI.
7. La mattina del 16 giugno u.s., un giovane di Mestre, collaboratore del Dott. MAGGI, si è recato a Brescia per incontrarsi con alcuni “camerati”.
Il mestrino:
– ha circa 25 anni, fisico asciutto ed atletico, è alto circa m. 1,75;
– viaggia a bordo di autovettura Fiat 1500 targata VENEZIA;
– aveva partecipato, insieme a MAGGI, all’incontro svoltosi la sera del 25 maggio u.s. nell’abitazione di ROMANI.
8. Raggiunta BRESCIA, il giovane di Mestre si è recato nei pressi di Piazza della Loggia, dove in un bar era ad attenderlo un “camerata” bresciano (età sui 23 anni, statura alta-snella, capelli castani lunghi, viaggiante – insieme ad una ragazza – a bordo di autovettura Alfa Romeo “duetto” di colore grigio metallizzato), insieme al quale ha proseguito per Salò.
9. A Salò:
– hanno trovato un altro “camerata” sui 28-30 anni, quasi sicuramente di Brescia o dintorni, il quale:
viaggiava a bordo di autovettura “Porsche” di colore nero, nuova (è targata BS 42…. o 40….); aveva con sé due giovani donne bionde, molto avvenenti e truccate vistosamente; dovrebbe essere un “protettore” di prostitute;
– il predetto ha consegnato al mestrino un voluminoso pacco di documenti;
– tutti insieme, hanno consumato il pranzo nel giardino esterno di un ristorante situato alla periferia della città;
– si sono intrattenuti fino a sera.
10. Durante il pranzo si è appena accennato ad argomenti di natura politica.
L’uomo della “Porsche” ha comunque accennato che:
– la repressione attuata dopo i fatti di BRESCIA nei confronti dell’estrema destra non ha intimorito i “camerati” di quella città, i quali continueranno a far sentire la propria presenza anche in segno di solidarietà con gli arrestati;
– si stanno rafforzando i collegamenti fra i vari gruppi oltranzisti di destra.
11. Verso sera, il giovane con l’Alfa Romeo e la sua ragazza hanno lasciato la compagnia.
Il mestrino e l’uomo con la “Porsche”, partiti circa un’ora dopo, hanno raggiunto la stazione ferroviaria di Brescia e – verso le ore 23,30 – si sono recati ad un distributore di benzina per fare rifornimento (si tratta di una stazione AGIP situata a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria, lungo una strada alberata, in direzione di Milano.
L’addetto al distributore ha rivolto all’uomo con la “Porsche” il saluto “Salve Ragioniere!”, facendo intendere di averlo visto altre volte.
12. Poco dopo, il mestrino è entrato in autostrada dirigendosi verso Venezia. Prima dell’uscita di S. Bonifacio, si è fermato in un parcheggio dove era ad attenderlo un autotreno “TIR” con targa tedesca, il cui conducente – che parla discretamente l’italiano – lo ha aiutato a prelevare dal rimorchio una cassa che è stata subito trasbordata sulla Fiat 1500 del mestrino.
La cassa:
– era di colore nocciola e presentava venature tipiche del legno;
– era accatastata, sul rimorchio, con altri materiali e ricoperta da uno strato di scatoloni;
– aveva più o meno le seguenti dimensioni: cm. 120 x 60 x 60;
– veniva sistemata nell’abitacolo (parte posteriore) della Fiat 1500, previo abbassamento dello schienale (si era tentato inutilmente di farla entrare nel baule).
Dopo il trasbordo, l’autotreno rimaneva nel parcheggio, mentre il giovane di Mestre riprendeva il viaggio in direzione di quest’ultima città.
13. Il 29 o 30 giugno scorso. ROMANI ha partecipato – quale membro dell’Esecutivo del MSI-DN – ad una riunione della Direzione nazionale del partito svoltasi a Roma.
Al ritorno dalla capitale ha riferito a MAGGI:
– di essersi incontrato con l’On. RAUTI, che avrebbe assicurato consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti;
