Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – prima parte

Il Presidente: mi dica qual e’ la sua posizione processuale, cioe’ quali procedimenti penali ha pendenti per questioni politiche.

Izzo: per questioni politiche ho una minaccia a mano armata, ho un’associazione sovversiva con Zani, Tuti, per Quex e poi mi sembra basta per questioni politiche. Non ho procedimenti per calunnia conseguenti a mie dichiarazioni.

Il Presidente: richieste del P.M. Sul modo di sentire il teste?

Il P.M.: Io credo che la cosa piu’ opportuna sia quella di sentirlo come teste a meno che non risulti nel corso delle domande che verranno poste questioni che possono esporre il teste a responsabilità penali o che riguardino fatti per i quali egli e’ stato giudicato e condannato a suo tempo.

L’avv. Battista: io ritengo che debba essere sentito ai sensi dell’art. 450 bis essendo imputato di associazione sovversiva per i fatti di Quex e per essere stato sentito in questa veste anche in fase istruttoria.

L’avv. Baldi: la posizione dell’Izzo per quanto concerne il procedimento per Quex e’ del tutto simile a quella del Naldi, per cui riteniamo che non possa non essere sentito come teste.

Il Presidente: la corte decide di sentirlo come testimone.

Si da’ atto che il teste Izzo Angelo presta giuramento secondo la formula di rito.

Il Presidente: lei ha avuto occasione durante la detenzione di conoscere e di parlare con il Freda. Il Freda le ha parlato del gruppo veneto della destra eversiva e di rapporti che tale gruppo aveva con delle chiaie, puo’ dire su questo punto cosa ricorda di avere sentito da Freda?

Il teste: si’, dunque rispetto a tempi molto antichi cioe’ racconti sulla storia del 1969, rispetto ai tempi di Piazza Fontana, gia’ allora Freda mi parlo’ di rapporti che aveva con Delle Chiaie personalmente e con A.N., Anche se in quel momento A.N. Era ufficialmente sciolta. Mi disse tra l’altro che Avanguardia era implicata… praticamente Le bombe a Roma contemporanee alla bomba di Milano di Piazza Fontana erano state messe da elementi di A.N. .

Il Presidente: parlo’ di manovalanza fornita da A.N.

Il teste: si’, esatto.

Il Presidente: le disse quali elementi aveva per fare queste affermazioni?

Il teste: tra l’altro la famosa riunione del 18 aprile, quella del famoso signor P, Freda mi disse che il signor P della riunione non era Rauti, nemmeno Giannettini, bensi’ un dirigente romano di A.N. Di cui mi diede dei particolari. Non so poi se a seguito delle indicazioni che ho fornito sia stato identificato o meno, mi disse che era un dirigente romano di A.N.. Vorrei aggiungere qualcosa che forse potrebbe essere utile, partendo da una mia esperienza degli anni seguenti, degli anni ’73-’74, quando ero un ragazzo di 18-19 anni, questa e’ una cosa che in quasi tutti i processi viene fuori e si gioca molto sulla differenza di sigle; quello che invece dalla mia esperienza e potrei citare dei fatti incontrovertibili e’ che in realta’ fra Avanguardia, Ordine Nuovo, il gruppo veneto, gente che era iscritta al MSI, gente di Lotta di Popolo, gente del fronte studentesco che poi diventera’ Lotta Studentesca e Terza Posizione, ecc., I rapporti sono sempre stati strettissimi, cioe’ in realta’ l’appartenenza per esempio ad ordine nuovo non ti impediva di lavorare con quelli di avanguardia e svolgere un qualsiasi tipo di attivita’, in realta’ questa differenza non esisteva, era una differenza puramente teorica e giudiziara che viene portata avanti nelle sedi giudiziarie.

Il Presidente: va bene, ma torniamo alla domanda. Quindi Freda diceva di sapere queste cose sulla base di una riunione alla quale aveva partecipato?

Il teste: si’, Freda con me ammise di essere partecipe al disegno che era interno alle bombe del 1969 e mi disse che questo disegno era organizzato sia dal gruppo veneto e sia da A.N. Del resto Fachini, che Freda mi disse essere l’esecutore materiale della bomba di piazza fontana, e’ un uomo che si potrebbe definire di ordine nuovo, ma sicuramente anche di A.N., Per gli stretti rapporti con il gruppo milanese.

Il Presidente: e’ vero che ci fu un accordo, questo e’ sempre un riferimento che viene da Freda, ci furono contatti assai stretti fra il gruppo Freda e….

Il teste interviene: terza posizione?

Il Presidente: e il gruppo di Fachini o Fachini in persona, allo scopo di nascondere dei timers analoghi a quelli usati per Piazza Fontana, in una villa di Feltrinelli. Cosa puo’ dire su questo?

Il teste: si’, sono varie storie che mi sono state raccontate sia da Concutelli che da Freda, rispetto ai timers della partita di Piazza Fontana. Inizialmente c’era un piano, d’accordo con gente dei carabinieri, per poter mettere questi timers all’interno di una villa di Feltrinelli in maniera da creare un depistaggio. Altro tentativo di depistaggio su Piazza Fontana fu quello di Nico Azzi che doveva essere un depistaggio per poter….

Il Presidente interrompe: a me interessa sotto il profilo dei rapporti con Fachini.

Il teste: mi raccontava, se ricordo bene, che Fachini aveva nascosto, murato, dei timers nella villa, non vorrei dire una sciocchezza, ma mi pare anche il nome di un dirigente di Avanguardia, un certo Cristiano De Eccher, questi timers sono poi finiti nelle mani di Delle Chiaie.

Il Presidente: in che modo?

Il teste: probabilmente questo De Eccher glieli avra’ consegnati.

Il Presidente: Concutelli le parlo’ anche di bombe a mano tipo SRCM?

Il teste: Si’, che aveva ricevuto direttamente da Fachini, il quale le aveva ricevute a sua volta… Ecco Diciamo che questa e’ la prova del collegamento strettissimo fra il gruppo milanese, i veneti e ordine nuovo. Cioe’ queste bombe a mano sarebbero state rubate da Nico Azzi in qualche caserma, o al tempo che faceva il servizio militare, cioe’ dai milanesi ed erano finite poi nelle mani di Fachini. Al momento del sequestro di via dei Foraggi, Concutelli aveva delle SRCM di Fachini, non solo, ma una di queste bombe di questa provenienza, cioe’ della stessa partita che era in mano a Fachini, e’ la bomba a mano che ucciso l’agente Marino durante i famosi disordini a Milano. Sono tutte cose controllabili.

Il Presidente: per la verbalizzazione vorrei fare i riferimenti ai singoli interrogatori. Qui stiamo ai fogli 1 e seguenti dell’interrogatorio 18/1/84 p.m. Vigna.

L’avv. Lisi interrompe: gradirei sapere come intende procedere alla verbalizzazione di cio’ che sta dicendo ora Izzo, cioe’ desidereremmo sapere se viene verbalizzato quanto egli ha detto fino ad ora, con l’esattezza con le quali sta dicendo queste cose e cioe’ con i riferimenti specifici, o se invece lei, dato che stava per fare riferimento agli interrogatori precedenti, vuole invece procedere con riferimento agli interrogatori precedenti.

Il Presidente: io faccio le domande, ma i riferimenti per comodità di reperimento in sede di verbalizzazione…

L’avv. Lisi interrompe: siccome noi abbiamo dei dubbi in ordine alla corrispondenza di quanto viene dichiarato, con quello che e’ stato dichiarato prima, desidereremmo che venisse verbalizzato con l’esattezza dei particolari e soprattutto con riferimenti specifici a quello che viene detto in questo momento.

Il teste interviene: vorrei far presente che l’interrogatorio sul quale mi sta interrogando e’ il mio interrogatorio iniziale, cioe’ il tour de force di alcuni giorni, al termine del quale io mi sono riservato di specificare meglio, punto per punto, poi forse non sono piu’ stato interrogato.

Il Presidente: li percorreremo tutti i punti.

L’avv. Lisi: dato che ci sono dei riferimenti: “Freda mi disse di essere coinvolto anche lui”…. ecc, noi desidereremmo che questo venisse verbalizzato, poiche’ dalla lettura….

Il Presidente interrompe: viene verbalizzato avvocato, soltanto che quando ha risposto alla domanda possiamo anche dire a conferma dell’interrogatorio precedente.

L’avv. Lisi: no, Presidente, questo non ci trova consenzienti, perche’ molti di questi interrogatori, o molte di queste frasi non sono contenute nell’interrogatorio o comunque sono differenti, anzi direi sostanzialmente differenti.

L’avv. Lisi rivolto al PM chiede di non interromperlo in quanto ha chiesto la parola al Presidente e continua dicendo che nella verbalizzazione deve apparire anche la virgola detta oggi da Angelo Izzo.

Il Presidente conferma che tutto viene verbalizzato.

Il Presidente rivolto al teste: lei ha parlato con Signorelli di Francesco Mangiameli, ricorda cio’ che Signorelli le ha detto di Francesco Mangiameli a proposito della sua posizione politica e dell’attivita’ politica?

