Amos Spiazzi – dichiarazioni 13.12.1984

Ricevo lettura del carteggio intercorso tra me e Soffiati, sequestrato nel corso del procedimento penale a mio carico, poi trasmesso alla AG di Venezia, nelle parti in cui si fa riferimento al Carletto ed al Marzollo. Mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese negli altri interrogatori e preciso che il Soffiati era un informatore stabile del gruppo dei carabinieri di Verona. In tale sua attivita’ faceva capo a Pellegrini Carletto, il quale ostentava, ma simulandoli, atteggiamenti e tendenze di destra. Il Carletto a sua volta riferiva al colonnello Marzollo, attraverso il suo superiore. Il Soffiati mi disse di avere avuto contatti diretti con il Marzollo, come peraltro afferma nella lettera di cui ho ricevuto lettura. Ritengo che cio’ sia verosimile, tenuto conto del metodo di lavoro del Marzollo, il quale era solito convocare presso di se’ gli informatori e farsi riferire direttamente le notizie di maggior rilievo. Ricordo che il Marzollo era solito registrare le conversazioni con gli informatori. Cio’ avveniva almeno nei miei confronti.
Nell’ esercizio dei miei compiti, infatti, accadeva che le notizie di maggior rilievo le riferissi non al comandante di compagnia interna, bensi’ direttamente al comandante il gruppo, colonnello Marzollo.

– il rapporto tra Soffiati ed i carabinieri era ancora in atto al momento del mio arresto. In quell’ epoca il colonnello Marzollo era gia’ stato trasferito a Roma.

– Quanto al sedicente Venturi, di cui ho parlato nel processo per la “Rosa dei venti” , sia io che il generale Ricci, che Orlandini abbiamo chiarito, durante il processo di appello, che si trattava non gia’ del capitano Venturi, bensi’ del capitano Labruna.

– Relativamente alla questione della mitraglietta trovata a pian del Rascino indosso a esposti, mi riporto integralmente a quanto riferito al GI di Venezia. In effetti disegno armi, ed in particolare ho progettato una mitraglietta di piccole dimensioni tale arma, comune, non e’ mai stata costruita. Ho distribuito copie del progetto a numerosi ufficiali e precisamente al comando divisione di artiglieria che a sua volta li trasmise all’ arsenale militare di Piacenza.

– Nel carteggio che mi e’ stato ora letto nella parte concernente la mitraglietta, il Soffiati simula una provocazione ai miei danni; escludo che tale provocazione possa avere avuto luogo. Uscito dal carcere il Soffiati mi disse che era convinto che io avessi effettivamente costruito questa mitraglietta. Lo disse di fronte alle mie rimostranze per l’ assurdita’ della insinuazione.

– dopo essere stato dimesso dal carcere, ho avuto contatti con funzionari della Digos di Bologna; verso l’ agosto di questo anno, mi si presento’ un tale qualificatosi come il dottor Santagnello, a suo dire appartenente al Sismi, ricordo che mi esibi’ una tessera recante il simbolo della Repubblica italiana.
Questi mi invito’ a cessare qualsiasi contatto con le forze di polizia ed a collaborare invece con il suo servizio; in caso contrario mi avrebbe reso la vita molto difficile. Tutto cio’ l’ ho denunciato nella immediatezza del fatto al quinto CMT di Padova e, per conoscenza, al presidio militare di Verona ed alla quinta zona di Vicenza. Mi risulta che il mio comando abbia immediatamente informato la questura di Verona ed il gruppo carabinieri, dai quali sono stato poi convocato per ulteriori chiarimenti.

– so che il De Iorio aveva stabilito rapporti di amicizia con il De Marchi, il quale ha avuto anche rapporti con l’ Orlandini. Cio’ e’ emerso dagli atti del processo Borghese.

– In merito all’unico incontro che ritengo di avere avuto con Gelli, ho gia’ ampiamente riferito nell’ interrogatorio reso al dr Fiore nel 1976 ed in quello reso innanzi alla commissione P2 ai quali mi riporto.

Letto confermato e sottoscritto­

Carlo Digilio – dichiarazioni 04.05.1996

Spontaneamente intendo riferire una circostanza della massima importanza e che riguarda la gravissima strage che avvenne a Brescia. Qualche giorno dopo la cena con MAGGI, MINETTO e i due SOFFIATI di cui ho parlato nel precedente interrogatorio, e precisamente non più di 4 o 5 giorni dopo, Marcello SOFFIATI, su ordine del dr. MAGGI, fu mandato a Mestre a ritirare una valigetta da Delfo ZORZI e con questa valigetta, in treno, tornò a Verona nell’appartamento di Via Stella.

Io mi trovavo lì e vidi Marcello SOFFIATI letteralmente terrorizzato. Mi fece vedere la valigetta, era tipo 24 ore, che conteneva una quindicina di candelotti, non so se dinamite o gelignite, ma comunque diversi da quelli che aveva procurato ROTELLI in passato e che erano entrati nella disponibilità di ZORZI. Insieme ai candelotti vi era anche il congegno praticamente già approntato. Era costituito da una normale pila da 4,5 volt e da una sveglia grossa di tipo molto comune con dei bilancieri che facevano rumore. I fili erano già collegati tra la pila e la sveglia e quest’ultima, inoltre, aveva già il perno sistemato sul quadrante e le lancette con le punte piegate in alto per facilitare il contatto.

carlomariamaggi

Notai che il quadrante della sveglia non era di vetro, ma di plastica. Era una sveglia veramente dozzinale e di poco prezzo. SOFFIATI era molto spaventato perchè anche se la sveglia era ovviamente ferma, egli temeva che in qualche modo il congegno potesse entrare un funzione poichè il perno era già ben inserito e il quadrante di plastica, se toccato si schiacciava e poteva creare anche involontariamente il contatto.
Io gli dissi che era stato un pazzo a portare quell’ordigno in treno da Mestre e di buttare via nell’Adige quella roba appena avesse potuto. SOFFIATI però mi disse che su disposizione di MAGGI gli era stato in pratica ordinato di andare a Mestre per ritirare il congegno da ZORZI per portarlo poi a Milano, sempre in treno. ZORZI aveva detto che per quell’operazione era disponibile a mettere a disposizione l’esplosivo e il congegno, ma non a fare altro.
SOFFIATI era preoccupato e spaventato, ma alla fine mi disse che non poteva fare altro che portare l’esplosivo dove gli era stato ordinato. L’unica cosa che potei fare fu quella di sollevare un po’ il perno dal quadrante svitandolo con grande attenzione e riducendo così il pericolo di un contatto non voluto.

