Paolo Aleandri – dichiarazioni 28.05.1985

Richiesto di riferire quanto a mia conoscenza in ordine alla strage dell’ Italicus, faccio presente che ne’ il De Felice, ne’ il Signorelli mi hanno fatto dei discorsi specifici al riguardo. Il Signorelli, a seconda delle circostanze, faceva dei discorsi da cui si comprendeva che la strage era ascrivibile “all’ambiente” ovvero escludeva la riferibilita’ della stessa alla destra eversiva. In pratica faceva una serie di ammiccamenti ed il suo discorso era sfumato ed ambiguo. Questo era l’atteggiamento del Signorelli cosi’ come a suo tempo mi si è rilevato. Sono certo tuttavia, che il Signorelli aveva invece conoscenza di come fossero andate le cose se non altro grazie alle molteplici relazioni che aveva nell’ intero ambiente. Voglio aggiungere che la moglie del Signorelli, non ricordo se nel 1978 o nel 1979, mi disse che il Tuti durante la sua latitanza si era recato a trovare il marito nella sua abitazione. Ricordo mi disse che il portiere dello stabile doveva essere una persona molto discreta perche’ era impossibile non avesse riconosciuto tutte le persone che avevano frequentato Signorelli e che comparivano sul giornale. Fu nel contesto di questo discorso che mi disse che il Tuti era stato dal Signorelli.
L’abitazione del Signorelli era frequentata da moltissime persone fra le quali ricordo Semerari, De Felice, Fachini, Zorzi, Andreotti Gianni, Cagnoni Marco, Di Lorenzo Cinzia, Romano Coltellacci, ed altri. Io il Signorelli il Semerari ed il De Felice ci incontravamo tra di noi e con altri esponenti della destra eversiva in vari luoghi, abitualmente a casa di De Felice nella casa di campagna del Semerari o infine nell’ abitazione del Signorelli. L’ abitazione di Semerari era frequentata talvolta da noi, gruppo omogeneo, tal altra da alcuni di noi e persone contigue al nostro ambiente quali ad esempio il Salomone ed un medico di Latina di cui al momento non ricordo il nome. Ricordo che fra gli ospiti di Semerari vi era talvolta un’ amica di De Felice, Maria Francini, la quale durante la latitanza del De Felice si adopero’ perche’ questi fosse ospitato in Inghilterra presso la moglie Fennic. La casa del Semerari era frequentata anche dal Ferracuti e dal colonnello Santoro.

– ho conosciuto il Pugliese allorche’ questi ebbe ad incontrare il De Felice per discutere dei fogli d’ ordine che avevamo redatto nel 1978. Il Pugliese era critico nei confronti di questo documento ed esprimeva la critica di un’ intera area incentrata soprattutto sull’ osservazione contenuta nei fogli d’ ordine sui latitanti d’ oro e sui detenuti. Nell’ occasione emerse un conflitto di fondo, direi quasi di impostazione strategica, tra il Pugliese e il De Felice. Il Pugliese rappresentava infatti Ordine Nuovo nel suo aspetto piu’ tradizionale, mentre il De Felice tentava una mediazione fra tale impostazione ed altre posizioni quali ad esempio la mia e quella di Calore. Queste mediazioni non erano finalizzate ad una strategia unitaria bensi’ semplicemente ad evitare spaccature all’ interno dell’ ambiente.

– Vi era inoltre un certo antagonismo fra il Pugliese ed il Signorelli, in quanto entrambi si sentivano gli eredi diretti di Graziani, il quale invece in epoca successiva, cioe’ nel 1977 1978 , fece sapere che intendeva demandare la prosecuzione dell’ attivita’ di direzione di ON al De Felice. Cio’ mi è stato detto direttamente dal De Felice e mi è stato confermato da Sergio Calore.

– Allorche’ ON venne reso illegale inizio’ un processo di clandestinazione che ebbe due aspetti; da una parte Graziani e Signorelli accettavano la clandestinazione solo in quanto necessaria per la sopravvivenza dell’ organizzazione. In questo quadro doveva essere semplicemente un gruppo operativo clandestino destinato a compiere specifiche operazioni armate. Per altri, e mi riferisco in particolare a Concutelli, c’era maggiore propensione allo sviluppo della lotta armata e veniva percio’ data maggiore importanza alla clandestinita’ riferisco tutto cio’ operando una qualche schematizzazione in quanto la realta’ e’ ben piu’ complessa. Ad esempio il Signorelli oscillava fra le due diverse posizioni.

