“Condannate Gelli a sei anni di carcere” – La Repubblica 03.12.1987

Sei anni di reclusione. E’ questa la condanna chiesta ieri sera per Licio Gelli, accusato di sovvenzione di banda armata, dal pubblico ministero Pier Luigi Vigna al processo in corso davanti alla Corte d’ assise per l’ attività delle cellule nere in Toscana fra la fine del 1973 e i primi del 1975 e per l’ attentato al treno Palatino, compiuto il ventuno aprile del 1974 nei pressi della stazione di Vaiano in provincia di Firenze. Secondo Vigna il processo ha provato, al di là di ogni dubbio che Gelli concesse nella primavera del ‘ 74 un finanziamento di una ventina di milioni ad Augusto Cauchi e al di là del fatto se gli fu o meno detto a cosa in particolare quei soldi dovevano servire (furono utilizzati, secondo l’ accusa, per acquistare una partita di armi ed esplosivi). Gelli aveva fornito quei soldi al gruppo di Cauchi perché sapeva che esso era collegato ad altri gruppi che puntavano chiaramente a provocare un golpe, in una linea che rientrava chiaramente ha aggiunto Pier Luigi Vigna nella strategia di senso autoritario e anticostituzionale che lo stesso Gelli avrebbe poi esplicitamente delineato nella sua intervista al Corriere della Sera. Secondo il pubblico ministero, il racconto che Andrea Brogi, imputato e fra le principali fonti d’ accusa in questo processo, fa dei contatti fra Gelli e Cauchi e delle riunioni a Villa Wanda, ad Arezzo, in cui il finanziamento da parte dell’ ex-capo della P2 andò in porto, è pienamente attendibile e ha avuto riscontri precisi. Di rapporti anche pecuniari fra Gelli e Cauchi nella primavera del ‘ 74 ha detto Vigna hanno parlato funzionari della Ucigos di Arezzo sulla base di dichiarazioni di Giovanni Gallastroni, un altro imputato in questo processo, che ha ricordato anzi come proprio per tali contatti Cauchi fosse stato espulso dal Fronte della gioventù di Arezzo. Vi aveva accennato Luciano Franci nell’ agosto del ‘ 76. E Vincenzo Vinciguerra, un teste chiamato dalla difesa, ha aggiunto – affermò di aver saputo dallo stesso Cauchi che questi aveva avuto soldi da Gelli. Pienamente plausibile, secondo Vigna, anche la presenza all’ incontro di villa Wanda fra Cauchi e l’ ex maestro venerabile della P2, del maggiore dei carabinieri Salvatore Pecorella, arrestato nell’ inchiesta sul golpe Borghese e morto alcuni anni fa. Paolo Aleandri, un pentito nero romano, ha ricordato il pubblico ministero aveva parlato di Gelli proprio come mediatore fra ambienti della destra eversiva e alti ufficiali dei carabinieri. Non si trattò certo, secondo la pubblica accusa, di un regalo a titolo personale. Gelli, che era aretino e aveva grossi canali di informazione, sapeva perfettamente chi era Cauchi, che il suo era un gruppo al di fuori del Movimento sociale, che era in contatto con altri gruppi che puntavano decisamente al golpe. Una strategia che, secondo il pubblico ministero, perseguivano le cellule neofasciste toscane: stragi e attentati indiscriminati per spianare la strada al golpe. Prima di esaminare la posizione di Licio Gelli, Vigna aveva richiamato le difficoltà incontrate negli anni scorsi nelle indagini sull’ eversione di destra, contraddistinte dalla frammentazione degli atti e dai ripetuti depistaggi da parte di settori degli apparati statali, e aveva poi delineato la struttura della banda armata operante in Toscana in quegli anni. Dalle numerose riunioni sia locali che nazionali, ai contatti con Ordine nero e il Mar-Fumagalli, dagli approvvigionamenti di armi ed esplosivi (fra cui la partita che sarebbe stata acquistata a Viserba di Rimini con i soldi forniti da Gelli), ai vari attentati messi in atto, fra cui la strage di Vaiano, in una campagna di azioni indiscriminate che provocasse panico e la richiesta di ordine e che mettesse perciò in moto meccanismi golpisti. Una strategia ha detto Vigna di chiaro attentato alla costituzione dello Stato. Indipendentemente dalle dichiarazioni di Brogi, pienamente coerenti con gli altri dati processuali, nelle carte vi sarebbero secondo il pubblico ministero vari elementi di prova, comprese le dichiarazioni di altri imputati. Secondo il Pm, che concluderà oggi la sua requisitoria, vanno ritenuti organizzatori di banda armata Cauchi, Tomei ed Affatigato, mentre gli altri imputati vanno considerati semplici partecipi.

