“Nico Azzi: ho sempre eseguito gli ordini del MSI” – Lotta Continua 05.01.1974

La questura di Milano ha ricevuto da un anonimo una lunga lettera, scritta in luglio da Nico Azzi , detenuto nel carcere di Marassi, a Giancarlo Rognoni, allora latitante. La lettera è ora nelle mani del giudice istruttore Grillo e del P.M. Barile, che hanno sottoposto il fascista a lunghi interrogatori. Azzi ha confermato di aver consegnato di nascosto la lettera ai suoi familiari, che la spedirono ad Anna Cavagnoli, moglie di Rognoni , a Milano. Sarebbe stata proprio lei, secondo Azzi, a spedire la lettera in questura, anziché farla pervenire al marito. Nei 6 fogli, riempiti con una fittissima scrittura, Azzi risponde alle accuse di Rognoni, che in una precedente lettera, bloccata dalla censura del carcere, gli aveva dato apertamente del traditore, per “aver fatto il mio nome e quello di altri camerati”. “Tu pretendi che facessi l’eroe e non aprissi bocca, mentre venivo simultaneamente accusato di strage a Genova e dei fatti successivi di piazza Tricolore a Milano, per via delle tre bombe a mano che io avevo fornito, come tu sai. Non soltanto io non ho collaborato con gli inquirenti, ma sono riuscito a far deviare le indagini dagli sviluppi gravissimi che stavano prendendo, come tu puoi ben capire dai risultati dell’indagine stessa. Io sono stato e resto fedele al partito. Ho detto quel che potevo dire nelle condizioni in cui mi trovavo. Tu sai che se io avessi effettivamente parlato, molta gente nostra sarebbe in galera. Io ho salvato chi doveva essere salvato. Hanno cercato di farmi dire i nomi di Anna (Cavagnoli), di Piero (Battiston), di Marco (Cagnoni) , ma io non ho parlato. Non ho fatto i nomi dei partecipanti all’incontro della notte del 6 aprile 1973 (vigilia dell’attentato) alla birreria Gruneval. Il tuo nome non l’ho fatto io, ma Marzorati, caro Giancarlo. Per quanto riguarda le riunioni presso l’on. Servello ne ha parlato lui stesso. Che potevo fare: smentire Servello? “.

La propensione stragistica di Carlo Maria Maggi – le dichiarazioni di Marzio Dedemo

Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO. DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

DEDEMO ha avuto modo di conoscere la moglie di Giancarlo ROGNONI, Anna CAVAGNOLI. La donna era stata aggredita, unitamente a Piero BATTISTON, all’interno del suo negozio di abbigliamento di Milano. Il fatto si è verificato il 26 luglio 73, e la conoscenza tra lui e la donna è avvenuta dove era ricoverata, all’interno del Policlinico di Milano. Era stato appunto MAGGI a chiedergli di andarla a trovare. Nell’occasione DEDEMO aveva portato ai componenti della FENICE, gruppo che, come vedremo, è sostanzialmente una costola di ON non rientrata nel partito, l’ordine di MAGGI di starsene tranquilli e di evitare ritorsioni contro la sinistra, alla quale era riferibile il pestaggio. Infatti in quel periodo il gruppo aveva addosso puntati gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Ad accoglierlo alla stazione ferroviaria di Milano, “MENTA”, che altri non è se non il ZAFFONI, anche lui inquadrato nella FENICE. Il bar al quale facevano capo i componenti della FENICE era quello di Via Pisacane. All’interno del bar c’era il loro gruppo: non ROGNONI, che era latitante, ma Cesare FERRI e Angelo ANGELI, detto “golosone”. Nessuno (pag.19) fece rimostranze, nel senso che nessuno ebbe qualcosa da ridire sull’ordine di MAGGI, a dimostrazione della sua posizione di autorità e di superiorità, anche nei confronti indirettamente di ROGNONI, personaggio certamente non secondario della destra radicale.

La rappresaglia, poi, secondo quanto ha dichiarato DEDEMO, non c’è stata, e pertanto dobbiamo ritenere che l’ordine di MAGGI sia stato raccolto. DEDEMO ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nei verbali, e cioè che vide anche Piero BATTISTON in un paio di occasioni a casa del dottor MAGGI. Tutto ciò ha naturalmente notevole rilievo con riferimento alla conversazione ambientale RAHO-BATTISTON di cui agli atti. Ha inoltre confermato di aver rivisto BATTISTON a Venezia, quando era latitante, ospite della Pina che gestiva la trattoria SCALINETTO, frequentata anche da Carlo DIGILIO. Ha ammesso di aver conosciuto Marcello SOFFIATI tra il 70 e il 73: anche questi frequentava MAGGI, anche quale suo medico. Ritiene di averlo anche visto a casa di MAGGI in occasione delle partite a carte che facevano assieme i suddetti soggetti. Ha il ricordo di un’attività di scorta svolta anche da SOFFIATI per conto di MAGGI. Ha confermato anche i rapporti tra SOFFIATI e DIGILIO.

I rapporti tra MAGGI e il gruppo di ROGNONI non si esauriscono in quanto sopra descritto: DEDEMO (pag.31 e segg.) accompagnò la CAVAGNOLI, in una data non collocabile prima del ’74, a Iesolo, dove la predetta ebbe un incontro di un paio d’ore con MAGGI. Secondo DEDEMO la donna aveva, nel gruppo della FENICE, un ruolo “allo stesso livello del ROGNONI”.
Per quanto DEDEMO non sia stato in grado di riferire nulla dal contenuto del colloquio, è evidente ancora una volta la posizione di superiorità del MAGGI, visto che è la donna a spostarsi, e non viceversa. Inoltre la brevità e i connotati dello spostamento non possono che inquadrarlo in una finalità di natura politica. Peraltro DEDEMO spiega il suo rimanersene in disparte con la seguente motivazione: “Non facevo e non faccio parte del gruppo dirigente”- con riferimento ad Ordine Nuovo. Pertanto DEDEMO, sia pure da spettatore, inquadra tutti questi contatti di MAGGI nell’ambito delle sue funzioni di dirigente di Ordine Nuovo, valutazione che finisce per coinvolgere la stessa CAVAGNOLI e il gruppo che rappresentava.

Ulteriori rapporti di MAGGI col gruppo di ROGNONI emergono con riferimento ai contatti che DEDEMO ebbe in Spagna con il secondo, in occasione del viaggio di nozze, collocabile subito dopo il matrimonio del 29.9.75. Nell’occasione DEDEMO conobbe ROGNONI, dal quale fu ospitato e, su incarico di MAGGI, gli portò un cospicuo numero di documenti, carte d’identità, passaporti, patenti, in bianco o comunque falsi. Le dichiarazioni di DEDEMO trovano un aggancio anche in quelle di BONAZZI Edgardo, che a pag.10 della sua escussione del 26.5.2009 non ha avuto difficoltà a confermare che la FENICE “faceva parte del Centro Studi Ordine Nuovo”. Anzi (pag.11) ha affermato che, per quanto buona parte degli aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo fosse entrata nel Movimento Sociale, riteneva che il Centro Studi avesse continuato ad esistere “nella misura in cui esistevano gruppi come la FENICE che erano abbastanza autonomi”.

