Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – quarta parte

Si da’ atto che alle ore 15,05 l’udienza e’ ripresa. (…) Il Presidente fa chiamare Izzo Angelo e lo avverte che da questo momento puo’ avvalersi della facolta’ di non rispondere.

Izzo: intendo rispondere.

Il Presidente: cosa le rivelo’ il Leccese, cognato del Selis, in merito a tutti i rapporti di questi personaggi?

Izzo: le ultime notizie sulla banda della Magliana, prescindendo dai rapporti precedenti che avevo con loro, me le ha rivelate in particolare tonino leccese e in seguito anche Danilo Abbruciati nel carcere di Rebibbia. La banda della Magliana aveva deciso di strutturarsi in maniera del tipo mafioso soprattutto per controllare il traffico di eroina nella capitale e in effetti per un lungo periodo aveva raggiunto questo risultato e gestivano grosse quantita’ di denaro. A seguito di questo volevano anche porsi su due piani: uno, spargere il terrore nella malavita per costringere tutti i grossisti di droga a rifornirsi da loro e in questo senso compirono parecchi omicidi per cui sono stati poi rinviati a giudizio e contemporaneamente cercarono rapporti con il mondo finanziario e politico della capitale, col sottobosco politico, faccendieri, uomini politici, ecc. Posso dire, a questo proposito, per scienza diretta di un tentativo di estorsione che facemmo nei confronti di Cesare Valzania, un grosso trafficante e usuraio che viveva a Roma e di cui sentii parlare anche in ambienti neofascisti e poi un’altra storia raccontatami da Bergamelli, dell’avv. Minghelli, legato ad ambienti piduisti, come diceva lui, il quale gli aveva praticamente “bidonato” una certa somma di soldi che… questo Minghelli aveva…. gli erano stati affidati per Louiselle, la bambina di Bergamelli, una piccola bambina che aveva avuto con una certa Felicia Buozzo, che viveva in una villa sul litorale laziale e dal momento che sia la madre che il padre erano detenuti, per un periodo era stata affidata a degli estranei e percio’ lui desiderava che questo avvocato provvedesse a pagare bene queste persone, perche’ la bambina vivesse bene. Io tra l’altro mandai anche degli amici a portare giocattoli e vedevo che a questa Louiselle praticamente non le passavano una lira. Ne parlai con Bergamelli e infuriato mi disse che quel porco di Minghelli aveva investito tutti i soldi che gli aveva dato in bot, insomma Bergamelli si sentiva tradito dai rapporti avuti con questi ambienti. Dico questo per dire che il legame con gli ambienti finanziari della capitale e’ sicuramente di vecchia data, cioe’ il Danilo Abbruciati in particolare, che potrebbe essere il trait-union, infatti e’ stato imputato per i sequestri con i francesi, con Forset, Bergamelli, con questi e poi per un lungo periodo il capo, in un certo senso, con Nicolino Selis, della banda della Magliana, fino alla sua morte per… tra l’altro il Tonino Leccese, per cio’ che so io che mi hanno detto in carcere, e’ stato proprio assassinato da Danilo Abbruciati il giorno dopo che fu ucciso Nicolino Selis. Ammazzarono Nicolino Selis in casa di uno, appena uscito in licenza dal carcere e la sera stessa, per paura di ritorsione da parte di Tonino Leccese, ammazzarono anche lui. Queste pistole “sporche”, con le quali furono realizzati questi due omicidi, dovrebbero essere nell’arsenale della Sanita’, al ministero della Sanita’.

Il Presidente : le risulta che Magnetta aveva rapporti con Nistri e contemporaneamente con la banda della Magliana?

Izzo: si’, questo me l’ha detto sia Nistri che Danilo Abbruciati per esempio, era un po’ arrabbiato con noi, diciamo che io in un certo senso facevo parte… diciamo non ci facevo parte, pero’ come immagine mi considerava dell’ultima leva dei neofascisti, era arrabbiato per la sfiducia che avevamo nei confronti di AN e tra gli altri portava proprio deserti, Magnetta, Carminati in particolare, come membri di AN e diceva che erano persone serie e bravi ragazzi: “sono bravi ragazzi, siete un po’ fissati. Guarda che quelli di avanguardia non sono come dite voi, tutti infami, confidenti dei servizi, ecc. Sono anche gente che fa rapine, gente brava che si presta a farci favori, ecc….” Cosa che poi mi fu confermata anche da Valerio Fioravanti, rispetto alla storia della Chase Manhattan Bank, una rapina che aveva compiuto insieme a membri di AN in cui parte dei proventi…. la parte di Di Mitri pare che ando’ direttamente a Delle Chiaie, ma anche lo stesso Valerio fu portato da Di Mitri….

Il Presidente interrompe: “pare” che significa? Chi glielo ha detto? Da chi l’ha saputo lei?

Izzo: o da Valerio o da Nistri o da tutti e due.

Il Presidente: e’ vero che Nistri le disse che Santino Ducci e Danilo Abbruciati erano in rapporti di amicizia con Francesco Pazienza?

Izzo: si’, questo me lodisse danilo Abbruciati, sono sicuro che me l’ha detto lui, in ogni caso pazienza era persona conosciuta da questi della Magliana come persona di grosso livello o implicata in riciclaggi o cose del genere. E’ vero che questi ogni tanto potevano anche spararti… però io, se non vado errato, io… Mi parlo’ di pazienza addirittura in tempi in cui il nome pazienza era sconosciuto a Danilo Abbruciati, io credo….

Il Presidente interrompe: ne parlo’ Abbruciati?

Izzo: mi parlo’ di pazienza nel settembre, ottobre ’80, quando pazienza era proprio uno sconosciuto.

A d.p.r.: Me ne parlo’ Abbruciati sicuramente.

Il Presidente: e’ vero che Nistri le disse che Cavallini aveva la possibilita’ di fare investimenti di denaro consegnandoli a Ducci?

Izzo: si’, a Ducci e ad Abbruciati.

