La figura di Lino Franco

FRANCO Lino (del quale si è già accennato con riferimento ai fatti di Paese) è stato indicato dal DIGILIO quale uno dei fiduciari statunitensi nell’ambito della rete informativa da lui descritta. Il DIGILIO lo indica come un informatore della C.I.A. attribuendogli anche il ruolo di appartenente al cosiddetto “Gruppo Siegfried”.
Arruolatosi nelle file della R.S.I. dopo l’8 Settembre del ‘43, venne inquadrato, a dire della moglie, nel Battaglione “BARBARIGO” della Divisione “Decima M.A.S.”, il primo ad entrare in combattimento contro gli Alleati. Partecipò quindi sul fronte meridionale alle battaglie di Anzio e Nettuno fino a quando il suo Reparto non venne travolto dagli Angloamericani e lui si trovò sbandato. Riuscì a rientrare in Veneto ma a Padova venne fatto prigioniero dagli Americani. Da questo punto la sua storia si fa nebulosa al punto che nemmeno la moglie è riuscita a ricostruire precisamente le sue vicende. Secondo DIGILIO il FRANCO combattè la battaglia di Cassino a fianco dell’Alleato Germanico giungendo persino, a soli 17 anni, a dare consigli sulle modifiche da apportare ad una mitragliatrice aeronautica di fabbricazione tedesca
convertita per l’impiego terrestre con l’adozione di calciolo e bipiede, la MASCHINE-GEWEHR 15. Per tale abilità nel maneggio e nella costruzione delle armi, venne immediatamente notato dagli Americani quando lo fecero prigioniero.
Questi non si fecero scappare l’occasione di cooptare l’uomo giungendo, sempre secondo il DIGILIO, ad arruolarlo quale fiduciario affidandogli il compito di lavorare leghe metalliche per elicotteri ed aerei all’interno di un capannone industriale sito nei pressi di Monfalcone (GO) ed in altro nei pressi di Trieste. In questo compito venne coadiuvato anche dal MINETTO Sergio, a quel tempo già fiduciario C.I.A., che grazie alla sua attività in proprio poteva spostarsi facilmente ed occuparsi del trasporto dei pezzi lavorati dal FRANCO. Tutto ciò avvenne, secondo il DIGILIO, a partire dalla seconda metà degli anni ‘50. Si è avuto soltanto qualche parziale riscontro a tale fase della vita del FRANCO. Sua moglie riferisce gli avvenimenti in modo diverso dal DIGILIO, ma, per certi versi, coincidente.

Infatti, parlandogli delle sue vicende antecedenti alla loro conoscenza, il FRANCO confermò alla moglie di aver combattuto nelle già citate battaglie inquadrato nelle fila della Decima M.A.S., di essere stato fatto prigioniero a Padova, di aver lavorato per conto degli Inglesi e dei Polacchi, prima come barista, e poi come sminatore nella zona di Imperia. Da notare che anche lui ebbe una sorte analoga ad altri repubblichini nel primo dopoguerra; infatti nei primi anni ‘50 emigrò per l’Argentina, rientrando in Italia dopo circa due anni, come fecero altri due elementi della rete indicata dal DIGILIO: il MINETTO Sergio ed il GUNNELLA Pietro. Il FRANCO aiutava il cognato, DE POLI
Francesco, in una ditta per la distribuzione di giochi ed intrattenimenti da bar (flipper, slot-machine, juke-box, etc.), ma svolgeva anche l’attività di insegnante di educazione fisica nelle scuole medie inferiori e superiori.
Da una perquisizione operata presso l’abitazione della moglie del FRANCO sono emersi elementi che contribuiscono a qualificarlo quale simpatizzante del Movimento Politico ORDINE NUOVO.
Infatti sono stati rinvenuti i cosiddetti “quaderni di Ordine Nuovo”, degli opuscoli periodici relativi alle attività del Movimento, con articoli ideologicamente orientati, in sintonia con le affermazioni del DIGILIO circa la conoscenza tra il FRANCO ed il MAGGI, per cui quest’ultimo, anche se in ritardo rispetto alla richiesta, aveva procurato al primo l’abbonamento alla rivista del Movimento. Nel corso della perquisizione sono anche stati sequestrati dei volantini inneggianti alla campagna per la scheda bianca condotta nella seconda metà degli anni ‘60 da ORDINE NUOVO e, soprattutto, il noto volumetto dal titolo “Le mani rosse sulle Forze Armate”, il cui autore, che si celava dietro lo pseudonimo di Flavio MESSALLA, fu il noto Pino RAUTI coadiuvato dal GIANNETTINI. Il possesso di tale pubblicazione potrebbe sembrare a prima vista normale per un simpatizzante di destra, ma si deve considerare la rarità di tale documento diffuso a suo tempo soltanto fra gli “addetti ai lavori”, cioè i militanti Ordinovisti, e coloro che si ritenevano cooptabili all’ideologia sottesa.