DEDEMO ha rappresentato un episodio (24 e segg.trascr.) molto significativo: attorno al 1972 accompagnò MAGGI a Milano, in una trattoria o qualcosa di simile, sempre nell’ambito delle sue funzioni di guardaspalle armato. Era MAGGI a guidare. Rimase ad attenderlo all’esterno del locale un’ora o due, per poi riaccompagnarlo a Venezia. Solo in seguito Pio BATTISTON (padre di Piero BATTISTON), inquadrato nelle SAM, in un periodo posteriore rispetto al trasferimento di DEDEMO a Milano, avvenuto nel 1974, e naturalmente antecedente alla sua morte, avvenuta nel ’75, gli fece delle confidenze in ordine a quanto avvenuto in occasione di quell’incontro (o forse due incontri) a Milano: MAGGI aveva chiesto “finanziamenti per Ordine Nuovo perché si doveva fare ancora qualche piccolo scoppio”.

DEDEMO, sollecitato sul contenuto dei precedenti verbali del 7.3.96 e 21.2.97 e 26.1.99, ne ha confermato il contento, che appare ancora più specifico ed allarmante: “Pio BATTISTON, morto nel 1975, ebbe a precisarmi che in una di quelle riunioni ove partecipavano vecchi repubblichini, il MAGGI propugnò la necessità di continuare nella strategia degli attentati dimostrativi, con ricaduta della responsabilità su opposta fazione politica. Mi specificò che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì pazzo e comunque in disaccordo con la maggior parte degli ex repubblichini presenti alle riunioni, tra cui lui stesso” (7.3.96) e “ Pio BATTISTON…mi precisò che in una di quelle riunioni alle quali partecipavano anche vecchi repubblichini, il MAGGI propose la necessità della strategia di attentati dimostrativi la cui responsabilità si doveva far ricadere sulla sinistra…Pio BATTISTON mi aggiunse che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì un pazzo…” In corte di Assise, poi (26.1.99), parlò di “azioni a livello dinamitardo”.

Quanto DEDEMO ha appreso da Piero BATTISTON è estremamente significativo, non solo in quanto rappresentativo delle idee, dei metodi e del programma di MAGGI, ma anche in quanto il medesimo BATTISTON è inquadrato nelle SAM, e cioè il gruppo al quale, secondo DIGILIO, sarebbe stato consegnato l’ordigno destinato a Brescia. Inoltre la volontà di far ricadere l’attentato sull’opposta fazione politica, conferma la versione di TRAMONTE sul punto.

Memoria Pm strage di Brescia

Valerio Viccei – dichiarazioni 03.10.1985

Adr: con riferimento alla sequenza dei quattro attentati della quale mi parlo’ per la prima volta Esposti Giancarlo, confermo che il colloquio in cui questi mi riferi’ degli attentati suddetti ebbe luogo a Villa Nardi dopo il fallimento dell’ attentato di Silvi e prima del 14.04.74, data in cui ella mi dice cadde la Pasqua di quell’anno. Interrogato sui miei rapporti con l’ Esposti in questo periodo e fino al momento della sua morte preciso che l’ Esposti, sempre antecedente il 14.04.74 aveva formulato una richiesta di esplosivi da cava, detonatori e miccia gialla. Concomitante a tale richiesta fu una telefonata che l’ Esposti fece dal ristorante “Il Pennile” , ove mi ero recato assieme a lui, a quella persona che era solito chiamare “il vecchio”. La telefonata ebbe luogo in occasione di una cena cui parteciparono anche il Marini e Nardi alba. Vidi l’ Esposti altre volte prima della sua morte. Sempre al “Pennile” ebbe luogo un’ altra cena cui parteciparono anche le stesse persone di prima.
Successivamente ancora consegnai al Marini degli orologi di particolare pregio che il Marini avrebbe dovuto a sua volta dare all’ Esposti, il quale infine avrebbe dovuto regalarli ad una persona del suo giro molto influente. Sono quasi certo che l’ Annina dovrebbe ricordare questa circostanza. Tramite il Marini, infine, avevo stabilito un appuntamento con l’ Esposti al Terminillo per ricevere da quest’ ultimo il prezzo pattuito per gli orologi. Questo incontro con l’ Esposti non ebbe luogo perche’ attendeva conferma da lui sulle modalita’ dell’ appuntamento. Comunque avrebbe dovuto verificarsi poco prima della sua morte. Io non so dove in questi giorni si trovasse l’ Esposti, lo sapeva invece il Marini col quale era in contatto.

Adr: all’ epoca in cui l’ Esposti formulo’ la richiesta di esplosivi di cui ho prima parlato questi gia’ disponeva di esplosivo di tipo militare che a suo dire non era confacente alle sue necessita’ e che era provento di un furto avvenuto in un deposito militare svizzero tempo addietro su indicazione di un amico dell’ Esposti cittadino svizzero. A quell’ epoca, inoltre, il Marini disponeva di un deposito personale di esplosivo. Tale deposito si trovava a Castel Frosino (frazione di Ascoli) e valle castellana (comune di Teramo).
In quella localita’ vi e’ una grotta di tufo o meglio una cavita’ naturale aperta in una parete di tufo raggiungibile attraverso un sentiero. Nei pressi della grotta sotto un grosso masso, in una zona sabbiosa, il Marini teneva sepolti dei candelotti di esplosivo da cava di colore rosa recanti una scritta sull’ involucro che erano contenuti in sacchetti di cellophane trasparenti con la scritta “Montecatini”. Si trattava di due tipi di esplosivo, uno gommoso e compatto, l’ altro a scaglie. Questo deposito era nella disponibilità del Marini fino al 1980. Quell’ anno, infatti, mi recai con Marini sul posto per vedere se era ancora tutto in ordine. L’ esplosivo si trovava al suo posto. C’erano anche alcune scatole di munizioni, dei detonatori, alcuni dei quali d’ alluminio ed altri di tipo elettrico c’ erano altresi’ degli spezzoni di miccia, marrone a lenta combustione e gialla alla pentrite.

Adr: sia l’ Ortenzi che l’ Esposti che il Nardi sapevano che il Marini aveva la disponibilita’ di questo esplosivo e sapevamo dove lo custodiva.

Adr: tornando al discorso che mi fece l’ Esposti circa i quattro attentati ricordo che uno era rappresentato dal fallito attentato di Silvi, il secondo avrebbe dovuto venir gestito esclusivamente dai milanesi, mentre per gli altri non vi furono riferimenti specifici.
Il quarto, aggiunse l’ Esposti, avrebbe dovuto venire gestito dagli ascolani. Sia il secondo che il terzo attentato dovevano venire eseguiti nel centro, centro nord dell’ Italia. L’ Esposti mi disse che il primo attentato doveva servire a suscitare panico ed allarme e porre le premesse perche’ i successivi attentati avessero ancora maggiore effetto e risonanza sino a creare le condizioni per un colpo di stato. Il primo, inoltre, doveva servire a sondare le reazioni sia dell’ opinione pubblica che delle forze dell’ ordine. L’Esposti era molto risentito per il fallimento dell’ attentato di Silvi ed e’ questa la ragione per la quale aveva riservato l’ esecuzione del secondo attentato esclusivamente ai milanesi. Solo nel successivo colloquio con l’ Ortenzi del quale ho gia’ fatto cenno nel precedente verbale venne fatto riferimento alla strage di Brescia e alla strage dell’ Italicus.

