Morte di Silvio Ferrari – Sentenza G.I. strage di Brescia 17.05.1977

Verso le ore 3 della notte del 19 maggio 1974, in piazza del mercato di Brescia, lo studente Silvio Ferrari di anni 21, veniva dilaniato dall’esplosione di un ordigno a orologeria che trasportava sulla motoretta e con cui si apprestava a compiere un attentato. Sul luogo dell’esplosione, accanto al corpo smembrato del giovane e al motomezzo distrutto, veniva trovata una pistola Beretta cl. 7,65 con caricatore inserito ed altro caricatore con delle cartucce sparse al suolo.
Sul posto venivano altresì rinvenute delle copie bruciacchiate del giornale “Anno Zero” che rivelavano l’appartenenza dell’attentatore a tale gruppo eversivo dell’estrema destra.
L’episodio aveva avuto come antecedente una telefonata anonima che, verso le ore 22,30 della sera precedente, aveva segnalato, alla Guardia di Finanza e alla Polizia Stradale di Brescia, l’esistenza di una bomba nella discoteca “Blue Note” di via Milano della città, preannunciando l’imminente scoppio dell’ordigno. La telefonata aveva posto in moto l’apparato di emergenza degli organi di polizia, senza che tuttavia l’accurata ispezione del ritrovo, fatto sgombrare dagli avventori, avesse portato al rinvenimento dell’ordigno, creando così sconcerto nelle forze dell’ordine e risolvendosi in un falso allarme presso le autorità.
I due accadimenti e, in particolare la tragica circostanza della morte del Ferrari, suscitando grande inquietudine, venivano ad acuire il clima di tensione creato dagli attentati dinamitardi che si andavano susseguendo da qualche tempo in città e che si erano intensificati in concomitanza del “referendum” per il divorzio.
La natura degli obiettivi prescelti (in particolare, C.I.S.L., Federazione del PSI, Supermercato Coop), il rinvenimento sul luogo di uno degli attentati di un volantino a firma S.A.M. e, specificatamente, la ricezione da parte del direttore dell’emporio di una copia del giornale “Anno Zero” venivano, peraltro, a denunciare chiaramente l’identità della matrice di tali azioni terroristiche e di quella che si proponeva di compiere il Ferrari. Lo stato di tensione si manifestava con chiari sintomi lo stesso giorno della morte del predetto allorché un gruppo di giovani di destra, recatosi in atteggiamento provocatorio a deporre fiori sul luogo della morte del “camerata”, incontrava la reazione di elementi di opposta tendenza, venendo ostacolato nell’impresa e causando tafferugli. L’episodio non valeva tuttavia a frenare la tracotanza fascista dal momento che il successivo giorno 21 maggio perveniva al Giornale di Brescia un dattiloscritto anonimo intestato “Partito Nazionale Fascista” – sez. di Brescia “Silvio Ferrari”, in cui attribuendo al terrorista il ruolo di “martire” del fascismo e indicandolo come vittima di una “imboscata” dei “rossi”, gli ignoti preannunciavano alla popolazione “gravi attentati” da porsi a segno “entro il mese di maggio”. Gli attentati – si precisava – dovevano avere ad obiettivo le sedi dei Partiti Comunista e Socialista, le linee ferroviarie e le caserme e i comandi di Polizia e Carabinieri. Al delirante messaggio faceva seguito, lo stesso 21 maggio, l’ulteriore provocazione della partecipazione ai funerali del Ferrari di un manipolo di neofascisti di Verona i quali, dopo essersi recati, assieme ad elementi locali, a deporre i fiori in Piazza del Mercato, si accodavano al corteo con una corona con la raffigurazione dell’ascia bipenne (simbolo del disciolto “Ordine Nuovo”) e la scritta “Camerati Anno Zero” e procedevano poi pubblicamente, al cimitero, all’appello fascista. L’intento degli estremisti di provocare disordini e di compiere azioni di violenza era, peraltro, frustrato dall’intervento della polizia che, sorpresi, al termine della cerimonia cinque di essi (risultati tutti aderenti a movimenti neofascisti) in possesso di una pistola cl. 22 con il colpo in canna ed il corredo di circa 150 cartucce nonché di armi improprie, tra cui una scure e una piccozza, ne effettuava l’arresto.
Nondimeno, poco dopo, altri neofascisti si portavano nuovamente in Piazza del Mercato, riuscendo con la violenza a deporre sul posto un mazzo di fiori avvolto nel tricolore e causando ancora tafferugli. Il giorno successivo, presso il cimitero di San Francesco di Paola, il rito dell’appello fascista  veniva ripetuto nel corso di una cerimonia che vedeva accomunati estremisti di destra e appartenenti al Fronte della Gioventù della Federazione di Brescia. Nell’occasione il giovane Ferrari Fernando, resosi promotore dell’iniziativa assieme all’amico Gussago Arturo, pronunciava una breve orazione, dandosi ad esaltare la figura del defunto ed esternando chiari propositi di vendetta per la morte del “camerata”.
Nella stessa occasione il milanese Marco De Amici, già compagno di collegio del defunto e fanatico estremista del gruppo “La Fenice”, esternava ben più gravi e precisi propositi, manifestando l’intento di creare anche a Brescia un clima di tensione e di scatenare il terrore con l’uso delle bombe. Il De Amici, peraltro, dava subito corso all’attuazione del programma criminoso recandosi, il successivo giorno 23 maggio, nella città di Parma e provvedendo al recupero di un quantitativo di esplosivo nonché di una pistola e di almeno 500 cartucce per mitra, che trasportava poi in quel di Gardone Riviera. Il materiale era stato prelevato, lo stesso giorno della morte del Ferrari, dall’alloggio del defunto e del comune amico Pier Luigi Pagliai, altro estremista de “La Fenice”, ed occultato in un campo della periferia della città, col fattivo concorso di costui. I gravi accadimenti e la crescente provocazione dei neofascisti avevano, nel frattempo, determinato la mobilitazione delle forze democratiche, inducendo la segreteria delle Confederazioni C.G.I.L., C.I.S.L. e U.I.L. di Brescia a prendere posizione e proclamare, nel corso di una riunione del 22 maggio, uno sciopero generale provinciale di 4 ore “per protestare contro gli attentati di chiara marca fascista e le continua provocazioni che tentano di capovolgere le istituzioni democratiche del paese”. (…) Lo sciopero veniva stabilito per la mattina del successivo 28 maggio e ciò in sintonia con la decisione del Comitato Permanente Antifascista di Brescia di indire, per le 10 dello stesso giorno, una manifestazione unitaria antifascista da tenersi in Piazza della Loggia e prevedente discorsi ad opera di sindacalisti ed esponenti delle forze politiche bresciane. La notizia della manifestazione veniva diffusa, con ampio risalto, dai quotidiani locali il giorno 23 maggio con l’invito del Comitato alla cittadinanza ad intervenire “allo scopo di dimostrare la decisa volontà di Brescia antifascista di rispondere con fermezza alle provocazioni fasciste”.

Sentenza Ordinanza strage di Brescia 17.05.1977

Annunci