“E il loro duce fa la spiegazione – colloquio con Clemente Graziani” – L’Espresso 01.12.1974

Roma. Clemente Graziani, capo riconosciuto di Ordine Nuovo, accetta di parlare: non con i magistrati che l’inseguono con gli ordini di cattura ma con i giornali. Il primo contatto telefonico avviene pochi giorni dopo la strage di Brescia: il cronista ha qualcosa da chiedere al dirigente del gruppo al quale, direttamente o indirettamente, si fa risalire la responsabilità dei più gravi attentati di questi ultimi anni? Certo: sarebbe interessante conoscere i rapporti di ON con la destra parlamentare e con alcuni corpi separati dello Stato, sapere quali stati e quali regimi mantengono rapporti amichevoli e danno rifugio ai latitanti dei gruppi neonazisti… Un anonimo militante di Ordine Nuovo raccoglie al telefono le domande, e dopo alcune settimane fa arrivare al giornale le risposte di Graziani. Eccone i passi principali, un’abile autodifesa, con molte omissioni, qualche sconfessione e la minaccia appena velata di rivelazioni, forse l’inizio di un “jeu de massacre” all’interno della destra eversiva.
D. Perché Rauti e la vecchia direzione del centro studi “Ordine Nuovo” sono rientrati nel MSI?
R. Nel novembre 1969, all’epoca del rientro di Rauti e di altri dirigenti di Ordine Nuovo nel MSI, il lavoro ideologico e dottrinale che da anni il Centro Studi andava elaborando era ormai concluso. Si poneva quindi il problema di tradurre in termini di lotta politica principi, idee, strategie messe a punto partendo da un’analisi critica del fascismo e del nazionalsocialismo. Come è noto, Rauti ed altri esponenti del Centro Studi hanno ritenuto di risolvere il problema entrando o rientrando nel MSI. Io ed altri camerati abbiamo invece deciso (con maggiore coerenza, crediamo) di dar vita ad una formazione politica rivoluzionaria ed extraparlamentare, quale è stato, appunto, il Movimento Politico Ordine Nuovo”.
D. Come valuta il fatto che Rauti sia rientrato nel MSI?
R. A cinque anni di stanza da questo infausto avvenimento credo sia possibile tirare un bilancio sull'”operazione rientro”. Questa operazione poteva avere soltanto una giustificazione: quella relativa alla necessità di effettuare una battaglia ordinovista anche all’interno del partito. Ma questa battaglia ordinovista non è stata affatto combattuta da Rauti e dai suoi seguaci. Ed era fatale che così fosse, era fatale che il partito fagocitasse questi sprovveduti ordinovisti. Questa fine indecorosa noi l’avevamo largamente prevista e i fatti oggi ci dicono che si è trattato di una previsione fin troppo facile. Per queste ed altre considerazioni, dunque, il rientro di Rauti nel MSI non può che essere valutato negativamente. D’altra parte è pur vero che Rauti, a seguito di circostanze straordinarie ed irripetibili, è diventato deputato. E quale deputato aveva la possibilità e il dovere di dare un saggio di come un nazional rivoluzionario può stare in un’assemblea democratica, Farinacci e José Antonio erano modelli da imitare. Questo Rauti non l’ha fatto. Per uno come lui, che ha teorizzato per anni l’abbattimento dello stato borghese, un siffatto atteggiamento è perlomeno singolare.
Per noi, dunque, Rauti è un uomo politico ormai integrato nel sistema e voi democratici dovreste esser lieti di questa sua “borghesizzazione” e dovreste smetterla di attaccarlo. Giacché se per noi è una perdita, per voi è senz’altro un acquisto. Teneteveli cari, lui e il suo capo, Almirante. In una “democrazia corretta” potrebbero entrambi tornarvi utili: sono uomini intelligenti. E lei sa come me quanto sia arduo rintracciare un qualche barlume d’intelligenza presso gli uomini politici italiani!
D. Nell’inverno ’70-71 Rauti fu aggredito e violentemente picchiato. Allora si disse da elementi di sinistra. Ma poi ha preso piede l’ipotesi che i responsabili dell’aggressione siano stati elementi di Ordine Nuovo, dissidenti. Cosa può dirci in proposito?
R. Anche io sono venuto a conoscenza di “voci” che indicavano che indicavano elementi di “Ordine Nuovo” quali responsabili dell’aggressione, voci che potrebbero avere qualche fondamento. Per quanto mi riguarda, sono assolutamente estraneo all’episodio. Se avessi avuto qualcosa da regolare con Rauti sul piano dello scontro fisico l’avrei regolata personalmente, viso a viso, e non attraverso un mandatario che sguscia, protetto dalle tenebre, da dietro un muro con un martello in mano. Tutto ciò non rientra nel mio stile di comportamento.
D. Resta aperto il capitolo dei rapporti di Ordine Nuovo con determinati settori  delle forze armate e con i servizi di spionaggio. Parliamo degli episodi più noti: nel 1964 il Sifar segnala che Graziani e Rauti sono in Portogallo “per trattare con la PIDE la costituzione dei centri informativi in Roma e in altre città italiane” e “la definizione d’un piano diretto a facilitare l’acquisto di armi in Italia per conto di quel paese)”: nel 1969 si svolge la visita di Rauti e Giannettini (anch’egli militante di ON, oltre che informatore del SID) a Coblenza, nelle installazioni militari tedesche…
R. Il viaggio a Lisbona con Rauti e i presunti contatti con la PIDE non ci sono mai stati. Naturalmente, a questo punto penserete che io voglia a tutti i costi tenere nascosti certi aspetti della mia attività “illegale”. Non è così. Dall’alto dei miei 5 o 6 mandati di cattura non ho più di queste preoccupazioni. Ed è per tali ragioni oggi non ho difficoltà a “confessare” di avere intavolato trattative con fabbriche italiane e straniere per una grossa fornitura di armi dell’OAS, organizzazione di cui ho fatto parte. Probabilmente, è trapelata qualche indiscrezione su questa operazione e da questa indiscrezione può essere nata la favola del mio viaggio a Lisbona con Rauti; persona, peraltro, notoriamente aliena dall’occuparsi di certi aspetti dell’attività rivoluzionaria… Quanto al viaggio di Rauti e Giannettini a Coblenza, si tratta di “normale attività professionale”: insieme con loro, “ci saranno stati a Coblenza altri giornalisti invitati dallo stato maggiore tedesco…”. I rapporti con il servizio segreto? Dei rivoluzionari seri, quali noi crediamo di essere, non amano stringere rapporti con certi ambienti… Lasciamo volentieri queste iniziative agli uomini politici dei partiti borghesi.
D. Da alcuni anni a questa parte si dà come imminente un’iniziativa golpista, il cui scopo finale sarebbe quello di spingere le forze armate ad intervenire, per instaurare un regime autoritario, di stampo gollista. Qual è il ruolo di Ordine Nuovo nella complessa geografia eversiva?
R. E’ effettivamente in atto, in Italia, un’azione eversiva condotta da certi ambienti della destra conservatrice, massonica e patriottarda. La documentazione che stiamo raccogliendo su questa operazione, credetemi, è sconvolgente, e mette a nudo responsabilità di uomini politici dello schieramento democratico, insospettati e insospettabili. Presto faremo pagare a costoro tutto, compreso lo scherzetto di Ordine Nero: un’operazione di bonifica che noi possiamo portare in porto prima e meglio di Santillo. I golpisti? Un ambiente ingenuo e folcloristico, col quale, per nostre necessità informative, abbiamo avuto contatti, restando costernati nel constatarne l’assoluta mancanza di qualsiasi logica politica… Così stando le cose, era inevitabile che questi sempliciotti cadessero prima o poi nelle mani dei “servizi” e venissero strumentalizzati ai fini dell’instaurazione di una dittatura clerico-marxista… Soluzioni tipo golpe, blocco d’ordine, repubblica presidenziale sono considerati dal movimento Ordine Nuovo come eventi controrivoluzionari, vere e proprie autocompensazioni delle contraddizioni in atto nello Stato e nella società democratica e borghese. Ciononostante, noi dobbiamo ancora difenderci, anche sul piano giudiziario, dall’accusa di golpismo e di connivenza con i vari Porta Casucci e Fumagalli…
D. E Ordine Nero, le stragi, i messaggi inviati in tutta Italia con questa firma?
R. Hanno inventato una nuova sigla per poterci addossare fatti criminosi cui siamo totalmente estranei. Di qui la persecuzione e la repressione dirette quasi esclusivamente contro di noi”.
D. Ora che in Portogallo e in Grecia è stata restaurata la democrazia, quali sono i riferimenti geografici e politici di Ordine Nuovo? In quali paesi è più facile la penetrazione del movimento?
R. Direi che la Libia e l’Argentina costituiscono oggi il riferimento geopolitico di cui abbiamo bisogno. La Grecia e il Portogallo, invece, non lo sono mai stati. Circa i paesi dove la penetrazione di Ordine Nuovo è più facile, sono quelli nei quali l’involuzione della società borghese e democratica è in fase avanzata. Per esempio l’Italia e la Francia.

