Gianni Agnelli – dichiarazioni 21.10.1981 al giudice Minna

Non ricordo più il periodo preciso ma deve essere stato o nel 1971 o ‘72 o ‘73 il dr. Ciuti, che era stato dirigente della Fiat a Firenze e poi aveva fatto parte del Consiglio di Amministrazione della Fiat che ormai è in pensione, mi pregò di ricevere il dr. Salvini nella qualità di Gran Maestro della Massoneria. Salvini venne a Torino sicuramente una volta ma non escludo possa essere venuto anche due volte e fu ricevuto tramite l’Ufficio Relazioni Esterne della Fiat; con me Salvini ha sempre ed esclusivamente parlato di essere Gran Maestro della Massoneria e di agire in nome e in persona di quella istituzione. Salvini disse che la Massoneria era in fase di riorganizzazione fra l’altro dopo avere avuto il riconoscimento dell’Inghilterra e degli Stati Uniti; Salvini disse che la Massoneria doveva uscire di nuovo all’esterno e per fare questo era necessario uno sforzo organizzativo al quale mi chiese di contribuire. Salvini precisò fra l’altro che avevano riavuto la sede storica di Palazzo Giustiniani; -riporto che il discorso di Salvini riguardò solo ed esclusivamente l’organizzazione della massoneria e i mezzi necessari per farvi fronte; io aderii e detti disposizione perché effettivamente venisse dato un contributo alla Massoneria. A distanza di anni non sono e non posso essere preciso nei minimi particolari ma ricordo che o il contributo fu di 30 milioni in due riprese per due anni, oppure fu di 30milioni-al semestre per due anni.
Dopo questo mio incontro a Torino Salvini non l’ho più rivisto né ho più avuto notizie direttamente da lui o da terze persone, né altri sono venuti a riferirmi una qualsiasi cosa sulla destinazione reale data dal Salvini al mio contributo. Di Salvini ho sentito parlare soltanto leggendo i giornali.

Sono stato Presidente della Confindustria dopo il ‘75, prima di me era stato Presidente Lombardi e prima ancora Costa e Cicogna gli ultimi due purtroppo intanto morti; anche prima di essere presidente ho sempre fatto parte della Giunta della Confindustria e in pratica della dirigenza della stessa. Durante la mia gestione certamente né Salvini né altre persone si sono presentate per discutere della Massoneria ma non escludo e mi sembra anche abbastanza verosimile che Salvini o chiunque altro abbia potuto parlare di Massoneria con i miei predecessori io però non ne ho mai saputo nulla; penso che se fosse stato avviato un discorso del genere anche nella Confindustria a Salvini sarebbe stato risposto con cortesia. Il nome Bordoni riferito alla Confindustria non l’ho mai sentito e mi risulta completamente nuovo; ricordo invece di aver conosciuto un Bordogna di Como che rappresentava l’industria tessile ed era una persona molto attiva nella Confindustria.

A domanda del P.M. risponde: escludo nella maniera più assoluta che il contributo da me dato alla Massoneria fosse finalizzato a mettere ordine in un partito o impedire l’unità sindacale.
Ribadisco che il contributo mi, fu chiesto e fu dato per l’organizzazione e l’attività della Massoneria.
Prendo atto che posso costituirmi parte civile per il reato di appropriazione indebita aggravata e mi riservo di decidere in merito.

L.C.S.

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Lettera del capo dell’antiterrorismo Santillo al giudice Tamburino su Gelli del 17.12.1974

