L’allegato 108 della fonte Aristo: corrispondenza Ordine Nuovo – Aginter Presse 1967

Il documento comincia con fornire una definizione dell’AGINTER PRESSE:
Sotto la copertura ufficiale di un’azienda giornalistica denominata AGINTER- PRESSE opera da Lisbona una potente organizzazione di estrema destra internazionale che ha, per obiettivo, la lotta al comunismo in qualunque parte del mondo si presenti una reale minaccia di assunzione del potere da parte di gruppi marxisti”.

Ne delinea ,quindi, il campo d’azione:
L’azione di tale organizzazione si articola in tre settori distinti:
1) azione pubblica e divulgativa
2) azione di controllo , d’informazione , di spionaggio
3) azione armata

Per quanto riguarda il primo settore, l’Aginter-Presse opera in collegamento con qualsiasi organizzazione giornalistica estera , con scambio di notizie di natura più disparata , sempre che esista un comune denominatore anticomunista. Contatti esistono in tutta Europa, Italia compresa, Africa, America del Nord ed America Latina.
Per il secondo settore d’attività , ai margini del bollettino informativo dell’Agenzia (che si allega) , si svolge una collaborazione più riservata sia con organizzazioni politiche o giornalistiche sia con singoli individui. A Lisbona si raccolgono infatti informazioni relative ad enti , personalità della cultura e della politica, a movimenti, ad industrie che operino in favore del comunismo internazionale; alla penetrazione comunista nei più disparati settori dell’industria, del commercio, delle Forze Armate nazionali ecc: ai collegamenti tra i partiti comunisti e socialisti con gruppi ed organizzazioni controllati e finanziati dal comunismo internazionale; a personalità d’ogni campo professionale, simpatizzanti o legate a partiti marxisti; alle fonti di finanziamento nazionali delle organizzazioni comuniste e socialiste; si raccolgono ancora notizie atte alla individuazione dell’apparato clandestino dei citati partiti… le informazioni così raccolte a Lisbona serviranno per avere innanzi tutto un quadro esatto delle attività comuniste, pubbliche e segrete, in ciascun paese e per poter quindi- a seconda dei casi e delle valutazioni che saranno di volta in volta fatte – o denunciare fatti e persone oppure intervenire con diversi sistemi di lotta…”.

A questo punto il documento spiega in cosa consista “Ordre e tradition”e i suoi rapporti con l’Aginter Presse.
A fianco dell’azienda giornalistica opera , sul piano politico, una organizzazione nazional-rivoluzionaria che si denomina “Ordre ed (leggasi et) Traditions” , con marcate caratteristiche anticomuniste. Questo gruppo ha contatti anche in Italia con organismi di destra… la presa di contatto con ON servirà infatti al gruppo di Lisbona per stabilire un rapporto più serio di collaborazione politica… Ordine Nuovo dovrebbe costituire pertanto il gruppo italiano di maggiore confidenza.…attività più interessante del gruppo operante da Lisbona…è quella costituita da una specie di internazionale anticomunista: Internazionale che è già funzionante disponendo di un apparato militare clandestino selezionatissimo e già collaudato, pronto in qualsiasi momento ad intervenire per fronteggiare qualsiasi minaccia comunista si presentasse in Europa…Inoltre ,l’organizzazione opera – sempre in funzione anticomunista – anche per particolari casi o situazioni si presentassero in questo o quel paese, intervenendo con azioni spregiudicate che organismi statali, segreti o no, non sempre possono svolgere.”

Quest’ultima frase fornisce la chiave di lettura di quello che rappresenta l’Aginter Presse per i servizi , che non possono “sporcarsi le mani” più di tanto; per certe azioni più spregiudicate è meglio ricorrere all’Aginter Presse. Il documento cita, tra gli altri, il capo dell’organizzazione:
La persona che ci è stata presentata come “Chefe ( o meglio “chef”) è un tale Monsieur Guerin-Serac, di circa 45 anni, ex ufficiale d’Indocina e degli ultras d’Algeria. Si ritiene che questo sia un nome di copertura…”

Si rappresenta che ARISTO chiama con questo soprannome SERAC nell’appunto del 10.6.67.
L’organizzazione, per la parte operativa vera e propria, che peraltro sembra essere quella più importante cui si dedicano i giornalisti di Aginter Press , si è data una rigorosa struttura segreta e chi vi entra a far parte assume non solo un impegno di onore, ma è costretto a firmare un documento che lo vincola al segreto e all’obbedienza più cieca… Ciascun elemento è addestrato per operare in azioni di sabotaggio o di guerriglia….

La collaborazione nell’azione armata proposta ad O.N.
Il documento prosegue in questo modo: “All’organizzazione italiana di destra “Ordine Nuovo” è stata chiesta, oltre alla collaborazione “politica” di natura giornalistica e informativa, una stretta cooperazione nel “terzo più importante settore di attività” (azione armata) e cioè:

1) preparare gruppi di “volontari”, rispondenti alle caratteristiche del caso, disposti a trasferirsi per operazioni di lunga o breve durata in qualsiasi altro paese estero;

2) provvedere alla creazione di una rete di “agenti di collegamento” nei principali centri e città italiane che possano eventualmente servire -per soli compiti orientativi, informativi e logistici- a favorire la missione di gruppi esteri che dovessero eventualmente operare nel nostro paese in azioni anticomuniste;

3) provvedersi di adeguati mezzi bellici da fornire, se del caso, ad elementi che dovessero essere inviati in Italia;
4) cooperazione massima per favorire eventuali traffici di materiali strategici, creando se possibile regolari aziende commerciali di import export;

5) elaborazione congiunta di determinati piani d’azione da attuare in special modo nelle ex colonie italiane in Africa. si è constatato uno speciale interesse del gruppo lisboeta per la Somalia

Sin qui é già emerso un elemento di straordinaria importanza: vi è una collaborazione tra l’Aginter Presse e Ordine Nuovo , in chiave anticomunista , nell’ambito di un’azione armata.

RAUTI dimostra una totale apertura a queste proposte
Informato il segretario di Ordine Nuovo di questi contatti e proposte, il dr. Rauti ci ha rivelato, innanzi tutto, la favorevole disposizione della sua organizzazione a tutte e tre le sfere d’azione proposte da Ordre e Traditions ed inoltre ci ha dichiarato che Ordine Nuovo ha già una sua struttura clandestina “operativa”, collaudata nel passato con operazioni terroristiche svolte, su commissione dell’Oas, sulla Costa Azzurra. Ordine Nuovo, in sostanza è in grado di:

a) mettere a disposizione una certa quantità di elementi selezionati e dalle caratteristiche richieste, disposti a trasferirsi in qualsiasi paese o continente. Questi elementi vengono addestrati militarmente e comunque reclutati tra i provenienti dal servizio militare. Ad esempio, ci è stato detto, si svolge attualmente a La Spezia un corso “sportivo” di nuotatori subacquei. Ufficialmente, vi partecipano elementi provenienti da scuole ed istituti, ma una parte dei frequentatori di esso svolgono in aggiunta un addestramento per “incursori” sotto la guida di ex ufficiali dei battaglioni NP della X Mas.

b) fornire armi e munizioni, esistendo depositi clandestini di detto materiale in varie parti della penisola. La ubicazione di essi sarebbe nota soltanto a pochissimi elementi (peraltro non facenti parte ufficialmente di Ordine Nuovo) e lo stesso Rauti, come i suoi più vicini collaboratori, oltre alle notizie di carattere generale non dispongono degli elementi per l’individuazione dei depositi stessi. I contatti tra Rauti e con Ordine Nuovo avvengono a mezzo di intermediari del tutto insospettabili e che addirittura svolgono attività politiche in partiti di centro. “

c) fornire ogni notizia possibile su depositi di armi di avversari. In proposito, qualche tempo addietro, appartenenti all’organizzazione clandestina collegata ad O.N. hanno “svuotato” un deposito comunista in Toscana, trasferendo il materiale reperito in un proprio rifugio.

d) favorire operazioni di import-export. Al riguardo elementi di Ordine Nuovo hanno costituito da non molto tempo un’agenzia commerciale di importazioni nel quadro di una operazione triangolare Rhodesia-Portogallo-Italia, in modo da eludere le restrizioni che sono state stabilite, dopo le sanzioni alla Rhodesia, per le ditte che importano o esportano prodotti che contribuiscano all’economia rhodesiana. La creazione di quest’agenzia dovrebbe consentire di far giungere in Italia un particolare tipo di fibre di amianto necessarie ad un’industria italiana”.