Andrea Brogi – dichiarazioni 02.03.1976

Sono al corrente del fatto che in pratica a finanziare il gruppetto dei giovani con i quali ho avuto contatto ad Arezzo era l’ avvocato Ghinelli Oreste.
In fatti il finanziamento ufficiale del partito, essendo in proporzione ai pochi iscritti della federazione aretina, bastavano a malapena a coprire le spese della sede. Sentii anch’ io il Cauchi dire che Rossi faceva parte della “Rosa dei venti” ma questa cosa per chi conosca il Cauchi come lo conosco io non significa niente perche’ era solito fare sparate di questo tipo.

Quanto alla identita’ Ordine Nero – Ordine Nuovo posso dire questo. Ordine Nuovo era costituito da due gruppi tra loro separati un primo gruppo detto (A) costituito da gente autorevole e di una certa eta’ e da un secondo gruppo detto (B) formato da giovani che aveva compiti di piazza e di attivismo allo scoperto.
Questi gruppi (A) avevano il compito di agire dietro le quinte. Infatti erano persone di un certo livello occupati con mansioni dirigenziali nelle aziende. Sciolto Ordine Nuovo fu a tutti noi chiaro che avrebbero continuato ad agire i gruppi A. Noi infatti eravamo tutti noti e non potevamo muoverci in alcun modo. Appena vennero fuori i primi attentati Ordine Nero si penso’ subito all’ azione dei gruppi (A) . Il fatto poi che molti indiziati appartengano ad Avanguardia Nazionale non deve sorprendere, poiche’ dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, essendo evidente che Avanguardia aveva i giorni contatti, vi fu un avvicinamento tra le due organizzazioni. Questo puo’ aver portato ad agire sotto l’ etichetta di Ordine Nero persone appartenenti ad entrambe le organizzazioni. Anzi ritengo che i massimi dirigenti di Avanguardia non ne potessero essere al corrente.

La stessa organizzazione di avanguardia non permetteva un controllo penetrante come avviene invece per Ordine Nuovo. Comunque Batani, che teneva i contatti con i dirigenti ordinovisti, diceva di agire per ordine di Graziani Lello. La prima volta in cui ho sentito nominare Ordine Nero e’ stato dopo Moiano. Peraltro poiche’ io ero un attivista non potevo mai essere posto al corrente dell’ effettiva esistenza di una cellula clandestina, appunto perche’ ero conosciuto.

– E’ vero che presso la questura di Arezzo c’ erano delle protezioni. Avevo sentito dire che qualcuno avvertiva quando c’ era qualcosa in giro. Non conosco per altro l’ identita’ di questa persona.

– Gli ordini al gruppetto aretino venivano direttamente da Castori Euro. Arezzo era praticamente una succursale di Perugia.

Letto confermato e sottoscritto­

Andrea Brogi – dichiarazioni 31.01.1985 prima parte

Adr: e’ vero che io per primo ho parlato di traliccio suscitando una normale sorpresa nel GI che non mi aveva mai chiesto nulla sul punto. Per il resto confermo tutto quello che ho detto in precedenza. Io ho collegato Cauchi a Pistoia perche’ quando lessi sui giornali dell’ attentato al traliccio di Pistoia ricordai che nel periodo in cui fummo insieme ad Arezzo, Cauchi mi aveva parlato di Pistoia.
In Garfagnana Cauchi e’ andato più volte e la zona gli sembrava ottima perche’ aveva piu’ vie d’ uscita verso l’ Emilia o verso la lucchesia e poi Cauchi aveva trovato una strada che dalla Garfagnana magari attraverso una galleria portava sul mare verso Camaiore e collegato a questo discorso c’ era il discorso sulla provenienza dell’esplosivo. Ripeto che nella zona di villa Collemandina dove in questi ultimi giorni ho accompagnato la polizia, andammo io, Cauchi e Menesini solo ed esclusivamente per la riunione col Graziani.

