“E questi sono i nastri del SID” L’Espresso 14.07.1974

Roma. Il ministro della Difesa Giulio Andreotti la scorsa settimana è riuscito a farsi consegnare dagli uffici del SID le registrazioni delle conversazioni avvenute quattro anni fa fra il giornalista del “Corriere della Sera” Giorgio Zicari e i promotori del gruppo fascista MAR, Carlo Fumagalli e Gaetano Orlando.
Una copia di queste registrazioni è venuta in nostro possesso. Anche se in alcune parti queste trascrizioni sono sunteggiate e in altre, forse, censurate, tuttavia da quel poco che resta emerge chiaramente che il SID sapeva già da quattro anni ciò che stava tramando Carlo Fumagalli, ed era anche a conoscenza dei suoi collegamenti con ambienti militari, e dei suoi finanziatori, fra i quali l’avvocato Adamo Degli Occhi.
Ma anche al momento di consegnare le trascrizioni, il SID ha dato prova di voler coprire e proteggere i mandanti dei terroristi neri, lasciando sorgere il dubbio che vi siano profonde infiltrazioni fasciste e responsabilità dirette del SID stesso. Infatti i responsabili del controspionaggio hanno avvertito Andreotti di aver distrutto questi quattro nastri, per cui non si saprà mai se i nomi fatti da Fumagalli sono stati tutti trascritti o se alcuni invece sono stati omessi.
Le registrazioni sono quattro e coprono un periodo di sei mesi dall’aprile al settembre ’70. La prima riguarda un colloquio tra Zicari e Gaetano Orlando, braccio destro di Carlo Fumagalli, avvenuto il 22 aprile 1970. Le altre registrazioni riguardano invece le conversazioni tra Zicari e Fumagalli. In totale la trascrizione dei nastri supera le cento pagine dattiloscritte. Eccone una sintesi.

22 aprile 1970. Conversazione tra Giorgio Zicari e Gaetano Orlando.
Orlando comincia parlando della necessità di procurarsi una potente radio trasmittente, per trasmettere da Trivigno (in provincia di Potenza) a Milano. Fa notare che per l’acquisto della radio ci sono due valutazioni, una che prevede una spesa di 700 mila lire e l’altra di 4 milioni. “Però siamo tutti d’accordo che deve essere una radio che possa essere trasportata continuamente in giro, per impedire la sua localizzazione. Abbiamo già esperienze in trasmissioni radio, perché poco tempo fa ne abbiamo realizzate a Genova”. Orlando passa poi a parlare degli attentati ai tralicci in Valtellina, indicando le varie località dove sono stati effettuati.
Zicari: “Di alcuni non se n’è mai avuto notizia. Come mai?”.
Orlando: “In effetti per alcuni non c’è stata pubblicità, però ci sono stati davvero. Forse la mancata pubblicità dipende dal fatto che i tralicci non sono caduti, dato che le esplosioni a volte hanno danneggiato solo i piloni della base”.
Poi Orlando passa a parlare del “gruppo della Versilia”, soffermandosi su un certo De Rainieri (rivelatosi intimo del medico Porta Casucci) e su “un ufficiale del SID, di nome Salcioli, che ci ha garantito adesioni nel servizio per i nostri programmi. Abbiamo già stilato il programma insurrezionale, sono ben 22 pagine”.
Zicari: “Cosa comprende?”.
Orlando: “Fa spavento. Comprende tutto, dall’A alla Zeta”.
Zicari: “Ma avete uomini?”.
Orlando: “Di uomini ce ne sono anche troppi. Non si tratta certo di quei quattro ragazzi che hanno incriminato per i manifesti da loro attaccati. A conti fatti, ce ne sono più di 100 mila. E’ gente decisa, questa. Il 25 aprile con un fucile a cannocchiale facciamo fuori Valsecchi. Per questa cosa ci vuole un ragazzo bruciato. Abbiamo già un fucile di precisione, un 22 col silenziatore. Gli altri fucili in nostro possesso sono dei Winchester. In Valtellina attacchiamo due caserme e facciamo un po’ di morti. Poi ci inseriamo subito nella Rai. Basterebbe tenere 60 uomini liberi per un mese, che la Valtellina alta la tengono da soli. Per 60 uomini ci vogliono 100 milioni. C’è già una mitragliatrice che provvede a un pezzo della statale 38, ma è poco. I contatti con Carlo (Fumagalli, ndr) avvengono sulla stessa lunghezza d’onda della stradale”.
Zicari: “Come pensate di fare?”.
Orlando: “Non facciamo la guerra, facciamo la guerriglia. Se attaccassimo frontalmente infatti ci schiaccerebbero. Bisogna convincere l’esercito, coinvolgerlo un po’ alla volta”.
Il colloquio termina parlando dell’avvocato Adamo Degli Occhi e di un certo De Sario.
Orlando: “Adamo s’è arrabbiato perché ha capito che c’è gente in doppio petto che non ha capito nulla e che è al di fuori della realtà. C’è già un comitato nazionale rivoluzionario, con dentro De Sario”.

Notte tra il 22 e il 23 aprile. Colloquio tra Zicari e Fumagalli.
Fumagalli parla del generale degli alpini Motta.
Fumagalli: “Mi trovavo a Roma con gli americani e l’ho tastato un po’. Lui era in pensione da due mesi e ha detto che non voleva mettersi nei guai. Mi ha detto: “non mi interesso più di niente””.
Poi il discorso va sui finanziamenti.
Fumagalli: “A Genova siamo già riusciti a ottenere qualcosa”.
Zicari: “Ma che cosa volete fare? Volete fare come Valpreda?”.
Fumagalli: “Macché Valpreda! Abbiamo gente alla segreteria del Senato che ci informa molto bene. Le bombe non le ha messe Valpreda. E’ stato il SID”.
Il discorso dopo Genova, si sposta su Padova e Treviso.
Fumagalli: “Ho parlato col colonnello Carmelo, del 3° Comiliter di Padova (o si tratta della terza armata, quella improvvisamente sciolta nel ’71, o si tratta del 5° Comiliter. A Padova infatti non esiste un 3° Comiliter, ndr). Ha interi magazzini pieni di mitragliatrici 38. Ho uomini anche a Treviso. Ho poi parlato con Birindelli”.
Zicari: “E che cosa ha detto?”.
Fumagalli: “Che ci sono molti ufficiali selezionati. Quelli di Padova e Treviso. Sono andato a Treviso, ho parlato con Carmelo e gli ho detto che non so neppure se è generale o colonnello. Gli dico: colonnello, non voglio mica finire in un campo di concentramento per tipi come lei. Mi dice che non possiamo sparare ai militari, neppure ai carabinieri, che bisogna aspettare. Ma dico, io, questa rivoluzione come la facciamo se non si spara?”.
Fumagalli passa poi a parlare degli attentati alle caserme e dei programmi riguardanti Mario Capanna, leader del Movimento studentesco.
Fumagalli: “Per me va lo stesso. Se vogliono che rapisca Capanna, rapisco Capanna. Se vogliono che lo ammazzi, va benissimo; ammazzo il Capanna”.
(Questa frase è importante, perché è una delle frasi dalle quali traspare, per bocca di Fumagalli, che c’è gente sopra di lui che gli dà ordini, ndr).
Fumagalli: “A Marsiglia c’è un anarchico, si chiama Bibbi, e a suo tempo organizzò un attentato contro Mussolini. Ha delle armi che sono la fine del mondo, ha del materiale meraviglioso. E’ tutta roba nuova, americana”.
(Sarebbe interessante assodare i rapporti tra l'”anarchico” Bibbi e l'”anarchico” Bertoli, che prima della strage di via Fatebenefratelli si ferma proprio a Marsiglia, ndr).
Fumagalli parla poi dei suoi rapporti con Strauss e la destra tedesca: è tornato da poco dalla Germania e da Lugano. Fumagalli: “Ho avuto una serie di incontri con quelli del Fronte europeo di liberazione. Sono molto attenti alla questione italiana, ce l’hanno a cuore. Bisogna essere seri e per essere seri bisogna coinvolgere delle persone in grado di far intervenire le forze armate. Da soli non ce la possiamo fare. Da solo non ce la fa nessuno”.
Zicari: “E l’intervento delle forze armate come lo ottenete?”.
Fumagalli: “Bisogna sfruttare il diffuso malcontento degli ufficiali. Ci vuole lavoro di infiltrazione e di propaganda. Un lavoro paziente e tenace”.
Zicari: “Ma questa gente sulla quale fate già conto, chi è? Sono quelli del MSI”.
Fumagalli: “No di certo quelli del MSI. La mattina vanno in giro col manganello e la sera vanno al cinema. Non è mica bello così. Per loro è solo una questione di coraggio individuale e prendono un sacco di botte in questo modo”.
Zicari: “Ma allora sono quelli di Lotta Continua”.
Fumagalli: “Ma no! Sono estremisti di centro, che la pensano esattamente come la penso io. Gente del tipo di Strauss. Ad ogni modo stia tranquillo che una parte dell’esercito c’è già”.
Zicari: “E come sarebbe a dire? E’ gente in pensione?”.
Fumagalli: “No, no. E’ gente in servizio. Il fatto è che anche i generali hanno le loro idee e hanno bisogno di contatti con l’esterno. Basta aiutarli, fornirgli i contatti, chiarirgli le idee”.

