L’arresto di Carlo Digilio – sentenza G.I. Salvini 1995

Carlo DIGILIO, Segretario del poligono di tiro di Venezia e frequentatore del dr. Carlo Maria MAGGI (Reggente di Ordine Nuovo per il Triveneto), era stato coinvolto nell’istruttoria concernente la riorganizzazione, alla fine degli anni ’70, di tale gruppo e i reati connessi a tali attività, istruttoria condotta prima dall’A.G. di Bologna e poi dall’A.G. di Venezia sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di

giustizia, fra i quali Claudio BRESSAN, e del sequestro di ampia documentazione e altro materiale eversivo. Tratto in arresto una prima volta nel giugno del 1982 su mandato di cattura del G.I. di Venezia per alcuni reati minori (quali la detenzione illegale di munizioni), era stato dopo pochi giorni scarcerato e, prevedendo un imminente nuovo arresto per reati di gravità di gran lunga maggiore, si era allontanato nell’estate del 1982 da Venezia iniziando una lunga latitanza in Italia e all’estero. Aveva infatti raggiunto, a Verona, l’amico ordinovista Marcello SOFFIATI ed era stato da lui ospitato in un appartamento vuoto sito in Via Stella.

Accompagnato poi alla stazione ferroviaria dallo stesso Soffiati e dal colonnello Amos SPIAZZI, aveva raggiunto Milano in treno e si era rifugiato per una notte a Barni nella casa di campagna di Cinzia DI LORENZO, militante del gruppo “La Fenice”. Qui era stato raggiunto da Ettore MALCANGI, elemento di supporto a Milano del gruppo di Gilberto Cavallini, e insieme a lui si era trasferito in una casa isolata a Villa d’Adda, in provincia di Bergamo.

Continuando ad abitare tranquillamente in tale località, certo non esotica ma riparata dalle ricerche degli inquirenti, i due avevano condiviso la latitanza fino alla fine del 1985 quando entrambi, a breve distanza di tempo, avevano raggiunto Santo Domingo, meta storica negli anni ’80 di molti ricercati italiani anche appartenenti all’estrema destra. Nell’isola, Digilio e Malcangi avevano poi condotto vite separate, pur frequentandosi occasionalmente e frequentando altri italiani, ed entrambi si erano dedicati a varie attività lavorative formandosi anche una famiglia. I vari processi a carico di Carlo Digilio, celebrati a Venezia e a Milano mentre questi era in stato di latitanza, si erano quindi conclusi con sentenza definitiva per un totale di oltre 10 anni di reclusione, così come erano stati condannati a varie pene altri militanti veneziani di Ordine Nuovo quali il dr. Maggi e, per attività di favoreggiamento, la stessa Cinzia Di Lorenzo (cfr. sentenza della Corte d’Assise e della Corte d’Assise d’Appello di Venezia, vol.24, fasc.3; sentenza del Tribunale di Milano, vol.24, fasc.7).

In particolare Carlo Digilio era stato condannato per avere promosso la ricostruzione della disciolta organizzazione Ordine Nuovo, per la detenzione di detonatori (seppelliti nel terreno del Poligono di Tiro di Venezia), per la cessione di un gran numero di pistole ed altre armi al gruppo di Gilberto Cavallini, all’epoca ancora latitante, e per la detenzione di attrezzature idonee alla riparazione e trasformazione di armi e alla falsificazione di documenti. Tutte le sentenze avevano riconosciuto a Carlo Digilio (molto probabilmente soprannominato “ZIO OTTO” nell’ambiente) un ruolo più di quadro “coperto” che di esponente politico con attività pubblica, espertissimo di armi e di altri aspetti tecnici e per questo incaricato soprattutto di attività di supporto e di consulenza tecnico-logistica.

Una figura, quindi, particolare non di militante di destra che si esponeva in pubbliche manifestazioni, ma di “consigliere” e di “esperto” in favore della struttura che operava a Venezia e dintorni.

La latitanza di Carlo Digilio, personaggio ormai quasi dimenticato se non per la presenza nei verbali di vari collaboratori di giustizia in istruttorie sulle stragi del suo probabile nome in codice (ZIO OTTO o ZIOTTO), era proseguita sino all’autunno del 1992.

In tale periodo, personale della Digos di Venezia, dopo un’accurata e minuziosa indagine, aveva infatti individuato il domicilio del latitante a Santo Domingo, ne aveva ottenuta, d’intesa con l’Interpol, la cattura da parte della Polizia locale e la quasi immediata espulsione verso l’Italia, cosicché Carlo Digilio era giunto a Roma con un aereo proveniente da Santo Domingo il 30.10.1992 ed aveva iniziato ad espiare in un carcere italiano la pena definitiva che gli era stata irrogata (cfr. rapporto Digos di Venezia del 15.1.1993, contenuto nel fascicolo personale dell’imputato).

La straordinaria complessità della figura di Carlo Digilio e degli elementi emersi nel periodo successivo al suo rientro in Italia richiede di trattare la sua particolare posizione, all’interno dell’area di Ordine Nuovo dalla fine degli anni ’60 in poi, nella seconda parte della presente istruttoria e del relativo provvedimento conclusivo che riguardano gli episodi più gravi oggetto del processo.

In questa sede appare opportuno trattare solamente le modalità e la storia della sua fuga e i reati di carattere accessorio connessi alla stessa.

Per quanto concerne la storia della fuga e della latitanza di Carlo Digilio può dirsi che tale vicenda è interamente ricostruita in quanto, come si dirà anche nel capitolo dedicato alla posizione di Ettore Malcangi, le dichiarazioni di quest’ultimo e dello stesso Digilio, rese in modo assai particolareggiato a questo G.I. (cfr. int. Digilio, 25.6.1993, 3.8.1993, 30.10.1993), hanno consentito di mettere a fuoco quasi ogni spostamento e ogni frequentazione da parte dei due latitanti.

Con il rapporto poc’anzi citato, la Digos di Venezia comunicava a questo Ufficio che, al momento dell’arresto di Carlo Digilio, erano stati rinvenuti nella sua disponibilità, e sequestrati, un passaporto e una patente di guida (oltre ad una carta di identità in relazione alla quale si procede separatamente dinanzi all’A.G. di Venezia), documenti entrambi intestati a tale PIERINO MARTINELLI, all’incirca coetaneo di Digilio e sui quali era applicata la fotografia dello stesso Digilio.

Con il medesimo rapporto, la Digos di Venezia trasmetteva anche, in originale, i due documenti.

Il modulo della patente di guida – portante il numero c 1107047 – risultava facente parte di uno stock di circa 15.000 patenti in bianco rubate presso la Motorizzazione di Rovigo, zona non lontana da quella in cui risiedeva Digilio, il 20.5.1985.

Il passaporto – portante il numero E 708582 – risultava invece interamente falsificato applicando su un libretto contraffatto la fotografia del ricercato e riportando i dati anagrafici di Pierino MARTINELLI, persona effettivamente esistente, ma del tutto estraneo ad attività criminose.

Si trattava, in termini “tecnici”, di un “doppione” approntato procurandosi, in circostanze che non è stato possibile chiarire (forse in un agenzia o in un albergo), i dati anagrafici che comparivano sui documenti di una persona incensurata (cfr. accertamento tecnico della Polizia Scientifica della Questura di Milano in data 10.3.1993 e verbale di s.i.t. di Pierino Martinelli in data 3.2.1993, entrambi contenuti nel fascicolo personale di Digilio).

Sulla base di tali emergenze questo Ufficio, con mandato di comparizione emesso in data 12.6.1993, provvedeva a contestare a Digilio i reati di concorso in fabbricazione di documenti e di sigilli e di ricettazione di cui al capo di imputazione.

In proposito Digilio dichiarava , nei suoi primi interrogatori, di avere acquistato il passaporto a Lugano poco prima di raggiungere Zurigo per imbarcarsi alla volta di Santo Domingo.

L’indicazione gli era stata fornita in Italia da una persona che lo aveva aiutato durante la latitanza ed egli aveva quindi potuto rivolgersi, a Lugano, a colpo sicuro ad un giovane al quale era stato sufficiente fornire la fotografia per ricevere poco dopo il passaporto interamente compilato (cfr. int. 25.6.1993, f.3, e 30.10.1993, f.1).

Egli si era invece procurato, secondo il suo racconto, la patente di guida molto tempo dopo, quando già si trovava a Santo Domingo, al fine di rafforzare con tale secondo documento la credibilità del passaporto.

La patente gli era stata fornita in un quartiere di Santo Domingo da un italiano che poteva definirsi un “trafficone” (cfr. int. 23.6.1993, f.4).

Effettivamente, la data del furto dello stock di moduli da cui proviene la patente di guida sequestrata a Digilio corrisponde ad un periodo in cui egli già si trovava certamente a Santo Domingo e quindi è certo che egli si sia munito di tale documento in un secondo momento.

Tuttavia – anche alla luce della località in cui è avvenuto il furto (la città di Rovigo) non lontana dalla città in cui Digilio aveva risieduto e operato – appare probabile che la ricettazione e l’approntamento del documento siano stati commissionati e operati in qualche modo in Italia, con l’accordo di Digilio e di conseguenza, anche in questo caso, non si tratta di reati commessi all’estero, ma di reati parzialmente avvenuti, e quindi passibili di procedibilità, in Italia.

Ne consegue, alla luce degli accertamenti svolti e delle dichiarazioni dell’imputato (che almeno in relazione a tali episodi appaiono volutamente reticenti), che Carlo Digilio deve essere rinviato a giudizio per tutti i reati a lui contestati, differendo alla seconda parte della sentenza-ordinanza l’esame del ruolo complessivo dallo stesso svolto nelle vicende più gravi oggetto del procedimento.

L’arresto di Carlo Digilio – sentenza G.I. Salvini 1995

La documentazione sequestrata a Gian Gastone Romani – Le schede di adesione ad Ordine Nuovo

Tra gli atti del processo di Catanzaro, relativi alla strage di piazza Fontana, sono state rinvenute le schede di adesione al CENTRO STUDI ORDINE NUOVO di Pino RAUTI. Vincenzo VINCIGUERRA, che ha sempre sostenuto che all’interno del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO di Pino RAUTI si celava una struttura occulta della quale facevano parte, tra gli altri, Delfo ZORZI, Carlo Maria MAGGI e lo stesso Pino RAUTI, fin dai suoi primi verbali al GI di Venezia aveva invitato l’AG ad acquisire le schede di adesione al CSON al fine di accertare che ORDINE NUOVO non era la palestra culturale-ideologica di cui parlava l’on. Pino RAUTI giacché, se così fosse stato, non avrebbe avuto alcun senso richiedere notizie, a coloro che intendevano aderire ad ORDINE NUOVO, sull’eventuale possesso del porto d’armi, sull’espletamento del servizio militare, sulla conoscenza di discipline sportive orientali e così via. Secondo il VINCIGUERRA le schede di adesione rappresentavano “la smentita plateale alle affermazioni sull’organizzazione politico-culturale di ORDINE NUOVO”. Tra la documentazione sequestrata a Gian Gastone ROMANI, in occasione della perquisizione disposta dal GI di Milano ed eseguita il 20 marzo 1973 furono rinvenute e sequestrate, tra le altre cose, tre schede di adesione intestate a Franco STEINBACH di Trieste ed ai noti Paolo MORIN e Carlo Maria MAGGI di Venezia.

