Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – ottava parte (confronto con Delle Chiaie)

Si da’ atto che alle ore 16,25 la Corte entra in camera di consiglio, per una breve sospensione.

Si da’ atto che alle ore 16,35 la Corte rientra in aula. Il Presidente fa richiamare Izzo Angelo.

Il Presidente: per quanto riguarda le frasi proferite dall’imputato fioravanti nei confronti della corte, il Presidente ordina la trasmissione di copia degli atti al Procuratore della Repubblica in sede.

Izzo spontaneamente: Presidente mi scusi, cosi’ forse risparmiamo anche del tempo riguardo alle domande. Io ho mandato una lettera alla Corte e volevo sapere se e’ stata ricevuta?

Il p.m. fa presente che e’ agli atti.

Il giudice a latere: noi tutti i lunedi’ pubblichiamo un elenco degli atti pervenuti alla Corte.

L’avv. Bezicheri: Presidente, non ho capito il collegamento tra il risparmiare tempo e la lettera.

Il giudice a latere: ce lo spieghi.

Izzo: siccome questo non e’ il primo processo in cui sono testimone, ho notato che la maggior parte delle domande vertono sulla mia posizione personale e giuridica che in quella lettera viene chiarita. Questo e’ tutto.

Il Presidente da’ la parola alla difesa.

L’imputato Delle Chiaie interviene: ha mai dichiarato a qualche giudice l’episodio della pistola spagnola? La pistola regalata da un ufficiale della marina spagnola?

Il Presidente: quella con le iniziali di un ufficiale spagnolo.

Izzo: credo di si’. Comunque l’inchiesta sui fatti spagnoli e’ in mano al GI Calabria di Roma.

L’imputato Delle Chiaie: in che anno l’ha dichiarato?

Izzo: questa storia dovrebbe essere di uno – due anni fa, non glielo so proprio dire.

L’imputato Delle Chiaie: dopo il 1984?

Izzo: io mi sono pentito nell’84, percio’…

L’imputato Delle Chiaie: ah, quindi dopo il pentimento. Ricorda questo brano che mi permetto di leggere: “… di una Ingram, cioe’ una pistola regalata da un ufficiale della marina spagnola a Stefano Delle Chiaie, sequestrata a Concutelli.” Ricorda questo brano?

Izzo: si’,parliamo di due pistole diverse, pero’. C’e’ anche una Colt Commander 45 sequestrata a Concutelli.

L’imputato Delle Chiaie: nella mia memoria, inviata al processo Occorsio, che questa pistola famosa, lei puo’ chiedere al dott. Vigna, non fu mai trovata e fu soltanto un sentito dire.

Izzo: no, mi scusi, stiamo parlando di due pistole diverse. Io sto parlando di una pistola sequestrata a Gianfranco Ferro.

L’imputato Delle Chiaie interviene: perfetto.

Izzo: a Concutelli furono sequestrate una Ingram ed una Colt Commander 45 qualsiasi, probabilmente proveniente sempre… La 45 di cui ho parlato a dimostrazione dei rapporti con i servizi spagnoli, è la 45 Commander che e’ uguale a quella di Concutelli, pero’ sequestrata a Gianfranco Ferro, che e’ il luogotenente, ma gia’ l’ho dichiarato. La Commander sarebbe l’automatica.

L’imputato Delle Chiaie: da chi apprese delle possibili connessioni con i servizi segreti spagnoli? Da Concutelli?

Izzo: da Concutelli soprattutto.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ indicare un episodio?

Izzo: Concutelli non mi diede grandi particolari su questi episodi, mi disse che avevano eliminato almeno due o tre terroristi che avevano messo una bomba in una certa occasione, che una volta hanno sequestrato un terrorista. La storia che so piu’ in dettaglio e’ che una volta, ai confini tra la Francia e la Spagna, avevano sequestrato un terrorista che andava in motorino, lo avevano caricato su di una macchina e portato in territorio spagnolo in cui era stato consegnato ai servizi di sicurezza.

L’imputato Delle Chiaie: presso il giudice Calabria c’e’ un’inchiesta, come ha detto lo stesso teste, ed e’ possibile controllare che non vi e’ stato alcun episodio di eliminazione fisica, ne’ di sequestro almeno fino al 1978-79.

Il Presidente fa presente che, in ogni caso, e’ un reato commesso in Spagna.

L’avv. Pisauro: la persona che sarebbe stata uccisa, questo militante dell’Eta, in effetti non era morta, mori’ nell’82.

Il Presidente: chieda l’acquisizione degli atti.

L’imputato Delle Chiaie: non è mai stato ucciso. Vorrei sapere, il teste ha parlato della sede di “Europa e Civilta’” che è a piazza San Giovanni. Ha presente i magazzini Coin?

Izzo: sono 13 anni che sono in carcere, no.

L’imputato Delle Chiaie: e il cinema Massimo?

Izzo: neanche, non conosco bene quella zona.

L’imputato Delle Chiaie: si puo’ essere dimenticato in carcere, ma la sede di “Europa e Civilta’” era di fronte al cinema Massimo e quindi…

Izzo interrompe: comunque le sedi di “Europa e Civilta’” erano due.

L’imputato Delle Chiaie: è una.

Izzo: no, erano due. Allora le specifico: la sede che ho visitato io, era un seminterrato in una traversa di via S. Quintino, via che da su S.Giovanni. Mi pare si chiami Vittorio Emanuele, Carlo Alberto, una cosa simile. Penso che sia facilmente rintracciabile dalla polizia.

L’imputato Delle Chiaie: il teste prima che entrasse in carcere nel ’73, ’74 ha parlato di riunioni in casa di una certa Fiammetta, puo’ dire il cognome?

Izzo: non ricordo. Sono in grado di identificare la casa in qualsiasi momento. E’ su corso Trieste, nei pressi di piazza Istria. Fiammetta era la ragazza di tale Sergio Meloni, militante di AN sarebbe colui che fu assolto dal giudice Alibrandi a Roma per un pestaggio ai comunisti, una storia del genere.

L’imputato Delle Chiaie: dov’era la sede di AN nel ’73?

Izzo: a via Arco della Ciambella n 7, nei pressi del Pantheon c’era una sede; un’altra, che era una sede semi-clandestina, nei pressi di piazza Bologna.

L’imputato Delle Chiaie: il teste ha detto che accompagnava Adinolfi da Saverio Ghiacci per prendere ordini, mi sembra. Dove lo accompagnava?

Izzo: si’. Lo accompagnai quasi sempre in una saletta interna del bar Negresco, a piazza Istria. In una occasione lo accompagnai alla facolta’ di Architettura.

