La propensione stragistica di Carlo Maria Maggi – le dichiarazioni di Marzio Dedemo

Tra coloro che hanno illustrato significativamente la figura di Carlo Maria MAGGI, soprattutto sotto il profilo delle sue convinzioni estreme, rientra senz’altro DEDEMO Marzio, cognato di DIGILIO. DEDEMO (ud.24.9.2009) ha conosciuto MAGGI tramite DIGILIO e, attorno al 71-72, in un periodo in cui questi era minacciato, ha funto da sua scorta armata. DEDEMO accompagnava MAGGI a Venezia, dall’ospedale dove lavorava, a casa. Inoltre è stato a casa di MAGGI, unitamente a suo cognato, in due o tre occasioni.

DEDEMO ha avuto modo di conoscere la moglie di Giancarlo ROGNONI, Anna CAVAGNOLI. La donna era stata aggredita, unitamente a Piero BATTISTON, all’interno del suo negozio di abbigliamento di Milano. Il fatto si è verificato il 26 luglio 73, e la conoscenza tra lui e la donna è avvenuta dove era ricoverata, all’interno del Policlinico di Milano. Era stato appunto MAGGI a chiedergli di andarla a trovare. Nell’occasione DEDEMO aveva portato ai componenti della FENICE, gruppo che, come vedremo, è sostanzialmente una costola di ON non rientrata nel partito, l’ordine di MAGGI di starsene tranquilli e di evitare ritorsioni contro la sinistra, alla quale era riferibile il pestaggio. Infatti in quel periodo il gruppo aveva addosso puntati gli occhi della Polizia e dei Carabinieri. Ad accoglierlo alla stazione ferroviaria di Milano, “MENTA”, che altri non è se non il ZAFFONI, anche lui inquadrato nella FENICE. Il bar al quale facevano capo i componenti della FENICE era quello di Via Pisacane. All’interno del bar c’era il loro gruppo: non ROGNONI, che era latitante, ma Cesare FERRI e Angelo ANGELI, detto “golosone”. Nessuno (pag.19) fece rimostranze, nel senso che nessuno ebbe qualcosa da ridire sull’ordine di MAGGI, a dimostrazione della sua posizione di autorità e di superiorità, anche nei confronti indirettamente di ROGNONI, personaggio certamente non secondario della destra radicale.

La rappresaglia, poi, secondo quanto ha dichiarato DEDEMO, non c’è stata, e pertanto dobbiamo ritenere che l’ordine di MAGGI sia stato raccolto. DEDEMO ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato nei verbali, e cioè che vide anche Piero BATTISTON in un paio di occasioni a casa del dottor MAGGI. Tutto ciò ha naturalmente notevole rilievo con riferimento alla conversazione ambientale RAHO-BATTISTON di cui agli atti. Ha inoltre confermato di aver rivisto BATTISTON a Venezia, quando era latitante, ospite della Pina che gestiva la trattoria SCALINETTO, frequentata anche da Carlo DIGILIO. Ha ammesso di aver conosciuto Marcello SOFFIATI tra il 70 e il 73: anche questi frequentava MAGGI, anche quale suo medico. Ritiene di averlo anche visto a casa di MAGGI in occasione delle partite a carte che facevano assieme i suddetti soggetti. Ha il ricordo di un’attività di scorta svolta anche da SOFFIATI per conto di MAGGI. Ha confermato anche i rapporti tra SOFFIATI e DIGILIO.

