Andrea Brogi – dichiarazioni 31.01.1985 prima parte

Adr: e’ vero che io per primo ho parlato di traliccio suscitando una normale sorpresa nel GI che non mi aveva mai chiesto nulla sul punto. Per il resto confermo tutto quello che ho detto in precedenza. Io ho collegato Cauchi a Pistoia perche’ quando lessi sui giornali dell’ attentato al traliccio di Pistoia ricordai che nel periodo in cui fummo insieme ad Arezzo, Cauchi mi aveva parlato di Pistoia.
In Garfagnana Cauchi e’ andato più volte e la zona gli sembrava ottima perche’ aveva piu’ vie d’ uscita verso l’ Emilia o verso la lucchesia e poi Cauchi aveva trovato una strada che dalla Garfagnana magari attraverso una galleria portava sul mare verso Camaiore e collegato a questo discorso c’ era il discorso sulla provenienza dell’esplosivo. Ripeto che nella zona di villa Collemandina dove in questi ultimi giorni ho accompagnato la polizia, andammo io, Cauchi e Menesini solo ed esclusivamente per la riunione col Graziani.

Confermo quello che ho detto prima sui due viaggi uno con Menesini e l’altro io e Cauchi da soli la mattina dopo.

Confermo che quella notte io e Cauchi dormimmo sulle mura di Lucca anche se al GI sembra un po’ particolare che in tempi non sospetti non ci fosse una casa di Lucca che ci ospitava. Il mulino dove sono andato l’altro giorno con la polizia, undici anni fa era sicuramente in condizioni migliori di adesso, c’ era un tavolo e c’ erano delle sedie e una riunione poteva benissimo essere fatta perché tutto sommato è altrettanto sporca e non aveva servizi igienici adeguati. Per Cauchi il posto andava bene come sicurezza e di fatti lui cercava un posto sicuro perche’ il luogo dove si era tenuta la riunione precedente non era affidabile.
Il problema erano le macchine che in tre o quattro potevano essere messe vicino alla casa ma quelle in piu’ dovevano per forza rimanere sulla strada e quindi visibili a chiunque. Io alla riunione con Graziani non andai non so neppure se si tenne in quel posto sui partecipanti alla riunione Cauchi mi fece alcuni nomi che non ricordo con precisione e che sono quelli di cui ho parlato l’ altra volta.

Adr: nella zona di Pistoia conoscevamo un certo Gori, un ragazzo alto forse qualcosa più di 1,80, robusto, massiccio, moro di capelli molto curato, con capelli all’ indietro, aveva tre o quattro anni più di me, aveva gia’ fatto il militare, frequentava palestre, aveva un’ auto ed era molto legato a Caradonna, aveva frequentato ordine nuovo in via dei Pepi a Firenze, economicamente stava benino e forse aveva attività artigianali in proprio.

Adr: si alla riunione in Garfagnana ci sono stato e fu fatta pochissimo tempo dopo aver individuato il posto e fu fatta proprio nel posto dove l’ altro giorno ho accompagnato la polizia. Graziani Clemente non venne, ma a rappresentarlo c’ era Massagrande e da qui una certa delusione di Cauchi.

C’ era Pugliese, c’era uno dei fratelli Castori, c’era Gubbini che aveva un giubbotto verde con tante tasche, c’ era Carmassi, Catola e’ un nome che io ho sentito in quel luogo ma francamente non mi sento di dire che c’ era, c’ era Tomei, c’ era quel Barbieri di Bologna che ha avuto problemi con giustizia per rapporti con certo di giovane all’ epoca degli incidenti del Minghetti, c’ era Benardelli che poi ho rivisto come mio coimputato a Bologna.

C’ era uno della zona di Terni o di Rieti ma non ricordo come si chiama, da Brindisi venne uno che aveva non meno di 35 anni, una persona matura, che aveva un libricino sui nazi maoisti e mi pare provenisse da esperienze dell’ ultra sinistra. Da Firenze venne Petrone Franco insieme ad un altro che mi pare fosse Bressan Luca ma sulla presenza di Bressan non sono affatto sicuro. La presenza di Tilgher la lego ad una positiva affermazione fattami da Cauchi, da Torino venne uno che faceva da portavoce o da rappresentante ma non da guardaspalle di Francia salvatore che non venne, c’ era uno del profondo sud, con pugliese c’ erano due Romani, fra i quali uno aveva intorno ai 30 anni, portava i capelli all’indietro e impomatati e veniva dalla zona di Latina e aveva a che fare con i fatti di Sezze e con Saccucci. Uno era di Sanremo o di un posto limitrofo come Arma di Taggia, uno di Rimini che era molto legato ad un avvocato forse di nome Pasquarella che aveva lo studio a Rimini a cento metri da piazza Cinque Martiri, c’ era un calabrese molto magro che faceva l’ universita’ a Napoli.
Dalla zona di Grosseto doveva venire ma poi non venne uno dello entroterra dell’ Amiata che poi aveva a che fare con Orbetello. Io penso che c’ erano complessivamente un po’ meno di 30 persone, di molti dei presenti francamente non ricordo nulla, ricordo anche che si disse che da Padova non era venuto nessuno perche’ quella era un’ altra parrocchia con un altro santone o una frase simile.

Sono sicuro che prima di questa c’ era stata un’ altra riunione con Graziani; questa prima riunione era stata fatta in un posto che non so ma che Cauchi e gli altri giudicavano non sicuro perche’ alla riunione era andata qualche persona o non gradita o non affidabile per le connivenze che aveva. Io penso a Pecoriello ma Cauchi lo difendeva perche’ dopo la riunione dove era stato Pecoriello la polizia non si era mossa per nulla, comunque proprio per cambiare criterio rispetto alla riunione precedente Augusto aveva scelto un posto diametralmente opposto al primo. Alla casa dove ho portato la polizia l’ altro giorno c’ era un tavolo e poi c’ erano delle sedie che sorreggevano delle assi con sopra delle coperte di tipo militare marrone con righe piu’ chiare. La gente era sparpagliata nelle due stanze al piano terra comunicanti fra loro.

Io ricordo che all’ inizio girava un documento scritto piu’ o meno articolato in tre punti: 1- contarsi 2- un programma 3- sviluppi della somma dei primi due. Il primo a parlare fu Carmassi il cui discorso sostanzialmente era questo; quelli di Avanguardia Nazionale come lui erano quasi tutti meridionali, molto ben presenti a Bari dove contavano sia in piazza che all’ universita’ nonche’ a Brindisi e poi in Calabria, mentre invece quelli di AN al nord erano solo piccole avanguardie.
Anche uno di Roma assecondò Carmassi insistendo sul vecchio contrasto per cui AN aveva come retroterra il sud agricolo mentre ordine nuovo era proiettato su un versante populista e socializzatore dove erano possibili accostamenti con gli extrapalamentari di sinistra. Un’ altro che parlo’ fu Gubbini che fece una specie di autocritica perche’ in ordine nuovo c’ erano delle enormi sacche vuote e lui per esempio doveva fare tantissimi chilometri per seguire le marche e l’ Umbria, Gubbini poi indicava la difficolta’ di riuscire a pescare nell’ area oltranzista che gravitava intorno al MSI, ricordo benissimo che parlo’ Pugliese con un discorso molto ampio: Pugliese disse in sostanza questo: bisognava numerare tutte le forze disponibili; c’ era un primo gruppo di persone che si potevano definire anche gli “sputtanati” nel senso che erano gia’ finiti nel mirino della polizia o della magistratura.