L’imputato Delle Chiaie: dove studiava il Ghiacci?

Izzo: non lo so. Non credo, era vecchio. L’appuntamento era davanti alla facolta’.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ descrivere Saverio Ghiacci?

Izzo: e’ bassetto e tracagnotto, con la pelle rosata, i capelli corti, mi sembra castani, ed i baffetti.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ specificare in che momento del giorno c’erano gli incontri nella saletta del bar?

Izzo: l’appuntamento all’Architettura sicuramente di mattina perche’ ricordo che la facolta’ era aperta e c’era movimento. Al bar penso a tutte le ore, si tratta di due o tre e mi risulta difficile… Probabilmente nelle ore pomeridiane e serali.

L’imputato Delle Chiaie: faccio presente che Saverio Ghiacci lavora da sempre in un negozio fino alle 8 di sera e su questo si puo’ indagare. Conferma il teste che nel ’73 si incontrava anche con Paglia?

Izzo: si’, anche con Paglia che effettivamente non era piu’ il dirigente di AN romana che era rimasta solo in mano a Tilgher. Pero’ Paglia continuava a frequentare l’ambiente e continuava a mantenere rapporti.

L’imputato Delle Chiaie: faccio presente che Paglia dal ’71 non… è stato emarginato da AN per motivi notissimi, credo a tutti quanti, compreso il libro “La notte della Madonna”.

Izzo: scusi Delle Chiaie, questo e’ un falso.

L’imputato Delle Chiaie: non le permetto di dirmi che e’ un falso. Qui il falso lo dice uno solo e non le permetto…

Il Presidente interrompe: Delle Chiaie non reagisca in questo modo, altrimenti non le ammetto piu’ domande.

Izzo: mi scusi, e’ una cosa di cui sono sicuro non sia vera.

L’imputato Delle Chiaie: ha detto che c’erano avanguardisti in Lotta di Popolo, nella cui sede si riunivano elementi di AN. E’ al corrente dei rapporti tra Lotta di Popolo e AN in quegli anni?

Izzo: si’. So gia’ a cosa lei fa riferimento, a liti avvenute all’universita’ tra militanti di AN e di Lotta di Popolo. Ad esempio nella difesa di giurisprudenza nel ’73 quando c’era l’assemblea, c’ero anch’io, eravamo tutti la’, c’era Tilgher, Dantini, Ugo Gaudenzi, Alberto Pascucci, Gabriele Adinolfi, Giannetto Ubino che è gente di AN.

L’imputato Delle Chiaie interviene: non faccio riferimento ai contrasti dell’università, ma agli attacchi sullo stesso bollettino di Lotta di Popolo contro AN nel ’72-73 e c’è stata una rottura costante.

Izzo: il motivo era che l’Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale, legata a Borghese, cioe’ i reduci della Repubblica Sociale legati ad Avanguardia, difendeva a spada tratta il gruppo, il Golpe Borghese, praticamente Borghese, come faceva anche Avanguardia che diffondeva volantini del tipo “Italia, primo e unico paese che esilia le sue medaglie d’oro” che era Borghese la medaglia d’oro. Invece la Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale, che era una organizzazione di reduci che si richiamavano al fascismo repubblichino di sinistra, attaccavano pesantemente Borghese. Facevano addirittura un bollettino in cui dicevano che il Golpe era un tentativo reazionario da cui bisognava guardarsi e cose del genere. Il gruppo giovanile della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale contro corrente era legato a Lotta di Popolo, e da qui nasceva una serie di contrasti, a volte anche fisici, fra militanti del gruppo e di AN, ma in effetti, io non nego l’esistenza di screzi, questioni, ecc…. dico che fondamentalmente e in ogni processo si tira fuori, cioe’ si gioca sulla buona fede di persone che non sono addentro alle cose, perche’ chiunque era un po’ nell’ambiente sapeva che in realta’ queste sigle, queste cose non impedivano assolutamente, eravamo tutti camerati, avevamo tutti gli stessi progetti in quel momento.

Izzo prosegue: penso signor Delle Chiaie che sarebbe piu’ onesto fare una storia vera del movimento, poiche’ nel momento in cui uno fa una storia vera puo’ anche essersi evoluto. Io oggi non ho nessun dubbio che lei potrebbe essere anche anti-reazionario o cose del giorno, ma il fatto che lei Delle Chiaie falsifichi il suo passato…

Il Presidente: si fermi qui.

L’imputato Delle Chiaie: innanzi tutto non devo ricevere lezioni di onesta’ da nessuno. Comunque vorrei sottolineare, siccome qui si fa confusione come sempre in nome del …

Il Presidente interrompe: faccia delle domande.

L’imputato Delle Chiaie: il teste non ha risposto. Permetta anche a me di commentare rispetto al commento del teste. A livello di base e’ possibile che i giovani si parlassero; dal punto di vista strutturale e organizzativo, le organizzazioni erano in rotta e in contrasto e in contrasto pesante e non esistevano strategie comuni…

Izzo interrompe: Pascucci Alberto, facciamo un nome che lei conosce…

L’imputato Delle Chiaie: no, non lo conosco.

Izzo: e’ controllabile, e’ il responsabile della sede di AN di piazza Bologna, era militante di Lotta di Popolo, era il capo del Fronte Studentesco ed era il responsabile della sede di AN di piazza Bologna. Si puo’ interrogare, è vivo, è libero.

L’imputato Delle Chiaie: chiamiamo il Pascucci, è importante. Io non l’ho mai conosciuto.

Izzo: e’ il vice di Dantini.

L’imputato Delle Chiaie: in che anno era responsabile di AN?

Izzo: non so dire il periodo, nel periodo in cui era aperta la sede di AN vicino al policlinico Italia.

L’imputato Delle Chiaie: era il responsabile di AN nello stesso periodo in cui erano in Lotta di Popolo?

Izzo: in quel periodo Alberto Pascucci era il capo del Fronte Studentesco che era un’emanazione da cui poi nascera’ Lotta di Popolo, ed era Lotta di Popolo in quel momento, e contemporaneamente era il vice di Enzo Maria Dantini che e’ il fondatore di Lotta di Popolo ufficiale ed aveva contemporaneamente anche questi compiti nella sede di AN.

L’imputato Delle Chiaie: nel 1973.

Izzo: potrei dire ’72, ’71, comunque e’ una cosa controllabile, percio’ anche l’anno si puo’ controllare.