I rapporti tra MAGGI e il gruppo di ROGNONI non si esauriscono in quanto sopra descritto: DEDEMO (pag.31 e segg.) accompagnò la CAVAGNOLI, in una data non collocabile prima del ’74, a Iesolo, dove la predetta ebbe un incontro di un paio d’ore con MAGGI. Secondo DEDEMO la donna aveva, nel gruppo della FENICE, un ruolo “allo stesso livello del ROGNONI”.
Per quanto DEDEMO non sia stato in grado di riferire nulla dal contenuto del colloquio, è evidente ancora una volta la posizione di superiorità del MAGGI, visto che è la donna a spostarsi, e non viceversa. Inoltre la brevità e i connotati dello spostamento non possono che inquadrarlo in una finalità di natura politica. Peraltro DEDEMO spiega il suo rimanersene in disparte con la seguente motivazione: “Non facevo e non faccio parte del gruppo dirigente”- con riferimento ad Ordine Nuovo. Pertanto DEDEMO, sia pure da spettatore, inquadra tutti questi contatti di MAGGI nell’ambito delle sue funzioni di dirigente di Ordine Nuovo, valutazione che finisce per coinvolgere la stessa CAVAGNOLI e il gruppo che rappresentava.

Ulteriori rapporti di MAGGI col gruppo di ROGNONI emergono con riferimento ai contatti che DEDEMO ebbe in Spagna con il secondo, in occasione del viaggio di nozze, collocabile subito dopo il matrimonio del 29.9.75. Nell’occasione DEDEMO conobbe ROGNONI, dal quale fu ospitato e, su incarico di MAGGI, gli portò un cospicuo numero di documenti, carte d’identità, passaporti, patenti, in bianco o comunque falsi. Le dichiarazioni di DEDEMO trovano un aggancio anche in quelle di BONAZZI Edgardo, che a pag.10 della sua escussione del 26.5.2009 non ha avuto difficoltà a confermare che la FENICE “faceva parte del Centro Studi Ordine Nuovo”. Anzi (pag.11) ha affermato che, per quanto buona parte degli aderenti al Centro Studi Ordine Nuovo fosse entrata nel Movimento Sociale, riteneva che il Centro Studi avesse continuato ad esistere “nella misura in cui esistevano gruppi come la FENICE che erano abbastanza autonomi”.

DEDEMO ha rappresentato un episodio (24 e segg.trascr.) molto significativo: attorno al 1972 accompagnò MAGGI a Milano, in una trattoria o qualcosa di simile, sempre nell’ambito delle sue funzioni di guardaspalle armato. Era MAGGI a guidare. Rimase ad attenderlo all’esterno del locale un’ora o due, per poi riaccompagnarlo a Venezia. Solo in seguito Pio BATTISTON (padre di Piero BATTISTON), inquadrato nelle SAM, in un periodo posteriore rispetto al trasferimento di DEDEMO a Milano, avvenuto nel 1974, e naturalmente antecedente alla sua morte, avvenuta nel ’75, gli fece delle confidenze in ordine a quanto avvenuto in occasione di quell’incontro (o forse due incontri) a Milano: MAGGI aveva chiesto “finanziamenti per Ordine Nuovo perché si doveva fare ancora qualche piccolo scoppio”.

DEDEMO, sollecitato sul contenuto dei precedenti verbali del 7.3.96 e 21.2.97 e 26.1.99, ne ha confermato il contento, che appare ancora più specifico ed allarmante: “Pio BATTISTON, morto nel 1975, ebbe a precisarmi che in una di quelle riunioni ove partecipavano vecchi repubblichini, il MAGGI propugnò la necessità di continuare nella strategia degli attentati dimostrativi, con ricaduta della responsabilità su opposta fazione politica. Mi specificò che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì pazzo e comunque in disaccordo con la maggior parte degli ex repubblichini presenti alle riunioni, tra cui lui stesso” (7.3.96) e “ Pio BATTISTON…mi precisò che in una di quelle riunioni alle quali partecipavano anche vecchi repubblichini, il MAGGI propose la necessità della strategia di attentati dimostrativi la cui responsabilità si doveva far ricadere sulla sinistra…Pio BATTISTON mi aggiunse che MAGGI riteneva la strage uno strumento con il quale fare politica, e per questo lo definì un pazzo…” In corte di Assise, poi (26.1.99), parlò di “azioni a livello dinamitardo”.

