Requisitoria pm Mancuso processo strage di Bologna 11.0.4.1988 – 4

Tutto viene lasciato andare davanti agli occhi di questi militari, di questi uomini dei servizi segreti e continua proprio in quegli anni, a rendersi sempre piu’ frenetica l’ opera di Gelli, raccontata ancora una volta da Aleandri, nel reclutamento dei militari. Abbiamo la vicenda della rivista “Politica e strategia”, di cui vi e’ un rapporto agli atti 07.12.82, che indica come in questa rivista interagissero i fratelli De Felice Fabio e Alfredo. “Politica e strategia”, periodico trimestrale a cura dell’Istituto Studi Strategici per la Difesa, Issed, con proprieta’ della rivista Filippo De Iorio, direttore responsabile Salomone Francesco e poi sostituito da Edgardo Beltrametti, assume tale carica in sostituzione di Edgardo Beltrametti.
Ecco ancora una volta questo collegamento stretto tra rappresentati delle istituzioni come De Iorio, inserito in delicatissimi compiti a livello governativo, con golpisti del calibro dei fratelli De Felice, con teorici della guerra rivoluzionaria, cui al Parco dei Principi, come Edgardo Beltrametti e futuri piduisti come il giornalista Salomone che ritroveremo nell’ ambiente e sul giornale Costruiamo l’ Azione. Sempre nell’ ambito del Golpe Borghese – Fronte Nazionale, Gelli operera’ in collegamento eversivo e massonico con tale avvocato Tilgher di Roma, come a pagina 5 del documento Maletti, e quanto nel dar conto di tutte le forze scese in campo in questa attivita’ eversiva, secondo le dichiarazioni e le rivelazioni, fornite dalle fonti del SID, tra le quali Orlandini Remo, per quanto riguarda la Toscana, racconta: brigata paracadutisti di Livorno, un colonnello e c’e’ il nome, un ufficiale superiore c’e’ il nome, otto ufficiali inferiori, sei sottufficiali. Erano inoltre presenti nei vari scaglioni militari di truppa, aderenti ad Avanguardia Nazionale, fatti inserire a cura dell’ avvocato Tilgher di Roma: buona parte dei nomi nota. Ma restera’ nota solo a Maletti. Avvocato Tilgher di Roma, avanguardista, che ritroveremo, che identificheremo innanzitutto nel Tilgher Mario nella lista che il contenuto sia nella lista italiana che nella lista uruguaiana nella P2 e sapremo passato al Grande Oriente, giuramento firmato, e sul quale si inserisce una storia particolarmente significativa: perche’ Licio Gelli quando consegnera’ alla magistratura fiorentina, che indaga sull’omicidio del magistrato Occorsio Vittorio una lista molto depurata di iscritti alla P2, inserira’ anche il nome di Tilgher Mario. Successivamente si rechera’ dal magistrato per altre precisazioni e tra queste indichera’ che l’avvocato Tilgher non e’ mai stato iscritto alla P2. Viceversa in quello stesso periodo risulta transitare dalla P2 al Grande Oriente d’ Italia, ripeto sia per documentazione italiana che per documentazione uruguaiana proveniente direttamente dall’ archivio di Gelli.
Vi sono poi, poiché in quel periodo diventa più frenetico il tentativo eversivo, siamo nei primi anni ‘70 con Gelli, protagonista abbiamo detto dal ‘71 al ’74, vi sono a scadenza fissa le circolari che Gelli invia ai suoi fratelli nel ’71, nel ’72, nel ’73.

Avremo le riunioni che la commissione ha spiegato che si trattava di più riunioni presso villa Wanda. (…) Anche qui egli nel corso di queste riunioni discuteva e elaborava misure per contrastare – questa e’ la circolare del ‘71 che cito: ” elaborare misure per contrastare la minaccia del Pci volta alla conquista del potere per stabilire opposizione di assumere in caso di ascesa al potere dei clerico-comunisti”, circolare a pagina 17 della relazione. L’ anno successivo dirama addirittura una lettera circolare ai militari iscritti alla sua loggia nella quale si traeva la conclusione che “solo una presa di posizione molto precisa poteva porre fine al generale stato di disfacimento e che tale iniziativa protesa essere assunta soltanto dai militari”. E sulla riunione di Villa Wanda, vi rinvio a quanto afferma la commissione P2, e a quanto dichiarato dal generale Palumbo, al senso di rammarico e di profondo disgusto che la presidente Tina Anselmi comunica al testimone nel congedarlo, rifiutando persino di arrestarlo. Al ruolo che in quegli anni assume, anche, Carmelo Spagnuolo procuratore generale della Cassazione e avvocature di processi pilotati, che interesseranno Gelli e il suo sistema di potere.

