Rosario Spatola – dichiarazioni udienza 29.10.1993 – I

PRESIDENTE : Spatola Rosario…

SPATOLA: sì, Spatola Rosario, nato a Campobello di Marsala il 14.8 del 49.

PRESIDENTE : lei è stato convocato qui nella qualità di imputato di reato connesso, e pertanto può anche astenersi dal deporre.

SPATOLA: intendo rispondere.

PRESIDENTE : avvertito della facoltà di astenersi, vuole deporre. Quale imputato di reato connesso dichiara: “intendo rispondere”. Questa Corte si occupa degli omicidi, avvenuti tutti e tre in Palermo, del segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina, ucciso il 9 marzo del 1979; del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, ucciso il 6 gennaio 1980; dell’onorevole Pio La Torre, segretario regionale del Partito Comunista Italiano, ucciso il 30 aprile del 1982. Lei ci deve dire che cosa sa, per conoscenza sua o per averlo appreso, per averne sentito parlare e da chi di questi delitti. Che cosa ha, saputo?

SPATOLA: non solo all’interno di Cosa Nostra, cioè dal fatto che Mattarella mentre prima poteva… poteva riconoscere quella realtà precedente di Cosa Nostra, cioè una Cosa Nostra che non era eclatante, si comportava in un certo modo, per cui poteva andargli bene, ma non… così, non riconosceva la nuova Cosa Nostra che si stava affacciando. Cioè l’arroganza dei Corleonesi, diciamo i nuovi sistemi. Mentre prima un onorevole, nonostante fosse… un politico fosse da noi stato eletto, nel momento in cui ci si doveva rivolgere per qualche favore c’era tutto un sistema più educato, più rispettoso di avvicinarlo, mentre diciamo il nuovo sistema corleonese, il politico veniva praticamente comandato. Cioè era una realtà che il Mattarella non accettava, ne aveva preso le distanze a differenza di altri, altri come l’onorevole Lima e Vito Ciancimino in particolare. Di Vito Ciancimino posso dire che non è soltanto un politico colluso con Cosa Nostra, Vito Ciancimino è uomo d’onore a tutti gli effetti, appartenente alla Famiglia di Corleone.

PRESIDENTE: soffermiamoci un momento sulla prima parte di questo discorso che sta facendo lei. Cioè lei distingue il momento operativo di Cosa Nostra prima del sopravvento dei corleonesi, appunto dalla politica, chiamiamola così, in seno a Cosa Nostra instaurata dai corleonesi stessi.

SPATOLA: certamente, era scoppiata una guerra che non sfuggiva…

PRESIDENTE : mi ha detto però di avere, appreso… sta parlando per il momento, sta parlando di avvicinamenti che ci potevano essere da parte di esponenti di Cosa Nostra nei confronti dell’onorevole Mattarella. Ma lei di questo che cosa ne sa? Come lo ha saputo? Cioè che si erano verificati questi interventi, ecco.

SPATOLA: ma quello che stava cambiando, la guerra che c’era in atto, che non sfuggiva neanche, come dire, i politici, a chi ne era anche referente di Cosa Nostra, cioè chi ha preso le distanze, cioè chi ha saputo aspettare e vedere con chi puoi stare, e mi riferisco all’onorevole Lima. Anche Lima faceva parte della vecchia Cosa Nostra ma ha aspettato che… questi mutamenti li ha aspettati senza schierarsi né da una parte, né dall’altra, mentre a differenza l’onorevole Mattarella rimaneva schierato nella vecchia Cosa Nostra.

PRESIDENTE: mi scusi, non è molto chiaro questo concetto.

SPATOLA: forse stento ad esprimerlo io con chiarezza.

PRESIDENTE: vediamo di esprimerlo meglio. Cioè Cosa Nostra, lei sta dicendo, aveva dei suoi referenti politici.

SPATOLA: politici, sì.

PRESIDENTE: fra questi referenti politici c’era l’onorevole Mattarella?

SPATOLA: certamente c’era l’onorevole Mattarella. L’onorevole Mattarella… primo referente era sua padre, Bernardo Mattarella.

PRESIDENTE: no, io vorrei parlare dell’onorevole Mattarella.

SPATOLA: cioè io non voglio così criminalizzare l’onorevole Mattarella, del resto significava… si chiudeva un occhio, ‘sta parola Mafia tutti la pronunciavano e nessuno ne sapeva niente, quindi non era eclatante e si poteva accettare.

PRESIDENTE : questo discorso era allora un discorso un po’ generalizzato, non è che c’era un determinato gruppo o determinate persone, personaggi politici che erano dei referenti e altri no. Lei ne fa un discorso di carattere generale.

SPATOLA: ma diciamo che degli eletti nella zona solo qualcuno non era referente di co… cioè non referente di Cosa Nostra, non aveva avuto i voti di Cosa Nostra.

PRESIDENTE: ah, ecco.

SPATOLA: non può sfuggire ad un politico di sapere da dove sono arrivati i voti.

PRESIDENTE : prego, prego, è gradito l’intervento.

P.M.: continua naturalmente la Corte, però se passiamo da queste affermazioni generali ed ipotetiche, a sapere chi gli ha detto che cosa, se sono stati chiesti favori all’onorevole Mattarella e sono stati poi fatti, quali sono le sue fonti di informazione.

PRESIDENTE: sì, ho capito, ho capito. Il Pubblico Ministero vuole mettere a fuoco una situazione. Lei si sta esprimendo nei termini generali, poi sarà valutato naturalmente. Lei sta dicendo questo, non c’era quasi nessuno di quelli che prendevano voti che non avevano un certo tipo di rapporto…

P.M.: no, che non poteva capire per la verità.

PRESIDENTE: cerchiamo di avvicinare questo discorso a quello che ci interessa, cioè alla figura dell’onorevole Mattarella. Lei può citare da chi ha saputo questo discorso e se c’è stato qualche episodio in particolare a sua conoscenza che le potesse far pensare che Mattarella poteva essere avvicinato, poteva avere rapporti, eccetera.

SPATOLA: io non so dei favori nei dettagli che abbia potuto fare, ma che fosse un politico eletto con una parte dei voti di Cosa Nostra, lo era. E questo lo si sapeva nell’ambito…

PRESIDENTE: è tutto qui?

SPATOLA: sì.

PRESIDENTE: poi non ha saputo di episodi specifici?

SPATOLA: no.

PRESIDENTE: ma anche il “lo si sapeva” dovrebbe essere un po’ circoscritto. Queste notizie a lei, più precisamente, da quale fonte provenivano?

SPATOLA: ma da fonti… soprattutto da Nenè Passarante che era stato capo della famiglia a cui appartenevo, anche lui impegnato in politica.

PRESIDENTE: Nenè Passarante di dove?

SPATOLA: di Campobello di Mazara.

PRESIDENTE: e poi?

SPATOLA: e poi da altri esponenti di Cosa Nostra, della famiglia. Lo si sapeva…

PRESIDENTE : sempre locali?

SPATOLA: sì, sempre locali.

PRESIDENTE : di Campobello di Mazara?

SPATOLA: sì. dalla fine del 72.

PRESIDENTE : all’epoca quanti anni aveva?

SPATOLA: sono del 49, 23 anni.

GIUDICE: faceva parte della Famiglia di Campobello.

SPATOLA: di Campobello di Mazara.

GIUDICE: conosce o ha conosciuto Totò Riina?

