La gestione Maletti del Reparto D e la copertura accordata a Gelli nel Rapporto sul Golpe Borghese

Fu MALETTI, nel corso del dibattimento svoltosi a Catanzaro sui fatti di Piazza Fontana, che attestò che agli atti del Reparto D giaceva una relazione di GIANNETTINI che gli era stata consegnata da LABRUNA secondo cui Avanguardia Nazionale collaborava con I’ “Ufficio Affari Riservati” e fu sempre il generale che chiese al capitano, già suo dipendente, di riferire “il falso” alla Corte di Assise inducendolo a dichiarare di non ricordare dove il documento fosse stato riposto.
In tal guisa in quel contesto temporale MALETTI coprì e fece coprire anche il dato, di cui alla Relazione, nonché sviluppato in un Appunto ad hoc allegato e poi sparito, secondo cui il TORRISI – ufficiale di marina candidato ad assumere la carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa poi affettivamente ricoperta – aveva anch’egli partecipato alle riunioni segrete tenutesi per la preparazione del GOLPE assieme al dr. DRAGO, medico presso Ministero dell’Interno nonché ai vertici di Avanguardia Nazionale (cfr. in fasc. “DRAGO Salvatore” di cui al carteggio acquisito presso il SISDE relativo agli atti trasmessi dalla Divisione AA.RR). Proprio GIANNETTINI, nel corso dei colloqui con LABRUNA articolatisi dal “settembre 1972”, aveva riferito a questi del ruolo di TORRISI. E’ stato LABRUNA a riportare queste circostanze in verbali poi trasmessi anche al G.l. di Milano che ebbe a risentire più volte il capitano predetto anche su tale specifico punto. Sempre secondo le dichiarazioni del capitano, il generale MALETTI, in ordine sempre agli accertamenti sul GOLPE BORGHESE, atipicamente incaricò dello sviluppo degli stessi il “solo ROMAGNOLI” all’epoca Capo della III Sezione Polizia Militare “subito dopo l’incontro … con il Ministro della Difesa ANDREOTTI” allorché furono fatti ascoltare al predetto i nastri e consegnata la “trascrizione fatta dal NOD delle conversazioni registrate a Lugano presso l’ORLANDINI”.

Su questo punto il VIEZZER (dep. 18.7.88), quanto all’incontro tra ANDREOTTI, MALETTI e personalità militari quali i Comandanti Generali, aveva già riferito che il Ministro aveva suggerito di espungere alcuni nominativi pur citati, tra cui quello di GELLI, che poi MALETTI provvide a eliminare onde non furono denunciati il generale NARDELLA, il generale DEL VECCHIO nonché lo stesso Licio GELLI.

In particolare sul generale NARDELLA, ha riferito significativamente l’ex Capo del MAR Carlo FUMAGALLI (cfr. dep. 30.9.96 f. 13234) il quale ha ricordato come fu lo stesso alto ufficiale, agli inizi del 74, a formulargli esplicita richiesta di fare evadere Amos SPIAZZI “dal carcere dov’era all’epoca ristretto… lo stesso NARDELLA poi mi disse che non se ne faceva niente perché lo SPIAZZI aveva riferito che sarebbe uscito dal portone principale”. Sia pure indirettamente vi è in atti il riscontro di contatti avuti da GELLI con i partecipanti al GOLPE: all’esito della perquisizione disposta nel domicilio di VIEZZER è stata sequestrata il 28.10.88 dalla DIGOS di Venezia una cartella gialla, titolata “materiale relativo al processo” (pendente all’epoca a carico di VIEZZER e istruito dall’A.G. di Roma) ove, in fogli vergati a mò di memoria difensiva (f.58) dal predetto, si legge del contenuto di una conversazione tra VIEZZER e GELLI intercorsa sul Golpe BORGHESE a Villa Wanda ad Arezzo: “mi disse che aveva avuto contatti con due Ufficiali in pensione, uno di quelli si chiamava DEL VECCHIO e che, sentite le loro fantasie, li aveva messi in guardia contro quel fanfarone di ORLANDINI che pure aveva incontrato e che aveva subito giudicato come tale”.

