Andrea Brogi – dichiarazioni 31.01.1985 prima parte

Adr: e’ vero che io per primo ho parlato di traliccio suscitando una normale sorpresa nel GI che non mi aveva mai chiesto nulla sul punto. Per il resto confermo tutto quello che ho detto in precedenza. Io ho collegato Cauchi a Pistoia perche’ quando lessi sui giornali dell’ attentato al traliccio di Pistoia ricordai che nel periodo in cui fummo insieme ad Arezzo, Cauchi mi aveva parlato di Pistoia.
In Garfagnana Cauchi e’ andato più volte e la zona gli sembrava ottima perche’ aveva piu’ vie d’ uscita verso l’ Emilia o verso la lucchesia e poi Cauchi aveva trovato una strada che dalla Garfagnana magari attraverso una galleria portava sul mare verso Camaiore e collegato a questo discorso c’ era il discorso sulla provenienza dell’esplosivo. Ripeto che nella zona di villa Collemandina dove in questi ultimi giorni ho accompagnato la polizia, andammo io, Cauchi e Menesini solo ed esclusivamente per la riunione col Graziani.

Confermo quello che ho detto prima sui due viaggi uno con Menesini e l’altro io e Cauchi da soli la mattina dopo.

Confermo che quella notte io e Cauchi dormimmo sulle mura di Lucca anche se al GI sembra un po’ particolare che in tempi non sospetti non ci fosse una casa di Lucca che ci ospitava. Il mulino dove sono andato l’altro giorno con la polizia, undici anni fa era sicuramente in condizioni migliori di adesso, c’ era un tavolo e c’ erano delle sedie e una riunione poteva benissimo essere fatta perché tutto sommato è altrettanto sporca e non aveva servizi igienici adeguati. Per Cauchi il posto andava bene come sicurezza e di fatti lui cercava un posto sicuro perche’ il luogo dove si era tenuta la riunione precedente non era affidabile.
Il problema erano le macchine che in tre o quattro potevano essere messe vicino alla casa ma quelle in piu’ dovevano per forza rimanere sulla strada e quindi visibili a chiunque. Io alla riunione con Graziani non andai non so neppure se si tenne in quel posto sui partecipanti alla riunione Cauchi mi fece alcuni nomi che non ricordo con precisione e che sono quelli di cui ho parlato l’ altra volta.

Adr: nella zona di Pistoia conoscevamo un certo Gori, un ragazzo alto forse qualcosa più di 1,80, robusto, massiccio, moro di capelli molto curato, con capelli all’ indietro, aveva tre o quattro anni più di me, aveva gia’ fatto il militare, frequentava palestre, aveva un’ auto ed era molto legato a Caradonna, aveva frequentato ordine nuovo in via dei Pepi a Firenze, economicamente stava benino e forse aveva attività artigianali in proprio.

Adr: si alla riunione in Garfagnana ci sono stato e fu fatta pochissimo tempo dopo aver individuato il posto e fu fatta proprio nel posto dove l’ altro giorno ho accompagnato la polizia. Graziani Clemente non venne, ma a rappresentarlo c’ era Massagrande e da qui una certa delusione di Cauchi.

C’ era Pugliese, c’era uno dei fratelli Castori, c’era Gubbini che aveva un giubbotto verde con tante tasche, c’ era Carmassi, Catola e’ un nome che io ho sentito in quel luogo ma francamente non mi sento di dire che c’ era, c’ era Tomei, c’ era quel Barbieri di Bologna che ha avuto problemi con giustizia per rapporti con certo di giovane all’ epoca degli incidenti del Minghetti, c’ era Benardelli che poi ho rivisto come mio coimputato a Bologna.

C’ era uno della zona di Terni o di Rieti ma non ricordo come si chiama, da Brindisi venne uno che aveva non meno di 35 anni, una persona matura, che aveva un libricino sui nazi maoisti e mi pare provenisse da esperienze dell’ ultra sinistra. Da Firenze venne Petrone Franco insieme ad un altro che mi pare fosse Bressan Luca ma sulla presenza di Bressan non sono affatto sicuro. La presenza di Tilgher la lego ad una positiva affermazione fattami da Cauchi, da Torino venne uno che faceva da portavoce o da rappresentante ma non da guardaspalle di Francia salvatore che non venne, c’ era uno del profondo sud, con pugliese c’ erano due Romani, fra i quali uno aveva intorno ai 30 anni, portava i capelli all’indietro e impomatati e veniva dalla zona di Latina e aveva a che fare con i fatti di Sezze e con Saccucci. Uno era di Sanremo o di un posto limitrofo come Arma di Taggia, uno di Rimini che era molto legato ad un avvocato forse di nome Pasquarella che aveva lo studio a Rimini a cento metri da piazza Cinque Martiri, c’ era un calabrese molto magro che faceva l’ universita’ a Napoli.
Dalla zona di Grosseto doveva venire ma poi non venne uno dello entroterra dell’ Amiata che poi aveva a che fare con Orbetello. Io penso che c’ erano complessivamente un po’ meno di 30 persone, di molti dei presenti francamente non ricordo nulla, ricordo anche che si disse che da Padova non era venuto nessuno perche’ quella era un’ altra parrocchia con un altro santone o una frase simile.

Sono sicuro che prima di questa c’ era stata un’ altra riunione con Graziani; questa prima riunione era stata fatta in un posto che non so ma che Cauchi e gli altri giudicavano non sicuro perche’ alla riunione era andata qualche persona o non gradita o non affidabile per le connivenze che aveva. Io penso a Pecoriello ma Cauchi lo difendeva perche’ dopo la riunione dove era stato Pecoriello la polizia non si era mossa per nulla, comunque proprio per cambiare criterio rispetto alla riunione precedente Augusto aveva scelto un posto diametralmente opposto al primo. Alla casa dove ho portato la polizia l’ altro giorno c’ era un tavolo e poi c’ erano delle sedie che sorreggevano delle assi con sopra delle coperte di tipo militare marrone con righe piu’ chiare. La gente era sparpagliata nelle due stanze al piano terra comunicanti fra loro.

Io ricordo che all’ inizio girava un documento scritto piu’ o meno articolato in tre punti: 1- contarsi 2- un programma 3- sviluppi della somma dei primi due. Il primo a parlare fu Carmassi il cui discorso sostanzialmente era questo; quelli di Avanguardia Nazionale come lui erano quasi tutti meridionali, molto ben presenti a Bari dove contavano sia in piazza che all’ universita’ nonche’ a Brindisi e poi in Calabria, mentre invece quelli di AN al nord erano solo piccole avanguardie.
Anche uno di Roma assecondò Carmassi insistendo sul vecchio contrasto per cui AN aveva come retroterra il sud agricolo mentre ordine nuovo era proiettato su un versante populista e socializzatore dove erano possibili accostamenti con gli extrapalamentari di sinistra. Un’ altro che parlo’ fu Gubbini che fece una specie di autocritica perche’ in ordine nuovo c’ erano delle enormi sacche vuote e lui per esempio doveva fare tantissimi chilometri per seguire le marche e l’ Umbria, Gubbini poi indicava la difficolta’ di riuscire a pescare nell’ area oltranzista che gravitava intorno al MSI, ricordo benissimo che parlo’ Pugliese con un discorso molto ampio: Pugliese disse in sostanza questo: bisognava numerare tutte le forze disponibili; c’ era un primo gruppo di persone che si potevano definire anche gli “sputtanati” nel senso che erano gia’ finiti nel mirino della polizia o della magistratura.