Il documento così prosegue:
“A parte i futuri contatti personali che saranno presi con il Rauti, Ordre e Tradition manterrà tutti i contatti con Aristo, al quale peraltro si appoggerà quale trait d’union per ogni possibile iniziativa sino al momenti di più approfonditi accordi specifici con lo stesso Rauti. Pertanto, si suggerisce l’opportunità che codesto Ente ponga chi scrive in condizione di poter “vincolarsi” il più strettamente possibile con il gruppo di Lisbona per evitare che il lacunoso rendimento informativo (di cui al punto 2) possa orientare Ordre e Traditions ad indirizzarsi ad altri, facendoci perdere in tal modo e la confidenza e, soprattutto, il contatto”.

Il documento prosegue ancora:
Sarebbe pertanto necessario disporre di notizie di attività riservate comuniste, con particolare riguardo ai contatti tra il Pci ed il Psu con i movimenti comunisti francesi, portoghesi e spagnoli oltre che con quelli africani, dato l’interesse di O et T verso il Continente Nero, nonché altre notizie che codesto Ente, nella sua valutazione, riterrà opportuno dare nel quadro degli interessi palesati dal gruppo di Lisbona.
Ci si permette di segnalare poi che esistono forti indizi, per non dire la certezza, che lasciano ritenere all’esistenza di un “collegamento” e di una certa collaborazione fra O et T e speciali branche delle polizie politiche di Spagna, Portogallo e di taluni stati africani (Rhodesia, Sud Africa ecc.), nonché analoghi servizi in America (Cia) e di taluni paesi latinoamericani. E’ quindi necessario che le notizie fornite nella presente relazione non siano assolutamente rese note ad altri servizi italiani od esteri, sia perchè non è escludibile l’individuazione del collegamento dell’aderente di Ordine Nuovo con codesto Servizio sia perchè, nel corso delle conversazioni avute a Lisbona, è stato chiaramente affermato che chi entra a far parte dei segreti dell’organizzazione mette in gioco la propria vita in caso di fughe, volontarie o involontarie, di notizie.”

Il documento non reca alcuna indicazione dattiloscritta, ma una scritta a mano che indica “Fatto pezzo” seguita da 14-6-1967. L’Ispettore CACIOPPO ha spiegato quali sono i “pezzi” che, ritagliati dall’informativa, sono stati inseriti in altre missive. Il documento, dunque è precedente al 14 giugno ma, sicuramente successivo al 26 aprile, perchè si fa riferimento ad una nota con quella data. Inoltre, il documento sembra essere successivo alla riunione di Lisbona e, dunque, possiamo collocarlo fra gli ultimissimi giorni di maggio ed i primi di giugno.

Memoria pm strage di piazza della Loggia

“Quel misterioso francese dietro le stragi italiane” – La Repubblica 08.05.1995

E’ francese, ha quasi settant’ anni, e sa molte cose sulle stragi italiane. Soprattutto sulla prima, quella avvenuta il 12 dicembre del 1969 a Milano, nella sede della Banca dell’ Agricoltura. Il giudice istruttore Guido Salvini ne è convinto, l’ ha scritto nella sentenza-ordinanza sull’ eversione nera degli anni 70 accusandolo, assieme al neofascista Stefano Delle Chiaie, di “costituzione e partecipazione a banda armata di carattere internazionale”. Si chiama Yves Felix Maria Guillou, è nato a Ploubezre in Francia il 2 dicembre del 1926, ed è più conosciuto dalle polizie e dai fascisti di tutto il mondo come Yves Guerin Serac.
Di lui esiste una vecchia fotografia sfuocata, inutilizzabile per una identificazione. Le ultime notizie ufficiali, contenute in un rapporto di polizia dell’ 82, lo segnalano in America latina, impegnato a reclutare volontari anticomunisti. Eppure la magistratura italiana non dispera di allacciare un contatto, di riuscire a sentirlo. Certo è che se Yves Guillou, alias Guerin Serac, alias Ralph Keriou, decidesse di parlare in molti avrebbero ragione di preoccuparsi. L’ ipotesi di un suo coinvolgimento nella strage di Milano è assieme nuova e vecchia. Il nome di Guerin Serac infatti compare in uno dei primi documenti elaborati dai servizi segreti sulla vicenda: un appunto del Sid datato 16 dicembre 1969 (appena quattro giorni dopo) che lo indica come “ideatore” ma lo individua politicamente come “anarchico” e che, in un mix di vero e falso tipico dei lavori sporchi del Sid, crea un quadro tanto confuso da delineare una sorta di “depistaggio preventivo”. Ex agente dell’ Oas, Guerin Serac si trasferì a Lisbona all’ inizio degli anni ‘ 60 dove, sotto la protezione del regime fascista di Antonio Oliveira de Salazar, fondò l’ Aginter press, ufficialmente una agenzia di stampa, in realtà una centrale di intelligence del fascismo internazionale, specializzata in “pratiche di guerra non ortodossa”.
Queste circostanze, e il ruolo dell’ Aginter press, erano note. Non si sapeva però che i contatti con personalità della destra italiana risalgono a tempi lontani (Guido Giannettini ha rivelato a Salvini di aver incontrato Guerin Serac nel 1964 a Lisbona) e che il fondatore dell’ Aginter press per i camerati italiani non fu soltanto un ideologo ma ebbe un ruolo operativo. Un ruolo da capo militare. Paolo Pecoriello, un dissociato di Avanguardia nazionale, ha rivelato al giudice milanese di aver partecipato nel 1966 a Roma a un corso sull’ uso degli esplosivi che era condotto da un tale Jean, personaggio inviato dall’ organizzazione di Guerin Serac. L’ Aginter press, quindi, addestrava i fascisti italiani negli anni immediatamente precedenti l’ avvio della strategia delle stragi. Ma c’ è dall’ altro: da uno dei fascicoli che il Sismi ha inviato alla magistratura milanese è emerso che dal 1966 al 1968 un altro francese Robert Leroy, che dell’ ex agente dell’ Oas era il braccio destro, si era infiltrato a Torino in gruppi filocinesi. E’ una circostanza molto significativa: a un anno dalla strage di piazza Fontana, e dopo aver messo a disposizione dei fascisti italiani i suoi esperti di esplosivi, Guerin Serac inviava in Italia il suo uomo di maggior fiducia con l’ incarico di compiere la stessa missione che contemporaneamente veniva svolta a Roma, negli ambienti anarchici, da Mario Merlino. Tra Aginter press e fascisti italiani s’ instaurò un rapporto stabile, di scambi, favori, complicità. Il 3 gennaio di quest’ anno un pentito, Carmine Dominici, ha parlato con Salvini di un altro corso sull’ uso degli esplosivi svolto all’ inizio degli anni 70 dal solito Jean, questa volta a Reggio Calabria (poi ci fu la strage di Gioia Tauro) per gli esponenti locali di Avanguardia nazionale.
Nel ‘ 73 Jean ricompare a Roma per un nuovo seminario riservato agli avanguardisti. L’ anno successivo, con la caduta del regime fascista portoghese, Guerin Serac fuggì da Lisbona. Dovette farlo tanto precipitosamente da essere costretto ad abbandonare il suo archivio nel quale, il 22 maggio del 1974, fece irruzione un reparto di fucilieri della Marina. Si scoprì la rete di corrispondenti di cui l’ agenzia di stampa poteva avvalersi in Italia: gente del calibro di Pino Rauti, Guido Giannettini, Giano Accame (il quale ha sempre negato, sostenendo che la scheda a suo nome trovata a Lisbona era opera di un mitomane). Nel settembre dello stesso anno, Robert Leroy, avvicinato in Francia da un giornalista dell’ Europeo, si lasciò andare a confidenze compromettenti: disse di aver conosciuto Delle Chiaie e Mario Merlino (“Sono quasi miei amici”) i quali gli avevano rivelato di aver compiuto un “buon lavoro di infiltrazione” in ambienti della sinistra. Inconsapevolmente Leroy confermava il misterioso appunto del Sid e rischiava così di creare grossi guai ai camerati. Stefano Delle Chiaie protestò vivacemente col capo dell’ Aginter press. C’ erano le condizioni per una interruzione, almeno “tattica”, di ogni rapporto.
Ma il destino doveva tenere legati l’ ex agente dell’ Oas e i camerati italiani. Si ritrovarono in Spagna: lui, Guerin Serac, esule, gli italiani latitanti. E che latitanti: Vincenzo Vinciguerra, Gian Carlo Rognoni, Marco Pozzan, Stefano Delle Chiaie. Tutta gente (escluso Vinciguerra, reo confesso della strage di Peteano) coinvolta (e assolta) nella strage del 12 dicembre. In questo ambiente Guerin Serac era il capo riconosciuto, tanto da potersi permettere di rimproverare aspramente Delle Chiaie per un banale ritardo a un appuntamento. Siamo al 1975, poi più nulla. Dopo il salazarismo finì anche il franchismo. Guerin Serac, coi suoi misteri, si trasferì in America latina. E’ là che si cerca di rintracciarlo.