Dalla scheda compilata da Carlo Maria MAGGI si rileva che ai vertici del CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, tra le altre cose, interessava conoscere: l’orientamento politico del datore di lavoro (MAGGI scrive “EBREA”); il possesso della patente d’auto, di moto, di nautica o il brevetto aereonautico; il possesso di autovetture, moto, imbarcazioni o velivoli; in caso affermativo il tipo e la targa (MAGGI indicherà “1100 R”); il possesso della patente di caccia o porto d’armi; il possesso del passaporto e per quali Paesi; il possesso di conoscenze utilizzabili ai fini del “C.C.A.”; se praticava sport e presso quali associazioni, in quali orari, l’orientamento politico dell’Associazione; se aveva assolto gli obblighi militari, con quale grado e specializzazione; se era appartenuto alle forze armate prima o dopo l’8 settembre 1943, in quali Reparti, a quali campagne di guerra aveva partecipato, se aveva riportato ferite e ricevuto decorazioni; se apparteneva ad Associazioni d’Arma.
Come ben si vede tali richieste di informazioni, rivolte a coloro che intendevano aderire a ORDINE NUOVO, appaiono alquanto insolite per un centro studi che avesse mere finalità politico-culturali. Anche questo elemento, in aggiunta alle inequivocabili informazioni fornite dalla fonte MORTILLA del Ministero dell’Interno, di cui si è detto, concorrono a dimostrare che il CENTRO STUDI ORDINE NUOVO, già molti anni prima dei fatti che costituiscono oggetto del presente procedimento, aveva al suo interno, una struttura parallela di carattere militare e coperta.

Memoria Pm strage di Brescia

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – quinta parte

DOMANDA – Lei ha conosciuto Marcello Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando?

RISPOSTA – Nel 1976, in carcere.

DOMANDA – In carcere dove?

RISPOSTA – A Firenze.

DOMANDA – Ebbe una frequentazione, un rapporto con lui?

RISPOSTA – Come con tutti gli altri di destra detenuti abbastanza assiduo.

DOMANDA – Durò qualche mese la persone detenzione?

RISPOSTA – Tutto il periodo che io sono rimasto al Santa Teresa, sei mesi mi sembra.

DOMANDA – Sei mesi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In quel contesto c’era anche Sergio Latini?

RISPOSTA – Transitò in quel contesto, sì.

DOMANDA – Cosa ci può dire di Soffiati? Qual era la sua collocazione?

RISPOSTA – In quel periodo o dopo?

DOMANDA – Prima e dopo. Cominciamo con il prima.

RISPOSTA – In quel periodo Marcello Soffiati si considerava e era considerato – tra virgolette – quello che si definisce, e si definiva allora, come anche oggi, “camerata”, quindi quando siamo in stato di detenzione tutti quelli di destra che erano in carcere compattavano, quindi solidarizzavano tra di loro.

DOMANDA – Lui da che contesto politico proveniva?

RISPOSTA – Lui indicava da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Ordine Nuovo come movimento politico?

RISPOSTA – Sì, come movimento politico legato a Massagrande.

DOMANDA – Con riguardo all’esperienza che lei aveva vissuto negli anni ’74 e ’75 lui che tipo di esperienza… nel ’74 a dicembre venne arrestato…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Ma che tipo di esperienza aveva vissuto?

RISPOSTA – Quello che era a conoscenza in quel momento lì in carcere era quella di avere trasportato delle armi, e lui si trovava detenuto per delle armi.

DOMANDA – Lui si trovava recluso per delle armi che avevano ritrovato in casa sua?

RISPOSTA – Non lo so questo, ma per trasporto di armi sapevo.

DOMANDA – Lui confidò episodi delittuosi a lui riferibili ?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cioè, parlò di un trasporto di armi a prescindere dal fatto…

RISPOSTA – No, solo del trasporto di armi.

DOMANDA – Non parlò di attentati ai quali aveva partecipato?

RISPOSTA – In quel momento lì no.

DOMANDA – Ne parlò in tempi successivi?

RISPOSTA – Ma di attentati specificamente no, di azioni sì, azioni di carattere politico sì; però non erano attentati.

DOMANDA – Che tipo di azioni?

RISPOSTA – Organizzazione, tentativi di colpi di Stato, queste erano altre situazioni.

DOMANDA – Vediamo… perché il rapporto con Soffiati poi si sviluppa nel tempo, quindi cerchiamo di mantenere un ordine cronologico a questo punto, vediamo intanto nel periodo di detenzione cosa dice Soffiati di se stesso.

RISPOSTA – Che lui era detenuto per questo trasporto di armi, e basta.

DOMANDA – Parlò di altro?

RISPOSTA – No, in questo periodo no… ah, sì, dei rapporti con gli Stati Uniti d’America, sì, questo sì.

DOMANDA – Ne parlò già durante la detenzione nel ‘76?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse Soffiati con riguardo ai suoi rapporti con i Servizi esteri, o nazionali? Sempre seguendo un ordine cronologico, quindi per quello che è possibile, nel suo ricordo, quelli che erano discorsi di Soffiati fatti a Firenze in carcere con lei.

RISPOSTA – È difficile dire, più che altro è difficile per il Soffiati, purtroppo oggi è deceduto Soffiati, ma già all’epoca era alcolista, e quindi era difficile tenere un filo di conversazione logico e continuo, quindi saltava da palo in frasca si dice, quindi…

DOMANDA – Ma nel ‘76 forse non aveva questa grande disponibilità di alcol, o ce l’aveva?

RISPOSTA – No, no, ce ne è in abbastanza, guardi, in qualsiasi carcere italiano vada lei trova l’alcol che vuole.

DOMANDA – L’alcol non manca. E cosa diceva?

RISPOSTA – Lui si era più che altro lamentato dell’aspetto di essere stato arrestato per questo trasporto di armi, che quindi pensava di essere stato – tra virgolette – venduto.

DOMANDA – Venduto da qualcuno?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi per i rapporti con gli americani ogni tanto quando era arzillo…

DOMANDA – Sul fatto di essere stato venduto formulava delle ipotesi?

RISPOSTA – Formulava delle ipotesi.

DOMANDA – Di tipo?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Neanche il contesto?

RISPOSTA – Il contesto era giornaliero. È un po’ come con Clemente Graziani, lì stai quasi cella accanto, quindi… non nella stessa camera, però tutti i giorni ti vedo.

DOMANDA – Vediamo questo altro aspetto del rapporto

RISPOSTA – Poi non è che parlavi tutti i giorni delle stesse cose.

DOMANDA – Vediamo questo rapporto con gli americani, cosa diceva? Che rapporto diceva di avere?

RISPOSTA – Che lui aveva avuto rapporti gli americani, con i Servizi segreti americani, che era stato a Livorno, che era stato a Camp Derby, etc. etc.. Però su questo mi posso anche rimandare al verbale di interrogatorio che ebbi con il Giudice Salvini.

DOMANDA – Vediamo intanto quello che ricorda. Lei ne parlò poi di queste cose fin dall’82?

RISPOSTA – ‘82 – ’83, nel contesto della strage di Bologna.

DOMANDA – Esatto. In particolare ha citato Camp Derby?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa disse con riguardo a Camp Derby?

RISPOSTA – Camp Derby era…

DOMANDA – Cosa c’era a Camp Derby?

RISPOSTA – C’era una sede di addestramento.

DOMANDA – Di cosa?

RISPOSTA – Per gli italiani che dovevano essere collaborazionisti con gli americani, pseudo agenti segreti.

DOMANDA – Ci dica tutto quello che ci può dire.

RISPOSTA – È tutto quello che ricordo, che però a distanza di tempo non è che ti ricordi tanto.

DOMANDA – Comunque ne parlava come di una struttura fisica?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Cosa era Camp Derby nei racconti di Soffiati?

RISPOSTA – Lei mi sta parlando del periodo della detenzione, poi nella struttura fisica ci arriviamo invece in un altro periodo.

DOMANDA – Nel periodo della detenzione.

RISPOSTA – Nella detenzione quella era la conversazione.

DOMANDA – Nel ’76 – leggo dal verbale 26 novembre ‘82, al giudice istruttore di Bologna…

RISPOSTA – Dottor Gentile mi sembra.

DOMANDA – No, Grassi, e Pubblico Ministero Nunziata, Bologna, non Roma. “Nel ‘76 trascorsi…”… – è lei che parla -“…un periodo di detenzione insieme al Soffiati, fu allora che questi mi disse di avere preso parte ad un corso organizzato dalla CIA a Camp Derby”…

RISPOSTA – Esatto, sì.

DOMANDA – È giusto?

RISPOSTA – È giusto.

DOMANDA – “…e Soffiati mi riferì che tale corso aveva ad oggetto l’addestramento a subire interrogatori anche violenti”.

RISPOSTA – Certo, e al metodo investigativo.

DOMANDA – “… il corso prevedeva l’addestramento all’uso delle armi e a tecniche investigative”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Dato il tempo trascorso non ricordo se mi abbia riferito altri particolari, ricordo comunque che insisteva che collaborassi con la CIA. Il collaborare con la CIA non apparteneva alla strategia di Ordine Nuovo inteso nel suo complesso come movimento politico.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo. Finisco la frase: “Singoli componenti di Ordine Nuovo hanno tuttavia collaborato con la CIA a titolo personale; dico questo riferendomi al caso mio” – questo poi ce lo spiegherà per i tempi successivi – “e a quello di Soffiati”. Quindi già lui lì che invito le faceva? Non ho ben capito questa cosa che insisteva che collaborasse con la CIA.

RISPOSTA – Il motivo della mia detenzione era un motivo a tempo determinato, quindi breve, quindi in quel momento lì penso supponesse che una volta uscito potessi essere chiamato a far parte di un organigramma sotto la sua struttura, se eventualmente esisteva.

DOMANDA – Che cosa disse di questa struttura oltre all’avere partecipato a questo corso?

RISPOSTA – Della struttura non ne parlò proprio.

DOMANDA – Quale era la posizione di Soffiati, le posizioni politiche di Soffiati? Abbiamo sentito stragismo, non stragismo, introduciamo il tema golpismo.

RISPOSTA – Anche su questo ci sono delle distinzioni da fare, perché Soffiati sì era vicino a Ordine Nuovo tramite Massagrande, però era più un’ala monarchica che antipartitica come movimento di Ordine Nuovo, e in quell’ambito lì non ritengo, questo è un mio pensiero personale, che fosse vicino alle linee stragiste, questo è il mio pensiero personale. È anche possibile però che gli eventi lo portassero.

DOMANDA – Perché fa questo riferimento?

RISPOSTA – Perché era un gruppo rispettoso della linea di comando, quindi in definitiva anche quando si parlava del suo arresto, il suo arresto fu determinato perché una pattuglia – se ricordo bene – lo fermò, fu perquisita l’auto e trovarono le armi, ma lui sapeva doverle portare da un punto ad un altro; cioè non sapeva da dove venivano e dove andavano, sapeva di portarle e gli era stato dato quell’incarico da un suo superiore.

DOMANDA – Lui in questi termini raccontava l’episodio del suo arresto?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nell’occasione gli vennero sequestrati anche degli esplosivi?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda discorsi a riguardo.

RISPOSTA – No, non mi ricordo il fatto.

DOMANDA – Soffiati in questo periodo, o in tempi successivi, le parlò di contatti con Venezia, con la zona veneta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E in particolare di Venezia?

RISPOSTA – Quello in tempo successivo.

DOMANDA – Non in questa fase?

RISPOSTA – Non mi sembra.

DOMANDA – Quindi diceva, per quello che ha capito lei della sua posizione, non aveva atteggiamenti dichiaratamente stragisti.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il tema del golpismo come lo…

RISPOSTA – Quello è diverso.

DOMANDA – L’affrontiamo già in questa fase del carcere del ‘76, o anche questo è un momento successivo?

RISPOSTA – No, è un elemento che è maturato nel tempo, perché è vero che siamo stati in carcere insieme fino a quando io sono uscito, ma poi successivamente io l’ho frequentato, quindi nel ‘77, fintanto anche nella latitanza, quindi lui veniva da me in Francia, è stata una frequenza continua.

DOMANDA – Al di là del riferimento temporale, sviluppiamo come minimamente questo argomento.

RISPOSTA – Se non si intende il riferimento temporale in questo caso qui è necessario dire che sì avrebbe militato anche in un tentativo di colpo di Stato.

DOMANDA – Ci sa minimamente sviluppare questo argomento, per quelli che sono i suoi ricordi in questo momento?

RISPOSTA – Potrei dire che quelli che sono i miei ricordi sono quelli che sono in atti del Tribunale di Bologna, laddove furono sequestrati durante il mio arresto in Francia dei documenti di una preparazione, un elaborato di preparazione di intervento delle forze armate in Italia; e naturalmente questo documento fu commissionato a me da Marcello Soffiati e a Marcello Soffiati dal tenente colonnello Amos Spiazzi.