Il teste: faccio tutta la storia della questione: io di Mangiameli sentii parlare per la prima volta nell’inverno 1979, inizi 1980, quando Concutelli, in quel periodo mio compagno di cella a Trani, ando’ a Milano per il processo alla banda Vallanzasca in cui lui era imputato per associazione a delinquere con loro. In quell’occasione Mangiameli era a Milano per contattare Concutelli per la sua evasione e siccome Mangiameli non voleva essere identificato in aula, mandava Mauro Addis e la sorella a chiedere il permesso al PM di udienza per potersi avvicinare alla gabbia e parlargli e cosi’ loro gli portavano i messaggi di Mangiameli che appunto gli diceva che stava preparando un’evasione da Palermo per Concutelli. Al ritorno di Concutelli a Trani, mi parlo’ per la prima volta di questo Mangiameli e mi disse che Mangiameli era un suo carissimo amico siciliano dei tempi del Trocadero, che era una associazione precedente anche ai tempi in cui era al Fronte Nazionale di Borghese a Palermo, e che ora si stava dando da fare per la sua evasione. Inizialmente non diedi troppo peso a questa cosa, pero’ in seguito, quando stavo concretizzando un altro progetto di evasione da Roma,con Concutelli capito’ la combinazione di avere due processi fissati a Roma, cominciai ad interessarmi molto di piu’ di questo Mangiameli, anche perche’ malgrado i tentativi che avevano fatto di ottenere un ricovero di Concutelli in ospedale a Palermo, tentativo che praticamente falli’, ma di questo dovrebbe esistere un riscontro preciso in quanto a Trani dovrebbe esistere una cartella medica di Concutelli in cui lo stesso fingeva di avere un’ulcera. Noi ci tiravamo il sangue con una siringa avuta e lui se lo prendeva in bocca, chiamava l’infermiere e rovesciava davanti… A volte mi sono tirato il sangue anch’io per fare questo tipo di operazione. Dovrebbe esistere un preciso riscontro di un’ulcera di Concutelli nella cartella medica. Nel momento in cui questo tentativo falli’, prese forza l’idea di tentare qualche cosa nel momento in cui ci saremmo trovati entrambi a Rebibbia. Io con alcuni miei complici, con cui avevo fatto delle rapine quando ero libero, avevo degli stretti contatti in maniera di preparare questa cosa. Dissi allora di coordinare. Mangiameli si vantava di avere un gruppo, diciamo molto agguerrito e allora io dissi: “coordiniamo, facciamo prendere contatti a questi due gruppi per coordinare gli sforzi…” Proprio in questo periodo facemmo anche un minimo di attivita’, perche’ il fratello di Concutelli e i genitori di Concutelli si vedevano anche direttamente con Fioravanti e la Mambro che andavano a casa del fratello di Concutelli che era un medico a Portogruaro…

Il Presidente: questo lei da chi l’ha saputo?

Il teste: sempre da Concutelli, che tornato dal colloquio, telefonava a casa e mi diceva che questi ragazzi, che chiamava il gruppo di Mangiameli, stavano in contatto. Io gli fornii anche dei numeri di telefono per organizzare questo contatto. Preciso, dato che queste persone cercavano un fucile di assalto, io mi diedi da fare con Antonio Golia, un detenuto che si trovava a Trani per procurargli un Fal, che fu procurato da Golia e mediante Addis arrivo’ al gruppo Fioravanti. Quando stavano avvenendo queste cose, una sera, dal telegiornale, apprendemmo che Mangiameli era stato ritrovato dentro questo laghetto. Nacque chiaramente un momento di sconcerto, anche perche’ noi della situazione fuori, rispetto a Mangiameli, non sapevamo moltissimo. Sapevamo che Fioravanti e la Mambro non si presentavano con il loro nome a casa dei familiari di Concutelli e sapevamo di Mangiameli che parlava di un gruppo che si stava interessando per la sua evasione ecc. Concutelli prese tempo e disse: “faro’ in maniera di organizzarmi per Taranto, perche’ adesso con la morte di Mangiameli…”. Vivemmo anche un periodo anche abbastanza drammatico in cella, perche’ Concutelli mi svegliava di sera e mi diceva: “perche’ l’avranno ammazzato”, cioe’ mi faceva discorsi di questo tipo, cioe’ era veramente preoccupato, ecc. In seguito venni a sapere pian piano altre cose rispetto a questa storia, nell’ambiente carcerario, fino a che mi incontrai addirittura con Valerio Fioravanti, da cui seppi delle storie sull’omicidio Mangiameli, la sua versione, seppi delle storie da Nistri, da quelli di Terza Posizione sulla loro versione dell’omicidio Mangiameli, insomma una serie di cose. Io me ne feci una mia idea. Nell’ultimissimo periodo, prima della mia collaborazione, ebbi modo di incontrare Signorelli che a sua volta mi diede una versione ancora diversa su Mangiameli. Mi disse che Mangiameli era un suo uomo, una persona alla quale era molto legato e che lui aveva inserito all’interno di Terza Posizione.

Il Presidente: a che scopo?

Il teste: quello che posso dire rispetto alle versioni che mi sono state date, rispetto alla versione di quelli di terza posizione e cioe’ che Mangiameli era venuto a conoscenza di qualcosa di Fioravanti, proprio per esperienza diretta, per il contatto che aveva avuto….

Il Presidente; Signorelli disse che Mangiameli era un suo uomo, che lui lo aveva inserito in terza posizione, a che scopo lo aveva inserito?

Il teste: allo scopo di controllo rispetto a terza posizione, nella quale esistevano dei tentativi… Avevano paura che sia terza posizione che i Nar vi fossero delle variabili che potevano sfuggire al controllo dei “vecchi”.

Il Presidente: le disse qualcos’altro di Mangiameli? Cosa disse Signorelli dell’omicidio Mangiameli? Approvava o disapprovava?

Il teste: disapprovava assolutamente, anche se pero’ non mi pare che Signorelli mi disse… cioe’ rispetto a Nistri, a quelli di terza posizione, mantenne una posizione piu’ moderata. Voleva piu’ dire che era un malinteso in un certo senso, uno sbaglio dei Nar, piu’ che…

Il Presidente interrompe: cioe’ alla base dell’omicidio Mangiameli c’era un malinteso…

Il teste: secondo Signorelli piu’ un malinteso o forse anche una cattiva azione, una follia da parte di Valerio pero’ non mi pare che disse che c’erano delle “sozzerie” dietro, come era la tesi sostenuta da Nistri e da Terza Posizione. Per quanto mi risulta in maniera abbastanza certa, questa tesi e’ abbastanza improbabile da parte di Terza Posizione poiche’ Mangiameli fino a poco tempo prima di essere ucciso non sembrava avesse dubbi su Valerio e su questo gruppo al quale era legato, cosi’ ne parlava, ameno che non sia avvenuto nell’ultimissimo…

Il Presidente interrompe il teste che stava facendo una supposizione e chiede: lei ha saputo da Cavallini che Fachini gli aveva chiesto due passaporti; ricorda questo fatto?

Il teste: certo, e’ il tentativo, l’idea di uccidere Fachini di cui mi dissero sia Valerio Fioravanti che Ciavardini mi sembra. Cioe’ nel periodo o immediatamente successivo alla strage di Bologna o immediatamente precedente, ora non ricordo con sicurezza. Fachini chiese un paio di passaporti a Cavallini per muoversi.

A d.p.r.: Non ricordo piu’ se era il periodo immediatamente precedente o successivo alla strage, e’ piu’ probabile nel periodo successivo perche’ non lo presero perche’ era andato in vacanza.

La vicenda Spiazzi – sentenza appello strage di Bologna 16.05.1994

E’, dunque, compito del giudice del presente processo quello di ricercare le vere ragioni dell’omicidio Mangiameli.
L’esame della vicenda Spiazzi introduce all’approfondimento e alla comprensione del movente che la sentenza rescissa ha contrapposto a quello dell’omicidio Mattarella. Occorre premettere che nei giorni a cavallo tra la fine di agosto ed i primi di settembre il disegno di sopprimere Mangiameli era già entrato nella fase esecutiva, come risulta dalla circostanza –riferita da Stefano Soderini e citata a p.111 della sentenza 16 luglio 86 della Corte d’Assise di Roma- che “Una settimana prima dell’assassinio di Mangiameli Vale comunicò a Soderini che bisognava eliminare Ciccio e che forse lui avrebbe dovuto partecipare all’operazione e mettere a disposizione la propria autovettura”.

L’uccisione di Mangiameli fu, dunque, decisa prima della fine di agosto. Va, nel contempo, osservato che Valerio Fioravanti e la Mambro avevano trascorso due settimane, dalla metà alla fine di luglio, insieme al Mangiameli, alla di lui moglie e alla figlia, nella loro casa al mare di Tre Fontane e che attorno al 15 di agosto il Ciavardini era stato mandato a Palermo presso il medesimo Mangiameli per esservi tenuto nascosto -quando è certo che Ciavardini si era da vari mesi emancipato dalle rigide gerarchie di Terza Posizione per confluire nei NAR e partecipare alle imprese terroristiche del Fioravanti con compiti di primissimo piano-.

Se ne deve concludere che sino alla fine di luglio e ancora alla metà di agosto non solo non era stata presa la decisione di uccidere “Ciccio”, ma neppure era possibile cogliere che fossero maturate le condizioni perchè quella decisione venisse presa, dal momento che i rapporti tra Fioravanti e Mangiameli continuavano ad essere di collaborazione, di intesa e persino di convivenza. Non resta, allora, che collocare nella seconda metà di agosto l’insorgere della causa che portò Fioravanti alla risoluzione omicida.

Per quello che qui interessa della vicenda Spiazzi, è sufficiente ricordare che nel mese di luglio del 1980 il colonnello Amos Spiazzi, incaricato da un dipendente del Centro SISDE di Bolzano, si era recato a Roma e vi aveva condotto una inchiesta sui gruppi terroristici di estrema destra; le sue informazioni -che, fra l’altro, riguardavano anche le iniziative assunte da tale “Ciccio”- erano state trasfuse in un “appunto” riservato datato 28 luglio che il Centro di Bolzano aveva inviato al direttore del SISDE a Roma.

Nel mese di agosto il settimanale “L’Espresso”, a corredo dei servizi sulla strage di Bologna, aveva pubblicato una intervista al col. Spiazzi in cui questi, passando in rassegna le formazioni terroristiche di estrema destra attive sul territorio nazionale ed indicando il ruolo egemone che si apprestava a ricoprire Terza Posizione, aveva menzionato il “Ciccio” come personaggio intento a “mettere d’accordo” i “quattro gruppi” in cui a Roma si erano “divisi” i NAR “in gran disaccordo tra loro”.

L’intervista era pubblicata sul numero dell’Espresso datato 24 agosto e già in edicola il 18. Questa intervista dimostrava inequivocabilmente che “Ciccio” era pericolosamente disponibile a parlare di cose concernenti il terrorismo di cui era a conoscenza. Oggi, poi, si sa che l’intervista pubblicata dall’Espresso rifletteva conoscenze acquisite dallo Spiazzi nel luglio, ma chi la leggeva sull’Espresso del 24 agosto nell’ambito dei servizi sulla strage del 2 agosto poteva ricavarne una cosa sola, e cioè che Spiazzi avesse riferito di contatti avuti con “Ciccio” in conseguenza della strage e, quindi, necessariamente dopo la strage medesima.