In questa prima aerea c’ erano anche quelli che avevano posizioni all’ interno del MSI e che come tali erano conosciuti pubblicamente. C’ era invece un secondo gruppo che lui chiamo’ l’ area serbatoio dove c’erano quelli che pubblicamente non erano conosciuti; il programma doveva essere sia di azioni di guerriglia e sia con molta vivacita’ di riprendere le manifestazioni di Reggio Calabria o di l’Aquila per destabilizzare ma sfruttando problemi sociali esistenti come la disoccupazione che toccava il sottoproletariato e che doveva essere recuperato; e’ vero che Avanguardia Nazionale aveva un retroterra piu’ povero dove anche gli studenti erano in gran parte meridionali ed erano stati costretti a sbattere a Trento per finire gli studi; a questo punto si imponeva un salto di qualita’; il salto di qualita’ doveva essere diretto da una terza linea o terzo livello che doveva fungere da intellighenzia; poi ci doveva essere una seconda linea o secondo livello che doveva essere di tipo clandestino e che doveva realizzare lo scontro occulto con manovre

Che lo Stato non si poteva attendere; gli appartenenti a questo livello dovevano continuare la loro vita normale ma dovevano prepararsi agli scoppi, ci doveva essere anche un primo livello o prima linea che doveva realizzare lo scontro frontale col sistema sulle piazze e pubblicamente; del secondo livello c’ erano occulti in tutte le parti di Italia ed alcuni erano nostri ma facevano i consiglieri comunali entro partiti di governo, e dopo questo esempio lui parlo’ di uno di questi che si era dimesso il che era piu’ grave di una sconfitta al primo livello; sugli occulti del secondo livello non fece nessun nome e come non fece nessun nome del terzo livello; il terzo livello doveva dirigere e gestire anche il secondo livello; Avanguardia Nazionale doveva inserirsi maggiormente al primo livello perche’ i suoi uomini erano tutti sputtanati, andavano meglio sulle piazze e poi praticamente non c’ erano al nord; il secondo livello doveva essere fatto soprattutto da Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli scoppi Pugliese Peppino disse che potevano avere quattro obiettivi: 1- ambienti di informazione del regime ovvero di deformazione dell’ informazione e parlo’ di giornali come il Tirreno e il Corriere della Sera; 2- ambienti che spolpano i cittadini come esattorie o roba del genere; 3- obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti; 4- ambienti militari. Pugliese disse che il quarto obiettivo vi sembrera’ strano. Difatti molti protestarono e Cauchi disse che era molto perplesso su questi obiettivi militari, invece quello di latina si disse d’ accordo con pugliese il quale replico’: non torniamo a fare discorsi romantici, leggiamo dentro le parole dei libri, quando una pianta si secca il male va visto alle radici. Cioe’ Pugliese sosteneva che gli ambienti militari cominciavano ad essere a noi e accenno’ anche ai CC l’ arma che nella nostra area era stata tanto cara al tempo fanciullesco. All’ interno del discorso sugli ambienti militari si accenno’ anche ad obiettivi americani o nato e fu rammentato Camp Darby.

Che io ricordi non vi fu una ripartizione per territorio degli obiettivi perche’ fu lasciata molta autonomia alla fantasia dei gruppi locali. Al discorso di pugliese seguirono molte domande che non nascondevano perplessita’ e titubanze, io ricordo fra i perplessi Petrone e quelli di Rieti, in sostanza si facevano presenti le difficolta’ sulla operativita’ immediata del secondo livello che esisteva ma non era preparato, e si opponeva che ci voleva tempo per prepararsi adeguatamente. Tomei aggiunse di suo che avevamo una cieca fiducia nei personaggi del terzo livello che al momento giusto ci avrebbero dato direttive giuste – la risposta di pugliese fu di non fare del disfattismo di non preoccuparsi e di darsi invece da fare e che comunque nel terzo livello era pronto a fare da consulente a tutti i gruppi locali; ricordo che a un certo punto i Romani parlarono fitto fitto fra di loro dopodiche’ Massagrande disse chiaramente che a breve scadenza ci sarebbe stata una nuova riunione nella capitale mentre incitava tutti a muoversi e a darsi da fare.

Ricordo che c’ era un terzo romano tozzo, non alto che sembrava un pacioccone portava una sciarpa e il basco ed era coetaneo di Pugliese Peppino; questo terzo alla fine alla fine della riunione raccolse il foglio che ci era stato dato all’ inizio e controllo’ che ciascuno restituisse quello che ci avevano dato, si trattava di copie numerate durante la riunione il terzo Romano prendeva appunti sul block notes e ricordo che gubbini chiese se quelli appunti finivano strappati alche rispose piccato Massagrande che lui personaggi sporchi non ne aveva mai portati; la discussione verteva sui rapporti col centro e Cauchi si propose come staffetta perche’ gia’ lui aveva contatti con Roma e Milano; ricordo che ad un certo punto pugliese si arrabbio’ e disse che non voleva arrivare ad imboccarci e che ci doveva essere un po’ di fantasia; quanto al procurarsi esplosivo ed armi dai Romani si disse che ognuno doveva sfruttare nell’ immediato la sua fantasia svuotando cartucce, prelevando esplosivo dalle cave, e utilizzando le caserme per prendervi armi e esplosivo – mentre in un secondo momento il centro sarebbe intervenuto direttamente. Fu detto che i rilevamenti degli obiettivi dovevamo farli fare agli insospettabili per evitare di essere scoperti e per fare entrare gradualmente gli insospettabili nella dinamica del nuovo clima. Fu chiesto anche come comportarsi per le rivendicazioni delle azioni dei gruppi locali, Massagrande disse di usare nomi nuovi di personaggi come Codreanu o Drieu La Rochelle. Ci fu anche un accenno minimo al giovane Romualdi, fu aggiunto che le rivendicazioni andavano fatte con un ciclostilato unico ma il contenuto politico doveva soddisfare ordine nuovo e Avanguardia Nazionale, chi leggeva doveva capire che c’ erano due anime dal tipo di fraseologia impiegata.

Bisognava stare molto attenti ai personaggi sputtanati, bisognava tenersi sempre presenti con la mente. Bisognava farsi vedere nei momenti giusti e nei posti affollati. Bisognava tenersi sempre pronti una specie di alibi o comunque una via di uscita se si finiva nei guai ed io mi ricordo che e’ questo che facemmo quando successe la storia di Moiano e noi distribuimmo le presenze alla cena a Verniana di Monte San Savino mettendoci le donne e insomma in maniera tale che non si capisse bene quello che era successo. Tornando alle persone della toscana presenti a questa riunione in Garfagnana io sono sicuro che il Batani non venne perche’ era molto esposto nella federazione del MSI, ma sapeva della riunione.