Adr: con riferimento ai contatti della cellula ascolana col gruppo milanese preciso che la stessa faceva capo a tale gruppo. Dai discorsi che si facevano a villa Nardi appariva evidente che il Ballan ed il Rognoni appartenevano allo stesso gruppo dell’ Esposti essendovi inseriti al medesimo livello di responsabilita’ di questo ultimo. L’ Esposti, da Ascoli, aveva frequenti contatti telefonici coi due. Questi venivano sempre nominati congiuntamente e da quanto mi diceva di loro l’ Esposti risultava che avevano responsabilita’ di tipo organizzativo in ordine all’ intera attivita’ del gruppo.
L’ Esposti si recava frequentemente al nord per avere contatti con loro e verosimilmente con altre persone.

Adr: per quanto e’ di mia conoscenza facevano parte del gruppo milanese ance il D’Intino, il Danieletti, e il Vivirito, persone che non ho mai incontrato ma delle quali mi parlava il Marini e l’Esposti. Nei discorsi dell’ Esposti e del Marini e dell’ Ortenzi si faceva inoltre il nome di Angeli Angelo, anch’ egli milanese, il quale secondo i tre sarebbe venuto piu’ volte in Ascoli ancora all’epoca in cui Nardi aveva la responsabilita’ della cellula ascolana.

Adr: con riferimento al Rognoni devo aggiungere un riferimento fattomi dal Marini. Questi trascorse gran parte della sua latitanza ad Andorra e da qui si recava spesso in spagna dove compì delle azioni contro alcuni militanti dell’ Eta e rapine per autofinanziamento. Fra i suoi contatti spagnoli il Marini indico’ il Concutelli ed il Rognoni. Questi secondo il Marini erano sotto la protezione dei servizi segreti della marina spagnola ed avrebbero potuto proteggermi e darmi una mano nel caso avessi voluto anch’ io riparare in Spagna.

Adr: dell’ organizzazione in cui era inserita la cellula ascolana faceva parte altresi’ quel Benardelli di Lanciano a cui nel precedente verbale ho fatto un breve cenno. Questi in realta’ era inserito nel gruppo ad un livello di responsabilità analogo a quello dell’ Esposti, del Ballan e del Rognoni. Il Benardelli, inoltre era in contatto con un certo capitano D’Ovidio, anch’ egli abruzzese, che era considerato un sicuro riferimento per il gruppo e che a quell’ epoca prestava servizio a Roma o comunque nel Lazio. Tutto cio’ l’ ho appreso nel corso di conversazioni a casa Nardi cui partecipavano altresi’ il Crespi, l’ Annina e Nardi alba oltre naturalmente all’ Ortenzi ed al Marini.
Voglio a questo punto precisare che il Marini e l’ Ortenzi si frequentavano e svolgevano assieme attivita’ politica sebbene che trai due non corresse buon sangue in quanto entrambi ambivano a fidanzarsi con Nardi Alba. Notizie circa i movimenti di vetture, di persone e di armi che si verificavano nella villa di Nardi, potranno essere fornite anche dai custodi, anzi da una donna che fungeva da custode ed aveva l’ abitazione attigua alla villa.

Adr: tornando alla cellula ascolana ricordo che di questa facevano parte oltre al Marini e Ortenzi il Valentini, il quale pero’ si defilo’ verso la fine del 1972. Il Merlini paolo fece parte del gruppo con mansioni di scarso rilievo, fino alla data in cui Nardi si diede alla latitanza. Voglio precisare che il Merlini non aveva alcuna cognizione in fatto di politica ed in pratica collaborava col Nardi soltanto per la retribuzione che da questi riceveva.
Aggiungo che anche la convivente o l’ amica di questo Merlini, tale Franca, ha soggiornato a casa Nardi. La villa del Nardi era frequentata inoltre da Vecchiotti memo e da sua sorella Margherita che credo abbia avuto una relazione con Nardi. Il Vecchiotti era un personaggio ambiguo ed era considerato collegato al Sid. Nonostante questo era utilizzato dal gruppo per portare a notizie a quelli che venivano considerati i suoi referenti e, al contempo, per ricevere da lui informazioni ed aiuti.
Naturalmente il Vecchiotti non era al corrente di tutte le attivita’ del gruppo. Il Vecchiotti era al corrente dei collegamenti della cellula ascolana ed aveva un rapporto privilegiato col Nardi, tanto e’ vero che i suoi rapporti col gruppo si fecero meno intensi allorche’ inizio’ la latitanza di quest’ ultimo.

Adr: interrogato in ordine a tale Giorgi, ascolano, ricordo di avere conosciuto un Giorgi, attualmente dell’ eta’ di circa 40 anni, attualmente sindaco di Venarotta, il quale non frequentava Villa Nardi e tuttavia poteva conoscere Gianni in quanto questi aveva una residenza anche a Venarotta. E’ notorio in Ascoli che costui era dell’ area politica dell’ estrema destra.

Adr: con riferimento a quel “professore Rossi”, di cui ho parlato nel precedente verbale devo aggiungere le seguenti precisazioni: prima della Pasqua del 1974 Esposti era alla ricerca disperata di tutte le armi possibili e anzi aveva trovato una partita di armi, mi sembra a Roma, che non gli era possibile rilevare perché mancavano i soldi. A questo punto dissero che era necessario una telefonata al professore Rossi di Arezzo perché fornisse il denaro per l’ acquisto di queste armi. Non ricordo che si sia parlato di una cifra precisa ma sicuramente era un cifra consistente per l’ epoca nell’ ordine di svariati milioni.
Questa telefonata ci fu ma non davanti a me e una settimana dopo Esposti non aveva piu’ quel problema. A quello che ricordo io alla telefonata ha assistito anzi al discorso di fare la telefonata al Rossi ha assistito la Annina. Non so chi abbia fornito all’ Esposti quella partita di armi, so pero’ che a Roma un contatto del Marini e del Nardi era rappresentato da tale Mondini Fulco, persona che nel precedente verbale ho indicato solo col nome. Questi aveva lavorato nell’ armeria Bonvicini e successivamente nell’ armeria Trident. Incontrai questa persona unitamente al Marini nel gennaio del 1978, nei pressi della sua abitazione romana sita nella zona ove ha lo studio l’ avvocato Moscato. Attorno al 1972 – 1973 aveva consegnato due fucili modello Ten marca High Standard al Nardi, il quale a sua volta doveva darli all’ Esposti. Non so quale fosse l’ origine di questi fucili, attorno ai quali, nell’ ambito del gruppo sorse una qualche questione che ora non riesco a ricordare.

