Requisitoria pm Mancuso processo strage di Bologna 11.0.4.1988 – 4

Tutto viene lasciato andare davanti agli occhi di questi militari, di questi uomini dei servizi segreti e continua proprio in quegli anni, a rendersi sempre piu’ frenetica l’ opera di Gelli, raccontata ancora una volta da Aleandri, nel reclutamento dei militari. Abbiamo la vicenda della rivista “Politica e strategia”, di cui vi e’ un rapporto agli atti 07.12.82, che indica come in questa rivista interagissero i fratelli De Felice Fabio e Alfredo. “Politica e strategia”, periodico trimestrale a cura dell’Istituto Studi Strategici per la Difesa, Issed, con proprieta’ della rivista Filippo De Iorio, direttore responsabile Salomone Francesco e poi sostituito da Edgardo Beltrametti, assume tale carica in sostituzione di Edgardo Beltrametti.
Ecco ancora una volta questo collegamento stretto tra rappresentati delle istituzioni come De Iorio, inserito in delicatissimi compiti a livello governativo, con golpisti del calibro dei fratelli De Felice, con teorici della guerra rivoluzionaria, cui al Parco dei Principi, come Edgardo Beltrametti e futuri piduisti come il giornalista Salomone che ritroveremo nell’ ambiente e sul giornale Costruiamo l’ Azione. Sempre nell’ ambito del Golpe Borghese – Fronte Nazionale, Gelli operera’ in collegamento eversivo e massonico con tale avvocato Tilgher di Roma, come a pagina 5 del documento Maletti, e quanto nel dar conto di tutte le forze scese in campo in questa attivita’ eversiva, secondo le dichiarazioni e le rivelazioni, fornite dalle fonti del SID, tra le quali Orlandini Remo, per quanto riguarda la Toscana, racconta: brigata paracadutisti di Livorno, un colonnello e c’e’ il nome, un ufficiale superiore c’e’ il nome, otto ufficiali inferiori, sei sottufficiali. Erano inoltre presenti nei vari scaglioni militari di truppa, aderenti ad Avanguardia Nazionale, fatti inserire a cura dell’ avvocato Tilgher di Roma: buona parte dei nomi nota. Ma restera’ nota solo a Maletti. Avvocato Tilgher di Roma, avanguardista, che ritroveremo, che identificheremo innanzitutto nel Tilgher Mario nella lista che il contenuto sia nella lista italiana che nella lista uruguaiana nella P2 e sapremo passato al Grande Oriente, giuramento firmato, e sul quale si inserisce una storia particolarmente significativa: perche’ Licio Gelli quando consegnera’ alla magistratura fiorentina, che indaga sull’omicidio del magistrato Occorsio Vittorio una lista molto depurata di iscritti alla P2, inserira’ anche il nome di Tilgher Mario. Successivamente si rechera’ dal magistrato per altre precisazioni e tra queste indichera’ che l’avvocato Tilgher non e’ mai stato iscritto alla P2. Viceversa in quello stesso periodo risulta transitare dalla P2 al Grande Oriente d’ Italia, ripeto sia per documentazione italiana che per documentazione uruguaiana proveniente direttamente dall’ archivio di Gelli.
Vi sono poi, poiché in quel periodo diventa più frenetico il tentativo eversivo, siamo nei primi anni ‘70 con Gelli, protagonista abbiamo detto dal ‘71 al ’74, vi sono a scadenza fissa le circolari che Gelli invia ai suoi fratelli nel ’71, nel ’72, nel ’73.

Avremo le riunioni che la commissione ha spiegato che si trattava di più riunioni presso villa Wanda. (…) Anche qui egli nel corso di queste riunioni discuteva e elaborava misure per contrastare – questa e’ la circolare del ‘71 che cito: ” elaborare misure per contrastare la minaccia del Pci volta alla conquista del potere per stabilire opposizione di assumere in caso di ascesa al potere dei clerico-comunisti”, circolare a pagina 17 della relazione. L’ anno successivo dirama addirittura una lettera circolare ai militari iscritti alla sua loggia nella quale si traeva la conclusione che “solo una presa di posizione molto precisa poteva porre fine al generale stato di disfacimento e che tale iniziativa protesa essere assunta soltanto dai militari”. E sulla riunione di Villa Wanda, vi rinvio a quanto afferma la commissione P2, e a quanto dichiarato dal generale Palumbo, al senso di rammarico e di profondo disgusto che la presidente Tina Anselmi comunica al testimone nel congedarlo, rifiutando persino di arrestarlo. Al ruolo che in quegli anni assume, anche, Carmelo Spagnuolo procuratore generale della Cassazione e avvocature di processi pilotati, che interesseranno Gelli e il suo sistema di potere.