DOMANDA – Sviluppiamo un attimo, dato che abbiamo introdotto questo argomento, anche se andiamo molto più avanti negli anni… in che anno andiamo?

RISPOSTA – Sì, però in definitiva c’è un buco, c’è un buco temporale nel male i miei rapporti con Soffiati vengono interrotti e vengono ripresi negli anni ‘78, ‘79, nel ’79 più che ’78.

DOMANDA – Comunque per mantenere un ordine abbiamo introdotto questo argomento del documento, quindi ci spieghi meglio, quando lei venne arrestato a Nizza le venne sequestrato tra l’altro materiale documentale, bozza di cosa?

RISPOSTA – Movimento delle forze armate, cioè una stesura di un programma di intervento nazionale che non era il piano di rinascita nazionale. Quello lo stanno facendo ora.

DOMANDA – Aveva una intestazione questo documento?

RISPOSTA – Non me lo ricordo. Comunque è agli atti, sequestrato.

DOMANDA – Lei ne parla per la prima volta di questo documento nel verbale del 18 maggio ‘82 innanzi al Pubblico Ministero di Bologna, e ne parlò di questo documento come piano di azione politica del movimento forze armate per l’indipendenza.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Lei venne incaricato della stesura di questo documento?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Venne incaricato da Soffiati.

RISPOSTA – Venni incaricato da Soffiati.

DOMANDA – Che a sua volta agiva per conto…?

RISPOSTA – Per conto di Spiazzi.

DOMANDA – Di Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Sì, del tenente colonnello.

DOMANDA – Per quello che lui disse?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei aveva anche dei rapporti diretti con Amos Spiazzi?

RISPOSTA – Telefonicamente, quindi non posso confermare che fosse Spiazzi.

DOMANDA – Che l’interlocutore fosse effettivamente Spiazzi. E che tipo di rapporti telefonici ebbe con Spiazzi?

RISPOSTA – Riguardo a questo documento.

DOMANDA – Che finalità aveva questo documento?

RISPOSTA – Oggi potrei dire che serviva per valorizzare un mio arresto nel 1980.

DOMANDA – Allora, prima vediamo il contenuto del documento e poi ci dà questa lettura aggiornata, nelle dichiarazioni…

RISPOSTA – Una lettura aggiornata riguarda Pian del Rascino, quindi la lettura aggiornata è identica.

DOMANDA – Come dice?

RISPOSTA – È identica a Pian del Rascino.

DOMANDA – Ci spieghi bene. Andiamo con ordine: il documento di quanti fogli era composto?

RISPOSTA – Sarà stato composto di una sessantina di fogli.

DOMANDA – Era un programma politico?

RISPOSTA – Era un programma politico.

DOMANDA – Da utilizzare asseritamente quando?

RISPOSTA – Asseritamente ad un colpo di Stato, quindi asseritamente ad un intervento delle forze armate in Italia.

DOMANDA – All’indomani di un colpo di Stato, o in funzione…?

RISPOSTA – No, in funzione.

DOMANDA – In funzione di un colpo di Stato, quindi mirava a cosa? A diffondere…

RISPOSTA – L’organizzazione delle forze armate all’interno del Paese.

DOMANDA – Quindi a creare adepti tra le forze armate?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cioè era rivolto agli appartenenti alle forze armate per indurli a partecipare ad un colpo Stato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei consegnò… no, le venne sequestrato poi a Nizza, non venne mai consegnato; quello era l’originale del suo lavoro.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Oggi diceva… ne dà una lettura come Pian del Rascino, ma ci spieghi cosa intende e perché lo dice.

RISPOSTA – Purtroppo tutti noi abbiamo presente la strage di Bologna, come quella di Brescia, immediatamente a Brescia viene indicato un soggetto identificato tramite un identikit, che è Giancarlo Esposti, immediatamente Giancarlo Esposti viene ammazzato. Quindi autore della strage ammazzato. Poi dopo i risvolti sono quelli giudiziari. Bologna, immediatamente dopo la strage di Bologna, quindi il giorno stesso, viene identificato tramite un identikit Marco Affatigato, subito la notizia – la sera stessa – alla stampa, “l’attentatore è Marco Affatigato”. Marco Affatigato il giorno dopo doveva prendere un volo, preparato da Stefano Delle Chiaie, per andare in Argentina, l’avrei preso o non l’avrei preso, questo è un altro discorso, certamente non avendo compiuto la strage di Bologna attesi che mi venissero ad arrestare.

DOMANDA – Questa è una sua lettura degli eventi o…

RISPOSTA – È una mia lettura.

DOMANDA – …o ha delle conoscenze per quanto riguarda Esposti a Pian del Rascino e per quanto riguarda la sua vicenda? Lei subì anche un tentativo di omicidio?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In tempi successivi?

RISPOSTA – Sì, in tempi successivi.

DOMANDA – Se una valutazione, una interpretazione degli eventi va bene così, se invece ci sono dei fattori di conoscenza li approfondiamo.

RISPOSTA – Diciamo che sono valutazioni.

DOMANDA – Torniamo indietro, dicevamo il rapporto con Soffiati, quindi dei rapporti con Venezia non ne parla nei primi mesi di detenzione comune?

RISPOSTA – Non mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Nel verbale del 26 marzo ‘83 sempre al giudice di Bologna lei fa riferimento ad un documento sequestrato a Spiazzi invece, iniziante con le parole “dottor Prati”, relativo ad un traffico di esplosivo, ricorda qualcosa?

RISPOSTA – No, francamente no, se mi legge il testo.

DOMANDA – Le leggo il pezzo, però chiedo a lei proprio…“Prendo visione del documento sequestrato a Spiazzi Amos, iniziante con le parole <<dottor Prati>>; con riferimento al traffico di esplosivo nel quale avrei dovuto fare da basista ad un palestinese dichiaro che ritengo che in realtà si tratti di quel traffico di armi da me organizzato con Soffiati del quale ho già parlato nel precedente interrogatorio. Non vi sono mai stati traffici di esplosivo cui abbia preso parte assieme a Soffiati, ritengo che quanto scritto in proposito nel documento sia da addebitare ad una versione un po’ enfatica di Marcello Soffiati”.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – Ricorda qualcosa?

RISPOSTA – Confermo questo.

DOMANDA – Di cosa si trattava esattamente?

RISPOSTA – Si trattava delle armi che il Soffiati aveva dato ad un mio collaboratore da far pervenire in Francia.

DOMANDA – In che momento?

RISPOSTA – Nel ’79.

DOMANDA – Quindi nella fase poi dei rapporti effettivi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci arriviamo con ordine. Di un discorso che aveva ad oggetto l’Arena di Verona, Soffiati gliene parlò mai?

RISPOSTA – Non in detenzione, successivamente.

DOMANDA – Non so quando, perché non c’è il riferimento, anche questo è un discorso successivo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E allora affrontiamo questo discorso successivo, quindi lei esce dal carcere prima di Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E poi vi incontrate?

RISPOSTA – Anche a casa sua, a Verona, a Colognola ai Colli.

DOMANDA – Siamo nel ‘79?

RISPOSTA – Nel ‘79 no perché ero già latitante, quindi siamo nel fine del ‘77, inizi ‘78.

DOMANDA – In che occasione lei andò a casa di Soffiati?

RISPOSTA – Più volte, in quanto si intratteneva un rapporto ordinario in quella occasione allora venni a sapere che i camerati di Soffiati avevano aiutato la famiglia durante la sua detenzione, aiutata la moglie sia con forniture di denaro che in altro modo.

DOMANDA – In particolare chi erano questi camerati che avevano aiutato Soffiati?

RISPOSTA – Mi sembra il nome di Maggi lì fu fatto, mi sembra.

DOMANDA – Il nome di Maggi venne fatto?

RISPOSTA – Mi sembra, ma non ricordo ora.

DOMANDA – Lei in un verbale parla di Maggi, e in un altro verbale parla di Massagrande.

RISPOSTA – Sì, Massagrande era il suo…

DOMANDA – Come viene fuori questo discorso di Maggi, e cosa altro con riguardo a Maggi disse il Soffiati?

RISPOSTA – Successivamente?

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – Non in quelle occasioni all’abitazione di…

DOMANDA – Ancora dopo.

RISPOSTA – In Francia, quindi dopo in Francia.

DOMANDA – Sì.

RISPOSTA – In Francia quando io ebbi necessità…

DOMANDA – Quindi ’79 – ‘80?

RISPOSTA – Più nell’inizio dell’80 che fine ’79; quando io avevo necessità di materiale farmaceutico allora lui tirò fuori il nome di Maggi come medico, che l’avrebbe potuto fornire, e infatti io mandai una persona a prendere questi medicinali.

DOMANDA – Ci spieghi meglio, non era per le farmacie, insomma!

RISPOSTA – Scusi?

DOMANDA – Non era per le farmacie che servivano questi medicinali?

RISPOSTA – No, sarebbe dovuto servire ad eliminare Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Quindi c’è un progetto omicidiario nei confronti di Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì, di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Di questo progetto gliene parla Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché Delle Chiaie doveva essere ucciso?

RISPOSTA – Perché venivano imputate a Delle Chiaie tutte delle azioni che erano in contraddizione a tutto ciò che la destra, e sto parlando della destra estrema in questo caso qui… venivano portate in Italia.

DOMANDA – Diciamone alcuni di questi addebiti che venivano mossi a Delle Chiaie.

RISPOSTA – La linea stragista era una…

DOMANDA – La linea stragista?

RISPOSTA – Era una di queste.

DOMANDA – Poi?

RISPOSTA – Poi gli arresti di tanti soggetti detenuti nelle carceri in Italia.

DOMANDA – Per esempio?

RISPOSTA – A partire anche dal processo di Ordine Nuovo, dove diciamo l’orientamento dell’uccisione del giudice Occorsio fu dato dalla parte con contatto con Stefano Delle Chiaie, cioè Signorelli, Delle Chiaie; quindi diciamo che omicidio Occorsio era stato il consolidamento della unificazione di questi gruppi, ma in realtà si presumeva, nelle discussioni che facevamo, che l’omicidio Occorsio non serviva, anche se molti di noi l’avrebbero auspicato… non era come punizione del giudice Occorsio, ma bensì era stato Concutelli utilizzato come strumento per uccidere Occorsio in quanto stava indagando su altre cose non necessariamente di estrema destra.

DOMANDA – Si fece qualche specificazione?

RISPOSTA – Francamente in quel periodo no.

DOMANDA – E lei con riguardo… sviluppiamo un attimo questa parentesi dell’omicidio Occorsio, ha anche riferito di cose che vennero dette in corso di una riunione in Corsica.

RISPOSTA – È questo.

DOMANDA – È questo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questi temi sono antecedenti o successivi all’omicidio?

RISPOSTA – No, allora, la discussione con Soffiati è successiva.

DOMANDA – La riunione in Corsica?

RISPOSTA – La riunione in Corsica è del… prima dell’estate del ‘75. Io fui arrestato a settembre del ’76 o del ’75? Non mi ricordo più.

DOMANDA – Lei è stato arrestato il 24 settembre ‘76.

RISPOSTA – Sono stato arrestato più volte, quindi…

DOMANDA – Comunque il 24 settembre è solo nell’anno ’76 che è stato arrestato.

RISPOSTA – Allora prima dell’estate del ‘76. Quindi nel gennaio – febbraio ‘75.

DOMANDA – Del ’76!

RISPOSTA – Sì, del ’76.

DOMANDA – Completiamo questo discorso, cosa avvenne in quella riunione? Lei non vi prese parte?

RISPOSTA – No, io presi parte, e mi opposi, come era dovuto, all’uccisione del giudice Occorsio, la maggioranza deliberò invece per l’uccisione, e io abbandonai la Corsica venendo in Italia.

DOMANDA – Chi era presente a quella riunione?

RISPOSTA – Coloro che poi agirono nell’uccisione di Occorsio.

DOMANDA – Lei indicò la presenza di Signorelli…

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – … di Massagrande…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … e forse di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Su quello non ero sicuro.