Adr: il Marini si procurava armi a Roma unitamente all’ Ortenzi anche presso un tale Luciano, appartenente ad una famiglia nobile di Roma. Autorizzato dal GI a consultare l’ elenco telefonico di Roma rilevo che quel Luciano si identifica con Lenzi Luciano; la sua utenza telefonica e’ sugli elenchi intestata alla madre Lenzi – Paganini Clotilde, residente in piazza Cavour, Roma.

Adr: ulteriori rapporti la cellula ascolana li aveva con il gruppo umbro – toscano. Di questo facevano parte tale massetti di Perugia, anzi di Appignano (AP) all’ epoca studente a Perugia; Squarti Perla Angelo, anch’ egli ascolano studente a Perugia.
Circa quest’ ultimo ricordo che era proprietario di una villetta su un’ isola del lago Trasimeno e che era stato interessato dal gruppo ascolano per l’ acquisto di armi. Mi pare di ricordare che costui detenesse nella sua villa dei residuati bellici. Del gruppo faceva parte anche tale Duccio di Foligno. Questo Duccio ebbi occasione di incontrarlo nel 1980. A quell’ epoca aveva una Bmw 30 csi. Il Duccio è un individuo alto circa 1.80, di corporatura molto robusta, biondo e oggi dovrebbe avere circa 35 anni. E’ stato studente a Perugia e poi a Teramo. Nel 1980 aveva la disponibilità di una casa in campagna situata in una strada di campagna la quale puo’ essere raggiunta uscendo da una strada di grande scorrimento che probabilmente e’ la Spoleto – Perugia. Nel 1980 Duccio mi disse che in precedenza quella casa era stata messa a disposizione di altri camerati per scopi non leciti. Nel 1980 io andai nella casa di campagna del Duccio lo stesso giorno in cui ci fu l’ incontro di pugilato fra Leonard e Duran e fu quello dove Duran abbandono’.

Adr: del gruppo umbro – toscano facevano parte due fratelli noti picchiatori che godevano di fama di essere tremendi. Si tratta di due persone quasi coetanee attualmente dell’ eta’ di circa 35 anni, di statura alta e di carnagione scura. Si muovevano nell’ ambito dello ambiente universitario di Perugia. A Perugia operava altresi’ un conte, del quale non ricordo il nome, che era un ex paracadutista e che all’ epoca ha posseduto una Range Rover. Ho visto questa persona unitamente al Massetti in occasione di un tentativo o meglio dello studio di un furto che avremmo dovuto eseguire ai danni di una armeria sita nel centro di Perugia. Ortenzi e Marini frequentavano spesso gli ambienti universitari di Perugia e frequentavano altresi’ una persona di Foligno ed una di Spoleto.

Adr: nel precedente verbale non ho menzionato la circostanza che nel 1980, successivamente alla mia dimissione dal carcere di Ascoli, il Marini mi disse finalmente quale fosse il nome di quell’ ufficiale dell’ esercito di stanza nel triveneto di cui si era a suo tempo parlato a Villa Nardi. Si trattava di Spiazzi Amos, come le e’ noto inquisito in vari procedimenti. Questi era considerato dal gruppo ascolano come un consulente in fatto di armamenti ed era ritenuto in grado di reperire armi anche molto particolari che altrimenti sarebbe stato impossibile trovare sul mercato.
Cio’ mi lascia ritenere che l’ elenco di armi rinvenuto in possesso di Esposti a Pian di Rascino sia stato redatto se non altro sulla base di indicazioni fornite da questo Spiazzi. Lo Spiazzi era un punto di riferimento di Esposti e del “vecchio”. L’ Esposti parlando di questioni attinenti al reperimento di armi faceva sovente riferimento o allo Spiazzi ed al Fumagalli indicandoli pero’ non con i loro nomi bensi’ con quei riferimenti che usavo io stesso nel precedente verbale. Ricordo che nei primi mesi del 1974 l’ Esposti era interessato a procurarsi un fucile d’ assalto svizzero marca SIG e che il Marini gli disse che il “vecchio” aveva consigliato di rivolgersi al “loro amico nel Veneto”.

Adr: non so fornire indicazioni utili all’ individuazione di quell’ufficiale dei CC di cui ho gia’ parlato.

Adr: al convegno di Montesilvano del 1971 presero parte numerosi perugini, toscani, ascolani e maceratesi. Fra i perugini ricordo tale Conti Giulio, il gia’ menzionato Duccio, fra gli ascolani ricordo tale Crescenzi Vittorio, amici augusto ed altri ragazzi di scarso rilievo nell’ ambiente. Al convegno parteciparono anche i personaggi italiani piu’ noti come estremisti e picchiatori e fra questi ricordo il Cauchi di Arezzo che godeva di particolare considerazione.

Adr: Merlini Paolo nel 1974 aveva 25 anni e rassomigliava moltissimo a Nardi Gianni tanto da fare a volte il sosia di Nardi. Merlini era l’ autista di Nardi ma gia’ verso la fine del 1973 ed in sostanza quando Nardi ando’ via Merlini prese le distanze da Nardi.

Adr: mi pare nel 1972 ma forse anche nel 1973, nella zona di Ascoli vi fu il reperimento di armi, esplosivi ed ordigni da guerra. Nel gruppo ascolano vi fu una grandissima discussione su chi aveva dato indicazione al procuratore di Ascoli. La voce lambi’ anche lo stesso Nardi all’ epoca detenuto.

Adr: nel 1976 Marini mi dette un recapito telefonico di Arezzo dove ricercarlo e sempre nel 1976 e poi nel 1977 lo incontrai una volta a Cortona, nei pressi del museo archeologico; una volta nei pressi di Anghiari ed una volta in una localita’ che si chiama Pratovecchio o Pontevecchio o qualcosa del genere. Mi pare che in quella zona ci sia un paese che si chiama Stia.

Adr: all’ epoca Ortenzi nella sua casa di campagna aveva attrezzato dei nascondigli per armi ed esplosivi e io so che oltre alla casa di campagna aveva altri nascondigli come ad esempio nella pompa, o meglio nel vano della pompa dell’ autolavaggio situato sotto la abitazione dello zio. Anche di Marini so che aveva dei nascondigli e su tutti questi punti sono pronto ad essere piu’ preciso appena entriamo nel dettaglio.

Adr: nell’ estate del 1974 in una data che mi pare concomitante con una ricorrenza concernente Nardi Alba, il Marini inizio’ la sua latitanza. In quel periodo si teneva in contatto con me telefonandomi presso il negozio di autoricambi di proprieta’ di mio padre. Il Marini aveva necessita’ di denaro. In quel periodo, inoltre, frequentavo Izzo Angelo che aveva bisogno di procurarsi delle armi.
Fu per questo che verso la fine dell’ estate o inizio dell’ autunno combinai un incontro a Lugano fra Izzo e Marini. L’ Izzo ricevette da me una somma di circa 3 milioni, provento di mie attivita’ illecite, che consegno’ al Marini. Il Marini dal conto suo diede all’ Izzo la possibilita’ di acquistare in svizzera due pistole marca SIG, una carabina winchester ed alcune bombe a mano MK2 e MK3. Queste ed altre armi o forse solo altre armi ed una parte di queste vennero poi date dall’ Izzo a Macchi Emanuele e ad Ghira Andrea. Di cio’ ho gia’ riferito al pm di Roma dr Ambrosio.

