“Il Golpe continua” – Panorama 03.07.1975

Generali, mafiosi, uomini dell’alta fi­nanza, dirigenti del Msi, ex-ministri come Randolfo Pacciardi ed ex-par­tigiani come l’ambasciatore Edgardo Sogno, sono i protagonisti della se­conda e ultima parte del rapporto se­greto del Sid sulle trame eversive che tra il 1968 e il 1974 misero in serio pericolo la stabilità democratica del paese. Nella precedente puntata, Panorama ha pubblicato la prima par­te del rapporto del controspionaggio, consegnato il 15 settembre 1974 dall’ allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, alla magistratura. Era la ricostruzione fatta dal Sid del tenta­to golpe nella notte tra il 7 e l’8 di­cembre 1970 da parte dei congiurati riuniti sotto il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese e dai nazifa­scisti di Avanguardia nazionale di­retti da Stefano Delle Chiaie.
Su quel primo tentativo di colpo di Stato l’opinione pubblica italiana sep­pe la verità, e soltanto in parte, tre anni più tardi, senza però venire a conoscenza del fatto che nel frattem­po la stessa centrale eversiva stava organizzando altre trame e una serie di attentati ancora più sconvolgenti. Adesso l’ultima parte del rapporto del Sid li svela interamente.

1.L’avvocato Giancarlo De Marchi, « responsabile in Italia » del Fronte Nazionale, succeduto nella gestione del movimento a Ciabatti nel maggio si è adoperato per la costitu­zione di « gruppi operativi» idonei ad affiancare – nel quadro generale del tentativo di rovesciare le istitu­zioni dello Stato – altre formazioni estremiste di destra. L’avvocato De Marchi aveva rapporti con Carlo Fumagalli e partecipava al progetto di creare una situazione di tensione in Valtellina e in Liguria come premes­sa di una guerra civile che nuclei iso­lati (Gianni Nardi e Giancarlo Espo­sti, il primo latitante perché accu­sato dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il secondo ucciso a Pian di Rascino in uno scontro con i carabinieri dopo la strage neofasci­sta di Brescia, n.d.r.) avrebbero do­vuto estendere anche alle regioni centrali del paese per imporre alle Forze armate di intervenire e assu­mere il potere.

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2. Dopo l’arresto dell’avvocato De Marchi, 12 novembre 1973 (la velleitarietà delle organizzazioni di estrema destra liguri si sarebbe espressa con il proposito di effettua­re un attentato a Taviani e un’azio­ne dinamitarda contro l’abitazione genovese del ministro. A tale scopo si era cercato di procurarsi l’esplo­sivo facendo capo a Bologna, ove fio­rirebbe un « mercato del tritolo », L. 30 mila al kg. Promotore dell’ini­ziativa sarebbe stato Pietro Benve­nuti, di Ordine Nuovo di Genova), e l’espatrio di Attilio Lercari l’obietti­vo eversivo è stato perseguito da Salvatore Drago che intendeva crea­re, autonomamente, una situazione di rottura mediante:
-azione di forza in direzione del Quirinale, a cura di un « comman­do »;
-imposizione al presidente della Repubblica dello scioglimento delle Camere e nomina dell’onorevole Ran­dolfo Pacciardi a capo di un gover­no di tecnici.

Il piano dava per scontato che Pacciardi potesse contare sull’appog­gio delle Forze armate e a tale sco­po Salvatore Drago sembra abbia sollecitato il generale Ugo Ricci, a Salerno, a ricercare adesioni presso alti e responsabili Comandi, men­tre i tentativi di aggancio di personale militare venivano operati da Delmano Cannoni. Per l’attuazione del piano era pre­visto l’intervento, oltre che del « commando » citato, di:
-un consistente gruppo del per­sonale dipendente dal ministero del­l’Interno (partecipazione garantita dallo stesso Salvatore Drago);
-gruppi di carabinieri che il mag­giore Salvatore Pecorella e il capita­no Lorenzo Pinto (il capitano Pinto chiede, nel maggio e nel giugno a rappresentanti del Fronte Nazionale se sono disposti a far partecipare un gruppo selezionato di uomini a una « azione particolare in Roma ». Sia nella prima che nel­la seconda circostanza, il Fronte non raccoglie la richiesta. Nel contesto dei contatti, Pinto lascia intendere che l’esigenza è connessa con progetto concordato con Pecorella e Drago).

Per l’attuazione del proposito, ini­zialmente era stata fissata la data 12-14 maggio 1974 e, successivamen­te, quella del 10-15 agosto 1974 (in coincidenza di quest’ultima, in ef­fetti, il gruppo degli eversori non attuò alcuna azione).