La circolare del ‘74, ve ne leggo pochissimi brani, mi auguro innanzitutto l’intestazione interessante “Centro Studi di Storia Contemporanea” – quindi sappiamo che sarà rivolta a tutti i fratelli di questa struttura che e’ una copertura della P2 – , sappiamo che Musumeci avrà una tessera intestata al Centro Studi di Storia Contemporanea, sappiamo anche dove gli verra’ consegnata nonostante le sue affermazioni in contrario. Dice cosi’ Gelli ai suoi fratelli: “mi auguro e auguriamoci insieme che si trovi finalmente la forza e il coraggio, la capacita’ di operare sinceramente, per estirpare il male maggiore che oggi ci affligge le eversioni, la delinquenza organizzata operante all’ombra dell’ideale politico di destra e di sinistra, non è allarmisticamente che si prevede un’estate veramente calda, direi scottante per una notevole quantita’ di problemi estremamente impegnativi, auspichiamo il rispetto delle leggi e la emanazione di quei provvedimenti intesi alla salvaguardia della dignita’ umana, diritto al lavoro, ecc”. Mentre richiamava all’ordine, con accenti squisitamente reazionari, Licio Gelli sovvenzionava la banda armata toscana, dedita ad attentati terroristici sulla linea ferroviaria Firenze – Bologna. Credo che questo argomento meriti un momento di attenzione. Dico questo non soltanto perché forte di una sentenza, sia pure di primo grado, che ha dichiarato Licio Gelli sovvenzionatore di terroristi dediti ad attentati dinamitardi, ma anche perché, presidente, vi è una tale mole di atti che vorrei in qualche modo commentare, sia pure in maniera estremamente succinta e rapida. Alcuni di questi, sono già stati letti ritengo, però opportuno rifarlo ripetere questa lettura anche perché sarà accompagnata dalla lettura di altri atti. Franci Luciano, Procura Repubblica Firenze 13.08.76: “questi fatti ho in mente di riferire hanno attinenza a un particolare ambiente che fa capo ad una persona di Arezzo, o meglio varie persone di Arezzo, poiche’ io temo che queste rivelazioni possono incidere negativamente sull’incolumita’ mia e della mia famiglia poiche’ tali fatti sono a conoscenza anche del Batani – su questo torneremo – desidero appunto che anche il Batani sia presente. Confronto Franci – Batani: “oggi posso precisare – dice Franci – che tali notizie riguardano i collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o meglio della P2, il SID alcuni elementi di destra sempre di Arezzo, nonche’ i rapporti avuti da Batani con un certo maresciallo dei carabinieri di Arezzo”. A questo punto interviene il Batani il quale dichiara: “in effetti ho fatto delle confidenze al Franci sul primo punto non intendo per il momento fare alcuna dichiarazione per timore”. Poi parla del maresciallo Cherubini, che sapremo essere in contatto con Cauchi (…). Sullo stesso punto Murelli Maurizio: “ricordo che effettivamente durante le pause del processo Mario tuti espresse giudizi molto duri, l’intenzione di uccidere Franci e Malentacchi, avevano sporcato l’immagine del movimento Nazionale Rivoluzionario richiamando collegamenti di questo movimento con la massoneria”. “Tuti – Latini Sergio – nelle pause del processo era molto arrabbiato perche’ in quei giorni era apparsa la notizia che Franci era stato colui che aveva tirato in ballo i rapporti tra il suo movimento e la massoneria. Ha fatto capire che non gli andava che fosse stato reso noto quel collegamento ammettendolo esplicitamente. Disse che appena gli capitava l’occasione avrebbe ucciso Franci”. Bumbaca: “non avevo mai saputo di contatti tra Cauchi e la massoneria o Gelli. In carcere pero’ ho saputo da Franci, che lo ha ripetuto parecchie volte, che esso Franci aveva ottimi rapporti, era in ottimi rapporti con Gelli e che la massoneria li avrebbe aiutati.