Il colloquio si chiude con delle recriminazioni di Fumagalli per le ripetute scoperte di armi del MAR da parte dei carabinieri. Alcune frasi portano Zicari a esclamare: “Ma lei ha dei sospetti verso di me?”. La frase resta senza risposta. Segue un altro nastro, del 14 settembre 1970. Si tratta di una registrazione mal riuscita. L’unica notizia importante è questa: “Nella prima quindicina di luglio il Fumagalli ha partecipato a Roma ad una riunione con un non meglio identificato gruppo. L’attività di tale gruppo consiste nel sovvertire legalmente il sistema. A detta riunione ha partecipato un osservatore tedesco del gruppo legato a Strauss.

Giuseppe Catalano – L’Espresso 14.07.1974

Gaetano Orlando – dichiarazioni 13.02.1991

Il GI da’ atto che l’ Orlando viene sentito in qualita’ di teste in quanto non ha procedimenti pendenti ed in quanto i fatti su cui potra’ essere sentito appaiono comunque coperti da giudicato penale, essendo gia’ stato condannato con sentenza definitiva in fase di espiazione. Il GI chiede quindi al teste se questi sia a conoscenza e sia stato a conoscenza negli anni ‘60 e ‘70 di una struttura in funzione anticomunista e dei rapporti eventuali tra tale struttura e la organizzazione denominata Mar. Il GI richiama quindi all’ attenzione del teste la denominazione “Gladio” che risulta ora data ad una organizzazione di civili e richiede se fosse al corrente di tale denominazione.

Il teste risponde: oggi, nel clima che si e’ creato in Italia, ho delle difficoltà nel parlare di questi fatti. Mi chiedo ad esempio a che cosa sia servito il fatto che Vinciguerra nei suoi verbali abbia detto moltissime cose di estrema importanza. Tutto quello che diceva Vinciguerra e’ vero. Aggiungo che a seguito della condanna riportata sono considerato un sequestratore a scopo di estorsione, mentre tutto quello che ho fatto aveva una precisa funzione politica e si inseriva in una strategia politica ben precisa. Comincero’ dando a voi magistrati una indicazione.
Il 25.04.74 c’e’ stata una riunione di partigiani in Valtellina. Dovreste accertare chi ha partecipato a questa riunione. C’erano delle persone che ora vengono indicate come degli eroi.  La riunione si tenne a Grosio, più precisamente a Valgrosina. L’ arma dei carabinieri sa tutto di questa riunione. Ci sono delle fotografie dei partecipanti, nonche’ l’ elenco di tutti costoro. Anche la stampa dette risalto alla manifestazione. Parlo della stampa locale.
Sollecitato da loro magistrati ad essere piu’ preciso e piu’ chiaro voglio fare una premessa. Il maggiore Rossi, della divisione Pastrengo quando venne trovato il corpo di Feltrinelli a Segrate dette come prima indicazione che potessi essere io. Questo fatto, unitamente ad altri mi indusse a prendere le distanze dal Fumagalli, col quale avevo strettamente collaborato fino al 1970.
Ricordo un dettaglio, cioe’ che panorama pubblico’ una mia foto, ripresa col teleobiettivo a mia insaputa mentre mi trovavo nella officina del Fumagalli di Segrate, presso la quale lavoravo. Detto questo devo aggiungere che il Fumagalli non è lo sprovveduto che affermava di essere nelle dichiarazioni rese a lei GI e che ora lei sinteticamente mi rappresenta.
La Valtellina non doveva essere un fatto isolato. Io ho creduto di fare qualcosa di utile per l’ Italia in un certo momento politico. Alcuni che fra coloro come me, hanno pensato questo ora sono considerati degli eroi, mentre io sono condannato come un volgare delinquente. Faccio poi presente che molte cose di quelle che mi chiedete gia’ si sanno in quanto sono evidenziate in atti processuali.

fumagalli

Ad esempio un teste sentito nel processo contro il Mar ha dichiarato di aver partecipato ad una riunione cui erano presenti dei generali, anche statunitensi. Questa persona, un ex partigiano della zona, una volta, sentito dai cc di tirano disse loro pressoche’ testualmente “non fatene tante perche’ io sono protetto da gente con le stellette sulle spalle”. Ancora interrogato in merito a eventuali rapporti fra Mar e Gladio, dichiaro che a quel tempo il nome Gladio non esisteva. Comunque il Mar non e’ stata una pazzia, non e’ stato un fungo. Si e’ mosso in un contesto ben preciso e con compiti ben precisi.
Quello che dice Vinciguerra e’ vero, il Fumagalli, secondo Vinciguerra era un agente della Cia. Per quanto mi riguarda anch’ io, seppure con delle perplessita’, non sono alieno dal condividere questa opinione. Per tutto un complesso di ragioni, per tutta una storia che prende le mosse dal Veneto e in particolare da Verona, ho seri motivi per ritenere che il Fumagalli fosse ricattato. Sono convinto che a un certo punto non poteva piu’ uscirne.
Tornando al discorso che avevo iniziato ribadisco che il Mar ha avuto un suo spessore. In relazione ai cosiddetti “Nasco” mi chiedo perche’ non si faccia un controllo sulle armi del Fumagalli, o meglio per quelle che sono state trovate in Valtellina e per le quali sono stato condannato negli anni 1970 nel processo celebratosi in Toscana, armi trovate in Valtellina nel 1970.
Io so da dove venivano quelle armi. Provenivano da ambienti dei cc del Veneto, in particolare di Padova. Quelle armi, almeno in parte provenivano da sequestri operati dai carabinieri. Che provenissero da sequestri e’ una mia presunzione in quanto si trattava di armi usate. Sono certo invece che vennero date dai cc. Sin dal 1964, in Valtellina, c’ erano caserme dei cc che disponevano di armi da consegnare a civili in funzione di anticomunista. Cio’ l’ho appreso nel 1966, nell’ ambiente politico da me frequentato a quel tempo. Sapevo bene l’esistenza di una struttura che doveva contrastare l’ avanzata del partito comunista e che a tal fine poteva disporre anche di armi. Aggiungo che le consegne di armi fatteci da alcuni ufficiali dei cc di Padova le consideravano una dimostrazione di fiducia e di simpatia da parte dell’ arma. Le armi provenienti dal veneto erano destinate alla Valtellina nonche’ ad altre localita’. Dico questo con riferimento in particolare all’anno 1969. In questa faccenda c’erano di mezzo i servizi segreti e ufficiali americani. Nel 1969, nei mesi di settembre ottobre novembre vi furono a Padova parecchie riunioni. Io partecipai ad alcune di queste in rappresentanza del Mar. Il Fumagalli, invece, non partecipo che sporadicamente a queste riunioni, forse a una sola.
Erano presenti ufficiali dei cc, ufficiali americani della base Nato di Vicenza, nonche’ quel tale “penna nera” . Ora che lei GI mi da lettura di quanto riferito da Vinciguerra in merito a questo “penna nera” nel verbale del 26.10.87, posso dire che costui si identifica nel Dogliotti. Oltre ai predetti ufficiali c’ erano rappresentanze

Di civili provenienti da diverse aree del nord, in particolare la Toscana, il Piemonte, la Lombardia, la Liguria. Parte dei toscani erano del Mar, altri erano in rappresentanza di altri movimenti anticomunisti. Al termine di queste riunioni avveniva la consegna delle armi nel senso che nel bagagliaio delle macchine si trovavano delle armi. Parte delle armi che mi sono state date a Padova sono state rinvenute in Valtellina, cosi’ almeno credo, ed hanno formato oggetto del procedimento toscano a mio carico.
Adr: a queste riunioni normalmente partecipava una trentina di persone fra ufficiali e civili. Le riunioni si tenevano in locali pubblici di Padova o nella zona circostante, ovvero in case private. In occasione di tali riunioni non ho mai soggiornato a Padova. Preferivo tornare direttamente alla mia residenza oppure dormire in localita’ vicino a Padova, ma di solito rientravo. E’ evidente ormai dal mio discorso che queste armi ci venivano date in funzione interna anticomunista. La storia che una struttura di tal genere dovesse servire contro una invasione straniera, e’ a mio giudizio una barzelletta. Allora tale ipotesi non si ventilava nemmeno.
La struttura di cui parlo faceva capo agli americani che davano gli ordini, mentre i cc provvedevano al coordinamento. Voglio ora parlare di una riunione avvenuta a Milano il 700320 o comunque nel marzo del 1970 presso il circolo dalmata giuliano, riunione che sancì la nascita del raggruppamento “Italia Unita” . Questo raggruppamento rappresento’ l’ unificazione di 18 gruppi extraparlamentari di destra. Io aderii in rappresentanza del Mar. Venne costituito un comitato direttivo e venne nominato presidente onorario il generale Bertoldi Felice e presidente effettivo il generale Biagi.

Adr: la cosiddetta “Maggioranza silenziosa” era una articolazione di questa struttura.

Adr: Avanguardia Nazionale fu esclusa dal raggruppamento Italia Unita poiche’ il suo rappresentante era persona sgradita, non solo a me.

