L’arresto di Carlo Digilio – sentenza G.I. Salvini 1995

Carlo DIGILIO, Segretario del poligono di tiro di Venezia e frequentatore del dr. Carlo Maria MAGGI (Reggente di Ordine Nuovo per il Triveneto), era stato coinvolto nell’istruttoria concernente la riorganizzazione, alla fine degli anni ’70, di tale gruppo e i reati connessi a tali attività, istruttoria condotta prima dall’A.G. di Bologna e poi dall’A.G. di Venezia sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di

giustizia, fra i quali Claudio BRESSAN, e del sequestro di ampia documentazione e altro materiale eversivo. Tratto in arresto una prima volta nel giugno del 1982 su mandato di cattura del G.I. di Venezia per alcuni reati minori (quali la detenzione illegale di munizioni), era stato dopo pochi giorni scarcerato e, prevedendo un imminente nuovo arresto per reati di gravità di gran lunga maggiore, si era allontanato nell’estate del 1982 da Venezia iniziando una lunga latitanza in Italia e all’estero. Aveva infatti raggiunto, a Verona, l’amico ordinovista Marcello SOFFIATI ed era stato da lui ospitato in un appartamento vuoto sito in Via Stella.

Accompagnato poi alla stazione ferroviaria dallo stesso Soffiati e dal colonnello Amos SPIAZZI, aveva raggiunto Milano in treno e si era rifugiato per una notte a Barni nella casa di campagna di Cinzia DI LORENZO, militante del gruppo “La Fenice”. Qui era stato raggiunto da Ettore MALCANGI, elemento di supporto a Milano del gruppo di Gilberto Cavallini, e insieme a lui si era trasferito in una casa isolata a Villa d’Adda, in provincia di Bergamo.

Continuando ad abitare tranquillamente in tale località, certo non esotica ma riparata dalle ricerche degli inquirenti, i due avevano condiviso la latitanza fino alla fine del 1985 quando entrambi, a breve distanza di tempo, avevano raggiunto Santo Domingo, meta storica negli anni ’80 di molti ricercati italiani anche appartenenti all’estrema destra. Nell’isola, Digilio e Malcangi avevano poi condotto vite separate, pur frequentandosi occasionalmente e frequentando altri italiani, ed entrambi si erano dedicati a varie attività lavorative formandosi anche una famiglia. I vari processi a carico di Carlo Digilio, celebrati a Venezia e a Milano mentre questi era in stato di latitanza, si erano quindi conclusi con sentenza definitiva per un totale di oltre 10 anni di reclusione, così come erano stati condannati a varie pene altri militanti veneziani di Ordine Nuovo quali il dr. Maggi e, per attività di favoreggiamento, la stessa Cinzia Di Lorenzo (cfr. sentenza della Corte d’Assise e della Corte d’Assise d’Appello di Venezia, vol.24, fasc.3; sentenza del Tribunale di Milano, vol.24, fasc.7).

In particolare Carlo Digilio era stato condannato per avere promosso la ricostruzione della disciolta organizzazione Ordine Nuovo, per la detenzione di detonatori (seppelliti nel terreno del Poligono di Tiro di Venezia), per la cessione di un gran numero di pistole ed altre armi al gruppo di Gilberto Cavallini, all’epoca ancora latitante, e per la detenzione di attrezzature idonee alla riparazione e trasformazione di armi e alla falsificazione di documenti. Tutte le sentenze avevano riconosciuto a Carlo Digilio (molto probabilmente soprannominato “ZIO OTTO” nell’ambiente) un ruolo più di quadro “coperto” che di esponente politico con attività pubblica, espertissimo di armi e di altri aspetti tecnici e per questo incaricato soprattutto di attività di supporto e di consulenza tecnico-logistica.

Una figura, quindi, particolare non di militante di destra che si esponeva in pubbliche manifestazioni, ma di “consigliere” e di “esperto” in favore della struttura che operava a Venezia e dintorni.

La latitanza di Carlo Digilio, personaggio ormai quasi dimenticato se non per la presenza nei verbali di vari collaboratori di giustizia in istruttorie sulle stragi del suo probabile nome in codice (ZIO OTTO o ZIOTTO), era proseguita sino all’autunno del 1992.

In tale periodo, personale della Digos di Venezia, dopo un’accurata e minuziosa indagine, aveva infatti individuato il domicilio del latitante a Santo Domingo, ne aveva ottenuta, d’intesa con l’Interpol, la cattura da parte della Polizia locale e la quasi immediata espulsione verso l’Italia, cosicché Carlo Digilio era giunto a Roma con un aereo proveniente da Santo Domingo il 30.10.1992 ed aveva iniziato ad espiare in un carcere italiano la pena definitiva che gli era stata irrogata (cfr. rapporto Digos di Venezia del 15.1.1993, contenuto nel fascicolo personale dell’imputato).

La straordinaria complessità della figura di Carlo Digilio e degli elementi emersi nel periodo successivo al suo rientro in Italia richiede di trattare la sua particolare posizione, all’interno dell’area di Ordine Nuovo dalla fine degli anni ’60 in poi, nella seconda parte della presente istruttoria e del relativo provvedimento conclusivo che riguardano gli episodi più gravi oggetto del processo.

In questa sede appare opportuno trattare solamente le modalità e la storia della sua fuga e i reati di carattere accessorio connessi alla stessa.

Per quanto concerne la storia della fuga e della latitanza di Carlo Digilio può dirsi che tale vicenda è interamente ricostruita in quanto, come si dirà anche nel capitolo dedicato alla posizione di Ettore Malcangi, le dichiarazioni di quest’ultimo e dello stesso Digilio, rese in modo assai particolareggiato a questo G.I. (cfr. int. Digilio, 25.6.1993, 3.8.1993, 30.10.1993), hanno consentito di mettere a fuoco quasi ogni spostamento e ogni frequentazione da parte dei due latitanti.

Con il rapporto poc’anzi citato, la Digos di Venezia comunicava a questo Ufficio che, al momento dell’arresto di Carlo Digilio, erano stati rinvenuti nella sua disponibilità, e sequestrati, un passaporto e una patente di guida (oltre ad una carta di identità in relazione alla quale si procede separatamente dinanzi all’A.G. di Venezia), documenti entrambi intestati a tale PIERINO MARTINELLI, all’incirca coetaneo di Digilio e sui quali era applicata la fotografia dello stesso Digilio.

Con il medesimo rapporto, la Digos di Venezia trasmetteva anche, in originale, i due documenti.

Il modulo della patente di guida – portante il numero c 1107047 – risultava facente parte di uno stock di circa 15.000 patenti in bianco rubate presso la Motorizzazione di Rovigo, zona non lontana da quella in cui risiedeva Digilio, il 20.5.1985.

Il passaporto – portante il numero E 708582 – risultava invece interamente falsificato applicando su un libretto contraffatto la fotografia del ricercato e riportando i dati anagrafici di Pierino MARTINELLI, persona effettivamente esistente, ma del tutto estraneo ad attività criminose.

Si trattava, in termini “tecnici”, di un “doppione” approntato procurandosi, in circostanze che non è stato possibile chiarire (forse in un agenzia o in un albergo), i dati anagrafici che comparivano sui documenti di una persona incensurata (cfr. accertamento tecnico della Polizia Scientifica della Questura di Milano in data 10.3.1993 e verbale di s.i.t. di Pierino Martinelli in data 3.2.1993, entrambi contenuti nel fascicolo personale di Digilio).

Sulla base di tali emergenze questo Ufficio, con mandato di comparizione emesso in data 12.6.1993, provvedeva a contestare a Digilio i reati di concorso in fabbricazione di documenti e di sigilli e di ricettazione di cui al capo di imputazione.

In proposito Digilio dichiarava , nei suoi primi interrogatori, di avere acquistato il passaporto a Lugano poco prima di raggiungere Zurigo per imbarcarsi alla volta di Santo Domingo.

L’indicazione gli era stata fornita in Italia da una persona che lo aveva aiutato durante la latitanza ed egli aveva quindi potuto rivolgersi, a Lugano, a colpo sicuro ad un giovane al quale era stato sufficiente fornire la fotografia per ricevere poco dopo il passaporto interamente compilato (cfr. int. 25.6.1993, f.3, e 30.10.1993, f.1).

Egli si era invece procurato, secondo il suo racconto, la patente di guida molto tempo dopo, quando già si trovava a Santo Domingo, al fine di rafforzare con tale secondo documento la credibilità del passaporto.

La patente gli era stata fornita in un quartiere di Santo Domingo da un italiano che poteva definirsi un “trafficone” (cfr. int. 23.6.1993, f.4).

Effettivamente, la data del furto dello stock di moduli da cui proviene la patente di guida sequestrata a Digilio corrisponde ad un periodo in cui egli già si trovava certamente a Santo Domingo e quindi è certo che egli si sia munito di tale documento in un secondo momento.

Tuttavia – anche alla luce della località in cui è avvenuto il furto (la città di Rovigo) non lontana dalla città in cui Digilio aveva risieduto e operato – appare probabile che la ricettazione e l’approntamento del documento siano stati commissionati e operati in qualche modo in Italia, con l’accordo di Digilio e di conseguenza, anche in questo caso, non si tratta di reati commessi all’estero, ma di reati parzialmente avvenuti, e quindi passibili di procedibilità, in Italia.

Ne consegue, alla luce degli accertamenti svolti e delle dichiarazioni dell’imputato (che almeno in relazione a tali episodi appaiono volutamente reticenti), che Carlo Digilio deve essere rinviato a giudizio per tutti i reati a lui contestati, differendo alla seconda parte della sentenza-ordinanza l’esame del ruolo complessivo dallo stesso svolto nelle vicende più gravi oggetto del procedimento.

L’arresto di Carlo Digilio – sentenza G.I. Salvini 1995

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quinta parte

DOMANDA – Lei ha conosciuto Marcello Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando?

RISPOSTA – Nel 1976, in carcere.

DOMANDA – In carcere dove?

RISPOSTA – A Firenze.

DOMANDA – Ebbe una frequentazione, un rapporto con lui?

RISPOSTA – Come con tutti gli altri di destra detenuti abbastanza assiduo.

DOMANDA – Durò qualche mese la persone detenzione?

RISPOSTA – Tutto il periodo che io sono rimasto al Santa Teresa, sei mesi mi sembra.

DOMANDA – Sei mesi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In quel contesto c’era anche Sergio Latini?

RISPOSTA – Transitò in quel contesto, sì.

DOMANDA – Cosa ci può dire di Soffiati? Qual era la sua collocazione?

RISPOSTA – In quel periodo o dopo?

DOMANDA – Prima e dopo. Cominciamo con il prima.

RISPOSTA – In quel periodo Marcello Soffiati si considerava e era considerato – tra virgolette – quello che si definisce, e si definiva allora, come anche oggi, “camerata”, quindi quando siamo in stato di detenzione tutti quelli di destra che erano in carcere compattavano, quindi solidarizzavano tra di loro.

DOMANDA – Lui da che contesto politico proveniva?

RISPOSTA – Lui indicava da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ordine Nuovo come movimento politico?

RISPOSTA – Sì, come movimento politico legato a Massagrande.

DOMANDA – Con riguardo all’esperienza che lei aveva vissuto negli anni ’74 e ’75 lui che tipo di esperienza… nel ’74 a dicembre venne arrestato…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Ma che tipo di esperienza aveva vissuto?