In questa prima aerea c’ erano anche quelli che avevano posizioni all’ interno del MSI e che come tali erano conosciuti pubblicamente. C’ era invece un secondo gruppo che lui chiamo’ l’ area serbatoio dove c’erano quelli che pubblicamente non erano conosciuti; il programma doveva essere sia di azioni di guerriglia e sia con molta vivacita’ di riprendere le manifestazioni di Reggio Calabria o di l’Aquila per destabilizzare ma sfruttando problemi sociali esistenti come la disoccupazione che toccava il sottoproletariato e che doveva essere recuperato; e’ vero che Avanguardia Nazionale aveva un retroterra piu’ povero dove anche gli studenti erano in gran parte meridionali ed erano stati costretti a sbattere a Trento per finire gli studi; a questo punto si imponeva un salto di qualita’; il salto di qualita’ doveva essere diretto da una terza linea o terzo livello che doveva fungere da intellighenzia; poi ci doveva essere una seconda linea o secondo livello che doveva essere di tipo clandestino e che doveva realizzare lo scontro occulto con manovre

Che lo Stato non si poteva attendere; gli appartenenti a questo livello dovevano continuare la loro vita normale ma dovevano prepararsi agli scoppi, ci doveva essere anche un primo livello o prima linea che doveva realizzare lo scontro frontale col sistema sulle piazze e pubblicamente; del secondo livello c’ erano occulti in tutte le parti di Italia ed alcuni erano nostri ma facevano i consiglieri comunali entro partiti di governo, e dopo questo esempio lui parlo’ di uno di questi che si era dimesso il che era piu’ grave di una sconfitta al primo livello; sugli occulti del secondo livello non fece nessun nome e come non fece nessun nome del terzo livello; il terzo livello doveva dirigere e gestire anche il secondo livello; Avanguardia Nazionale doveva inserirsi maggiormente al primo livello perche’ i suoi uomini erano tutti sputtanati, andavano meglio sulle piazze e poi praticamente non c’ erano al nord; il secondo livello doveva essere fatto soprattutto da Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli scoppi Pugliese Peppino disse che potevano avere quattro obiettivi: 1- ambienti di informazione del regime ovvero di deformazione dell’ informazione e parlo’ di giornali come il Tirreno e il Corriere della Sera; 2- ambienti che spolpano i cittadini come esattorie o roba del genere; 3- obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti; 4- ambienti militari. Pugliese disse che il quarto obiettivo vi sembrera’ strano. Difatti molti protestarono e Cauchi disse che era molto perplesso su questi obiettivi militari, invece quello di latina si disse d’ accordo con pugliese il quale replico’: non torniamo a fare discorsi romantici, leggiamo dentro le parole dei libri, quando una pianta si secca il male va visto alle radici. Cioe’ Pugliese sosteneva che gli ambienti militari cominciavano ad essere a noi e accenno’ anche ai CC l’ arma che nella nostra area era stata tanto cara al tempo fanciullesco. All’ interno del discorso sugli ambienti militari si accenno’ anche ad obiettivi americani o nato e fu rammentato Camp Darby.

Che io ricordi non vi fu una ripartizione per territorio degli obiettivi perche’ fu lasciata molta autonomia alla fantasia dei gruppi locali. Al discorso di pugliese seguirono molte domande che non nascondevano perplessita’ e titubanze, io ricordo fra i perplessi Petrone e quelli di Rieti, in sostanza si facevano presenti le difficolta’ sulla operativita’ immediata del secondo livello che esisteva ma non era preparato, e si opponeva che ci voleva tempo per prepararsi adeguatamente. Tomei aggiunse di suo che avevamo una cieca fiducia nei personaggi del terzo livello che al momento giusto ci avrebbero dato direttive giuste – la risposta di pugliese fu di non fare del disfattismo di non preoccuparsi e di darsi invece da fare e che comunque nel terzo livello era pronto a fare da consulente a tutti i gruppi locali; ricordo che a un certo punto i Romani parlarono fitto fitto fra di loro dopodiche’ Massagrande disse chiaramente che a breve scadenza ci sarebbe stata una nuova riunione nella capitale mentre incitava tutti a muoversi e a darsi da fare.

Ricordo che c’ era un terzo romano tozzo, non alto che sembrava un pacioccone portava una sciarpa e il basco ed era coetaneo di Pugliese Peppino; questo terzo alla fine alla fine della riunione raccolse il foglio che ci era stato dato all’ inizio e controllo’ che ciascuno restituisse quello che ci avevano dato, si trattava di copie numerate durante la riunione il terzo Romano prendeva appunti sul block notes e ricordo che gubbini chiese se quelli appunti finivano strappati alche rispose piccato Massagrande che lui personaggi sporchi non ne aveva mai portati; la discussione verteva sui rapporti col centro e Cauchi si propose come staffetta perche’ gia’ lui aveva contatti con Roma e Milano; ricordo che ad un certo punto pugliese si arrabbio’ e disse che non voleva arrivare ad imboccarci e che ci doveva essere un po’ di fantasia; quanto al procurarsi esplosivo ed armi dai Romani si disse che ognuno doveva sfruttare nell’ immediato la sua fantasia svuotando cartucce, prelevando esplosivo dalle cave, e utilizzando le caserme per prendervi armi e esplosivo – mentre in un secondo momento il centro sarebbe intervenuto direttamente. Fu detto che i rilevamenti degli obiettivi dovevamo farli fare agli insospettabili per evitare di essere scoperti e per fare entrare gradualmente gli insospettabili nella dinamica del nuovo clima. Fu chiesto anche come comportarsi per le rivendicazioni delle azioni dei gruppi locali, Massagrande disse di usare nomi nuovi di personaggi come Codreanu o Drieu La Rochelle. Ci fu anche un accenno minimo al giovane Romualdi, fu aggiunto che le rivendicazioni andavano fatte con un ciclostilato unico ma il contenuto politico doveva soddisfare ordine nuovo e Avanguardia Nazionale, chi leggeva doveva capire che c’ erano due anime dal tipo di fraseologia impiegata.

Bisognava stare molto attenti ai personaggi sputtanati, bisognava tenersi sempre presenti con la mente. Bisognava farsi vedere nei momenti giusti e nei posti affollati. Bisognava tenersi sempre pronti una specie di alibi o comunque una via di uscita se si finiva nei guai ed io mi ricordo che e’ questo che facemmo quando successe la storia di Moiano e noi distribuimmo le presenze alla cena a Verniana di Monte San Savino mettendoci le donne e insomma in maniera tale che non si capisse bene quello che era successo. Tornando alle persone della toscana presenti a questa riunione in Garfagnana io sono sicuro che il Batani non venne perche’ era molto esposto nella federazione del MSI, ma sapeva della riunione.

Non c’ erano ne’ Gallastroni ne’ Malentacchi ne’ Franci ed io continuo a dire che rimasi sorpreso quando vidi Franci coinvolto nel deposito dell’ esplosivo dell’ Alpe di Poti, per me Franci era un bravo ragazzo ma nulla di particolare. Io ho l’ impressione che ad Arezzo vi fosse un gruppo nel gruppo e che i fili fossero condotti dal Cauchi. Alla riunione in Garfagnana non venne il Menesini, non so se ci fosse Affatigato, non credo di avere visto Tuti mentre sono sicuro che con Tomei venne uno di Lucca che rimase all’ entrata piu’ o meno vicino a me a fare di guardia ma io non lo vidi alla luce;

Quando arrivammo io e Cauchi c’ erano gia’ molte persone. Dopo la riunione in Garfagnana alla quale mi disse Cauchi che alcuni non erano venuti perche’ ne avevano fatti altrove di similari, Cauchi ando’ a Roma e mi pare che la sua macchina non andasse bene per cui prese il treno ad Arezzo e mi pare avesse appuntamento con altri alla stazione termini. Di ritorno da Roma Cauchi mi disse che era stato a una riunione con molte meno persone di quante ce ne erano in Garfagnana. A Roma dissero a Cauchi che da Arezzo si aspettavano molto di piu’ perche’ lui prima aveva magnificato le cose ma poi al momento di concludere non c’ era tutto quello che aveva detto lui.

A questo punto dandosi atto che a meta’ della verbalizzazione e’ andato via il dr Vigna ed e’ sopraggiunto l’ avvocato V. Valignani.
Si sospende l’ interrogatorio rinviandolo alle 16.30.

L.c.s. ­

Andrea Brogi – dichiarazioni 24.12.1984

Intendo rispondere anche in assenza del mio difensore che stamani ho visto mentre veniva avvertito che l’ interrogatorio proseguiva nel pomeriggio.

Adr: finii il militare nel 1972 e per tutto il 1973 sono rimasto a Firenze dove vivevo a casa dei miei in via Ponte di Mezzo e lavoravo nel negozio libreria ove vendevo la Treccani.
Nel 1973 sono andato a Roma solo ed esclusivamente se ci sono state manifestazioni di Almirante. Sempre nel 1973 sono andato a Lucca una volta per un volantinaggio e poi in una palestra ove ho conosciuto Tomei. Sono stato anche a Viareggio dove ho visto Carmassi del quale pero’ dopo tanti anni non ricordo quasi nulla.
Nel 1973 a Firenze frequentavo Petrone, Fragale, Sirtoli, Barragriffini. Con Ghelardini sono stato denunciato per qualcosa come se lui avesse sottratto degli oggetti usati. Masini non so chi sia. Come legionario conoscevo un imbianchino di via dei Pepi che in tanto e’ morto. Batani lo avevo conosciuto prima di fare il militare e l’ ho rivisto poi spesso a Firenze ove lui frequentava la federazione del Msi. Con Batani sempre a Firenze ho rivisto Cauchi che era considerato magari un picchiatore e un violento, ma che nello stesso tempo era stimato un ottimo attivista.