A questo punto, alle ore 19.45, l’ interrogatorio viene sospeso.

Riprendera’ domani alle ore 10.00

L.c.s. ­

Valerio Viccei dichiarazioni 29.01.1993

L’ ufficio chiede innanzitutto al Viccei quale sia la sua situazione processuale e penitenziaria a partire dal suo rientro in Italia il 11.11.92 e se attualmente abbia procedimento in corso.
Posso innanzitutto dire che sono stato estradato dalla Gran Bretagna in relazione all’ esecuzione pena relativa alle rapine che ho commesso in Inghilterra ed in particolare la piu’ grossa in danno della Knightsbridge Deposit centre di Londra.
In relazione a questa rapina e alle altre che l’ hanno preceduta sono stato condannato alla pena di anni 22 di reclusione.

In Italia ho ancora pendenti, anzi gia’ definiti 18 anni per una serie di rapine avvenute in centro Italia, ed ho inoltre in corso alcuni altri procedimenti per rapine sia in fase di indagine sia in fase dibattimentale. Complessivamente ho scontato in Inghilterra ed in Italia circa 12 anni di carcere. Posto che e’ mia intenzione chiudere definitivamente le mie pendenze giudiziarie e’ mia intenzione confessare all’AG di Teramo una serie di episodi anche gravi per i quali in passato ero stato indiziato e poi prosciolto; tra questi episodi vi sono le circostanze della morte di Nicolai Giovanni, persona che con me ha commesso dei reati. In relazione al processo per l’ attentato di Silvi Marina tale procedimento si trova attualmente presso la Corte d’Assise d’ Appello dell’ Aquila e siamo imputati io ed Ortenzi entrambi assolti per insufficienza di prove nel processo di primo grado. Questa in sintesi la mia situazione processuale.

Quanto chiedo attualmente all’ autorita’ Italiana e’ una sistemazione migliore dal punto di vista penitenziario in quanto mi trovo in un carcere in cui pur essendovi una sezione per pentiti le condizioni di vivibilita’ sono pessime e mi sono negate anche cose minime come poter aver la mia scacchiera essendo io appassionato di giochi di scacchi. Un eventuale spostamento, come io ho gia’ richiesto al competente ufficio del ministero, uno spostamento potrebbe anche avvicinarmi alla mia famiglia che risiede in Ascoli Piceno.

Attualmente le visite dei miei familiari sono anche rese difficili dal fatto che l’ attesa per i colloqui non distingue in alcun modo fra attese di parenti di detenuti pentiti e cosi’ detti irriducibili e di conseguenza i rischi connessi all’ attesa nella sala comune sono concreti.

A dimostrazione della mia volonta’ di chiudere ogni pendenza e pur tenendo presente che questa sede verrei in particolare sentito sui miei rapporti con elementi dell’ estrema destra di Milano, intendo ammettere per la prima volta la mia partecipazione attiva alla tentata rapina in danno del gioielliere Mazzoni Manlio che avvenne nella sua casa di via Nomentana a Roma nel 1974. In merito a tale episodio mi ero sempre rifiutato di rispondere. Per tale rapina sono stato rinviato a giudizio e sono in attesa di processo innanzi alla Corte d’ Assise di Roma.

Vi partecipammo io, Izzo e Esposito Gian Luigi come materiali esecutori dell’ azione e cioe’ entrammo noi tre nell’ appartamento. Fui io che esplosi materialmente il colpo di pistola che pero’ fu accidentale e comporto’ il ferimento del gioielliere. Appena il colpo di pistola parti’ scappammo. Fu deva Maurizio a darci le informazioni che ci consentirono di entrare in contatto con il basista che a sua volta ci diede la dritta per penetrare nell’ appartamento del Mazzoni.

In sintesi fu escogitato il sistema di fare la copia della chiave di accesso al palazzo che il portinaio lasciava incustodita durante il giorno mentre faceva la manutenzione del giardino e cosi’ salimmo davanti alla porta dell’ appartamento. L’ ulteriore stratagemma fu un colpo di citofono di Izzo il quale disse al gioielliere di aver danneggiato accidentalmente la vettura Rover marrone e di conseguenza indusse il Mazzoni ad aprire la porta per scendere permettendo cosi’ l’intervento mio e di Esposito.

Non ricordo il nome del basista e tuttavia Izzo dovrebbe conoscere bene e che penso abbia gia’ indicato. Comunque questo informatore gravitava nell’ ambiente di estrema destra. La pistola da cui parti’ il colpo nell’ abitazione del gioielliere era stata da me poco tempo prima acquistata insieme ad Izzo nell’ armeria Frinchillucci di Roma grazie ad una falsa licenza intestata ad un mio amico di Ascoli. Chiedo che il presente verbale sia logicamente trasmesso alle autorita’ competenti per valutare il mio comportamento.

Poiche’ l’ ufficio mi fa presente che e’ in corso a Milano una istruttoria relativa all’ attivita’ a Milano negli anni 70 del gruppo la fenice di Rognoni Giancarlo e Azzi Nico e relativa altresi’ ai collegamenti di questi e degli altri personaggi milanesi come esposti con ambienti golpistici ed apparati di sicurezza dello stato posso dire in linea generale che ho fatto cenno di tali argomenti durante gli interrogatori resi in particolare all’ AG di Bologna ed anche al GI di Firenze.

Posso confermare che io di persona non ho mai conosciuto Rognoni ed Azzi ma tuttavia di loro mi parlo’ abbastanza frequentemente Esposti Giancarlo, il quale li conosceva. In relazione all’ attentato in occasione del quale Azzi fu arrestato, poiche’ gli scoppio’ addosso il detonatore, esposti gli parlo’ dell’episodio in concomitanza con un altro discorso che riguardava una analoga incapacita’ operativa da parte questa volta di Ortenzi in occasione dell’ attentato di Silvi Marina.

Esposti mi aggiunse che l’ attentato di Azzi, che lui personalmente non condivideva in quanto avrebbe coinvolto numerosi civili, era comunque inserito in una strategia volta a far ricadere la responsabilita’ sui gruppi di estrema sinistra ed a suscitare quindi una reazione da parte delle strutture militari; in questo senso il fallimento di Azzi secondo esposti era stato grave perche’ aveva evidenziato la responsabilita’ dei gruppi di estrema destra.

In relazione ai contatti di questi gruppi con apparati dello stato posso confermare che esposti mi confido’ in piu’ occasioni di essere stabilmente in contatto con due alti ufficiali, uno dell’ esercito e uno dei carabinieri di stanza nel veneto e sui quali poteva contare. Su questi argomenti esposti era abbastanza discreto per cui non mi forni’ altri particolari. Al momento non mi viene in mente niente altro di utile in relazione all’attivita’ del gruppo milanese; mi riservo di mettermi in contatto col suo ufficio qualora mi vengano in mente altri elementi utili.