Adr: a questa riunione partecipo’ Bertoli, che fu uno dei promotori. A mio giudizio tutta la destra, pur nelle sue molteplici articolazioni ha un denominatore comune costituito dall’ anticomunismo, che rappresentava la base il cemento del raggruppamento Italia Unita.

Adr: circa i miei rapporti con Bellini Guido confermo le dichiarazioni rese al GI di Bologna il 07.03.84. Il fratello, Bellini Paolo, lo conobbi successivamente in Italia. In stato di liberta’ può essere che abbia incontrato il Bellini Paolo se questi e’ la persona che una volta accompagnava il fratello e che venne presentato come un brasiliano. Mi pare che si sia presentato con cognome “Da Silva” e che abbia detto di essere un pilota brasiliano. Questa persona mi fece una cattiva impressione ed esternai questo mio giudizio al Bellini Guido, il quale non mi disse che Ilda Silva era suo fratello. Il rapporto col Bellini Guido riguarda esclusivamente il mio lavoro di importatore che a quel tempo svolgevo in Paraguay e il mio rapporto col bellini paolo si e’ risolto nei termini sopradetti.

Adr: lo stesso giorno del mio arresto incontrai Zicari a Milano in piazza Tirana. Per essere preciso lo incontrai la notte prima del mio arresto. Lo Zicari apparteneva ai servizi e doveva venire con me in Valtellina per visitare il luogo di un campo di addestramento militare. Lo Zicari aveva nascosto su di se un registratore, col quale appunto registro’ la nostra conversazione. Non avevo motivo di dubitare dello Zicari, che era accreditato dal Degli Occhi, e percio’ parlai liberamente. Rettifico quanto ho prima detto precisando che lo Zicari non aveva con se un registratore, bensi’ un microfono attraverso il quale era in contatto con persone occultate in un camion per traslochi contenente una attrezzatura da ascolto, parcheggiato poco distante dalla macchina dove ebbe luogo la mia conversazione con lo Zicari. Le notizie relative a queste modalita’ di registrazione del mio discorso con lo Zicari le ho apprese dopo essere stato scarcerato dopo il novembre del 1970 da persona appartenente al mio ambiente che lo aveva a sua volta appreso dai cc.

Adr: circa l’ interrogatorio cui venni sottoposto da parte del Delle Chiaie e del Vinciguerra, dico che e’ mia profonda convinzione che il Delle Chiaie lavorasse per i servizi, anche dal tempo dell’interrogatorio e forse io debbo la vita a Delle Chiaie. Credo di non essere stato ucciso, dopo essere stato rapito in spagna, proprio grazie a Delle Chiaie. Rettifico la verbalizzazione precisando che non si tratto’ di rapimento, bensi’ di “prelevamento” . Comunque si tratto’ di un interrogatorio da me non richiesto e non voluto.

Adr: non ho mai conosciuto personalmente Esposti Giancarlo.

Ho conosciuto invece d’ intino, anzi altri ragazzi vicino al Fumagalli che aveva preso alloggio nell’ appartamento a me intestato. Ribadisco che dopo aver appreso che il Fumagalli aveva messo loro a disposizione l’ appartamento, disdissi immediatamente il contratto con raccomandata.

Adr: per tutta una serie di ragioni e di valutazioni ritengo che le armi di Esposti Giancarlo provenissero da Verona.

Adr: ho conosciuto Cauchi in Spagna, a Madrid nel 1975 o nel 1976. Io fui in Spagna dall’ agosto 1974 ai primi mesi del 1977. Di me l’ ambiente degli ordinovisti e degli avanguardisti non si fidava. Il Cauchi non si apri’ mai completamente con me sulle sue vicende politiche. Mi disse che era un fuoriuscito, mi lascio’ intendere, senza pero’ dirmi le cose in modo chiaro, che aveva avuto rapporti con servizi; non ha mai detto di aver partecipato ad attentati e neppure mi ha mai detto di avere frequentato il Gelli. Il nome del Gelli pero’ circolava in quell’ ambiente di Madrid. Io ho supposto che vi potessero essere stati dei rapporti fra Cauchi e Gelli in quanto ad un certo momento a Madrid a quelli di on e avanguardia mancavano soldi e poi seppi che Cauchi era venuto in Italia e, una volta tornato a Madrid vi erano anche i soldi. Vi vorrei chiedere se vi risulta un qualcosa in proposito della fusione tra ON e AN che non e’ mai comparso neppure sulla stampa.

Il pm di Firenze fa presente che, come risulta da atti giudiziari pubblici vi fu una riunione fra esponenti delle due organizzazioni ad Albano Laziale nell’ estate del 1975 e che nel dicembre dello stesso anno vi fu la scoperta a Roma della base di via sartorio frequentata da ordinovisti e avanguardisti.

Orlando dice: non intendevo alludere a queste cose note ma al fatto che questa unificazione fu per cosi’ dire imposta da ambienti politici italiani. Mi riferisco al fatto che a Madrid convennero esponenti politici italiani che ebbero incontri con i maggiori esponenti di ON ed AN che si trovavano in quella citta’ e dissero che la fusione era opportuna e necessaria perche’ ormai era giunto il momento in cui tutti dovevano essere pronti, alludendo ovviamente a un cambiamento della situazione politica in Italia.
Invitatomi a riferire chi fossero questi esponenti politici, orlando dice: si trattava di deputati del Msi e anche non di questo partito ma sono disposto solo a fare il nome di Romualdi Pino, deceduto.

Adr: mai il Mar ha operato attentati ai tralicci in Alto Adige. Spontaneamente aggiungo che e’ mio interesse dimostrare che non sono un delinquente e che e’ mio interesse percio’ e mia ferma volonta’ arrivare ad una ricostruzione completa e definitiva della mia vicenda umana e politica. Sono quindi disposto a essere nuovamente sentito, ma ho la necessita’ anche di confrontarmi col Fumagalli al fine di far chiarezza anche con lui su tutto quanto e’ accaduto. Ritengo che anche il Fumagalli abbia interesse a questo discorso.

Adr: quando ho fatto riferimento ad armi provenienti da Verona, intendevo riferirmi, fra gli altri anche allo Spiazzi, persona che io non ho mai conosciuto personalmente, ma che era ben conosciuto invece da Fumagalli Carlo che lo considerava un gran tecnico in fatto di armi e che lo considerava addirittura capace di progettarle e realizzarle. L’ ultima volta che vidi Fumagalli prima del suo arresto fu proprio la sera precedente al giorno in cui fu arrestato. Egli venne da me in ufficio a Milano in via Marco da Puia, ove io lavoravo presso suo fratello e mi disse: Tano, ti ho messo nella merda pero’ tu domani mattina avrai una borsa di documenti che prima esaminerai e poi ne farai l’ uso che credi. Il giorno egli fu arrestato e io di quella borsa non ho saputo piu’ nulla.

Adr: quando parlo del Bertoli che partecipo’ alla riunione in cui venne fondata Italia Unita, mi riferisco a Bertoli Raffaello.

Letto confermato e sottoscritto.­

Vincenzo Vinciguerra sul capitano Delfino – 12.01.95

“Avanguardia Nazionale è stato un gruppo che ha operato per conto del Principe BORGHESE , l’ufficiale DELFINO rientra tra coloro che si trovavano in una posizione sovrastante tale gruppo e non all’interno di esso. Voglio aggiungere che successivamente all’operazione di PG. che portò all’arresto dei noti BORROMEO e SPEDINI, Stefano DELLE CHIAIE me ne parlò in tono abbastanza risentito in quanto il Capitano DELFINO , e genericamente i Carabinieri della zona, conoscevano l’attività svolta dai due anche per quanto riguardava il trasporto di armi e munizioni e pertanto l’arresto era stato strumentale finalizzato all’operazione successiva contro il MAR di FUMAGALLI. Non voglio sbagliare , ma credo di ricordare che DELLE CHIAIE collegasse l’allora Capitano DELFINO al Generale Gianadelio MALETTI e mi giustificasse in tal modo l’azione antiavanguardista di quel periodo.
Sempre a livello di ipotesi posso suggerire che un eventuale collegamento fra DELFINO ed Avanguardia possa essersi stabilito al tempo del Golpe BORGHESE, quando Toni NIRTA attivò 1000-1500 uomini in Calabria la notte del sette sull’otto dicembre del 1970 per concorrere all’operazione predisposta con l’ausilio di forze militari e di polizia. Posso aggiungere che i rapporti tra DELFINO e NIRTA mi sono stati indicati in più occasioni come buoni mentre il NIRTA conosceva personalmente lo Stefano DELLE CHIAIE. Gaetano ORLANDO ebbe a dirmi esplicitamente nel carcere di Parma che del M.A.R. faceva parte anche un certo MOTTA che lavorava nel Ministero degli Interni e che non poteva essere confuso con il MOTTA ex-ufficiale degli Alpini e dei Partigiani Bianchi. ORLANDO sottolineò che di questo MOTTA del Ministero degli Interni non si era mai parlato. Voglio fare presente che l’attività di contrasto dell’Arma di Brescia verso il M.A.R. non va assolutamente interpretata nello scenario di uno scontro personale tra il Capitano DELFINO e il FUMAGALLI ma tra gli apparati dello Stato che in quel momento fra loro si scontravano e cioè il S.I.D. e l’Ufficio Affari Riservati”.