Queste cose Franci le ha ripetute anche dinanzi al tribunale di Firenze nel processo del Fronte Nazional Rivoluzionario. In mancanza della sentenza leggero’ alcuni brani, si tratta peraltro di deposizioni, riportati nella requisitoria del dottor Vigna di Firenze che riguardano appunto l’episodio del finanziamento: E’ ancora Brogi a riferire con dettagliate dichiarazioni circa un approvvigionamento di esplosivo di armi avvenuto in epoca compresa tra 06.03.74 e il 20.04.74: il camion contenente il materiale – secondo le dichiarazioni di Brogi – fu scortato da lui stesso e da Cauchi da Viserba di Forli’ fino a Ponte San Giovanni di Perugia, con l’aiuto di Bernadelli che usava la moto in tale localita’, – il passo si segnala per la coralita’ dei partecipanti – oltre che di Zani, Ferri, di Esposti, di Vivirito ora deceduti. Fu trasferito altrove un’ altra parte di esplosivo fu portato presso l’ abitazione di Cauchi a Monte San Savino e da qui con l’ aiuto di Brogi e Franci in localita’ Alpe di Poti donde tuti ne prelevo’ un quantitativo. Al procacciamento erano interessati anche i fratelli Castori”. Brogi individuato il casolare ove l’ esplosivo fu nascosto e tale esplosivo poi fu recuperato anche se l’intervento, dopo la strage dell’Italicus del teste imputato Del Dottore, nonche’ uomo collegato al SID”.

Ancora leggiamo in questo atto di accusa, ripeto che ha trovato una conferma, una prima conferma, nella recente sentenza della corte di assisi di Firenze: “Cauchi manteneva collegamenti – pag 106 – con i vertici romani del gruppo, intesseva rapporti con le persone che gravitavano nell’ambiente milanese di Ordine Nero, Mar Fumagalli, era strettamente legato a tuti presso il quale passo la sera del gennaio ‘75, in cui costui uccise due poliziotti e feri’ gravemente un terzo”. Eppure tutto cio’ non e’ ancora sufficiente a descrivere compiutamente la figura dell’imputato, che manteneva rapporti con persone inserite in apparati statali, si vedano sul punto le dichiarazioni non solo di Brogi ma anche di Vinciguerra o ai vertici di potentati economici della massoneria come Licio Gelli. E se e’ vero quanto afferma Vinciguerra, e non c’e’ ragione di dubitarne, sia per la forte personalita’ del dichiarante sia perche’ la circostanza si inquadra nel contesto sopra richiamato, riferendo un discorso di Cauchi questi pote’ sfuggire all’arresto perche’ avvisato da un non identificato appartenente alle forze dell’ordine e trovò poi rifugio in Spagna ove avrebbe, con altri latitanti dell’eversione nera, compiuto azioni ispirate dai servizi spagnoli. Sono poi documentati in atti i contatti che anche dopo la fuga di Arezzo, il Cauchi ebbe con i responsabili del servizio di Firenze, che all’epoca il magistrato che redigeva quest’atto non conosceva essere una persona il cui nome ricorre in questo processo, cioe’ il capitano Mannucci Benincasa.