Dopo pochissimi giorni vi fu la strage di Brescia. Marcello apparve subito angosciato in modo terribile e da quel momento entrò in contrasto definitivo con ZORZI e MAGGI ed io gli consigliai di abbandonare definitivamente il gruppo. Marcello SOFFIATI ebbe la netta sensazione che ZORZI intendesse eliminarlo ed infatti quando si trovò in qualche occasione a Mestre ebbe cura di tenere una pistola alla cintola. Da quel momento, anche su mio consiglio, intensificò i viaggi all’estero, in particolare in Spagna, per tenersi lontano dall’ambiente.
In sostanza vi fu una progressione costituita dalla cena di Rovigo, di cui ho già parlato e che fu molto importante sul piano strategico, dalla cena a Colognola con MAGGI e MINETTO e appunto dall’arrivo di SOFFIATI a Verona con la valigetta. Il tutto nel giro di pochi giorni.

Secondo me, in particolare a quella cena di Rovigo, fu decisa una vera e propria strategia di attentati che si inserivano nei progetti di colpo di Stato che vedevano uniti civili e militari e si inserivano nella strategia anticomunista del Convegno Pollio del 1965. Marcello SOFFIATI parlò, come destinatari dell’ordigno, di gente delle S.A.M. a Milano, senza specificare nomi. Faccio presente che quando vi fu la cena con MINETTO e MAGGI in cui quest’ultimo preannunziò l’attentato non disse in quale città sarebbe avvenuto, ma indicò genericamente il Nord-Italia. Dopo quella cena io ero un po’ spaesato e rimasi ospite da Marcello SOFFIATI in Via Stella e quindi ero lì quando lui partì per Mestre e ritornò a Verona sapendo di trovarmi.

Marco Affatigato – dichiarazioni 23.04.1992

Adr: attualmente non ho procedimenti penali pendenti in Italia, ne’ pene da espiare. Prendo atto che vengo sentito percio’ in qualita’ di testimone.

Adr: nell’ intervista rilasciata a Samarcanda effettivamente ho fatto riferimento ad un’ attivita’ di indagine e ricostruzione delle attivita’ stragiste in Italia che sto tuttora svolgendo. In Francia sono in contatto con persone che non intendo nominare, almeno per il momento, – si tratta di cittadini Italiani, francesi e tedeschi – che mi forniscono informazioni soprattutto in merito alla manipolazione e all’ utilizzazione dei movimenti di destra da parte dei servizi segreti. Non nomino queste persone perche’ sono certo che mi smentirebbero e percio’ invaliderebbero quanto sto dicendo. Spero di poterlo fare in futuro. Il quadro che emerge dalle informazioni che ho acquisito in questo modo e’ il seguente. Dal 1972 al 1976l’ Italia e’ stata utilizzata come punto di passaggio di esplosivi provenienti dall’ Olp e dalla falange libanese e destinati all’ Eta e all’ Ira. Il passaggio di questi esplosivi attraverso l’ Italia sarebbe stato gestito da vari elementi della destra, fra i quali alcuni di Ordine Nuovo. I soggetti piu’ attivi in questa operazione furono Lotta di Popolo per quanto riguarda il centro – sud ed il gruppo di Freda.

Adr: le iniziative di Spiazzi Amos nell’ ambito dei gruppi dannunziani non hanno nulla a che fare con queste persone. Nell’ arco di tempo che sto ora considerando vi furono dei resort fra italiani francesi, palestinesi e falangisti. Preciso che il rapporto coi falangisti inizio’ soltanto nel 1976.

SPIAZZIa

Adr: i gruppi di destra Italiani venivano compensati per questa attivita’ di smistamento, anzi di “incamminamento” di esplosivo con forniture di esplosivi ed armi.
In questo momento non posso essere piu’ preciso in ordine ad eventuali nessi fra tale traffico di esplosivi e singoli attentati avvenuti in quegli anni. In particolare circa l’ attentato al treno Italicus richiamo la sua attenzione su dichiarazioni da me rese anni addietro in merito al gruppo della Val di Nievole e a riunioni che gli esponenti di questo gruppo tentavano, soprattutto a Pescia. In proposito confermo le mie vecchie dichiarazioni. Il maggior esponente del gruppo della Val di Nievole era il Brandani. Alle riunioni partecipavano il anche Catola ed il Lamberti. Gli altri partecipanti li ho gia’ menzionati in precedenti verbali che confermo. Aggiungo, sempre con riferimento al tempo dell’ attentato al treno Italicus, anzi all’ anno precedente, che a Lucca, mi pare in incontri avuti con il Tomei, mi fu detto che stava per essere organizzato un colpo di stato. Rettifico, nel corso di riunioni, tese appunto ad organizzare la partecipazione di Ordine Nuovo ad un imminente colpo di stato, appresi che in questa iniziativa era coinvolto anche il democristiano Di Iorio Filippo ed esponenti socialdemocratici.

Adr: il nome di Mannucci Benincasa Federico l’ ho sentito fare soltanto un paio di anni or sono allorquando il mio nome fu messo in relazione ad una sua relazione sul caso di Ustica. Non so se ho mai incontrato questa persona. Potrei dirlo soltanto se ne vedessi la fotografia. Ho avuto degli incontri a Firenze, ad Empoli, ed a Pisa ai quali hanno partecipato anche il tuti ed altre persone. Di tali incontri ho parlato dettagliatamente nei miei precedenti verbali e ritengo probabile che a tali incontri abbiano partecipato anche elementi dei servizi o elementi ad essi collegati.

Adr: prendo visione della fotocopia della agenda sequestratami in occasione del mio arresto a Montecarlo nell’ aprile 1980. Fra i nomi in essa riportati noto quello di Tesseire Jean Marc. Questi e’ la persona che venne ad informarmi che stavo per essere arrestato per la strage del 02.08.80. Il Tesseire mi avverti’ il giorno prima dell’ arresto. Prendo atto che Delle Chiaie sostiene che fu lui che venne ad avvertirmi o che comunque mi spedi’ Tesseire a poche ore dalla strage. Escludo che Delle Chiaie sia venuto da me. Il Tesseire venne ad avvertirmi assieme a tal De Courcel il cui nome compare anch’ esso sull’ agenda che sto esaminando. I due erano insieme ad un altro che si qualifico’ come un appartenente alla polizia. Secondo me fu per iniziativa della polizia che venni avvertito. Preciso di non aver mai visto Delle Chiaie Stefano. Comunque venni informato che costui si trovava a Nizza al tempo del mio arresto, esattamente nell’ abitazione del Tesseire. Cio’ lo appresi dal Giorgi durante la comune detenzione nel carcere di Ferrara.