La circolare del ‘74, ve ne leggo pochissimi brani, mi auguro innanzitutto l’intestazione interessante “Centro Studi di Storia Contemporanea” – quindi sappiamo che sarà rivolta a tutti i fratelli di questa struttura che e’ una copertura della P2 – , sappiamo che Musumeci avrà una tessera intestata al Centro Studi di Storia Contemporanea, sappiamo anche dove gli verra’ consegnata nonostante le sue affermazioni in contrario. Dice cosi’ Gelli ai suoi fratelli: “mi auguro e auguriamoci insieme che si trovi finalmente la forza e il coraggio, la capacita’ di operare sinceramente, per estirpare il male maggiore che oggi ci affligge le eversioni, la delinquenza organizzata operante all’ombra dell’ideale politico di destra e di sinistra, non è allarmisticamente che si prevede un’estate veramente calda, direi scottante per una notevole quantita’ di problemi estremamente impegnativi, auspichiamo il rispetto delle leggi e la emanazione di quei provvedimenti intesi alla salvaguardia della dignita’ umana, diritto al lavoro, ecc”. Mentre richiamava all’ordine, con accenti squisitamente reazionari, Licio Gelli sovvenzionava la banda armata toscana, dedita ad attentati terroristici sulla linea ferroviaria Firenze – Bologna. Credo che questo argomento meriti un momento di attenzione. Dico questo non soltanto perché forte di una sentenza, sia pure di primo grado, che ha dichiarato Licio Gelli sovvenzionatore di terroristi dediti ad attentati dinamitardi, ma anche perché, presidente, vi è una tale mole di atti che vorrei in qualche modo commentare, sia pure in maniera estremamente succinta e rapida. Alcuni di questi, sono già stati letti ritengo, però opportuno rifarlo ripetere questa lettura anche perché sarà accompagnata dalla lettura di altri atti. Franci Luciano, Procura Repubblica Firenze 13.08.76: “questi fatti ho in mente di riferire hanno attinenza a un particolare ambiente che fa capo ad una persona di Arezzo, o meglio varie persone di Arezzo, poiche’ io temo che queste rivelazioni possono incidere negativamente sull’incolumita’ mia e della mia famiglia poiche’ tali fatti sono a conoscenza anche del Batani – su questo torneremo – desidero appunto che anche il Batani sia presente. Confronto Franci – Batani: “oggi posso precisare – dice Franci – che tali notizie riguardano i collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o meglio della P2, il SID alcuni elementi di destra sempre di Arezzo, nonche’ i rapporti avuti da Batani con un certo maresciallo dei carabinieri di Arezzo”. A questo punto interviene il Batani il quale dichiara: “in effetti ho fatto delle confidenze al Franci sul primo punto non intendo per il momento fare alcuna dichiarazione per timore”. Poi parla del maresciallo Cherubini, che sapremo essere in contatto con Cauchi (…). Sullo stesso punto Murelli Maurizio: “ricordo che effettivamente durante le pause del processo Mario tuti espresse giudizi molto duri, l’intenzione di uccidere Franci e Malentacchi, avevano sporcato l’immagine del movimento Nazionale Rivoluzionario richiamando collegamenti di questo movimento con la massoneria”. “Tuti – Latini Sergio – nelle pause del processo era molto arrabbiato perche’ in quei giorni era apparsa la notizia che Franci era stato colui che aveva tirato in ballo i rapporti tra il suo movimento e la massoneria. Ha fatto capire che non gli andava che fosse stato reso noto quel collegamento ammettendolo esplicitamente. Disse che appena gli capitava l’occasione avrebbe ucciso Franci”. Bumbaca: “non avevo mai saputo di contatti tra Cauchi e la massoneria o Gelli. In carcere pero’ ho saputo da Franci, che lo ha ripetuto parecchie volte, che esso Franci aveva ottimi rapporti, era in ottimi rapporti con Gelli e che la massoneria li avrebbe aiutati.

Queste cose Franci le ha ripetute anche dinanzi al tribunale di Firenze nel processo del Fronte Nazional Rivoluzionario. In mancanza della sentenza leggero’ alcuni brani, si tratta peraltro di deposizioni, riportati nella requisitoria del dottor Vigna di Firenze che riguardano appunto l’episodio del finanziamento: E’ ancora Brogi a riferire con dettagliate dichiarazioni circa un approvvigionamento di esplosivo di armi avvenuto in epoca compresa tra 06.03.74 e il 20.04.74: il camion contenente il materiale – secondo le dichiarazioni di Brogi – fu scortato da lui stesso e da Cauchi da Viserba di Forli’ fino a Ponte San Giovanni di Perugia, con l’aiuto di Bernadelli che usava la moto in tale localita’, – il passo si segnala per la coralita’ dei partecipanti – oltre che di Zani, Ferri, di Esposti, di Vivirito ora deceduti. Fu trasferito altrove un’ altra parte di esplosivo fu portato presso l’ abitazione di Cauchi a Monte San Savino e da qui con l’ aiuto di Brogi e Franci in localita’ Alpe di Poti donde tuti ne prelevo’ un quantitativo. Al procacciamento erano interessati anche i fratelli Castori”. Brogi individuato il casolare ove l’ esplosivo fu nascosto e tale esplosivo poi fu recuperato anche se l’intervento, dopo la strage dell’Italicus del teste imputato Del Dottore, nonche’ uomo collegato al SID”.

Ancora leggiamo in questo atto di accusa, ripeto che ha trovato una conferma, una prima conferma, nella recente sentenza della corte di assisi di Firenze: “Cauchi manteneva collegamenti – pag 106 – con i vertici romani del gruppo, intesseva rapporti con le persone che gravitavano nell’ambiente milanese di Ordine Nero, Mar Fumagalli, era strettamente legato a tuti presso il quale passo la sera del gennaio ‘75, in cui costui uccise due poliziotti e feri’ gravemente un terzo”. Eppure tutto cio’ non e’ ancora sufficiente a descrivere compiutamente la figura dell’imputato, che manteneva rapporti con persone inserite in apparati statali, si vedano sul punto le dichiarazioni non solo di Brogi ma anche di Vinciguerra o ai vertici di potentati economici della massoneria come Licio Gelli. E se e’ vero quanto afferma Vinciguerra, e non c’e’ ragione di dubitarne, sia per la forte personalita’ del dichiarante sia perche’ la circostanza si inquadra nel contesto sopra richiamato, riferendo un discorso di Cauchi questi pote’ sfuggire all’arresto perche’ avvisato da un non identificato appartenente alle forze dell’ordine e trovò poi rifugio in Spagna ove avrebbe, con altri latitanti dell’eversione nera, compiuto azioni ispirate dai servizi spagnoli. Sono poi documentati in atti i contatti che anche dopo la fuga di Arezzo, il Cauchi ebbe con i responsabili del servizio di Firenze, che all’epoca il magistrato che redigeva quest’atto non conosceva essere una persona il cui nome ricorre in questo processo, cioe’ il capitano Mannucci Benincasa.