Memoria pm strage piazza della Loggia

I rapporti di Zicari, per conto del Sid, con Fumagalli ed Orlando

Sono stati acquisiti i verbali di Giorgio ZICARI, così come le trascrizioni dei colloqui che questi ebbe con FUMAGALLI ed ORLANDO nel 1970.
ZICARI, quale giornalista del Corriere della Sera, ebbe nel 1970 un rapporto con il latitante FUMAGALLI. Resosi conto della gravità e pericolosità dei progetti eversivi del predetto, attraverso il suo responsabile DI BELLA ebbe dei contatti con il Maggiore BURLANDO del SID, nel 1970, e con il Gen. PALUMBO e il Maggiore ROSSI nel 1974, dopo la strage.

zicari

In occasione dei primi contatti per conto dei predetti ufficiali del SID ricontattò FUMAGALLI e ORLANDO e registrò clandestinamente i colloqui (che sono stati trascritti), che confermarono che il MAR, almeno nel 1970 (i colloqui si svolgono dall’aprile al luglio del 70), si proponeva un colpo di stato anche attraverso spargimenti di sangue e con l’apporto, almeno parziale, dei Carabinieri e dei militari. Detti nastri non vennero mai consegnati dal SID a ZICARI. Quando si verificarono gli arresti di SPEDINI e BORROMEO e la strage di Piazza della Loggia, ZICARI mise in relazione con detti eventi i fatti del MAR si meravigliò del fatto che, nonostante che avesse riversato tutto al SID, detto Ufficio non avesse informato a sua volta l’A.G., impedendo il verificarsi di detti eventi luttuosi. Scrisse così articoli che implicitamente
fecero riferimento ad una strage “di Stato”. Accadde allora nel 74 che ZICARI venne contattato dal Gen. PALUMBO e dal Maggiore ROSSI, ufficiali del SID noti per aver fatto capo alla P2, e venne diffidato dal proseguire nei suoi articoli.
In effetti FUMAGALLI venne assolto nonostante l’esistenza di detto materiale. Considerato che ORLANDO, come fra poco si vedrà, conferma rapporti con i Carabinieri delladivisone Pastrengo, ecco che ZICARI spiava persone che erano perfettamente in rapporto con i suoi mandanti. Ciò rende quanto mai plausibile che i colloqui regstrati, he non vennero consegnati alla magistratura nel 1970, servivano per ricattare FUMAGALLI, o per costituire arma di ricatto nel caso in cui FUMAGALLI stesso li coinvolgesse.

Memoria Pm strage piazza della Loggia

Gaetano Orlando – dichiarazioni 13.11.1992

Adr: ricevo lettura del mio verbale del 15.07.91, foglio 2, nella parte in cui alludo a certe cose sentite dire in Spagna. Non si tratta di argomenti riguardanti le stragi avvenute in Italia. Si tratta di notizie concernenti attentati e in genere atti di terrorismo avvenuti in Spagna. In Spagna ho appreso che Delle Chiaie aveva eseguito azioni terroristiche attribuite ai baschi. Non dico che le abbia eseguite materialmente Delle Chiaie, ma che lui era l’ organizzatore e che utilizzava la sua gente. Godeva dell’ appoggio della guardia civile come ho avuto modo di constatare relativamente alla vicenda di Montejurra. Venivano eseguiti attentati, sequestri di persona ed altri fatti criminosi che poi venivano addebitati all’Eta. Gli uomini di Delle Chiaie non operavano solo a Madrid, ma anche a San Sebastiano, a Barcellona e in altre localita’ della Spagna. Queste notizie apprese circa l’ azione di Delle Chiaie in Spagna hanno formato in me la convinzione che in Italia deve essere successo qualcosa di analogo. Si tratta, tuttavia, soltanto di un mio convincimento.

Adr: quando nel verbale 12.10.91 dico che il processo di primo grado per la strage di Bologna del 02.08.80 ha colpito nel segno riporto non solo una opinione mia, ma anche di Vinciguerra, col quale ho parlato a lungo del processo di bologna e che mi aveva fatto intendere appunto che aveva colpito giusto e che pero’ sarebbe finito in nulla.

Adr: confermo quanto ho dichiarato al GI di Milano circa l’interrogatorio da me subito in Spagna, cioe’ che ad esso presero parte anche Ricci e Carmassi. Ricordo che era presente anche Cicuttini, pur senza una specifica funzione. L’ appartamento dove ebbe luogo era molto misero, era un piano terra per accedere al quale occorreva scendere uno scalino. Una volta chiaritomi con Delle Chiaie frequentai un po’ tutto il gruppo ed appresi i nomi di Carmassi, di Vinciguerra e di Cicuttini. Il Ricci in Spagna lo conoscevo solo come Carlo e solo piu’ tardi appresi il suo cognome. Durante il periodo di carcerazione trascorso con Vinciguerra questi mi ha detto che fu Delle Chiaie ad apporre gli omissis al testo trascritto delle mie dichiarazioni e mi disse anche che Delle Chiaie aveva fatto modificare il nastro in alcune parti. Chiestomi chi possa avere eseguito questa operazione da un punto di vista tecnico, ricordo che parlavano di un certo Maurizio, ma non credo che Maurizio che conoscevo io fosse in grado di fare qualcosa del genere. Prendo visione della fotografia nr 148 dell’ album fotografico dei cc di Bologna ed escludo che la persona ivi raffigurata, che lei mi dice essere tale Giorgi Maurizio, sia il Maurizio di cui parlo.

Adr: quando faccio riferimento a uomini politici che promossero la unificazione di Avanguardia e Ordine Nuovo e a tal fine effettuarono dei viaggi in Spagna, intendo alludere a Romualdi Pino, che ho gia’ nominato in un precedente verbale, nonche’ a Saccucci e Rauti Pino. Circolavano i nomi anche di altri personaggi, ma trattandosi di semplici voci non intendo riferirli.

Adr: quando nel verbale 15.07.91 faccio riferimento a conflitti all’interno dell’ organizzazione anticomunista di cui avevo in precedenza parlato, intendo alludere a vecchie questioni, risalenti al 1964 1965, insorte fra ex partigiani di varie fazioni e concernenti la distribuzione fra i vari gruppi di materiale militare e in particolare di apparecchiature radio. Non si tratta, dunque, di questioni di particolare importanza, ne’ relative a personaggi di rilievo. La verbalizzazione delle ultime righe del foglio 4 dello interrogatorio predetto e’ forse dovuta ad una incomprensione nel senso che non si riferisce a questi contrasti, bensi’ alle frequentazioni di politici da parte del Bertoli ed ai suoi contatti con Fanfani e Pacciardi.

Adr: il Birindelli di cui parlo in un precedente verbale ed il cui nome si trova annotato nell’ agenda a suo tempo sequestratami, non e’ l’ ammiraglio Birindelli, bensi’ un mio coimputato di nome Amedeo gia’ inquisito nel processo del Mar.

Adr: i nomi di Campo Flavio e Coltellacci ed i relativi numeri telefonici mi furono dati da Delle Chiaie prima della mia partenza dalla Spagna per Caracas. Delle Chiaie fu molto leale nei miei confronti in quanto mi avverti’ che di li a breve sarebbero avvenuti degli arresti e fu lui a dirmi di fuggire a Caracas. Mi diede i nomi di campo e coltellacci come punti di riferimento. In realta’ ebbi una conoscenza molto superficiale dei due, che incontrai solo pochissime volte.

Il GI di Milano mostra al testimone le fotografie pubblicate su cambio 16 acquisite in fotocopia dalla Digos di Milano e concernenti l’ episodio di Montejurra.

Orlando dichiara: non e’ questo il gruppo di fotografie in cui appare la mia autovettura. Le fotografie che vedo mi sembrano scattate in cima alla collina, mentre quelle in cui fu ritratta lamia autovettura e’ stata scattata alla base della collina dove c’ e’ l’ albergo. Evidentemente non riesco a ricordare con esattezza quale fosse la rivista dove questa fotografia con la mia auto apparve. Prendo visione di una fotocopia di panorama del 761102 in cui appare un’ altra fotografia e sempre concernente i fatti di Montejurra. Posso dire che a sinistra di Cauchi c’è Mario il calabrese di cui ho gia’ accennato. Per quanto concerne Massagrande posso confermare di averlo visto con una certa assiduita’ ad Asuncion in Paraguay, anzi io stesso gli trovai un appartamento a fianco del mio in una villetta a fianco della mia. Massagrande mi disse che precedentemente era stato in Grecia dove aveva tenuto anche un ristorante che andava abbastanza bene. Non ho pero’ avuto mai occasione di parlare con Massagrande dell’ eventuale presenza di altri Italiani con lui in Grecia. Con Massagrande litigai e cesso’ la nostra frequentazione quando egli, durante una discussione cerco’ di negarmi l’ esistenza dei campi di concentramento ed i forni crematori nazisti. Confermo che in Paraguay vidi due volte Ricci Mario insieme al sudamericano che era presente all’ interrogatorio. Ricci pero’ non viveva in Paraguay e non so cosa fosse venuto a fare.