VIVIANI, all’epoca Capo della II Sezione, ha ricordato che nei novembre 1973 erano stati espletati accertamenti in direzione di GELLI “sia in sede di Archivio di Reparto che in Archivio di Sezione” e che erano stati attivati anche i Centri CS sempre in ambito Reparto D, raccontando che “dopo la reazione di GELLI evidentemente formulata indirettamente in direzione di MICELI, vi fu un curioso ed improvviso invito a cena, il primo, da parte del Ministro della Difesa … al generale MALETTI. La mattina successiva, siamo ai primi di dicembre 1973, il MALETTI mi parlò in termini entusiastici del suo ospite. La settimana successiva MALETTI mi disse di essere stato ancora invitato a cena dal Ministro della Difesa: siamo a metà dicembre”. Rileva che il periodo degli incontri è collocabile a poche settimane dalla caduta di ARGO 16.
Sui contatti con MALETTI ANDREOTTI ha ricordato: “..lui mi chiese di venire, io credo me l’abbia chiesto nelle vie formali, proprio, di venire il Generale, allora non so se era Colonnello ancora o Generale, non lo so questo, forse Colonnello; ma mi chiese di venire per un… si mise a rapporto e mi chiese di venire e mi spiegò che, nel corso dell’indagine che lui aveva coordinato, per quello che era stato il Golpe del 70, era venuto fuori il nome del generale MICELI, cioè del suo Capo, per un contatto col Principe Borghese e quindi lui si trovava in un grandissimo imbarazzo e io dissi con molta precisione “lei riferisca al generale MICELI. Ove il generale MICELI non prendesse delle iniziative allora io mi riserbo di intervenire”. Ma invece il generale MICELI mi portò lui il Rapporto che aveva ricevuto dal generale MALETTI e poi lo vedemmo insieme, nella riunione collegiale di cui abbiamo già parlato. Quindi il rapporto con MALETTI fu questo rapporto, direi, molto semplice. Poi, il seguito di questo fu tutta la vicenda della denuncia e poi del processo del Golpe del 70” (int. 15 maggio 1996). VIVIANI ha collegato indi l’inizio delle ostilità nei suoi confronti da parte del generale MALETTI parlando di “manovra destabilizzante” in relazione al fatto che “all’esito degli incontri tra ii generale MALETTI ed ii Ministro delia Difesa ANDREOTTI” la attività di accertamento a carico di GELLI “cessò, almeno al livello di controspionaggio” spiegando che “dai centri dipendenti, Centri CS, non affluirono più gli aggiornamenti sui sospetti” in direzione del GELLI.

MALETTI dunque come bloccò le articolazioni da lui dipendenti a livello Sicurezza interna e Controspionaggio, 1A e 2A Sezione, così censurò il nominativo di GELLI dal Rapporto sul GOLPE BORGHESE e dei già citati Generali legati allo stesso. Sull’elisione del nominativo del GELLI LABRUNA ha tentennato pur a fronte delle contestazioni di cui al verbale VIEZZER secondo cui era stato proprio lui a raccontare al segretario di MALETTI l’episodio della eliminazione del nominativo di GELLI ascrivibile alle raccomandazioni di ANDREOTTI. La circostanza ha trovato comunque riscontri.

Il GENOVESI, narrando delle fasi precedenti l’incontro con il Ministro della Difesa e con le altre autorità militari quanto agli accertamenti sul GOLPE, ha ricordato: “la lettura del Rapporto a Palazzo BARACCHINI avvenne in presenza mia, del col. MARZOLLO, del t. col. Agostino D’ORSI Capo del CS1, io Capo della 1A Sezione. La riunione era presieduta dal generale MICELI al cui fianco sedeva MALETTI che fu invitato da MICELI a leggere il malloppone. All’esito della lettura MICELI disse che bisognava inviare l’incarto in visione al Ministro e chiese a ciascuno di noi un parere MARZOLLO disse che l’incarto doveva essere mandato così com’era all’A.G. lo eccepii che non ci dovevano essere palleggiamenti interni: Ministro, Capo di Stato Maggiore Difesa. Il carteggio doveva andare direttamente e integralmente all’A.G. … lo ricordo che durante la lettura fu fatto riferimento esplicito alla MASSONERIA che aveva sovvenzionato il GOLPE. Fu letto il nome di Licio GELLI” (int. 5.10.95).

