Claudio Pera – dichiarazioni 28.02.1985

Di mia personale iniziativa produco un manoscritto che consta di 22 facciate e prendo altresi’ atto che detto manoscritto viene allegato al presente verbale.

Adr: Affatigato parlava sempre di una riunione con Graziani nella quale Graziani aveva detto di fare azioni dimostrative. Dove, quando e con chi, sia stata fatta questa riunione non lo so. Prendo atto che il GI mi contesta la genericita’ della risposta.

Adr: nell’ interrogatorio precedente ho parlato di un volantino inerente agli attentati di Lucca del gennaio ‘75 ma non so chi lo scrisse, chi aveva una macchina da scrivere e ripeto solo che accompagnai Affatigato alla stazione per fare una fotocopia, che non fu fatta, ma il volantino non lo lessi e non chiesi nulla. Prendo atto che ora mi viene mostrato un volantino che rivendica l’ attentato del 01.01.75 a Lucca: e’ la prima volta che lo vedo e ne ignoro la provenienza.

Adr: a gruppi di Pistoia o di Pisa non ho mai dato esplosivo e tanto meno armi.

Adr: chiestomi se so che il 01.01.75 vi fu anche un attentato ad un traliccio Enel a Pistoia, ed un attentato ai binari ferroviari ad Arezzo, io rispondo che non ne so nulla. Prendo atto che il GI mi contesta la inconsistenza della risposta, perche’ ad agire nelle tre localita’ il 01.01.75 e’ il gruppo con Tuti e perche’ non casualmente sia Arezzo che Lucca disponevano molto prima di quella data di esplosivo e di detonatori eguali. Di mia personale iniziativa aggiungo che la notte del 31.12.74 andai con Affatigato ad una festa da ballo: con noi c’ erano due ragazze paola che era con Affatigato e che poi fu perquisita nell’aprile ‘75 e Frati Dapas che era con me. Io avevo lo smoking ma la festa non fu in una villa come avevo capito ed invece finimmo nello scantinato della villa. Abbiamo ballato fino a tardi ma non credo che abbiamo “tirato” mattino o perlomeno mi sembra difficile che abbiamo fatto l’ alba perche’ le ragazze erano molto piu’ giovani di noi.
Io ricordo che guidavo la mia 126 e penso che tornammo insieme con Affatigato ma sinceramente non lo ricordo piu’. Se voi mi dite che l’attentato del 01.01.75 e’ avvenuto verso le 2,30 – 3,00, io posso anche pensare che materialmente l’attentato non lo ha eseguito Affatigato. In questo momento mi ricordo che la paola si chiamava Malfatti.

Adr: nel febbraio ‘75, quando Tuti ed Affatigato erano da Giovannoli, io mi tenevo sempre in contatto con Giovannoli ed intanto avevo abbandonato tutto il resto, sia lo studio che la frequentazione dei locali di via dei Fossi.

Adr: prendo atto che mi vengono mostrate le fotocopie delle carte che mi furono sequestrate nell’aprile ‘75 quando venni arrestato. La piantina topografica riguarda un appezzamento di terreno con una casa che verso la fine del 1974 Menesini acquisto’ in localita’ Valdottavo che è a otto chilometri da Lucca. Io lavoravo al catasto, perlomeno per brevi periodi tutti gli anni, ed allora feci quella piantina per Menesini.
Sessanta micce e detonatori da me scritti su uno dei foglietti facevano parte della dotazione del gruppo, anzi il GI ha capito male, nel senso che sessanta micce e detonatori erano parte della roba presa ad Arezzo nel dicembre ‘74, e poiche’ mi viene contestato che nell’aprile ‘75 mi furono sequestrati soltanto 57 detonatori, io dico che i tre mancanti sono quelli usati per i tre attentati di Lucca.
Su un foglietto c’ e’ scritto “scatola rossa”, “scatola blu”, “scatola latta”: la lista l’ ho scritta io verso febbraio o i primi di marzo e nella lista indicavo dove avevo messo le armi e gli esplosivi: le scatole le avevo sotterrate in casa mia, anzi il GI ha capito male: e’ la scatola di latta quella che avevo nascosto in casa mia. E quando parlo di casa mia intendo quella dei miei genitori.
Prendo atto che mi viene contestato che il sequestro a mio danno fu poi fatto in casa del nonno e non so perche’ le cose erano passate da una casa all’ altra.
In questi elenchi avevo anche indicato la roba che poi mi fatta consegnare dalla moglie del Tomei e prendo atto invece che mi viene contestato che nel febbraio ‘75 marzo ‘75 Tomei non era ancora latitante. E’ vero che su uno dei foglietti c’è scritto “dotazione in compartecipazione con altri” ma, richiestomi pressantemente che cosa sia la compartecipazione e chi siano gli altri, io non so cosa altro aggiungere. E’ vero che sui foglietti ad un certo punto si parla anche di “Cantina A. Antiquariato” e non so come meglio spiegarmi dato il tempo che è passato. Non ho mai conosciuto antiquari e comunque persone che trattassero o avessero, comunque, cose di antiquariato da vendere. Prendo atto che le fotocopie in questione vengono allegate al presente verbale.
Prendo atto che globalmente mi viene contestato sia che non spiego bene secondo il GI dove sia finito tutto l’ esplosivo, sia che non vengo creduto quando dico che i detonatori non trovati sui sessanta indicati da me negli appuntini non possono essere quelli degli attentati a Lucca perche’ gli attentati di Lucca sono del gennaio ‘75 mentre io gli elenchi li ho datati 15.02.75, sia perche’ infine non spiego chi erano quelli che, secondo il GI, sono le persone presenti nel gruppo o facenti capo alla compartecipazione di armi.

Adr: che Tuti si sia allontanato da casa Giovannoli un paio di volte ci sta.