Il Presidente: Abbruciati, quando le parlava di pazienza, le disse che aveva dei contatti diretti con lui?

Izzo: si’, mi disse che era una persona molto importante… mi fece proprio il suo nome come di una persona molto importante…

Il Presidente: ma aveva dei contatti diretti?

Izzo: si’, si’, che era in contatto con lui e in un certo senso lui voleva addirittura far capire che pazienza, ma anche lo stesso carboni, questi nomi che magari mi fece in altra occasione, voleva far capire in un certo senso che era lui che li teneva in qualche modo sotto controllo. Erano personaggi importanti, pero’ lui voleva far capire che era lui…

Il Presidente: che era Pazienza…

Izzo: no, che era Abbruciati che li teneva in un certo senso sotto, era gente che lui poteva ricattare e che teneva sotto controllo.

Il Presidente: e’ vero che Freda le Disse che il gruppo veneto aveva fatto un buon lavoro fra i Militari… Izzo: si’.

Il Presidente: vuole specificare che cosa Significava questa affermazione?

Izzo: questo discorso nacque rispetto al fatto che Freda si era vantato con il conte Alberto Antonelli, un conte che era detenuto che pero’ faceva anche le rapine, pero’ era della vecchia famiglia degli Antonelli e percio’ Freda lo teneva in grande considerazione, dei cardinali Antonelli. Avvenne che questo aveva un cumulo da qualche parte, in Veneto, dei reati in Veneto e Freda disse: “guarda che io ho un magistrato che lo Posso tenere completamente sotto controllo…”, Poi questo me lo disse anche Antonelli, insomma una storia di questo tipo e allora proprio in quell’occasione si parlo’ anche di questa storia, del gruppo veneto, di come era strutturato. Lui mi disse: “abbiamo fatto un buon lavoro fra i militari, in particolare fra quelli di stanza nel Veneto”; lui diceva appunto che nel Veneto c’era quasi tutta la totalita’ delle forze armate italiane; diceva che era un lavoro sia di infiltrazione che di proselitismo. E io sono a conoscenza ora che Ricordo, ero proprio bambino, che Freda addirittura era libero e in un certo circolo del Drago a Padova, tenne una conferenza sugli ariani, qualcosa del genere, ed era una conferenza alla quale partecipavano quasi esclusivamente dei militari.

L’avv. Pisauro interviene: a che eta’ questo? Quand’era bambino cosa significa?

Izzo: sara’ stato il ’71; avro’ avuto 15-16 anni.

L’imputato Fachini interviene: nel ’71 Freda era in carcere.

Izzo: sara’ stato il ’70.

L’avv. Bezicheri: sono fatti notori.

Il Presidente: e’ vero che Valerio Fioravanti le parlo’ di una visita che il padre di Valerio aveva ricevuto da parte dell’avv. Di Pietropaolo?

Izzo: si’.

Il Presidente: vuole dire il contenuto e le ragioni di questa visita?

Izzo: quando eravamo a Sollicciano, io Sergio Calore e Valerio Fioravanti, a livello giornalistico si era sparsa la voce che esisteva l’intenzione, da parte di tutte e tre, di collaborare. Quando Valerio torno’ dal processo amato mi disse di essere stato avvicinato dal padre che gli aveva riferito un messaggio dell’avv. Di Pietropaolo che gli diceva: “per me ti puoi pentire, puoi dire tutto quello che vuoi, pero’ tieni fuori la storia di pecorelli da quello che dici poiche’…..” Cioe’ praticamente gli chiese questo ed ancora: “poi qualsiasi cosa ti serve, qualsiasi cosa, ce l’avrai a disposizione”. E glielo disse come cosa che veniva direttamente da Gelli.

Il Presidente interrompe: a lei risulta che Di Pietropaolo fosse il difensore?

Izzo: non lo so; era sicuramente il difensore di Cristiano Fioravanti, perche’ a seguito di questa storia, Valerio gli disse di interessarsi solo di Cristiano e che a lui interessava solo di cristiano, che non gli serviva niente, di non preoccuparsi, una cosa del genere. Questo lo riferi’ a me e a Sergio Calore e io poi su questa storia ho fatto un confronto con Calore, perche’ lui si ricorda che dopo questo fatto, Valerio avrebbe detto che si’, l’omicidio Pecorelli l’avrebbe fatto Alibrandi, cioe’ avrebbe detto questo a calore. Io sinceramente non ricordo che a questa storia ha aggiunto questo particolare, comunque… forse non c’ero in quel momento.

Il Presidente: comunque l’omicidio pecorelli, per se stesso, non interessa questo processo. Interessa questo intervento dell’avv. Di Pietropaolo. E’ vero che lei ha saputo dalla Furiozzi, che Macciò le aveva detto, per averlo saputo da cavallini, che cavallini e Fioravanti riciclavano denaro proveniente da rapine investendolo poi in societa’ finanziarie e specificamente nel Banco Ambrosiano?

Izzo: confermo.

Il Presidente: lei conferma tutto quello che ha dichiarato in istruttoria a proposito delle dichiarazione fattele dalla Furiozzi?

Izzo: si’, assolutamente.

Izzo continua: anzi, l’unica cosa che vorrei precisare e’ questa, none’ che la storia della Furiozzi mi abbia creato… perché purtroppo nel verbalizzare uno… spiega una cosa, ma non riesce esattamente a esprimere il suo pensiero. La storia della Furiozzi, sono convinto al cento per cento, per come conosco la Furiozzi che la Furiozzi l’abbia appresa cosi’ come l’ha raccontata, non necessariamente, chiaramente è una cosa appresa, pero’ c’e’ un particolare che mi ha convinto e mi ha fatto cascare Valerio da quell’ultima parte di mito che avevo nei suoi confronti, cioe’ io di Valerio ero molto deluso rispetto al fatto che aveva difeso gente come Freda e Ferri ai processi e mi aveva convinto che non era poi pulito come lo credevo io. Pero’ c’e’ un particolare del racconto della Furiozzi che mi ha proprio colpito in quanto ho riconosciuto il modo di pensare di Valerio, cioe’ la progressiva… cioè’ dopo l’omicidio Amato, il fatto che lui si fosse sentito disperato perche’ non aveva risultati e decidesse di alzare il tiro in qualche modo. Questo effettivamente mi ha colpito anche se non so se questo giuridicamente puo’ avere valore, pero’ mi ha colpito, perche’ per come conoscevo Valerio appartiene proprio al suo modo di essere, alla sua mentalita’. Ecco questo che racconta la Furiozzi mi ha convinto in maniera enorme.