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quarta parte

DOMANDA – Lei nei suoi verbali parlò a lungo dell’incontro con un personaggio della massoneria.

RISPOSTA – Licio Gelli. Dopo dalle foto è emerso che fu Licio Gelli.

DOMANDA – Ci spieghi bene….

RISPOSTA – A Lucca.

DOMANDA – Intanto quando avvenne questo incontro?

RISPOSTA – Siamo nel periodo della fine estate… l’anno non lo ricordo se era il ‘73 o il ’74.

DOMANDA – Rispetto allo scioglimento di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – Poco prima.

DOMANDA – Poco prima. Lei nei verbali ha parlato dell’autunno ‘72, in altri del ‘73, in altri del ’73 – ’74, “sicuramente prima dell’Italicus”, e parlò dell’autunno ‘72 il 10 ottobre del ’76; mentre il 18… non si capisce se è gennaio o novembre dell’81, la colloca nel ’73…

RISPOSTA – È probabile quello del ’76, perché è più prossimo.

DOMANDA – Quindi lei oggi dice “probabilmente a cavallo… prima dello scioglimento”?

RISPOSTA – Se oggi mi si chiede quando l’ho incontrato direi a cavallo tra il ‘70 e l’80.

DOMANDA – Come avvenne questo incontro?

RISPOSTA – In Piazza San Michele, a Lucca.

DOMANDA – Ce lo racconti un po’.

RISPOSTA – Fu portato da Augusto Cauchi che poi mi lasciò in separata sede con Licio Gelli, che poi fu identificato quale Licio Gelli…

DOMANDA – Chi lo identificò come Licio Gelli?

RISPOSTA – Io lo identificai, in conseguenza delle foto.

DOMANDA – Non l’ha mai detto nei verbali!

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Non in quelli che abbiamo acquisito. Probabilmente non li abbiamo tutti. Ci spieghi.

RISPOSTA – In quell’occasione si parlava…

DOMANDA – Lei con chi era?

RISPOSTA – Insieme a Tomei.

DOMANDA – Tomei?

RISPOSTA – Tomei. In quell’occasione noi si ricercava il finanziamento, il denaro, quindi prossimi organizzare sempre il gruppo clandestino, e anche altre attività interne. In quell’occasione fu indicato che questo soggetto era disponibile a finanziare la attività del gruppo lucchese e in contrapposizione chiedeva di fare degli attentati e fu rifiutato.

DOMANDA – Come mai fu rifiutato?

RISPOSTA – Perché non era nel nostro programma fare degli attentati ai tralicci e ai treni.

DOMANDA – Perché gli obiettivi erano diversi da quelli che vi ponevate voi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come avvenne questo incontro? Quindi in piazza San Michele…

RISPOSTA – In piazza San Michele.

DOMANDA – Come venne organizzato?

RISPOSTA – Chi lo organizzò? Cauchi Augusto portandolo a Lucca.

DOMANDA – Poi non prese parte all’incontro?

RISPOSTA – No. Non mi ricordo, francamente non mi ricordo, mi sembra di no.

DOMANDA – Questo signore…

RISPOSTA – Di mezza età.

DOMANDA – Era in rapporti con la direzione nazionale?

RISPOSTA – Chi intende lei come “signore”?

DOMANDA – Il massone.

RISPOSTA – Aveva rapporti con Roma?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non mi risulta.

DOMANDA – Millantò contatti con Roma?

RISPOSTA – Millantò, ma non mi risulta perché poi dopo essendo in prossimità dal ‘75 fino a tutto il ‘76 con Clemente Graziani, fino al momento del mio arresto, questi rapporti non sono mai emersi, anche se non sarebbero stati disdegnati, ma non sono mai emersi.

DOMANDA – Vennero in qualche modo smentiti?

RISPOSTA – Sì, certamente.

DOMANDA – Da chi?

RISPOSTA – Dalla direzione.

DOMANDA – Da Graziani?

RISPOSTA – Da Graziani e da Pugliese. Ritengo ora di dire queste cose perché si era in Corsica insieme.

DOMANDA – Sugli obiettivi leggo quello che lei disse il 13 ottobre ‘76, perché… non vedo poi grandi diversità di impostazione. Questo è un vecchissimo verbale del ‘76, e disse questo al dottor Vigna, al Pubblico Ministero di Firenze… e dopo avere descritto luogo, l’epoca, era appunto un sabato e una domenica, etc., in piazza San Michele, in un bar, a questo incontro una saletta…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – “…l’uomo iniziò a dire che aveva parlato con la segreteria nazionale del movimento, che a Roma erano d’accordo sulla sua visita e sul fatto che potesse darci del denaro, disse che era disposto a darci subito la somma di mezzo milioni e ce la mostrò, poi iniziò a fare dei discorsi strani circa la organizzazione che il movimento avrebbe dovuto darsi, organizzazione che secondo lui doveva prevedeva dei gruppi armati, e cioè destinati a compiere azioni violente, inseriti nel movimento politico. Tali gruppi armati dovevano essere clandestini anche per il resto del movimento. Fu in questo discorso che egli fece offerte di armi e tritolo per usarli contro obiettivi statali, tipo centrali elettriche, impianti pubblici etc.. Disse che faceva parte della massoneria e precisò della loggia di Piazza del Gesù, e che la massoneria aveva già preso contatti con i dirigenti nazionali promettendo un versamento di 50 milioni per l’uscita del giornale settimanale”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Anche qui si parla di obiettivi statati, impianti pubblici…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Non vedo poi un grande differenza con i gruppi clandestini che effettivamente si formavano…

RISPOSTA – Lei può darsi, ma io sì. Io vedo una differenza tra un traliccio e un treno e un ufficio delle imposte. Ma differenza per me è notevole.

DOMANDA – Sul treno ci sono delle persone…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Il traliccio… non vedo una grande differenza, e poi qui si parla di obiettivi statali, impianti pubblici…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi cosa non andava di questa proposta?

RISPOSTA – In quell’ambito lì e in quel periodo lì erano gli attentati in sé.

DOMANDA – In qualche modo questa proposta precede…

RISPOSTA – Precede certamente. Precede la clandestinità, precede il momento dello scioglimento, quindi siamo un po’ avanti.

DOMANDA – Quale era il suo atteggiamento verso la massoneria?

RISPOSTA – Quando?

DOMANDA – All’epoca, nel ’73.

RISPOSTA – Non avevo atteggiamento.

DOMANDA – Lei disse che era ostile il suo atteggiamento verso le idee della massoneria.

RISPOSTA – Non rientrava nei parametri di Ordine Nuovo.

DOMANDA – E che quindi se ne andò…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Neanche prese parte all’incontro nella sua interezza.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – A un certo punto se ne andò.

RISPOSTA – A un certo punto me ne andai.

DOMANDA – E lasciò lì…

RISPOSTA – Il Tomei.

DOMANDA – Lasciò lì Tomei.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi Tomei le raccontò come si concluse?

RISPOSTA – Abbandonò anche lui.

DOMANDA – Anche lui se ne andò.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Aveva indicato una autovettura di questa persona.

RISPOSTA – Sì, è possibile.

DOMANDA – Una Peugeot familiare, 404, o 504…

RISPOSTA – È possibile.