– richiesto di fornire notizie a mia conoscenza circa i gruppi umbri di ON, ricordo soltanto di aver sentito nominare il Gubbini nel 1978 allorche’ il De Felice in un incontro con il Pugliese chiese a quest’ultimo che venisse istituito un gruppo armato di autofinanziamento idoneo a soddisfare le esigenze dell’ organizzazione. In tale occasione il Pugliese fece riferimento al gubbini dicendo che avrebbe potuto partecipare a quel gruppo ma che era al momento indisponibile per ragioni contingenti.

– Mentre avevamo stretti legami ad esempio col Veneto tramite i vertici delle organizzazioni locali cioe’ nel caso del veneto Fachini, non avevano contatti con realta’ locali pure solidamente organizzate quali la Toscana e l’ Umbria. Preciso nel senso che potevano certo esservi dei contatti di tipo personale, ma non vi erano relazioni di tipo organizzativo. Il gruppo toscano umbro era in pratica autonomo rispetto al centro almeno per quanto mi è dato di sapere.

– Durante il colloquio tra il De Felice ed il Pugliese cui prima ho fatto cenno ho avuto l’ impressione che il Gubbini dipendesse gerarchicamente dal Pugliese, il quale perciò doveva avere qualche controllo sulle realta’ umbre di ON.

– quanto ai rapporti con Gelli ed alle vicende del golpe mi riporto alle dichiarazioni da me gia’ rese nelle diverse sedi ed in particolare a quelle di cui al confronto con Calore innanzi al dr Vigna, alle dichiarazioni rese alla commissione “P2” ed infine a quelle rese al dr Mancuso.

Letto confermato sottoscritto.­

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Vincenzo Vinciguerra – verbale 02.07.1985 – prima parte

E’ vero che nei giorni scorsi ho revocato il mandato al qui presente avvocato Pisauro nell’ ambito del procedimento che mi vede imputato dinanzi al GI di Venezia. Cio’ in quanto non intendo essere assistito da alcun legale. Tuttavia, ai limitati fini di questo atto, accetto di essere assistito dallo stesso avvocato Pisauro. A questo punto l’ ufficio informa il Vinciguerra che il presente atto viene assunto nelle forme di cui all’ articolo 348 bis cpp, tenuto conto che la materia di cui ci si occupa potrebbe prospettare profili di connessione anche con situazioni e posizioni rispetto alle quali puo’ sussistere un interesse del Vinciguerra medesimo in relazione alle imputazioni che gli sono attualmente ascritte. Dato cio’, il Vinciguerra viene avvertito che ha facolta’ di non rispondere.
Il Vinciguerra dichiara: prendo atto di quanto procede, che ho ben compreso, e dichiaro che intendo rispondere.

Adr: innanzi tutto intendo integralmente confermare, in tale modo qui richiamandole, tutte le dichiarazioni da me rese a questo ufficio in data 06.05.85 – 07.05.85; dichiarazioni delle quali ho chiara memoria, senza necessità che mi vengano rilette. Prendo atto che, comunque, il GI ora espone sinteticamente il contenuto di tali mie dichiarazioni. Per parte mia, aggiungo che – come e’ noto – recentemente ho rilasciato due interviste, una televisiva l’ altra giornalistica; Quella televisiva e’ stata trasmessa nell’ambito del programma “Linea diretta” e venne raccolta dal giornalista Sposini Lamberto; L’ altra, l’ ho rilasciata al giornalista Chiodi Roberto ed e’ stata pubblicata sul “Giorno” se non ricordo male del 21 maggio u.s.

Adr: non ho nulla in contrario a che l’ ufficio acquisisca il testo di entrambe le interviste; segnalo solo il fatto che quella televisiva ha subito diversi tagli.