Il Presidente: ad Andrea Litta Modigliani furono sequestrate due pistole e una bomba a mano SRCM, mi dice il percorso…..

Izzo interrompe: si’, nel 1979, mentre si apprestavano a compiere una rapina, furono arrestati Andrea Litta Modigliani, Fausto busato e un altro ragazzo….

Il Presidente invita Izzo a parlare piu’ adagio in quanto non si riesce a seguire cio’ che dice.

Il Presidente ripete la domanda: ci sono due pistole e una bomba a mano srcm che vengono sequestrate ad Andrea Litta Modigliani, quello che Izzo sa sui vari passaggi di mano di queste due pistole e di questa bomba.

Izzo: nel 1979 viene arrestato Andrea Litta Modigliani in compagnia di altri due ragazzi, Fausto Busato e Rossano Monni con due pistole e una bomba a mano, mentre si apprestavano a compiere una rapina. Succede che Andrea Litta Modigliani, come gli altri due, erano del giro di Bruno Mariani e di Sergio Calore, diciamo che facevano parte del giro Costruiamo l’Azione e percio’ del giro, in senso lato, di Signorelli e Fachini. Avviene che questa bomba a mano che viene sequestrata ad Andrea Litta Modigliani e che mi dice di avere ricevuto da Bruno Mariani, ho saputo in seguito, da racconti sia dell’uno, sia di Valerio, sia di altri, che apparteneva al lotto delle bombe a mano rubate da Valerio nella famosa caserma di Pordenone allora ….

Il Presidente chiede se questo gliel’ha detto Litta.

Izzo: me l’ha detto sia Litta e probabilmente me l’ha confermato anche Valerio, una volta parlando, insomma una storia cosi’. Ora la cosa che mi ha colpito di questa storia e’ che era impossibile in quel momento, stando ai racconti che mi faceva Valerio e alle versioni ufficiali che sono sempre state date rispetto a questa cosa, cioe’ Valerio dice di avere conosciuto Signorelli solo in epoca post e che non aveva nessun rapporto con Fachini, coi veneti, a quel tempo, allora come faceva una bomba di Valerio a trovarsi in mano? Tra l’altro mi ha detto Litta che questa bomba Bruno Mariani l’ha ricevuta dai veneti, da Melioli e da Fachini e percio’ il percorso sarebbe stato questo: Valerio, che non so a chi l’ha data, poi in qualche modo questa bomba e’ finita in mano a Fachini e Melioli che l’hanno data a Bruno Mariani che poi e’ finita ad Andrea Litta.

L’imputato Fioravanti interviene: Presidente, io sono stato zitto fino ad ora, ma questa e’ grossa. Litta e’ stato processato per concorso con noi, nel deposito di armi e tutto quanto, non concorso con Fachini per il deposito di armi.

Izzo risponde spontaneamente: si’, pero’ la bomba viene da Fachini, cosi’ mi ha detto Litta.

L’imputato Fioravanti interviene: stiamo parlando del ’79, Litta e’ stato imputato con noi in tutti questi trasporti di armi e depositi di armi con noi e non con Fachini, percio’ Litta nell’imputazione e’ accusato di averli ricevuti da noi personalmente.

Izzo interrompe rivolto a Fioravanti: si’, comunque la bomba a mano è venuta, Valerio, lo sai bene che non sono fesserie, la bomba a mano, a me ha detto Litta che veniva da Bruno Mariani che l’aveva ricevuta da Fachini, se è vero, non vedo perché Litta mi doveva dire una cosa storta rispetto a questa cosa ed e’ strano che fosse una bomba a mano di quelle di Valerio. Questo e’ tutto.

L’imputato Fioravanti rivolto a Izzo: sai bene che il problema è di chi le aveva rubate queste bombe a mano, allora Litta ha detto…

Il Presidente interrompe Fioravanti dicendo che non deve interloquire.

L’imputato Fioravanti interviene: e lei non chieda troppi pareri psicologici al teste.

Il Presidente espelle dall’aula l’imputato Fioravanti.

L’imputato Fioravanti: si’, grazie.

L’imputato Fioravanti rivolto a Izzo: fai altre consulenze tu, nel frattempo.

L’imputato Fioravanti: continui, continui, non la disturbiamo.

L’imputata Mambro rinuncia al prosieguo dell’udienza, acconsentendo il prosieguo dell’udienza anche in sua assenza.

L’imputato Fioravanti: che, vi vergognate a continuare davanti a noi questo spettacolo?

Il p.m.: Inizi a vergognarsi lei, Fioravanti.

L’imputato Fioravanti: no, io non mi devo vergognare, io sono una persona seria.

L’imputato Fioravanti rivolto a Izzo: ciao Angioletto.

Si da’ atto che gli imputati Fioravanti e Mambro lasciano l’aula.

Izzo: ciao.

Il Presidente a Izzo: cosa le disse la Raffaella Furiozzi a proposito dell’attentato di palazzo Marino a Milano?

Izzo: mi disse che era stato organizzato da un romano che si chiamava capro o cosi’ soprannominato e da cavallini, appunto a seguito di questa storia… Io gia’ sapevo pero’ di questo attentato, anche perche’ me ne aveva parlato anche Marcello Iannilli e non solo, sapevo che era opera di un ragazzo con il quale ero abbastanza amico, cioe’ Silvio Pompei non lo conosco, pero’ Benito Allatta e’ un mio carissimo amico per esempio e’ quello che mi ha fornito una pistola dentro il carcere di Latina per tentare l’evasione, percio’ c’e’ un ottimo rapporto e di conseguenza mi disse che gli esecutori materiali erano stati questi ragazzini quali Aprilia, Silvio Pompei… E quello che mi disse Raffaella e praticamente me lo confermò.