Secondo il DIGILIO, il Sergio MINETTO aveva fatto vari viaggi in Grecia, intorno al 1970, per i suoi contatti politici. In quell’epoca infatti era al potere, in Grecia, il regime detto “dei Colonnelli”. In occasione di questi viaggi aveva saputo che il Prof. FRANCO Lino aveva inviato, tramite il Porto di Venezia, armi al generale GRIVAS, comandante dei camerati ciprioti dell’EOKA, avversario dell’arcivescovo
MAKARIOS, ed il MINETTO lo aveva quindi ammonito a stare molto attento ad operazioni del genere e ad attenersi comunque alle disposizioni. Le armi che FRANCO aveva mandato a Cipro erano quelle che il “Gruppo Siegfried” ancora conservava nei depositi di Pian del Cansiglio ove dei reparti scelti della Decima MAS avevano fermato il Corpo d’Armata titino che minacciava l’Italia.
L’affermazione del DIGILIO trovava sorprendente conferma in una nota dell’Ufficio Affari Riservati del 19.5.1964 ove viene rappresentato che il Prof. Lino FRANCO di Vittorio Veneto (TV) aveva intenzione di organizzare dei corsi di sabotaggio ai quali avrebbero dovuto partecipare elementi neofascisti militanti nelle formazioni giovanili del M.S.I., e che disponeva di un cospicuo deposito di armi e munizioni (circa un centinaio di fucili e mitra con relativo munizionamento).
Riguardo alla sua attività nell’ambito della rete clandestina, al FRANCO venne affidato, dai suoi superiori, il delicato incarico di tenere sotto controllo i movimenti e le iniziative del noto Giovanni VENTURA. Il FRANCO, a dire di DIGILIO, pensó inzialmente di affidare la missione di infiltrazione al SOFFIATI Marcello, ma poi, per non esporlo, visto che era noto per le sue simpatie di destra, in una operazione di contatto con una persona il cui credo politico in pubblico era dubbio, scelse proprio il DIGILIO. Il VENTURA stava cercando di realizzare un congegno di accensione a tempo servendosi di una sveglia, di alcune batterie, di filo al nichel cromo e, dietro suggerimento proprio del FRANCO, di fiammiferi antivento. Che costui avesse una competenza esplosivistica è peraltro confermato dalla già menzionata nota degli Affari Riservati del Viminale del Maggio 1964 ove viene anche specificato che nella precedente ricorrenza del 25 Aprile di quell’anno, aveva in animo di compiere un attentato dinamitardo contro la Camera del Lavoro di Milano con un ordigno rudimentale da lui stesso realizzato, essendo ritenuto uno specialista in materia. Il DIGILIO ha affermato di aver raccolto il maggior numero di informazioni possibili e poi di aver relazionato al professor FRANCO.
Un eccezionale riscontro ai rapporti tra VENTURA e tale “Dott. FRANCO – che quest’Ufficio ipotizza trattarsi proprio di Lino FRANCO – si rilevano dall’agenda di VENTURA relativa all’anno 1969 alle date del 20 e 23 febbraio. Tali annotazioni risultano apposte a febbraio, pertanto in un periodo di tempo in cui il FRANCO era ancora in vita; lo stesso morirà il 15 luglio successivo.
Del già citato “Gruppo Siegfried”, avrebbe fatto parte anche un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, giá Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto. Questo particolare non discende da una cognizione diretta del DIGILIO, ma venne a questi riferito dal FRANCO Lino. Il DIGILIO non descrive con esattezza la funzione del sottufficiale, anche perché il FRANCO, a suo dire, era un vero professionista in questo campo, e raramente si lasciava andare a confidenze, ma specificó due punti fondamentali relativi all’impiego del citato sottufficiale:
“…questi costituiva un punto di riferimento logistico per l’approvvigionamento di armi in caso di imprevisto ed immediato allarme.”. Il DIGILIO precisó che “…la parola imprevisto andava intesa nel senso che il FRANCO, quando non pressato da esigenze temporali, poteva autonomamente approvvigionarsi, con le sue conoscenza, del materiale logistico di cui necessitava. Il secondo punto fondamentale era la possibilitá di segnalare e reclutare direttamente che aveva il sottufficiale, che gli discendeva dalla profonda conoscenza che aveva del territorio su cui aveva giurisdizione, visti anche il prestigio e l’autoritá di cui godevano in passato gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri ed in particolare i Comandanti di Stazione”.
Non è stato possibile identificare con certezza il sottufficiale poichè, in quel periodo, numerosi militari si succedettero nel Comando di tale Stazione, ma un riscontro alle dichiarazioni del DIGILIO viene dalle affermazioni di POLI Pietro, un sottufficiale dell’Arma in congedo, già Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto.
Questi ha narrato che il Maresciallo MARZOLI Giuseppe, suo predecessore, conosceva bene il FRANCO, ma che, tuttavia, non era costui il sottufficiale dell’Arma più vicino al professore. Vi era infatti il Maresciallo MIELE Benedetto, già Comandante della stazione CC di Serravalle (TV) che era in ottimi rapporti con il FRANCO e che una volta si recò in Francia con quest’ultimo. Tale figura, prima di apprenderne la morte, aveva destato interesse poiché nativo di Cassino e padre di una figlia nata a Pola a cui pose nome Benita. Anche la vedova ha testimoniato di visite del Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto presso la loro casa.