3.Oltre alle iniziative di Salvatore Drago, sono stati registrati, di re­cente, altri fermenti.
Movimenti di estrema destra (compresa Avanguardia Nazionale) hanno espresso l’intendimento di in­traprendere una serie di azioni dinamitarde per gettare il paese in una situazione di caos e di guerra civi­le e imporre alle Forze armate l’as­sunzione dei poteri.
Gli attentati dovrebbero essere in­dirizzati in due direzioni:

-contro manufatti di vitale inte­resse nazionale (centrali elettriche, elettrodotti, ponti viari, oleodotti, ec­cetera) tali da paralizzare la vita di intere regioni (con carattere di estensione su tutto il paese);
-contro singole persone (in pri­mis: Taviani, Rumor, Lama).

Consultazioni tra responsabili di organismi di estrema destra per con­cretare i propositi di cui sopra sa­rebbero avvenute alla fine di luglio a Madrid, con la partecipazione di:
-ingegner Pomar (che si interes­sa del finanziamento e che recepisce fondi da Bonvicini della Rotoprint di Pomezia), da Lercari per mezzo del cugino di questi, professor Mira­belli, docente universitario di tisio­logia, in servizio presso l’Ospedale Maragliano di Genova, e altri. Avrebbe, tra l’altro, d’accordo con l’ingegner Pavia, finanziato Salvato­re Francia con assegni;
-Junio Valerio Borghese;
-Stefano Delle Chiaie (che con­serva saldamente la direzione di Avanguardia Nazionale);
-rappresentante non noto di Or­dine Nuovo.

Allo scopo di coordinare le attivi­tà del Meridione, l’ingegner Pomar subito dopo il convegno di Madrid si è recato in Sicilia per prendere contatti con Micalizio.

4.L’intendimento di legare strettamente le possibilità del Fronte Na­zionale con quelle di Avanguardia Nazionale si è evidenziato recentemente anche con l’attuazione di un incontro « ad alto livello » tra rap­presentanti dei due movimenti (Ro­ma, Hotel Commodore, 3 settembre 1974) convenuti nella capitale per le esequie di Junio Valerio Borghese.
Risulta che tra alcuni giorni, gli elementi più rappresentativi del Fron­te Nazionale (Micalizio, Pavia, Po­mar) riferiranno sull’esito delle consultazioni ai delegati del movimento. Termina qui il rapporto del Sid con­segnato da Giulio Andreotti il 15 settembre 1974 alla magistratura roma­na. Quello che segue è il secondo rapporto, presentato direttamente dal Sid alla Procura della Repubblica di Roma nell’ottobre 1974.

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1.Attualmente, la direzione del « Fronte Nazionale » è di fatto retta da un triumvirato (Pomar, Micali­zio, Pavia) orientato a conferire al movimento un deciso impegno con­tro gli « antifascisti ». Tale « direttivo » (che intende scal­zare definitivamente Remo Oliandi­ni, presentandosi ai seguaci come promotore di « fatti concreti ») ha fissato, nel corso di due riunioni (che hanno avuto luogo il 12 settem­bre 1974 in Roma, alle quali hanno partecipato Pomar, Micalizio, Pavia e Uccio Parigini, cognato di Pavia. A questi in Toscana si è unito anche tale Muscolino del Msi, residente in Modena), una linea d’azione che può essere sintetizzata in:

-promozione di atti violenti volti a creare panico tra coloro che sono impegnati nella «lotta al fascismo »;
– ristrutturazione del « Fronte » e aggancio ad « Avanguardia Naziona­le » per la creazione di un movimen­to con capacità operative a livello nazionale.

2.Azione dura. Secondo l’attuale direttivo del « Fronte Nazionale », il movimento deve evidenziare le sue capacità operative e combattere l’ini­ziativa antifascista. Tale proposito dovrebbe essere concretato in:
a) Eliminazione fisica di alcuni magistrati che in atto conducono inchieste contro gli extraparlamen­tari di destra (Violante, Tamburino, Vitalone);
b) Eliminazione fisica di uomini politici (principalmente il ministro Paolo Taviani, considerato uomo di punta nell’attacco alla destra, secon­dariamente il ministro Andreotti, che ha avallato le denunce del Sid) e sindacalisti di sinistra (Lama).
c) Ricatto al governo, minaccian­do il ricorso a uso indiscriminato di materiale radioattivo che Pomar dichiara di poter sottrarre al Cen­tro ricerche nucleari di Ispra.

La sottrazione del materiale do­vrebbe essere compiuta:
-grazie a complicità interne al Centro (non note);
-mediante l’intervento di un « commando »;
-avendo a disposizione 2 ore di tempo.

Le attività violente del « Fronte Nazionale » si dovrebbero avvalere di esecutori che gravitano nel mon­do dell’estrema destra e della mafia siciliana (« L’inconveniente » occor­so a Pietro Benvenuto viene com­mentato con disappunto e appren­sione perché il soggetto – già auti­sta dell’avvocato De Marchi – era in collegamento con elementi idonei e disponibili per atti terroristici e perché, sembra, il Benvenuto stava « preparando » qualcosa dopo aver ricevuto soldi da Attilio Lercari, per il tramite di Mirabelli).