RISPOSTA – Quello che era a conoscenza in quel momento lì in carcere era quella di avere trasportato delle armi, e lui si trovava detenuto per delle armi.

DOMANDA – Lui si trovava recluso per delle armi che avevano ritrovato in casa sua?

RISPOSTA – Non lo so questo, ma per trasporto di armi sapevo.

DOMANDA – Lui confidò episodi delittuosi a lui riferibili ?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cioè, parlò di un trasporto di armi a prescindere dal fatto…

RISPOSTA – No, solo del trasporto di armi.

DOMANDA – Non parlò di attentati ai quali aveva partecipato?

RISPOSTA – In quel momento lì no.

DOMANDA – Ne parlò in tempi successivi?

RISPOSTA – Ma di attentati specificamente no, di azioni sì, azioni di carattere politico sì; però non erano attentati.

DOMANDA – Che tipo di azioni?

RISPOSTA – Organizzazione, tentativi di colpi di Stato, queste erano altre situazioni.

DOMANDA – Vediamo… perché il rapporto con Soffiati poi si sviluppa nel tempo, quindi cerchiamo di mantenere un ordine cronologico a questo punto, vediamo intanto nel periodo di detenzione cosa dice Soffiati di se stesso.

RISPOSTA – Che lui era detenuto per questo trasporto di armi, e basta.

DOMANDA – Parlò di altro?

RISPOSTA – No, in questo periodo no… ah, sì, dei rapporti con gli Stati Uniti d’America, sì, questo sì.

DOMANDA – Ne parlò già durante la detenzione nel ‘76?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse Soffiati con riguardo ai suoi rapporti con i Servizi esteri, o nazionali? Sempre seguendo un ordine cronologico, quindi per quello che è possibile, nel suo ricordo, quelli che erano discorsi di Soffiati fatti a Firenze in carcere con lei.

RISPOSTA – È difficile dire, più che altro è difficile per il Soffiati, purtroppo oggi è deceduto Soffiati, ma già all’epoca era alcolista, e quindi era difficile tenere un filo di conversazione logico e continuo, quindi saltava da palo in frasca si dice, quindi…

DOMANDA – Ma nel ‘76 forse non aveva questa grande disponibilità di alcol, o ce l’aveva?

RISPOSTA – No, no, ce ne è in abbastanza, guardi, in qualsiasi carcere italiano vada lei trova l’alcol che vuole.

DOMANDA – L’alcol non manca. E cosa diceva?

RISPOSTA – Lui si era più che altro lamentato dell’aspetto di essere stato arrestato per questo trasporto di armi, che quindi pensava di essere stato – tra virgolette – venduto.

DOMANDA – Venduto da qualcuno?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi per i rapporti con gli americani ogni tanto quando era arzillo…

DOMANDA – Sul fatto di essere stato venduto formulava delle ipotesi?

RISPOSTA – Formulava delle ipotesi.

DOMANDA – Di tipo?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Neanche il contesto?

RISPOSTA – Il contesto era giornaliero. È un po’ come con Clemente Graziani, lì stai quasi cella accanto, quindi… non nella stessa camera, però tutti i giorni ti vedo.

DOMANDA – Vediamo questo altro aspetto del rapporto

RISPOSTA – Poi non è che parlavi tutti i giorni delle stesse cose.

DOMANDA – Vediamo questo rapporto con gli americani, cosa diceva? Che rapporto diceva di avere?

RISPOSTA – Che lui aveva avuto rapporti gli americani, con i Servizi segreti americani, che era stato a Livorno, che era stato a Camp Derby, etc. etc.. Però su questo mi posso anche rimandare al verbale di interrogatorio che ebbi con il Giudice Salvini.

DOMANDA – Vediamo intanto quello che ricorda. Lei ne parlò poi di queste cose fin dall’82?

RISPOSTA – ‘82 – ’83, nel contesto della strage di Bologna.

DOMANDA – Esatto. In particolare ha citato Camp Derby?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse con riguardo a Camp Derby?

RISPOSTA – Camp Derby era…

DOMANDA – Cosa c’era a Camp Derby?

RISPOSTA – C’era una sede di addestramento.

DOMANDA – Di cosa?

RISPOSTA – Per gli italiani che dovevano essere collaborazionisti con gli americani, pseudo agenti segreti.

DOMANDA – Ci dica tutto quello che ci può dire.

RISPOSTA – È tutto quello che ricordo, che però a distanza di tempo non è che ti ricordi tanto.

DOMANDA – Comunque ne parlava come di una struttura fisica?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cosa era Camp Derby nei racconti di Soffiati?

RISPOSTA – Lei mi sta parlando del periodo della detenzione, poi nella struttura fisica ci arriviamo invece in un altro periodo.

DOMANDA – Nel periodo della detenzione.

RISPOSTA – Nella detenzione quella era la conversazione.

DOMANDA – Nel ’76 – leggo dal verbale 26 novembre ‘82, al giudice istruttore di Bologna…

RISPOSTA – Dottor Gentile mi sembra.

DOMANDA – No, Grassi, e Pubblico Ministero Nunziata, Bologna, non Roma. “Nel ‘76 trascorsi…”… – è lei che parla -“…un periodo di detenzione insieme al Soffiati, fu allora che questi mi disse di avere preso parte ad un corso organizzato dalla CIA a Camp Derby”…

RISPOSTA – Esatto, sì.

DOMANDA – È giusto?

RISPOSTA – È giusto.

DOMANDA – “…e Soffiati mi riferì che tale corso aveva ad oggetto l’addestramento a subire interrogatori anche violenti”.

RISPOSTA – Certo, e al metodo investigativo.

DOMANDA – “… il corso prevedeva l’addestramento all’uso delle armi e a tecniche investigative”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Dato il tempo trascorso non ricordo se mi abbia riferito altri particolari, ricordo comunque che insisteva che collaborassi con la CIA. Il collaborare con la CIA non apparteneva alla strategia di Ordine Nuovo inteso nel suo complesso come movimento politico.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo. Finisco la frase: “Singoli componenti di Ordine Nuovo hanno tuttavia collaborato con la CIA a titolo personale; dico questo riferendomi al caso mio” – questo poi ce lo spiegherà per i tempi successivi – “e a quello di Soffiati”. Quindi già lui lì che invito le faceva? Non ho ben capito questa cosa che insisteva che collaborasse con la CIA.

RISPOSTA – Il motivo della mia detenzione era un motivo a tempo determinato, quindi breve, quindi in quel momento lì penso supponesse che una volta uscito potessi essere chiamato a far parte di un organigramma sotto la sua struttura, se eventualmente esisteva.

DOMANDA – Che cosa disse di questa struttura oltre all’avere partecipato a questo corso?

RISPOSTA – Della struttura non ne parlò proprio.

DOMANDA – Quale era la posizione di Soffiati, le posizioni politiche di Soffiati? Abbiamo sentito stragismo, non stragismo, introduciamo il tema golpismo.

RISPOSTA – Anche su questo ci sono delle distinzioni da fare, perché Soffiati sì era vicino a Ordine Nuovo tramite Massagrande, però era più un’ala monarchica che antipartitica come movimento di Ordine Nuovo, e in quell’ambito lì non ritengo, questo è un mio pensiero personale, che fosse vicino alle linee stragiste, questo è il mio pensiero personale. È anche possibile però che gli eventi lo portassero.

DOMANDA – Perché fa questo riferimento?

RISPOSTA – Perché era un gruppo rispettoso della linea di comando, quindi in definitiva anche quando si parlava del suo arresto, il suo arresto fu determinato perché una pattuglia – se ricordo bene – lo fermò, fu perquisita l’auto e trovarono le armi, ma lui sapeva doverle portare da un punto ad un altro; cioè non sapeva da dove venivano e dove andavano, sapeva di portarle e gli era stato dato quell’incarico da un suo superiore.

DOMANDA – Lui in questi termini raccontava l’episodio del suo arresto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nell’occasione gli vennero sequestrati anche degli esplosivi?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda discorsi a riguardo.

RISPOSTA – No, non mi ricordo il fatto.

DOMANDA – Soffiati in questo periodo, o in tempi successivi, le parlò di contatti con Venezia, con la zona veneta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E in particolare di Venezia?

RISPOSTA – Quello in tempo successivo.

DOMANDA – Non in questa fase?

RISPOSTA – Non mi sembra.

DOMANDA – Quindi diceva, per quello che ha capito lei della sua posizione, non aveva atteggiamenti dichiaratamente stragisti.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il tema del golpismo come lo…

RISPOSTA – Quello è diverso.

DOMANDA – L’affrontiamo già in questa fase del carcere del ‘76, o anche questo è un momento successivo?

RISPOSTA – No, è un elemento che è maturato nel tempo, perché è vero che siamo stati in carcere insieme fino a quando io sono uscito, ma poi successivamente io l’ho frequentato, quindi nel ‘77, fintanto anche nella latitanza, quindi lui veniva da me in Francia, è stata una frequenza continua.

DOMANDA – Al di là del riferimento temporale, sviluppiamo come minimamente questo argomento.

RISPOSTA – Se non si intende il riferimento temporale in questo caso qui è necessario dire che sì avrebbe militato anche in un tentativo di colpo di Stato.

DOMANDA – Ci sa minimamente sviluppare questo argomento, per quelli che sono i suoi ricordi in questo momento?

RISPOSTA – Potrei dire che quelli che sono i miei ricordi sono quelli che sono in atti del Tribunale di Bologna, laddove furono sequestrati durante il mio arresto in Francia dei documenti di una preparazione, un elaborato di preparazione di intervento delle forze armate in Italia; e naturalmente questo documento fu commissionato a me da Marcello Soffiati e a Marcello Soffiati dal tenente colonnello Amos Spiazzi.

DOMANDA – Sviluppiamo un attimo, dato che abbiamo introdotto questo argomento, anche se andiamo molto più avanti negli anni… in che anno andiamo?

RISPOSTA – Sì, però in definitiva c’è un buco, c’è un buco temporale nel male i miei rapporti con Soffiati vengono interrotti e vengono ripresi negli anni ‘78, ‘79, nel ’79 più che ’78.

DOMANDA – Comunque per mantenere un ordine abbiamo introdotto questo argomento del documento, quindi ci spieghi meglio, quando lei venne arrestato a Nizza le venne sequestrato tra l’altro materiale documentale, bozza di cosa?

RISPOSTA – Movimento delle forze armate, cioè una stesura di un programma di intervento nazionale che non era il piano di rinascita nazionale. Quello lo stanno facendo ora.

DOMANDA – Aveva una intestazione questo documento?

RISPOSTA – Non me lo ricordo. Comunque è agli atti, sequestrato.

DOMANDA – Lei ne parla per la prima volta di questo documento nel verbale del 18 maggio ‘82 innanzi al Pubblico Ministero di Bologna, e ne parlò di questo documento come piano di azione politica del movimento forze armate per l’indipendenza.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Lei venne incaricato della stesura di questo documento?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Venne incaricato da Soffiati.

RISPOSTA – Venni incaricato da Soffiati.

DOMANDA – Che a sua volta agiva per conto…?

RISPOSTA – Per conto di Spiazzi.

DOMANDA – Di Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Sì, del tenente colonnello.

DOMANDA – Per quello che lui disse?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei aveva anche dei rapporti diretti con Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Telefonicamente, quindi non posso confermare che fosse Spiazzi.