DOMANDA – …celestina. La ricorda ancora oggi?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – E poi ne fornì una descrizione fisica.

RISPOSTA – E da qui furono mostrate delle foto da cui si evidenziò che era Licio Gelli.

DOMANDA – Io ho un verbale dove si parla di un professor Rossi Giovanni.

RISPOSTA – Sì, è vero, mi scusi.

DOMANDA – Gli somigliava?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come andò, così?

RISPOSTA – Sì. Quindi poi in tempi successivi lei capì che invece era Licio Gelli?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – È probabile, non mi ricordo.

DOMANDA – Questa Tomei l’ha sempre negata, ci furono dei confronti tra lei e Tomei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché lui negava questa circostanza, ricorda?

RISPOSTA – Sì, fu fatto un confronto nel carcere di Ferrara.

DOMANDA – Perché Tomei negava questo contatto? Se ne è a conoscenza.

RISPOSTA – Ognuno ha le sue ragioni.

DOMANDA – Però si possono anche conoscere a volte!

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Non le conosce. Con Graziani poi nei tempi della comune latitanza ebbe a parlare di questo contatto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le disse Graziani?

RISPOSTA – Che in un primo movimento fu effettivamente logico quello di rifiutare, successivamente fu anche detto che sarebbe stato utile avere rapporti.

DOMANDA – Riprendiamo il discorso in generale non tanto ancorato ad un anno piuttosto ad un altro, riprendendo il tema di questi attentati rivolti a obiettivi pubblici ma con una predisposizione di misure atte a impedire il coinvolgimento… lo spargimento di sangue, in buona sostanza. All’interno di questa galassia chi invece la pensava diversamente?

RISPOSTA – Chi la pensava diversamente non lo posso sapere, si diceva nell’ambito di Ordine Nuovo che l’ambito stragistico era più di Avanguardia Nazionale che di altri movimenti, questo era il così detto ambito stragistico. La direzione era verso Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Quale era la posizione di Freda e del gruppo che a lui faceva capo?

RISPOSTA – Non glielo so dire, Freda faceva capo a un gruppo di Lotta di Popolo, i così detti “nazimaoisti”.

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Non avevano rapporti con Ordine Nuovo, non avevano rapporti con Avanguardia Nazionale, avevano più che altro rapporti con la sinistra estrema che con noi.

DOMANDA – Ci furono poi nel tempo dei tentativi di unificazione…

RISPOSTA – Sì, certo.

DOMANDA – … tra tutti e tre questi gruppi, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Lotta di Popolo?

RISPOSTA – Che fallì. Il tentativo di unificazione per fu portato avanti anche nel 1977, nel 1978, nel 1979, tutti tentativi falliti.

DOMANDA – Vi fu un momento in cui venne raggiunto…

RISPOSTA – Un accordo, sì.

DOMANDA – Dove lo collochiamo?

RISPOSTA – Nel periodo del periodico Terza Posizione.

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Non mi ricordo l’anno.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 12 novembre ‘81 disse che questa unificazione tra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale venne raggiunta tra il dicembre del ‘75 e il gennaio del ’76.

RISPOSTA – Sì, è possibile, in Corsica anche.

DOMANDA – Da Graziani…

RISPOSTA – Con reticenza.

DOMANDA – Come?

RISPOSTA – Da Graziani con reticenza, con l’approvazione da Signorelli e con altri soggetti… soggetti nei camerati che non intendevano aderire a quel gruppo e quindi uscirono.

DOMANDA – Ci spieghi meglio queste posizioni, Graziani accettò questa…?

RISPOSTA – Fu obbligato.

DOMANDA – Ci spieghi.

RISPOSTA – Quando si è latitanti siamo sottoposti – tra virgolette – ad uno stress finanziario, che è quello di vivere, vivere in clandestinità vuole dire spendere tanti soldi, perché ti devi mantenere senza che ti possono riconoscere, non puoi lavorare, e quindi rimani anche politicamente un fardello per l’organizzazione, soprattutto come quella di Ordine Nuovo che era appena costituita. In questo caso invece Avanguardia Nazionale aveva più mezzi finanziari, e quindi malgrado tutto Graziani dovette accettare.

DOMANDA – Prima ha fatto cenno a Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Lui era di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – No, lui era un po’ strano, non era né di Ordine Nuovo, né di Avanguardia Nazionale e né di Lotta di Popolo, però gravitava su tutti e tre.

RISPOSTA – Lui propugnava questa unificazione…

RISPOSTA – E fu lui a promuovere l’unificazione tra i due gruppi, sì.

DOMANDA – Con riguardo al tema delle teorie stragiste e a chi le portasse aventi lei ha reso diversi verbali.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Prima le avevo posto una domanda e ha dato una risposta un po’ superficiale, riusciamo a approfondire meglio questo argomento?

RISPOSTA – Mi rimetto ai verbali, perché l’ho dichiarato ampiamente.

DOMANDA – Partiamo da un verbale del 26 marzo ‘83, in questo verbale, al giudice istruttore di Bologna, lei disse: “dal ‘67 in poi Freda portava avanti il discorso della disintegrazione del sistema anche attraverso l’uso di stragi al fine di instaurare un clima di guerra civile e consentire in tale modo l’intervento delle Forze Armate. L’ispirazione veniva tratta dal colpo di Stato dei colonnelli in Grecia, si tentava di creare lo stesso clima in Italia”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Quindi Freda era uno dei fautori della linea stragista. Da Graziani ricevette delle confidenze su questo tema e sull’eventuale coinvolgimento di Freda in fatti stragistici?

RISPOSTA – Da Graziani di confidenze ne ho ricevute tantissime.

DOMANDA – Su questo argomento.

RISPOSTA – Su questo argomento ora non ricordo con precisione.

DOMANDA – Sempre in questo verbale del 26 marzo ‘83 disse: ”Sulla base di ammissioni del Graziani risalenti al periodo della nostra comune latitanza posso ora dichiarare che il Graziani attribuiva a Freda la strage di Piazza Fontana”; in relazione dell’attentato al treno in cui rimase ferito Nico Azzi ricorda invece Graziani a chi attribuiva analoghi intenti stragistici?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Disse: “Attribuiva intenti stragistici anche al Signorelli, il quale avrebbe avuto in comune con Freda la teoria stragistica”.

RISPOSTA – Confermo tutto.

DOMANDA – Poi aggiunse… chi altri condivideva, quali erano i gruppi che condividevano questa ideologia?

RISPOSTA – In quell’epoca lì Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – Lei disse sempre nello stesso verbale al giudice di Bologna: “la strategia di Freda coinvolse il gruppo padovano, quello milanese e infine quello romano del Signorelli”.

RISPOSTA – Esatto, quello milanese era configurante su Avanguardia Nazionale.

DOMANDA – A Milano c’era un gruppo che si chiamava La Fenice?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa sa dire di questo gruppo?

RISPOSTA – Di Rognoni. Poco nell’ambito, perché a parte…

DOMANDA – Lei ebbe mai rapporti con…

RISPOSTA – Epistolari e basta.

DOMANDA – Durante la detenzione?

RISPOSTA – Durante e fuori dalla detenzione.

DOMANDA – Che tipo di rapporti epistolari?

RISPOSTA – Epistolari si intende di propaganda politica.

DOMANDA – Come si collocava rispetto a Ordine Nuovo La Fenice?

RISPOSTA – Fuori da Ordine Nuovo, in prossimità.

DOMANDA – In prossimità. Sempre in quel verbale, e sempre su questo tema, a dire del Graziani “l’attentato di Nico Azzi rientrava nella linea stragista del professore, cioè del Signorelli, ciò anche perché all’attentato al treno partecipò Rognoni Giancarlo che era in stretto contatto con Signorelli. Tutto ciò mi è stato riferito da Graziani, a livello di vertice la strategia stragistica era portata avanti da Freda, da Signorelli e Dalle Chiaie”, è corretto?

RISPOSTA – È corretto.