– di aver concordato con RAUTI un nuovo incontro – con la partecipazione di altri ex dirigenti di “ORDINE NUOVO” – da tenersi a Roma quanto prima.
14. Nel commentare i fatti di Brescia, MAGGI ha affermato che quell’attentato non deve rimanere un fatto isolato perché:
– il sistema va abbattuto mediante attacchi continui che ne accentuino la crisi;
– l’obiettivo è di aprire un conflitto interno risolvibile solo con lo scontro armato.
Nello spirito di questa teoria, lo stesso MAGGI e ROMANI avevano espresso l’intenzione – qualche giorno dopo la strage – di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa.
Il documento avrebbe dovuto:
– esporre la linea politica e programmatica dell’organizzazione già menzionata (para:4.);
– annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza.
15. Con questa iniziativa MAGGI e ROMANI si proponevano – in un primo tempo – di accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese dopo l’attentato di Brescia.
Infatti, le minacciate azioni terroristiche non sarebbero state messe in atto. Il programma prevedeva, tuttavia, che allorquando l’allarme provocato dal primo avviso si fosse smorzato, sarebbe stato emesso un altro comunicato analogo, al quale – parimenti – non sarebbero seguite azioni concrete.
Quando, finalmente, l’opinione pubblica si fosse assuefatta all’idea che si trattava di iniziative allarmistiche destinate a non avere seguito sul piano operativo, sarebbe scattata l’azione terroristica.
In seguito, MAGGI e ROMANI non hanno più fatto accenno all’iniziativa.
16. Fra gli esecutori del predetto piano eversivo avrebbero dovuto essere:
– due giovani di Mestre, “devotissimi seguaci” di MAGGI;
– FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova.
17. Il Dott. MAGGI:
– non condivide le posizioni delle frange ex ordinoviste che si richiamano al periodico “ANNO ZERO”;
– esclude pertanto che l’organizzazione in via di costituzione incorpori dette frange, ma ritiene tuttavia utile avvicinarle per sottrarre loro gli elementi migliori (a questo riguardo, è solito esprimere apprezzamenti molto lusinghieri sul conto di MELIOLI Giovanni di Rovigo, attestato sulle posizioni di “ANNO ZERO”);
– è contrario ad ogni forma di collaborazione con altre formazioni della destra extraparlamentare:
– diffida, in particolare, di “AVANGUARDIA NAZIONALE” che ritiene essere sostenuta e manovrata – in persona di tale DE FELICE, esponente del movimento – dal Ministero dell’Interno;
– organizza spesso, nella sua abitazione di Venezia, incontri con militanti della destra extraparlamentare (frequente è la partecipazione di elementi di Treviso);
– sere fa ha ricevuto alcuni attivisti di imprecisato gruppo operante a Sesto S. Giovanni (MI), che ha definito “molto forte, deciso e bene organizzato”;
– ha invitato alcuni suoi seguaci – fra cui FRANCESCONI SARTORI Arturo – a praticare qualche disciplina sportiva per acquisire una preparazione fisica idonea ad affrontare eventuali “prove impegnative” (delle quali non ha precisato la natura);
– ha incaricato alcuni “camerati” di localizzare nascondigli idonei all’occultamento di imprecisato materiale.
18. Giovanni MELIOLI:
– è molto lusingato dalle attenzioni che gli rivolge MAGGI, ma per il momento non sembra interessato ad entrare nella sua orbita politica;
– è l’elemento più in vista, nella zona, del gruppo “ANNO ZERO”;
– ha contatti con elementi di Rovigo, Udine, Treviso e Ferrara;
– Ha stretti legami con Salvatore FRANCIA di Torino (dopo l’arresto di questi per ricostituzione del partito fascista, si allontanò per diversi giorni da Rovigo, temendo di essere coinvolto nella stessa vicenda giudiziaria);
– si ispira fortemente alle teorie del filosofo rumeno CODREANU;
– mantiene rapporti epistolari con FREDA.