Gelli – pag 107 –  mediante l’attribuzione della qualifica di sovventore della banda armata, sulla base delle dichiarazioni di Andrea Brogi: aveva riferito questi Andrea Brogi, di una consegna di danaro da parte del Gelli al Cauchi in vista di azioni di addestramento e di preparazione sul piano militare di persone che avrebbero potuto assumere iniziative dopo il referendum sul divorzio. Degli interrogatori del 01.12.86 e 19.12.86. Brogi ha precisato con maggiori dettagli lo svolgimento dell’operazione di finanziamento che fu concordato tra Gelli e Cauchi accompagnato da Mauro Mennucci. Si tratta di un ufficiale dell’arma dei carabinieri cioe’ quel Salvatore Pecorella inquisito nel gennaio ‘74 anche arrestato nell’ambito delle indagini sul golpe Borghese e anch’egli iscritto alla loggia P2. L’intervento di Pecorella fu propiziato, secondo la narrazione di Brogi, dall’ammiraglio Birindelli, anch’egli della loggia, la cui deposizione non contraddice il racconto del Brogi che doveva servire a garantire a Gelli la serieta’ dell’operazione e che i finanziamenti “non si perdevano e non finivano in cose inutili”, cito tra virgolette: “fu appunto in seguito a quell’intervento che il Gelli erogo’ la somma di lire 18000000 che servi’ anche all’approvigionamento delle armi e dell’esplosivo del periodo compreso tra il 6 marzo ed il 21 aprile, senza peraltro che a Gelli fossero date particolari indicazioni sull’operazione”. Brogi, poi si parla dei supporti a queste dichiarazioni e della riunione che fu indetta da tutti costoro nell’abitazione di Paolo Signorelli sul lago di Bolsena, alla quale anche Brogi partecipo’ sia pure con funzione di copertura esterna. Un primo supporto a quelle dichiarazioni – pag 108 – proviene da Sergio Calore persona altamente attendibile e, il riscontro di cui si tratta, pare sia particolarmente rilevante. Riferisce Calore di “avere appreso da Concutelli che nel ‘76 il gruppo perugino voleva introdursi in una villa presso Arezzo e qui impossessarsi di documenti custoditi in tale villa da un’esponente della massoneria. Ma Pugliese aveva bloccato l’operazione affermando che quel personaggio che abitava nella villa non andava toccato”. Vinciguerra apprese direttamente da Cauchi, Gallastroni anche qui abbiamo documenti provenienti direttamente dalla polizia: Gallastroni parlo’ a personale della Digos di Arezzo di somme date da Gelli a Cauchi, anche se poi cerco’ di stemperare il discorso. Franci sin dal ‘76 aveva assunto iniziative di rivelare i rapporti tra Gelli e la destra eversiva, e via, e cosi’ via di seguito. (…) L’informativa che la polizia di Arezzo il 06.08.80 invia all’illustrissimo signor Questore dice questo “accertamenti connessi all’ attentato di Bologna riferiva che non era, questo Gallastroni, che non era in grado di indicare dove potesse trovarsi il Cauchi ed aggiungeva che all’ epoca delle indagini sul gruppo Tuti, detto Cauchi era amico di Licio Gelli dal quale avrebbe ricevuto somme di danaro”. Gallastroni Giovanni: “Cauchi era amico di Gelli” (…). Ma Cauchi si e’ detto fugge il giorno in cui Tuti ammazza i due poliziotti e ne ferisce gravemente un terzo. Cauchi quella mattina si dirigeva in casa di Tuti, quella sera si dirigeva in casa di Tuti e successivamente dopo questo crimine saranno a cena insieme.