DOMANDA – E tuttora non lo è.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – E un certo Lillo.

RISPOSTA – Lillo.

DOMANDA – Soprannome di chi?

RISPOSTA – Concutelli.

DOMANDA – Di Concutelli. Torniamo al nostro Soffiati, dicevamo degli aiuti finanziari, e lei ne parlò… le dicevo, c’erano questi verbali, uno del 2 maggio ‘95 al giudice di Milano, dove lei disse: “Rividi Soffiati a Colognola, dove la sua famiglia nel corso della sua detenzione aveva acquistato un ristorante. Soffiati mi disse che i mezzi finanziari per aprire questo ristorante erano stati forniti a sua moglie dal dottor Maggi ma non so se a titolo di prestito o di regalo. Lo vidi a Colognola prima della mia partenza per la Francia nel ‘78”. Invece in un secondo verbale questo discorso del ristorante lo attribuisce a Massagrande, sono vere entrambe le affermazioni?

RISPOSTA – Sono vere entrambe.

DOMANDA – C’è un discorso massoneria.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Che riguarda anche Soffiati. Prima l’abbiamo affrontato per l’incontro con Gelli, a questo punto, lei lì aveva detto “la mia posizione quando?”, come a dire che nel tempo è cambiata evidentemente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Vediamo il discorso massoneria rapportato a Soffiati e poi lo sviluppo con quella che è la sua esperienza. Il discorso massoneria – Soffiati lo collochiamo qui in questa visita a Colognola?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Cosa le venne detto?

RISPOSTA – Parlò che lui era un massone, che suo babbo era massone.

DOMANDA – Lui e il padre?

RISPOSTA – Sì. E che altri suoi amici erano massoni. Una conversazione, come si può fare, di carattere intellettuale, nella quale chiese a me se volevo diventare un fratello, quindi l’iniziazione massonica.

DOMANDA – E lei aderì?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Il discorso suo è successivo?

RISPOSTA – Il mio discorso è successivo, ma non riguarda l’Italia riguarda un altro Paese.

DOMANDA – Quanto a Soffiati, questo discorso della massoneria va correlato in qualche modo alle tematiche politiche portate avanti da Soffiati o no?

RISPOSTA – No, assolutamente.

DOMANDA – No. Per quello che le venne detto da Soffiati o da suo padre non c’era nessuna correlazione?

RISPOSTA – Suo padre io non l’ho mai conosciuto.

DOMANDA – Non l’ha conosciuto.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Era lui che parlava del padre?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei si fermò a casa di Soffiati per qualche tempo?

RISPOSTA – Sì, per qualche giorno.

DOMANDA – Ha conosciuto Bressan Claudio?

RISPOSTA – Il nome non mi dice niente.

DOMANDA – Che cosa altro disse Soffiati con riguardo alla figura di Carlo Maria Maggi? L’abbiamo visto fin qui soltanto con riferimento al finanziamento per l’acquisto della trattoria.

RISPOSTA – Francamente non mi ricordo.

DOMANDA – Non ricorda nulla di particolare?

RISPOSTA – No, di particolare no.

DOMANDA – Sempre da questo verbale del 2 maggio del ‘95 leggo quello che lei dichiarò: “oltre a Marcello Soffiati non ho conosciuto personalmente, cioè non ho avuto rapporti politici personali diretti con altre persone del vecchio gruppo veneto di Ordine Nuovo, salvo l’unico incontro a Padova di cui dirò”, ed è quello di cui noi abbiamo già parlato questa mattina, “…Soffiati tuttavia mi parlava con frequenza del dottor Carlo Maria Maggi con il quale aveva ottimi rapporti, del quale non conoscevo né il ruolo né la funzione all’interno di Ordine Nuovo del Veneto, tuttavia dai discorsi di Soffiati si comprendeva che questo dottor Maggi si collocava ad un livello elevato nella scala gerarchica anche sul piano organizzativo”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ’80 in occasione del progetto omicidiario nei confronti di Mauro Mennucci”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Adesso sviluppiamo questa parte, che torna con il discorso dei farmaci. Volevo dire: quando Soffiati le parla di Maggi, e siamo quindi nel ‘78, ‘79, lei non ricollega il nome e la personalità…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – …con la persona che aveva incontrato?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Sviluppiamo questo discorso dei farmaci. Ci dica lei, il progetto omicidiario… prima ha fatto un cenno a Delle Chiaie, volevo completare un attimo il discorso Delle Chiaie, nei verbali lei fa riferimento specifico alla cattura di Pozzan…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …come causale diretta e immediata della condanna a morte – tra virgolette – di Delle Chiaie.

RISPOSTA – Di Stefano Delle Chiaie.

DOMANDA – Cosa era accaduto a Pozzan, chi era?

RISPOSTA – Personalmente non l’ho mai conosciuto, Pozzan, quindi so quello che ho letto sui giornali.

DOMANDA – No, quello che lei ha saputo da Soffiati adesso mi interessa.

RISPOSTA – Da soffiati ho saputo che era un loro conoscente, e…

DOMANDA – Conoscente?

RISPOSTA – Mi scusi, un loro camerata, utilizzava questo termine, e pertanto la sua cattura aveva messo in pericolo…

DOMANDA – Cattura avvenuta dove?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente.

DOMANDA – Ricorda se era la Spagna?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Comunque, la sua cattura aveva messo in pericolo?

RISPOSTA – Tutta la organizzazione di cui faceva riferimento Soffiati ed era stato condannato a morte Stefano Delle Chiaie per questo.

DOMANDA – Da chi era stato condannato a morte a dire di Soffiati?

RISPOSTA – Da chi era stato condannato a morte non l’ho mai chiesto, e neanche mi interessava, l’oggetto era eliminare Stefano Delle Chiaie, siccome Stefano Delle Chiaie apportava per quello che era di nostra competenza, anche se io mi ero già distaccato dal gruppo di Ordine Nuovo, aveva portato tanto danno al gruppo di Ordine Nuovo, per me era – tra virgolette – un piacere potere eseguire l’opera.

DOMANDA – Quindi delle parole di Soffiati c’era questo riferimento diretto all’arresto di Pozzan?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di sì.

DOMANDA – Come motivazione della condanna?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Invece il discorso di Mennucci come si colloca nel tempo anche? È nello stesso contesto temporale o in momenti diversi?

RISPOSTA – Credo che sia nello stesso contesto temporale in quanto per prendere il necessario per l’uccisione di Stefano Delle Chiaie l’operazione di recupero di questo materiale fu eseguito a Pisa.

DOMANDA – Fu la stessa operazione?

RISPOSTA – Ritengo di sì.

DOMANDA – Perché Mennucci doveva essere ammazzato?

RISPOSTA – Perché aveva tradito a tutti.

DOMANDA – Quel discorso che ha fatto prima della macchina e delle dichiarazioni che portarono poi agli arresti.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Questo era il motivo, lei mi ha chiesto la motivazione, poi giusto o sbagliato è un altro concetto.

DOMANDA – Veniamo alla fase successiva, quindi lei assume questo incarico?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Come si sviluppa?

RISPOSTA – Non viene portato a termine, non viene portato a termine perché il soggetto che trasportava…

DOMANDA – Andiamo con ordine, lo trasportava dopo che era andato a prendere qualcosa da qualcuno…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi come doveva avvenire l’approvvigionamento, con che cosa dovevano essere uccisi?

RISPOSTA – Stefano Delle Chiaie doveva essere ucciso con del veleno.

DOMANDA – In particolare?

RISPOSTA – Cianuro.

DOMANDA – E Mennucci?

RISPOSTA – E Mennucci con le pistole.

DOMANDA – Con la pistola. Come avviene l’approvvigionamento del veleno e della pistola?

RISPOSTA – Del veleno avviene l’approvvigionamento a Pisa, tramite un emissario di Soffiati che incontra un mio emissario, gli viene consegnato veleno e lo trasporta in Francia.

DOMANDA – E la pistola?

RISPOSTA – Questo francamente non c’entra niente con quello che io sappia.

DOMANDA – Da dove proveniva questo cianuro?

RISPOSTA – Non lo so, e non l’ho chiesto.

DOMANDA – Quando lei venne sentito il 2 maggio 1995 dal giudice di Milano disse: “il nome di Maggi emerse nuovamente nel maggio ‘80 in occasioni del progetto di omicidio nei confronti di Mauro Mennucci, ritengo responsabile della cattura di Mario Tuti. Soffiati mi chiese e mi propose di provvedere alla eliminazione fisica di Mennucci, e per tale incarico consegnò ad un mio incaricato, il francese Daniel Milan”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – …“… a Verona una pistola che questi doveva usare per uccidere Mennucci, e anche delle pasticche di cianuro che doveva servire per un’altra azione contro Delle Chiaie”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi è un’unica… cioè, questo Daniel Milan intanto chi è?

RISPOSTA – È un francese che abita…

DOMANDA – Cosa faceva, che attività svolgeva?

RISPOSTA – Di sorveglianza.

DOMANDA – Un agente di una agenzia privata di sorveglianza?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lavorava con lei?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci sono anche i verbali precedenti, lei parla di questa persona, e poi ne fa il nome successivamente.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Quindi lui viene in Italia per ricevere pistola e cianuro per Delle Chiaie e per Mennucci, è così?

RISPOSTA – È così.

DOMANDA – L’operazione non andò in porto…

RISPOSTA – Perché? Perché fu addormentato in treno e gli furono trafugati sia pistola che cianuro.

DOMANDA – Così andò?

RISPOSTA – Così andò.

DOMANDA – Nel ritorno in Francia.

RISPOSTA – Nel ritorno in Francia.

DOMANDA – Però c’è questo passaggio che è diverso da quello che dice oggi: “…prima di tale consegna il Soffiati mi aveva detto, eravamo a Nizza, che sia la pistola sia le pasticche gli sarebbero state consegnate dal dottor Maggi. Era noto nell’ambiente lì in Veneto che uno dei gruppi forti e punto di riferimento era il gruppo di Verona”.

RISPOSTA – Sì, quello è constatato, quindi…

DOMANDA – Questo discorso della provenienza da Maggi delle pasticche di cianuro se lo ricorda? Cioè, un attimo fa parlava di farmaci ma alludeva a questa vicenda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ma di farmaci ne parlava con riguardo a Maggi, o no?

RISPOSTA – Io non ho mai parlato con Maggi di farmaci, il mio interlocutore è stato sempre Soffiati.

DOMANDA – Quello che le disse Soffiati.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei ha un rapporto diretto con Soffiati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …a Verona viene Daniel Milan…

RISPOSTA – Non a Verona, a Pisa.

DOMANDA – A Pisa. Non a Verona quindi la consegna.

RISPOSTA – A Pisa.

DOMANDA – Sì, dove si recò un emissario – e non sa chi – di Soffiati.

RISPOSTA – Esatto

Le dichiarazioni di Tramonte al dibattimento per la strage di Milano

Occorre subito puntualizzare che, al di là delle sue ritrattazioni, non tutti i verbali di Maurizio TRAMONTE sono inutilizzabili nei confronti degli altri imputati, in quanto il verbale davanti alla Corte di Assise del 21.12.2000, relativo al processo per la strage di Piazza Fontana, è pienamente utilizzabile nei confronti di MAGGI e ZORZI, (e RAUTI, che ha acconsentito alla sua acquisizione) ivi imputati ed assistiti. Certamente gli argomenti trattati si riferiscono prevalentemente alla strage di Piazza Fontana, e quello relativo alla strage di Brescia viene trattato marginalmente. Molte delle risposte, tuttavia, sono illuminate dalle domande dei difensori, che richiamano passi dei verbali istruttori di Brescia, che spesso vengono implicitamente confermati da TRAMONTE nel momento in cui ne fornisce una spiegazione.