“Il Golpe continua” – Panorama 03.07.1975

Generali, mafiosi, uomini dell’alta fi­nanza, dirigenti del Msi, ex-ministri come Randolfo Pacciardi ed ex-par­tigiani come l’ambasciatore Edgardo Sogno, sono i protagonisti della se­conda e ultima parte del rapporto se­greto del Sid sulle trame eversive che tra il 1968 e il 1974 misero in serio pericolo la stabilità democratica del paese. Nella precedente puntata, Panorama ha pubblicato la prima par­te del rapporto del controspionaggio, consegnato il 15 settembre 1974 dall’ allora ministro della Difesa, Giulio Andreotti, alla magistratura. Era la ricostruzione fatta dal Sid del tenta­to golpe nella notte tra il 7 e l’8 di­cembre 1970 da parte dei congiurati riuniti sotto il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese e dai nazifa­scisti di Avanguardia nazionale di­retti da Stefano Delle Chiaie.
Su quel primo tentativo di colpo di Stato l’opinione pubblica italiana sep­pe la verità, e soltanto in parte, tre anni più tardi, senza però venire a conoscenza del fatto che nel frattem­po la stessa centrale eversiva stava organizzando altre trame e una serie di attentati ancora più sconvolgenti. Adesso l’ultima parte del rapporto del Sid li svela interamente.

1.L’avvocato Giancarlo De Marchi, « responsabile in Italia » del Fronte Nazionale, succeduto nella gestione del movimento a Ciabatti nel maggio si è adoperato per la costitu­zione di « gruppi operativi» idonei ad affiancare – nel quadro generale del tentativo di rovesciare le istitu­zioni dello Stato – altre formazioni estremiste di destra. L’avvocato De Marchi aveva rapporti con Carlo Fumagalli e partecipava al progetto di creare una situazione di tensione in Valtellina e in Liguria come premes­sa di una guerra civile che nuclei iso­lati (Gianni Nardi e Giancarlo Espo­sti, il primo latitante perché accu­sato dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi, il secondo ucciso a Pian di Rascino in uno scontro con i carabinieri dopo la strage neofasci­sta di Brescia, n.d.r.) avrebbero do­vuto estendere anche alle regioni centrali del paese per imporre alle Forze armate di intervenire e assu­mere il potere.

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2. Dopo l’arresto dell’avvocato De Marchi, 12 novembre 1973 (la velleitarietà delle organizzazioni di estrema destra liguri si sarebbe espressa con il proposito di effettua­re un attentato a Taviani e un’azio­ne dinamitarda contro l’abitazione genovese del ministro. A tale scopo si era cercato di procurarsi l’esplo­sivo facendo capo a Bologna, ove fio­rirebbe un « mercato del tritolo », L. 30 mila al kg. Promotore dell’ini­ziativa sarebbe stato Pietro Benve­nuti, di Ordine Nuovo di Genova), e l’espatrio di Attilio Lercari l’obietti­vo eversivo è stato perseguito da Salvatore Drago che intendeva crea­re, autonomamente, una situazione di rottura mediante:
-azione di forza in direzione del Quirinale, a cura di un « comman­do »;
-imposizione al presidente della Repubblica dello scioglimento delle Camere e nomina dell’onorevole Ran­dolfo Pacciardi a capo di un gover­no di tecnici.

Il piano dava per scontato che Pacciardi potesse contare sull’appog­gio delle Forze armate e a tale sco­po Salvatore Drago sembra abbia sollecitato il generale Ugo Ricci, a Salerno, a ricercare adesioni presso alti e responsabili Comandi, men­tre i tentativi di aggancio di personale militare venivano operati da Delmano Cannoni. Per l’attuazione del piano era pre­visto l’intervento, oltre che del « commando » citato, di:
-un consistente gruppo del per­sonale dipendente dal ministero del­l’Interno (partecipazione garantita dallo stesso Salvatore Drago);
-gruppi di carabinieri che il mag­giore Salvatore Pecorella e il capita­no Lorenzo Pinto (il capitano Pinto chiede, nel maggio e nel giugno a rappresentanti del Fronte Nazionale se sono disposti a far partecipare un gruppo selezionato di uomini a una « azione particolare in Roma ». Sia nella prima che nel­la seconda circostanza, il Fronte non raccoglie la richiesta. Nel contesto dei contatti, Pinto lascia intendere che l’esigenza è connessa con progetto concordato con Pecorella e Drago).

Per l’attuazione del proposito, ini­zialmente era stata fissata la data 12-14 maggio 1974 e, successivamen­te, quella del 10-15 agosto 1974 (in coincidenza di quest’ultima, in ef­fetti, il gruppo degli eversori non attuò alcuna azione).

3.Oltre alle iniziative di Salvatore Drago, sono stati registrati, di re­cente, altri fermenti.
Movimenti di estrema destra (compresa Avanguardia Nazionale) hanno espresso l’intendimento di in­traprendere una serie di azioni dinamitarde per gettare il paese in una situazione di caos e di guerra civi­le e imporre alle Forze armate l’as­sunzione dei poteri.
Gli attentati dovrebbero essere in­dirizzati in due direzioni:

-contro manufatti di vitale inte­resse nazionale (centrali elettriche, elettrodotti, ponti viari, oleodotti, ec­cetera) tali da paralizzare la vita di intere regioni (con carattere di estensione su tutto il paese);
-contro singole persone (in pri­mis: Taviani, Rumor, Lama).