Presidente qui vi e’ anche un atto ufficiale proveniente Firenze 20.12.77. Il centro di Firenze scrive al signor capo reparto D di Roma, racconta come vi siano stati rapporti tra il SID e Cauchi e su questi rapporti vi e’ stato il segreto di Stato su chi abbia mantenuto questi rapporti e’ stato opposto il segreto di Stato, come il servizio abbia avvicinato Cauchi in occasione dell’attentato alla casa del popolo di Moiano, poiche’ si avevano seri sospetti nei confronti di Batani rientrato alle 5 del mattino. Bene avvicinano Cauchi, che confidenzialmente si seppe essere vicino al Batani e in grado di dare confidenze. Il Cauchi si dimostrò subito interessato a parlare del Batani scagionandolo completamente dalla sospetta partecipazione all’ attentato di Moiano. Preciso’ in particolare che il Batani non era mai stato alla casa del popolo di Moiano e che erano quelle testimonianze erano da considerarsi false. E infine che il Batani era rientrato effettivamente alle 23,30 e non alle 5. Questo e’ un concorrente, Presidente, che va a scagionare un attentatore del calibro di Batani ed era un collaboratore del SID di Firenze. Fu chiesto al Cauchi se fosse in possesso di qualche notizia relativa agli altri inquisiti e senza esitazione avvio’ il discorso su Brogi, definendolo un sicuro provocatore. Era il momento in cui gia’ lo aveva condannato a morte ed aveva anche tentato, deciso di sopprimerlo.
Alcuni giorni piu’ tardi, fine maggio, il Cauchi telefono’ al numero datogli al Sid, Presidente, per comunicare che il Batani sarebbe tornato entro una decina di giorni ad Arezzo. Ma “con l’ incontro del 19 giugno si concluse il rapporto con Cauchi, per quanto e’ dato ricordare, cio’ puo’ essere dipeso – dice lo scrivente – dall’ approssimarsi del periodo delle ferie estive”. E quanto saranno drammatiche quelle ferie estive, come il Cauchi partecipera’ a quegli eventi lo sapremo tutti. “Passeranno sette mesi – e ancora il rapporto – prima che il Cauchi si faccia vivo”. “Cio’ dovrebbe essere avvenuto la sera del 26.10.75 o 27.01.75 verso le 22 – 23 allorche’ cerco’ per telefono l’ elemento che lo aveva contattato, a quell’ ora assente dall’ ufficio. Rintracciato fece dire al Cauchi, che aveva lasciato detto che avrebbe richiamato di dare un recapito telefonico. Cosa che il Cauchi fece di li’ a poco dicendo che poteva essere richiamato al posto telefonico pubblico della stazione delle ferrovie dello Stato di Milano”. Il Cauchi era gia’ stato raggiunto, era gia’ stato emesso nei suoi confronti ordine di cattura, era latitante telefonava al Sid e lasciava il suo recapito per essere successivamente rintracciato. “Chiamato successivamente dal contattante, Cauchi rispose effettivamente dal recapito datogli e chiese subito all’ interlocutore se era in grado di metterlo in contatto con il pm che stava conducendo le indagini di Arezzo, e per l’omicidio di Empoli il 24 precedente Tuti ecc. Si disse completamente estraneo alla vicenda, voleva chiarire ogni cosa col magistrato. Fu conseguentemente preso contatto, Cauchi ripete’ , Donati Luca confermo’, l’ avvenuta fuga. La conferma Presidente, la chiusura di questo rapporto, nello stile di quella informativa che vi ho detto: “Da allora non e’ stato attuato alcun tentativo di acquisizione di notizie sulla latitanza del Cauchi, nella precisa preoccupazione di non ingenerare in chicchessia, mal fidati sospetti di collusione col soggetto, si puo’ e si deve pur dire, Giannettini docet”… E chiude questo rapporto.

Sull’attendibilità di Fianchini – Sentenza appello 1986

Nello sviluppo dell’argomentazione molto si è insistito sulla venalità del Fianchini, con parti­colare riferimento all’episodio Rosini -Vitellazzi- Fioravante. Richiamato al riguardo il punto 36° dell’espo­sizione in fatto, va sottolineato come l’avv.Rosi­ni fosse un esponente locale del M.S.I., pacifica­mente interessato a screditare il Fianchini facendolo apparire pubblicamente come un teste prezzo­lato.

Anche alla stregua di quanto dichiarato dalla assistente sociale Antonietta Taranto e dal dott. Sergio Sabalich, magistrato di sorveglianza a Ma­cerata, deve considerarsi accertato che negli anni ’79-’80 il Fianchini era da un canto gravemente preoccupato per le minacce ricevute; dall’altro bisognoso d’aiuti, tanto da essersi indotto a trasferirsi per molti mesi a S.Benedetto del Tronto, ospite della Fioravante. Di qui le sue successive richieste di d naro, inoltrate senza esito dalla Taranto al Ministero di Grazia e Giustizia. Non meraviglia quindi che il Fianchini possa aver parlato con la Fioravante del la sua speranza di ricevere degli aiuti in danaro e che questa notizia, passando dalla Fioravante al fratello e da costui alle orecchie interessate dello avv.Rosini, abbia assunto una consistenza ed un pe­so tutto diverso.

aurelio-fianchini

Anche l’inquietante episodio riferito dal dott. Sabalich (cfr. la narrativa sub 37°) merita qualche approfondimento per rilevare l’ingenuità dell’originaria asserzione di aver ricevuto dal P.M. o dal G.I. un’offerta di danaro come incentivo alla te­stimonianza.

Infatti il Fianchini fin dal giorno del suo arresto a Roma aveva ampiamente e compiutamente esposto quanto aveva appreso in carcere dal Franci sul l’attentato all’Italicus e sul modo con cui era stato attuato dal Tuti, dallo stesso Franci, dai Malentacchi e dalla Luddi. Nei successivi esami non ha fatto che confermare la sostanza di quelle prime dichiarazioni, naturalmente ampliandole ed arricchendole di particolari, così come risulta dalla dettagliata esposizione di cui al punto 8° della narrativa.