Gelli – pag 107 –  mediante l’attribuzione della qualifica di sovventore della banda armata, sulla base delle dichiarazioni di Andrea Brogi: aveva riferito questi Andrea Brogi, di una consegna di danaro da parte del Gelli al Cauchi in vista di azioni di addestramento e di preparazione sul piano militare di persone che avrebbero potuto assumere iniziative dopo il referendum sul divorzio. Degli interrogatori del 01.12.86 e 19.12.86. Brogi ha precisato con maggiori dettagli lo svolgimento dell’operazione di finanziamento che fu concordato tra Gelli e Cauchi accompagnato da Mauro Mennucci. Si tratta di un ufficiale dell’arma dei carabinieri cioe’ quel Salvatore Pecorella inquisito nel gennaio ‘74 anche arrestato nell’ambito delle indagini sul golpe Borghese e anch’egli iscritto alla loggia P2. L’intervento di Pecorella fu propiziato, secondo la narrazione di Brogi, dall’ammiraglio Birindelli, anch’egli della loggia, la cui deposizione non contraddice il racconto del Brogi che doveva servire a garantire a Gelli la serieta’ dell’operazione e che i finanziamenti “non si perdevano e non finivano in cose inutili”, cito tra virgolette: “fu appunto in seguito a quell’intervento che il Gelli erogo’ la somma di lire 18000000 che servi’ anche all’approvigionamento delle armi e dell’esplosivo del periodo compreso tra il 6 marzo ed il 21 aprile, senza peraltro che a Gelli fossero date particolari indicazioni sull’operazione”. Brogi, poi si parla dei supporti a queste dichiarazioni e della riunione che fu indetta da tutti costoro nell’abitazione di Paolo Signorelli sul lago di Bolsena, alla quale anche Brogi partecipo’ sia pure con funzione di copertura esterna. Un primo supporto a quelle dichiarazioni – pag 108 – proviene da Sergio Calore persona altamente attendibile e, il riscontro di cui si tratta, pare sia particolarmente rilevante. Riferisce Calore di “avere appreso da Concutelli che nel ‘76 il gruppo perugino voleva introdursi in una villa presso Arezzo e qui impossessarsi di documenti custoditi in tale villa da un’esponente della massoneria. Ma Pugliese aveva bloccato l’operazione affermando che quel personaggio che abitava nella villa non andava toccato”. Vinciguerra apprese direttamente da Cauchi, Gallastroni anche qui abbiamo documenti provenienti direttamente dalla polizia: Gallastroni parlo’ a personale della Digos di Arezzo di somme date da Gelli a Cauchi, anche se poi cerco’ di stemperare il discorso. Franci sin dal ‘76 aveva assunto iniziative di rivelare i rapporti tra Gelli e la destra eversiva, e via, e cosi’ via di seguito. (…) L’informativa che la polizia di Arezzo il 06.08.80 invia all’illustrissimo signor Questore dice questo “accertamenti connessi all’ attentato di Bologna riferiva che non era, questo Gallastroni, che non era in grado di indicare dove potesse trovarsi il Cauchi ed aggiungeva che all’ epoca delle indagini sul gruppo Tuti, detto Cauchi era amico di Licio Gelli dal quale avrebbe ricevuto somme di danaro”. Gallastroni Giovanni: “Cauchi era amico di Gelli” (…). Ma Cauchi si e’ detto fugge il giorno in cui Tuti ammazza i due poliziotti e ne ferisce gravemente un terzo. Cauchi quella mattina si dirigeva in casa di Tuti, quella sera si dirigeva in casa di Tuti e successivamente dopo questo crimine saranno a cena insieme.

Presidente qui vi e’ anche un atto ufficiale proveniente Firenze 20.12.77. Il centro di Firenze scrive al signor capo reparto D di Roma, racconta come vi siano stati rapporti tra il SID e Cauchi e su questi rapporti vi e’ stato il segreto di Stato su chi abbia mantenuto questi rapporti e’ stato opposto il segreto di Stato, come il servizio abbia avvicinato Cauchi in occasione dell’attentato alla casa del popolo di Moiano, poiche’ si avevano seri sospetti nei confronti di Batani rientrato alle 5 del mattino. Bene avvicinano Cauchi, che confidenzialmente si seppe essere vicino al Batani e in grado di dare confidenze. Il Cauchi si dimostrò subito interessato a parlare del Batani scagionandolo completamente dalla sospetta partecipazione all’ attentato di Moiano. Preciso’ in particolare che il Batani non era mai stato alla casa del popolo di Moiano e che erano quelle testimonianze erano da considerarsi false. E infine che il Batani era rientrato effettivamente alle 23,30 e non alle 5. Questo e’ un concorrente, Presidente, che va a scagionare un attentatore del calibro di Batani ed era un collaboratore del SID di Firenze. Fu chiesto al Cauchi se fosse in possesso di qualche notizia relativa agli altri inquisiti e senza esitazione avvio’ il discorso su Brogi, definendolo un sicuro provocatore. Era il momento in cui gia’ lo aveva condannato a morte ed aveva anche tentato, deciso di sopprimerlo.
Alcuni giorni piu’ tardi, fine maggio, il Cauchi telefono’ al numero datogli al Sid, Presidente, per comunicare che il Batani sarebbe tornato entro una decina di giorni ad Arezzo. Ma “con l’ incontro del 19 giugno si concluse il rapporto con Cauchi, per quanto e’ dato ricordare, cio’ puo’ essere dipeso – dice lo scrivente – dall’ approssimarsi del periodo delle ferie estive”. E quanto saranno drammatiche quelle ferie estive, come il Cauchi partecipera’ a quegli eventi lo sapremo tutti. “Passeranno sette mesi – e ancora il rapporto – prima che il Cauchi si faccia vivo”. “Cio’ dovrebbe essere avvenuto la sera del 26.10.75 o 27.01.75 verso le 22 – 23 allorche’ cerco’ per telefono l’ elemento che lo aveva contattato, a quell’ ora assente dall’ ufficio. Rintracciato fece dire al Cauchi, che aveva lasciato detto che avrebbe richiamato di dare un recapito telefonico. Cosa che il Cauchi fece di li’ a poco dicendo che poteva essere richiamato al posto telefonico pubblico della stazione delle ferrovie dello Stato di Milano”. Il Cauchi era gia’ stato raggiunto, era gia’ stato emesso nei suoi confronti ordine di cattura, era latitante telefonava al Sid e lasciava il suo recapito per essere successivamente rintracciato. “Chiamato successivamente dal contattante, Cauchi rispose effettivamente dal recapito datogli e chiese subito all’ interlocutore se era in grado di metterlo in contatto con il pm che stava conducendo le indagini di Arezzo, e per l’omicidio di Empoli il 24 precedente Tuti ecc. Si disse completamente estraneo alla vicenda, voleva chiarire ogni cosa col magistrato. Fu conseguentemente preso contatto, Cauchi ripete’ , Donati Luca confermo’, l’ avvenuta fuga. La conferma Presidente, la chiusura di questo rapporto, nello stile di quella informativa che vi ho detto: “Da allora non e’ stato attuato alcun tentativo di acquisizione di notizie sulla latitanza del Cauchi, nella precisa preoccupazione di non ingenerare in chicchessia, mal fidati sospetti di collusione col soggetto, si puo’ e si deve pur dire, Giannettini docet”… E chiude questo rapporto.