Quanto DEDEMO ha appreso da Piero BATTISTON è estremamente significativo, non solo in quanto rappresentativo delle idee, dei metodi e del programma di MAGGI, ma anche in quanto il medesimo BATTISTON è inquadrato nelle SAM, e cioè il gruppo al quale, secondo DIGILIO, sarebbe stato consegnato l’ordigno destinato a Brescia. Inoltre la volontà di far ricadere l’attentato sull’opposta fazione politica, conferma la versione di TRAMONTE sul punto.

Memoria Pm strage di Brescia

Giorgio Muggiani – dichiarazioni 14.03.1986

Ero segretario generale del comitato tricolore. Questa organizzazione si occupava di politica scolastica e raccoglieva ragazzi di destra che studiavano nelle medie superiori. L’ inizio di questa mia attivita’ risale al 1969.
Il Comitato Tricolore era nato nell’ambito del Msi sotto la egida di Servello, quasi in contrapposizione alla Giovane Italia alla quale invece si interessava il senatore Nencioni. Sono stato inoltre uno dei fondatori della Maggioranza Silenziosa. Il Comitato Tricolore nel 1970 si rese autonomo dal Msi e fu riassorbito quindi nel FDG nel 1972.
Rimase tuttavia una struttura autonoma, il “Centro Studi Comitato Tricolore” che ebbe vita sino al 1979 – 1980. Nell’ ambito delle mie attivita’ sono entrato in contatto con gli ambienti della destra extraparlamentare milanese. Ricordo in particolare che c’ era una situazione di conflittualità molto accentuata fra me e “La Fenice” di Rognoni Gancarlo. I motivi di tale conflittualità stavano nel fatto che io attraverso il comitato tricolore svolgeva una politica strettamente legalitaria e rifiutavo di dare spazio a coloro che sapevo coinvolti in fatti di violenza gratuita ed in attentati. Il gruppo de “La Fenice” era costituito da un nucleo fondatore composto da Rognoni, dalla moglie, dal de amici marco, da Azzi, Marzorati, De Min e da Pagliai detto “puttino” . Attorno a questo nucleo centrale gravitavano poi Zani, Battiston Ferri, Gobis Diana. Anche Esposti Gancarlo frequentava Rognoni, cosi’ come pure brusoni luciana ai tempi del comitato tricolore.

– in ordine a Rognoni posso riferire che costui era in contatto con Signorelli il quale veniva a Milano prima di ogni attentato. Cio’ mi e’ stato detto da una ragazza gravitante nell’ ambiente della quale ora non ricordo il nome. Il Rognoni, inoltre, aveva senz’ altro rapporti col senatore Nencioni il quale curava i suoi interessi finanziari. Il Rognoni era proprietario di alcuni appartamenti e di un bungalow a celle ligure e tale patrimonio era amministrato dal Nencioni il quale, inoltre, era in relazione anche con Gobis Diana. Un’ altra persona, una ragazza dell’ ambiente della quale peraltro non ricordo il nome, mi disse di avere saputo che Rognoni prima dell’ attentato al treno di Azzi Nico, avrebbe avuto un contatto con qualche esponente delle forze dell’ordine di Torino.

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– non ho conosciuto invece Ballan marco, anche se ovviamente il suo nome mi e’ noto. So comunque di an all’ epoca facevano parte Di Giovanni, Cipelletti Claudio, Vivirito, il quale in precedenza era stato espulso dal comitato tricolore per traffico d’armi. Non ricordo in questo momento il nome di altra gente di AN. Faccio presente, comunque, che vi era un notevole interscambio tra diversi gruppi. Cosi’, ad esempio Zani era stato nella Giovane Italia, nel Fronte, in AN, ne “La Fenice” ed in Ordine Nero. Anche Di Giovanni ha avuto analoga vicenda politica ed inoltre di recente si e’ avvicinato ad Alleanza Cattolica.

– Cagnoni era al Msi e milita tuttora in tale partito. Anche il Cagnoni gravitava nell’ ambiente de “La Fenice” ma era un personaggio del tutto secondario.