Né il P.M. né il G.I. – a parte ovvie consi­derazioni di deontologia professionale – avrebbero avuto quindi motivo di offrire del danaro, di cui non disponevano, per “incentivare” una testimonianza che ben sapevano essere stata già resa. D’altra parte non v’era neanche un accenno di ritrattazione tale da far ipotizzare un’offerta dì danaro diretta ad impedirla. L’ipotesi più verosimile è allora che veramente il Fianchini abbia equivocato su qualche frase del G.I. (“Ma tu, non sei venuto a testimoniare perché c’è una taglia?”) o su qualche accenno a possibili aiuti. Rimuginandovi ed avendo un effettivo bisogno d’aiuti, in una situazione di pericolo che a suo avviso gli imponeva di star lontano da Tolentino, è verosimile che il Fianchini sia giunto a convincersi di come quegli accenni altro non fos­sero che larvata offerta di danaro. La spiegazione data dal Fianchini al dott.Sabalich per la quale si fa rinvio al richiamato punto 37° della narrativa – non manca quindi di verosimiglianza, e consente di dare in qualche modo ragione di un atteggiamento che sulle prime lascia francamente sconcertati. Si deve poi considerare come in definitiva il Fianchini volesse interessare il dott.Sabalich alla sua posizione, tanto che alla fine il magistrato si indusse ad inoltrare una segnalazione al ministero. Poteva quindi apparirgli utile prospettare che in precedenza altri magistrati gli avessero offerto del danaro, pensando che ciò potesse in qualche mo­do impegnare il dott.Sabalich ad aiutarlo.

Quel che è certo è che il Fianchini, per le sue dichiarazioni accusatorie contro gli attuali imputati, non ha ricevuto nulla, ne danaro né benefici di altro genere. Da “Epoca” – come si è visto – non v’è prova che abbia ricevuto alcunché. Tutto ciò milita in favore dell’attendibilità- del teste, il quale, nonostante le minacce ricevute (si richiamano al riguardo le dichiarazioni della Taranto e del dott.Sabalich sintetizzate al punto 37° della narrativa) ed in ogni caso in una situazione di obbiettivo pericolo, ha tenuto fermo un impian­to accusatorio che non solo si sottrae ad ogni critica – già lo si è visto – ma in molti punti è sicuramente veritiera.

Come si è evidenziato in narrativa al già ri­chiamato punto 8°, il Fianchini nella deposizione al G.I. del 20.12.1975 ebbe testualmente a dichiarare: “Fu questa forse la chiave che riuscì a vince­re la diffidenza del Franci, che un giorno a proposito dell’attentato di Terontola mi confidò che egli scontava colpe di altri. Mi disse infatti che il detto attentato era stato materialmente eseguito da tali Morelli e Gallastroni: che l’esplosivo era stato fornito dal Tuti e che era stato trasportato da un tale “Luca” con la macchina del Tuti medesimo. L’unico ruolo da lui svolto era stato quello di collegamento”. Orbene, dalla sentenza della Corte d’Assise di Arezzo in data 28 aprile 1976, allegata al verbale di dibattimento di primo grado (Voi.27°, fol. 223 e segg.) risulta  che il Morelli ed il Gallastroni, pur assolti per insufficienza di prove dall’accusa di strage per il fatto di Terontola, sono stati riconosciuti come militanti nel movimento eversivo di estrema destra che si qualificava “Fronte Nazionale Rivoluzionario”, facente capo al Tuti ed al Franci (cfr. pag.22 della sentenza) – che l’esplosivo per Terontola proveniva in realtà dal Tuti (cfr. pag.15 della sentenza stessa, con la puntuale e convincente critica del successivo assunto del Franci di averlo rubato in una cava).

Questi particolari potevano essere forniti al Fianchini solo da chi – come il Franci – avesse vissuto in prima persona i fatti verificatisi nell’aretino fra la fine del ’74 e l’inizio del ’75. Il Fianchini li ha riferiti esattamente ed in parte – per quanto attiene alla provenienza dell’esplosivo – trovano riscontro nel giudicato formatosi sulla sentenza anzi richiamata della Corte d’As­sise di Arezzo (cfr. Vol.27°, fol.263, nonché per la sentenza d’appello, il Vol.37°, all.13). Nello stesso esame del 20 dicembre 1975 il Fianchini precisa che secondo il Franci “detto attentato (quello dell’Italicus) era stato compiuto con un or­digno confezionato con esplosivo diverso da quello usato per l’attentato di Terontola….”.