Ad GI Milano r: nulla so della morte del generale Ciglieri e non so neanche chi fosse.
Poiche’ l’ ufficio mi chiede di meglio precisare le circostanze dell’ acquisto di armi a Milano di cui ho gia’ parlato al GI di Milano e di Brescia il 25.05.92, posso precisare che quando questo episodio avvenne io mi trovavo a Milano e stavo lavorando alla Dia. Io e Carlo venimmo a sapere che era possibile acquistare armi in un ambiente della malavita milanese nella zona fra porta Genova e porta romana per la precisione l’ offerta di acquisto era stata fatta proprio a me. Volevamo comprare queste armi e portarle in Valtellina. Carlo si occupo’ della “copertura” interessando Degli Occhi il quale si mise in contatto con i carabinieri in via Moscova.
Fu cosi’ comunicato la data e l’ ora dell’ acquisto e la macchina con cui ci saremmo mossi in modo di essere sicuri di non essere fermati. Io e Carlo acquistammo le armi, una decina fra corte e lunghe e le portammo cosi’ senza problemi in Valtellina. Questo episodio si colloca all’ incirca nel 1971 1972 diverso tempo dopo la mia scarcerazione che avvenne il 20.11.70.

Carlo Fumagalli – udienza Brescia 17 settembre 2009 – prima parte

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Buongiorno, signor Fumagalli. Noi ci conosciamo perché ci siamo sentiti ben undici anni fa. Purtroppo per lei dobbiamo tornare per l’ennesima volta sui consueti argomenti. Come lei sa, la Corte d’Assise non dispone delle sue dichiarazioni e quindi sostanzialmente le cose più importanti, non tanto quelle che si riferiscono strettamente alla sua vicenda, ma quelle che più hanno a che fare col nostro processo dobbiamo di nuovo rispolverarle. La Corte dispone delle sentenze, ma ovviamente direi che occorre comunque che lei spieghi, magari in maniera succinta, quale era il suo progetto diciamo rivoluzionario all’epoca, quali erano i suoi ideali, le vicende in relazione alle quali lei è stato arrestato il 9 maggio del 74, dico bene?

RISPOSTA – 74, sì.

DOMANDA – E quindi avrei bisogno che lei succintamente spiegasse un po’ quale era il suo progetto insomma, come doveva essere realizzato e poi passeremo a degli argomenti più specifici. Può spiegare che cosa si proponeva? Il colpo di Stato? La forma di governo alla quale mirava? Chi doveva occuparsi dei vari settori? Dove si doveva sviluppare? Queste cose qui insomma.

RISPOSTA – Sì. Praticamente mi sta parlando di quello che è il processo Mar.

DOMANDA – Sì, beh, ma in maniera abbastanza sintetica, non è che parleremo per dire di tutti i personaggi, ma solo di quelli che in qualche modo hanno a che fare con il nostro processo. Cominciamo col dire insomma, lei si proponeva in colpo di Stato?

RISPOSTA – Sì. Il problema è questo: quella che è la mia disavventura parte dalla guerra civile, dalla Resistenza. Io ho partecipato alla Resistenza. Alla fine della guerra ero comandante di una piccola brigata. Me ne sono andato a casa, non ho avuto niente. Dopo un po’ di anni però, fra di noi vecchi partigiani badogliani, si era sparso un certo malcontento per quello che era ed è mi pare tuttora, la decadenza della democrazia in partitocrazia, nella scelta delle clientele, voti di scambio, spreco di denaro e compagnia bella. Capisco che non toccava a noi giudicare, però ci sentivamo un po’ responsabili visto che ci ritenevamo un po’ soci fondatori della Repubblica, magari in piccola parte. E abbiamo parlato a lungo, ci siamo incontrati e alla fine è emerso in poche parole un progetto che era il progetto di arrivare alla Repubblica presidenziale, tipo gli Stati Uniti d’America, o in una certa maniera anche la semirepubblica francese.

DOMANDA – Mi è sfuggito quello che ha detto degli Stati Uniti, non ho capito bene.

RISPOSTA – Sì, la Repubblica presidenziale che avevamo sognato.

DOMANDA – Ah, come quella degli Stati Uniti.

RISPOSTA – Era sul modello degli Stati Uniti d’America. Cosa

voglio dire? Che il Presidente è eletto, nomina la sua, il suo governo, i partiti si fanno da parte sino alla prossima elezione, c’è un tempo dato per portare a termine un programma. Se vi ricordate a quel tempo i nostri governi duravano anche soltanto otto giorni. Cosa si poteva fare? C’erano due strade, due soltanto, una era la guerra civile, non l’abbiamo fatta. Persino il dottor Trovato ha ammesso che non è stata fatta. Perché non l’abbiamo neanche pensata? Perché avrebbe riportato indietro l’orologio della storia di almeno cinquant’anni. Cosa rimaneva? Il colpo di Stato. In quel tempo era di moda. Ricordo la Grecia, il Portogallo, la Libia, il Cile, qualche colpo di Stato è stato nefasto: tipo la Grecia, tipo anche l’Argentina; qualcuno qualcosa ha risolto; non stiamo a discutere quali e come, comunque qualcuno ha risolto. Come si poteva fare un colpo di Stato? Unicamente affiancandosi a delle forze armate, e il nostro lavorìo è stato quello di acquistare consensi nelle forze armate. C’è stata l’illusione di farlo, e poi c’è stata la caduta.

DOMANDA – Spieghi un po’, dal punto di vista di quella che doveva essere nello specifico la sua iniziativa, come si doveva sviluppare il colpo di Stato, il problema della Valtellina insomma?

RISPOSTA – Il problema della Valtellina è stato molto mitizzato. Praticamente noi avremmo dovuto aspettare o creare l’episodio di guerriglia per far intervenire le forze armate. Non è successo, non si è potuto fare. Tutto qua, poi molte cose sono state ampliate.

DOMANDA – Sì, ma dico, in Valtellina che cosa doveva accadere? Lei aveva un rapporto particolare con?

RISPOSTA – Certo, io ho fatto il partigiano in Valtellina, e a quel tempo molti miei partigiani erano ancora vivi, purtroppo non c’è più nessuno. Sono rimasto solo.

DOMANDA – Questo discorso lo abbiamo per il momento disancorato dal periodo di tempo. Però dovremmo un pochino più contestualizzarlo. Dunque lei è stato arrestato il 9 maggio del 74. Io le chiedo: ma queste intenzioni, questo programma, che pure io credo diciamo risalisse nel tempo, era ancora in atto?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quando lei è stato arrestato?

RISPOSTA – No. Quando sono stato arrestato la cosa era ormai alla deriva. Eravamo tutti allo sbando. Non sono scappato in tempo.

DOMANDA – In che senso tutti allo sbando?

RISPOSTA – L’aiuto che aspettavamo dalle cosiddette forze armate non c’è mai stato. E quindi era logico che era finita, non c’era più niente da fare. Purtroppo non ho avuto il coraggio di fermarmi in tempo, c’erano troppi problemi che mi spingevano. Tutto qua.

DOMANDA – Perché vede in realtà dalle dichiarazioni che lei ha rilasciato in più verbali, che adesso eventualmente le leggerò, sembrerebbe dedursi che questi fermenti, questi programmi, pur risalenti nel tempo, quindi addirittura alla fine degli anni sessanta etcetera, etcetera, però fossero ancora in atto al momento in cui c’è stato l’intervento con gli arresti, e insomma prima Spedini e Borromeo e poi lei e gli altri successivamente.

RISPOSTA – In teoria sì, ma in pratica ormai era finito tutto.

DOMANDA – Mi riferisco ad alcune frasi, per esempio: lei ne ha parlato il 17 aprile del 1986, al Giudice istruttore di Bologna. Dicendo, “sono stato condannato poiché stavo lavorando attorno a un progetto di colpo di Stato. In estrema sintesi il mio intendimento era creare una situazione insurrezionale in Valtellina che avrebbe successivamente determinato, almeno in teoria, l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato” etcetera. Il focolaio in Valtellina etc., gli attentati ai treni etc. Poi, a un certo punto dice: “Quando venni arrestato, quando venni arrestato il 19 maggio 1974, non ero assolutamente pronto all’azione perché mancavano i collegamenti tra il mio gruppo e quegli ambienti istituzionali di cui prima ho parlato, nel senso che non c’erano ancora”. E poi dice: “So bene che nel 74 si agitavano numerose tensioni golpistiche, ma fra me e gli altri gruppi o le altre persone portatrici di programmi analoghi al mio, non era ancora un adeguato accordo”. Cioè sembra dire che la cosa era ancora in via di perfezionamento. E in Assise di Appello di Bologna il 17 novembre 1986 dice per esempio: “Preciso che questo tentativo di colpo di Stato si riferiva al periodo dei primi mesi del 74. E lo stesso argomento viene ripetuto anche in Assise a Brescia il processo Ferri praticamente, “si pensava di poter fare qualcosa nell’estate del 74”, dice testualmente. E anche in un altro AG di Venezia il 10 ottobre 74 dice: “Il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo dovuto creare in Valtellina”. Quindi diciamo in realtà, da quello che ha detto sembrava dedursi che da quello che ha detto sembrava dedursi che insomma?

RISPOSTA – Sì, ma non si è mai realizzato niente, non si sono mai realizzate le situazioni che…

DOMANDA – Il colpo di Stato non c’è stato?

RISPOSTA – Non c’è stato.