Salvatore Francia – dichiarazioni 13.10.1993

Premetto che sono amareggiato di essere ancora citato come teste a così tanti anni di distanza dai fatti, senza alcun riguardo per i miei impegni di lavoro e per la mia organizzazione di vita. Comunque spontaneamente dichiaro che il procedimento a mio carico per gli attentati di Savona è stato archiviato e produco copia della richiesta di archiviazione formulata in detto procedimento dal P.M.. Lamento che con detto documento, pur proponendosi l’archiviazione vengano accettate per veritiere delle dichiarazioni a mio carico che mai sono state verificate. Sempre spontaneamente, ritenendo di fare cosa utile, le consegno la copia di una lettera a firma Ciolini, datata 21.04.87 e la copia di alcune pagine di una pubblicazione “La rivista italiana di strategia globale”, che ritengo interessante in merito alle iniziative di Edgardo Sogno. Preciso che la lettera a firma Ciolini si trovava assieme ad altra documentazione processuale che ho recentemente riordinato, ma non so da dove provenisse. Sono stato ripetutamente sentito da numerose autorita’ giudiziarie fra le quali quelle di Bari, Catanzaro e Roma e confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo altresi’ quanto ho dichiarato a lei nel verbale del 17.02.87. Quello che voglio far comprendere che o.n. non mai stato coinvolto nella strategia della tensione. Ci sono stati casi, suppongo, di individui di destra che per un malinteso senso dello stato hanno ritenuto di collaborare con apparati di sicurezza per attivita’ anticomuniste. Ordine nuovo in quanto organizzazione, tuttavia, non ha mia avuto rapporti con ambienti istituzionali. Se cosi’ fosse stato non sarebbe stato messo fuori legge.

A.d.r. effettivamente ho sentito parlare di un ipotetico attentato contro Taviani, ma l’ho ritenuta una boutade. In ogni caso non so chi me ne abbia parlato.

A.d.r. circa i miei rapporti con Delle Chiaie al tempo in cui entrambi ci trovavamo in spagna, dichiaro che non sono mai stati buoni e non sono comunque mai stati di tipo politico. Ricordo che Delle Chiaie aveva iniziato a pubblicare un giornaletto ciclostilato chiamato Ordre Nuevo. Tale denominazione veniva inoltre usata in lettere minatorie spedite a giornalisti spagnoli. Feci un comunicato in cui dichiaravo che Ordre Nuevo non aveva nulla a che fare con ordine nuovo e la provocazione cesso’. A proposito di Delle Chiaie ricordo poi che venne a trovarmi a Barcellona e mi disse che era gia’ stata fatta l’unificazione fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ma non mi seppe dire con quale programma e con quali modalita’ e con quali persone, dal che dedussi che aveva soltanto tentato di forzarmi la mano. Delle Chiaie teneva all’unificazione con O.N. in quanto A.N. era soltanto un gruppo di picchiatori mentre O.N. aveva una notevole capacita’ di elaborazione culturale e politica. Non so quali sollecitazioni abbia ricevuto Delle Chiaie per promuovere detta unificazione.

Adr: verso la fine del gennaio del ‘77 ci furono gli arresti di numerosi esiliati italiani. Il Rognoni, in carcere in Spagna, disse che erano state arrestate le persone che non avevano voluto collaborare con Delle Chiaie e che lui stesso aveva redatto assieme al Delle Chiaie la lista delle persone da fare arrestare. Sempre in carcere, parlando col Pozzan, questi mi disse che Delle Chiaie “gli stava dietro” perché riteneva che lui Pozzan sapesse qualcosa di importante sulla strage di piazza Fontana. Il Pozzan comunque affermava di non sapere nulla di detto fatto criminoso il Pozzan mi disse anche che Delle Chiaie a seguito degli arresti degli italiani aveva ricevuto 80 milioni e dei passaporti in bianco. Pozzan affermava di aver appreso cio’ da un funzionario della polizia spagnola. Non so se i nostri arresti siano entrati nel contesto di un accordo fra l’Italia e la Spagna, pero’ va detto che a quel tempo, Martin Villa, ministro degli interni spagnolo, si incontro’ con Cossiga, allora ministro degli Interni italiano a Porto Cervo.

Adr: circa i cosiddetti manifesti cinesi, ricordo che correva voce che Mario Tedeschi, direttore del Borghese e in rapporti con Federico Umberto D’Amato, allora direttore degli Affari Riservati del ministero degli Interni avesse concordato con quest’ultimo l’operazione dei “manifesti cinesi” volta a screditare quei gruppi di sinistra che guardavano con simpatia l’esperienza della Cina. Si vociferava che nell’operazione fosse stato coinvolto anche il Delle Chiaie.

Adr: non so nulla degli eventuali rapporti di Delle Chiaie con uomini politici. In proposito posso solo formulare delle supposizioni che non intendo vengano verbalizzate.

Adr: circa il Cauchi, oltre a quanto ho gia’ detto sulla sua asserita ma mai avvenuta adesione al movimento politico ordine nuovo, ricordo che in Spagna, nel 1976, cioè circa un anno dopo il primo incontro, lo incontrai su un autobus, senza peraltro riconoscerlo tanto era ridotto male. Mi disse che era stato in carcere accusato di spaccio di banconote false e che era stato tirato fuori grazie a Delle Chiaie cui – dopo essere stato duramente pestato in carcere – aveva inviato un suo biglietto sollecitandolo ad intervenire in suo favore, perché altrimenti avrebbe parlato. Peraltro il Cauchi non mi disse di cosa avrebbe potuto accusare Delle Chiaie.

L.c.s.