Adr: Cauchi non lo conosco e se aveva il mio numero di telefono, come mi viene contestato, puo’ averglielo dato Affatigato. Che Franci avesse il numero di telefono dei miei genitori non lo so. Che i Castori di Perugia avessero un indicazione di un Claudio di Lucca con il prefisso telefonico non lo so.

Adr: Affatigato parlava di una grossa organizzazione dove mi ha tirato dentro. Andato via Affatigato io ho seguito il suo programma e cosi’ sono andato a Roma da Pugliese come mi aveva indicato lui dicendomi che a Roma c’ era il grosso dell’ organizzazione. E’ vero che nell’aprile 75 quando fui arrestato fui trovato in possesso di un biglietto ferroviario da Lucca per Roma ma ora non ricordo che cosa ci andai a fare. Conosco Cospito Nicola perche’ ha una libreria alle spalle di piazza Cavour a Roma e l’ ho conosciuto nel 1980 circa per ragioni di partito. Conosco Affatigato dal 1970 circa ma i rapporti con lui sono divenuti stretti dopo il settembre ’74- ottobre ‘74. Nella seconda meta’ del 1974 i rapporti tra Affatigato e Tomei erano buoni ed io non ho avuto sentore di contrasti tra loro, ne’ ho mai sentito di contrasti precedenti. I contrasti tra Tomei ed Affatigato li ho visti, ed anche pesanti, nel 1978 – 1979.
Affatigato non diceva da quando esisteva l’organizzazione ma io percepii che nella seconda meta’ del 1974 l’ organizzazione esisteva da tempo e non era allora in formazione. E’ mia personale impressione che mentre noi nella seconda meta’ del 1974 parlavamo di organizzarci per autodifesa, Affatigato nell’inserirsi tra noi sapeva gia’ dove voleva arrivare e cercava di vedere chi lo seguiva.

Adr: dopo che Tuti ando’ via da Giovannoli io non seppi piu’ nulla di lui. Nel memoriale che ho prodotto nell’ ultimo interrogatorio ho spiegato che dopo il mio arresto Catola, evidentemente informato da Tuti, ando’ da Menesini per farsi dare le armi che avevo io. A questo punto mi ricordo che Affatigato parlando una volta di tralicci disse che farne saltare in aria uno bisognava mettere le cariche a due altezze diverse.
A questo punto il GI, su richiesta del Pm, fa presente all’ imputato che deve ritenersi indiziato del reato di strage per quanto riguarda l’ attentato di Incisa del 12.04.75; in ordine a questa nuova contestazione Pera conferma la nomina quali difensori di fiducia degli avv. De Sanctis e Guidotti e di sua spontanea iniziativa produce quattro fogli manoscritti, i primi tre sia sulla facciata anteriore che su quella posteriore ed il quarto solo parzialmente scritto su una sola facciata, tutti e quattro numerati da 15 a 21. Su questa produzione il Pera dichiara che si tratta di una prima redazione dell’ ultima parte del memoriale consegnato all’ inizio dell’ interrogatorio.
Si da’ atto che anche questi quattro fogli vengono allegati al verbale e mentre quelli precedenti sono stati siglati in rosso dal GI, questi ultimi vengono siglati in nero sempre dal GI. Sui quattro fogli in questione Pera dichiara: è vero che prima del mio arresto venne da me Mennucci mandato da Tuti a chiedere le armi; è vero che buttai nel bosco di Meati dei tubi di metallo idonei a contenere esplosivo; i tubi li avevamo comprati io e Affatigato in mesticheria e li facemmo tagliare li’ per li’ quando li comprammo.
Non ricordo a chi dei due venne in mente di usare i tubi per metterci l’ esplosivo. Ora che si richiama nuovamente la mia attenzione su quanto teste’ verbalizzato, preciso che il GI non ha capito bene le mie parole: nelle quattro pagine che ho consegnato solo adesso io ho scritto che Mennucci venne da me prima del mio arresto, ma nelle venti facciate consegnate all’ inizio dell’interrogatorio ho scritto che Catola si presento’ da Menesini dopo il mio arresto. Il fatto e’ che le armi nel fiume le ha buttate mio padre dopo aver parlato con Menesini, ma io all’ inizio non sapendo come nascondere questo gesto di affetto di mio padre, avevo attribuito la storia a Mennucci che invece da me non e’ mai venuto. Richiestone espressamente dal GI, dichiaro che intendo restare in questura mentre mi viene concessa una ulteriore pausa di riflessione e vengo altresi’ ammonito dal GI a non parlare con nessuno delle vicende processuali.

Prendo atto ancora che il GI mi fa presente che in qualsiasi momento posso chiedere di andare in un carcere.

L.c.s.

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“Il fallito attentato alla Freccia del Sud – Assolto Mario Tuti”

Sorride affabile Mario Tuti e ha l’ aria di un pacifico impiegato accusato solo per sbaglio di delitti atroci. Giacca marrone, pantaloni di velluto, qualche chilo in più e qualche capello in meno, dopo 14 anni di carcere, di violenze e di rivolte e dopo due condanne all’ ergastolo, Tuti sembra meno fanatico, più disposto ad accettare un pur difficile dialogo. Ieri poi il ragioniere nero di Empoli è apparso decisamente di buon umore: la corte d’ assise di Firenze lo ha assolto per non aver commesso il fatto dall’ accusa di strage. Era imputato di aver tentato di far deragliare l’ espresso Freccia del Sud a Incisa Valdarno, in un tratto in cui la linea ferroviaria corre parallela all’ Arno. La bomba fu collocata sui binari la notte fra il 12 e il 13 aprile 1975 e fece saltare quasi un metro di rotaia, ma il treno riuscì miracolosamente a passare oltre. A bordo c’ erano 886 persone. In quel periodo Tuti era latitante. Il 24 gennaio aveva ucciso due poliziotti di Empoli ed era fuggito.
Fu catturato sulla Costa Azzurra il 27 luglio 1975. Alcuni giorni dopo un camerata che lo aveva aiutato nella latitanza, il pisano Mauro Mennucci, raccontò ai magistrati che Tuti gli aveva parlato di un attentato e gli aveva detto di averlo compiuto da solo. Ma ieri Mennucci non ha potuto confermare: nel luglio del 1982 è stato ucciso da un commando di terroristi neri convinti che avesse tradito Tuti. D’ altra parte lo stesso pubblico ministero Piero Luigi Vigna ha ammesso che le prove raccolte contro Tuti non erano tali da giustificarne la condanna. Scontata dunque l’ assoluzione.
E Tuti, prima che i carabinieri lo riportassero nel carcere di Voghera, ha commentato sorridente: E’ naturale: cominciano a capire che noi non c’ entriamo in questo episodio. Adesso devono capirlo anche per l’ Italicus e per i ragazzi accusati dell’ attentato di Vaiano. Anche loro (i magistrati, si suppone n.d.r.) devono avere il coraggio di fare una riflessione critica.
Poi, prima di lasciare l’ aula, ha raccomandato a due giovanissimi camerati di procurargli Il pendolo di Foucault di Eco e le Nozze di Cadmo e Armonia di Calasso.