DOMANDA – Su questo nessuno mette dubbi. Nei suoi verbali facendo un piccolo passo indietro, ma questo è finalizzato a una domanda specifica che poi voglio farle, si è parlato di una riunione di Italia Unita. Che cosa era Italia Unita, può spiegare?

RISPOSTA – Italia Unita era un gruppo di chiamiamolo intellettualoidi che avevano tappezzato Milano con dei manifesti: “Basta qui, basta là, basta su, basta giù”. Niente. Gente che non ha mai fatto niente, è finita lì. E’ nata ed è morta. Se poi è sfociata in quella maggioranza silenziosa che faceva capo a Degli Occhi, tutto lì.

DOMANDA – Ma chi erano Degli Occhi e Picone Chiodo? Può spiegare che ruolo avevano in tutto questo, l’Avvocato Degli Occhi e Picone Chiodo?

RISPOSTA – L’Avvocato Degli Occhi era della maggioranza silenziosa.

DOMANDA – Queste due persone nell’ambito di questo piano, di questo programma, avevano un ruolo specifico oppure no?

RISPOSTA – L’avrebbero avuto.

DOMANDA – Che cosa avrebbero dovuto o in parte hanno fatto?

RISPOSTA – Praticamente avrebbero avuto la parte politica. Avrebbero dovuto guidare la parte politica, come io avrei dovuto guidare nel mio piccolo la parte militare.

DOMANDA – In questo suo programma, progetto sia pure non realizzato, era prevista, o meno, una parte per i Carabinieri? I Carabinieri avrebbero dovuto avere un ruolo?

RISPOSTA – Ci avevamo contato, ma gli unici Carabinieri che ho conosciuto sono quelli che mi hanno ammanettato. Avevano un contatto, avevamo un contatto.

DOMANDA – Può sviluppare un po’, può spiegare un po’ meglio come sono stati i contatti con i Carabinieri? E che cosa era previsto? Quali sono stati i loro interventi in positivo? E che cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Come si poneva il colpo di Stato con riferimento a?

RISPOSTA – Io, risulta dal processo, e mi pare che il dottor Arcai e il dottor Trovato mi abbiano girato come un calzino. Mi pare che il dottor Trovato e il dottor Arcai mi abbiano rigirato come un calzino, è un’espressione del dottor Arcai.

DOMANDA – Lei le cose più importanti le ha dette dopo il processo Mar.

RISPOSTA – Sì, perché dopo il processo è successa una cosa strana: che tutte le procure dell’alta Italia hanno voluto interrogarmi, non riuscivo a capire perché, venivano a prendermi ogni otto giorni a Venezia, a Bologna, a Milano. Io non ho capito: sono stato condannato, ho scontato la mia pena, sono stato messo in libertà, ho fatto dodici anni di miseria, tutti volevano ascoltarmi, tutti volevano intervenire, quasi che il dottor Trovato e il dottor Arcai fossero stati degli sprovveduti, non lo sono stati, creda a me, hanno tirato fuori tutto.

DOMANDA – Va bene, lasciamo stare…

RISPOSTA – Il mio ultimo incontro – mi permetta per arrivarci – l’ultimo incontro, l’unico incontro che ho avuto io con un ufficiale dei Carabinieri l’ho avuto a Padova. L’ufficiale si chiamava in gergo “Penna Bianca” il nome non me lo ricordo più, mi pare Dogliotti. L’incontro è sfumato in pochi minuti per l’intemperanza di 4 imbecilli che avevamo vicini. Io poi non li ho più trovati. Chiedi al mio braccio destro, chiamiamolo così, Orlando che abbia avuto altri contatti è possibile, forse anche vero. Però non si è concretizzato nulla. Cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Avrebbero dovuto ristabilire l’ordine, toccava a loro, non toccava certo a noi.

DOMANDA – Lei ha riversato fiumi di parole sui Carabinieri.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – FORZANI: Passiamo direttamente alle contestazioni.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Prima o poi le leggerò questi verbali. Però sarebbe meglio che in qualche modo con parole sue spiegasse un po’ meglio insomma che cosa rappresentavano i Carabinieri nell’ambito?

RISPOSTA – Signor Pubblico Ministero, io a 35 anni di distanza le parole esatte non le ricordo.

DOMANDA – Su questo siamo d’accordo: però diciamo che per il momento lei ha un po’ banalizzato questo argomento. In realtà è uno degli argomenti centrali dell’interesse di questa discussione, quindi le chiederei per cortesia di così essere un pochino più specifico, insomma a dire, un po’ più, se i Carabinieri avevano una qualche parte, che cosa avrebbero dovuto fare, se c’è stato in positivo un loro intervento, se vi hanno fornito armi?

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento.

DOMANDA – Vi sono diversi argomenti.

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento, non c’è stato, avrebbero dovuto intervenire, prendersi, ritornare praticamente al piano di chi, del primo generale – come si chiamava? – parlo degli anni sessanta.

DOMANDA – De Lorenzo?

RISPOSTA – Prendere i personaggi del governo e portarseli in Sardegna, quello avrebbero dovuto fare i Carabinieri. Però…

DOMANDA – Senta: questo Dogliotti lei quante volte l’ha incontrato?

RISPOSTA – Una volta Dogliotti, solo quella volta lì.

DOMANDA – Ma i Carabinieri che, portare in Sardegna, oltre a questo che cosa altro avrebbero dovuto fare i Carabinieri?

RISPOSTA – Io più di quello che ho detto non riesco a dire: avrebbero dovuto prendere come si può chiamare, gli uomini di governo, prenderli prigionieri e portarli in un campo di concentramento in Sardegna, e rifare un governo a base presidenziale, sotto il commissariamento militare. Questo era il piano.

DOMANDA – Senta, io le leggo alcuni verbali dove in qualche modo il concetto degli interventi dei Carabinieri viene maggiormente sviluppato. Per esempio, lei ne parla più volte. Ma lei ricorda questo Dogliotti se aveva un soprannome?

RISPOSTA – Chi?

DOMANDA – Dogliotti aveva un soprannome?

RISPOSTA – Dogliotti? Penna Bianca. L’ho detto prima.

DOMANDA – Ma siccome qualcuno lo chiama anche Penna Nera, è un errore? C’è qualcun’altro che si chiama così?

RISPOSTA – Io lo conoscevo come Penna Bianca.

DOMANDA – Ma i Carabinieri, nell’ambito di questa iniziativa, erano portatori di una loro autonoma iniziativa e quindi diciamo il Mar si poneva in simbiosi con i Carabinieri, oppure, i Carabinieri avrebbero dovuto appoggiare la vostra iniziativa? Come si può dire?

RISPOSTA – Io mi ponevo non soltanto in simbiosi, ma agli ordini dei Carabinieri. Non avevo né la forza, né l’autorità, né l’autorevolezza di impormi ai Carabinieri, assolutamente.

DOMANDA – Perché lei disse, lei ha fornito delle versioni che tra l’altro non sono tutte esattamente sovrapponibili su questa questione dell’intervento dei Carabinieri. Per esempio, noi abbiamo una versione al Giudice istruttore di Venezia del 10 ottobre del 94, il dottor Mastelloni, e lei disse: “Per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare un colpo di Stato fatto dai Carabinieri”.

RISPOSTA – Non c’è contraddizione con quello che ho detto, sono parole diverse, ma il senso è quello.

DOMANDA – “Tanto abbiamo creduto perché, come lei sa, avevamo dei rapporti con un colonnello dei Carabinieri, veniva chiamato Penna Bianca, Dogliotti”, etc., colonnello di Padova?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi è morto questo signore.

RISPOSTA – E’ morto.

DOMANDA – “Era lui che ci aveva assicurato che i Carabinieri stavano preparando qualche cosa contro questa partitocrazia corrotta”?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Una frase che fa pensare ai Carabinieri che indipendentemente dall’iniziativa del Mar stanno preparando insomma una loro iniziativa. Poi dice “il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo noi dovuto noi creare in Valtellina, si pensava di creare una banda armata in Valtellina, in quanto la zona è al confine con la Svizzera” etc. “e indi far sapere al mondo intero che in Italia c’era

gente disposta a morire per combattere quel regime. Sarebbero intervenuti i Carabinieri per darci una mano, invece sono venuti per darci le manette”. Questo è stato il suo commento. E poi ha specificato, cosa che peraltro ha specificato in molti altri verbali che non posso leggerli tutti, “le armi le aspettavamo dai Carabinieri e le doveva procurare Dogliotti”. Come era questo fatto delle armi?

RISPOSTA – Ci avevano detto “state tranquilli”.

DOMANDA – Il Mar avrebbe dovuto agire con le armi dei Carabinieri?

RISPOSTA – “Al momento opportuno vi daremo le armi”. Non ce le hanno mai date.