Col negozio della Treccani le cose non andavano bene quanto a guadagni e poi in quel periodo si rientrava a casa la sera accompagnandosi l’ un l’ altro e addirittura sui muri erano uscite minacce contro di me. Allora accettai di buon grado la proposta di Cauchi di andare da lui ad Arezzo anche perche’ Cauchi diceva che avevano in progetto di impiantare una comunita’ agricola comprando bestiame e roba del genere e ci sarebbe stato da lavorare per tutti.

Io arrivai ad Arezzo poco dopo che Cauchi si era separato definitivamente dalla moglie con cui aveva litigato anche per la idea di svaligiare il negozio della madre. In pratica io penso di essere andato col Cauchi circa tre mesi prima dell’ attentato di Moiano: comunque faceva ancora freddo. In questo periodo di convivenza con Cauchi, Augusto stava con la bellini mentre la Sanna viveva con me anche se qualche volta tornava a Firenze dai suoi genitori. In questo periodo ho accompagnato il Cauchi in vari viaggi: a Perugia, Ancona, Falconara e Rimini dove soltanto quando sono finito in carcere ho saputo che il Cauchi aveva una casa: sempre in questo periodo ho accompagnato il Cauchi a Roma ove incontro’ Peppino, cosi’ come descritto al pm alcuni mesi fa.

Cauchi era in ottimi rapporti con un sottufficiale dei cc e c’ era qualcuno alla questura di Arezzo che in cambio di informazioni sul giro della droga nell’ ambiente dell’ ultra sinistra, ci faceva dei favori. Ricordo che ritornando dal ristorante “La Nave” una sera dove forse si era stati col Gallastroni e altri, Augusto cambio’ strada, fermo’ la macchina e vedemmo che per un’ altra strada i cc stavano andando a casa di Augusto che, avvertito, non si faceva trovare. Un’ altra volta invece fummo svegliati la mattina dai cc di Perugia con un certo cap. Romano.

Una terza volta la cosa proprio piu’ sfacciata Cauchi comunque non diceva molto su quello che faceva e se gli venivano rivolte delle domande diventava anche violento, disse che avrebbe avuto soldi da industriali forse della zona del Trasimeno. Una volta in casa a Verniana vidi una valigetta con i soldi dove le mazzette erano messe in ordine ma poi la valigetta scomparve.
Augusto era innamoratissimo dell’ ambiente ordinovista di Lucca ed e’ andato un paio di volte nella Garfagnana dove aveva scoperto dei valichi dai quali si passava in Emilia o si girava verso la Versilia per strade diverse. Non era invece troppo entusiasta dei perugini che legavano molto con Batani. Lamberti era un grande nome ed anzi era un’anima trascinante. Di Catola ho ricordi confusi mentre di Tuti non ho mai saputo niente. Cauchi difendeva a spada tratta Pecoriello mentre gli altri l’ accusavano di delazione.

Nel periodo in cui sono stato con Cauchi, Franci frequentava normalmente il Batani e Cauchi non lo valutava molto. I perugini non volevano a che fare con la massoneria mentre Cauchi diceva di non scartare nulla perche’ quelli erano occulti e potevano servire. Una volta in carcere io vidi che Zani era legatissimo a Cauchi. Ad Arezzo c’ era un sottufficiale dei cc forse di nome Perugini che faceva l’ amico e a cui noi compresi io e Cauchi facevamo confidenze. Io non sono mai stato contattato da quanto ricordo da ambienti del Servizio Segreto.
Sempre nel periodo in cui sono stato con Cauchi questo mi disse che a Massa Carrara, dove lui aveva vissuto con la moglie, avevano gia’ preso l’ esplosivo o che comunque era facile prenderlo.

Tornando al viaggio verso Villa Collemandina io voglio dire che confermo in tutto e per tutto. Cauchi mi disse che aveva appuntamento con Graziani Clemente o meglio che ci doveva essere una riunione e che ci doveva essere Graziani. Questo e’ avvenuto sicuramente prima dell’aprile ‘74 e io ricordo che Graziani era latitante.
Partimmo da Arezzo dalla piazza dove c’è l’ Upim e Cauchi guidava la sua macchina facemmo la strada normale ed arrivati a Lucca dove c’è il cartello del monte Quiesa trovammo un giovane che evidentemente ci aspettava e salì sulla macchina con noi, e si mise davanti vicino al Cauchi mentre io stavo dietro.
Facemmo un mezzo giro delle mura di Lucca e prendemmo la strada per la Garfagnana. Io ricordo che ci fermammo al paesino di Villa Collemandina perche’ vidi il cartello.

I due scesero ma Augusto mi disse di aspettare, io comunque vidi la strada che presero e la casa verso la quale si diressero dove tornando in quel posto posso ancora portarvi. A Villa Collemandina arrivammo verso le prime ore del pomeriggio e si vedeva benissimo ma quei due stettero via molto tempo e tornarono che era gia’ buio. Quando tornarono non erano per nulla soddisfatti o meglio il Cauchi si mostrava insoddisfatto mentre quell’ altro era indifferente.
Lasciammo il giovane a Lucca piu’ o meno dove lo avevamo preso la mattina. Nel ritorno verso Arezzo Cauchi era invelenito perche’ qualcosa non era andata secondo la sua aspettativa e gli era stato detto di no: cosi’ interpretai io il suo atteggiamento anche se lui non mi racconto’ che cosa era successo, fu allora pero’ che Cauchi mi disse che il giovane che avevamo preso a Lucca era Pecoriello.

Subito dopo l’ attentato di Moiano i rapporti tra me e Cauchi cominciarono a rallentarsi anche perche’ io cominciavo a fare molte domande. Una sera poi litigammo di brutto perche’ io mi ero messo una giacca verde tipo eskimo di Cauchi senza sapere che cosa c’ era nei tasconi, lui invece disse che una tasca io avevo messo un anello forse della moglie che lui conservava in un comodino. Questa fu la seconda brutta lite al termine della quale Cauchi mi ordino’ di prendere la Sanna e di andare via.

Prima nella verbalizzazione e’ stato omesso quanto io avevo detto e cioe’ che quando Cauchi mi disse che il giovane venuto con noi a Collemandina era Pecoriello soltanto una settimana prima io avevo sentito il Cauchi difendere il Pecoriello dalle accuse altrui.
Cacciati dal Cauchi io e la Sanna andammo da un certo Pocci che abitava intorno al Pietriccio subito dopo Siena le cui figlie erano amiche della Daniela, poco dopo una sera da un cespuglio saltarono fuori Cauchi, Donati Luca ed un terzo di cui adesso non mi ricordo il nome. Ci portarono in campagna per qualche chilometro verso Poggibonsi. Scendemmo all’ aperto Cauchi mi fece grosse minacce di morte e minaccio’ di rifarsi sulla Sanna e quindi mi costrinse a scrivere un foglio che (…) sarebbe saltato fuori al momento opportuno.
In questo foglio io Brogi Andrea mi assumevo la responsabilita’ di tutti gli attentati avvenuti qui in toscana ed in Umbria di ON.
Io firmai e dopo fui minacciato ancora di andare via da Siena e di stare attento. In un secondo momento quando io finii in carcere con Donati, Luca mi disse che non era stato d’ accordo ma era stato trascinato da Augusto.

Diverso tempo dopo questo episodio di Siena e direi 5 o 6 mesi dopo, una sera a Firenze io rientravo a casa dai miei a Ponte di Mezzo, quando fui aggredito da Cauchi e da un’ altro che era travisato. Cauchi mi minaccio’ con la pistola me la mise vicino alle gengive e mi usci’ il sangue, minaccio’ ancora di morte la Sanna e mi ordino’di cancellare due cose dalla mente: Peppino e Pecoriello. Altrimenti se non lui altri mi avrebbero ammazzato.
Dovevo dimenticare, disse Cauchi, piu’ dei personaggi le circostanze nelle quali lo avevo accompagnato da Peppino e da Pecoriello. Augusto disse che aveva commesso sbagli con me, ma gli era stato detto di rimediare. Io di questa aggressione parlai solo con mio padre, non volendo terrorizzare la Sanna. Mio padre mi disse di venire qui in questura ma io non lo feci.