Confermo quello che ho detto prima sui due viaggi uno con Menesini e l’altro io e Cauchi da soli la mattina dopo.

Confermo che quella notte io e Cauchi dormimmo sulle mura di Lucca anche se al GI sembra un po’ particolare che in tempi non sospetti non ci fosse una casa di Lucca che ci ospitava. Il mulino dove sono andato l’altro giorno con la polizia, undici anni fa era sicuramente in condizioni migliori di adesso, c’ era un tavolo e c’ erano delle sedie e una riunione poteva benissimo essere fatta perché tutto sommato è altrettanto sporca e non aveva servizi igienici adeguati. Per Cauchi il posto andava bene come sicurezza e di fatti lui cercava un posto sicuro perche’ il luogo dove si era tenuta la riunione precedente non era affidabile.
Il problema erano le macchine che in tre o quattro potevano essere messe vicino alla casa ma quelle in piu’ dovevano per forza rimanere sulla strada e quindi visibili a chiunque. Io alla riunione con Graziani non andai non so neppure se si tenne in quel posto sui partecipanti alla riunione Cauchi mi fece alcuni nomi che non ricordo con precisione e che sono quelli di cui ho parlato l’ altra volta.

Adr: nella zona di Pistoia conoscevamo un certo Gori, un ragazzo alto forse qualcosa più di 1,80, robusto, massiccio, moro di capelli molto curato, con capelli all’ indietro, aveva tre o quattro anni più di me, aveva gia’ fatto il militare, frequentava palestre, aveva un’ auto ed era molto legato a Caradonna, aveva frequentato ordine nuovo in via dei Pepi a Firenze, economicamente stava benino e forse aveva attività artigianali in proprio.

Adr: si alla riunione in Garfagnana ci sono stato e fu fatta pochissimo tempo dopo aver individuato il posto e fu fatta proprio nel posto dove l’ altro giorno ho accompagnato la polizia. Graziani Clemente non venne, ma a rappresentarlo c’ era Massagrande e da qui una certa delusione di Cauchi.

C’ era Pugliese, c’era uno dei fratelli Castori, c’era Gubbini che aveva un giubbotto verde con tante tasche, c’ era Carmassi, Catola e’ un nome che io ho sentito in quel luogo ma francamente non mi sento di dire che c’ era, c’ era Tomei, c’ era quel Barbieri di Bologna che ha avuto problemi con giustizia per rapporti con certo di giovane all’ epoca degli incidenti del Minghetti, c’ era Benardelli che poi ho rivisto come mio coimputato a Bologna.

C’ era uno della zona di Terni o di Rieti ma non ricordo come si chiama, da Brindisi venne uno che aveva non meno di 35 anni, una persona matura, che aveva un libricino sui nazi maoisti e mi pare provenisse da esperienze dell’ ultra sinistra. Da Firenze venne Petrone Franco insieme ad un altro che mi pare fosse Bressan Luca ma sulla presenza di Bressan non sono affatto sicuro. La presenza di Tilgher la lego ad una positiva affermazione fattami da Cauchi, da Torino venne uno che faceva da portavoce o da rappresentante ma non da guardaspalle di Francia salvatore che non venne, c’ era uno del profondo sud, con pugliese c’ erano due Romani, fra i quali uno aveva intorno ai 30 anni, portava i capelli all’indietro e impomatati e veniva dalla zona di Latina e aveva a che fare con i fatti di Sezze e con Saccucci. Uno era di Sanremo o di un posto limitrofo come Arma di Taggia, uno di Rimini che era molto legato ad un avvocato forse di nome Pasquarella che aveva lo studio a Rimini a cento metri da piazza Cinque Martiri, c’ era un calabrese molto magro che faceva l’ universita’ a Napoli.
Dalla zona di Grosseto doveva venire ma poi non venne uno dello entroterra dell’ Amiata che poi aveva a che fare con Orbetello. Io penso che c’ erano complessivamente un po’ meno di 30 persone, di molti dei presenti francamente non ricordo nulla, ricordo anche che si disse che da Padova non era venuto nessuno perche’ quella era un’ altra parrocchia con un altro santone o una frase simile.

Sono sicuro che prima di questa c’ era stata un’ altra riunione con Graziani; questa prima riunione era stata fatta in un posto che non so ma che Cauchi e gli altri giudicavano non sicuro perche’ alla riunione era andata qualche persona o non gradita o non affidabile per le connivenze che aveva. Io penso a Pecoriello ma Cauchi lo difendeva perche’ dopo la riunione dove era stato Pecoriello la polizia non si era mossa per nulla, comunque proprio per cambiare criterio rispetto alla riunione precedente Augusto aveva scelto un posto diametralmente opposto al primo. Alla casa dove ho portato la polizia l’ altro giorno c’ era un tavolo e poi c’ erano delle sedie che sorreggevano delle assi con sopra delle coperte di tipo militare marrone con righe piu’ chiare. La gente era sparpagliata nelle due stanze al piano terra comunicanti fra loro.

Io ricordo che all’ inizio girava un documento scritto piu’ o meno articolato in tre punti: 1- contarsi 2- un programma 3- sviluppi della somma dei primi due. Il primo a parlare fu Carmassi il cui discorso sostanzialmente era questo; quelli di Avanguardia Nazionale come lui erano quasi tutti meridionali, molto ben presenti a Bari dove contavano sia in piazza che all’ universita’ nonche’ a Brindisi e poi in Calabria, mentre invece quelli di AN al nord erano solo piccole avanguardie.
Anche uno di Roma assecondò Carmassi insistendo sul vecchio contrasto per cui AN aveva come retroterra il sud agricolo mentre ordine nuovo era proiettato su un versante populista e socializzatore dove erano possibili accostamenti con gli extrapalamentari di sinistra. Un’ altro che parlo’ fu Gubbini che fece una specie di autocritica perche’ in ordine nuovo c’ erano delle enormi sacche vuote e lui per esempio doveva fare tantissimi chilometri per seguire le marche e l’ Umbria, Gubbini poi indicava la difficolta’ di riuscire a pescare nell’ area oltranzista che gravitava intorno al MSI, ricordo benissimo che parlo’ Pugliese con un discorso molto ampio: Pugliese disse in sostanza questo: bisognava numerare tutte le forze disponibili; c’ era un primo gruppo di persone che si potevano definire anche gli “sputtanati” nel senso che erano gia’ finiti nel mirino della polizia o della magistratura.