Il Senatore ANDREOTTI, come tra poco emergerà, ha negato di aver suggerito l’eliminazione dal Rapporto del nominativo di GELLI e di altri ma ha confermato di aver raccomandato in quella sede di eliminare dati, relativi a persone, non riscontrabili. In realtà, vista la prevalenza dei dati relativi ad una ponderata valutazione dell’esigenza di non far emergere all’esterno, all’A.G., il ruolo di GELLI, già emerso ai vari livelli del SID sia in relazione a fatti eversivi interni che a collegamenti con servizi stranieri, è indubitabile che, per gli addetti ai lavori e per il vertice politico dell’epoca, GELLI rivestisse una eccezionale valenza.

Il col. MANNUCCI BENINCASA (3.4.96 f. 11070) ha ricordato, quanto alla nascita di un rapporto diretto MALETTI – ANDREOTTI, che fu il VIEZZER a riferirgli, prima della deflagrazione del caso GIANNETTINI, che “erano” già riusciti a stabilire, a procurare “il giusto contatto” e “che se ne sarebbero visti i frutti” collocando il colloquio nella prima metà del 1974. Contestualmente ha addotto che effettivamente il nominativo de! GELLI come persona implicata nel GOLPE BORGHESE “scomparve dall’insieme dei nomi coinvolti nel GOLPE”, informazione che mediò dal GENOVESI, e che fu il Cap. LABRUNA, dopo il 1974, a riferirgli a Roma “in Centrale che il cosiddetto malloppone divenne malloppino per intervento di ANDREOTTI sul MALETTI”.

Al Senatore ANDREOTTI sono state lette anche le dichiarazioni del MANNUCCI predetto (cfr. int. 15 maggio 1996, f. 26):
R. Confermo in maniera assoluta che quello riguardava solo militari, fra l’altro, cioè riguardava dei militari, perché dissi: “non è giusto esporre dei militari”, perché non c’erano nomi civili, né GELLI né altri, che richiedevano cose di questo genere, il nome di GELLI non c’era, specialmente dopo tutto quelle che e venuto fuori me lo sarei ricordato, quindi…
D. Ma lo esclude in maniera radicale o non se lo ricorda?
R. No, no, beh, lo escludo in maniera radicale perché mi avrebbe colpito; è vero che, insomma, in quel momento ancora, forse, le polemiche sul GELLI erano minori, però, sapendo che il GELLI, almeno come Direttore della Permaflex, chi era, mi avrebbe colpito questo nome se fosse stato, non c’era nelle…
D.Veniamo, alla elisione di una cosa che ha una maggiore valenza e cioè degli elementi di…
R. Del resto forse qualcuno, non so se adesso siano ancora viventi, ma qualcuno di questi dello Stato Maggiore, cioè che fecero poi questa revisione per guardare, forse esiste ancora e può essere sentito.
D. Si, però sono coinvolti in maniera tale da non essere attendibili.
R. Beh, non lo so.
D. Se non addirittura inquisiti.

Anche sull’elisione del nome di GELLI ha indagato la Procura della Repubblica di Roma che ha recepito atti inviati dalla A.G. di Milano che a sua volta aveva da questo Ufficio ricevuto alcuni atti, estrapolati in copia dai presente procedimento, sviluppandoli. L’A.G. di Roma da quella di Milano ha altresì ricevuto anche le bobine di registrazione impiegate da LABRUNA nel corso dei contatti intercorsi con Remo ORLANDINI.

Sentenza ordinanza Argo 16 – pag 200-203

Amos Spiazzi – dichiarazioni 13.12.1984

Ricevo lettura del carteggio intercorso tra me e Soffiati, sequestrato nel corso del procedimento penale a mio carico, poi trasmesso alla AG di Venezia, nelle parti in cui si fa riferimento al Carletto ed al Marzollo. Mi riporto alle dichiarazioni gia’ rese negli altri interrogatori e preciso che il Soffiati era un informatore stabile del gruppo dei carabinieri di Verona. In tale sua attivita’ faceva capo a Pellegrini Carletto, il quale ostentava, ma simulandoli, atteggiamenti e tendenze di destra. Il Carletto a sua volta riferiva al colonnello Marzollo, attraverso il suo superiore. Il Soffiati mi disse di avere avuto contatti diretti con il Marzollo, come peraltro afferma nella lettera di cui ho ricevuto lettura. Ritengo che cio’ sia verosimile, tenuto conto del metodo di lavoro del Marzollo, il quale era solito convocare presso di se’ gli informatori e farsi riferire direttamente le notizie di maggior rilievo. Ricordo che il Marzollo era solito registrare le conversazioni con gli informatori. Cio’ avveniva almeno nei miei confronti.
Nell’ esercizio dei miei compiti, infatti, accadeva che le notizie di maggior rilievo le riferissi non al comandante di compagnia interna, bensi’ direttamente al comandante il gruppo, colonnello Marzollo.