DOMANDA – Che l’interlocutore fosse effettivamente Spiazzi. E che tipo di rapporti telefonici ebbe con Spiazzi?

RISPOSTA – Riguardo a questo documento.

DOMANDA – Che finalità aveva questo documento?

RISPOSTA – Oggi potrei dire che serviva per valorizzare un mio arresto nel 1980.

DOMANDA – Allora, prima vediamo il contenuto del documento e poi ci dà questa lettura aggiornata, nelle dichiarazioni…

RISPOSTA – Una lettura aggiornata riguarda Pian del Rascino, quindi la lettura aggiornata è identica.

DOMANDA – Come dice?

RISPOSTA – È identica a Pian del Rascino.

DOMANDA – Ci spieghi bene. Andiamo con ordine: il documento di quanti fogli era composto?

RISPOSTA – Sarà stato composto di una sessantina di fogli.

DOMANDA – Era un programma politico?

RISPOSTA – Era un programma politico.

DOMANDA – Da utilizzare asseritamente quando?

RISPOSTA – Asseritamente ad un colpo di Stato, quindi asseritamente ad un intervento delle forze armate in Italia.

DOMANDA – All’indomani di un colpo di Stato, o in funzione…?

RISPOSTA – No, in funzione.

DOMANDA – In funzione di un colpo di Stato, quindi mirava a cosa? A diffondere…

RISPOSTA – L’organizzazione delle forze armate all’interno del Paese.

DOMANDA – Quindi a creare adepti tra le forze armate?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè era rivolto agli appartenenti alle forze armate per indurli a partecipare ad un colpo Stato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei consegnò… no, le venne sequestrato poi a Nizza, non venne mai consegnato; quello era l’originale del suo lavoro.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Oggi diceva… ne dà una lettura come Pian del Rascino, ma ci spieghi cosa intende e perché lo dice.

RISPOSTA – Purtroppo tutti noi abbiamo presente la strage di Bologna, come quella di Brescia, immediatamente a Brescia viene indicato un soggetto identificato tramite un identikit, che è Giancarlo Esposti, immediatamente Giancarlo Esposti viene ammazzato. Quindi autore della strage ammazzato. Poi dopo i risvolti sono quelli giudiziari. Bologna, immediatamente dopo la strage di Bologna, quindi il giorno stesso, viene identificato tramite un identikit Marco Affatigato, subito la notizia – la sera stessa – alla stampa, “l’attentatore è Marco Affatigato”. Marco Affatigato il giorno dopo doveva prendere un volo, preparato da Stefano Delle Chiaie, per andare in Argentina, l’avrei preso o non l’avrei preso, questo è un altro discorso, certamente non avendo compiuto la strage di Bologna attesi che mi venissero ad arrestare.

DOMANDA – Questa è una sua lettura degli eventi o…

RISPOSTA – È una mia lettura.

DOMANDA – …o ha delle conoscenze per quanto riguarda Esposti a Pian del Rascino e per quanto riguarda la sua vicenda? Lei subì anche un tentativo di omicidio?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In tempi successivi?

RISPOSTA – Sì, in tempi successivi.

DOMANDA – Se una valutazione, una interpretazione degli eventi va bene così, se invece ci sono dei fattori di conoscenza li approfondiamo.

RISPOSTA – Diciamo che sono valutazioni.

DOMANDA – Torniamo indietro, dicevamo il rapporto con Soffiati, quindi dei rapporti con Venezia non ne parla nei primi mesi di detenzione comune?

RISPOSTA – Non mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Nel verbale del 26 marzo ‘83 sempre al giudice di Bologna lei fa riferimento ad un documento sequestrato a Spiazzi invece, iniziante con le parole “dottor Prati”, relativo ad un traffico di esplosivo, ricorda qualcosa?

RISPOSTA – No, francamente no, se mi legge il testo.

DOMANDA – Le leggo il pezzo, però chiedo a lei proprio…“Prendo visione del documento sequestrato a Spiazzi Amos, iniziante con le parole <<dottor Prati>>; con riferimento al traffico di esplosivo nel quale avrei dovuto fare da basista ad un palestinese dichiaro che ritengo che in realtà si tratti di quel traffico di armi da me organizzato con Soffiati del quale ho già parlato nel precedente interrogatorio. Non vi sono mai stati traffici di esplosivo cui abbia preso parte assieme a Soffiati, ritengo che quanto scritto in proposito nel documento sia da addebitare ad una versione un po’ enfatica di Marcello Soffiati”.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – Ricorda qualcosa?

RISPOSTA – Confermo questo.

DOMANDA – Di cosa si trattava esattamente?

RISPOSTA – Si trattava delle armi che il Soffiati aveva dato ad un mio collaboratore da far pervenire in Francia.

DOMANDA – In che momento?

RISPOSTA – Nel ’79.

DOMANDA – Quindi nella fase poi dei rapporti effettivi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci arriviamo con ordine. Di un discorso che aveva ad oggetto l’Arena di Verona, Soffiati gliene parlò mai?

RISPOSTA – Non in detenzione, successivamente.

DOMANDA – Non so quando, perché non c’è il riferimento, anche questo è un discorso successivo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E allora affrontiamo questo discorso successivo, quindi lei esce dal carcere prima di Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E poi vi incontrate?

RISPOSTA – Anche a casa sua, a Verona, a Colognola ai Colli.

DOMANDA – Siamo nel ‘79?

RISPOSTA – Nel ‘79 no perché ero già latitante, quindi siamo nel fine del ‘77, inizi ‘78.

DOMANDA – In che occasione lei andò a casa di Soffiati?

RISPOSTA – Più volte, in quanto si intratteneva un rapporto ordinario in quella occasione allora venni a sapere che i camerati di Soffiati avevano aiutato la famiglia durante la sua detenzione, aiutata la moglie sia con forniture di denaro che in altro modo.

DOMANDA – In particolare chi erano questi camerati che avevano aiutato Soffiati?

RISPOSTA – Mi sembra il nome di Maggi lì fu fatto, mi sembra.

DOMANDA – Il nome di Maggi venne fatto?

RISPOSTA – Mi sembra, ma non ricordo ora.

DOMANDA – Lei in un verbale parla di Maggi, e in un altro verbale parla di Massagrande.

RISPOSTA – Sì, Massagrande era il suo…

DOMANDA – Come viene fuori questo discorso di Maggi, e cosa altro con riguardo a Maggi disse il Soffiati?

RISPOSTA – Successivamente?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non in quelle occasioni all’abitazione di…

DOMANDA – Ancora dopo.

RISPOSTA – In Francia, quindi dopo in Francia.

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – In Francia quando io ebbi necessità…

DOMANDA – Quindi ’79 – ‘80?

RISPOSTA – Più nell’inizio dell’80 che fine ’79; quando io avevo necessità di materiale farmaceutico allora lui tirò fuori il nome di Maggi come medico, che l’avrebbe potuto fornire, e infatti io mandai una persona a prendere questi medicinali.

DOMANDA – Ci spieghi meglio, non era per le farmacie, insomma!

RISPOSTA – Scusi?

DOMANDA – Non era per le farmacie che servivano questi medicinali?

RISPOSTA – No, sarebbe dovuto servire ad eliminare Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Quindi c’è un progetto omicidiario nei confronti di Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì, di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Di questo progetto gliene parla Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché Delle Chiaie doveva essere ucciso?

RISPOSTA – Perché venivano imputate a Delle Chiaie tutte delle azioni che erano in contraddizione a tutto ciò che la destra, e sto parlando della destra estrema in questo caso qui… venivano portate in Italia.

DOMANDA – Diciamone alcuni di questi addebiti che venivano mossi a Delle Chiaie.

RISPOSTA – La linea stragista era una…

DOMANDA – La linea stragista?

RISPOSTA – Era una di queste.

DOMANDA – Poi?

RISPOSTA – Poi gli arresti di tanti soggetti detenuti nelle carceri in Italia.

DOMANDA – Per esempio?

RISPOSTA – A partire anche dal processo di Ordine Nuovo, dove diciamo l’orientamento dell’uccisione del giudice Occorsio fu dato dalla parte con contatto con Stefano Delle Chiaie, cioè Signorelli, Delle Chiaie; quindi diciamo che omicidio Occorsio era stato il consolidamento della unificazione di questi gruppi, ma in realtà si presumeva, nelle discussioni che facevamo, che l’omicidio Occorsio non serviva, anche se molti di noi l’avrebbero auspicato… non era come punizione del giudice Occorsio, ma bensì era stato Concutelli utilizzato come strumento per uccidere Occorsio in quanto stava indagando su altre cose non necessariamente di estrema destra.

DOMANDA – Si fece qualche specificazione?

RISPOSTA – Francamente in quel periodo no.

DOMANDA – E lei con riguardo… sviluppiamo un attimo questa parentesi dell’omicidio Occorsio, ha anche riferito di cose che vennero dette in corso di una riunione in Corsica.

RISPOSTA – È questo.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questi temi sono antecedenti o successivi all’omicidio?

RISPOSTA – No, allora, la discussione con Soffiati è successiva.

DOMANDA – La riunione in Corsica?

RISPOSTA – La riunione in Corsica è del… prima dell’estate del ‘75. Io fui arrestato a settembre del ’76 o del ’75? Non mi ricordo più.

DOMANDA – Lei è stato arrestato il 24 settembre ‘76.

RISPOSTA – Sono stato arrestato più volte, quindi…

DOMANDA – Comunque il 24 settembre è solo nell’anno ’76 che è stato arrestato.

RISPOSTA – Allora prima dell’estate del ‘76. Quindi nel gennaio – febbraio ‘75.

DOMANDA – Del ’76!

RISPOSTA – Sì, del ’76.

DOMANDA – Completiamo questo discorso, cosa avvenne in quella riunione? Lei non vi prese parte?

RISPOSTA – No, io presi parte, e mi opposi, come era dovuto, all’uccisione del giudice Occorsio, la maggioranza deliberò invece per l’uccisione, e io abbandonai la Corsica venendo in Italia.

DOMANDA – Chi era presente a quella riunione?

RISPOSTA – Coloro che poi agirono nell’uccisione di Occorsio.

DOMANDA – Lei indicò la presenza di Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – … di Massagrande…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … e forse di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Su quello non ero sicuro.

DOMANDA – E tuttora non lo è.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E un certo Lillo.

RISPOSTA – Lillo.

DOMANDA – Soprannome di chi?

RISPOSTA – Concutelli.

DOMANDA – Di Concutelli. Torniamo al nostro Soffiati, dicevamo degli aiuti finanziari, e lei ne parlò… le dicevo, c’erano questi verbali, uno del 2 maggio ‘95 al giudice di Milano, dove lei disse: “Rividi Soffiati a Colognola, dove la sua famiglia nel corso della sua detenzione aveva acquistato un ristorante. Soffiati mi disse che i mezzi finanziari per aprire questo ristorante erano stati forniti a sua moglie dal dottor Maggi ma non so se a titolo di prestito o di regalo. Lo vidi a Colognola prima della mia partenza per la Francia nel ‘78”. Invece in un secondo verbale questo discorso del ristorante lo attribuisce a Massagrande, sono vere entrambe le affermazioni?

RISPOSTA – Sono vere entrambe.