In questa prima aerea c’ erano anche quelli che avevano posizioni all’ interno del MSI e che come tali erano conosciuti pubblicamente. C’ era invece un secondo gruppo che lui chiamo’ l’ area serbatoio dove c’erano quelli che pubblicamente non erano conosciuti; il programma doveva essere sia di azioni di guerriglia e sia con molta vivacita’ di riprendere le manifestazioni di Reggio Calabria o di l’Aquila per destabilizzare ma sfruttando problemi sociali esistenti come la disoccupazione che toccava il sottoproletariato e che doveva essere recuperato; e’ vero che Avanguardia Nazionale aveva un retroterra piu’ povero dove anche gli studenti erano in gran parte meridionali ed erano stati costretti a sbattere a Trento per finire gli studi; a questo punto si imponeva un salto di qualita’; il salto di qualita’ doveva essere diretto da una terza linea o terzo livello che doveva fungere da intellighenzia; poi ci doveva essere una seconda linea o secondo livello che doveva essere di tipo clandestino e che doveva realizzare lo scontro occulto con manovre

Che lo Stato non si poteva attendere; gli appartenenti a questo livello dovevano continuare la loro vita normale ma dovevano prepararsi agli scoppi, ci doveva essere anche un primo livello o prima linea che doveva realizzare lo scontro frontale col sistema sulle piazze e pubblicamente; del secondo livello c’ erano occulti in tutte le parti di Italia ed alcuni erano nostri ma facevano i consiglieri comunali entro partiti di governo, e dopo questo esempio lui parlo’ di uno di questi che si era dimesso il che era piu’ grave di una sconfitta al primo livello; sugli occulti del secondo livello non fece nessun nome e come non fece nessun nome del terzo livello; il terzo livello doveva dirigere e gestire anche il secondo livello; Avanguardia Nazionale doveva inserirsi maggiormente al primo livello perche’ i suoi uomini erano tutti sputtanati, andavano meglio sulle piazze e poi praticamente non c’ erano al nord; il secondo livello doveva essere fatto soprattutto da Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli scoppi Pugliese Peppino disse che potevano avere quattro obiettivi: 1- ambienti di informazione del regime ovvero di deformazione dell’ informazione e parlo’ di giornali come il Tirreno e il Corriere della Sera; 2- ambienti che spolpano i cittadini come esattorie o roba del genere; 3- obiettivi di collegamento come ponti, tralicci e trasporti; 4- ambienti militari. Pugliese disse che il quarto obiettivo vi sembrera’ strano. Difatti molti protestarono e Cauchi disse che era molto perplesso su questi obiettivi militari, invece quello di latina si disse d’ accordo con pugliese il quale replico’: non torniamo a fare discorsi romantici, leggiamo dentro le parole dei libri, quando una pianta si secca il male va visto alle radici. Cioe’ Pugliese sosteneva che gli ambienti militari cominciavano ad essere a noi e accenno’ anche ai CC l’ arma che nella nostra area era stata tanto cara al tempo fanciullesco. All’ interno del discorso sugli ambienti militari si accenno’ anche ad obiettivi americani o nato e fu rammentato Camp Darby.

Che io ricordi non vi fu una ripartizione per territorio degli obiettivi perche’ fu lasciata molta autonomia alla fantasia dei gruppi locali. Al discorso di pugliese seguirono molte domande che non nascondevano perplessita’ e titubanze, io ricordo fra i perplessi Petrone e quelli di Rieti, in sostanza si facevano presenti le difficolta’ sulla operativita’ immediata del secondo livello che esisteva ma non era preparato, e si opponeva che ci voleva tempo per prepararsi adeguatamente. Tomei aggiunse di suo che avevamo una cieca fiducia nei personaggi del terzo livello che al momento giusto ci avrebbero dato direttive giuste – la risposta di pugliese fu di non fare del disfattismo di non preoccuparsi e di darsi invece da fare e che comunque nel terzo livello era pronto a fare da consulente a tutti i gruppi locali; ricordo che a un certo punto i Romani parlarono fitto fitto fra di loro dopodiche’ Massagrande disse chiaramente che a breve scadenza ci sarebbe stata una nuova riunione nella capitale mentre incitava tutti a muoversi e a darsi da fare.

Ricordo che c’ era un terzo romano tozzo, non alto che sembrava un pacioccone portava una sciarpa e il basco ed era coetaneo di Pugliese Peppino; questo terzo alla fine alla fine della riunione raccolse il foglio che ci era stato dato all’ inizio e controllo’ che ciascuno restituisse quello che ci avevano dato, si trattava di copie numerate durante la riunione il terzo Romano prendeva appunti sul block notes e ricordo che gubbini chiese se quelli appunti finivano strappati alche rispose piccato Massagrande che lui personaggi sporchi non ne aveva mai portati; la discussione verteva sui rapporti col centro e Cauchi si propose come staffetta perche’ gia’ lui aveva contatti con Roma e Milano; ricordo che ad un certo punto pugliese si arrabbio’ e disse che non voleva arrivare ad imboccarci e che ci doveva essere un po’ di fantasia; quanto al procurarsi esplosivo ed armi dai Romani si disse che ognuno doveva sfruttare nell’ immediato la sua fantasia svuotando cartucce, prelevando esplosivo dalle cave, e utilizzando le caserme per prendervi armi e esplosivo – mentre in un secondo momento il centro sarebbe intervenuto direttamente. Fu detto che i rilevamenti degli obiettivi dovevamo farli fare agli insospettabili per evitare di essere scoperti e per fare entrare gradualmente gli insospettabili nella dinamica del nuovo clima. Fu chiesto anche come comportarsi per le rivendicazioni delle azioni dei gruppi locali, Massagrande disse di usare nomi nuovi di personaggi come Codreanu o Drieu La Rochelle. Ci fu anche un accenno minimo al giovane Romualdi, fu aggiunto che le rivendicazioni andavano fatte con un ciclostilato unico ma il contenuto politico doveva soddisfare ordine nuovo e Avanguardia Nazionale, chi leggeva doveva capire che c’ erano due anime dal tipo di fraseologia impiegata.

Bisognava stare molto attenti ai personaggi sputtanati, bisognava tenersi sempre presenti con la mente. Bisognava farsi vedere nei momenti giusti e nei posti affollati. Bisognava tenersi sempre pronti una specie di alibi o comunque una via di uscita se si finiva nei guai ed io mi ricordo che e’ questo che facemmo quando successe la storia di Moiano e noi distribuimmo le presenze alla cena a Verniana di Monte San Savino mettendoci le donne e insomma in maniera tale che non si capisse bene quello che era successo. Tornando alle persone della toscana presenti a questa riunione in Garfagnana io sono sicuro che il Batani non venne perche’ era molto esposto nella federazione del MSI, ma sapeva della riunione.