– il rapporto tra Soffiati ed i carabinieri era ancora in atto al momento del mio arresto. In quell’ epoca il colonnello Marzollo era gia’ stato trasferito a Roma.

– Quanto al sedicente Venturi, di cui ho parlato nel processo per la “Rosa dei venti” , sia io che il generale Ricci, che Orlandini abbiamo chiarito, durante il processo di appello, che si trattava non gia’ del capitano Venturi, bensi’ del capitano Labruna.

– Relativamente alla questione della mitraglietta trovata a pian del Rascino indosso a esposti, mi riporto integralmente a quanto riferito al GI di Venezia. In effetti disegno armi, ed in particolare ho progettato una mitraglietta di piccole dimensioni tale arma, comune, non e’ mai stata costruita. Ho distribuito copie del progetto a numerosi ufficiali e precisamente al comando divisione di artiglieria che a sua volta li trasmise all’ arsenale militare di Piacenza.

– Nel carteggio che mi e’ stato ora letto nella parte concernente la mitraglietta, il Soffiati simula una provocazione ai miei danni; escludo che tale provocazione possa avere avuto luogo. Uscito dal carcere il Soffiati mi disse che era convinto che io avessi effettivamente costruito questa mitraglietta. Lo disse di fronte alle mie rimostranze per l’ assurdita’ della insinuazione.

– dopo essere stato dimesso dal carcere, ho avuto contatti con funzionari della Digos di Bologna; verso l’ agosto di questo anno, mi si presento’ un tale qualificatosi come il dottor Santagnello, a suo dire appartenente al Sismi, ricordo che mi esibi’ una tessera recante il simbolo della Repubblica italiana.
Questi mi invito’ a cessare qualsiasi contatto con le forze di polizia ed a collaborare invece con il suo servizio; in caso contrario mi avrebbe reso la vita molto difficile. Tutto cio’ l’ ho denunciato nella immediatezza del fatto al quinto CMT di Padova e, per conoscenza, al presidio militare di Verona ed alla quinta zona di Vicenza. Mi risulta che il mio comando abbia immediatamente informato la questura di Verona ed il gruppo carabinieri, dai quali sono stato poi convocato per ulteriori chiarimenti.

– so che il De Iorio aveva stabilito rapporti di amicizia con il De Marchi, il quale ha avuto anche rapporti con l’ Orlandini. Cio’ e’ emerso dagli atti del processo Borghese.

– In merito all’unico incontro che ritengo di avere avuto con Gelli, ho gia’ ampiamente riferito nell’ interrogatorio reso al dr Fiore nel 1976 ed in quello reso innanzi alla commissione P2 ai quali mi riporto.

Letto confermato e sottoscritto­

Materiale riservato rinvenuto negli uffici e nell’abitazione di Carmine Pecorelli

In occasione dell’omicidio del giornalista Pecorelli Carmine, questa Procura della Repubblica procedeva al sequestro di cospicua documentazione, rinvenuta negli uffici dell’agenzia giornalistica O.P., diretta dal Pecorelli, e nella di lui abitazione.

Fra l’altro si rinvenivano fotocopie di:
1.Un fascicolo con la intestazione “M-Fo-Biali” concernente indagini compiute dal disciolto SID e relative a persone alcune delle quali, alla stregua degli elenchi sequestrati dalla magistratura di Milano e di Roma, sarebbero iscritte alla associazione massonica denominata “propaganda due”, della quale Gelli Licio era “maestro venerabile”.
Dalla lettura del documento risulterebbe, tra l’altro, che il Gelli era stato officiato per interferire sulla nomina del Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri e che la massoneria “voleva il processo a carico di Vito Miceli per consentirgli di attaccare pubblicamente l’on. Giulio Andreotti”;
2.una lettera con la quale il Pecorelli (anch’esso iscritto alla P.2) esortava il Gelli ad interessarsi, quale capo di detta “loggia”, per la favorevole conclusione di un procedimento penale a carico del Pecorelli stesso.
3.un fascicolo in fotocopia, proveniente dal disciolto Sid, riguardante l’attività svolta dal Gelli al tempo dell’occupazione tedesca, nonché i presunti rapporti di lui con i servizi segreti di uno Stato europeo;
4.fotocopia di appunti riservati o. di rapporti del SID, riguardanti i fatti che hanno dato origine ad un procedimento penale per insurrezione armata contro i poteri dello Stato (c.d. “golpe Borghese”);
5.fotocopia della minuta della relazione della Banca d’Italia riguardante una ispezione compiuta presso l’istituto di credito “Italcasse”.