Non c’ erano ne’ Gallastroni ne’ Malentacchi ne’ Franci ed io continuo a dire che rimasi sorpreso quando vidi Franci coinvolto nel deposito dell’ esplosivo dell’ Alpe di Poti, per me Franci era un bravo ragazzo ma nulla di particolare. Io ho l’ impressione che ad Arezzo vi fosse un gruppo nel gruppo e che i fili fossero condotti dal Cauchi. Alla riunione in Garfagnana non venne il Menesini, non so se ci fosse Affatigato, non credo di avere visto Tuti mentre sono sicuro che con Tomei venne uno di Lucca che rimase all’ entrata piu’ o meno vicino a me a fare di guardia ma io non lo vidi alla luce;

Quando arrivammo io e Cauchi c’ erano gia’ molte persone. Dopo la riunione in Garfagnana alla quale mi disse Cauchi che alcuni non erano venuti perche’ ne avevano fatti altrove di similari, Cauchi ando’ a Roma e mi pare che la sua macchina non andasse bene per cui prese il treno ad Arezzo e mi pare avesse appuntamento con altri alla stazione termini. Di ritorno da Roma Cauchi mi disse che era stato a una riunione con molte meno persone di quante ce ne erano in Garfagnana. A Roma dissero a Cauchi che da Arezzo si aspettavano molto di piu’ perche’ lui prima aveva magnificato le cose ma poi al momento di concludere non c’ era tutto quello che aveva detto lui.

A questo punto dandosi atto che a meta’ della verbalizzazione e’ andato via il dr Vigna ed e’ sopraggiunto l’ avvocato V. Valignani.
Si sospende l’ interrogatorio rinviandolo alle 16.30.

L.c.s. ­

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quinta parte

DOMANDA – Lei ha conosciuto Marcello Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando?

RISPOSTA – Nel 1976, in carcere.

DOMANDA – In carcere dove?

RISPOSTA – A Firenze.

DOMANDA – Ebbe una frequentazione, un rapporto con lui?

RISPOSTA – Come con tutti gli altri di destra detenuti abbastanza assiduo.

DOMANDA – Durò qualche mese la persone detenzione?

RISPOSTA – Tutto il periodo che io sono rimasto al Santa Teresa, sei mesi mi sembra.

DOMANDA – Sei mesi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In quel contesto c’era anche Sergio Latini?

RISPOSTA – Transitò in quel contesto, sì.

DOMANDA – Cosa ci può dire di Soffiati? Qual era la sua collocazione?

RISPOSTA – In quel periodo o dopo?

DOMANDA – Prima e dopo. Cominciamo con il prima.

RISPOSTA – In quel periodo Marcello Soffiati si considerava e era considerato – tra virgolette – quello che si definisce, e si definiva allora, come anche oggi, “camerata”, quindi quando siamo in stato di detenzione tutti quelli di destra che erano in carcere compattavano, quindi solidarizzavano tra di loro.

DOMANDA – Lui da che contesto politico proveniva?

RISPOSTA – Lui indicava da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ordine Nuovo come movimento politico?

RISPOSTA – Sì, come movimento politico legato a Massagrande.

DOMANDA – Con riguardo all’esperienza che lei aveva vissuto negli anni ’74 e ’75 lui che tipo di esperienza… nel ’74 a dicembre venne arrestato…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Ma che tipo di esperienza aveva vissuto?

RISPOSTA – Quello che era a conoscenza in quel momento lì in carcere era quella di avere trasportato delle armi, e lui si trovava detenuto per delle armi.

DOMANDA – Lui si trovava recluso per delle armi che avevano ritrovato in casa sua?

RISPOSTA – Non lo so questo, ma per trasporto di armi sapevo.

DOMANDA – Lui confidò episodi delittuosi a lui riferibili ?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cioè, parlò di un trasporto di armi a prescindere dal fatto…

RISPOSTA – No, solo del trasporto di armi.

DOMANDA – Non parlò di attentati ai quali aveva partecipato?

RISPOSTA – In quel momento lì no.

DOMANDA – Ne parlò in tempi successivi?

RISPOSTA – Ma di attentati specificamente no, di azioni sì, azioni di carattere politico sì; però non erano attentati.

DOMANDA – Che tipo di azioni?

RISPOSTA – Organizzazione, tentativi di colpi di Stato, queste erano altre situazioni.

DOMANDA – Vediamo… perché il rapporto con Soffiati poi si sviluppa nel tempo, quindi cerchiamo di mantenere un ordine cronologico a questo punto, vediamo intanto nel periodo di detenzione cosa dice Soffiati di se stesso.

RISPOSTA – Che lui era detenuto per questo trasporto di armi, e basta.

DOMANDA – Parlò di altro?

RISPOSTA – No, in questo periodo no… ah, sì, dei rapporti con gli Stati Uniti d’America, sì, questo sì.

DOMANDA – Ne parlò già durante la detenzione nel ‘76?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse Soffiati con riguardo ai suoi rapporti con i Servizi esteri, o nazionali? Sempre seguendo un ordine cronologico, quindi per quello che è possibile, nel suo ricordo, quelli che erano discorsi di Soffiati fatti a Firenze in carcere con lei.

RISPOSTA – È difficile dire, più che altro è difficile per il Soffiati, purtroppo oggi è deceduto Soffiati, ma già all’epoca era alcolista, e quindi era difficile tenere un filo di conversazione logico e continuo, quindi saltava da palo in frasca si dice, quindi…

DOMANDA – Ma nel ‘76 forse non aveva questa grande disponibilità di alcol, o ce l’aveva?

RISPOSTA – No, no, ce ne è in abbastanza, guardi, in qualsiasi carcere italiano vada lei trova l’alcol che vuole.

DOMANDA – L’alcol non manca. E cosa diceva?

RISPOSTA – Lui si era più che altro lamentato dell’aspetto di essere stato arrestato per questo trasporto di armi, che quindi pensava di essere stato – tra virgolette – venduto.

DOMANDA – Venduto da qualcuno?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi per i rapporti con gli americani ogni tanto quando era arzillo…

DOMANDA – Sul fatto di essere stato venduto formulava delle ipotesi?

RISPOSTA – Formulava delle ipotesi.

DOMANDA – Di tipo?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Neanche il contesto?

RISPOSTA – Il contesto era giornaliero. È un po’ come con Clemente Graziani, lì stai quasi cella accanto, quindi… non nella stessa camera, però tutti i giorni ti vedo.

DOMANDA – Vediamo questo altro aspetto del rapporto

RISPOSTA – Poi non è che parlavi tutti i giorni delle stesse cose.

DOMANDA – Vediamo questo rapporto con gli americani, cosa diceva? Che rapporto diceva di avere?

RISPOSTA – Che lui aveva avuto rapporti gli americani, con i Servizi segreti americani, che era stato a Livorno, che era stato a Camp Derby, etc. etc.. Però su questo mi posso anche rimandare al verbale di interrogatorio che ebbi con il Giudice Salvini.

DOMANDA – Vediamo intanto quello che ricorda. Lei ne parlò poi di queste cose fin dall’82?

RISPOSTA – ‘82 – ’83, nel contesto della strage di Bologna.