Il Presidente: quello che le disse la Furiozzi a proposito dei rapporti fra Signorelli e Gelli lo aveva appreso dal Macciò; le disse la fonte?

Izzo: si’, si’. Credo che tutto quello che aveva appreso mi sembra, mi disse che l’aveva appreso dal Macciò. Vorrei dire che io da Raffaella questa storia me la sono fatta raccontare una volta sola e ho evitato di parlarne, come l’ho riferita e’ quello che mi ricordo, proprio per paura di influenzarla discutendone, cioe’ potesse dire una cosa diversa da quella che sapeva lei, perche’ purtroppo, in queste… Ero anche indeciso se chiamare i giudici per questa storia, perche’ pensavo che nascendo qua, in un ambiente di pentiti, poteva essere… In effetti poi sono nate delle chiacchiere su questa storia. Pero’ del resto… Io onestamente ci ho parlato una volta sola di questa storia e l’ho riferita come me la ricordavo.

Il Presidente: lei ha affermato che i collegamenti fra Valerio e gli ambienti massonici mafiosi erano tenuti soprattutto da Mangiameli. Da chi ha saputo questa notizia?

Izzo: Valerio, fra le giustificazioni che mi ha dato dell’omicidio Mangiameli, me ne ha data una serie enorme di giustificazioni, dei soldi che aveva rubato, diciamo la storia ufficiale; addirittura mi ha raccontato la storia di un piatto… Che una volta aveva pescato le telline e questo aveva fatto gli spaghetti, anziche’ fargli mangiare le telline, con tutti i suoi amici professori, era tornato a casa e aveva trovato questo a mangiare gli spaghetti con le sue telline… Cioe’ delle storie praticamente… Cioe’, ecco… Poi un movente che pero’ mi diede con un minimo di cose, e’ che disse che lo doveva eliminare, poiche’ essendo implicato… Sapeva tutto dell’omicidio Mattarella, sapeva dei suoi rapporti con ambienti mafiosi e massonici legati a questo tipo di cosa, percio’ aveva paura che un domani questo gli facesse qualche… Io sinceramente ripeto, anche questa storia non mi convince perche’ e’ una cosa troppo improvvisa, cioe’ io sono certo che immediatamente dopo la strage, mangiameli era ancora in buoni rapporti con Valerio, a meno che non si tratti di una scoperta… Che ne so… trovato un diario …

Elio Cioppa – verbale di udienza 16.11.1987 prima parte – processo strage di Bologna

Il Presidente fa chiamare il teste Cioppa Elio, gia qualificato in atti, il quale presta giuramento secondo la formula di rito. Il Presidente da’ lettura delle dichiarazioni rese da teste al g.i. Cudillo il 13.10.81. Si da’ atto che e’ presente l’avv. Menicacci.

Il Presidente: conferma queste dichiarazioni?

Il teste: si’.

Il giudice a latere da’ lettura delle dichiarazioni rese il 3.11.84 al p.m.di Roma e 8/2/85 al p.m. di Bologna.

Il Presidente: conferma anche queste dichiarazioni?

Il teste: si’.

Il p.m.: il teste afferma che sapeva al momento in cui gli fu presentato Gelli, che si trattava di persona chiacchierata. Il teste ha svolto indagini in occasione sia dei sequestri di persona della banda Bergamelli, Minghelli etc, ma anche in occasione dell’omicidio del dr. Occorsio e soffermandosi sulla pista P2 Gelli. In altri termini non si trattava di persona chiacchierata ma di persona nei confronti della quale il dr.cioppa per ragioni di istituto, aveva svolto delle indagini. La domanda: come mai egli che aveva focalizzato la sua attenzione sulla P2, su Gelli, su Minghelli, sugli autori dell’omicidio Occorsio, sugli autori dei sequestri di persona che riguardavano vari personaggi appartenenti alla P2, va a consigliarsi con questa persona per avere le tracce in ordine agli autori della strage di Bologna?

Il teste: vorrei precisare innanzitutto che non ho mai svolto indagini all’epoca sulla P2, ho svolto indagini sui sequestri di persona che mi portarono alla cattura di Bergamelli; Bergamelli nell’ ’80 venne condannato per numerosi sequestri di persona per cui io l’avevo arrestato. Partecipai anche alla cattura di Concutelli, non furono indagini mie, fu soltanto una cattura, le indagini erano della Digos. Per quanto riguarda la P2, all’epoca e quindi ci riferiamo agli anni ’75 – ’76, anni ’75 Bergamelli e nel’76 per Concutelli, della P2 ne avevo sentito parlare soltanto dai giornali in conseguenza dell’arresto di Bergamelli il quale, quando venne tradotto nel mio ufficio nel locale della questura di san vitale disse che una grande famiglia lo proteggeva. Furono illazioni di stampa, veritiere o no, a dire che la grande famiglia di cui faceva cenno Bergamelli era la P2. In questo frangente si parlo’ anche di Gelli come capo dell’associazione P2. Poi io non mi sono mai rivolto a Gelli per chiedere o per ottenere, io mi sono rivolto a Gelli perche’ m venne presentato dal dr. Fanelli, all’epoca questore o vicequestore e fu del tutto incidentale.

Il Presidente: il discorso nel quale venne fuori quella indicazione di Gelli era una conversazione? Non era un preciso svolgimento di un servizio per quanto riguardava lei?

Il teste: no, esattamente la prima volta mi venne…. Io all’epoca avevo l’ufficio a piazza Barberini e poi lo cambiammo in altra sede e…..