DOMANDA – C’è un discorso massoneria.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che riguarda anche Soffiati. Prima l’abbiamo affrontato per l’incontro con Gelli, a questo punto, lei lì aveva detto “la mia posizione quando?”, come a dire che nel tempo è cambiata evidentemente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Vediamo il discorso massoneria rapportato a Soffiati e poi lo sviluppo con quella che è la sua esperienza. Il discorso massoneria – Soffiati lo collochiamo qui in questa visita a Colognola?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le venne detto?

RISPOSTA – Parlò che lui era un massone, che suo babbo era massone.

DOMANDA – Lui e il padre?

RISPOSTA – Sì. E che altri suoi amici erano massoni. Una conversazione, come si può fare, di carattere intellettuale, nella quale chiese a me se volevo diventare un fratello, quindi l’iniziazione massonica.

DOMANDA – E lei aderì?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il discorso suo è successivo?

RISPOSTA – Il mio discorso è successivo, ma non riguarda l’Italia riguarda un altro Paese.

DOMANDA – Quanto a Soffiati, questo discorso della massoneria va correlato in qualche modo alle tematiche politiche portate avanti da Soffiati o no?

RISPOSTA – No, assolutamente.

DOMANDA – No. Per quello che le venne detto da Soffiati o da suo padre non c’era nessuna correlazione?

RISPOSTA – Suo padre io non l’ho mai conosciuto.

DOMANDA – Non l’ha conosciuto.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Era lui che parlava del padre?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei si fermò a casa di Soffiati per qualche tempo?

RISPOSTA – Sì, per qualche giorno.

DOMANDA – Ha conosciuto Bressan Claudio?

RISPOSTA – Il nome non mi dice niente.

DOMANDA – Che cosa altro disse Soffiati con riguardo alla figura di Carlo Maria Maggi? L’abbiamo visto fin qui soltanto con riferimento al finanziamento per l’acquisto della trattoria.

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda nulla di particolare?

RISPOSTA – No, di particolare no.

DOMANDA – Sempre da questo verbale del 2 maggio del ‘95 leggo quello che lei dichiarò: “oltre a Marcello Soffiati non ho conosciuto personalmente, cioè non ho avuto rapporti politici personali diretti con altre persone del vecchio gruppo veneto di Ordine Nuovo, salvo l’unico incontro a Padova di cui dirò”, ed è quello di cui noi abbiamo già parlato questa mattina, “…Soffiati tuttavia mi parlava con frequenza del dottor Carlo Maria Maggi con il quale aveva ottimi rapporti, del quale non conoscevo né il ruolo né la funzione all’interno di Ordine Nuovo del Veneto, tuttavia dai discorsi di Soffiati si comprendeva che questo dottor Maggi si collocava ad un livello elevato nella scala gerarchica anche sul piano organizzativo”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ’80 in occasione del progetto omicidiario nei confronti di Mauro Mennucci”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Adesso sviluppiamo questa parte, che torna con il discorso dei farmaci. Volevo dire: quando Soffiati le parla di Maggi, e siamo quindi nel ‘78, ‘79, lei non ricollega il nome e la personalità…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – …con la persona che aveva incontrato?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Sviluppiamo questo discorso dei farmaci. Ci dica lei, il progetto omicidiario… prima ha fatto un cenno a Delle Chiaie, volevo completare un attimo il discorso Delle Chiaie, nei verbali lei fa riferimento specifico alla cattura di Pozzan…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …come causale diretta e immediata della condanna a morte – tra virgolette – di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Cosa era accaduto a Pozzan, chi era?

RISPOSTA – Personalmente non l’ho mai conosciuto, Pozzan, quindi so quello che ho letto sui giornali.

DOMANDA – No, quello che lei ha saputo da Soffiati adesso mi interessa.

RISPOSTA – Da soffiati ho saputo che era un loro conoscente, e…

DOMANDA – Conoscente?

RISPOSTA – Mi scusi, un loro camerata, utilizzava questo termine, e pertanto la sua cattura aveva messo in pericolo…

DOMANDA – Cattura avvenuta dove?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente.

DOMANDA – Ricorda se era la Spagna?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Comunque, la sua cattura aveva messo in pericolo?

RISPOSTA – Tutta la organizzazione di cui faceva riferimento Soffiati ed era stato condannato a morte Stefano Delle Chiaie per questo.

DOMANDA – Da chi era stato condannato a morte a dire di Soffiati?

RISPOSTA – Da chi era stato condannato a morte non l’ho mai chiesto, e neanche mi interessava, l’oggetto era eliminare Stefano Delle Chiaie, siccome Stefano Delle Chiaie apportava per quello che era di nostra competenza, anche se io mi ero già distaccato dal gruppo di Ordine Nuovo, aveva portato tanto danno al gruppo di Ordine Nuovo, per me era – tra virgolette – un piacere potere eseguire l’opera.

DOMANDA – Quindi delle parole di Soffiati c’era questo riferimento diretto all’arresto di Pozzan?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di sì.

DOMANDA – Come motivazione della condanna?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Invece il discorso di Mennucci come si colloca nel tempo anche? È nello stesso contesto temporale o in momenti diversi?

RISPOSTA – Credo che sia nello stesso contesto temporale in quanto per prendere il necessario per l’uccisione di Stefano Delle Chiaie l’operazione di recupero di questo materiale fu eseguito a Pisa.

DOMANDA – Fu la stessa operazione?

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Perché Mennucci doveva essere ammazzato?

RISPOSTA – Perché aveva tradito a tutti.

DOMANDA – Quel discorso che ha fatto prima della macchina e delle dichiarazioni che portarono poi agli arresti.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questo era il motivo, lei mi ha chiesto la motivazione, poi giusto o sbagliato è un altro concetto.

DOMANDA – Veniamo alla fase successiva, quindi lei assume questo incarico?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come si sviluppa?

RISPOSTA – Non viene portato a termine, non viene portato a termine perché il soggetto che trasportava…

DOMANDA – Andiamo con ordine, lo trasportava dopo che era andato a prendere qualcosa da qualcuno…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi come doveva avvenire l’approvvigionamento, con che cosa dovevano essere uccisi?

RISPOSTA – Stefano Delle Chiaie doveva essere ucciso con del veleno.

DOMANDA – In particolare?

RISPOSTA – Cianuro.

DOMANDA – E Mennucci?

RISPOSTA – E Mennucci con le pistole.

DOMANDA – Con la pistola. Come avviene l’approvvigionamento del veleno e della pistola?

RISPOSTA – Del veleno avviene l’approvvigionamento a Pisa, tramite un emissario di Soffiati che incontra un mio emissario, gli viene consegnato veleno e lo trasporta in Francia.

DOMANDA – E la pistola?

RISPOSTA – Questo francamente non c’entra niente con quello che io sappia.

DOMANDA – Da dove proveniva questo cianuro?

RISPOSTA – Non lo so, e non l’ho chiesto.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 2 maggio 1995 dal giudice di Milano disse: “il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ‘80 in occasioni del progetto di omicidio nei confronti di Mauro Mennucci, ritengo responsabile della cattura di Mario Tuti. Soffiati mi chiese e mi propose di provvedere alla eliminazione fisica di Mennucci, e per tale incarico consegnò ad un mio incaricato, il francese Daniel Milan”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – …“… a Verona una pistola che questi doveva usare per uccidere Mennucci, e anche delle pasticche di cianuro che doveva servire per un’altra azione contro Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi è un’unica… cioè, questo Daniel Milan intanto chi è?

RISPOSTA – È un francese che abita…

DOMANDA – Cosa faceva, che attività svolgeva?

RISPOSTA – Di sorveglianza.

DOMANDA – Un agente di una agenzia privata di sorveglianza?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lavorava con lei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci sono anche i verbali precedenti, lei parla di questa persona, e poi ne fa il nome successivamente.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi lui viene in Italia per ricevere pistola e cianuro per Delle Chiaie e per Mennucci, è così?

RISPOSTA – È così.

DOMANDA – L’operazione non andò in porto…

RISPOSTA – Perché? Perché fu addormentato in treno e gli furono trafugati sia pistola che cianuro.

DOMANDA – Così andò?

RISPOSTA – Così andò.

DOMANDA – Nel ritorno in Francia.

RISPOSTA – Nel ritorno in Francia.

DOMANDA – Però c’è questo passaggio che è diverso da quello che dice oggi: “…prima di tale consegna il Soffiati mi aveva detto, eravamo a Nizza, che sia la pistola sia le pasticche gli sarebbero state consegnate dal dottor Maggi. Era noto nell’ambiente lì in Veneto che uno dei gruppi forti e punto di riferimento era il gruppo di Verona”.

RISPOSTA – Sì, quello è constatato, quindi…

DOMANDA – Questo discorso della provenienza da Maggi delle pasticche di cianuro se lo ricorda? Cioè, un attimo fa parlava di farmaci ma alludeva a questa vicenda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ma di farmaci ne parlava con riguardo a Maggi, o no?

RISPOSTA – Io non ho mai parlato con Maggi di farmaci, il mio interlocutore è stato sempre Soffiati.

DOMANDA – Quello che le disse Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei ha un rapporto diretto con Soffiati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …a Verona viene Daniel Milan…

RISPOSTA – Non a Verona, a Pisa.

DOMANDA – A Pisa. Non a Verona quindi la consegna.

RISPOSTA – A Pisa.

DOMANDA – Sì, dove si recò un emissario – e non sa chi – di Soffiati.

RISPOSTA – Esatto

Gaetano Orlando – dichiarazioni 13.02.1991

Il GI da’ atto che l’ Orlando viene sentito in qualita’ di teste in quanto non ha procedimenti pendenti ed in quanto i fatti su cui potra’ essere sentito appaiono comunque coperti da giudicato penale, essendo gia’ stato condannato con sentenza definitiva in fase di espiazione. Il GI chiede quindi al teste se questi sia a conoscenza e sia stato a conoscenza negli anni ‘60 e ‘70 di una struttura in funzione anticomunista e dei rapporti eventuali tra tale struttura e la organizzazione denominata Mar. Il GI richiama quindi all’ attenzione del teste la denominazione “Gladio” che risulta ora data ad una organizzazione di civili e richiede se fosse al corrente di tale denominazione.