Adr: prendo atto che da elementi acquisiti nell’ istruttoria risulta che Durand Paul era un ispettore in prova. Cio’ non e’ vero. In realta’ aveva incarichi importanti concernenti la protezione fisica di personalita’. In Francia incarichi di tale genere vengono conferiti solo a chi e’ in rapporto con Dst. Il discorso circa lo scambio fra me e il Durand di cui parlo nella mia intervista a Samarcanda, ha riferimento in articoli di stampa comparsi sul quotidiano “La Marsigliese” un paio di anni or sono. La Marsigliese e’ un organo del partito comunista legato allo “Umanite'” e stampato a Marsiglia. Su tale quotidiano vennero pubblicati stralci virgolettati di documenti interni del servizio francese che facevano riferimento appunto a questo scambio. Successivamente alla pubblicazione di questi articoli il Durand venne espulso dalla polizia e quindi arrestato per riciclaggio. Si trova tuttora in carcere, o almeno fino a sei mesi fa era detenuto. Si dà atto che alle ore 18.30, mentre era in corso la verbalizzazione di questi ultimi periodi interviene il gi di Roma dr Priore Rosario, nonche’ il pm Salvi e Roselli, assistiti dalla signora Renzi, nonche’ dal funzionario della polizia di stato Eufemia G. e dall’ assistente della polizia di stato Cacioppo.

Adr: come ho detto il numero della Marsigliese che ha pubblicato le notizie di cui sopra risale a marzo – aprile di due anni fa. I documenti della Dst erano riportati tra virgolette ed erano indicati come fonti ufficiali. Nel documento riportato tra virgolette si parlava del ministro della giustizia francese Perefit e del primo ministro barre. Si parlava anche di una conversazione telefonica nella quale l’ interlocutore Italiano era il presidente del consiglio all’ epoca e cioe’ Cossiga, da me definito erroneamente nella intervista ministro degli interni. Io fui estradato il 6.9.80. In concomitanza; secondo il documento pubblicato dalla marsigliese, il Durand Paul sarebbe stato riconsegnato alla Francia. Dal testo del documento si puo’ presumere che in conseguenza di questo scambio, anzi uno degli elementi dello scambio era da parte Italiana l’ assicurazione che non vi sarebbero stati approfondimenti di indagine a carico di Durand Paul.

Adr: tornando all’ esame della fotocopia della mia agenda sequestratami in occasione del mio arresto a Montecarlo, premetto che non sono certo che mi sia stata formalmente sequestrata. E’ possibile, invece, che sia stata semplicemente acquisita e fotocopiata. Preciso inoltre che a monaco fui sottoposto a fermo per circa due giorni dalla locale polizia. Nella fotocopia in questione noto i seguenti nominativi: Debbie Jane Price; Hugh Burbridge. Questi, unitamente a quello di Stuart Redcliffe e Robert Conally sono stati utilizzati nelle informative Sismi a mio carico. Le persone che ho ora nominato erano semplicemente amici della mia compagna Luisa Kemp e con esse ho anch’ io intrattenuto rapporti di amicizia.

Adr: a Montecarlo venni fermato subito dopo l’ incontro con tale George ed un altro americano della CIA Italiana che in precedenza si era incontrato in Italia con Soffiati Marcello. Sulla fotocopia di cui sto prendendo visione puo’ essere che sia annotato – codificato con modalita’ che ora non ricordo – il numero di telefono di George. Dovrebbe essere il numero 3260850, sotto cui compare l’ annotazione 18.30. Esaminando la fotocopia dell’ agendina in questione non noto altri nomi di persone coinvolte in attivita’ politiche o appartamenti a servizi segreti.

Adr: l’ ufficio mi mostra copia del pv di sequestro relativo al mio arresto dell’ 6.8.80 e segnala alla mia attenzione il cartoncino  recante quattro nomi. Dopo aver esaminato questi nominativi (Grier D., d. M. Jeal, a. P. Griffith, M. R. Jensen) dico che non ricordo a chi si riferiscono. Questo cartoncino e’ cosa diversa dall’agendina piccola contenente nominativi di appartenenti ai servizi francesi della quale ho gia’ parlato in precedenti verbali.

Adr: non ricordo questo cartoncino menzionato nel verbale di sequestro, ma non escludo che in esso fossero riportati nominativi concernenti la mia attivita’ coi servizi francesi.

Adr: al momento dell’ arresto del 6.8.80 mi furono anche sequestrati alcuni fogli – cinque o sei – che erano stati trafugati dall’ archivio di una base di supporto del Mossad a Nizza. Tale base utilizzava come copertura la societa’ KKL. I fogli erano stati trafugati, a mia richiesta, da quel tale, cittadino francese, di cui ora non ricordo il nome, ma che ho gia’ menzionato in altri verbali come colui che doveva portarmi le pastiglie al cianuro che dovevano essere utilizzate per uccidere Delle Chiaie. Ora che l’ ufficio me lo rammenta confermo che questa persona si chiama Milan Daniel.

Adr: prendo visione di altre fotocopie di agende. L’ una inizia con la data del primo giugno e rilevo che e’ parte di un’ agenda che mi e sta sequestrata il 6.8.80. L’ altra inizia con la data del 29 gennaio secondo me si tratta di fotocopie tratte dalla stessa agenda di cui sopra. Alla data del 9 dicembre, sotto il numero d’ ordine 57, compare il nome George. Questi era il capo della sezione CIA competente per sud della Francia. Rettifico facendo presente che George non era ovviamente il capo della stazione CIA in Francia perche’ una persona di tale livello non avrebbe rapporti diretti con me. Egli era invece la persona con la quale ero in contatto diretto per riferire in merito a quanto acquisito nella mia operazione di infiltrazione nel gruppo iraniano. Ricordo che presentavo dei rapporti scritti a firma Belmondo. Ricevevo per la mia attivita’ , anzi ho ricevuto per la mia attivita’ un rimborso spese che ho sottoscritto per ricevuta col nome di Belmondo con firma di mio pugno.