– non ho conosciuto persone di altre citta’ che abbiano frequentato questi ambienti milanesi. In particolare escludo di avere conosciuto persone di Ascoli Piceno, bolognesi o toscani. Mi e’ capitato di incontrare Affatigato Marco ad ancona verso il 1975 – 1976 allorche’ mi recai a far visita a dei miei conoscenti di quella citta’. All’ epoca l’ Affatigato si occupava di una pubblicazione sui detenuti di destra.

– circa la latitanza del Rognoni so che costui e’ stato a Lugano ospite di Mainardi. Rognoni conosceva senz’ altro Angeli Angelo molto bene, ma non so se abbia avuto rapporti con lui nel periodo di latitanza trascorso in Svizzera. Il Rognoni soggiornò anche a Ginevra all’ hotel “De Nations” almeno cosi’ mi e’ stato detto a suo tempo e successivamente si trasferi’ in Spagna.

– non ho mai conosciuto Bumbaca, anche se ne ho sentito parlare. So che costui era un picchiatore amico di Radice.

– ho conosciuto Danieletti molto superficialmente. Danieletti frequentava il bar di via Borgogna ed e’ percio’ verosimile che conoscesse lo Zani, anche se non ho mai visto i due assieme.

– anche il Ferri ha appartenuto a diversi gruppi ed ha avuto una collocazione rispetto al Rognoni analoga a quella di Zani e Di Giovanni.

– conoscevo molto bene Esposti Giancarlo, tanto e’ vero che questi mi aveva offerto delle partite di armi che peraltro io rifiutai. Sul punto mi riporto alle dichiarazioni da me rese recentemente al GI di Brescia dr Zorzi. Circa la storia che Esposti fosse in contatto coi servizi segreti portoghesi, posso solo dire che mi offri’ una partita di armi di provenienza credo angolana.

– Esposti era in ottimi rapporti con Rognoni e li ho visti spesso assieme. Esposti era inoltre in stretti rapporti con il Msi e in particolare con l’ onorevole Servello. Esposti mi disse di avere dato all’ onorevole Servello una lettera relativa a “golosone” cioe’ Angeli Angelo da aprire solo in caso in cui gli fosse successo qualcosa. Naturalmente non so se cio’ sia vero. Questo e’ quello che mi e’ stato detto da Esposti.

– l’ ultima volta che ho visto Esposti risale al tempo immediatamente antecedente ad uno dei suoi arresti, precisamente quello conseguente alla accusa di avere posto alcuni chili di dinamite in una cassetta della stazione centrale. Ricordo che lo Esposti era molto teso ed aveva paura di qualche cosa.

– con riferimento a discorsi relativi a colpi di stato ricordo di avere partecipato a delle riunioni dell’ associazione “Italia Unita” . Rettifico si tratto’ soltanto di una riunione cui presenziavano sedicenti ex ammiragli ed ufficiali in congedo vi erano inoltre tre persone del Mar, una delle quali era Orlando Gaetano, le quali prospettarono la necessita’ di fare attentati ai tralicci. Si trattava di una riunione grottesca che risale agli anni 1969 – 1970. Invitato a riflettere ulteriormente sull’ epoca della riunione insisto a dire che avvenne in quegli anni.

– prendo visione di un album di foto della Digos di Bologna attualmente recante numero 87 foto numerate progressivamente. La nr 4 raffigura Affatigato, le nr 7 e 8 Zani, la nr 15 un tale milanese di nome Luciano che si occupava di una rivista di destra e che certamente conosceva Esposti. Mi e’ noto anche perche’ ricordo che ha lasciato qualche intervista. Le nr 17 e nr 19 raffigurano persone che mi pare di avere gia’ viste ma che non so identificare; la nr 24 e la 23 raffigurano il Buonocore; la 25 o meglio la persona effigiata nella nr 25 l’ ho senz’ altro gia’ vista ma non ricordo chi sia. Prendo atto che si tratta di Ferri ma in questa foto non lo avrei riconosciuto. La nr 33 raffigura Orlando Gaetano, la 47 Vivirito; la 49 Battiston; la 50 Azzi; la 51 angeli; la 52 degli occhi; la 53 qualcuno che ho gia’ visto ma che non so chi sia; La 56 la Boidi; la 59 qualcuno che non ricordo; la 64 e la 65 Rognoni; la 70 Esposti; la 71 D’Intino. Altre foto le ho gia’ viste sui giornali, quali esempio quelle di Tuti e del Gelli.

