Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – ottava parte (confronto con Delle Chiaie)

Si da’ atto che alle ore 16,25 la Corte entra in camera di consiglio, per una breve sospensione.

Si da’ atto che alle ore 16,35 la Corte rientra in aula. Il Presidente fa richiamare Izzo Angelo.

Il Presidente: per quanto riguarda le frasi proferite dall’imputato fioravanti nei confronti della corte, il Presidente ordina la trasmissione di copia degli atti al Procuratore della Repubblica in sede.

Izzo spontaneamente: Presidente mi scusi, cosi’ forse risparmiamo anche del tempo riguardo alle domande. Io ho mandato una lettera alla Corte e volevo sapere se e’ stata ricevuta?

Il p.m. fa presente che e’ agli atti.

Il giudice a latere: noi tutti i lunedi’ pubblichiamo un elenco degli atti pervenuti alla Corte.

L’avv. Bezicheri: Presidente, non ho capito il collegamento tra il risparmiare tempo e la lettera.

Il giudice a latere: ce lo spieghi.

Izzo: siccome questo non e’ il primo processo in cui sono testimone, ho notato che la maggior parte delle domande vertono sulla mia posizione personale e giuridica che in quella lettera viene chiarita. Questo e’ tutto.

Il Presidente da’ la parola alla difesa.

L’imputato Delle Chiaie interviene: ha mai dichiarato a qualche giudice l’episodio della pistola spagnola? La pistola regalata da un ufficiale della marina spagnola?

Il Presidente: quella con le iniziali di un ufficiale spagnolo.

Izzo: credo di si’. Comunque l’inchiesta sui fatti spagnoli e’ in mano al GI Calabria di Roma.

L’imputato Delle Chiaie: in che anno l’ha dichiarato?

Izzo: questa storia dovrebbe essere di uno – due anni fa, non glielo so proprio dire.

L’imputato Delle Chiaie: dopo il 1984?

Izzo: io mi sono pentito nell’84, percio’…

L’imputato Delle Chiaie: ah, quindi dopo il pentimento. Ricorda questo brano che mi permetto di leggere: “… di una Ingram, cioe’ una pistola regalata da un ufficiale della marina spagnola a Stefano Delle Chiaie, sequestrata a Concutelli.” Ricorda questo brano?

Izzo: si’,parliamo di due pistole diverse, pero’. C’e’ anche una Colt Commander 45 sequestrata a Concutelli.

L’imputato Delle Chiaie: nella mia memoria, inviata al processo Occorsio, che questa pistola famosa, lei puo’ chiedere al dott. Vigna, non fu mai trovata e fu soltanto un sentito dire.

Izzo: no, mi scusi, stiamo parlando di due pistole diverse. Io sto parlando di una pistola sequestrata a Gianfranco Ferro.

L’imputato Delle Chiaie interviene: perfetto.

Izzo: a Concutelli furono sequestrate una Ingram ed una Colt Commander 45 qualsiasi, probabilmente proveniente sempre… La 45 di cui ho parlato a dimostrazione dei rapporti con i servizi spagnoli, è la 45 Commander che e’ uguale a quella di Concutelli, pero’ sequestrata a Gianfranco Ferro, che e’ il luogotenente, ma gia’ l’ho dichiarato. La Commander sarebbe l’automatica.

L’imputato Delle Chiaie: da chi apprese delle possibili connessioni con i servizi segreti spagnoli? Da Concutelli?

Izzo: da Concutelli soprattutto.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ indicare un episodio?

Izzo: Concutelli non mi diede grandi particolari su questi episodi, mi disse che avevano eliminato almeno due o tre terroristi che avevano messo una bomba in una certa occasione, che una volta hanno sequestrato un terrorista. La storia che so piu’ in dettaglio e’ che una volta, ai confini tra la Francia e la Spagna, avevano sequestrato un terrorista che andava in motorino, lo avevano caricato su di una macchina e portato in territorio spagnolo in cui era stato consegnato ai servizi di sicurezza.

L’imputato Delle Chiaie: presso il giudice Calabria c’e’ un’inchiesta, come ha detto lo stesso teste, ed e’ possibile controllare che non vi e’ stato alcun episodio di eliminazione fisica, ne’ di sequestro almeno fino al 1978-79.

Il Presidente fa presente che, in ogni caso, e’ un reato commesso in Spagna.

L’avv. Pisauro: la persona che sarebbe stata uccisa, questo militante dell’Eta, in effetti non era morta, mori’ nell’82.

Il Presidente: chieda l’acquisizione degli atti.

L’imputato Delle Chiaie: non è mai stato ucciso. Vorrei sapere, il teste ha parlato della sede di “Europa e Civilta’” che è a piazza San Giovanni. Ha presente i magazzini Coin?

Izzo: sono 13 anni che sono in carcere, no.

L’imputato Delle Chiaie: e il cinema Massimo?

Izzo: neanche, non conosco bene quella zona.

L’imputato Delle Chiaie: si puo’ essere dimenticato in carcere, ma la sede di “Europa e Civilta’” era di fronte al cinema Massimo e quindi…

Izzo interrompe: comunque le sedi di “Europa e Civilta’” erano due.

L’imputato Delle Chiaie: è una.

Izzo: no, erano due. Allora le specifico: la sede che ho visitato io, era un seminterrato in una traversa di via S. Quintino, via che da su S.Giovanni. Mi pare si chiami Vittorio Emanuele, Carlo Alberto, una cosa simile. Penso che sia facilmente rintracciabile dalla polizia.

L’imputato Delle Chiaie: il teste prima che entrasse in carcere nel ’73, ’74 ha parlato di riunioni in casa di una certa Fiammetta, puo’ dire il cognome?

Izzo: non ricordo. Sono in grado di identificare la casa in qualsiasi momento. E’ su corso Trieste, nei pressi di piazza Istria. Fiammetta era la ragazza di tale Sergio Meloni, militante di AN sarebbe colui che fu assolto dal giudice Alibrandi a Roma per un pestaggio ai comunisti, una storia del genere.

L’imputato Delle Chiaie: dov’era la sede di AN nel ’73?

Izzo: a via Arco della Ciambella n 7, nei pressi del Pantheon c’era una sede; un’altra, che era una sede semi-clandestina, nei pressi di piazza Bologna.

L’imputato Delle Chiaie: il teste ha detto che accompagnava Adinolfi da Saverio Ghiacci per prendere ordini, mi sembra. Dove lo accompagnava?

Izzo: si’. Lo accompagnai quasi sempre in una saletta interna del bar Negresco, a piazza Istria. In una occasione lo accompagnai alla facolta’ di Architettura.

L’imputato Delle Chiaie: dove studiava il Ghiacci?

Izzo: non lo so. Non credo, era vecchio. L’appuntamento era davanti alla facolta’.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ descrivere Saverio Ghiacci?

Izzo: e’ bassetto e tracagnotto, con la pelle rosata, i capelli corti, mi sembra castani, ed i baffetti.

L’imputato Delle Chiaie: puo’ specificare in che momento del giorno c’erano gli incontri nella saletta del bar?

Izzo: l’appuntamento all’Architettura sicuramente di mattina perche’ ricordo che la facolta’ era aperta e c’era movimento. Al bar penso a tutte le ore, si tratta di due o tre e mi risulta difficile… Probabilmente nelle ore pomeridiane e serali.

L’imputato Delle Chiaie: faccio presente che Saverio Ghiacci lavora da sempre in un negozio fino alle 8 di sera e su questo si puo’ indagare. Conferma il teste che nel ’73 si incontrava anche con Paglia?

Izzo: si’, anche con Paglia che effettivamente non era piu’ il dirigente di AN romana che era rimasta solo in mano a Tilgher. Pero’ Paglia continuava a frequentare l’ambiente e continuava a mantenere rapporti.

L’imputato Delle Chiaie: faccio presente che Paglia dal ’71 non… è stato emarginato da AN per motivi notissimi, credo a tutti quanti, compreso il libro “La notte della Madonna”.