Sergio Calore – dichiarazioni 03.02.1987

Circa l’ omicidio di Fausto e Iaio, faccio presente che nulla so di preciso. A Roma poco prima, anzi poco dopo, se ben ricordo, l’omicidio di Fausto e Iaio avvenne un omicidio del tutto analogo in danno di Scialabra Roberto e il ferimento del fratello dello stesso. Ricordo che tortora bruno, che era del mio gruppo, ebbe a farmi notare che gli aggressori di Fausto e Iaio erano vestiti allo stesso modo degli aggressori di Scialabra. Egli attribuiva fin d’allora l’omicidio Scialabra al gruppo di monte verde costituito da Valerio, Cristiano e Alibrandi. Il gruppo “Costruiamo l’azione” di cui facevo parte, si era impegnato nei quartieri di Roma sud tipo Appio, Tuscolano e Prenestino, inazioni di lotta alla droga con convegni, volantini firmati “Costruiamo l’azione” o “comitato popolare per …” formula che non ricordo completamente. Tortora Bruno era a conoscenza che a Milano Manfredi Riccardo ed altri erano coinvolti in traffici di droga e ci poteva essere qualcuno dell’ area di destra interessato ad opporsi a Campagna contro la droga che stavano facendo alcuni circoli di sinistra quale quello cui appartenevano Fausto e Iaio. Ricordo che si era fatta la considerazione che anche a Roma alcune persone dell’area di destra erano coinvolte in giri di droga. Sugli autori della aggressione di Fausto e Iaio nulla ebbe a dirmi il Tortora neanche come sua supposizione; era in carcere con Corsi Mario quando ricevette la comunicazione giudiziaria per l’omicidio Fausto e Iaio, mi pare fosse il 1980: a me disse che era estraneo al fatto e che era stato chiamato in causa da uno di Cremona. Non mi risulta che corsi avesse particolari legami con gente di destra di Milano. Circa Manfredi Riccardo, si tratta di persona che non ho mai conosciuto. Le notizie che mi erano date erano state date erano di Tortora Bruno e del resto il fatto che Manfredi fosse di destra attiva in Milano lo si sapeva da notizie di stampa. A proposito di corsi, devo dire che il fatto che mi abbia negato la sua partecipazione puo’ significare che tanto effettivamente sia estraneo quanto che non avesse interesse a parlarmi di un suo coinvolgimento. Di alcuni altri fatti me ne parlo’ ma non c’ era un rapporto particolare di confidenza tra noi. Ho incontrato Caruso Enrico nel carcere di Novara nel 1980 ove egli era in carcere con il coimputato Croce Pietro. Croce e il Caruso erano stati in precedenza detenuti con Freda Franco e ideologicamente si erano avvicinati alle sue posizioni. Ad un certo punto chiesero di essere trasferiti in un’ altra sezione per non trovarsi con Ferro Gianfranco all’ epoca gia’ condannato per l’omicidio Occorsio. La ragione del dissenso consisteva nel fatto che Ferro, dopo l’arresto aveva fatto ai magistrati una serie di dichiarazioni, nel 1980 nel carcere di Novara circolava anche Azzi Nico ed era l’ unico del suo gruppo. Ricordo che era amico tanto di Caruso che di Croce. Ho conosciuto bene Azzi in carcere a Novara dal 1980 al 1982 ed avevamo buoni rapporti. Da allora non ho avuto piu’ nessun rapporto con lo stesso. E’ persona che a parole e’ molto violenta ma che poi, alla realta’ dei fatti, non è di per se particolarmente pericolosa. Peraltro puo’ influire altre persone proprio per il suo parlare violento. Azzi, che io sappia, non e’ mai stato confidente della polizia, dei carabinieri o dei “servizi” . Era stato criticato perché dopo il suo arresto con le sue dichiarazioni aveva accusato Rognoni Gianfranco. Ricordo peraltro che Signorelli giustificava questo suo atteggiamento dicendo che tanto Rognoni era latitante e che quindi Azzi alleggeriva la sua posizione senza recare danni concreti a Rognoni. Circa la pressione dell’ onorevole Servello su Azzi, io non ne ricordo alcuna per il fatto della strage, ma per gli scontri del 12 aprile a Milano quando venne ucciso l’agente Marino. Circa le bombe usate in quell’occasione riconfermo che dopo il 12 aprile, fu Signorelli a portare a me direttamente 36 bombe, a mano che egli mi disse di aver ricevuto da Rognoni.

Signorelli mi disse che le bombe usate da Loi e Murelli facevano parte dello stesso lotto. A me Azzi disse che era stato lui a rubarle mentre prestava servizio militare. Non ricordo dove egli disse di averle prelevate e in quale corpo delle forze armate. Azzi non mi parlo’ mai di alcuna complicità con ufficiali o altre persone dell’ esercito per sottrazione delle bombe. Egli mi diceva che faceva l’ armiere. Azzi mi aveva detto che aveva sottratto una cassa di bombe a mano, ogni cassa contiene 72 bombe a mano, io ne ho avute 36 e non so dire dove siano finite le altre. Le ultime in mio possesso sono state ritrovate nell’alloggio di via dei foraggi quando venne arrestato Concutelli a Roma nel 1977. Non ricordo dove Azzi disse di aver prelevato le bombe. So che Azzi conosceva ferri cesare prima del suo arresto ma non so che tipo di rapporti essi avessero. Non so nulla di preciso circa lo scambio di esplosivo tra Azzi e Ferri. Azzi mi aveva detto che egli aveva dato esplosivo ad altri gruppi di Milano ma non so quali fossero, ne so da dove egli potesse prelevare l’esplosivo. Non ho mai sentito parlare di un capitano Migelli che potesse fornire armi o esplosivo. Azzi non ebbe mai a dirmi di contatti prima del suo arresto con magistrati. Non ebbe neppure mai a dirmi di canali per ottenere notizie di carattere processuale. Circa la questione di Feltrinelli, Azzi ebbe a dirmi che lui e il suo gruppo avevano pensato di mettere dei detonatori nella villa di Feltrinelli con l’intenzione di farli ritrovare alle forze dell’ ordine.

Il senso di questo gruppo era di orientare le indagini e l’opinione pubblica sul carattere stragista che avevano alcuni gruppi di sinistra come il gruppo “22 ottobre”. Mi disse che nella stessa ottica era stata organizzata la strage sul treno Torino – Roma, creando una serie di situazioni in modo tale chela pista sarebbe stata individuata certamente come rossa.
Ovviamente il disguido avvenuto nell’ innesto e il conseguente arresto di Azzi avevano smascherato questa manovra. In merito alla “cassetta” di cui mi chiede l’ufficio (che sarebbe stata trovata sull’ appennino ligure dopo l’attentato di Azzi) nulla posso dire. Si chiamava “cassetta” quel tipo di contenitore metallico usato per gli attentati del 12.12.69. Dette cassette contenevano il “timer” e l’ esplosivo. Mi viene letto una parte di un appunto dattiloscritto che l’ ufficio mi informa essere stato rinvenuto fra il materiale in possesso di Avanguardia Operaia e di provenienza ignota, parte in cui si parla di” cassette” e dei tagliandi della borsa di piazza Fontana e posso riferire che nulla so di una cassetta fatta ritrovare o trovata comunque in epoca vicina all’attentato di Azzi.

Parimenti non ho mai sentito parlare di un “colonnello” che fosse in contatto con Azzi. Non ho mai sentito parlare da Azzi o da altri di una riunione a Parigi e neppure di una partecipazione di uomini del Sid a riunioni preparatorie della strage o comunque di contatti di Azzi e rognoni con persone del Sid. Circa la nota riunione alla birreria tedesca di Milano Azzi mi disse che parteciparono lui, Signorelli, meli mauro e gente della Fenice di Milano. Non mi risulta che si volesse far trovare una cassetta analoga a quella usata per gli attentati del 12 dicembre. Posso dire peraltro che sia Freda che Fachini ebbero a dirmi qualcosa in merito ai “timers” cioe’ Freda mi disse che “timers” residuati dopo gli attentati del 12 dicembre erano stati consegnati a De Eccher Cristiano, persona di cui lui aveva piena fiducia e che poi lui li aveva consegnati a Delle Chiaie Stefano che non aveva piu’ voluto riconsegnarli, tenendoli come possibile arma di ricatto. Freda se li voleva far riconsegnare per accreditare presso i magistrati la tesi della consegna dei “timers” da parte del colonnello Amid. Mi disse che i timers erano stati consegnati a De Eccher subito dopo la strage. Quindi nel 1973, secondo questa versione avrebbe dovuto gia’ essere in possesso di Delle Chiaie. Non ho mai sentito che i tagliandi delle borse di piazza Fontana siano state in possesso di Rognoni o di Ferri Cesare. Non ho mai sentito parlare di una riunione avvenuta a Parigi, mentre anche il circolo di Tivoli “Drieu la Rochelle” era stato invitato a partecipare alla riunione di Lione del 1972, almeno cosi’ mi pare di ricordare; nessuno del nostro gruppo vi ando’ e ci limitammo a mandare una relazione che fu letta. Si trattava di una relazione di carattere politico. La prima riunione di Lione era stata indetta da Amadruz ed era stata preceduta da una riunione a Barcellona. Non ho mai sentito di rapporti di ferri con Cicuttini, non ho mai sentito di finanziamenti da parte di un industriale Magni di Monza. Non mi è mai giunta voce che Azzi abbia reso dichiarazioni abbastanza corpose, quali sono quelle contenute nel documento di cui l’ufficio mi ha dato lettura, ad alcuno o della polizia e dei servizi o a compagni di cella che poi possono aver dato ad altri queste notizie. Non mi è mai giunta voce che qualcuno dell’ ambiente di Azzi abbia fatto uscire per qualche via delle notizie avute da Azzi in carcere.