Il particolare è senz’altro esatto: come si è visto si sono fatte delle ipotesi su come il Fianchini potrebbe averlo dedotto dalla lettura dei giornali e su come lo stesso potrebbe aver fatto il Fran­ci, ove non avesse partecipato all’attentato allo Italicus. Resta, il fatto che anche su questo punto il Fianchini non può essere smentito. Anzi v’è la prova di come il particolare fosse stato annotato dal D’Alessandro nel suo diario ben prima dell’ingresso in carcere del Fianchini.

Sentenza appello Italicus pag 367-373

Andrea Brogi – dichiarazioni 21.02.1975 seconda parte

Si riprende ad ore 20.10, avanti l’ ufficio come sopra costituito.

– il denaro e’ vero che mi fu consegnato dal Rossi, mentre la dichiarazione mi fu fatta rilasciare da Cauchi, Franci e Donati, i quali evidentemente agivano di comune accordo col Rossi. Al momento della consegna dei soldi mi avevano ammonito: “questi soldi ci sono costati dei sacrifici” . Non erano le testuali parole, ma il significato era questo, volendo intendere che per mettere insieme la somma avevano avuto difficolta’ .

– fu il Cauchi a suggerire il testo della mia “confessione” ed e’ chiaro che facendomi ammettere di essere io esponente di Ordine Nero, anzi l’ unico esponente per la Toscana, in pratica mi faceva firmare una confessione per l’ attentato di Moiano, l’ unico rivendicato da detta organizzazione nella zona, scagionando nel contempo qualsiasi altro sospettato.

– e’ vero che Cauchi tenne una sera una riunione alla sede Msi di Castiglion Fiorentino, presenti una ventina di anziani signori, il responsabile della sezione, io, Daniela, altri amici, tra cui Gallastroni e la moglie, e il Cauchi illustro’ la teoria della “Strage di Stato” cioe’ delle provocazioni di certi organi statali in tempo elettorale secondo una teoria del Msi. C’ era anche il professor Dal Piaz, vice federale.
Escludo pero’ che il Cauchi abbia mai dichiarato di essere in contatto col Sid cosa che avrebbe contrastato con le sue idee e appunto con detta conferenza.

Quali movimenti il Cauchi era solito effettuare e quali amicizie aveva in altre citta’ ?
– effettivamente Cauchi gira molto e nessuno si chiedeva dove andasse, stava via alcuni giorni. Abitualmente frequentava Perugia, dove aveva amici, come ho gia’ detto. Quanto a Rimini effettivamente ivi aveva amicizie e la frequentava in estate per i bagni di mare. Aveva parlato di un amico di Rimini a nome “Denny il legionario” una persona sui 30/35 anni che aveva combattuto in Algeria con la legione.

– non ho mai sentito nominare da Cauchi una persona a nome Crocesi Nestore.

– e’ vero che ho frequentato anche a Bologna, dove ero amico di Di Giovine per rapporti solo epistolari, e di Sottile Roberto. Conobbi Matteucci Marco un certo Don Fifi’ e l’ avvocato Bezicheri che mi dette dei consigli. Fui anche coinvolto in uno scontro per motivi politici dinanzi al liceo Minghetti di Bologna.

– Ciolli franco l’ ho conosciuto, venne ad Arezzo a cercare lavoro che poi trovo’ a Perugia, grazie all’ interessamento di Cauchi edi altri amici.

– Milani Agostino era nostro amico, faceva le conferenze su Evola in federazione, poi usci’ dal Msi.

Letto confermato e sottoscritto ore 2100­

Maurizio Del Dottore – dichiarazioni 17.05.1984

-Del Dottore Maurizio, in atti generalizzato il pm invita il Del Dottore a riprendere il filo delle sue dichiarazioni a partire dai fatti da ultimo verbalizzati in data 02.03.84, e chiede a del dottore se abbia mai saputo alcunche’ circa l’ attentato al traliccio dell’ Enel avvenuto nei pressi di Pistoia in data 01.01.75, fatto rivendicato con segnalazione anonima di Ordine Nero.

-“su fatti specifici come questo non ho saputo nulla. Il discorso degli attentati anche ai tralicci sta nei termini generali gia’ riferiti in data 16.01.84, come da relativo verbale di cui, per la parte che interessa, mi si da lettura e confermo”.