Non c’ erano ne’ Gallastroni ne’ Malentacchi ne’ Franci ed io continuo a dire che rimasi sorpreso quando vidi Franci coinvolto nel deposito dell’ esplosivo dell’ Alpe di Poti, per me Franci era un bravo ragazzo ma nulla di particolare. Io ho l’ impressione che ad Arezzo vi fosse un gruppo nel gruppo e che i fili fossero condotti dal Cauchi. Alla riunione in Garfagnana non venne il Menesini, non so se ci fosse Affatigato, non credo di avere visto Tuti mentre sono sicuro che con Tomei venne uno di Lucca che rimase all’ entrata piu’ o meno vicino a me a fare di guardia ma io non lo vidi alla luce;

Quando arrivammo io e Cauchi c’ erano gia’ molte persone. Dopo la riunione in Garfagnana alla quale mi disse Cauchi che alcuni non erano venuti perche’ ne avevano fatti altrove di similari, Cauchi ando’ a Roma e mi pare che la sua macchina non andasse bene per cui prese il treno ad Arezzo e mi pare avesse appuntamento con altri alla stazione termini. Di ritorno da Roma Cauchi mi disse che era stato a una riunione con molte meno persone di quante ce ne erano in Garfagnana. A Roma dissero a Cauchi che da Arezzo si aspettavano molto di piu’ perche’ lui prima aveva magnificato le cose ma poi al momento di concludere non c’ era tutto quello che aveva detto lui.

A questo punto dandosi atto che a meta’ della verbalizzazione e’ andato via il dr Vigna ed e’ sopraggiunto l’ avvocato V. Valignani.
Si sospende l’ interrogatorio rinviandolo alle 16.30.

L.c.s. ­

Andrea Brogi – dichiarazioni 24.12.1984

Intendo rispondere anche in assenza del mio difensore che stamani ho visto mentre veniva avvertito che l’ interrogatorio proseguiva nel pomeriggio.

Adr: finii il militare nel 1972 e per tutto il 1973 sono rimasto a Firenze dove vivevo a casa dei miei in via Ponte di Mezzo e lavoravo nel negozio libreria ove vendevo la Treccani.
Nel 1973 sono andato a Roma solo ed esclusivamente se ci sono state manifestazioni di Almirante. Sempre nel 1973 sono andato a Lucca una volta per un volantinaggio e poi in una palestra ove ho conosciuto Tomei. Sono stato anche a Viareggio dove ho visto Carmassi del quale pero’ dopo tanti anni non ricordo quasi nulla.
Nel 1973 a Firenze frequentavo Petrone, Fragale, Sirtoli, Barragriffini. Con Ghelardini sono stato denunciato per qualcosa come se lui avesse sottratto degli oggetti usati. Masini non so chi sia. Come legionario conoscevo un imbianchino di via dei Pepi che in tanto e’ morto. Batani lo avevo conosciuto prima di fare il militare e l’ ho rivisto poi spesso a Firenze ove lui frequentava la federazione del Msi. Con Batani sempre a Firenze ho rivisto Cauchi che era considerato magari un picchiatore e un violento, ma che nello stesso tempo era stimato un ottimo attivista.

Col negozio della Treccani le cose non andavano bene quanto a guadagni e poi in quel periodo si rientrava a casa la sera accompagnandosi l’ un l’ altro e addirittura sui muri erano uscite minacce contro di me. Allora accettai di buon grado la proposta di Cauchi di andare da lui ad Arezzo anche perche’ Cauchi diceva che avevano in progetto di impiantare una comunita’ agricola comprando bestiame e roba del genere e ci sarebbe stato da lavorare per tutti.

Io arrivai ad Arezzo poco dopo che Cauchi si era separato definitivamente dalla moglie con cui aveva litigato anche per la idea di svaligiare il negozio della madre. In pratica io penso di essere andato col Cauchi circa tre mesi prima dell’ attentato di Moiano: comunque faceva ancora freddo. In questo periodo di convivenza con Cauchi, Augusto stava con la bellini mentre la Sanna viveva con me anche se qualche volta tornava a Firenze dai suoi genitori. In questo periodo ho accompagnato il Cauchi in vari viaggi: a Perugia, Ancona, Falconara e Rimini dove soltanto quando sono finito in carcere ho saputo che il Cauchi aveva una casa: sempre in questo periodo ho accompagnato il Cauchi a Roma ove incontro’ Peppino, cosi’ come descritto al pm alcuni mesi fa.

Cauchi era in ottimi rapporti con un sottufficiale dei cc e c’ era qualcuno alla questura di Arezzo che in cambio di informazioni sul giro della droga nell’ ambiente dell’ ultra sinistra, ci faceva dei favori. Ricordo che ritornando dal ristorante “La Nave” una sera dove forse si era stati col Gallastroni e altri, Augusto cambio’ strada, fermo’ la macchina e vedemmo che per un’ altra strada i cc stavano andando a casa di Augusto che, avvertito, non si faceva trovare. Un’ altra volta invece fummo svegliati la mattina dai cc di Perugia con un certo cap. Romano.

Una terza volta la cosa proprio piu’ sfacciata Cauchi comunque non diceva molto su quello che faceva e se gli venivano rivolte delle domande diventava anche violento, disse che avrebbe avuto soldi da industriali forse della zona del Trasimeno. Una volta in casa a Verniana vidi una valigetta con i soldi dove le mazzette erano messe in ordine ma poi la valigetta scomparve.
Augusto era innamoratissimo dell’ ambiente ordinovista di Lucca ed e’ andato un paio di volte nella Garfagnana dove aveva scoperto dei valichi dai quali si passava in Emilia o si girava verso la Versilia per strade diverse. Non era invece troppo entusiasta dei perugini che legavano molto con Batani. Lamberti era un grande nome ed anzi era un’anima trascinante. Di Catola ho ricordi confusi mentre di Tuti non ho mai saputo niente. Cauchi difendeva a spada tratta Pecoriello mentre gli altri l’ accusavano di delazione.