Il comportamento di “Ciccio” si presentava, quindi, come doppiamente pericoloso. E’ certo, ancora, che il Mangiameli si riconobbe subito nel “Ciccio” dell’intervista. Rosaria Amico, la moglie, ha dichiarato al G.I. di Bologna il 21.12.83: “Ricordo con sicurezza che mio marito si identificò nel ‘Ciccio’ di cui all’intervista sull’Espresso dell’agosto 80 di Amos Spiazzi … Mio marito, … dopo la lettura dell’intervista aveva detto: ‘Questi mi vogliono incastrare’ …”. Francesco Mangiameli era tanto consapevole del pericolo a cui lo aveva esposto l’intervista dello Spiazzi che, non appena letto quel numero dell’Espresso si era affrettato a sloggiare Ciavardini, per l’evidente timore che potesse essere trovato un terrorista di quel calibro nei locali procurati da lui. A conferma di quella consapevolezza, inoltre, va ricordato che di lì a pochi giorni sarebbe stata spedita (il timbro postale reca la data del 30 agosto) una lettera anonima alla Squadra politica della Questura di Palermo che si accerterà scritta da Alberto Volo, amico strettissimo e sodale politico del Mangiameli; lettera che conteneva un testuale riferimento (“… non sopporto i travestiti”) al titolo dell’intervista a Spiazzi (“neri, rossi e travestiti”) ed una esplicita incolpazione per la strage di Bologna di alcuni esponenti di Terza Posizione di Palermo tra i quali Mangiameli e Volo; lettera che è stata interpretata -con ineccepibile logica- come l’espressione della volontà degli stessi Mangiameli e Volo di provocare l’accertamento della loro presenza a Palermo in quei giorni e della conseguente loro estraneità alla strage.

D’altra parte, che Mangiameli avesse percepito correttamente l’intenzione di Spiazzi di “incastrarlo” è stato confermato da un documento sequestrato presso l’abitazione dello stesso colonnello. In tale documento (che s’inizia con le parole “Il dottor Prati” e in cui il militare parla di sé in terza persona) espressamente lo Spiazzi afferma che si servì dell’intervista all’Espresso per far convergere le indagini proprio sul “Ciccio”, dopo avere visto che le informazioni che aveva fatto pervenire al SISDE con la sua relazione del 22 luglio erano state, secondo il suo assunto, volutamente equivocate ed indirizzate, così, su Chicco Furlotti.

Il col. Spiazzi, dal canto suo, era conosciuto per i suoi trascorsi come aderente al movimento golpista “Rosa dei venti”; ancora, per essere un personaggio bene introdotto negli ambienti della destra e, nello stesso tempo, vicino ai Servizi di informazione. Egli era, dunque, un soggetto cui si poteva fare tranquillamente credito di avere effettivamente raccolto di prima mano quelle informazioni. Fatte queste premesse, occorre por mente alla circostanza che le implicazioni dell’intervista e, specificamente, la pericolosità delle “chiacchiere” di Mangiameli sarebbero state inevitabilmente avvertite anche da altri, in particolare da chi aveva avuto diretti coinvolgimenti nella strage.

Sulle spiegazioni fornite sull’omicidio Mangiameli – sentenza appello strage Bologna 1994

Valerio Fioravanti, che aveva voluto la eliminazione del Mangiameli, e la sua compagna Francesca Mambro hanno dato giustificazioni del delitto che nel tempo sono variate, ovvero che si sono sommate tra loro. Così, essi hanno addebitato al Mangiameli di essersi dimostrato un codardo e un inetto nelle imprese organizzate per rapinare le armi necessarie per far evadere Concutelli; di essere pericoloso perché in grado di rivelare i progetti di evasione del Concutelli medesimo; di essersi appropriato di denaro che apparteneva al movimento di T.P.; di essersi fatto dare due volte, una da loro e una da Giorgio Vale, il denaro per acquistare delle armi o per pagare la caparra dell’appartamento di Gandoli (Taranto); di avere strumentalizzato i giovani del movimento; di avere espresso giudizi negativi su Giorgio Vale per il solo fatto che costui era mulatto. Essi hanno anche sostenuto di avere voluto impedire che Mangiameli, che aveva dimostrato di avere bassissime qualità morali, raccogliesse la guida di T.P. dopo la fuga di Fiore e di Adinolfi.

A. E’ sintomatico, tuttavia, ed eccezionalmente rilevante che coloro che hanno preso parte all’esecuzione del crimine, Giorgio Vale e Cristiano F., non ne abbiano mai conosciuta la ragione. Walter Sordi ha riferito (14 ott. 83 al G.I. di Bologna): Vale … parlando con Nistri e Zurlo disse che neppure lui sapeva perché Mangiameli fosse stato ammazzato, ma che era stato Valerio ad ordinarlo”.
Cristiano F., dal canto suo, che dopo il fatto aveva ripetutamente incalzato il fratello per essere messo a parte di quelle ragioni, ha rivelato (26 marzo 86 al PM di Firenze) : “Dai discorsi fattimi la mattina capii che avevano deciso di agire non solo nei confronti del Mangiameli ma anche nei confronti di sua moglie e perfino della bambina. Mio fratello Valerio quella mattina che ci vedemmo diceva che al limite interessava più la bambina dello stesso Mangiameli. Comunque, la mattina le motivazioni delle azioni da compiere contro il Mangiameli erano sempre le solite e cioè la questione dei soldi, la questione della evasione di Concutelli. Fu poi compiuto l’omicidio del Mangiameli e come ho detto, sua moglie non venne all’appuntamento. Il giorno dopo rividi Valerio e lui era fermo nel suo proposito di andare in Sicilia per eliminare la moglie e la bambina di Mangiameli, e diceva che bisognava agire in fretta prima che venisse scoperto il cadavere di Mangiameli e la donna potesse fuggire. Io non riuscivo a capire questa insistenza nell’agire contro la moglie e la figlia di Mangiameli, una volta che questo era stato ormai ucciso e allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi al Mangiameli e relativi, sempre, all’evasione di Concutelli oltre ad appoggi di tipo logistico in Sicilia … Mi disse Valerio che per decidere l’omicidio del politico siciliano vi era stata una riunione in casa Mangiameli e in casa vi erano anche la moglie e la figlia di Mangiameli, riunione cui aveva partecipato anche uno della Regione Sicilia che aveva dato le opportune indicazioni e, cioè, la ‘dritta’ per commettere il fatto. Mi disse Valerio che al fatto di omicidio avevano partecipato lui e Cavallini e che Gabriele De Francisci aveva dato loro la casa…. L’azione contro la moglie e la figlia di Mangiameli veniva motivata da Valerio col fatto che esse erano state presenti alla riunione: diceva Valerio che una volta ucciso il marito esse erano pericolose quanto lo stesso Mangiameli. Poi l’azione contro le due donne non avvenne in quanto il cadavere di Mangiameli fu poco dopo ritrovato”.
Ora, queste dichiarazioni contengono più di uno spunto di riflessione che non si tralascerà di approfondire più avanti; ma, quella che va qui esaminata è la motivazione che, dopo insistenti richieste, Valerio Fioravanti aveva propinato al fratello : la circostanza che il Mangiameli fosse stato testimone nella sua casa di Palermo degli accordi presi da Valerio con altre persone del luogo in vista dell’omicidio del politico siciliano Piersanti Mattarella.
Ebbene, questa ipotesi di movente era già stata efficacemente confutata dalla sentenza di primo grado (p.699) ma, dopo essere stata ripresa dalla sentenza di appello ed essere stata posta sullo stesso piano di credibilità dell’ipotesi accusatoria, è stata censurata dalla Corte di Cassazione sotto il profilo del mancato “approfondimento critico sulla plausibilità di un collegamento logico tra la supposta riunione, dianzi cennata, e l’omicidio del Mangiameli”. Al riguardo, la S.C. ha rilevato che “la complicità del Mangiameli per avere partecipato alla riunione in cui era stato deciso l’assassinio del presidente della Regione Siciliana, escludeva il pericolo che egli rivelasse la responsabilità del Fioravanti, rimanendo per ciò stesso esposto a dover confessare la sua”. Ha osservato, in secondo luogo, la S.C. “che dall’omicidio del Mattarella erano decorsi circa otto mesi, durante i quali il Fioravanti si era incontrato con l’amico Mangiameli, aveva progettato con lui l’evasione del Concutelli, si era fatto aiutare a costituire la base per l’operazione, ed era stato ospite a casa sua”.
Sul punto non v’è, proprio, nulla da aggiungere, se non che nelle sue difese giudiziarie Valerio F. non ha mai prospettato questa motivazione. Com’è ovvio, d’altra parte, perché il farlo avrebbe comportato anche la confessione dell’omicidio Mattarella per il quale, al contrario, l’imputato ha sempre respinto ogni responsabilità.

B. L’eventualità che Mangiameli fosse pericoloso perché sapeva del progetto di evasione di Concutelli rasenta l’assurdo: in primo luogo, perché Mangiameli era addirittura il promotore di quella iniziativa e, per ragioni analoghe a quelle evidenziate dalla S.C. in relazione all’omicidio Mattarella, egli aveva da temere più di ogni altro dalla divulgazione del piano al di fuori dell’ambiente. In secondo luogo, va ricordato che quel progetto era in via di realizzazione già da molti mesi ed è pacifico che era conosciuto da molte persone, specie nell’ambiente carcerario, oltre che in tutto l’ambiente della destra eversiva.