L’imputato Delle Chiaie: nelle riunioni di cui ha parlato il teste quali erano le risoluzioni finali? Cioe’ ho sentito dire che si parlava di difesa da contro il comunismo, tutta una serie di cose, alla fine che cosa si concludeva. Quale elemento, quale fatto comune…?

Il Presidente: non risponda, ha gia’ risposto.

Il p.m.: Se lui ebbe un incarico preciso.

Izzo: ebbi un incarico preciso rispetto alle cose di cui si parlava nelle riunioni, ma non lo ebbi nelle riunioni. Lo ebbi da Andrea Sermonti in separata sede.

Il p.m.: Che incarico?

Izzo: di preparare un gruppo… Quello che ho detto.

Il Presidente da’ la parola all’avv. Bezicheri.

L’avv. Bezicheri si riporta alle dichiarazioni odierne di Izzo, in particolare alla uccisione di Palladino e chiede: e’ vero che accuso’ Iannilli e Di Vittorio di concorso nell’omicidio di Palladino?

Izzo: Iannilli mi disse che lui e Lele Macchi avevano partecipato, assieme a Concutelli, all’omicidio di Palladino. E’ una cosa che mi e’ stata detta, per cui non posso sapere se sia vera o falsa; il giudice ha ritenuto di non rinviarli a giudizio per questa storia, a me sta benissimo.

L’avv. Bezicheri: la mia domanda e’ se e’ vero che Izzo ha deposto a carico di Iannilli e Di Vittorio.

Izzo: risulta in atti, lo confermo che mi e’ stato detto questo.

L’avv. Bezicheri: le risulta che il GI e la sezione istruttoria di Novara, con doppia sentenza, abbiano prosciolto Iannilli e Di Vittorio con formula piena?

Il Presidente: questo e’ gia acquisito agli atti.

Il p.m.: Risulta gia’ alla Corte.

Il Presidente: questo e’ una domanda suggestiva.

L’avv. Bezicheri: ha parlato di Iannilli e Di Vittorio, e’ una domanda. Io la domanda la faccio, poi la corte…

Izzo spontaneamente: sugli omicidi al carcere di Novara ho scagionato…

Il Presidente: no, lei non deve rispondere.

Izzo continua: mi scusi, ma e’ una cosa che voglio dire. Io ho scagionato, quando mi sono pentito erano imputati Bonazzi, Azzi e Invernizzi.

Siccome mi risultava che mi avevano detto di no, sono andato dallo stesso giudice e gli ho detto che secondo me erano innocenti perche’ non mi risulta… E sono stati assolti. Io non ho accanimento nei confronti di nessuno.

L’avv. Bezicheri: nessuno ha detto che abbia un accanimento, era solo una domanda e chiedevo una risposta. Ha parlato del brigadiere Pirri del carcere di Trani che ebbe ad accompagnare Izzo da Freda che era stato posto temporaneamente in isolamento, per consentirgli un colloquio dopo il 2/8/80, esatto?

Izzo: si’.

L’avv. Bezicheri: se si ricorda anche il nome di questo brigadiere?

Izzo: il nome di Pirri l’ho detto nell’83 nella prima deposizione. E’ comunque rintracciabile, al carcere di Trani ci saranno tre o quattro brigadieri.

L’avv. Bezicheri chiede che venga ammesso e sentito il brigadiere Pirri, a riscontro della circostanza riferita dall’Izzo.

Izzo: certo.

Il p.m. Interrompe facendo presente che e’ un contesto diverso dall’interrogatorio del testimone.

L’avv. Bezicheri: e’ una richiesta istruttoria a riscontro di affermazioni fatte da Izzo, il quale tra l’altro in un verbale si lamenta che non sono stati cercati dal giudice i riscontri delle sue dichiarazioni proprio sul caso Iannilli.

Izzo: quello si’, certo.

L’avv. Bezicheri: chiedo inoltre che vengano ammessi e sentiti Freda e Concutelli, ampiamente citati, ed eventualmente anche messi a confronto. Insisto sull’accertamento su S. Maria di Leuca e Fachini, che mi pare divenuto sempre piu’ rilevante, anche alla luce di quanto oggi ha fatto cenno Izzo sull’argomento.

L’avv. Bezicheri: il teste Izzo ha detto, non ricordo piu’ in occasione di quale risposta, comunque l’ha detto, che ha l’ergastolo e trent’anni, ecc. Ricorda che a Brescia ebbe a dire che pensava di uscire presto?

Izzo: si’. Purtroppo l’ufficio del dott. Mancuso, cioe’ la procura della Repubblica di Bologna ha frustrato le mie speranze.

L’avv. Bezicheri: comunque la domanda e’ questa: se e’ vero che a Brescia durante l’interrogatorio dibattimentale…

Izzo interrompe: mi faccia finire. Ho fatto una richiesta di cumulo all’ufficio competente che e’ la procura, ufficio esecuzioni di Bologna; purtroppo mi e’ stato fatto un cumulo estremamente severo, sono ricorso in cassazione e la mia situazione e’ questa: per la semi-liberta’ dovrò aspettare 8-9 anni e per poter uscire altri 16 anni.

Ne ho gia’ fatti 13, non sono messo tanto bene… Questo nell’ipotesi ottimistica.

L’avv. Bezicheri: conferma che in occasione del processo di Brescia, nella primavera di quest’anno…

Izzo interrompe: si’, speravo di cavarmela. Speravo mi facessero un cumulo piu’ benevolo.

L’avv. Bezicheri: affermo’ nella deposizione di avere buoni motivi per ritenere di potere uscire fuori.

L’avv. Bezicheri: beh, con un ergastolo e 30 anni, con un cumulo secondo le norme di legge uscire un po’ presto…

Il Presidente: questa domanda e’ testuale?

L’avv. Bezicheri: si’, l’ha detto lui e chiedo anche che vengano acquisiti i verbali di Brescia.

Izzo: a Brescia ho detto che a 16 anni ho diritto di uscire in semilibertà.

Siccome mi hanno fatto un cumulo per cui l’ergastolo mi decorre dall’80, e’ chiaro che i 16 anni non sono piu’ imminenti, cioe’ se ne ho fatti 13 e mi mancano tre anni, adesso sono diventati altri 10. Amen, me li faro’, pazienza.

L’avv. Bezicheri: a questo punto chiedo anche, per questa e per altre cose, perche’ ci sono altre domande che riguardano il dott. Mancuso, ci arriveremo; sono atti processuali, contestazioni, perche’ non si danno solo rapporti in cui ci sono nomi di avvocati, ci sono anche domande su pubblici ministeri, sono in atti.