Adr: i nomi di Torti Alessandro e Bettini Maria Benedetta come tali non mi dicono nulla. Prendo atto che si tratta di due milanesi, marito e moglie, rifugiatisi in Spagna. Puo’ essere che li abbia occasionalmente conosciuti sotto altro nome. Prendo atto che costoro sarebbero arrivati in Spagna nel 1976 e che, dopo un periodo trascorso a Madrid (nel corso del quale il Torti avrebbe lavorato come direttore in due ristoranti, denominati “El Meneghin” e “Cesare”), si sarebbero trasferiti in altra localita’ della Spagna, ad Altea. Prendo altresi’ atto che costoro avrebbero avuto contatti in Spagna con Delle Chiaie Stefano, Zaffoni, Battiston, Rognoni e certo Gigi del gruppo “La Fenice”. Ribadisco che non ricordo proprio i nomi di tali due persone; come pure non ricordo i due ristoranti sopra citati, nei quali non penso di essere mai stato.
Devo fare presente che nel 1976 io fui in Spagna solo nella seconda meta’ dell’ anno, da giugno fino a fine dicembre. Fu l’ ultimo periodo che io trascorsi in Spagna. Inoltre aggiungo che a quella epoca, tra i latitanti e rifugiati italiani in Spagna, si era creata una sorta di compartimentazione, ossia di netta separazione, tra quelli di ON e quelli di AN. Tale separazione fu riflesso in Spagna del fallimento di un processo unificante, che pure era stato portato avanti nel periodo precedente in Italia come in Spagna. Piu’ che altro, per la precisione, si era trattato di un lungo dibattito inteso a verificare l’ opportunita’ e la praticabilita’ di una unificazione tra le forze dei due movimenti;
Dibattito che venne ampiamente svolto in Spagna. Detto dibattito ebbe inizio nel 1974, dopo che l’ offensiva del regime aveva portato allo scioglimento dell’ Mpon ed alla necessita’ di tentare un controllo su un ambiente disorientato come quello dei militanti di ON o comunque di sbandati, come tali esposti al rischio di manovre di provocazione, in particolare da parte dei servizi. A tale proposito va fatto riferimento, ad esempio, al cosiddetto gruppo di Ordine Nero (che non a caso Graziani Clemente, sia privatamente che pubblicamente, giudico’ come frutto di un’ iniziativa dei servizi) ed anche al Mar di Fumagalli. Il dibattito sulla prospettiva di una unificazione fra on e an ebbe il suo momento di maggiore intensita’ nell’ estate – autunno 1975.

Adr: anche a me risulta, perche’ ne ho sentito parlare, che nel settembre 1975, ad Albano Laziale, vi fu un convegno tra esponenti dei due gruppi per tentare di definire i termini di una unificazione. Quel convegno, comunque, non sorti’ alcun effetto.