C. In ordine agli altri moventi proposti dagli imputati (questioni di denaro, codardia e inettitudine, avversione per Vale e così via) va, in primo luogo, notato che nell’ambiente nessuno vi aveva creduto, così come ha riferito Walter Sordi (interr. 14 ott.83 cit.) : “Per quanto si sa nell’ambiente, il movente dell’omicidio Mangiameli è da ricercare non tanto in questioni di interesse, infatti Mangiameli aveva dato ampie dimostrazioni di onestà, quanto in dissidi personali con Fioravanti”.
In secondo luogo, va osservato che già per il solo fatto di essere molteplici e non omogenei, quei moventi palesano il loro limite quanto a plausibilità, oltre che la loro inconsistenza una volta che siano presi singolarmente.
Il Fioravanti, rispondendo ad una specifica contestazione al riguardo, ha sostenuto (udienza 11 nov.89, p.10, in grado di appello e ud. 5 nov. 93, p.3) che in quegli anni era stato sufficiente anche molto meno per sopprimere dei compagni di lotta caduti in disgrazia e, a riprova della sua affermazione, ha elencato una decina di giovani che furono eliminati da lui o dal suo gruppo per motivi più o meno importanti.
Su questo punto, la Corte ritiene che non vi sia bisogno di analizzare le abitudini omicidiali dell’imputato, essendo sufficiente rilevare che è stato lo stesso Fioravanti a fare giustizia di tutti quei moventi quando, messo alle strette dal fratello, li ha totalmente ignorati (vedasi interr. 26 mar.86 cit.).

D. Le dichiarazioni di Cristiano F. testé menzionate inducono, poi, ad una ulteriore considerazione. Invero, non può sfuggire che Valerio F. -al pari di quanto sarebbe stato suo onere in questo procedimento- doveva giustificare a Cristiano il piano omicida nella sua interezza, comprensivo, cioè, anche del proposito di eliminare la moglie e la bambina di Mangiameli. In proposito, va ricordato -per quanto si è detto più sopra- che il Fioravanti ha certamente mentito al fratello nell’indicare le riunioni per l’omicidio Mattarella come la causa della soppressione di Mangiameli. Ebbene, questa accertata menzogna comporta, altresì, che resti totalmente privo di giustificazione il proposito di uccidere anche la moglie e la figlia di Mangiameli, le quali -è bene notarlo- non c’entravano nulla con la codardia, la sottrazione di denaro, l’avversione per un ragazzo di pelle scura e ogni altro comportamento proprio della vittima.
Si tratta, dunque, di un ulteriore interrogativo a cui gli imputati non hanno saputo dare risposta.

E. Gli imputati e le loro difese hanno sostenuto che il movente dell’omicidio Mangiameli sarebbe stato accertato nel processo che ha avuto per oggetto specifico quella vicenda criminosa. La lettura della sentenza 16 luglio 86 citata permette di affermare che la tesi difensiva non risponde al vero.
La sentenza della Corte d’Assise di Roma, infatti, dopo avere riportato fedelmente le motivazioni prospettate dagli imputati (pp.112-116), chiude la trattazione di questo tema affermando “che il significato di ‘faida politica’ ovvero di ‘giustizia rivoluzionaria’ dell’orribile episodio già traluceva da un comunicato diffuso da Terza Posizione in occasione del funerale di Mangiameli ed è stato ribadito, successivamente, dal volantino 23 ottobre 1981 a firma ‘Nuclei Armati Rivoluzionari -Gruppi di Fuoco Franco Anselmi’ elaborato dal nucleo armato, del quale faceva parte Francesca Mambro, che aveva compiuto gli attentati alla vita del capitano di polizia Francesco Straullu e della guardia scelta Ciriaco Di Roma” (p.131); segue, quindi, una rapida rassegna del contenuto di quest’ultimo comunicato, finché si giunge ad affermare : “Concludendo, vi è sicura prova che il piano criminale per l’eliminazione di Mangiameli … si inseriva nel più vasto progetto di attentare alla vita di altri esponenti di Terza Posizione, nell’ambito di una ‘lotta’ in cui la violenza era il mezzo per far valere, secondo la perversa e spietata logica della liquidazione fisica degli avversari, le istanze politiche di gruppo” (p.133).
Ora, emerge con tutta evidenza dalle frasi riportate che la sentenza di Roma si limita a registrare le prospettazioni degli imputati e dei loro comunicati, ma non prende posizione nei confronti dei medesimi, né spiega le ragioni del preteso contrasto del gruppo di Fioravanti con Terza Posizione.
Tuttavia, -e in ogni caso- quelle generiche considerazioni finali non debbono trarre in inganno, perché i giudici romani si erano premurati di chiarire preventivamente (p.105, nota 1) che il tema di indagine connesso alla ricerca del movente esulava dalla loro competenza, onde ne lasciavano espressamente la soluzione a chi di dovere: “Il P.M. di udienza, agganciando il discorso a una dichiarazione di Cristiano Fioravanti circa uno scambio di ‘favori’ tra il fratello e Mangiameli, ha adombrato la tesi che quest’ultimo possa essere stato eliminato anche perché a conoscenza di gravissimi fatti di natura terroristica riguardanti Valerio Fioravanti e altri della sua banda; Sara Amico avrebbe rappresentato un pericolo perché sapeva del ‘progetto Concutelli’ ma anche perché, forse, avrebbe potuto aver appreso qualcosa in ordine a tali fatti.
Ma trattasi di ipotesi connesse ad implicazioni e a episodi delittuosi (omicidio Mattarella; strage di Bologna) che sono tuttora oggetto di accertamento da parte delle competenti Autorità giudiziarie”.

F. L’ultima notazione deve essere riservata al fatto che il delitto fu rivendicato soltanto un anno più tardi, con il già ricordato volantino diffuso il 23 ottobre 81 dopo l’omicidio Straullu. In esso si diceva: “… Precedentemente abbiamo giustiziato il demenziale profittatore Francesco Mangiameli, degno compare di quel Roberto Fiore e di quel Gabriele Adinolfi …”.
Ciò che colpisce è la assoluta vaghezza della rivendicazione, vaghezza che è acuita dal contrasto con la specificità con cui sono motivate tutte le altre ‘eliminazioni’ elencate nel medesimo documento: agli agenti Straullu e Di Roma viene addebitato di essere stati “i mercenari-torturatori della Digos”, a Luca Perucci e a Marco Pizzari di essere stati “infami delatori”, con specificazione di situazioni e persone oggetto delle delazioni.
Ebbene, la tardività e la oscurità della rivendicazione, sommate al fatto che il cadavere del Mangiameli era stato zavorrato, portano ad evidenziare un intento degli assassini per il quale tanto le ragioni dell’omicidio come l’omicidio medesimo dovevano restare segreti per gli stessi militanti dell’area eversiva cui tutti appartenevano. Situazione, questa, che è in contrasto con le regole più elementari della funzione didattica -di esempio e di monito- che quelle esecuzioni normalmente assolvono nell’ambito degli adepti.

Omicidio Mattarella – articolo Alberto Di Pisa 12.07.2016

A meno di un anno dall’uccisione di Michele Reina, il 6 gennaio 1980, in via Libertà, una delle principali strade di Palermo, sotto gli occhi della moglie, veniva ucciso il presidente della Regione Piersanti Mattarella. Le indagini fecero emergere indizi a carico di esponenti della destra eversiva quali Valerio “Giusva” Fioravanti; si indirizzarono verso la pista del terrorismo nero a seguito delle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti secondo cui il fratello gli avrebbe detto di essere stato lui stesso, insieme con Gilberto Cavallini, l’esecutore materiale dell’omicidio di Piersanti Mattarella.

L’indagine si presentava particolarmente complessa in quanto bisognava capire se la “pista nera” fosse alternativa rispetto a quella mafiosa oppure si compenetrasse con quella mafiosa.Quest’ultima ipotesi era di particolare importanza dato che, ove accertata, avrebbe costituito la prova di una saldatura tra diverse organizzazioni criminali (mafia e terrorismo) e sarebbe forse stata idonea a spiegare altre vicende del nostro Paese. Questa compenetrazione non è stata accertata giudiziariamente dato che i giudici, esclusa la responsabilità Di Valerio Fioravanti, ritennero che ad ordinare l’omicidio fosse stato Totò Riina che per tale omicidio venne condannato all’ergastolo insieme ai soliti Michele Greco, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò e Nenè Geraci, tutti componenti della cupola mafiosa. Rimasero sconosciuti gli esecutori materiali; circostanza questa anomala nei delitti di mafia nei quali in genere vengono individuati gli esecutori materiali ma non i mandanti.

In questi giorni si apprende dalla stampa che la Procura della Repubblica di Palermo avrebbe riaperto le indagini in direzione della “pista nera” che allora, come si è detto, non portò ad alcun risultato giudiziario rilevante dato che Giusva Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, rinviati a giudizio e processati quali esecutori materiali del delitto, vennero assolti malgrado alcuni terroristi neri pentiti li avessero indicati appunto quali esecutori materiali dell’omicidio. Lo stesso Cristiano Fioravanti, che aveva accusato il fratello Giusva, ritrattò le accuse. L’avvocato Crescimanno che ha sollecitato la riapertura delle indagini, ha dichiarato : “la mafia c’entra, certo che c’entra. Ma quello di Mattarella lo ritengo un omicidio più politico che mafioso”

Secondo le prime indagini l’omicidio sarebbe stato eseguito da Giusva Fioravanti su richiesta di Pippo Calò, elemento di spicco di Cosa Nostra e della banda della Magliana a Roma. Indusse allora a ritenere il coinvolgimento di Valerio Fioravanti il fatto che l’omicidio venne rivendicato con la sigla di Nuclei fascisti rivoluzionari, la stessa sigla cioè con la quale erano stati rivendicati alcuni attentati commessi a Roma dallo stesso Valerio e dal fratello minore Cristiano. La rivendicazione perveniva all’ANSA di Palermo, alle 14,45 del 6/1/1980: qui Nuclei fascisti rivoluzionari, rivendichiamo l’uccisione dell’On. Mattarella in onore dei caduti di Acca Laurentia” . Cristiano Fioravanti disse in proposito . “Prendo atto per la prima volta che con la sigla Nuclei fascisti rivoluzionari fu rivendicato anche l’omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione siciliana. Io ho sempre espresso la convinzione che gli autori materiali di quest’omicidio fossero mio fratello e Cavallini coinvolti in ciò dai rapporti equivoci che stringeva Mangiameli (altro estremista di destra, n.d.r.) in Sicilia (….). Peraltro mi risultava che in quei giorni mio fratello e Cavallini e Francesca Mambro erano in Sicilia per loro contatti con Mangiameli. Quando furono pubblicati gli identikit degli autori materiali dell’omicidio Mattarella sui giornali ricordo che mio padre esclamò per la somiglianza degli identikit con mio fratello e Cavallini che io stesso avevo rilevato immediatamente : “Hanno fatto anche questo”.