3.Ristrutturazione del Fronte Na­zionale. La ristrutturazione va inte­sa sotto un duplice aspetto:
-riannodare i contatti con gli ele­menti già del Fronte, tornati nell’ ombra dopo i fatti del 1970-1971;
-giungere a una intesa operati­va con Avanguardia Nazionale (pra­ticamente: fusione);

Per la prima esigenza dovrebbero impegnarsi i responsabili del trium­virato a mezzo di elementi dipen­denti. L’intesa con Avanguardia Nazionale (che Micalizio vuole raggiun­gere con contatti diretti con Stefa­no Delle Chiaie, la cui presenza in Italia è data per certa) è basata sul la ripartizione di zona di intervento (grosso modo: Fronte Nazionale nel Nord e Avanguardia Nazionale nel Centro e Sud del Paese). La cooperazione fra i due organismi investe anche il settore finan­ziamento e discende da un situazio­ne di fatto che, nel giugno 1974, Ste­fano Delle Chiaie e Junio Valerio Borghese, recatisi in Cile, avrebbero realizzato con responsabili di quel paese.
Più precisamente, in quell’occa­sione, rappresentanti cileni avreb­bero assicurato appoggi finanziari da rimettere per il tramite di un’ agenzia di Import-Export di mate­riale cileno che Delle Chiaie e Borghese avrebbero dovuto istituire in Barcellona o Madrid (l’iniziativa, il cui avvio richiedeva una somma di milioni e per la quale Micalizio aveva versato a Stefano Delle Chiaie 3 milioni e mezzo, non si è concre­tata per il decesso di Valerio Bor­ghese).
In merito a tale vicenda finan­ziaria però il direttivo del Fronte esprime perplessità anche perché nella situazione attuale Avanguardia Nazionale prenderebbe il sopravven­to sul Fronte e lascerebbe poco margine alle iniziative di questo. Per quanto specificamente riguarda l’istituzione dell’agenzia di Import- Export il Fronte Nazionale vorrebbe acquisire garanzie imponendo l’inse­rimento, nella ditta, di Pavia e di Salvatore Francia.

4.Nel corso della riunione romana (29 settembre 1974), i convenuti han­no ampiamente commentato le noti­zie di stampa relative ai dossier Sid. Ne è scaturito l’orientamento ad af­frettare i tempi per l’intesa con Avanguardia Nazionale e di sopras­sedere – per ora – all’attentato a Taviani.
Un esame più approfondito della situazione e decisioni pertinenti sa­ranno prese, comunque, il 19 e 20 ottobre 1974 nel corso di una ulte­riore convocazione del direttivo del Fronte Nazionale (località non an­cora definita: i convenuti hanno deciso di fissarla telefonicamente nei prossimi giorni). Elemento del Fronte ha redatto un progetto di attentato al ministro Taviani. L’attentato (di tipo dinami­tardo):
-dovrebbe essere condotto con­tro l’auto del ministro, in occasione di abituale trasferimento dell’uomo politico da Roma a Genova;
-sarebbe messo in atto lungo l’autostrada La Spezia-Genova, all’ altezza di Deiva Marina.

In particolare:
a)Il luogo dell’attentato dovrebbe coincidere con il viadotto Mezzena che si trova in prossimità dello svin­colo per Deiva Marina;
b)L’esplosivo verrebbe collocato nella fessura tra due campate (in coincidenza con l’appoggio su un pi­lone) e lungo il guard-rail interno (per determinare la caduta della macchina nel vuoto);
c)L’innesco sarebbe realizzato con apparecchiature radio con chiave di sicurezza (realizzate da Pomar);
d)Il comando a distanza verreb­be collocato su una macchina che stazionerebbe lungo la strada pro­vinciale che, nel tratto interessato, è prossima all’autostrada in condi­zione di ottima visibilità.

Per assicurare certezza di esecu­zione, l’auto del ministro Taviani verrebbe seguita (con opportuna so­stituzione di macchine « tallonati­ci ») da Roma, lungo l’abituale itine­rario seguito in occasione di trasfe­rimenti a Genova (Roma-Autostrada A1 fino a Firenze, Autostrada A11 fino all’innesto con l’Autostra­da A12). Nell’ultimo tratto (Viareggio-luogo dell’attentato) l’auto del ministro Taviani verrebbe preceduta (da una vettura o moto di grossa cilindrata) perché possa essere dato avviso al nucleo dotato del comando a distan­za.
Il progetto può essere realizzato solo in ore diurne, e comunque in condizioni di buona visibilità.