DOMANDA – Esatto. In particolare ha citato Camp Derby?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse con riguardo a Camp Derby?

RISPOSTA – Camp Derby era…

DOMANDA – Cosa c’era a Camp Derby?

RISPOSTA – C’era una sede di addestramento.

DOMANDA – Di cosa?

RISPOSTA – Per gli italiani che dovevano essere collaborazionisti con gli americani, pseudo agenti segreti.

DOMANDA – Ci dica tutto quello che ci può dire.

RISPOSTA – È tutto quello che ricordo, che però a distanza di tempo non è che ti ricordi tanto.

DOMANDA – Comunque ne parlava come di una struttura fisica?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cosa era Camp Derby nei racconti di Soffiati?

RISPOSTA – Lei mi sta parlando del periodo della detenzione, poi nella struttura fisica ci arriviamo invece in un altro periodo.

DOMANDA – Nel periodo della detenzione.

RISPOSTA – Nella detenzione quella era la conversazione.

DOMANDA – Nel ’76 – leggo dal verbale 26 novembre ‘82, al giudice istruttore di Bologna…

RISPOSTA – Dottor Gentile mi sembra.

DOMANDA – No, Grassi, e Pubblico Ministero Nunziata, Bologna, non Roma. “Nel ‘76 trascorsi…”… – è lei che parla -“…un periodo di detenzione insieme al Soffiati, fu allora che questi mi disse di avere preso parte ad un corso organizzato dalla CIA a Camp Derby”…

RISPOSTA – Esatto, sì.

DOMANDA – È giusto?

RISPOSTA – È giusto.

DOMANDA – “…e Soffiati mi riferì che tale corso aveva ad oggetto l’addestramento a subire interrogatori anche violenti”.

RISPOSTA – Certo, e al metodo investigativo.

DOMANDA – “… il corso prevedeva l’addestramento all’uso delle armi e a tecniche investigative”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Dato il tempo trascorso non ricordo se mi abbia riferito altri particolari, ricordo comunque che insisteva che collaborassi con la CIA. Il collaborare con la CIA non apparteneva alla strategia di Ordine Nuovo inteso nel suo complesso come movimento politico.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo. Finisco la frase: “Singoli componenti di Ordine Nuovo hanno tuttavia collaborato con la CIA a titolo personale; dico questo riferendomi al caso mio” – questo poi ce lo spiegherà per i tempi successivi – “e a quello di Soffiati”. Quindi già lui lì che invito le faceva? Non ho ben capito questa cosa che insisteva che collaborasse con la CIA.

RISPOSTA – Il motivo della mia detenzione era un motivo a tempo determinato, quindi breve, quindi in quel momento lì penso supponesse che una volta uscito potessi essere chiamato a far parte di un organigramma sotto la sua struttura, se eventualmente esisteva.

DOMANDA – Che cosa disse di questa struttura oltre all’avere partecipato a questo corso?

RISPOSTA – Della struttura non ne parlò proprio.

DOMANDA – Quale era la posizione di Soffiati, le posizioni politiche di Soffiati? Abbiamo sentito stragismo, non stragismo, introduciamo il tema golpismo.

RISPOSTA – Anche su questo ci sono delle distinzioni da fare, perché Soffiati sì era vicino a Ordine Nuovo tramite Massagrande, però era più un’ala monarchica che antipartitica come movimento di Ordine Nuovo, e in quell’ambito lì non ritengo, questo è un mio pensiero personale, che fosse vicino alle linee stragiste, questo è il mio pensiero personale. È anche possibile però che gli eventi lo portassero.

DOMANDA – Perché fa questo riferimento?

RISPOSTA – Perché era un gruppo rispettoso della linea di comando, quindi in definitiva anche quando si parlava del suo arresto, il suo arresto fu determinato perché una pattuglia – se ricordo bene – lo fermò, fu perquisita l’auto e trovarono le armi, ma lui sapeva doverle portare da un punto ad un altro; cioè non sapeva da dove venivano e dove andavano, sapeva di portarle e gli era stato dato quell’incarico da un suo superiore.

DOMANDA – Lui in questi termini raccontava l’episodio del suo arresto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nell’occasione gli vennero sequestrati anche degli esplosivi?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda discorsi a riguardo.

RISPOSTA – No, non mi ricordo il fatto.

DOMANDA – Soffiati in questo periodo, o in tempi successivi, le parlò di contatti con Venezia, con la zona veneta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E in particolare di Venezia?

RISPOSTA – Quello in tempo successivo.

DOMANDA – Non in questa fase?

RISPOSTA – Non mi sembra.

DOMANDA – Quindi diceva, per quello che ha capito lei della sua posizione, non aveva atteggiamenti dichiaratamente stragisti.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il tema del golpismo come lo…

RISPOSTA – Quello è diverso.

DOMANDA – L’affrontiamo già in questa fase del carcere del ‘76, o anche questo è un momento successivo?

RISPOSTA – No, è un elemento che è maturato nel tempo, perché è vero che siamo stati in carcere insieme fino a quando io sono uscito, ma poi successivamente io l’ho frequentato, quindi nel ‘77, fintanto anche nella latitanza, quindi lui veniva da me in Francia, è stata una frequenza continua.

DOMANDA – Al di là del riferimento temporale, sviluppiamo come minimamente questo argomento.

RISPOSTA – Se non si intende il riferimento temporale in questo caso qui è necessario dire che sì avrebbe militato anche in un tentativo di colpo di Stato.

DOMANDA – Ci sa minimamente sviluppare questo argomento, per quelli che sono i suoi ricordi in questo momento?

RISPOSTA – Potrei dire che quelli che sono i miei ricordi sono quelli che sono in atti del Tribunale di Bologna, laddove furono sequestrati durante il mio arresto in Francia dei documenti di una preparazione, un elaborato di preparazione di intervento delle forze armate in Italia; e naturalmente questo documento fu commissionato a me da Marcello Soffiati e a Marcello Soffiati dal tenente colonnello Amos Spiazzi.

DOMANDA – Sviluppiamo un attimo, dato che abbiamo introdotto questo argomento, anche se andiamo molto più avanti negli anni… in che anno andiamo?

RISPOSTA – Sì, però in definitiva c’è un buco, c’è un buco temporale nel male i miei rapporti con Soffiati vengono interrotti e vengono ripresi negli anni ‘78, ‘79, nel ’79 più che ’78.

DOMANDA – Comunque per mantenere un ordine abbiamo introdotto questo argomento del documento, quindi ci spieghi meglio, quando lei venne arrestato a Nizza le venne sequestrato tra l’altro materiale documentale, bozza di cosa?

RISPOSTA – Movimento delle forze armate, cioè una stesura di un programma di intervento nazionale che non era il piano di rinascita nazionale. Quello lo stanno facendo ora.

DOMANDA – Aveva una intestazione questo documento?

RISPOSTA – Non me lo ricordo. Comunque è agli atti, sequestrato.

DOMANDA – Lei ne parla per la prima volta di questo documento nel verbale del 18 maggio ‘82 innanzi al Pubblico Ministero di Bologna, e ne parlò di questo documento come piano di azione politica del movimento forze armate per l’indipendenza.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Lei venne incaricato della stesura di questo documento?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Venne incaricato da Soffiati.