SPATOLA: ho incontrato Totò Riina verso la fine dell’81, fine novembre o primi di dicembre, in Bologna. Siamo rimasti insieme con altri per qualche ora, il tempo di pranzare presso il Ristorante Chicchibio. C’erano altri in nostra compagnia, fra i quali Giacomo Riina, Totò Rizzuto, Miccio… Carlo Miccio, un napoletano, un altro palermitano Carmelo Cosmà, abitante a Bologna da tanti anni, palermitano e uomo d’onore.

GIUDICE : chiaramente ne conosceva la qualità.

SPATOLA: sì, certamente ne conoscevo la qualità. Per la mia persona a tavola garantì Salvatore Rizzuto.

GIUDICE : parliamo degli altri coimputati del Riina in questo processo, che secondo l’accusa fanno parte dell’organismo detto Commissione.

SPATOLA: sì.

GIUDICE : in Cosa Nostra. Se me scordo qualcuno mi aiutate. Calò?

SPATOLA: sì.

GIUDICE: lei conosce Pippo Calò?

SPATOLA: no, personalmente non lo conosco.

GIUDICE: poi Bernardo Provenzano?

SPATOLA: no, neanche lui. Ne ho sentito sempre parlare ma non lo conosco personalmente.

GIUDICE : Brusca France…

SPATOLA: anche di lui…

GIUDICE : Brusca Bernardo.

SPATOLA: Bernardo di San Giuseppe Iato, lo conosco come nome, ma mai… mai avuto presente.

GIUDICE : Madonia Francesco?

SPATOLA: Ciccio Madonia sì, lo conosco.

GIUDICE: quando lo ha conosciuto?

SPATOLA: credo alla fine dell’82 al carcere dell’Ucciardone.

GIUDICE: allora lei con queste persone, o con altri all’interno dì Cosa Nostra, parlò dell’omicidio Mattarella dopo che si è verificato?

SPATOLA: sì, in seguito, negli anni…

GIUDICE : con queste persone non…

SPATOLA: no, non direttamente con loro. Ne parlai con il mio capofamiglia, con Antonio Messina, perché praticamente il suo punto di questi che la Sua Signoria ha nominato, un suo punto di riferimento della Commissione era particolarmente Ciccio Madonia. Del resto, così per precisare, Ciccio Madonia ha degli ottimi rapporti con Campobello, con la famiglia di Campobello. Ha dei terreni che la famiglia di Campobello si occupava di coltivargli, di mandargli avanti terreni in zona di Torretta Granitola, diversi appezzamenti.

GIUDICE: Antonio Messina cosa le disse specificamente, che era un omicidio maturato all’interno di Cosa Nostra? Che era voluto dalla Commissione?

SPATOLA: ma non solo…

GIUDICE : tutto quello che sa.

SPATOLA: ma non solo esclusivamente dalla Commissione, era…

GIUDICE: lei poco fa ha detto questo, non era una cosa…

SPATOLA: non esclusivamente della Commissione, significava… per lui l’onorevole Mattarella era convinto di dover cambiare, come dire, linea politica anche a costo di perdere i voti… cioè in sostanza voleva pigliare le distanze da Cosa Nostra.

GIUDICE: e allora quindi Cosa Nostra decise l’eliminazione. Sa chi lo uccise?

SPATOLA: no, non so chi personalmente lo uccise.

PRESIDENTE : in seno a Cosa Nostra ci fu qualcuno, le risulta, che caldeggiò particolarmente questa iniziativa?

SPATOLA: ma l’iniziativa fu dei corleonesi soprattutto, per poi caldeggiare l’iniziativa o prenderla anche senza riunirsi tutti, esclusivamente Totò Riina.

PRESIDENTE: poteva farlo?

SPATOLA: si.

GIUDICE: siamo nel 1980.

SPATOLA: sì.

GIUDICE: 6 gennaio. La cosiddetta guerra di mafia a quell’epoca ancora non era iniziata.

SPATOLA: no, era iniziata. La guerra di mafia inizia già da qualche anno prima, inizia nel trapanese.

GIUDICE : come inizia?

PRESIDENTE : perché?

SPATOLA: ma col sequestro Corleo inizia la guerra di mafia. Cioè i corleonesi puntano al sequestro Corleo, poi le cose vanno in un certo modo, come ho riferito ad altra autorità… vanno in un certo modo e allora vengono eliminati chi ha fatto quel sequestro, chi non è più affidabile e i Corleonesi si scaricano da questa accusa di essere stati loro i promotori. In realtà sono stati loro i promotori, tant’è che del sequestro Corleo se ne parlò… venne tutto organizzato in una riunione al ristorante La Fattoria di Settimo Faila, ristorante che si trova fra Palermo e Monreale. Fu lì che venne discusso e organizzato questo sequestro.

GIUDICE : quindi anche se era iniziata questa guerra di mafia, vi era…

SPATOLA: non era iniziata apertamente, ma comincia a partire da lì la vera guerra di mafia.

GIUDICE: ora altri collaboratori hanno detto che per decidere l’omicidio di un personaggio, tra virgolette, importante, quale può essere un magistrato…

SPATOLA: sì, certamente.

GIUDICE: …un uomo politico, la decisione deve essere presa all’interno di Cosa Nostra, per quanto possa esserci un predominio. A lei le risulta che potesse da solo Totò Riina o comunque che la Commissione dovesse esserne al corrente?

SPATOLA: ma anche se non erano tutti d’accordo siamo in piena guerra, per cui può decidere qualcuno e assumersi le sue responsabilità. Se poi ha forza di contrastare, come è successo, chi si era opposto, può andare avanti.

GIUDICE : al di là di quello che poteva succedere, Antonio Messina le disse che questo omicidio fu deciso soltanto da Riina, ovvero che fu la Commissione, o comunque in senso ampio Cosa Nostra a decidere questo omicidio di Mattarella?

SPATOLA: l’omicidio dell’onorevole Mattarella è stato soprattutto deciso dai corleonesi. Per corleonesi non indico solo Totò Riina, certamente c’era il benestare di Ciccio Madonia su cui ricadevano determinate zone, c’era il benestare di Greco. Cioè la maggioranza era con lui, sia il Michele Greco, sia il Calò, per cui altri che si potevano apporre a quel tempo, come Stefano Bontade o Salvatore Inzerillo…

GIUDICE: allora mi dica, per quello che le risulta, Brusca Bernardo faceva parte della corrente dei corleonesi?

SPATOLA: sì.

GIUDICE : Provenzano?

SPATOLA: sì.

GIUDICE : Madonia lo ha già detto.

GIUDICE : quali altri imputati mi dimentico Pubblico Ministero?

P.M.: Gerace.

GIUDICE: Nenè Gerace?

SPATOLA: sì, Nenè Gerace di Partinico è della… corleonese.

GIUDICE : quindi l’omicidio Reina, per quello che le risulta, fu senz’altro deciso da questa…

SPATOLA:  dai corleonesi. Erano loro che potevano…

GIUDICE: di cui fanno parte queste persone che io le ho nominato adesso: Calò, Brusca, Provenzano, Geraci e Madonia.

SPATOLA: sì, sono…

GIUDICE: e Greco Michele.

SPATOLA: e Greco Michele.

GIUDICE : va bene. Ora questo è intanto il discorso Mattarella.

PRESIDENTE: verbalizzazione riassuntiva da non registrare… (verbalizzazione riassuntiva)…

PRESIDENTE: se è sbagliata la mia verbalizzazione riassuntiva me lo dica. Era Nenè Passarante il capofamiglia o no?