“Parola del Sid” – Panorama 26.06.1975 – prima parte

Siglando con una G e una A, le iniziali del suo nome, la lettera di quat­tro cartelle indirizzata al procuratore capo della Repubblica di Roma Elio Siotto, il ministro della Difesa Giulio Andreotti ebbe un momento di indecisione nonostante la sua proverbiale freddezza di nervi. Rivolgendosi a Giorgio Ceccherini, suo braccio destro da sempre, mormorò: « Qui scoppia il finimondo ».

Erano le 11 del mattino del 15 set­tembre 1974. Per la prima volta nella storia della Repubblica italiana un ministro in carica forniva ufficialmente alla magistratura le prove di un tentativo di colpo di Stato che avreb­be dovuto rovesciare nel sangue il regime democratico.

Le prove erano contenute in 30 cartelle accluse alla lettera, rimaste sino a oggi segrete, che narrano la storia completa di quella che nella cronaca politica degli anni Settanta e conosciuta come la congiura golpista di Junio Valerio Borghese. A dare il rapporto ad Andreotti era stato il generale Gian Adelio Maletti, capo dell’ufficio D del Sid, una sezione del con­trospionaggio composta da 13 uomini guidati dal capitano dei carabinieri Antonio Labruna.

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Nella lettera che accompagnava il documento, Andreotti era esplicito. Confermava la gravità dei « temuti fatti », sollecitava un intervento massiccio della magistratura contro i congiurati i cui nomi figuravano nel rapporto del servizio segreto, anche se « pur avendo criticamente selezionato le notizie acquisite, il Sid non poteva assumere la garanzia di corrispondenza al vero ». E concludeva consigliando gli organi di polizia giudiziaria a « verificare e sviluppare autonomamente » gli « indizi » raccolti dal Sid. Battute in bella copia con una macchina dai grandi caratteri, le 30 cartelle fitte di nomi e cognomi raccontano la storia autentica di come nacque e si sviluppò la strategia dei congiurati, di come fallì l’occupazione del ministero dell’Interno la notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, sino alla recente riorganizzazione della congiura dopo la morte di Borghese.

Sino a oggi, oltre che da Andreot­ti e dai magistrati che dirigono l’inchiesta sul tentato golpe, il famoso rapporto del Sid è stato letto soltanto dal comandante dei carabinieri Enrico Mino, da quello della Finanza Raffaele Giudice, dall’ex-presidente del Consiglio Mariano Rumor, dall’attuale presidente Aldo Moro e dal capo dello Stato Giovanni Leone. Adesso Panorama lo pubblica. Il rapporto abbraccia un arco di tempo che va dal 1968 al 1974. È composto da quattro fascicoli, due dei quali presentati sotto forma di allegati (A e B). Il primo fascicolo con­tiene la storia dell’organizzazione e poi del tentato golpe della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 da parte del Fronte nazionale di Valerio Borghese: il secondo (allegato A), i rapporti tra il Fronte nazionale e Avanguardia na­zionale, il gruppo nazifascista guidato da Stefano Delle Chiaie, e la parte che questo gruppo ebbe nel golpe. Questi due primi fascicoli Panorama pubblica in questo numero. Il terzo e il quarto saranno pubblicati la setti­mana prossima. Il terzo (allegato B), contiene le vicende del dopo golpe e gli agganci del Fronte nazionale con la Rosa dei venti e col Movimento azione rivoluzionaria (Mar) di Carlo Fumagalli; il quarto e ultimo fascicolo svela una serie di progettate azioni dinamitarde e attentati alla vita di leader politici e sindacali.

Panorama pubblicherà nel prossimo numero anche un quinto documento. Fu consegnato direttamente dal Sid alla magistratura romana nell’ot­tobre 1974, senza passare ufficialmente dalle mani di Andreotti. Contiene notizie riguardanti la riorganizzazione del Fronte nazionale e una nuova « Intesa » con Avanguardia nazionale, assieme a ennesimi progetti di attentati e uccisioni per raggiungere il fine di sempre: gettare il paese nel caos e scatenare la guerra civile.

Romano Cantore – Panorama 26.061975

Lettera del generale Miceli al ministro della Difesa Andreotti 04.10.1974

Roma 4 ottobre 1974,

Al signor ministro della Difesa e, per conoscenza:
Al signor Presidente del Consiglio
Al signor capo di Stato Maggiore della Difesa
Al signor capo di Stato Maggiore dell’Esercito

Mi riferisco ai seguenti elementi che caratterizzano l’attuale atteggiamento della stampa:
– Pubblicazione di notizie tendenziose riguardanti l’opera da me svolta quale capo del Sid;
– Strumentalizzazioni in ordine al mio mancato trasferimento a Milano;
– Diffusione di dati informativi classificati, la cui validità è ancora da accertare.