DOMANDA – Nel verbale del 15 luglio 2003 fece questa distinzione che mi sembra molto chiara: “in Ordine Nuovo vi erano due correnti di pensiero, a livello militare, una per così dire non stragista, che faceva capo a Clemente Graziani”…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – …“… ed era quella a cui la maggioranza di noi, me compreso, apparteneva; mentre l’altra era la linea teorica di Franco Freda ripresa poi dal professor Signorelli, che non disdegnava in teoria anche l’uso della strage indiscriminata come mezzo di coercizione politica o come definita da alcuno <<il bombardiere del popolo>> con riferimento all’utilizzo militare della strage in analogia all’utilizzo di aerei da bombardamento in periodo bellico”.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E poi nell’approfondire… prima abbiamo il visto gruppo padovano, e qui viene ripreso quell’argomento: “Parlando a livello di teoria politica posso dire che quel gruppo, riferito al gruppo del nord/est d’Italia, era più degli altri dominato dall’ideologia frediana”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “…propugnata dallo stesso direttamente diversi anni prima e successivamente attraverso i suoi rappresentanti e i suoi iscritti anche nel periodo della sua detenzione”. I suoi maggiori sostenitori erano proprio Massimiliano Fachini, Giancarlo Rognoni e Stefano Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Che cosa ci sa dire dei rapporti tra il gruppo di Rognoni e il gruppo veneto?

RISPOSTA – A oggi niente.

DOMANDA – Sul tema disse in questo verbale del 15 luglio 2003: “In origine Giancarlo Rognoni fu tra i fondatori di Ordine Nuovo, e pur continuando sempre a frequentarlo tentò di diversificare il suo gruppo dagli ordinovisti dotandolo anche di un nome proprio. Il rapporto vero e proprio era tra Rognoni e il gruppo veneto, ma non già con i gruppi di Ordine Nuovo esistenti in tutta Italia, l’unico altro suo contatto era quello con Paolo Signorelli”, è giusto?

RISPOSTA – Sì, confermo. Questo è sui libri di testo di qualsiasi studio sull’estrema destra italiana oggi.

DOMANDA – Cosa sa dire della Aginter Press?

RISPOSTA – L’Aginter Press era una… come la possiamo chiamare, non vorrei fare un cattivo paragone tra ANSA e Aginter Press, ma era una agenzia di stampa ufficiale portoghese in cui gravitava Stefano Delle Chiaie con Avanguardia Nazionale, e in realtà era un punto di appoggio dei Servizi segreti.

DOMANDA – Di quale nazionalità?

RISPOSTA – Portoghese.

DOMANDA – Quali erano i rapporti tra Delle Chiaie e la Aginter Press?

RISPOSTA – Di collaborazione.

DOMANDA – Chi le parlò di questi rapporti e di questa realtà?

RISPOSTA – Questa realtà e questi rapporti sono emersi durante la mia latitanza dal ‘75 fino al mio arresto nel settembre ‘76, nonché successivamente nelle altre mie latitanze per stati di fatto, stati di fatto vuole dire – al di là del periodo ’75/settembre ’76 – quando vai a fare il latitante in un paese la prima cosa che fa quel paese – che non è stupido e ti trova – ti prende e ti porta in un ufficio e inizia a parlare con loro; e quindi da lì nascono tante informazioni, possono sia essere prese che però in cambio devi anche dare.

DOMANDA – Approfondiremo poi questo aspetto.

RISPOSTA – Quindi anche in questo caso, per tornare alla Aginter Press, al momento della sua esistenza c’era un regime in Portogallo che permetteva ai latitanti italiani e alla destra ancora non latitante italiana di rifugiarsi in Portogallo e avere sostegni, e questi sostegni avvenivano tramite l’Aginter Press.

DOMANDA – Nell’ambito di questi discorsi lei parlò anche dell’OAS?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi un po’ i rapporti tra le due realtà?

RISPOSTA – Rapporti storici, perché sono cose e diverse, la Aginter Press esisteva negli anni ‘72 – ‘73, e ‘74, e anche successivamente, se ricordo bene fino alla caduta del regime portoghese, mentre l’OAS – che vuole dire: Organizzazione Armata Segreta – era stata una organizzazione creata appositamente dai francesi per contrastare la liberazione della Algeria; e questi reduci dell’OAS, come potevano essere i reduci di Salò, erano più prossimi alla destra che al centro o alla sinistra, e quindi potevano aiutare le elementi di destra laddove si trovassero in difficoltà.

DOMANDA – Con riguardo ai contatti con questa realtà in un paio di verbali ha parlato di Nico Azzi, della figura di Nico Azzi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che ruolo svolse all’estero Azzi?

RISPOSTA – Francamente ora non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 24 febbraio ‘92… le leggo quello che lei disse il 23 giugno ’95 a riguardo: “Nico Azzi durante la permanenza a Parigi per motivi personali, in quanto legato affettivamente alla sorella di Elio Massagrande, creò una base logistica tale da consentire appoggi a fuoriusciti italiana della destra. In Francia nel contempo egli creò i collegamenti necessari per l’intervento in Italia nella esecuzione di attentati da parte di elementi francesi della estrema destra in supporto ai militanti italiani. Intendo dire  che si creò una attività di scambio tra gli elementi della destra francese ed elementi della destra italiani per il compimento di attentati nei rispettivi territori”; è corretto?

RISPOSTA – È corretto.

DOMANDA – “Naturalmente queste strutture di appoggio non nascosto dall’oggi al domani pertanto anche se io sono venuto a conoscenza dell’attività di questo tipo nel ’74 mi sembra ovvio che questa struttura logistica e di collaborazione cui si inserì Azzi risaliva certamente a alcuni anni prima, era l’agenzia Aginter Press di Lisbona la promotrice di queste collaborazioni”.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – È corretto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi parlò di incontri anche specifici, promossi dalla Aginter Press, si ricorda?

RISPOSTA – Sì, nelle sud della Francia, o nel nord della Spagna.

DOMANDA – Disse: “tra il ‘73 e il ’75 ci furono tre incontri, promotrice l’Aginter Press, tra i gruppi dell’estrema destra europea per sviluppare questa attività collaboratrice tra i gruppi di destra, estremisti e non, ciò ho appreso più volte da Graziani in Inghilterra durante il mio soggiorno in Corsica”.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Di cosa si trattava più esattamente?

RISPOSTA – Un raccordo politico, quindi cercare di fare un’unione dei gruppi, quindi avere una linea politica generale europea, di questo si trattava. Poi invece i giornali parlano di campi paramilitari, etc., questo lo lascio ai giornalisti.

DOMANDA – Quando terminò la attività della Aginter Press?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – A Roma aveva una sede la Aginter Press?

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo, è probabile, però non mi ricordo.

DOMANDA – Quando venne sentito il 12 dicembre ‘96, disse… la domanda era se era a conoscenza di rapporti tra i toscani e la Aginter Press, e lei rispose: “io la conobbi come agenzia stampa, in quanto quando ci recavamo alla sede di ON a Roma e alla libreria Europa si trovavano i bollettini di questa agenzia”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – “È possibile che io abbia avuto una corrispondenza con dette agenzie…”

RISPOSTA – Certo

DOMANDA – “…come con altri movimenti”. Non ricorda se la ebbe effettivamente questa corrispondenza?

RISPOSTA – È possibile, certamente.

DOMANDA – In che termini?

RISPOSTA – …

DOMANDA – Quali erano le potenzialità, che apporto poteva dare la Aginter Press a voi?

RISPOSTA – Intanto era un apporto di carattere politico, quindi di informazione, e poi di collaborazione anche a livello di propaganda.

DOMANDA – Propaganda…

RISPOSTA – Si sta parlando in quel periodo. Quindi apporto politico e di propaganda.

DOMANDA – È a conoscenza di un apporto tecnico logistico, operativo?

RISPOSTA – Dalla Aginter Press, no. Non mi ricordo.

DOMANDA – E di elementi dell’OAS?

RISPOSTA – Elementi dell’OAS… io stesso fui ospitato dall’OAS. Il concetto era la l’ospitalizzazione; cioè qui si pensa che il movimento politico Ordine Nuovo fosse una organizzazione già tutta instaurata, pronta alla clandestinità, pronta ad agire, pronta a fare, il movimento politico Ordine Nuovo – a parte alcuni soggetti – …se andiamo a pensare che Clementi Graziani è morto in America Latina senza un denaro… questo è il movimento politico Ordine Nuovo!

DOMANDA – Quindi?