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Andrea Brogi – dichiarazioni 31.01.1985 prima parte

Adr: e’ vero che io per primo ho parlato di traliccio suscitando una normale sorpresa nel GI che non mi aveva mai chiesto nulla sul punto. Per il resto confermo tutto quello che ho detto in precedenza. Io ho collegato Cauchi a Pistoia perche’ quando lessi sui giornali dell’ attentato al traliccio di Pistoia ricordai che nel periodo in cui fummo insieme ad Arezzo, Cauchi mi aveva parlato di Pistoia.
In Garfagnana Cauchi e’ andato più volte e la zona gli sembrava ottima perche’ aveva piu’ vie d’ uscita verso l’ Emilia o verso la lucchesia e poi Cauchi aveva trovato una strada che dalla Garfagnana magari attraverso una galleria portava sul mare verso Camaiore e collegato a questo discorso c’ era il discorso sulla provenienza dell’esplosivo. Ripeto che nella zona di villa Collemandina dove in questi ultimi giorni ho accompagnato la polizia, andammo io, Cauchi e Menesini solo ed esclusivamente per la riunione col Graziani.

Confermo quello che ho detto prima sui due viaggi uno con Menesini e l’altro io e Cauchi da soli la mattina dopo.

Confermo che quella notte io e Cauchi dormimmo sulle mura di Lucca anche se al GI sembra un po’ particolare che in tempi non sospetti non ci fosse una casa di Lucca che ci ospitava. Il mulino dove sono andato l’altro giorno con la polizia, undici anni fa era sicuramente in condizioni migliori di adesso, c’ era un tavolo e c’ erano delle sedie e una riunione poteva benissimo essere fatta perché tutto sommato è altrettanto sporca e non aveva servizi igienici adeguati. Per Cauchi il posto andava bene come sicurezza e di fatti lui cercava un posto sicuro perche’ il luogo dove si era tenuta la riunione precedente non era affidabile.
Il problema erano le macchine che in tre o quattro potevano essere messe vicino alla casa ma quelle in piu’ dovevano per forza rimanere sulla strada e quindi visibili a chiunque. Io alla riunione con Graziani non andai non so neppure se si tenne in quel posto sui partecipanti alla riunione Cauchi mi fece alcuni nomi che non ricordo con precisione e che sono quelli di cui ho parlato l’ altra volta.

Adr: nella zona di Pistoia conoscevamo un certo Gori, un ragazzo alto forse qualcosa più di 1,80, robusto, massiccio, moro di capelli molto curato, con capelli all’ indietro, aveva tre o quattro anni più di me, aveva gia’ fatto il militare, frequentava palestre, aveva un’ auto ed era molto legato a Caradonna, aveva frequentato ordine nuovo in via dei Pepi a Firenze, economicamente stava benino e forse aveva attività artigianali in proprio.

Adr: si alla riunione in Garfagnana ci sono stato e fu fatta pochissimo tempo dopo aver individuato il posto e fu fatta proprio nel posto dove l’ altro giorno ho accompagnato la polizia. Graziani Clemente non venne, ma a rappresentarlo c’ era Massagrande e da qui una certa delusione di Cauchi.

C’ era Pugliese, c’era uno dei fratelli Castori, c’era Gubbini che aveva un giubbotto verde con tante tasche, c’ era Carmassi, Catola e’ un nome che io ho sentito in quel luogo ma francamente non mi sento di dire che c’ era, c’ era Tomei, c’ era quel Barbieri di Bologna che ha avuto problemi con giustizia per rapporti con certo di giovane all’ epoca degli incidenti del Minghetti, c’ era Benardelli che poi ho rivisto come mio coimputato a Bologna.

C’ era uno della zona di Terni o di Rieti ma non ricordo come si chiama, da Brindisi venne uno che aveva non meno di 35 anni, una persona matura, che aveva un libricino sui nazi maoisti e mi pare provenisse da esperienze dell’ ultra sinistra. Da Firenze venne Petrone Franco insieme ad un altro che mi pare fosse Bressan Luca ma sulla presenza di Bressan non sono affatto sicuro. La presenza di Tilgher la lego ad una positiva affermazione fattami da Cauchi, da Torino venne uno che faceva da portavoce o da rappresentante ma non da guardaspalle di Francia salvatore che non venne, c’ era uno del profondo sud, con pugliese c’ erano due Romani, fra i quali uno aveva intorno ai 30 anni, portava i capelli all’indietro e impomatati e veniva dalla zona di Latina e aveva a che fare con i fatti di Sezze e con Saccucci. Uno era di Sanremo o di un posto limitrofo come Arma di Taggia, uno di Rimini che era molto legato ad un avvocato forse di nome Pasquarella che aveva lo studio a Rimini a cento metri da piazza Cinque Martiri, c’ era un calabrese molto magro che faceva l’ universita’ a Napoli.
Dalla zona di Grosseto doveva venire ma poi non venne uno dello entroterra dell’ Amiata che poi aveva a che fare con Orbetello. Io penso che c’ erano complessivamente un po’ meno di 30 persone, di molti dei presenti francamente non ricordo nulla, ricordo anche che si disse che da Padova non era venuto nessuno perche’ quella era un’ altra parrocchia con un altro santone o una frase simile.

Sono sicuro che prima di questa c’ era stata un’ altra riunione con Graziani; questa prima riunione era stata fatta in un posto che non so ma che Cauchi e gli altri giudicavano non sicuro perche’ alla riunione era andata qualche persona o non gradita o non affidabile per le connivenze che aveva. Io penso a Pecoriello ma Cauchi lo difendeva perche’ dopo la riunione dove era stato Pecoriello la polizia non si era mossa per nulla, comunque proprio per cambiare criterio rispetto alla riunione precedente Augusto aveva scelto un posto diametralmente opposto al primo. Alla casa dove ho portato la polizia l’ altro giorno c’ era un tavolo e poi c’ erano delle sedie che sorreggevano delle assi con sopra delle coperte di tipo militare marrone con righe piu’ chiare. La gente era sparpagliata nelle due stanze al piano terra comunicanti fra loro.