DOMANDA – In epoca più recente e cioè quando praticamente l’ho interrogato io, io le ho fatto rilevare appunto come il 17 aprile 86 lei diceva: “Contavo che dopo il mio intervento in Valtellina vi sarebbe stato un intervento dell’arma dei Carabinieri, del Birindelli, e di un gruppo di ufficiali a lui facenti capo e di alcuni ufficiali italiani della Nato”. E quindi sembra che l’intervento dei Carabinieri segua quello del Mar. Cioè il Mar fa, diciamo, accende la fiaccola per modo di dire, i Carabinieri si sovrappongono su questa situazione. Quando viene sentito dal dottor Mastelloni sembra che invece ci siano i Carabinieri pronti a intervenire e voi in qualche modo vi unite a questo progetto dei Carabinieri. E quindi le è stato chiesto quale fosse, diciamo, la più corretta definizione per quello che erano i progetti del Mar. E nel verbale si legge: “Lei mi chiede se sia più esatta quanto ai rapporti con i Carabinieri la descrizione che ho rilasciato nell’interrogatorio al DG di Bologna del 17 aprile 86, in cui si parla dell’intento di creare una situazione insurrezionale in Valtellina, che avrebbe successivamente determinato – almeno in teoria – l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato, in particolare dei Carabinieri, o quella del verbale del dieci ottobre 94, davanti al GI di Venezia – quello che le ho appena letto – dove si riferisce che “per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare al colpo di Stato fatto dai Carabinieri”. Dunque, lei ha detto più avanti: “Rispondo che la realtà sta un po’ in mezzo a queste due versioni. In sostanza, quando si è trattato di verificare quale fosse la disponibilità dei Carabinieri ad unirsi a noi nel progetto di golpe, o meglio, ad accertarci nell’ambito di un progetto di golpe, ci siamo resi conto che gli stessi erano già pronti”. A questo punto posso già fare una domanda: se i Carabinieri miravano già da parte loro a un intervento di natura golpista, che bisogno avrebbero avuto di noi, che eravamo costituiti da un gruppo limitato di persone?” E lei ha risposto: “La risposta è molto semplice: i Carabinieri avevano la forza per intervenire, ma questa si doveva aggiungere necessariamente ad un consenso popolare. Noi del Mar rappresentavamo una parte di questo consenso. Pertanto i Carabinieri avevano bisogno di noi, come noi avevamo bisogno dei Carabinieri”. C’è una sorta di mediazione tra queste due versioni. E’ esatto questo?

RISPOSTA – Io non mi sarei mai potuto muovere se non avessi avuto prima le armi dai Carabinieri. Non le ho mai avute, non mi sono mosso. Quindi era una simbiosi. Ma erano programmi, non si sono realizzati. Questa è la realtà.

DOMANDA – Queste armi dove avrebbero dovuto essere consegnate? Erano armi che erano dove? Dove si trovavano queste armi che i Carabinieri avrebbero dovuto mettere a vostra disposizione?

RISPOSTA – I Carabinieri le avevano le armi. Quante ne volevano.

DOMANDA – Sì. Su questo non c’è dubbio. Ma dico: dove le avreste ricevute?

RISPOSTA – Non l’abbiamo mai puntualizzato il luogo, l’avremmo puntualizzato al momento della consegna. Non l’abbiamo mai fatto. Non si è mai puntualizzato; io non ho mai ricevuto armi.

DOMANDA – Orlando non le ha mai parlato di questo?

RISPOSTA – Ma sì, ma Orlando di parole ne ha fatte.

DOMANDA – Orlando in un verbale del dieci aprile 1991 al GI di Bologna dice: “In Valtellina noi del Mar avremmo ricevuto armi dalle stesse caserme dei Carabinieri”. Cioè sarebbero state le armi prelevate direttamente dalle caserme. E poi senta, oltre che lei ha detto che si è incontrato con Dogliotti e che è praticamente l’unico ufficiale dei Carabinieri con cui ha avuto direttamente a che fare. Ma questo contatto quando si è verificato?

RISPOSTA – La data la dovrebbe trovare lei, perché io non me la ricordo. Adesso probabilmente nel 73.

DOMANDA – Lei ricorda qualche riunione in particolare?

RISPOSTA – No, no, io ho avuto solo quell’incontro lì.

DOMANDA – Può descrivere chi c’era? Chi non c’era, come?

RISPOSTA – C’ero io, c’era Orlando, c’erano quei tre o quattro di Italia Unita che erano soltanto dei pazzi esaltati ed è arrivato questo signore che si è presentato come Penna Bianca, non certo come colonnello Dogliotti, era accompagnato da un altro signore che non ha aperto bocca. Non abbiamo fatto a tempo a scambiare dieci parole che è successo un patatrac perché uno ha litigato con un cameriere, non ricordo neanche più, ce ne siamo andati di corsa lui da una parte e io dall’altra. Tutto

qua. Questo è il mio incontro con Dogliotti, parola più parola meno, lo troverà negli atti, è così.

DOMANDA – Lei ha parlato di alcune armi specifiche richieste a Dogliotti. Lei ricorda la questione in particolare?

RISPOSTA – No, non ricordo.

DOMANDA – Perché lei nel verbale del ‘98, del sette maggio del ‘98 dice: “Lei mi chiede quali fossero stati i primi accordi tra Picone e Dogliotti, i due predetti in effetti si erano incontrati parecchie volte”.

RISPOSTA – Ma non io, io assolutamente una volta.

DOMANDA – Sì, sì, ma se ha riferito queste cose, le saranno state riferite da Picone, immagino?

RISPOSTA – No. Non da Picone, da Orlando.

DOMANDA – Da Orlando? Comunque lei dice, non si sa appunto, forse l’avrà appreso da Orlando, che Picone e Dogliotti si sono incontrati parecchie volte e l’accordo era nel senso che i Carabinieri al momento opportuno ci avrebbero fornito le armi; si sarebbe trattato naturalmente di armi moderne. «Io chiesi a Picone di mettere alla prova Dogliotti chiedendogli 50 pistole mitragliatrici per dimostrare che la sua disponibilità era concreta. La risposta fu la consueta: “Al momento

opportuno vi forniremo le armi”». E’ così?

RISPOSTA – Sì, confermo questo. Era una provocazione, “vediamo, se ne parla tanto, non si arriva mai al sodo, facciamo ‘sta proposta”. E’ caduta nel nulla.

DOMANDA – Lei ha detto che ha parlato di questo incontro con Dogliotti. Poi è avvenuto dove innanzitutto?

RISPOSTA – Mi pare al caffè Pedrocchi, al piano sopra del Pedrocchi.

DOMANDA – A Padova insomma?

RISPOSTA – A Padova.

DOMANDA – Lì era successo qualcosa di particolare? Qualcuno aveva sparato? Qualcosa del genere?

RISPOSTA – No. Non aveva sparato ma aveva mostrato una pistola.

DOMANDA – Mostrato una pistola. E come mai?

RISPOSTA – Non lo so, nessuno sapeva che questo tizio avesse una pistola alla cintura. Quando l’ha mostrata, Dogliotti è scappato da una parte e io sono scappato dall’altra. Stiamo scherzando?

DOMANDA – Ma oltre a questa riunione, questa è l’unica riunione alla quale lei afferma di aver partecipato concretamente con i Carabinieri?

RISPOSTA – Sì. Solo questa.

DOMANDA – Lei è al corrente di altre riunioni che ci sono state di un certo rilievo? Nell’ambito di questo accordo con i Carabinieri?

RISPOSTA – No, non ho partecipato a nessun’altra riunione.

DOMANDA – Ricorda in particolare, non per avere avuto un contatto diretto, ma perché eventualmente a lei riferito, di altri ufficiali dei Carabinieri che in qualche modo abbiano insomma concertato vuoi con Picone, vuoi con Orlando, comunque per aderire?

RISPOSTA – La voce era che Dogliotti non fosse solo, però a me non ne ha presentati altri. E mi sembrava anche logico pensare che Dogliotti non si muovesse da solo, insomma.

DOMANDA – Il problema è questo, appunto: chiaramente Dogliotti era uno, non è che potesse, diciamo rappresentare l’arma dei Carabinieri nel suo complesso.

RISPOSTA – Nella sua interezza nessuno lo pensava, ma che fosse solo neanche.

DOMANDA – Quindi indubbiamente non poteva non esserci un qualche altro coinvolgimento. Lei non ne sa niente di questo? Non sa? Non ha altri nomi? Altre? Non sa indicare diciamo dove? Quali ufficiali, oltre a Dogliotti potessero essere coinvolti?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Lei ha mai sentito nei discorsi fatti da coloro che collaboravano con lei in questo piano, lei ha mai sentito indicare il maggiore Rossi, il colonnello Santoro o comunque altri della Pastrengo?

RISPOSTA – Li ho sentiti nominare poi.

DOMANDA – Non nominare, nominare in quanto coinvolti anche loro nel piano golpista?

RISPOSTA – Sì, in questo senso, ma poi, non in quel contesto lì, il mio incontro è stato con Dogliotti e basta.

DOMANDA – No, dico lasciamo stare il suo incontro, il mio incontro, lei dice, è forse attorno al 73 comunque, in cui c’è Dogliotti che per lei risulta il portavoce, quantomeno, non lo so. Io le chiedo se dagli altri, quindi alludo a Picone, Nardella, Orlando, insomma questi che in qualche modo risultano essere coloro che collaboravano con lei a questo piano, se ha sentito parlare di altri ufficiali?

RISPOSTA – Certo, mi avevano assicurato che c’erano altri ufficiali, questo senz’altro. I nomi.