Si accertò inoltre che all’epoca dell’omicidio Mattarella, Giusva Fioravanti si trovava certamente in Sicilia. Nell’interrogatorio reso al giudice istruttore di Roma il 28.10.1982 dichiarava Cristiano Fioravanti: “Un altro episodio delittuoso che, senza averne le prove istintivamente ricollego a mio fratello Valerio è stato l’omicidio di un personaggio siciliano, non so dire se un uomo politico o un magistrato, che venne ucciso in una piazza, o in una strada di Palermo, in presenza della moglie. Si era nel luglio 1980 e Valerio era in Sicilia ospite di Mangiameli e, all’epoca, progettava l’evasione di Concutelli ed una rapina in una mega gioielleria di Palermo.Nel vedere gli identikit, convenni, assieme a mio padre che sembravano somigliare moltissimo sia a Valerio che a Gigi (Cavallini nd.r).

Dopo avere ritrattato le dichiarazioni accusatorie nei confronti del fratello, il 26/3/1986 chiedeva di essere ascoltato dal PM di Firenze al quale riferiva : “ (…) Ed allora voglio dire quello che so sull’omicidio Mattarella. (….). E allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi da Mangiameli e relativi sempre alla evasione di Concutelli, oltre ad appoggi logistici in Sicilia (….)Mi disse Valerio che, per decidere l’omicidio del politico siciliano vi era stata una riunione in casa Mangiameli e in casa vi erano anche la moglie e la figlia di Mangiameli, riunione cui aveva partecipato anche uno della regione Sicilia che aveva dato le opportune indicazioni e cioè la “dritta” per commettere il fatto.

Mi disse Valerio che al fatto di omicidio avevano partecipato lui e Cavallini e che Gabriele De Francisci aveva dato loro la casa….in un luogo non lontano da quello ove si svolse il fatto di omicidio”.

In effetti accertammo che Gabriele De Francisci, altro terrorista nero, disponeva di una abitazione nella via Ariosto di Palermo, a poco distanza dal luogo dove fu commesso l’omicidio. Mangiameli verrà ucciso da Valerio Fioravanti che intendeva uccidere anche la moglie e la figlia in quanto essendo state le stesse presenti alla riunione, una volta ucciso il marito, erano pericolose quanto lo stesso Mangiameli. L’uccisione delle due donne non avvenne essendo stato poco dopo rinvenuto il cadavere di Mangiameli. Queste dichiarazioni venivano poi confermate dal Cristiano Fioravanti al Giudice istruttore di Palermo il 29/3/1986.

Va peraltro detto che dinanzi alla Corte di primo grado Cristiano Fioravanti si avvalse della facoltà di non rispondere. Un riscontro alle dichiarazioni di Cristiano Fioravanti sembrò il riconoscimento che la moglie del Presidente fece individuando in Giusva Fioravanti uno degli esecutori materiali dell’omicidio del marito.

A seguito di ricognizione fotografica effettuata il 19.3.1984 dichiarò la signora Mattarella: “…debbo comunque dire che ho provato una forte sensazione nel vedere le fotografie di Giusva Fioravanti. Lo stesso Fioravanti è quello che più corrisponde all’assassino che ho descritto nell’immediatezza dei fatti”. Il 25/9/1986 veniva effettuata una ricognizione formale (alla quale chi scrive partecipò a Roma insieme a Giovanni Falcone). In questa sede la signora Mattarella dichiarò : “Riconosco con certezza nell’individuo posto alla mia sinistra quel Fioravanti Valerio la cui fotografia ho visto più volte sui giornali. In particolare l’altezza coincide e lo stesso dicasi per quanto si riferisce alla fisionomia. (….) In sostanza quando dico che è probabile che nel Fioravanti si identifichi l’assassino ho inteso dire che è più che possibile che lo stesso sia autore dell’omicidio, ma che non sono in grado di formulare un giudizio di certezza”

I giudici di appello, così come i giudici di primo grado, non ritennero tuttavia del tutto attendibile la ricognizione. Si legge infatti nella sentenza: “Senonchè, in data 8/7/1986, nel confermare i precedenti interrogatori la vedova Mattarella non si esprimeva più in termini di certezza, mentre, nell’esame dibattimentale ritornava ad indicare, con quasi assoluta sicurezza, nel Fioravanti, il killer del marito” (sentenza di appello pag.296). I giudici quindi avanzarono delle perplessità in ordine al riconoscimento effettuato dalla vedova Mattarella, intervenuto a distanza di anni dal delitto ed espresso in termini di semplice probabilità avendo parlato sempre di notevole somiglianza e non di certezza. E ciò a maggior ragione considerato che tanto Buscetta che Marino Mannoia avevano escluso categoricamente che all’attentato avessero partecipato elementi estranei a Cosa Nostra, indicando addirittura i mafiosi che avrebbero eseguito il delitto (Salvatore Federico, Francesco Davì, Santo Inzerillo ed Antonino Rotolo).

Il collaboratore Di Carlo, poi, rivelò di avere appreso da Bernardo Brusca che il “Killer” che aveva esploso i colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di Mattarella si identificava nel mafioso Nino Madonia che tra l’altro presentava una notevole somiglianza con il Fioravanti che, come quest’ultimo, aveva gli occhi chiari e dall’espressione glaciale. In effetti l’esame delle fotografie dei due soggetti e delle schede antropometriche evidenziò una notevole somiglianza tra i due. Tutti i collaboratori poi, sentiti in dibattimento, dichiararono unanimemente che il delitto era stato deliberato dalla ”commissione” con il consenso di tutti i componenti dovendosi escludere qualsiasi coinvolgimento di soggetti esterni all’organizzazione mafiosa e in particolare di terroristi neri.

Per quanto riguarda le ritrattazioni di Cristiano Fioravanti, alternate a dichiarazioni accusatorie, le stesse però potrebbero trovare una giustificazione nel tentativo, sotto le spinte dei familiari, di alleggerire la posizione del fratello. E d’altra parte non si vede per quale ragione Cristiano Fioravanti avrebbe dovuto formulare delle false accuse nei confronti del fratello Valerio.                                 

La pista nera nell’omicidio Mattarella emerse anche nel 1993 dai documenti della Commissione parlamentare antimafia in occasione della audizione di Angelo Izzo, terrorista di destra ed autore del massacro del Circeo che era ben a conoscenza dell’ambiente della eversione nera. Si legge infatti nei documenti della Commissione: “Qualche mese dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella, il neofascista (Izzo) aveva aggiunto che era stato proprio Bontate a commissionare l’omicidio Mattarella ai “camerati”. Cristiano Fioravanti ritratterà le accuse mosse al fratello sostenendo di essere stato indotto a ciò da Izzo che avrebbe voluto rendersi utile ai giudici per potere trarre dei benefici nella sua situazione carceraria. Nel corso poi di un confronto tra Izzo, e Cristiano Fioravanti affermava il primo : “ …..Sia Valerio che Concutelli mi dissero che erano la mafia e gli ambienti imprenditoriali legati alla massoneria, nonché esponenti romani della corrente democristiana avversa a quella di Mattarella a volere la morte dell’On. Mattarella. Valerio mi disse che questi ambienti, mandanti   dell’omicidio Mattarella si erano fidati di lui poiché vi era stata la garanzia della sua persona direttamente dagli ambienti della Magliana a Roma….”.

Queste affermazioni trovavano poi conferma in altrettanto affidabili dichiarazioni di Sergio Calore, altro terrorista di destra. Anche le dichiarazioni di Izzo, che venne imputato di calunnia, non furono ritenute attendibili dai giudici. Scrissero in proposito sia i giudici di primo grado che quelli di appello a proposito di Izzo : “ Del resto, l’attività di “investigatore carcerario” e di promotore di false collaborazioni (oggetto di personali ricostruzioni e proprie deduzioni logiche) dell’Izzo emerge in tutta la sua evidenza”

Va peraltro osservato, per ciò che riguarda il riferimento fatto da Izzo a Bontate, che, come sostenuto dall’Accusa, sono stati accertati rapporti tra terroristi neri ed esponenti della banda della Magliana, a sua volta collegata a Pippo Calò, il che potrebbe fare pensare ad una saldatura tra elementi di Cosa Nostra e terroristi neri.

Altri personaggi dell’estrema destra (Paolo Bianchi, Sergio Calore, Stefano Soderini, Paolo Aleandri)confermarono le accuse mosse da Cristiano Fioravanti al fratello in ordine alla di lui partecipazione all’omicidio Mattarella. Anche tali dichiarazioni non furono peraltro ritenute attendibili dai giudici trattandosi di “testimonianze “de relato”, fondate su confidenze ricevute dallo stesso Cristiano Fioravanti e da un altro estremista di destra, Roberto Nistri” (sent. di appello pag.305, vol. 3, parte prima).

Fonte: http://www.siciliainformazioni.com/fonso-genchi/367389/1-uno-della-regione-sicilia-decise-lassassinio-di-mattarella

Elio Cioppa – verbale di udienza 16.11.1987 seconda parte

Il presidente: davanti a Cudillo lei parlo’ di aver incontrato Gelli, in un primo momento nello studio di Occorsio. Normalmente “incontrare” significa conoscersi, avere un incontro. Non preciso’ in quella occasione che invece avevo soltanto visto passeggiare Gelli e qualcuno le aveva detto “quello li’ e’ Gelli”? Cosa che poi era finita lì perche’ poi lei dice che lo conobbe successivamente nel ’78 all’Excelsior. Come mai quando fu interrogato da Cudillo non disse che non si era trattato di un incontro, ma si era trattato cosi’, di una conoscenza di vista?