Letto confermato e sottoscritto.­

I collegamenti del gruppo La Fenice con gli ordinovisti veneti

(…)
FRANCO FREDA e GIOVANNI VENTURA, componenti della cellula di Padova, sono stati condannati con sentenza definitiva per il reato di associazione sovversiva e per gli attentati della primavera del 1969 (fra cui gli attentati del 25 aprile alla Fiera Campionaria di Milano e all’UfficioCambi della stazione Centrale di Milano) e dell’agosto 1969 in danno di dieci convogli ferroviari.
Sono stati assolti per insufficienza di prove per i cinque attentati del 12 dicembre 1969.
Nonostante tale assoluzione con formula dubitativa, gli elementi nuovi acquisiti in questi ultimi anni consentono di affermare, come si vedrà, che all’interno delle cellule di Ordine Nuovo del Veneto, e quindi non solo quella di Padova ma anche quella di Venezia e probabilmente quella di Trieste, è stata ideata la strage e degli altri quattro attentati contemporanei ad essa avvenuti a Milano e a Roma.
Si può legittimamente dire che manca solo una dichiarazione di colpevolezza formale, ma, dopo i nuovi elementi di prova, non la certezza
della responsabilità “storica”. Accanto a ciò, secondo la notizia contenuta nel documento Azzi e confermata dalla testimonianza di Edgardo Bonazzi in data 15.3.1994 (testimonianza che sembra chiudere il cerchio dopo le identiche dichiarazioni sul punto di Calore e di Izzo), il gruppo La Fenice poteva disporre dei timers facenti parte del lotto di 50 in parte consumati per gli attentati del 12 dicembre 1969 in un momento successivo a quei fatti, ricevendoli probabilmente da CRISTANO DE ECCHER per effettuare la progettata attività di depistaggio delle indagini che aveva come obiettivo l’editore di estrema sinistra Giangiacomo FELTRINELLI.
Tale progetto e tale disponibilità dei timers pongono quantomeno GIANCARLO ROGNONI (Azzi, Marzorati e De Min nel 1969 erano molto giovani) nell’orbita dell’intera strategia stragista dal 1969 sino al 1974 ed è fondamentale dimostrare l’attendibilità delle circostanze acquisite in relazione alla vicenda dei timers.
Ciò è possibile in ragione dei costanti ed organici collegamenti che sono stati più volte evidenziati nel corso dell’esposizione e che vedono
Giancarlo Rognoni vicinissimo sul piano politico e strategico, sin dai tempi più antichi, alle cellule del Triveneto.
L’importanza dell’argomento rende necessario che tali legami siano nuovamente focalizzati, riassumendo le dichiarazioni almeno di alcuni tra i moltissimi testimoni sia di area milanese sia di area veneta che ne hanno parlato nel corso dell’istruttoria.
In particolare:
– MIRELLA ROBBIO: deposiz.18.5.1991.
Giancarlo Rognoni era legato a Franco Freda tramite Mauro Meli il quale si spostava continuamente ed era stato a lungo ospite, sin dalla fine degli anni ’60, prima di Freda e poi di Rognoni.
– BIAGIO PITARRESI: deposiz. 10.11.1992.
Martino Siciliano teneva i collegamenti fra i gruppi di Ordine Nuovo di Venezia e di Milano, Il gruppo di Milano aveva costanti contatti con il Veneto e lo stesso Pitarresi aveva avuto modo di vedere a Milano anche il dr. Carlo Maria Maggi. Erano stati probabilmente i veneti a suggerire ai milanesi di utilizzare il simbolo dell’uccello Fenice per il loro giornale.
– GIANLUIGI RADICE: int. 12.4.1991 e 9.5.1991.
Martino Siciliano, il quale come il ferroviere Mauro Meli viaggiava moltissimo nella sua qualità di impiegato della SIP, era in contatto strettissimo con Rognoni e nello stesso tempo era in contatto con Freda.
– VINCENZO VINCIGUERRA: int. al G.I. di Brescia 6.5.1985, f.11.
Pierluigi Pagliai, uomo di fiducia di Rognoni e in seguito, in Sud-America “segretario” di Stefano Delle Chiaie, conosceva Delfo Zorzi nella
cui palestra di arti marziali a Mestre si recava per allenarsi.
– CARLO DIGILIO: int. 25.6.1993, f.5, e 9.10.1993, f.2.
Il dr. Carlo Maria Maggi aveva presentato a Venezia Rognoni allo stesso Digilio intorno al 1970.
– GIANCARLO VIANELLO: deposiz. 12.11.1992.
Egli si era recato a Milano nel 1969 con un camerata del gruppo di Ordine Nuovo di Venezia fra quelli che conosceva anche se non era in grado di ricordare quale fosse e in tale occasione il veneziano era andato a salutare Giancarlo Rognoni presso il negozio della moglie in Via Molino delle Armi.
– GABRIELE FORZIATI: deposiz. 25.2.1992.
Forziati, militante nel gruppo triestino di O.N., aveva saputo da Francesco Neami, sempre di Trieste, che il gruppo Triestino era in contatto con Giancarlo Rognoni.
– EDGARDO BONAZZI: deposiz. 15.3.1994.
Nico Azzi gli aveva confidato che il suo gruppo era in contatto con tutti gli altri gruppi veneti ed egli personalmente aveva girato per incontri
politici diverse città fra cui Padova.