In tale situazione, Le chiedo, signor ministro, di attuare quanto riterrà opportuno per un chiarimento ufficiale, oppure di sciogliermi dal vincolo del segreto (previa autorizzazione del signor Presidente del Consiglio), affinché io abbia la possibilità di far conoscere l’attività svolta nei delicati incarichi ricoperti, i procedimenti tecnici seguiti ed i risultati.
Ciò anche per tutelare il mio onore di militare e salvaguardare, in relazione a taluni aspetti, il prestigio delle Forze Armate.
Come noto alle autorità dello stato, durante i sette anni di servizio prestato ininterrottamente, prima quale capo del Sios-esercito (1967-1970) e successivamente quale capo del Sid (1970-1974), ho sempre esercitato azione aderente al superiore interesse del paese e delle forze armate

Il Generale di C.A.

Vito Miceli

Materiale riservato rinvenuto negli uffici e nell’abitazione di Carmine Pecorelli

In occasione dell’omicidio del giornalista Pecorelli Carmine, questa Procura della Repubblica procedeva al sequestro di cospicua documentazione, rinvenuta negli uffici dell’agenzia giornalistica O.P., diretta dal Pecorelli, e nella di lui abitazione.

Fra l’altro si rinvenivano fotocopie di:
1.Un fascicolo con la intestazione “M-Fo-Biali” concernente indagini compiute dal disciolto SID e relative a persone alcune delle quali, alla stregua degli elenchi sequestrati dalla magistratura di Milano e di Roma, sarebbero iscritte alla associazione massonica denominata “propaganda due”, della quale Gelli Licio era “maestro venerabile”.
Dalla lettura del documento risulterebbe, tra l’altro, che il Gelli era stato officiato per interferire sulla nomina del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e che la massoneria “voleva il processo a carico di Vito Miceli per consentirgli di attaccare pubblicamente l’on. Giulio Andreotti”;
2.una lettera con la quale il Pecorelli (anch’esso iscritto alla P.2) esortava il Gelli ad interessarsi, quale capo di detta “loggia”, per la favorevole conclusione di un procedimento penale a carico del Pecorelli stesso.
3.un fascicolo in fotocopia, proveniente dal disciolto Sid, riguardante l’attività svolta dal Gelli al tempo dell’occupazione tedesca, nonché i presunti rapporti di lui con i servizi segreti di uno Stato europeo;
4.fotocopia di appunti riservati o. di rapporti del SID, riguardanti i fatti che hanno dato origine ad un procedimento penale per insurrezione armata contro i poteri dello Stato (c.d. “golpe Borghese”);
5.fotocopia della minuta della relazione della Banca d’Italia riguardante una ispezione compiuta presso l’istituto di credito “Italcasse”.

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Nel corso delle indagini per l’identificazione degli autori dell’omicidio, si accertava che il Pecorelli era venuto a conoscenza del contenuto di altro fascicolo del SID (attualmente acquisito agli atti processuali in seguito ad esibizione del SISMI) nel quale si riferiva di presunte delazioni del Gelli in occasione dell’ultimo conflitto mondiale. Sulla circostanza, considerato anche che il Pecorelli aveva scritto nella rivista OP vari articoli di tono intimidatorio per il Viezzer e il Gelli, si disponeva un approfondimento delle indagini, estese anche ad altri elementi probatori, che hanno, allo stato, resa necessaria la spedizione di comunicazioni giudiziarie al Gelli e al Viezzer quali indiziati dell’omicidio Pecorelli.
In esito al rinvenimento dei predetti fascicoli relativi al SID, quest’ufficio promoveva azione penale nei confronti del nominato Viezzer, di Casardi Mario, Maletti Gianadelio e Labruna Antonio (tutti figuranti nelle liste della P2 ad eccezione del Casardi) per il delitto di cui all’art. 351 C.P.