Il teste: mi e’ stato soltanto indicato, non l’ho ma conosciuto, vorrei essere chiaro su questo punto perché non ho mai conosciuto il signor Gelli prima…

Il presidente interrompe: cioe’ lei dice che la conoscenza e’ avvenuta successivamente…

Il teste interrompe: esatto, perche’ mi e’ stata indica percio’…. Ma la mia prima volta che conobbi Gelli stato esattamente nel settembre ’78 davanti all’hotel Excelsior.

Il presidente: quindi questa frase: “ho incontrato” deve essere…

Il teste interrompe: ho incontrato perché all’insistenza del dr. Cudillo, se l’avessi mai visto prima, etc., dissi che ritenevo di averlo incontrato possibilmente nei corridoi o nello studio del dr. Occorsio negli anni antecedenti, cioe’ nel ’75 – ’76 quando si trattava di sequestri di persona.

Il presidente: intendendo dire che l’incontro era consistito nel fatto… Il teste interrompe: nel vederlo, non nell’incontrarlo.

Il presidente: e di essere nello stesso luogo ma senza avvicinarsi, senza parlare, senza conoscenza.

Il teste: anche perche’ non potevo conoscerlo di vista perche’ non c’erano fotografie del personaggi all’epoca, quindi per forza mi e’ stato indicato.

Il giudice a latere: nel suo colloquio con il dr. Minna, che lei adesso sposta all’83, cioe’ mi sembra che sia posteriore anche all’audizione davanti alla P2… Lei ci dice che attraverso l’aiuto del dr. Minna, non so in base a quali dati, arrivaste a stabilire che lei doveva aver visto Gelli a Firenze e non a Roma.

Il teste: si’.

Il giudice a latere continua: come puo’ pero’ escludere questa circostanza, ammesso che la ricostruzione sia esatta, che lei l’avesse visto anche a Roma nello studio o nel corridoio antistante l’ufficio di Occorsio? Io e’ questo che vorrei capire.

Il teste: se le dico che era un ricordo sfumato… Quindi e’ possibile che io abbia sbagliato. O a Roma o Firenze, perche’ il dr. Minna mi aiuto’ soltanto in senso, a dirmi che non era mai stato in tribunale a Roma, e se lei l’ha dovuto vedere, se glielo hanno indicato, glielo hanno indicato a Firenze.

Il presidente: come faceva Minna a sapere che Gelli non e’ mai stato al tribunale di Roma? E’ come se io qui stando a Bologna dicessi: no, non e’ possibile che tizio sia andato al tribunale di Roma. E’ una cosa un po’ avventuristica come affermazione, perche’ io non posso sapere se qualcuno va al tribunale di Roma stando a Bologna.

L’avv. Calvi: il teste dichiara che non poteva essere a quell’incontro perche’ il Gelli non ando’ mai tribunale di Roma.

Il giudice a latere: questo e’ quanto ha dichiarato i teste.

Il p.m.: ma era proprio questo il motivo per cui era stato convocato a Firenze?

Il presidente: quale fu il motivo della sua convocazione a Firenze?

Il teste: venni interrogato in seguito al verbale che resi al dr. Cudillo, un po’ su tutti i punti.

Il p.m.: in particolare su eventuali responsabilita’ comunque sulla presenza o meno di Gelli nell’anticamera del dr. Occorsio in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste interrompe: no… Su tutti i punti del verbale non solo su questo punto.

Il p.m.: ma in riferimento all’omicidio Occorsio.

Il teste: si’, in riferimento alla cattura e se avevo fatto o meno indagini sull’omicidio Occorsio, cosa che non ho fatto e dovetti dire a lui che non avevo esperito le indagini e che le aveva esperite la Digos. Il p.m.: vi è un rapporto del dr. Cioppa, datato 1976, in cui si fa riferimento e collegamento con la P2 definita il ramo piu’ reazionario di una consorteria con i sequestri di persona e con le trame nere. Questa ! La questione che gli viene piu’ volte contestata in sede di commissione parlamentare P2. E’ vero che nel 1976 egli redasse un rapporto, in cui metteva in collegamento i sequestri di persona con le trame nere e con la presenza di Minghelli e della P2?

Il teste: no, il rapporto non era in questo senso, i rapporti che io ho fatto erano relativi agli imputati Bergamelli e Minghelli etc. Di reati comuni. Per quanto riguarda il rapporto dell’anno ’76, era un rapporto, in cui doverosamente riferii alle autorità giudiziarie che alcuni di organi di stampa avevano riferito che la P2 era collegata al fenomeno dei sequestri di persona, cosa che io ritenni doveroso segnalare alla autorita’ giudiziaria.

Il p.m.: e alle trame nere, dr. Cioppa.

Il teste: indubbiamente, non mi ricordo i rapporti, indubbiamente anche le trame nere.

Il p.m.: in pratica il dr. Cioppa fa il ritagliatore di giornali a quello che ho capito. Ritaglia i giornali e poi va a chiedere a Gelli, che cosa?…. Il teste: dottore io non faccio il ritagliatore di giornali, io faccio il poliziotto. E se mi consente con mio grande sacrificio…..

Il p.m. interrompe: io lo so che lei fa il poliziotto dr. Cioppa, non lo metto in dubbio…

Il teste continua: e se mi consente io non ho mai fatto il ritagliatore di giornali, ma riferisco doverosamente alla autorita’ giudiziaria quanto mi viene riferito.

Il p.m.: quando viene posta questa contestazione in sede di commissione P2, il dr. Cioppa risponde: “le ho detto che io dirigevo un centro che non trattava questa materia” -cioè trame nere e P2- “che io avevo dovuto lasciare e che non mi competeva per funzioni.” ora, questa risposta è assolutamente non vera poiché il teste nell’80 si occupa di trame nere, di terrorismo e quindi poteva indagare perché il Sisde lo incarica, il generale Grassini lo incarica di questo, addirittura partecipa ad un rapporto sull’eversione nera. Per quale motivo egli non fece oggetto di indagine il Gelli, ma ne fece invece fonte di informazione e di direzione dell’indagine?

Il teste: innanzi tutto volevo fare presente che il mio centro è di Roma e non era di Bologna. E poi ho fatto decine di rapporti su tutto cio’ a cu lei si riferisce. Sono agli atti del Sisde, lei può constatare quanti ne vuole; e poi Gelli io non l’ho scelto come fonte confidenziale. Ho fatto presente che mi rivolsi a Gelli come mi sono rivolto a centinaia di altre possibili fonti confidenziali in merito al complotto internazionale e che al termine di tutte queste indagini sul complotto internazionale nulla è emerso in merito, per quanto mi concerne.

Il p.m.: il dott. Cioppa dice: “io all’epoca ero capocentro del Centro 2, e quindi ritenni che un agente del servizio segreto, quanto meno avrebbe dovuto spiare i documenti e carpire i segreti di quest’uomo” cioè licio Gelli “che a detta di molti dovevano essere parecchi, i segreti”. Ne ha carpito qualcuno di segreto?

Il teste: no, purtroppo no, perché come lei ha visto nulla ho saputo in merito, anche se c’è stato chiaramente da parte mia un tentativo di carpirne quanto meno qualcuno.

Il p.m.: risulta agli atti del Sisde, che egli venne incaricato di identificare questo Ciccio dell’area eversiva della destra Romana, persona nota sia a Roma che a Palermo. La risposta fu negativa e avvenne a distanza di tempo. In questo influi’ anche la indicazione di Gelli secondo la quale avevano sbagliato tutto e gli autori della strage andavano cercati in campo internazionale?

Il teste: io non ricordo questo episodio, se me lo vuole ricordare.

Il p.m.: risulta dal rapporto.

Il presidente: lei si è occupato, a seguito di un’intervista fatta da spiazzi nella quale indicava in un certo Ciccio, che poi si seppe essere Francesco Mangiameli?…. Lei si occupo’ di Francesco Mangiameli? Di scoprire chi era questo Ciccio?

Il teste: nossignore non mi sono mai occupato, non mi ! Stato mai…

Il p.m.: comunque risulta agli atti.

Il presidente: ricorda questa intervista di Spiazzi?

Il teste: nossignore. Tutto quello che facemmo io ricordo che … Insieme ai miei collaboratori lavorammo molto in quel periodo sulla destra eversiva e mandammo tutte le nostre informazioni alla direzione del Sisde e agli organi di polizia giudiziaria, ora può darsi pure che mi sfugge ma, se non mi legge gli atti non posso ricordarmi indubbiamente.

Il p.m.: risulta agli atti che fu investito direttamente il Centro 2 del dr. Cioppa per la identificazione del Ciccio e che rispose a distanza di qualche mese “Ciccio non si conosce”.

Il teste: questo non lo ricordo, fu investito il mio centro?

Il p.m.: si’.

Il teste: come faccio a ricordarmi.

Il p.m. per quale motivo non fece il nome del dr. Fanelli come presentatore del Gelli?

Il teste: non feci il nome perché era un funzionario che avevo visto 2 o 3 volte e non lo ricordavo nemmeno. L’ho ricordato successivamente, e ho chiesto chi poteva essere quel funzionario e l’ho descritto con la barba ecc. E mi hanno detto che era Fanelli.

Il p.m.: Fanelli era il vice di D’Amato alla direzione degli Affari Riservati, cosa che è molto nota al dr. Cioppa, ed era quindi un personaggio assolutamente conosciuto. Per quale motivo ne nascose il nome?

Il teste: io non ho mai svolto indagini di natura politica tengo a precisare, quindi se lei mi dice molto noto…

Il p.m. interrompe: è in contraddizione dr. Cioppa..

Il teste interrompe: no perché lei mi dice…

Il p.m. interrompe: ha fatto un rapporto su questo, su Farina, Pedretti, Calore…

Il teste: ho fatto un rapporto perché era doveroso che lo facessi con tutti i particolari, tant’è vero che ho fatto addirittura una trascrizione all’organo di polizia giudiziaria. Se lei mi dice che il fanelli era molto noto a me vengo dalla polizia giudiziaria che ho trattato sempre reati comuni, mi permetta di dissentire, io non ho mai avuto rapporti con gli affari riservati o cose del genere perché non ho mai avuto di potermi occupare di…

Il p.m. interrompe: cito a memoria, quando riferisce l’epoca in cui ha il contatto con Gelli, dice che lo aveva gia’ visto in precedenza e si erano incrociati. Come mai lo conosceva di vista?