Il Presidente interviene: non ho capito bene la sua risposta. Lei dice che fu un discorso incidentale, in che senso?
Il teste: fu incidentale perche’ Gelli mi venne presentato incidentalmente lungo la strada che io facevo abitualmente ogni mattina, da piazza Barberini al Caffe’ Done’, sono 200 metri di distanza. Ero soli ad andare a prendere il caffe’. Fui chiamato fuori all’hotel Excelsior dal dr. Fanelli, questo ex collega che conoscevo appena, e lui mi presento’ nella circostanza Gelli che stava con lui. Questo fu il mio incontro con Gelli. Ne’ ce ne sono stati altri al di fuori di questo.

Il Presidente: il discorso nel quale Gelli le disse che c’era un errore nelle indagini per la strage di Bologna, era un discorso che nasceva da un incontro che aveva quale senso?

Il teste: si’, parlarne cosi’ isolatamente sembra…come lei ha letto nei verbali, ci fu una prima indagine che fece capo a Farina Piergiorgio; nel corso di questa indagine di cui io deposi la trascrizione nelle mani delle autorita’ giudiziaria come mio costume -dopo 22 anni di polizia giudiziaria ho sempre riferito tutto alla autorita’ giudiziaria- subito dopo la notizia degli ordini di cattura la stampa cominciava a dire che si trattava di un complotto internazionale. E’ chiaro che noi avemmo l’ordine di indagare anche su questo punto e non e’ che andai solo da Gelli, io son stato da decine e decine di fonti, fra cui anche Gelli, il quale, come ho detto e ho riferito nei verbali di cui lei prima ha dato lettura, disse che le indagini, secondo un suo punto di vista erano sbagliate e che si trattava di un complotto internazionale, era un suo giudizio.

Il Presidente: questo giudizio nasceva da una serie di consultazioni, chiamiamole cosi’, che lei stava facendo con persone che lei supponeva potessero essere…..

Il teste interviene: che potessero piu’ o meno dirmi i materia di rapporti internazionali, materia di terrorismo internazionale.

Il Presidente: che cosa le faceva pensare che Gelli avesse notizie sul terrorismo internazionale?

Il teste: si’, perche’mi faceva pensare perche’ gel innanzi tutto la stampa lo tacciava di rapporti interazionali e perche’ poi come ho detto sapevo che lui aveva fornito delle entrature nella ambasciata argentina, quindi ritenevo che potesse avere qualche notizia in merito a questi rapporti di natura internazionale, di terrorismo internazionale, cosa che poi non si e’ verificata perche’ nulla mi ha detto merito.

Il p.m.: io non metto in dubbio che il dr. Cioppa abbia sempre svolto correttamente il suo lavoro, io sto tentando di focalizzare alcune questioni che a me sembrano contradditorie perche’ possano esser chiarite. Il dott. Cioppa ha presentato in occasione dei sequestri di persona, ortolani, danesi, cioe’ figlioli di piduisti in erba, un rapporto a carico di Bergamelli e altri e anche a carico di Minghelli, il quale si dichiaro’ esplicitamente massone. Bergamelli si dichiaro’ appartenere a una grande famiglia e protetto da una grande famiglia, e Minghelli fu trovato con del danaro riciclato, proveniente da questi riscatti.

L’avv. Bezicheri interviene: fu assolto.

Il p.m.: fu assolto e fu…. Un’altra pagina di cui parleremo Presidente, non fece appello ne’ la procura della repubblicane’ la procura generale a questa assoluzione.

Presidente, il dr. Cioppa partecipo’ a queste indagini. Vi e’ una documentazione giornalistica impressionante in cui si parla della loggia P2 come eversiva destabilizzante e di destra, di Minghelli come nazista e cosi’ via. Il teste dovrebbe chiarire cosa mai, di fronte ad una situazione cosi’ pesante che coinvolgeva con i crimini della destra e con l’omicidio Occorsio, la loggia propaganda 2 e il suo maestro venerabile, come mai il dr. Cioppa solerte funzionario, valoroso indagatore e cosi’ via, si e’ rivolto a persona contro la quale avrebbe invece dovuto indagare, la usa come fonte, tanto piu’ che il dr. Cioppa aveva partecipato redigere e aveva presentato col dr. Lazzerini, un rapporto in cui venivano denunciati come autori materiali della strage di Bologna, personaggi tutti cittadini italiani. Cosa va a fare da Gelli? Questa e la domanda? Chi lo manda? Per quale motivo?

Il teste: lei mi insegna che non e’ giusto che una pista debba essere per forza quella giusta, ritengo che la prima pista che ho seguito l’ho ritenuta, insieme con gli altri investigatori logicamente, l’ho ritenuta valida.

Il p.m.: neanche i giudici l’avevano ritenuta valida e avevano spiccato mandati di cattura.

Il teste: io riferisco quanto ho visto, ho sentito e ho fatto. Successivamente, siccome constatai e ci fu anche una certa incredulita’ in me, che buona parte della stampa parlava ripetutamente di una pista internazionale, e’ ovvio che io mi allertassi per sapere qualcosa in piu di questa pista internazionale, cosa dalla quale però non e’ mai uscito fuori niente che potesse avvalorare quella indagine che facemmo all’epoca o essere di supporto a questa ipotesi della pista internazionale.

Il p.m.: ma quale stampa parlava?…. Ha accertato?.

Il teste: tutta la stampa dell’epoca, per un mese consecutivo. Volevo dire anche un’altra cosa, anche la questione Minghelli ho trattato io e anche io trassi in arresto l’avv. Minghelli. Dalle intercettazione telefoniche che furono fatte all’epoca, usci’ fuori che l’avv. Minghelli, che e’ sta poi prosciolto, comunque agiva in nome e per conto suo e non di un’associazione o di un’organizzazione, ma si trattava della connivenza o meno, o della deontologia professionale dell’avvocato, non sta a me giudicarlo logicamente- in merito ai rapporti fra un avvocato e dei banditi.