SPATOLA: in precedenza, fino al 74.
(verbalizzazione riassuntiva)

PRESIDENTE : allora queste notizie relative all’omicidio di Piersanti Mattarella a lei vengono da Pino Ala, perché Pino Ala…

SPATOLA: ma non è che mi venissero solo da Pino Ala. C’erano altri che conoscevano la realtà… altri, sia uomini d’onore, come i fratelli Caro, campobellesi, della famiglia di Campobello, ma inseriti anche in logge massoniche e quindi determinate cose erano più a conoscenza degli altri. Cioè della realtà palermitana ne erano più a conoscenza e quindi…

PRESIDENTE : chi erano questi?

SPATOLA: Rosario Caro e Federico Caro.

PRESIDENTE: fratelli?

SPATOLA: sì, sono entrambi fratelli e abitano in Palermo.

PRESIDENTE :…(verbalizzazione riassuntiva)… i fratelli come si chiamano?

SPATOLA: Federico e Rosario Caro. Anzi a questo proposito su Federico Caro ho parlato di una riunione nell’agosto del 79 dove era presente in Tre Fontane… ci fu una riunione… cioè parlando di Federico Caro parlo di uno che all’interno della loggia è un trentatré.

PRESIDENTE : è un?

SPATOLA: è un trentatré di grado massonico.

GIUDICE: scusi, lei è massone?

SPATOLA: no, stavo per esserlo, quindi sono documentato.

PRESIDENTE: costoro erano anche massoni?

SPATOLA: credo che siano ancora massoni, non sono morti.

GIUDICE : per quanto riguarda l’omicidio dell’onorevole La Torre, lei apprese di questo omicidio all’interno di Cosa Nostra? Nell’82 lei era già uomo d’onore.

SPATOLA: sì, nell’82, quando ci fu questo omicidio io ero detenuto all’Ucciardone e quindi se ne parlava che era stato bene ammazzarlo perché si occupava di antimafia, si occupava di fare delle leggi contro la mafia, perché non la si chiamava ancora Cosa Nostra.

PRESIDENTE : un momento, lei ha detto che in quel periodo era detenuto. Poi lei specificherà i suoi periodo di detenzione.

SPATOLA: sì.

PRESIDENTE: intanto lei mi dica qual è il suo periodo di detenzione riferito a questo periodo.

SPATOLA: fui arrestato a febbraio dell’82 e scarcerato a gennaio dell’83.

PRESIDENTE : questo si parlava e si diceva lo vogliamo mettere a fuoco specificando chi glielo ha detto mentre lei era detenuto?

SPATOLA: quand’ero detenuto in quel periodo che fu ucciso ero alla quinta sezione e quindi gli uomini d’onore con cui ero più referente era Rosario D’Agostino in quel periodo.

PRESIDENTE: uno solo?

SPATOLA: Rosario D’Agostino… sì, era… diciamo non è che ci fosse un altro mio coimputato su… Salvatore Panzera ed altri di cui non… momentaneamente non ricordo il nome.

PRESIDENTE: di dove erano questi due, D’Agostino e Panzera?

SPATOLA: D’Agostino di Palermo, Panzera è originario di Raffadano (o nome simile).

PRESIDENTE: e dicevano che avevano fatto bene ad ammazzarlo per le sue iniziative nella lotta alla mafia.

SPATOLA: iniziative, si, della lotta antimafia. Questo era quello che si diceva in quel momento.

PRESIDENTE: fatemi verbalizzare questo. …(verbalizzazione riassuntiva)…

SPATOLA: poi successivamente anche con altri se ne parlò, quali Armando Bonanno in seguito, anche con Peppuccio Madonia.

PRESIDENTE: in seguito quando?

SPATOLA: verso la fine dell’82, quando fui trasferito all’infermeria. …(verbalizzazione riassuntiva)…

PRESIDENTE: da Armando Bonanno e chi?

SPATOLA: da Peppuccio Madonia, Stefano Fontana, Totò… anche questo credo che sia stato ucciso… Totò Anselmo, con cui eravamo nella stessa stanza, Domenico Adamita ed altri… Salvatore Anselmo.

PRESIDENTE : ed altri. Va bene, per la riassuntiva può bastare.

GIUDICE: al di là del commento positivo sull’uccisione, le dissero che questa uccisione era stata deliberata…

SPATOLA: che era opera nostra fuor di dubbio. Che era stata opera nostra.

GIUDICE: sa chi ha commesso questo omicidio?

SPATOLA: no, non ne sono stato informato, né tantomeno mi riguardava chi era direttamente questo… chi era stato. Era una cosa nostra e tanto bastava. Solo che in seguito, dopo la mia scarcerazione, tornammo su questo argomento. Cioè quando io venni scarcerato, a gennaio dell’83, quindi trovai la nuova realtà che era la legge Rognoni-La Torre. Quindi visti i problemi che c’erano, in banca si doveva stare attenti a non superare i venti milioni, se no venivi segnalato… e quindi chiesi se era stato veramente un bene uccidere l’onorevole La Torre, visto che dopo la sua morte era scattata questa legge che ci… cioè erano aumentate anche le richieste di misure di prevenzione, viste queste cose, per cui pensavo che… e chiesi che non era stato tanto intelligente. E mi si disse che sì in realtà era questo suo impegno antimafia, ma c’era anche qualcos’altro che aveva fatto scattare questo omicidio.

GIUDICE : e che cosa?

SPATOLA: era stato questo suo impegno anche antimafia, il suo impegno pacifista in quel periodo che disturbava praticamente l’installazione e quindi i lavori per Comiso.

PRESIDENTE : questo specificatamente da chi lo ha sentito?

SPATOLA: da Antonio Messina.

GIUDICE: mi scusi, ad Antonio Messina cosa interessava che vi fossero dei lavori a Comiso per l’installazione…

SPATOLA: ma non è che interessavano a lui personalmente, questo non so se… credo di no, ma lui come ho già riferito in quel periodo, nell’83, aveva un ruolo di primo piano in provincia, visto che c’era stato anche l’arresto di Mariano Agate, e quindi il referente con Palermo in determinati casi ne era per cui era a conoscenza di decisioni particolari prese in Palermo.

GIUDICE : interessava a chi quindi questa installazione del…

SPATOLA: interessavano soprattutto… non lo so a Cosa Nostra. A Cosa Nostra può interessare quella fettina che… quella fetta che… su cui nel territorio indubbiamente si deve mettere le mani.

PRESIDENTE: lo specifichi meglio questo discorso.

PRESIDENTE : ma non c’è un lavoro in una zona della Sicilia dove… un appalto dove non ci sia una fetta per Cosa Nostra.

GIUDICE: quindi diciamo da un punto di vista economico?

SPATOLA: sì. Se poi questi interessi coincidono con altri interessi, allora Cosa Nostra se ne assume la responsabilità di eliminare queste difficoltà, quale era l’interesse dell’onorevole La Torre.

GIUDICE : lei sta facendo capire, non so per quanto lo sa o per quanto lo intuisce, o comunque le è stato ventilato, perché non è chiaro… se lo può specificare meglio… che vi fossero degli altri interessi di cui Cosa Nostra si sia fatta portatrice in qualche modo? Cioè abbia eliminato l’onorevole La Torre per questo impegno pacifista che dava fastidio a qualche altra forza che io non capisco quale possa essere.

SPATOLA: forza io intendo su chi aveva interessi politici perché fosse installata questa base a Comiso, e a cui lui si opponeva. C’erano manifestazioni che ritardavano i lavori, che ritardavano l’installazione, e quindi interessi anche economici su cui Cosa Nostra ha la sua fetta e quindi gli torna utile che questa difficoltà si abbatta. Ma non era solo Cosa Nostra ad avere questo interesse, gli altri… non lo so chi siano gli altri.