L’assiduità di tali contatti sull’asse Milano-Padova-Venezia-Trieste, fra ristretti nuclei di persone, gerarchicamente ordinate al loro interno e
legate da vincoli di reciproca affidabilità (ciascuna cellula era formata da pochissimi elementi i cui nomi sempre ritornano nei verbali) legittima un sospetto che forse non è neanche un indizio ma una semplice deduzione logica e che comunque appare doveroso esporre.
Il gruppo milanese, che dopo la strage di Piazza Fontana era stato ritenuto così affidabile da poter ricevere oggetti tanto scottanti quali i timers per farne un uso così delicato e ben finalizzato sul piano politico/giudiziario (riportare le indagini sulla “pista rossa”) probabilmente non si è limitato a questo intervento successivo ai fatti del 12 dicembre.
Spesso si dimentica infatti che i timers degli ordigni che sarebbero stati collocati a Milano alla Banca Nazionale dell’Agricoltura e alla Banca Commerciale avrebbero determinato l’esplosione entro un intervallo massimo di tempo di 60 minuti, periodo entro il quale gli ordigni
dovevano essere attivati, chiusi a chiave nelle cassette metalliche, riposti nelle borse e poi collocati nelle due banche.
Le indagini, purtroppo, non hanno mai potuto approfondire questo aspetto, ma tali preparativi certamente comportavano l’esistenza di un
appartamento o di un ufficio non lontano dai due obiettivi e in cui tali operazioni potessero essere effettuate in condizione di sicurezza. E’
infatti estremamente improbabile che la preparazione degli ordigni sia avvenuta in qualche luogo di fortuna quale un’autovettura o una toilette.
Un locale assolutamente protetto era infatti la condizione essenziale per tenere l’operazione lontana da occhi indiscreti ed era altresì assolutamente necessario per rientrare in un rifugio in caso di eventuale contrordine o per altre operazioni di sicurezza quali il cambio d’abito delle staffette e dei corrieri, in tutto non meno di quattro o sei persone, che dovevano materialmente collocare le borse.
Ne consegue allora che certamente qualche esponente milanese, nei giorni precedenti la strage, ha fornito l’appoggio logistico a coloro che
provenivano dal Veneto e dovevano operare materialmente, offrendo, anche se per breve tempo a Milano, la disponibilità di un appartamento sicuro e fiancheggiatori disposti a portare aiuto in caso di difficoltà impreviste.
E’ questo solo uno spunto investigativo ed un profilo ancora tutto da approfondire su un aspetto della giornata del 12 dicembre 1969 che sinora è rimasto completamente segreto. Ma è lecito sin d’ora ipotizzare, alla luce delle emergenze complessive, che a Milano solo ai militanti che gravitavano intorno a Giancarlo Rognoni potesse essere affidato un compito di tal genere.