Izzo: scusi Delle Chiaie, questo e’ un falso.

L’imputato Delle Chiaie: non le permetto di dirmi che e’ un falso. Qui il falso lo dice uno solo e non le permetto…

Il Presidente interrompe: Delle Chiaie non reagisca in questo modo, altrimenti non le ammetto piu’ domande.

Izzo: mi scusi, e’ una cosa di cui sono sicuro non sia vera.

L’imputato Delle Chiaie: ha detto che c’erano avanguardisti in Lotta di Popolo, nella cui sede si riunivano elementi di AN. E’ al corrente dei rapporti tra Lotta di Popolo e AN in quegli anni?

Izzo: si’. So gia’ a cosa lei fa riferimento, a liti avvenute all’universita’ tra militanti di AN e di Lotta di Popolo. Ad esempio nella difesa di giurisprudenza nel ’73 quando c’era l’assemblea, c’ero anch’io, eravamo tutti la’, c’era Tilgher, Dantini, Ugo Gaudenzi, Alberto Pascucci, Gabriele Adinolfi, Giannetto Ubino che è gente di AN.

L’imputato Delle Chiaie interviene: non faccio riferimento ai contrasti dell’università, ma agli attacchi sullo stesso bollettino di Lotta di Popolo contro AN nel ’72-73 e c’è stata una rottura costante.

Izzo: il motivo era che l’Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale, legata a Borghese, cioe’ i reduci della Repubblica Sociale legati ad Avanguardia, difendeva a spada tratta il gruppo, il Golpe Borghese, praticamente Borghese, come faceva anche Avanguardia che diffondeva volantini del tipo “Italia, primo e unico paese che esilia le sue medaglie d’oro” che era Borghese la medaglia d’oro. Invece la Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale, che era una organizzazione di reduci che si richiamavano al fascismo repubblichino di sinistra, attaccavano pesantemente Borghese. Facevano addirittura un bollettino in cui dicevano che il Golpe era un tentativo reazionario da cui bisognava guardarsi e cose del genere. Il gruppo giovanile della Federazione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale contro corrente era legato a Lotta di Popolo, e da qui nasceva una serie di contrasti, a volte anche fisici, fra militanti del gruppo e di AN, ma in effetti, io non nego l’esistenza di screzi, questioni, ecc…. dico che fondamentalmente e in ogni processo si tira fuori, cioe’ si gioca sulla buona fede di persone che non sono addentro alle cose, perche’ chiunque era un po’ nell’ambiente sapeva che in realta’ queste sigle, queste cose non impedivano assolutamente, eravamo tutti camerati, avevamo tutti gli stessi progetti in quel momento.

Izzo prosegue: penso signor Delle Chiaie che sarebbe piu’ onesto fare una storia vera del movimento, poiche’ nel momento in cui uno fa una storia vera puo’ anche essersi evoluto. Io oggi non ho nessun dubbio che lei potrebbe essere anche anti-reazionario o cose del giorno, ma il fatto che lei Delle Chiaie falsifichi il suo passato…

Il Presidente: si fermi qui.

L’imputato Delle Chiaie: innanzi tutto non devo ricevere lezioni di onesta’ da nessuno. Comunque vorrei sottolineare, siccome qui si fa confusione come sempre in nome del …

Il Presidente interrompe: faccia delle domande.

L’imputato Delle Chiaie: il teste non ha risposto. Permetta anche a me di commentare rispetto al commento del teste. A livello di base e’ possibile che i giovani si parlassero; dal punto di vista strutturale e organizzativo, le organizzazioni erano in rotta e in contrasto e in contrasto pesante e non esistevano strategie comuni…

Izzo interrompe: Pascucci Alberto, facciamo un nome che lei conosce…

L’imputato Delle Chiaie: no, non lo conosco.

Izzo: e’ controllabile, e’ il responsabile della sede di AN di piazza Bologna, era militante di Lotta di Popolo, era il capo del Fronte Studentesco ed era il responsabile della sede di AN di piazza Bologna. Si puo’ interrogare, è vivo, è libero.

L’imputato Delle Chiaie: chiamiamo il Pascucci, è importante. Io non l’ho mai conosciuto.

Izzo: e’ il vice di Dantini.

L’imputato Delle Chiaie: in che anno era responsabile di AN?

Izzo: non so dire il periodo, nel periodo in cui era aperta la sede di AN vicino al policlinico Italia.

L’imputato Delle Chiaie: era il responsabile di AN nello stesso periodo in cui erano in Lotta di Popolo?

Izzo: in quel periodo Alberto Pascucci era il capo del Fronte Studentesco che era un’emanazione da cui poi nascera’ Lotta di Popolo, ed era Lotta di Popolo in quel momento, e contemporaneamente era il vice di Enzo Maria Dantini che e’ il fondatore di Lotta di Popolo ufficiale ed aveva contemporaneamente anche questi compiti nella sede di AN.

L’imputato Delle Chiaie: nel 1973.

Izzo: potrei dire ’72, ’71, comunque e’ una cosa controllabile, percio’ anche l’anno si puo’ controllare.

L’imputato Delle Chiaie: nelle riunioni di cui ha parlato il teste quali erano le risoluzioni finali? Cioe’ ho sentito dire che si parlava di difesa da contro il comunismo, tutta una serie di cose, alla fine che cosa si concludeva. Quale elemento, quale fatto comune…?

Il Presidente: non risponda, ha gia’ risposto.

Il p.m.: Se lui ebbe un incarico preciso.

Izzo: ebbi un incarico preciso rispetto alle cose di cui si parlava nelle riunioni, ma non lo ebbi nelle riunioni. Lo ebbi da Andrea Sermonti in separata sede.

Il p.m.: Che incarico?

Izzo: di preparare un gruppo… Quello che ho detto.

Il Presidente da’ la parola all’avv. Bezicheri.

L’avv. Bezicheri si riporta alle dichiarazioni odierne di Izzo, in particolare alla uccisione di Palladino e chiede: e’ vero che accuso’ Iannilli e Di Vittorio di concorso nell’omicidio di Palladino?

Izzo: Iannilli mi disse che lui e Lele Macchi avevano partecipato, assieme a Concutelli, all’omicidio di Palladino. E’ una cosa che mi e’ stata detta, per cui non posso sapere se sia vera o falsa; il giudice ha ritenuto di non rinviarli a giudizio per questa storia, a me sta benissimo.

L’avv. Bezicheri: la mia domanda e’ se e’ vero che Izzo ha deposto a carico di Iannilli e Di Vittorio.

Izzo: risulta in atti, lo confermo che mi e’ stato detto questo.

L’avv. Bezicheri: le risulta che il GI e la sezione istruttoria di Novara, con doppia sentenza, abbiano prosciolto Iannilli e Di Vittorio con formula piena?

Il Presidente: questo e’ gia acquisito agli atti.

Il p.m.: Risulta gia’ alla Corte.

Il Presidente: questo e’ una domanda suggestiva.

L’avv. Bezicheri: ha parlato di Iannilli e Di Vittorio, e’ una domanda. Io la domanda la faccio, poi la corte…

Izzo spontaneamente: sugli omicidi al carcere di Novara ho scagionato…

Il Presidente: no, lei non deve rispondere.

Izzo continua: mi scusi, ma e’ una cosa che voglio dire. Io ho scagionato, quando mi sono pentito erano imputati Bonazzi, Azzi e Invernizzi.

Siccome mi risultava che mi avevano detto di no, sono andato dallo stesso giudice e gli ho detto che secondo me erano innocenti perche’ non mi risulta… E sono stati assolti. Io non ho accanimento nei confronti di nessuno.

L’avv. Bezicheri: nessuno ha detto che abbia un accanimento, era solo una domanda e chiedevo una risposta. Ha parlato del brigadiere Pirri del carcere di Trani che ebbe ad accompagnare Izzo da Freda che era stato posto temporaneamente in isolamento, per consentirgli un colloquio dopo il 2/8/80, esatto?