Parte di quel verbale si riferisce, appunto, alle note riunioni preparatorie relative alla strage di Brescia, che nell’occasione vengono confermate. Esaminiamo quali argomenti sono oggetto della conferma di TRAMONTE a Milano, con particolare riferimento all’argomento delle riunioni a casa di ROMANI:

TRAMONTE (pag.98) afferma di essere entrato nel ’72 nella cellula di ROMANI, MAGGI, FRANCESCONI SARTORI e i “Mestrini”. MAGGI l’aveva visto un paio di volte, prima della costituzione della cellula. La cellula viene costituita da ROMANI, FACHINI, MELIOLI e ROMANI di Abano. Ci saranno una decina di riunioni nel ’74 a casa di ROMANI. Ricorda che in quel periodo aveva sia l’auto che una moto. MELIOLI forse l’aveva conosciuto poco prima della costituzione della cellula. Ricorda la manifestazione nel corso della quale lui e MELIOLI hanno caricato i Carabinieri. Conferma che FACHINI ha portato a Folgaria due membri dell’AGINTER PRESSE. Anche a Bellinzona c’era qualcuno dell’AGINTER PRESSE, oltre a MAGGI, SARTORI, MELIOLI, ZORZI aveva partecipato ad un campo in Portogallo.

“Ho avuto occasione di frequentare più volte la casa del ROMANI… ad Abano Terme.” Nel 72 è entrato come infiltrato a far parte della cellula della quale facevano parte ROMANI, MAGGI, FRANCESCONI Arturo, i Mestrini, ZOTTO e LUIGI, Davide RIELLO e MELIOLI. Era stato FACHINI a farlo inserire. Ricorda delle riunioni saltuarie nel 72, e molte riunioni, forse una decina da marzo a maggio ’74. Ha descritto le vetture con le quali i partecipanti si recavano alle suddette riunioni da ROMANI. Ha affrontato il discorso dei timer utilizzati a Milano, detenuti da DE ECCHER e FACHINI. Ha riferito del campo di Bellinzona (agosto 74) al quale avrebbe partecipato assieme a SARTORI e MAGGI e qualcuno dell’AGINTER PRESSE. Ha aggiunto di aver sentito nominare il nome di ZORZI anche in occasione del campo di Lugano (Bellinzona), cui fanno riferimento le veline ed al quale ha ammesso di aver partecipato in dibattimento, pur descrivendo i fatti in termini riduttivi rispetto alle precedenti dichiarazioni. Ha implicitamente confermato, a domanda della Parte Civile, che quando erano sorti problemi per l’esplosivo ad Abano, ZORZI si è incaricato di contattare le persone dell’AGINTER PRESSE, che sono in concreto venute: “Perché quando ci hanno problemi per l’esplosivo ad Abano è ZORZI che si incarica di contattare le persone della AGINTER PRESSE, tant’è vero che vengono”. Ha precisato che MAGGI non era conosciuto dalle persone dell’AGINTER PRESSE , che erano tale Philip e un altro che aveva chiamato ZORZI. Ha confermato: “Dottore, succede questo: uno, ZORZI conosce e fa arrivare quelli dell’AGINTER PRESSE che si occupa dell’esplosivo diciamo, quindi parliamo maggio 74; poi questi istruttori che troviamo là, parlando con MAGGI, parlano anche di ZORZI quindi capisco che questi conoscono anche ZORZI e potevano essere quelli che gli avevano insegnato in Portogallo.” A domanda del difensore di ZORZI ha collocato LUIGI presente alla riunione in cui vengono collocate le bombe per la strage di Brescia, ed ha affermato che anche Maurizio ZOTTO avrebbe partecipato a parecchie riunioni.

Ha ammesso di aver riferito, in un certo senso, anche al M.llo FELLI notizie circa la strage di Piazza della Loggia. Ha ammesso che forse per la strage di Brescia erano stati utilizzati gli stessi timer di Milano. Presuppone che, siccome era sempre MAGGI a “tenere” la riunione, sia stato il predetto a riferirgli la circostanza. FACHINI non veniva mai. ZORZI lo vide certamente, oltre a Roma nel ’69, certamente anche dopo la strage di Piazza della Loggia. Aggiunge, in un secondo tempo, che lo vide “anche prima della strage di Brescia quando viene ad Abano che gli dico(no) che deve andare da questi dell’AGINTER PRESSE, poi certamente qualche altra volta l’ho visto…”. Poi subito dopo aggiunge che non è sicuro se questa cosa gliel’abbia raccontata MAGGI, o se lo abbia visto quando glielo dicono. Conferma che il fatto è del maggio 74. In sostanza avrà visto ZORZI 4-5 volte lungo il corso degli anni.

Riportato sul punto, ritiene di aver dato notizie a FELLI della strage di Piazza della Loggia in tempo reale. Ritiene di averglielo detto prima della strage. Ritiene di averlo avvertito prima della strage anche in quanto poi FELLI è andato in ferie. Afferma che la bomba era dentro a delle buste da ginnastica.

“Era MAGGI l’unico che parlava alle riunioni, che metteva al corrente, era lui il leader chiamiamolo del gruppo”. Vide ZORZI dopo la strage di Brescia, a Padova. C’erano FACHINI, MELIOLI, forse MAGGI. FACHINI gli disse che gli Americani “erano quelli che finanziavano Ordine Nuovo”. Quando ZORZI venne ad Abano prima della strage, gli dissero “di andare da quelli dell’AGINTER PRESSE”. ZORZI lo ha visto 4-5 volte nel corso degli anni. A LUCA disse che vi era intenzione di collocare una bomba per un grosso attentato. La cellula venne costituita nel ’72, ne fanno parte ROMANI, MAGGI, i 2 mestrini, MELIOLI e RIELLO. Come si può notare non sono poche le affermazioni di TRAMONTE che, attraverso la conferma a Milano, conservano la loro validità. La S.C. ha avallato la valutazione del Tribunale di Brescia secondo cui la ritrattazione di TRAMONTE è del tutto inattendibile, perché immotivata, e in quanto tale non efficace. Si tratta, naturalmente, di verificare se siano comunque attendibili ab origine le sue affermazioni. Questo Ufficio ritiene che a detta domanda si debba rispondere prevalentemente in modo positivo, dovendosi escludere in modo assoluto soltanto tutto ciò che ruota attorno ad ALBERTO, a LUIGI, e a pochi altri singoli argomenti. TRAMONTE era comunque un membro di Ordine Nuovo, che faceva parte del gruppo di MAGGI e ROMANI all’epoca della strage, e quindi nelle condizioni di descrivere gli eventi che ha effettivamente descritto.

Memoria pm strage piazza della Loggia

Marco Affatigato – dichiarazioni udienza 17.03.2009 – terza parte

DOMANDA – La creazione di questi gruppi avviene sotto… le volevo chiedere il ruolo di Pugliese nella creazione di questi gruppi. Quindi ci ha detto: tenere i contatti con Roma…

RISPOSTA – Militare, se così lo vogliamo chiamare.

DOMANDA – Quindi la figura di maggior rilievo in ambito locale?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei parlò anche, tornando al discorso di prima sui componenti dei vari gruppi, nel verbale 4 febbraio ‘82, nel primo dei due verbale 4 febbraio 1982, indicò: “nel gruppo di Pisa Catola Mario, Lamberti, e Mennucci Mauro”.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – “…e nel gruppo di Arezzo Franci Luciano, Cauchi e Batani”.

RISPOSTA – Tutte le persone che erano già state identificate e poi arrestate.

DOMANDA – Sì.

DOMANDA – Il 07 novembre ‘84 lei riferì di essere entrato nel gruppo e nell’autunno ‘74 di avervi trovati Tuti, Franci, la Luddi, Malentacchi…

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – … Donati, Cauchi, Gallastroni, Lamberti, Catola, Torchia e Mennucci.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spiega meglio? A fine ’74 Tuti entra nel suo gruppo?

RISPOSTA – Lo spiego subito: come detto all’inizio bisognava rifornirci di armi e quant’altro, quindi c’erano dei gruppi più atti, e in questo caso era il gruppo di Arezzo, con i nomi che sono stati indicati di Arezzo, che avevano la possibilità di accedere ad avere delle armi. In quel caso lì io e altri soggetti, tra cui Franci Luciano e Margherita Luddi eseguimmo un furto in una cava.

DOMANDA – Ad Arezzo?

RISPOSTA – Ad Arezzo. Ci approvvigionammo di esplosivo.

DOMANDA – In quantità…?

RISPOSTA – Abbastanza notevole.

DOMANDA – Nell’ordine?

RISPOSTA – Non mi ricordo, ma tanto.

DOMANDA – Parlò di alcune centinaia?

RISPOSTA – Sì, tre/quattrocento chili.

DOMANDA – Tre/quattrocento chili di esplosivo.

RISPOSTA – Sì, di esplosivo di cava.

DOMANDA – Di cava, e in particolare?

RISPOSTA – Dinamite era.

DOMANDA – Indicò “cheddite” in un verbale.

RISPOSTA – Cheddite, esatto.

DOMANDA – Era cheddite. Era solo un tipo?

RISPOSTA – No, dinamite e cheddite.

DOMANDA – Questo avviene quando?

RISPOSTA – Ho preso una condanna su questo lato qui.

DOMANDA – Quindi si recava agevolmente.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Dicevamo che il problema era quello di procurarsi esplosivi…

RISPOSTA – No, scusi, ho preso una condanna per avere dichiarato il falso, quindi non per avere detto il vero. Quindi si dichiara il falso su questo fatto.

DOMANDA – Invece era vero quello che aveva dichiarato?

RISPOSTA – Sì, si vede che la cava non l’aveva dichiarato, tutto lì.

DOMANDA – Cioè la cava… non risultò…

RISPOSTA – No. La cava non dichiarò il furto perché aveva maggiore ingente numero di esplosivo che poteva detenere, e quindi non dichiarò il furto. Tutto lì.

DOMANDA – Perché lei indicò esattamente la cava dove era avvenuto il furto?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – E questo fatto non venne riscontrato perché non era stata denunciata la presenza di questi esplosivi?

RISPOSTA – Esatto, come in tante cave in Italia.

DOMANDA – Questo esplosivo venne poi impiegato per le azioni programmate?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – In particolare, sinteticamente?

RISPOSTA – Una parte rimase ad Arezzo e una parte venne a Lucca. L’esplosivo utilizzato a Lucca ero quello lì.

DOMANDA – Prima ci stava facendo un po’ una cronistoria veloce delle azioni, quando io le chiedevo i progetti lei stava già rispondendo sulle azioni compiute, se brevemente quella fascia politica a…

RISPOSTA – Quelle di Lucca certamente me le ricordo, le altre zone no.

DOMANDA – Quindi diceva l’ufficio delle imposte?

RISPOSTA – L’ufficio delle imposte, la Questura, l’ispettorato delle Guardie Forestali, la sede della Democrazia Cristiana, la sede di Potere Operaio… ora tutte non le ricordo.

DOMANDA – E per questi attentati venne utilizzato l’esplosivo rubato nella cava di Arezzo?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – In concomitanza di questi verbali lei fece riferimento sempre con riguardo alla figura di Pugliese Giuseppe ad una commissione di inchiesta di Ordine Nuovo.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Ci vuole spiegare di cosa si trattava, e in che termini lei…

RISPOSTA – Certo. Fu fatta una commissione di inchiesta che doveva arrivare a conoscere chi erano gli esecutori materiali sia della strage di Brescia che dell’Italicus.

DOMANDA – Quindi siamo in un momento successivo.

RISPOSTA – Siamo già nel ’75.

DOMANDA – Siamo già nel 1975. Ormai abbiamo affrontato questo tema e quindi sviluppiamolo in qualche modo, nei limiti della sua conoscenza.

RISPOSTA – Nei limiti della mia conoscenza siamo in Corsica, quindi in Corsica viene dato di una missiva inviata da Stefano Delle Chiaie ad Augusti Cauchi nella quale si dava una risultanza sulla strage di Brescia, però omettendo tante cose. A memoria non ricordo, ma l’ho dichiarato a verbale, omettendo molte frasi.

DOMANDA – Uno scritto di Delle Chiaie sulla strage di Brescia nei verbali…?