RISPOSTA – Venni incaricato da Soffiati.

DOMANDA – Che a sua volta agiva per conto…?

RISPOSTA – Per conto di Spiazzi.

DOMANDA – Di Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Sì, del tenente colonnello.

DOMANDA – Per quello che lui disse?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei aveva anche dei rapporti diretti con Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Telefonicamente, quindi non posso confermare che fosse Spiazzi.

DOMANDA – Che l’interlocutore fosse effettivamente Spiazzi. E che tipo di rapporti telefonici ebbe con Spiazzi?

RISPOSTA – Riguardo a questo documento.

DOMANDA – Che finalità aveva questo documento?

RISPOSTA – Oggi potrei dire che serviva per valorizzare un mio arresto nel 1980.

DOMANDA – Allora, prima vediamo il contenuto del documento e poi ci dà questa lettura aggiornata, nelle dichiarazioni…

RISPOSTA – Una lettura aggiornata riguarda Pian del Rascino, quindi la lettura aggiornata è identica.

DOMANDA – Come dice?

RISPOSTA – È identica a Pian del Rascino.

DOMANDA – Ci spieghi bene. Andiamo con ordine: il documento di quanti fogli era composto?

RISPOSTA – Sarà stato composto di una sessantina di fogli.

DOMANDA – Era un programma politico?

RISPOSTA – Era un programma politico.

DOMANDA – Da utilizzare asseritamente quando?

RISPOSTA – Asseritamente ad un colpo di Stato, quindi asseritamente ad un intervento delle forze armate in Italia.

DOMANDA – All’indomani di un colpo di Stato, o in funzione…?

RISPOSTA – No, in funzione.

DOMANDA – In funzione di un colpo di Stato, quindi mirava a cosa? A diffondere…

RISPOSTA – L’organizzazione delle forze armate all’interno del Paese.

DOMANDA – Quindi a creare adepti tra le forze armate?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè era rivolto agli appartenenti alle forze armate per indurli a partecipare ad un colpo Stato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei consegnò… no, le venne sequestrato poi a Nizza, non venne mai consegnato; quello era l’originale del suo lavoro.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Oggi diceva… ne dà una lettura come Pian del Rascino, ma ci spieghi cosa intende e perché lo dice.

RISPOSTA – Purtroppo tutti noi abbiamo presente la strage di Bologna, come quella di Brescia, immediatamente a Brescia viene indicato un soggetto identificato tramite un identikit, che è Giancarlo Esposti, immediatamente Giancarlo Esposti viene ammazzato. Quindi autore della strage ammazzato. Poi dopo i risvolti sono quelli giudiziari. Bologna, immediatamente dopo la strage di Bologna, quindi il giorno stesso, viene identificato tramite un identikit Marco Affatigato, subito la notizia – la sera stessa – alla stampa, “l’attentatore è Marco Affatigato”. Marco Affatigato il giorno dopo doveva prendere un volo, preparato da Stefano Delle Chiaie, per andare in Argentina, l’avrei preso o non l’avrei preso, questo è un altro discorso, certamente non avendo compiuto la strage di Bologna attesi che mi venissero ad arrestare.

DOMANDA – Questa è una sua lettura degli eventi o…

RISPOSTA – È una mia lettura.

DOMANDA – …o ha delle conoscenze per quanto riguarda Esposti a Pian del Rascino e per quanto riguarda la sua vicenda? Lei subì anche un tentativo di omicidio?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In tempi successivi?

RISPOSTA – Sì, in tempi successivi.

DOMANDA – Se una valutazione, una interpretazione degli eventi va bene così, se invece ci sono dei fattori di conoscenza li approfondiamo.

RISPOSTA – Diciamo che sono valutazioni.

DOMANDA – Torniamo indietro, dicevamo il rapporto con Soffiati, quindi dei rapporti con Venezia non ne parla nei primi mesi di detenzione comune?

RISPOSTA – Non mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Nel verbale del 26 marzo ‘83 sempre al giudice di Bologna lei fa riferimento ad un documento sequestrato a Spiazzi invece, iniziante con le parole “dottor Prati”, relativo ad un traffico di esplosivo, ricorda qualcosa?

RISPOSTA – No, francamente no, se mi legge il testo.

DOMANDA – Le leggo il pezzo, però chiedo a lei proprio…“Prendo visione del documento sequestrato a Spiazzi Amos, iniziante con le parole <<dottor Prati>>; con riferimento al traffico di esplosivo nel quale avrei dovuto fare da basista ad un palestinese dichiaro che ritengo che in realtà si tratti di quel traffico di armi da me organizzato con Soffiati del quale ho già parlato nel precedente interrogatorio. Non vi sono mai stati traffici di esplosivo cui abbia preso parte assieme a Soffiati, ritengo che quanto scritto in proposito nel documento sia da addebitare ad una versione un po’ enfatica di Marcello Soffiati”.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – Ricorda qualcosa?

RISPOSTA – Confermo questo.

DOMANDA – Di cosa si trattava esattamente?

RISPOSTA – Si trattava delle armi che il Soffiati aveva dato ad un mio collaboratore da far pervenire in Francia.

DOMANDA – In che momento?

RISPOSTA – Nel ’79.

DOMANDA – Quindi nella fase poi dei rapporti effettivi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci arriviamo con ordine. Di un discorso che aveva ad oggetto l’Arena di Verona, Soffiati gliene parlò mai?

RISPOSTA – Non in detenzione, successivamente.

DOMANDA – Non so quando, perché non c’è il riferimento, anche questo è un discorso successivo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E allora affrontiamo questo discorso successivo, quindi lei esce dal carcere prima di Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E poi vi incontrate?

RISPOSTA – Anche a casa sua, a Verona, a Colognola ai Colli.

DOMANDA – Siamo nel ‘79?

RISPOSTA – Nel ‘79 no perché ero già latitante, quindi siamo nel fine del ‘77, inizi ‘78.

DOMANDA – In che occasione lei andò a casa di Soffiati?

RISPOSTA – Più volte, in quanto si intratteneva un rapporto ordinario in quella occasione allora venni a sapere che i camerati di Soffiati avevano aiutato la famiglia durante la sua detenzione, aiutata la moglie sia con forniture di denaro che in altro modo.

DOMANDA – In particolare chi erano questi camerati che avevano aiutato Soffiati?

RISPOSTA – Mi sembra il nome di Maggi lì fu fatto, mi sembra.

DOMANDA – Il nome di Maggi venne fatto?

RISPOSTA – Mi sembra, ma non ricordo ora.

DOMANDA – Lei in un verbale parla di Maggi, e in un altro verbale parla di Massagrande.

RISPOSTA – Sì, Massagrande era il suo…

DOMANDA – Come viene fuori questo discorso di Maggi, e cosa altro con riguardo a Maggi disse il Soffiati?

RISPOSTA – Successivamente?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non in quelle occasioni all’abitazione di…

DOMANDA – Ancora dopo.

RISPOSTA – In Francia, quindi dopo in Francia.

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – In Francia quando io ebbi necessità…

DOMANDA – Quindi ’79 – ‘80?