Izzo: si’.

L’avv. Bezicheri: se si ricorda anche il nome di questo brigadiere?

Izzo: il nome di Pirri l’ho detto nell’83 nella prima deposizione. E’ comunque rintracciabile, al carcere di Trani ci saranno tre o quattro brigadieri.

L’avv. Bezicheri chiede che venga ammesso e sentito il brigadiere Pirri, a riscontro della circostanza riferita dall’Izzo.

Izzo: certo.

Il p.m. Interrompe facendo presente che e’ un contesto diverso dall’interrogatorio del testimone.

L’avv. Bezicheri: e’ una richiesta istruttoria a riscontro di affermazioni fatte da Izzo, il quale tra l’altro in un verbale si lamenta che non sono stati cercati dal giudice i riscontri delle sue dichiarazioni proprio sul caso Iannilli.

Izzo: quello si’, certo.

L’avv. Bezicheri: chiedo inoltre che vengano ammessi e sentiti Freda e Concutelli, ampiamente citati, ed eventualmente anche messi a confronto. Insisto sull’accertamento su S. Maria di Leuca e Fachini, che mi pare divenuto sempre piu’ rilevante, anche alla luce di quanto oggi ha fatto cenno Izzo sull’argomento.

L’avv. Bezicheri: il teste Izzo ha detto, non ricordo piu’ in occasione di quale risposta, comunque l’ha detto, che ha l’ergastolo e trent’anni, ecc. Ricorda che a Brescia ebbe a dire che pensava di uscire presto?

Izzo: si’. Purtroppo l’ufficio del dott. Mancuso, cioe’ la procura della Repubblica di Bologna ha frustrato le mie speranze.

L’avv. Bezicheri: comunque la domanda e’ questa: se e’ vero che a Brescia durante l’interrogatorio dibattimentale…

Izzo interrompe: mi faccia finire. Ho fatto una richiesta di cumulo all’ufficio competente che e’ la procura, ufficio esecuzioni di Bologna; purtroppo mi e’ stato fatto un cumulo estremamente severo, sono ricorso in cassazione e la mia situazione e’ questa: per la semi-liberta’ dovrò aspettare 8-9 anni e per poter uscire altri 16 anni.

Ne ho gia’ fatti 13, non sono messo tanto bene… Questo nell’ipotesi ottimistica.

L’avv. Bezicheri: conferma che in occasione del processo di Brescia, nella primavera di quest’anno…

Izzo interrompe: si’, speravo di cavarmela. Speravo mi facessero un cumulo piu’ benevolo.

L’avv. Bezicheri: affermo’ nella deposizione di avere buoni motivi per ritenere di potere uscire fuori.

L’avv. Bezicheri: beh, con un ergastolo e 30 anni, con un cumulo secondo le norme di legge uscire un po’ presto…

Il Presidente: questa domanda e’ testuale?

L’avv. Bezicheri: si’, l’ha detto lui e chiedo anche che vengano acquisiti i verbali di Brescia.

Izzo: a Brescia ho detto che a 16 anni ho diritto di uscire in semilibertà.

Siccome mi hanno fatto un cumulo per cui l’ergastolo mi decorre dall’80, e’ chiaro che i 16 anni non sono piu’ imminenti, cioe’ se ne ho fatti 13 e mi mancano tre anni, adesso sono diventati altri 10. Amen, me li faro’, pazienza.

L’avv. Bezicheri: a questo punto chiedo anche, per questa e per altre cose, perche’ ci sono altre domande che riguardano il dott. Mancuso, ci arriveremo; sono atti processuali, contestazioni, perche’ non si danno solo rapporti in cui ci sono nomi di avvocati, ci sono anche domande su pubblici ministeri, sono in atti.

L’avv. Bezicheri fa richiesta di acquisizione della deposizione resa da Izzo alla Corte di Assise di Brescia nel processo contro Ferri ed altri.

Izzo interviene: scusi, ma la circostanza l’ho confermata qua.

L’avv. Bezicheri: ma se non c’e’ come fa a confermarla? Io ne chiedo l’acquisizione anche per altre circostanze.

L’avv. Bezicheri: ha parlato di una bomba a mano che avrebbe fatto vari passaggi, anche attraverso Fachini, per arrivare a qualcuno di Milano, se ricordo bene.

Izzo: no, forse quella di Litta Modigliani.

Il Presidente: quello che abbiamo contestato e’ l’episodio Litta Modigliani.

L’avv. Bezicheri: da chi ha saputo questo passaggio attraverso Fachini?

Izzo: da Litta Modigliani e da Giusva Fioravanti.

L’avv. Bezicheri: quando e in quali circostanze lo ha saputo?

Izzo: ci fu un periodo in cui ci trovavamo tutti nello stesso braccio del carcere di Ascoli, c’era Giusva Fioravanti, Litta Modigliani, Roberto Nistri, Giulio Liberti, Gabriele De Francisci, i fratelli Lai, Mario Rossi. Questo nel 1982-83. Ci trovavamo una serie di terroristi, piu’ io, dentro questo braccio. All’interno di questo braccio esisteva una situazione piuttosto pesante, nel senso che Valerio era malvisto poiche’ c’erano Nistri, Liberti, c’erano elementi di Terza Posizione e in ogni caso… Iannilli, nemici di Valerio. Diciamo che in un certo senso gli ho salvato la vita, nel senso che mi sono messo a sua disposizione. Un mio amico, con il quale facevo delle rapine, Viccei che era in liberta’, aveva un autosalone e c’erano un paio di guardie che portavano coltelli, ecc…. Di conseguenza ho armato Valerio; i coltelli sono poi stati ritrovati nella mia cella del carcere di Ascoli, alcuni li ho fatti ritrovare anch’io che erano nascosti particolarmente bene.

Izzo prosegue: eravamo quindi in una situazione di scontro enorme. Io prendevo la parte di Valerio a viso aperto e con grossi rischi. Era presente anche calore, e’ una cosa che gli potete chiedere. Quando Nistri, o altre persone con cui ero pur sempre in buoni rapporti, mi contestavano cose di Valerio, oppure Litta mi chiedeva perche’ Valerio era in contatto con Fachini e Signorelli, ecc…. Chiedevo a Valerio cosa dovevo rispondere alle domande. Ecco le circostanze in cui ho appreso questi fatti, cioe’ accuse nei confronti di Valerio e risposte dello stesso. In questo caso Valerio ha confermato le accuse che gli rivolgevano.

L’avv. Bezicheri: solo Valerio o anche…

Izzo: Litta gli ha rivolto l’accusa, io mi sono rivolto a Valerio per sapere come stavano le cose e Valerio ha confermato questa storia, cioè ambedue.

Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – sesta parte

L’avv. Baldi: i rapporti fra Terza Posizione e AN.

Izzo: io posso partire…

Il Presidente: facciamo una domanda piu’ specifica, dei rapporti in relazione a cosa?

L’avv. Baldi: in relazione ad episodi specifici inerenti alla doppia militanza di Di Mitri, alla provenienza di alcuni avanguardisti nelle file anche dei gruppi spontanei, come Carminati e a tutti gli altri giovani.

Izzo: ecco mi limiterò alle cose mie personali, alle cose che so, perche’ di Di Mitri e’ una cosa risaputa, ma non ne so nulla di particolare. So che Di Mitri veniva considerato un elemento di Avanguardia all’interno di Terza Posizione, pero’ io avevo ben altri motivi per pensare che Terza Posizione era legata ad AN innanzi tutto gia’ dai tempi precedenti a lotta studentesca, da cui poi nacque Terza Posizione, al fronte studentesco, io sapevo che Gabriele Adinolfi che era uno dei massimi capi di AN si recava praticamente ogni dieci, quindici giorni a prendere ordini da un certo Saverio Ghiacci che era proprio un dirigente di AN l’ho accompagnato….