Adr: riguardo ai nomi dei partecipanti a detto convegno, preferisco non rispondere. Io comunque non c’ ero. Arrivai in Italia il 28.09.75 o 29.09.1975 (la cosa e’ facilmente accertabile in quanto venni trattenuto per circa sei ore alla frontiera di Ventimiglia, finche’ non risulto’ dalla cancelleria del tribunale di Trieste che ero stato assolto nel processo per il dirottamento aereo: io, non avendo documenti, in frontiera avevo dichiarato la mia vera identita’ sapendo di essere stato assolto: ci vollero appunto quelle ore per appurare che il mandato di cattura non era in effetti piu’ eseguibile), e quel convegno era gia’ avvenuto. Rientravo in Italia dopo un’ interrotta permanenza in Spagna dall’aprile del 1974.
Per quanto poi riguarda la fase successiva al mio rientro in Italia, v’ e’ da dire che, poiche’ il dibattito di unificazione non stava avendo alcun pratico effetto, AN proseguì autonomamente nella sua attivita’ politica di carattere legale. Cito ad esempio il comizio che AN tenne a Reggio Calabria il 12.10.75, con la partecipazione anche di due stranieri, riesco Jose’ Luis Jerez, spagnolo, e Mario, esponente dell’ Elp portoghese. Nei giorni immediatamente successivi al comizio di Reggio, apprendemmo dalla lettura di due giornali, uno sicuramente “Repubblica”, la notizia che era imminente la emissione di 64 mandati di cattura contro esponenti di AN. Si tratto’ di una fuga di notizie, evidentemente voluta da qualcuno. In epoca successiva apprendemmo voci secondo le quali al vertice politico vi era stato un contrasto tra l’ambiente vicino a Fanfani, contrario allo scioglimento di AN in quel momento, e l’ ambiente vicino ad Andreotti, invece favorevole la fondatezza di quella notizia (e cioe’ che fossero in preparazione provvedimenti di cattura contro AN) fu confermata poi il 24 novembre, quando effettivamente furono spiccati proprio 64 mandati.
La tanto discussa unificazione tra ON e AN fallì definitivamente nel dicembre 1975, quando, proprio dopo un incontro tra esponenti dei due gruppi, avvenuto nel noto appartamento di via sartorio qui a Roma (presenti fra gli altri, circa trenta persone, per AN Tilgher Adriano e per ON Signorelli Paolo e Fachini Massimiliano; io deliberatamente non volli intervenire dati i miei pessimi rapporti con quelli del veneto in particolare), il giorno dopo, e cioe’ il 751202, vi fu la operazione che porto’ all’arresto mio e di Tilgher, Di Luia Bruno, Crescenzi Giulio e Gubbini Graziano. L’ operazione fu esclusivamente condotta dai carabinieri, contrariamente a quanto avveniva in quel periodo quando nei confronti della destra in genere operava quasi esclusivamente il ministero degli interni, come nel caso dei citati 64 mandati di cattura contro an. Tanto che avevamo ritenuto di porre in rilievo il diverso comportamento dei due corpi con un comunicato stampa, che il 2 dicembre venne trovato su un tavolo nell’appartamento di via Sartorio.
Preciso che dal rapporto dei cc su quella operazione poi si apprese che l’ appartamento era in qualche modo sotto controllo dalla seconda meta’ di ottobre; io stesso (che durante quella mia permanenza in Italia soggiornai esclusivamente in detto appartamento) ebbi modo di accorgermi di strani movimenti, si intende intorno all’ appartamento, a partire dalla fine di novembre; quando evidentemente i controlli vennero intensificati. Cio’ dovette avvenire proprio in coincidenza con l’ arrivo nell’ appartamento di ricercati, quali in quel momento erano Tilgher, Di Luia e Gubbini, che infatti giunsero il 24 novembre per sfuggire alla operazione contro avanguardia (Tilgher e Di Luia; Gubbini arrivo’ qualche giorno dopo).
Insomma, ritenemmo subito che elementi di ON fossero responsabili dell’ operazione, cio’ in quanto il senso della stessa venne per forza individuato nell’ esclusiva neutralizzazione del gruppo dirigente di an in Italia, visto che un controllo sull’ appartamento era in atto da tempo (come apprendemmo poi dai rapporti dei cc), e visto che ci si guardo’ bene dall’ effettuare un qualsiasi intervento la sera prima in occasione cioe’ della riunione di cui ho parlato, e dalla quale avevano partecipato almeno 30 persone, tra esponenti di AN e di ON. Invece, il 2 dicembre, l’ unico esponente di ON, e neppure di primo piano, presente in via Sartorio era il Gubbini. Non a caso il 2 dicembre segno’ la fine di Avanguardia Nazionale come forza organizzata.

Adr: nell’ appartamento di via Sartorio, nell’ autunno del 1975, soggiornarono per un certo periodo anche Delle Chiaie e Concutelli Pier Luigi, anche contemporaneamente.

Adr: mi pare che il 2 dicembre i cc trovarono nell’ appartamento un documento con la foto di Concutelli. Non ricordo invece se vi fossero foto di Tuti Mario.

Adr: il nome Piccioli Barbara non mi giunge nuovo e istintivamente sono portato ad accostarlo a quello di Gubbini Graziano. Potrebbe essersi trattato di una delle due ragazze che ricordo vennero ad assistere al processo per la vicenda di via Sartorio e che in quella occasione si trattennero a salutare appunto il Gubbini.

A domanda del difensore risponde: e’ vero che all’ epoca dei fatti di Reggio Calabria, Almirante tenne un comizio in quella citta’ nel corso del quale egli esibi’ una copia, fresca di stampa, del giornale di AN. Questa fu la condizione che gli era stata imposta per potere tenere il comizio. A imporgliela fu o direttamente lo stesso Delle Chiaie o il responsabile del Fronte Nazionale di Reggio, Zerbi Felice.