Estratto ordinanza 21.06.1981 procuratore Achille Gallucci

Giulio Andreotti – dichiarazioni 03.07.1974 al G.I. Tamburino

Per quanto riguarda il segreto militare ritengo che di fronte alla necessità di far luce su eventuali illeciti penali, non vi sia alcuna preclusione derivante dal segreto militare. Ove dovessero insorgere difficoltà al riguardo, farò quanto in mio potere per appurarle. Fino al marzo di quest’anno, e cioè con il mio ritorno al ministero, non avevo alcuna notizia diretta né sulla Rosa dei Venti, né su nessuno degli imputati. Avevo soltanto letto qualche notizia giornalistica. Successivamente mi è stata fatta dal capo del Sid una valutazione sullo Spiazzi, presentandolo come un episodio isolato e riguardante persona che già prima dell’intervento del magistrato era stata proposta per il trasferimento per ragioni di opportunità politica. Ancora in seguito, e direi una ventina di giorni fa lo stesso capo del Sid mi ha informato che lo stesso gen. Ricci era in qualche modo interessato nel provvedimento penale in questione. Mi aggiunse che il predetto era stato destinato fuori Roma ad un comando di non grande importanza, proprio perché i superiori avevano registrato certi suoi atteggiamenti verbali che definirei “protestatari”. Al di là di ciò, nulla era stato rilevato sul predetto generale.
Il 27 scorso informato che il gen. Ricci era stato indiziato di reato, ho disposto che gli venisse immediatamente revocato il comando. Degli altri personaggi militari coinvolti nel procedimento penale, non posso dire nulla, in quanto non li conosco né ho avuto informazioni su di loro. Dei personaggi non militari conosco solamente Piaggio Andrea Maria, perché quando ero ministro delle Finanze e dell’Industria, in qualche riunione partecipava come uno dei principali industriali zuccherieri. E’ un conoscenza risalente nel tempo a quasi vent’anni or sono. Sette – otto anni fa fui invitato a inaugurare lo stabilimento Mira Lanza in provincia di Latina (aprile?) e dopo di allora non ho più avuto occasione di vedere l’ing. Piaggio o di avere sue notizie o contatto di qualunque genere. Non conosco alcun familiare di Piaggio salvo la moglie del medesimo, presente alla detta inaugurazione. Circa l’esistenza di utilizzazioni della catena informativa dell’esercito per attività o informazioni non riguardanti specifici interessi militari e in particolare per attività o informazioni politiche, non mi risulta che ci sia stata attività del genere.
Ritengo peraltro doverosa la conoscenza, da parte delle FFAA di controindicazioni individuali per non affidar loro comparti che potrebbero risultare pericolosi. Ad esempio la guardia di un deposito non dovrebbe essere affidata a persona che abbia frequentato organismi tipo Legione straniera o attività paramilitari. Dell’esistenza di un gruppo organizzato di ufficiali o altri militari o ambito con finalità eversive, posso dire che il capo del Sid mi ha reiteratamente e inequivocabilmente escluso l’esistenza di un’organizzazione occulta di qualsiasi tipo e dimensione.
Lo stesso parere mi è stato espresso dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. Non ho motivo alcuno di ritenere l’esistenza di collusioni o benevolere da parte del Sid o di altri organi delle FFAA nei confronti degli imputati. Di ciò sono stato rassicurato anche più volte dal Capo di Stato Maggiore della Difesa. Non ho motivo neppure di ritenere esistenti i presupposti per un intervento militare anticostituzionale o illegittimo, in quanto il sistema di comandi è strutturato in modo assolutamente bilanciato e garantista, per cui neppure uno dei capi da solo potrebbe portare avanti una iniziativa personale.
Mi tengo a disposizione dell’A.G. per il caso in cui emergesse qualsiasi dato interessante.

Antonio Labruna – dichiarazioni 09.10.1992

E’ comparso il testimone seguente cui rammentiamo anzitutto, a mente dell’ articolo 357 cpp, l’ obbligo di dire tutta la verita’ e nulla altro che la verita’ e le pene stabilite contro i colpevoli di falsa testimonianza.

Prendo atto che vengo sentito al fine di approfondire una mia dichiarazione resa al GI di Milano il 07.07.92 relativamente ad una proposta fattami dal Benincasa e dal D’Ovidio. Effettivamente su proposta di Maletti il Benincasa ed il D’Ovidio mi fecero un discorso relativo ad un atto di provocazione. Intendevano dare fuoco alla 500 di Lazagna, a Bobbio e farvi trovare nell’ autovettura incendiata dei documenti evidentemente compromettenti per il Lazagna stesso. Ripeto che l’ iniziativa era del Maletti ed i due si rivolsero a me, dietro indicazione del Maletti per trattarne l’aspetto operativo. Naturalmente rifiutai di partecipare a questa operazione che non rientrava nei compiti del Nod.

Adr: e’ certo che il Mannucci Benincasa era strettamente legato al Maletti anche perche’ – come mi era stato detto – suo padre aveva militato in Africa alle dipendenze del padre di Maletti. Circa la carriera del Mannucci so che questi occupo’ una posizione in sottordine presso il centro cs di Padova fino a quando non fu nominato capocentro a Firenze in sostituzione del colonnello Viezzer, che venne a Roma ad occupare il posto di capo della segreteria del reparto D.
A questo punto desidero fornire spontaneamente alcune precisazioni in merito alla mia iscrizione alla loggia P2. Fu il Viezzer a propormi l’ iscrizione ed il Maletti mi disse di accettare in quanto cosi’ avrei potuto conoscere quell’ ambiente. Naturalmente a quel tempo non si sapeva nulla sulla loggia P2; non sapevo che il Maletti appartenesse a tale loggia, ne’ sapevo che ne facesse parte anche il D’Ovidio. Viezzer dunque, avuto il mio consenso ad associarmi, mi condusse a Roma, all’ albergo Excelsior dove sottoscrissi il documento di iscrizione alla presenza di Gelli. Non c’ erano altre persone. Successivamente la mia iscrizione venne formalizzata alla presenza del gran maestro Salvini Lino e del Gelli. Di cio’ ho gia’ parlato a suo tempo al dr Sica.