Il p.m.: non e’ cosi’. Il padre del Minghelli, generale di polizia, risulto’ essere strettamente collegato frequentatore di Gelli, quindi queste storie qua le conosceva benissimo il dr. Cioppa. Il dott. Cioppa ha affermato di non ricordare se aveva incontrato Gelli nello studio del dr. Occorsio. Poiche questa e’ una di quelle circostanze talmente rilevante che sembra difficile che si possano dimenticare, puo’ chiedere al dott. Cioppa se puo’ essere piu’ preciso sul punto?

Il Presidente: lei parlo’ di incontro nello studio del Occorsio con Gelli, poi davanti alla commissione parlamentare sono emerse altre cose. Dove avvenne questo incontro?

Il teste: questo venne gia’ chiarito successivamente alla verbalizzazione che feci nell’ottobre dell’81. Venne successivamente chiarito a Firenze, dove lo stesso magistrato mi fece presente che io mi sbagliavo perche’ trattavasi di Firenze non di Roma. Quindi ho confuso tribunale, non era a Roma, ma a Firenze.

Il Presidente: quindi Occorsio non c’entrava?

Il teste: Occorsio non c’entrava. Io ho lavorato con il giudice Occorsio, ma esclusivamente per i sequestri di persona di natura comune.

Il Presidente: e quindi dove avvenne l’incontro con Gelli?

Il teste: non e’ che l’ho incontrato, mi aiuto’. Infatti il magistrato… Perche’ mi ricordo’ delle da precise, mi aiuto’ a ricordare che trattavasi de tribunale di Firenze dove Gelli si era portato, se non sbaglio, nell’anno ’75 -’76, e fu lui stesso che mi chiari’ tutto l’equivoco.

Il p.m.: vi ha partecipato anche il magistrato? Cioe lei l’ha conosciuto a Firenze?

Il teste: io non l’ho mai conosciuto prima, l’ho visto….

Il Presidente da’ lettura del punto: “non ricordo se io ho incontrato il Gelli nello studio del compianto dr. Occorsio che allora si interessava di estremismo ed in particolare di eventuali rapporti tra estremismo di destra e sequestri. Come sopra ho detto ho incontrato il Gelli nei pressi dell’Excelsior e mi sono fermato a salutarlo. Il Gelli mi ha invitato nella holl dell’albergo….”

Il p.m.: se vuole essere piu’ preciso, perche’ potrebbe esserlo. Ripeto, sono di quelle circostanze talmente rilevanti che un funzionario di polizia non le puo dimenticare.

Il Presidente: davanti alla commissione parlamentare Alberto Cecchi dice: “vorrei ritornare un momento su alcuni elementi per avere qualche precisazione dal dr. Cioppa. Lei ha detto di avere incontrato due volte Gelli, la prima volta dove lo ha incontrato e in quale circostanza?” lei risponde: “l’ho incontrato davanti all’hotel Excelsior in via veneto, la seconda volta sono andato io spontaneamente sempre all’hotel Excelsior.” domanda di Alberto Cecchi: “se non ho letto male mi pare pero’ che nelle sue dichiarazioni al dr. Cudillo si fa cenno all’ipotesi di aver conosciuto Gelli nello studio del dr. Occorsio” lei risponde: ” no, ho detto di averlo visto una volta, lo conoscevo molto bene il dr.Occorsio perche’ ho lavorato con lui in materia di sequestri. Ricordo che un giorno ho visto il sig. Gelli nel corridoio antistante l’ufficio del dr. Occorsio non nell’ufficio del dr. Occorsio. Che poi lui andasse o meno dal dr. Occorsio non lo so, non stava in tribunale, presumevo… ” poi Massimo Teodori: “qui e’ stato verbalizzato: ho incontrato Gelli nello studio del compianto Occorsio…… Non ricordo se io ho incontrato il Gelli”.

Il giudice a latere: … Qui sono i commissari che equivocano.

Il p.m.: se vuole essere preciso il teste.

Il Presidente: la domanda e’ basata su un errore dei commissari della commissione parlamentare, perche’ dice “non ricordo se…”.

Il p.m.: parlo del verbale al dr. Cudillo. Se vuole essere piu’ preciso.

Il Presidente: il teste dice: non ricordo se.

Il p.m.: esatto, siccome io ho formulato una sorta di contestazione: se il dr. Cioppa lo ha visto dice “l’ho visto”, se non l’ha visto non puo’ dire “non m ricordo”, questo e’ il problema; quindi se vuole esser preciso. Il Presidente: a proposito di quale incontro?

Il p.m.: quello del Gelli nello studio del… Se vuole essere piu’ preciso sulla circostanza riferita a dr. Cudillo, secondo la quale egli non ricorda, tenuto conto Presidente che questo pubblico ministero non crede affatto che egli non ricordi, questa e’ la contestazione.

Il teste: io sono stato interrogato dal giudice Minna di Firenze e su questo stesso argomento e’ stato lo stesso magistrato per la verita’ che mi ha aiutato, io ho detto: “guardi dottore non ho mai conosciuto il Gelli prima dell’anno ’78” e raccontai anche l’episodio. Io indubbiamente, siccome sono stato in alcune istruttorie anche a Firenze, devo averlo visto, dico visto, perche’ mi sara’ stato indicato indubbiamente tribunale di Firenze non al tribunale di Roma perche Minna mi ricordo’ che trattavasi appunto che nel ’75 se non erro, ’75 – ’76 Gelli stette in quel tribunale.

Il p.m. : questa e’ una risposta inaccettabile, perché il giudice gli ricorda che lui e’ stato… mi sembra una risposta inaccettabile. Voglio far notare che alla commissione P2 sia pure con queste incertezze, egli ha confermato che si trattava del tribunale di Roma, dice: “forse non era lo studio ma era il corridoio” ma del tribunale di Roma, Presidente, questo e’ il problema.

Il Presidente: lei ricorda dove avvenne questo incontro?