pecorelli

Nel corso delle indagini per l’identificazione degli autori dell’omicidio, si accertava che il Pecorelli era venuto a conoscenza del contenuto di altro fascicolo del SID (attualmente acquisito agli atti processuali in seguito ad esibizione del SISMI) nel quale si riferiva di presunte delazioni del Gelli in occasione dell’ultimo conflitto mondiale. Sulla circostanza, considerato anche che il Pecorelli aveva scritto nella rivista OP vari articoli di tono intimidatorio per il Viezzer e il Gelli, si disponeva un approfondimento delle indagini, estese anche ad altri elementi probatori, che hanno, allo stato, resa necessaria la spedizione di comunicazioni giudiziarie al Gelli e al Viezzer quali indiziati dell’omicidio Pecorelli.
In esito al rinvenimento dei predetti fascicoli relativi al SID, quest’ufficio promoveva azione penale nei confronti del nominato Viezzer, di Casardi Mario, Maletti Gianadelio e Labruna Antonio (tutti figuranti nelle liste della P2 ad eccezione del Casardi) per il delitto di cui all’art. 351 C.P.

Estratto ordinanza 21.06.1981 procuratore Achille Gallucci

Antonio Viezzer – dichiarazioni 10.02.1982

Viezzer colonnello Antonio, gia’ generalizzato.
– Rifacendomi alla mia precedente deposizione e a richiesta di vs chiarisco che le modalita’ del rilascio del passaporto a Giorgi Maurizio possono riassumersi in questi termini: nel novembre del 1972 si e’ presentato nel mio ufficio di Roma Fortebraschi il capitano Labruna Antonio il quale mi fece presente che aveva bisogno urgente di un passaporto per un elemento non appartenente al servizio. A questo punto spiegai che nelle mie funzioni rientrava anche quella di ottenere dal ministero degli esteri passaporti di copertura per membri del servizio per tramite di un nucleo di carabinieri in servizio presso quel ministero.
Obbiettai quindi al Labruna che non potevo richiedere un passaporto per un membro estraneo al servizio malgrado il Labruna mi avesse assicurato che ne aveva gia’ parlato al generale Maletti e che era stato autorizzato a rivolgermi la richiesta. Per scrupolo mi rivolsi al generale Maletti e questi mi confermo’ l’ordine. Provvedetti quindi per tramite del ministero degli esteri ad ottenere il passaporto alla persona indicatami dal Labruna col nome di Giorgi Maurizio successivamente ho appreso che Giorgi Maurizio era un nome autentico, apparteneva a persona militante nell’ area della destra, risiedeva a Roma in via Malagodi nr 20 e che la ragione della richiesta del Labruna consisteva in un contatto con il Delle Chiaie da avvenire in spagna pel tramite per l’ appuntamento di Giorgi Maurizio che evidentemente era persona di fiducia di Delle Chiaie. In effetti il contatto Labruna Delle Chiaie avvenne in spagna con il tramite del Giorgi. Tali circostanze le ho apprese nel marzo ‘76.
In quanto al passaporto del Giorgi posso dire che il Labruna lacerò il foglio sul quale era apposto il timbro di entrata in spagna e tenne per se il passaporto. Ignoro che uso ne abbia poi fatto il Labruna. Sulla vicenda dei passaporti procurati al Giorgi e al Pozzan (Zanella) sono stato interrogato dai magistrati di Catanzaro che conducono l’ inchiesta sulla strage di Piazza Fontana.

– In nessun’ altra occasione del mio servizio mi è capitato di dovermi occupare del Giorgi Maurizio, persona del resto che io non ho mai visto onde la dichiarazione sostitutiva che io ho dovuto compilare per ottenere dal ministero degli esteri il passaporto e’ stata da me sottoscritta soltanto su richiesta del Labruna e la garanzia di Maletti senza alcun contatto personale con il Giorgi.