Io ricordo che all’ inizio girava un documento scritto piu’ o meno articolato in tre punti: 1- contarsi 2- un programma 3- sviluppi della somma dei primi due. Il primo a parlare fu Carmassi il cui discorso sostanzialmente era questo; quelli di Avanguardia Nazionale come lui erano quasi tutti meridionali, molto ben presenti a Bari dove contavano sia in piazza che all’ universita’ nonche’ a Brindisi e poi in Calabria, mentre invece quelli di AN al nord erano solo piccole avanguardie.
Anche uno di Roma assecondò Carmassi insistendo sul vecchio contrasto per cui AN aveva come retroterra il sud agricolo mentre ordine nuovo era proiettato su un versante populista e socializzatore dove erano possibili accostamenti con gli extrapalamentari di sinistra. Un’ altro che parlo’ fu Gubbini che fece una specie di autocritica perche’ in ordine nuovo c’ erano delle enormi sacche vuote e lui per esempio doveva fare tantissimi chilometri per seguire le marche e l’ Umbria, Gubbini poi indicava la difficolta’ di riuscire a pescare nell’ area oltranzista che gravitava intorno al MSI, ricordo benissimo che parlo’ Pugliese con un discorso molto ampio: Pugliese disse in sostanza questo: bisognava numerare tutte le forze disponibili; c’ era un primo gruppo di persone che si potevano definire anche gli “sputtanati” nel senso che erano gia’ finiti nel mirino della polizia o della magistratura.

In questa prima aerea c’ erano anche quelli che avevano posizioni all’ interno del MSI e che come tali erano conosciuti pubblicamente. C’ era invece un secondo gruppo che lui chiamo’ l’ area serbatoio dove c’erano quelli che pubblicamente non erano conosciuti; il programma doveva essere sia di azioni di guerriglia e sia con molta vivacita’ di riprendere le manifestazioni di Reggio Calabria o di l’Aquila per destabilizzare ma sfruttando problemi sociali esistenti come la disoccupazione che toccava il sottoproletariato e che doveva essere recuperato; e’ vero che Avanguardia Nazionale aveva un retroterra piu’ povero dove anche gli studenti erano in gran parte meridionali ed erano stati costretti a sbattere a Trento per finire gli studi; a questo punto si imponeva un salto di qualita’; il salto di qualita’ doveva essere diretto da una terza linea o terzo livello che doveva fungere da intellighenzia; poi ci doveva essere una seconda linea o secondo livello che doveva essere di tipo clandestino e che doveva realizzare lo scontro occulto con manovre

Che lo Stato non si poteva attendere; gli appartenenti a questo livello dovevano continuare la loro vita normale ma dovevano prepararsi agli scoppi, ci doveva essere anche un primo livello o prima linea che doveva realizzare lo scontro frontale col sistema sulle piazze e pubblicamente; del secondo livello c’ erano occulti in tutte le parti di Italia ed alcuni erano nostri ma facevano i consiglieri comunali entro partiti di governo, e dopo questo esempio lui parlo’ di uno di questi che si era dimesso il che era piu’ grave di una sconfitta al primo livello; sugli occulti del secondo livello non fece nessun nome e come non fece nessun nome del terzo livello; il terzo livello doveva dirigere e gestire anche il secondo livello; Avanguardia Nazionale doveva inserirsi maggiormente al primo livello perche’ i suoi uomini erano tutti sputtanati, andavano meglio sulle piazze e poi praticamente non c’ erano al nord; il secondo livello doveva essere fatto soprattutto da Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli scoppi Pugliese Peppino disse che potevano avere quattro obiettivi: 1- ambienti di informazione del regime ovvero di deformazione dell’ informazione e parlo’ di giornali come il Tirreno e il Corriere della Sera; 2- ambienti che spolpano i cittadini come esattorie o roba del genere; 3- obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti; 4- ambienti militari. Pugliese disse che il quarto obiettivo vi sembrera’ strano. Difatti molti protestarono e Cauchi disse che era molto perplesso su questi obiettivi militari, invece quello di latina si disse d’ accordo con pugliese il quale replico’: non torniamo a fare discorsi romantici, leggiamo dentro le parole dei libri, quando una pianta si secca il male va visto alle radici. Cioe’ Pugliese sosteneva che gli ambienti militari cominciavano ad essere a noi e accenno’ anche ai CC l’ arma che nella nostra area era stata tanto cara al tempo fanciullesco. All’ interno del discorso sugli ambienti militari si accenno’ anche ad obiettivi americani o nato e fu rammentato Camp Darby.

Che io ricordi non vi fu una ripartizione per territorio degli obiettivi perche’ fu lasciata molta autonomia alla fantasia dei gruppi locali. Al discorso di pugliese seguirono molte domande che non nascondevano perplessita’ e titubanze, io ricordo fra i perplessi Petrone e quelli di Rieti, in sostanza si facevano presenti le difficolta’ sulla operativita’ immediata del secondo livello che esisteva ma non era preparato, e si opponeva che ci voleva tempo per prepararsi adeguatamente. Tomei aggiunse di suo che avevamo una cieca fiducia nei personaggi del terzo livello che al momento giusto ci avrebbero dato direttive giuste – la risposta di pugliese fu di non fare del disfattismo di non preoccuparsi e di darsi invece da fare e che comunque nel terzo livello era pronto a fare da consulente a tutti i gruppi locali; ricordo che a un certo punto i Romani parlarono fitto fitto fra di loro dopodiche’ Massagrande disse chiaramente che a breve scadenza ci sarebbe stata una nuova riunione nella capitale mentre incitava tutti a muoversi e a darsi da fare.

Ricordo che c’ era un terzo romano tozzo, non alto che sembrava un pacioccone portava una sciarpa e il basco ed era coetaneo di Pugliese Peppino; questo terzo alla fine alla fine della riunione raccolse il foglio che ci era stato dato all’ inizio e controllo’ che ciascuno restituisse quello che ci avevano dato, si trattava di copie numerate durante la riunione il terzo Romano prendeva appunti sul block notes e ricordo che gubbini chiese se quelli appunti finivano strappati alche rispose piccato Massagrande che lui personaggi sporchi non ne aveva mai portati; la discussione verteva sui rapporti col centro e Cauchi si propose come staffetta perche’ gia’ lui aveva contatti con Roma e Milano; ricordo che ad un certo punto pugliese si arrabbio’ e disse che non voleva arrivare ad imboccarci e che ci doveva essere un po’ di fantasia; quanto al procurarsi esplosivo ed armi dai Romani si disse che ognuno doveva sfruttare nell’ immediato la sua fantasia svuotando cartucce, prelevando esplosivo dalle cave, e utilizzando le caserme per prendervi armi e esplosivo – mentre in un secondo momento il centro sarebbe intervenuto direttamente. Fu detto che i rilevamenti degli obiettivi dovevamo farli fare agli insospettabili per evitare di essere scoperti e per fare entrare gradualmente gli insospettabili nella dinamica del nuovo clima. Fu chiesto anche come comportarsi per le rivendicazioni delle azioni dei gruppi locali, Massagrande disse di usare nomi nuovi di personaggi come Codreanu o Drieu La Rochelle. Ci fu anche un accenno minimo al giovane Romualdi, fu aggiunto che le rivendicazioni andavano fatte con un ciclostilato unico ma il contenuto politico doveva soddisfare ordine nuovo e Avanguardia Nazionale, chi leggeva doveva capire che c’ erano due anime dal tipo di fraseologia impiegata.