Il teste: l’incontro non lo ricordo, le ripeto, ricordo soltanto che mi venne indicato questo signore da un sottufficiale. Se si tratta del tribunale di Roma o di Firenze… Il giudice Minna mi ha detto che in quell’anno Gelli, l’unica parte dove era stato, era al tribunale di Firenze.

Il p.m.: ma che centra quello che dice Minna?

Il Presidente: ma questo incontro avvenne prima del ’78?

Il teste: si’, si’. Il Presidente: cioe’ prima che lei lo conoscesse?

Il teste: nell’anno ’76, peraltro io Gelli non l’ho mai visto di persona perche’ non c’erano fotografi dell’epoca, quindi non vedo… Mi e’stato senz’altro indicato nell’anno ’76.

Il Presidente: le e’ stato indicato in quell’occasione.

Il teste interviene: ma non l’ho mai conosciuto.

Il p.m.: il dr. Cioppa e’ stato a Firenze? Per quale ragione?

Il teste: ci sono stato numerose volte a Firenze per indagini di polizia giudiziaria, adesso non mi posso ricordare.

Il p.m.: anche relative all’omicidio Occorsio?

Il teste: no no, non ho mai svolto indagini relative all’omicidio Occorsio, ho catturato Concutelli ma non ho svolto indagini sull’omicidio Occorsio perche’ era di competenza della Digos, non mia. Ho proceduto soltanto alla cattura materiale di Concutelli, a via…

Il p.m.: dei Coronari.

Il teste: no, a via… Vicino ai Fori imperiali.

Il Presidente: quindi Gelli ancora non lo conosceva, le venne indicato come Gelli, poi lo conobbe 2 anni dopo, quella volta lo vide soltanto…

Il teste: nel primo impatto ci puo’ essere qualche smagliatura, come si dice. Nella mia prima deposizione dell’ottobre ’81, che poi in seguito io ho corretto leggermente, e pure quando dissi che Gelli era una fonte confidenziale, come lei avra’ constatato, perché lo ritenni tale proprio per quei tre appunti che mi vennero dati. Successivamente, anche in questo caso, mi sono dovuto correggere, data la mia scarsa conoscenza col personaggio, perche’ quando il generale confermo’ davanti alla commissione che era amico, conoscente di Gelli da diversi anni, era ovvio che non si trattava di una fonte confidenziale, ma di una comune amicizia fra lui e Gelli. E quindi e’ anche umano che mi sia sbagliato proprio perche’ siamo nella prima fase, nell’ottobre ’81, una fase di confusione, relativa alla mia versione che non potevo collegare o ricollegare a determinati episodi se non con maggiore conoscenza del fenomeno.

Il giudice a latere chiede che si dia lettura della verbalizzazione nell’ultima parte. Si da’ atto che viene data lettura di quanto richiesto il giudice a latere: non riesco a capire perche’ con i dott. Minna deve essere avvenuta questa ricostruzione, poi perche’ lei si affida…..

Il p.m.: non e’ una risposta. E’ una divagazione.

Il giudice a latere: no, ma io non ne capisco il senso, vorrei che lei ci spiegasse.

Il teste: le sto dicendo che mi fece presente il dr. Minna, mi riferisco al dr. Minna perche’ da lui venne interrogato in merito…

Il giudice a latere: in che mese e in che anno siamo?

Il teste: ritengo che siamo all’inizio dell’82.

Il giudice a latere: quindi in epoca posteriore all’interrogatorio del dr. Cudillo.

Il teste: si’ si’, guardi non posso essere mol preciso… Ma siamo a febbraio – marzo dell’82. Lui mi chiese su questo argomento e io dissi “puo’ darsi che l’abbia visto”. Alle insistenze del dr. Cudillo puo’ darsi che io abbia detto….. L’abbia visto a tribunale di Roma ma puo’ darsi anche in qualsiasi altr parte, l’abbia potuto vedere.

Giudice a latere: il dr. Minna le stava chiedendo di confermare circostanze su cui lei aveva gia’ deposto a dr. Cudillo?

Il teste: sì esatto. Dopo l’interrogatorio del dr Cudillo nel febbraio-marzo venni interrogato dal dr. Minna a Firenze.

Il Presidente: Minna la interrogo’ prima della commissione parlamentare di inchiesta?

Il teste: si’, quando avvenne la commissione sig Presidente? Semmai ho da ricordare, perche’ non…

Il giudice a latere: lei e’ stato sentito due volt dalla commissione parlamentare di inchiesta?

Il teste: una sola volta.

Il giudice a latere: quindi il 18/11/82.

Il teste: 18 aprile ’82.

Il giudice a latere: io leggo 18 novembre ’82.

Il teste: si’, e allora e’ prima della commissione l’interrogatorio di Minna e’ prima della commissione.

Il Presidente: allora pero’ lei dopo avere detto a Minna che l’incontro era avvenuto a Firenze…. Cioe’ con Minna si arrivo’ a questa precisazione, che l’incontro era avvenuto a Firenze, poi ancora successivamente davanti alla commissione parla del corridoio di Occorsio. Come spiega questo?

Il teste: si’ sig. Presidente, ci deve essere un lapsus da parte mia, deve essere ’83 con Minna perche’ e’ dopo la commissione, adesso non posso ricordarmi le date.

Il p.m.: c’e’ uno stralcio della sentenza del dr. Minna del 30/9/83…….

Il teste: allora deve essere…l’83.

Il p.m.: continua: …..relativo all’omicidio Occorsio. Lei ha detto che non e’ mai stato a Firenze per l’omicidio Occorsio, perché cosa e’ stato?

Il teste: io non ho mai indagato, ho detto, sull’omicidio Occorsio, ho proceduto alla cattura di Concutelli e basta.