-il nome Bonomi Mario mi e’ del tutto sconosciuto.

-ignoro quale sia stato il risultato e le motivazioni dell’incontro di Labruna con Delle Chiaie.

Letto confermato e sottoscritto.

Antonio Labruna – dichiarazioni 09.10.1992

E’ comparso il testimone seguente cui rammentiamo anzitutto, a mente dell’ articolo 357 cpp, l’ obbligo di dire tutta la verita’ e nulla altro che la verita’ e le pene stabilite contro i colpevoli di falsa testimonianza.

Prendo atto che vengo sentito al fine di approfondire una mia dichiarazione resa al GI di Milano il 07.07.92 relativamente ad una proposta fattami dal Benincasa e dal D’Ovidio. Effettivamente su proposta di Maletti il Benincasa ed il D’Ovidio mi fecero un discorso relativo ad un atto di provocazione. Intendevano dare fuoco alla 500 di Lazagna, a Bobbio e farvi trovare nell’ autovettura incendiata dei documenti evidentemente compromettenti per il Lazagna stesso. Ripeto che l’ iniziativa era del Maletti ed i due si rivolsero a me, dietro indicazione del Maletti per trattarne l’aspetto operativo. Naturalmente rifiutai di partecipare a questa operazione che non rientrava nei compiti del Nod.

Adr: e’ certo che il Mannucci Benincasa era strettamente legato al Maletti anche perche’ – come mi era stato detto – suo padre aveva militato in Africa alle dipendenze del padre di Maletti. Circa la carriera del Mannucci so che questi occupo’ una posizione in sottordine presso il centro cs di Padova fino a quando non fu nominato capocentro a Firenze in sostituzione del colonnello Viezzer, che venne a Roma ad occupare il posto di capo della segreteria del reparto D.
A questo punto desidero fornire spontaneamente alcune precisazioni in merito alla mia iscrizione alla loggia P2. Fu il Viezzer a propormi l’ iscrizione ed il Maletti mi disse di accettare in quanto cosi’ avrei potuto conoscere quell’ ambiente. Naturalmente a quel tempo non si sapeva nulla sulla loggia P2; non sapevo che il Maletti appartenesse a tale loggia, ne’ sapevo che ne facesse parte anche il D’Ovidio. Viezzer dunque, avuto il mio consenso ad associarmi, mi condusse a Roma, all’ albergo Excelsior dove sottoscrissi il documento di iscrizione alla presenza di Gelli. Non c’ erano altre persone. Successivamente la mia iscrizione venne formalizzata alla presenza del gran maestro Salvini Lino e del Gelli. Di cio’ ho gia’ parlato a suo tempo al dr Sica.

Adr: non so se il Mannucci fosse iscritto alla massoneria, ne’ so se avesse legami con Gelli.

Adr: come ho gia’ detto in altre mie dichiarazioni, nell’ ambito della mia indagine sul golpe Borghese presi contatto col maresciallo Rossi di Pistoia e con l’ avvocato degli innocenti. Insieme a me c’ era l’ allora colonnello Romagnoli. In quell’ occasione appresi, fra l’ altro, che il colonnello santoni – allora capitano – aveva richiesto al Rossi un’ informativa sul Gelli, che l’ aveva richiesta con urgenza, ma che poi non si era piu’ curato di farsela consegnare. Cio’ e’ quello che mi ha detto il Rossi, il quale visto che il Santoni sembrava non avere piu’ bisogno di quel documento lo diede a me. Io e Romagnoli consegnammo il predetto documento al Viezzer.

Adr: ricordo chiaramente che il maresciallo Rossi ci disse che aveva chiamato santoni per telefono dicendogli che l’ appunto era pronto e che questi gli aveva risposto che non aveva piu’ tanta fretta.

Adr: fra le altre cose dall’ avvocato Degli Innocenti appresi che il Gelli frequentava il centro CS di Firenze. Spontaneamente ora dico che nel 1973 il mio nome e’ stato bruciato in quanto comparve sulla rivista OP di Pecorelli. Dal 1973 Pecorelli mi ha costantemente attaccato sino alla sua morte, anzi fino a quattro o cinque mesi prima, quando mi fu presentato al palazzo di Giustizia di Roma dall’ avvocato Antetomaso. Ricordo che il Pecorelli in quella circostanza mi disse che avrebbe potuto aiutarmi nel procedimento pendente a mio carico a Catanzaro. Come ho detto sono stato “bruciato” nel 1973 e dal 1976 ho cessato il mio rapporto con il servizio. Gia’ al tempo del mio arresto, comunque, ero stato sospeso.