Consultazioni tra responsabili di organismi di estrema destra per con­cretare i propositi di cui sopra sa­rebbero avvenute alla fine di luglio a Madrid, con la partecipazione di:
-ingegner Pomar (che si interes­sa del finanziamento e che recepisce fondi da Bonvicini della Rotoprint di Pomezia), da Lercari per mezzo del cugino di questi, professor Mira­belli, docente universitario di tisio­logia, in servizio presso l’Ospedale Maragliano di Genova, e altri. Avrebbe, tra l’altro, d’accordo con l’ingegner Pavia, finanziato Salvato­re Francia con assegni;
-Junio Valerio Borghese;
-Stefano Delle Chiaie (che con­serva saldamente la direzione di Avanguardia Nazionale);
-rappresentante non noto di Or­dine Nuovo.

Allo scopo di coordinare le attivi­tà del Meridione, l’ingegner Pomar subito dopo il convegno di Madrid si è recato in Sicilia per prendere contatti con Micalizio.

4.L’intendimento di legare strettamente le possibilità del Fronte Na­zionale con quelle di Avanguardia Nazionale si è evidenziato recentemente anche con l’attuazione di un incontro « ad alto livello » tra rap­presentanti dei due movimenti (Ro­ma, Hotel Commodore, 3 settembre 1974) convenuti nella capitale per le esequie di Junio Valerio Borghese.
Risulta che tra alcuni giorni, gli elementi più rappresentativi del Fron­te Nazionale (Micalizio, Pavia, Po­mar) riferiranno sull’esito delle consultazioni ai delegati del movimento. Termina qui il rapporto del Sid con­segnato da Giulio Andreotti il 15 settembre 1974 alla magistratura roma­na. Quello che segue è il secondo rapporto, presentato direttamente dal Sid alla Procura della Repubblica di Roma nell’ottobre 1974.

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1.Attualmente, la direzione del « Fronte Nazionale » è di fatto retta da un triumvirato (Pomar, Micali­zio, Pavia) orientato a conferire al movimento un deciso impegno con­tro gli « antifascisti ». Tale « direttivo » (che intende scal­zare definitivamente Remo Oliandi­ni, presentandosi ai seguaci come promotore di « fatti concreti ») ha fissato, nel corso di due riunioni (che hanno avuto luogo il 12 settem­bre 1974 in Roma, alle quali hanno partecipato Pomar, Micalizio, Pavia e Uccio Parigini, cognato di Pavia. A questi in Toscana si è unito anche tale Muscolino del Msi, residente in Modena), una linea d’azione che può essere sintetizzata in:

-promozione di atti violenti volti a creare panico tra coloro che sono impegnati nella «lotta al fascismo »;
– ristrutturazione del « Fronte » e aggancio ad « Avanguardia Naziona­le » per la creazione di un movimen­to con capacità operative a livello nazionale.

2.Azione dura. Secondo l’attuale direttivo del « Fronte Nazionale », il movimento deve evidenziare le sue capacità operative e combattere l’ini­ziativa antifascista. Tale proposito dovrebbe essere concretato in:
a) Eliminazione fisica di alcuni magistrati che in atto conducono inchieste contro gli extraparlamen­tari di destra (Violante, Tamburino, Vitalone);
b) Eliminazione fisica di uomini politici (principalmente il ministro Paolo Taviani, considerato uomo di punta nell’attacco alla destra, secon­dariamente il ministro Andreotti, che ha avallato le denunce del Sid) e sindacalisti di sinistra (Lama).
c) Ricatto al governo, minaccian­do il ricorso a uso indiscriminato di materiale radioattivo che Pomar dichiara di poter sottrarre al Cen­tro ricerche nucleari di Ispra.

La sottrazione del materiale do­vrebbe essere compiuta:
-grazie a complicità interne al Centro (non note);
-mediante l’intervento di un « commando »;
-avendo a disposizione 2 ore di tempo.

Le attività violente del « Fronte Nazionale » si dovrebbero avvalere di esecutori che gravitano nel mon­do dell’estrema destra e della mafia siciliana (« L’inconveniente » occor­so a Pietro Benvenuto viene com­mentato con disappunto e appren­sione perché il soggetto – già auti­sta dell’avvocato De Marchi – era in collegamento con elementi idonei e disponibili per atti terroristici e perché, sembra, il Benvenuto stava « preparando » qualcosa dopo aver ricevuto soldi da Attilio Lercari, per il tramite di Mirabelli).

3.Ristrutturazione del Fronte Na­zionale. La ristrutturazione va inte­sa sotto un duplice aspetto:
-riannodare i contatti con gli ele­menti già del Fronte, tornati nell’ ombra dopo i fatti del 1970-1971;
-giungere a una intesa operati­va con Avanguardia Nazionale (pra­ticamente: fusione);