Adr: il gruppo in cui mi ero infiltrato era organizzato da iraniani komeinisti, ma ne facevano parte anche dei nicaraguensi e dei francesi. Sia i francesi che i nicaraguensi non avevano ragioni ideologiche per militare in questo gruppo, ma venivano per questo pagati. George mi mostro’ un album fotografico raffigurante il personale dell’ ambasciata dell’ Iran a Parigi e nella foto di uno degli Attacher riconobbi il capo di questa organizzazione o meglio uno dei piu’ importanti esponenti di questa organizzazione. Fu George a dirmi che si trattava di un Attacher.

Adr: come ho gia’ detto in altri verbali ho conosciuto Soffiati in carcere a Firenze nel 1976 e da allora ho sempre intrattenuto rapporti con lui. Nel 1978 andai latitante in Francia, ma anche allora tenni contatti con il Soffiati, dapprima soltanto telefonici. Come ho gia’ detto e’ a lui che parlai della possibilita’ di infiltrarmi in un gruppo terroristico iraniano ed e’ tramite il Soffiati che entrai in contatto con la cia. Ripeto che tutti gli elementi utilizzati per alludere alla mia implicazione nel fatto di Ustica e nella strage di Bologna (penso al possesso del Boume & Mercier, ai nominativi utilizzati nelle informative sismi, al nome di copertura Agli Leonardo, all’ indicazione della mia residenza a Nizza), non possono che provenire da Soffiati Marcello.
Affermo questo poiche’ lui era venuto ripetutamente in Francia, a Nizza, dove l’ avevo ospitato anche assieme alla sua famiglia. Le visite del Soffiati risalgono ad un arco di tempo che va dal gennaio 1980 all’ estate dello stesso anno. A volte restava tre giorni, a volte anche di piu’. In tali circostanze ha avuto occasione di constatare che possedevo un Boume & Mercier, ha conosciuto il mio nome di copertura ed il mio indirizzo ed inoltre ha avuto la possibilita’ di guardare le mie agende. Faccio notare che il nome di Fredricson Marc non compare nell’ agenda fotocopiata in occasione del mio fermo dell’ aprile a Montecarlo e che tale nome e’ collocato invece nelle informative sismi che mi riguardano.Faccio presente poi come peraltro ho gia’ detto in vari verbali, che anche tale Ingravalle Francesco conosceva il mio nome di copertura, cioe’ Agli Leonardo, ma l’ Ingravalle non sapeva che tale nome si riferisse alla mia persona.

Adr: le visite di Soffiati risalgono certamente ad epoca anteriore al fatto di Ustica, non so, tuttavia, se ve ne siano state anche di successive. Certo e’ che ricevetti l’ incarico di redigere il documento “movimento forze armate per l’ indipendenza” in epoca antecedente al fatto di Ustica. Questo incarico lo accettai volentieri in quanto ero malvisto nell’ambiente della destra in quanto ero ritenuto responsabile dell’arresto di Tuti. Il fatto che mi venisse richiesto di redigere un documento di tale importanza, e mi venisse richiesto da persone dell’ autorevolezza di Spiazzi, era per me il segno che potevo riaccreditarmi nell’ ambiente di Ordine Nuovo e nel movimento della destra in generale.

Adr: circa il volantino rinvenuto a Venezia voglio far notare che Ingravalle non poteva identificare Agli Leonardo con la mia persona se non a seguito di un chiarimento in tal senso da parte del Soffiati e che, per converso, doveva esservi un rapporto stretto tra Soffiati e Ingravalle se il primo ha potuto apprendere dal secondo che ero in corrispondenza con lui.

Adr: nel corso del nostro rapporto ho trasmesso al Soffiati delle note informative e questi, a sua volta, le passava a Spiazzi. Fra queste note puo’ essere che ve ne fosse una recante i nominativi del personale del Mossad, da me acquisita con le modalita’ che ho gia’ detto prima. Ricordo che questa acquisizione risale al luglio ‘80. Ricordo poi che fra queste ve ne era una, anzi ve ne erano diverse, indicanti i nomi di esuli argentini, o di altro paese del Sud America, ricercati dagli stati di provenienza, nonche’ dalla Cia. Uno di questi risiedeva a Firenze e so che e’ stato arrestato. Cio’ mi e’ stato detto dal Soffiati.

Adr: come ho gia’ detto in un precedente verbale, prima del fatto di Ustica, nel mese di giugno ‘80, la polizia francese mi informo’ che Cavallini era riuscito ad avere il mio indirizzo di rue Symeane e che era intenzionato ad uccidermi. Cambiai quindi residenza il giorno stesso trasferendomi in rue Bomo. Ricordo che Soffiati non mi e’ mai venuto a trovare presso questo ultimo indirizzo per cui sono certo che i nostri rapporti, se non altro diretti, si interruppero nel giugno ‘80.

Adr: il Boume e Mercier l’ avevo acquistato in Italia nel 1977 e non aveva nessuna caratteristica particolare. La mia famiglia sapeva che lo possedevo.

Adr: il Soffiati mi ha detto che il mio contatto con la CIA relativamente alla questione del gruppo terroristico iraniano ebbe luogo tramite Spiazzi che si rivolse alla stazione CIA a Milano, che a sua volta riferi’ a quella a Parigi.

Adr: il Soffiati mi disse che il documento che mi aveva incaricato di redigere era stato commissionato da Spiazzi, cio’ sin dal primo momento.

Adr: confermo che secondo me Soffiati lavorava per il Sismi e per la Cia. Nel carcere di Firenze, durante la comune detenzione mi rivelo’ di aver frequentato un corso a Camp Darby.

Adr: Soffiati mi parlava di depositi di armi situati in veneto, di contatti con ambienti militari e con basi Nato e rileggendo oggi tutto questo tenendo conto di quanto e’ emerso su Gladio, sono convinto che Spiazzi e Soffiati facessero parte di tale struttura, o meglio dell’ articolazione nord orientale di tale struttura. Ricordo che io stesso partecipai ad una riunione a Padova della quale ho gia’ parlato in altro verbale, risalente al 1974 ed alla quale partecipo’ anche Nessenzia Oscar, un certo Tonin o Tonino ed altri che ho gia’ a suo tempo menzionato. Ho frequentato Padova solo fino al 1974, come ho gia’ detto in altri verbali (26.03.83 al GI di Bologna). Non ricordo una persona anziana che frequentasse il gruppo di Padova. Il nome di del re aldo non mi dice nulla.