Il Presidente: a noi risulta che Adinolfi era esponente di Terza Posizione.

Izzo: esatto. La storia di Adinolfi e’ questa: proviene da AN… Io dovrei dire un’altra cosa. Io con Adinolfi ho passato per esempio l’ultima estate della mia liberta’ e cioe’ l’estate ’75 in una villa insieme con Adinolfi e Dario Mariani, abbiamo fatto una vacanza. Io ho insegnato all’Adinolfi a rubare le macchine, gli ho regalato la prima pistola, cioe’ diciamo che lo conosco piuttosto bene e anche a Dario Mariani. Del resto questa circostanza e’ controllabile. Le dico un episodio: una sera dell’estate ’75 avevamo rubato una macchina e avevamo sfondato un boutique, proprio a San Felice al Circeo, per fare uno scherzo e poi siamo scappati. Siamo stati fermati dai carabinieri della caserma di San Felice: Andrea Ghira, Filippo Ghira, Gabriele Adinolfi e Dario Mariani, mentre io sono riuscito a scappare. Io Adinolfi lo accompagnavo spesso e volentieri a questi rendez-vous con Saverio Ghiacci e notavo che quest’ultimo aveva un rapporto nei suoi confronti come con un subordinato.

L’avv. Bordoni: chi aveva rapporti da subordinato?

Izzo: Adinolfi nei confronti di Saverio Ghiacci che era un uomo sulla trentina. Altro episodio che posso riferire e’ che noi le prime riunioni che facevamo come Fronte Studentesco, che era quello da cui era poi Terza Posizione e che ufficialmente non aveva nulla a che fare con Avanguardia, le facevamo in una casa a corso Trieste. Erano riunioni alle quali partecipavano abitualmente a parte i soliti: Dantini, Pascucci, con i quali eravamo molto legati come gruppo, partecipava spesso: Guido Paglia, Adriano Tilgher, cioe’ gente di AN che io gia’ conoscevo.

Il Presidente: di che riunioni si tratta? Avvenute in che anni?

Izzo: si tratta di una serie di riunioni avvenute negli anni ’73-’74, che tendevano ad unificare il mondo giovanile romano sotto la sigla Fronte Studentesco all’interno delle scuole. Erano riunioni alle quali partecipava anche gente del movimento sociale, in realta’ erano riunioni giovanili a cui partecipavano… Poi esistevano anche riunioni piu’ ristrette, fatte anche spesso nella sede di Avanguardia quella vicina a Piazza Bologna. Poi esistevano riunioni piu’ ristrette che riguardavano anche tentativi di tipo… di cui si parlava di possibilità di Golpe, cose di questo tipo, io ho riferito e c’e’ un mio verbale reso al giudice Grassi sul punto e sulle mie implicazioni in queste storie.

Il Presidente: andiamo per ordine.

Izzo: erano riunioni del fronte studentesco ed erano presenti: adriano Tilgher, guido paglia…

Il Presidente interrompe: ma si parlava mai di lotta armata?

Izzo: si’, si’, si parlava gia’ del fatto che siccome probabilmente i comunisti sarebbero venuti al potere, entrati al governo, di li’ a poco, in quel momento noi avremmo dovuto agire. L’esercito si sarebbe mosso ed in particolare i carabinieri, noi saremmo dovuti essere pronti ad agire. E queste erano riunioni che si facevano in molte occasioni.

Il Presidente: puo’ dire chi diceva…

Izzo: per esempio per dire una persona di Avanguardia anche Adriano Tilgher che so che oggi fa tanto il sessantottino, ma a quel tempo non faceva il sessantottino, anzi i discorsi che faceva erano completamente… Dico per dire insomma. Facevamo discorsi di altro tipo. Io mi rendo conto… io in certi processi sembra che…

Il Presidente: lei a queste riunioni e’ stato presente?

Izzo: si’, piu’ di qualche riunione.

Il Presidente: e quindi riferisce cio’ per conoscenza diretta.

Izzo: in certi processi sembra che l’unico reazionario sia stato io a Roma. Vado ai processi e mi sembra che l’unico che teneva una posizione reazionaria ero io. Mi sembra che a quei tempi eravamo tutti d’accordo in queste cose.

L’avv. Battista: queste riunioni come avvenivano, chi era convocato?

Izzo: io ero portato da Adinolfi. Di solito le persone che venivano erano sempre persone scelte negli ambienti studenteschi, ecc. Come persone di un certo affidamento, di un certo fanatismo, ecc. Debbo dire che io non ero una persona a livello dirigenziale, avevo diciotto-diciannove anni, pero’ godevo di un certo prestigio in quanto… Forse perche’ facevo rapine, insomma, detto in termini un po’ volgari, pero’ e’ cosi’.

L’avv. Menicacci: vuol fare i nomi di qualche partecipante a queste rapine?

L’avv. Baldi: io pregherei la difesa degli imputati di aspettare il turno.

Izzo: le riunioni avvenivano a casa di una certa Fiammetta, a Corso Trieste, che era la ragazza di un elemento di Avanguardia che si chiamava Sergio Meloni. Alla riunione in cui prese la parola Adriano Tilgher e disse queste cose, di sicuro erano presenti: Adinolfi Gabriele, i cugini Marco Sermonti e Andrea Sermonti, il capo del fronte studentesco del Giulio Cesare, Giancarlo Bertinotti, il capo del Fronte Studentesco del San Leone Magno, Massimo Palumbo. Di questi sono sicuro, poi c’erano sicuramente tante altre persone.

Il Presidente: in queste riunioni il discorso della lotta armata lo si prospettava come eventuale….

Izzo: si’, come un discorso para-poliziesco diciamo…

Il Presidente continua: nel caso che i comunisti fossero andati al governo.

Izzo: si’.

Il Presidente: quindi di lotta armata come poi e’ stata dopo, ancora non si era…

Izzo: no, non in questi termini. Posso dire questo che poi nel ’74 fui avvicinato, in maniera piu’ concreta, da Andrea Sermonti che mi disse che la cosa era imminente, perche’ diciamo io avevo un gruppo mio: Esposito, Guido, Ghira, che erano legati praticamente, esclusivamente a me e lui mi disse: “voi avete armi, ecc., Tenetevi pronti che il momento e’ vicino.” Parlammo di che cosa bisognava fare e lui disse che bisognava eliminare i quadri del Partito Comunista e dei sindacati e mi disse proprio queste parole: “lasciamo perdere gli estremisti di sinistra, perche’ a quelli ci penseranno i carri armati. Noi cio’ che dobbiamo distruggere sono gli apparati del Partito Comunista e gli apparati dei sindacati che potrebbero organizzare la resistenza, un golpe.”

L’avv. Battista: quando parla di gruppo suo, parla di gruppo politico o di gruppo di amici?

Izzo: no, no era un gruppo di amici con i quali facevo attivita’ illegali, pero’ tutti fascisti diciamo.

L’avv. Baldi: gradirei ora tornare alla domanda sui rapporti tra

Terza Posizione e AN, ma e’ stato un po’ deviato dalle interruzioni.

Izzo spontaneamente interviene: Adinolfi era il capo di Terza Posizione. Poi c’e’ la solita storia di Di Mitri, poi sicuramente c’erano anche i rapporti dei vari Dantini, Pascucci, ecc., I quali anche se loro se la tiravano da gente di Lotta di Popolo, ecc., diciamo erano i padri putativi di Terza Posizione, in realta’ erano loro il direttivo di Terza Posizione. In realta’, io ci sono stato dentro Lotta di Popolo, noi la sera abitualmente nella sede di via Giraud stavamo con quelli di Avanguardia, con quelli di Ordine Nuovo, cioe’ voglio dire che esisteva un’integrazione enorme. Quando si parla della famosa riunione del ’75, si’ probabilmente quella doveva essere una cosa. Diciamo delle sigle, ma nei fatti questa unione e’ sempre esistita.