RISPOSTA – No, Augusto Cauchi, un missiva di Augusta Cauchi facendo riferimento alle indagini condotte dalla commissione di inchiesta in cui si era… Augusto Cauchi era in rapporto con Stefano Delle Chiaie, quindi la missiva in teoria era un sostegno dato da Delle Chiaie ad Augusto Cauchi per portare a conoscenza della commissione di indagine di Ordine Nuovo su questi attentati. E lì nei verbali fu più chiaro che nell’esposizione.

DOMANDA – Nei verbali si fa riferimento agli attentati del ’74 rivendicati da Ordine Nero…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – … e come tema di approfondimento da parte di questa commissione di inchiesta…

RISPOSTA – Sì, in quanto Ordine Nero veniva collegato a Ordine Nuovo senza motivo, senza reale motivo.

DOMANDA – Facciamo un attimo un passo indietro: questi attentati della componente del gruppo clandestino di Ordine Nuovo era solita rivendicare i propri attentati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Rivendicava sotto che sigla?

RISPOSTA – Inizialmente… purtroppo ci furono delle… come ho detto all’inizio i gruppi erano sfaldati, quindi ognuno agiva per conto suo, in quanto furono emessi subito dei mandati di cattura negli organi dirigenziali, e quindi si vennero a rompere determinati contatti, in quel periodo ci furono degli attentati a Milano a firma Ordine Nero, e quindi le iniziale ON lasciavano supporre che fossero i gruppi di Ordine Nuovo che eseguivano questi attentati, e tra l’altro anche a Lucca alcuni attentati furono fatti sotto la sigla di Ordine Nero. Poi saputo…

DOMANDA – Quindi qualcuno di questi gruppi rivendicava come Ordine Nero?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi successivamente quando Ordine Nero fu smentito dalla dirigenza nazionale di Ordine Nuovo in quanto non era quella la sigla, perché doveva essere adottato il nome Ordine Nuovo…

DOMANDA – Smentito dalla ex dirigenza del movimento politico?

RISPOSTA – Non dalla ex…

DOMANDA – Dall’attuale dirigenza del gruppo clandestino di Ordine Nuovo.

RISPOSTA – Certo. Quindi smentito da Clemente Graziani. A quel punto tutti gli attentati o le azioni compiute da Ordine Nuovo avrebbero portato la firma Ordine Nuovo.

DOMANDA – Sa collocare più o meno questo momento?

RISPOSTA – Io ero già in Corsica quindi… nel ‘75 era.

DOMANDA – Quindi in precedenza invece alcuni dei vostri gruppi…

RISPOSTA – Sì, compreso noi.

DOMANDA – Rivendicavate come Ordine Nero?

RISPOSTA – Ordine Nero.

DOMANDA – Non ho capito l’obiettivo di questa commissione di inchiesta, da chi venne formata, quando, e a che scopo?

RISPOSTA – Venne formata dal gruppo dirigenziale romano perché si lasciava supporre che gli attentati dell’Italicus e di Brescia fossero collegati a Ordine Nuovo, e quindi era interesse del gruppo dirigenziale ufficialmente smentire questa posizione – e sto parlando del gruppo Clemente Graziani – smentire questa posizione trovando chi erano i responsabili.

DOMANDA – Quali gli strumenti di questa così detta commissione di inchiesta?

RISPOSTA – Informazioni tra contatti.

DOMANDA – Lei svolse delle attività per questa commissione?

RISPOSTA – Non mi sembra, non mi ricordo, non mi ricordo.

DOMANDA – Lei ricevette a riguardo un incarico da Pugliese Giuseppe?

RISPOSTA – Ne ho ricevuti più di uno.

DOMANDA – A riguardo, o questo fine, cioè per le finalità della commissione di inchiesta.

RISPOSTA – Riguardante il gruppo di Arezzo.

DOMANDA – E cioè?

RISPOSTA – Franci Luciano, Cauchi e Batani. Quindi venire a conoscenza se avevano compiuto degli attentati a firma Ordine Nero e in specifico quello dell’Italicus.

DOMANDA – Quindi lei prima entra in questo gruppo nell’ambito di quella che è la organizzazione di questi gruppi clandestini per la realizzazione di questi attentati…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …diciamo che in tempi successivi riceve questo incarico da svolgere all’interno degli stessi gruppi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – È così?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Perché nei verbali capisce che…

RISPOSTA – Sì, però deve capire che c’è stato…

DOMANDA – Sono stati indicati nel tempo, allora è difficile comprendere se…

RISPOSTA – Sì, ma c’erano tre o quattro anni di differenza, quindi deve anche sapere che per sei mese io sono stato a stretto contatto proprio di braccio con Clemente Graziani, e quindi ho recepito…

DOMANDA – Questo in Inghilterra durante la latitanza?

RISPOSTA – Sì, e poi anche Corsica. Quindi in tutto questo periodo, se possiamo dire, nel suo essere Clemente Graziani aveva l’intenzione di scaricarsi di questo fardello che veniva accreditato a Ordine Nuovo riguardo agli attentati di Brescia e dell’Italicus.

DOMANDA – Questo fardello in cosa consisteva?

RISPOSTA – Una imputazione pubblica che non aveva Ordine Nuovo. Non erano atti compiuti da Ordine Nuovo.

DOMANDA – Quindi diciamo che Graziani sconfessava la paternità politica della sua…?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Che quegli eventi avessero una attinenza con la sua area politica. È questo?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – E per fare questo mette in piedi questa commissione?

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Cioè, cerca di attingere notizie.

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Spieghi meglio questo discorso di Cauchi, di Delle Chiaie e di Cauchi. Cioè, era una nota di Delle Chiaie…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – …era un verbale delle dichiarazioni rese da Cauchi? Cosa era esattamente? Lei lo vide questo documento?

RISPOSTA – Vidi la velina, però non… battuta a macchina, quindi teoricamente poteva essere di chiunque.

DOMANDA – Che documento era? Come era strutturato, erano più cartelle dattiloscritte? Ce lo descriva.

RISPOSTA – Era qualche foglio dattiloscritto in cui veniva menzionata la possibilità riguardo all’attentato dell’Italicus…

DOMANDA – Quale possibilità?

RISPOSTA – Mi sembra di ricordare che veniva indicato il gruppo che poteva aver fatto l’attentato dell’Italicus.

DOMANDA – Da dove proveniva questo documento?

RISPOSTA – Da Cauchi.

DOMANDA – Delle Chiaie cosa c’entra in tutto questo?

RISPOSTA – Erano state informazioni assunte.

DOMANDA – Quindi Cauchi aveva assunto queste informazioni presso Delle Chiaie?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quale il contenuto, la notizia conclusiva?

RISPOSTA – Il contenuto totale non me lo ricordo.

DOMANDA – Non lo ricorda. Ma l’ambito è questo, c’era un riferimento a Mario Tuti con riguardo all’Italicus?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – C’era un riferimento all’estraneità di Tuti con riguardo all’Italicus?

RISPOSTA – Neanche.

DOMANDA – Ma uno dei temi di approfondimento…

RISPOSTA – Era più… l’oggetto direzionale era il Franci.

DOMANDA – Uno dei temi di approfondimento era l’eventualeruolo di Tuti?

RISPOSTA – No, su questo no, su questa commissione di indagine no. Ripeto che Mari Tuti ha sempre avuto un ruolo marginale, il ruolo che gli è stato dato poi dalla stampa l’ha fatto emergere a quello che poi ha assunto. Il Fronte Nazionale Rivoluzionario non è mai esistito, è una intervista data da Mario Tuti all’Europeo e ha creato la sigla Fronte Nazionale Rivoluzionario.

DOMANDA – Erano stati fatti degli attentati rivendicati con questa sigla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quindi è una sigla che nasce solo nell’intervista di Tuti?

RISPOSTA – Nasce nel ‘76, se non ricordo bene… no, nel ‘75, a fine del ’75.

DOMANDA – Torniamo un attimo indietro, abbiamo visto il percorso Roma – Lucca – Cattolica, quindi giugno – settembre ’73, marzo ’74 Cattolica.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei nei suoi verbali, ma ne ha fatto cenno anche prima, ha parlato di una riunione a Padova, o meglio nella zona di Padova.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Intanto dove la colloca cronologicamente questa riunione?

RISPOSTA – All’esterno di Padova.

DOMANDA – Prego?

RISPOSTA – Non conosco Padova, quindi non glielo so dire.

DOMANDA – In che momento la colloca?

RISPOSTA – Il momento è dopo Cattolica mi sembra.

DOMANDA – Prima o dopo Cattolica?

RISPOSTA – Dopo Cattolica mi sembra.

DOMANDA – In prossimità temporale?

RISPOSTA – Sì, lì è un periodo in cui tutto andava veloce.

DOMANDA – Perché in qualche verbale si parla di fine ’73, inizio ’74…

RISPOSTA – No, dopo Cattolica.

DOMANDA – Non può essere preciso? Però tendenzialmente la colloca dopo Cattolica?

RISPOSTA – Sì, dopo Cattolica.

DOMANDA – Quale era la ragione di essere di questa riunione?

RISPOSTA – Approvvigionamento di armi.

DOMANDA – Come mai si svolge nella zona di Padova?

RISPOSTA – Perché Oscar Nessenzia aveva dato la possibilità di incontrare dei soggetti a Padova che potevano cederci delle armi.

DOMANDA – Perché voi avevate il problema in quel momento di procurarvele?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Armi, esplosivi? Solo armi…?

RISPOSTA – In quel momento a noi interessavano le armi.

DOMANDA – Il problema era procurarvi le armi.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi l’area padovana era in grado…

RISPOSTA – Di fornire le armi.

DOMANDA – Di fornirle agli altri gruppi, è così?

RISPOSTA – No, secondo il Nessenzia…

DOMANDA – A voi.

RISPOSTA – A noi.

DOMANDA – Quindi lei personalmente prende parte a questa riunione?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci racconti come è andata, come si è svolta?

RISPOSTA – Incontrai queste persone…

DOMANDA – In che modo andò a Padova?

RISPOSTA – Arrivai a Padova via treno, fui preso alla stazione dal Nessenzia, accompagnato a casa sua, e poi…

DOMANDA – pernottò a casa sua?

RISPOSTA – Pernottai, sì, e poi il giorno dopo mi sembra che ci fu la riunione, o la sera stessa, non mi ricordo questo, però pernottai una notte sola…

DOMANDA – Una sola notte pernottò. E questa riunione dove si svolse?

RISPOSTA – All’esterno di Padova.

DOMANDA – Non in città?

RISPOSTA – In periferia.

DOMANDA – Cioè un paese fuori Padova o…

RISPOSTA – Non conosco Padova.

DOMANDA – Non è in grado di dirlo.

RISPOSTA – Mai stato a Padova, è la seconda volta che vengo a Brescia.

DOMANDA – A Padova solo quella volta andò?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Il tempo impiegato da casa di Nessenzia al luogo della riunione? Come ci andò in macchina con Nessenzia?

RISPOSTA – Sì, in macchina.

DOMANDA – L’accompagnò Nessenzia?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Eravate voi due e basta?

RISPOSTA – Sì, mi sembra di ricordare.

DOMANDA – Più o meno quanto tempo….

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Chi era presente a questa riunione?

RISPOSTA – Dei soggetti di cui non ricordo i nomi, ebbi a identificarli con una foto ma non mi ricordo i nomi.

DOMANDA – Lei nel verbale del 26 marzo ‘83 indicò la presenza di un certo Rinani.

RISPOSTA – Forse identificato da fotografia perché il nome….

DOMANDA – No, per nome.

RISPOSTA – Per nome?

DOMANDA – Lei davanti al Giudice Grassi, giudice istruttore di Bologna, il 26 marzo ‘83 disse: “ricordo poi che vi fu nel ‘74, anzi tra il ‘73 e il ’74 una riunione a Padova a cui presero parte tali Rinani, Tonin, o un nome simile, trattasi di persone di media statura, corporatura robusta, allora di circa 30-35 anni, e Oscar Nessenzia di Padova”, e quindi fece il nome di questo Rinani. Poi raccontò un episodio, che le leggo e magari le fa venire in mente qualcosa: “Ricordo in particolare che il Rinani disse una frase che non avrebbe dovuto pronunciare per segretezza, e per questo…”…

RISPOSTA – Gli fu dato uno schiaffo.