Adr: nella mia indagine sul golpe Borghese ho raccolto informazioni da diverse fonti, fra queste Paglia Guido il quale mi venne indicato dal generale Maletti come persona che aveva bisogno del mio aiuto in una serie di accertamenti riguardanti il genero di Monti. Preso contatto col Paglia in realta’ non ebbi il tempo di fare quanto richiestomi dal Maletti, ma appresi dal Paglia stesso delle informazioni su Avanguardia Nazionale e in particolare sul coinvolgimento di tale organizzazione nel golpe Borghese. Le informazioni del Paglia si riferivano soprattutto alla notte della madonna. Inoltre il Paglia mi consegno’ una sua relazione su AN.
Inoltre mi mise in contatto con Delle Chiaie tramite Giorgi Maurizio che mi accompagno’ a Barcellona. A Barcellona trascorsi due giorni con Delle Chiaie e feci una relazione su questo incontro che aveva come scopo quello di raccogliere elementi sul golpe Borghese. Chiestomi che cosa sappia della cosiddetta provocazione di camerino dico che chi comandava la compagnia dei carabinieri di camerino era l’ allora capitano D’Ovidio. Chiestomi per quali ragioni Delle Chiaie mi accusi dei fatti di camerino dico che lo fa per gli stessi motivi per i quali smentisce la relazione di Paglia su AN.
Inoltre il Delle Chiaie continua a formulare delle accuse contro di me tanto che a Venezia pende a mio carico un processo per calunnia intentato da Delle Chiaie.

Adr: altre fonti circa il golpe Borghese li acquisii nelle seguenti occasioni. Ora non ricordo se nel 1972 o nel 1973 ricevetti l’incarico di prelevare un carico di armi da una nave che si trovava nei pressi della costa sarda in acque extraterritoriali. Dovevo portare tali armi a Capo Teulada. A dirigere questa operazione era il generale Viviani. L’ operazione non ebbe seguito poiche’ la nave in questione fu intercettata da sottomarini inglesi e israeliani costringendo il comandante a gettare il carico in mare. Questo episodio venne anche riferito dalla televisione. Nel contesto di questa attivita’ conobbi comunque l’ armatore napoletano che apparteneva alla societa’ di navigazione della nave suddetta.
Questo armatore, del quale ora non ricordo il nome, appariva molto preoccupato del fatto che potessero nuovamente verificarsi iniziative golpiste analoghe a quelle del 1970 cui egli stesso aveva partecipato mettendo le proprie navi a disposizione per il trasporto degli internati. Questo armatore mi disse che poteva mettermi in contatto con tale Orlandini. Autorizzato dal Maletti incontrai piu’ volte l’Orlandini, che mi racconto’ molte cose sul golpe Borghese.
Mi presentai col mio nome come dipendente del servizio e, senza che l’ Orlandini se ne accorgesse, registrai tutte le conversazioni. Nel frattempo, come ho gia’ prima accennato, avevo preso contatto con l’ avvocato degli innocenti – uomo dell’ Orlandini – nonche’ con tale Nicoli Torquato.

Adr: le mie fonti furono dunque l’ Orlandini, il Nicoli, il Degli Innocenti e le relazioni del Paglia e del Giannettini. Il Delle Chiaie, invece, non volle parlarmi del golpe. (…)

Adr: circa corsi speciali organizzati dal servizio in Sardegna ricordo che gia’ all’ epoca dei fatti – cioe’ prima che mergesse la questione Gladio – sapevo che il D’Ovidio, il Romagnoli e l’Esposito avevano frequentato un corso in Sardegna presso una base ove avevano notato un biliardo, dono di Andreotti, nonche’ un registro dei visitatori.