Il teste risponde: oggi, nel clima che si e’ creato in Italia, ho delle difficoltà nel parlare di questi fatti. Mi chiedo ad esempio a che cosa sia servito il fatto che Vinciguerra nei suoi verbali abbia detto moltissime cose di estrema importanza. Tutto quello che diceva Vinciguerra e’ vero. Aggiungo che a seguito della condanna riportata sono considerato un sequestratore a scopo di estorsione, mentre tutto quello che ho fatto aveva una precisa funzione politica e si inseriva in una strategia politica ben precisa. Comincero’ dando a voi magistrati una indicazione.
Il 25.04.74 c’e’ stata una riunione di partigiani in Valtellina. Dovreste accertare chi ha partecipato a questa riunione. C’erano delle persone che ora vengono indicate come degli eroi.  La riunione si tenne a Grosio, più precisamente a Valgrosina. L’ arma dei carabinieri sa tutto di questa riunione. Ci sono delle fotografie dei partecipanti, nonche’ l’ elenco di tutti costoro. Anche la stampa dette risalto alla manifestazione. Parlo della stampa locale.
Sollecitato da loro magistrati ad essere piu’ preciso e piu’ chiaro voglio fare una premessa. Il maggiore Rossi, della divisione Pastrengo quando venne trovato il corpo di Feltrinelli a Segrate dette come prima indicazione che potessi essere io. Questo fatto, unitamente ad altri mi indusse a prendere le distanze dal Fumagalli, col quale avevo strettamente collaborato fino al 1970.
Ricordo un dettaglio, cioe’ che panorama pubblico’ una mia foto, ripresa col teleobiettivo a mia insaputa mentre mi trovavo nella officina del Fumagalli di Segrate, presso la quale lavoravo. Detto questo devo aggiungere che il Fumagalli non è lo sprovveduto che affermava di essere nelle dichiarazioni rese a lei GI e che ora lei sinteticamente mi rappresenta.
La Valtellina non doveva essere un fatto isolato. Io ho creduto di fare qualcosa di utile per l’ Italia in un certo momento politico. Alcuni che fra coloro come me, hanno pensato questo ora sono considerati degli eroi, mentre io sono condannato come un volgare delinquente. Faccio poi presente che molte cose di quelle che mi chiedete gia’ si sanno in quanto sono evidenziate in atti processuali.

fumagalli

Ad esempio un teste sentito nel processo contro il Mar ha dichiarato di aver partecipato ad una riunione cui erano presenti dei generali, anche statunitensi. Questa persona, un ex partigiano della zona, una volta, sentito dai cc di tirano disse loro pressoche’ testualmente “non fatene tante perche’ io sono protetto da gente con le stellette sulle spalle”. Ancora interrogato in merito a eventuali rapporti fra Mar e Gladio, dichiaro che a quel tempo il nome Gladio non esisteva. Comunque il Mar non e’ stata una pazzia, non e’ stato un fungo. Si e’ mosso in un contesto ben preciso e con compiti ben precisi.
Quello che dice Vinciguerra e’ vero, il Fumagalli, secondo Vinciguerra era un agente della Cia. Per quanto mi riguarda anch’ io, seppure con delle perplessita’, non sono alieno dal condividere questa opinione. Per tutto un complesso di ragioni, per tutta una storia che prende le mosse dal Veneto e in particolare da Verona, ho seri motivi per ritenere che il Fumagalli fosse ricattato. Sono convinto che a un certo punto non poteva piu’ uscirne.
Tornando al discorso che avevo iniziato ribadisco che il Mar ha avuto un suo spessore. In relazione ai cosiddetti “Nasco” mi chiedo perche’ non si faccia un controllo sulle armi del Fumagalli, o meglio per quelle che sono state trovate in Valtellina e per le quali sono stato condannato negli anni 1970 nel processo celebratosi in Toscana, armi trovate in Valtellina nel 1970.
Io so da dove venivano quelle armi. Provenivano da ambienti dei cc del Veneto, in particolare di Padova. Quelle armi, almeno in parte provenivano da sequestri operati dai carabinieri. Che provenissero da sequestri e’ una mia presunzione in quanto si trattava di armi usate. Sono certo invece che vennero date dai cc. Sin dal 1964, in Valtellina, c’ erano caserme dei cc che disponevano di armi da consegnare a civili in funzione di anticomunista. Cio’ l’ho appreso nel 1966, nell’ ambiente politico da me frequentato a quel tempo. Sapevo bene l’esistenza di una struttura che doveva contrastare l’ avanzata del partito comunista e che a tal fine poteva disporre anche di armi. Aggiungo che le consegne di armi fatteci da alcuni ufficiali dei cc di Padova le consideravano una dimostrazione di fiducia e di simpatia da parte dell’ arma. Le armi provenienti dal veneto erano destinate alla Valtellina nonche’ ad altre localita’. Dico questo con riferimento in particolare all’anno 1969. In questa faccenda c’erano di mezzo i servizi segreti e ufficiali americani. Nel 1969, nei mesi di settembre ottobre novembre vi furono a Padova parecchie riunioni. Io partecipai ad alcune di queste in rappresentanza del Mar. Il Fumagalli, invece, non partecipo che sporadicamente a queste riunioni, forse a una sola.
Erano presenti ufficiali dei cc, ufficiali americani della base Nato di Vicenza, nonche’ quel tale “penna nera” . Ora che lei GI mi da lettura di quanto riferito da Vinciguerra in merito a questo “penna nera” nel verbale del 26.10.87, posso dire che costui si identifica nel Dogliotti. Oltre ai predetti ufficiali c’ erano rappresentanze

Di civili provenienti da diverse aree del nord, in particolare la Toscana, il Piemonte, la Lombardia, la Liguria. Parte dei toscani erano del Mar, altri erano in rappresentanza di altri movimenti anticomunisti. Al termine di queste riunioni avveniva la consegna delle armi nel senso che nel bagagliaio delle macchine si trovavano delle armi. Parte delle armi che mi sono state date a Padova sono state rinvenute in Valtellina, cosi’ almeno credo, ed hanno formato oggetto del procedimento toscano a mio carico.
Adr: a queste riunioni normalmente partecipava una trentina di persone fra ufficiali e civili. Le riunioni si tenevano in locali pubblici di Padova o nella zona circostante, ovvero in case private. In occasione di tali riunioni non ho mai soggiornato a Padova. Preferivo tornare direttamente alla mia residenza oppure dormire in localita’ vicino a Padova, ma di solito rientravo. E’ evidente ormai dal mio discorso che queste armi ci venivano date in funzione interna anticomunista. La storia che una struttura di tal genere dovesse servire contro una invasione straniera, e’ a mio giudizio una barzelletta. Allora tale ipotesi non si ventilava nemmeno.
La struttura di cui parlo faceva capo agli americani che davano gli ordini, mentre i cc provvedevano al coordinamento. Voglio ora parlare di una riunione avvenuta a Milano il 700320 o comunque nel marzo del 1970 presso il circolo dalmata giuliano, riunione che sancì la nascita del raggruppamento “Italia Unita” . Questo raggruppamento rappresento’ l’ unificazione di 18 gruppi extraparlamentari di destra. Io aderii in rappresentanza del Mar. Venne costituito un comitato direttivo e venne nominato presidente onorario il generale Bertoldi Felice e presidente effettivo il generale Biagi.

Adr: la cosiddetta “Maggioranza silenziosa” era una articolazione di questa struttura.

Adr: Avanguardia Nazionale fu esclusa dal raggruppamento Italia Unita poiche’ il suo rappresentante era persona sgradita, non solo a me.

Adr: a questa riunione partecipo’ Bertoli, che fu uno dei promotori. A mio giudizio tutta la destra, pur nelle sue molteplici articolazioni ha un denominatore comune costituito dall’ anticomunismo, che rappresentava la base il cemento del raggruppamento Italia Unita.

Adr: circa i miei rapporti con Bellini Guido confermo le dichiarazioni rese al GI di Bologna il 07.03.84. Il fratello, Bellini Paolo, lo conobbi successivamente in Italia. In stato di liberta’ può essere che abbia incontrato il Bellini Paolo se questi e’ la persona che una volta accompagnava il fratello e che venne presentato come un brasiliano. Mi pare che si sia presentato con cognome “Da Silva” e che abbia detto di essere un pilota brasiliano. Questa persona mi fece una cattiva impressione ed esternai questo mio giudizio al Bellini Guido, il quale non mi disse che Ilda Silva era suo fratello. Il rapporto col Bellini Guido riguarda esclusivamente il mio lavoro di importatore che a quel tempo svolgevo in Paraguay e il mio rapporto col bellini paolo si e’ risolto nei termini sopradetti.

Adr: lo stesso giorno del mio arresto incontrai Zicari a Milano in piazza Tirana. Per essere preciso lo incontrai la notte prima del mio arresto. Lo Zicari apparteneva ai servizi e doveva venire con me in Valtellina per visitare il luogo di un campo di addestramento militare. Lo Zicari aveva nascosto su di se un registratore, col quale appunto registro’ la nostra conversazione. Non avevo motivo di dubitare dello Zicari, che era accreditato dal Degli Occhi, e percio’ parlai liberamente. Rettifico quanto ho prima detto precisando che lo Zicari non aveva con se un registratore, bensi’ un microfono attraverso il quale era in contatto con persone occultate in un camion per traslochi contenente una attrezzatura da ascolto, parcheggiato poco distante dalla macchina dove ebbe luogo la mia conversazione con lo Zicari. Le notizie relative a queste modalita’ di registrazione del mio discorso con lo Zicari le ho apprese dopo essere stato scarcerato dopo il novembre del 1970 da persona appartenente al mio ambiente che lo aveva a sua volta appreso dai cc.

Adr: circa l’ interrogatorio cui venni sottoposto da parte del Delle Chiaie e del Vinciguerra, dico che e’ mia profonda convinzione che il Delle Chiaie lavorasse per i servizi, anche dal tempo dell’interrogatorio e forse io debbo la vita a Delle Chiaie. Credo di non essere stato ucciso, dopo essere stato rapito in spagna, proprio grazie a Delle Chiaie. Rettifico la verbalizzazione precisando che non si tratto’ di rapimento, bensi’ di “prelevamento” . Comunque si tratto’ di un interrogatorio da me non richiesto e non voluto.

Adr: non ho mai conosciuto personalmente Esposti Giancarlo.

Ho conosciuto invece d’ intino, anzi altri ragazzi vicino al Fumagalli che aveva preso alloggio nell’ appartamento a me intestato. Ribadisco che dopo aver appreso che il Fumagalli aveva messo loro a disposizione l’ appartamento, disdissi immediatamente il contratto con raccomandata.

Adr: per tutta una serie di ragioni e di valutazioni ritengo che le armi di Esposti Giancarlo provenissero da Verona.

Adr: ho conosciuto Cauchi in Spagna, a Madrid nel 1975 o nel 1976. Io fui in Spagna dall’ agosto 1974 ai primi mesi del 1977. Di me l’ ambiente degli ordinovisti e degli avanguardisti non si fidava. Il Cauchi non si apri’ mai completamente con me sulle sue vicende politiche. Mi disse che era un fuoriuscito, mi lascio’ intendere, senza pero’ dirmi le cose in modo chiaro, che aveva avuto rapporti con servizi; non ha mai detto di aver partecipato ad attentati e neppure mi ha mai detto di avere frequentato il Gelli. Il nome del Gelli pero’ circolava in quell’ ambiente di Madrid. Io ho supposto che vi potessero essere stati dei rapporti fra Cauchi e Gelli in quanto ad un certo momento a Madrid a quelli di on e avanguardia mancavano soldi e poi seppi che Cauchi era venuto in Italia e, una volta tornato a Madrid vi erano anche i soldi. Vi vorrei chiedere se vi risulta un qualcosa in proposito della fusione tra ON e AN che non e’ mai comparso neppure sulla stampa.

Il pm di Firenze fa presente che, come risulta da atti giudiziari pubblici vi fu una riunione fra esponenti delle due organizzazioni ad Albano Laziale nell’ estate del 1975 e che nel dicembre dello stesso anno vi fu la scoperta a Roma della base di via sartorio frequentata da ordinovisti e avanguardisti.

Orlando dice: non intendevo alludere a queste cose note ma al fatto che questa unificazione fu per cosi’ dire imposta da ambienti politici italiani. Mi riferisco al fatto che a Madrid convennero esponenti politici italiani che ebbero incontri con i maggiori esponenti di ON ed AN che si trovavano in quella citta’ e dissero che la fusione era opportuna e necessaria perche’ ormai era giunto il momento in cui tutti dovevano essere pronti, alludendo ovviamente a un cambiamento della situazione politica in Italia.
Invitatomi a riferire chi fossero questi esponenti politici, orlando dice: si trattava di deputati del Msi e anche non di questo partito ma sono disposto solo a fare il nome di Romualdi Pino, deceduto.