Il presidente: se dobbiamo contestare io chiedo la lettura della dichiarazione sul punto.

Il p.m.: credo che lo ricordi tranquillamente, gliela rivolgo appena la trovo perché era l’ultima domanda, non ho altre domande.

L’avv. Calvi: il dr. Cioppa era il principale collaboratore del dr. Occorsio nelle indagini sui sequestri di persona?

Il presidente: era collaboratore, principale non so se lui lo possa stabilire, lo dovrebbe dire Occorsio.

Il presidente: lei ha collaborato….

Il teste interviene: io dirigevo… Ho collaborato, ma non solo con il dr. Occorsio e non solo in materia di sequestri, anche di rapine perché ho avuto prima la sezione antirapine poi la sezione antisequestri.

L’avv. Calvi: vorrei sapere delle indagini condotte dal dr. Occorsio, poco prima di morire.

Il presidente: in materia di? Il Calvi: sono le indagini che poi lo portarono alla morte, sui sequestri di persona, sequestro Bergamelli ed altro, rapine Bergamelli, sequestri etc., nella quale poi risultarono, almeno si ipotizzo’, implicati uomini della P2. Voglio sapere se il dott. Cioppa fu il collaboratore principale.

Il presidente: lei ha collaborato con Occorsio per i sequestri Bergamelli e altri sequestri e per indagini…

L’avv. Calvi interviene: in sostanza il dr. Occorsio come pubblico minsitero…

Il teste interviene: ma io ho trattato numerosi sequestri di persona, con Occorsio purtroppo pochi perché, come lei sa nel ’75 venne ucciso e …

Il presidente: ’76. Il teste: ’76 chiedo scusa.

Il presidente: puo’ dire in particolare di quali sequestri si tratto’?

Il teste: io ho iniziato esattamente nel giugno ’75 a trattare i sequestri di persona.

L’avv. Calvi: fu il questore macera a creare un particolare nucleo?

Il teste continua: mi chiamarono a dirigere… Cioè si istitui’ questa sezione antisequestri perché ci accorgemmo che tutti coloro i quali erano dediti alle grosse rapine successivamente poi erano passati ai sequestri di persona, cioè quelli che io avevo trattato gia’ come rapinatori, Bergamelli e tutta la vecchi banda di via Montenapoleone, della famosa rapina di 10 anni prima… Che erano usciti quasi tutti in liberta ed era dedita alle grosse rapine e poi con l’ultima, fu quella di piazza dei Caprettari, con l’omicidio Marchiselli o roba del genere e poi successivamente cominciarono i sequestri di persona con Bulgari, Ortolani, Danesi…

Il presidente interrompe: la domanda! Per quali sequestri lei ha collaborato con Occorsio.

L’avv. Calvi interviene: nei sequestri e nelle rapine, Bergamelli ed altri, di cui si occupo’ Occorsio poco prima di morire, uso’ il dr. Cioppa come suo principale collaboratore? O uso’ i carabinieri, la finanza o altri non era forse il dr. Cioppa il principale referente per le indagini di polizia? O no?

Il teste: signor presidente, come lei mi insegna non c’è un principale referente perché è principale quello che evidentemente riesce ad esperire le indagini in quel determinato momento….

L’avv. Calvi interrompe: lei collaborava o no con il dott. Occorsio?

Il teste continua: se le indagini non vanno a buon fine evidentemente non sono principali ma sono secondari.

Il presidente: quindi lei ha collaborato per queste rapine….

Il teste interrompe: ho collaborato per queste rapine e in alcuni di questi sequestri, con Occorsio e con il g.i. Imposimato.

L’avv. Calvi: lei in quel periodo, da attentissimo lettore di giornali, disse che non per indagini, ma per lettura quotidiana, aveva saputo che uomini legati alla P2 e alla massoneria erano collegati con questi sequestri di persona. Avverti’ il dr. Occorsio di tutto cio’?

Il teste: si’, feci un rapporto alla autorità giudiziaria, dr Occorsio e dr. Imposimato.

L’avv. Calvi: ! Il rapporto del ’76?

Il teste: si’. Ritengo……. Guardi, se lei mi fa le date….. Io non posso essere preciso, ma ritengo che sia del ’76.

L’avv. Calvi: da questo momento in poi lei di P2 o di Gelli dice di non essersene piu’ occupato.

Il teste: io mi sono occupato di quelli che facevano i sequestri, quelli che per i quali materialmente uscivano fuori indizi o prove di reato. Percio’ mi sembra che abbiamo messo a disposizione della giustizia un po’ tutti coloro, e lo rispecchiano le varie condanne che hanno ricevuto, tutti quelli che avevano consumato sequestro di persona.

L’avv. Calvi: la mia domanda è questa: dal ’76 in poi lei non ebbe piu’ ad occuparsi di P2? Ebbe ma successivamente a occuparsi di

Uomini risultati poi legati alla P2?

Il teste: se lei ritiene che Minghelli sia uomo legato alla P2, mi sembra che io abbia fatto ilmio dovere, perché trassi in arresto Minghelli, ma non per il fatto che era o meno legato alla P2, ma per il fatto che dalla intercettazione telefonica una certa connivenza a titolo personale logicamente fra lui e alcuni banditi, come Bergamelli, Bellicini e Berenguer.

Il p.m.: è la terza volta che parla di questo fatto e dice “a titolo personale”…

Il teste interviene: forse sono stato improprio, perché non faceva parte lui di un’organizzazione criminale. Cioè come avvocato, a titolo personale. Sto dicendo non come organizzazione…

L’avv. Calvi interrompe: ma non come avvocato, come imputato, era imputato, non era avvocato. Lei poco fa ha detto che sapeva, sempre per aver letto sui giornali, che Gelli era a capo della P2. E’ vero?

Il teste: si’. Scusi, non….

L’avv. Calvi interrompe: benissimo. Poco fa lei ha negato anche di non aver incontrato Gelli nella stanza o nel corridoio antistante l’ufficio del dr. Occorsio.

Il presidente: ha negato di non avere sono due negazioni, ha negato di avere, cioè sappiamo quello che ha detto in proposito.

L’avv. Calvi: no, ne ha dette tante, diciamo l’ultima che ha detto ora è quella di non aver incontrato… Ha negato di averlo incontrato. Da allora in poi lui incontra la prima volta Gelli davanti all’hotel Excelsior. E’ vero?

Il teste: si’.

L’avv. Calvi: benissimo. Il dr. Cioppa che è un alto funzionario dei servizi e della polizia di stato, ha questa notizia di cui fa un rapporto anche, di Gelli capo della P2 collegato ai sequestri di persona ed altro e trame nere. Lo incontra davanti all’hotel Excelsior e in quella occasione Gelli gli da’ il numero di telefono, il suo nome segreto luciani, e lo invita a iscriversi alla massoneria. La domanda è questa: lui, da bravo funzionario qual è, che cosa gli ha risposto?

Il teste: nulla, non gli ho risposto nulla perché non vedo che cosa gli potevo rispondere quando lui mi parlava dei principi della massoneria e quando mi invitava a rispondere. Era una negazione con una certa forma, con un certo tatto.

L’avv. Calvi: lei non si iscrisse mai alla massoneria?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: successivamente a questo incontro, lei ebbe ad indagare sull’attività del Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: e da allora, quando si reco’ da lui nell’agosto dell’80, dopo la strage, lei ritenne di interrogarlo solo come fonte. Come spiega che agli atti del servizio non risulta che nessun funzionario, nessun addetto, nessun collaboratore, nessun uomo gravitante intorno ai servizi e in nessun atto risulti mai che Gelli sia una fonte tranne che dalle sue dichiarazioni?

Il teste: l’ho spiegato prima. Innanzi tutto io volevo dirle che io non sono stato mai un alto funzionario del Sisde, ma sono stato semplicemente un vice direttore di divisione e non sono passato mai al grado di direttore di divisione che è un grado medio del Sisde; secondo, ho spiegato per quale motivo non… Scusi la domanda esatta qual è? Per quale motivo?…

L’avv. Calvi: le leggo un documento…

Il presidente interviene: che non risulta come informatore del Sisde, Gelli..

Il teste interviene: ma l’ho spiegato, si’, questo l’h spiegato prima perché dissi fin nel novembre ’81 che ritenevo Gelli una fonte confidenziale, per il fatto che mi aveva dato quegli appunti, successivamente, quando il gen. Grassini, dopo un mese, due mesi adesso non ricordo, anche lui venne sentito dalla commissione, disse che era amico… Conoscente di Gelli da diversi anni, capii che trattavasi di una questione fra conoscenti e non di un rapporto tra fonte confidenziale e…

L’avv. Calvi interrompe: allora fu Grassini ad invitarlo ad andare da Gelli?

Il teste: nossignore.

L’avv. Calvi: allora perché ando’ da Gelli…

Il teste interrompe: è agli atti avvocato, se lei vuole vedere ! Agli atti, io ho centinaia di fonti confidenziali che sono state da me interpellate in quel periodo e sono tutte agli atti, centinaia, non una.

L’avv. Calvi: dr. Cioppa lei non è un investigatore privato è un funzionario dello stato, e dagli atti dell’amministrazione dalla quale lei dipende, risulta che il nome di licio Gelli non è mai apparso nella documentazione concernente le fonti del servizio, né alcun funzionario, tranne il dr. Cioppa, ha mai avuto occasione di ravvisarne la collaborazione.

Il presidente: questa è la lettera scritta dall’ammiraglio…

L’avv. Calvi: certo. Inviata a Tina Anselmi ed al segretario generale del Cesis nell’84. Al servizio non risulta che sia un fonte, lei dice di non conoscerlo, lei si reca da questo signore dicendo che è una fonte, e ci dice che lo fa perché poi che Grassini, suo capo, era un buon amico. Allora fu Grassini ad inviarlo da…

Il teste: ma nossignore, forse non sono stato chiaro. Signor presidente come ho detto prima, nel novembre ’81 ritenni Gelli una fonte confidenziale perché avevo avuto quegli appunti, l’avevo sempre ritenuto una fonte confidenziale, del generale è logico. Successivamente, quando il generale in sede di commissione, fece presente che trattatavasi di un suo conoscente, capii che trattavasi di un rapporto fra conoscenti, perché lui mi aveva parlato di un colloquio che aveva avuto un giorno prima con il Gelli.