GIUDICE: sa come era composta la commissione di Cosa Nostra in questo periodo nell’omicidio La Torre?

SPATOLA: nell’omicidio La Torre era già composta da Michele Greco, Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Nené Geraci… non ricordo altri.

PRESIDENTE : Greco Giuseppe non c’era?

SPATOLA: no, non ne sono a conoscenza, ma credo che poi se si riferisce a Greco Giuseppe Scarpuzzedda, o Scarpa, che in realtà si dice Scar… ma è Scarpa il suo soprannome, non poteva in quel momento esserlo, in quanto lui subentrò dopo a Michele Greco, per cui non poteva fare parte di quella Commissione.

PRESIDENTE: perché ci fu un momento in cui Michele Greco fu accantonato?

SPATOLA: dopo l’arresto sì. Ma no solo dopo l’arresto, anche prima di essere arrestato su Michele Greco gravavano le colpe di Buscetta, nel senso che il pentimento di Buscetta aveva messo in difficoltà Cosa Nostra e a Michele Greco si rimproverava il fatto che quando si era deciso di ucciderlo già nel 70 l’unico ad opporsi all’uccisione di Buscetta era stato Michele Greco.

GIUDICE : non Bontade?

SPATOLA: no, che io sappia Michele Greco.

PRESIDENTE : perché nel 70 era stato deciso di uccidere Buscetta?

SPATOLA: ma perché era alleato con Angelo La Barbera, quindi si pensava di uccidere anche lui… da parte dei corleonesi di uccidere anche lui.

PRESIDENTE : e lei quando lo ha saputo questo?

SPATOLA: ma quando praticamente Buscetta poi in seguito ha combinato quello che combinato, anche commentando col mio capofamiglia, dice: “vedi, se nel 70 Michele Greco se ne stava buono, non interveniva per salvargli la testa, non sarebbe successo quello che è successo adesso”.

Giuseppe Zupo arringa 04.04.1991- seconda parte

… Facciamo un passo indietro è il 15 ottobre del ’79 è già scoppiato lo scandalo a cui abbiamo accennato dell’appalto delle sei scuole, 15 ottobre ’79 ancora vivo Mattarella, lo scandalo dell’appalto delle sei scuole a sei ditte apparentemente diverse ma tutte riconducibili agli stessi personaggi di grossa caratura mafiosa. Sei ditte, un unico progetto per ogni scuola, gli altri invitati e partecipanti si sono squagliati come nebbia, il resto è stato un gioco da ragazzi, un gioco obbligato, le sei ditte hanno avuto aggiudicati i sei appalti. Mattarella fa cosa inusitata: dispone una ispezione della presidenza della giunta regionale sulla irregolarità di quegli atti che sono atti del Comune di Palermo.

.. Costa il 15 ottobre ’79 firma lui personalmente, vedete il promemoria Pizzuti, una nota che dispone le indagini su quelle ditte nelle quali compaiono, quali nomi ? quelli di Rosario Spatola, Salvatore Inzerillo classe 44, Gambino. La Guardia di Finanza è chiamata ad operare su quel filone nel corso delle indagini si fa una scoperta delicata, assai delicata: presso la ditta, guardate un po’, Vincenzo Spatola, un nome che abbiamo già sentito collegata ai Rosario Spatola e ad altri, vengono sequestrati documenti originali del Comune di Palermo, lo abbiamo risentito anche in udienza; non dovrebbero stare lì, dovrebbero essere custoditi negli uffici comunali e invece lì si trova nelle mani degli Spatola.

La scoperta e le indagini metteranno capo il 21 marzo dell’80 a una denuncia della stessa Guardia di Finanza a carico di Pietro Lorello, Vincenzo Spatola ed altri per interesse privato in atti di ufficio, lo ha detto Pascucci in dibattimento vedremo poi chi erano questi signori.

Poco dopo questi fatti, il 6 gennaio dell’80 Mattarella viene assassinato. Ma è possibile, è così evidente mah ! va beh ! il 9 gennaio ’80, sono passati tre giorni, nell’ambito delle indagini per l’omicidio del Presidente della Regione, il dr. Grasso, incaricato dal Procuratore Costa, contatta la signora Trizzino, capo gabinetto della presidenza della Regione, cioè di Mattarella, chiedendo ulteriori informazioni sulle sei scuole e dando per imminente la convocazione dell’ispettore Mignosi che è quello che ha fatto l’ispezione. Il 12 gennaio, poco giorni dopo, Mignosi su consiglio dell’avvocato Sciortino… va dal Procuratore generale Viola per collaborare, offrire la sua collaborazione con la giustizia, sono parole testuali su quelle circostanze che egli ritiene assai importanti ai fini dell’individuazione del movente dell’omicidio Mattarella.

.. Viola gli dice che su quelle indagini è venuto in urto con Costa, guardate bene, e quindi non per rispetto ma per ripicca è, come nota all’evidenza anche Mignosi, per paura si chiama fuori, io non c’entro gli dice; come si vede poi in fin dei conti Croce e Sciacchitano erano in buona, anzi eccellente compagnia.

Ma se Viola si chiama fuori Costa invece, vedete i caratteri, va più in fondo perché sente che lì è un punto nevralgico sul quale operare mettendo a nudo la trama intricata degli interessi, seguendo il loro dipanarsi dai punti bassi della mafia dei quartieri, agli uffici delle amministrazioni, delle banche, dei boss politici locali e delle loro cordate e da questi più su nelle stanze di cristallo ..perché noi parliamo non dei sei appalti per i sei appalti, non si muore per sei appalti ma per ciò che i sei appalti dicono, per il mondo che sta dietro, per i fili che da quella piccola indagine, tutto sommato, si dipartivano verso su.

Egli in persona il Procuratore capo l’uno febbraio .. convoca Pascucci che è il comandate del Nucleo di Polizia Tributaria “con riferimento alle indagine relative all’omicidio Mattarella” davanti a Grasso, Costa prospetta a Pascucci.. la necessità del controllo di ditte invischiate in attività illecite tra cui quelle di Spatola Rosario. Non viene fatta, dice Pascucci, alcuna precisa puntualizzazione in quanto Costa gli dice che le specificazioni le avrebbe fatte successivamente Grasso, vedete anche il rispetto dell’autonomia. Pascucci constata che sulle stesse ditte sta indagando anche la Questura il capo della mobile De Luca gli chiede la collaborazione di sei sottoufficiali, Grasso intanto effettua alcune perquisizioni presso varie ditte, Pascucci in dibattimento. Questi passaggi collimano perfettamente con quanto detto da Immordino sia al Consiglio Superiore della Magistratura che in dibattimento, ha detto Immordino al Consiglio Superiore della Magistratura: – in quel momento si facevano le indagini per Mattarella e ci fu il caso di Spatola, lì ci fu l’impegno massimo specialmente per il lato finanziario, bancario etc. e vennero fuori altri collegamenti con impresari vari, insomma ci furono indagini attive-, dice Immordino e in dibattimento ha aggiunto cose assai interessanti, assai interessanti, sentiamolo: –