L’avv. Baldi: per la scoperta del covo di via Alessandria, dicembre ’79, vennero arrestati Di Mitri e Nistri.

Izzo: si’.

L’avv. Baldi: cosa le ebbe a riferire Nistri di quell’arresto?

Izzo: mi riferi’ di un numero di telefono che Nistri diceva che apparteneva ad un avvocato, che secondo lui la polizia aveva fatto sparire e Di Mitri era tutto contento della sparizione di questo numero di telefono, perche’ diceva che se avessero trovato questo numero sarebbe scoppiato un “casino”. Non mi disse di chi era, cioe’ me lo disse, no, non me ricordo, mi pare che fosse il numero di un avvocato. Un’altra cosa che disse fu: “questi di Avanguardia sono proprio protetti di brutto dalla polizia, perche’ il covo era nello stesso palazzo di Adriano Tilgher, c’era il numero di questo avvocato che era legato ad Avanguardia, ecc. E non hanno avuto nessun tipo di scocciatura. Beati loro.” Si scherzava su questo fatto. Pioveva cioe’ sul bagnato, voglio dire.

L’avv. Baldi: lei il nome di questo avvocato l’ha gia’ fatto nei precedenti verbali glielo dico, se me lo conferma. E’ l’avv. Caponetti.

Izzo: a sì è l’avv. Caponetti, sì.

L’avv. Baldi: lei ebbe a sapere niente della fuga di Pozzan? Da chi?

Izzo: della fuga di Pozzan nulla.

L’avv. Baldi: della fuga di Freda e Ventura?

Izzo: si’, della fuga di Ventura so che l’ha organizzata Fachini da solo, l’ho saputo da Freda stesso. Della fuga di Freda ho saputo da due fonti e cioe’ da Freda che e’ scappato e da Benito Allatta che l’ha fatto scappare. La fuga fu organizzata da…

Il Presidente: Allatta le fece il nome di Fachini?

Izzo: non me la sento di… la fuga di Freda fu organizzata sicuramente dal Fachini e mi fu detto da Freda sicuramente, da Benito non credo che mi fu detto di Fachini onestamente. Freda sarebbe stato fatto scappare da gente di Fachini, di Signorelli e di Calore. Pero’ invece di andare in veneto….

L’avv. Lisi interviene: sono domande di un fatto gia’ passato in giudicato. Izzo continua: invece di andare in veneto, protetto da ordine nuovo, invece fu protetto da un elemento di AN che aveva una specie di fattoria nella provincia di Reggio Calabria e lui dice che stette nascosto alcune settimane, se non mesi, in questa fattoria. Dopo di che passo’ in Francia, aiutato dalla malavita calabrese che era sempre in contatto con questi di Avanguardia. Era notorio che Avanguardia era in uno stretto rapporto con Felice Zerbi, Genovese, questi qua.

L’avv. Baldi: per quanto riguarda il contatto Pozzan e Delle Chiaie, ebbe modo di saper nulla dal Giannettini?

Izzo: ora non ricordo, io ricordo un particolare che Freda si arrabbio’ con Pozzan per la tirata che aveva fatto contro Delle Chiaie, anche perche’ disse: “io vengo da una famiglia contadina e il porco si ammazza in famiglia.” Cio’ lo disse Freda nei confronti della tirata.

L’avv. Lisi: Freda veniva da una famiglia contadina?

Izzo: cosi’ mi disse Freda. Disse: “io vengo da una civilta’ contadina, da una famiglia contadina..”, Non ricordo e disse: “da noi si dice che il porco si ammazza in famiglia.”

L’avv. Baldi: io mi riferivo alla confidenza che le aveva fatto evidentemente Giannettini, non Freda…

L’avv. Lisi interrompe: per cortesia.

L’avv. Baldi: avvocato Lisi, sto parlando di atti che sono gia’ acquisiti, non chiedo di confermare i verbali, sto cercando di sollecitare… Mi sembra molto corretto questo modo di interrogare il teste, senza leggere prima i verbali.

Izzo: non ricordo.

L’avv. Baldi: se ebbe a sapere nulla di una faida esistente tra i servizi segreti e il ministero affari riservati?

Izzo: si’, si’. Pero’ non ricordo chi fu la fonte. Forse proprio Giannettini. Comunque che praticamente su Delle Chiaie c’era la storia di un mitra rubato all’armeria del Ministero degli Interni, mi pare, che questo mitra fu rifatto e cadde in mano a delle persone, non so del Sid e quelli degli Affari Riservati… Si’ e’ proprio una storia cosi’.

L’avv. Lisi: e’ una storia poco rilevante.

L’avv. Baldi: preferisco non dire prima gli episodi dei verbali e vedere se si ricorda qualcosa.

L’avv. Baldi: non e’ un fatto nuovo Delle Chiaie.

Il Presidente: e’ un fatto di trent’anni fa.

Izzo: sinceramente su questo fatto ho difficolta’ a dire se l’ho saputo di voce o me l’ha detto qualcuno.

L’avv. Baldi: Giannettini le disse niente sulla campagna stampa che aveva organizzato a.n. In ordine al Golpe Borghese?

Izzo: si’.

Il Presidente interrompe: io non l’ammetto questa domanda perche’ mi sembra che sia una domanda…

L’avv. Baldi interrompe: se vuole confermare quello che ha detto in precedenza su questo?

L’avv. Pisauro: e no.

Izzo interviene: comunque io le dico che tutto cio’ che io ho dichiarato nei verbali che ho reso a Vigna, ecc., Potrei ampliarli se mi venissero contestati punto per punto, perche’ ripeto sono verbali fatti tutti di getto, pero’ cio’ non toglie che li confermo integralmente, anche perche’ in quel momento le cose erano piu’ fresche e me le ricordavo anche meglio probabilmente.

L’avv. Baldi: si ricorda di un episodio che ebbe ad oggetto Tuti e la sua visita all’ambasciata libica, nel periodo in cui era latitante?

Izzo: si’, Tuti mi parlo’ che subito dopo essere guarito da una finta…

L’avv. Baldi interrompe: Presidente, allora dovrei ampliare il discorso e spiegare che tutti i rapporti fra il mondo eversivo della destra e il mondo della Libia e l’ambasciata libica non trovano un casuale ingresso in questo processo, ma si basano attraverso una serie di atti che vanno nel tempo e sono mantenuti inalterati e costanti e hanno una certa evoluzione, fino a giungere alla figura di Semerari.

L’avv. Battista: non e’ una domanda.

L’avv: Bezicheri interrompe: puo’ anche essere una richiesta di allargamento di imputazione a Gheddafi… non so.

Il Presidente: mi sembra ininfluente la domanda, non gliela ammetto.

L’avv. Baldi: allora io dovrei spiegare per fare le domande certe argomentazioni che mi sembra un poco intempestivo fare adesso. Comunque io proverò a farne delle altre, perche’ sono episodi all’apparenza marginali, ma che poi si inseriscono in un discorso, per me, molto significativo ed importante.

L’avv. Baldi: ebbe a sapere nulla, l’Izzo, di un attentato che doveva essere compiuto in algeria ad opera di uomini che vi erano stati mandati da Delle Chiaie?

Izzo: si’, questi sono tutti discorsi di Concutelli. Esiste un riscontro che dimostra la veridicita’, non so se sia vera, pero’ se e’ vera questa storia, e’ vero tutto. Cioe’ c’e’ una pistola che e’ una Colt 45 Commander che e’ stata sequestrata a Gianfranco Ferro, luogotenente di Concutelli. Concutelli mi disse che questa Colt ha una scritta con il nome di un ufficiale spagnolo dei Servizi Segreti della marina. Questa pistola deve essere sequestrata presso la questura di Roma e la Corte potrebbe stabilire un controllo per verificare la veridicita’ dei racconti di Concutelli. Concutelli mi disse di aver collaborato con i Servizi Segreti della marina spagnola e con francesi dell’Oas e con un uomo degli americani, della Cia, avendo oggetto degli ordini di Delle Chiaie di eliminare dei patrioti baschi, di eliminare… Ed anche un attentato in Algeria. Delle Chiaie aveva organizzato questo attentato, poi questi erano stati venduti, questi due amici suoi che erano andati giu’ ed erano stati arrestati appena giunti in Algeria e Concutelli diceva: “due bravi ragazzi, sono finiti la’ nelle prigioni algerine, chissa’ che fine gli fa fare la polizia segreta.” Cioe’ raccontava questa storia. Mi racconto’ tutti i rapporti tra Delle Chiaie e i servizi spagnoli.