Bisognava stare molto attenti ai personaggi sputtanati, bisognava tenersi sempre presenti con la mente. Bisognava farsi vedere nei momenti giusti e nei posti affollati. Bisognava tenersi sempre pronti una specie di alibi o comunque una via di uscita se si finiva nei guai ed io mi ricordo che e’ questo che facemmo quando successe la storia di Moiano e noi distribuimmo le presenze alla cena a Verniana di Monte San Savino mettendoci le donne e insomma in maniera tale che non si capisse bene quello che era successo. Tornando alle persone della toscana presenti a questa riunione in Garfagnana io sono sicuro che il Batani non venne perche’ era molto esposto nella federazione del MSI, ma sapeva della riunione.

Non c’ erano ne’ Gallastroni ne’ Malentacchi ne’ Franci ed io continuo a dire che rimasi sorpreso quando vidi Franci coinvolto nel deposito dell’ esplosivo dell’ Alpe di Poti, per me Franci era un bravo ragazzo ma nulla di particolare. Io ho l’ impressione che ad Arezzo vi fosse un gruppo nel gruppo e che i fili fossero condotti dal Cauchi. Alla riunione in Garfagnana non venne il Menesini, non so se ci fosse Affatigato, non credo di avere visto Tuti mentre sono sicuro che con Tomei venne uno di Lucca che rimase all’ entrata piu’ o meno vicino a me a fare di guardia ma io non lo vidi alla luce;

Quando arrivammo io e Cauchi c’ erano gia’ molte persone. Dopo la riunione in Garfagnana alla quale mi disse Cauchi che alcuni non erano venuti perche’ ne avevano fatti altrove di similari, Cauchi ando’ a Roma e mi pare che la sua macchina non andasse bene per cui prese il treno ad Arezzo e mi pare avesse appuntamento con altri alla stazione termini. Di ritorno da Roma Cauchi mi disse che era stato a una riunione con molte meno persone di quante ce ne erano in Garfagnana. A Roma dissero a Cauchi che da Arezzo si aspettavano molto di piu’ perche’ lui prima aveva magnificato le cose ma poi al momento di concludere non c’ era tutto quello che aveva detto lui.

A questo punto dandosi atto che a meta’ della verbalizzazione e’ andato via il dr Vigna ed e’ sopraggiunto l’ avvocato V. Valignani.
Si sospende l’ interrogatorio rinviandolo alle 16.30.

L.c.s. ­

Andrea Brogi – dichiarazioni 29.01.1986 Italicus bis

Nel ricostruire la sequenza temporale dei vari avvenimenti faccio presente che mi trasferii da Firenze ad Arezzo verso il 5 o 6 di gennaio; circa una settimana dopo vi fu l’ incontro a Roma con Pugliese Peppino; circa due giorni dopo questo incontro io e il Cauchi ci recammo a Collemandina per effettuare la ricognizione del luogo; verso la fine di gennaio va collocata la riunione di villa Collemandina. Ritengo che l’incontro con Pugliese abbia avuto la funzione di preparare questa riunione. La ricognizione a Collemandina la effettuammo con Menesini perché era esperto della zona.

La responsabilita’ organizzativa della riunione era pero’ di Cauchi. Adr: nei primi verbali non ho detto completamente la verita’ in quanto non volevo scoprirmi completamente, non ero ancora deciso ad ammettere le mie responsabilita’ per Vaiano e soprattutto avevo delle remore in quanto temevo di poter venire coinvolto indirettamente nell’ Italicus. Cosi’ dunque, ad esempio, all’ inizio non parlai del Menesini e dissi che la ricognizione a Collemandina l’avevamo fatto con Pecoriello, il cui nome era già ampiamente compromesso.

Adr: alla riunione di villa Collemandina partecipò il Massagrande, Pugliese, Tomei, Gubbini, Benardelli, Tilgher, Petrone, Bressan, Carmassi (che non vidi personalmente e la cui presenza mi fu segnalata da Augusto), nonche’ persone di Grosseto, di Rimini, Rieti, delle puglie, della Calabria, di Terni e della Liguria che mi vennero indicate dal Cauchi. Di bolognesi c’ era il Barbieri, nonche’ un altro che in precedenza avevo incontrato nello studio dell’ avv Pasquarella di Rimini e prima ancora durante gli scontri avvenuti a Bologna davanti al liceo Minghetti. A questi scontri era presente anche il La Manna Vincenzo.

Adr: durante il mese di febbraio sono avvenuti i seguenti fatti: Durante il mese il Cauchi effettuo’ molti viaggi a Perugia, Rimini, Milano, nonché una volta a Falconara. In questo periodo il Cauchi cercava dell’ esplosivo e riteneva di poterlo trovare facilmente presso delle cave. Comunque disponeva gia’ di una scorta di esplosivo, si trattava comunque di poca cosa, che teneva all’ Alpe di Poti e che si era portato con se da Massa. I viaggi a Milano li effettuava verosimilmente per andare a trovare i vari elementi del gruppo milanese. Questa comunque è una mia deduzione perche’ il Cauchi non mi diceva chi andava a trovare, o meglio ero io che non glielo chiedevo. Ebbero luogo gli incontri del passo della Futa, di Montesilvano e di Roma. A quest’ ultimo peraltro non partecipai.

Il primo incontro fu quello del passo della Futa che avvenne per un fine settimana. Prendo atto che l’ufficio ha consultato il calendario del 1974 e dichiaro che potrebbe essere avvenuto o per il fine settimana del 3 o per quello del 10 di febbraio. L’ incontro di Montesilvano ebbe luogo circa 10 – 15 giorni dopo quella della futa. La riunione di Roma ebbe luogo pochi giorni dopo Montesilvano. Quanto all’ incontro della futa mi riporto alle dichiarazioni rese al dr Minna. Avvenne circa 15 giorni dopo villa Collemandina.