La Repubblica 01.12.1989

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quinta parte

DOMANDA – Lei ha conosciuto Marcello Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando?

RISPOSTA – Nel 1976, in carcere.

DOMANDA – In carcere dove?

RISPOSTA – A Firenze.

DOMANDA – Ebbe una frequentazione, un rapporto con lui?

RISPOSTA – Come con tutti gli altri di destra detenuti abbastanza assiduo.

DOMANDA – Durò qualche mese la persone detenzione?

RISPOSTA – Tutto il periodo che io sono rimasto al Santa Teresa, sei mesi mi sembra.

DOMANDA – Sei mesi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In quel contesto c’era anche Sergio Latini?

RISPOSTA – Transitò in quel contesto, sì.

DOMANDA – Cosa ci può dire di Soffiati? Qual era la sua collocazione?

RISPOSTA – In quel periodo o dopo?

DOMANDA – Prima e dopo. Cominciamo con il prima.

RISPOSTA – In quel periodo Marcello Soffiati si considerava e era considerato – tra virgolette – quello che si definisce, e si definiva allora, come anche oggi, “camerata”, quindi quando siamo in stato di detenzione tutti quelli di destra che erano in carcere compattavano, quindi solidarizzavano tra di loro.

DOMANDA – Lui da che contesto politico proveniva?

RISPOSTA – Lui indicava da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ordine Nuovo come movimento politico?

RISPOSTA – Sì, come movimento politico legato a Massagrande.

DOMANDA – Con riguardo all’esperienza che lei aveva vissuto negli anni ’74 e ’75 lui che tipo di esperienza… nel ’74 a dicembre venne arrestato…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Ma che tipo di esperienza aveva vissuto?

RISPOSTA – Quello che era a conoscenza in quel momento lì in carcere era quella di avere trasportato delle armi, e lui si trovava detenuto per delle armi.

DOMANDA – Lui si trovava recluso per delle armi che avevano ritrovato in casa sua?

RISPOSTA – Non lo so questo, ma per trasporto di armi sapevo.

DOMANDA – Lui confidò episodi delittuosi a lui riferibili ?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cioè, parlò di un trasporto di armi a prescindere dal fatto…

RISPOSTA – No, solo del trasporto di armi.

DOMANDA – Non parlò di attentati ai quali aveva partecipato?

RISPOSTA – In quel momento lì no.

DOMANDA – Ne parlò in tempi successivi?

RISPOSTA – Ma di attentati specificamente no, di azioni sì, azioni di carattere politico sì; però non erano attentati.

DOMANDA – Che tipo di azioni?

RISPOSTA – Organizzazione, tentativi di colpi di Stato, queste erano altre situazioni.

DOMANDA – Vediamo… perché il rapporto con Soffiati poi si sviluppa nel tempo, quindi cerchiamo di mantenere un ordine cronologico a questo punto, vediamo intanto nel periodo di detenzione cosa dice Soffiati di se stesso.

RISPOSTA – Che lui era detenuto per questo trasporto di armi, e basta.

DOMANDA – Parlò di altro?

RISPOSTA – No, in questo periodo no… ah, sì, dei rapporti con gli Stati Uniti d’America, sì, questo sì.

DOMANDA – Ne parlò già durante la detenzione nel ‘76?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse Soffiati con riguardo ai suoi rapporti con i Servizi esteri, o nazionali? Sempre seguendo un ordine cronologico, quindi per quello che è possibile, nel suo ricordo, quelli che erano discorsi di Soffiati fatti a Firenze in carcere con lei.

RISPOSTA – È difficile dire, più che altro è difficile per il Soffiati, purtroppo oggi è deceduto Soffiati, ma già all’epoca era alcolista, e quindi era difficile tenere un filo di conversazione logico e continuo, quindi saltava da palo in frasca si dice, quindi…

DOMANDA – Ma nel ‘76 forse non aveva questa grande disponibilità di alcol, o ce l’aveva?

RISPOSTA – No, no, ce ne è in abbastanza, guardi, in qualsiasi carcere italiano vada lei trova l’alcol che vuole.

DOMANDA – L’alcol non manca. E cosa diceva?

RISPOSTA – Lui si era più che altro lamentato dell’aspetto di essere stato arrestato per questo trasporto di armi, che quindi pensava di essere stato – tra virgolette – venduto.

DOMANDA – Venduto da qualcuno?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi per i rapporti con gli americani ogni tanto quando era arzillo…

DOMANDA – Sul fatto di essere stato venduto formulava delle ipotesi?

RISPOSTA – Formulava delle ipotesi.

DOMANDA – Di tipo?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Neanche il contesto?

RISPOSTA – Il contesto era giornaliero. È un po’ come con Clemente Graziani, lì stai quasi cella accanto, quindi… non nella stessa camera, però tutti i giorni ti vedo.