DOMANDA – Bravo. “…e per questo ricevette uno schiaffo dal Tonin al quale appariva essere gerarchicamente subordinato”.

RISPOSTA – Mi permetta di interromperla: i nomi certamente li ho identificati dalle fotografie e non perché me li ricordassi, quindi anche se sul verbale viene indicato così vuole dire che a latere il giudice istruttore aveva le fotografie.

DOMANDA – Perché sono nomi che non le dicono nulla.

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Però se così è verbalizzato sicuramente li conobbe in foto?

RISPOSTA – Sì, nelle foto.

DOMANDA – Nessenzia che gruppo frequentava nella zona, il gruppo di Pisa?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – A chi faceva capo il gruppo di Pisa?

RISPOSTA – A Ordine Nuovo.

DOMANDA – Come persona fisica?

RISPOSTA – A Lamberti.

DOMANDA – Quindi era uomo di Lamberti.

RISPOSTA – No, non era un uomo di Lamberti. Lamberti era il dirigente di Ordine Nuovo a Pisa, e Nessenzia faceva il militare a Pisa e aveva contatti con Lamberti, che è una cosa diversa.

DOMANDA – Con riguardo a questa riunione lei rese delle dichiarazioni anche in tempi successivi, in particolare il 02 maggio ‘95 davanti alle giudice istruttore di Milano indicò… le vennero mostrate delle foto, le vennero mostrate delle foto e disse “la mia attenzione viene attirata dalla persona effigiata nelle fotografie 1 e 1A, come persona che ho sicuramente visto nel corso della mia attività ma non saprei specificare in quale circostanza”, e la foto era Carlo Digilio, questo nome non le dice nulla?

RISPOSTA – Né all’epoca…

DOMANDA – Né oggi?

RISPOSTA – Oggi l’ho letto su tutti i giornali, quindi…

DOMANDA – Con riguardo…

RISPOSTA – Confermo però quello che ho dichiarato al dottor Salvini.

RISPOSTA – “Devo dire che il nome Carlo Digilio non mi dice nulla né il soprannome Otto”…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Poi le venne fatta vedere una altra foto, e disse “inoltre conosco con certezza la persona di cui alla fotografia numero 2, come una delle persone presenti alla riunione di Padova di cui dirò”, perché di quella occasione non aveva ancora parlato, “anche perché si tratta di una fisionomia molto strana, e molto particolare con il viso marcato e le orecchie a sventola”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ricorda?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “Anche la persona di cui alla fotografia 2/A mi è in qualche modo nota. Prendo atto che si tratta della medesima persona di cui alla foto 2, posso solo dire con il passare degli anni che la fisionomia è cambiata in modo impressionante”. Nota dell’ufficio: “la foto 2 e 2/A era di Carlo Maria Maggi”. Questo nome… ci spieghi come è andata? Lei riconosce nella foto una persona sicuramente vista a quella riunione?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Persona che all’epoca lei non conosceva come Carlo Maria Maggi?

RISPOSTA – No, assolutamente. Mi scusi, io delle persone incontrate a Padova conoscevo solo Nessenzia e la sua ragazza.

DOMANDA – E basta?

RISPOSTA – Stop, nessun altro.

DOMANDA – La ragazza prese parte alla riunione?

RISPOSTA – Non mi ricordo.

DOMANDA – Quella fu, abbiamo detto, l’unica volta che lei andò in quella zona?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Con riguardo a questo Carlo Maria Maggi lei lo vide in quella occasione e mai più?

RISPOSTA – Mai più.

DOMANDA – Poi affronteremo il tema se ne sapeva qualcosa della persona come tale, cioè se quel nome lo abbinava…

RISPOSTA – Dopo, indiretto, questo è un altro discorso.

DOMANDA – … e poi vediamo i discorsi che le vennero fatti da altro soggetto.

DOMANDA – Nel ‘95, sentito dal giudice istruttore di Milano, disse sempre con riguardo a questa riunione che “erano presenti 12 o 15 persone al massimo, più o meno rappresentanti delle diverse città del nord”, e che lei era l’unico per il centro Italia, è corretto?

RISPOSTA – A quella di Padova?

DOMANDA – Quella di Padova.

RISPOSTA – Un numero di persone c’era, però che fosse una riunione…Non mi ricordo francamente. Cosa ho dichiarato?

DOMANDA – Che lei era l’unico del centro Italia.

RISPOSTA – Sì, quello sì.

DOMANDA – È giusto. E che gli altri erano tutti delle diverse città del nord.

RISPOSTA – È probabile.

DOMANDA – E che in tutto erano 12 – 15 persone.

RISPOSTA – Sì, non erano tante.

DOMANDA – Su nominativi dette una conferma che… mette in po’ in discussione il discorso del riconoscimento fotografico fatto in precedenza davanti al Giudice di Bologna, perché disse anche nel ’95: “delle persone presenti ho memoria di uno che si chiamava Rinani, e doveva essere di Padova, di un certo Tonini, e della persona effigiata nella foto 2”.

RISPOSTA – Ripeto, se sono con quei nominativi lì confermo, tramite fotografia.

DOMANDA – Quindi quale era il ruolo di questo soggetto che lei nel ‘95 apprende chiamarsi Carlo Maria Maggi? Il ruolo di quella riunione?

RISPOSTA – Non mi ricordo francamente, io so che solo che arrivai per reperire delle armi, che andai a questa riunione per sapere se ci potevano dare delle armi, mi fu detto di sì, ma armi non ne ho mai viste. Quindi ce ne siamo approvvigionati da soli.

DOMANDA – Le fu detto di sì da chi?

RISPOSTA – Il soggetto non me lo ricordo, l’ho messo può darsi a verbale, ma ora non me lo ricordo, che le armi erano di provenienza… armi esplosive di provenienza croata, o dalla Croazia…

DOMANDA – E si parlò di Ustascia?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quindi Padova era in grado di comprarsi armi…

RISPOSTA – Tramite Ustascia. Questo era quello che era stato detto lì.

DOMANDA – Poi a voi non venne mai data…

RISPOSTA – Non venne neanche uno spaghetto.

DOMANDA – Dove si svolse questa riunione?

RISPOSTA – Mi scusi, ho detto uno “spaghetto”, nel gergo uno spaghetto è un mitra!

DOMANDA – Dove si svolse questa riunione?

RISPOSTA – Era un locale che ebbi a descriverlo molti anni fa, quindi ora francamente non lo ricorderei nella descrizione, però c’era una saracinesca abbassata che fu sollevata all’arrivo. Una porta a vetri mi sembra di ricordare, ma direi delle assurdità.

DOMANDA – Vediamo dove è la descrizione del locale…

DOMANDA – Nel verbale, quello al giudice Grassi di Bologna, del 26 marzo 1983, parlò di una pizzeria, mentre in un verbale successivo è più dettagliato…

RISPOSTA – Era più un’osteria che una pizzeria.

DOMANDA – Nell’ultimo verbale, il 29 luglio 2003 ne dà una descrizione in questi termini: “per quanto riguarda il luogo sono sicuro che non si trattava di un ristorante, in quei giorni mangiai molti panini ma non mangiai o cenai in alcun ristorante; la località di cui non ricordo il nome era nei pressi di Padova, ci si arrivava in automobile percorrendo una superstrada, o un tratto autostradale senza però attraversare alcun casello, era quindi nell’immediata periferia di Padova, ed avvenne nel pomeriggio inoltrato, si trattava – come ho già detto – di un magazzino o di un fondo con saracinesca e porta a vetri tipo negozio”…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – “…al piano terreno di un immobile. Eravamo circa dieci persone”… e qui le venne mostrata la foto di Rinani, dopo che ne aveva fatto il nome, “Rinani e Tonin”, e poi Maggi. Con riguardo al ruolo di Maggi nel verbale del 15 luglio 2003 – glielo leggo perché prima diceva che non ricordava nulla di particolare – “l’argomento principale fu il reperimento di armi e di esplosivi, il Maggi parlava dell’esecuzione di attentati in tutta Italia, ma non lo sentii mai parlare di stragi. Riguardo al reperimento di esplosivi per il mio gruppo, che i padovani avrebbero dovuto reperire da Ustascia Jugoslavi, purtroppo non si fece nulla poiché in quel periodo non ne aveva la disponibilità”. Ricorda chi era il principale relatore della riunione? Quello che poteva essere considerato il capo, le venne chiesto, e lei rispose: “sì, era di sicuro il Maggi Carlo Maria”. Quindi in questo verbale del 2003, ormai sono passati altri sei anni…

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Quindi la figura centrale di quella riunione è Maggi. Nei verbali, nei vecchi verbali si parlò, negli ultimi due in particolare, anche della presenza di altro soggetto che le venne mostrato in foto. Innanzitutto le chiedo se lei riconosce la persona che è presente in mezzo ai due Avvocati.

RISPOSTA – Francamente non me lo ricordo.

DOMANDA – Non le dice nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Diamo atto che viene fatto vedere il Maurizio Tramonte. Con riguardo a Tramonte abbiamo due verbali, uno del 15 luglio del 2003, le vennero mostrate 13 fogli riproducenti 16 foto che vennero allegate al verbale, e che abbiamo qui in fotocopia, la invito – si vedono un po’ male – a sfogliare quei 13 fogli e a dirci cosa se le ricordano qualcosa.

RISPOSTA – Francamente oggi non le saprei rispondere.

DOMANDA – Oggi non le dica nulla.

RISPOSTA – No.

DOMANDA – In quel verbale, viste queste foto, lei disse: “Affatigato dichiara che i fogli 3 e 13 riproducono una persona che molto probabilmente era presenta alla riunione”, quindi si espresse in questi termini.

RISPOSTA – Con molta probabilità.

DOMANDA – Con molta probabilità. E si dette atto che queste foto riproducevano Maurizio Tramonte.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Oggi queste foto non le ricordano nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quello che disse nel 2003 ai Carabinieri corrispondeva al suo effettivo…

RISPOSTA – Corrispondeva al mio pensiero in quel momento.

DOMANDA – Al suo pensiero di quel momento.

RISPOSTA – Certamente

DOMANDA – Questo dato trova poi una conferma nel verbale 29 luglio 2003, occasione in cui le venne mostrata una diversa foto… riguardo, Presidente, faccio presente che ho acquisito nei giorni scorsi la copia dei fascicoli fotografici usati in tutti questi interrogatori, è nel materiale che ho depositato per difese, ed è su CD che consegnerò alla Corte in modo che di volta in volta sia possibile utilizzarlo anche nel corso del giudizio. Comunque le venne mostrata altra foto, che è la foto numero 44 del volume numero 1, e che le farei vedere nel mio computer.

PRESIDENTE – Se si vuole avvicinare un attimo al computer del Pubblico Ministero.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sono le varie foto della stessa persona, in età diversa. Quindi viene mostrato il gruppo di foto

presente al foglio 44 dell’album numero 1.

PRESIDENTE – Adesso non le dice nulla?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – In non le dice nulla. Lei disse nel verbale del 29 luglio 2003: “Sono sicuro che fosse presente anche la persona riprodotta in questa fotografia, di cui non ricordo il nome”.

DIFESA – Avv. Mascialino – Se posso intervenire. Nel verbale 12 dicembre 1996 davanti alla stessa foto il signor Affatigato risponde: “Nulla mi ricorda la fotografia”. Facciamo presente anche questo.

PRESIDENTE – Questa nuova foto…

DOMANDA – È la stessa foto. Facciamogli presente che nel ’96 nulla gli ricordava ed era la stessa fotografia che lei ha mostrato in questo momento.

PRESIDENTE – Controlliamo e poi sentiamo la sua richiesta.

PUBBLICO MINISTERO – Dottor Piantoni – No, era parziale.

DIFESA – Avv. Mascialino – A verbale: “viene mostrata la foto 44 dell’album fotografico numero 1”.

PUBBLICO MINISTERO – Dottor Piantoni – Sì, è stata implementata con varie fatto nel tempo e di varie età. Comunque il controesame magari lo fate al momento vostro!