RISPOSTA – Più nell’inizio dell’80 che fine ’79; quando io avevo necessità di materiale farmaceutico allora lui tirò fuori il nome di Maggi come medico, che l’avrebbe potuto fornire, e infatti io mandai una persona a prendere questi medicinali.

DOMANDA – Ci spieghi meglio, non era per le farmacie, insomma!

RISPOSTA – Scusi?

DOMANDA – Non era per le farmacie che servivano questi medicinali?

RISPOSTA – No, sarebbe dovuto servire ad eliminare Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Quindi c’è un progetto omicidiario nei confronti di Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì, di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Di questo progetto gliene parla Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché Delle Chiaie doveva essere ucciso?

RISPOSTA – Perché venivano imputate a Delle Chiaie tutte delle azioni che erano in contraddizione a tutto ciò che la destra, e sto parlando della destra estrema in questo caso qui… venivano portate in Italia.

DOMANDA – Diciamone alcuni di questi addebiti che venivano mossi a Delle Chiaie.

RISPOSTA – La linea stragista era una…

DOMANDA – La linea stragista?

RISPOSTA – Era una di queste.

DOMANDA – Poi?

RISPOSTA – Poi gli arresti di tanti soggetti detenuti nelle carceri in Italia.

DOMANDA – Per esempio?

RISPOSTA – A partire anche dal processo di Ordine Nuovo, dove diciamo l’orientamento dell’uccisione del giudice Occorsio fu dato dalla parte con contatto con Stefano Delle Chiaie, cioè Signorelli, Delle Chiaie; quindi diciamo che omicidio Occorsio era stato il consolidamento della unificazione di questi gruppi, ma in realtà si presumeva, nelle discussioni che facevamo, che l’omicidio Occorsio non serviva, anche se molti di noi l’avrebbero auspicato… non era come punizione del giudice Occorsio, ma bensì era stato Concutelli utilizzato come strumento per uccidere Occorsio in quanto stava indagando su altre cose non necessariamente di estrema destra.

DOMANDA – Si fece qualche specificazione?

RISPOSTA – Francamente in quel periodo no.

DOMANDA – E lei con riguardo… sviluppiamo un attimo questa parentesi dell’omicidio Occorsio, ha anche riferito di cose che vennero dette in corso di una riunione in Corsica.

RISPOSTA – È questo.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questi temi sono antecedenti o successivi all’omicidio?

RISPOSTA – No, allora, la discussione con Soffiati è successiva.

DOMANDA – La riunione in Corsica?

RISPOSTA – La riunione in Corsica è del… prima dell’estate del ‘75. Io fui arrestato a settembre del ’76 o del ’75? Non mi ricordo più.

DOMANDA – Lei è stato arrestato il 24 settembre ‘76.

RISPOSTA – Sono stato arrestato più volte, quindi…

DOMANDA – Comunque il 24 settembre è solo nell’anno ’76 che è stato arrestato.

RISPOSTA – Allora prima dell’estate del ‘76. Quindi nel gennaio – febbraio ‘75.

DOMANDA – Del ’76!

RISPOSTA – Sì, del ’76.

DOMANDA – Completiamo questo discorso, cosa avvenne in quella riunione? Lei non vi prese parte?

RISPOSTA – No, io presi parte, e mi opposi, come era dovuto, all’uccisione del giudice Occorsio, la maggioranza deliberò invece per l’uccisione, e io abbandonai la Corsica venendo in Italia.

DOMANDA – Chi era presente a quella riunione?

RISPOSTA – Coloro che poi agirono nell’uccisione di Occorsio.

DOMANDA – Lei indicò la presenza di Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – … di Massagrande…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … e forse di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Su quello non ero sicuro.

DOMANDA – E tuttora non lo è.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E un certo Lillo.

RISPOSTA – Lillo.

DOMANDA – Soprannome di chi?

RISPOSTA – Concutelli.

DOMANDA – Di Concutelli. Torniamo al nostro Soffiati, dicevamo degli aiuti finanziari, e lei ne parlò… le dicevo, c’erano questi verbali, uno del 2 maggio ‘95 al giudice di Milano, dove lei disse: “Rividi Soffiati a Colognola, dove la sua famiglia nel corso della sua detenzione aveva acquistato un ristorante. Soffiati mi disse che i mezzi finanziari per aprire questo ristorante erano stati forniti a sua moglie dal dottor Maggi ma non so se a titolo di prestito o di regalo. Lo vidi a Colognola prima della mia partenza per la Francia nel ‘78”. Invece in un secondo verbale questo discorso del ristorante lo attribuisce a Massagrande, sono vere entrambe le affermazioni?

RISPOSTA – Sono vere entrambe.

DOMANDA – C’è un discorso massoneria.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che riguarda anche Soffiati. Prima l’abbiamo affrontato per l’incontro con Gelli, a questo punto, lei lì aveva detto “la mia posizione quando?”, come a dire che nel tempo è cambiata evidentemente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Vediamo il discorso massoneria rapportato a Soffiati e poi lo sviluppo con quella che è la sua esperienza. Il discorso massoneria – Soffiati lo collochiamo qui in questa visita a Colognola?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le venne detto?

RISPOSTA – Parlò che lui era un massone, che suo babbo era massone.

DOMANDA – Lui e il padre?

RISPOSTA – Sì. E che altri suoi amici erano massoni. Una conversazione, come si può fare, di carattere intellettuale, nella quale chiese a me se volevo diventare un fratello, quindi l’iniziazione massonica.

DOMANDA – E lei aderì?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il discorso suo è successivo?

RISPOSTA – Il mio discorso è successivo, ma non riguarda l’Italia riguarda un altro Paese.

DOMANDA – Quanto a Soffiati, questo discorso della massoneria va correlato in qualche modo alle tematiche politiche portate avanti da Soffiati o no?

RISPOSTA – No, assolutamente.

DOMANDA – No. Per quello che le venne detto da Soffiati o da suo padre non c’era nessuna correlazione?

RISPOSTA – Suo padre io non l’ho mai conosciuto.

DOMANDA – Non l’ha conosciuto.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Era lui che parlava del padre?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei si fermò a casa di Soffiati per qualche tempo?

RISPOSTA – Sì, per qualche giorno.

DOMANDA – Ha conosciuto Bressan Claudio?

RISPOSTA – Il nome non mi dice niente.

DOMANDA – Che cosa altro disse Soffiati con riguardo alla figura di Carlo Maria Maggi? L’abbiamo visto fin qui soltanto con riferimento al finanziamento per l’acquisto della trattoria.

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda nulla di particolare?

RISPOSTA – No, di particolare no.