Adr: mai il Mar ha operato attentati ai tralicci in Alto Adige. Spontaneamente aggiungo che e’ mio interesse dimostrare che non sono un delinquente e che e’ mio interesse percio’ e mia ferma volonta’ arrivare ad una ricostruzione completa e definitiva della mia vicenda umana e politica. Sono quindi disposto a essere nuovamente sentito, ma ho la necessita’ anche di confrontarmi col Fumagalli al fine di far chiarezza anche con lui su tutto quanto e’ accaduto. Ritengo che anche il Fumagalli abbia interesse a questo discorso.

Adr: quando ho fatto riferimento ad armi provenienti da Verona, intendevo riferirmi, fra gli altri anche allo Spiazzi, persona che io non ho mai conosciuto personalmente, ma che era ben conosciuto invece da Fumagalli Carlo che lo considerava un gran tecnico in fatto di armi e che lo considerava addirittura capace di progettarle e realizzarle. L’ ultima volta che vidi Fumagalli prima del suo arresto fu proprio la sera precedente al giorno in cui fu arrestato. Egli venne da me in ufficio a Milano in via Marco da Puia, ove io lavoravo presso suo fratello e mi disse: Tano, ti ho messo nella merda pero’ tu domani mattina avrai una borsa di documenti che prima esaminerai e poi ne farai l’ uso che credi. Il giorno egli fu arrestato e io di quella borsa non ho saputo piu’ nulla.

Adr: quando parlo del Bertoli che partecipo’ alla riunione in cui venne fondata Italia Unita, mi riferisco a Bertoli Raffaello.

Letto confermato e sottoscritto.­

Amos Spiazzi – dichiarazioni 13.12.1984

Ricevo lettura del carteggio intercorso tra me e Soffiati, sequestrato nel corso del procedimento penale a mio carico, poi trasmesso alla AG di Venezia, nelle parti in cui si fa riferimento al Carletto ed al Marzollo. Mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese negli altri interrogatori e preciso che il Soffiati era un informatore stabile del gruppo dei carabinieri di Verona. In tale sua attivita’ faceva capo a Pellegrini Carletto, il quale ostentava, ma simulandoli, atteggiamenti e tendenze di destra. Il Carletto a sua volta riferiva al colonnello Marzollo, attraverso il suo superiore. Il Soffiati mi disse di avere avuto contatti diretti con il Marzollo, come peraltro afferma nella lettera di cui ho ricevuto lettura. Ritengo che cio’ sia verosimile, tenuto conto del metodo di lavoro del Marzollo, il quale era solito convocare presso di se’ gli informatori e farsi riferire direttamente le notizie di maggior rilievo. Ricordo che il Marzollo era solito registrare le conversazioni con gli informatori. Cio’ avveniva almeno nei miei confronti.
Nell’ esercizio dei miei compiti, infatti, accadeva che le notizie di maggior rilievo le riferissi non al comandante di compagnia interna, bensi’ direttamente al comandante il gruppo, colonnello Marzollo.

– il rapporto tra Soffiati ed i carabinieri era ancora in atto al momento del mio arresto. In quell’ epoca il colonnello Marzollo era gia’ stato trasferito a Roma.

– Quanto al sedicente Venturi, di cui ho parlato nel processo per la “Rosa dei venti” , sia io che il generale Ricci, che Orlandini abbiamo chiarito, durante il processo di appello, che si trattava non gia’ del capitano Venturi, bensi’ del capitano Labruna.

– Relativamente alla questione della mitraglietta trovata a pian del Rascino indosso a esposti, mi riporto integralmente a quanto riferito al GI di Venezia. In effetti disegno armi, ed in particolare ho progettato una mitraglietta di piccole dimensioni tale arma, comune, non e’ mai stata costruita. Ho distribuito copie del progetto a numerosi ufficiali e precisamente al comando divisione di artiglieria che a sua volta li trasmise all’ arsenale militare di Piacenza.

– Nel carteggio che mi e’ stato ora letto nella parte concernente la mitraglietta, il Soffiati simula una provocazione ai miei danni; escludo che tale provocazione possa avere avuto luogo. Uscito dal carcere il Soffiati mi disse che era convinto che io avessi effettivamente costruito questa mitraglietta. Lo disse di fronte alle mie rimostranze per l’ assurdita’ della insinuazione.

– dopo essere stato dimesso dal carcere, ho avuto contatti con funzionari della Digos di Bologna; verso l’ agosto di questo anno, mi si presento’ un tale qualificatosi come il dottor Santagnello, a suo dire appartenente al Sismi, ricordo che mi esibi’ una tessera recante il simbolo della Repubblica italiana.
Questi mi invito’ a cessare qualsiasi contatto con le forze di polizia ed a collaborare invece con il suo servizio; in caso contrario mi avrebbe reso la vita molto difficile. Tutto cio’ l’ ho denunciato nella immediatezza del fatto al quinto CMT di Padova e, per conoscenza, al presidio militare di Verona ed alla quinta zona di Vicenza. Mi risulta che il mio comando abbia immediatamente informato la questura di Verona ed il gruppo carabinieri, dai quali sono stato poi convocato per ulteriori chiarimenti.

– so che il De Iorio aveva stabilito rapporti di amicizia con il De Marchi, il quale ha avuto anche rapporti con l’ Orlandini. Cio’ e’ emerso dagli atti del processo Borghese.

– In merito all’unico incontro che ritengo di avere avuto con Gelli, ho gia’ ampiamente riferito nell’ interrogatorio reso al dr Fiore nel 1976 ed in quello reso innanzi alla commissione P2 ai quali mi riporto.

Letto confermato e sottoscritto­

Marco Affatigato – dichiarazioni 23.04.1992

Adr: attualmente non ho procedimenti penali pendenti in Italia, ne’ pene da espiare. Prendo atto che vengo sentito percio’ in qualita’ di testimone.

Adr: nell’ intervista rilasciata a Samarcanda effettivamente ho fatto riferimento ad un’ attivita’ di indagine e ricostruzione delle attivita’ stragiste in Italia che sto tuttora svolgendo. In Francia sono in contatto con persone che non intendo nominare, almeno per il momento, – si tratta di cittadini Italiani, francesi e tedeschi – che mi forniscono informazioni soprattutto in merito alla manipolazione e all’ utilizzazione dei movimenti di destra da parte dei servizi segreti. Non nomino queste persone perche’ sono certo che mi smentirebbero e percio’ invaliderebbero quanto sto dicendo. Spero di poterlo fare in futuro. Il quadro che emerge dalle informazioni che ho acquisito in questo modo e’ il seguente. Dal 1972 al 1976l’ Italia e’ stata utilizzata come punto di passaggio di esplosivi provenienti dall’ Olp e dalla falange libanese e destinati all’ Eta e all’ Ira. Il passaggio di questi esplosivi attraverso l’ Italia sarebbe stato gestito da vari elementi della destra, fra i quali alcuni di Ordine Nuovo. I soggetti piu’ attivi in questa operazione furono Lotta di Popolo per quanto riguarda il centro – sud ed il gruppo di Freda.

Adr: le iniziative di Spiazzi Amos nell’ ambito dei gruppi dannunziani non hanno nulla a che fare con queste persone. Nell’ arco di tempo che sto ora considerando vi furono dei resort fra italiani francesi, palestinesi e falangisti. Preciso che il rapporto coi falangisti inizio’ soltanto nel 1976.

SPIAZZIa

Adr: i gruppi di destra Italiani venivano compensati per questa attivita’ di smistamento, anzi di “incamminamento” di esplosivo con forniture di esplosivi ed armi.
In questo momento non posso essere piu’ preciso in ordine ad eventuali nessi fra tale traffico di esplosivi e singoli attentati avvenuti in quegli anni. In particolare circa l’ attentato al treno Italicus richiamo la sua attenzione su dichiarazioni da me rese anni addietro in merito al gruppo della Val di Nievole e a riunioni che gli esponenti di questo gruppo tentavano, soprattutto a Pescia. In proposito confermo le mie vecchie dichiarazioni. Il maggior esponente del gruppo della Val di Nievole era il Brandani. Alle riunioni partecipavano il anche Catola ed il Lamberti. Gli altri partecipanti li ho gia’ menzionati in precedenti verbali che confermo. Aggiungo, sempre con riferimento al tempo dell’ attentato al treno Italicus, anzi all’ anno precedente, che a Lucca, mi pare in incontri avuti con il Tomei, mi fu detto che stava per essere organizzato un colpo di stato. Rettifico, nel corso di riunioni, tese appunto ad organizzare la partecipazione di Ordine Nuovo ad un imminente colpo di stato, appresi che in questa iniziativa era coinvolto anche il democristiano Di Iorio Filippo ed esponenti socialdemocratici.

Adr: il nome di Mannucci Benincasa Federico l’ ho sentito fare soltanto un paio di anni or sono allorquando il mio nome fu messo in relazione ad una sua relazione sul caso di Ustica. Non so se ho mai incontrato questa persona. Potrei dirlo soltanto se ne vedessi la fotografia. Ho avuto degli incontri a Firenze, ad Empoli, ed a Pisa ai quali hanno partecipato anche il tuti ed altre persone. Di tali incontri ho parlato dettagliatamente nei miei precedenti verbali e ritengo probabile che a tali incontri abbiano partecipato anche elementi dei servizi o elementi ad essi collegati.

Adr: prendo visione della fotocopia della agenda sequestratami in occasione del mio arresto a Montecarlo nell’ aprile 1980. Fra i nomi in essa riportati noto quello di Tesseire Jean Marc. Questi e’ la persona che venne ad informarmi che stavo per essere arrestato per la strage del 02.08.80. Il Tesseire mi avverti’ il giorno prima dell’ arresto. Prendo atto che Delle Chiaie sostiene che fu lui che venne ad avvertirmi o che comunque mi spedi’ Tesseire a poche ore dalla strage. Escludo che Delle Chiaie sia venuto da me. Il Tesseire venne ad avvertirmi assieme a tal De Courcel il cui nome compare anch’ esso sull’ agenda che sto esaminando. I due erano insieme ad un altro che si qualifico’ come un appartenente alla polizia. Secondo me fu per iniziativa della polizia che venni avvertito. Preciso di non aver mai visto Delle Chiaie Stefano. Comunque venni informato che costui si trovava a Nizza al tempo del mio arresto, esattamente nell’ abitazione del Tesseire. Cio’ lo appresi dal Giorgi durante la comune detenzione nel carcere di Ferrara.

Adr: prendo atto che da elementi acquisiti nell’ istruttoria risulta che Durand Paul era un ispettore in prova. Cio’ non e’ vero. In realta’ aveva incarichi importanti concernenti la protezione fisica di personalita’. In Francia incarichi di tale genere vengono conferiti solo a chi e’ in rapporto con Dst. Il discorso circa lo scambio fra me e il Durand di cui parlo nella mia intervista a Samarcanda, ha riferimento in articoli di stampa comparsi sul quotidiano “La Marsigliese” un paio di anni or sono. La Marsigliese e’ un organo del partito comunista legato allo “Umanite'” e stampato a Marsiglia. Su tale quotidiano vennero pubblicati stralci virgolettati di documenti interni del servizio francese che facevano riferimento appunto a questo scambio. Successivamente alla pubblicazione di questi articoli il Durand venne espulso dalla polizia e quindi arrestato per riciclaggio. Si trova tuttora in carcere, o almeno fino a sei mesi fa era detenuto. Si dà atto che alle ore 18.30, mentre era in corso la verbalizzazione di questi ultimi periodi interviene il gi di Roma dr Priore Rosario, nonche’ il pm Salvi e Roselli, assistiti dalla signora Renzi, nonche’ dal funzionario della polizia di stato Eufemia G. e dall’ assistente della polizia di stato Cacioppo.