Nel rapporto dei 55 noi svolgemmo delle indagini che però necessariamente furono limitate all’aspetto societario, avvertimmo anche la necessità di indagini finanziarie e bancarie ed urtammo contro un muro, ritenemmo necessario quindi parlarne all’autorità giudiziaria. Il dr. Costa al quale ne parlammo era ben consapevole del problema e ne intuiva l’esatta portata – la portata è la capacità del proiettile di arrivare a destinazione signor Presidente – e ne intuiva la esatta portata così come del resto il nostro funzionario dr. Boris Giuliano che forse proprio per questo venne ucciso – .. La Finanza fin dove poté arrivare, dice Immordino, arrivò e dopo attendemmo l’impulso dell’autorità giudiziaria… Immordino aveva detto al Consiglio superiore: – a proposito mi venne spesso qualche perplessità, questi rapporti morivano lungo l’iter giudiziario da qui la visita a Costa, i colloqui sulle due fronde interne alla Questura e al palazzo di giustizia, la necessità del fronte unico con lui e con Chinnici – Ma ecco la novità Costa, l’impulso dell’autorità giudiziaria a dare un pugno a quel muro e a sfondarlo viene, cosa che nessun altro procuratore prima aveva fatto, viene preciso, autorevole, paziente ma senza nulla concedere alla necessità di raggiungere in tempi ragionevoli l’obiettivo. Infatti… l’11 febbraio Costa, è sempre lui in persona.. riconvoca Pascucci .. alla presenza di Grasso rispetto dell’autonomia. Si concorda.. sulla necessità che date indagini bancarie e similari fossero richieste direttamente da Grasso e affidate alla Guardia di Finanza, perché la Guardia di Finanza ha bisogno della cuspide dell’autorità giudiziaria per poter penetrare il muro e sfondarlo.

… Pascucci, ed è questo l’essenziale, capisce che Grasso sostituto non è solo, questo è il dato saliente, che quella è la volontà innanzitutto del capo della Procura e che gli ordini che gli verranno dal sostituto scendono per li rami. E certo questo via vai per la stanza del Procuratore, di quel Procuratore, di personaggi come il Questore il Comandante del Nucleo di polizia tributaria, Grasso che ha l’inchiesta Mattarella, forse Chinnici con il quale alcuni incontri avvenivano anche nell’ascensore bloccato tra piano e piano, non deve essere sfuggito ai molti che nel Palazzo vivono di pettegolezzo ed anche a qualcuno che quei pettegolezzi sapeva ben decifrare per conto degli ambienti politico-criminali, e coglieva tutta la estrema pericolosità di questo via vai, di quanto stava accadendo. Non vi è altra spiegazione infatti a un episodio ben preciso, l’episodio della minaccia.. alla moglie del colonnello Pascucci.

… Una voce alle spalle, per strada, una persona che le intima di non voltarsi e dice: signora raccomandi al comandante di non approfondire troppo le indagini in corso.

… Le indagini in corso, almeno quelle di rilievo erano, come ha detto l’ufficiale della Guardia di Finanza, quelle demandate fin dall’ottobre ’79 da Costa sulle sei ditte … vi è un particolare impressionante e rivelatore insieme in questa minaccia badate bene chi minacciava la moglie del colonnello Pascucci a quel modo, con quelle parole aveva, sebbene con opposte intenzioni, la stessa vivissima preoccupazione di Costa: l’approfondimento delle indagini.

… ma Pascucci che è un ufficiale tutto di un pezzo non disarma .. e infatti a marzo, il 21 marzo la Guardia di Finanza malgrado le minacce, inoltra un primo rapporto con cui denuncia per concorso in interesse privato, in atti d’ufficio Pietro Lorello, Vincenzo Spatola, Giuseppe Giordano e Giovanni Schemmari in relazione alla costruzione di una palestra ipsia. Chi erano questi signori ?

Pietro Lorello era assessore ai lavori pubblici del Comune di Palermo …Vincenzo Spatola l’altro denunciato è esattamente il mafioso che viene catturato il 9 ottobre ’79 mentre va dall’avvocato Guzzi a recapitare una delle lettere del sequestrato Michele Sindona, lettere che, come abbiamo già notato, erano intese a minacciare e ricattare settori politici ed economici da cui ci si aspetta sostanziosi interventi di pubblico denaro.

… Gli altri erano personaggi minori di questo rapporto denuncia, funzionari del Comune di Palermo. Maggio, giugno ’80 sono i mesi.. sono i mesi in cui dalla Questura arriva il ciclone del rapporto Immordino … e dei problemi che ne seguirono, è chiaro che questa iniziativa ha gettato un bel po’ di scompiglio sul percorso metodico e silenzioso di Costa. Immordino e la Questura vanno avanti con la fanfara dei giornali.. Costa li sostiene anche se questo gli crea una marea di problemi perché lui indagava secondo il suo metodo, in silenzio, avendo già convocato Pascucci e in silenzio chi lo seguiva aveva minacciato Pascucci … Si è perso forse del tempo dunque e altro tempo si perde nell’aspettare inutilmente l’esito delle indagini che sullo stesso filone stava eseguendo, come sappiamo, anche la Questura. Dice infatti Grasso al pubblico ministero di Catania: – dopo avere esaurito tutte le possibili indagini a mezzo della Questura e dei Carabinieri nei confronti delle ditte in questione – vedete hanno compulsato quei due settori lì – con il dr. Costa concordammo di affidare alla Guardia di Finanza specifici accertamenti sulle medesime ditte e sul loro movimento di capitali. Sul loro movimento di capitali, dichiarazione che collima con quella resa dalla signora Rita Bartoli Costa il 21 aprile ’83 al giudice istruttore dalla quale apprendiamo particolari di grande interesse: – mio marito era di solito riservato – e l’abbiamo visto – riservato riguardo alla sua attività d’ufficio tanto che posso dire che in 36 anni di vita coniugale mai mi aveva parlato di affari di ufficio … mi rimase perciò molto impresso quanto egli mi disse in un giorno della prima quindicina di luglio ..tanto più che non eravamo soli ma vi era anche la presenza di un cugino di mio marito, Aldo Costa giornalista de L’Ora … Mio marito mi disse precisamente che aveva chiesto ripetutamente alla polizia un rapporto relativo ai sei appalti per la costruzione di scuole e sulle sei società che si erano aggiudicate gli stessi ai fini di conoscere chi stesse dietro il paravento di queste società – aggiunse che qualcuno le aveva fatto il nome di Ciancimino ma come indicazione di massima.

Io gli chiesi perché non sollecitasse la risposta … mio marito rispose .. che se avesse insistito correva il rischio di avere una risposta fuorviante e che aveva invece pensato di rivolgersi alla Guardia di Finanza e precisamente al colonnello Pascucci di cui aveva stima e fiducia -.

… Vi era dunque qualcuno in Questura non certo Immordino .. che andava sabotando le inchieste più delicate, parola del Procuratore, e questo qualcuno aveva forse qualche corrispondente più in alto presso gli uffici del Ministero tanto da far temere al Procuratore Costa che, che certo sulla istituzione non aveva sospetti pregiudiziali, che il pericolo se avesse insistito di indagine e risposte depistanti era un pericolo reale … Siamo dunque a luglio, Costa ha chiaro il quadro delle inerzie e delle possibili manovre che si preparano per impedirgli di approfondire quelle indagini.

… Riconvoca allora l’uomo, Costa, l’uomo di cui si fida, il colonnello Pascucci e lo fa anche questa volta con una telefonata personale.. ed una convocazione di pomeriggio in un Palazzo di giustizia che il 14 luglio a Palermo possiamo immaginare pressoché deserto …E lì nella stanza del Procuratore, Pascucci ci dice che egli insistette.. sulla necessità, non opportunità, necessità di – approfondire le indagini -, quelle indagini che sappiamo; ancora Pascucci – di entrare in profondo anche se i tempi non sarebbero potuti essere brevi – Pascucci al pubblico ministero di Catania.