DOMANDA – Vediamo questo altro aspetto del rapporto

RISPOSTA – Poi non è che parlavi tutti i giorni delle stesse cose.

DOMANDA – Vediamo questo rapporto con gli americani, cosa diceva? Che rapporto diceva di avere?

RISPOSTA – Che lui aveva avuto rapporti gli americani, con i Servizi segreti americani, che era stato a Livorno, che era stato a Camp Derby, etc. etc.. Però su questo mi posso anche rimandare al verbale di interrogatorio che ebbi con il Giudice Salvini.

DOMANDA – Vediamo intanto quello che ricorda. Lei ne parlò poi di queste cose fin dall’82?

RISPOSTA – ‘82 – ’83, nel contesto della strage di Bologna.

DOMANDA – Esatto. In particolare ha citato Camp Derby?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse con riguardo a Camp Derby?

RISPOSTA – Camp Derby era…

DOMANDA – Cosa c’era a Camp Derby?

RISPOSTA – C’era una sede di addestramento.

DOMANDA – Di cosa?

RISPOSTA – Per gli italiani che dovevano essere collaborazionisti con gli americani, pseudo agenti segreti.

DOMANDA – Ci dica tutto quello che ci può dire.

RISPOSTA – È tutto quello che ricordo, che però a distanza di tempo non è che ti ricordi tanto.

DOMANDA – Comunque ne parlava come di una struttura fisica?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cosa era Camp Derby nei racconti di Soffiati?

RISPOSTA – Lei mi sta parlando del periodo della detenzione, poi nella struttura fisica ci arriviamo invece in un altro periodo.

DOMANDA – Nel periodo della detenzione.

RISPOSTA – Nella detenzione quella era la conversazione.

DOMANDA – Nel ’76 – leggo dal verbale 26 novembre ‘82, al giudice istruttore di Bologna…

RISPOSTA – Dottor Gentile mi sembra.

DOMANDA – No, Grassi, e Pubblico Ministero Nunziata, Bologna, non Roma. “Nel ‘76 trascorsi…”… – è lei che parla -“…un periodo di detenzione insieme al Soffiati, fu allora che questi mi disse di avere preso parte ad un corso organizzato dalla CIA a Camp Derby”…

RISPOSTA – Esatto, sì.

DOMANDA – È giusto?

RISPOSTA – È giusto.

DOMANDA – “…e Soffiati mi riferì che tale corso aveva ad oggetto l’addestramento a subire interrogatori anche violenti”.

RISPOSTA – Certo, e al metodo investigativo.

DOMANDA – “… il corso prevedeva l’addestramento all’uso delle armi e a tecniche investigative”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Dato il tempo trascorso non ricordo se mi abbia riferito altri particolari, ricordo comunque che insisteva che collaborassi con la CIA. Il collaborare con la CIA non apparteneva alla strategia di Ordine Nuovo inteso nel suo complesso come movimento politico.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo. Finisco la frase: “Singoli componenti di Ordine Nuovo hanno tuttavia collaborato con la CIA a titolo personale; dico questo riferendomi al caso mio” – questo poi ce lo spiegherà per i tempi successivi – “e a quello di Soffiati”. Quindi già lui lì che invito le faceva? Non ho ben capito questa cosa che insisteva che collaborasse con la CIA.

RISPOSTA – Il motivo della mia detenzione era un motivo a tempo determinato, quindi breve, quindi in quel momento lì penso supponesse che una volta uscito potessi essere chiamato a far parte di un organigramma sotto la sua struttura, se eventualmente esisteva.

DOMANDA – Che cosa disse di questa struttura oltre all’avere partecipato a questo corso?

RISPOSTA – Della struttura non ne parlò proprio.

DOMANDA – Quale era la posizione di Soffiati, le posizioni politiche di Soffiati? Abbiamo sentito stragismo, non stragismo, introduciamo il tema golpismo.

RISPOSTA – Anche su questo ci sono delle distinzioni da fare, perché Soffiati sì era vicino a Ordine Nuovo tramite Massagrande, però era più un’ala monarchica che antipartitica come movimento di Ordine Nuovo, e in quell’ambito lì non ritengo, questo è un mio pensiero personale, che fosse vicino alle linee stragiste, questo è il mio pensiero personale. È anche possibile però che gli eventi lo portassero.

DOMANDA – Perché fa questo riferimento?

RISPOSTA – Perché era un gruppo rispettoso della linea di comando, quindi in definitiva anche quando si parlava del suo arresto, il suo arresto fu determinato perché una pattuglia – se ricordo bene – lo fermò, fu perquisita l’auto e trovarono le armi, ma lui sapeva doverle portare da un punto ad un altro; cioè non sapeva da dove venivano e dove andavano, sapeva di portarle e gli era stato dato quell’incarico da un suo superiore.

DOMANDA – Lui in questi termini raccontava l’episodio del suo arresto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nell’occasione gli vennero sequestrati anche degli esplosivi?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda discorsi a riguardo.

RISPOSTA – No, non mi ricordo il fatto.

DOMANDA – Soffiati in questo periodo, o in tempi successivi, le parlò di contatti con Venezia, con la zona veneta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E in particolare di Venezia?

RISPOSTA – Quello in tempo successivo.

DOMANDA – Non in questa fase?

RISPOSTA – Non mi sembra.

DOMANDA – Quindi diceva, per quello che ha capito lei della sua posizione, non aveva atteggiamenti dichiaratamente stragisti.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il tema del golpismo come lo…

RISPOSTA – Quello è diverso.

DOMANDA – L’affrontiamo già in questa fase del carcere del ‘76, o anche questo è un momento successivo?

RISPOSTA – No, è un elemento che è maturato nel tempo, perché è vero che siamo stati in carcere insieme fino a quando io sono uscito, ma poi successivamente io l’ho frequentato, quindi nel ‘77, fintanto anche nella latitanza, quindi lui veniva da me in Francia, è stata una frequenza continua.