L’avv. Bezicheri fa richiesta di acquisizione della deposizione resa da Izzo alla Corte di Assise di Brescia nel processo contro Ferri ed altri.

Izzo interviene: scusi, ma la circostanza l’ho confermata qua.

L’avv. Bezicheri: ma se non c’e’ come fa a confermarla? Io ne chiedo l’acquisizione anche per altre circostanze.

L’avv. Bezicheri: ha parlato di una bomba a mano che avrebbe fatto vari passaggi, anche attraverso Fachini, per arrivare a qualcuno di Milano, se ricordo bene.

Izzo: no, forse quella di Litta Modigliani.

Il Presidente: quello che abbiamo contestato e’ l’episodio Litta Modigliani.

L’avv. Bezicheri: da chi ha saputo questo passaggio attraverso Fachini?

Izzo: da Litta Modigliani e da Giusva Fioravanti.

L’avv. Bezicheri: quando e in quali circostanze lo ha saputo?

Izzo: ci fu un periodo in cui ci trovavamo tutti nello stesso braccio del carcere di Ascoli, c’era Giusva Fioravanti, Litta Modigliani, Roberto Nistri, Giulio Liberti, Gabriele De Francisci, i fratelli Lai, Mario Rossi. Questo nel 1982-83. Ci trovavamo una serie di terroristi, piu’ io, dentro questo braccio. All’interno di questo braccio esisteva una situazione piuttosto pesante, nel senso che Valerio era malvisto poiche’ c’erano Nistri, Liberti, c’erano elementi di Terza Posizione e in ogni caso… Iannilli, nemici di Valerio. Diciamo che in un certo senso gli ho salvato la vita, nel senso che mi sono messo a sua disposizione. Un mio amico, con il quale facevo delle rapine, Viccei che era in liberta’, aveva un autosalone e c’erano un paio di guardie che portavano coltelli, ecc…. Di conseguenza ho armato Valerio; i coltelli sono poi stati ritrovati nella mia cella del carcere di Ascoli, alcuni li ho fatti ritrovare anch’io che erano nascosti particolarmente bene.

Izzo prosegue: eravamo quindi in una situazione di scontro enorme. Io prendevo la parte di Valerio a viso aperto e con grossi rischi. Era presente anche calore, e’ una cosa che gli potete chiedere. Quando Nistri, o altre persone con cui ero pur sempre in buoni rapporti, mi contestavano cose di Valerio, oppure Litta mi chiedeva perche’ Valerio era in contatto con Fachini e Signorelli, ecc…. Chiedevo a Valerio cosa dovevo rispondere alle domande. Ecco le circostanze in cui ho appreso questi fatti, cioe’ accuse nei confronti di Valerio e risposte dello stesso. In questo caso Valerio ha confermato le accuse che gli rivolgevano.

L’avv. Bezicheri: solo Valerio o anche…

Izzo: Litta gli ha rivolto l’accusa, io mi sono rivolto a Valerio per sapere come stavano le cose e Valerio ha confermato questa storia, cioè ambedue.

Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – terza parte

Il Presidente: come ha avuto occasione di conoscerlo?

Il teste: perche’ Signorelli era praticamente… Il solito discorso che facevamo delle sigle. Io da ragazzo fui espulso dal MSI per aver partecipato proprio ragazzino, avevo 14 o 15 anni, all’assemblea di fondazione di avanguardia nazionale alla facoltà di legge dell’Universita’ di Roma. Dovrebbe esistere una lettera a questo proposito alla federazione Romana del movimento sociale con la quale mi espellevano, io purtroppo non ce l’ho piu’, ma dovrebbe esistere una copia di tale lettera. E io mi avvicinai inizialmente, prima di Lotta di Popolo al fronte studentesco, che era un coacervo di gruppi in cui confluivano studenti di Avanguardia, di Ordine Nuovo, di Lotta di Popolo, di tutti i gruppi e Signorelli, insieme a Dantini, Pascucci, ecc., era un po’ il padre putativo di questa situazione, tra l’altro il figlio Luca andava al Liceo Romano Giulio Cesare che era il punto di forza del fronte studentesco e io praticamente tutte le mattine ero davanti a quella scuola e a volte succedevano risse, volantinaggi e cose di questo tipo. Con Signorelli ebbi modo in parecchie occasioni di conoscermi, in particolare io ero molto legato ai fratelli Sermonti che erano ordinovisti del mio quartiere e che erano legatissimi a Signorelli e infatti una volta facemmo una riunione con Tilgher, Guido Paglia, questi qui, in cui si comincio’ a parlare di ipotesi di lotta armata, gia’ allora, si parla del ’73-74, pero’ in appoggio ai carabinieri, in questo caso, cioe’ in appoggio a un golpe militare e i Sermonti dissero che erano li’ a nome di Signorelli e che parlavano in sua vece.

Il Presidente: e’ a conoscenza di rapporti fra Cavallini, Magnetta e Ballan?

Il teste: Cavallini, subito dopo l’evasione, durante il viaggio che lo portava in Puglia, diciamo ai carabinieri, nel ’77 mi sembra, dopo essere stato pochissimo tempo in Abruzzo, mi pare, negli immediati giorni successivi, si reco’ a Milano, dove ebbe l’appoggio di Ballan, perche’ Cavallini era un missino, di quel tipo di ambiente e Ballan a sua volta lo indirizzo’ da Fachini. Questa e’ la prima storia che mi e’ stata raccontata sia direttamente da Cavallini, sia da Valerio Fioravanti, da sergio Calore, da numerose persone. Poi che Cavallini fosse appoggiato a Fachini a treviso lo sapeva anche Freda, tanto che al tempo della sua fuga gli fu suggerito inizialmente, perche’ Freda poi, dopo essere stato fatto scappare da quelli di Ordine Nuovo, si appoggio’ in Calabria da gente di AN, nella provincia di Reggio Calabria, in una fattoria di un uomo di AN inizialmente Fachini se lo voleva portare in Veneto e Freda disse che in veneto non andava perche’… E lo voleva mettere nell’appartamento con Cavallini, cioe’ li voleva fare convivere in quanto tutti e due latitanti… Uno evaso e l’altro scappato dal soggiorno e Freda era inorridito da questa ipotesi…

Il Presidente interviene chiedendo al teste da chi ha saputo questa storia.

Il teste: questa storia in particolare proprio da Freda, comunque sia Cavallini me l’ha confermata, sia Calore, sia Valerio, voglio dire che e’ una storia che sanno tutti.