… Anche nel diligente promemoria del colonnello Pizzuti del 26 aprile ’81 si accenna alla volontà del dr. Costa di svolgere approfonditi accertamenti in proposito e Pascucci quel giorno stesso passa nella stanza del dr. Grasso che redige il verbale delle tre paginette con le precise, precise direttive di indagine della Procura della Repubblica. Quali sono in sintesi queste direttive ?

… si chiedono approfonditi accertamenti.. sui seguenti punti: primo struttura della società, organi sociali, capitale sociale, azionariato e simili cioè le notizie ufficiali desumibili dagli atti che vengono depositati obbligatoriamente alla Camera di commercio, alla cancelleria commerciale etc.; 2 – i soci occulti, occulti! 3 – le attività delle imprese nell’ultimo triennio, l’ultimo triennio è il triennio di Sindona e di tutte le manovre e della P2.. con specifico riferimento agli appalti di tutti gli enti pubblici, statali, comunali e regionali; 4 – in particolare la vicenda dell’appalto delle sei scuole che sono il punto di partenza sulla quale aveva indagato l’ispettore regionale Mignosi per conto di Mattarella; 5 – i collegamenti ed inserimenti in un contesto delinquenziale a sfondo mafioso sul quale abbia potuto incidere l’azione ispettiva disposta dal Mattarella.

Ma la cosa più importante di questo verbale sta al fondo ed è l’autorità, che è anche precisa indicazione, di cui la Procura riveste l’azione della polizia giudiziaria, la cuspide, dandole facoltà di esaminare la corrispondenza e tutti gli atti e documenti in possesso di tutti gli istituti bancari sia pubblici che privati nell’arco dell’ultimo triennio, in relazione a rapporti di qualsiasi natura intercorsi tra i suddetti istituti e i legali rappresentanti delle più volte citate imprese, ma anche quelli che ci stanno dietro, i nomi propri i loro familiari etc.

… ed è una strada pericolosa, quanto pericolosa ! lo sa anche Pascucci questo, non solo per la minaccia che ha già ricevuto esplicita e precisa e lo sa tanto che non mette al corrente di quel mandato neanche i suoi collaboratori, almeno in un primo momento, e dirama i messaggi ai comandi esterni – senza precisarne i motivi … non ne parla ai collaboratori in un primo momento, … incarico da ritenersi riservato a lui, al dr. Costa e al pubblico ministero Grasso e al massimo alla segretaria dattilografa di quest’ultimo – da qui la notevole sorpresa, sorpreso ed amareggiato, dirà in dibattimento, perché già l’indomani, all’indomani dell’uccisione di Costa la stampa riportava quella notizia di quelle indagini di cui egli conosceva la estrema pericolosità…

… Falcone la stessa sera dell’omicidio Costa nell’ambito delle possibili ipotesi sul movente di quell’attentato ha un collegamento preciso ed è relazionato da un giudice, Guarino, che poi è quello se non mi sbaglio che si interessa delle prime indagini, quelle urgenti a Costa, nell’ambito di queste possibili ipotesi sul movente di quell’attentato Falcone ebbe a dirgli, sono termini testuali, che quella indagine aveva una vastità, sentite, che poteva coinvolgere anche operazioni estranee al processo dei 55.

… Costa capisce bene che sta camminando sull’orlo di un precipizio, non è un incosciente come non lo era Mattarella e che occorre far presto in una lotta contro il tempo per acquisire risultati che consentano di vibrare un colpo grosso ai centri nevralgici della bestia prima che questa si scateni.

Abbiamo già detto le ragioni del particolare valore da attribuire alle dichiarazioni della signora Rita Bartoli Costa. Il primo accenno della signora Rita in proposito è al pubblico ministero di Catania a chiusura del brevissimo verbale, sei righe, del 29 ottobre ’80.

… – Segnalo che mio marito si mostrava in attesa di accertamenti attinenti all’istruttoria dell’omicidio Mattarella -. Ma già il 13 marzo successivo di fronte allo stesso inquirente aggiunge specificazioni di eccezionale rilievo … – come ho riferito in precedenti occasioni le confermo che mio marito di solito molto riservato, in epoca successiva all’episodio della convalida dell’arresto .. dell’arresto delle persone denunziate dalla Questura per associazione per delinquere, conversando in famiglia si mostrava ansioso .. di avere risposta ad una richiesta di accertamenti … bancari, non ricordo se questi erano stati da lui chiesti alla Guardia di Finanza e se in riferimento a detto processo o al processo per la morte del presidente Mattarella anzi, anzi posso precisare che di tali accertamenti mio marito parlò con riferimento, si, si ai sei appalti bloccati dal presidente Mattarella -.

… A domanda risponde: – ritengo che la richiesta sia stata fatta al colonnello Pascucci , è da tener presente per quanto possa valere che tali accertamenti vennero richiesti nel luglio – e conclude –ritengo che dovrebbe seguirsi anche la pista che si ricollega con i detti appalti. – Sentiamola ancora davanti al giudice istruttore nel verbale di cui abbiamo riportato già una parte – dopo una decina di giorni chiesi a mio marito se avesse.. ricevuto il rapporto richiesto al colonnello Pascucci. Mio marito rispose che ancora era troppo presto.–

Il giorno 6 agosto ’80..e cioè il giorno del delitto domandai nuovamente a mio marito se avesse ricevuto il rapporto in questione ..mio marito mi rispose testualmente penso, ritengo che lo troverò al ritorno da Vulcano. … come lei sa mio marito a Vulcano non è nemmeno andato.- … Ma la storia delle indagini che non si voleva che si facessero non finisce qui, sarebbe finita qui, vi prego di riflettere su questo, spento Costa, se fosse stata una ripicca non avremmo più avuto storia su queste indagini, non ne avremmo avuta, è morto, una ripicca, una vendetta abbiamo saldato il conto sulle convalide dei 55. Eh no vedete la storia su quelle indagini continua, continua e questo significa sulla base logica che Costa non è stato ucciso per la convalida dei 55 fermi; sarebbe finita qui come vorrebbe far crederci quel sant’uomo di Buscetta; ma non è così e infatti si succedono altri avvenimenti che ci aiutano a comprendere il tutto.

… Allora tra il 14 e il 29 agosto, Costa è già morto, Pascucci attiva le indagini bancarie direttamente su tutto il territorio nazionale, risulta agli atti, interessandovi il Nucleo centrale tutti i Nuclei regionali e tutti i gruppi provinciali della Guardia di Finanza, non della Sicilia, d’Italia. Poi le attiva anche sulla piazza di Palermo, promemoria Pizzuti, il che fa capire diverse cose. Primo che in un primo tempo Pascucci aveva iniziato da se con tutto il riserbo possibile.. ci aveva dato sotto proprio con quelle indagini di cui egli conosceva tutto il tremendo significato. Seconda cosa, che quelle indagini come Costa le aveva concepite riguardavano innanzitutto il livello nazionale dove per primi si dirigono i telex di Pascucci e poi Palermo. Quante cose possono dire le carte se le si vuole ascoltare.