Memoria Pm strage piazza della Loggia

I documenti sequestrati a Gianluigi Napoli il 20.12.1978

NAPOLI è stato arrestato il 20 dicembre 1978 in quanto nel corso di una perquisizione eseguita presso la sua abitazione perchè accusato di alcune rapine commesse a Ferrara, è stato trovato in possesso di due documenti di natura eversiva:
IL FOGLIO D’ORDINE DI ORDINE NUOVO e LE NORME GENERALI.

“Le Norme generali”
L’opuscolo “NORME GENERALI” parte dal presupposto che le attuali condizioni storiche impongano agli uomini dell’organizzazione un comportamento e modalità operative che tengano conto del “fattore clandestinità”, in funzione dell’esigenza di combattere una “guerra rivoluzionaria”, costituita da una “lotta totale”, intrapresa da “soldati politici”. A questo punto vengono elencati un insieme di precauzioni, di regole, di principi che devono guidare la vita segreta del militante e proteggerlo, contro se stesso e contro il nemico.

“Il foglio d’ordine del movimento politico Ordine Nuovo”
Datato maggio e marzo 1978, contraddistinto dal noto simbolo dell’ascia bipenne, contiene l’affermazione di tutta una serie di premesse, (che prendono in considerazione anche il ruolo delle BR), e di principi su quello che deve rappresentare Ordine Nuovo. Tra l’altro si afferma che ON dovrà essere capace, nell’evenienza di un GOLPE bianco, di accentuare lo sforzo rivoluzionario inteso a contrastare il tentativo reazionario; che la lotta clandestina ha come sua premessa la mentalità clandestina. Che “Il nostro combattente” è il soldato politico. La scelta rivoluzionaria è una scelta cosciente: una volta compiuta comporta l’adesione totale al movimento e la militanza attiva in esso. Interrogato nel corso dell’udienza del 23.6.09 (pag.66), Gianluigi NAPOLI ha confermato che i documenti di cui sopra si trovavano assieme in occasione della perquisizione. La suddetta documentazione gli fu consegnata da MELIOLI perché la esaminasse e in seguito la restituisse. Secondo NAPOLI l’autore del documento era FACHINI.
La provenienza dal MELIOLI della suddetta documentazione, sia che sia stato lui ad elaborarla, sia che sia stato FACHINI, è di straordinaria importanza, trattandosi, il primo, del presunto esecutore materiale della strage di Brescia, e il secondo essendo stato indagato, prima della morte, in ordine al medesimo fatto eversivo.