L’appunto, del quale è stato integralmente riportato il contenuto, è forse il più importante documento acquisito nel corso del procedimento ma prima di esaminare il contenuto dell’atto, di straordinaria valenza investigativa, appare utile sottolineare un
aspetto formale che verrà successivamente meglio sviluppato.

Una prima particolarità che caratterizza il documento e lo differenzia da tutti gli altri “appunti informativi” acquisiti è data dal fatto che il documento (costituito da ben otto cartelle dattiloscritte) sarebbe frutto di una serie di incontri (non meglio specificati) intercorsi con il fiduciario nell’arco temporale di due settimane (“dal 20 giugno al 4 luglio 1974”).
In tutti gli altri casi (di ben minore importanza) la redazione dell’appunto contenente la sintesi delle singole notizie fornite ha avuto luogo quasi in tempo reale e comunque a brevissima distanza dal momento di acquisizione della notizia. Il dato è ancor più
rilevante ove si tenga presente che le notizie riportate nell’appunto fanno esplicito riferimento ad una strage (la strage di Brescia del 28 maggio 1974) e narrano eventi che si collocano temporalmente nei giorni immediatamente antecedenti e successivi alla stessa. Le notizie, condensate nell’appunto in esame, sono infatti relative ad eventi che si articolano in un arco temporale che va dal 25 maggio 1974 alla fine del mese di giugno.

La prima notizia ha ad oggetto una riunione svoltasi ad Abano Terme, presso l’abitazione di Gian Gastone ROMANI, il 25 maggio 1974 (tre giorni prima della strage di Brescia).

A tale riunione, oltre a ROMANI, avevano partecipato il Dott. Carlo Maria MAGGI “di Mestre” ed “altri due camerati della zona di Venezia”.
Dopo un breve inciso che spiega quali fossero i rapporti tra MAGGI e ROMANI e la loro provenienza politica, vengono riferiti, nel dettaglio, i contenuti della riunione nel corso della quale MAGGI aveva parlato della “nuova organizzazione extraparlamentare di destra” che era in corso di formazione e che avrebbe raccolto “parte degli ex militanti di ORDINE NUOVO”. Detta organizzazione avrebbe operato su due livelli:
uno “clandestino” e numericamente “molto ristretto”, che avrebbe agito, sotto la denominazione di “ORDINE NERO”, sul terreno della “eversione violenta” mentre l’altro, “palese”, si sarebbe appoggiato a circoli culturali (“ancora da costituire”) ed avrebbe svolto la funzione di “sfruttare politicamente le ripercussioni degli attentati operati dal gruppo clandestino”. Entrambi i gruppi, a livello centrale, sarebbero stati “organizzati e coordinati” da un team di cui avrebbero fatto parte Carlo Maria MAGGI, Gian Gastone ROMANI ed altri tra i maggiori esponenti del disciolto ORDINE NUOVO, tra cui, “probabilmente”, l’on. Pino RAUTI. L’incertezza di questa prima indicazione, circa il ruolo di RAUTI quale membro del team dirigenziale della nuova organizzazione terroristica, viene meno nel corso dello stesso appunto del 6 luglio 1974 (con riferimento alla riunione romana di fine giugno di cui si dirà) e dell’appunto allegato alla nota n. 5277 del 24 luglio 1974, ove tale ruolo viene confermato in termini positivi.

L’argomento della nascente organizzazione terroristica si pone in perfetta sintonia con gli analoghi temi trattati nell’appunto allegato alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 e nell’appunto allegato alla nota s.n. del 23 maggio 1974: identica è la provenienza dei
membri dell’organizzazione (ex militanti di ORDINE NUOVO) e la composizione numerica (ristrettissima) dei gruppi clandestini, identici gli obiettivi (l’abbattimento del sistema borghese) e gli strumenti per conseguirli (l’eversione violenta e dunque gli
attentati), identica la sigla utilizzata per la rivendicazione degli attentati (ORDINE NERO).