PRESIDENTE – Comunque, ha sentito signor Affatigato? Ha detto il Pubblico Ministero che in quel verbale lei riconobbe una persona presente.

RISPOSTA – Oggi francamente…

PRESIDENTE – Naturalmente lo fece nel 2003 con riferimento a fatti del ’74, però…

RISPOSTA – Ma se io metto a confronto la mia fotografia del ‘73 a oggi nessuno di questa Corte mi riconosce!

PRESIDENTE – È un po’ per tutti così, purtroppo.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Nell’occasione le vennero mostrati degli album fotografici?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Molte foto?

RISPOSTA – Sì. Mi scusi, presso chi era…?

DOMANDA – Questa si svolse presso il Comando provinciale dei Carabinieri, era il maresciallo Santini e Danna del ROS.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ricorda?

RISPOSTA – Sì, ricordo, certo.

DOMANDA – Va bene. Il tema abbiamo detto che era quello del procacciamento delle armi, c’erano altri argomenti all’ordine del giorno?

RISPOSTA – Certo, il procacciamento del denaro. Ogni organizzazione clandestina ha necessità di armi e denaro: noi a Lucca ci approvvigionavamo di denaro attraverso delle rapine.

DOMANDA – Con riguardo a questa riunione di Padova, sempre il 15 luglio 2003 disse: “nell’ambito della creazione della mia rete clandestina mi trovai nella necessità di approvvigionarmi di armi e di esplosivi”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “… la mia necessità era quella di verificare la fattibilità di uno scambio di persone…”…

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “… e quindi per esempio di verificare la capacità di altri di operare a Lucca e dei miei ad operare a Padova”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ci spieghi questo concetto.

RISPOSTA – Il concetto era sempre quello di evitare gli arresti, questo era il punto principale, quindi se il soggetto di Lucca andava ad operare in un luogo dove non era conosciuto certamente anche a livello di identificazione successiva sarebbe stato più difficile; e viceversa se il soggetto mettiamo nell’ipotesi di Padova fosse ad operare a Lucca. Ma questo interscambio non c’è mai stato.

DOMANDA – Ma lei andò alla riunione in questa ottica?

RISPOSTA – Certo, anche.

DOMANDA – Si discusse anche in quell’ottica.

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – E si discusse di queste possibilità?

RISPOSTA – Sì, ma poi non ebbe più seguito.

DOMANDA – Nel senso che poi non portò ad alcunché?

RISPOSTA – A niente.

DOMANDA – Se ne parlò nell’occasione.

RISPOSTA – Se ne parlò in quell’occasione ma non ebbe più seguito.

DOMANDA – Queste persone… abbiamo detto che quindi c’è questo discorso dell’eventuale riconoscimento di Tramonte, e questo discorso del riconoscimento di Maggi, la presenza di Nessenzia, nessun altro dei presenti era la lei noto…

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Né ebbe modo di conoscere in tempi successivi le persone…

RISPOSTA – No, assolutamente, perché dopo…

DOMANDA – Non vide più nessuno?

RISPOSTA – Non vidi più nessuno, anche perché andai latitante io.

DOMANDA – Chi erano questi per quello che le disse Nessenzia e per quello che fu il suo approccio diretto?

RISPOSTA – Bisogna entrare nella realtà dell’epoca, la realtà dell’epoca era la destra estrema, tanto con il Movimento Sociale non avevamo niente a che vedere, niente a che fare; i giovani – come si era all’epoca – della destra estrema cercavo di collegarsi tra di loro, avere rapporti anche laddove magari non facessero parte dello stesso gruppo politico, e quindi in questa ottica con Nessenzia ci fu questo incontro a Padova. Perché quelli che incontrai a Padova non erano per quello di mia conoscenza di Ordine Nuovo, la mia figura… e mi portò ad essere a Padova con la presenza del Nessenzia che era quel militare in contatto a Pisa con il gruppo di Ordine Nuovo. Quindi quando si parlò… perché presente anche a Roma, non mi ricordo se presente a Cattolica, ma quando si parlò di organizzare un movimento clandestino di Ordine Nuovo si andava tutti a cani sciolti, a braccia sciolte. Quindi ognuno cercava di crearsi il proprio gruppo.

DOMANDA – Ci fu una convergenza di realtà anche…

RISPOSTA – Certo, anche esterne. Solo quando iniziò la latitanza, e quindi una certa organizzazione reale del gruppo clandestino di Ordine Nuovo che avviene dopo il gennaio del ’75, solo in quel momento lì vengono selezionati i soggetti. Selezionati vuole dire dovevano essere affidati ad Ordine Nuovo e non provenienti da altre formazioni, o vergini come si diceva nel contesto per esempio del Mario Tuti che era vergine. Questa è una ricostruzione storica, poi la ricostruzione giuridica non spetta a me.

Carlo Digilio – dichiarazioni 14.12.1996

In un periodo di tempo che, quantomeno in questo momento, non sono in grado di collocare con esattezza, ma che comunque cercherò di fissare in base ad altri ricordi dell’epoca, venne a Venezia il capitano David CARRET, allora già mio referente nella struttura C.I.A.. Mi contattò tramite il solito sistema di cui ho già ampiamente parlato e cioè collocando un bigliettino nella buca delle lettere di casa mia a Sant’Elena.

Delfo_Zorzi

Ci incontrammo, come facevamo di solito, all’entrata del Palazzo Ducale in San Marco e mi disse che intendeva parlarmi di una cosa molto delicata. Mi disse che la sua struttura aveva saputo a Roma, dall’ambiente di Ordine Nuovo, che tale organizzazione stava progettando un grave attentato con esplosivo contro la persona del Giudice milanese, dr. D’Ambrosio.
Mi spiegò che tale attentato era stato ispirato da servizi segreti italiani e in particolare la medesima struttura che aveva ispirato e spinto Delfo ZORZI e il suo gruppo alla catena di attentati da loro commessi.
Non mi specificò quale, fra le varie esistenti all’epoca, fosse tale struttura italiana e del resto io non ero sufficientemente titolato a chiedergli spiegazioni del genere e non sarebbe stato consono ai nostri rispettivi ruoli. Mi disse che molto probabilmente, visto che io avevo già svolto il ruolo di “consulente” recandomi al casolare di Paese ed ero conosciuto come tecnico, chi stava preparando tale attentato mi avrebbe in qualche modo contattato o comunque interpellato per farmi controllare il corretto funzionamento dell’ordigno.

Faccio presente che certamente il capitano CARRET aveva saputo dei miei due accessi al casolare di Paese tramite le relazioni del prof. Lino FRANCO. CARRET mi spiegò che un attentato di tal genere era contrario alla loro politica e alle direttive dei servizi americani e del generale WESTMORELAND che pure raccomandavano una durissima opposizione ai comunisti, ma senza però provocare vittime in modo indiscriminato e che quindi un’azione del genere non era ammessa e doveva essere contrastata anche per le ripercussioni che aveva avuto. Mi chiese quindi di attivarmi, qualora fossi stato coinvolto, per vanificare e sabotare tale progetto. Faccio presente ancora, per comprendere il contesto degli avvenimenti, che io avevo grande stima del capitano CARRET che era un militare di grande esperienza ed equilibrato. Effettivamente circa un mese e mezzo dopo, il dr. MAGGI mi telefonò avvisandomi che avrei avuto una visita. Faccio presente che per comunicazioni di tal genere il dr. MAGGI telefonava sempre, per motivi di sicurezza, non da casa ma dall’Ospedale o da un telefono pubblico.

Mi specificò che era stato lui a dare il mio indirizzo a questa persona che comunque era una mia vecchia conoscenza. Il giorno dopo venne a casa mia Giovanni VENTURA; ricordo che si presentò vestito in modo un po’ particolare, con occhiali da sole e un foulard e sembrava uno dei tanti turisti che girano per Venezia.
Era solo e aveva con una borsa di pelle nera. Mi disse che mi doveva dare un “ingrato compito” e cioè verificare se l’ordigno che si trovava nella borsa era stato confezionato secondo le regole di sicurezza per chi lo avrebbe trasportato. Mi fece vedere quanto aveva con se e tirò fuori dalla borsa una delle solite scatole militari portamunizioni, del tutto identica a quelle che avevo visto al casolare di Paese. All’interno c’era un ordigno che così descrivo: c’era un tubo Innocenti sui 20 centimetri di lunghezza saldato ad un’estremità, mentre dall’altra aveva una filettatura a cui era avvitato un tappo. All’interno del tubo, che svitai, c’era della gelignite sfusa e un sacchettino di plastica con il solito orologio Ruhla già pronto con il buco e il perno, una pila da 9 volt, almeno così la ricordo, e dall’orologio partiva il filamento al nichel-cromo e il fiammifero antivento che serviva da accensione. Oltre a questo tubo, parte nella scatola e parte nella borsa, c’erano altri 4 o 5 candelotti di gelignite in carta rossa. Notai che l’innesco era fatto bene e naturalmente la batteria non era collegata e l’orologio non era caricato.

Ricordo che il filamento era avvolto sul fiammifero e fermato ad esso con dello scotch. VENTURA mi disse che aveva avuto quel congegno a Mestre dal gruppo di ZORZI e del resto io avevo riconosciuto la fattura dell’innesco che avevo già visto a Paese durante il secondo accesso.

VENTURA mi disse che era stato fortunato a riuscire a tornare libero, che si sentiva comunque perseguitato e che l’ordigno doveva essere usato contro il Giudice D’Ambrosio. Io gli feci subito notare che un ordigno del genere era di grande potenza e avrebbe potuto provocare conseguenze più gravi di quelle di Piazza Fontana. Gli spiegai comunque che l’ordigno era in condizioni di sicurezza per il trasporto, ma che comunque, per evitare conseguenze gravissime, si poteva al più utilizzare a fine intimidatorio solo il tubo che conteneva non più di mezzo candelotto di gelignite.

Inoltre, per creare ulteriori difficoltà all’esecuzione di un attentato potenzialmente tanto grave, staccai con una pinzetta la resistenza dal resto dell’orologio senza farmi notare da VENTURA che, mentre svitavo il tappo del tubo si era prudentemente ritirato in corridoio.

Richiusi il tubo prima che VENTURA si avvicinasse e così lui non se ne accorse. VENTURA si trattenne a casa mia non più di un quarto d’ora e diede l’impressione di avere accolto il mio consiglio e infatti disse che si sarebbe disfatto dell’esplosivo in più. Lessi qualche giorno dopo sui giornali che era avvenuto a Milano un attentato dimostrativo ed esattamente il rinvenimento di un ordigno inesploso, mi sembra proprio nei pressi dell’Ufficio del dr. D’Ambrosio, e ricollegai quindi immediatamente tale episodio di intimidazione a quanto era avvenuto durante la visita di Giovanni VENTURA.

Passò ancora qualche giorno e rividi a Venezia CARRET con il medesimo sistema e nel medesimo posto. Gli relazionai quello che avevo fatto ed egli si congratulò con me dicendo che avevo fatto un ottimo lavoro nel senso che avevo evitato una cosa molto grave. Mi disse che la loro struttura era stufa di tollerare o appoggiare azioni di servizi segreti italiani che avevano superato i limiti e scherzavano con il fuoco. Mi confermò, come già aveva fatto nel primo incontro, che erano concepite azioni dimostrative in senso anticomunista, ma non massacri indiscriminati. Questo mi confermò quella che era stata sempre la mia sensazione e cioè che CARRET avesse un’etica militare e non fosse disposto ad oltrepassarla. Per quanto concerne il contesto in cui maturò il progetto, posso dire quanto segue. Il capitano CARRET mi aveva detto che avevano recepito l’informazione sul progetto nell’ambiente di Ordine Nuovo di Roma.

Io avevo già saputo da SOFFIATI, in tempi precedenti, che Pino RAUTI era in contatto con la struttura C.I.A. con la veste di informatore e di fiduciario e ciò mi fu confermato dallo stesso capitano CARRET nel corso del secondo incontro, quando parlammo del modo in cui essi avevano acquisito la notizia del progetto.