Adr: come ho detto il numero della Marsigliese che ha pubblicato le notizie di cui sopra risale a marzo – aprile di due anni fa. I documenti della Dst erano riportati tra virgolette ed erano indicati come fonti ufficiali. Nel documento riportato tra virgolette si parlava del ministro della giustizia francese Perefit e del primo ministro barre. Si parlava anche di una conversazione telefonica nella quale l’ interlocutore Italiano era il presidente del consiglio all’ epoca e cioe’ Cossiga, da me definito erroneamente nella intervista ministro degli interni. Io fui estradato il 6.9.80. In concomitanza; secondo il documento pubblicato dalla marsigliese, il Durand Paul sarebbe stato riconsegnato alla Francia. Dal testo del documento si puo’ presumere che in conseguenza di questo scambio, anzi uno degli elementi dello scambio era da parte Italiana l’ assicurazione che non vi sarebbero stati approfondimenti di indagine a carico di Durand Paul.

Adr: tornando all’ esame della fotocopia della mia agenda sequestratami in occasione del mio arresto a Montecarlo, premetto che non sono certo che mi sia stata formalmente sequestrata. E’ possibile, invece, che sia stata semplicemente acquisita e fotocopiata. Preciso inoltre che a monaco fui sottoposto a fermo per circa due giorni dalla locale polizia. Nella fotocopia in questione noto i seguenti nominativi: Debbie Jane Price; Hugh Burbridge. Questi, unitamente a quello di Stuart Redcliffe e Robert Conally sono stati utilizzati nelle informative Sismi a mio carico. Le persone che ho ora nominato erano semplicemente amici della mia compagna Luisa Kemp e con esse ho anch’ io intrattenuto rapporti di amicizia.

Adr: a Montecarlo venni fermato subito dopo l’ incontro con tale George ed un altro americano della CIA Italiana che in precedenza si era incontrato in Italia con Soffiati Marcello. Sulla fotocopia di cui sto prendendo visione puo’ essere che sia annotato – codificato con modalita’ che ora non ricordo – il numero di telefono di George. Dovrebbe essere il numero 3260850, sotto cui compare l’ annotazione 18.30. Esaminando la fotocopia dell’ agendina in questione non noto altri nomi di persone coinvolte in attivita’ politiche o appartamenti a servizi segreti.

Adr: l’ ufficio mi mostra copia del pv di sequestro relativo al mio arresto dell’ 6.8.80 e segnala alla mia attenzione il cartoncino  recante quattro nomi. Dopo aver esaminato questi nominativi (Grier D., d. M. Jeal, a. P. Griffith, M. R. Jensen) dico che non ricordo a chi si riferiscono. Questo cartoncino e’ cosa diversa dall’agendina piccola contenente nominativi di appartenenti ai servizi francesi della quale ho gia’ parlato in precedenti verbali.

Adr: non ricordo questo cartoncino menzionato nel verbale di sequestro, ma non escludo che in esso fossero riportati nominativi concernenti la mia attivita’ coi servizi francesi.

Adr: al momento dell’ arresto del 6.8.80 mi furono anche sequestrati alcuni fogli – cinque o sei – che erano stati trafugati dall’ archivio di una base di supporto del Mossad a Nizza. Tale base utilizzava come copertura la societa’ KKL. I fogli erano stati trafugati, a mia richiesta, da quel tale, cittadino francese, di cui ora non ricordo il nome, ma che ho gia’ menzionato in altri verbali come colui che doveva portarmi le pastiglie al cianuro che dovevano essere utilizzate per uccidere Delle Chiaie. Ora che l’ ufficio me lo rammenta confermo che questa persona si chiama Milan Daniel.

Adr: prendo visione di altre fotocopie di agende. L’ una inizia con la data del primo giugno e rilevo che e’ parte di un’ agenda che mi e sta sequestrata il 6.8.80. L’ altra inizia con la data del 29 gennaio secondo me si tratta di fotocopie tratte dalla stessa agenda di cui sopra. Alla data del 9 dicembre, sotto il numero d’ ordine 57, compare il nome George. Questi era il capo della sezione CIA competente per sud della Francia. Rettifico facendo presente che George non era ovviamente il capo della stazione CIA in Francia perche’ una persona di tale livello non avrebbe rapporti diretti con me. Egli era invece la persona con la quale ero in contatto diretto per riferire in merito a quanto acquisito nella mia operazione di infiltrazione nel gruppo iraniano. Ricordo che presentavo dei rapporti scritti a firma Belmondo. Ricevevo per la mia attivita’ , anzi ho ricevuto per la mia attivita’ un rimborso spese che ho sottoscritto per ricevuta col nome di Belmondo con firma di mio pugno.

Adr: il gruppo in cui mi ero infiltrato era organizzato da iraniani komeinisti, ma ne facevano parte anche dei nicaraguensi e dei francesi. Sia i francesi che i nicaraguensi non avevano ragioni ideologiche per militare in questo gruppo, ma venivano per questo pagati. George mi mostro’ un album fotografico raffigurante il personale dell’ ambasciata dell’ Iran a Parigi e nella foto di uno degli Attacher riconobbi il capo di questa organizzazione o meglio uno dei piu’ importanti esponenti di questa organizzazione. Fu George a dirmi che si trattava di un Attacher.

Adr: come ho gia’ detto in altri verbali ho conosciuto Soffiati in carcere a Firenze nel 1976 e da allora ho sempre intrattenuto rapporti con lui. Nel 1978 andai latitante in Francia, ma anche allora tenni contatti con il Soffiati, dapprima soltanto telefonici. Come ho gia’ detto e’ a lui che parlai della possibilita’ di infiltrarmi in un gruppo terroristico iraniano ed e’ tramite il Soffiati che entrai in contatto con la cia. Ripeto che tutti gli elementi utilizzati per alludere alla mia implicazione nel fatto di Ustica e nella strage di Bologna (penso al possesso del Boume & Mercier, ai nominativi utilizzati nelle informative sismi, al nome di copertura Agli Leonardo, all’ indicazione della mia residenza a Nizza), non possono che provenire da Soffiati Marcello.
Affermo questo poiche’ lui era venuto ripetutamente in Francia, a Nizza, dove l’ avevo ospitato anche assieme alla sua famiglia. Le visite del Soffiati risalgono ad un arco di tempo che va dal gennaio 1980 all’ estate dello stesso anno. A volte restava tre giorni, a volte anche di piu’. In tali circostanze ha avuto occasione di constatare che possedevo un Boume & Mercier, ha conosciuto il mio nome di copertura ed il mio indirizzo ed inoltre ha avuto la possibilita’ di guardare le mie agende. Faccio notare che il nome di Fredricson Marc non compare nell’ agenda fotocopiata in occasione del mio fermo dell’ aprile a Montecarlo e che tale nome e’ collocato invece nelle informative sismi che mi riguardano.Faccio presente poi come peraltro ho gia’ detto in vari verbali, che anche tale Ingravalle Francesco conosceva il mio nome di copertura, cioe’ Agli Leonardo, ma l’ Ingravalle non sapeva che tale nome si riferisse alla mia persona.

Adr: le visite di Soffiati risalgono certamente ad epoca anteriore al fatto di Ustica, non so, tuttavia, se ve ne siano state anche di successive. Certo e’ che ricevetti l’ incarico di redigere il documento “movimento forze armate per l’ indipendenza” in epoca antecedente al fatto di Ustica. Questo incarico lo accettai volentieri in quanto ero malvisto nell’ambiente della destra in quanto ero ritenuto responsabile dell’arresto di Tuti. Il fatto che mi venisse richiesto di redigere un documento di tale importanza, e mi venisse richiesto da persone dell’ autorevolezza di Spiazzi, era per me il segno che potevo riaccreditarmi nell’ ambiente di Ordine Nuovo e nel movimento della destra in generale.

Adr: circa il volantino rinvenuto a Venezia voglio far notare che Ingravalle non poteva identificare Agli Leonardo con la mia persona se non a seguito di un chiarimento in tal senso da parte del Soffiati e che, per converso, doveva esservi un rapporto stretto tra Soffiati e Ingravalle se il primo ha potuto apprendere dal secondo che ero in corrispondenza con lui.

Adr: nel corso del nostro rapporto ho trasmesso al Soffiati delle note informative e questi, a sua volta, le passava a Spiazzi. Fra queste note puo’ essere che ve ne fosse una recante i nominativi del personale del Mossad, da me acquisita con le modalita’ che ho gia’ detto prima. Ricordo che questa acquisizione risale al luglio ‘80. Ricordo poi che fra queste ve ne era una, anzi ve ne erano diverse, indicanti i nomi di esuli argentini, o di altro paese del Sud America, ricercati dagli stati di provenienza, nonche’ dalla Cia. Uno di questi risiedeva a Firenze e so che e’ stato arrestato. Cio’ mi e’ stato detto dal Soffiati.

Adr: come ho gia’ detto in un precedente verbale, prima del fatto di Ustica, nel mese di giugno ‘80, la polizia francese mi informo’ che Cavallini era riuscito ad avere il mio indirizzo di rue Symeane e che era intenzionato ad uccidermi. Cambiai quindi residenza il giorno stesso trasferendomi in rue Bomo. Ricordo che Soffiati non mi e’ mai venuto a trovare presso questo ultimo indirizzo per cui sono certo che i nostri rapporti, se non altro diretti, si interruppero nel giugno ‘80.

Adr: il Boume e Mercier l’ avevo acquistato in Italia nel 1977 e non aveva nessuna caratteristica particolare. La mia famiglia sapeva che lo possedevo.

Adr: il Soffiati mi ha detto che il mio contatto con la CIA relativamente alla questione del gruppo terroristico iraniano ebbe luogo tramite Spiazzi che si rivolse alla stazione CIA a Milano, che a sua volta riferi’ a quella a Parigi.

Adr: il Soffiati mi disse che il documento che mi aveva incaricato di redigere era stato commissionato da Spiazzi, cio’ sin dal primo momento.

Adr: confermo che secondo me Soffiati lavorava per il Sismi e per la Cia. Nel carcere di Firenze, durante la comune detenzione mi rivelo’ di aver frequentato un corso a Camp Darby.

Adr: Soffiati mi parlava di depositi di armi situati in veneto, di contatti con ambienti militari e con basi Nato e rileggendo oggi tutto questo tenendo conto di quanto e’ emerso su Gladio, sono convinto che Spiazzi e Soffiati facessero parte di tale struttura, o meglio dell’ articolazione nord orientale di tale struttura. Ricordo che io stesso partecipai ad una riunione a Padova della quale ho gia’ parlato in altro verbale, risalente al 1974 ed alla quale partecipo’ anche Nessenzia Oscar, un certo Tonin o Tonino ed altri che ho gia’ a suo tempo menzionato. Ho frequentato Padova solo fino al 1974, come ho gia’ detto in altri verbali (26.03.83 al GI di Bologna). Non ricordo una persona anziana che frequentasse il gruppo di Padova. Il nome di del re aldo non mi dice nulla.