E Pascucci, Pascucci che fine fa Pascucci ? Per fortuna è vivo ma un mese dopo è costretto a far valigie, il comando generale dell’Arma retto all’epoca dal generale Orazio Giannini, poi risultato iscritto alla loggia massonica P2 è succeduto per suo conto al generale Giudice anch’esso del pio sodalizio al pari di Sindona, di Miceli Crimi e di tanti altri illustri patrioti gli dà – tempestiva comunicazione telefonica – che è stato trasferito a Bari, telefonica… vi fui costretto perché se volevo diventare generale.. nel partire lascia al suo successore il colonnello Mola un promemoria che come pure ha detto chiaramente si riferiva a che cosa ? anche alle indagini demandate dal dr. Costa e dal giudice Grasso, …. Arriviamo a novembre, non ci sono più né Costa né Pascucci entrambi allontanati in diverso modo dalle indagini abbiamo visto; la Procura eretta ad interem è dall’eterno aggiunto Martorana, è rimasto in campo il dr. Grasso che a novembre ci riprova, poveretto, convoca il colonnello Mola, risulta dal rapporto dal promemoria Pizzuto, nuovo comandante del Nucleo della polizia tributaria di Palermo, ma Grasso non è Costa e Mola non è Pascucci ed ecco che a comparire è un subordinato, .. il capitano D’Auria che non è neanche l’affidatario del rapporto che è il capitano Aloi.. il magistrato piuttosto desolato evidentemente decide di formalizzare il processo, cioè di passarlo al giudice istruttore e lo comunica al suo interlocutore.

Dicembre ’80, gennaio ’81 prontamente la Guardia di Finanza fa l’altra mossa e passa l’incarico dal capitano Aloi al tenente Moscuzza con il compito, così si precisa, tutto archivistico di riordinare il materiale in arrivo dagli istituti bancari, perché arrivava su quell’impulso di Pascucci questo materiale, lo vedremo dopo, se ne occuperà Chinnici e morirà anche lui: chi tocca muore, in arrivo dagli istituti bancari e prendere contatti con il magistrato. E a gennaio il tenentino diligentemente si presenta al dr. Grasso che subito lo manda dal dr. Chinnici il quale stando al promemoria Pizzuti gli ordina di rimanere in attesa sollecitandogli nel contempo questioni diverse da quelle in trattazione. La Guardia di Finanza al 16 gennaio ’81 annota la sospensione delle indagini, sospensione delle indagini sull’omicidio Mattarella! cosa è accaduto ? Chinnici non è uno sciocco ha capito subito il significato di quei colpi esplosi in via Cavour, altro che ripicca del bamboccio Inzerillo, e ha potuto constatare che l’inchiesta della Guardia di Finanza è stata brutalmente degradata dalla prima fase, nella quale Costa aveva voluto ed ottenuto la centralizzazione delle indagini nelle mani del comandante del Nucleo a quella archivistica del tenentino Moscuzza. Da persona prudente, che valuta anche lui le forze in campo, prende tempo aspettando l’arrivo del nuovo Procuratore capo con il quale concertare una ripresa di iniziativa su quello che egli sa essere il punto focale non più del solo delitto Mattarella ma anche dell’omicidio del suo collega ed amico Costa. E infatti nominano Paino e questi nella visita di cortesia del generale Vitali, quante cose ci ha detto questo promemoria Pizzuti, comandante generale Vitali comandante di zona della Guardia di Finanza il 27 gennaio ’81 gli, testuale, sollecita lo sviluppo delle indagini affidate dal suo predecessore dr. Costa … Il sollecito sembra avere effetto perché il giorno successivo 28 gennaio il colonnello Mola in persona si reca a conferire con Paino e con Chinnici … Il 29 gennaio, il giorno dopo come si apprende sempre dal promemoria Pizzuti il colonnello comandante, bellissime queste parole ordina al capitano D’Auria di non trascurare la pratica e capolavoro di ipocrisia, tenersi pronto per le richieste del magistrato.

… Ma quale fosse la reale attenzione che il Mola dedicava a quella pratica così scottante lo apprendiamo dalle sue stesse parole in dibattimento, egli ha detto: – Quanto al contenuto delle indagini affidate al colonnello Pascucci io non ho avuto una conoscenza precisa e dettagliata e neanche del fatto che tale indagine trovasse un suo momento unitario e qualificante in quelle relative all’omicidio di Piersanti Mattarella… aveva il promemoria Pascucci, che gli aveva lasciato Pascucci per dire io me ne vado… ecco queste sono le attività che sono in corso … io non ho precisa memoria nella sua fisicità del documento o meglio del provvedimento col quale il dr. Grasso conferì preciso incarico al mio predecessore colonnello Pascucci, non escludo di aver preso in visione tale documento, anzi è normale che l’abbia fatto anche se adesso non ho precisa memoria del suo contenuto … Di lì a pochi giorni precisamente l’1 febbraio ’81 anche Mola viene trasferito. Alla domanda del Presidente di questa Corte circa possibili collegamenti tra il trasferimento del Pascucci e l’intento di lasciar cadere quelle indagini sdegnato Mola risponde: – lo escludo particolarmente … anche se come ha dovuto precisare il suo trasferimento non era stato desiderato ma serenamente accettato ed era avvenuto senza che egli fosse stato interpellato, con brevissimo preavviso, allora si usava così da parte del comando generale-.

Contestato a nostra domanda che il suo successore colonnello Pizzuti aveva fatto intendere nella sua deposizione istruttoria che almeno il suo avvicendamento con Mola era avvenuto all’improvviso, tanto che non c’era stato neanche il tempo per le vere e proprie consegne e che quindi questi meccanismi di trasferimento qualche pecca dovevano pure averla, il teste prima è andato in collera poi, quando ha capito che non si trattava di insinuazioni della difesa di parte civile bensì di precise affermazioni del suo collega di corpo, ha dovuto dire: – non riesco a spiegarmi le ragioni per cui il mio collega abbia reso dichiarazioni simili, tali dichiarazioni, ma escludo che esse siano rispondenti al vero – cioè ha dato del bugiardo al colonnello oggi generale Pizzuti. Ed ha continuato ribadendo che certamente le consegne erano avvenute anch’esse secondo regolamento, è un uomo di regolamento questo, mediamente in una giornata è che senz’altro egli aveva avuto modo di rendere dotto il Pizzuti anche dello stato delle indagini relative all’omicidio Mattarella che per la verità poco prima aveva detto che non conosceva per niente insomma non sapeva neanche che quel fascicolo si riferisse a Mattarella.

… La deposizione di Pizzuti ..inizia innanzi tutto dicendo di avere appreso da voci raccolte che il colonnello Pascucci fu indotto a trasferirsi in altra sede per minacce da parte della mafia rivolte alla di lui moglie; ora noi sappiamo il preciso tenore di queste minacce che non erano rivolte alla moglie di Pascucci bensì a Pascucci stesso attraverso il punto sensibile della moglie e sappiamo anche che quelle minacce risalivano a marzo aprile dell’80, attenzione, mentre il trasferimento è di 6 mesi dopo e anche qui fatto senza preavviso ed in quel lasso di tempo Pascucci non solo non si era fermato con le indagini ma le aveva approfondite così come richiesto insistentemente dal Procuratore Costa … Il Presidente di questa Corte ha poi insistito per chiarire al meglio questi delicatissimi risvolti della vicenda e ha domandato al teste di indicare.. ove le conosca.. le ragioni ufficiali del trasferimento del colonnello Pascucci;.. Pizzuti ha risposto alla domanda per implicito signor Presidente parlando cioè del suo trasferimento.