Per la prima esigenza dovrebbero impegnarsi i responsabili del trium­virato a mezzo di elementi dipen­denti. L’intesa con Avanguardia Nazionale (che Micalizio vuole raggiun­gere con contatti diretti con Stefa­no Delle Chiaie, la cui presenza in Italia è data per certa) è basata sul la ripartizione di zona di intervento (grosso modo: Fronte Nazionale nel Nord e Avanguardia Nazionale nel Centro e Sud del Paese). La cooperazione fra i due organismi investe anche il settore finan­ziamento e discende da un situazio­ne di fatto che, nel giugno 1974, Ste­fano Delle Chiaie e Junio Valerio Borghese, recatisi in Cile, avrebbero realizzato con responsabili di quel paese.
Più precisamente, in quell’occa­sione, rappresentanti cileni avreb­bero assicurato appoggi finanziari da rimettere per il tramite di un’ agenzia di Import-Export di mate­riale cileno che Delle Chiaie e Borghese avrebbero dovuto istituire in Barcellona o Madrid (l’iniziativa, il cui avvio richiedeva una somma di milioni e per la quale Micalizio aveva versato a Stefano Delle Chiaie 3 milioni e mezzo, non si è concre­tata per il decesso di Valerio Bor­ghese).
In merito a tale vicenda finan­ziaria però il direttivo del Fronte esprime perplessità anche perché nella situazione attuale Avanguardia Nazionale prenderebbe il sopravven­to sul Fronte e lascerebbe poco margine alle iniziative di questo. Per quanto specificamente riguarda l’istituzione dell’agenzia di Import- Export il Fronte Nazionale vorrebbe acquisire garanzie imponendo l’inse­rimento, nella ditta, di Pavia e di Salvatore Francia.

4.Nel corso della riunione romana (29 settembre 1974), i convenuti han­no ampiamente commentato le noti­zie di stampa relative ai dossier Sid. Ne è scaturito l’orientamento ad af­frettare i tempi per l’intesa con Avanguardia Nazionale e di sopras­sedere – per ora – all’attentato a Taviani.
Un esame più approfondito della situazione e decisioni pertinenti sa­ranno prese, comunque, il 19 e 20 ottobre 1974 nel corso di una ulte­riore convocazione del direttivo del Fronte Nazionale (località non an­cora definita: i convenuti hanno deciso di fissarla telefonicamente nei prossimi giorni). Elemento del Fronte ha redatto un progetto di attentato al ministro Taviani. L’attentato (di tipo dinami­tardo):
-dovrebbe essere condotto con­tro l’auto del ministro, in occasione di abituale trasferimento dell’uomo politico da Roma a Genova;
-sarebbe messo in atto lungo l’autostrada La Spezia-Genova, all’ altezza di Deiva Marina.

In particolare:
a)Il luogo dell’attentato dovrebbe coincidere con il viadotto Mezzena che si trova in prossimità dello svin­colo per Deiva Marina;
b)L’esplosivo verrebbe collocato nella fessura tra due campate (in coincidenza con l’appoggio su un pi­lone) e lungo il guard-rail interno (per determinare la caduta della macchina nel vuoto);
c)L’innesco sarebbe realizzato con apparecchiature radio con chiave di sicurezza (realizzate da Pomar);
d)Il comando a distanza verreb­be collocato su una macchina che stazionerebbe lungo la strada pro­vinciale che, nel tratto interessato, è prossima all’autostrada in condi­zione di ottima visibilità.

Per assicurare certezza di esecu­zione, l’auto del ministro Taviani verrebbe seguita (con opportuna so­stituzione di macchine « tallonati­ci ») da Roma, lungo l’abituale itine­rario seguito in occasione di trasfe­rimenti a Genova (Roma-Autostrada A1 fino a Firenze, Autostrada A11 fino all’innesto con l’Autostra­da A12). Nell’ultimo tratto (Viareggio-luogo dell’attentato) l’auto del ministro Taviani verrebbe preceduta (da una vettura o moto di grossa cilindrata) perché possa essere dato avviso al nucleo dotato del comando a distan­za.
Il progetto può essere realizzato solo in ore diurne, e comunque in condizioni di buona visibilità.

Andrea Brogi – verbale di udienza 22.01.1988 – seconda parte

Il Presidente: per voi nella riunione alla quale partecipo’ Massagrande che cosa si decise? Di procurarsi in prevalenza esplosivi lei ha detto prima.

Brogi: sì, ma lì chi era che teneva un po’ tutte file non era il Massagrande; Massagrande intervenne un paio di volte dicendo che lui garantiva per le persone presenti, però era Peppino Pugliese che era venuto su da Roma per questa riunione con queste prospettive.

Il Presidente: come si svolsero queste trattative? Quante visite il Cauchi fece al Gelli? Cosa rispose il Gelli? Quante volte lei partecipo’ di persona a queste riunioni?

Brogi: ci fu un approccio telefonico, poi una prima andata di Augusto, nella quale appunto…..

Il Presidente: dove? A Villa Vanda?

Brogi continua: si, esatto, nella quale appunto fu detto: “ma guardiamo, vediamo”, poi gli fu detto:” ok. Va bene” in un secondo incontro, però gli fu anche detto: “ci vuole questa soluzione”, cioe’ ci vuole un presenza di questo personaggio.

Il Presidente: cioe’ Gelli disse che era disposto a dar del denaro a condizione che ci fosse un personaggio con le stellette, lei ha detto.

Brogi interviene: si’, perche’ lui…

Il Presidente continua: è una frase sua o e’ una frase riferita da Cauchi?

Brogi: no un personaggio con le stellette e’ una frase che a me e’ rimasta impressa quando io ho riascoltato una certa bobina di cui lei forse avrà letto nei…

Il Presidente: questa bobina in quale occasione fu registrata?

Brogi: praticamente nell’ultimo incontro, in quello alla presenza del maggiore Pecorella.

Il Presidente: oltre a Gelli chi c’era?

Brogi: c’erano Cauchi e Mennucci.

Il Presidente: fu Mennucci che fece la registrazione della bobina?