L’avv. Baldi: se Izzo potesse fare un rapido cenno ai contatti tra Delle Chiaie e i sevizi segreti spagnoli, secondo cio’ che le disse Concutelli.

Izzo: Concutelli mi disse che Delle Chiaie era in strettissimi rapporti con i servizi segreti della marina spagnola, per le operazione anti Eta e poi per un attentato ad uno studio di un avvocato. Mi disse che Delle Chiaie guidava tutto questo tipo di attivita’ contro-terrorista e da qui ne avrebbe ricavato una serie di privilegi e di favori. Mi racconto’ un episodio abbastanza divertente e cioe’ che gli uomini che lui teneva che erano quasi tutti italiani latitanti e spagnoli che reclutava per questo tipo di lavoro, lui li teneva a stecchetto, cioe’ li teneva dentro gli appartamenti, gli passava i soldi per le sigarette, li teneva praticamente alla fame. Concutelli mi disse di aver partecipato ad alcune di queste operazioni in compagnia di Augusto Cauchi e un’altra volta di un ragazzo di Avanguardia triestina di cui non so il nome. Queste sono le storie piu’ o meno e Delle Chiaie diciamo era il capo di tutto questo.

Angelo Izzo – verbale di udienza 25.11.1987 – prima parte

Il Presidente: mi dica qual e’ la sua posizione processuale, cioe’ quali procedimenti penali ha pendenti per questioni politiche.

Izzo: per questioni politiche ho una minaccia a mano armata, ho un’associazione sovversiva con Zani, Tuti, per Quex e poi mi sembra basta per questioni politiche. Non ho procedimenti per calunnia conseguenti a mie dichiarazioni.

Il Presidente: richieste del P.M. Sul modo di sentire il teste?

Il P.M.: Io credo che la cosa piu’ opportuna sia quella di sentirlo come teste a meno che non risulti nel corso delle domande che verranno poste questioni che possono esporre il teste a responsabilità penali o che riguardino fatti per i quali egli e’ stato giudicato e condannato a suo tempo.

L’avv. Battista: io ritengo che debba essere sentito ai sensi dell’art. 450 bis essendo imputato di associazione sovversiva per i fatti di Quex e per essere stato sentito in questa veste anche in fase istruttoria.

L’avv. Baldi: la posizione dell’Izzo per quanto concerne il procedimento per Quex e’ del tutto simile a quella del Naldi, per cui riteniamo che non possa non essere sentito come teste.

Il Presidente: la corte decide di sentirlo come testimone.

Si da’ atto che il teste Izzo Angelo presta giuramento secondo la formula di rito.

Il Presidente: lei ha avuto occasione durante la detenzione di conoscere e di parlare con il Freda. Il Freda le ha parlato del gruppo veneto della destra eversiva e di rapporti che tale gruppo aveva con delle chiaie, puo’ dire su questo punto cosa ricorda di avere sentito da Freda?

Il teste: si’, dunque rispetto a tempi molto antichi cioe’ racconti sulla storia del 1969, rispetto ai tempi di Piazza Fontana, gia’ allora Freda mi parlo’ di rapporti che aveva con Delle Chiaie personalmente e con A.N., Anche se in quel momento A.N. Era ufficialmente sciolta. Mi disse tra l’altro che Avanguardia era implicata… praticamente Le bombe a Roma contemporanee alla bomba di Milano di Piazza Fontana erano state messe da elementi di A.N. .

Il Presidente: parlo’ di manovalanza fornita da A.N.

Il teste: si’, esatto.

Il Presidente: le disse quali elementi aveva per fare queste affermazioni?

Il teste: tra l’altro la famosa riunione del 18 aprile, quella del famoso signor P, Freda mi disse che il signor P della riunione non era Rauti, nemmeno Giannettini, bensi’ un dirigente romano di A.N. Di cui mi diede dei particolari. Non so poi se a seguito delle indicazioni che ho fornito sia stato identificato o meno, mi disse che era un dirigente romano di A.N.. Vorrei aggiungere qualcosa che forse potrebbe essere utile, partendo da una mia esperienza degli anni seguenti, degli anni ’73-’74, quando ero un ragazzo di 18-19 anni, questa e’ una cosa che in quasi tutti i processi viene fuori e si gioca molto sulla differenza di sigle; quello che invece dalla mia esperienza e potrei citare dei fatti incontrovertibili e’ che in realta’ fra Avanguardia, Ordine Nuovo, il gruppo veneto, gente che era iscritta al MSI, gente di Lotta di Popolo, gente del fronte studentesco che poi diventera’ Lotta Studentesca e Terza Posizione, ecc., I rapporti sono sempre stati strettissimi, cioe’ in realta’ l’appartenenza per esempio ad ordine nuovo non ti impediva di lavorare con quelli di avanguardia e svolgere un qualsiasi tipo di attivita’, in realta’ questa differenza non esisteva, era una differenza puramente teorica e giudiziara che viene portata avanti nelle sedi giudiziarie.

Il Presidente: va bene, ma torniamo alla domanda. Quindi Freda diceva di sapere queste cose sulla base di una riunione alla quale aveva partecipato?

Il teste: si’, Freda con me ammise di essere partecipe al disegno che era interno alle bombe del 1969 e mi disse che questo disegno era organizzato sia dal gruppo veneto e sia da A.N. Del resto Fachini, che Freda mi disse essere l’esecutore materiale della bomba di piazza fontana, e’ un uomo che si potrebbe definire di ordine nuovo, ma sicuramente anche di A.N., Per gli stretti rapporti con il gruppo milanese.

Il Presidente: e’ vero che ci fu un accordo, questo e’ sempre un riferimento che viene da Freda, ci furono contatti assai stretti fra il gruppo Freda e….

Il teste interviene: terza posizione?

Il Presidente: e il gruppo di Fachini o Fachini in persona, allo scopo di nascondere dei timers analoghi a quelli usati per Piazza Fontana, in una villa di Feltrinelli. Cosa puo’ dire su questo?

Il teste: si’, sono varie storie che mi sono state raccontate sia da Concutelli che da Freda, rispetto ai timers della partita di Piazza Fontana. Inizialmente c’era un piano, d’accordo con gente dei carabinieri, per poter mettere questi timers all’interno di una villa di Feltrinelli in maniera da creare un depistaggio. Altro tentativo di depistaggio su Piazza Fontana fu quello di Nico Azzi che doveva essere un depistaggio per poter….

Il Presidente interrompe: a me interessa sotto il profilo dei rapporti con Fachini.

Il teste: mi raccontava, se ricordo bene, che Fachini aveva nascosto, murato, dei timers nella villa, non vorrei dire una sciocchezza, ma mi pare anche il nome di un dirigente di Avanguardia, un certo Cristiano De Eccher, questi timers sono poi finiti nelle mani di Delle Chiaie.

Il Presidente: in che modo?

Il teste: probabilmente questo De Eccher glieli avra’ consegnati.

Il Presidente: Concutelli le parlo’ anche di bombe a mano tipo SRCM?