Adr: nel 1976, non so chi, buttarono la mia 850 in mare a Rimini e devono essere state le stesse persone, che poi hanno bruciato le mie carte come mi accenna il GI. Escludo di aver avuto appunti del nucleo antiterrorismo. Io in carcere a Bologna a S.Giovanni in Monte avevo iniziato a prendere appunti sul periodo che avevo vissuto con Cauchi.

Adr: dopo tanti anni e dopo tutto quello che si e’ detto in quel periodo, penso che Augusto abbia manovrato molte cose facendo a mezzo con gente di cui non sapevamo nulla.

A questo punto il GI sospende l’ interrogatorio e lo rinvia a data da destinarsi.

L.c.s. ­

Vincenzo Vinciguerra – dichiarazioni 22.05.1984

Prima di iniziare l’interrogatorio desidero far presente la situazione irregolare che riguarda la censura della mia corrispondenza. Ho notato in alcuni casi che alcune lettere inviate per il nulla osta mi sono state riconsegnate senza alcuna spiegazione. In particolare una lettera da me indirizzata da Volterra a Sinatti Gaetano in data 21.10.83 (…). Fui sentito sul dirottamento di Ronchi dei Legionari in qualita’ di testimone. Ad un certo punto venne interrotto il verbale perche’ Pascoli suggerì al GI di indiziarmi di reato. Pertanto fu fissato al 02.04.74 il mio interrogatorio in veste di indiziato. Il procuratore pascoli disse chiaramente in mia presenza ed a voce alta di avvisare polizia e carabinieri per evitare che mi allontanassi e sparissi io fino a quel momento avevo intenzione di ripresentarmi per l’interrogatorio però sentendo quelle parole decisi di sparire. Presi il treno Udine – Roma delle 21,20 del 31.03.74, dopo aver salutato i miei. Su quanto accadde dopo la mia partenza da Udine non intendo dire nulla. Fatto sta che arrivai a Barcellona in treno. Non intendo dire altro.

Arrivai in spagna prevenuto nei confronti di Delle Chiaie Stefano e di “an” dato che da anni una campagna violentissima alimentata da elementi del msi ed anche da “on” presentava Delle Chiaie Stefano e “an” quale collaboratore dell’ ufficio affari riservati del ministero degli interni. Fatta conoscenza con la persona riscontrai la carenza di elementi comprovanti tali asserzioni. La conferma mi venne data quando nell’ estate del 1974 un altro dirigente di “ON” che non intendo nominare, venne in spagna e si incontro’ al caffe’ “Plaza” Cataluna a Barcellona e il discorso venne da me portato proprio su questo argomento essendosi piu’ volte questo dirigente di “on” espresso in mia presenza sulla collaborazione di Delle Chiaie Stefano con l’ ufficio affari riservati, confermandola. A quel punto direttamente Delle Chiaie Stefano pose direttamente alla persona in questione la domanda “perche’ vai dicendo in giro che io lavoro per il ministero degli interni? ” . La risposta fu: “mi devi scusare ma ho obbedito ad ordini ricevuti”. A quel punto chiesi a Delle Chiaie Stefano: “l’ onore di aderire ad an (Avanguardia Nazionale), ricevendone risposta positiva. Desidero affermare che mai prima di allora ho avuto rapporti con Delle Chiaie Stefano o con dirigenti di “AN”.

– non intendo dire come incontrai Delle Chiaie Stefano a Barcellona.

– al momento non ritengo di poter fare i nomi dei due dirigenti di “ON” cui ho teste’ fatto riferimento, perche’ al momento non vorrei recare loro danno in alcuna maniera.

– non intendo dire nulla sulla mia permanenza in Spagna.

– desidero fare una dichiarazione in relazione allo omicidio Occorsio. Posso testimoniare, trovandomi nella estate del 1976 a Madrid accanto a Delle Chiaie Stefano la totale sorpresa con cui egli accolse la notizia della esecuzione del giudice Occorsio vittorio. Ne’ lui ne’ altre di “an” erano a conoscenza della operazione contro Occorsio, che “Avanguardia Nazionale” pur ritenendo giusta, considero’ politicamente inopportuna per il momento in cui venne compiuta. Delle Chiaie Stefano non partecipo’ mai e con lui gli altri dirigenti di “AN” alla decisione di: “eliminare” Occorsio. Tanto meno, uomini di “AN” parteciparono alla fase organizzativa ed esecutiva di tale operazione. “AN” non chiari’ la sua estraneita’ in quanto la esecuzione del giudice Occorsio non poteva in quel momento non essere approvata dato che una posizione diversa, sia pure basata sulla scelta del momento, non avrebbe mai potuto essere compresa da chi da Occorsio era stato ingiustificatamente (ed erano in molti) perseguitato.

Il giudice istruttore da’ atto che tale dichiarazione relativa all’omicidio Occorsio e’ stata direttamente dettata a verbale dall’imputato.

– i discorsi relativi al fatto che l’ omicidio Occorsio sarebbe venuto a suggellare un patto di unificazione tra “AN” e “ON” , dopo una riunione sui colli di Roma, sono tutte “fregnacce” . Questa mia affermazione viene confermata dal rilievo che non e’ stata mai trovata alcuna prova di conforto alla tesi del coinvolgimento di persone di “AN” nella fase organizzativa e/o esecutiva nell’ omicidio Occorsio. Spontaneamente dichiaro che nell’ estate – autunno 1978 mi trovavo in Argentina a Buenos Aires. Sara’ stato giugno – luglio quando nell’ appartamento in cui abitavo con altre persone che non intendo nominare si presentarono due individui col tesserino della polizia di dogana argentina per un controllo di documenti. Faccio notare che da poco tempo avevo smarrito il passaporto restando con la sola carta d’ identita’ italiana, autentica.
Fatto che solo pochissimi, tutti italiani conoscevano. Alla richiesta di esibire i documenti mostrai loro la carta di identità della quale costoro si limitarono a prendere i dati senza mostrare alcun senso di meraviglia e senza tantomeno invitarmi al posto di polizia per i logici accertamenti. In quel momento era presente in appartamento un altro mio “camerata” coabitante. L’ inusitato comportamento di costoro mi indusse a ritenere che contrariamente a quanto dichiarato, i due appartenevano ai servizi di sicurezza argentini e che erano a conoscenza del fatto che io ero privo di passaporto. Presso amici mi informai quale dei servizi poteva usare questa tecnica e la risposta fu: la marina. Per precauzione abbandonai l’appartamento e andai a vivere presso amici argentini il cui indirizzo conoscevo solo, e un altro italiano. Da allora non si verificarono piu’ visite nell’ appartamento da me precedentemente abitato. Faccio presente che in quel periodo Delle Chiaie Stefano non si trovava in argentina, dove non rientro’ certamente prima del marzo 1979. Considerata la tranquillita’ ritornai nell’ appartamento abbandonato per circa due mesi. Pochi giorni dopo sorpresi le due persone presentatesi come polizia di dogana a parlare con il portiere.

Dopo circa una settimana si presento’ nell’ appartamento un individuo spacciatosi per impiegato di un ufficio di statistica. Preciso che costui suono’ al campanello del portone esterno che dava sulla strada. Poiche’ ero sospettoso e mi aspettavo qualche cosa scesi in strada e notai che costui suonava solamente il campanello di casa mia. Girai li attorno per circa due ore e notai che quella persona continuava a suonare solamente il campanello del mio appartamento. Risalii in casa dopo un paio d’ ore e feci salire anche quella persona che si presento’ dicendo che stava facendo una indagine di tipo demografico – statistico sulle persone del quartiere. Io risposi a tutte le sue domande, pero’ diedi risposte false se ne ando’ tranquillamente. Anche in questo caso degli amici mi informarono, su mia richiesta esplicita, che questo era il metodo utilizzato dai servizi segreti della marina argentina. Dopo un periodo di calma, il 21.11.78 camminando per l’ Avenida Rivadavia nell’ attraversare la strada notavo un uomo fornito di macchina fotografica che sicuramente mi ha fotografato. Io feci finta di niente e proseguii per la mia strada. Giunto alla fermata di un autobus, seguito ad una cinquantina di metri da questa persona, salii su un autobus semivuoto e guardando dalla parte posteriore potei notare che una macchina – tipo Mercedes con la targa argentina e con a bordo tre uomini – si accosto’ “al mio fotografo” e lo fece salire. Dopo di che l’ auto segui’ l’ autobus, giravo a piedi a vuoto in quanto mi ero accorto che ero seguito da loro e da un’ altra autovettura con altre quattro persone, desistettero all’ inseguimento. Quindici giorni dopo mentre mi trovavo in un bar di calle Cordoba insieme a due amici entrarono nel detto locale una decina di persone dall’aspetto inequivocabilmente sospetto. Non agirono. Uscii dal locale insieme a questi due amici e notai in strada le due macchine che gia’ mi avevano pedinato oltre ad altre autovetture cariche di persone. Incerto sulla loro intenzione decisi di ostentare sicurezza e tornai nell’ appartamento dove abitavo e che sapevo essere controllato. Non accadde nulla. Benche’ dispostisi sulla strada. Dopo un paio d’ ore sparirono.