azzierognoni

Alle ore 13,00, la dr Ingrasci si allontana per altro impegno.

-dal carcere Azzi era in contatto con Cavallini tramite Folli Luca coimputato con Cavallini nel processo di Milano. A Novara Folli era in cella con Azzi ed Invernizzi Giorgio. Folli era riuscito a stabilire una volta uscito un contatto con Cavallini. Ricordo che Azzi Nico faceva pervenire a Cavallini dei messaggi usando il sistema della crittografia, cioè scrivendo su frontespizi di libri messaggi con il latte, che poi ritornano evidenti immergendo la carta nel te’. Azzi chiedeva a Cavallini di fare evadere noi tutti prestandoci appoggio per eventuali tentativi di evasione e appoggi. Cavallini, sempre tramite Folli, in qualche modo ci fece sapere che sarebbe stato disposto a darci una mano per far fuggire Azzi e me. Al momento non si fece nessun programma concreto di una fuga!
Dopo una breve sospensione, alle ore 14,20 si riapre il presente verbale.

– a Novara, oltre a Folli Luca, vi era un altro coimputato di Cavallini che rimase per breve tempo e che non ricordo come si chiamava. Folli fu tradito nel carcere speciale di Novara in quanto era stato coinvolto nei disordini avvenuti nel carcere di Padova. Egli si dichiara disposto a riprendere i contatti con cavallini per aiutarlo anche se non parlava di progetti specifici. Non ebbe mai a indicare di aver depositi di armi. I progetti di evasione miei e di Azzi non andarono poi a buon fine. Azzi poi non attuo’ mai alcun tentativo di evasione. Ho conosciuto Giuliani Egidio nel 1979 dopo la mia scarcerazione a novembre 1979 peraltro lo stesso era entrato in contatto con il mio gruppo tra Aleandri Paolo a metà del 1978.

Egli aveva rapporti con i vari gruppi, con quello di Sparapani e sangue, con gente di sinistra del Mcr, con il gruppo “Europa Civilta’ ” di Facchinetti, con il gruppo di Allatta a Latina e ad Aprilia. Da Giuliani sull’attentato a palazzo Marino non ho mai sentito dire nulla. Ne sentii parlare dallo stesso solo quando ricevette a Novara la comunicazione giudiziaria. A me disse che non sapeva nulla dell’ attentato chiedendo a me dove stesse palazzo Marino. Non mi è mai capitato di parlare di quest’ attentato con una delle persone indiziate e con Latino Fausto e Pompei Silvio ed Allatta Benito. Non saprei dire assolutamente se queste persone avevano a Milano alcune pedine o amici che potessero essere disposti a commettere un attentato con esplosivo. Di una strategia unica, ispirata da una “escalation” di violenza degli atti (prima omicidio Marino ed infine Bologna) non ho mai saputo nulla e nessuno l’ha mai avanzata. Con Giuliani avevamo un deposito in comune in cui c’era sia esplosivo che altro tipo di armi. Noi tenevamo questo deposito in comune in un casale sulla via prenestina. Il materiale venne invece trovato in un box sulla Prenestina. Si trattava, per l’ esplosivo, di materiale prelevato dalle cave intorno a Tivoli. L’esplosivo era all’aspetto granulato bianco e un po’ rosa e si trattava di gelignite e donarite. In questo deposito non vi era termite.

Peraltro puo’ essere che nello stesso deposito sia stata portata anche la termite di provenienza di allatta Benito che di poterne prendere quanta ne voleva presso una fabbrica di latina o nelle vicinanze e che mi pare si chiamasse “Termitalia”. Diceva che la rubava. Prendo visione del volantino 30.07.80 relativo allo attentato a palazzo Marino. Come gia’ noto, la sigla è la stessa usata per rivendicare il falso attentato a Signorelli nel 1979. La frase finale con riferimento ai rivoluzionari direi che è tipica della destra proprio per il riferimento a “tutti i rivoluzionari”. Per il resto non saprei ricondurre ad alcuno le altre parti del volantino. In carcere non si era commentato in alcun modo questo attentato a cui la stampa aveva dato poco risalto. Sulla questione Genghini confermo quanto dichiarato il 01.03.84. Nulla ho saputo di un arresto di Genghini avvenuto nel 1982. Ignoravo che Genghini fosse finito a Santo Domingo.

So che a Santo Domingo aveva aperto una clinica Guida Carlo Alberto medico chirurgo. Non ho mai sentito di latitanti che avevano trovato ospitalita’ a Santo Domingo a parte Guida. Mi viene chiesto se sono al corrente della persona di Milano che si reco’ ad Atene nel 1974 per incontrarsi con Massagrande. La persona che ha avuto la testa colpita a sprangate potrebbe essere Battiston Piero che era amico di Cagnoni Marco e forse di Castori Marco: era costui che teneva i contatti tra Milano e Perugia. Non ho mai incontrato Castori Marco o almeno non ricordo incontri con lui. Ho sentito parlare di Tedeschi Mario detto “Pippo”, e che era il capo dei cosiddetti “famigli” . Si era allontanato dall’ Italia dopo il primo processo di ordine nuovo. Nel 1977 vennero effettuati alcuni arresti ed egli si rifugio’ in Rhodesia ove si unì a Marino Mario, marito di Papa Claudia, che faceva l’ istruttore dei paracadutisti di un corpo speciale del regime bianco ed è uno di quelli che fanno uscire “Noi Europa” . Mi viene mostrata la foto di Dossola Camilla nata a Milano il 06.02.62 e dico che puo’ essere “Chicca” di cui parlo nella riunione a Magenta. A Milano chi distribuiva il giornale di “Costruiamo l’Azione”. A Milano chi distribuiva il giornale era anche un certo “Mario” e un certo “Marco”. Era un ragazzo magro e biondo il Marco e il Mario era piu’ alto del primo ed aveva i capelli castano scuro. I due vennero anche a Roma e credo fossero del Fdg. Non ho piu’ visto dette persone ne in carcere ne fuori. Mi viene mostrata la foto di compare Marco e dico potrebbe essere il Mario di cui ho parlato ma non sono certo. ­