DOMANDA – Al di là del riferimento temporale, sviluppiamo come minimamente questo argomento.

RISPOSTA – Se non si intende il riferimento temporale in questo caso qui è necessario dire che sì avrebbe militato anche in un tentativo di colpo di Stato.

DOMANDA – Ci sa minimamente sviluppare questo argomento, per quelli che sono i suoi ricordi in questo momento?

RISPOSTA – Potrei dire che quelli che sono i miei ricordi sono quelli che sono in atti del Tribunale di Bologna, laddove furono sequestrati durante il mio arresto in Francia dei documenti di una preparazione, un elaborato di preparazione di intervento delle forze armate in Italia; e naturalmente questo documento fu commissionato a me da Marcello Soffiati e a Marcello Soffiati dal tenente colonnello Amos Spiazzi.

DOMANDA – Sviluppiamo un attimo, dato che abbiamo introdotto questo argomento, anche se andiamo molto più avanti negli anni… in che anno andiamo?

RISPOSTA – Sì, però in definitiva c’è un buco, c’è un buco temporale nel male i miei rapporti con Soffiati vengono interrotti e vengono ripresi negli anni ‘78, ‘79, nel ’79 più che ’78.

DOMANDA – Comunque per mantenere un ordine abbiamo introdotto questo argomento del documento, quindi ci spieghi meglio, quando lei venne arrestato a Nizza le venne sequestrato tra l’altro materiale documentale, bozza di cosa?

RISPOSTA – Movimento delle forze armate, cioè una stesura di un programma di intervento nazionale che non era il piano di rinascita nazionale. Quello lo stanno facendo ora.

DOMANDA – Aveva una intestazione questo documento?

RISPOSTA – Non me lo ricordo. Comunque è agli atti, sequestrato.

DOMANDA – Lei ne parla per la prima volta di questo documento nel verbale del 18 maggio ‘82 innanzi al Pubblico Ministero di Bologna, e ne parlò di questo documento come piano di azione politica del movimento forze armate per l’indipendenza.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Lei venne incaricato della stesura di questo documento?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Venne incaricato da Soffiati.

RISPOSTA – Venni incaricato da Soffiati.

DOMANDA – Che a sua volta agiva per conto…?

RISPOSTA – Per conto di Spiazzi.

DOMANDA – Di Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Sì, del tenente colonnello.

DOMANDA – Per quello che lui disse?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei aveva anche dei rapporti diretti con Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Telefonicamente, quindi non posso confermare che fosse Spiazzi.

DOMANDA – Che l’interlocutore fosse effettivamente Spiazzi. E che tipo di rapporti telefonici ebbe con Spiazzi?

RISPOSTA – Riguardo a questo documento.

DOMANDA – Che finalità aveva questo documento?

RISPOSTA – Oggi potrei dire che serviva per valorizzare un mio arresto nel 1980.

DOMANDA – Allora, prima vediamo il contenuto del documento e poi ci dà questa lettura aggiornata, nelle dichiarazioni…

RISPOSTA – Una lettura aggiornata riguarda Pian del Rascino, quindi la lettura aggiornata è identica.

DOMANDA – Come dice?

RISPOSTA – È identica a Pian del Rascino.

DOMANDA – Ci spieghi bene. Andiamo con ordine: il documento di quanti fogli era composto?

RISPOSTA – Sarà stato composto di una sessantina di fogli.

DOMANDA – Era un programma politico?

RISPOSTA – Era un programma politico.

DOMANDA – Da utilizzare asseritamente quando?

RISPOSTA – Asseritamente ad un colpo di Stato, quindi asseritamente ad un intervento delle forze armate in Italia.

DOMANDA – All’indomani di un colpo di Stato, o in funzione…?

RISPOSTA – No, in funzione.

DOMANDA – In funzione di un colpo di Stato, quindi mirava a cosa? A diffondere…

RISPOSTA – L’organizzazione delle forze armate all’interno del Paese.

DOMANDA – Quindi a creare adepti tra le forze armate?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè era rivolto agli appartenenti alle forze armate per indurli a partecipare ad un colpo Stato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei consegnò… no, le venne sequestrato poi a Nizza, non venne mai consegnato; quello era l’originale del suo lavoro.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Oggi diceva… ne dà una lettura come Pian del Rascino, ma ci spieghi cosa intende e perché lo dice.

RISPOSTA – Purtroppo tutti noi abbiamo presente la strage di Bologna, come quella di Brescia, immediatamente a Brescia viene indicato un soggetto identificato tramite un identikit, che è Giancarlo Esposti, immediatamente Giancarlo Esposti viene ammazzato. Quindi autore della strage ammazzato. Poi dopo i risvolti sono quelli giudiziari. Bologna, immediatamente dopo la strage di Bologna, quindi il giorno stesso, viene identificato tramite un identikit Marco Affatigato, subito la notizia – la sera stessa – alla stampa, “l’attentatore è Marco Affatigato”. Marco Affatigato il giorno dopo doveva prendere un volo, preparato da Stefano Delle Chiaie, per andare in Argentina, l’avrei preso o non l’avrei preso, questo è un altro discorso, certamente non avendo compiuto la strage di Bologna attesi che mi venissero ad arrestare.

DOMANDA – Questa è una sua lettura degli eventi o…

RISPOSTA – È una mia lettura.

DOMANDA – …o ha delle conoscenze per quanto riguarda Esposti a Pian del Rascino e per quanto riguarda la sua vicenda? Lei subì anche un tentativo di omicidio?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In tempi successivi?

RISPOSTA – Sì, in tempi successivi.

DOMANDA – Se una valutazione, una interpretazione degli eventi va bene così, se invece ci sono dei fattori di conoscenza li approfondiamo.

RISPOSTA – Diciamo che sono valutazioni.