Questo episodio e’ sintomatico dell’ egemonia di AN in quella zona e in quella situazione (siamo negli anni 1969 – 1971, come e’ noto). A questo punto si da’ atto che l’ avvocato Pisauro si allontana per altri impegni professionali, sottoscrivendo il verbale fino a questa pagina. L’ ufficio chiede ed ottiene il consenso del Vinciguerra a proseguire anche in assenza del legale, ed avvisa quest’ ultimo che l’escussione verra’ comunque ripresa domani mattina alle ore 10.00. Inoltre, sempre a questo punto, l’ interrogatorio viene momentaneamente sospeso.

Luciano Franci – dichiarazioni 18.12.1986 rese al GI Grassi

-Franci Luciano, in altri atti generalizzato, il quale viene sentito ai sensi dell’ art 348 bis cpp.

Sono rimasto sconvolto dalla condanna all’ ergastolo che oggi ho riportato e che ritengo ingiusta poiche’ con l’ Italicus non c’entro nulla. Ho deciso quindi di dire cose di mia conoscenza delle quali finora non ho parlato nella speranza che cio’ possa essere utile a portare un contributo al chiarimento della mia posizione, nonche’ alle indagini relative al procedimento che lei tratta. Spontaneamente quindi dichiaro che prima di militare nel MSI di Arezzo ero stato iscritto alla DC. Per tale motivo ero guardato con diffidenza dagli altri del MSI e per lungo tempo sono rimasto all’ oscuro dei loro disegni politici. Ricordo che, su iniziativa di Batani, il gruppo del MSI di Arezzo stabili’ stretti contatti con ON. Preciso che non so se l’ intero gruppo abbia seguito il Batani in questa scelta politica. Certo e’ che il Batani ebbe contatti con ON di Perugia. Dico questo anche perche’ ricordo un episodio del quale sino ad ora non ho mai parlato.

Si da’ atto che alle ore 19,45 si allontana il dr Murgolo.

Ricordo infatti che il Batani mi chiese di accompagnarlo in un giro in Umbria. Con noi c’ era anche il Cauchi ed andammo insieme a Passignano, quindi a Perugia. Ci recammo infine a Ponte Felcino ove incontrammo tre persone che solo piu’ tardi seppi che erano i fratelli Castori ed il Gubbini. Questi tre si misero in disparte assieme al Batani e al Cauchi. I cinque erano sulla macchina con le portiere aperte ed io mi trovavo a qualche metro di distanza. Sentii che parlavano di me e in particolare sentii che dicevano che lavoravo alle poste in ferrovia a Firenze. Aggiungo che percepii la frase seguente “.. Visto e preso, e’ il tipo adatto …” e ritenni tale frase riferita alla mia persona. L’episodio lo colloco in epoca antecedente all’attentato di Moiano.

luciano-franci

Ho riflettuto a lungo su questo episodio e sono arrivato a considerarlo l’ inizio del mio inconsapevole coinvolgimento in fatti che non ho commesso. Voglio aggiungere che il Batani, non ricordo esattamente quando, ma sempre nello stesso periodo, mi porto’ a Lucca ad una riunione che si svolgeva in una casa del centro storico, mi pare fosse palazzo Guinici. Fu in occasione di questa riunione che conobbi Tuti e Affatigato che vennero presentati da Batani.