Vengo ora a riferire dei fatti che culminarono con l’ arresto del Franci e del Malentacchi. Il giorno prima e cioe’ il 22.01.75, di pomeriggio, mentre ero a lavoro nello stabilimento Lebole in localita’ Chiassa Superiore, il portiere mi venne ad avvisare che c’ era una persona che mi cercava. Non mi ricordo come si chiamava il portiere, che non mi risulta sia stato sentito nei vari processi, e ritengo che se identificato sia in grado ancora di confermare questa circostanza. Io scesi e trovai ad attendermi nell’ ingresso il Franci; uscimmo entrambi e fuori dallo stabilimento, a bordo del 1100 del Franci, c’erano altri due, il Gallastroni e il Morelli: quest’ ultimo non lo conoscevo precedentemente. Dei due Morelli questo era con un difetto ad un occhio.

Salimmo anche io ed il Franci in macchina e qui il Franci mi disse che era giunto il momento per me di fare “la prova del fuoco” . Io per evidenti ragioni non mi ritirai indietro. Sul momento il Franci non mi disse in che cosa sarebbe consistita questa azione, anche se era chiaro che si sarebbe trattato di far scoppiare qualche cosa. Gli accordi con il Franci e gli altri furono nel senso che, uscito dallo stabilimento, con la mia auto 128, avrei rilevato per strada il Gallastroni che avrebbe simulato di fare l’ autostop; e che con il Gallastroni mi sarei poi riunito agli altri per andare a prelevare l’ occorrente per compiere l’ azione.
Presi questi accordi rientrai in ufficio e telefonai in questura tramite il 113, e dopo non essermi inteso con il piantone che voleva a tutti i costi sapere chi ero, parlai con il dr Farina.

Gli dissi di quello che mi era stato proposto ed egli mi disse di assecondare il Franci; lo misi al corrente anche del fatto, come dettomi poco prima dal Franci, che si sarebbe trattato di andare a prendere della roba verso Rigutino, e comunque dalle parti dell’abitazione del Gallastroni. Ci mettemmo anche d’accordo nel senso che se io avessi fatto in modo da trovarmi da solo sulla mia auto, mentre il materiale occorrente per l’ azione si fosse trovato sull’ auto del Franci, la questura con un posto di blocco avrebbe potuto intervenire sull’ altra auto e io avrei potuto defilarmi.

Il pm a questo punto, poiche’ il del dottore manifesta preoccupazioni riferite anche alla propria incolumità personale, determinate dalle cose dichiarate e da quelle che ulteriormente potrebbe riferire; e poiche’ , anche, il Del Dottore manifesta la convinzione che le innumerevoli vicissitudini giudiziarie subite nel corso degli anni abbiano le loro premesse nelle vicende riferite nei verbali resi alla data odierna; per tali ragioni, dovendo salvaguardare la genuinita’ degli atti di acquisizione della prova, dispone non procedersi oltre, dopo avere sottolineato al teste l’ importanza, eventuale, dei fatti in sua conoscenza rispetto all’ accertamento di quelli che formano oggetto del presente procedimento.

Letto confermato sottoscritto.­

Informativa della Questura di Arezzo sul rapporto Cauchi-Gelli – 06.08.1980

Nel corso delle indagini relative al noto attentato di Bologna sono state svolte indagini negli ambienti dell’estrema destra. Il noto Gallastroni Giovanni dopo essere stato interrogato a verbale, sollecitato dal sottoscritto e dal maresciallo Baldini ad indicare eventuali estremisti di destra non rimasti coinvolti nel 1975 o a ricordare particolari che potessero utili per l’approfondimento degli accertamenti connessi all’attentato di Bologna, riferiva, in via confidenziale, che non era in grado di indicare ove potesse trovarsi il Cauchi ed aggiungeva che, all’epoca delle indagini sul gruppo Tuti, detto Cauchi era amico di Licio Gelli. dal quale avrebbe ricevuto somme di denaro.
Le circostanze di cui sopra sono state riferite dallo scrivente in data odierna al Direttore dell’Ucigos Dr. De Francisci alla presenza del dr. Schiavone appartenente allo stesso servizio.
Il fatto verrà approfondito ed ogni utile risultanza sarà comunque riferita dallo scrivente alla A.G.