L’avv. Calvi: lei perché lo qualifica fonte? Questo è il punto.

Paolo Signorelli – verbale 03.01.1981

A contestazione dei fatti di cui all’ ordine di cattura del 12.11.80 l’ imputato dichiara:

-Intendo rispondere.

Viene data lettura all’ imputato della deposizione del Massimi resa il 05.11.80 al GI dr Destro, f. 177/ii/8 nella parte riguardante la nomina dell’ avvocato Caroleo. L’ imputato risponde:
– respingo l’ addebito di cui al capo e dell’ ordine di cattura e le circostanze dedotte dal Massimi. Non e’ vero che io gli abbia fatto pervenire un biglietto con il quale lo invitavo a nominare Caroleo Grimaldi allo scopo di poter attaccare tramite detto legale il dr Amato; e’ vero invece che io conobbi il Massimi nel ‘79 nel mese di luglio quando, uscito dall’ isolamento, lo frequentai nel braccio G/9 di Rebibbia. Il Massimi era lo spesino e aveva libero accesso alle varie celle. Frequentava sia me che il calore, che il Mutti e l’ allodi, e molto frequentemente prendeva i pasti anzi era ospite nella mia cella. E’ stato in tale periodo che si venne a parlare dell’ avvocato Caroleo Grimaldi e in effetti io ebbi modo di consigliarglielo, cio’ in quanto il Massimi lamentava inattivita’ del suo difensore dell’ epoca. Come ho gia’ piu’ volte ripetuto, anche dopo la mia scarcerazione ho avuto modo di incontrare sia il Massimi sia il Fioravanti Valerio come appresso precisero’, ma non ho influito nella sua nomina del Caroleo Grimaldi nel senso indicato dal Massimi.

– Il nome Cassiano non mi dice nulla, anche se non mi giunge nuovo preciso che il Fioravanti lo conobbi in un secondo momento dopo il suo arresto e tra di noi solo allora si instaurò un rapporto di simpatia credo reciproca, prima io non lo conoscevo assolutamente e sono sicuro che neanche il Massimi lo conoscesse faccio riferimento a proposito di detti rapporti agli interrogatori gia’ resi al dr Zincani e al dr Destro.

– Io ho appreso delle pretese “rivelazioni” del Massimi nello studio degli avvocati Caroleo e De Nardellis, dopo che quest’ultimo si era recato a colloquio con il Massimi.

– Le circostanze dell’ informazione sono state le seguenti: io ero in contatto frequente con l’ avvocato Caroleo che seguiva le mie pratiche giudiziarie pendenti e ricevetti da lui una telefonata se ben ricordo con la quale mi invitava a passare nel suo studio dove mi relaziono’ .

L’ ufficio rende noto all’ imputato che dalla deposizione testimoniale del De Nardellis risulta come egli fosse presente in casa dell’ avvocato Caroleo quando a questi giunse la telefonata del De Nardellis che lo informava delle dichiarazioni del Massimi.

– Non escludo la circostanza che la sv mi dice riferirsi alla prima decade di maggio, ma non la ricordo. E’ vero che a volte sono stato a casa del Caroleo Grimaldi anche per pranzo, in quanto quest’ ultimo abita nelle immediate vicinanze della casa di mia suocera, e a volte mi e’ capitato di passare di là anche solo per un fatto di amicizia. Respingo con indignazione peraltro ogni insinuazione relativa a rapporti con Caroleo che non siano soltanto di assistenza legale e amicizia, questo in riferimento a notizie comparse su vari organi di stampa.

A questo punto il consigliere istruttore dr Vella si allontana. Ore 10,40.

– Tra le persone che hanno con me parlato “dell’affare Massimi” posso indicare gli avvocati Andriani e Cambi. L’ avvocato Andriani lo incontrai nei corridoi della procura di Roma e gli contestai il fatto che al bar in precedenza quando gia’ sapeva, non mi aveva reso edotto delle dichiarazioni del Massimi stesso. L’ incontro al bar e’ quello in cui l’ Andriani mi chiese generiche informazioni di Massimi. Quanto al Cambi ne ho parlato anche con lui e prendo atto che esiste agli atti di causa la trascrizione della telefonata del 23.5.80 dell’ avvocato Cambi. L’ incontro al bar ci fu effettivamente e li informai il Cambi di cose che gia’ sapevo e per me non rappresentavano quindi una novità. Non mi pare di averlo chiamato Cossutta termine probabilmente frutto di erronea trascrizione della telefonata. Al bar il Cambi si calmo’ anche se e’ sua abitudine parlare a voce alta, tanto che il discorso si sposto’ su argomenti banali tra un whisky e l’altro.

– Ho informato telefonicamente il Semerari dell’ articolo di “Lotta Continua” che faceva riferimento a me ed a lui. Cio’ naturalemente dopo la morte di Amato, in quanto io non vedo il Semerari dall’ agosto ‘79.

L’ ufficio contesta allo imputato il contenuto dell’ interrogatorio reso da Caroleo Grimaldi e dal De Nardellis i quali concordemente affermano essere avvenuto nel maggio ‘80 nello studio dell’avvocato Madia Nicola un incontro al quale ebbero a partecipare esso Signorelli, ed Semerari e nel quale si discusse delle “dichiarazioni Massimi” ed il particolare dell’ atteggiamento da assumere nei confronti di detto comportamento.

– non nego la circostanza, ma nego decisamente la compresenza del Semerari all’ incontro, seppi che il Semerari ci era stato in precedenza, dal Madia, e che si era allontanato, anzi la cosa mi secco’ un po’ perche ritenni questo un ulteriore gesto non amichevole del Semerari nei miei confronti. Erano presenti all’incontro gli avvocati De Nardellis, Caroleo e Madia Nicola, il figlio Titta che pero’ andava e veniva e naturalmente io. Oggetto della discussione erano le eventuali iniziative da prendere nei confronti del dr Amato. Preciso che l’ iniziativa dell’ incontro non fu mia ma dello avvocato Madia almeno cosi’ mi sembra.

– Ricordo perfettamente una telefonata a casa mia dell’ avvocato Madia Nicola e un incontro immediato avvenuto la sera stessa nel suo studio, quello che ricordo e’ che la telefonata arrivo’ alla sera tardi o nel tardo pomeriggio e che l’ incontro avvenne nella stessa giornata.

A domanda del pm:
-dopo la mia scarcerazione io ho incontrato il Massimi in due sole circostanze: a casa mia, quando venne con il Fioravanti autoinvitandosi, la seconda al ristorante “Celestina” di Roma come gia’ dichiarato. Nego la circostanza contestatami dal pm che mi sarei incontrato con il Massimi in un locale di corso Francia verso la fine del carnevale ‘80.

– Nego ancora la circostanza relativa alla patente falsa chiesta al Massimi.

– Non conosco Cavallini Gilberto mentre conosco il Soderini. Non conosco il Ciavardini.

– Con Massimi non ho mai parlato dell’ omicidio Leandri. Respingo nella maniera piu’ decisa la contestazione di cui al capo .

Ad:r prendo atto delle dichiarazioni di un teste che l ‘ ufficio allo stato non intende nominare secondo le quali io avrei espresso la determinazione di organizzare l’ omicidio Amato, si tratta di calunnie in quanto soprattutto dopo le dichiarazioni del Massimi per me la vita di Amato era garanzia della mia liberta’, e la prova del nove e’ stato il mio arresto quando purtroppo Amato e’ stato ucciso.

A domanda del pm:
– ho avuto rapporti di amicizia e di comune militanza politica con meli mauro ma tali rapporti sono cessati allorquando io venni espulso dal Msi nel ‘76 per la nota vicenda di “Lotta Popolare” mentre il meli rimase all’ interno del partito. La circostanza del rinvenimento di una busta con il mio nome nella abitazione del meli allorquando egli si diede alla latitanza ho avuto modo di, chiarirla innanzi al dr Vigna in relazione all’ omicidio Occorsio. Da quel momento, estate ‘76 non ho piu’ visto il Meli ne ho piu’ avuto contatti di alcun genere con lui.

A domanda del pm:
– ho conosciuto Mangiameli Francesco nella estate del ‘78 mentre ero ospite a Trabia della famiglia Incardona, voglio precisare che l’ amicizia con l’ Incardona nacque nell’ ambito della comune adesione all’ area di “Lotta Popolare” e che ebbi occasione di parlare di questa esperienza in quell’ epoca con il Mangiameli, che era interessato allo sviluppo di codesta corrente. Dopo quella data non ho piu’ avuto occasione di avere rapporti con il Mangiameli del quale ho appreso il passaggio nell’ area che fa riferimento al periodico “Terza Posizione”, area che ripeto non coincide sia per motivi generazionali sia per motivi ideologici o meglio politici con quella cui attualmente fa riferimento la personale esperienza politica mia.

A questo punto viene introdotto il coimputato Caroleo Grimaldi Francesco gia’ qualificato in atti per essere, posto a confronto con il presente imputato Signorelli Paolo, mentre si allontanano gli avvocati Artelli e Gentili. Il confronto si svolge nel modo seguente:

Caroleo:
Insisto nel dire, avendo appreso dall’ ufficio le dichiarazioni oggi rese dal Signorelli, che alla riunione dall’ avvocato Madia erano presenti insieme e contemporaneamente i professori Signorelli e Semerari.

Signorelli:
insisto nel dire che pur potendo essere la memoria del Caroleo piu’ fresca della mia in quanto piu’ giovane, insisto nel dire che nego la circostanza della contemporanea presenza del Semerari e mia nello studio Madia questo pur sapendo che in precedenza nella stessa serata il Semerari era gia’ stato da Madia.

Caroleo Grimaldi:
Insisto nella mia versione dei fatti. Ricordo soprattutto che Semerari e Signorelli insorsero entrambi quando Madia chiese loro della cena, anzi se vi era stata la famosa cena. ­