Ricordo che c’ erano anche i fratelli Castori e qualcun altro di Perugia. In tutto partecipavano alla riunione una decina di persone tra cui alcuni della val di Nievole dei quali non ricordo i nomi ed altri di Pisa. C’era pure un certo Rossi Mario, mi pare di Pisa, il cui nome mi e’ rimasto impresso perche’ successivamente venni a sapere che si era suicidato. Certamente fra i partecipanti c’era anche il Tomei. Aggiungo che c’ era anche il Cauchi, il quale aveva fatto il viaggio assieme a me e al Batani. Ricordo che nella riunione Affatigato aveva assunto un ruolo di spicco. Vi prego di aiutarmi nel procedere nella esposizione dei fatti a mia conoscenza. Mi e’ difficile organizzare i miei ricordi e prego l’ ufficio di farmi delle domande.
Adr: interrogato in merito al rapimento a Siena del Brogi, preciso che non si tratto’ di un rapimento. Il Brogi doveva dei soldi a Rossi, il quale glieli aveva dati poiche’ la ragazza del Brogi ne aveva bisogno per delle cure mediche, cio’ almeno mi venne detto dal Batani o dal Cauchi. Comunque sia io, il Cauchi e il Donati ci recammo a Siena per incontrare Brogi e riscuotere il credito di Rossi. Mi pare che il Brogi fosse allora latitante. Lo attendemmo sotto casa di tale Pocci, dove aveva un recapito, una volta incontratolo inizio’ una discussione tra lui e il Cauchi imperniata sulla restituzione dei soldi. Ad un certo punto salimmo tutti in macchina e la discussione prosegui’. Ricordo che venimmo fermati dalla polizia stradale che ci fece una multa. Ci fermammo quindi in una stradina buia. Io e la Sanna (che era venuta con noi) ed il Donati scendemmo dalla macchina ed ebbi modo di notare che il Brogi, rimasto sul veicolo col Cauchi, stava scrivendo qualcosa su un pezzo di carta. Non so quale fosse il contenuto di questo scritto.
A proposito del Brogi preciso che questa persona non mi ha mai convinto. Si presentava, comunque, come particolarmente competente in materia di esplosivo.

Adr: interrogato in merito ai fatti trattati nel procedimento di Arezzo conclusosi con la mia condanna a 17 anni di carcere, dichiaro che nella chiesa abbandonata l’esplosivo era stato portato da me e da Gallastroni. Anche il Morelli sapeva che c’era dell’ esplosivo nascosto in quella localita’. Questo esplosivo era parte di una partita di esplosivo che in precedenza avevo rubato in una cava della val di Chiana assieme al Pera e all’ Affatigato. Si trattava di circa 200 kg.. Per il furto il Pera e Affatigato usarono la 128 bianca di Tuti, cosi’ almeno mi pare. Pera e Affatigato trattenerono per se’ piu’ della meta’ di questo esplosivo. L’ esplosivo rubato lo portammo a casa della Luddi, la quale non era al corrente di tutto questo, e quindi fu diviso.
Non corrispondono a verità le dichiarazioni rese da me in passato tese a scagionare la Luddi. All’ epoca di questi fatti io ero ben disponibile a fare attentati dimostrativi ad esempio contro centraline elettriche, cabine telefoniche o cose simili. Ad esempio ero perfettamente d’accordo ad eseguire un attentato contro la camera di Commercio di Arezzo che sarebbe stato particolarmente vistoso anche se incruento. L’ idea di questo attentato fu del Tuti, o meglio fu di Del Dottore e fu sviluppata dal Tuti il quale ne sottolineò la portata politica poiche’ l’obiettivo rappresentava un centro di potere economico e di controllo dei prezzi al consumo. Avevo gia’ pronto il volantino di rivendica che avevo affidato al Malentacchi. Quanto all’ attentato di Rigutino so che venne effettuato da del Dottore con esplosivo che gli era stato dato dal dr Luongo il quale intendeva cosi’ usare Del Dottore in funzione di provocatore per arrivare ad individuare il gruppo degli attentatori.

Tutto cio’ mi è stato detto in carcere dal Batani e dovrebbe risultare in un verbale di Del Dottore agli atti del processo Italicus. Quanto all’attentato di Terontola, voglio far presente che avevo consigliato il Gallastroni di far saltare una centralina elettrica della ferrovia in prossimita’ di Rigutino. Tale attentato avrebbe fermato la circolazione dei treni, ma non avrebbe potuto in alcun modo produrre delle vittime o lesionare i binari. Avevo notato che dall’ esplosivo custodito nella chiesa ne mancava una parte.

Rilevai cio’ prima del mio arresto, pochi minuti prima. Allorche’ avvenne l’ attentato di Terontola andai a parlare al Gallastroni e gli chiesi se era stato lui a commettere l’ attentato. Rispose no. Ero preoccupato per quell’ attentato perche’ temevo fosse stato commesso col mio esplosivo. A fronte dei miei timori il Gallastroni mi fece una risatina.

Adr: l’esplosivo dell’ Alpe di Poti non era roba mia, era di Del Dottore che l’ aveva ricevuto dal Batani. Mi pare che cio’ mi sia stato detto dal Batani stesso.