RISPOSTA – Quindi non c’era questa organizzazione che si vuole pensare; quindi ci si affidava ai soggetti che ci ospitavano. La mia latitanza, come quella di Mario Tuti, era affidata ad un soggetto che in quei giorni ci ha ospitato. Se poi la Polizia non è stata capace di trovarci questo è un altro discorso, ma non per una organizzazione creata sul territorio, la organizzazione è sfatta prima ancora di nascere. Certamente se ci fosse stato maggiore tempo sarebbe stata creata, e allora magari tutti questi rapporti avrebbero avuto l’utilità nell’intento politico di Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ecco l’altro verbale che prima cercavo relativo ai rapporti di Azzi, è del 29 aprile ‘92, e si dice: “Nel corso delle nostre lunghe discussioni” – riguardo a Graziani – “…egli tra l’altro mi parlò del fatto che Nico Azzi aveva avuto una permanenza a Parigi per motivi personali, etc… nel corso di questa permanenza aveva creato questa base logistica”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sostanzialmente è identico.

RISPOSTA – Questo come io nel periodo di mia permanenza a Nizza avevo creato la base logistica su Nizza. Quindi se fosse stato un soggetto italiano che veniva latitante in Francia l’avrei ospitato, soggetto naturalmente del mio schieramento politico.

DOMANDA – Veniamo brevemente al periodo operativo che abbiamo già visto, con l’esecuzione di un certo numero di attentati, e l’ultimo periodo, quello con Tuti, e poi con la fuga…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Sinteticamente cosa ci può dire?

RISPOSTA – Se vuole mi metto qui e si finisce domani, e le racconto tutto.

DOMANDA – In sintesi.

RISPOSTA – Perché sinteticamente non è quello che scrive l’Europeo, sinteticamente.

DOMANDA – Non è quello?

RISPOSTA – Che è apparso sull’Europeo in questi giorni.

DOMANDA – Ci dica lei. Non che cosa non era, ma cosa era.

RISPOSTA – Certamente. Mario Tuti era un collezionista di armi, si è trovato in un momento che durante la perquisizione… è vero, certamente, avevano arrestato il Franci, del gruppo di Arezzo, il Franci aveva in tasca una agendina, in questa agendina c’era il numero di telefono di Mario Tuti, come il mio e come di tanti altri, e arrestando il Franci in concomitanza e in corrispondenza ad un attentato giustamente la Polizia ordina delle perquisizioni, o il magistrato di turno, che in quel caso era il dottor Marsilii, che sarebbe bene identificare come genero di Licio Gelli, chiusa la parentesi. A quel punto scattarono le perquisizioni, la prima casa ad essere perquisita fu quella di Mario Tuti, io il giorno mi ero recato da Mario Tuti, gli avevo tolto tutte le armi che non erano state dichiarate in suo possesso; Mario Tuti dicendomi che mi aveva dato tutto invece aveva mentito, perché aveva trattenuto due bombe a mano e un fucile. Non so perché l’abbia fatto, questo è un argomento che riguarda il Tuti. Un appuntato di Polizia, ora non mi ricordo il nome, che purtroppo è morto, trovò nella tasca di una giacca di Mario Tuti questa bomba a mano SRCM, e a quel punto il Tuti sparò. Questa è la configurazione del fatto di Empoli.

DOMANDA – Siamo a gennaio?

RISPOSTA – A gennaio del 1975. A quel punto Mario Tuti prende una macchina, non mi ricordo se era una 500 o una 126, mi sembra più una 500, si reca a Lucca, arriva a Lucca, dove il gruppo di Lucca da me diretto in quel momento aveva già un punto di appoggio per l’eventualità di mandati di cattura e altre cose, va in una cabina telefonica in Piazza Grande, davanti alla caserma dei Carabinieri, telefona a casa mia – ripeto, avevo 18 anni – risponde mia madre, “ c’è un tuo amico che ti cerca”. Prendo il telefono, “sono Mario, sono in Piazza Grande, vieni un attimo? È successo un casino”. Io vado in Piazza Grande prendo il Tuti e lo porto a ricovero. Da quel momento anche io non sono più tornato a casa, e sono entrato in clandestinità. Il ricovero era fatto… tanto siamo stati arrestati tutti, grazie a Tuti, e chiudo la parentesi, perché i nomi nostri li ha fatti Mario Tuti… quindi in quel momento lo porto in questa casa, dove era accudito da una signora che aveva sessanta anni. Tutto lì, e siamo rimasti lì anche nel corso di una perquisizione che per fortuna gli agenti non aprirono le porte perché altrimenti avremmo sparato anche in quel momento.

DOMANDA – Poi il trasferimento all’estero?

RISPOSTA – No. Poi c’è il tentativo di uccisione di Mario Tuti; siccome era diventato ingombrante doveva essere ucciso, io non me la sentii e gli chiesi a Tuti di andare via. Tuti lasciò la casa…

DOMANDA – Le era stata commissionata l’eliminazione di Tuti?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Da chi?

RISPOSTA – Dal gruppo romano di Ordine Nuovo, perché Tuti non faceva parte di Ordine Nuovo, entrò in quel contesto, in quella forza con quella violenza, ancora in momento che non eravamo pronti, e quindi aveva messo in pericolo tutta l’organizzazione del gruppo movimento politico Ordine Nuovo clandestino.

DOMANDA – Per questo venne – diciamo – condannato a morte?

RISPOSTA – A quel punto io dissi a Mario Tuti Che dormiva nel letto accanto al mio: “domani mattina non ti voglio più trovare qui”. E lui prese le armi e andò via. Poi si appoggiò al Mennucci, stupidamente per fare delle rapine nel Comune di Empoli, con la macchina del Mennucci, fu riconosciuto – è agli atti – durante un tentativo di rapina nel Comune di Empoli, proprio nell’organo amministrativo comunale, dove il Tuti aveva invece in precedenza lavorato, inseguito abbandonò la macchina del Mennucci; il povero Mennucci, che è deceduto, quindi assassinato, nei confronti di un interrogatorio di Polizia non resse e disse dove il Tuti stava. Da lì partì un ispettore di Torino, Criscuolo mi sembra di ricordare il nome, posso sbagliare sul nome, che andò a San Raphael non con l’intento di arrestarlo, con l’intento di ammazzarlo, tant’è che gli spararono. Poi perché lo volessero ammazzare o no, questo non spetta a me dirlo. E di lì fece rientro in Italia in barella. Poco prima c’erano state delle comunicazioni con la giornalista dell’Europeo, che oggi è deceduta, Oriana Fallaci, e dove il Tuti inviò un memoriale contenente tutti i suoi dati della sua latitanza, un memoriale che è acquisito agli atti della magistratura di Firenze che ha permesso la condanna di 24 persone che l’hanno aiutato durante la sua latitanza”.

DOMANDA – Compresa la condanna sua per favoreggiamento?

RISPOSTA – Certo, certo.

PRESIDENTE – Siamo in che periodo?

RISPOSTA – Il Tuti fu arrestato… il periodo dell’arresto del Tuti, quindi siamo nel ‘77. La latitanza del Tuti è del ‘75, la condanna per favoreggiamento è nel 77. Tutti questi giorni di latitanza del Tuti, come della mia, sono stati fortuiti, non è che sono stati perché organizzati, se si pensa che io viaggiavo con un documento falso intestato a tale Mario Rossi di Grosseto di Avanguardia Nazionale ricercato!
Era questa l’organizzazione paramilitare di Ordine Nuovo. Poi ce l’avessi avuto per verità, nel senso datomi appositamente affinché fossi arrestato o no, questo è un altro argomento.

DOMANDA – Chi glielo aveva fornito?

RISPOSTA – Roma.

DOMANDA – Il gruppo…?

RISPOSTA – Ordine Nuovo.

DOMANDA – A quel punto il gruppo di Signorelli?

RISPOSTA – No…

DOMANDA – Il gruppo di Graziani?

RISPOSTA – Siamo sempre…

DOMANDA – Sempre Graziani?

RISPOSTA – Certo.