Adr: non so se il Mannucci fosse iscritto alla massoneria, ne’ so se avesse legami con Gelli.

Adr: come ho gia’ detto in altre mie dichiarazioni, nell’ ambito della mia indagine sul golpe Borghese presi contatto col maresciallo Rossi di Pistoia e con l’ avvocato degli innocenti. Insieme a me c’ era l’ allora colonnello Romagnoli. In quell’ occasione appresi, fra l’ altro, che il colonnello santoni – allora capitano – aveva richiesto al Rossi un’ informativa sul Gelli, che l’ aveva richiesta con urgenza, ma che poi non si era piu’ curato di farsela consegnare. Cio’ e’ quello che mi ha detto il Rossi, il quale visto che il Santoni sembrava non avere piu’ bisogno di quel documento lo diede a me. Io e Romagnoli consegnammo il predetto documento al Viezzer.

Adr: ricordo chiaramente che il maresciallo Rossi ci disse che aveva chiamato santoni per telefono dicendogli che l’ appunto era pronto e che questi gli aveva risposto che non aveva piu’ tanta fretta.

Adr: fra le altre cose dall’ avvocato Degli Innocenti appresi che il Gelli frequentava il centro CS di Firenze. Spontaneamente ora dico che nel 1973 il mio nome e’ stato bruciato in quanto comparve sulla rivista OP di Pecorelli. Dal 1973 Pecorelli mi ha costantemente attaccato sino alla sua morte, anzi fino a quattro o cinque mesi prima, quando mi fu presentato al palazzo di Giustizia di Roma dall’ avvocato Antetomaso. Ricordo che il Pecorelli in quella circostanza mi disse che avrebbe potuto aiutarmi nel procedimento pendente a mio carico a Catanzaro. Come ho detto sono stato “bruciato” nel 1973 e dal 1976 ho cessato il mio rapporto con il servizio. Gia’ al tempo del mio arresto, comunque, ero stato sospeso.

Adr: nella mia indagine sul golpe Borghese ho raccolto informazioni da diverse fonti, fra queste Paglia Guido il quale mi venne indicato dal generale Maletti come persona che aveva bisogno del mio aiuto in una serie di accertamenti riguardanti il genero di Monti. Preso contatto col Paglia in realta’ non ebbi il tempo di fare quanto richiestomi dal Maletti, ma appresi dal Paglia stesso delle informazioni su Avanguardia Nazionale e in particolare sul coinvolgimento di tale organizzazione nel golpe Borghese. Le informazioni del Paglia si riferivano soprattutto alla notte della madonna. Inoltre il Paglia mi consegno’ una sua relazione su AN.
Inoltre mi mise in contatto con Delle Chiaie tramite Giorgi Maurizio che mi accompagno’ a Barcellona. A Barcellona trascorsi due giorni con Delle Chiaie e feci una relazione su questo incontro che aveva come scopo quello di raccogliere elementi sul golpe Borghese. Chiestomi che cosa sappia della cosiddetta provocazione di camerino dico che chi comandava la compagnia dei carabinieri di camerino era l’ allora capitano D’Ovidio. Chiestomi per quali ragioni Delle Chiaie mi accusi dei fatti di camerino dico che lo fa per gli stessi motivi per i quali smentisce la relazione di Paglia su AN.
Inoltre il Delle Chiaie continua a formulare delle accuse contro di me tanto che a Venezia pende a mio carico un processo per calunnia intentato da Delle Chiaie.

Adr: altre fonti circa il golpe Borghese li acquisii nelle seguenti occasioni. Ora non ricordo se nel 1972 o nel 1973 ricevetti l’incarico di prelevare un carico di armi da una nave che si trovava nei pressi della costa sarda in acque extraterritoriali. Dovevo portare tali armi a Capo Teulada. A dirigere questa operazione era il generale Viviani. L’ operazione non ebbe seguito poiche’ la nave in questione fu intercettata da sottomarini inglesi e israeliani costringendo il comandante a gettare il carico in mare. Questo episodio venne anche riferito dalla televisione. Nel contesto di questa attivita’ conobbi comunque l’ armatore napoletano che apparteneva alla societa’ di navigazione della nave suddetta.
Questo armatore, del quale ora non ricordo il nome, appariva molto preoccupato del fatto che potessero nuovamente verificarsi iniziative golpiste analoghe a quelle del 1970 cui egli stesso aveva partecipato mettendo le proprie navi a disposizione per il trasporto degli internati. Questo armatore mi disse che poteva mettermi in contatto con tale Orlandini. Autorizzato dal Maletti incontrai piu’ volte l’Orlandini, che mi racconto’ molte cose sul golpe Borghese.
Mi presentai col mio nome come dipendente del servizio e, senza che l’ Orlandini se ne accorgesse, registrai tutte le conversazioni. Nel frattempo, come ho gia’ prima accennato, avevo preso contatto con l’ avvocato degli innocenti – uomo dell’ Orlandini – nonche’ con tale Nicoli Torquato.