Adr: interrogato in merito alle dichiarazioni da me rese nel confronto avuto col Batani innanzi al dr Vigna e al dr Pappalardo, ricordo che tali dichiarazioni trassero origine da una conversazione avuta col Batani nel carcere di Bologna, ove mi trovai ristretto assieme ad alcuni imputati del processo ad Ordine Nero. Il Batani mi disse che, se volevo evitare possibili trasferimenti a me sgraditi, avrei potuto parlare di alcuni argomenti che poi lui avrebbe pensato a sviluppare. Mi limitai, nel corso del confronto, a dire tutto quello che mi aveva detto il Batani. Ricevo lettura delle dichiarazioni da me rese nel corso di tale atto e confermo che furono tutte suggerite dal Batani. In epoca successiva in carcere, subii delle pressioni da parte del Tuti e del Concutelli che mi accusavano di avere messo i gruppi di destra in relazione con la P2 ed è a seguito di tali pressioni che scrissi la lettera, anzi il memoriale, indirizzato al Tuti che, in copia venne poi sequestrata presso di me allorche’ mi trovavo in carcere, mi pare, a Massa. Il Batani, comunque, sapeva quello che diceva e sono convinto che sappia molto di piu’.

Adr: il Cauchi ed il Batani mi hanno detto che incontravano il Graziani a Perugia. Batani, inoltre, mi disse, una volta, che doveva recarsi a Siena ad incontrare il Graziani. Lo incontrai ad Arezzo al suo ritorno ed aveva con se dei manifesti e dei giornali di ON.

L’ episodio e’ avvenuto mentre a Roma era in corso il processo contro on. I gruppi di ON a Perugia, di Lucca e della val di Nievole erano in stretto contatto tra loro. A Lucca c’ erano Affatigato, il Tomei, Ercolini ed altri che fra l’ altro erano in contatto con gente di Pisa e di Livorno. A Perugia c’ era Gubbini i fratelli Castori e molti altri. Ricordo che un ordinovista perugino si trasferi’ a Roma dove apri’ una boutique insieme alla moglie perche’ a Perugia l’ambiente era cambiato e si stavano creando delle situazioni estremamente pericolose. Tutte queste notizie le ho avute dal Batani.

Adr: io non ho partecipato alla riunione della Verniana perche’ non ero stato invitato. Sono certo, tuttavia, che a tale riunione fossero presenti il Gubbini e i fratelli Castori. Anche questo mi e’ stato riferito dal Batani ed anche il Cauchi mi confermo’ la circostanza. A questo punto il Franci, spontaneamente, riferisce le circostanze seguenti:

-Batani e Cauchi avevano contatti in Abruzzo e nelle Marche. Avevano contatti a Giulianova ad Ancona ed entrambi erano stati due volte a Montesilvano, mi pare assieme anche ad Bellini Elena;

-il Batani, che lo conosceva bene, mi ha detto che il Benardelli era nel giro degli attentati, e che aveva contatti con gente del nord. Cio’ me lo disse il Batani nel carcere a Bologna. Allorche’ nel 1977 fui all’ Asinara assieme ad Azzi, cercando di saperne di piu’ gli chiesi notizie sul Benardelli. Il Batani, infatti mi aveva detto che il Benardelli era in relazione con dei milanesi e ritenevo che l’Azzi potesse fornirmi qualche altra delucidazione. Azzi mi disse che Benardelli conosceva gente di Perugia. Allorche’ mi trovai in carcere con lo Zani a Novara, riaprii anche con lui il discorso di Benardelli lo Zani mi disse che sapeva molte cose, ma che non era sua intenzione parlare. Disse anche che se avesse potuto ottenerne qualche tornaconto – che individuava in un trattamento di favore per la Cogolli – avrebbe potuto fare un discorso importante anche sulla strage dell’ Italicus.

Adr: questo colloquio con lo Zani ebbe luogo dopo che gli era stato contestato l’ omicidio di Mennucci Mauro.