Significativa appare anche l’indicazione, contenuta nell’appunto del 23 maggio 1974, ove si specifica che la predetta organizzazione terroristica, “già presente ed operante in alcune città del Settentrione”, sarebbe stata “presto attivata anche a Padova”. Il fiduciario, riferendo della riunione del 25 maggio 1974, non indica altre presenze oltre a quella di Gian Gastone ROMANI, di Carlo Maria MAGGI e dei due “camerati della zona di Venezia”. L’estrema rilevanza e l’assoluta riservatezza degli
argomenti trattati ed i particolari non essenziali alla struttura del racconto, come la parte in cui il fiduciario si sofferma a spiegare che si era trattato “quasi di un monologo di MAGGI” e che “ROMANI e gli altri” si erano “limitati ad annuire” o ad intervenire per “puntualizzazioni marginali”, inducono a ritenere che il fiduciario stesso fosse presente a quella riunione.

Nessuna delle pochissime persone che prese parte a quella riunione avrebbe infatti avuto interesse a svelare notizie così compromettenti ad un ragazzo di 22 anni, salvo che il predetto non fosse a pieno titolo partecipe di quella realtà ma, anche in tal caso, il narratore non avrebbe avuto alcun motivo di soffermarsi su particolari così insignificanti (ROMANI e gli altri due camerati che annuiscono ed intervengono solo per puntualizzazioni marginali).
L’elemento che comunque non pare seriamente contestabile è l’assoluta intraneità di Maurizio TRAMONTE all’organizzazione terroristica di cui il medesimo parla nei sopra citati “appunti informativi”.
Il secondo argomento che viene trattato nell’appunto ha ad oggetto il viaggio che uno dei due “camerati della zona di Venezia” (che avevano accompagnato MAGGI ad Abano Terme il 25 maggio 1974 ed avevano partecipato alla riunione in casa di Gian Gastone ROMANI) fece a Brescia il 16 giugno 1974, per incontrarsi con alcuni “camerati”.Il fiduciario precisa che il giovane era “di Mestre”, che era un “collaboratore del Dott. MAGGI”, che aveva “circa 25 anni, fisico asciutto ed atletico”, che era “alto circa m. 1,75”, che viaggiava a bordo di una “Fiat 1500 targata Venezia”.
In termini chiari ed inequivocabili viene precisato, lo si ripete, che il giovane era di MESTRE e che aveva preso parte alla riunione del 25 maggio a casa di ROMANI.
Il racconto prosegue con una analitica descrizione dell’intera giornata che il giovane “mestrino” trascorse a Brescia e provincia. Anche in questo caso non si può non rilevare che la quantità e la qualità dei particolari che il fiduciario ha fornito al Servizio sono chiaramente indicativi della diretta presenza e partecipazione del predetto agli eventi narrati.
Viene di seguito sintetizzata la sequela degli avvenimenti riferiti dal fiduciario. Nei pressi di piazza Loggia il “giovane di Mestre” si era incontrato con un “camerata bresciano” insieme al quale aveva proseguito il viaggio fino a Salò. Anche del camerata bresciano viene fornita una analitica descrizione (sui 23 anni, alto e snello, con i capelli lunghi di color castano) e viene specificato che, insieme ad una ragazza, viaggiava a bordo di una Alfa Romeo “Duetto” di colore “grigio metallizzato”. I predetti, giunti a Salò, si erano incontrati con un altro camerata “quasi sicuramente di Brescia o dintorni”, sui 28-30 anni, che viaggiava a bordo di una Porsche nera, nuova, della quale il fiduciario ha indicato parte della targa (“BS 42…. o 40….”).
Il soggetto della Porsche, che viene indicato quale probabile “protettore di prostitute”, si trovava in compagnia di due giovani donne bionde “molto avvenenti e truccate vistosamente”. L’uomo aveva consegnato al “mestrino” un “voluminoso pacco di documenti”. Tutti i soggetti indicati avevano consumato il pranzo “nel giardino esterno di un ristorante situato alla periferia della città” e si erano trattenuti fino a sera. Uno specifico paragrafo dell’appunto viene dedicato agli argomenti trattati nel corso del pranzo.
Verso sera il camerata bresciano dell’Alfa Romeo e la sua ragazza avevano lasciato la compagnia mentre il “mestrino” e l’uomo della Porsche, “circa un’ora dopo” avevano raggiunto la stazione ferroviaria di Brescia e “verso le ore 23,30” si erano recati ad un distributore di benzina per fare rifornimento. Si trattava di un distributore AGIP del quale viene diligentemente indicata la collocazione (“a circa un chilometro dalla stazione ferroviaria, lungo la strade alberata, in direzione di Milano”).
Il fiduciario si sofferma persino sull’atteggiamento tenuto dall’addetto all’area di servizio che, rivolgendosi all’uomo della Porsche con il saluto “Salve, Ragioniere!”, aveva “mostrato di averlo visto altre volte”.
Il racconto nel suo complesso ed alcuni particolari in modo specifico sono chiaramente indicativi della presenza a Brescia ed a Salò dello stesso narratore.
L’indicazione, pur parziale, del numero di targa della Porsche utilizzata dal presunto protettore, così come la precisa successione cronologica degli eventi della sera, fino a giungere alle scrupolose indicazioni sull’area di servizio ove il soggetto della Porsche fece benzina e sulle modalità del saluto che l’addetto all’area di servizio rivolse al medesimo sono tutti elementi che non avrebbero mai potuto costituire oggetto di un <normale> racconto che non fosse espressamente finalizzato alla raccolta di elementi informativi.