Adr: ripeto che a casa mia a Nizza a parte il Soffiati non e’ venuto nessuno. Il Tomei sapeva che abitavo a Nizza e poteva venire a conoscenza del mio indirizzo, come altri della destra lucchese; Tuttavia non poteva sapere il contenuto delle mie agende, ne’ che potevo avere un Baume & Mercier. Infatti non vedevo il Tomei o meglio non lo frequentavo piu’ da parecchio tempo.

Adr: il nome di Salvarani mi e’ noto e mi pare di essere stato in corrispondenza con lui che mi inviava giornali di Terza Posizione. E’ vero che trovandomi nel carcere di Ferrara resi dichiarazioni confidenziali al maresciallo Migliano. Ricevo parziale lettura dell’ appunto del maresciallo Migliano del 27.05.81, per la parte relativa al Salvarani. Prendo atto che dissi a Migliano di essere conosciuto dal Durand Paul con il nome di Nico Leonardo e che questi era l’ unico a conoscermi con tale nome. Prendo atto inoltre di avere detto di essere a conoscenza di un rapporto tra il Durand e il Salvarani. Non ricordo attraverso quali fonti abbia appreso notizie circa questo contatto, certamente non puo’ essere che dallo stesso Durand Paul a seguito di intercorse telefonate. E’ vero che al Durand ero noto con il nome di Nico Leonardo oltre che col mio vero nome. Non ho utilizzato il nome Nico, invece, con Soffiati, il quale, lo ripeto, sapeva che il mio nome di copertura era Agli Leonardo. Prendo atto che nell’ appunto che mi viene letto attribuisco il volantino rinvenuto a Venezia al Salvarani. Cio’ e’ evidentemente frutto di un equivoco poiche’ il Salvarani non mi conosceva con il nome riportato sul volantino, ma soltanto con quello di Nico.

Adr: mi trovavo nella sala da bagno della mia cella, nel carcere di Ferrara, allorquando nella cella entro’ il Ferrini. Rettifico precisando che non entro’ ma semplicemente fece aprire la porta e resto’ sulla soglia. Lo udii gridare “dov’ e’?”. L’ agente di custodia fece in tempo a chiudere la porta prima che il Ferrini entrasse. Ferrini l’ avevo in precedenza conosciuto sempre nel carcere di Ferrara, ma non avevamo parlato di nessun argomento di particolare rilievo. Si facevano i soliti discorsi fra detenuti.

Adr: ricevo lettura di alcune dichiarazioni rese nel processo di Ferrara in merito al Ferrini. Queste dichiarazioni non corrispondono a verita’. Sono soltanto una versione di comodo da me resa per assicurarmi la sopravvivenza nell’ ambito carcerario.

Adr: circa i tentativi di coinvolgermi nel fatto di Ustica e nella strage di Bologna, formulo l’ ipotesi che questi siano da attribuire alla componente filo araba dei servizi, la quale aveva interesse a bruciarmi e ad impedirmi percio’ di sventare quegli attentati e quelle operazioni che il gruppo in cui ero infiltrato aveva intenzione di porre in essere sul territorio europeo. Non sono in grado di formulare in proposito altre ipotesi. Dopo Ustica non ci fu nessuna reazione, anche perche’ Ustica non ebbe una grande risonanza sulla stampa internazionale. Naturalmente il mio coinvolgimento nella strage di Bologna ed il mio arresto mi impedirono di proseguire nella mia attivita’.

L.c.s. ­

Appunto del comandante dei CC de L’Aquila al procuratore della Repubblica – 31.05.1974

Trasmetto l’unito appunto, significando che la per­sona che ha riferito le notizie in esso contenute, ha desiderato esporle al sottoscritto, presente il Maggiore Cosimo Muci, comandante del Nucleo di P.G. de L’Aquila.
Lo stesso ha preteso che, durante la esposizione al­lo scrivente, non fossero presenti altre persone oltre il citato ufficiale. Il giorno 30 corrente, alle ore 11,00 circa, in località Monte Rascino (Rieti), D’Intino Alessandro, nato a Milano il 29.4.1953, tratto in arresto da militari dell’Arma per concorso in tentato omicidio plurimo, detenzione e porto abusivo di armi da guerra ed associazione per delinquere, prima di esse­re tradotto al carcere, riferiva:

1.Esposti Giancarlo
-già responsabile delle S.A.M., in atto era capo di Ordine Nero;
-aveva rapporti strettissimi con Franco Freda e Bruno Stefano, con i quali, due anni orsono, era stato detenuto in uno stesso carcere;
-era amico intimo di Gianni Nardi, attualmente nell’America Latina, da dove saltuariamente raggiunge Vicenza, per far visita alla madre, vedova, sentimentalmente legata ad un ufficiale superiore in servizio a quella Base NATO;
-operava sulla base di preventive intese con Carlo Fumagalli e Kim Borromeo, a loro volta in contatto con il Gen. Nardella ed il Maggiore Spiazzi;
-era sicuro conoscitore di armi, materie esplodenti e mez­zi di trasmissione ed in grado di realizzare, con estrema facilità, qualsiasi, tipo di ordigno esplosivo, nonché im­pianti-radio per ricetrasmettere; capacità acquisite durante il servizio militare nel 183° Nembo;
-per più tempo e fino a qualche anno fa, aveva lavorato per i servizi segreti portoghesi, prendendo anche parte attiva ad un attentato contro un generale portoghese, deceduto nella circostanza.

d'intino

2.Con Esposti Giancarlo, Danieletti Alessandro e Vivirito Salvatore, era partito da Lambrate (Milano) il giorno 10 mag­gio corrente, dopo rilevata la “Land Rover”, già carica di armi, esplosivi, radio ricetrasmittente ed equipaggiamento vario, da una officina meccanica di Carlo Fumagalli; in det­ta officina vi era ricoverata anche un’altra “Land Rover”, carica di equipaggiamento per campeggi, ma priva di armi e materiali esplodenti. Tale automezzo, che doveva essere ri­tirato dopo qualche giorno da altri giovani collegati con il Fumagalli, fungeva anche da copertura di quello da loro rilevato, carico di armi.
La radio era stata acquistata circa due mesi orsono a Milano, per captare trasmissioni delle radio dei Carabinieri e della Polizia. Durante i trasferimenti da una località all’altra, la “Land Rover” veniva preceduta di due o tre chilometri dal motomezzo, guidato da Vivirito Salvatore, che aveva il compito di segnalare, con apparecchio “Talk-Walk”, la presenza eventuale di posti controllo di Carabinieri e P.S., che potevano essere elusi con aggiramenti o soste in luoghi defilati.
Vivirito fa tutt’uno con Marco Ballan, dirigente nazio­nale “Avanguardia Nazionale”, di cui è capo Stefano Delle Chiaie, attualmente all’estero ma talvolta in Italia per im­partire istruzioni alla organizzazione.

3.Gran parte delle armi dei gruppi neofascisti vengono acquistate a Genova in via Prè, abituale ritrovo di contrabban­dieri, protettori, prostitute, pregiudicati in genere, ecc.

4.Egli è uno dei dirigenti di Avanguardia Nazionale; anche Danieletti Alessandro svolge funzioni di dirigente in det­to movimento, che si articola in:
– simpatizzanti;
– aderenti;
– militanti;
– guardie runiche;
– dirigenti

Simpatizzanti, aderenti e militanti svolgono compiti marginali poiché non ancora di provata fede. Le guardie per converso, sono elementi di tutto affidamento, alle quali l’organizzazione conferisce incari­chi particolari; i dirigenti possono anche essere guardie ru­niche e viceversa. L’Avanguardia Nazionale ha per simbolo la “Runa”, segno alfabetico di popolazione germanica, nonché emblema di una divisione corazzata tedesca.

5. Da alcuni mesi tutti i movimenti extraparlamentari di destra stanno adottando particolari misure cautelative per vanifi­care le infiltrazioni di provocatori, al servizio delle pub­bliche autorità e della sinistra.
In concreto, vengono costituiti piccoli nuclei:

-nei quali confluiscono elementi, provenienti da movimen­ti o gruppi diversi della estrema destra extraparlamenta­re, ma cimentati da solidi vincoli di amicizia;
-che operano autonomamente e le cui attività sono note soltanto a pochi dirigenti; il Fumagalli ne assicura i finanziamenti.

6. Il giorno delle elezioni per il referendum aveva raggiunto con l’Esposti, il Danieletti ed il Vivirito, Roiano (Teramo), proveniente da Lambrate; tutti avevano preso alloggio nella abitazione di una pantalonaia. L’abitazione era stata affittata da Giancarlo Esposti, per 100.000 lire. Durante la permanenza in Roiano, protratteci per una quindicina di giorni ed a scopo di addestramento. più volte erano stati raggiunti da un certo Giorgio di Ascoli Piceno, conoscente dell’Esposti, ed avevano consumato pasti presso una trattoria del luogo;

7. Gianni Colombo, da Lecco, è il responsabile di Avanguardia Nazionale per l’Abruzzo; lo stesso ha contatti con Guido e Luciano. entrambi da Lanciano. Luciano, in Lanciano, lavora in uno studio legale.

8.Dal 27 al 30 giugno, a Barcellona, in Spagna, avrà luogo la “Internazionale Nera”, alla quale parteciperanno tutte le organizzazioni internazionali neo-fasciste. La Internazionale Nera è sovvenzionata dal Partito Nazionale Socialista Spagnolo.

9. Nell’ambito dei gruppi della destra extraparlamentare era maturato il convincimento che, dopo il 12 maggio, avrebbe avuto luogo un colpo di stato, protagoniste le Forze Armate, per la instaurazione di un regime presidenziale. E’ per tale motivo che, con Esposti, Danieletti e Vivirito si era trasferito sulla montagna reatina, località ottima par addestrarsi, raggiungere agevolmente Roma ed operare nel quadro ed a sostegno dei golpisti.
In relazione a ciò, anche altri nuclei di neo-fascisti dovevano trasferirsi, dall’Italia settentrionale, in località montane non distanti da Roma, per addestrarsi e rimanere in attesa.

10. La strage di Brescia secondo una sua personale valutazione è stata opera degli extraparlamentari di sinistra. Avanguardia Nazionale ed Ordine Nero erano convinti che, dopo il rapimento del giudice Sossi, vi sarebbe stato a Brescia una iniziativa di eccezionale gravità da parte dei ci­tati estremisti, che fosse  oggettivamente addebitabile agli extraparlamentari di destra e che distraesse la opinione pubblica dal caso Sossi e dalle attività delle Brigate Rosse.

Ai fini di una più aderente valutazione del fatto, si reputa giovevole sommettere che il D’Intino, nel manifesta­re i pensieri e riferire i fatti di cui sopra, alternava mo­menti di euforia e di ansia ad improvvise pause ed a preoc­cupate espressioni del volto. Nell’insieme, il D’Intino dava l’impressione di essere alquanto turbato e di avvertire la necessità di confidarsi con qualcuno nell’intento di “alleggerirsi” comunque e, nel contempo, di sviare l’attenzione degli inquirenti da responsabilità personali ben più pesanti e gravi di quelle contratte e che spontaneamente ammetteva.

L’Aquila, 31 maggio 1974

Appunto del comandante dei CC de L’Aquila, Leo Della Porta, al procuratore della Repubblica di Rieti – 31.05.1974