Adr: ripeto che a casa mia a Nizza a parte il Soffiati non e’ venuto nessuno. Il Tomei sapeva che abitavo a Nizza e poteva venire a conoscenza del mio indirizzo, come altri della destra lucchese; Tuttavia non poteva sapere il contenuto delle mie agende, ne’ che potevo avere un Baume & Mercier. Infatti non vedevo il Tomei o meglio non lo frequentavo piu’ da parecchio tempo.

Adr: il nome di Salvarani mi e’ noto e mi pare di essere stato in corrispondenza con lui che mi inviava giornali di Terza Posizione. E’ vero che trovandomi nel carcere di Ferrara resi dichiarazioni confidenziali al maresciallo Migliano. Ricevo parziale lettura dell’ appunto del maresciallo Migliano del 27.05.81, per la parte relativa al Salvarani. Prendo atto che dissi a Migliano di essere conosciuto dal Durand Paul con il nome di Nico Leonardo e che questi era l’ unico a conoscermi con tale nome. Prendo atto inoltre di avere detto di essere a conoscenza di un rapporto tra il Durand e il Salvarani. Non ricordo attraverso quali fonti abbia appreso notizie circa questo contatto, certamente non puo’ essere che dallo stesso Durand Paul a seguito di intercorse telefonate. E’ vero che al Durand ero noto con il nome di Nico Leonardo oltre che col mio vero nome. Non ho utilizzato il nome Nico, invece, con Soffiati, il quale, lo ripeto, sapeva che il mio nome di copertura era Agli Leonardo. Prendo atto che nell’ appunto che mi viene letto attribuisco il volantino rinvenuto a Venezia al Salvarani. Cio’ e’ evidentemente frutto di un equivoco poiche’ il Salvarani non mi conosceva con il nome riportato sul volantino, ma soltanto con quello di Nico.

Adr: mi trovavo nella sala da bagno della mia cella, nel carcere di Ferrara, allorquando nella cella entro’ il Ferrini. Rettifico precisando che non entro’ ma semplicemente fece aprire la porta e resto’ sulla soglia. Lo udii gridare “dov’ e’?”. L’ agente di custodia fece in tempo a chiudere la porta prima che il Ferrini entrasse. Ferrini l’ avevo in precedenza conosciuto sempre nel carcere di Ferrara, ma non avevamo parlato di nessun argomento di particolare rilievo. Si facevano i soliti discorsi fra detenuti.

Adr: ricevo lettura di alcune dichiarazioni rese nel processo di Ferrara in merito al Ferrini. Queste dichiarazioni non corrispondono a verita’. Sono soltanto una versione di comodo da me resa per assicurarmi la sopravvivenza nell’ ambito carcerario.

Adr: circa i tentativi di coinvolgermi nel fatto di Ustica e nella strage di Bologna, formulo l’ ipotesi che questi siano da attribuire alla componente filo araba dei servizi, la quale aveva interesse a bruciarmi e ad impedirmi percio’ di sventare quegli attentati e quelle operazioni che il gruppo in cui ero infiltrato aveva intenzione di porre in essere sul territorio europeo. Non sono in grado di formulare in proposito altre ipotesi. Dopo Ustica non ci fu nessuna reazione, anche perche’ Ustica non ebbe una grande risonanza sulla stampa internazionale. Naturalmente il mio coinvolgimento nella strage di Bologna ed il mio arresto mi impedirono di proseguire nella mia attivita’.

L.c.s. ­

La figura di Lino Franco

FRANCO Lino (del quale si è già accennato con riferimento ai fatti di Paese) è stato indicato dal DIGILIO quale uno dei fiduciari statunitensi nell’ambito della rete informativa da lui descritta. Il DIGILIO lo indica come un informatore della C.I.A. attribuendogli anche il ruolo di appartenente al cosiddetto “Gruppo Siegfried”.
Arruolatosi nelle file della R.S.I. dopo l’8 Settembre del ‘43, venne inquadrato, a dire della moglie, nel Battaglione “BARBARIGO” della Divisione “Decima M.A.S.”, il primo ad entrare in combattimento contro gli Alleati. Partecipò quindi sul fronte meridionale alle battaglie di Anzio e Nettuno fino a quando il suo Reparto non venne travolto dagli Angloamericani e lui si trovò sbandato. Riuscì a rientrare in Veneto ma a Padova venne fatto prigioniero dagli Americani. Da questo punto la sua storia si fa nebulosa al punto che nemmeno la moglie è riuscita a ricostruire precisamente le sue vicende. Secondo DIGILIO il FRANCO combattè la battaglia di Cassino a fianco dell’Alleato Germanico giungendo persino, a soli 17 anni, a dare consigli sulle modifiche da apportare ad una mitragliatrice aeronautica di fabbricazione tedesca
convertita per l’impiego terrestre con l’adozione di calciolo e bipiede, la MASCHINE-GEWEHR 15. Per tale abilità nel maneggio e nella costruzione delle armi, venne immediatamente notato dagli Americani quando lo fecero prigioniero.
Questi non si fecero scappare l’occasione di cooptare l’uomo giungendo, sempre secondo il DIGILIO, ad arruolarlo quale fiduciario affidandogli il compito di lavorare leghe metalliche per elicotteri ed aerei all’interno di un capannone industriale sito nei pressi di Monfalcone (GO) ed in altro nei pressi di Trieste. In questo compito venne coadiuvato anche dal MINETTO Sergio, a quel tempo già fiduciario C.I.A., che grazie alla sua attività in proprio poteva spostarsi facilmente ed occuparsi del trasporto dei pezzi lavorati dal FRANCO. Tutto ciò avvenne, secondo il DIGILIO, a partire dalla seconda metà degli anni ‘50. Si è avuto soltanto qualche parziale riscontro a tale fase della vita del FRANCO. Sua moglie riferisce gli avvenimenti in modo diverso dal DIGILIO, ma, per certi versi, coincidente.