Nel periodo in cui sono stato con Cauchi, Franci frequentava normalmente il Batani e Cauchi non lo valutava molto. I perugini non volevano a che fare con la massoneria mentre Cauchi diceva di non scartare nulla perche’ quelli erano occulti e potevano servire. Una volta in carcere io vidi che Zani era legatissimo a Cauchi. Ad Arezzo c’ era un sottufficiale dei cc forse di nome Perugini che faceva l’ amico e a cui noi compresi io e Cauchi facevamo confidenze. Io non sono mai stato contattato da quanto ricordo da ambienti del Servizio Segreto.
Sempre nel periodo in cui sono stato con Cauchi questo mi disse che a Massa Carrara, dove lui aveva vissuto con la moglie, avevano gia’ preso l’ esplosivo o che comunque era facile prenderlo.

Tornando al viaggio verso Villa Collemandina io voglio dire che confermo in tutto e per tutto. Cauchi mi disse che aveva appuntamento con Graziani Clemente o meglio che ci doveva essere una riunione e che ci doveva essere Graziani. Questo e’ avvenuto sicuramente prima dell’aprile ‘74 e io ricordo che Graziani era latitante.
Partimmo da Arezzo dalla piazza dove c’è l’ Upim e Cauchi guidava la sua macchina facemmo la strada normale ed arrivati a Lucca dove c’è il cartello del monte Quiesa trovammo un giovane che evidentemente ci aspettava e salì sulla macchina con noi, e si mise davanti vicino al Cauchi mentre io stavo dietro.
Facemmo un mezzo giro delle mura di Lucca e prendemmo la strada per la Garfagnana. Io ricordo che ci fermammo al paesino di Villa Collemandina perche’ vidi il cartello.

I due scesero ma Augusto mi disse di aspettare, io comunque vidi la strada che presero e la casa verso la quale si diressero dove tornando in quel posto posso ancora portarvi. A Villa Collemandina arrivammo verso le prime ore del pomeriggio e si vedeva benissimo ma quei due stettero via molto tempo e tornarono che era gia’ buio. Quando tornarono non erano per nulla soddisfatti o meglio il Cauchi si mostrava insoddisfatto mentre quell’ altro era indifferente.
Lasciammo il giovane a Lucca piu’ o meno dove lo avevamo preso la mattina. Nel ritorno verso Arezzo Cauchi era invelenito perche’ qualcosa non era andata secondo la sua aspettativa e gli era stato detto di no: cosi’ interpretai io il suo atteggiamento anche se lui non mi racconto’ che cosa era successo, fu allora pero’ che Cauchi mi disse che il giovane che avevamo preso a Lucca era Pecoriello.

Subito dopo l’ attentato di Moiano i rapporti tra me e Cauchi cominciarono a rallentarsi anche perche’ io cominciavo a fare molte domande. Una sera poi litigammo di brutto perche’ io mi ero messo una giacca verde tipo eskimo di Cauchi senza sapere che cosa c’ era nei tasconi, lui invece disse che una tasca io avevo messo un anello forse della moglie che lui conservava in un comodino. Questa fu la seconda brutta lite al termine della quale Cauchi mi ordino’ di prendere la Sanna e di andare via.

Prima nella verbalizzazione e’ stato omesso quanto io avevo detto e cioe’ che quando Cauchi mi disse che il giovane venuto con noi a Collemandina era Pecoriello soltanto una settimana prima io avevo sentito il Cauchi difendere il Pecoriello dalle accuse altrui.
Cacciati dal Cauchi io e la Sanna andammo da un certo Pocci che abitava intorno al Pietriccio subito dopo Siena le cui figlie erano amiche della Daniela, poco dopo una sera da un cespuglio saltarono fuori Cauchi, Donati Luca ed un terzo di cui adesso non mi ricordo il nome. Ci portarono in campagna per qualche chilometro verso Poggibonsi. Scendemmo all’ aperto Cauchi mi fece grosse minacce di morte e minaccio’ di rifarsi sulla Sanna e quindi mi costrinse a scrivere un foglio che (…) sarebbe saltato fuori al momento opportuno.
In questo foglio io Brogi Andrea mi assumevo la responsabilita’ di tutti gli attentati avvenuti qui in toscana ed in Umbria di ON.
Io firmai e dopo fui minacciato ancora di andare via da Siena e di stare attento. In un secondo momento quando io finii in carcere con Donati, Luca mi disse che non era stato d’ accordo ma era stato trascinato da Augusto.

Diverso tempo dopo questo episodio di Siena e direi 5 o 6 mesi dopo, una sera a Firenze io rientravo a casa dai miei a Ponte di Mezzo, quando fui aggredito da Cauchi e da un’ altro che era travisato. Cauchi mi minaccio’ con la pistola me la mise vicino alle gengive e mi usci’ il sangue, minaccio’ ancora di morte la Sanna e mi ordino’di cancellare due cose dalla mente: Peppino e Pecoriello. Altrimenti se non lui altri mi avrebbero ammazzato.
Dovevo dimenticare, disse Cauchi, piu’ dei personaggi le circostanze nelle quali lo avevo accompagnato da Peppino e da Pecoriello. Augusto disse che aveva commesso sbagli con me, ma gli era stato detto di rimediare. Io di questa aggressione parlai solo con mio padre, non volendo terrorizzare la Sanna. Mio padre mi disse di venire qui in questura ma io non lo feci.

Adr: nel 1976, non so chi, buttarono la mia 850 in mare a Rimini e devono essere state le stesse persone, che poi hanno bruciato le mie carte come mi accenna il GI. Escludo di aver avuto appunti del nucleo antiterrorismo. Io in carcere a Bologna a S.Giovanni in Monte avevo iniziato a prendere appunti sul periodo che avevo vissuto con Cauchi.

Adr: dopo tanti anni e dopo tutto quello che si e’ detto in quel periodo, penso che Augusto abbia manovrato molte cose facendo a mezzo con gente di cui non sapevamo nulla.

A questo punto il GI sospende l’ interrogatorio e lo rinvia a data da destinarsi.

L.c.s. ­

Mauro Tomei – dichiarazioni 06.01.1982

Tomei Mauro gia’ qualificato. Il quale viene sentito come testimone in stato di arresto provvisorio.

– negli anni 1970 sono rimasto coinvolto in una serie di avvenimenti soprattutto perche’ ero giovane, ma dopo le mie traversie giudiziarie mi sono completamente estraniato da quel tipo di ambiente. Verso al fine del gennaio ‘75 con un colloquio con Giovannoli ho avuto la certezza che Affatigato e Tuti erano nascosti insieme e minacciavano Giovannoli perche’ li nascondesse. Mi pervenne la richiesta di aiutarli ad espatriare tutti e due e di far loro aveva documenti falsi. Io ero molto colpito dalla situazione umana soprattutto di Affatigato e poi volevo liberare Giovannoli che era nei guai senza aver fatto nulla. Allora andai a Roma a trovare Peppino Pugliese che aveva conosciuto gia’ dai tempi del processo di ordine nuovo e che avevo visto a Roma alla fine del 1974.