Adr: sentito in merito ai miei rapporti con Fachini Massimiliano, ricordo che un mio brigadiere, tale Pasin, Padovano, recatosi a Padova per un permesso, al suo ritorno mi segnalo’ il nominativo di Fachini come eventuale fonte di notizie. Il Pasin aveva un parente nella destra Padovana o forse un amico ed è per questo che conosceva il nominativo del Fachini. Convocai quest’ ultimo a Roma e gli fissai un incontro – che effettivamente ebbe luogo – in una via cittadina. Questo incontro non fu molto importante – fu un primo contatto – ed in pratica il Fachini non mi disse nulla. Incontrai il Fachini una seconda volta a Roma, alla stazione termini ove mi ero recato, insieme al Giannettini, per incontrare tale Zanella, cioe’ il Pozzan. Questi giunse accompagnato appunto dal Fachini. Credo che Giannettini conoscesse gia’ il Fachini. Io mi ero recato a questo appuntamento su incarico del generale Maletti e ritenevo che questo Zanella potesse essere utilizzato come fonte sull’ estremismo di destra. Il Fachini se ne ando’ da solo ed io condussi il Pozzan negli uffici di via Sicilia assieme al Giannettini incontrai una terza volta Fachini a Milano. Ero col generale Maletti e con un giornalista al Biffi e mi stavo recando dal giudice d’ ambrosio che mi aveva convocato per l’ indomani. Vidi il Fachini da lontano, mi fece cenno di avvicinarmi, cosa che feci. Il Fachini sapeva della mia convocazione presso il giudice in quanto l’ unica cosa che mi disse fu chiedermi di non dire a D’Ambrosio che lo conoscevo. Poiche’ il Fachini per me era un personaggio del tutto privo di importanza effettivamente non ne parlai al D’Ambrosio. Io mantenni questa versione sulla non conoscenza del Fachini anche durante il dibattimento di Catanzaro su indicazione scritta da Maletti.

Adr: col Fachini ho avuto dunque soltanto i tre incontri di cui ho parlato.

Adr: ritengo che il Maletti disponesse di informazioni sul Fachini ulteriori rispetto a quelle conseguenti ai miei contatti con quest’ultimo. E’ una conseguenza logica della disposizione impartitami e dei fatti successivi di cui sono venuto a conoscenza. Tali notizie il generale Maletti poteva averle raccolte o tramite i centri CS da lui dipendente o tramite un colonnello e un sottufficiale del reparto D, che dipendevano direttamente dal Maletti ed i cui nomi ora non ricordo. Credo di avere indicato i nomi di costoro in una memoria che le faro’ avere.

Adr: le mie attivita’ si conclusero nel 1973, allorquando il mio nome comparve su op. L’ indagine sul golpe Borghese passo’ al colonnello Romagnoli.

Adr: ricordo un incontro che ebbi con Degli Innocenti e Orlandini in una villa ove sopraggiunse anche il generale Ricci. Parlavano di golpe, di armi e il Degli Innocenti tendeva a smorzare gli entusiasmi. Agli occhi di Ricci potevo essere un probabile alleato.

Adr: ritornando alla posizione di Delle Chiaie ripeto cio’ che ho detto piu’ volte, cioe’ affermo formalmente che era un agente dell’Ufficio Affari Riservati. Non sono il solo a dirlo. Lo afferma anche il Paglia nella sua relazione, il Giannettini in una sua relazione, l’ Orlandini nelle registrazioni che ho consegnato al GI di Milano.

Lo diceva anche il Nicoli probabilmente anche nelle registrazioni. ­

Antonio Labruna – dichiarazioni 27.01.1993

Produco all’ ufficio una fotografia di Delle Chiaie che ho trovato tra le mie carte e che dovrebbe essere la fotografia originale che egli mi diede tramite Giorgi al fine di approntare per lui un passaporto. Con riferimento a quanto detto nella deposizione del 07.07.92 in merito alla persona che dovette procurare a elementi del servizio numerosi sacchetti di biglie di vetro, posso precisare che io parlai con questa persona alcuni anni fa dicendogli, fra l’altro, nel corso della conversazione, che ero stato imputato per i fatti di Camerino.

Questa persona si mise a ridere dicendomi quel particolare delle biglie che ho riferito. In quel momento ci trovavamo a Tolentino, dove questa persona abita. Io lo conoscevo da molti anni e mi era stato presentato da D’Ovidio quando quest’ultimo, che era gia’ al reparto G, venne messo a disposizione del Nod. A domanda dell’ ufficio in merito all’arrivo del sedicente Zanella a Roma, posso precisare che Giannettini venne con me e il sedicente Zanella in via Sicilia, sali’ nell’appartamento e dopo un po’ se ne ando’ via. ­