La narrazione prosegue con l’ingresso in autostrada del “mestrino” che, fermatosi “prima dell’uscita di S. Bonifacio”, si fermò in un parcheggio ove, ad attenderlo, vi era il conducente di un TIR con targa tedesca (che parlava “discretamente” l’italiano).
Dal rimorchio venne prelevata una cassa (della quale vengono descritte le minute caratteristiche) che venne sistemata nell’abitacolo della Fiat 1500 del mestrino.
Effettuato il trasbordo, l’autotreno rimaneva nel parcheggio mentre il “giovane di Mestre” riprendeva il viaggio, in direzione di detta città. Un terzo argomento ha ad oggetto un incontro che Gian Gastone ROMANI ebbe con l’on. Pino RAUTI a Roma il 29 o 30 giugno 1974 ed il successivo incontro tra ROMANI e Carlo Maria MAGGI (43). Il tema di questo incontro tra ROMANI e RAUTI verrà più analiticamente ripreso nell’appunto allegato alla nota del Centro CS di Padova n. 5277 del 24 luglio 1974. Le sintetiche indicazioni contenute nel presente appunto sono però già significative per cominciare a delineare i rapporti che MAGGI e ROMANI avevano con Pino RAUTI nel 1974.

Il fiduciario riferisce che ROMANI, dopo essersi recato a Roma per partecipare ad una riunione della Direzione nazionale del MSI-DN, aveva riferito a MAGGI di essersi incontrato con l’on. Pino RAUTI che aveva “assicurato consensi ed appoggi per l’attività degli ex ordinovisti”. Con RAUTI era stato concordato un nuovo incontro, da tenersi a Roma “quanto prima”. A detto incontro avrebbero partecipato “altri ex dirigenti di ORDINE NUOVO”.