… E qual erano queste ragioni del suo trasferimento leggiamole: – Io sono stato trasferito in maniera del tutto insolita, da un momento all’altro, dal comando di Nucleo polizia tributaria di Firenze a Palermo per ordine delle P2 di Licio Gelli – … Il Presidente giustamente rimane un po’ insomma gli chiede dopo poco gli chiede ragione: – insomma mi specifichi un’affermazione di questo genere – lui continua – le consegna da parte del colonnello Mola – con buona pace di Mola – che comandava il Nucleo di polizia tributaria di Palermo avvennero in mezz’ora e non ho avuto nemmeno il tempo di chiedergli alcunché tra cui notizie sul precedente trasferimento di Pascucci che io conoscevo personalmente in quanto mio compagno di corso… quanto sopra detto circa l’ingerenza della P2 nel mio trasferimento posso motivarlo in relazione al fatto che la P2 di Licio Gelli aveva in Arezzo la sua sede operativa e che il comandante generale della Guardia di Finanza generale Giannini risultò poi essere un’aderente a tale loggia massonica;

probabilmente avevo messo le mani su qualche cosa che non andava toccato – -… Il generale Giannini mi telefonò direttamente ..anche ciò è insolito dicendomi che dovevo andare via da Firenze e proponendomi di andare alla Criminalpol di Roma … o a dirigere il Nucleo di polizia tributaria di Palermo. … pur non competendomi tale destinazione in quanto io ero al mio terzo comando di legione mentre di solito a Palermo si mandano dei colonnelli… al loro primo incarico a Palermo, optai per Palermo intendendo restare nell’ambito della Guardia di Finanza …il passaggio di consegna tra Mola e me avvenne come ho detto in mezz’ora, mi limitai a firmare il registro delle comunicazioni riservate e ritirare le chiavi della cassaforte, per il resto mi disse il Mola te la vedrai con l’aiutante maggiore del quale non ricordo il nome -.

Domandato risponde – il colonnello Mola non mi ha minimante accennato alle indagini giudiziarie in corso e alla attività demandata alla Guardia di Finanza. Faccio presente che solo da notizie attinte dai miei dipendenti nonché dagli atti d’ufficio, appresi delle indagini delicate e particolari in corso e tra esse quelle relative all’appalto di sei scuole collegate all’omicidio Mattarella. Ricordo che i miei dipendenti brancolavano nel buio – ci ritorneremo fra un momento – non essendo riusciti ad acquisire elementi utili …Debbo però far presente …che c’era una situazione alquanto insolita in questo comando …mentre normalmente in un Nucleo di polizia tributaria vi sono diversi ufficiali superiori quali tenenti e colonnelli, nel Nucleo di Palermo trovai ufficiali giovanissimi il più anziano dei quali era il maggiore Tramet – … Spiega poi che, e c’era l’indagine più importante d’Italia, spiega poi che in mancanza di indicazioni dal suo predecessore sui più importanti filoni di indagine egli si era messo in diretto contatto e collaborazione con il dr. Falcone, perché non sa a chi riferirsi, e con altri sostituti quale il dr. Sciacchitano svolgendo con loro articolatissime indagini, ed è vero, anche a mezzo di reiterate rogatorie all’estero e principalmente in Belgio dove c’era un pentito sia sul caso Sindona che sul riciclaggio dei narco-dollari che è un’altra cosa. Aveva inoltre accertato che tra i vari soggetti indagati una posizione di preminenza aveva lo Spatola Rosario. A questo punto il signor Presidente poneva questa domanda della difesa di parte civile: – domandansi se a lui generale Pizzuto, risulta che la Guardia di Finanza all’epoca dei fatti in trattazione sia stata richiesta ed abbia dispiegato la sua attività investigativa soltanto o prevalentemente sulle questioni relative al riciclaggio del denaro proveniente dal traffico di droga o anche sulle connessioni di interessi occulti tra le società inquisite per il processo Mattarella ed ambienti amministrativi, politici e finanziari; oppure se questo secondo ramo di indagine venne assunto e condotto personalmente dal consigliere Chinnici .

Ecco la risposta – Non mi consta che in effetti la Guardia di Finanza si sia occupata particolarmente del troncone di indagini relative ai rapporti societari, ai collegamenti tra i vari soci e le società con ambienti retrostanti. Noi ci siamo limitati a seguire le direttive dei magistrati … non ho un’articolata conoscenza del provvedimento con il quale lo stesso d’intesa con il procuratore Costa ebbe a dare precise indicazioni sull’omicidio Mattarella e l’appalto delle sei scuole al colonnello Pascucci -. Mola non gliene aveva parlato gli aveva dato le chiavi della cassaforte vai per il resto te la vedi col… questo è quanto ha detto Pizzuti e questa è la realtà dei fatti, una realtà che collima con ciò che sappiamo da altre fonti, non è solo Pizzuti e infatti, poiché Paino e dietro di lui ovviamente Chinnici insisteva su quelle indagini, il 9 febbraio ’81 ne aveva riparlato al generale Vitali, Paino, proprio quelle indagini quelle di Costa, quelle di Costa in relazione all’omicidio Mattarella, Paino ci ritorna. Veniva confezionato, confezionato il rapporto 28 marzo ’81 che è quello che avete in atti … esso è la riprova documentale che le indagini commissionate da Costa non furono mai fatte. Tutto il lavoro si è fermato al primo punto quello della struttura illegale delle imprese sulla base degli atti della cancelleria commerciale della Camera di Commercio; ma vi sono anche alcuni fogli interessanti in questo rapporto per il discorso che stiamo svolgendo, intendiamo riferirci alle risposte che le banche avevano cominciato a fare pervenire, ai fonogrammi di Pascucci, risposte zeppe di numeri di conto corrente, di mutui, di garanzie etc. atti che fanno intravedere quale sviluppo potessero avere quelle indagini e non hanno avuto. Del resto lo dice con innocenza quasi disarmante il tenente Silvio Montonati l’ultimo tenentino inviato a Chinnici che non voleva capire Chinnici l’antifona e non disarmava, dice il tenente Montonati – il genere di – interrogato da questa Corte – il genere di indagini che io ho svolto in relazione al mandato conferito dal dr. Grasso al colonnello Pascucci attennero principalmente a riscontri cartolari documentali volti ad accertare l’effettiva titolarità di dette imprese delle quali non ricordo i nomi. Tali indagini comportarono l’acquisizione di atti presso gli enti pubblici e in quegli uffici pubblici quali il Comune, la Camera di Commercio – bravo – la cancelleria commerciale del tribunale e così via – benissimo – in taluni casi ci limitammo a prendere in visione tali atti, utilizzammo anche dei dati dell’anagrafe tributaria a loro informazione – ottimo. Richiesto al teste se è in condizione di fornire precise notizie sull’esito delle indagini riguardanti l’appalto delle sei scuole, cioè in relazione all’omicidio Mattarella risponde – Ricordo che la nostra indagine ci portò al disegno di una mappa di tante società e ditte in ordine ad alcune delle quali accertammo se erano state invitate alla gara d’appalto, cioè con gli atti del Comune, se avendo presentato domanda non avevano poi dato corso alla presentazione di un progetto e perché; se avevano subito delle pressioni volte ad impedire la presentazione dei progetti e con riferimento ad altre se erano collegate alle ditte che avevano ricevuto gli appalti. Il risultato di tali indagini – dice il tenente Montonati – formò oggetto di un rapporto sottoposto alla autorità giudiziaria – ed è il rapporto del 28 marzo ’81 di cui abbiamo testé parlato – Di li a poco – conclude Montonati – la mia collaborazione con il dr. Chinnici finì -. Chinnici non volle umiliarlo, avendo ben capito il perché di quel minuetto di finanzieri con progressiva e quasi irridente degradazione delle indagini, reagisce a modo suo, licenzia il buon Montonati e le indagini le fa lui.