Il teste spontaneamente: vorrei anche dire un particolare rispetto a questa storia, che quando si formo’ il comitato pro Freda a Roma, AN, Oltre che una sede a via Arco della Ciambella, per un breve periodo, e di questo ci sara’ un rapporto al commissariato Nomentano Italia, negli anni ’72- 73, apri’ una sede vicino a piazza Bologna, di fronte al policlinico Italia e in questa sede che era di AN, si riuniva gente di ordine nuovo e del fronte studentesco abitualmente ed era anche sede del comitato pro-Freda per le zone di Roma, Parioli-Trieste-Nomentana questo per dare un’idea di come in realta’ questo problema di sigle non esisteva.

Il Presidente: sempre a proposito del rapporto Magnetta, Ballan con Cavallini e’ vero che fu proposta la consegna delle armi e del denaro da parte della “banda” di Cavallini, promettendo in cambio un momentaneo rifugio in Bolivia?

Il teste: si’, questo addirittura fu promesso in due occasioni diverse, da Magnetta e Ballan quando Valerio Fioravanti fu ferito a Padova e saltarono tutti gli appoggi veneti e Cavallini affido’ la moglie e il figlio Federico a Magnetta e Ballan e di conseguenza… Questa storia mi e’ stata raccontata anche da Gabriele De Francisci che era presente in un’occasione che fecero a lui la proposta Magnetta e Ballan e sicuramente era presente anche Cristiano Fioravanti una volta che fu detta questa cosa. Alcuni anni dopo, nel periodo immediatamente precedente la morte di Giorgio Vale, fu proposta la stessa cosa al gruppo di Giorgio Vale, da parte di Giorgi, Palladino, questi qui e mediante Sortino gli fu proposta questa ipotesi di un rifugio sudamericano, non so se ancora in Bolivia, in cambio pero’ della consegna delle armi e di mettersi a disposizione di Stefano Delle Chiaie.

Il Presidente: lei conferma che Freda chiamava Fachini “il nano”?

Il teste: si’.

Il Presidente: lei ha detto che Freda espresse un convincimento sul coinvolgimento di Fachini. Le ha mai detto su cosa erano basati questi convincimenti?

Il teste: non mi disse su cosa era basato il convincimento…

Il Presidente: se aveva degli elementi di fatto.

Il teste: dico gli episodi immediatamente precedenti. Io ero via per un processo, mi pare per una tentata evasione a Roma e di ritorno da questo processo non trovai piu’ Freda in sezione a Trani. Io il 2 agosto esattamente ero a Roma per questo processo. Il 3 – 4 o 5 agosto, perche’ Rebibbia mi teneva pochissimo tempo, mi ritrasferirono a trani e la’ trovo Concutelli in cella e non piu’ Freda. Chiedo che fine ha fatto Freda e Concutelli mi farfuglio’ una serie di storie: “qui i comuni ce l’hanno con Freda, perche’ ha fatto una strage… “. E io gli dissi: “beh. Noi ci facciamo mettere i piedi in testa dai comuni? Questo non esiste.” Mi arrabbiai e presi di petto il brigadiere pirri e mi feci portare… Freda era isolato, teoricamente non l’avrei potuto raggiungere, pero’ io minacciai questo brigadiere e mi feci portare da Freda e lui mi disse che tutto sommato gli andava bene stare li’, perche’ non voleva stare dove non era desiderato e mi calmo’. E nell’ambito di questo discorso mi disse che era convinto che questa strage fosse opera di Fachini. Pero’ non so se me lo disse come suo convincimento oppure…

Il Presidente: non appoggio’ questa affermazione…

Il teste: non appoggio’ con niente, pero’ posso aggiungere che Freda era in stretto contatto con fuori, con i liberi, mediante gli avvocati, la moglie, in particolare, sia con l’ambiente di Terza Posizione, sia con ambienti veneti, sia con l’ambiente di Salvarani, Ingravalle, questi qui.

Il Presidente: da chi ha saputo che l’uccisione di Carmine Palladino fu motivata dalla faccenda vale?

Il teste: Palladino praticamente quando arrivo’ a Novara non lo volevano ammazzare perche’ c’era la voce che doveva arrivare Giorgi e in conseguenza loro avrebbero preferito ammazzarli tutti e due, oppure soprattutto ammazzare Giorgi che consideravano un bersaglio migliore. Qui c’erano due fattori principali: uno, che le persone che hanno poi ammazzato effettivamente Palladino desideravano esprimere all’interno del carcere e nell’ambiente neofascista una certa leadership, di conseguenza avevano intenzione di fare un atto clamoroso e aspettavano l’occasione per ammazzare qualcuno, chiunque fosse, insomma. In piu’ a Roma avevano avuto la voce che Palladino era colui che si era venduto Giorgio Vale e Palladino fu “filato”, come si dice in gergo carcerario, fu trascinato a parlare di questi argomenti. A me sembra abbastanza inverosimile, ma alcuni mi hanno detto addirittura che Palladino ha quasi ammesso o lo ha fatto capire in maniera abbastanza netta, ma secondo me hanno interpretato pensando che erano sicuri che era lui che aveva venduto Giorgio Vale.
Poi in effetti, e’ una cosa molto probabile, qualsiasi parola avesse detto, sarebbe stata interpretata cosi’. Poi, in piu’, sembra che per una storia di pentole, una battuta infelice di Iannilli su delle pentole, perche’ Palladino aveva detto di avere ordinato le pentole e Iannilli gli disse che cosa le aveva ordinate a fare, dice che questo Palladino praticamente ha mangiato la foglia e si e’ innervosito e per paura che scappasse alle celle e non fosse piu’ acchiappabile decisero di passare all’esecuzione di Palladino. Questo e’ cio’ che mi e’ stato raccontato, in particolare da Iannilli, qualcosa ho saputo anche da Marco Di Vittorio.

L’avv. Correggiari prende la parola e fa presente che Iannilli e’ stato assolto in istruttoria per l’imputazione riguardante…

L’avv. Battista: con formula piena e anche Di Vittorio.

Il Presidente: quando ha conosciuto Valerio Fioravanti?