Verbale di Licio Gelli e Lino Salvini 28.09.1976 reso ai giudici Vigna e Pappalardo

Sono comparsi Lino Salvini e Licio Gelli già qualificati in atti. In riferimento alle richieste rivolteci dalle SSVV a seguito della convocazione del 20 settembre 1976 produciamo:
Gelli Licio n. 1 promemoria nonché 2 elenchi, documenti che sottoscrivo. Un elenco si riferisce a quanto indicato alla pagina n. 2 della memoria, lettera B, penultimo capoverso. L’altro elenco si riferisce a quanto indicato a pagina 3 della memoria, lettera D. Con riferimento a quest’ultimo elenco mi riservo di indicare il luogo di residenza per le persone per le quali esso non compare per l’elenco stesso.
Il prof. Lino Salvini produce un promemoria costituito da n 4 fogli dattiloscritti dei quali 2 solo parzialmente; n 4 elenchi il cui contenuto trova esplicazione nella memoria. Tali documenti vengono da me sottoscritti. Per l’elenco in cui sono indicati unicamente i nomi senza gli indirizzi mi riservo di indicare gli indirizzi stessi. Consegno, inoltre, due volumi, uno intitolato “Antichi doveri- Costituzione – Regolamento” e l’altro “1975 – List of Lodges”. Mi riservo di fornire alle SSLL le ulteriori documentazioni che mi vengono ora richieste, e cioè l’elenco degli appartenenti alla loggia “Lira e Spada”.

A domanda rivolta al professor Salvini risponde:
“Nessuno degli appartenenti alla vecchia loggia P2, dopo la sua demolizione, è passato alla mia memoria, e cioè un massone a memoria è colui che viene iniziato dal gran maestro e non entra a far parte della istituzione e viene tramandato da gran maestro a gran maestro solo a memoria”.
A domanda rivolta a Licio Gelli risponde:
“Durante il periodo in cui ho svolto l’attività di segretario organizzativo della P2 non ho mai iniziato nessuna persona. Tutti gli iscritti sono stati iniziati dal gran maestro”.

A questo punto viene licenziato il professor Salvini ed il Gelli a domanda risponde:
“Effettivamente in occasione della precedente convocazione del 20 settembre 1976 e nella quale mi riservavo di produrre gli elenchi oggi consegnati, feci come appartenente a tale loggia P2 il nome di certo Tilgher, aggiungendo che era un giornalista molto anziano residente a Roma, che non aveva versato le quote e che mi aveva scritto dicendomi che non aveva possibilità di versarle. Si è trattato di un mio equivoco. Infatti la persona cui mi riferivo è tale Tripepi Aurelio che abita a Reggio Calabria e che in data 6 luglio 1975 mi scrisse una lettera con la quale mi inviava regolarmente con assegno bancario la quota dovuta. Insisto nel dire che non conosco nessun Tilgher giornalista e, comunque, nessuna persona che abbia tale nome”. Richiesto dalle SSVV come io sia potuto cadere in tale equivoco rispondo: “non so dire, ritenevo che l’autore della lettera che produco fosse questo Tilgher e invece successivamente mi sono accorto dell’errore”. Chiestogli se pur senza conoscere alcun Tilgher abbia mai sentito e o letto questo nome risponde: “E’ uno dei tanti nomi che si legge sui giornali, ma che non suscitava in me alcun interesse, per cui non so come mai il suo nome compariva sulla stampa”.
ADR “Dopo l’arresto dell’avvocato Gianantonio Minghelli ho avuto occasione di incontrare più volte, anzi due o tre volte, il padre generale Minghelli. In occasione di tali incontri il generale Minghelli ha sostenuto sempre che suo figlio era completamente estraneo alle accuse a lui mosse e per le quali era stato tratto in arresto. Si mostrava rammaricato per il fatto che il gran maestro Salvini in un’intervista lasciata ad un giornale aveva definito il figlio come pecora nera, mentre egli sosteneva l’innocenza completa del figliolo. Proprio in occasione di tale incontro io mi arrabbiai e gli dissi che lui poteva dire tutto quello che voleva ma che il figlio era in carcere da 5 o 6 mesi e che io per colpa sua stavo passando le pene dell’inferno. So che il generale Minghelli, perché egli ce l’ha detto più volte, che dopo il suo collocamento in pensione frequentava lo studio del figlio collaborando nel suo lavoro. Anzi diceva soltanto che stava nello studio del figlio e che ci stava anche la figlia e la nuora anch’esse avvocatesse”.
ADR “La guardia notturna per cui mi servo per la vigilanza della mia villa è tale Pierini, di cui non ricordo il nome di battesimo, ex carabiniere, che mi venne segnalato dal colonnello Mazzei che allora comandava il gruppo carabinieri di Arezzo all’epoca dell’assunzione del Pierini stesso, e cioè intorno al 1969. Come ho già detto nella mia precedente dichiarazione per la sorveglianza della villa, anche in occasione da parte di personalità italiane e straniere, mi sono servito occasionalmente del Pierini, e solo di sera. Non mi sono rivolto ad altre persone, né ho detto al Pierini di servirsi della collaborazione di terze persone”.

tanassi

ADR “Il Miceli, generale, fu iniziato alla massoneria prima che andasse al SID. Egli fu da me conosciuto intorno al 1968-1969 durante un ricevimento dato, penso, dal Comiliter di Roma. Si trattò di un incontro casuale e non ricordo esattamente chi mi abbia presentato. Successivamente ebbi altri contatti con il Miceli ed in seguito gli proposi l’ingresso nella massoneria che egli accettò anche perché un suo nonno era stato massone. Il Miceli venne iniziato formalmente dal gran maestro Salvini. Mi pare che durante lo stesso periodo il Miceli aveva posto la sua candidatura alla direzione del SID. Tale circostanza era nota anche al generale Siro Rosseti mio amico ed anche lui membro della loggia P2. Il Rosseti mi fece presente che il generale Miceli era un ottimo elemento e che meritava da parte nostra di appoggiare la sua candidatura alla direzione del SID. In quel tempo ministro della Difesa era l’on. Tanassi ed io ero amico del suo segretario dottor Palmiotti. Mi recai da quest’ultimo e raccomandai il Miceli per la designazione a capo del SID. Il Palmiotti non era massone, era soltanto un mio amico personale”.

L.C.S.