Adr: all’ incontro di Montesilvano era presente l’ Esposti, il Ferri, il Cauchi, uno di Bologna che è lo stesso della riunione di Collemandina. Si trattava di una persona alta, piuttosto magra, con capelli scuri ed all’ epoca di circa 28 anni. C’ era un’ altra persona che ho identificato nel D’Intino o nel Vivirito. Si tratta della stessa persona dell’ attentato di Vaiano. Si tratta di un uomo, all’ epoca dell’ età di 23 o 24 anni, con viso regolare, di statura non alta. Portava capelli lisci con la riga ed il ciuffo sulla destra. Aveva capelli sul castano scuro. Scopo della riunione di Montesilvano era quello di stringere i tempi per l’ esecuzione di attentati. Infatti dopo la riunione di villa Collemandina i diversi partecipanti rientrarono nel loro ambiente, ove riportarono le indicazioni emerse durante l’ incontro relative agli attentati, agli esplosivi ecc..

Con cio’ si ebbe una prima “scrematura” dell’ ambiente nel senso che molti si tirarono immediatamente indietro ed addirittura rientrarono nelle file del Msi. Altri, invece, avevano dichiarato la propria disponibilita’ a simili iniziative e tuttavia si erano fermati di fronte alle prime difficoltà pratiche, quali ad esempio il reperimento dell’ esplosivo, l’ addestramento all’ uso degli ordigni ecc.. Prima dell’ incontro di Montesilvano, il Cauchi si era recato da solo a Roma ove aveva parlato con pugliese, quasi millantando capacità operative del gruppo aretino che in realta’ erano pressoche’ insussistenti. Dopo l’ incontro di Montesilvano, vi fu invece un altro viaggio del Cauchi a Roma. Questa volta incontro’ il Signorelli, dopo che ad Orte era andato a prendere lo Zani, col quale aveva appuntamento in stazione. Della riunione di Roma mi parlo’ il Cauchi, il quale mi disse che ebbe luogo in una villa vicina ad un lago appartenente ad un professore. Piu’ tardi mi venne detto che questi era il Signorelli. Parteciparono molti di quelli che gia’ erano stati a Collemandina, lo Zani, Esposti e forse anche il Ferri. Mi sono spesso domandato perche’ questo incontro abbia avuto luogo presso il Signorelli e non presso il Pugliese e, sulla base di quello che aveva detto augusto in merito alla riunione, mi formai il convincimento che a Roma si era creata una spaccatura sul tipo di azioni da eseguire.

Da quanto ho capito vi era una tendenza in cui era accentuato il momento politico e che trovava espressione nel Pugliese. Questi è vero che a Collemandina aveva parlato di attentati a vari obiettivi fra i quali i mezzi di trasporto, ma li vedeva inseriti in un progetto politico ben preciso di vasta scala e di lunga durata, nel cui contesto gli obiettivi venivano individuati sulla base di specifiche ragioni, e percio’ tendenzialmente in modo selettivo.Gli attentati di ON, diretti verso obiettivi con evidente valenza simbolica, rientravano certo in questa prospettiva. Dall’ altra parte, invece, in particolare i milanesi, tendevano alla destabilizzazione fine a se stessa e percio’ per loro andava bene qualsiasi tipo di attentato ed anzi gli attentati da loro eseguiti nell’ ambito di on ebbero effetti piu’ gravi degli altri proprio perche’ i milanesi tendevano puramente e semplicemente alla destabilizzazione. Orbene il fatto che la riunione di cui ora ci stiamo occupando sia avvenuta presso il Signorelli, mi lascia ritenere che questi abbia accolto questo secondo orientamento. Il Cauchi certamente in precedenza ando’ a Roma nel tempo fra l’ incontro della Futa e quello di Montesilvano e secondo me è in questa occasione che stabilì un contatto con Signorelli e che la “linea milanese” ricevette un avallo da parte di quest’ ultimo. Tutto cio’ mi fu detto da Cauchi al ritorno dal viaggio a Roma.

Adr: il Tuti era certamente allineato sulle posizioni dei milanesi e tuttavia, essendo molto individualista, difficilmente avrebbe potuto prendere direttive da altri. Come e’ emerso da numerosi episodi (ricordo la questione dell’esplosivo bagnato dell’Alpe di Poti, la storia dei tralicci ecc.) Vi era un certo antagonismo tra il Tuti ed il Cauchi ed il Tuti pareva avere un collegamento diretto con Roma.

Adr: Ordine Nuovo di Lucca reagi’ negativamente al progetto di fare attentati. Il Tomei resisteva a questa idea, era una persona posata e limitava l’ attivita’ di Ordine Nuovo di Lucca ad iniziative quali manifestazioni, organizzazione di biblioteca, palestre ecc. – nell’ambiente di Tomei, tuttavia alcuni elementi subirono senz’altro il fascino del Tuti ed intrattenevano con quest’ ultimo rapporti personali al di fuori della attivita’ di Ordine Nuovo di Lucca. Dico tutto questo poiche’ fu lo stesso Tuti, in un colloquio con Augusto cui ero presente, a dire che a Lucca c’ erano delle persone che non erano dei “cacasotto” come il Tomei, e cioe’ che erano disponibili a partecipare agli attentati.

Adr: il 06.03.74 eseguimmo i due attentati ai tralicci, uno io e Augusto, l’ altro il Ciolli ed il Rinaldini. Questi attentati svelarono la limitatezza delle nostre possibilità operative ed indussero il Cauchi ad un ancor piu’ frenetico attivismo. Gli attentati ai tralicci furono eseguiti con l’ esplosivo che il Cauchi si era portato da Massa e che custodiva nel deposito del Alpe di Poti. Tale esplosivo era umido e venne utilizzato soltanto per i due tralicci. Quello bagnato e non utilizzato venne gettato via. Il deposito di Alpe di Poti venne poi utilizzato per nascondere l’esplosivo acquisito a Rimini. Orbene gli attentati ai tralicci sono del 16 marzo 1974 nella settimana successiva il Cauchi effettuo’ alcuni viaggi e fece molte telefonate; è circa di questo periodo il viaggio a Pisa durante il quale io e il Cauchi incontrammo l’ Affatigato ed il Tuti successivamente vi furono i contatti tra Cauchi e Gelli per il finanziamento. Il Cauchi ricevette i soldi circa due giorni prima del trasporto delle armi. Questo avvenne prima dell’arresto mio e del Cauchi risalente al 11.04.74. La rissa che diede luogo all’ arresto è 08.04.74 ed a quella data avevano gia’ sistemato da qualche giorno l’esplosivo nel deposito dell’Alpe di Poti.