Il teste: di Valerio Fioravanti ne avevo sentito parlare per la storia che ho detto prima, anche se ho solo in seguito saputo che si trattava di Valerio Fioravanti. Dopo, mentre cercavo di farmi trasferire da Trani ad Ascoli, arrivo’ Valerio Fioravanti ad Ascoli ed andò nella cella dove volevo andare io, cioe’ con Bonazzi, in una sezione dove c’erano alcuni miei amici e cosi’ quando arrivai mi trovai in cella con Valerio Fioravanti, per circa due o tre mesi. Poi lui parti’ e stette via alcuni mesi per un processo e ci scrivemmo finche’ fu possibile scriverci, poi subentro’ una legge che impediva la corrispondenza fra le carceri; dopo lui rientro’ ad Ascoli, stemmo insieme in cella ancora per un mese, venti giorni e poi lui passo’ nella cella di fronte, quindi noi passavamo le giornate quasi sempre insieme, questo ancora per un anno circa. Questa e’ la mia conoscenza con Valerio Fioravanti. Poi siamo stati insieme quando abbiamo iniziato il discorso famoso dell’intervista di Calore, ecc., E anche nel periodo in cui io collaboravo, siamo stati ancora insieme circa un mese, nel carcere di Sollicciano; noi cercavamo di convincere Valerio a completare la strada iniziata e siccome lui non intendeva proseguire su questa strada, ci separammo. Ogni tanto ci siamo scritti delle lettere, quando io ero a Paliano, cosi’.

Il teste prosegue spontaneamente: posso dire che con Valerio ero molto amico e per molto tempo l’ho considerata l’unica persona pulita dell’ambiente.

Il Presidente: lei ha conosciuto in carcere Tonino Leccese?

Il teste: si’.

A d.p.r.: Era il cognato di Nicolino Selis.

Il Presidente: Selis era un esponente….

Il teste: era il capo della vecchia banda della Magliana, pero’… Probabilmente questo verbale… Perche’ io ho fatto un altro verbale a Firenze che voi probabilmente non avete, cioe’ c’e’ un rapporto precedente. Quando io ero libero, nel ’74-75, anzi quasi agli inizi del ’76 quando sono stato carcerato, avevo rapporti con quella che era la pre banda della Magliana, cioe’ il gruppo di Laudavino De Santis, Lallo lo Zoppo, Danilo Abbruciati, Albert Bergamelli, Mazzeo Bellicini, Jacques Forset.

A d.p.r.: Loro a quell’epoca facevano rapine e sequestri e io con queste persone avevo un buon rapporto di fuori, perche’ Andrea Ghira, che era come un fratello per me, era stato carcerato insieme col Macellaretto, con il padre del Macellaretto. Quando usci’ dal carcere, dopo 18 mesi per rapina… Col padre di angioletto amici detto il Macellaretto che era appunto uomo di questo gruppo, imputato per i fatti di piazza dei Caprettari, ed io feci dei favori a queste persone, in un’occasione gli fornii delle armi, avevo un buon rapporto con loro. Di conseguenza poi in carcere, quando mi trovavo a Roma o quando ero in un carcere dove c’erano i Romani, finivo sempre per stare in cella o in amicizia con gente della Magliana, anche gente che quando ero fuori io, erano dei ragazzini. In particolare mi legai in amicizia con Tonino Leccese, forse era quello, il quale tra l’altro telefonava spesso a casa mia quando uscii e in qualche occasione mi ha mandato dei soldi, cioe’ si e’ comportato da amico con me in numerose occasioni. Questo tonino leccese mi raccontava come si evolveva la questione della Magliana, di come tentassero di formare a Roma una specie di organizzazione, diciamo legata a modelli di tipo mafioso, finalizzata soprattutto allo spaccio di droga e anche a rapporti con il mondo finanziario e politico della capitale. In proposito vorrei aggiungere che io, insieme a Bergamelli facemmo un’estorsione dal carcere… a Cesare…

Il Presidente fa presente che forse e’ necessario nominare un difensore al teste, perche’ sta facendo delle dichiarazioni rilevanti.

Il teste: no, e’ una cosa gia’ confessata alla procura di Firenze.

A d.p.r.: No, non sono stato processato, pero’ e’ una cosa gia’ a verbale.

Il Presidente: potrebbe esserci il 304 a questo punto.

Il p.m.: Anche per le questioni che riguardano consegne di armi.

Il teste: anche questo l’ho gia’ confessato.

L’avv. Pisauro: c’e’ un procedimento pendente per queste confessioni?

Il p.m.: Se domani volesse negarle.. C’e’ bisogno di un difensore.

Il teste: c’e’ un procedimento per associazione a delinquere finalizzata ad una serie di reati che io ho in corso a Roma di cui fa parte tutta una serie di reati che ho confessato io. E’ in stato di istruttoria, io ho l’ergastolo e 30 anni, non e’ che hanno fretta di processarmi.

Il Presidente a questo punto, poiche’ nelle dichiarazioni del teste si fa riferimento a fatti costituenti reato che Izzo confessa, ravvisandosi gli estremi dell’art. 304 c.p.p.. Il Presidente chiede all’imputato se ha un difensore di fiducia. Izzo fa presente che ha difensori di fiducia nei vari processi e preferisce che se ne nomini uno di ufficio qui.

Il Presidente fa presente che puo’ nominare un difensore di fiducia e rinunciare alla presenza.

Izzo: nomino gli avvocati Angelo Pica del foro di Frosinone e Manfredo Rossi del foro di Roma, rinunciando alla presenza.

Il Presidente sospende l’udienza per 10 minuti.

Sergio Calore – dichiarazioni 14.12.1983

Riprendo il discorso interrotto nel precedente interrogatorio sugli attentati dell’ “Mrp” dichiaro che mia precisa convinzione che dietro coloro che hanno materialmente eseguito gli attentati non esistono mandanti occulti. Cio’ e’ vero per tutti gli attentati ivi compreso quello del “Csm” . Poiche’ la sv mi fa rilevare che quest’ ultimo rappresenta un tentativo ed ha quindi un valenza molto diversa da tutti gli altri, ribadisco che anche per questo attentato non vedo alcuna necessità di ipotizzare fini occulti. Del resto all’ epoca Aleandri non mi risulta che avesse ancora rapporti con ambienti “piduisti” (P2) . Conoscendo a fondo la realtà politica ed umana della destra posso affermare che anche fatti molto gravi non necessariamente sono il frutto di una concertazione complessa ed alla quale hanno partecipato molte persone ed ambienti di diversi livelli, poiche’ e’ possibilissimo che si tratti di iniziative spontanee di singoli o di gruppi molto ristretti.