Il teste: Si’, che aveva ricevuto direttamente da Fachini, il quale le aveva ricevute a sua volta… Ecco Diciamo che questa e’ la prova del collegamento strettissimo fra il gruppo milanese, i veneti e ordine nuovo. Cioe’ queste bombe a mano sarebbero state rubate da Nico Azzi in qualche caserma, o al tempo che faceva il servizio militare, cioe’ dai milanesi ed erano finite poi nelle mani di Fachini. Al momento del sequestro di via dei Foraggi, Concutelli aveva delle SRCM di Fachini, non solo, ma una di queste bombe di questa provenienza, cioe’ della stessa partita che era in mano a Fachini, e’ la bomba a mano che ucciso l’agente Marino durante i famosi disordini a Milano. Sono tutte cose controllabili.

Il Presidente: per la verbalizzazione vorrei fare i riferimenti ai singoli interrogatori. Qui stiamo ai fogli 1 e seguenti dell’interrogatorio 18/1/84 p.m. Vigna.

L’avv. Lisi interrompe: gradirei sapere come intende procedere alla verbalizzazione di cio’ che sta dicendo ora Izzo, cioe’ desidereremmo sapere se viene verbalizzato quanto egli ha detto fino ad ora, con l’esattezza con le quali sta dicendo queste cose e cioe’ con i riferimenti specifici, o se invece lei, dato che stava per fare riferimento agli interrogatori precedenti, vuole invece procedere con riferimento agli interrogatori precedenti.

Il Presidente: io faccio le domande, ma i riferimenti per comodità di reperimento in sede di verbalizzazione…

L’avv. Lisi interrompe: siccome noi abbiamo dei dubbi in ordine alla corrispondenza di quanto viene dichiarato, con quello che e’ stato dichiarato prima, desidereremmo che venisse verbalizzato con l’esattezza dei particolari e soprattutto con riferimenti specifici a quello che viene detto in questo momento.

Il teste interviene: vorrei far presente che l’interrogatorio sul quale mi sta interrogando e’ il mio interrogatorio iniziale, cioe’ il tour de force di alcuni giorni, al termine del quale io mi sono riservato di specificare meglio, punto per punto, poi forse non sono piu’ stato interrogato.

Il Presidente: li percorreremo tutti i punti.

L’avv. Lisi: dato che ci sono dei riferimenti: “Freda mi disse di essere coinvolto anche lui”…. ecc, noi desidereremmo che questo venisse verbalizzato, poiche’ dalla lettura….

Il Presidente interrompe: viene verbalizzato avvocato, soltanto che quando ha risposto alla domanda possiamo anche dire a conferma dell’interrogatorio precedente.

L’avv. Lisi: no, Presidente, questo non ci trova consenzienti, perche’ molti di questi interrogatori, o molte di queste frasi non sono contenute nell’interrogatorio o comunque sono differenti, anzi direi sostanzialmente differenti.

L’avv. Lisi rivolto al PM chiede di non interromperlo in quanto ha chiesto la parola al Presidente e continua dicendo che nella verbalizzazione deve apparire anche la virgola detta oggi da Angelo Izzo.

Il Presidente conferma che tutto viene verbalizzato.

Il Presidente rivolto al teste: lei ha parlato con Signorelli di Francesco Mangiameli, ricorda cio’ che Signorelli le ha detto di Francesco Mangiameli a proposito della sua posizione politica e dell’attivita’ politica?

Il teste: faccio tutta la storia della questione: io di Mangiameli sentii parlare per la prima volta nell’inverno 1979, inizi 1980, quando Concutelli, in quel periodo mio compagno di cella a Trani, ando’ a Milano per il processo alla banda Vallanzasca in cui lui era imputato per associazione a delinquere con loro. In quell’occasione Mangiameli era a Milano per contattare Concutelli per la sua evasione e siccome Mangiameli non voleva essere identificato in aula, mandava Mauro Addis e la sorella a chiedere il permesso al PM di udienza per potersi avvicinare alla gabbia e parlargli e cosi’ loro gli portavano i messaggi di Mangiameli che appunto gli diceva che stava preparando un’evasione da Palermo per Concutelli. Al ritorno di Concutelli a Trani, mi parlo’ per la prima volta di questo Mangiameli e mi disse che Mangiameli era un suo carissimo amico siciliano dei tempi del Trocadero, che era una associazione precedente anche ai tempi in cui era al Fronte Nazionale di Borghese a Palermo, e che ora si stava dando da fare per la sua evasione. Inizialmente non diedi troppo peso a questa cosa, pero’ in seguito, quando stavo concretizzando un altro progetto di evasione da Roma,con Concutelli capito’ la combinazione di avere due processi fissati a Roma, cominciai ad interessarmi molto di piu’ di questo Mangiameli, anche perche’ malgrado i tentativi che avevano fatto di ottenere un ricovero di Concutelli in ospedale a Palermo, tentativo che praticamente falli’, ma di questo dovrebbe esistere un riscontro preciso in quanto a Trani dovrebbe esistere una cartella medica di Concutelli in cui lo stesso fingeva di avere un’ulcera. Noi ci tiravamo il sangue con una siringa avuta e lui se lo prendeva in bocca, chiamava l’infermiere e rovesciava davanti… A volte mi sono tirato il sangue anch’io per fare questo tipo di operazione. Dovrebbe esistere un preciso riscontro di un’ulcera di Concutelli nella cartella medica. Nel momento in cui questo tentativo falli’, prese forza l’idea di tentare qualche cosa nel momento in cui ci saremmo trovati entrambi a Rebibbia. Io con alcuni miei complici, con cui avevo fatto delle rapine quando ero libero, avevo degli stretti contatti in maniera di preparare questa cosa. Dissi allora di coordinare. Mangiameli si vantava di avere un gruppo, diciamo molto agguerrito e allora io dissi: “coordiniamo, facciamo prendere contatti a questi due gruppi per coordinare gli sforzi…” Proprio in questo periodo facemmo anche un minimo di attivita’, perche’ il fratello di Concutelli e i genitori di Concutelli si vedevano anche direttamente con Fioravanti e la Mambro che andavano a casa del fratello di Concutelli che era un medico a Portogruaro…

Il Presidente: questo lei da chi l’ha saputo?

Il teste: sempre da Concutelli, che tornato dal colloquio, telefonava a casa e mi diceva che questi ragazzi, che chiamava il gruppo di Mangiameli, stavano in contatto. Io gli fornii anche dei numeri di telefono per organizzare questo contatto. Preciso, dato che queste persone cercavano un fucile di assalto, io mi diedi da fare con Antonio Golia, un detenuto che si trovava a Trani per procurargli un Fal, che fu procurato da Golia e mediante Addis arrivo’ al gruppo Fioravanti. Quando stavano avvenendo queste cose, una sera, dal telegiornale, apprendemmo che Mangiameli era stato ritrovato dentro questo laghetto. Nacque chiaramente un momento di sconcerto, anche perche’ noi della situazione fuori, rispetto a Mangiameli, non sapevamo moltissimo. Sapevamo che Fioravanti e la Mambro non si presentavano con il loro nome a casa dei familiari di Concutelli e sapevamo di Mangiameli che parlava di un gruppo che si stava interessando per la sua evasione ecc. Concutelli prese tempo e disse: “faro’ in maniera di organizzarmi per Taranto, perche’ adesso con la morte di Mangiameli…”. Vivemmo anche un periodo anche abbastanza drammatico in cella, perche’ Concutelli mi svegliava di sera e mi diceva: “perche’ l’avranno ammazzato”, cioe’ mi faceva discorsi di questo tipo, cioe’ era veramente preoccupato, ecc. In seguito venni a sapere pian piano altre cose rispetto a questa storia, nell’ambiente carcerario, fino a che mi incontrai addirittura con Valerio Fioravanti, da cui seppi delle storie sull’omicidio Mangiameli, la sua versione, seppi delle storie da Nistri, da quelli di Terza Posizione sulla loro versione dell’omicidio Mangiameli, insomma una serie di cose. Io me ne feci una mia idea. Nell’ultimissimo periodo, prima della mia collaborazione, ebbi modo di incontrare Signorelli che a sua volta mi diede una versione ancora diversa su Mangiameli. Mi disse che Mangiameli era un suo uomo, una persona alla quale era molto legato e che lui aveva inserito all’interno di Terza Posizione.