– mi ricordo con esattezza la data 21.07.78 perche’ ero uscito per comperare una torta per il compleanno di un’ amica argentina che non intendo nominare. Avute continue conferme dall’ uso delle macchine e dai metodi che si trattava della marina cercai di informarsi se esisteva a livello ufficiale qualche motivo per cui questo servizio si interessava a me senza pero’ decidere a passare alla azione. Riuscii ad appurare che a livello ufficiale non esisteva alcun ordine di ricerche nei miei confronti e che doveva necessariamente trattarsi di qualche gruppo speciale, sempre appartenente alla marina, ma non dipendente dal comando centrale. Seppi queste cose sempre tramite amici. Coloro che mi seguivano erano sicuramente argentini. Dall’ analisi di questi fatti si evidenzio’ l’ esistenza all’ interno del nostro ambiente di un elemento che collaborava con qualche organismo non ufficiale fornendo le informazioni finalizzate al controllo del sottoscritto e possibilmente di altri. L’ interesse puntò verso il comandante Taddei – ufficiale di marina italiano residente in argentina, che probabilmente e’ agente del Sismi, verso il senatore Lanfre’ Giovanni, che era solito frequentarlo. I motivi erano dovuti al fatto che il senatore Lanfre’ conosceva solo l’ ubicazione dell’ appartamento dove si erano presentati gli agenti dei servizi argentini. Avevamo portato noi all’appartamento l’ avvocato Lanfre’ , che conosceva pure la mia vera identità. Lanfre’ era desideroso di rientrare in Italia purche’ gli fosse garantita la liberta’ provvisoria in tempi ragionevoli. Soffriva lo stato di latitanza per ragioni finanziarie. Sapeva che ero privo di passaporto, perche’ ne avevamo parlato tra noi. Inoltre il senatore Lanfre’ era stato sorpreso una volta ad annotare un diario, fatti, persone e altre circostanze riservate. Ora giungo alle conclusioni.

La motivazione del mandato di cattura che mi e’ stato spedito per la strage di Peteano richiama informazioni di polizia dl 15.11.78 e del 03.01.79. Con questo voglio dire che si era preparata a cura del sismi una operazione finalizzata alla mia cattura. Faccio altresi’ presente che nel 1978 c’ e’ stata la scissione tra il Msi e Democrazia Nazionale. Attraverso questo controllo su di me probabilmente speravano di arrivare a Delle Chiaie Stefano. Faccio rilevare che Ciolini elio venne presentato a Delle Chiaie Stefano dal senatore Lanfre’ e dal comandante Taddei quando io ero gia’ in carcere in Italia quindi successivamente alla mia costituzione nel settembre ‘79.

– uscii dall’ argentina nel marzo ‘79 dopo essermi procurato un passaporto falso. Partii non salutando ne’ il senatore Lanfre’ , ne’ il comandante Taddei ma soltanto un italiano mio amico e tre argentini di mia fiducia. Non intendo dire i motivi per cui uscii dall’ Argentina.

– Non intendo dire quando venni in Italia prima della mia costituzione ne’ perche’ mi costituii. Comunque, la frattura al polso era in via di guarigione.

– Ciolini venne evidentemente inviato dal sismi in argentina per contattare Delle Chiaie tramite Taddei e Lanfre’ . Ciolini doveva entrare in contatto con noi piu’ di quanto non avessero potuto fare Taddei e Lanfre’ , lo scopo di controllare ed eventualmente organizzare la cattura o la eliminazione di Delle Chiaie Stefano. I fatti successivi possono essere narrati solamente da Delle Chiaie Stefano in quanto io me ne ero gia’ andato dall’ argentina. Io non ho conosciuto Ciolini. Ho saputo che costui e’ stato presentato a Delle Chiaie Stefano da Lanfre’ e Taddei per averlo letto in una intervista rilasciata da Delle Chiaie Stefano non mi ricordo su quale giornale. Quanto da me affermato potra’ trovare verifica si comprenderà l’ interesse del Sismi nei confronti di Ciolini e delle sue affermazioni sul coinvolgimento di “AN” sulla strage di Bologna.

– fatte queste dichiarazioni, non ho intenzione di dire nulla di piu’ in relazione alla strage di bologna ed all’ omicidio Occorsio.

– aggiungo che non ho mai collaborato con nessun genere di servizi segreti italiani o stranieri. Anzi nell’ inverno del 1973 a Udine seppi da un mio amico camerata, che non intendo nominare, che era stato avvicinato da uno iscritto al Msi di Udine che lo aveva invitato a prendere contatti con il capitano dei carabinieri Gatti, comandante la compagnia dei carabinieri della divisione di fanteria motorizzata “Mantova” con sede a Udine in via Aquileia. Il giorno dopo insieme al camerata telefonammo all’ufficio della compagnia chiedendo del capitano Gatti. Essendo questi assente, il militare chiese che gli lasciassimo il nome.
Alla risposta negativa sollecitò cortesemente che lasciassimo un messaggio. Ricevuta una risposta negativa la telefonata si concluse con un nulla di fatto. Avuta conferma che l’ ufficio del capitano Gatti serviva per altri scopi che non quelli istituzionali di polizia militare vietai al camerata di prendere ulteriori contatti sia con l’ ufficiale che con lo iscritto al Movimento Sociale.

Ad ore 2,10 del 23.05.84 viene chiuso il presente verbale.

Fatto letto confermato e sottoscritto.­

Giovanni Melioli – dichiarazioni 22.12.1985

Preliminarmente resto perplesso nel vedermi inserito in una accusa di banda armata dalle dichiarazioni di Calore – Aleandri e di persone che non sono nominate. Infatti e’ vero che io ho svolto a livello ideologico una attivita’ di opposizione anche radicale al sistema, ma a livello ideologico e culturale, poiche’ mi riconosco nelle posizioni evoliane e curo le edizioni di AR sia pure saltuariamente. In questo senso la mia posizione e’ si centrale ad un contesto puramente ideologico. Non mi riconosco invece in una posizione operativa, anche se posso aver partecipato a delle manifestazioni politiche, ma non ad una attivita’ armata.

– non ho mai partecipato, ne ho mai sentito parlare di un progetto di attentato ad un magistrato veneto.

– Nulla so dell’ attentato ad Anselmi Tina. Non ho elementi di conoscenza che non siano quelli provenienti da giornali, attentati di cui pertanto ignoro le motivazioni, gli ulteriori e la logica politica in cui si inseriscono. Non so niente neppure degli altri attentati cui si fa riferimento nel mandato di cattura teste’ notificatomi.
Non ho mai detenuto armi, ne esplosivo. Quanto alle risultanze della perquisizione dell’ 20.12.85 e dei fori descritti dalla polizia giudiziaria, faccio presente che sono fori praticati dagli idraulici – almeno tre idraulici diversi – venuti di volta in volta a casa mia a saldare un tubo idraulico che passa sotto quel buco. Le saldature sono visibili e chiedo che siano sentiti come testi gli idraulici. Mi riservo di indicare i nomi degli idraulici. Il primo che e’ venuto si chiamava Barion, primo nominativo sulle Pagine Gialle di Rovigo.

A questo punto il dr Zincani si allontana.