Infatti, parlandogli delle sue vicende antecedenti alla loro conoscenza, il FRANCO confermò alla moglie di aver combattuto nelle già citate battaglie inquadrato nelle fila della Decima M.A.S., di essere stato fatto prigioniero a Padova, di aver lavorato per conto degli Inglesi e dei Polacchi, prima come barista, e poi come sminatore nella zona di Imperia. Da notare che anche lui ebbe una sorte analoga ad altri repubblichini nel primo dopoguerra; infatti nei primi anni ‘50 emigrò per l’Argentina, rientrando in Italia dopo circa due anni, come fecero altri due elementi della rete indicata dal DIGILIO: il MINETTO Sergio ed il GUNNELLA Pietro. Il FRANCO aiutava il cognato, DE POLI
Francesco, in una ditta per la distribuzione di giochi ed intrattenimenti da bar (flipper, slot-machine, juke-box, etc.), ma svolgeva anche l’attività di insegnante di educazione fisica nelle scuole medie inferiori e superiori.
Da una perquisizione operata presso l’abitazione della moglie del FRANCO sono emersi elementi che contribuiscono a qualificarlo quale simpatizzante del Movimento Politico ORDINE NUOVO.
Infatti sono stati rinvenuti i cosiddetti “quaderni di Ordine Nuovo”, degli opuscoli periodici relativi alle attività del Movimento, con articoli ideologicamente orientati, in sintonia con le affermazioni del DIGILIO circa la conoscenza tra il FRANCO ed il MAGGI, per cui quest’ultimo, anche se in ritardo rispetto alla richiesta, aveva procurato al primo l’abbonamento alla rivista del Movimento. Nel corso della perquisizione sono anche stati sequestrati dei volantini inneggianti alla campagna per la scheda bianca condotta nella seconda metà degli anni ‘60 da ORDINE NUOVO e, soprattutto, il noto volumetto dal titolo “Le mani rosse sulle Forze Armate”, il cui autore, che si celava dietro lo pseudonimo di Flavio MESSALLA, fu il noto Pino RAUTI coadiuvato dal GIANNETTINI. Il possesso di tale pubblicazione potrebbe sembrare a prima vista normale per un simpatizzante di destra, ma si deve considerare la rarità di tale documento diffuso a suo tempo soltanto fra gli “addetti ai lavori”, cioè i militanti Ordinovisti, e coloro che si ritenevano cooptabili all’ideologia sottesa.

Secondo il DIGILIO, il Sergio MINETTO aveva fatto vari viaggi in Grecia, intorno al 1970, per i suoi contatti politici. In quell’epoca infatti era al potere, in Grecia, il regime detto “dei Colonnelli”. In occasione di questi viaggi aveva saputo che il Prof. FRANCO Lino aveva inviato, tramite il Porto di Venezia, armi al generale GRIVAS, comandante dei camerati ciprioti dell’EOKA, avversario dell’arcivescovo
MAKARIOS, ed il MINETTO lo aveva quindi ammonito a stare molto attento ad operazioni del genere e ad attenersi comunque alle disposizioni. Le armi che FRANCO aveva mandato a Cipro erano quelle che il “Gruppo Siegfried” ancora conservava nei depositi di Pian del Cansiglio ove dei reparti scelti della Decima MAS avevano fermato il Corpo d’Armata titino che minacciava l’Italia.
L’affermazione del DIGILIO trovava sorprendente conferma in una nota dell’Ufficio Affari Riservati del 19.5.1964 ove viene rappresentato che il Prof. Lino FRANCO di Vittorio Veneto (TV) aveva intenzione di organizzare dei corsi di sabotaggio ai quali avrebbero dovuto partecipare elementi neofascisti militanti nelle formazioni giovanili del M.S.I., e che disponeva di un cospicuo deposito di armi e munizioni (circa un centinaio di fucili e mitra con relativo munizionamento).
Riguardo alla sua attività nell’ambito della rete clandestina, al FRANCO venne affidato, dai suoi superiori, il delicato incarico di tenere sotto controllo i movimenti e le iniziative del noto Giovanni VENTURA. Il FRANCO, a dire di DIGILIO, pensó inzialmente di affidare la missione di infiltrazione al SOFFIATI Marcello, ma poi, per non esporlo, visto che era noto per le sue simpatie di destra, in una operazione di contatto con una persona il cui credo politico in pubblico era dubbio, scelse proprio il DIGILIO. Il VENTURA stava cercando di realizzare un congegno di accensione a tempo servendosi di una sveglia, di alcune batterie, di filo al nichel cromo e, dietro suggerimento proprio del FRANCO, di fiammiferi antivento. Che costui avesse una competenza esplosivistica è peraltro confermato dalla già menzionata nota degli Affari Riservati del Viminale del Maggio 1964 ove viene anche specificato che nella precedente ricorrenza del 25 Aprile di quell’anno, aveva in animo di compiere un attentato dinamitardo contro la Camera del Lavoro di Milano con un ordigno rudimentale da lui stesso realizzato, essendo ritenuto uno specialista in materia. Il DIGILIO ha affermato di aver raccolto il maggior numero di informazioni possibili e poi di aver relazionato al professor FRANCO.
Un eccezionale riscontro ai rapporti tra VENTURA e tale “Dott. FRANCO – che quest’Ufficio ipotizza trattarsi proprio di Lino FRANCO – si rilevano dall’agenda di VENTURA relativa all’anno 1969 alle date del 20 e 23 febbraio. Tali annotazioni risultano apposte a febbraio, pertanto in un periodo di tempo in cui il FRANCO era ancora in vita; lo stesso morirà il 15 luglio successivo.
Del già citato “Gruppo Siegfried”, avrebbe fatto parte anche un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, giá Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto. Questo particolare non discende da una cognizione diretta del DIGILIO, ma venne a questi riferito dal FRANCO Lino. Il DIGILIO non descrive con esattezza la funzione del sottufficiale, anche perché il FRANCO, a suo dire, era un vero professionista in questo campo, e raramente si lasciava andare a confidenze, ma specificó due punti fondamentali relativi all’impiego del citato sottufficiale:
“…questi costituiva un punto di riferimento logistico per l’approvvigionamento di armi in caso di imprevisto ed immediato allarme.”. Il DIGILIO precisó che “…la parola imprevisto andava intesa nel senso che il FRANCO, quando non pressato da esigenze temporali, poteva autonomamente approvvigionarsi, con le sue conoscenza, del materiale logistico di cui necessitava. Il secondo punto fondamentale era la possibilitá di segnalare e reclutare direttamente che aveva il sottufficiale, che gli discendeva dalla profonda conoscenza che aveva del territorio su cui aveva giurisdizione, visti anche il prestigio e l’autoritá di cui godevano in passato gli appartenenti all’Arma dei Carabinieri ed in particolare i Comandanti di Stazione”.
Non è stato possibile identificare con certezza il sottufficiale poichè, in quel periodo, numerosi militari si succedettero nel Comando di tale Stazione, ma un riscontro alle dichiarazioni del DIGILIO viene dalle affermazioni di POLI Pietro, un sottufficiale dell’Arma in congedo, già Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto.
Questi ha narrato che il Maresciallo MARZOLI Giuseppe, suo predecessore, conosceva bene il FRANCO, ma che, tuttavia, non era costui il sottufficiale dell’Arma più vicino al professore. Vi era infatti il Maresciallo MIELE Benedetto, già Comandante della stazione CC di Serravalle (TV) che era in ottimi rapporti con il FRANCO e che una volta si recò in Francia con quest’ultimo. Tale figura, prima di apprenderne la morte, aveva destato interesse poiché nativo di Cassino e padre di una figlia nata a Pola a cui pose nome Benita. Anche la vedova ha testimoniato di visite del Comandante della Stazione Carabinieri di Vittorio Veneto presso la loro casa.