– Per quanto concerne la distribuzione del materiale di “Costruiamo l’Azione” (giornale e manifesto propagandistico) nel Veneto l’ unico canale di distribuzione era Fachini. Anzi a tal proposito ricordo con esattezza che consegnai a Fachini i manifesti con la colomba il 06.05.79, giorno della riunione al cinema Hollywood, a Roma, sotto casa del Signorelli. Ricordo che ne diedi a Fachini qualche centinaio di esemplari.
I manifesti non furono spediti per posta perche’ in quel periodo il giornale non usciva. Per quanto riguarda i miei rapporti con Fachini nell’ ambiente padovano in genere dichiaro che gli stessi si sono interrotti con il mio arresto avvenuto nel maggio del 1979. So anche che Fachini dopo qualche tempo interruppe i rapporti con Aleandri, dal momento che quest’ultimo si era tirato in disparte dopo il suo sequestro. Nel mese di dicembre del 1979 mi incontrai con Cavallini a Roma e lo invitai, ove fosse stato ancora in contatto con Fachini, ad interrompere ogni rapporto con lo stesso, dal momento che a mio giudizio Fachini aveva un comportamento “poco chiaro” .

L’ ufficio domanda: cosa intende per poco chiaro ?
-a questa domanda mi riservo di rispondere in seguito. In ogni caso l’esperienza di “Costruiamo l’ Azione” si era virtualmente chiusa con il mio arresto, fatto da cui derivo’ la dissoluzione del relativo ambiente umano. Il motivo per cui fece Cavallini quel discorso è legato ad un fatto che avevo appreso durante la mia detenzione, fatto appunto, che per ora non intendo rivelare.

– mi risulta che una delle ragioni per le quali Palladino Carmine venne ucciso da Concutelli fosse quella che lo si sospettava responsabile della cattura e morte di Vale Giorgio.
Naturalmente al fondo di tutto vi era una situazione di assoluta incompatibilita’ politica e umana tra il Concutelli e il Palladino in quanto conosciuto amico di Delle Chiaie Stefano.
– ignoro in che modo Concutelli sia venuto a sapere delle responsabilità del Palladino per la cattura di Vale.

Roberto Palladino – dichiarazioni 06.05.1982

Intendo rispondere. Conosco un cittadino Boliviano a nome Jorge in quanto mio fratello Carmine aveva avuto contatti con lui in occasione di un suo viaggio in Bolivia, di cui non ricordo la epoca, per scopi commerciali. Tale Jorge è a Roma nell’autunno dell’1981. Sono sicuro che in precedenza, ed in particolare nella primavera – estate del 1980, lo Jorge non e’ venuto a Roma.

Durante il soggiorno di Jorge a Roma nell’ autunno 1981 protrattosi per circa una settimana, mi sono premurato di fare da guida allo Jorge, che veniva per la prima volta a Roma, facendogli visitare la citta’ specialmente nelle ore serali quando io ero libero dal lavoro; tra l’ altro, l’ ho accompagnato in qualche locale notturno e con precisione “Carusel” e al “Saint Moritz” , locali che io conoscevo in quanto sporadico frequentatore. Con Jorge andammo dapprima al Carusel per una consumazione e poi al Saint Moritz, per assistere ad uno spettacolo. Non abbiamo avvicinato in detti locali nessuna donna e lo Jorge si e’ comportato molto correttamente, senza dare adito al minimo incidente. Io collaboro con mio fratello all’ attivita’ della Odal e, quando abbiamo ospiti d’ affari, io mi occupo anche di pubbliche relazioni. Per quanto concerne i nostri rapporti con la Bolivia, essi si sono limitati ad un viaggio di mio fratello a La Paz e nella visita di Jorge.

– Nulla mi risulta di eventuali rapporti o contatti di mio fratello Carmine con Delle Chiaie Stefano in occasione del suo viaggio in Bolivia; in particolare Carmine non ne ha mai fatto il minimo cenno. Personalmente ho conosciuto Delle Chiaie nel periodo in cui ho simpatizzato per “Avanguardia giovanile” e cioe’ dal 1963 al 1966.

– Dopo tale periodo ho fatto il servizio militare, e non ho piu’ avuto alcun rapporto di sorta con il Delle Chiaie neanche per il tramite di Minetti Leda.

– Conosco Giorgi Maurizio dal periodo in cui anch’ egli simpatizzava per Avanguardia Nazionale giovanile. So che poi egli e’ emigrato in argentina, rientrando definitivamente in Italia nel 1981. Durante il soggiorno in Argentina il Giorgi e’ venuto per una settimana circa a Roma; non ricordo se nella primavera 1979 o 1980; egli venne a Roma per visitare la madre e, nell’ occasione venne a trovare anche noi, cui era legato da particolari vincoli in quanto aveva fatto da padrino a uno dei figli di Carmine.

– Non so con precisione quale attivita’ abbia svolto il Giorgi in Argentina, e se durante il soggiorno in Argentina, abbia fatto delle escursioni in Bolivia.

– Non ho mai conosciuto nessuna persona a nome Pagliai Gigi o Mario Bonomi, ne’ l’ ho mai sentito nominare.

– Conosco certo Sandro Siciliano, di eta’ matura che talvolta e’ venuto alla Odal.

– Ho conosciuto Sortino Luigi sin dai tempi della scuola e ci siamo frequentati sporadicamente anche quando, sciolta Avangurdia Nazionale, abbiamo conservato comunanza di idee politiche. Il Sortino ha fatto vari lavori e una volta l’ ho anche aiutato per trovargli una occupazione stabile.

– Nulla assolutamente so di una faccenda riguardante un passaporto che avrebbe dovuto essere procurato a Sandro per espatriare.

– Conosco un certo Luciano, di cui non ricordo il cognome e col quale ho rapporti di affari, ma nulla posso dire di particolari affari fra detto Luciano e Giorgi Maurizio.

– conosco Minetti Leda da quando conviveva con Delle Chiaie ma con la stessa non ho rapporti di frequentazione in quanto la vedo soltanto “ogni tanto” .

– con Colombo Gianni ho avuto rapporti d’ affari; in particolare, per il suo tramite, ho trattato una partita di forbici dall’Italia e di rasoi dalla Svizzera, per conto di terzi.

– che io sappia mai nessun cittadino tedesco e’ venuto alla Odal proveniente dal Sud America.

– So che la Minetti Leda di tanto in tanto andava all’ estero, ma non so dove andasse ne’ chi incontrasse ed in ogni caso io non sono mai andato a prelevarla al ritorno di qualche suo viaggio. Anche perche’ sono privo di patente e non guido. A parte la pistola di cui mi e’ stato contestato il possesso e che e’ stata sequestrata ad ardea, non mi risulta che qualcuno di noi Palladino possedesse anche una Smith and Wesson.