DOMANDA – Torniamo indietro, dicevamo il rapporto con Soffiati, quindi dei rapporti con Venezia non ne parla nei primi mesi di detenzione comune?

RISPOSTA – Non mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Nel verbale del 26 marzo ‘83 sempre al giudice di Bologna lei fa riferimento ad un documento sequestrato a Spiazzi invece, iniziante con le parole “dottor Prati”, relativo ad un traffico di esplosivo, ricorda qualcosa?

RISPOSTA – No, francamente no, se mi legge il testo.

DOMANDA – Le leggo il pezzo, però chiedo a lei proprio…“Prendo visione del documento sequestrato a Spiazzi Amos, iniziante con le parole <<dottor Prati>>; con riferimento al traffico di esplosivo nel quale avrei dovuto fare da basista ad un palestinese dichiaro che ritengo che in realtà si tratti di quel traffico di armi da me organizzato con Soffiati del quale ho già parlato nel precedente interrogatorio. Non vi sono mai stati traffici di esplosivo cui abbia preso parte assieme a Soffiati, ritengo che quanto scritto in proposito nel documento sia da addebitare ad una versione un po’ enfatica di Marcello Soffiati”.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – Ricorda qualcosa?

RISPOSTA – Confermo questo.

DOMANDA – Di cosa si trattava esattamente?

RISPOSTA – Si trattava delle armi che il Soffiati aveva dato ad un mio collaboratore da far pervenire in Francia.

DOMANDA – In che momento?

RISPOSTA – Nel ’79.

DOMANDA – Quindi nella fase poi dei rapporti effettivi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci arriviamo con ordine. Di un discorso che aveva ad oggetto l’Arena di Verona, Soffiati gliene parlò mai?

RISPOSTA – Non in detenzione, successivamente.

DOMANDA – Non so quando, perché non c’è il riferimento, anche questo è un discorso successivo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E allora affrontiamo questo discorso successivo, quindi lei esce dal carcere prima di Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E poi vi incontrate?

RISPOSTA – Anche a casa sua, a Verona, a Colognola ai Colli.

DOMANDA – Siamo nel ‘79?

RISPOSTA – Nel ‘79 no perché ero già latitante, quindi siamo nel fine del ‘77, inizi ‘78.

DOMANDA – In che occasione lei andò a casa di Soffiati?

RISPOSTA – Più volte, in quanto si intratteneva un rapporto ordinario in quella occasione allora venni a sapere che i camerati di Soffiati avevano aiutato la famiglia durante la sua detenzione, aiutata la moglie sia con forniture di denaro che in altro modo.

DOMANDA – In particolare chi erano questi camerati che avevano aiutato Soffiati?

RISPOSTA – Mi sembra il nome di Maggi lì fu fatto, mi sembra.

DOMANDA – Il nome di Maggi venne fatto?

RISPOSTA – Mi sembra, ma non ricordo ora.

DOMANDA – Lei in un verbale parla di Maggi, e in un altro verbale parla di Massagrande.

RISPOSTA – Sì, Massagrande era il suo…

DOMANDA – Come viene fuori questo discorso di Maggi, e cosa altro con riguardo a Maggi disse il Soffiati?

RISPOSTA – Successivamente?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non in quelle occasioni all’abitazione di…

DOMANDA – Ancora dopo.

RISPOSTA – In Francia, quindi dopo in Francia.

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – In Francia quando io ebbi necessità…

DOMANDA – Quindi ’79 – ‘80?

RISPOSTA – Più nell’inizio dell’80 che fine ’79; quando io avevo necessità di materiale farmaceutico allora lui tirò fuori il nome di Maggi come medico, che l’avrebbe potuto fornire, e infatti io mandai una persona a prendere questi medicinali.

DOMANDA – Ci spieghi meglio, non era per le farmacie, insomma!

RISPOSTA – Scusi?

DOMANDA – Non era per le farmacie che servivano questi medicinali?

RISPOSTA – No, sarebbe dovuto servire ad eliminare Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Quindi c’è un progetto omicidiario nei confronti di Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì, di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Di questo progetto gliene parla Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché Delle Chiaie doveva essere ucciso?

RISPOSTA – Perché venivano imputate a Delle Chiaie tutte delle azioni che erano in contraddizione a tutto ciò che la destra, e sto parlando della destra estrema in questo caso qui… venivano portate in Italia.

DOMANDA – Diciamone alcuni di questi addebiti che venivano mossi a Delle Chiaie.

RISPOSTA – La linea stragista era una…

DOMANDA – La linea stragista?

RISPOSTA – Era una di queste.

DOMANDA – Poi?

RISPOSTA – Poi gli arresti di tanti soggetti detenuti nelle carceri in Italia.

DOMANDA – Per esempio?

RISPOSTA – A partire anche dal processo di Ordine Nuovo, dove diciamo l’orientamento dell’uccisione del giudice Occorsio fu dato dalla parte con contatto con Stefano Delle Chiaie, cioè Signorelli, Delle Chiaie; quindi diciamo che omicidio Occorsio era stato il consolidamento della unificazione di questi gruppi, ma in realtà si presumeva, nelle discussioni che facevamo, che l’omicidio Occorsio non serviva, anche se molti di noi l’avrebbero auspicato… non era come punizione del giudice Occorsio, ma bensì era stato Concutelli utilizzato come strumento per uccidere Occorsio in quanto stava indagando su altre cose non necessariamente di estrema destra.

DOMANDA – Si fece qualche specificazione?

RISPOSTA – Francamente in quel periodo no.

DOMANDA – E lei con riguardo… sviluppiamo un attimo questa parentesi dell’omicidio Occorsio, ha anche riferito di cose che vennero dette in corso di una riunione in Corsica.

RISPOSTA – È questo.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questi temi sono antecedenti o successivi all’omicidio?

RISPOSTA – No, allora, la discussione con Soffiati è successiva.

DOMANDA – La riunione in Corsica?