LE NORME GENERALI costituiscono, infatti, un’elaborazione del manuale pratico rinvenuto presso la sede dell’AGINTER PRESSE e di ORDRE ET TRADITION, di cui alla busta 17 del volume C/a-4 degli atti. Pertanto MELIOLI, secondo il TRAMONTE organizzatore dell’attentato del 28.5.74, aveva contatti con l’AGINTER PRESSE , o era un estimatore della suddetta organizzazione che il medesimo TRAMONTE ha indicato come coinvolta nella strage di Piazza della Loggia.
Secondo NAPOLI, MELIOLI aveva rapporti “importanti” con Roberto RAHO, che ricordiamo presente nella conversazione ambientale con BATTISTON, nel corso della quale i due ultimi manifestano timori di essere coinvolti nelle indagini per la stage di Brescia dalla “gola profonda” Carlo DIGILIO, con il quale avevano avuto rapporti, e che parla del viaggio in treno a Brescia di Marcello SOFFIATI.
Sempre secondo NAPOLI, MELIOLI “era maniaco della sicurezza”! (si vedano, appunto, le NORME GENERALI, che sono un manuale di sicurezza) , aveva una preparazione militare, “oltre alla preparazione che aveva per quanto riguarda gli esplosivi”. MELIOLI “disse che c’erano stati dei problemi con esplosivi recuperati da un laghetto… era esplosivo di recupero della seconda guerra mondiale, c’erano problemi ed aveva avuto delucidazioni da parte non so, non vorrei sbagliarmi, da DIGILIO sul come farlo esplodere, cioè con il doppio innesco, sennò aveva problemi ad esplodere parzialmente. Ha precisato che si parlò di “esplosivo sordo”. Pertanto MELIOLI, presunto autore materiale della strage di Brescia, era in contatto anche con DIGILIO, e cioè il tecnico che si inserì in una certa fase nella predisposizione dell’ordigno. MELIOLI fece attentati che dovevano essere addossati ad Autonomia Operaia.
Anche FACHINI (altro soggetto indagato per la strage di Brescia) era un esperto di esplosivi e certamente andava a fare attentati con MELIOLI. Secondo NAPOLI era proprio FACHINI a dare esplosivi a MELIOLI.
NAPOLI ha riferito di attentati con esplosivo realizzati da MELIOLI, tra i quali quelli alla Democrazia Cristiana ed alla Questura di Rovigo. NAPOLI ha inoltre aggiunto: “Io Carlo DIGILIO ne ho sentito parlare dettagliatamente da FACHINI in carcere, poi mi sembra anche da MELIOLI…”. FACHINI aveva fatto appunto riferimento alla competenza di DIGILIO in fatto di esplosivi.
L’impressione era che “l’esperto fosse DIGILIO, era informatissimo anche FACHINI, però ne parlava come di una consulenza ulteriore, proprio a livello tecnico”.
NAPOLI ha confermato che il soprannome di DIGILIO, secondo quanto riferitogli da MELIOLI e da FACHINI, era “ZIO OTTO”. Fu lo stesso
FACHINI a parlargli di DIGILIO. NAPOLI ha implicitamente confermato che la conoscenza di FACHINI con DIGILIO risaliva ad anni addietro. Ha aggiunto che “MELIOLI parlava di un quintaletto, di alcuni quintali, di un quintaletto”, con riferimento all’esplosivo delle spedizioni subacquee nei laghetti.
Ha confermato che MELIOLI sicuramente si rese responsabile degli attentati alla Democrazia Cristiana, alla Questura di Rovigo, alla GGIL e al
Partito Socialdemocratico. Il teste ha confermato il seguente passo del verbale 27.6.97: “MELIOLI disse in anni precedenti la loro conoscenza che il gruppo disponeva di esplosivo a bizzeffe…” e “posso dire che ho appreso da MELIOLI che i detonatori elettrici detenuti da FACHINI provenivano da ambiente militare, si tratta di detonatori che, sempre a dire del MELIOLI, sono stati utilizzati quasi tutti negli attentati che si sono svolti attorno agli anni 76-77, 78-79 – anche FACHINI mi confermò la costanza”.
Dopo che entrambi erano stati scarcerati, nel 1981 MELIOLI affrontò con lui “il discorso delle stragi”. In particolare, quanto a quella di Piazza della Loggia , “MELIOLI, da come si espresse, dimostrò di conoscere nei dettagli la dinamica dell’episodio e , comunque, mi dette l’impressione che le sue fonti in ordine alla strage avessero partecipato direttamente alla stessa”. (dichiarazioni rese da NAPOLI al P.M. di Brescia il 27.6.1997).
NAPOLI ha anche confermato (58) le frequentazioni, da parte di MELIOLI, della “Libreria EZZELINO” di Padova, per la quale lui collaborava attivamente, vendendo anche i libri. Gli sembra di ricordare che detenesse anche le chiavi della libreria.
Ha appreso di “volantini di ANNO ZERO distribuiti da MELIOLI”. Gli sembra di aver anche “appreso di rivendicazioni utilizzanti la locandina di ANNO ZERO”. E’ evidente che tutto ciò conferma l’ipotesi accusatoria secondo cui la rivendicazione della strage di Brescia, materialmente depositata in una cassetta delle lettere di Vicenza da Roberto BALDASSARRE, non provenisse altro che dal MELIOLI.
Ricorda, anzi, che MELIOLI abbia nominato una “Sezione CODREANU”, che è appunto quella che ha rivendicato la strage di Brescia.
Pertanto, anche se MELIOLI non ha riferito a NAPOLI di un suo diretto coinvolgimento nella strage di Brescia ( particolare che evidentemente non avrebbe avuto alcun interesse a riferirgli) , le suddette dichiarazioni ci consentono comunque di concludere che il MELIOLI era quanto meno vicino agli autori del fatto.
Da FACHINI e da MELIOLI apprese di rapporti del FACHINI medesimo con GIANNETTINI e con LA BRUNA (64). Non esclude che ci siano stati rapporti tra lo stesso MELIOLI e GIANNETTINI.

 

Memoria pm strage di piazza della Loggia