Adr: le mie fonti furono dunque l’ Orlandini, il Nicoli, il Degli Innocenti e le relazioni del Paglia e del Giannettini. Il Delle Chiaie, invece, non volle parlarmi del golpe. (…)

Adr: circa corsi speciali organizzati dal servizio in Sardegna ricordo che gia’ all’ epoca dei fatti – cioe’ prima che mergesse la questione Gladio – sapevo che il D’Ovidio, il Romagnoli e l’Esposito avevano frequentato un corso in Sardegna presso una base ove avevano notato un biliardo, dono di Andreotti, nonche’ un registro dei visitatori.

Adr: sentito in merito ai miei rapporti con Fachini Massimiliano, ricordo che un mio brigadiere, tale Pasin, Padovano, recatosi a Padova per un permesso, al suo ritorno mi segnalo’ il nominativo di Fachini come eventuale fonte di notizie. Il Pasin aveva un parente nella destra Padovana o forse un amico ed è per questo che conosceva il nominativo del Fachini. Convocai quest’ ultimo a Roma e gli fissai un incontro – che effettivamente ebbe luogo – in una via cittadina. Questo incontro non fu molto importante – fu un primo contatto – ed in pratica il Fachini non mi disse nulla. Incontrai il Fachini una seconda volta a Roma, alla stazione termini ove mi ero recato, insieme al Giannettini, per incontrare tale Zanella, cioe’ il Pozzan. Questi giunse accompagnato appunto dal Fachini. Credo che Giannettini conoscesse gia’ il Fachini. Io mi ero recato a questo appuntamento su incarico del generale Maletti e ritenevo che questo Zanella potesse essere utilizzato come fonte sull’ estremismo di destra. Il Fachini se ne ando’ da solo ed io condussi il Pozzan negli uffici di via Sicilia assieme al Giannettini incontrai una terza volta Fachini a Milano. Ero col generale Maletti e con un giornalista al Biffi e mi stavo recando dal giudice d’ ambrosio che mi aveva convocato per l’ indomani. Vidi il Fachini da lontano, mi fece cenno di avvicinarmi, cosa che feci. Il Fachini sapeva della mia convocazione presso il giudice in quanto l’ unica cosa che mi disse fu chiedermi di non dire a D’Ambrosio che lo conoscevo. Poiche’ il Fachini per me era un personaggio del tutto privo di importanza effettivamente non ne parlai al D’Ambrosio. Io mantenni questa versione sulla non conoscenza del Fachini anche durante il dibattimento di Catanzaro su indicazione scritta da Maletti.

Adr: col Fachini ho avuto dunque soltanto i tre incontri di cui ho parlato.

Adr: ritengo che il Maletti disponesse di informazioni sul Fachini ulteriori rispetto a quelle conseguenti ai miei contatti con quest’ultimo. E’ una conseguenza logica della disposizione impartitami e dei fatti successivi di cui sono venuto a conoscenza. Tali notizie il generale Maletti poteva averle raccolte o tramite i centri CS da lui dipendente o tramite un colonnello e un sottufficiale del reparto D, che dipendevano direttamente dal Maletti ed i cui nomi ora non ricordo. Credo di avere indicato i nomi di costoro in una memoria che le faro’ avere.

Adr: le mie attivita’ si conclusero nel 1973, allorquando il mio nome comparve su op. L’ indagine sul golpe Borghese passo’ al colonnello Romagnoli.

Adr: ricordo un incontro che ebbi con Degli Innocenti e Orlandini in una villa ove sopraggiunse anche il generale Ricci. Parlavano di golpe, di armi e il Degli Innocenti tendeva a smorzare gli entusiasmi. Agli occhi di Ricci potevo essere un probabile alleato.

Adr: ritornando alla posizione di Delle Chiaie ripeto cio’ che ho detto piu’ volte, cioe’ affermo formalmente che era un agente dell’Ufficio Affari Riservati. Non sono il solo a dirlo. Lo afferma anche il Paglia nella sua relazione, il Giannettini in una sua relazione, l’ Orlandini nelle registrazioni che ho consegnato al GI di Milano.

Lo diceva anche il Nicoli probabilmente anche nelle registrazioni. ­