Adr: nella ricerca di armi e esplosivo Cauchi augusto in un primo momento si rivolse al Bumbaca, il quale probabilmente aveva le relazioni giuste per procurarle. Il Bumbaca tuttavia era persona che aveva accolto in modo molto restio i discorsi sugli attentati; era legato al Msi ed avrebbe dovuto venir messo al corrente di molte cose che augusto non voleva dirgli. Per questo venne meno l’ ipotesi di utilizzare Bumbaca come intermediario per l’ acquisto di armi. Per giunta augusto gli aveva detto che a Roma si pensava di pagare la fornitura di armi ed esplosivo con soldi falsi ed il Bumbaca a questo punto rifiuto’ qualsiasi collaborazione.

Caduta l’ipotesi di servirsi del Bumbaca, il Cauchi telefono’ a qualcuno a Milano che gli fisso’ l’ incontro di Cantagallo con una persona della quale non ho mai saputo il nome che si presento’ ad augusto portando con se un vero e proprio catalogo di armi. Questi ed il Cauchi si incontrano da soli. Questa persona disse ad Augusto che le modalita’ della consegna avrebbero dovuto venir concordate con tale Savino, a Rimini. Cosi’ , effettivamente, il Cauchi si reco’ a Rimini per incontrare questa persona pochi giorni dopo l’ incontro di Cantagallo. Fui io ad accompagnare augusto a Rimini, ma, durante il colloquio col Savino rimasi in macchina ad aspettarlo.

Adr: il trasporto di armi avvenne secondo le modalita’ da me gia’ descritte al dr Minna. Io e Cauchi, a bordo della 124 di quest’ultimo, raggiungemmo Viserba ove c’ era ad attenderci il camion gia’ caricato con alla guida un tizio che credo sia sardo. Viaggiammo durante la notte ed all’ alba raggiungemmo Ponte San Giovanni. Qui ci fermammo per circa un minuto e venimmo raggiunti dal Benardelli che inizio’ a precederci a bordo di una motocicletta. Arrivammo cosi’ alla fonti del Clitumno. Prendemmo una strada secondaria che si parte dalla superstrada con l’ indicazione “Campello” e dopo poco ci fermammo in aperta campagna. Alle fonti di Clitumno c’ erano ad aspettarci una vettura tipo fuoristrada ed una altra macchina. Ed anche queste vetture imboccarono la strada di Campello e quindi si fermarono assieme a noi. Alla spartizione delle armi, oltre a me e a Cauchi ed al Benardelli, partecipo’ l’ Esposti, lo Zani, il Ferri, Castori Euro nonche’ quella persona che ho precedentemente descritto e che ritengo identificarsi o nel D’Intino e nel Vivirito. C’ era anche una persona mandata da Roma che prelevo’ un campione di esplosivo ed alcune armi. Io e Cauchi prendemmo solo dell’esplosivo che successivamente sistemammo nel deposito dell’ alpe dei poti dove venne il Tuti a prelevarne a sua volta una parte. Euro prese pochissimo esplosivo; il maggior quantitativo fu caricato sulla fuoristrada.

Adr: Zani si presento’ all’ appuntamento assieme a cesare a bordo di un’ auto chiara e poco appariscente di piccola – media cilindrata. L’ Esposti era alla guida della fuoristrada, e con luic’ era il d’ intino o il Vivirito. Ci fu a questo punto uno scambio di battute fra gli occupanti del fuoristrada ed il Benardelli nella quale si fece cenno alla localita’ di Antrodoco.

Adr: prendo visione di numerose fotografie raccolte dalla Digos di Bologna che mi vengono mostrate senza che da esse si rilevino le generalita’ delle persone ivi raffigurate. In esse riconosco Affatigato Marco, lo Zani, il Rossi Giovanni, il Benardelli, il Danieletti, il Ferri, il Cauchi. Altre foto mi ricordano personaggi che ho visto all’ epoca in diverse circostanze dei quali tuttavia nonso indicare le generalita’ . Si da atto che il Brogi ha visionato un album di fotografie della Digos di Bologna dal nr 1 al nr 71 e che con riferimento alla foto nr 3 dichiara di aver gia’ visto la persona in essa raffigurata;

Con riferimento alla foto nr 4 dichiara che raffigura Affatigato Marco; con riferimento alla foto nr 8 dichiara che raffigura lo Zani dichiara altresi’ che la foto nr 9 raffigura Rossi Giovanni; la nr 15 il Benardelli; la nr 18 il Danieletti; la nr 25 il Ferri; le foto nr 31 e 32 io Cauchi; la nr 70 l’ Esposti. Il Brogi dichiara altresi’ di aver visto la foto nr 46 anche a Firenze e che in tale circostanza tale foto richiamo’ la sua richiamo’ la sua attenzione. Dichiara inoltre di aver conosciuto e frequentato la persona effigiata nella foto nr 57, persona della quale il Brogi non ricordale generalita’ ma che senz’ altro incontrato presso il fronte monarchico giovanile di Bologna e a Predappio. La foto nr 71, raffigura quel personaggio del quale ho ripetutamente parlato nei miei verbali e che non so se sia D’Intino o Vivirito. Prendo atto che la foto che ora vedo raffigura il D’Intino.

L’ ufficio da atto altresi’ che la foto nr 3 raffigura l’Affatigato la nr 4 anch’ essa l’ Affatigato, la nr 8 lo Zani, la nr 9 il Rossi Giovanni, la nr 15 il Benardelli, la nr 18 il Danieletti, la nr 25 il ferri, le 31 e 32 il Cauchi, la 46 il D’Intino, la 57 il Sottile. A questo punto si da atto che l’ imputato esclama: “ma certo, Sottile è uno che era sempre assieme a Di Giovine” . Si da atto che la foto nr 70 raffigura l’ Esposti e la 71 come gia’ detto D’Intino. Si da atto infine che l’ imputato osservando la foto nr 17 dichiara di aver visto la persona ivi raffigurata nell’ ambiente di Ordine Nuovo di Lucca attorno al 1973. La foto suddetta raffigura il Mariantoni. A questo punto alle ore 16.20, l’ interrogatorio del Brogi viene sospeso e viene rinviato alle ore 9.30 del giorno 6 febbraio p.v.
Letto confermato e sottoscritto.