DOMANDA – Perché per esempio, non so, Orlando in un verbale al Giudice istruttore Zorzi del 5 giugno del 92 riferisce, parla del maggiore Rossi tra gli ufficiali coinvolti. Poi anche in un altro verbale, per esempio del 28 ottobre del 92 davanti al Giudice Salvini, Orlando – non le sto contestando niente, le rappresento semplicemente che – dice: “L’ufficio mi chiede quali fossero altri contatti tra noi e apparati istituzionali, posso confermare che vi erano rapporti con i Carabinieri della divisione Pastrengo, seppur non curati da me direttamente. Anche io una volta però conobbi a una riunione all’inizio del 70, il colonnello Santoro?

RISPOSTA – Questo lo dice Orlando?

DOMANDA – Questo lo dice Orlando. Io le chiedo se Orlando, in verbali che sono già stati acquisiti perché Orlando è decedut… questo dice Orlando, non l’ha detto lei certamente. Comunque le chiedo se Orlando le avesse mai parlato dei Carabinieri della caserma Pastrengo?

RISPOSTA – No. Orlando in generale mi ha parlato di altri ufficiali. Nomi non me ne ha fatti.

DOMANDA – In un verbale suo del 5 settembre 92, davanti al dottor Salvini, lei dice: “Devo dire che io personalmente non ho mai avuto contatti diretti con i Carabinieri o ufficiali dei Carabinieri, ciò del resto non era il mio compito. Posso però dire in tutta onestà che Picone Chiodo il quale si occupava di questi contatti, mi fece il nome di un ufficiale di nome Santoro?

RISPOSTA – Può darsi, non me lo ricordo, può darsi.

DOMANDA – Questo l’ha detto lei? Se lo ricorda? Non ha motivi di smentire questo?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Questo sempre per… Dunque, Orlando ha parlato di, lei stesso ha detto che Orlando ha partecipato a altre riunioni alle quali lei non era presente. Io le chiedo: ha mai sentito parlare da Orlando di Massimiliano Fachini?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quale persona presente a queste riunioni?

RISPOSTA – Proprio non me lo ricordo.

DOMANDA – Senta, questo piano golpistico, oltre al Mar vedeva coinvolti ai gruppi?

RISPOSTA – Sì, ma certamente: per esempio il gruppo di Edgardo Sogno eravamo in contatto, questo l’ho sempre ammesso, non l’ho mai nascosto.

DOMANDA – Siccome lei quando parla di questa riunione di Italia Unita parla di una cinquantina di gruppi che partecipano a questa fase?

RISPOSTA – Sì, ma di voci ne giravano tante, c’erano tante sigle: i Cavalieri dell’Ideale, Crociata Anticomunista, sigle ce ne erano dappertutto. Poi alla fine erano poi soltanto sigle autoreferenziali. Erano quattro gatti.

DOMANDA – Parliamo un momento della figura di Giancarlo Esposti. Lei quando lo ha conosciuto?

RISPOSTA – Nel 74 l’ho conosciuto.

DOMANDA – Chi glielo ha presentato?

RISPOSTA – Me l’hanno portato D’Intino e Kim Borromeo.

DOMANDA – E D’Intino e Kim Borromeo quando li aveva conosciuti? E che rapporti aveva avuto fino a quel momento?

RISPOSTA – Qualche mese prima me li aveva infiltrati Avanguardia Nazionale, “Tilger” e “Ballan” e compagnia bella. Sono venuti a dirlo anche a me.

DOMANDA – Questo discorso di infiltrazione da parte di Avanguardia Nazionale è un discorso a posteriori però? Cioè lo ha saputo dopo?

RISPOSTA – Sì, certo, certo, a posteriori. Io non me ne ero accorto, non capivo da che parte arrivassero, l’ho capito dopo, chiaro.

DOMANDA – E anche tutto da stabilire se vogliamo?

RISPOSTA – Ah, beh, è tutto da stabilire, assolutamente.

DOMANDA – Si tratta comunque di sue convinzioni. Ma questo vale anche per Esposti, questa infiltrazione?

RISPOSTA – No, Esposti era autonomo, aveva le sue Sam.

DOMANDA – Parliamo un po’ di queste Sam di Esposti. Quindi lei dice all’inizio del 74. Quindi siamo abbastanza vicini sia al suo arresto, sia alla fine di Esposti. Quindi ragioniamo su un periodo di tempo abbastanza limitato?

RISPOSTA – Ristretto senz’altro.

DOMANDA – Quindi ha detto che glielo presenta D’Intino.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E glielo presenta perché?

RISPOSTA – Beh, evidentemente qualcuno gli ha chiesto, magari lo stesso Esposti, di essere presentato a me. Ci siamo incontrati. Abbiamo simpatizzato perché Esposti era molto ma molto più intelligente di tutti gli altri. Io ho fatto a Esposti una proposta. Dopo ci siamo parlati.

Gli ho fatto una proposta. Gli ho detto: “Senti, tu hai bisogno di soldi e io ti aiuto a trovare i soldi. La smetti con le tue bombette, per due ragioni: la prima: non servano a niente; la seconda: ci tirano addosso tutte le indagini di polizia, smettila”. Ed Esposti mi ha promesso: “Smetto”. Dopo è successo il patatrac, non so come è andata a finire.

DOMANDA – Mi spiega un po’: come fa a dire a Esposti: “Smettila con le bombette”? Perché? Cosa le risultava di Esposti circa i suoi rapporti con le bombette?

RISPOSTA – A me risultava che le azioni delle Sam, quindi Esposti, erano petardi. Non mi risulta che abbia mai fatto un attentato vero e proprio. Quindi gli ho detto “smettila perché con quelle cose lì attiri solo le indagini di polizia e non vai da nessuna parte”.

DOMANDA – Quando lei conobbe Esposti, visto che lei lei sta parlando di Sam, insomma, di questi attentatini diciamo delle Sam, questo suo inserimento nelle Squadre di Azione Mussolini era un fatto pacifico? Cioè, l’appartenenza di Esposti alle Sam?

RISPOSTA – Esattamente come l’appartenenza di Fumagalli.

DOMANDA – Era una cosa diciamo che non c’è stato bisogno neanche di dirlo? Oppure?

RISPOSTA – Non c’è stato bisogno di dirlo. Il Mar era Carlo Fumagalli, e le Sam erano Giancarlo Esposti.

DOMANDA – Quando le venne presentato Esposti, a parte questo discorso delle bombette, quali erano gli ideali di

Esposti? Visto che avete fatto questo discorso insieme?

RISPOSTA – Ha aderito subito al programma di fare il colpo di Stato, ha aderito.

DOMANDA – Cioè lui era favorevole alla Repubblica presidenziale Esposti?

RISPOSTA – Certo, certo, sì, sicuramente.

DOMANDA – Esposti aveva qualche cosa a che fare con i traffici di armi per quello che sa lei?

RISPOSTA – Per quello che mi risulta no. Cercava armi, ma anche lui non ne aveva trovate. Aveva dei fucili, uno aveva un fucile di precisione, era un fucile da caccia, si compravano allora i fucili per la caccia grossa intendo, si compravano, non erano erano quelle le armi per fare un colpo di Stato. Ci voleva altro.

DOMANDA – In realtà lei, quando venne sentito il 2 maggio del 77 nell’ambito del procedimento nel quale è stato imputato disse: “E’ vero che ho avuto da Esposti un elenco di armi lunghe che mi venivano offerte in vendita. Elenco che è stato poi sequestrato. Quindi parla di una sorta di rapporto con Esposti, sia pure non concretizzato, che però diciamo su un piano più elevato rispetto a questo accenno che ha fatto lei a fucili da caccia, cose di questo genere. E’ vero o non è vero che almeno a livello di proposta?

RISPOSTA – Ma certo, ma a livello di proposta ne correvano tantissime. Certamente parlavamo di queste cose, non parlavamo d’altro, parlavamo di queste cose.

DOMANDA – Io qui ho estrapolato dal procedimento Mar, dal faldone 52 foglio 815 e seguenti – è un po’ sbiadito, a dire il vero – comunque un elenco di… la prima pagina non si legge quasi niente, però è un elenco di armi diciamo di un certo impegno anche sotto il profilo se vogliamo del numero di armi. Si parla per dire dieci MG 4259?

RISPOSTA – No. Ma quell’elenco lì non è mica quello di Esposti, quello lì è un elenco che ha fatto mi pare o D’Intino o quell’altro, Colli, o qualcosa del genere, se li sono fatti per conto loro, glieli hanno trovati, e hanno addebitato a me l’elenco.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Ce li ha lì?

RISPOSTA – Ma non è mica mio quell’elenco.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Si parla di 200 Fal, 2000 bombe a mano…

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Lanciarazzi?

RISPOSTA – Sì, lanciarazzi.

DOMANDA – Cannoncini.

RISPOSTA – Cannoncini.

DOMANDA – Un armamento per un piccolo esercito, diciamo.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Diciamo: con 50 Browning, insomma non delle sciocchezzuole, non quelle che si portavano a Pian del Rascino…

RISPOSTA – No, però sia chiaro che non è un elenco mio.

DOMANDA – Lei mi pare che ha detto che sa che cosa è. Io le posso solo dire per quanto ne so io, che è stato sequestrato a Pian del Rascino. Guardi soprattutto la seconda parte?

RISPOSTA – Non è mio, non è mio, non è mio, non è mio….

DOMANDA – Ma io non le dico che è suo.

RISPOSTA – Non è mio.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Di chi è?

RISPOSTA – Non è mio.