Le dichiarazioni di Paolo Pecoriello su Avanguardia Nazionale – commissione stragi

Paolo Pecoriello, che aderì fin da subito ad Avanguardia Nazionale che oggi è volontario della Caritas, in un memoriale consegnato nell’ottobre 1974 all’allora giudice istruttore dottor Luciano Violante che portò alla luce il “golpe bianco” facente capo a Edgardo Sogno, inizia la ricostruzione delle attività della destra in Italia dal 1958 per giungere fino al 1973, «poiché, contrariamente a quanto comunemente si crede, le trame nere di cui attualmente si parla, non sono generate dal momentaneo stato di crisi politica ed economica, ma sono invece i frutti di piani eversivi preparati fin dal 1958, e solo partendo da quella data, si può avere una reale e chiara immagine di quanto è avvenuto in questi anni». Proprio nel 1958, ricorda Pecoriello, «dopo innumerevoli lotte interne del MSI, emerse definitivamente la linea Michelini, che voleva imporre al partito una linea parlamentare integrata nel sistema ed era propenso ad un reinserimento nell’ambito dell’area democratica, soggiacendo alle sue regole. Evidentemente ciò portò una certa frangia, senz’altro la più giovanile ed estremista, ad una scissione che dette vita in un primo momento ad Ordine Nuovo». I suoi leader, divisi da diverse strategie, erano Pino Rauti e Stefano Delle Chiaie. Pecoriello, che aderì al gruppo di Delle Chiaie, ricorda come si trattasse di picchiatori che coltivavano le teorie ariane della superiorità della razza, l’antisemitismo, il nazionalismo, dediti a pestaggi e ad attentati contro sedi di sinistra e a manifestazioni per l’Alto Adige. Ordine Nuovo, mediante l’associazione Italia-Germania affidata al giornalista Gino Ragno, entrò in contatto con gruppi oltranzisti di destra della Germania, della Francia, della Spagna e del Portogallo. A seguito di quei rapporti, furono organizzate da Avanguardia Nazionale ed Ordine Nuovo «violentissime» manifestazioni di piazza in occasione della rivolta algerina, della crisi congolese, della visita di Ciombé al Papa. Egli stesso ebbe modo di vedere documenti e passaporti falsificati per mettere in salvo esponenti dell’OAS. Il che risulta confermato da relazioni 21 agosto, 18 settembre e 5 ottobre 1961, allegate al fascicolo “OAS” presso l’ufficio Affari Riservati e rinvenuti nel deposito lungo la circonvallazione Appia, nelle quali si legge del viaggio in Italia di Ortiz, alla testa di quella struttura e dell’incontro con Caradonna, nonché di visite fatte in Italia dall’agente OAS colonnello Lacheroy che incontrò Gedda, Romualdi, Pennacchini, Foderaro e Gianni Baget Bozzo, presso la sede del comitato per l’Ordine Civile; dei «contatti tra De Massey […], principale elemento dell’OAS in Italia […] con elementi della destra missina», aggiungendo dei collegamenti del predetto con Enzo Generali, Guido Giannettini ed Enzo Pucci, precisando che «attualmente Generali e Giannettini si trovano in Spagna, presso Ortiz». Infine una nota dell’informatore Aristo del 5 maggio 1962, fonte attendibile in quanto interna al MSI, e in contatto con Guerin Serac e con Ordine Nuovo, riferisce del tentativo svolto dall’onorevole Pozzo di ottenere dall’OAS finanziamenti da destinare ad Avanguardia Nazionale. Eppure in quel periodo di frenetici contatti con vertici OAS e di appoggi politici provenienti da esponenti di destra come «Tullio Abelli, Egidio Sterpa, Almirante e Roberti, Romualdi e Anfuso», l’OAS aveva in programma l’organizzazione di una «Legione che, sotto forma di movimento europeo anticomunista avrebbe dovuto intraprendere azioni di guerriglia nella Francia metropolitana e nella stessa Algeria». I finanziamenti erano previsti come provenienti «da una importantissima compagnia petrolifera, interessata a contrastare iniziative dei petrolieri italiani in Algeria, in Tunisia e nel Marocco».

«In quel periodo ± continua Paolo Pecoriello ± furono condotte anche accurate ricerche in campo sionista e furono schedati numerosi ebrei […]. Nell’estate ’63 presi parte al primo campeggio organizzato da Avanguardia Nazionale nella zona di Rieti». Le giornate si concludevano con «un corso di guerriglia […]. Il campo base era situato in una scuola nel Comune di Borbona». Pecoriello fu poi assunto nell’ente governativo “Gioventù Italiana” il che gli consentì di soggiornare alcuni mesi a Roma. In quell’occasione sentì parlare di trame eversive, ne chiese conto a Delle Chiaie, che gli spiegò che «Avanguardia stava per essere sciolta, ma gli appartenenti a questo gruppo […] avrebbero potuto entrare in un nuovo movimento, questa volta segreto, che avrebbe dovuto prepararsi ad operare nel tentativo di creare i presupposti per un colpo di Stato, o qualcosa di simile, di impostazione anticomunista. A tal fine sarebbero stati organizzati dei corsi nell’uso delle armi, dell’esplosivo e sulle guerriglie, particolarmente su quella psicologica. Si sarebbero poi presi contatti con professionisti e militari disposti a collaborare […]. Qualche settimana dopo, in un sottoscala di via Michele Amari, iniziai insieme ad altri due miei vecchi e fidatissimi amici, il corso di cui Delle Chiaie mi aveva parlato. Durò due settimane e richiese la massima attenzione perché mi dissero che avrei dovuto ripetere quelle lezioni nelle località che avrei girato a causa del mio lavoro.

In quei giorni, provocati da elementi di Avanguardia Nazionale della facoltà di giurisprudenza, scoppiarono dei violentissimi tafferugli all’Università, durante i quali perse la vita il giovane socialista Paolo Rossi. Il 10 luglio fui trasferito a Piediluco in provincia di Terni, ove rimasi fino al luglio 1967. A Terni avvicinai alcuni giovani del MSI e dopo essermi accertato della loro serietà, gli parlai del nuovo gruppo sorto e dei suoi programmi e rifeci loro parte del corso che avevo seguito a Roma». Ecco perché appare esatta la considerazione del Pecoriello, secondo la quale «in tutti questi anni non si può mai parlare di un netto distacco tra il MSI ed Avanguardia Nazionale. Infatti servimmo la prima volta il candidato Ernesto Brivio nella campagna elettorale per le elezioni amministrative. Successivamente nelle politiche Avanguardia Nazionale tentò addirittura di proporre un proprio candidato al Parlamento, Paolo Signorelli, ma sempre nelle liste MSI. Ma Avanguardia dette il massimo del suo contributo nel duello fra Almirante e Michelini, in evenienza del congresso di Pescara svoltosi nel luglio 1964. L’onorevole Almirante, promotore della corrente “Rinnovamento”, mise nelle mani di Stefano Delle Chiaie l’organizzazione di detta corrente, incaricandoci di prendere in mano in poco tempo la direzione del maggior numero possibile di Sezioni, onde poter disporre in sede di congresso dei loro voti. In questa occasione a me e a Mario Merlino fu affidata la direzione del gruppo giovanile della sezione “Istria e Dalmazia”, che era la più importante di Roma». Fatto sta che subito dopo Pescara, oltre al rinsaldarsi dei collegamenti Delle Chiaie-Almirante, anche «Rauti avrebbe considerato opportuno instaurare contatti, di natura riservatissima, con la corrente di Almirante», come da nota “riservata” spedita dalla Questura di Perugia al Ministero datata 26 luglio 1963.