Il laconico richiamo alla “attività degli ex ordinovisti” rimanda a quanto sopra espresso con riferimento alla nuova organizzazione terroristica che, come si è detto, era composta da ex ordinovisti. Il quarto argomento trattato nell’appunto è di estrema importanza e si pone quale diretto ed immediato sviluppo di quanto riferito dal fiduciario con riguardo alla riunione di Abano del 25 maggio 1974 (44), nonché che gli obiettivi dell’organizzazione terroristica di cui agli appunti allegati alla nota n. 622 del 28 maggio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974. Il fiduciario, forse con riferimento all’incontro che MAGGI ebbe con ROMANI dopo che questi si era recato a Roma da RAUTI (il 29 o 30 giugno 1974), riferisce che MAGGI aveva commentato “i fatti di Brescia” (ossia la strage del 28 maggio 1974) affermando che quell’attentato non doveva rimanere un fatto isolato, che il “sistema” doveva essere “abbattuto mediante attacchi continui” (che ne accentuassero la crisi) e che l’obiettivo era quello di “aprire un conflitto interno” che potesse essere risolto solo con lo “scontro armato”. Nello spirito di tale teoria sia MAGGI che ROMANI, “qualche giorno dopo la strage” e dunque in occasione di un incontro successivo alla riunione di Abano del 25 maggio ma necessariamente precedente all’incontro che ROMANI ebbe con RAUTI a Roma, a fine giugno del 1974, avevano espresso l’intenzione di stilare un comunicato da far pervenire alla stampa. Il documento avrebbe dovuto “esporre la linea politica e programmatica” dell’organizzazione terroristica sopra menzionata ed avrebbe dovuto “annunciare azioni terroristiche di grande portata da compiere a breve scadenza”.

Il fiduciario specifica in termini molto efficaci quale fosse la strategia del terrore pianificata da MAGGI e ROMANI che, con l’iniziativa sopra specificata, si proponevano di “accentuare lo sgomento diffusosi nel Paese dopo l’attentato di Brescia”. In concreto, dopo una serie di azioni terroristiche minacciate ma non realizzate (tanto da creare una sorta di assuefazione nell’opinione pubblica), sarebbe scattata una nuova azione terroristica.
Fra gli esecutori del complessivo “piano eversivo” che, come si è sopra riportato, avrebbe dovuto “aprire un conflitto interno” da risolversi con lo “scontro armato”, avrebbero dovuto esserci: “due giovani di Mestre”, indicati quali “devotissimi seguaci” di Carlo Maria MAGGI, nonché FRANCESCONI SARTORI Arturo di Padova. L’indicazione di FRANCESCONI SARTORI Arturo, tra i possibili componenti di una delle cellule terroristiche che avrebbero dovuto prendere parte all’ambizioso programma di attentati, costituisce una ulteriore conferma dell’identità dell’organizzazione terroristica della quale ROMANI e MAGGI facevano parte, in posizione verticistica, rispetto all’organizzazione della quale il fiduciario aveva riferito negli appunti di cui alla nota n. 622 del 28 gennaio 1974 ed alla nota s.n. del 23 maggio 1974.