Brogi: sì, Mennucci aveva questo registratorino che avevamo comprato in Arezzo, uno fra i piu’ piccoli dell’epoca e praticamente lo teneva sotto un giubbotto paramilitare, legato alla cintura e praticamente doveva essere un qualche cosa per salvaguardarci in quanto appunto qualcuno aveva messo in testa ad Augusto che potevamo cadere in qualche situazione. Cioe’ io mi ricordo che Augusto disse:” vedrai che questa gente qui a certi livelli, con queste situazioni qui, convinto da altri, non so se ci resisteranno…”, cioe’ pensavano anche a salvaguardarci. Il che venne cosi’, a livello molto proletario, molto arrangiato un’ idea, anche perche’ noi avevamo la convinzione che non saremmo stati, ne’ frugati e poi nemmeno, diciamo cosi’, la convinzione che questa gente qui pensasse a un registratore. Abbiamo giocato un po’ di rimessa valutando che non ci sarebbero questi controlli o queste situazioni…

Il Presidente: lei accompagno’ Cauchi la seconda volta?

Brogi: io sono rimasto all’ ingresso e la terza volta invece, quando vidi arrivare il maggiore Pecorella ero proprio in un vialetto con del ghiaino, mi ricordo vicino a una pianta di limoni, vicino a un cespuglio.

Il Presidente: lei c’e’ andato due volte, ma senza ma partecipare direttamente all’ incontro, ma aspettando fuori che Cauchi uscisse fuori dalla Villa Vanda. Sempre a Villa Vanda? Il tutto?

Brogi: sì. Io sono sempre stato li’.

Il Presidente: lei ha parlato anche di discussioni che c’erano all’ interno di Ordine Nuovo fra Pugliese e Signorelli e ha detto che Signorelli era fautore di una linea politica che prevedeva l’appoggio dei militari, mentre il Pugliese era dell’avviso che non ci si doveva fidare di nessuno. Conferma questa affermazione?

Brogi: si’, confermo questo discorso perche’ e’ quello mi e’ sempre rimasto intesta.

Il Presidente: puo’ dire di piu’ sulle affermazioni Signorelli a questo proposito?

Brogi: il discorso era in questi termini, cioe’ Peppino Pugliese credo che non si sia classificato proprio all’estremita’ di questa sua situazione, cioe’ e una persona che forse voleva valutare tutte queste realta’, a dimostrazione che cedette la linea contrari a questa operazione, però non so se cedette perche’ furono messi in minoranza o perche’ servivano troppo questi soldi, non glielo so dire.

Il Presidente: a proposito di questa affermazione di Signorelli sulla necessita’ di appoggiarsi ai militari?

Brogi: sono realta’, sono cose che sono uscite fuori in quegli incontri che sono stati fatti a quell’epoca e che Augusto mi ha riferito. Mentre per quello che riguarda Pugliese c’era una situazione contraria si’, però non estremizzata come posizione del Signorelli. Se vuole sapere un mio parere …

Il Presidente: no, si riferisca a dei fatti.

Brogi: le persone che si sono opposte maggiormente sono state persone che erano dei piccoli responsabili anche dei vari gruppi di ordine nuovo a quell’epoca.

Il Presidente: lei dice nell’ interrogatorio reso al giudice Minna l’01.12.86: “difatti nella Villa di Signorelli sul lago di Bolsena ci fu una riunione dove Pugliese sosteneva la necessità di fare attentati coperti, nel senso che su questi attentati i carabinieri avrebbero potuto chiudere un occhio anche per il tipo di obiettivo e per la qualita’ stessa degli attentati. Signorelli invece, appoggiato dai milanesi e da Zani, in particolare voleva attentati istintivi, cioe’ sul pesante”.

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Brogi interviene: si, le spiego. Il discorso sta in questi termini: per arrivare ad un appoggio, diciamo cosi’, militare, si poteva arrivare per due vie. Una creare quello che e’ stato detto piu’ volte, cioe’ stato di cause e mettere nelle condizioni lo stato a creare leggi speciali e quindi chiaramente a limitare quello che erano un aspetto della democrazia e a mettere in crisi questo meccanismo.

Il Presidente: questa era la tesi di Pugliese?

Brogi: cioe’ la tesi di Pugliese era questa qui, cioe’ fare … Siccome Pugliese sapeva che a fare un’ indagine a livello di base ci sarebbero stati i soliti discorsi di chi era favorevole e chi contrario, cercava di fare un discorso di destabilizzazione, però con questo tipo di copertura, perche’ come le ripeto lui non era contrario al cento per cento. Mentre Signorelli era favorevolissimo ad un intervento militare però creato da una situazione di cause destabilizzanti. In queste due funzioni si arriva sempre a un intervento militare, però ci si arriva per due motivi: uno scontato, di intervento grossolano, nell’altra un filone politico con degli appoggi anche di partiti e di organizzazioni. Sono due soluzioni per arrivare a uno stesso fine.

Il Presidente da’ la parola al PM.

Il PM: se ha conosciuto Concutelli e in quali circostanze.

