Ermanno Buzzi – Memoria pm strage Brescia

Non dimentichiamo, come si è trattato nel capitolo relativo alle RIUNIONI A CASA DI ROMANI, che SICILIANO ha collocato BUZZI a casa del medesimo ROMANI nella primavera del 1974, e cioè in un periodo molto caldo; che sempre secondo SICILIANO, in quel periodo BUZZI frequentava Ordine Nuovo di Via Mestrina, ove il capo indiscusso era Delfo ZORZI; che SICILIANO inquadra BUZZI nella Fenice di Milano, e che distribuiva il relativo materiale propagandistico; che conosceva MAGGI e ZORZI, con i quali si incontrava a Venezia, già all’inizio degli anni 70; che secondo STIMAMIGLIO e LO PRESTI, BUZZI conosceva e frequentava SOFFIATI (si veda il capitolo relativo a SOFFIATI).

Non dimentichiamo che lo stesso Angelino PAPA riferisce che BUZZI si dichiarava di Ordine Nuovo e che esibiva anche una sorta di tessera. In sostanza BUZZI era un ordinovista che nel 1974 aveva rapporti con quasi tutti i personaggi coinvolti nella presente vicenda, MAGGI, ZORZI, SOFFIATI. Ricordiamo che BUZZI è comunque coinvolto in alcuni attentati minori, o comunque fatti comportanti l’uso o la detenzione dell’esplosivo. Tutto quanto sopra ha una grande importanza, in quanto è pacifico che BUZZI fosse un confidente dell’allora Capitano DELFINO, sia pure nell’ambito di alcune “competenze” limitate, quali il recupero dei quadri rubati.
E’ evidente che DELFINO ha realizzato una complessa attività di inquinamento nell’ambito delle indagini per la strage di Brescia, pur utilizzando lo strumento inconsapevole dei magistrati, facendo ricadere la responsabilità del fatto su persone diverse da quelle responsabili. Se contestualmente uno dei suoi principali confidenti, BUZZI, ha un qualche coinvolgimento nel fatto, che si palesa addirittura, come vedremo, antecedente alla strage, ecco che valutazioni logiche portano ritenere che anche DELFINO sia coinvolto nella strage. E’ evidente che è difficile pensare che un confidente sfugga talmente al controllo del referente, da avere la possibilità di commettere un fatto così grave e complesso senza che questi se ne accorga.
Specularmente appare assai difficoltoso che un confidente psicologicamente abbia la sfrontatezza, il coraggio, la presunzione di commettere un fatto così grave e complesso senza il timore di essere smascherato dal suo referente. Sempre che, naturalmente, non remino entrambi nella stessa direzione. Il fatto diventa addirittura paradossale nel momento in cui proprio detto confidente, BUZZI, diventa il principale bersaglio dell’impianto accusatorio costruito da DELFINO, ed assume un atteggiamento, desumibile dalle testimonianze, di chi è condannato in primo grado, ma sopporta la circostanza in quanto è sicuro di essere assolto in appello.
E’ evidente, inoltre, che il coinvolgimento proprio di un soggetto nei confronti del quale si ha un rapporto di confidenza, rende più facile inquinare e prendere accordi.
A maggior ragione se si palesa al predetto la concreta possibilità di “venirne fuori” in un
secondo tempo, magari in appello, come si può dire per BUZZI.
Se poi questo confidente è portatore di un’ideologia in linea con il significato più palpabile del gesto delittuoso, potendosi collocare BUZZI in un’area di destra estrema, ecco che vi può essere addirittura uno stimolo in più ad assumersi detto il ruolo.
Forse in primo grado nessuno si è reso conto di quanto fosse singolare che il principale accusatore, e cioè DELFINO, fosse il referente del principale accusato, poi in concreto condannato unitamente al solo PAPA Angelino, per la strage di Piazza della Loggia.
Ora vedremo che vi è un fatto che dimostra, senza necessità di chiamate in correità, né di PAPA, né di TRAMONTE, un coinvolgimento di BUZZI nella strage, almeno a livello conoscitivo, e in ogni caso collocabile prima dell’evento delittuoso. E se BUZZI sapeva della strage prima che si verificasse, vuol dire che anche DELFINO, il suo referente ne era a conoscenza.

Memoria pm strage Brescia

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