Nella relazione del Centro CS di Padova del 25 maggio 1974 (che accompagna l’appunto del 23 maggio 1974) si specifica, infatti, che l’organizzazione clandestina (di cui all’appunto del 23 maggio) “è la stessa di cui tratta il foglio n. 622 in data 28 gennaio 1974” e che di tale organizzazione “farebbe parte certo Arturo SARTORI” di Padova”.
L’ultimo argomento trattato nell’appunto del 6 luglio 1974 fornisce ulteriori elementi in ordine al ruolo di Carlo Maria MAGGI ed affronta il tema dei rapporti tra MAGGI e Giovanni MELIOLI.
Di MAGGI, già indicato (al paragrafo n. 6 dell’appunto) quale componente, a “livello centrale”, del team dirigenziale destinato ad organizzare e coordinare i “due tronconi” della nuova organizzazione terroristica (quello “clandestino” e quello “palese”), viene precisato che “non condivide le posizioni delle frange ex ordinoviste che si richiamano al periodico ANNO ZERO” e che, pur escludendo di incorporare dette frange, ritiene tuttavia utile avvicinarle per “sottrarre loro gli elementi migliori”, come nel caso di Giovanni MELIOLI di Rovigo, nei confronti del quale era solito esprimere “apprezzamenti molto lusinghieri”. Il fiduciario riferisce altresì che MAGGI era contrario ad ogni forma di collaborazione con altre formazioni della destra extraparlamentare e che, in particolare, diffidava di AVANGUARDIA NAZIONALE, che riteneva “sostenuta e manovrata”, tramite DE FELICE, dal Ministero dell’Interno. L’affermazione relativa alla personale posizione di MAGGI, nei confronti di ANNO ZERO, così come descritta in questo appunto informativo del 6 luglio 1974, è totalmente superata nel successivo appunto, allegato alla nota n. 5580 dell’8 agosto 1974, che verrà di seguito esaminato.
In tale appunto, infatti, si afferma perentoriamente che il nuovo gruppo terroristico (l’unico per così dire <legittimato> ad operare sotto il nome di ORDINE NERO), era quello che si identificava nell’organizzazione degli ex ordinovisti che, dopo lo scioglimento coatto di ORDINE NUOVO, si era raccolto intorno al periodico ANNO ZERO e che riconosceva, quali propri leaders, l’on. Pino RAUTI, Clemente GRAZIANI, Elio MASSAGRANDE e Salvatore FRANCIA (con una evidente e ben consapevole commistione, dunque, di ex ordinovisti che provenivano dal CSON ed erano rientrati nel MSI, come RAUTI, ma anche come ROMANI, MAGGI e MELIOLI, ed ex ordinovisti che provenivano dal MPON, come GRAZIANI, MASSAGRANDE e FRANCIA.
Da ultimo, la fonte dimostra di essere a conoscenza delle riunioni che, a Venezia, si svolgevano presso l’abitazione di Carlo Maria MAGGI (46), ove il predetto si incontrava con i militanti della destra extraparlamentare ed in particolare con quelli della zona di Treviso. Alcune sere prima MAGGI aveva ricevuto presso la propria abitazione di Venezia alcuni attivisti di un “imprecisato gruppo operante a Sesto S. Giovanni (MI)”, che aveva definito “molto forte, deciso e bene organizzato”.
Aveva anche “invitato alcuni suoi seguaci” (fra cui FRANCESCONI SARTORI Arturo) a praticare qualche disciplina sportiva, per acquisire una “preparazione fisica” idonea ad affrontare eventuali e non meglio precisate “prove impegnative” ed aveva dato incarico ad alcuni “camerati” di localizzare nascondigli idonei all’occultamento non meglio precisato “materiale”.
Anche queste notizie, per la loro riservatezza e specificità, fanno pensare ad una diretta percezione del fiduciario e dunque ad una partecipazione del predetto alle riunioni che si svolsero presso l’abitazione di Venezia di MAGGI. E’ difficile pensare che qualcuno possa avere reso partecipe un estraneo di eventi così analitici ed insignificanti, come i lusinghieri commenti espressi da MAGGI con riguardo al gruppo di Senso S. Giovanni e l’invito a praticare qualche disciplina sportiva.  Quanto a MELIOLI, il fiduciario precisa che era molto lusingato per le attenzioni rivoltegli da MAGGI ma che, almeno per il momento, non era interessato ad “entrare nella sua orbita politica”. Precisa altresì che, nella zona, era l’elemento “più in vista” del gruppo di ANNO ZERO, che era in contatto con elementi di Rovigo, di Udine, di Treviso e di Ferrara, che aveva stretti legami con Salvatore FRANCIA di Torino, che si ispirava alle teorie di CODREANU e che manteneva rapporti epistolari con Franco FREDA.

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