L’avv. Bezicheri interviene: c’e’ opposizione Concutelli non e’ soggetto di questo processo. A dire la verita’ questo difensore ha piu’ volte rivolto istanza affinche’ Concutelli venga convocato e sentito su tutti punti nei quali viene chiamato in causa da cosiddetti pentiti su pretese confidenze che avrebbero ricevuto da Concutelli. Non è ancora stato deciso nulla su questo punto, ma a ogni modo, rifacendomi anche alla giurisprudenza, come l’altro giorno ho precisato, proprio di questa corte, che in una ordinanza dice che nel dibattimento occorre verificare le cose che sono state portate a dibattimento, io francamente sentire oggi quali sono stati gli incontri e i rapporti fra Brogi, che in questo processo e’ un soggetto di passaggio e Concutelli che non c’è per niente, mi sembra che siam completamente al di fuori di un retto dibattimento, pertanto mi oppongo.

Il Presidente: ci spiega il rilievo di questa domanda?

PM: Presidente, Concutelli …

Il Presidente interviene: Concutelli per se stesso non ci interessa; se ci porta ad altri rapporti con persone che interessano questo processo.

Il PM: Concutelli porta a collegamenti tra il gruppo aretino e quello di ordine nuovo nel quale si riconosceva anche Signorelli, e porta a questo riferimento nei confronti di persona che appare centrale nell’ attivita’ eversiva degli anni 1979 – 80 poiche’ numerosi tentativi furono fatti da parte degli imputati di strage per liberarlo sia dal carcere di palermo che dal carcere di Taranto. Poiche’ si tratta di un filone costante che lega Concutelli, Signorelli e successivamente gli epigoni di costoro, cioe’ Fioravanti, Mambro ed altri, e questa figura attraversa tutta l’ eversione dagli anni 70 agli anni 80…

Il Presidente: facciamo una domanda piu’ esplicita. Che l’ abbia conosciuto e’ pacifico dagli atti.

Brogi interviene: ma ecco, si taglia la testa al toro perche’ io non ho mai avuto confidenze e non ho ma avuto rapporti, quindi non c’e’ problema ne’ fra difesa ne’ fra accusa perche’ non so dirle niente su questo personaggio.

Il PM: ma lui ricorda come Augusto e un’ altra persona “mi acchiapparono e fu allora…”

Brogi interviene: quello l’ ho gia’ specificato quello … Lei dovrebbe continuare a leggere il verbale.

Il PM: “so benissimo che si tratta di Concutelli.”

Brogi: sì, ma quello fu un depistaggio che io feci all’ inizio del mio… Per non tirare fuori e dentro la storia del Tuti, quindi se lei prosegue nei verbali lo trova poi che io l’ho affermato chiaro e tondo.

Il Presidente: quindi non era Concutelli.

Brogi: non era Concutelli. Io Concutelli l’ho visto di transito, ma non ho mai avuto rapporti con lui.

Il PM: io non ho questo verbale in cui rettifica tutto.

Brogi: si, c’è. Glielo dico io.

Il PM: non lo abbiamo qui agli atti.

L’ avv Bezicheri: reso in dibattimento avanti alla Corte di Assise di Firenze.

Il PM: non lo abbiamo ed ecco il motivo per cui era anche importante fare questa precisazione.

Il Giudice a latere: peraltro il teste è stato ammesso a deporre soltanto sui verbali gia’ acquisiti da questa Corte.

Il PM: se conferma che con quel denaro, cioè i 18 milioni, fu comprato l’esplosivo e le armi di cui al famoso camion di Rimini e tutto ciò che ha raccontato di particolari di questo acquisto e di questo trasporto.

Brogi: si, l’ ho trasportato io.

Il PM: e dell’utilizzo anche.

Brogi: dell’ utilizzo io ho detto come e’ stato spartito, poi come sia stato mescolato dopo …
Il PM: si, nel senso della spartizione tra vari persone, tra le quali il tuti. Se conferma questa dichiarazione: “con Benardelli sulla moto io e Augusto nella macchina di Augusto e con il camion, raggiungemmo le Fonti del Clitumno dove al bivio salimmo verso Campello. Qui c’erano altre persone fra cui ricordo Zani, Vivirito, il padrone di un’auto che una Land o Range Rover. Il padrone di una Land Rover era molto amico di Vivirito e non ho difficolta ad ammettere che si trattava di Giancarlo Esposti, dopo che mi venne mostrata una foto segnaletica dello stesso.”

Brogi: si, confermo.

L’ avv Bezicheri interviene: c’e’ opposizione, sono circostanze che riguardano altri processi.

Il Presidente: il fatto che riguardi un altro processo non …

L’ avv Bezicheri continua: nessuna delle persone citate fa parte di questo processo.

Il PM: ma questo non c’ entra nulla.

L’ avv Bezicheri: ma come non c’entra nulla? Allora chiediamogli se ha conosciuto Cagliostro, se ha conosciuto Garibaldi, non lo so. Io faccio una formale opposizione, facendo presente che i testi che vengono assunti ai sensi dell’ art 450 bis, del cpp, per la lettera della norma e per giurisprudenza costante possono essere interrogati su circostanze che riguardano il processo nel quale vengono assunti ai sensi dell’ art 450 bis del cpp, e non gia’ quello nel quale hanno veste di imputati che è un altro processo. Da cio’ ne deriva che la domanda formulata dall’ illustrissimo PM non riguardante alcuno degli imputati di questo processo ed essendo null’ altro che l’oggetto principale del procedimento teste’ conclusosi avanti la corte di assise di Firenze ove il brogi era imputato è, secondo una retta interpretazione del 45 bis del cpp e secondo il concetto che vuole che questa istruttoria dibattimentale debba riguardare fatti e personaggi di questo processo, è inammissibile.