Sentenza ordinanza piazza Fontana 1995

“Dagli assalti squadristi alla strage: la carriera di Giancarlo Rognoni”

Il 4 novembre 1970 davanti alla stazione centrale di Milano un fascistello di nome Paolo Crosti fu trovato incatenato a un’automobile. Alla polizia raccontò che aveva voluto compiere un gesto dimostrativo “contro il materialismo comunista e a favore della Cecoslovacchia”. Risultò che la macchina a cui si era legato apparteneva a una certa Anna Maria Cavagnoli residente in via Brusuglio 47, nel quartiere di Affori, insieme al marito venticinquenne, certo Giancarlo Rognoni. Allora questo nome passò del tutto inosservato e la moglie Anna Maria se la cavò sostenendo che il fascista si era incatenato alla loro macchina che avevano lasciato aperta. Ma due mesi dopo il nome di Rognoni risalta fuori. Siamo in dicembre e nella sede del MSI di via Mancini 8 fascisti scoprono un compagno anarchico, Riccardo Scalici che, dicono loro, faceva la spia. Nel grande trambusto che ne segue, un gruppo di giovani fascisti di Ordine Nuovo propongono di giustiziarlo sul posto e tentano di passare a vie di fatto. Lo stesso Servello è costretto a intervenire per dissuaderli. A capo di questi risulta Giancarlo Rognoni.

Francesco_Servello

In seguito all’episodio, Rognoni e altri undici “camerati” vengono cacciati dal MSI e nei giorni immediatamente successivi provocano risse e si danno ad atti vandalici. Ma poco dopo lo scioglimento di O.N. rientreranno insieme a Pino Rauti, e Servello li appoggia nella pubblicazione del giornale “La Fenice”. Ma la notorietà di Rognoni comincia a crescere dopo il 21 giugno 1971 quando – sempre a Milano – organizza l’aggressione contro il circolo Perini di Quarto Oggiaro dove è in corso una conferenza di un magistrato democratico. Insieme a lui ci sono i fascisti De Amici, Pier Luigi Pagliai (allora appena diciassettenne e ora riparato in un collegio di Salò), ma ci sono soprattutto i giovani fascisti dell’istituto Feltrinelli  fra i quali Rognoni recluta i più fidi picchiatori. Fra di essi Marzorati, Arlotti, Stepanoff.
Dopo l’assalto al Perini, iniziano riunioni organizzative  tra i responsabili del MSI di Quarto Oggiaro capeggiati da Casagrande e il gruppo Rognoni. I risultati si vedono alla ripresa delle scuole. L’11 ottobre del 1971 viene assaltato il liceo Manzoni , due compagni studenti sono accoltellati. L’organizzatore è ancora lui, Giancarlo Rognoni: i fascisti attuano la provocazione presentandosi davanti agli studenti con il giornale “La Fenice” in mano. In quell’occasione vengono arrestati, oltre lo stesso Rognoni, i picchiatori De Amici, Battiston e quel Di Giovanni che è oggi indicato da Vittorio Loi come uno dei partecipanti alla riunione del bar Dubini alla vigilia del 12 aprile. Anche Nico Azzi era con loro. Durante il processo contro i compagni dell’11 marzo il presidente del tribunale riceve lettere anonime di minacce. Gli avvcati della difesa si accorgono di essere pedinati. Uno di loro prende la targa della macchina che lo segue. Il numero corrisponde a Giancarlo Rognoni. nella primavera del ’73 celebra il processo delle Sam. Per tutta la durata del dibattimento Giancarlo Rognoni segue la discussione in aula, attentissimo, nello spazio riservato agli avvocati e ai giornalisti.