RISPOSTA – La riunione in Corsica è del… prima dell’estate del ‘75. Io fui arrestato a settembre del ’76 o del ’75? Non mi ricordo più.

DOMANDA – Lei è stato arrestato il 24 settembre ‘76.

RISPOSTA – Sono stato arrestato più volte, quindi…

DOMANDA – Comunque il 24 settembre è solo nell’anno ’76 che è stato arrestato.

RISPOSTA – Allora prima dell’estate del ‘76. Quindi nel gennaio – febbraio ‘75.

DOMANDA – Del ’76!

RISPOSTA – Sì, del ’76.

DOMANDA – Completiamo questo discorso, cosa avvenne in quella riunione? Lei non vi prese parte?

RISPOSTA – No, io presi parte, e mi opposi, come era dovuto, all’uccisione del giudice Occorsio, la maggioranza deliberò invece per l’uccisione, e io abbandonai la Corsica venendo in Italia.

DOMANDA – Chi era presente a quella riunione?

RISPOSTA – Coloro che poi agirono nell’uccisione di Occorsio.

DOMANDA – Lei indicò la presenza di Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – … di Massagrande…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … e forse di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Su quello non ero sicuro.

DOMANDA – E tuttora non lo è.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E un certo Lillo.

RISPOSTA – Lillo.

DOMANDA – Soprannome di chi?

RISPOSTA – Concutelli.

DOMANDA – Di Concutelli. Torniamo al nostro Soffiati, dicevamo degli aiuti finanziari, e lei ne parlò… le dicevo, c’erano questi verbali, uno del 2 maggio ‘95 al giudice di Milano, dove lei disse: “Rividi Soffiati a Colognola, dove la sua famiglia nel corso della sua detenzione aveva acquistato un ristorante. Soffiati mi disse che i mezzi finanziari per aprire questo ristorante erano stati forniti a sua moglie dal dottor Maggi ma non so se a titolo di prestito o di regalo. Lo vidi a Colognola prima della mia partenza per la Francia nel ‘78”. Invece in un secondo verbale questo discorso del ristorante lo attribuisce a Massagrande, sono vere entrambe le affermazioni?

RISPOSTA – Sono vere entrambe.

DOMANDA – C’è un discorso massoneria.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che riguarda anche Soffiati. Prima l’abbiamo affrontato per l’incontro con Gelli, a questo punto, lei lì aveva detto “la mia posizione quando?”, come a dire che nel tempo è cambiata evidentemente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Vediamo il discorso massoneria rapportato a Soffiati e poi lo sviluppo con quella che è la sua esperienza. Il discorso massoneria – Soffiati lo collochiamo qui in questa visita a Colognola?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le venne detto?

RISPOSTA – Parlò che lui era un massone, che suo babbo era massone.

DOMANDA – Lui e il padre?

RISPOSTA – Sì. E che altri suoi amici erano massoni. Una conversazione, come si può fare, di carattere intellettuale, nella quale chiese a me se volevo diventare un fratello, quindi l’iniziazione massonica.

DOMANDA – E lei aderì?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il discorso suo è successivo?

RISPOSTA – Il mio discorso è successivo, ma non riguarda l’Italia riguarda un altro Paese.

DOMANDA – Quanto a Soffiati, questo discorso della massoneria va correlato in qualche modo alle tematiche politiche portate avanti da Soffiati o no?

RISPOSTA – No, assolutamente.

DOMANDA – No. Per quello che le venne detto da Soffiati o da suo padre non c’era nessuna correlazione?

RISPOSTA – Suo padre io non l’ho mai conosciuto.

DOMANDA – Non l’ha conosciuto.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Era lui che parlava del padre?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei si fermò a casa di Soffiati per qualche tempo?

RISPOSTA – Sì, per qualche giorno.

DOMANDA – Ha conosciuto Bressan Claudio?

RISPOSTA – Il nome non mi dice niente.

DOMANDA – Che cosa altro disse Soffiati con riguardo alla figura di Carlo Maria Maggi? L’abbiamo visto fin qui soltanto con riferimento al finanziamento per l’acquisto della trattoria.

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda nulla di particolare?

RISPOSTA – No, di particolare no.

DOMANDA – Sempre da questo verbale del 2 maggio del ‘95 leggo quello che lei dichiarò: “oltre a Marcello Soffiati non ho conosciuto personalmente, cioè non ho avuto rapporti politici personali diretti con altre persone del vecchio gruppo veneto di Ordine Nuovo, salvo l’unico incontro a Padova di cui dirò”, ed è quello di cui noi abbiamo già parlato questa mattina, “…Soffiati tuttavia mi parlava con frequenza del dottor Carlo Maria Maggi con il quale aveva ottimi rapporti, del quale non conoscevo né il ruolo né la funzione all’interno di Ordine Nuovo del Veneto, tuttavia dai discorsi di Soffiati si comprendeva che questo dottor Maggi si collocava ad un livello elevato nella scala gerarchica anche sul piano organizzativo”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ’80 in occasione del progetto omicidiario nei confronti di Mauro Mennucci”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Adesso sviluppiamo questa parte, che torna con il discorso dei farmaci. Volevo dire: quando Soffiati le parla di Maggi, e siamo quindi nel ‘78, ‘79, lei non ricollega il nome e la personalità…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – …con la persona che aveva incontrato?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Sviluppiamo questo discorso dei farmaci. Ci dica lei, il progetto omicidiario… prima ha fatto un cenno a Delle Chiaie, volevo completare un attimo il discorso Delle Chiaie, nei verbali lei fa riferimento specifico alla cattura di Pozzan…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …come causale diretta e immediata della condanna a morte – tra virgolette – di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Cosa era accaduto a Pozzan, chi era?

RISPOSTA – Personalmente non l’ho mai conosciuto, Pozzan, quindi so quello che ho letto sui giornali.