Letto confermato e sottoscritto.­

 

Lettera di Adriano Tilgher al giudice Zincani datata 19.07.1984

In relazione al confronto in cui sono stato sottoposto, in data 09.07.84, durante il quale mi ha sottoposto da una parte la necessita’ di procedere ad una rienunciazione delle vicende politiche di AN e mie personali; dall’ altra. La possibilita’ di costituire un’ area omogenea nel carcere di Belluno, mi affretto a rispondere a lei ed al suo collega dr Casson, come promesso.
Riaffermo, come ho fatto sin dal primo momento della mia costituzione, la volonta’ di contribuire a ristabilire la verità su tutte le vicende che mi vedono ingiustamente coinvolto. Io sono stato, e di questo sono orgoglioso, dirigente di AN fino al 1976. Da questa data tale organizzazione, per scelta anche, e forse soprattutto, mia, non esiste piu’ . Accettare questa verita’ documentata vuol dire dimostrare la propria buona fede.
Troppe sono le critiche, giustificate o meno ; troppi sono gli elementi di sospetto che da piu’ parti sono stati sollevati nei confronti della magistratura stessa. Non possiamo fare finta che tutto cio’ non sia accaduto. Non possiamo ignorare che Palladino e Pagliai sono morti e come sono morti. Tutte queste cose non le possiamo ignorare. Troppi sono i motivi che inducono a credere che le inchieste in Italia, per il modo in cui vengono condotte, sono dei momenti inquisitori tendenti a incastrare chi capita sotto a prescindere dalla innocenza o dalla colpevolezza. Davanti a tutte queste cose e’ umana e naturale una mia diffidenza. Per questo mi permetto da una parte di chiedere che se ci sono elementi di contestazione che hanno giustificato l’emissione nei miei confronti di una comunicazione giudiziaria (con conseguente linciaggio stampa questi mi siano contestati in sede di interrogatorio alla presenza dei miei legali; dall’ altra ritengo che, se una ricostruzione storica deve essere fatta, questa ha bisogno di tutta la pubblicita’ del caso. Io mi impegno sin da adesso a scrivere a pubblicizzare per sommi capi tutti gli avvenimenti politici di cui sono stato partecipe in attesa di espletare la documentata storia di AN, cosa che potro’ fare solo con la riconquistata liberta’ .

In riferimento poi alla concentrazione in Belluno, mi si sono create delle difficolta’ di natura familiare che spero di superare quanto prima e mi sconsigliano, per il momento, di accettare la proposta.

Spero sappia e voglia comprendere, distinti saluti

Firmata Adriano Tilgher. ­

Verbale di confronto Rudy Miorandi e Giorgi Maurizio 17.09.1982

Miorandi: Confermo quanto ho dichiarato nei precedenti verbali, in particolare che fu il Giorgi ad organizzare la cena e a brindare in occasione dell’ 02.08.82.

Giorgi: Io ero all’ aria, non ho organizzato io la cena del 2 agosto ne ho brindato anzi, ho manifestato il mio dissenso per il cattivo gusto dell’ iniziativa.

Miorandi: Confermo che ebbi dal Giorgi una medaglietta ed un appunto scritto per mettermi in contatto con i suoi amici di fuori.

Giorgi: Ti consegnai la medaglietta e l’ appunto perche’ potessi metterti in contatto con i miei amici al fine di ottenere del denaro, in quanto eri continuamente in cerca di denaro per pagare il tuo avvocato.

Miorandi: Confermo che invece il mio contatto all’ esterno era finalizzato ad organizzare la tua fuga.

Giorgi: Di fuga ne hai parlato sempre e solo tu e facesti questi discorsi molto tempo prima.

Miorandi: Confermo che tu mi riferisti di aver ingannato i giudici affermando di aver fatto un solo viaggio in Italia nel 1980, mentre mi riferisti di aver fatto un altro viaggio nel giugno ‘80.

Giorgi: Io commentai soltanto dopo l’ interrogatorio le contestazioni che i giudici mi avevano fatto relativamente al viaggio di giugno, negando di averle mai fatte.

Miorandi: Confermo che tu mi riferisti che prima della strage vi fu una riunione nell’ ufficio di Palladino cui partecipasti tu, Delle Chiaie, lo stesso Palladino ed altre persone.

Giorgi: E’ assolutamente falso.

Miorandi: Confermo che commentando la notizia giornalistica mi dicesti che i due tedeschi implicati nella strage non sarebbero stati mai individuati e che ora si trovavano in un paese dell’ America Latina.

Giorgi: Io ti ho solo parlato del fatto che alcuni europei si ritrovavano in America Latina.

Miorandi: Confermo che mi riferisti un’ episodio relativo al fatto che una volta tornando da una fattoria, restasti a piedi e fosti aggredito da alcuni cani.

Giorgi: E’ vero che una volta parlammo in cella di cani e gatti e che io raccontai un episodio in merito, ma non ho mai accennato ad una fattoria dove io mi recai.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che in un’ altra occasione andasti in una fattoria insieme a Tilgher Adriano.

Giorgi: Questa e’ la prova della tua falsita’ perche’ Tilgher non e’ mai stato nell’ America Latina.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che la strage era finalizzata ad un colpo di stato.

Giorgi: Non e’ vero.

Miorandi: Confermo che mi dicesti che eri venuto in Italia insieme ad una persona il cui nome figurava sulla agendina sequestrata e che su queste vi figuravano altri nomi di persone importanti.

Giorgi: Era prevedibile che tu sapessi che mi era stata sequestrata un’ agendina ma io non ti ho mai riferito i fatti che tu hai appena affermato.

Si dà atto che la verbalizzazione descrive solo sommariamente il contenuto del confronto e che lo stesso e’ stato registrato su nastro magnetico. Continua confronto datato 17.09.82 ore 18,30 tra Miorandi e Giorgi.

Miorandi: Ieri mattina con un permesso rilasciatomi dal dr gentile mi sono recato a colloquio con Giorgi Maurizio. Questi si e’ subito mostrato incuriosito e meravigliato per il fatto che mentre i suoi parenti era stato negato il colloquio a me era stato concesso. Io gli ho detto che tramite il mio avvocato ero riuscito a farmi dare un permesso e lui ha soggiunto: “ho l’ impressione che ci vedremo a confronto al processo, se qualcuno non ti ammazza prima”.

A questo punto viene nuovamente introdotto il Giorgi dinanzi al quale il teste interrogato conferma quanto appena dichiarato.

Giorgi: E’ vero che ho detto che ci saremmo visti in aula in quanto avevo capito che stavi svolgendo il ruolo del provocatore. Non ho mai detto la frase finale e cioe’ non ho mai fatto cenno alla possibilita’ che qualcuno ti ammazzasse.

Letto confermato sottoscritto