DOMANDA – Sempre da questo verbale del 2 maggio del ‘95 leggo quello che lei dichiarò: “oltre a Marcello Soffiati non ho conosciuto personalmente, cioè non ho avuto rapporti politici personali diretti con altre persone del vecchio gruppo veneto di Ordine Nuovo, salvo l’unico incontro a Padova di cui dirò”, ed è quello di cui noi abbiamo già parlato questa mattina, “…Soffiati tuttavia mi parlava con frequenza del dottor Carlo Maria Maggi con il quale aveva ottimi rapporti, del quale non conoscevo né il ruolo né la funzione all’interno di Ordine Nuovo del Veneto, tuttavia dai discorsi di Soffiati si comprendeva che questo dottor Maggi si collocava ad un livello elevato nella scala gerarchica anche sul piano organizzativo”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ’80 in occasione del progetto omicidiario nei confronti di Mauro Mennucci”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Adesso sviluppiamo questa parte, che torna con il discorso dei farmaci. Volevo dire: quando Soffiati le parla di Maggi, e siamo quindi nel ‘78, ‘79, lei non ricollega il nome e la personalità…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – …con la persona che aveva incontrato?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Sviluppiamo questo discorso dei farmaci. Ci dica lei, il progetto omicidiario… prima ha fatto un cenno a Delle Chiaie, volevo completare un attimo il discorso Delle Chiaie, nei verbali lei fa riferimento specifico alla cattura di Pozzan…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …come causale diretta e immediata della condanna a morte – tra virgolette – di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Cosa era accaduto a Pozzan, chi era?

RISPOSTA – Personalmente non l’ho mai conosciuto, Pozzan, quindi so quello che ho letto sui giornali.

DOMANDA – No, quello che lei ha saputo da Soffiati adesso mi interessa.

RISPOSTA – Da soffiati ho saputo che era un loro conoscente, e…

DOMANDA – Conoscente?

RISPOSTA – Mi scusi, un loro camerata, utilizzava questo termine, e pertanto la sua cattura aveva messo in pericolo…

DOMANDA – Cattura avvenuta dove?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente.

DOMANDA – Ricorda se era la Spagna?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Comunque, la sua cattura aveva messo in pericolo?

RISPOSTA – Tutta la organizzazione di cui faceva riferimento Soffiati ed era stato condannato a morte Stefano Delle Chiaie per questo.

DOMANDA – Da chi era stato condannato a morte a dire di Soffiati?

RISPOSTA – Da chi era stato condannato a morte non l’ho mai chiesto, e neanche mi interessava, l’oggetto era eliminare Stefano Delle Chiaie, siccome Stefano Delle Chiaie apportava per quello che era di nostra competenza, anche se io mi ero già distaccato dal gruppo di Ordine Nuovo, aveva portato tanto danno al gruppo di Ordine Nuovo, per me era – tra virgolette – un piacere potere eseguire l’opera.

DOMANDA – Quindi delle parole di Soffiati c’era questo riferimento diretto all’arresto di Pozzan?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di sì.

DOMANDA – Come motivazione della condanna?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Invece il discorso di Mennucci come si colloca nel tempo anche? È nello stesso contesto temporale o in momenti diversi?

RISPOSTA – Credo che sia nello stesso contesto temporale in quanto per prendere il necessario per l’uccisione di Stefano Delle Chiaie l’operazione di recupero di questo materiale fu eseguito a Pisa.

DOMANDA – Fu la stessa operazione?

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Perché Mennucci doveva essere ammazzato?

RISPOSTA – Perché aveva tradito a tutti.

DOMANDA – Quel discorso che ha fatto prima della macchina e delle dichiarazioni che portarono poi agli arresti.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questo era il motivo, lei mi ha chiesto la motivazione, poi giusto o sbagliato è un altro concetto.

DOMANDA – Veniamo alla fase successiva, quindi lei assume questo incarico?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come si sviluppa?

RISPOSTA – Non viene portato a termine, non viene portato a termine perché il soggetto che trasportava…

DOMANDA – Andiamo con ordine, lo trasportava dopo che era andato a prendere qualcosa da qualcuno…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi come doveva avvenire l’approvvigionamento, con che cosa dovevano essere uccisi?

RISPOSTA – Stefano Delle Chiaie doveva essere ucciso con del veleno.

DOMANDA – In particolare?

RISPOSTA – Cianuro.

DOMANDA – E Mennucci?

RISPOSTA – E Mennucci con le pistole.

DOMANDA – Con la pistola. Come avviene l’approvvigionamento del veleno e della pistola?

RISPOSTA – Del veleno avviene l’approvvigionamento a Pisa, tramite un emissario di Soffiati che incontra un mio emissario, gli viene consegnato veleno e lo trasporta in Francia.

DOMANDA – E la pistola?

RISPOSTA – Questo francamente non c’entra niente con quello che io sappia.

DOMANDA – Da dove proveniva questo cianuro?

RISPOSTA – Non lo so, e non l’ho chiesto.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 2 maggio 1995 dal giudice di Milano disse: “il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ‘80 in occasioni del progetto di omicidio nei confronti di Mauro Mennucci, ritengo responsabile della cattura di Mario Tuti. Soffiati mi chiese e mi propose di provvedere alla eliminazione fisica di Mennucci, e per tale incarico consegnò ad un mio incaricato, il francese Daniel Milan”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – …“… a Verona una pistola che questi doveva usare per uccidere Mennucci, e anche delle pasticche di cianuro che doveva servire per un’altra azione contro Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi è un’unica… cioè, questo Daniel Milan intanto chi è?

RISPOSTA – È un francese che abita…

DOMANDA – Cosa faceva, che attività svolgeva?

RISPOSTA – Di sorveglianza.

DOMANDA – Un agente di una agenzia privata di sorveglianza?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lavorava con lei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci sono anche i verbali precedenti, lei parla di questa persona, e poi ne fa il nome successivamente.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi lui viene in Italia per ricevere pistola e cianuro per Delle Chiaie e per Mennucci, è così?

RISPOSTA – È così.

DOMANDA – L’operazione non andò in porto…

RISPOSTA – Perché? Perché fu addormentato in treno e gli furono trafugati sia pistola che cianuro.

DOMANDA – Così andò?

RISPOSTA – Così andò.

DOMANDA – Nel ritorno in Francia.

RISPOSTA – Nel ritorno in Francia.

DOMANDA – Però c’è questo passaggio che è diverso da quello che dice oggi: “…prima di tale consegna il Soffiati mi aveva detto, eravamo a Nizza, che sia la pistola sia le pasticche gli sarebbero state consegnate dal dottor Maggi. Era noto nell’ambiente lì in Veneto che uno dei gruppi forti e punto di riferimento era il gruppo di Verona”.

RISPOSTA – Sì, quello è constatato, quindi…

DOMANDA – Questo discorso della provenienza da Maggi delle pasticche di cianuro se lo ricorda? Cioè, un attimo fa parlava di farmaci ma alludeva a questa vicenda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ma di farmaci ne parlava con riguardo a Maggi, o no?

RISPOSTA – Io non ho mai parlato con Maggi di farmaci, il mio interlocutore è stato sempre Soffiati.

DOMANDA – Quello che le disse Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei ha un rapporto diretto con Soffiati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …a Verona viene Daniel Milan…

RISPOSTA – Non a Verona, a Pisa.

DOMANDA – A Pisa. Non a Verona quindi la consegna.

RISPOSTA – A Pisa.

DOMANDA – Sì, dove si recò un emissario – e non sa chi – di Soffiati.