– Conosco il Fachini da piu’ di dieci anni e tra noi ci sono stati rapporti umani e politici protrattosi da circa dieci anni, nati dalla iniziale comune militanza nel movimento sociale italiano. Ultimamente, e cioe’ verso il 1980, tra noi vi e’ stata una divaricazione di opinioni relativamente alle strade da percorrere nella contrapposizione agli equilibri politici esistenti. Fachini infatti, riteneva inutile il mio impegno a favore della campagna per i referendum, mentre io ritenevo che le eventuali alleanze tra forze di destra e di sinistra dovessero avvenire su temi specifici prescindendo dalle ideologie complessive patrimonio o meglio triste eredita’ del passato. Fachini invece era su posizioni diverse e piu’ tradizionali. Ricordo di aver visto varie volte “Costruiamo l’ Azione” in libreria a Padova precisamente la libreria Ezzelino, ma non so se era Fachini a portare le copie della pubblicazione o se invece arrivassero per posta.

– all’ epoca non ero al corrente dei rapporti che lei mi dice essere esistiti tra la rivista “Costruiamo l’ Azione” e l’ ambiente gravitante intorno al Mrp.

– Non ricordo, ed in linea di massima tendo ad escluderlo, di avere avuto rapporti diretti con Fioravanti Valerio; le sue fattezze sono cosi’ caratteristiche che anzi non posso dire se l’ ho mai visto o no perche’ il mio ricordo puo’ essere falsato dal fatto di averne piu’ volte vista l’ immagine al cinema, alla televisione e sui giornali. Escludo peraltro di averlo mai incontrato direttamente.

– Escludo di avere avuto rapporti politici o personali con Cavallini Gilberto ed escludo parimenti come sopra ho gia’ detto di averne avuti con Fioravanti Valerio.

– Non conosco Rinani Roberto.

– Ho avuto rapporti saltuari con Raho che varie volte ha collaborato con me nella diffusione di pubblicazioni che acquistava in libreria quando veniva da me a Padova. Per la verita’ quando pubblicai “nuova affermazione” non volle collaborare alla diffusione perche’ non era d’accordo con i contenuti politici della rivista.

– Conosco Signorelli Paolo che ha con me partecipato al centro studi ordine nuovo e che a conclusione di questa esperienza, ho saltuariamente rincontrato, mi sembra una o due volte e una volta sicuramente insieme a Andreotti Gianni.

– Non conosco Iannilli Marcello e Giuliano Egidio se non per i riferimenti letti sugli atti giudiziari o sui giornali.

– Il Fachini con me sicuramente non ha parlato delle sue amicizie e dei suoi rapporti con persone di Roma e credo che tale suo atteggiamento possa trovare giustificazione nel fatto che mi sapeva contrario alle sue posizioni politiche, o meglio non in totale sintonia con le sue opinioni politiche.

– Il processo di diversificazione tra me e il Fachini – che peraltro non ha inciso sui nostri rapporti umani – e’ iniziato prima del 2 agosto e si e’ accentuato dopo tale data. Peraltro io non ho mai pensato neanche lontanamente che il Fachini fosse coinvolto in attivita’ stragiste, anzi: se avessi avuto un simile sospetto avrei del tutto troncato i miei rapporti con Fachini.

– Sono stato nel Msi di Rovigo fino al 1973 come segretario della Giovane Italia. Mi sono dimesso dopo i fatti di Milano per la morte dell’ agente Marino. Ero infatti contrario all’ utilizzazione da parte dei dirigenti dell’ Msi dell’ epoca in funzione elettoralistica dell’ attivismo giovanile. Pubblicai le mie dimissioni con una lettera alla pagina rovigina del Resto del Carlino, lettera che e’ stata pubblicata.

– Non ho mai frequentato la sezione arcella dell’ Msi di Padova. Puo’ essere che siano stati i ragazzi della sezione a venire in libraria da me. Con l’ autonomia padovana ho avuto rapporti nel senso che con alcune persone ho potuto intavolare dei discorsi politici su temi di comune interesse, mentre con altre vi era un rapporto di ostilita’ .

– Non ricordo se in particolare Fachini Massimiliano mi abbia mai parlato della sua intenzione di andar via dall’ Italia. Ora che lei mi ci fa’ riflettere, puo’ anche essere in quanto l’ idea di andare a fondare un’ azienda agricola in Sud America era un sogno ricorrente nel nostro ambiente.

– Conosco Giomo perche’ militava nell’ Msi, non ho mai avuto una grande amicizia ne’ nei suoi confronti, ne nelle persone che in quel momento frequentava.

Chiedo un confronto con chi mi accusa.

Letto confermato sottoscritto.­

“Tritolo a noi” – Panorama 07.11.1974

C’erano i labari, i gagliardetti e le bandiere tricolori. Tutto l’armamen­tario del neofascismo italiano. Sul palco del teatro Dal Verme di Milano, dietro il microfono, Franco Maria Servello, deputato del Msi- Destra nazionale e capo dei nostal­gici lombardi.

« A Varese », urlò Servello, « come a Reggio Calabria la piazza di destra non è un fatto velleitario ». Era il 23 gennaio 1971 e Servello non si era sbagliato. All’alba di domenica 27 ottobre 1974, quattro fascisti, Ma­rio Di Giovanni, 21 anni, milanese, studente di medicina a Pavia; Fabrizio Daniele Zani, 21 anni milane­se, ex-commesso di libreria; Arman­do Tedesco 24 anni, calabrese, manovale; Silverio Bottazzi, 34 anni, spezzino, ex-segretario della Cisnal di Varese) sono stati arrestati men­tre stavano preparando un massa­cro: una bomba sotto le tribune dello stadio di Varese durante la partita contro la Roma in program­ma domenica 3 novembre e una se­conda bomba alla base della diga di Creva, sopra Luino, per ripetere una tragedia come quella del Vajont.

Nel rifugio dei dinamitardi a Casciago, un paesino a 5 km da Va­rese (un paio di stanze più servizi affittate a 30 mila lire mensili), gli agenti del nucleo antiterrorismo han­no trovato tute mimetiche, armi, munizioni, manuali d’addestramen­to militare, passaporti e carte d’ identità falsi. Inoltre, prova più ag­ghiacciante, una serie di fotografie di magistrati e giornalisti che se­condo la polizia avrebbero dovuto essere rapiti o addirittura assassinati.

Fra questi i tre giudici che guidano l’inchiesta sulla strage di piazza Fontana (Gerardo D’Ambro­sio, Emilio Alessandrini e Luigi Fiasconaro) e il commentatore politico di Panorama, Giorgio Galli.

emilio-alessandrini

 

Secondo Francesco Pintus, 44 an­ni, sardo, il magistrato varesino che dirige le indagini sui quattro terro­risti neri, l’uomo chiave del gruppo è Mario Di Giovanni. Ex-militante del Fronte della Gioventù, capo ri­conosciuto di Avanguardia naziona­le, una dichiarata fede nazista (nel 1973 girava per Milano con un’Alfa coperta di svastiche), Di Giovanni ha un pesante passato politico e giu­diziario. Era ricercato per aver partecipato al raduno paramilitare sui monti di Rieti dove era stato ucciso nel conflitto a fuoco con i carabi­nieri il fascista Giancarlo Esposti, ed era stato accusato di adunata sediziosa dal giudice milanese Gui­do Viola perché coinvolto nei fatti del 12 aprile 1973 quando a Milano fu ucciso con una bomba missina l’agente di polizia Antonio Marino.

Di Giovanni era arrivato a Varese da Milano l’11 ottobre scorso con il suo camerata Fabrizio Daniele Zani, un militante di Ordine nero e accanito seguace delle idee del filo­sofo nazifascista Julius Evola. Do­po aver preso contatto con Silverio Bottazzi e Armando Tedesco, Di Giovanni e Zani, con passaporti falsi, andarono a Bellinzona, in Svizzera.

Soffiata. Che cosa di preciso i due fascisti abbiano fatto, a Bellinzona, magistratura e polizia stanno anco­ra cercando di saperlo. « Di certo », ha dichiarato a Panorama un diri­gente dell’antiterrorismo, « si incon­trarono all’hotel del Popolo, un al­bergo noto come ritrovo di molti membri dell’Internazionale nera ».