Pecoriello venne anche convocato dall’onorevole Cruciani del MSI, che «mi chiese che facessi scritte e simboli filocomunisti sulle chiese di Terni […]. Organizzai i ragazzi ed il sabato successivo a quell’incontro era già tutto fatto. Solo il lunedì, leggendo alcuni giornali romani, mi resi conto che era stato tutto concertato per scatenare una campagna di stampa anticomunista, da parte di circoli cattolici tradizionalisti. Dopo un po’ di tempo, credo fosse novembre, ricevetti una telefonata in cui [Delle Chiaie, ndr] mi ordinava di andare immediatamente a Roma con i miei ragazzi. Vi andai, e in casa Delle Chiaie, mi furono affidate alcune bombe a mano S.r.c.m. che avrei dovuto tirare contro l’ambasciata americana, durante i disordini che sarebbero seguiti ad una manifestazione contro la guerra del Vietnam in piazza Navona. Non escludo che ci fossero altri gruppi come il mio ad entrare in azione». Per ragioni di orario, la provocazione non fu portata a termine ma poco dopo «mi recai nuovamente a Roma per prendere direttive e per combinazione partecipai in un cinema ad una ristretta riunione promossa da Avanguardia e dalla Federazione nazionale combattenti RSI per la costituzione del Fronte Nazionale di Borghese e per la preparazione di una specie di programma: vi parteciparono Borghese, Delle Chiaie, e numerosi ufficiali ed ex ufficiali. In quell’occasione mi parlavano anche di elementi fascisti portoghesi e spagnoli che operavano nel nostro Paese per spalleggiarci». Fu successivamente trasferito, sempre per lavoro, a Castellammare di Stabia, a Benevento e a Reggio Emilia ed in ogni località formò dei gruppi che metteva in contatto con Roma. In particolare a Reggio Emilia, ove giunse nell’agosto del ’68, ebbe l’ordine di organizzare attentati a Reggio, Modena e Parma, al fine di provocare «una reazione comunista. Ne realizzai alcuni, ma poco dopo fui individuato». Il che non gli impedì di portarne a termine altri, «ma senza superare certi limiti». Poco dopo, a Roma, Delle Chiaie «mi rivelò un piano che stavano attuando in campo nazionale», al quale egli stesso doveva adeguarsi. «Si trattava di far infiltrare nostri elementi nella sinistra extraparlamentare allo scopo di spingerli ad atti provocatori, e se ciò non fosse possibile, ripiegare sulla costituzione di gruppi di tendenza nazi-maoista che avrebbero potuto partecipare a manifestazioni di sinistra, facendole degenerare. Per combinazione quello stesso giorno incontrai in piazza Colonna Mario Merlino che con un discorso molto confuso mi fece intendere di essere diventato anarchico, ma io, conoscendolo da molti anni e dopo ciò che avevo udito nella mattinata, non gli credetti». In ossequio a quelle direttive Pecoriello costituì un gruppo denominato “Nazional-proletario” a Reggio Emilia, con il quale partecipò a varie manifestazioni di sinistra. «Ciononostante, di tanto in tanto, partecipavo a manifestazioni del MSI quando ero invitato, ovviamente in altre città, come Milano, Brescia, Mantova, Padova. In una di queste occasioni, esattamente a Vicenza, fui invitato a capo di un gruppo di trenta persone, ad un comizio dell’onorevole Franchi». Il comizio venne vietato dalla polizia e Pecoriello, che si trovava all’interno della Federazione del MSI, fu «accompagnato in una stanza in cui mi furono consegnate otto bottiglie molotov che avrei dovuto dividere fra i miei ragazzi per tirarle contro la forza pubblica […]. Solo uno di noi ebbe il coraggio di lanciarle, mentre gli altri le abbandonarono in vari punti». Del resto, Vettore Presilio, allora dirigente della sezione padovana del MSI dell’Arcella, nota per l’estremismo violento che la caratterizzava, di cui era segretario Roberto Rinani e che era frequentata da uomini come Fachini, ricorda come in quegli anni proprio lui e Fachini lanciassero bombe rudimentali per esercitarsi. Quando esplosero le bombe di Milano e Roma, Pecoriello era a letto febbricitante ed apprese le notizie dalla televisione: «Intuii subito di cosa si poteva trattare e mi sentii mancare la terra sotto i piedi», entrò in crisi e decise di non farsi più vedere nei giri neofascisti per un po’ di tempo. Nell’aprile ’71 tornò a Roma, Delle Chiaie era latitante, ed incontrò «altri dirigenti di Avanguardia Nazionale, ai quali dissi di non essere più disponibile. Loro mi parlarono del tentativo di golpe del dicembre precedente; mi dissero che non era stato un fallimento, ma solo un rinvio, e che perciò il momento era molto delicato […]. Mi chiesero di tenere alcuni contatti con ambienti dei paracadutisti […]. Nell’autunno del ’72 fui avvicinato da tale Maselli di Ordine Nuovo, di stanza allo Smipar di Pisa, il quale mi parlò di un programma di riunificazione fra i vari gruppi della destra extraparlamentare in previsione di qualcosa di grosso […]. Nel novembre del ’73 un sottufficiale si mise in contatto con me su disposizione di Avanguardia e mi disse che eravamo molto vicini a qualche cosa d’importante. Avrei dovuto perciò preparare degli elenchi con tutti i nomi degli ufficiali delle brigate paracadutisti cercando di indicarne la tendenza politica, nonché tenermi informato su tutti i movimenti del battaglione, e in caso di fatti inconsueti, avvertirne subito Roma. Di fatti inconsueti, tra il novembre ’73 e il marzo ’74, ve ne furono innumerevoli. Allarmi diurni e notturni a rotazione continua. Nel massimo segreto, riunioni ad alto livello di ufficiali e strani traffici nell’ambiente del battaglione carabinieri paracadutisti. Ad un certo punto, preoccupato, organizzai una piccola riunione a cui parteciparono un ufficiale medico, un tenente dei carabinieri parà, due sottufficiali dei Sabotatori e due ufficiali di Marina. Dai loro timori compresi che dietro a tutto ci doveva essere una manovra socialdemocratica […]. Non so perché ricorra tanto di frequente sentire parlare di Socialdemocratici in occasione di complotti o trame eversive, ma è certo che dal ’70 ad oggi, nell’ambiente della destra extraparlamentare, si è numerose volte temuto che le nostre azioni non servissero ad altro che da coperture a loro, come giustificazione della costituzione di un governo forte, o qualcosa di peggio, che rivendicasse gli ideali di libertà democratica e repubblicana, nella lotta antifascista e anticomunista. Non esito a credere che la destra parlamentare si sarebbe facilmente aggregata a loro, lasciando gli extraparlamentari in balia degli eventi».

giannetinifreda

Pecoriello ha sempre sentito parlare di «elementi nostri infiltrati nel SID o in contatto con alti funzionari del Ministero dell’interno» ed a tale proposito i nomi ricorrenti, a suo dire, erano quelli ormai noti di «Guido Giannettini, Giancarlo Cartocci, Stefano Serpieri, Guido Paglia, Stefano Delle Chiaie». Al termine di questo lungo sfogo, Pecoriello conclude: «Ritengo che i personaggi al centro di tutti i complotti eversivi, almeno a livello operativo, siano Stefano Delle Chiaie e Pino Rauti. Politicamente non so chi avrebbe dovuto guadagnare, ma solo loro avevano ed hanno i contatti e le amicizie per portare avanti un simile piano. Borghese, Freda, Ventura, Graziani, Saccucci e molti altri, non sono altro che loro pedine. Cresciuti tutti nello stesso ambiente, sono anni che collaborano tutti sotto la loro direttiva per raggiungere gli scopi, già prefissati nel lontano ’58. Sono loro che hanno tenuto i vari contatti internazionali con Grecia, Spagna, Portogallo, Cile, Francia e Germania, hanno preso tutte le iniziative di questi anni, e se non verranno fermati in tempo, prima o poi raggiungeranno il loro obiettivo». Nella successiva deposizione resa al giudice istruttore di Bologna, Paolo Pecoriello ricorda come Avanguardia Nazionale fosse una immediata espressione del Ministero dell’interno sia per ragioni soggettive (i padri di Flavio Campo, di Di Luia e di Cataldo Strippoli erano funzionari del Ministero), che per la «stessa natura delle azioni che tale organismo era chiamato a compiere, in particolare azioni di infiltrazione e provocazione in chiave anticomunista delle quali ho parlato nel mio memoriale». Così nel novembre del 1973 fu avvicinato, «su disposizione di Avanguardia Nazionale», da un sottufficiale che lo mise al corrente «che eravamo vicini a qualche cosa d’importante». E’ anche al corrente, per averlo appreso «dalla persona che li ritirò in Italia […] di carichi di armi ed esplosivi ricevuti dalla Grecia nel 1968». Vi furono anche contatti con «ufficiali dell’Arma e del SIFAR nell’inverno del ’64. Addetto a questi contatti era Cataldo Strippoli, e numerose volte ci fu prospettata l’ipotesi che avremmo dovuto operare parallelamente agli ordini provenienti dai loro comandi. Nel periodo settembre-ottobre 1965 partecipai all’attacchinaggio di un manifesto che riportava l’effigie di Stalin ed era firmato: “Movimento marxista-leninista d’Italia”».