Memoria Pm strage piazza della Loggia

I rapporti di Marcello Soffiati con Lelio Di Stasio e Amos Spiazzi – prima parte

I rapporti di Marcello Soffiati con Lelio Di Stasio e Amos Spiazzi

E’ evidente che sono di un certo interesse i rapporti di presunta collaborazione di Marcello SOFFIATI con l’allora dirigente della DIGOS di Verona Lelio DI STASIO, coinvolto a suo tempo da TRAMONTE nella strage di Piazza della Loggia. E’ vero che TRAMONTE ha ritrattato le sue accuse contro DI STASIO, identificato da lui nel presunto ALBERTO, e che la posizione del predetto è stata archiviata. Rimangono, tuttavia, alcuni punti oscuri. In ogni caso sono di interesse i rapporti istituzionali di SOFFIATI, perché in linea con un suo eventuale collegamento con i servizi. Peraltro, le missive che parzialmente documentano questi rapporti, richiamano una volta ancora collegamenti tra Marcello SOFFIATI e la strage di Brescia.

Anche i rapporti con SPIAZZI sembrano evidenziare una sorta di collaborazione apparentemente istituzionale. SPIAZZI ha riferito dei suoi rapporti con SOFFIATI nel corso dell’udienza del 22.9.2009, a partire da pag.78. Occorre subito premettere che nella prima parte dell’escussione SPIAZZI ha minimizzato il rapporto con SOFFIATI ed il significato della sua collaborazione – ribaltando, poi, tale atteggiamento, nella seconda parte dell’escussione. In primo luogo è interessante notare che fu il carabiniere Carlo PELLEGRINI a presentarglielo, pare il 16.10.1972 (p.81) quale figlio di Bruno SOFFIATI, che faceva parte della Repubblica Sociale. Marcello SOFFIATI gli riferì che ci sarebbe stato un tentativo di furto contro una loro polveriera, a Fort.Vegron, vicino a Montorio.
SOFFIATI gli aveva detto di essere un informatore sia della Polizia che dei carabinieri (79). Ha confermato che SOFFIATI sosteneva altresì di essere un informatore della CIA, anche se non vi aveva creduto, in quanto questi esibiva incredibilmente un “cartellino” a presunta conferma di tale incarico. Ha confermato altresì (80) che SOFFIATI aveva preannunciato il tentativo di rapimento di un generale, che poi era il generale DOZIER. Secondo PELLEGRINI questo rapporto di collaborazione di SOFFIATI con i CC sarebbe risalito al 1962, anche se non gli davano molto credito. In effetti l’informazione di SOFFIATI si era rivelata fondata ed erano stati arrestati coloro che avevano tentato di entrare nella polveriera.
Tra le informazioni fornite da SOFFIATI, alle quali non aveva dato credito, quelle che si riferiscono ai suoi rapporti con marco AFFATIGATO, coinvolto in un piano insurrezionale e in traffici di armi.

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Sempre quanto a DOZIER (84), SPIAZZI ricordava ancora quando SOFFIATI gli aveva telefonato informandolo che si trovava con la Polizia, con i Carabinieri e con Agenti della CIA a ricercare detto generale. SPIAZZI (86) ha ammesso di aver conosciuto DI STASIO, che lo avrebbe aiutato ai fini del recupero della sua collezione di armi sequestrata. Ricorda di aver chiesto informazioni a lui su SOFFIATI, informazioni che sarebbero state negative. Gli è stato contestato, tuttavia, che in Corte D’Assise il 26.1.2000 aveva dichiarato che DI STASIO gli aveva fornito su SOFFIATI informazioni “buone, buone, buone, positive”; che lo stesso DI STASIO lo aveva definito un “bravo ragazzo” e spiegato che serviva qualche volta a loro (la Polizia) , così come ai Carabinieri. Di fronte a queste contestazioni, che evidenziavano un’ottima valutazione di SOFFIATI da parte di DI STASIO, SPIAZZI ha incespicato, trincerandosi alla fine dietro un comodo “non mi ricordo”.

Pur nel suo scetticismo, SPIAZZI ha confermato che SOFFIATI “millantava” un grosso rapporto con la Polizia, e anche, sia pure in misura inferiore, con i Carabinieri. Millantava rapporti con istituzioni di “intelligence” e diceva di frequentare le caserme della SETAF. Ha ricordato di essersi recato 4-5 volte a Colognola ai Colli nella trattoria di SOFFIATI, assieme al Prof. D’AGOSTINO, presso la cui casa di Venezia aveva conosciuto MAGGI. In un’occasione MAGGI e D’AGOSTINO erano a casa di SOFFIATI e gli avevano telefonato perché si unisse a loro nell’occasione conviviale. Era presente anche VERELLI, il M.llo dei CC. Ha implicitamente confermato (91) le dichiarazioni in Assise dell’11.12.2000, in occasione delle quali parlò anche della presenza di due agenti della DIGOS a agli ordini di DI STASIO. Qualche volta (91) SOFFIATI veniva a trovarlo presso la sua abitazione. E’ stato detenuto a Verona unitamente a SOFFIATI.