Rientrati a Varese, una settimana più tardi, Di Giovanni e Zani si rin­chiusero nel rifugio di Casciago do­ve (la magistratura di Varese lo dà ormai per scontato) i due terroristi avrebbero cominciato a mettere a punto il loro piano, aiutati da Bot­tazzi e Tedesco. A tradire i quattro fascisti è stata la soffiata di un con­fidente della polizia che gli stessi capi dell’antiterrorismo non nascon­dono di aver fatto infiltrare all’interno della cellula eversiva nera. Lo stesso confidente ha svelato anche il luogo dove era nascosto l’esplo­sivo; tre chili di tritolo T 4 capace di un altissimo potenziale dirompen­te, avvolto in un sacchetto di pla­stica, sotterrato ai piedi di un tra­liccio a ridosso della diga di Creva, che doveva saltare. « Se tutto fosse andato secondo i piani dei dinamitardi neri », ha detto a Panorama Antonio Cerchia, 32 anni capo dell’ufficio politico di Varese, « le stragi di Brescia e del treno Italicus sarebbero state, al confronto un’inezia.

Pino Buongiorno, Panorama 07.11.1974

Il parà Sandro Saccucci: nella sua agenda le fonti e i finanziatori del Fronte Nazionale di Borghese

Il generale Ermanno BASSI, già Comandante con il grado di maggiore del Btg. SABOTATORI dall’agosto del 1969 all’agosto del 1971, ha ricordato che Sandro “SACCUCCI”, militante dell’estrema destra, era “subalterno della Compagnia Comando del 1 Rgt. Paracadutisti comandato dal Col. BRANDI Ferruccio. Il SACCUCCI non fu raffermato”.

Il SACCUCCI fu uno dei protagonisti della notte di TORA TORA e della vicenda del Golpe BORGHESE avendo gestito la riunione dei militanti nella palestra sita in via Eleniana a Roma. In quel contesto temporale il col. Giorgio GENOVESI era Ufficiale Addetto alla 1A Sezione del Reparto D e, a suo dire, fu poi: “coinvolto ingiustamente nella vicenda del Golpe, di cui, per primo, denunciai il rischio”. In ambito Sezione dopo quella notte proprio il SACCUCCI “risultò essere stato l’organizzatore della riunione che avrebbe dovuto essere operativa”.

Sono, queste, dichiarazioni del GENOVESI (cfr. int. 3 giugno 1996 f. 11657) la cui abitazione è stata perquisita da questo Ufficio giusta decreto emesso il 13 maggio 1996 eseguito il giorno 23 successivo; la casa romana del predetto era già stata oggetto di perquisizione, anche questa volta da personale della D.I.G.O.S. di Venezia, il 27 ottobre 1988: e’ quantomeno strano che all’esito della prima perquisizione non sia stato rinvenuto il rilevante materiale sequestrato invece all’esito dell’esecuzione del secondo decreto. In questa seconda occasione sono stati rinvenuti nella disponibilità del cessato Ufficiale del S.I.D., oltre a materiale informativo in copia e in originale proveniente dalla 1A Sezione, fogli in copia relativi ad una agenda che si è rivelata di proprietà dei SACCUCCI: carte che, in particolare, risultano essere state rinvenute all’interno di un faldone, denominato Golpe Borghese, posto sul ripiano superiore di uno scaffale di un ripostiglio e racchiuso in un foglio di giornale tutelato da nastro adesivo trasparente. L’involucro conteneva documentazione varia “raggruppata da un elastico” e costituita anche da una “cartellina di colore arancione” sopra la quale era stata apposta, con matita blu, fa dicitura “AGENDA”.

In realtà i fogli da 462 a 472 sono rilievi fotografici di pagine dell’agenda di SACCUCCI. A foglio 462, che corrisponde ad una pagina dell’agenda recante in alto la dicitura “NOTE”, in alto a sinistra figura una annotazione secondo cui ad ogni cerchio corrisponde la dizione “informaz” e ad ogni cerchio riempito da una croce corrisponde la dicitura “soldi”: nel contesto del foglio seguono, immediatamente elencati, 37 nominativi in corrispondenza dei quali risulta apposto uno dei due cerchi sopra descritti onde può agevolmente evincersi che l’autore di tutte le annotazioni ha qualificato i vari soggetti elencati o come finanziatori o come informatori.

Si ritiene di riportare, di seguito: il foglio 462 corrispondente all’elenco precitato; il foglio 463 corrispondente alla pagina relativa a “lunedì 7 dicembre“ recante, in alto a sinistra, le diciture “Auto , armi”; il foglio 464 corrispondente ad annotazioni relative al “Generale CAFORIO Roma” e al “campeggio”; il foglio 466 corrispondente alla rubrica e contenente i nominativi anche dell’avvocato Roberto DE SANTIS – con la utenza dell’Ufficio e quella dell’abitazione – del generale Pasquale CHIEPPA, del generale Michele CAFORIO predetto; il foglio 467 recante l’utenza telefonica anche di Enzo ERRA e di Europa Civiltà; il foglio 470 contenente le utenze anche di Remo Orlandini, di Giorgio Page Nelson, di Umberto Poltronieri; il foglio 471 recante anche la utenza del Generale Siro Rosseti; il foglio 472 contenente le utenze telefoniche, anche corrispondenti agli Uffici dello S.M.A., del “ Com.te SALA Edoardo”.

(…)
Dai logli 473 e seguenti i nominativi citati nel contesto della globalità dei fogli corrispondenti ai rilievi fotografici, e di cui all’agenda, risultano tutti sviluppati. Infatti per ciascuno di essi e in un foglio a parte risulta essere stato fatto un accertamento anagrafico verosimilmente a cura del personale dipendente del GENOVESI e a cui il predetto pur ha accennato, come si dirà. Il CAFORIO è stato generalizzato per Michele CAFORIO generale di Divisione e Vice Presidente dell’Associazione Paracadutisti d’Italia. In corrispondenza di questo nominativo vi è apposto la dicitura “noto”. Anche l’ORLANDINI Remo risulta “noto”. “Non noto” risulta essere “Pomar Elio ing.” che figura residente presso I’ “Hotel Commodore via Torino n. 1”.

“Noto” risulta il “DE ANGELIS Sandro uff. 463376 casa 862420.”, quest’ultimo con il SACCUCCI partecipante alla riunione nella palestra di via Eleniana (“fu l’ANTICO, e ne sono certissimo, a dirmi che la riunione in via Eleniana era terminata alle ore 3 del giorno 8 ed a farmi i nomi di SACCUCCI e DE ANGELIS nonché a precisare che i partecipanti alla riunione erano in attesa di armi adeguate. E’ tanto vero quanto da me detto che SACCUCCI a noi in quel momento era pressoché ignoto.”: così Giorgio GENOVESI al P.M. di Roma il 4 febbraio 1975 nel verbale pure rinvenuto all’esito della perquisizione nella abitazione unitamente ad altri, ivi compresi quelli resi dal giornalista ANTICO Franco). Ovviamente “noto” risulta “Borghese J.V.”. Il gen. Pasquale CHIEPPA risulta “non noto”, “in s.p.e. pensionato MDE”. “Non noto” risulta BALDI Bartolomeo in corrispondenza del cui nominativo vi sono le utenze del periodico “Il Borghese”. “Non noto” risulta il generale Siro ROSSETI “via XX Settembre”.

Sulla scheda relativa a Mario DE MONTIS “proprietario catena ristoranti” figura la dicitura “noto in atti” e su quella di CAFIERO Ireno figura la dicitura “Schedato M”: ciò induce vieppiù a ritenere che uno sviluppo dei dati di cui all’agenda vi fu; non è stato dato tuttavia conoscere le circostanze relative alle modalità concrete dello sviluppo presso il SID nel senso che GENOVESI non ha detto se delegò proprio personale di fiducia. Resta fermo che dal complesso delle risposte si evince che l’Ufficiale non dispose gli accertamenti per conto del Servizio e per fini istituzionali.
Sulla scheda di “Pirina Marco tel. 314588 “ non risultano apposte diciture del tipo di quelle predette ma solo i dati di anagrafe attinti a Roma e in virtù dei quali il PIRINA risulta essere nato a “Venezia il 31.10.43”.
L’avvocato Roberto DE SANTIS “telef. casa 6229124 – uff. 4654633” risulta “non Noto”: il medesimo avv. DE SANTIS, all’esito della perquisizione nell’abitazione romana del prefetto Federico Umberto D’Amato appena deceduto, risulterebbe ii destinatario di una missiva da parte del prefetto contenente una richiesta di consigli sull’opportunità di una riedizione del periodico Il Borghese. Enzo ERRA risulta “noto” e dagli accertamenti fatti all’anagrafe “pubblicista. Coniugato con Malesci Aurora nel 1947 a Napoli. I verbalizzanti hanno fatto presente: che su parte della documentazione “è apposto il timbro SEGRETO, a volte in maniera grossolana”.