RISPOSTA – Esatto

“I cento giorni di Ordine Nuovo” – Paese Sera 30.01.1972

Alla sbarra in 42: sono accusati di aver ricostituito il disciolto partito fascista – Per 18 di essi (promotori e dirigenti) possibile una condanna da 3 a 10 anni; gli altri rischiano fino a due anni di reclusione – Il decreto di citazione a giudizio emesso ieri dalla presidenza del tribunale – Fra gli imputati l’ex tenente dei paracadutisti Sandro Saccucci (già in carcere per il fallito “golpe” di Borghese) e altri due ex ufficiali già incriminati per attentati e violenze.

Graziani

Fine dell’istruttoria (condotta con il rito sommario) contro il movimento di “Ordine Nuovo”. Il presidente del Tribunale dott. Angelo Jannuzzi, su richiesta del pubblico ministero dott. Vittorio Occorsio, ha emesso ieri il decreto di citazione a giudizio nei confronti di quarantadue fra dirigenti e iscritti all’organizzazione neofascista, che fra breve compariranno dinanzi al giudice della I Sezione penale del tribunale, per rispondere dell’accusa di avere costituito, con “Ordine Nuovo”, un movimento che per i metodi e le finalità corrisponde al disciolto partito fascista.
L’indagine su “Ordine Nuovo” incominciò agli inizi dello scorso anno. Per ordine della magistratura, la polizia effettuò perquisizioni presso le sedi del movimento, a Roma e in molte altre città, sequestrando una vasta documentazione che ha poi  permesso agli inquirenti di “individuare” gli scopi per i quali “Ordine Nuovo” era stato costituito e le finalità che i suoi promotori perseguivano. E’ tuttavia il caso di ricordare che “Ordine Nuovo”, fondato una prima volta nel 1956 dal giornalista Pino Raut, redattore del Tempo, fu sciolto in concomitanza con la nomina dell’on. Giorgio Almirante a segretario nazionale del MSI, nelle cui fila confluirono, insieme a Rauti, numerosi suoi seguaci.

I cento giorni
Qualche tempo dopo, però, l’organizzazione fu ricostituita. Ciò accadde esattamente il 21 dicembre 1969, e infatti il capo d’imputazione a carico dei 42 rinviati a giudizio fa esplicito riferimento a un’attività compresa fra tale data e il 31 marzo 1971 (in tutto cento giorni). Ma ecco i nomi degli imputati, fra i quali spiccano quelli di alcuni personaggi già noti alle cronache quali responsabili di violenze e attentati, e di manifestazioni di aperta esaltazione del defunto regime: Clemente Graziani, 47 anni, segretario nazionale di “Ordine Nuovo”, residente in Roma; Mario Tedeschi, 45 anni, Roma; Gaetano Graziani, 41 anni, Roma; Sandro Saccucci, 29 anni, Roma; Tommaso Stabile, 51 anni, Latina; Roberto Besutti, 30 anni, Mantova; Elio Massagrande, 30 anni, Verona; Leone Mazzeo, 31 anni, Bergamo; Antonio Ragusa, 25 anni, Messina; Bruno Esposito, 27 anni, Napoli; Alfonso Della Corte, 27 anni, Salerno; Leopoldo Morlunghi, 25 anni, Perugia; Renato Smantelli, 34 anni, Perugia; Umberto Balistreri, 25 anni, Bologna; Agatino Marletta, 26 anni; Claudio Bizzarri, 26 anni, Firenze; Raffaele Moschetto, 25 anni, Napoli; Augusto Pastore, 38 anni, Novara.
Questo primo gruppo comprende diciotto persone chiamate a rispondere “del delitto di cui agli articoli 1 e 2 della legge 20.6.1952, n. 645, per avere – stralciamo dal capo di accusa – organizzato e diretto il movimento politico “Ordine Nuovo”, movimento denigratore della democrazia e delle sue istituzioni, basato sull’esaltazione dei principi, dei simboli e dei metodi propri del disciolto partito fascista, dedito alla minaccia e all’uso della violenza quale sistema di lotta politica”.
Sono in sostanza coloro che hanno promosso la creazione del movimento, organizzandone e dirigendone l’attività e, in base alle vigenti norme di legge, possono essere condannati a una pena variante dai tre ai dieci anni di reclusione.
Gli altri ventiquattro imputati devono rispondere, sempre per effetto della legge n. 645, di “avere partecipato” al movimento di Ordine Nuovo. E’ una ipotesi di reato minore e quindi diversa, punita “con la reclusione fino a due anni”. (…) Più volte i giornali si sono occupati in passato dell’inchiesta “Ordine Nuovo”, che praticamente era giunta a conclusione nell’ottobre dello scorso anno quando il PM, dott. Occorsio, richiese il decreto di citazione a giudizio. Adesso, con il provvedimento adottato ieri dal presidente capo del Tribunale, anche l’ultimo atto è stato compiuto con l’assegnazione del processo alla prima sezione, che dovrà ora iscriverlo a ruolo e fissarne la data d’inizio.

Un ex parà
Si diceva che alcuni degli imputati sono personaggi già noti alle cronache: e infatti Sandro Saccucci è l’ex tenente dei paracadutisti che si trova in carcere dal marzo scorso sotto l’accusa di avere partecipato al (fallito) “golpe” di Junio Valerio Borghese; mentre Elio Massagrande, Elio Besutti (entrambi ex ufficiali dei paracadutisti), Claudio Bizzarri e Pietro Rocchini furono arrestati, nell’aprile del ’71, per ordine del giudice istruttore del tribunale di Verona, dottor Solina, che li incriminò per una serie di reati gravissimi commessi nel Veneto: attentati contro sedi dei partiti democratici, contro un negozio e un ufficio pubblico; aggressioni contro studenti universitari e incendio di un’auto di un deputato del PSIUP. I quattro sono attualmente in libertà provvisoria. Quanto a Clemente Graziani, segretario del movimento neofascista, è il caso di ricorrere che nel maggio del 1954 fu tratto in arresto perché coinvolto nelle attività eversive di un gruppo fascista.

Il primo di molti?
Quello contro gli esponenti di “Ordine Nuovo” è il primo grande processo che si celebra in Italia contro un’organizzazione di stampo nettamente fascista. E’ stato istruito in applicazione alla legge 20 giugno 1952, n.645, che riguarda la “riorganizzazione del disciolto partito fascista” (la stessa legge in base alla quale il Procuratore generale della corte di appello di Milano, Luigi Bianchi D’Espinosa, ha aperto l’inchiesta nei confronti del MSI). Negli ambienti giudiziari è stato autorevolmente dichiarato che anche la Procura della repubblica di Roma si sta interessando a fondo alle attività eversive di alcuni gruppi dell’estrema destra. E’ peraltro il caso di rilevare che il processo contro i quarantadue di “Ordine Nuovo” potrà, forse, avviare finalmente, in termini concreti, un serio discorso sulle criminose attività delle organizzazioni eversive fasciste. La democrazia e le istituzioni della Repubblica debbono essere tutelate e difese dalla tracotanza squadristica, e il dibattimento che si aprirà fra breve non può che essere il primo passo per mettere il neofascismo con le spalle al muro. L’opinione pubblica ha il diritto di reclamare, in questo senso, che la legge sia applicata inflessibilmente.

Paese Sera 30.01.1972