In relazione alla nota suindicata e per quanto concerne il punto 2 della richiesta stessa, si comunica che nel decorso mese di agosto, fonte fiduciaria, non controllata, segnalò che alcuni esponenti della massoneria finanziavano gruppi dell’estrema destra rivoluzionaria.
In particolare segnalava l’operato di Gelli Licio, incaricato delle pubbliche relazioni della ditta “Lebole”, che dirige l’organo “Loggia Propaganda 2” al quale farebbero capo personaggi di rilievo nel mondo economico, della burocrazia italiana e alti ufficiali.
Univa copia fotostatica (n.1) di una lettera del 15.1.1973 di Accornero Nando, in cui tra l’altro il Gelli veniva definito “sgradito e pericoloso”, “che ha gravi e pesanti precedenti fascisti e che attualmente dispone degli schedari in codice conservati in una particolare sede che non è specificata, ma che molti dicono trovarsi in via Cosenza in Roma”.
In un altro documento (vedi n. 2) il Gelli veniva indicato come “un fratello, che non solo ha un triste passato fascista, ma che ancora vive delle concezioni di un funesto regime, fino al punto di invitare i fratelli che appartengono ad alte gerarchie della vita nazionale, ad adoperarsi perché l’Italia abbia una forma di governo dittatoriale” o “violento persecutore di giovani partigiani o renitenti alla leva della Repubblica di Salò”.
La stessa fonte fiduciaria precisava che del “Raggruppamento Gelli” avrebbero fatto parte, tra gli altri, Ambesi Alberto da Milano, e Donini Francesco da Bologna.
I predetti avrebbero avuto rapporti con i noti Junio Valerio Borghese, Giancarlo De Marchi e Attilio Lercari. In relazione alle notizie fiduciarie sono stati svolti alcuni accertamenti in merito.
Donini è stato identificato per Donini Francesco, nato a Bologna il 20.3.1931, ivi residente in via Mengoni, 48, fondatore della “Gioventù italiana del Sagittario”  che svolse la sua attività dal 1953 al 1956, con sede a Bologna. Già responsabile della condotta “profana” della Loggia “Felsinea” con il “grado nove” della guardia massonica, attualmente non appartiene ad alcuna loggia, né risulta mai aver fatto parte del Raggruppamento Gelli né aver conosciuto il Gelli stesso.
Per quanto attiene ai contatti avuti dal Donini con il Principe Junio Valerio Borghese e con il De Marchi, questi si riducono ad un incontro in occasione di un congresso della X MAs presso il ristorante “Tre Vecchi” sito a Bologna in via Indipendenza.
Ambesi è stato identificato per Ambesi Cesare Alberto di Umberto, nato a Torino il 7.9.1931, residente a Milano in via Gerolamo Forni n. 33. Giornalista si dedica alla libera professione e non ha mai partecipato a manifestazioni politiche; recentemente si è interessato alal storia della massoneria, sulla quale dovrebbe a breve pubblicare un libro.
Gli accertamenti svolti escluderebbero che l’Ambesi abbia avuto contatti con elementi della destra estrema, soprattutto nelle vesti di finanziatore.
Gelli Licio è stato identificato per Gelli Licio di Ettore e fu Gori Maria, nato a Pistoia il 21.7.1919, ivi residente che risulta avere appartenuto in passato al PNF.
Accornero Nando è stato identificato per Accornero Ferdinando, fu Anselmo e fu Battaglia Irma, nato a Genova il 28.3.1910, residente a Roma, in via Anapo n. 7, coniugato, professore di neuropsichiatria alla locale università.
Il Nucleo Antiterrorismo di genova ha assunto, poi, a verbale tale Barbieri Giorgio, nato a S.Giorgio Lomellina, il 10.10.1931, domiciliato a Genova in Corso Dogli 8/6, giornalista, in ordine a sue affermazioni che il Golpe (di Borghese) era appoggiato da alcuni elementi della massoneria.
In merito è stata riferita in data 23 ottobre u.s. all’Ufficio Istruzione di Roma (dr. Fiore), cui sono stati inviati anche i documenti fiduciari su Gelli, la cui “Loggia”, definita anche “Raggruppamento Gelli” potrebbe significare che il gruppo aveva una destinazione d’attività diversa da quella specifica della Massoneria.
Si allega (all. n. 3) infine il bollettino n. 30 – 31 del 29 – 30 novembre u.s., dell’agenzia di stampa “Informatore economico” in cui si accenna a presunti rapporti tra il SID e la massoneria.

Il direttore dell’ispettorato dr. Emilio Santillo

“Una ramazzaglia di arrivisti e mitomani” – OP 15.01.1975

Come si sa, la Massoneria è una cosa che fa morir dal ridere. Ma è anche una bottega per coloro che la sanno sfruttare. Soprattutto da parte dei 31, 32 e dei 33 (i 34 e i 35 non esistono!). I primi fanno tombola tutti i giorni. Tra l’altro si credono già uomini del destino incaricati dal Padreterno di tracciare le mete per la salvezza del Paese. Basta conoscerne qualcuno per farsi un’idea precisa della Massoneria. I “fratelli” si elogiano reciprocamente, si danno del venerabile, dell’illustrissimo, del potentissimo, come se fosse vero! Si baciano tre volte, ma sono sicuro che si staccherebbero reciprocamente gli orecchi, tanta è l’invidia che c’è tra di loro. Medici e professionisti in cerca di baiocchi, burocrati in cerca di protezioni, industriali squattrinati e ufficiali in via di pensionamento, intriganti, imbroglioni, falsi moralisti, tutta una ramazzaglia di arrivisti e mitomani.
Libertà, fratellanza e uguaglianza sono i tre termini della più geniale truffa che sia stata mai organizzata per sfruttare la democrazia. Riti, cerimoniali, simboli, formulari, statuti, logge segrete e coperte; una cortina fumogena per coprire piccoli e grandi imbrogli; trampolini per avvicinare politici e banchieri, generali e direttori di banche, magistrati e burocrati. Trampolini, dicevamo, per migliorare la propria posizione e per sistemare i propri affari. Ognuno per sé e Dio per tutti, solo per fare i c…i propri. La Massoneria ha finanche i tribunali, naturalmente segreti. In genere si riuniscono per fottere chi fotte più grana. L’ultima volta che il tribunale dei massoni s’è riunito, è stato pochi giorni or sono. Era rappresentato dai delegati di tutte le logge (coperte e scoperte) dell’Italia centro-orientale. Tra il presidente, i giudici e la giuria – tutti incappucciati – s’erano infiltrati agenti segreti dei nostri servizi di sicurezza che – manco a dirsi – su velina dell’Ufficio D, sono stati immediatamente individuati e tradotti di fronte al giudice Tamburino, casualmente presente sulla piazza. Comunque, per altra via, ci è pervenuto egualmente l’esito di quella sentenza segreta:
l’agenzia OP e il settimanale Panorama sono stati, per espressa volontà del Gran Maestro (maestro di che cosa?), condannati ad espiare le colpe passate – leggi articoli su Linus Salvini -, a non essere più letti da nessun fratello. Vanno messi all’indice. Ai trasgressori picconate sulle gengive.