Adr: ritengo che Cauchi e Batani abbiano conosciuto Benardelli. Dopo che l’ ufficio mi ha precisato che questi ha abitato a Lanciano, ricordo che i due si recarono in questa localita’ per incontrare Benardelli. A proposito di questa persona ricordo altresi’ che qualcuno mi ha detto che dovrebbe essere implicato in qualche attentato ai treni avvenuto dalle sue parti. Invitato a precisare la fonte di tale notizie, dichiaro che mi fu data sia dall’ Azzi sia da Zani;

-la notte dell’ attentato all’ Italicus, mentre mi trovavo nella stazione di Firenze a fare il mio lavoro vidi un tale che conoscevo e che stava correndo provenendo dal binario 11: si trattava di tale La Manna persona che avevo gia’ conosciuto a Firenze alla sede del MSI ove mi ero recato con Batani in una data che non so precisare. Questo La Manna lo avevo rivisto in stazione a Firenze altre volte poiche’ veniva la notte a comprare il giornale. Non so quanto rilevante sia questa circostanza, certo e’ un fatto su cui ho riflettuto a lungo;

-se vorra’ controllare il registro dell’ albergo Locarno sequestrato nel corso del processo per l’ Italicus, potra’ constatare che al tempo in cui affioro’ la cosiddetta pista dell’albergo Locarno era alloggiato nell’ albergo suddetto tale Guazzaroni che divideva la stanza con tre arabi. Faccio presente inoltre di non avere mai evidenziato questa circostanza nel corso del processo poiche’ il Tuti mi aveva intimato di non parlare assolutamente, che, altrimenti, avrebbe rivendicato pubblicamente l’ attentato dell’Italicus. Questo perche’, nella logica del Tuti non dovevo fornire alla giustizia la benche’ minima forma di collaborazione.
Prendo atto che l’ atteggiamento del Tuti puo’ apparire singolare, ma le cose sono andate proprio come ho detto;

-il maresciallo Cherubini aveva rapporti con il Batani e il Cauchi. Ricordo che questi ultimi, su sollecitazione del Cherubini organizzarono un’ irruzione nella presunta sede di stella rossa di Lucignano. Lo so perche’ partecipai io stesso a quell’ operazione. Facemmo irruzione, armi alla mano, in una casa colonica situata tra Bettolle e Lucignano, dove non trovammo nessuno;

-nel novembre del 1974 il Tuti mi diede parte delle sue armi: una carabina, un mitra Thompson, una pistola calibro 22 o una carabina dello stesso calibro. Ricordo poi in altra circostanza andai a prendere una mitragliatrice mg a casa del Tuti e la portai a Raggiolo. Da qui poi la portai al Tuti che poi la diede al lucchesi.

Questa mg venne poi usata in una rapina commessa da Affatigato Marco in un epoca che non so precisare. Quest’ ultima notizia mi venne data dal Tuti. In un’ altra circostanza infine per conto del Tuti andai a ritirare delle armi presso tale Manetti che faceva il postino a marina di Pisa. Ero accompagnato da Donati Luca e durante il viaggio restammo senza benzina cosicche’ fummo costretti a prelevarne, aspirandola con una canna gialla, dal serbatoio di un paio di macchine. Il Manetti ci consegno’ delle armi, ricordo in particolare delle bombe a mano che erano dei lucchesi. Io le ho portate ad Arezzo e quindi le ho date a Tuti. Il Tuti, poi, le riporto’ ai lucchesi. Non ho mai capito il senso di questa operazione. A questo punto sono le ore 23.45 e l’ atto viene sospeso.

Prima della chiusura del verbale l’ ufficio chiede al Franci se conoscesse Esposti Giancarlo. Il Franci dichiara di non averlo mai conosciuto personalmente e fa presente, richiesto se sappia di qualche progetto di uccisione del maresciallo dei carabinieri che aveva ucciso l’ Esposti a Pian di Rascino, di avere appreso che qualcuno di Perugia coltivava tal progetto. Fa presente di averlo appreso da Batani. Dichiara inoltre che i perugini sapevano dove trovare questo maresciallo perche’ erano state fornite in proposito delle indicazioni da qualcuno che risiedeva in Abruzzo o nelle Marche.

In sede di rilettura il Franci fa presente che La Manna da lui menzionato nell’ interrogatorio appartiene a AN. Ricordo, dichiara, che cio’ mi e’ stato detto da Mingrone Stefano mentre ci trovavamo assieme al carcere delle Murate. Preciso poi che alla riunione di Lucca deve avere partecipato anche tale Pecoriello che so aver successivamente fornito qualche collaborazione alla giustizia.

Sono le ore 24.05 e viene sospeso l’ atto.