Lotta Continua 20.04.1973

Il traffico di bombe S.R.C.M. tra il gruppo di Rognoni e il gruppo di Signorelli

Il pomeriggio del 12 aprile 1973, il cosiddetto “giovedì nero”, in occasione di una grande manifestazione della maggioranza silenziosa vietata dal Questore, gruppi di giovani di estrema destra avevano ingaggiato violenti scontri con le forze di Polizia. In Via Bellotti un gruppo aveva affrontato un reparto della Celere e i sanbabilini Vittorio LOI e Maurizio MURELLI avevano lanciato contro i poliziotti alcune bombe a mano SRCM che erano state loro fornite prima della manifestazione da Nico AZZI. L’agente di Polizia, Antonio Marino, colpito in pieno petto, era rimasto ucciso sul colpo ed un altro agente di Polizia era rimasto ferito. Dopo gli scontri, molti giovani di destra venivano arrestati e qualche giorno dopo anche LOI e MURELLI venivano identificati e tratti in arresto. Si concludeva così una giornata che aveva avuto un esito completamente diverso da quelli che con ogni probabilità erano i propositi dei registi dell’attentato al treno del 7 aprile e in parte della stessa manifestazione del 12 aprile.

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Infatti, se il detonatore non fosse esploso ferendo e permettendo la cattura di AZZI, sarebbe avvenuta sul treno Torino-Roma una strage forse di grandi proporzioni e certamente attribuita, per alcuni accorgimenti messi in atto dal gruppo di Rognoni, ai “rossi”. La già programmata grande manifestazione di Milano del 12 aprile, cui avevano aderito forze che andavano dal centro sino all’estrema destra extraparlamentare, sarebbe quindi stata l’occasione per chiedere una svolta autoritaria e forse la dichiarazione dello stato di emergenza.

Il piano era invece fallito perché, con l’arresto in flagranza di Azzi, la matrice “nera” dell’attentato era stata subito scoperta e, dopo il divieto della manifestazione, i giovani di destra si erano addirittura macchiati dell’uccisione di un agente di Polizia, fatto questo mai avvenuto in precedenza. Nei giorni successivi al 12 aprile, la situazione a Milano per i giovani di estrema destra si era fatta assai pesante. Certamente era assai prudente per il gruppo La Fenice, che si trovava più degli altri nell’occhio del ciclone, liberarsi della dotazione di bombe a mano SRCM di cui da tempo stabilmente disponeva e consegnarle o riconsegnarle al parallelo gruppo Drieu La Rochelle di Tivoli guidato dal Prof. Signorelli.

Di tale consegna di bombe a mano e della custodia delle stesse con l’intervento diretto del prof. Signorelli ha parlato per la prima volta Sergio CALORE allorché egli iniziò a collaborare con l’A.G. di Firenze e in seguito Calore ha ripreso più brevemente il suo racconto nel corso del dibattimento a carico di Mauro Addis ed altri, relativo al gruppo romano di Ordine Nuovo (cfr. vol.9, fasc.2).

L’episodio non è di secondaria importanza poiché da un lato lega direttamente il gruppo di Milano al gruppo di Roma e d’altro lato vede forse per l’unica volta Paolo SIGNORELLI, dismessi i panni dell’ideologo, “sporcarsi” personalmente le mani consegnando materialmente a Sergio Calore la mezza cassa di bombe a mano affinché fossero custodite in un luogo sicuro e recuperate ogni volta che fosse necessario.

Sentenza Ordinanza G.I. Salvini 1995 pag 106-107