Il Presidente: a che scopo?

Il teste: quello che posso dire rispetto alle versioni che mi sono state date, rispetto alla versione di quelli di terza posizione e cioe’ che Mangiameli era venuto a conoscenza di qualcosa di Fioravanti, proprio per esperienza diretta, per il contatto che aveva avuto….

Il Presidente; Signorelli disse che Mangiameli era un suo uomo, che lui lo aveva inserito in terza posizione, a che scopo lo aveva inserito?

Il teste: allo scopo di controllo rispetto a terza posizione, nella quale esistevano dei tentativi… Avevano paura che sia terza posizione che i Nar vi fossero delle variabili che potevano sfuggire al controllo dei “vecchi”.

Il Presidente: le disse qualcos’altro di Mangiameli? Cosa disse Signorelli dell’omicidio Mangiameli? Approvava o disapprovava?

Il teste: disapprovava assolutamente, anche se pero’ non mi pare che Signorelli mi disse… cioe’ rispetto a Nistri, a quelli di terza posizione, mantenne una posizione piu’ moderata. Voleva piu’ dire che era un malinteso in un certo senso, uno sbaglio dei Nar, piu’ che…

Il Presidente interrompe: cioe’ alla base dell’omicidio Mangiameli c’era un malinteso…

Il teste: secondo Signorelli piu’ un malinteso o forse anche una cattiva azione, una follia da parte di Valerio pero’ non mi pare che disse che c’erano delle “sozzerie” dietro, come era la tesi sostenuta da Nistri e da Terza Posizione. Per quanto mi risulta in maniera abbastanza certa, questa tesi e’ abbastanza improbabile da parte di Terza Posizione poiche’ Mangiameli fino a poco tempo prima di essere ucciso non sembrava avesse dubbi su Valerio e su questo gruppo al quale era legato, cosi’ ne parlava, ameno che non sia avvenuto nell’ultimissimo…

Il Presidente interrompe il teste che stava facendo una supposizione e chiede: lei ha saputo da Cavallini che Fachini gli aveva chiesto due passaporti; ricorda questo fatto?

Il teste: certo, e’ il tentativo, l’idea di uccidere Fachini di cui mi dissero sia Valerio Fioravanti che Ciavardini mi sembra. Cioe’ nel periodo o immediatamente successivo alla strage di Bologna o immediatamente precedente, ora non ricordo con sicurezza. Fachini chiese un paio di passaporti a Cavallini per muoversi.

A d.p.r.: Non ricordo piu’ se era il periodo immediatamente precedente o successivo alla strage, e’ piu’ probabile nel periodo successivo perche’ non lo presero perche’ era andato in vacanza.

Serafino Di Luia – verbale 06.06.1986

Sono stato inquisito per ricostruzione del disciolto partito fascista, avendo militato in Lotta di Popolo. Sono stato prosciolto in istruttoria da tale imputazione. Preso atto di cio’ e preso atto altresi’ che il Di Luia non ha procedimenti nei suoi confronti attualmente pendenti il GI dispone procedersi all’ audizione del Di Luia nella forma della deposizione testimoniale.

– Lotta di Popolo si sciolse spontaneamente verso la fine del 1972 inizio del 1973, ancor prima che fosse aperto il procedimento penale contro tale organizzazione. Lo scioglimento ebbe luogo poiche’ vi era un clima inadatto a proseguire la nostra attività  politica e si temevano delle provocazioni.

– ho fatto parte di Avanguardia Nazionale giovanile, ma non di Avanguardia Nazionale. Ebbi delle divergenze con Delle Chiaie per differenze di impostazione politica e poiche’ non lo stimavo – ho frequentato Tilgher soltanto fino al 1969.

– per quanto ne so Lotta di Popolo non esisteva a Bologna. Prendo atto che nel 1974 sono stati rinvenuti in Bologna manifesti di Lotta di Popolo. Di cio’ non so nulla ed insisto a dire che nel 1974 questa organizzazione non esisteva piu’ .

– non ho nulla a che fare con la libreria di via degli Scipioni a Roma, libreria dove sono stato alcune volte. Avevo una libreria denominata “Libreria Romana” negli anni 1976 1981 .

– non ho mai conosciuto Mondini Fulco.

– non ho mai conosciuto Crespi Giovanni.

– il Nardi l’ ho visto un paio di volte attorno al 1972 1973 mi venne presentato da Stefano Bruno, ma non approfondimmo la nostra conoscenza.

– Non ho mai conosciuto Esposti Giancarlo. Prendo atto che esistono in atti affermazioni in senso contrario e ricevo lettura dell’ allegato nr 10 al rapporto 851010 della Digos Bologna, nella parte in cui si parla dei miei contatti con l’ Esposti. Prendo atto nella mia veste di testimone che ho il dovere giuridico di dire la verita’. Insisto a dire di non aver mai conosciuto Esposti Giancarlo. Non ho mai conosciuto neppure Frei Heinz.

– Non sono mai stato a trovare Nardi Gianni a Milano. E’ vero invece che una notte ho dormito a casa di sua madre. Quando arrestarono la Kiess Gudrun, infatti, venne sequestrato anche un suo cagnolino ed io accompagnavo lo Stefano alla localita’ di frontiera ove era avvenuto l’ arresto e ove era custodito il cane. Lo Stefano infatti lo voleva avere in restituzione. Durante il viaggio ci fermammo a dormire a Milano appunto nella casa della famiglia Nardi. Gianni non c’ era.

– Insisto a dire di non aver avuto nulla a che fare con la libreria di via degli Scipioni. Faccio pero’ presente che il Dantini, dal 1973 al 1976 aveva una libreria in via dei Prefetti. Si tratta di quella libreria romana che successivamente io ho gestito dal 1976 al 1981.

– ora che mi dice che Mondini Fulco lavorava in una armeria di Roma ricordo di aver sentito parlare di questa persona, che nel mio ambiente era indicata come colui che aveva dato ai carabinieri le indicazioni necessarie per individuare il luogo ove si trovava l’ Esposti ed il suo gruppo. Si diceva che era stato proprio il Mondini a suggerire all’ Esposti di fermarsi in quel luogo, cioe’ Pian di Rascino. Tutto cio’ mi e’ stato detto tra l’ altro dal Coltellacci Romano il quale ha raccolto un dossier in proposito.

– Quando pernottai a casa di Nardi venni notato da alcuni sanbabilini ed il Msi mise in giro la notizia , che poi fu pubblicata anche dal Secolo, che gli incidenti in cui perse la vita l’ agente marino erano stati determinati da provocatori nell’ indicare tali provocatori si fece allusivamente riferimento anche alla mia persona. Anni piu’ tardi venni a sapere che era stata messa in giro la voce che a Milano avevo con me una valigia piena i soldi che avrei utilizzato per fomentare i disordini nei quali perse la vita l’ agente Marino. Anche la voce che ero stato assunto presso il banco di S Spirito nonostante i miei precedenti giudiziari grazie a delle raccomandazioni era stata messa in giro da Almirante, il quale, assieme a Birindelli, parlo’ di questo nel corso di una conferenza stampa successiva alla morte dell’ agente Marino .

– non escludo di aver incontrato Esposti Giancarlo a Milano, o meglio non escludo che lui mi abbia visto allorche’ mi fermai a Milano in casa Nardi. Certo e’ che io l’ Esposti non l’ ho mai conosciuto.

– conoscevo bene Stefano Bruno, col quale ho fatto il liceo, ma questi non mi ha mai parlato di Esposti Giancarlo e non so nemmeno se i due si conoscessero.

– Escludo di aver mai conosciuto il Crespi e, in particolare, escludo di aver avuto un incontro con lui e l’ Esposti, 740400, nella libreria di via degli Scipioni.

Letto confermato sottoscritto.­