Il Presidente, premesso che la rilevanza di fatti e di personaggi riguardanti altri procedimenti deve essere di volta in volta valutata dalla corte e che quindi non puo’ accettarsi il limite assoluto di tutto cio’ che altri procedimenti non possa essere rivalutato nel presente procedimento; ritenuto tuttavia che la domanda fatta dal PM sia in concreto ininfluente ai fini del presente procedimento non la ammette.

Il PM: voglio fare rilevare che in questo dibattimento e non soltanto nella requisitoria e nella sentenza ordinanza dei giudici istruttori, i nomi di Zani, Vivirito sono ricorsi numerose volte e c’ e’ stata anche una aperta controversia circa l’appartenenza e la militanza di queste persone ad una delle due organizzazioni neofasciste i cui vertici vengono oggi processati. Ecco perche’ io chiedo che la Corte voglia riveder questa decisione, poiche’ la presenza di esponenti di Avanguardia Nazionale e di Ordine Nuovo all’ interno di gruppi terroristici operanti in Toscana nel 1974 appare certamente a mio giudizio rilevante, tenuto conto della rilevanza che queste persone hanno avuto e queste ipotesi hanno avuto all’ interno sia della requisitoria del PM, sia dell’ ordinanza dei GI se qui si impedisce di leggere i verbali, si impedisce di porre domande….. E’ chiaro che si devono porre domande estrapolate da un contesto che e’ molto piu’ logico e molto piu’ ampio e qui si finisce con l’impedire di andare ad accertare ed approfondire fatti che sono certamente importanti nella ricostruzione di tutti gli avvenimenti, dal 1974 in poi.

Il Presidente: l’ opposizione alla lettura dei verbali fatta nei modi di legge e’ una legittima opposizione. Verbali possono essere letti come sappiamo per rinfrescare la memoria al teste o per fare rilevare incongruenze.

Il PM: ma questi qui sono casi classici per rinfrescare la memoria a un teste che ha reso dichiarazioni….

Il Presidente interviene: ritengo che quella affermazione non sia rilevante …

Il PM continua: per anni su fatti riguardanti il 1974 … Se conferma cio’ che ha in maniera piu’ dettagliata riferito in ordine a cio’ che fu detto al Gelli per ottenerne il finanziamento.

Il Presidente: faccia una domanda specifica.

Il PM: ha dato una risposta, a mio giudizio, molto riassuntiva poiche’ in maniera piu’ articolata ha parlato di questa questione ….

Il Presidente interviene: e’ in grado di aggiungere qualcos’ altro a quello che abbiamo detto poco fa su quello che fu detto al Gelli per ottenere quei 18 milioni?

Brogi: io rispondo, dicendo questo, che se mi volete chiedere che cosa capi’ il Gelli di che cosa gli chiedevamo, il Gelli capi’ questo: che un gruppo o dei gruppi, di persone al di fuori del Msi si stavano organizzando in previsione del mutamento storico, come lo e’ stato infatti qualche anno dopo, del cambiamento politico del paese, e quindi chiaramente creare un serbatoio di materiale, sia di strutture logistiche, operanti e anche di finanziamento di uomini, in caso di una presa di potere da parte delle sinistre e in caso di una limitazione di quelle che erano le iniziative private, le imprese private ripeto, che era praticamente una ghettizzazione di un certo mondo. In particolare modo al Gelli non fu parlato esplicitamente ne’ di attentati, ne’ di quello che noi avremmo fatto. Indiscutibilmente il Gelli aveva le nozioni e le possibilità conoscitive di accertarsi al cento per cento di quello che noi potevamo fare, in quanto appunto il maggiore dei carabinieri Pecorella aveva il compito di saggiare che la situazione andasse su questi canali. Che poi invece la palla dell’esplosivo sia saltata di mano a tutti, perche’ alla fine queste armi questo esplosivo sono andati a finire a varie persone che indiscutibilmente avevano gia’ preso una loro decisione estrema di utilizzo. Indiscutibilmente e’ stata una cosa che e’ sfuggita di mano sia al maggior Pecorella che non so come l’ ha potuta gestire e sia al Gelli.

Il Presidente: fu fatto specificamente al Gelli il discorso dei partigiani alla rovescia? Le risulta che gli sia stata detta questa frase?

Brogi: quella e’ una frase che dissi io ad Augusto d fargli, quindi me la ricordo bene perché dissi: “andiamo noi questa volta in montagna, facciamo i partigiani alla rovescia”.

Il Presidente: le risulta che il Cauchi l’ abbia riferita?

Brogi: sì, sì.

Il Presidente: ha sentito se fosse rimasta registrata anche in quella bobina?

Brogi: No, cioe’ il discorso…. Ricordiamoci questo quando Augusto parlo’ dei partigiani alla rovescia, ne parlo’ nel primo incontro quando il Gelli doveva darci l’ ok quando abbiamo registrato con la bobina, il Gelli aveva gia’ deciso di darci il denaro, quindi non c’era bisogno di ridirgli il discorso. Cioe’ fu la prima pasticca che fu data al Gelli per essere digerita l’operazione, l’investimento.