In ordine ai fogli sequestrati ivi compresi quelli costituiti da rilievi fotografici, nel corso dell’interrogatorio, dopo avere l’imputato GENOVESI sostenuto che si trattava di “appunti a me personalmente consegnati dal Gen.le Siro ROSSETI, Capo dell’Ufficio I del COMILITER di Roma…nell’ambito di uno scambio informativo” con il predetto Ufficiale e avere aggiunto che l’elenco di nomi di cui al foglio 462 comprendeva fonti del ROSSETI, dopo una pausa di riflessione ha finito per ammettere che quei fogli dell’agenda da lui conservati erano stati acquisiti all’esito di una atipica operazione di infiltrazione da lui diretta nell’abitazione del SACCUCCI allorché “diedi disposizione a uno dei miei di fotografare l’agenda personale di qualcuno vicino alla Associazione Parà in congedo” contestualmente giustificando di avere conservato il relativo materiale cartolare “a mia tutela personale” in quanto “coinvolto ingiustamente….”.

Gli è che questo materiale, a detta dello stesso GENOVESI, non è mai stato inoltrato o esibito né ai suoi referenti gerarchici dell’epoca né all’ Autorità Giudiziaria; pertanto esso riveste estremo interesse sia per la qualità e quantità delle annotazioni sia perché dimostra che l’Ufficiale del S.I.D., all’epoca, era in grado di gestire Operazioni dettate da motivazioni esclusivamente personali e avvalendosi dei propri dipendenti per conservare il materiale acquisito in attesa di produrlo nel momento in cui si fosse ritenuto attaccato dalle stesse Istituzioni di cui faceva parte: è uno dei tanti esempi di “assicurazioni sulla vita” che molto operatori del Servizio attuano anche all’atto del loro congedo al fine di eventualmente esercitare pressioni sul Servizio stesso o sugli ambienti cui il materiale documentale sottratto si riferisce.
In una successiva fase dello stesso interrogatorio il GENOVESI, quanto al contenuto dei fogli “da 462 a 475” – e di cui già aveva dato contezza come testé riferito – dichiarava che “i fogli dell’agenda furono da me fatti fotografare ritengo presso la casa del SACCUCCI …Ricordo che il padre del SACCUCCI era usciere presso il Ministero della Difesa, lo diedi ordine ad un mio sottufficiale di operare in tal senso e tenni i fogli per me, per quanto già detto, lo all’epoca, non avevo “spazio di manovra” e non potei né volli sviluppare le indagini conseguenti perché progressivamente deluso dalle direttive e poi dagli sviluppi giudiziari.”

Va puntualizzato che Giorgio GENOVESI dal 18.8.1970 al 30.9.1973 rivestiva l’incarico di Ufficiale Addetto in ambito 1A Sezione dell’Ufficio “D”, della quale divenne dirigente 1° ottobre 1973 sino al suo congedo, risalente al 29 giugno 1978 .

Nei giorni immediatamente successivi all’interrogatorio reso il GENOVESI (f. 11669) faceva pervenire una missiva dattiloscritta ove, in relazione a “una paginetta, manoscritta e fotograficamente riprodotta, già rinvenuta nel corso di perquisizione nella mia abitazione, nella quale è riportato un breve elenco di nominativi alcuni dei quali contrassegnati con due diversi segni e relativa specificazione “ scriveva di essere “incorso in errore “ laddove aveva riferito che “tale foto” era stata acquisita nell’abitazione di Sandro SACCUCCI. Sostanzialmente il generale dei CC smentiva di avere fatto effettuare da personale dipendente una abusiva penetrazione, e, piuttosto, ricordava che la “fotocopia mi fu consegnata dalla mia fonte informativa Franco ANTICO, la stessa che mi dette notizia di quanto sarebbe dovuto succedere la notte del 7.12.1970 particolarmente introdotta nell’ambiente del SACCUCCI e dell’estrema destra in genere. Infatti, da me sollecitato, l’ANTICO (deceduto) mi fornì in tempo brevissimo un elenco nominativo di intervenuti alla nota riunione nella palestra della Sezione Romana Paracadutisti d’Italia presieduta dal SACCUCCI…nonché la fotocopia in argomento che mi disse di aver ricevuto da un autorevole rappresentante del Movimento Europa Civiltà. Nonostante ogni sforzo mentale non riesco a ricordare il nome ma era la stessa persona che dette all’ANTICO la notizia di quello che sarebbe dovuto succedere il 7.12.1970 nonché colui che, nei primi anni 70, unitamente ad una ragazza, in segno eclatante anticomunista, si incatenò alla cancellata dei grandi magazzini ZUM di Mosca. L’ANTICO riferì che la fotocopia proveniva dall’ambiente SACCUCCI”.
Un complesso di dati, tuttavia, smentirebbe l’assunto di cui alla missiva in parte sopra riportata. In proposito rileva l’Annotazione di servizio, datata 11 novembre 1996, del dirigente della DIGOS e riferentesi ai contenuti di una pausa dell’interrogatorio citato in premessa nel corso della quale il GENOVESI, in presenza dello stesso Dirigente, aveva espresso l’avviso “di rammentare che quell’elenco potesse essere stato acquisito informalmente presso l’abitazione del noto Sandro SACCUCCI”, così confermando quanto aveva appena sostenuto in sede di verbale riconnettendovi il realistico dato relativo alla funzione avuta nell’occasione dal padre del SACCUCCI.

Ma vi è di più : nella fattispecie non si tratta soltanto del foglio 462 contenente l’elenco dei nominativi degli informatori e finanziatori del Fronte Nazionale di Borghese bensì di una parte dei fogli di una agenda, come può agevolmente rilevarsi dalle caratteristiche del foglio contenente l’elenco dei nominativi con quelle dei singoli fogli residui.

Ancora: nella pagina corrispondente al “1° gennaio”, ove vi è l’annotazione del “gen. CAFORIO” vi sono, contestuali, una serie di annotazioni relative, in guisa evidente, all’allestimento di “un campeggio 21/8 31/8 con lancio aereo civile o militare” nonché annotazioni riguardanti cifre di denaro, ai fini dell’attuazione dello stesso e posti in corrispondenza delle seguenti diciture: “60 teli tenda, n. 1 cucina – paglia etc. ; lit. 100.000 affitto aereo; fare lettera di richiesta Ufficiale alla Presidenza ANPdl”. Ebbene si tratta di annotazioni tutte riconducibili non certo all’invocato ANTICO bensì al SACCUCCI.

Può ritenersi con elevato grado di certezza che la smentita del generale sia riconducibile ad ovvie ragioni di carattere deontologico che lo abbiano indotto a non voler mantenere la versione dell’abusiva penetrazione.La D.I.G.O.S. di Venezia, con Nota del 12.11.1996 Cat. A2/1996/DIGOS Sezione 3A, rispondendo alla richiesta di questo Ufficio dei 27 agosto precedente , segnalava emergenze relative ad alcune compiute identificazioni dei nominativi citati nel carteggio tra cui il CAFORIO predetto, il SALA Edoardo, già in servizio presso la Divisione FOLGORE e “uomo di fiducia del principe Junio Valerio BORGHESE. Ha aderito all’Associazione Unione Nazionale Combattenti R.S.I.“. Il PALUMBO Giuseppe veniva identificato per il cessato Ufficiale dei Carabinieri, il Renato ANGIOLELLO, qualora inteso come ANGIOLILLO, veniva identificato per uno dei direttori del quotidiano romano IL TEMPO, il Luciano CIRRI per uno dei direttori del settimanale IL BORGHESE, il Paolo BONOMI, classe 1910, per il cessato deputato democristiano e già potentissimo presidente della COLDIRETTI deceduto nel febbraio 1985, il Greggi Agostino per il parlamentare della D.C. poi transitato nel M.S.I., l’Edilio RUSCONI per il noto giornalista ed editore.
Allegata all’accertamento la D.I.G.O.S. inviava copia di una missiva vergata a mano da Sandro SACCUCCI rinvenuta nell’abitazione del destinatario, tale Armando BOTTO, nel corso di una perquisizione domiciliare eseguita nel 1979. Ebbene, anche da una prima superficiale analisi, la grafia di cui alle pagine dell’agenda comparata con quella di cui alla missiva, risulta riconducibile proprio al SACCUCCI. Non può sottacersi come la D.I.G.O.S. non abbia identificato il PESENTI, finanziatore, per il noto costruttore.

Sentenza ordinanza Argo 16 pag 1567-1580