A Roma mi recai al cinema dove lavorava la moglie di Pugliese e incontrai il Pugliese e incontrai il Pugliese davanti a quel cinema. Pugliese mi porto’ a cena in una trattoria li vicina ma non rammento come si chiama. Con noi ci erano sicuramente Cozi che ha una cicatrice sulla fronte ed altre due persone dei cui uno magrino con i baffetti che mi pare di origine calabrese. Io esposi la situazione di Affatigato e Tuti al Pugliese e il Pugliese mi disse che per Tuti non c’ era assolutamente nulla da fare e Pugliese approfitto’ della occasione e per chiedermi notizie su Tuti e su quello che era successo. Per Affatigato, invece, Pugliese disse che era molto difficile che per avere documenti falsi bisognava rivolgersi alla malavita, ma che avrebbe visto se poteva fare qualcosa. Pugliese mi dette un numero di telefono e mi disse di richiamarlo lì.

Io non ricordo di aver dato a Pugliese fotografie di Affatigato e di Tuti. Prendo atto che il GI mi mostra fotocopie di fotografie allegate al rapporto dei cc di Firenze del 04.02.77 (si da atto che e’ rapporto relativo a cose rinvenute in via Sartorio) : la foto a destra in alto di uomo con occhiali con giacca e cravatta sotto la quale foto e’ scritto il nr 3 assomiglia moltissimo a come era a quel tempo Mario Tuti la foto segnaletica di Affatigato e’ stata poi pubblicata dai giornali e si riferisce ad un Affatigato molto giovane sui 16 anni. Le altre foto in generale ricordano la fisionomia di Affatigato ma francamente non sono in grado di riconoscere l’Affatigato in queste fotografie. Dopo l’ incontro con il Pugliese tornai a Lucca e feci avere ad Affatigato e Tuti il numero di telefono che mi aveva dato Pugliese. Mi fu anche consegnato il memoriale di Tuti che poi dopo io dalla Corsica detti a un giornalista italiano dell’ Europeo. Io andai in Corsica alla fine del febbraio 1975 e qui tramite Orlando Moscatelli presi contatti con incerti che venne a Bastia intervisto’ me e prese il memoriale di Tuti.

Mi raccomandai con incerti perche’ non disse dove era avvenuto l’incontro per non farmi rintracciare facilmente. Nel giugno 1975 arrivarono a Bastia due persone che io non conosco le quali mi dissero che erano state mandate come commissione di inchiesta da ordine nuovo. I due vennero per la pubblicazione del memoriale di Tuti e per la intervista che era stata pubblicata su Europeo. Intanto i familiari di Affatigato prendevano contatti con i miei a Lucca e alla fine io consentii perche’ i miei parenti dicessero ad Affatigato che stavo a Bastia e poteva venirci anche lui.

In effetti Affatigato arrivo’ a Bastia proveniente da Marsiglia nell’ottobre-novembre ‘75 e venne a vivere nella casa ove stavo io. Subito dopo arrivo’ Peppino Pugliese e Affatigato e Pugliese andarono ad abitare in albergo mi pare che Pugliese andasse e venisse dalla Corsica perche’ ogni tanto si allontanava; io cominciai a prender le distanze da Affatigato che cominciava a dare fastidio anche in Corsica e poi perche’ sulla stampa Affatigato veniva anche in Corsica e poi perche’ sulla stampa Affatigato veniva legato a Tuti e io non volevo entrare con questa storia . So che Affatigato e Pugliese si misero a compravendere giubbotti e parlarono di varie imprese commerciali. Poi arrivarono Graziani e Massagrande , io ricordai anche di aver visto Cozi per un giorno solo, ma non ricordo bene quando; mi ricordo soltanto che Cozi mi disse “voi della Toscana andate ibernati” con Graziani e Pugliese io e Affatigato avemmo una grossa discussione , preciso che avvenne fra me Affatigato e Graziani ci fu uno scontro prima di tutto perche’ io non volevo che Affatigato stesse in Corsica in quanto altrimenti i giornali che gia’ collegavano Affatigato a Tuti avrebbe poi collegato Ordine Nuovo e specie me personalmente a Tuti.

Poi io insistevo perche’ i soldi che Moscatelli aveva preso per il memoriale di Tuti venissero mandati alla famiglia di Tuti alla fine Graziani invito’ Affatigato ad andarsene dalla Corsica e lo consiglio’ di andare a Parigi da un suo amico dove Affatigato avrebbe potuto aiutare nella diffusione del giornale Annee Zero alla cui progettazione era interessato il Graziani. Da allora io mi allontanai dal gruppo e mi feci i fatti miei. Sono sicuro di aver rivisto Graziani in Corsica dopo il maggio 1976 quando fui assolto da un processo a Torino e Graziani che era in compagnia di Pugliese mi invitò a bere insieme con lui. Ho visto venire in Corsica Sgavicchia che non avevo mai vista prima e fu in quel periodo che cominciarono a parlare di aprire un ristorante. Io sono sicuro che varie altre persone venivano a trovare il gruppo di Pugliese, ma siccome io non li frequentavo spesso non sono in grado di ricordare i nomi e fisionomie. Non ho saputo che nel luglio 1976 la polizia francese controllo’ Graziani in Corsica e Erbalunga e che Graziani aveva in quella occasione documenti intestati Achilli.
Mi pare che sia stato proprio in agosto che io rividi a Bastia Cozi e questi mi disse che i toscani non davano affidamento sono sicuro che Cozi fosse solo e mi pare che facesse caldo contestatogli che secondo Affatigato io avrei parlato con Moscatelli dell’ omicidio Occorsio.

– Ripeto che questo non è vero. E’ vero invece che quando ho rivisto Affatigato in Italia e altre persone abbiamo parlato anche di queste cose.

A questo punto il pm valutata la deposizione resa in data odierna da Tomei; considerato che in attesa di altri accertamenti istruttorie’ da ritenere, allo stato che il Tomei abbia sostanzialmente ritrattato il falso di cui alla deposizione di ieri, chiede che il GI voglia disporre la scarcerazione, citando nuovamente a comparire per il giorno 08.06.82 ore 10 presso caserma dei carabinieri di Firenze Via Borgognisanti. Il GI preso atto che il Tomei comincia finalmente a ricordare minuscoli frammenti di verita’ valutata la opportunità di concedere al Tomei un periodo di riflessione dispone la scarcerazione del Tomei con separato provvedimento avvertendo lo stesso deve ripresentarsi alle ore 10 dell’ 08.06.82 presso la caserma dei cc di Borgognisanti di Firenze.