SPIAZZI (94), sia pure a contestazione, ha implicitamente confermato le dichiarazioni rese il 26.1.2000 in Assise che, una volta ancora, confermano la bontà del SOFFIATI come informatore: “Per me il filtro tra me e SOFFIATI era il Carabiniere PELLEGRINI , se il Carabiniere PELLEGRINI me ne aveva parlato bene io automaticamente per la riconoscenza che avevo verso SOFFIATI, per la segnalazione esatta che mi aveva dato e per tutte le successive informazioni che io ricevevo non più di persona da SOFFIATI, ma da parte del carabiniere PELLEGRINI, io ero in buoni rapporti”. SPIAZZI ha spiegato il suo atteggiamento odierno nei confronti di SOFFIATI, riduttivo rispetto alla significanza dei loro rapporti, con un risentimento conseguente all’aver ritenuto il predetto responsabile di un mese di detenzione, suo e di sua madre, presso le SS tedesche a Verona. Ha finito comunque per ammettere che qualche notizia vera, sia pure in mezzo ad infinite false, gliel’avrebbe fornita (95).

Alla ripresa dell’udienza, dopo la sospensione, e a seguito della lettura di alcune delle lettere che qui di seguito verranno esaminate, SPIAZZI ha completamente riveduto il suo atteggiamento: “Mi sono servito di SOFFIATI e devo dire che tutto quello che io ho detto stamattina di non perfettamente corretto nei confronti di SOFFIATI me lo rimangio tutto perché non ricordavo questi particolari, rimane solo il fatto finale che in fondo faceva un po’ troppo lo sbruffone dicendomi era agente di qui era agente di là, ma tranne quello mi era stato utile e l’ho visto tante volte, quindi chiedo scusa di avere detto una cosa che non era completamente vera, ma non me la ricordavo più” Lettera SPIAZZI-SOFFIATI datata “Vicenza 15.11.75” (sequestro 25.10.82GA122 f.306). Si tratta di una lettera in risposta a quella del 14 di SOFFIATI, proveniente da Firenze. La lettera incomincia con toni cordiali : “Caro Soffiati” e fa riferimento ad una pregressa comune detenzione nel carcere di Verona. Molti dei passi fanno riferimento all’ottimo apporto collaborativo fornito da Marcello SOFFIATI: SPIAZZI ricorda: “…io ho chiesto più volte la tua collaborazione nel senso di raccogliere informazioni in varie direzioni. Sapevo della tua simpatia per l’ambiente di O.N….se a Montorio rimase sotto il più stretto controllo…lo debbo in buona parte a gente come te che svolgeva ricerche serie, efficienti, riservate…mi ricordo di averti chiesto di frequentare la sede del P.S.I.U.P., che tanti guai aveva dato al Col. GRAZIOLI…in tale occasione mi fornisti delle utilissime informazioni… ”.

SPIAZZI nella lettera fa riferimento anche alla presunta volontà di SOFFIATI di porre termine alla sua collaborazione informativa. Il passo è importante, in quanto siamo a novembre ’75, e l’attività suddetta sembrerebbe tuttora in corso a quella data: “Per tua notizia, visto che sei deciso a chiudere con questo genere di collaborazione e hai RAGIONISSIMA debbo ammettere, e non me ne vorrai, che come mio dovere, ogni tanto ti facevo controllare ed esaminare”.

Ne dobbiamo concludere che le attività informative di SOFFIATI erano soggette ad un riscontro da parte di SPIAZZI e, dato il tenore della missiva, è evidente che detti riscontri sono stati positivi.
Più avanti SPIAZZI aggiunge significativamente:

“Mi risulta che la Questura ed i Carabinieri, forse perché almeno questi subdoravano qualche cosa, abbiano più volte tentato di avere una tua diretta collaborazione che tu non rifiutasti in linea di principio ma declinasti per mancanza di tempo, di denaro, come troppo impegnativa. Mi risulta pure che qualche utile indicazione, sia pure ad un livello amichevole e poco impegnativo come tempo, tu l’abbia data più o meno volontariamente, ma credo di si ai carabinieri che ti considerano una brava persona ed un buon italiano…”

Ancora più avanti SPIAZZI ricorda a SOFFIATI “…le informazioni che raccoglievi su gruppi eversivi e che dovevi fornire a noi…” Ancora più significativa la successiva risposta di SOFFIATI:
SOFFIATI, tra l’altro, riferisce che fu in occasione delle sue visite alla Questura di Verona per portare il pandoro (lavorava alla BAULI) che DI STASIO lo “contattò” per fargli “fare la spia” ai suoi camerati, la qualcosa comunicò ai medesimi. Aggiunge che, tuttavia, su sollecitazione di SPIAZZI non avrebbe ceduto all’istinto di rifiutare sdegnosamente, ma si sarebbe prestato per incastrare lo stesso DI STASIO. Pertanto si fece “coltivare” da quest’ultimo. Ricorda altresì che DI STASIO voleva che SOFFIATI ammettesse che SPIAZZI era tra i capi della “Rosa dei venti”. A questo punto viene introdotto l’argomento, in parte oscuro, di Piazza della Loggia: riportiamo qui il passo:

“…per non parlare poi di piazza della Loggia e di Pian del Rascino, sui quali fatti, come sai, stavo indagando attraverso le persone che avevano preso parte all’ultima riunione precedente l’assassinio di ESPOSTI. Come ebbi ad informarti stavo per scovare qualcuno, i quali senz’altro avrebbero potuto dirmi anche chi era la coppia bionda (maschio e femmina), che il giornale nominava subito dopo la strage e che ricompare a Pian del Rascino scomparendo poco prima l’assassinio di ESPOSTI. Tutto ciò come ben sai era atto a (scoprire o scaricare) i due (che hanno fatto sia Brescia che ESPOSTI) e stabilire di conseguenza chi e come aveva potuto mettere in mano al povero ESPOSTI la tua pistola sperimentale. Quest’ultima circostanza è ampiamente provata, in quanto, nella prima foto di ESPOSTI morto (Panorama impugna una Browning e nella successiva è fotografato con la tua. Anche di tutto ciò si parlò con DI STASIO e grande fu la sua meraviglia, per quella che egli definì notevole arguzia da parte mia”.

Nella missiva vi è, poi, un ulteriore riferimento alla richiesta di DI STASIO a SOFFIATI di incastrare lo stesso SPIAZZI.

 

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