DOMANDA – No, quello che lei ha saputo da Soffiati adesso mi interessa.

RISPOSTA – Da soffiati ho saputo che era un loro conoscente, e…

DOMANDA – Conoscente?

RISPOSTA – Mi scusi, un loro camerata, utilizzava questo termine, e pertanto la sua cattura aveva messo in pericolo…

DOMANDA – Cattura avvenuta dove?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente.

DOMANDA – Ricorda se era la Spagna?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Comunque, la sua cattura aveva messo in pericolo?

RISPOSTA – Tutta la organizzazione di cui faceva riferimento Soffiati ed era stato condannato a morte Stefano Delle Chiaie per questo.

DOMANDA – Da chi era stato condannato a morte a dire di Soffiati?

RISPOSTA – Da chi era stato condannato a morte non l’ho mai chiesto, e neanche mi interessava, l’oggetto era eliminare Stefano Delle Chiaie, siccome Stefano Delle Chiaie apportava per quello che era di nostra competenza, anche se io mi ero già distaccato dal gruppo di Ordine Nuovo, aveva portato tanto danno al gruppo di Ordine Nuovo, per me era – tra virgolette – un piacere potere eseguire l’opera.

DOMANDA – Quindi delle parole di Soffiati c’era questo riferimento diretto all’arresto di Pozzan?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di sì.

DOMANDA – Come motivazione della condanna?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Invece il discorso di Mennucci come si colloca nel tempo anche? È nello stesso contesto temporale o in momenti diversi?

RISPOSTA – Credo che sia nello stesso contesto temporale in quanto per prendere il necessario per l’uccisione di Stefano Delle Chiaie l’operazione di recupero di questo materiale fu eseguito a Pisa.

DOMANDA – Fu la stessa operazione?

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Perché Mennucci doveva essere ammazzato?

RISPOSTA – Perché aveva tradito a tutti.

DOMANDA – Quel discorso che ha fatto prima della macchina e delle dichiarazioni che portarono poi agli arresti.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questo era il motivo, lei mi ha chiesto la motivazione, poi giusto o sbagliato è un altro concetto.

DOMANDA – Veniamo alla fase successiva, quindi lei assume questo incarico?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come si sviluppa?

RISPOSTA – Non viene portato a termine, non viene portato a termine perché il soggetto che trasportava…

DOMANDA – Andiamo con ordine, lo trasportava dopo che era andato a prendere qualcosa da qualcuno…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi come doveva avvenire l’approvvigionamento, con che cosa dovevano essere uccisi?

RISPOSTA – Stefano Delle Chiaie doveva essere ucciso con del veleno.

DOMANDA – In particolare?

RISPOSTA – Cianuro.

DOMANDA – E Mennucci?

RISPOSTA – E Mennucci con le pistole.

DOMANDA – Con la pistola. Come avviene l’approvvigionamento del veleno e della pistola?

RISPOSTA – Del veleno avviene l’approvvigionamento a Pisa, tramite un emissario di Soffiati che incontra un mio emissario, gli viene consegnato veleno e lo trasporta in Francia.

DOMANDA – E la pistola?

RISPOSTA – Questo francamente non c’entra niente con quello che io sappia.

DOMANDA – Da dove proveniva questo cianuro?

RISPOSTA – Non lo so, e non l’ho chiesto.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 2 maggio 1995 dal giudice di Milano disse: “il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ‘80 in occasioni del progetto di omicidio nei confronti di Mauro Mennucci, ritengo responsabile della cattura di Mario Tuti. Soffiati mi chiese e mi propose di provvedere alla eliminazione fisica di Mennucci, e per tale incarico consegnò ad un mio incaricato, il francese Daniel Milan”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – …“… a Verona una pistola che questi doveva usare per uccidere Mennucci, e anche delle pasticche di cianuro che doveva servire per un’altra azione contro Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi è un’unica… cioè, questo Daniel Milan intanto chi è?

RISPOSTA – È un francese che abita…

DOMANDA – Cosa faceva, che attività svolgeva?

RISPOSTA – Di sorveglianza.

DOMANDA – Un agente di una agenzia privata di sorveglianza?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lavorava con lei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci sono anche i verbali precedenti, lei parla di questa persona, e poi ne fa il nome successivamente.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi lui viene in Italia per ricevere pistola e cianuro per Delle Chiaie e per Mennucci, è così?

RISPOSTA – È così.

DOMANDA – L’operazione non andò in porto…

RISPOSTA – Perché? Perché fu addormentato in treno e gli furono trafugati sia pistola che cianuro.

DOMANDA – Così andò?

RISPOSTA – Così andò.

DOMANDA – Nel ritorno in Francia.

RISPOSTA – Nel ritorno in Francia.

DOMANDA – Però c’è questo passaggio che è diverso da quello che dice oggi: “…prima di tale consegna il Soffiati mi aveva detto, eravamo a Nizza, che sia la pistola sia le pasticche gli sarebbero state consegnate dal dottor Maggi. Era noto nell’ambiente lì in Veneto che uno dei gruppi forti e punto di riferimento era il gruppo di Verona”.

RISPOSTA – Sì, quello è constatato, quindi…

DOMANDA – Questo discorso della provenienza da Maggi delle pasticche di cianuro se lo ricorda? Cioè, un attimo fa parlava di farmaci ma alludeva a questa vicenda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ma di farmaci ne parlava con riguardo a Maggi, o no?

RISPOSTA – Io non ho mai parlato con Maggi di farmaci, il mio interlocutore è stato sempre Soffiati.

DOMANDA – Quello che le disse Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei ha un rapporto diretto con Soffiati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …a Verona viene Daniel Milan…

RISPOSTA – Non a Verona, a Pisa.

DOMANDA – A Pisa. Non a Verona quindi la consegna.

RISPOSTA – A Pisa.

DOMANDA – Sì, dove si recò un emissario – e non sa chi – di Soffiati.

RISPOSTA – Esatto