Il PM: se conferma che Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative volte a dare maggiore forza a quelle forze di destra alternative al Msi. Gli avrebbe parlato anche di una libreria da aprire ad Arezzo dove vendere libri e edizioni come AR, e in particolare compiere un’ azione di addestramento e di preparazione sul piano militare e cioe’ con armi ed esplosivi a persone che avrebbero potuto e dovuto nel dopo referendum, assumere iniziative. Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entità, in vista di un loro preparazione.

Brogi: infatti l’ uso del materiale che il Gelli al massimo avrebbe potuto concepire era di fare questi piccoli addestramenti di preparazione a quello che ho detto, doveva essere un utilizzo, non però per un discorso destabilizzante, cioe’ per un discorso di preparazione a un qualchecosa che, diciamo così, doveva accadere; in quel momento lì tutti ne erano convinti. Quindi questa realtà operativa e militare doveva essere su piccolissime basi addestrative. Certo, ribadisco che il Gelli non avrebbe mai pensato che i soldi fossero stati poi investiti in un grossissimo quantitativo quasi tutto di armi ed esplosivo e non chiaramente anche in librerie o iniziative di questo tipo e che poi a sua volta questo esplosivo andasse a finire nelle mani dei gruppi più estremizzati in quell’epoca. E’ chiaro che il discorso delle librerie… Furono messe fra le situazioni di approvvigionamento. Certo che il Gelli non avrebbe mai pensato che i 18 milioni sarebbero andati tutti spesi soltanto per le armi e l’esplosivo.

Il PM: se conferma che il Gelli in cambio aveva chiesto due cose e cioe’ tre o quattro ragazzi capaci che sapessero guidare l’automobile e imparassero a guidare l’ elicottero … “penso gli servissero come guardie del corpo ..”

Brogi: sì, questo l’ aveva chiesto …

Il PM continua: “e poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e quali iniziative, riferendosi alle azioni di addestramento, sarebbero state compiute.”

Brogi: esatto. Non so io chi l’abbia tenuto al corrente. Molto facilmente doveva tenerlo al corrente il maggiore Pecorella. Era lui che doveva avere il compito di gestire questo discorso. Noi una volta ottenuti i soldi… Poi tutto il resto … Insomma le promesse, sa …

Il PM: se conferma che fu il generale Giordano a mettere in collegamento Cauchi con il maggiore Pecorella.

Brogi: cioe’ il generale Giordano disse che l’amm Birindelli sarebbe stato il piu’ idoneo a trovare un personaggio nell’ambiente militare atto a fare questo tipo di operazione. Infatti il nome del maggiore Pecorella usci’ da un incontro fatto vicino alla federazione del Msi di Pistoia. Quindi dopo Giordano arrivo’ l’ ammiraglio Birindelli. L’ ammiraglio Birindelli fece arrivare questo maggiore Pecorella.

Il PM: se conferma che mentre vi era la riunione nella Villa di Signorelli alla presenza del maggiore Pecorella, di Cauchi, di Pugliese, di Benardelli, di Castori e di Tomei, telefono’ Campo di Avanguardia Nazionale da Castrovillari.

Brogi: sì, doveva dare una risposta su quello che era la decisione che Avanguardia Nazionale, almeno quella presente e chi la rappresentava in Italia in quel momento, avrebbe preso come posizione in questo contesto.

Il PM: se conferma che a Castrovillari fu deciso di fare attentati anche nel meridione e campo comunico queste cose prima per telefono e poi di persona.

Il Presidente: a chi le comunicò?

Brogi: praticamente Campo si era preso… Non so che cosa fosse a quell’ epoca nell’ organizzazione di AN, si era preso l’ incarico di tastare il terreno di Avanguardia, in particolare modo quello del profondo sud, di vedere se questi personaggi qui a livello di base, a livello di organizzazione, avessero accettato questa proposta operativa e sembra… Cioe’ e’ stato certamente dato l’ ok a questo tipo di operazione.

Il PM: afferma che nel sentire la registrazione egli capì che gia’ dalla prima frase pronunciata dal Gelli questi aveva gia’ conosciuto, di nome, il maggiore Pecorella?

Brogi: sì, nella registrazione si intuisce, non ricordo su che sfumature, ma che non fosse un discorso casuale. Con ciò era vero anche questo, che il Gelli aveva detto al Cauchi nell’incontro, quando gli disse “serve un uomo con le stellette” disse chiaramente “tanto io ho la possibilità di controllare questa persona”. In piu’ si capisce nella registrazione che viene fatto un discorso simile a questo: “io mi fido perche’ non ci sono problemi in quanto so che posso prendere informazioni su di lei o le posso avere, e posso sapere lei come si muove”. Ecco, quindi questo è quello diciamo cosi’ … La sicurezza del Gelli è perché bene o male avrebbe… Qualunque tipo di ufficiale sarebbe stato buono perché avrebbe potuto controllarne i movimenti.

Il PM: afferma il teste: “il Cauchi inoltre era sicuramente legato ai servizi. E’ dal 1975 che dico che Cauchi era collegato ai Servizi, già quando depose davanti al dr Zincani”.