Letto confermato sottoscritto.

 

Paolo Aleandri – dichiarazioni 28.05.1985

Richiesto di riferire quanto a mia conoscenza in ordine alla strage dell’ Italicus, faccio presente che ne’ il De Felice, ne’ il Signorelli mi hanno fatto dei discorsi specifici al riguardo. Il Signorelli, a seconda delle circostanze, faceva dei discorsi da cui si comprendeva che la strage era ascrivibile “all’ambiente” ovvero escludeva la riferibilita’ della stessa alla destra eversiva. In pratica faceva una serie di ammiccamenti ed il suo discorso era sfumato ed ambiguo. Questo era l’atteggiamento del Signorelli cosi’ come a suo tempo mi si è rilevato. Sono certo tuttavia, che il Signorelli aveva invece conoscenza di come fossero andate le cose se non altro grazie alle molteplici relazioni che aveva nell’ intero ambiente. Voglio aggiungere che la moglie del Signorelli, non ricordo se nel 1978 o nel 1979, mi disse che il Tuti durante la sua latitanza si era recato a trovare il marito nella sua abitazione. Ricordo mi disse che il portiere dello stabile doveva essere una persona molto discreta perche’ era impossibile non avesse riconosciuto tutte le persone che avevano frequentato Signorelli e che comparivano sul giornale. Fu nel contesto di questo discorso che mi disse che il Tuti era stato dal Signorelli.
L’abitazione del Signorelli era frequentata da moltissime persone fra le quali ricordo Semerari, De Felice, Fachini, Zorzi, Andreotti Gianni, Cagnoni Marco, Di Lorenzo Cinzia, Romano Coltellacci, ed altri. Io il Signorelli il Semerari ed il De Felice ci incontravamo tra di noi e con altri esponenti della destra eversiva in vari luoghi, abitualmente a casa di De Felice nella casa di campagna del Semerari o infine nell’ abitazione del Signorelli. L’ abitazione di Semerari era frequentata talvolta da noi, gruppo omogeneo, tal altra da alcuni di noi e persone contigue al nostro ambiente quali ad esempio il Salomone ed un medico di Latina di cui al momento non ricordo il nome. Ricordo che fra gli ospiti di Semerari vi era talvolta un’ amica di De Felice, Maria Francini, la quale durante la latitanza del De Felice si adopero’ perche’ questi fosse ospitato in Inghilterra presso la moglie Fennic. La casa del Semerari era frequentata anche dal Ferracuti e dal colonnello Santoro.

– ho conosciuto il Pugliese allorche’ questi ebbe ad incontrare il De Felice per discutere dei fogli d’ ordine che avevamo redatto nel 1978. Il Pugliese era critico nei confronti di questo documento ed esprimeva la critica di un’ intera area incentrata soprattutto sull’ osservazione contenuta nei fogli d’ ordine sui latitanti d’ oro e sui detenuti. Nell’ occasione emerse un conflitto di fondo, direi quasi di impostazione strategica, tra il Pugliese e il De Felice. Il Pugliese rappresentava infatti Ordine Nuovo nel suo aspetto piu’ tradizionale, mentre il De Felice tentava una mediazione fra tale impostazione ed altre posizioni quali ad esempio la mia e quella di Calore. Queste mediazioni non erano finalizzate ad una strategia unitaria bensi’ semplicemente ad evitare spaccature all’ interno dell’ ambiente.

– Vi era inoltre un certo antagonismo fra il Pugliese ed il Signorelli, in quanto entrambi si sentivano gli eredi diretti di Graziani, il quale invece in epoca successiva, cioe’ nel 1977 1978 , fece sapere che intendeva demandare la prosecuzione dell’ attivita’ di direzione di ON al De Felice. Cio’ mi è stato detto direttamente dal De Felice e mi è stato confermato da Sergio Calore.

– Allorche’ ON venne reso illegale inizio’ un processo di clandestinazione che ebbe due aspetti; da una parte Graziani e Signorelli accettavano la clandestinazione solo in quanto necessaria per la sopravvivenza dell’ organizzazione. In questo quadro doveva essere semplicemente un gruppo operativo clandestino destinato a compiere specifiche operazioni armate. Per altri, e mi riferisco in particolare a Concutelli, c’era maggiore propensione allo sviluppo della lotta armata e veniva percio’ data maggiore importanza alla clandestinita’ riferisco tutto cio’ operando una qualche schematizzazione in quanto la realta’ e’ ben piu’ complessa. Ad esempio il Signorelli oscillava fra le due diverse posizioni.

– richiesto di fornire notizie a mia conoscenza circa i gruppi umbri di ON, ricordo soltanto di aver sentito nominare il Gubbini nel 1978 allorche’ il De Felice in un incontro con il Pugliese chiese a quest’ultimo che venisse istituito un gruppo armato di autofinanziamento idoneo a soddisfare le esigenze dell’ organizzazione. In tale occasione il Pugliese fece riferimento al gubbini dicendo che avrebbe potuto partecipare a quel gruppo ma che era al momento indisponibile per ragioni contingenti.

– Mentre avevamo stretti legami ad esempio col Veneto tramite i vertici delle organizzazioni locali cioe’ nel caso del veneto Fachini, non avevano contatti con realta’ locali pure solidamente organizzate quali la Toscana e l’ Umbria. Preciso nel senso che potevano certo esservi dei contatti di tipo personale, ma non vi erano relazioni di tipo organizzativo. Il gruppo toscano umbro era in pratica autonomo rispetto al centro almeno per quanto mi è dato di sapere.

– Durante il colloquio tra il De Felice ed il Pugliese cui prima ho fatto cenno ho avuto l’ impressione che il Gubbini dipendesse gerarchicamente dal Pugliese, il quale perciò doveva avere qualche controllo sulle realta’ umbre di ON.

– quanto ai rapporti con Gelli ed alle vicende del golpe mi riporto alle dichiarazioni da me gia’ rese nelle diverse sedi ed in particolare a quelle di cui al confronto con Calore innanzi al dr Vigna, alle dichiarazioni rese alla commissione “P2” ed infine a quelle rese al dr Mancuso.

Letto confermato sottoscritto.­